Il tragico non è morto, anzi: fa spesso irruzione nella vita e nella storia.
Il terremoto di Lisbona del 1755, ad esempio, con i suoi 70mila morti, tanto fece discutere gli intellettuali dell’epoca. Voltaire, nel Candido, giunse a ironizzare sulla definizione di Leibniz del nostro come del migliore dei mondi possibili.
Oggi, dinanzi al violento evento sismico che ha colpito soprattutto il Venezuela, la tentazione di molti è di voltarsi dall’altra parte. Credo che, al contrario, occorra una mobilitazione straordinaria a favore delle popolazioni coinvolte e, nel contempo, una riflessione approfondita sullo stato attuale delle relazioni fra Nord e Sud del globo. Il Venezuela, un po’ come la Groenlandia, è infatti una metafora della politica neocoloniale del presidente Trump.
Come europei come possiamo muoverci? Senza dimenticare che a decine di migliaia gli italiani, ad esempio, emigrarono nel Paese latinoamericano. Ecco, spesso si crede che il Vecchio continente si articoli solo nell’area continentale e in quella anglosassone. No, c’è anche la penisola iberica, vero ponte verso l’America centrale e meridionale. Le quali sono, insieme, Occidente e Sud del globo.
