L’estate delle riforme silenziose
Nei periodi di pausa estiva, tra mare e creme solari, tradizionalmente c’è una minore attenzione dell’opinione pubblica rispetto agli accadimenti di tipo politico e istituzionale. Non c’è quindi momento migliore per far passare, spesso in sordina, anche provvedimenti abbastanza discutibili. È il caso della nuova legge elettorale, una proposta avanzata dall’attuale maggioranza di destra con l’obiettivo di dare stabilità al governo del paese. Un obiettivo oltre che paradossale anche inspiegabile, vista la ripetuta ostentazione del record di durata del governo in carica. Ma tanto basta per cambiare le priorità di un paese che registra un aumento della povertà, un taglio alla spesa sanitaria e un blocco della produzione industriale che non cresce da tre anni. Ma nonostante ciò, si tenta di cambiare le priorità di un paese attraversato da una crisi energetica che pesa su imprese e famiglie; con la sostanziale differenza che le imprese possono cercare all’estero dei costi di produzione più contenuti lasciando sul terreno storie di disoccupazione e di depauperamento del tessuto industriale nazionale, mentre le famiglie devono inevitabilmente subire una situazione che le vede soccombere rispetto ad una progressiva perdita di potere d’acquisto e ad un continuo logoramento degli standard di qualità della vita conosciuti fino a qualche anno fa.
Il premio di maggioranza e gli equilibri costituzionali
La proposta della nuova legge elettorale, se confermata nell’originaria formulazione, prevede un premio di maggioranza talmente elevato che di fatto vanificherebbe lo spirito costituzionale che richiede maggioranze qualificate (quindi superiori alla maggioranza semplice dei parlamentari) in alcuni passaggi istituzionali particolari e delicati (ad esempio l’elezione del Presidente della Repubblica, dei giudici della Corte Costituzionale, la modifica della Costituzione).
Astensionismo e rappresentanza democratica
In un momento storico nel quale circa la metà degli elettori non si reca alle urne, chi vince le elezioni politiche si trova a rappresentare non più di un quarto dell’intera cittadinanza. Questa condizione di crescente astensionismo sconsiglia fortemente di introdurre degli importanti premi di maggioranza che allontanerebbero ulteriormente il consenso formale dal consenso reale. Risulterebbe peraltro completamente sconfessato lo spirito con il quale i costituenti immaginarono la vita delle istituzioni democratiche del nostro paese, all’insegna del confronto e della mediazione tra forze politiche e sociali con storie e culture diverse tra loro. Una nuova occasione per rimarcare la differenza tra chi crede nella nostra Carta costituzionale e chi ancora oggi non riesce ad accettarne fino in fondo l’esistenza e soprattutto il contenuto in termini formali e sostanziali.
