Home GiornaleDemocrazia comunitaria, oltre la crisi della rappresentanza. La proposta di Piraino

Democrazia comunitaria, oltre la crisi della rappresentanza. La proposta di Piraino

Intervento al convegno su “Magistero sociale dei testimoni: il contributo innovativo di Piersanti Mattarella”, promosso dalla Pontificia Facoltà teologica di Sicilia (Palermo, Palazzo dei Normanni, 17-18 aprile 2026). In allegato il testo integrale.

Una crisi ormai strutturale

La riflessione di Andrea Piraino prende le mosse da un dato ormai difficilmente contestabile: la democrazia rappresentativa, così come si è configurata nel secondo Novecento, è entrata in una crisi profonda, per taluni addirittura irreversibile. Globalizzazione, tecnocrazia, disintermediazione e trasformazioni digitali hanno progressivamente svuotato il ruolo dei partiti e incrinato il rapporto tra cittadini e istituzioni.

In questo contesto, il richiamo al magistero di Piersanti Mattarella non è solo commemorativo. Al contrario, offre una chiave interpretativa ancora attuale: la democrazia va difesa non solo come assetto istituzionale, ma come tensione morale e responsabilità collettiva. 

Dalla democrazia alla “popolocrazia”

Piraino descrive con precisione la metamorfosi in atto: dalla democrazia alla “popolocrazia”. Non si tratta di un rafforzamento della partecipazione, bensì di una sua deformazione.

Tre sono i tratti principali di questa deriva:

  • la personalizzazione della politica, che concentra il potere nei leader;
  • la comunicazione immediata e disintermediata, dominata dai media digitali;
  • un linguaggio pubblico semplificato e aggressivo, fondato su slogan più che su programmi.

Il risultato è una democrazia svuotata che rischia di scivolare verso forme plebiscitarie o persino verso una nuova “egocrazia”, dominata da poteri individuali e tecnologie opache.  

Il principio di responsabilità

Per uscire da questa impasse, Piraino propone un cambio di paradigma: affiancare al principio di rappresentanza quello di responsabilità.

L’esperienza dell’elezione diretta dei sindaci viene indicata come un primo laboratorio riuscito. In quel modello, il rapporto tra eletto e cittadini non è più mediato dai partiti, ma si fonda su un “patto” programmatico verificabile nel tempo.

Si tratta di un passaggio decisivo: il popolo non è più massa indistinta, ma comunità articolata che controlla e orienta l’azione di governo.  

Verso una democrazia comunitaria

La proposta si sviluppa in una prospettiva più ampia: una “democrazia comunitaria” capace di ricostruire il legame tra cittadini e istituzioni.

Ciò implica:

  • il rafforzamento delle autonomie locali, secondo la tradizione di Sturzo;
  • l’introduzione di un rapporto diretto tra elettori e governo anche a livello centrale;
  • una riforma del Parlamento che valorizzi il pluralismo e la funzione di controllo;
  • un ruolo più forte delle istituzioni di garanzia.

L’obiettivo non è semplificare la democrazia, ma renderla più esigente: meno fondata su deleghe passive e più su responsabilità condivise.

Un’eredità attuale

Nel solco di Piersanti Mattarella, Piraino indica una direzione precisa: superare tanto la crisi dei partiti quanto le illusioni della democrazia digitale immediata, per costruire un sistema in cui partecipazione e responsabilità tornino a coincidere.

È, in definitiva, una proposta che ambisce a ricomporre la frattura tra popolo ed élite, restituendo alla politica la sua funzione originaria di servizio alla comunità.

Il testo integrale della relazione è disponibile qui