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E se iniziassimo dalla scuola?

Le liste d’attesa nella sanità sono un’emergenza reale, ma anche la scuola merita attenzione. Ripensare la cultura come formazione critica della persona è una sfida decisiva per il futuro.

Una lezione che viene da lontano

Le liste d’attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche sono una vergogna nazionale ed è doveroso rilevare il problema e provare a offrire soluzioni. E tuttavia non andrebbe trascurato un altro ambito decisivo: quello della scuola e, in senso lato, della cultura.

Anno scolastico 1977-78, era per me l’inizio del percorso formativo: il compianto Domenico Civitella, un maestro vecchio stampo, portava il quotidiano in classe e ci insegnò, nei cinque anni delle elementari, oltre che a leggere, scrivere e far di conto, a iniziare a guardare il mondo.

Gramsci contro il nozionismo

Da tempo, e in modo particolare con le destre e con il ministro Giuseppe Valditara, vi è una sorta di revival del nozionismo. Ecco, al riguardo Antonio Gramsci, appena venticinquenne, prima di mettere a fuoco “quistioni” e costrutti quali l’egemonia, il novello principe, il Sud Italia, scriveva un articolo su “Il Grido del popolo” del 29 gennaio 1916. Titolo: “Socialismo e cultura”.

Poniamoci in ascolto dell’incipit:

«Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici; di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. 

Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri».

E poco dopo:

«La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri».

Comprendere il mondo, non accumulare date

Da qui dovremmo ripartire. Il mondo è divenuto un villaggio, le guerre si combattono ormai con il fuoco e con la pirateria informatica, il neo-patriarcato di Donald Trump pretende di orientare le scelte dell’intero Occidente e di signoreggiare sul globo e oltre.

E proprio a motivo di ciò, ora più che mai, dovremmo prepararci, sulla base di una pluralità di prospettive, di sguardi e di orizzonti, a comprendere e a comprenderci. L’orientamento prevalente a destra, invece, quello che si prova a imporre alle scuole, è di ammassare «nella memoria una certa quantità di dati e di date», capendo poco o nulla.