Home GiornaleLa massoneria italiana, tra storia, mito e modernità

La massoneria italiana, tra storia, mito e modernità

Nel monumentale volume di Natale Mario Di Luca quasi un millennio di storia della libera muratoria viene ricostruito attraverso documenti, protagonisti e interpretazioni, oltre gli stereotipi e le letture complottistiche.

Un’opera destinata a fare riferimento

Eravamo fermi al 1992, al volume di Aldo Mola sulla Massoneria in Italia: mille pagine edite da Bompiani e concentrate sull’unità nazionale, fino agli anni Ottanta del secolo XX. A colmare le lacune di un più lungo periodo, compresi i fatti che quasi giungono fino a noi, è appena uscito il libro “La Libera Muratoria” di Natale Mario Di Luca (Atanor editrice, 2025, pp. 942).

L’autore – già ordinario di medicina legale, consulente dei principali tribunali italiani in molti dei casi più spinosi della cronaca, e che non fa mistero della sua frequentazione ed appartenenza – propone un enorme affresco di lungo periodo. Una ricerca densa di documenti e di nomi, di fatti concreti e di attente spiegazioni, indispensabili per addentarsi in territori per lungo tempo “segreti” e, solo più di recente, tenuti “riservati”, in nome dei nuovi principi di maggiore trasparenza democratica e civile dell’associazionismo.

L’interesse culturale per un fenomeno associativo di un certo rilievo nella storia moderna e contemporanea occidentale, si unisce ad una certa curiosità per l’esplorazione di una galassia complessa e misteriosa, non facilmente comprensibile con superficiali inchieste giornalistiche.

Dalle corporazioni medievali alla Gran Loggia di Londra

All’inizio del Settecento, la nascita della Gran Loggia di Londra riunisce e rinnova molteplici aggregazioni precedenti che affondavano la loro origine nelle libere corporazioni di muratori e mastri muratori, artigiani esperti di costruzione, di lavorazioni delle pietre e, soprattutto capaci di “padroneggiare la geometria”, e la relativa armonia, ovvero secondo Platone “la scienza di ciò che sempre è, e non di ciò che in certo momento si genera e in un altro momento perisce”.

I secoli d’oro di queste organizzazioni erano stati il XIII e il XV quando, sotto la spinta civile e religiosa era ripresa la costruzione di edifici e monumenti nelle città e dei grandi complessi monastici. Questi gruppi professionali custodivano segreti e saperi sofisticati, competenze rare, appartenenze specifiche. Cultura cristiana antica, sapienza cabalistica di rabbini ebrei, filosofie che si nutrivano delle affermazioni scientifiche di Pitagora e di Euclide, ma anche dei grandi architetti moderni (da Alberti a Vitruvio), conoscenze professionali derivanti dallo studio e dall’esperienza: tutto si fondeva in codificazioni nuove, strutture insieme di pensiero e di azione concreta che prendevano corpo in epoche di maturazione non facile per la scienza, tra Riforma e Controriforma, fino alla straordinaria stagione dell’Illuminismo.

L’ambiente civile inglese e poi quello scozzese, più aperti di quelli continentali alla libertà di associazione e di pensiero, furono in un primo tempo il luogo elettivo della crescita della libera muratoria, che influenzava culturalmente tanto il ceto nobiliare, quanto quello militare e quello borghese.

Il significato dell’iniziazione e del segreto

L’autore si sofferma anche sul significato del “segreto” massonico, precisando che la libera muratoria è stata per secoli una società iniziatica e non una società segreta. Ora, essendo l’iniziazione un processo, un percorso di conoscenza progressiva, ciascun aderente seguiva un cammino interiore, attraverso riti e simboli che, soggettivamente, lo “iniziavano” individualmente fino a renderlo depositario ciascuno di segreti “inaccessibili”, in larga misura soggettivamente appresi e perciò anche non propriamente “accessibili” nella loro totalità, perché risultanti di percezioni e acquisizioni spirituali personali.

Rivoluzioni, riforme e costruzione degli Stati moderni

L’esperienza massonica dalle isole britanniche si trasferì agevolmente nel nord America e in Francia, anche se – a parere dell’autore – è priva di fondamento la tesi di una cospirazione massonica all’origine della rivoluzione francese. E’ piuttosto ragionevole considerare, in sintonia con Francois Furet il più autorevole storico francese sulla rivoluzione, che la massoneria “non ha alcuna unità ideologica, e tanto meno una volontà rivoluzionaria”.

Piuttosto “col suo rituale religioso sacralizza i valori morali della filosofia illuminista, la tolleranza, la filantropia, e la fraternità umana, spianando la strada più al riformismo dell’élites che alla rivoluzione di massa”.

Le complesse vicende della massoneria si intrecciarono per secoli con quelle dell’élites dirigenti e politiche, con la formazione degli Stati nazionali e con la nascita di molte istituzioni moderne nel campo dell’economia e della società. Lo stesso Risorgimento italiano, maturato dopo la restaurazione del 1815 attraverso le iniziative della carboneria e di altre società segrete, si giovò non poco dell’apporto ideale della massoneria che lungamente coltivò il sogno di affidare a Cavour la carica di gran maestro.

Mentre è certa l’adesione di Garibaldi, non altrettanto si può dire per il conte di Cavour e per Mazzini. Questi utilizzarono molto il contributo delle logge per la maturazione e la diffusione del loro disegno unitario.

La persecuzione fascista e il tramonto delle élite

Il Fascismo, e tutti i totalitarismi del Novecento, furono feroci persecutori della libera muratoria. “La Massoneria, per il suo programma internazionale, pacifista, umanitario, è nefasta alle idealità e all’educazione nazionale e tanto più pericolosa quanto più si ammanta di patriottismo”: con queste indicazioni alle Federazioni locali si esprimeva nel 1924 il Partito Nazionale Fascista.

Il gran maestro del Grande Oriente d’Italia, in uno slancio di autonomia e di lotta aveva aderito anche al Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Ci furono numerose aggressioni e devastazioni di sedi, fino alla legge del 1925 che decretava lo scioglimento del G.O.I.. Palazzo Giustiniani, che ne era stato la storica sede, nel 1926 veniva acquisito dal pubblico demanio e destinato ad uso del Senato del Regno.

Intervenendo nel dibattito al Senato Mussolini ebbe a dire che “la Massoneria è una vescica che bisogna ad un certo momento bucare”.

Dalla P2 alla crisi di identità

L’avvento della società di massa, che i totalitarismi in parte cavalcarono, travolse vecchie élites e gruppi dirigenti, privando l’esperienza massonica della sua naturale influenza. Nel primo dopoguerra la massoneria tentò una rinascita, aprendo la porta ad adesioni di persone in cerca di protezioni, di raccomandazioni, di affari piccoli e grandi. L’autore parla di “entrismo”. Forse non per tutti, ma per molti.

Fino ai loschi e pericolosi progetti della loggia Propaganda 2 di Licio Gelli, con le sue ramificazioni nei vertici degli apparati di polizia e di sicurezza. Nel 1981, con il ritrovamento della lista degli iscritti alla P2 presso l’abitazione di Gelli in Toscana, scoppiò lo scandalo, cadde il governo Forlani (3 ministri risultavano iscritti) sostituito da Spadolini, fu istituita la Commissione parlamentare speciale d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi con il compito di portare alla luce trame, affari e cospirazioni.

La libera muratoria aveva ormai perduto la sua forte suggestione spirituale e culturale, da un cenacolo di pochi diveniva una aggregazione di ben più esteso proselitismo. Tornare allo studio delle scienze esoteriche, matematiche e filosofiche, alle radici culturali più originali e autentiche: avrebbe potuto essere una via d’uscita, anche per salvare almeno un po’ del patrimonio di conoscenze che per secoli ha concorso alla vita sociale e civile dell’Occidente.

Una domanda aperta sul futuro

Di Luca – che nella sua vicenda associativa tentò anche un rinnovamento rivolto allo spirito più autentico delle origini – oltreché uno studioso delle scienze mediche è anche un umanista, appassionato di storia e letteratura storica. La sua ricerca è perciò molto aperta, curiosa, disponibile al confronto di idee e ideali, di fatti e di interpretazioni.

“Il quesito di fondo concerne se e quale funzione la libera muratoria possa continuare ad assolvere in un mondo nel complesso esso stesso totalmente , in balia di dinamiche indecifrabili e spesso caotiche”, per molti versi annunciatrici o confermative di una escatologica ”.

Così conclude, con molta onesta intellettuale l’autore. Una onestà che contribuisce a rendere la sua ricerca di un certo interesse.