Home GiornaleSolo elettrizzando parte della società può esserci un futuro per il Centro

Solo elettrizzando parte della società può esserci un futuro per il Centro

La trasformazione del sistema politico italiano ha ridotto gli spazi per un centro autonomo. Tra il ricordo della Dc e le difficoltà del presente, resta aperto l’interrogativo sul futuro.

La geografia classica della politica

Il classico modo di separare l’emiciclo parlamentare consiste nell’individuare due blocchi antitetici, chiamati sin dall’Ottocento sinistra e destra e poi, a separarli, un arco più o meno esteso denominato centro. Insomma un cuscinetto che tenga ben distanti quelli che mai e poi mai la natura li vedrebbe uniti.

Il centro, a sua volta, per naturale condizione, ammiccava un po’ con gli uni e un po’ con gli altri. Infatti, i grandi partiti di centro presentavano delle correnti di pensiero che potevano prediligere un legame con il settore di destra e altri con il settore di sinistra. Se pensiamo alla Democrazia Cristiana, il quadro ci sembrerà chiaro. Era un partito enorme, con all’interno tendenze non sempre totalmente armonizzanti le une con le altre: i morotei non simpatizzavano certo con i dorotei; e i fanfaniani avevano poco da spartire con Forze Nuove, etc. etc.

Ma erano tempi grassi.

I tempi della Democrazia Cristiana

La Democrazia Cristiana si prendeva più del 40% dei consensi. Fungeva da grande bilancia. E i partiti di destra e di sinistra erano alcuni filiformi, per esempio il Partito Liberale e il MSI; altri più robusti, ma oscillavano intorno al 20% – escluso l’ultimo lustro degli anni ’70, in cui il PCI aveva anche superato il 30%.

La svolta del bipolarismo

Dal ’93-’94, quindi da più di un trentennio, la struttura politica ha subito un profondo cambio di rotta: si sono presentati due schieramenti, uno di centro-destra e uno di centro-sinistra. Il centro ormai era a tutti gli effetti un connotato della porzione di una sponda o della porzione dell’altra sponda.

Dai tempi grassi siamo pertanto precipitati nei tempi magri.

Cercare quest’oggi uno spazio equidistante dalle due forme di pensiero è un’impresa disperata. Ci vorrebbero due condizioni fondamentali per tracciare questo percorso: un nuovo De Gasperi e un cambio di rotta culturale nel Paese. Cose che non appaiono quest’oggi ai nostri occhi. Nessuno ha la statura dell’uomo trentino e la cultura politica nazionale lascia spazio solo a chi sta da una parte o dall’altra delle due barricate.

Un progetto possibile?

Poi si può fare tutto quello che si vuole; qualcuno potrebbe incamminarsi a imbastire un progetto dai risvolti fragilissimi, con l’aggravante di mettere in piedi un’impresa (amaramente) destinata al naufragio. In altri termini, prendere pure il 2-3-4% e vedersi schiantato fuori dal Parlamento. Non sarebbero da biasimare sotto il profilo della volontà; anzi, chi si rimbocca le maniche va sempre apprezzato. Resta il fatto che compiere uno sforzo simile per restare al punto di partenza non può essere catalogato come un gesto politicamente intelligente.

Comunque, se dovessero cambiare le condizioni, se si presentasse uno dal profilo culturale all’Aldo Moro, o anche alla Giulio Andreotti, ci sarebbe quanto meno l’abbrivio per elettrizzare un segmento della società oggi ancora troppo dormiente.

Seguo con molta attenzione l’evolversi della situazione, ma a conti fatti per adesso mi sembra tutto troppo acerbo per aprire speranze da troppo tempo scordate.