Home GiornaleEsodo dei giovani: Fumarola (Cisl) chiede una strategia di largo respiro

Esodo dei giovani: Fumarola (Cisl) chiede una strategia di largo respiro

Ad Ancona la segretaria generale del sindacato di via Po traccia la mappa di un’emorragia demografica e indica nella ZES l’occasione da non sprecare.

Ventottomila giovani in meno in sei anni. È il numero che la Cisl Marche ha messo al centro dell’iniziativa conclusasi ieri ad Ancona sul rapporto tra nuove generazioni, lavoro e territorio, e che la segretaria generale confederale Daniela Fumarola ha usato come chiave di lettura per un fenomeno che va oltre la statistica: lo spopolamento delle aree interne marchigiane, destinato — secondo le proiezioni citate — ad aggravarsi ulteriormente.

Per Fumarola la questione non si esaurisce nell’emigrazione giovanile in sé, ma investe la tenuta strutturale del sistema regionale: un bacino generazionale che si assottiglia mette a rischio “il sistema produttivo, il welfare, la tenuta dei territori, la cura degli anziani”. La leader sindacale ha respinto le letture consolatorie del fenomeno: il richiamo alle “radici” — formula ricorrente nel dibattito pubblico sulle aree interne — non regge da sola, perché le radici attecchiscono solo dove il terreno è fertile. E il terreno, ha precisato, non si genera per decreto identitario ma attraverso politiche pubbliche, investimenti, contrattazione e qualità dei servizi.

Cosa serve, secondo la Cisl

Il giovane — è la tesi di fondo — resta o rientra sulla base di un calcolo concreto: lavoro qualificato, formazione credibile, servizi essenziali (sanità, trasporti, connessioni digitali, casa, cultura). Da qui la richiesta di un cambio di metodo nelle politiche per le aree interne: non più interventi puntuali e scollegati tra loro, ma una regia unica capace di tenere insieme sanità di prossimità, scuola, trasporto pubblico locale, infrastrutture fisiche e digitali, fiscalità agevolata, sostegno alle imprese e cooperazione intercomunale.

Il banco di prova ZES

In questa cornice si inserisce l’estensione della Zona economica speciale a Marche e Umbria, che Fumarola non ha letto come misura automaticamente risolutiva: la ZES “produce valore” solo se diventa piattaforma di sintesi tra fondi europei, risorse di coesione, capitali privati e filiere produttive — e solo se questa sintesi si traduce in occupazione di qualità, capace di trattenere competenze e ridurre gli squilibri tra territorio e territorio.