Home GiornaleXi non parla mai a caso

Xi non parla mai a caso

Il vertice di Pechino conferma una nuova realtà geopolitica: la Cina si considera ormai la potenza in ascesa e tratta gli Stati Uniti come un impero in progressivo arretramento strategico.

Il significato politico del “G2”

Tutti i commenti relativi al vertice di Pechino fra Stati Uniti e Cina hanno sostanzialmente rilevato la volontà reciproca di non enfatizzare i punti di attrito, che ci sono e rimangono, ma piuttosto di concordare una sorta di “coabitazione competitiva” a livello globale che già è stata definita “G2”, a suggello di un ormai assodato assetto del potere planetario.

A latere di questo risultato di fondo vi sono poi stati gli accordi commerciali, al solito enfatizzati da Trump ben oltre la loro effettiva rilevanza. Ma l’essenza del bilaterale, quella alla quale ha guardato lucidamente Xi nel mentre Trump si sperticava in elogi nei suoi confronti e della Cina, “paese bellissimo”, è stata puramente geopolitica: e lo si rileva nelle due affermazioni-chiave che il Presidente cinese ha inserito nel suo discorso di apertura del vertice. Entrambe divenute subito una sorta di manifesto dell’incontro e naturalmente subito riprese dalla stampa internazionale.

Esse però non vanno tenute separate. Al contrario, sono parte di un unico ragionamento, di un unico pensiero. Xi ha ricordato la celebre “trappola di Tucidide”, la nota osservazione con la quale lo storico che raccontò la Guerra del Pelopponeso rilevò l’inevitabilità dello scontro nel caso una potenza in declino (a quel tempo, Sparta) non lasci spazio di crescita alla potenza in ascesa (a quel tempo, Atene). Una condizione che negli ultimi 500 anni ha condotto al conflitto in 12 casi su 16 situazioni simili analizzate, secondo lo studio svolto una decina d’anni fa dallo studioso Graham Allison.

La “trappola di Tucidide” come messaggio agli Usa

Citando Tucidide, Xi Jinping ha con sottigliezza tutta cinese voluto evidenziare al mondo e dire al suo interlocutore americano che oggi la potenza in ascesa è la Cina mentre quella in declino è l’America. Ponendosi così su un piano psicologico più vantaggioso e soprattutto giocando all’attacco.

Il secondo messaggio inviato, un vero e proprio avvertimento, un “warning” che Trump ha fatto finta di non aver colto (ma che invece ha compreso benissimo) è stato più diretto, ed è conseguenza logica del primo: Taiwan è una provincia della Cina, e alla madre patria dovrà, presto, ritornare: e questa “è la questione più importante nelle relazioni fra Cina e Stati Uniti”. Sul punto gli americani dovranno porre molta attenzione, altrimenti “i due Paesi avranno scontri e anche conflitti”.

Taiwan e il Mar Cinese: la “Dottrina Xi”

Ecco. Taiwan e il Mar Cinese Meridionale rivendicato con la Linea dei Nove Punti. Sono la dimostrazione di come Pechino intenda il neologismo “G2”, che peraltro lascia immaginare a Trump senza adottarlo direttamente: una sorta di “Dottrina Monroe” asiatica, che potremmo definire “Dottrina Xi”. Gli USA comandino pure nel continente americano, ma in quello asiatico il predominio imperiale sarà cinese.

Giapponesi e indiani hanno da tempo compreso le ambizioni del Dragone: la volontà di riarmo dei primi e le differenziate mosse geopolitiche dei secondi, in parte alleati con gli americani e in parte co-partecipi della formula BRICS+ proprio con la Cina sono la testimonianza dell’incertezza che nel campo alternativo a quello mandarino sta provocando la politica trumpiana: che appare condiscendente con i competitor più forti (la Cina e, su un piano diverso, sostanzialmente solo quello nucleare, la Russia) e invece ostile nei confronti degli alleati con i quali gli Stati Uniti hanno definito l’assetto geopolitico mondiale dal 1945 in avanti.

Trump fra forza esibita e debolezza strategica

La sfida di Xi Jinping è molto potente: e Trump, al di là di quello che dice, pare averla subìta. Al momento, avvertendo Taiwan che non può pensare all’indipendenza, il tycoon conferma l’idea che in molti ormai si sono fatta di lui: prepotente con i deboli e con gli alleati; debole con i forti, potenziali avversari del suo Paese.