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In Campidoglio il campo largo si costruisce a parole, si smonta nei fatti

Si lavora a un rassemblement da Fratoianni a Bonelli in vista del 2027, ma Raggi rilancia l'attacco a Gualtieri sul termovalorizzatore e porta tutto alla Corte dei Conti: il nodo che nessuno scioglie resta sempre lo stesso

L’unità che ancora non c’è

Se ne parla come di un fatto compiuto, ma il campo largo romano — Pd, M5S, Alleanza Verdi-Sinistra — a livello comunale non esiste ancora. Il Movimento ha posto quindici paletti prima di sciogliere le riserve su Gualtieri-bis, e il nodo più difficile, dicono gli stessi addetti ai lavori, resta il termovalorizzatore di Santa Palomba. Anche dentro AVS non c’è sintonia: Europa Verde di Bonelli attacca frontalmente l’impianto e lo stadio a Pietralata, mentre Sinistra Italiana di Fratoianni resta dentro la coalizione con un profilo più pragmatico. Il rassemblement è, per ora, più un desiderio comunicativo che un dato consolidato.

Raggi, il fuoco che non si spegne

In questo quadro fragile, Raggi non aspetta l’esito delle trattative: rilancia. Non è un fuoco isolato — prosegue una battaglia aperta il 14 novembre 2022, quando presentò il primo esposto alla Corte dei Conti sul valore del terreno di Santa Palomba, dopo aver denunciato la vicenda in aula capitolina — e oggi assume forma più pesante: un esposto integrativo che aggiunge al vecchio argomento ambientale un sospetto di danno erariale sull’acquisto del terreno, pagato secondo la Procura contabile quasi il doppio rispetto a una stima precedente di circa 4 milioni di euro, a fronte di un esborso di 7,5 milioni. Lo fa in parziale autonomia dalla linea del suo stesso partito: Conte guarda al dialogo con il Pd, Raggi no, e continua a chiedere garanzie sul dossier prima di ogni apertura alla maggioranza. Non è la mossa di chi vuole entrare in coalizione: è la mossa di chi vuole restare l’ostacolo.

Si dialoga e si processa nello stesso momento

Il punto politicamente rilevante non è la fondatezza dell’esposto — su cui decideranno i magistrati, con tutte le garanzie per gli indagati — ma la contraddizione temporale: mentre una parte del centrosinistra costruisce un fronte comune per il 2027, un pezzo di quello stesso fronte porta l’amministrazione in carica davanti alla Corte dei Conti sul dossier più divisivo che esista. Non è un dissenso gestito nelle sedi politiche: è un salto di piano, dalla polemica pubblica all’iniziativa giudiziaria. Ed è proprio questo salto a rendere fragile ogni discorso sull’unità. Non a caso è stato Calenda, dall’esterno, a porre la domanda scomoda: se M5S e AVS erano contrari al termovalorizzatore e oggi trattano per governare con chi lo ha voluto, lo hanno fatto per convinzione o per convenienza?

Il problema non è solo romano: anche nel cantiere nazionale del campo largo il perimetro resta instabile — Bonelli ha già chiuso la porta a Renzi, mentre resta aperta un’interlocuzione con Calenda, segno che pure a livello di coalizione più ampia i confini si tracciano più per esclusione che per condivisione di programma.

Come si orienta un elettore che non capisce più chi comanda

E qui la domanda che conta: come si orienta l’elettore? La sociologia del voto lo spiega da tempo: chi vota usa scorciatoie cognitive — il cosiddetto cue-taking — affidandosi alla coerenza percepita di una coalizione più che al merito di ogni singolo dossier, perché valutare tutto costerebbe troppa energia. Il campo largo romano distrugge esattamente quel segnale: se gli alleati si denunciano a vicenda, l’elettore perde lo strumento più semplice per orientarsi, e si spezza anche il meccanismo del voto retrospettivo, che per premiare o punire ha bisogno di sapere chi ha deciso cosa. L’esito più probabile non è la scelta motivata tra un partito e l’altro, ma la rinuncia a scegliere. Il vero costo di questa incoerenza non lo pagheranno Gualtieri o Raggi, bensì la partecipazione al voto del 2027 — lasciata a chi si è già fatto un’opinione, e alla stanchezza di tutti gli altri.