Un dettaglio che cambia prospettiva
Ieri Lucio Caracciolo, su la Repubblica, ha richiamato un episodio quasi dimenticato della storia americana. Per spiegare come Donald Trump abbia riesumato maldestramente la “paura rossa”, il direttore di Limes ricorda invece che Karl Marx scrisse per circa un decennio sul New-York Daily Tribune, il quotidiano più influente dell’America repubblicana di metà Ottocento, seguito con attenzione da Abraham Lincoln.
Che Marx abbia collaborato al Tribune è un fatto storico. Tra il 1852 e il 1862 pubblicò centinaia di articoli di politica internazionale, economia e guerra, seguendo con particolare attenzione il conflitto tra Nord e Sud (guerra di Secessione). Ma il dato più interessante non è immaginare un’influenza diretta su Lincoln, della quale non esistono prove documentarie; è piuttosto constatare come il fondatore del socialismo scientifico vedesse nella guerra civile americana un passaggio decisivo della storia moderna.
«Una lotta tra due sistemi sociali»
Nell’articolo The North American Civil War, pubblicato il 20 ottobre 1861, Marx respinge l’idea che il conflitto sia una semplice disputa costituzionale. Scrive infatti: «L’attuale lotta tra Sud e Nord non è altro che una lotta tra due sistemi sociali: il sistema della schiavitù e il sistema del lavoro libero.»
Per Marx, dunque, il nodo della guerra non è il federalismo, ma la sopravvivenza di un’economia fondata sulla schiavitù come pilastro della ricchezza dei grandi proprietari terrieri. Da questa convinzione nascerà il suo sostegno sempre più convinto all’azione di Lincoln.
L’omaggio a Lincoln
Del resto, alla rielezione del presidente, nel novembre 1864, Marx redige a nome dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori un indirizzo ufficiale inviato alla Casa Bianca. È uno dei documenti politici più significativi del rapporto tra il movimento operaio europeo e gli Stati Uniti. Vi si legge: «Ci congratuliamo con il popolo americano per la vostra rielezione. Se la parola d’ordine della vostra prima elezione fu la resistenza al potere degli schiavisti, il grido vittorioso della vostra rielezione è: “Morte alla schiavitù”.»
Nello stesso testo compare un’altra frase destinata a diventare celebre: «La guerra americana contro la schiavitù inaugurerà una nuova era per le classi lavoratrici, come la guerra d’indipendenza americana inaugurò una nuova era per la classe media.»
Una storia che sorprende ancora
Lincoln rispose, al riguardo, attraverso l’ambasciatore americano a Londra Charles Francis Adams, ringraziando per il messaggio ricevuto. Non significa che il presidente fosse marxista, né che fosse influenzato dalle analisi del filosofo di Treviri. Significa però che, nel pieno della guerra civile, gli Stati Uniti dialogavano con interlocutori diversi assai più di quanto oggi si immagini.
È anche questo il valore del richiamo di Caracciolo in funzione delle vicende attuali. Mentre la politica trumpiana torna a evocare il fantasma del comunismo come categoria di lotta, vale la pena ricordare che la storia è spesso meno lineare degli slogan. E che, in una delle pagine decisive della democrazia americana, il teorico del comunismo scriveva sul quotidiano simbolo del nascente Partito repubblicano. E salutava Lincoln come il presidente che avrebbe posto fine alla schiavitù, assegnando al suo impegno la valenza di una scelta per la giustizia sociale e la modernità.
