Home GiornaleIntelligenza artificiale e fantasia italiana: il Paese non può arrivare in ritardo

Intelligenza artificiale e fantasia italiana: il Paese non può arrivare in ritardo

L’AI può diventare un moltiplicatore dell’ingegno italiano, ma occorre agire subito: formazione, ricerca, sostegno alle PMI e tutela dei giovani per trasformare la rivoluzione tecnologica in opportunità.

di Salvatore Guerriero
La tecnologia corre, l
Italia deve anticipare il cambiamento

Il problema dell’Italia non sarà l’Intelligenza Artificiale. Il vero problema sarebbe arrivare ancora una volta in ritardo.

Le parole di Bill Gates sulla trasformazione che l’AI produrrà nel mondo del lavoro sono un avvertimento che non possiamo ignorare. La tecnologia corre molto più velocemente dei tempi della politica, della formazione e, spesso, delle imprese. Il rischio è che quando avremo completato le nostre riflessioni, una parte del cambiamento sia già avvenuta.

Io, però, non guardo a questa rivoluzione soltanto con preoccupazione. La considero soprattutto una grande occasione per l’Italia.

Abbiamo una caratteristica che per troppo tempo abbiamo considerato quasi un luogo comune: la fantasia italiana. Dietro questa espressione c’è una straordinaria capacità di inventare, trovare soluzioni e trasformare un’idea in qualcosa di concreto.

Durante il miracolo economico l’Italia dimostrò al mondo di poter diventare una grande potenza industriale pur non disponendo delle materie prime e delle risorse naturali di molti altri Paesi. Lo facemmo con il lavoro, l’ingegno, la creatività e la qualità. Automobili, meccanica, moda, design, arredamento, agroalimentare, nautica e artigianato sono ancora oggi espressione di un’eccellenza italiana riconosciuta nel mondo.

Quella fantasia non è finita. È nelle nostre imprese, nei nostri territori e soprattutto nei nostri giovani. Ed è proprio qui che dobbiamo giocare la nostra partita.

 

LAI come moltiplicatore della capacità di fare impresa

L’Intelligenza Artificiale può diventare un grande moltiplicatore della capacità italiana di fare impresa. Una piccola azienda potrà accedere a strumenti, informazioni e competenze che fino a ieri erano prerogativa delle grandi organizzazioni. Un giovane potrà trasformare un’intuizione in un progetto con una velocità impensabile fino a pochi anni fa.

Ma questo accadrà soltanto se avremo il coraggio di governare il cambiamento.

Per questo rivolgo un appello alle istituzioni: i tempi sono strettissimi. Non possiamo aspettare che gli effetti dell’AI sul lavoro siano già evidenti per intervenire. Dobbiamo anticipare gli eventi, investire nella formazione, accompagnare le PMI nella transizione tecnologica, rafforzare la ricerca e avvicinare scuola, università e impresa.

Dobbiamo soprattutto proteggere il futuro dei giovani. Se la tecnologia eliminerà i primi lavori attraverso i quali si impara un mestiere, rischieremo di perdere non soltanto occupazione, ma esperienza e competenze. L’AI deve aiutare un giovane a diventare più bravo, non impedirgli di imparare.

Serve dunque una visione nazionale. Politica, imprese, università, ricerca e formazione devono costruire insieme una strategia capace di anticipare il futuro.

 

La fantasia italiana deve incontrare lIntelligenza Artificiale

Io credo nell’Italia e nella capacità dei nostri imprenditori di trasformare le difficoltà in opportunità. Credo soprattutto nei nostri giovani.

La nostra sfida non è diventare più simili alle macchine. È utilizzare le macchine per valorizzare ciò che ci rende italiani: la creatività, l’intuizione, il coraggio di rischiare e la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste.

La fantasia italiana, questa volta, deve incontrare l’Intelligenza Artificiale.

Se sapremo farlo, non saremo semplicemente tra coloro che subiranno il futuro.

Potremo essere tra coloro che lo costruiranno.

 

Salvatore Guerriero

Presidente Nazionale della Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI INTERNATIONAL