Il woke e le sue insidie
Non è chiaro se quando la politica comincia a riflettere sia un bene od un male. Si riflette sulla cultura woke, sui punti di giustizia che da anni sta sollevando alla pubblica attenzione e sulle smargiassate che ha messo in piedi creando confusione lì dove c’era solo silenzio. Sembra che tutta sia finito in un wok troppo capiente dove cibi buoni e indigesti siano tutti insieme a proporsi per la salvezza dell’umanità. Accade in U.S.A. dove si riflette sulla opportunità di revisione circa delle posizioni ideologiche eccessive e di converso in Italia il buon Generale Vannacci coglie la palla al balzo per dire la sua e stendere un programma che è tutto un programma.
Sarà per questo che parla di patriarcato mediterraneo, di abolizione del reato di femminicidio a cui potrebbe aggiungere, con questo spirito, la castrazione chimica per gli stupratori. Si cade sempre nella trappola della libertà e dei diritti o doveri a cui è necessario guardare per una società che voglia dirsi evoluta.
La triste logica dei diritti e dei rovesci
I diritti civili sono diventati una estenuante serie di “diretti” da portare all’avversario per stenderlo a terra e non altro. Si vuole mettere mano alla legge ed alla norma relativa alla omofobia, transfobia, con tutto il vocabolario di soccorso in materia, in modo tagliente, con la stessa ruvidezza e veemenza con cui la norma era lo strumento usato dai falegnami come squadra per segnare degli angoli retti. Un procedere insomma con l’accetta, nessuna possibilità di intesa tra i contendenti.
Il sesso come barometro dominante della società
Ciò che impressiona è come la nota predominante, la discriminante per stare da questa o quella parte della barricata sia diventata il sesso che estinguerebbe ogni altro ragionamento sulle identità. Un’ossessione che ha infestato il pensiero di ogni formazione politica. Si parla di omosessuali, di diritti lgbt, di terzi e quarti sessi da insegnare anche ai bimbi nelle scuole e così via. Sesso matto è diventata l’idea dominante su cui misurare il futuro del mondo.
Altri temi come la guerra e la fame nel mondo non fanno audience nello stesso modo. Se ne parla per buona educazione ma non catturano l’attenzione dell’elettore e delle formazioni politiche tese ad accaparrarselo. Anche l’emigrazione è materia di dibattito ma non accende i cuori e le passioni di quando si discute di ambiti sessuali.
Forse è inevitabile perché a ben guardare sesso trova origine dal latino “secare”, dividere appunto il genere femminile da quello maschile. Il Padreterno dei credenti o la Natura, per tutti gli altri, si sono fatti beffe di questa distinzione è per contrapposto ha stabilito che ci si dovesse unire per dare origine alla vita ed al piacere.
Per un pensiero in più
In un interessante articolo di Chiara Valeri su La Repubblica ci dice come per lei nella Magnifica Humanitas di Leone XIV, “la comunione non è uniformazione…Comunione è passare dall’uno all’altro senza ammazzarsi avvilire, usurpare, violare. È tollerare l’imperfezione che l’altro rappresenta e noi stessi rappresentiamo per l’altro” Ed ancora commenta “L’idea che mi ero fatta de woke mi ha deluso quando ho capito che il woke si stava arroccando sulle identità. La somma delle identità non fa comunità e non fa comunione”.
Da troppo tempo è in campo una rabbia nel porsi, non solo in tema di woke, che la politica ha drammaticamente fatta sua, si rasenta il livore verso “l’altro da me” fino a tradursi in odio, senza curarsi che la maldestra aggressività di rappresentazione di modi e di sentimenti sconfina così in rabbia, in una malattia che ha infettato tutto lo speech politico e la società che da questo insegnamento apprende una impossibile convivenza. Sarebbe ora che la politica smettesse solo di “farsi un giro sul lato selvaggio” – per citare il famoso pezzo di Lou Reed – e tornasse a sentieri più virtuosi. Oggi c’è una indulgenza venefica alla rissa pur di far ressa alla attenzione degli elettori.
Se si tornasse alla cifra dell’amore non ci sarebbe più sopraffazione tra sessi ed anche oltre i sessi ed anche le categorie dei diritti e dei doveri dovrebbero finalmente considerarsi superate, un tiro alla corda che non promuove progresso e futuro. La “comprensione” dovrebbe essere il solo parametro a cui ispirarsi. È un’utopia, una di quelle per cui Tommaso Moro ci rimise la testa.

