Home GiornaleL’Eurispes fotografa un Paese sospeso tra paure e trasformazioni

L’Eurispes fotografa un Paese sospeso tra paure e trasformazioni

Il 38° Rapporto Italia 2026 analizza le grandi fratture della società italiana: identità, democrazia, guerra, globalizzazione e futuro. Una ricerca che prova a leggere il cambiamento senza semplificazioni ideologiche.

Rigenerare lo spirito di comunità. È questa, secondo il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes, presentato ieri a Roma, l’esigenza principale per il Paese per affrontare l’attuale complicata fase storica.
Il Rapporto Italia, giunto quest’anno alla 38ª edizione, fotografa nel dettaglio la crisi di fiducia nel futuro che emerge nei vari settori, e invita la classe dirigente a riprendere le redini del Paese e dell’Europa, come avvenne nella seconda metà del Novecento.
A tal fine individua tre sfide fondamentali con cui occorre misurarsi.
La prima è costituita dalla necessità di comprendere la complessità del contesto globale, anche extraeuropeo come quello dei Paesi Brics, per poter prendere decisioni fondate, che riguardano il nostro Paese. Questo approccio, basato sull’analisi sistemica, come ha ricordato Marco Ricceri, segretario generale dell’Eurispes, supporta l’intero Rapporto, in particolare riguardo alle politiche per il lavoro e a quelle relative alla qualità sociale dello sviluppo.

La seconda sfida è quella di fronteggiare una abnorme concentrazione di potere detenuta da quanti esercitano il controllo nella finanza internazionale. Non solo riguardo alla finanziarizzazione dell’economia, come ha spiegato Alberto Mattiacci, presidente del Comitato Scientifico dell’Eurispes, ma anche nella definizione degli scopi e delle direzioni verso cui sviluppare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, paragonabile per importanza nella storia dell’umanità, all’introduzione della scrittura. Nonostante l’appello contenuto nella Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, a mettere al servizio della persona e della pace le nuove tecnologie, la realtà appare preoccupante: “sull’intelligenza artificiale – ha osservato il prof. Mattiacci – tutto dipenderà da quello che la finanza deciderà di fare”.

La terza sfida diviene quindi quella di promuovere ad ogni livello le ragioni e gli interessi della comunità, di riportare la politica al centro dei processi decisionali.
«C’è una domanda – secondo Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes– che, da qualche anno, in tanti si pongono: la democrazia liberale è ancora in grado di governare la complessità del XXI secolo? Negli ultimi anni abbiamo assistito a un fenomeno che si può definire la “cattura dell’agenda pubblica” da parte di soggetti privati: le decisioni di interesse collettivo vengono prese in sedi non pubbliche, mentre la sfera privata degli individui è diventata un grande libro aperto, spesso condizionato da algoritmi che
conoscono di noi più di quanto conosciamo noi stessi”.
Per superare un tale paradosso occorre riportare i processi decisionali nella sfera pubblica e istituzionale. Altrimenti, avverte Fara, succede che “i cittadini non si astengono perché non capiscono il valore della democrazia ma perché non si fidano più del fatto che il voto cambi qualcosa. Quando il dibattito politico viene ridotto a slogan, quando la multicomplessità viene sistematicamente
banalizzata, quando i talk show e i Social sostituiscono le Aule parlamentari come arena del confronto politico, o le Aule giudiziarie, i
processi si svolgono nei salotti televisivi; la democrazia si svuota lentamente».

Anche con il Rapporto Italia 2026 l’Eurispes si conferma, come ha colto un importante sociologo russo, “una forza paziente e attenta di esplorazione sociale, che porta alla luce fenomeni nascosti , trasformando la ricerca in un bene comune condiviso”. Per questo le sue analisi forniscono sempre un prezioso strumento di orientamento a disposizione di tutti.