Home GiornaleLilio appartiene a Cirò? È così, sostiene Francesco Vizza.

Lilio appartiene a Cirò? È così, sostiene Francesco Vizza.

Documenti pontifici, testimonianze coeve e fonti scientifiche convergono: Luigi Lilio, artefice della riforma gregoriana del calendario, era calabrese e precisamente originario di Cirò.

Dove nacque Luigi Lilio, l’uomo al quale dobbiamo il calendario che dal 1582 scandisce il tempo di gran parte dell’umanità? La domanda potrebbe sembrare marginale rispetto alla portata della sua invenzione. Eppure intorno alle origini del medico, astronomo e matematico del Cinquecento si è sviluppata nei secoli una curiosa controversia storiografica.

Romano, veronese, ferrarese, ravennate, umbro: a Lilio sono state attribuite patrie diverse. Il problema nasce anche dalla mancanza di un atto di nascita. Ma l’assenza del documento anagrafico non autorizza a considerare equivalenti tutte le ipotesi. In storia contano la qualità delle fonti, la loro prossimità agli avvenimenti e la possibilità di verificarne l’attendibilità.

È precisamente su questo terreno che interviene Francesco Vizza, ricercatore emerito del CNR, già direttore dell’ICCOM-CNR, membro della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e presidente dei Musei Civici di Cirò. Il suo studio, che proponiamo integralmente in allegato, ricostruisce una trama documentaria difficilmente equivocabile.

Il primo testimone è Cristoforo Clavio, protagonista scientifico della commissione pontificia che esaminò la riforma: nel 1603 definisce Lilio Hypsicroneus, cioè di Cirò, riconoscendogli contemporaneamente la paternità del nuovo ciclo calendariale. Ma Vizza mette in fila molte altre testimonianze: la Commissione pontificia del 1580, i documenti di Gregorio XIII, Arturo Lattanzio, Flaminio Parisio, Girolamo Marafioti, Giovanni Pietro Maffei, Bernardino Baldo, Bartolomeo Chioccarello. Fonti diverse che conducono allo stesso punto: Lilio era calabrese e apparteneva a Cirò, allora compresa nella diocesi di Umbriatico.

Ed è interessante osservare come siano nate le versioni alternative. Una traduzione sbagliata trasformò Umbriaticensis in un improbabile riferimento all’Umbria; nel 1651 Giovanni Battista Riccioli definì invece Lilio Veronensis, senza produrre prove. L’errore, ripetuto, acquistò nel tempo l’apparenza di una tradizione.

La ricerca di Vizza mostra così qualcosa che supera la disputa campanilistica. La storia non si decide contando quante volte un’affermazione è stata ripetuta, ma tornando alle fonti. E quelle più antiche e autorevoli, sostiene Vizza, parlano con notevole concordanza: lideatore del calendario gregoriano era Luigi Lilio, calabrese di Cirò.

Per leggere il testo integrale di Francesco Vizza clicca qui