Il Centro necessario contro gli opposti populismi
Una premessa è d’obbligo. Un’offerta politica e programmatica di Centro è, oggi, necessaria ed indispensabile. E questo non solo perchè gli “opposti estremismi” – o gli “opposti populismi”, per dirla con un linguaggio più contemporaneo – che si confrontano oggi hanno una scarsa dimestichezza con la cultura di governo e si caratterizzano sul terreno di una progressiva ed inarrestabile radicalizzazione del conflitto politico. La ragione vera, però, è ancora più profonda. E cioè, una democrazia non regge a lungo quando il principio, fisiologico e del tutto naturale, della democrazia dell’alternanza viene continuamente messo in discussione perchè il confronto, e lo scontro, sono sostituti dalla tentazione di distruggere il nemico prima attraverso la delegittimazione morale e poi con l’annientamento politico. Che è quello, tra l’altro, che capita quotidianamente nel rapporto tra la destra e, soprattutto, l’attuale sinistra.
Il pluralismo non significa liberismo
Ora, però, siamo del tutto consapevoli che il Centro nel nostro paese può e deve svolgere ancora un ruolo politico essenziale e decisivo se è culturalmente plurale al suo interno. E questo perchè il Centro è figlio e prodotto di varie culture politiche: dal pensiero cattolico popolare e sociale al filone liberal-democratico, da quello laico repubblicano a quello socialista, radicale ed ambientalista. Ma la sua pluralità culturale non può sconfinare in una sorta di progetto liberista ante litteram. Detta con parole ancora più semplici, se il Centro non può e non deve essere confuso con una sinistra estremista, populista e massimalista, al contempo non può scivolare lungo i rivoli di una destra non liberale ma chiaramente liberista e neoconservatrice. Sotto questo versante, le posizioni che vengono assunte, ad esempio, da Luigi Marattin, possono essere tranquillamente equiparate a ricette di una destra tecnocratica e liberista. Posizioni che ricordano, se pensiamo all’esperienza della prima repubblica, a quelle dell’Arel guidato da Beniamino Andreatta e in cui riconosceva la destra liberista e tecnocratica dell’epoca: da Umberto Agnelli a Roberto Mazzotta per ricordarne solo alcuni protagonisti. Ma, per tornare all’oggi, un Centro democratico e riformista non può essere confuso o, peggio ancora, equiparato ad una destra liberista e tecnocratica.
I Popolari non siano ospiti del Centro liberista
Richiamo questo aspetto, peraltro essenziale e decisivo per la buona riuscita del progetto centrista, perchè la componente cattolico popolare, cattolico sociale e cattolico democratica è sostanzialmente alternativa a tutto ciò che è riconducibile ad una destra tecnocratica e liberista. Sotto questo versante, chi guida oggi questo progetto politico di Centro e, di conseguenza, la futura lista di Centro alle prossime elezioni politiche, avrà anche il compito di far sì che sul versante economico e sociale non prevalgano posizioni neo conservatrici. Del resto, per declinare una autentica, nonchè credibile e pragmatica, ricetta riformista, democratica e di governo, è semplicemente indispensabile essere coerenti anche e sopratutto sul versante economico e sociale. E la galassia culturale riconducibile al cattolicesimo popolare e sociale può e deve dare un contributo di qualità all’intero progetto, peraltro decisivo ed essenziale, solo se non deve convivere con posizioni che oggettivamente confliggono con la storia, il pensiero e la tradizione di questa cultura politica che resta tutt’oggi di una straordinaria attualità e modernità.
