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Maritain, la persona come misura della politica democratica

Rileggere il filosofo francese significa riscoprire una democrazia fondata sulla dignità della persona, sulla partecipazione e sul bene comune. Una lezione che, attraverso Camaldoli e la Costituzione, continua a interrogare la politica contemporanea.

Il cristiano nella storia

Jacques Maritain non è un filosofo politico in senso stretto, ma ha offerto alla politica una base speculativa che resta fondamentale. È il filosofo cristiano della democrazia, convinto che esista una politica cristianamente ispirata, distinta tanto dal liberalismo individualista quanto da ogni concezione totalitaria dello Stato. Il cristianesimo, tuttavia, non diventa ideologia né coinvolge la Chiesa nelle contese partitiche: è piuttosto fermento evangelico della storia.

Su questo terreno Maritain incontra idealmente Sturzo e la sua concezione laica dell’impegno politico del cattolico. Le democrazie del primo dopoguerra avevano fallito perché incapaci di trasformare realmente la vita dei cittadini e di dare sostanza alla cittadinanza partecipativa. La democrazia, infatti, non deve cancellare le differenze, ma superare le diseguaglianze salvaguardando identità e pluralismo.

 

La libertà della persona

Pluralismo, autonomia del temporale e libertà della persona sono i cardini della nuova cristianità immaginata da Maritain. Lo Stato possiede una propria autonomia rispetto alla Chiesa, ma incontra un limite invalicabile nella coscienza dell’uomo. È quella che Maritain definisce «extraterritorialità della persona»: l’uomo appartiene alla società politica, ma non vi si esaurisce.

Da qui nasce anche la sua «dialettica della libertà». L’uomo non nasce semplicemente libero: è «libero di liberarsi». Alla libertà intesa come arbitrio si contrappone una libertà morale, che cresce nella conoscenza della verità e nella responsabilità. La persona, dunque, trascende lo Stato senza negare la comunità: proprio aprendosi agli altri realizza pienamente sé stessa.

 

Democrazia, partecipazione e…Camaldoli

In Cristianesimo e democrazia, scritto nel pieno della tragedia della guerra, Maritain individua nella dignità della persona, nell’uguaglianza, nella giustizia, nella libertà e nell’amore fraterno le condizioni morali della democrazia. Essa non è un possesso definitivamente acquisito, ma una vocazione alla quale occorre continuamente educarsi. Quando questa tensione si indebolisce, il corpo politico si disgrega e la mistica del capo può sostituire quella democratica.

Queste idee alimentarono anche la riflessione dei cattolici italiani e l’esperienza del Codice di Camaldoli del 1943. Famiglia, associazioni, sindacati, Chiese e corpi intermedi diventano i luoghi nei quali si esprime la personalità sociale dell’uomo. Lo Stato non crea i diritti: li riconosce perché preesistono ad esso. È il principio che troverà una delle sue più alte formulazioni negli articoli 2 e 3 della Costituzione repubblicana e, sul terreno economico, nell’articolo 41.

 

Una lezione ancora aperta

Lo Stato personalista non coincide né con lo Stato etico né con il neutralismo liberale. Deve garantire i diritti, armonizzare le forze sociali, perseguire il bene comune e intervenire, quando necessario, perché libertà economica e giustizia sociale non entrino in contraddizione.

Dal popolarismo sturziano a Maritain, dall’opera formativa di Montini a Camaldoli, prende così corpo una concezione della democrazia che non è soltanto procedura, ma riconoscimento della persona nella sua irriducibile dignità.

È precisamente qui che Maritain continua a interrogare il nostro tempo. Di fronte all’esasperazione dell’io, alla solitudine e alle nuove forme di spersonalizzazione prodotte dal potere e dalla società contemporanea, il personalismo restituisce alla politica la sua misura fondamentale: l’uomo come persona, essere irripetibile, aperto agli altri e mai interamente assorbibile nella massa, nello Stato o nel mercato.

 

Prof. Giulio Alfano
Cattedra Istituzioni Filosofia politica – Pontificia Università Lateranense (P.U.L.)
Presidente Istituto Emmanuel Mounier – Italia

Il testo è una sintesi della conferenza tenuta dal prof. Alfano. Per leggere la versione integrale clicca qui