Meraviglioso errore, il brano singolo di Gianna Nannini appena pubblicato, ha in sé, potente, l’eco di una delle canzoni da me predilette, Meravigliosa creatura. Ancor più evidente, rispetto alle precedenti opere dell’artista, è qui l’incontro del rock con altri generi musicali e ciò ne accentua il carattere intimo-introspettivo. Di una sorta di introspezione di coppia, infatti, si tratta.
In filosofia, come nella vita e nell’amore, all’inizio è la meraviglia, lo stupore. L’“oh!” esclamato dai bimbi. Guai a smarrirlo. In questo brano, poi, domina prepotente l’ossimoro: a esser meraviglioso è un errore. O, forse, l’errore decisivo di un’intera esistenza.
E tuttavia, se testo e musica trasmettono un’atmosfera un tantino malinconica, è difficile credere che davvero di un errore si tratti. Potrebbe trattarsi, metaforicamente, di “un tramonto”, ma anche di “un’alba”. E, se è vero che il pensiero filosofico e l’arte tendono a congiungere il contingente e l’accidentale con l’infinito e l’eterno, proprio l’infinito, evocato dal mare, già nel video che accompagna il brano, si presenta qui con un volto insolito. Non glorioso, bensì sofferto: «Siamo andati al mare / c’era un freddo cane…», così inizia la canzone. E le balene che volano contribuiscono a un’aria un po’ surreale.
Il pescatore-indovino, poi, suggerisce alla coppia, sul filo del paradosso, di brindare alla conclusione del legame sentimentale; si può qui scorgere un’eco lontana di Champagne, di Peppino di Capri.
Ma andiamo a leggere la definizione che il testo dà dell’“errore”: «ti amo davvero / amore grande amore / sei sempre solo tu / meraviglioso errore».
Ed ecco la conclusione: «Non abbiamo neanche un finale / ma d’altronde per noi è normale / le vedi anche tu / le balene volare / lassù». Come dire: il mondo alla rovescia. È l’aspetto, direi, onirico-utopico, dell’arte come della vita. Non c’è un finale. E viene da chiedersi: si tratta proprio di un amore senza finale o, piuttosto, senza fine?

