Home GiornaleMondiali 2026, il calcio preso a pallonate

Mondiali 2026, il calcio preso a pallonate

La Coppa del Mondo nordamericana diventa il simbolo di un calcio smarrito tra frontiere, burocrazia, sponsor e polemiche. Mentre lo spettacolo cresce, sport, cultura e umanità sembrano arretrare.

Un pallone in crisi di identità

I Mondiali di Calcio in corso in questi giorni richiedono uno sforzo geografico non da poco. U.S.A. Messico e Canada sono i territori interessati e vantano innegabilmente considerevole vastità. Si corre il rischio di una spersonalizzazione dell’evento, una incapacità di uno spettatore di sentirsi finalmente a casa, in competizione con un altro tifoso che segue una gara in un altro Paese, entrambi legittimati a dire di avere davvero la patente che conta per la circostanza.

Sullo sfondo è anche una impresa, non solo sportiva, tra chi arriva per prendere parte all’evento venendone respinto e chi, al contrario, giunto alla meta lascia il campo, con relative critiche per l’abbandono.

Passaporti ma non per tutti

Omar Artan è il bravissimo arbitro somalo che è stato respinto, dopo estenuanti verifiche e ispezioni, alla frontiera americana e rimandato indietro per questioni di sicurezza. Lo hanno scandagliato come neanche il “VAR” sarebbe in grado. Forse se la potente macchina organizzativa avesse verificato per tempo la praticabilità di quel professionista gli avrebbero da principio risparmiato un viaggio ed una delusione e il patimento di un sostanziale arbitrio. La UEFA ha deciso di compensarlo facendogli arbitrare la Supercoppa Europea. Non è bastato il suo visto diplomatico a consentirgli di mettere piede negli U.S.A. E’ rimasto vittima anche dello scontro tra la UEFA e la FIFA così che il mondo del pallone ha perso l’opportunità di darsi una veste di decenza.

Storie di soldi e divieti

Bene si sarebbe fatto da parte di tutti gli attori in gioco di ritirarsi dal cimento e tornarsene tutti a casa. I Mondiali sarebbero naufragati e si sarebbero visto confini deserti e stadi vuoti. Nessuno ha avuto il coraggio di fare la prima mossa ed è questo lo scandalo imperdonabile. Frontiere bollenti anche per la delegazione iraniana ed in particolare per i calciatori Taremi e Torabi sottoposti a minuziosi accertamenti che ne hanno rallentato gli spostamenti. L’intero team sta patendo i ridotti i tempi di recupero tra un match ed un altro. La burocrazia, anche qui, si è data da fare non previgentemente ma solo al momento di approdo degli sportivi.

Un diverso andirivieni

C’è poi chi è stato criticato per commiatarsi almeno temporaneamente dalle gare per assistere alla nascita del proprio figlio, una priorità su qualunque altra cosa. E’ il caso di Jeremy Doku, uomo della formazione belga, che si è dato un criterio non condiviso da tutti. L’impegno sportivo è passato in secondo piano rispetto alla paternità, ciò anche se in Francia si è detto che, tutto sommato, il padre durante l’episodio della nascita è una figura inutile. C’è chi arriva e viene rimandato indietro e chi approda e invece poi si congeda. 

Ci si può però confortare con la novità a favore di sponsor per cui, a metà di ogni tempo della partita, i calciatori possono idratarsi per trovare ristoro. Sono secondi preziosi per far passare nei media un po’ di pubblicità. Tradotto in soldoni, una vera schifezza ed un ulteriore inchino al marketing dello spettacolo mentre lo sport è messo all’angolino.

Il timore della FIFA

Infantino per primo dovrebbe idratare la propria opacità di conduzione della FIFA per tentare di rinsavire o difendere il “Calcio” ora tristemente snaturato. E’ un fantino abile a rimanere in sella al comando di un destriero a breve irriconoscibile. C’è chi rimpiange Blatter e questo non suona proprio di complimento o che urlerebbe con troppa pudicizia: “datti all’ippica”!

Anche la cultura fa la sua parte

Il trambusto delle esclusioni e di confini preclusi non riguarda solo il pianeta Calcio. Allo scrittore israeliano Eshkol Nevo, è stata contestata la sua partecipazione al festival “Il Libro Possibile” in Puglia. Anche Erri DeLuca non se l’è vista bene al Salerno Letteratura Festival. Anche alla Fiera “Più libri più liberi” a Roma le cose non sono affatto corse lisce come l’olio.

E’ un momento in cui l’umanità mette paletti ed è a secco di risorse, di parole e di capacità di confronto. Non sarà una veloce idratazione a far riguadagnare la sapienza smarrita anche tra i leaders politici del mondo. Occorrerebbe qualcosa di meglio di oltre che un semplice shampoo o una lavata di capo a chi ha perso la bussola.

Ci vorrebbe una figura come il profeta Elia a cui il libro del Siracide si ispira quando si legge “Tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l’ira prima che divampi…”.La pazienza sta per finire ma di saggi all’orizzonte neanche l’ombra.