Home GiornaleNetanyahu e la crisi dell’amicizia occidentale

Netanyahu e la crisi dell’amicizia occidentale

La guerra contro Hamas si è trasformata in una crisi morale e politica che logora l’immagine internazionale d’Israele. Il caso della Flotilla accentua il senso di smarrimento dell’opinione pubblica occidentale.

Israele sta riuscendo in un obiettivo più arduo di quello di vincere la guerra contro la platea storica dei suoi nemici. Sta facendo in modo che i sentimenti di amicizia e vicinanza che il mondo ha per essa si stiano mutando in incomprensione, stizza e censura. 

Ci vorrà una geniale e forse impossibile campagna di comunicazione per riabilitarne l’immagine dopo la devastazione di Gaza, l’occupazione dei coloni di nuove terre ed in ultimo il sequestro di persone in acque internazionali che navigavano all’altezza di Cipro, una Flotilla trattata a dir poco in modo avvilente.

Una inammissibile barbarie

Per i media passano video con persone ammanettate costrette ad essere inginocchiate, quasi a fare la riverenza al bifolco Ministro della Sicurezza israeliano che passava in rassegna i prigionieri. Si parla di violenze e di abusi sessuali sui mal capitati e si vedrà un giorno, semmai esistesse ancora una giustizia internazionale, se ciò corrisponde al vero.

Il Governo Netanyahu sta rendendo pan per focaccia ha chi il 7 ottobre del 2023 ha massacrato 1400 innocenti ma si ha adesso la sensazione che quella sia stata una occasione per dare la stura ha propositi che ha stento si riuscivano a contenere. Impossibile dire quando una risposta militare sia adeguata o proporzionata al torto ricevuto, in ogni conflitto non si può mai andare troppo per il sottile o con il bilancino ma l’impressione è che si stia andando contro ogni codice di guerra. Non un eccesso di reazione ma un modo disonorevole di procedere. 

Trattare da bestie gli equipaggi della Flotilla violandone la dignità umana è un assai oltre che rendere un pan per focaccia. Ed anche qui ci sarebbe da intendersi perché la focaccia è peraltro un alimento assai più pregiato del semplice pane.

Cuor di Flotilla, la solita storia

Quanto alla Flotilla è da dire della assoluta inutilità di una impresa che ha valore semmai solo di singolare comunicazione, essendo nella sostanza di nessun vantaggio al popolo di Gaza. Prima o poi si sa che si verrà arrestati e rispediti in patria. Insomma tanto rumor per nulla e Israele è caduta nella trappola dando il peggio di sé.

Un po’ di fumo negli occhi e nel cuore 

Gli impavidi, che salpando da coste sicure si avventurano verso il mare di Levante, ricordano il logo delle sigarette di gran voga nei ceti popolari nell’Italia del dopoguerra. Si tratta della confezione delle “Nazionali Esportazioni”, rigorosamente senza “filtro” come di moda un tempo. Sul pacchetto è ritratta una barca a due alberi con 4 vele, forse un galeone o un brigantino od ancora una caravella. Il tutto su uno sfondo di color verde che dovrebbe richiamare il tema di una speranza ma non di morte.

Sarà forse questo che ha particolarmente allarmato l’esercito israeliano. Un mezzo colmo di briganti che brigava contro la sua sicurezza, un legno zeppo di pirati o corsari o ancora un galeone che agile come un gabbiano poteva attraversare il confine del suo mare compromettendone l’incolumità.  Non c’è alcun ingegno su quella caravella che piaccia a Nietanyhau e compagni di avventura.

Nella occasione l’Italia ha esportato un po’ della sua gente che andava da quelle parti per protestare contro la guerra, sembra di comprendere tutta riconducibile ad un movimento “pro-Pal” con tanto di parlamentare a bordo in cerca di notorietà e di provocazioni, attivisti che non possono portare a casa alcun risultato se non quello di farsi propaganda, senza alcun doveroso “filtro” di positiva consistenza prodotta.

Bastasse così poco per fermare ogni forma di violenza ne saremmo tutti felici. Netanyahu vorrebbe proporre a questi arditi di ispirarsi piuttosto ad altre marche di sigarette del tempo, ad esempio le “Stop” o le “Granfiltro” suggerendo magari di mirare verso altri lidi con le “Rose d’Oriente” ammonendo che, di rimando, le sue truppe potrebbero fumare le “Serraglio”, una fortificazione a difesa delle sue terre, chiedere a Verona ed a Mantova per saperne di più.

Israele e… la noche oscura de su alma

Israele ha perso la rotta e questo addolora perché mina terribilmente l’amicizia che si è avuto per essa. Netanyahu ha prima elogiato la sua Marina per aver sventato un piano malvagio. Quindi si è dissociato dal suo Ministro della Sicurezza ma non lo ho fatto subito fuori dal Governo. Si è limitato solo ad un asciutto commento di parole: “Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha gestito gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele. Ho dato istruzioni alle autorità competenti di espellere i provocatori il prima possibile”. Ha dimenticato che quando non si è conformi a qualcosa come valori e norme ( non proprio un dettaglio) non c’è spazio per chi diverge ed ha evitato di espellere il suo Ministro dalla maggioranza politica che sostiene, costi quel che costi.   

Gli andrebbe ricordato che siamo drammaticamente di fronte ad una questione di civiltà che non è roba da poco. Ne godono solo i topi che a Gaza vivono come in Paradiso, un Eldorado che pregano duri il più a lungo possibile.