Home GiornaleSan Francisco, il ritorno del pragmatismo contro l’ideologismo progressista

San Francisco, il ritorno del pragmatismo contro l’ideologismo progressista

L’elezione e il consenso record del sindaco Daniel Lurie raccontano qualcosa che va oltre la California: nelle grandi città occidentali cresce la domanda di governo concreto, sicurezza urbana e risultati verificabili.

Per anni San Francisco è stata considerata la capitale simbolica del progressismo americano. La città della Silicon Valley, dei diritti civili, delle battaglie identitarie e dell’innovazione culturale sembrava incarnare il laboratorio politico del futuro. Poi, però, qualcosa si è incrinato. L’esplosione del fentanyl, il degrado urbano, la crisi del downtown dopo il Covid, l’aumento della microcriminalità e il senso diffuso di disordine hanno lentamente trasformato il “modello San Francisco” in un caso internazionale di declino urbano.

È in questo contesto che si afferma Daniel Lurie, erede della famiglia Levi Strauss ma soprattutto outsider politico, filantropo e amministratore pragmatico. La sua parabola merita attenzione perché segnala una tendenza che attraversa ormai molte democrazie occidentali: la rivincita del pragmatismo sull’ideologismo.

La stanchezza verso il progressismo performativo

Lurie non è un conservatore trumpiano. È un democratico moderato. Ed è proprio questo il dato interessante. La sua vittoria non nasce da una svolta a destra della città, ma dalla crisi di credibilità di una parte del progressismo urbano americano.

Per anni, soprattutto nelle grandi metropoli democratiche, si è diffusa una cultura politica fortemente moralistica e simbolica, molto attenta al linguaggio, alle identità e alla rappresentazione ideologica dei problemi. Ma quando i cittadini hanno iniziato a vedere negozi chiusi, strade degradate, overdose quotidiane e quartieri svuotati, il bisogno di “narrazione” ha lasciato spazio alla richiesta di ordine e normalità.

Lurie ha capito questo passaggio culturale. Il suo messaggio è stato semplice: meno ideologia, più risultati. Meno retorica sulla città ideale, più governo della città reale.

In un’intervista ad ABC News, il sindaco ha dichiarato apertamente che “i valori progressisti avevano superato il buon senso”.   Una frase che, pronunciata nella San Francisco democratica, sarebbe stata impensabile pochi anni fa.

Sicurezza, decoro, amministrazione

Il punto centrale non è tanto la “destra” o la “sinistra”, ma il ritorno dell’idea elementare di amministrazione. Lurie insiste su sicurezza, pulizia urbana, recupero del centro cittadino, lotta ai mercati della droga all’aperto, funzionamento dei servizi.

Secondo un recente sondaggio del San Francisco Chronicle, il suo indice di approvazione ha raggiunto il 74%, un dato straordinario per una città tradizionalmente difficile verso i propri sindaci.  

Colpisce soprattutto un dato: il consenso cresce proprio sui temi concreti. Gli elettori premiano il recupero del downtown, il miglioramento del decoro urbano e la percezione di una città più governata.  

Naturalmente i problemi restano enormi. La questione abitativa continua a essere drammatica e sul tema dei senzatetto le critiche non mancano. Ma il punto politico è un altro: dopo anni di polarizzazione ideologica, una parte dell’elettorato urbano occidentale sembra tornare a valutare la politica sulla base dell’efficacia amministrativa.

Il post-wokismo americano

Forse siamo davanti a una fase “post-woke” della politica americana. Non nel senso di un ritorno al conservatorismo classico, ma nel rifiuto di un progressismo percepito come autoreferenziale, moralistico e incapace di garantire ordine civile.

San Francisco è simbolicamente importante proprio perché rappresentava il laboratorio più avanzato della cultura progressista americana. Se perfino lì emerge una domanda di pragmatismo amministrativo, significa che qualcosa sta cambiando più in profondità.

La stessa stampa americana parla ormai apertamente della frattura tra “moderates” e “progressives” come asse centrale della politica cittadina.  

E il caso Lurie mostra anche un altro elemento interessante: il pragmatismo contemporaneo tende a presentarsi non come tecnocrazia fredda, ma come linguaggio morale della responsabilità. Non più l’utopia della trasformazione totale, ma l’idea che la politica debba anzitutto far funzionare la convivenza civile.

Una lezione anche per l’Europa

Questa vicenda parla indirettamente anche all’Europa. Da anni il continente vive una doppia crisi: da un lato l’avanzata dei populismi sovranisti, dall’altro l’indebolimento culturale del progressismo tradizionale.

In mezzo emerge uno spazio nuovo: quello di un riformismo pragmatico, meno ideologico e più orientato alla capacità di governo. Una politica che non rinuncia ai valori liberali e sociali, ma rifiuta la trasformazione della politica in pura pedagogia identitaria.

In questo senso, il “caso San Francisco” potrebbe anticipare qualcosa di più grande: il ritorno della domanda di amministrazione contro la politica-spettacolo delle appartenenze morali.

E forse è proprio qui il punto decisivo. Le società occidentali non sembrano chiedere meno politica. Sembrano chiedere una politica meno ideologica e più credibile.