Le radici cristiane della democrazia
Secondo diversi studiosi, il capitalismo, il mercato e persino la stessa democrazia, con i diritti dell’uomo e della donna e le Costituzioni liberali, sono nati e si sono sviluppati anche grazie ai valori di fondo del cristianesimo, rimasti spesso sottotraccia e non sempre esplicitamente riconosciuti.
Non è dunque azzardato sostenere che anche la celebre triade francese “libertà, eguaglianza, fraternità”, il motto che ancora oggi si legge sui municipi e sulle scuole di Francia, affondi almeno parte delle proprie radici in valori riconducibili alla tradizione cristiana.
Del resto, il segno lasciato dal cristianesimo nella storia e nell’identità dei popoli è ancora visibile persino nei loro simboli. La croce cristiana compare sulle bandiere nazionali di numerosi Stati del mondo e di molti Paesi europei.
Ma il punto non riguarda tanto i simboli quanto ciò che essi hanno rappresentato e, soprattutto, l’humus culturale e morale che per lungo tempo ha accompagnato lo sviluppo delle nostre società.
Un patrimonio respirato quasi senza accorgercene
Sono valori di fondo che per anni e anni, pur nelle loro differenti declinazioni, hanno costituito l’humus culturale e valoriale, i mondi vitali della crescita e della vita sociale per credenti e non credenti. E spesso sono rimasti sottotraccia, proprio come l’ebbrezza e il profumo di quel mare di Reggio Calabria di cui parlavo nella prima parte di questa riflessione.
Li abbiamo respirati quasi senza accorgercene.
L’eguaglianza, la fraternità e la stessa libertà; la pace, il perdono, la carità verso il prossimo, che non dovrebbe mai essere considerato semplicemente un nemico. Sono principi che, al di là della fede individuale e dell’appartenenza religiosa, hanno finito per alimentare una concezione della persona e della convivenza civile.
È questa, forse, la questione che oggi merita di essere posta con maggiore chiarezza. Una società può certamente diventare più secolarizzata, e la fede appartiene alla libera coscienza di ciascuno. Ma che cosa accade quando, insieme alla pratica religiosa, rischia di disperdersi anche quel patrimonio di valori che per secoli ha contribuito a tenere insieme le comunità?
Solidarietà e accoglienza, la prova del nostro tempo
Fra questi valori ce n’è infine uno di estrema attualità, da tenere sempre a mente soprattutto negli anni che verranno: quello della solidarietà e dell’accoglienza.
Accoglienza anche verso le persone che hanno un diverso colore della pelle, che provengono da altri Paesi, che portano con sé storie, culture e condizioni di vita differenti dalle nostre.
È proprio qui che l’antica “aria” di cui parlavo mostra tutta la sua attualità. Perché il cristianesimo non è soltanto un insieme di simboli o un’eredità da conservare nella memoria. È stato anche un modo di concepire la relazione fra le persone, il limite posto all’individualismo e il riconoscimento della dignità dell’altro.
Se quel vento dovesse cessare di soffiare, la domanda non riguarderebbe soltanto le Chiese o i credenti. Riguarderebbe la società nel suo complesso e la qualità stessa della nostra democrazia.
Per questo il problema può e deve essere posto anche in termini laici: capire quali valori comuni possano continuare ad alimentare il “Noi”, impedendo che una società sempre più individualizzata – formata da singoli – e disintermediata si riduca a una somma di tanti “Io” separati.
Forse è proprio questa la domanda che ci consegna il nostro tempo: come custodire il vento dei valori senza pretendere di rinchiuderlo dentro i confini di un partito o di un’appartenenza?

