Home GiornaleSenza un Centro vero, la democrazia s’impoverisce

Senza un Centro vero, la democrazia s’impoverisce

Il Centro è credibile e serio se non rinuncia pregiudizialmente alla sua identità e al suo progetto. Occorre avere il coraggio, e la volontà, di ritornare ad essere protagonisti nella scena politica nazionale.

È abbastanza evidente che se si vuole ricostruire un vero, credibile ed autentico luogo di Centro vanno rispettati e, soprattutto, declinati alcuni criteri di fondo. Criteri che rispondono prevalentemente all’ideologia del buon senso. Anche perché, è inutile negarlo, di fronte ad una permanente radicalizzazione del conflitto politico e ad una conseguente polarizzazione ideologica tra i vari partiti e schieramenti, mai come oggi “la politica di centro” è richiesta e gettonata. Non solo è utile ma diventa drammaticamente necessaria se vogliamo conservare e rafforzare la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle istituzioni democratiche e la stessa efficacia ed efficienza dell’azione di governo. È altresi necessario rafforzare “la politica di centro” se vogliamo far si che la cultura di governo non diventi solo un retaggio positivo del passato. Innanzitutto un Centro è credibile e serio se non rinuncia pregiudizialmente alla sua identità, al suo ruolo, alla sua funzione e al suo progetto. Progetto politico, culturale, sociale e di govemo.

Oggi, purtroppo, sia nella coalizione progressista e sia in quella di governo semplicemente il Centro non esiste. O perchè è radicalmente irrilevante – penso alla coalizione di Schlein, Conte, Fratoianni/ Bonelli e Landini – o perchè è semplicemente un gregario o un accessorio come nell’attuale alleanza di centro destra. In secondo luogo il Centro è un interlocutore se non si riduce a giocare un ruolo politico puramente testimoniale. Se, cioè, riesce ad incidere concretamente nelle dinamiche politiche concrete. Al di là del ruolo decisivo della Democrazia Cristiana declinato per 50 anni durante l’intera stagione della prima repubblica, penso ai partiti che anche nella seconda repubblica hanno saputo declinare con efficacia una “politica di centro”. Penso, per fare qualche esempio concreto, al Ppi, alla Margherita, al Ccd o alla prima esperienza di Forza Italia. Il Centro, cioè, ha un senso e una mission se svolge un ruolo da protagonista. E, quindi, non una semplice comparsa o una banale appendice nello schieramento/coalizione in cui è presente. In terzo luogo il Centro è altrettanto credibile e competitivo se è plurale al suo interno. Culturalmente plurale. Certo, ci sono culture politiche che sono storicamente intrecciate con il pensiero, la tradizione e la prassi di marca centrista. Penso, per esempio, al cattolicesimo politico. Ma non si possono dimenticare, come ovvio e persino evidente, la cultura liberal/democratica, azionista/repubblicana, socialdemocratica e laico/riformista.

Ma il Centro se dev’essere culturalmente plurale deve per forza di cose anche essere unito. Unico partito, unico contenitore oppure un unico agglomerato. Perchè la divisione, per forza di cose, non solo indebolisce il Centro ma pregiudica la bontà del progetto complessivo. In ultimo, ma non per ordine di importanza, il Centro e la “politica di centro” sono altrettanto credibili se vengono gestiti e governati da una classe dirigente autorevole e qualificata. Il tasso di autorevolezza della classe dirigente è la precondizione essenziale per qualificare la “politica di centro” e un altrettanto credibile Centro riformista e democratico.

Ecco perchè se si vuole dare vita ad un progetto politico che non sia soltanto una estenuante battaglia per raggiungere il quorum da un lato o per nascondersi in una coalizione politicamente e culturalmente esterna dall’altro non ci si può limitare a giocare un ruolo gregario, marginale e periferico. Occorre avere il coraggio, e la volontà, di ritornare ad essere protagonisti nella scena politica nazionale. Con umiltà indubbiamente ma anche con la consapevolezza che si tratta di un progetto utile ed indispensabile per il futuro della nostra democrazia.