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A cinquant’anni dal Midas di Craxi

Il congresso del Midas del 1976 segnò l’ascesa di Bettino Craxi alla guida del Psi. Cinquant’anni dopo, resta aperta la riflessione sui successi, i limiti e le contraddizioni della sua strategia politica.

Il Midas e la svolta socialista

Ci stiamo avvicinando a una data importante, il 16 luglio. Sì, perché il 16 luglio 1976, cinquant’anni fa, all’Hotel Midas di Roma, Bettino Craxi (classe 1934) diveniva segretario del Psi. 

Il predecessore, un illuminista napoletano come Francesco De Martino, al di là di una tendenziale subalternità al Pci, aveva gravemente sottovalutato, a differenza di Pietro Nenni, l’importanza del referendum sul divorzio, del 1974. Quello fu, a mio avviso, il suo errore decisivo.

Craxi, come è noto, fu sostenuto da diverse anime del partito e si riprometteva di creare le condizioni per l’alternativa di sinistra.

I due passaggi della strategia craxiana

Due furono i salti logici che caratterizzarono, nei lustri della sua leadership, la linea di quello che sarebbe divenuto il Garofano rosso. Il primo: per rendere più forte e credibile la sinistra, si perseguiva il rafforzamento del Psi. Il secondo: accrescere l’influenza e il potere personale del segretario avrebbe consentito di rendere più forte il Psi.

Non si trattava, in sé, di errori logici. Ma venne trascurata la rilevanza del “come?”. Come perseguire in maniera feconda i due obiettivi, evitando che si trasformassero in altrettanti boomerang?

Da un lato, il Pci, pur con i suoi mille e mille limiti, non era il Partito comunista francese. Dall’altro, al Psi di Craxi non riuscì di realizzare l’antico sogno nenniano di porsi come guida di tutta l’area laico-socialista, dal Psdi al Pli al Pri, fino a nuovi soggetti quali le Liste verdi.

Il mancato approdo della “terza forza”

Intese parziali vi furono, ad esempio con i radicali e con lo stesso “Sole che ride”, ma non prese mai davvero consistenza la “terza forza” liberalsocialista, libertaria e repubblicana.

E, dunque, al termine della parabola della guida dell’esecutivo da parte di Bettino Craxi, a iniziare almeno dal 1987, il Psi, quasi per una strana nemesi storica, subiva lo stesso “destino cinico e baro” che aveva caratterizzato il partito di Giuseppe Saragat già negli anni Cinquanta: trasformarsi in una sorta di corrente sui generis della Dc.