Home GiornaleLa Dc tra pregiudizi e cattiverie

La Dc tra pregiudizi e cattiverie

A oltre trent’anni dalla sua fine, la Democrazia Cristiana continua a essere oggetto di giudizi sommari e stereotipi.

Un giudizio segnato da vecchi stereotipi

C’è poco da fare. Il vizio, antico e ben radicato, riemerge sempre e puntualmente come un fiume carsico. E, per uscire dalla metafora, i cosiddetti grandi commentatori o i raffinati opinionisti nostrani periodicamente non perdono occasione per ristabilire la presunta e giusta verità. Ovvero, la Dc è stato indubbiamente un grande partito, il più grande partito popolare, di massa e di governo del nostro paese ma – c’è sempre un ma – ha prodotto anche un gigantesco debito pubblico, è stata votata anche da chi non ne condivideva affatto il progetto politico, era una sorta di seppur mascherata associazione a delinquere e, soprattutto, ha creato un gigantesco debito pubblico gettando le basi del fallimento del ‘sistema Italia’. Insomma, una esperienza politica di cui si può e si deve certamente parlare ma quando, però, si esagera nei giudizi positivi arriva sempre la puntuale e scontata sentenza. E cioè, un partito di cui è bene parlarne purchè non ritorni. Mai più. Seppur sotto mentite spoglie. Al riguardo, non mancano anche singole e ben selezionate esaltazioni di spezzoni di classe dirigente. Che, detto fra di noi, è stata la più grande, autorevole, qualificata e riconosciuta classe dirigente che l’Italia abbia mai avuto dal secondo dopoguerra in poi. Ma tant’è. Anche su questo versante non mancano radicate e scontatissime pregiudiziali. Basti citare, per fare un solo esempio concreto, un paio di leader storici come Carlo Donat-Cattin e Francesco Cossiga per arrivare a conclusioni spietate ed insindacabili – sempre da parte del gotha della intelligentia nostrana – sul profilo di ampi settori di quella classe dirigente.

 Il ruolo storico della Democrazia Cristiana

Ora, e senza rivangare o ripetere i soliti e ormai collaudatissimi metodi che vengono usati quando si parla della Dc, del suo progetto politico, del suo profilo culturale e soprattutto della sua storica classe dirigente, un paio di riflessioni non possiamo non farle.

Innanzitutto il ruolo che la Democrazia Cristiana ha avuto nel nostro paese va molto oltre il giudizio sprezzante e volgare di chi continua imperterrito a infangarne la storia e lo stesso progetto politico e di governo. Basti ricordare che è stata votata per quasi 50 anni dagli italiani e, in quei decenni, ha sempre saputo – seppur con alti e bassi – garantire governabilità, tenuta democratica, avanzamento sociale e crescita economica salvaguardando la democrazia nella libertà. Elementi non così scontati in un contesto politico generale che contemplava al suo interno il più grande partito comunista dell’Occidente.

Una classe dirigente ancora punto di riferimento

In secondo luogo, proprio la classe dirigente della Democrazia Cristiana viene ancora oggi ricordata non per spirito nostalgico o agiografico ma, semplicemente, per la sua levatura politica, culturale e di governo che non ha più avuto eguali nella storia democratica del nostro paese. È consigliabile, del resto, evitare di fare confronti impropri con l’attuale classe dirigente per non incappare in giudizi che potrebbero essere volgari e fuori luogo. Ma, comunque sia, ancora oggi e con insistenza – ad oltre 30 anni dalla fine della Dc – ci si ispira al magistero politico, culturale e di governo di larga parte della classe dirigente della Dc quando si parla di progettualità, di cultura di governo, di collocazione politica del nostro paese sul versante europeo ed internazionale, di rapporto con gli altri partiti e con la società civile e anche e soprattutto di come costruire e consolidare un consenso democratico.

 Il dovere dellonestà intellettuale

Ecco perchè, in ultimo, quando si parla oggi – e se ne parla ancora molto – della Dc e del ruolo che ha avuto nella storia democratica del nostro paese occorre anche essere onesti intellettualmente archiviando le solite e ormai conosciutissime pregiudiziali politiche, ideologiche e personali. Non per il bene della Dc – che è sempre un fatto opinabile e discutibile – ma anche e soprattutto per rispetto della storia democratica del nostro paese.