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Flash mob davanti Palazzo Chigi: “No fly zone sui cieli dell’Ucraina”

Roma, 24 feb. (askanews) – Un maxi lenzuolo cucito con le bandiere dell’Ue su cui spicca un vessillo giallo-blu dell’Ucraina. A esporlo, durante un flash mob davanti a Palazzo Chigi in occasione del quarto anniversario dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, c’erano il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, i parlamentari dem Lia Quartapelle, Marianna Madia e Filippo Sensi, Giulia Pastorella di Azione, oltre a Eric Jozsef di Europa Now.

“Noi chiediamo alla comunità internazionale, alla Nato e anche ai paesi dell’Unione Europea, una ‘no-fly zone’ sui cieli dell’Ucraina perché gli attacchi continuano quotidiani alle infrastrutture civili, ai civili ucraini, facendo morti e crediamo che serva uno strumento che sia effettivamente utile a garantire la sicurezza del popolo ucraino”, ha spiegato Magi.

“La resistenza dell’Ucraina, lo ripetiamo anche oggi e in modo non retorico, è la resistenza dell’Europa. Il popolo ucraino sta resistendo anche per garantire la sicurezza e la difesa all’Europa intera e per questo noi dobbiamo il massimo sostegno a quel paese”, ha aggiunto.

“Oggi c’è una presenza spontanea di diversi parlamentari, di diverse forze politiche come +Europa, Partito democratico e Azione, nel giorno in cui si entra nel quinto anno di guerra dovuta all’aggressione russa all’Ucraina. E questa bandiera simboleggia l’abbraccio dell’Unione europea all’Ucraina”, ha osservato.

Il segretario di Più Europa ha poi spiegato: “Siamo qui perché, al di là delle manifestazioni formali, delle presenze e delle prese di posizione della presidente Meloni, con preoccupazione vediamo che la linea della premier continua a essere quella di sostegno a Orban, che in questo momento è il parassita e il traditore dell’Europa”.

“In queste ore è a rischio il 20esimo pacchetto di sostegno all’Ucraina a causa dell’opposizione e dei ricatti di Orban. La presidente Meloni continua a fare propaganda direttamente con un video in cui insieme ad altri leader delle destre europee sostiene alle prossime elezioni appunto il parassita e il traditore dell’Europa”, ha osservato.

Calcio, il Torino presenta D’Aversa: "Entusiasmo, risaliremo"

Roma, 24 feb. (askanews) – Giornata di presentazione allo stadio Grande Torino per Roberto D’Aversa a Torino. Il nuovo allenatore granata prende il posto di Marco Baroni, esonerato dopo il pesante 3-0 subito sul campo del Genoa domenica scorsa. Con lui anche il presidente Urbano Cairo e il direttore sportivo del club Gianluca Petrachi e proprio il numero uno del Toro ha preso la parola per primo: “D’Aversa l’ho sempre apprezzato molto, soprattutto il suo percorso al Parma. Abbiamo avuto poca continuità e alcune fiammate. Il bilancio è negativo e l’ambiente non è dei più favorevoli. Ma la squadra deve trovare al suo interno forza e motivazioni per ribaltare la situazione. Sono massimamente dispiaciuto per com’è andata la stagione, si era partiti con altri obiettivi e prospettive. Ma c’è la volontà di cambiare rotta e fare le cose in meglio. La responsabilità è fondamentale e me l’assumo tutta”

D’Aversa dice: “Sono orgoglioso di rappresentare questo club, arrivo con grande entusiasmo perché non mi era mai successo di stare a casa così tanto tempo” queste le prime parole di D’Aversa. “Se a 4 mesi dalla fine del campionato ti chiama il Toro, devi rispondere presente. Il valore del Toro non merita questa classifica ma la classifica va vista. Il potenziale della squadra non la rispecchia, ma se siamo a +3 dalla zona retrocessione serve essere realisti. Dobbiamo migliorare, l’errore sarebbe pensare di non essere risucchiati”. Una battuta anche sul possibile cambio modulo col passaggio alla difesa a 4 visti i numeri da dimenticare: “Qui ci sono tanti difensori centrali e solo due terzini di ruolo, la disposizione più consona è quella di partire a tre. Ma non è il modulo che ti fa subire meno gol, è l’atteggiamento”. Problemi anche per i gol realizzati almeno nei numeri dei granata in campionato: “La differenza reti corrisponde alla posizione di classifica: o migliori i gol subiti o quelli fatti, così migliori la squadra. E’ sempre il campo che dirà come interpretare le gare”

Ucraina, Novara: Fermare le guerre e non alimentarle con mercato armi

Roma, 24 feb. (askanews) – “Da quattro anni nel Donbass russi e ucraini si scannano per un pezzo di terra. La guerra è la guerra e ciò che produce è soltanto una cosa: morti. Feriti, distruzione, ma specialmente tanti morti. E chi muore non torna più. Si parla di 2 milioni di morti in 4 anni. Il conteggio lo lasciamo ai becchini, quello che mi interessa ripetere per l’ennesima volta è che la guerra non è il metodo giusto per risolvere le contese, ma piuttosto un atto aberrante che la storia avrebbe dovuto definitivamente condannare dopo le due guerre mondiali del Novecento ma che le dittature e gli autoritarismi di varia natura continuano imperterrite a riproporre, costringendo giovani e non più giovani a morire sotto le bombe, sotto le armi”. È quanto afferma Daniele Novara, pedagogista, autore di best seller e direttore del CPP, intervendo nell’anniversario dell’invasione Russa dell’Ucraina.

“Nel mio studio da quattro anni tengo una sola immagine: quella di Gandhi. Da sempre mi considero gandhiano, sia politicamente che, nel limite del possibile, nella vita. La guerra è quanto di più lontano ci possa essere dalle scelte di Gandhi che riuscì a liberare un paese grande come un continente con i metodi della nonviolenza. Avrei auspicato che anche il contesto internazionale e tutte le persone direttamente interessate, a fronte dell’invasione delle truppe di Putin, sapessero reagire coi metodi della non violenza”, aggiunge.

“Così non è stato ed è un dispiacere enorme per questi ragazzi e ragazze, per tutti questi morti vittime di un’idea sbagliatissima di gestione delle relazioni e delle controversie, vittima di un’ideologia devastante del nemico e della vittoria su di esso, costi quel che costi”, sottolinea.

“Ma la perdita della vita è un danno irreversibile, non c’è ritorno e non può essere in alcun modo negoziato. La vita viene prima di tutto e mi auguro che questa mattanza finisca il più presto possibile, che il mondo si renda conto che deve impegnarsi nel farla cessare e non alimentarla con l’ignobile mercato delle armi su cui le borse di tutto il mondo stanno speculando”, conclude Novara.

Biathlon, Giacomel, ablazione al cuore dopo malore a Olimpiadi

Roma, 24 feb. (askanews) – Una anomalia di conduzione elettrica atriale. E’ quanto emerso dagli accertamenti clinici effettuati da Tommaso Giacomel per individuare i motivi del malore che lo aveva costretto al ritiro quando era al comando della 15km mass start di biathlon ai Giochi ad Anterselva. Per risolvere il problema, Giacomel è stato sottoposto ad ablazione cardiaca presso l’ospedale Galeazzi di Milano. Intervento perfettamente riuscito e un paio di giorni di degenza nella struttura ospedaliera. Tra 15 giorni nuovi controlli e, in caso di esito positivo, la ripresa dell’attività agonistica.

Voghera, l’ex assessore Adriatici condannato a 12 anni

Milano, 24 feb. (askanews) – Condannato a 12 anni di carcere per omicidio volontario. Si è chiuso così il processo a carico di Massimo Adriatici, ex assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera, imputato per l’omicidio del 39enne di origine marocchina Youns El Boussettaoui. Lo ha deciso il gup del Tribunale di Pavia al termine del procedimento che si è celebrato con rito abbreviato, formula che in caso di condanna comporta lo sconto di un terzo della pena. La procura aveva chiesto di condannare l’ex assessore a 11 anni e 4 mesi.

I fatti risalgono alla sera del 20 luglio 2021 nella piazza centrale di Voghera, quando Adriatici – noto avvocato penalista, docente universitario ed ex funzionario di polizia che all’epoca ricopriva l’incarico di assessore comunale alla sicurezza in quota Lega – esplose un colpo di pistola uccidendo il 39enne al culmine di un colluttazione.

“Siamo molto soddisfatti – ha affermato in un’intervista a SkyTg24 l’avvocato di parte civile Marco Romagnoli, che rappresenta la famiglia della vittima insieme alla collega Debora Piazza -. Questo procedimento è partito per noi estremamente in salita, con una prima accusa di estremo favore nei confronti dell’imputato di eccesso colposo di legittima difesa che era stata già ribaltata. Oggi questo giudizio che arriva a distanza di cinque anni dal momento in cui sono accaduti i fatti restituisce un primo grado di giustizia alla famiglia”.

In una prima fase l’accusa aveva contestato ad Adriatici il reato di eccesso colposo di legittima difesa, salvo poi riqualificare il reato in quello più grave di omicidio volontario. Ma per il legale della famiglia El Boussettaoui, non ci sono mai stati dubbi: “Abbiamo sempre detto fin dall’inizio che questo era un omicidio volontario e che la condotta non lasciava spazio a dubbi interpretativi. E’ stata confermata la nostra impostazione: Massimo Adriatici ha ucciso volontariamente El Boussettaoui sparandogli un colpo di pistola al petto”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il commento della collega Debora Piazza: “Non esistono persone di serie A e di serie B, anche se viviamo in un momento storico molto complesso, in cui cercare la verità è sempre molto difficile – afferma la legale ad askanews -. Avevano parlato di legittima difesa, qui come nel caso di Rogoredo. La sentenza di oggi ci ha detto che siamo tutte persone uguali davanti alla legge. Questo mi consente di credere nella giustizia”.

Gb, dal 25 febbraio obbligatorio il visto anche per turismo

Roma, 24 feb. (askanews) – Dal 25 febbraio 2026, gli italiani che intendono recarsi nel Regno Unito per turismo o per soggiorni di breve durata (fino a un massimo di 6 mesi) dovranno essere in possesso di una Autorizzazione Elettronica di Viaggio (#ETA, #ElectronicTravelAuthorisation).

L’ETA è associata al proprio passaporto italiano e ha una durata di due anni o fino alla scadenza del passaporto, qualora la validità residua del passaporto sia inferiore a due anni. Si ricorda che la carta di identità, cartacea o elettronica, non consente di entrare nel Regno Unito. Le compagnie aeree verificheranno i documenti prima della partenza, e potranno impedire l’imbarco ai viaggiatori sprovvisti di ETA.

Richiedere un’ETA è rapido e semplice, tramite l’app ufficiale UK ETA o sul sito www.Gov.UK/ETA, al costo attuale di £16 sterline. La maggior parte delle richieste riceve una decisione automatica in pochi minuti, ma si consiglia di prevedere tre (3) giorni lavorativi per i pochi casi che dovessero richiedere verifiche supplementari. È opportuno fare attenzione a numerosi siti non istituzionali online che forniscono il servizio con una maggiorazione del prezzo, a volte anche notevole.

Per gli italiani che si recano in UK per studio o lavoro, continua a essere invece indispensabile fare richiesta di un relativo Visto elettronico (eVisa). Tutti i titolari di eVisa, inclusi i minori, dovranno creare un account UKVI per controllare il proprio eVisa e aggiornare i dati del passaporto.

Non hanno bisogno di un’Eta: i cittadini italiani con uno status di immigrazione o un’esenzione per il sistema di immigrazione nel Regno Unito.

I cittadini italiani in possesso di uno status di immigrazione nel Regno Unito o di un’esenzione per l’immigrazione nel Regno Unito, tramite ad esempio l’EUSS (EU Settled Status o EU Pre-Settled Status) o se già in possesso di un visto di lavoro o di studio nel Regno Unito, non hanno l’obbligo di procurarsi un’ETA ma sono invitati a mantenere aggiornati i propri dati sul proprio account UKVI (UK Visas and Immigration)

Sempre a partire dal 25 febbraio 2026, i cittadini con doppia cittadinanza italiana-britannica, e anche i loro figli se con la stessa doppia cittadinanza (è possibile verificare la cittadinanza britannica a questo link), e i cittadini britannici, anche se in possesso di altre nazionalità, non sono idonei a ottenere l’ETA e potranno accedere nel Regno Unito solo tramite: – Un passaporto britannico valido oppure – Un passaporto italiano valido con un Certificato di diritto di residenza (Certificate of Entitlement).

Destra, Vannacci sbarca anche nella "rossa" Scandicci che lo aveva contestato

Roma, 24 feb. (askanews) – Futuro Nazionale con Vannacci nasce anche a Scandicci, comune alle porte di Firenze, che dal dopoguerra ad oggi non è mai stato governato da una giunta di centrodestra. E nasce grazie a militanti che hanno lasciato i due partiti di centrodestra, Fratelli d’Italia e Lega, che, a conti fatti, faranno un po le spese dell’uscita di Roberto Vannacci e della creazione di un nuovo partito di destra.

E dire che tre anni fa, quando il generale Vannacci approdò nella cittadina per presentare il suo libro “Il mondo al contrario” al teatro Aurora, quella presenza scatenò un vespaio di polemiche e la protesta della sezione locale dell’Anpi, che organizzò una contromanifestazione. “La Scandicci democratica, antifascista e antirazzista si indigna e farà sentire la sua voce di protesta”, scrissero gli attivisti dell’Associazione nazionale partigiani.

Ora Futuro Nazionale sbarca a Scandicci grazie anche ai delusi della destra di governo. Basta guardare le biografie politiche dei fondatori. Per dire, aderisce alla nuova avventura politica con Vannacci Leonardo Batistini, entrato in consiglio comunale nel 2009 con il Pdl e, addirittura, candidato sindaco di Scandicci, proposto dalla Lega e sostenuto da tutto il centrodestra (raccolse poco più del 25% dei consensi), nel 2019. Batistini, attualmente consigliere del Quartiere 4 per il centrodestra, ha lasciato il Carroccio a fine gennaio senza celare la sua delusione, ammettendo, tra l’altro, di “ricordare con malinconia gli anni del partito della ruspa” perchè con il tempo “la ruspa è diventata un decespugliatore e questo non può bastare per risolvere i problemi di sicurezza che ogni giorno affliggono Firenze”.

Il Comitato Costituente locale è presieduto da Riccardo Trallori e coordinato da Gregorio Sammarco, due esponenti locali di Fratelli d’Italia passati con Vannacci per costruire “una destra identitaria, pragmatica e fortemente orientata all’interesse nazionale”. “Futuro Nazionale nasce per dare una casa politica a chi crede in una destra capace di coniugare identità e concretezza – spiega Trallori -. Il nostro impegno sarà riportare al centro l’interesse nazionale, seguendo con coerenza la linea indicata da Roberto Vannacci. A Scandicci vogliamo costruire una presenza seria, competente e realmente radicata nei bisogni quotidiani della nostra comunità”. “Questo percorso offre finalmente voce a chi chiede una politica più diretta, più coraggiosa e più vicina ai cittadini – aggiunge Sammarco -Futuro Nazionale si propone come movimento identitario ma pragmatico, in grado di ascoltare le persone e avanzare soluzioni concrete. A Scandicci intendiamo aprire un vero laboratorio di partecipazione e responsabilità condivisa”.

All’atto costitutivo del comitato scandiccese di Futuro Nazionale sono intervenuti anche Leonardo Batistini e Andrea Cuscito, neo segretario provinciale di Futuro Nazionale e consigliere comunale di centrodestra a Greve in Chianti, che hanno sottolineato come “la sicurezza sia una priorità assoluta per Futuro Nazionale”.

Antimafia, Colosimo: c’è stato un grave attacco alle istituzioni

Roma, 24 feb. (askanews) – “I fatti dicono che questa relazione è chiara, innanzitutto perché anche chi non ha seguito e non ha potuto leggere le 66mila pagine della Procura si può fare un’idea. In questo modo si offre al Parlamento un quadro riguardo “un attacco alle istituzioni della democrazia”. Così ha detto la presidente della commissione antimafia, Chiara Colosimo, aprendo la seduta dell’organismo parlamentare e ricordando che oggi è in programma il voto sulla relazione di maggioranza rispetto al caso dei dossieraggi. Altre due relazioni “alternative” sono state presentate dal gruppo M5S e unitamente dai gruppi Pd, Avs e altri.

“Laddove dovesse trovarsi un unico filo conduttore che lega gli accessi abusivi avvenuti nella direzione nazionale antimafia e gli altri fatti di cronaca come Equalize o Paragon, sappiate che io me ne occuperò esattamente come mi sono occupata di questi”, ha continuato la presidente Colosimo.

Ue, Meloni il 18 Marzo in aula in Parlamento alla vigilia del Consiglio Ue

Roma, 24 feb. (askanews) – La premier Giorgia Meloni tornerà a parlare in aula in Parlamento mercoledì 18 marzo, per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo a Bruxelles dove è attesa l’indomani. Meloni farà le comunicazioni la mattina per prima in Senato, depositando in aula a Montecitorio il testo del suo discorso intorno alle 11. Alla Camera tornerà poi dopo il voto del Senato alle 16,15, per un secondo confronto e voto su risoluzioni per i quali la Conferenza dei Capigruppo di Montecitorio che si è riunita oggi ha stabilito un massimo di durata di 4 ore e 15 minuti: per le 21 il Parlamento dovrà aver finito la giornata di confronto con la Premier.

Vannacci formalizza adesione a gruppo estrema destra Europarlamento insieme a Afd

Bruxelles, 24 feb. (askanews) – Il generale Roberto Vannacci eurodeputato eletto con la Lega da cui è recentemente uscito per fondare il nuovo partito di estrema destra Futuro Nazionale, ha formalizzato a Bruxelles il proprio ingresso nel gruppo politico dell’Europa delle nazioni sovrane, Esn, durante una conferenza stampa insieme a René Aust, co-presidente del gruppo e membro del partito tedesco Afd.La decisione di accogliere Vannacci nel gruppo, ha detto Aust “è stata presa con il consenso del 100% del gruppo”. Quando è stato formato l’Esn, ha ricordato, “avevamo deciso di accogliere solo europarlamentari che si fossero dimostrati fedeli ai nostri princìpi. In questo caso non c’è dubbio, non soltato per il lavoro” di Vannacci “al Parlamento europeo, ma anche per il suo lavoro importante in patria”, e dopo aver esaminato nelle scorse settimane il lavoro di Vannacci “abbiamo concluso che abbiamo poschissime differenze e che sulla stragrande maggioranza dei punti siamo d’accordo, in particolare sulla politica economica, sulla cultura, sulla politica sociale e sulla politica migratoria, in tutti i campi di cui ci occupiamo qui”.

“Per me è un onore essere qua oggi, è un piacere entrare a far parte del gruppo dell’Europa delle nazioni sovrane” e “mi riconosco totalmente nei princìpi, valori e ideali dell’Esn”, ha detto Vannacci, menzionando in particolare: “il principio che vede prevalere la sovranità nazionale sul federalismo europeo che si vorrebbe raggiungere cancellando quelle che sono le identità delle nostre nazioni; il principio che vuole proteggere le identità dei popoli europei e delle tradizioni greco-romane europee; il principio della semplificazione burocratica nell’economia dei nostri Stati, di uno Stato che sia meno incombente, che tassi di meno le popolazioni e che dia libero sfogo alle eccellenze che da sempre hanno caratterizzato l’Europa e le sue splendide nazioni; il principio che vuole negare il Green Deal, questa truffa come l’ho chiamata in tantissimi miei interventi, la peggiore truffa che l’Europa abbia subito dal dopoguerra a oggi, e che ha desertificato le nostre industrie, le ha delocalizzate e ci ha reso più poveri e più instabili”.

“E soprattutto – ha sottolineato Vannacci – una posizione chiara su quello che è stato un fenomeno di massa degli ultimi anni: quello dell’immigrazione, che non è solamente l’importazione di forza lavoro, che poi va a delegittimare o a sostituire la forza lavoro che invece è presente ed è qualificata nelle nostre nazioni, ma è anche l’importazione di altre culture, altre civiltà che non sono compatibili con la nostra”.

“Quindi il fatto di avere questa unità di vedute” con il gruppo Esn, “di credere fermamente che questa Europa debba cambiare e debba ritornare a essere l’Europa che ha primeggiato negli ultimi secoli della nostra storia, mi ha convinto a raggiungere questo gruppo, e sono veramente convinto che insieme faremo un grande lavoro. Grazie per il vostro sostegno, grazie per avermi accettato, grazie a René Aust, grazie a tutti voi – ha detto ancora Vannacci rivolto ai molti membri dell’Esn presenti in sala – e sono convinto che insieme – ha concuso – continueremo a lavorare benissimo per noi, per le nostre nazioni, per i nostri popoli, per l’identità europea e per il futuro dei nostri giovani”.

Il gruppo dell’Esn, in cui è predominante la presenza del partito tedesco Alternative fuer Deutschland (Afd) di René Aust, è nato all’inizio di questa legislatura (luglio 2024) da una frattura nell’estrema destra europea (ex gruppo Identità e Democrazia). La frattura è stata causata dalle posizioni revisioniste sul nazismo prese da alcuni membri dell’Afd, e considerate inaccettabili dall’altro partito nazionale più importante dell’estrema destra, il Rassemblement National francese di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Dopo questa ricomposizione del quadro politico, la maggioranza dei partiti nazionali di estrema destra (Lega compresa) sono oggi nel gruppo dei Patrioti per l’Europa.

“Credo -ha sottolineato il generale ex vicesegretario della Lega- che il mio ruolo sia quello di risvegliare tutte le persone che credono in una destra vera. Abbiamo il 52 % degli italiani che non vanno a votare, e molti di loro sono di destra, perché non si sentono rappresentati dall’offerta politica che oggi è presente in Italia. Quindi credo di risvegliare le coscienze di queste persone”.

“E poi credo pure, perché no – ha continuato Vannacci -, di federare anche quelle realtà politiche e sociali che credono in una destra vera, e che possono vedere nel sottoscritto un punto di riferimento. Però – ha precisato – non mi sono posto come obiettivo quello di collegare tutti i partiti di destra attualmente esistenti. Il mio obiettivo è quello di cambiare l’Italia, cambiare l’Europa, e riportare una destra che oggi sta governando su delle posizioni veramente di destra”.

A un giornalista che chiedeva se nel suo governo ideale ci sia posto per Forza Italia, Vannacci ha risposto: “Dipende, io non ho problemi con le definizioni e con le entità, a me interessano le idee, i propositi e le azioni. E’ chiaro che degli eurodeputati che votano a favore di considerare i trans come delle donne (il riferimento è alla posizione degli eletti di Fi durante un voto del Parlamento europeo la settimana scorsa, ndr), insomma, ce li vedo un pochettino difficilmente all’interno di questa posizione”, quella di una destra vera, “che invece è ben diversa”.

“E non perché io ce l’abbia con gli orientamenti sessuali delle persone”, ha osservato l’eurodeputato, puntualizzando che il problema è invece “quando l’orientamento sessuale si trasforma in una posizione politica e in un avocare determinati diritti”.

Luca Ward: "Istituzioni assenti, ho brevettato la mia voce contro IA"

Roma, 24 feb. (askanews) – “Purtroppo le istituzioni non ci tutelano. Il singolo sente che la propria arte è minacciata dall’Intelligenza Artificiale. Mancando delle leggi a nostra protezione, l’unico modo è muoversi in autonomia. Per questo ho scelto di brevettare la mia voce. Ho preso ispirazione dal modello americano, da quello che stanno facendo molti attori a Hollywood. Ci sono leggi internazionali che lo consentono. Dobbiamo dare un segnale forte per difenderci, non solo nel nostro settore, ma in moltissime altre professioni”: è quanto denuncia Luca Ward, che ha depositato ufficialmente il marchio sonoro della propria voce. L’attore e doppiatore è tra i primi in Italia ad adottare una strategia giuridica avanzata di questo tipo, per proteggersi dall’uso illecito dell’Intelligenza Artificiale, come scrive l’Associazione Nazionale degli Attori Doppiatori (ANAD) in un comunicato, impegnata attivamente per far fronte ai rischi dell’uso non regolamentato dell’IA che, in un campo artistico come quello del doppiaggio, sono sempre più crescenti.

Il futuro, quindi, potrebbe essere brevettare la propria voce, contro l’appropriazione illegale dell’Intelligenza Artificiale, spiega Luca Ward e gli fa eco il presidente di ANAD, Daniele Giuliani. “Ho saputo da Luca di questa sua iniziativa e rappresenta un primo passo concreto, molto interessante, per tutti noi che lavoriamo con la voce – commenta Giuliani – Sono convinto che servano comunque leggi chiare sull’IA. Come detto dagli stessi fondatori delle più grandi aziende tech del mondo, se non regolamentata a dovere diventerà un problema insormontabile. E noi di ANAD stiamo lavorando in questa direzione”.

Von der Leyen: i Volenterosi sono al fianco di Kiev

Roma, 24 feb. (askanews) – “In questo triste anniversario, la Coalizione dei Volenterosi è al fianco dell’Ucraina”, ha scritto oggi su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, oggi a Kiev.

“Intensificheremo il sostegno militare e le forniture, con particolare attenzione ai sistemi di difesa aerea, ai droni e alle munizioni a lungo raggio”, ha aggiunto von der Leyen.

“Stiamo lavorando a garanzie solide di sicurezza e prosperità – insieme ai nostri partner statunitensi, saldamente ancorate al percorso dell’Ucraina verso l’UE”, ha specificato von der Leyen.

A Monaco “Mediterraneo 2050”, come su un’astronave ma nel mare

Monaco, 24 feb. (askanews) – Un viaggio nel tempo e nello spazio a bordo di un Nautilus che porta fino all’anno 2050. La sensazione è quella di trovarsi in una astronave ma la destinazione è il Mare Nostrum. L’Istituto Oceanografico di Monaco con “Mediterraneo 2050” ha dato vita a una mostra immersiva e interattiva presso il Museo Oceanografico di Monaco. Circa 1.000 metri quadrati di spazi espositivi e una nuova prospettiva per capire tutte le ragioni per impegnarsi a proteggere il nostro mare.

Ci sono mille dettagli che ci sfuggono, ma che sono fondamentali per la sopravvivenza del Mediterraneo. Dall’importanza della posidonia sino all’impatto del traffico marittimo. Crocevia di civiltà passate e presenti, un tesoro vulnerabile. Pur rappresentando solo l’1% dell’oceano mondiale, ospita una biodiversità eccezionale, quasi il doppio di quella della Grande Barriera Corallina. Ma è in pericolo.

Tiziana Caporale, responsabile del servizio Educazione e Animazione del Museo Oceanografico di Monaco, nostra guida d’eccezione: “Come primo approccio portiamo il visitatore a scoprire quali sono le origini del Mediterraneo e gli proponiamo un viaggio spazio-temporale per mostrargli quali sono le caratteristiche uniche del mare Mediterraneo a livello di specie, di diversità, ma lo portiamo fino al 2050, per mostrargli attraverso una sala che è completamente immersiva, la bellezza delle specie, la ricchezza di queste specie e soprattutto come può essere il nostro mare Mediterraneo se oggi, nel 2025, decidiamo di agire concretamente, ciascuno di noi, dal cittadino comune alle istituzioni pubbliche, per proteggere il mare. E quindi è un’esposizione che si vuole affascinante, perché vuole mostrare ciò che veramente abbiamo davanti ai nostri occhi e che dobbiamo proteggere”, afferma.

Da oltre un secolo, Monaco e il Mediterraneo sono legati da un vero impegno iniziato dal Principe Alberto I, portato aventi da Ranieri III e oggi guidato da Alberto II. Alberto I condusse 28 spedizioni scientifiche, fondò la CIESM nel 1919 (oggi Mediterranean Science Commission) e promosse la ricerca sugli abissi. Ranieri III rafforzò questo ruolo ospitando tra le tante iniziative e accordi promossi, nel 1959 la prima conferenza sulle scorie nucleari. Oggi Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto II di Monaco è ampiamente riconosciuto a livello internazionale come un leader attivo nella salvaguardia degli oceani e nella promozione della sostenibilità marina, sostiene attivamente la “blue finance” come strategia economica e, oltre alla Fondazione che porta il suo nome, ha dato vita a numerose iniziative anche di confronto e dialogo.

Servizio di Cristina Giuliano

Immagini e montaggio askanews

Ucraina, Palazzo Chigi: risoluzione conflitto interesse europeo prioritario

Roma, 24 feb. (askanews) – La risoluzione del conflitto in Ucraina “rappresenta un interesse strategico europeo prioritario, essenziale per garantire la sicurezza del Continente e quindi dell’Italia”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi in merito alla partecipazione della premier Giorgia Meloni in videocollegamento alla riunione dei leader della coalizione dei volenterosi.

“L’Italia – si sottolinea – sta rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alle urgenti esigenze umanitarie della popolazione ucraina. È attualmente in corso un programma di fornitura di generatori e caldaie a sostegno del sistema energetico ucraino, fondamentale per la resilienza civile. Parallelamente, è stata avviata un’iniziativa per la fornitura di apparecchiature sanitarie destinate ai reparti materno-infantili degli ospedali situati nelle aree più colpite dagli attacchi. Questo impegno umanitario costituisce il presupposto per la futura opera di ricostruzione della nazione, alla quale l’Italia partecipa con un ruolo di primo piano, come testimoniato dall’organizzazione della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina nel luglio 2025”.

Palazzo Chigi: dall’Italia in quattro anni costante e convinto sostegno all’Ucraina

Roma, 24 feb. (askanews) – “Nel quarto anniversario dell’ingiustificata e brutale aggressione russa all’Ucraina, il governo italiano rinnova la propria solidarietà e vicinanza alle istituzioni e alla popolazione ucraina. In questi quattro anni di lotta del popolo ucraino per la difesa della propria libertà e indipendenza, l’Italia ha sempre assicurato il proprio costante e convinto sostegno insieme ai propri alleati europei e occidentali. L’Italia concorre con determinazione agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura. In questa prospettiva, il governo sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti e partecipa alle attività della Coalizione dei volenterosi per la definizione di solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi.

Rogoredo, giustizia e propaganda

L’indagine e la reazione politica

La vicenda del poliziotto che ha ucciso uno spacciatore a Rogoredo ci dice molte cose. Nell’immediatezza dei fatti, non appena la magistratura apre un fascicolo per accertare l’accaduto — atto doveroso essendo stata uccisa una persona — la Destra si scatena. Giorgia Meloni diffonde un video nel quale si dichiara indignata per la decisione della magistratura: una vergogna, i soliti giudici di sinistra, la polizia deve essere lasciata in pace; ora faremo uno scudo penale che impedirà queste indagini, modello Ice.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia urla in televisione che è ora di finirla con questa magistratura politicizzata, che con la vittoria al referendum le cose cambieranno. Finalmente — lascia intendere — la magistratura farà quello che diciamo noi.

L’accertamento dei fatti e il cambio di tono

Ma la magistratura fa il suo dovere. I pubblici ministeri non si fanno condizionare e, con l’ausilio della polizia giudiziaria che dirigono, accertano che le cose non sono come sembrano e che forse il poliziotto ha ucciso lo spacciatore non per difendersi, ma dolosamente e nell’ambito di relazioni torbide, che ovviamente vanno chiarite.

Presa in contropiede, la Destra imbarazzata alza i toni, si scatena, addita il poliziotto come traditore, lo definisce delinquente e chiede pene più dure possibili, esemplari.

Stato di diritto contro giustizia a comando

Ancora una volta viene rappresentato il paese distopico che si ha in testa: un paese nel quale chi è indagato è già condannato prima del processo e la magistratura deve obbedire alle indicazioni politiche — pena massima, buttare la chiave.

Ma no, cari signori della Destra: quel poliziotto non merita di essere definito criminale prima di essere giudicato; non merita una pena esemplare, merita invece un processo giusto. Siamo uno Stato di diritto e, se trovato colpevole, merita una pena giusta, non quella che fa comodo al potere.

Questa è la giustizia che vuole la Destra, questo è il paese che ha in testa la Destra.

E non sono la giustizia e il paese che voglio io.

 

[Tratto da profilo Fb dell’autore – Deputato del Pd]

Nastri d’argento 2026, annunciati finalisti per Migliori Documentari

Roma, 24 feb. (askanews) – Musica grande protagonista anche ai Nastri d’Argento nella selezione dei titoli che si contendono i Nastri d’Argento 2026 per i migliori Documentari realizzati nel 2025. La selezione finale dei candidati ai Premi dei Giornalisti Cinematografici sarà completata da alcuni Premi speciali che verranno annunciati e consegnati lunedì prossimo 2 marzo al Cinema Barberini di Roma.

La Selezione speciale, eccezionalmente di sei titoli, dedicata quest’anno, dopo Arte e Sport, ai documentari che raccontano artisti molto amati, è composta da “Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco” di Cristiana Mainardi, “Nel blu dipinti di rosso” di Stefano Di Polito, “Nino. 18 giorni” di Toni D’Angelo, “Piero Pelù. Rumore dentro” di Francesco Fei, “Pino” di Francesco Lettieri dedicato a Pino Daniele e “Rino Gaetano – Sempre più blu” di Giorgio Verdelli.

Come sempre ricchi di storie che, con il taglio del racconto cinematografico, entrano nel mondo della cronaca attraverso la memoria e la ricerca storica, i titoli in ‘cinquina’ 2026 per il Cinema del Reale: Dom di Massimiliano Battistella, Film di Stato di Roland Sejko, Sciatunostro di Leandro Picarella, Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi e Toni, mio padre di Anna Negri. Finalisti per Cinema, Spettacolo, Cultura: Bobò di Pippo Delbono, Ellroy vs L.A. di Francesco Zippel, Elvira Notari. Oltre il silenzio di Valerio Ciriaci, Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra di Roberto Andò e Roberto Rossellini – Più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti.

I vincitori, selezionati dai Giornalisti Cinematografici che festeggiano quest’anno l’80esimo compleanno dei Nastri d’Argento, saranno annunciati e premiati lunedì prossimo al Cinema Barberini di Roma, ancora una volta partner di quest’edizione.

Sono stati già assegnati il Nastro per il ‘Documentario dell’anno’ ad Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello, sulla storia di Aldo, Giovanni e Giacomo e il ‘Nastro della legalità’ al film di Simone Manetti Giulio Regeni – Tutto il male del mondo.

La selezione ufficiale è firmata dal Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani che ha appena concluso il suo mandato (ed è pronto a un nuovo triennio, rinnovato nella composizione). Ne hanno fatto parte con Laura Delli Colli (Presidente), Fulvia Caprara (Vicepresidente), Oscar Cosulich, Susanna Rotunno, Paolo Sommaruga, Stefania Ulivi e Maurizio di Rienzo, in particolare per il coordinamento delle proposte esaminate. Sono stati 195 i documentari visionati, editi nel 2025 e proposti entro il 31 dicembre scorso dai Festival più importanti o nelle rassegne specializzate, e in qualche caso, usciti in sala e/o trasmessi poi su reti o piattaforme televisive.

Calcio, insulti e minacce, Di Gregorio chiude account social

Roma, 24 feb. (askanews) – Momento complicato per Michele Di Gregorio, che sta vivendo la fase più delicata da quando, nell’estate 2024, è approdato alla Juventus. Le ultime uscite contro Como e Inter non sono state all’altezza delle aspettative: due errori hanno favorito il vantaggio degli avversari, alimentando critiche e malumori attorno al portiere bianconero.

Fin qui il campo. Poi, però, la situazione è degenerata. Dopo la sconfitta con i lariani, l’ex Monza ha deciso di chiudere i commenti sul proprio profilo Instagram, travolto da una valanga di insulti. Non solo attacchi personali, ma anche minacce rivolte ai familiari, un’escalation che ha superato il confine della contestazione sportiva.

Secondo quanto riportato da Tuttosport, già prima del fischio d’inizio contro il Como, durante il riscaldamento, alcuni tifosi lo avrebbero insultato pesantemente, con epiteti offensivi e riferimenti al suo passato nelle giovanili nerazzurre.

Vannacci: risveglio le coscienze di chi crede in una destra vera

Bruxelles, 24 feb. (askanews) – “Abbiamo il 52 % degli italiani che non vanno a votare. Molti di loro sono di destra perché non si sentono rappresentati dall’offerta politica che oggi è presente in Italia. Quindi credo di risvegliare le coscienze di queste persone e poi credo anche, perché no, di federare anche quelle realtà politiche sociali che credono in una destra vera e che possono vedere nel sottoscritto un punto di riferimento. Però non mi sono posto come obiettivo quello di collegare tutti i partiti di destra che attualmente esistono. Il mio obiettivo è quello di cambiare Italia e l’Europa e riportare, se vuole, una destra che oggi sta governando su delle posizioni veramente di destra”. Lo ha detto il generale Roberto Vannacci, eurodeputato eletto con la Lega, da cui è recentemente uscito per fondare il nuovo partito di estrema destra Futuro Nazionale, a margine di una conferenza stampa insieme a René Aust, co-presidente del gruppo e membro del partito tedesco Afd, in cui ha annunciato oggi a Bruxelles il suo ingresso nel gruppo politico dell’Europa delle nazioni sovrane, Esn.

Sul suo governo ideale e se Forza Italia possa farne parte: “Io non ho problemi con le definizioni e con le entità, a me interessano le idee, i propositi le azioni. E’ chiaro che degli eurodeputati che votano a favore di considerare i trans come delle donne, insomma, ce li vedo un pochettino difficilmente all’interno di questa posizione che invece è ben diversa. Ma non perché io ce l’abbia con gli orientamenti sessuali delle persone, ma quando l’orientamento sessuale si trasforma in una posizione politica e in un avvocare determinanti diritti, allora sì”, ha concluso Vannacci.

Sanremo, Conti scherza: Yaman più abbronzato ma vinco sul fisico

Sanremo, 24 feb. (askanews) – “Sull’abbronzatura mi batte, sul fisico non tanto”. Carlo Conti accoglie con una battuta l’ingresso alla conferenza stampa quotidiana di Sanremo Can Yaman attore e

modello, co-conduttore della prima serata del Festival.

L’attore turco è stato protagonista di varie serie tv di successo, l’ultima “Sandokan”, in cui interpreta il protagonista, il pirata della Malesia nato dalla penna dello scrittore Emilio Salgari.

Biathlon, Dorothea si ritira, Sinner si congratula: "Che carriera"

Roma, 24 feb. (askanews) – Quattro medaglie olimpiche, 12 mondiali, 4 ori iridati, 2 Coppe del Mondo generali, 4 Coppe di specialità. Con questi titoli e non solo Dorothea Wierer è stata la fuoriclasse assoluta del biathlon azzurro, costruendosi un’avventura che ha avuto il suo epilogo proprio recentemente, con il ritiro ufficiale annunciato, a 35 anni, dopo le ultime Olimpiadi di Milano-Cortina. E a sugellare il suo addio agonistico sono arrivati anche i complimenti di un altro campione italiano, Sinner. Il n.2 attuale del tennis mondiale ha pubblicato su Instagram una story per congratularsi con la biatleta classe 1990. “Che carriera, complimenti” è stato il messaggio di Jannik, con tanto di applausi.

A Sanremo sale l’attesa, generazioni divise: rapper vs veterani

Sanremo, 24 feb. (askanews) – Fan in attesa dalla mattina fuori dall’Ariston per vedere i cantanti arrivare per interviste e appuntamenti con la stampa. A poche ore dal via del 76esimo Festival di Sanremo si fanno previsioni e si esprimono preferenze, sperando in una foto da vicino o un autografo. Emerge una spaccatura tra generazioni: i ragazzi sostengono i loro coetanei, rapper e non, mentre altre generazioni vorrebbero sul podio i “veterani” dell’Ariston come Francesco Renga o Arisa.

“Francesco Renga, siamo qui per lavoro ma speriamo passi lui, Laura Pausini, Arisa. Io Arisa” dicono due fan. “Non sono informata sui giovani io sono per i big di una volta, diciamo i veterani” sostiene una. “Nayt, Ci piace tutto, fa musica per ragazzini come noi, ci piace il suo stile” dicono dei ragazzi. “Sono qui per mio figlio, vuole Chiello, Nayt, io Raf” afferma una donna. “Sayf perché è di Genova, lo conosciamo, l’anno scorso c’era Bresh, noi siamo team Liguria” dice una ragazza.

“Io voglio vedere Tredici Pietro, mi incuriosisce – sostiene una donna – Fedez tra i big”. “Spererei di vedere J-Ax, speriamo che sia una bella serata, il biglietto non lo ho, ma mi accontento di stare qui, spero vinca J-Ax” aggiunge un’altra.

Sanremo, Conti: stasera l’incontro tra i due Sandokan sul palco

Sanremo, 24 feb. (askanews) – “Stasera ci sarà il confronto con i due Sandokan sul palco dell’Ariston, dopo 50 anni ci sarà anche Kabir Bedi”.

Lo ha svelato Carlo Conti in conferenza stampa, parlando della prima serata in cui c’è Can Yaman come co-conduttore, il Sandokan della serie di successo andata in onda di recente sulla Rai si troverà sul palco con l’attore dello storica serie del 1976.

L’attore e modello turco ha detto che girerà prossimamente Sandokan 2.

Sanremo, sfilano i big: eleganza e qualche tocco di estro

Sanremo, 24 feb. (askanews) – Leo Gassmann con un mazzo di mimose in mano è stato il primo a sfilare sulla passerella blu dell’Eni Carpet che unisce Piazza Colombo all’ingresso del Teatro Ariston. Tante persone sono arrivate per vedere da vicino i loro beniamini e hanno atteso a lungo dietro le transenne per ammirarli, come si vede nelle immagini girate dal balconcino del Villaggio del Festival di Sanremo.

A conquistare i fotografi per i loro look le Bambole di pezza in bianco, versione spose rock, Patty Pravo in rosso e nero con giacca-mantello e tricorno, Arisa in una nuvola bianca, il duo Masini-Fedez in total black, Maria Antonietta, accompagnata da Colombre, con stivali psichedelici, J-Ax in stile country con cappello da cowboy, bastone e pelliccia, Samurai Jay che ha regalato fiori, Chiello con scarpe bianche con i tacchi, Dargen D’Amico a righe in bianco con cappotto con strascico trapuntato e Ditonellapiaga stilosissima in look optical con scarpe bicolor e pelliccia intonata. Totale cambio di look di Serena Brancale che si è presentata in bianco e crema e capelli scuri.

E ancora, Elettra Lamborghini elegantissima in abito nero lungo con boa e scollatura a cuore, con collier scintillante, che ha infiammato la passerella ballando e ha chiuso la sfilata.

Per i bookmaker stasera guiderà la classifica di Sanremo Ditonellapiaga

Sanremo, 24 feb. (askanews) – L’attesa è finita, i 30 Big di Sanremo sono pronti a sfidarsi e gli esperti Sisal hanno pronosticato chi, in questa prima serata, potrebbe aggiudicarsi un posto nelle prime cinque posizioni della classifica.

Quali sono gli artisti in lizza per questo piazzamento? Un posto sembrerebbe essere riservato a Ditonellapiaga offerta a 1,12. Insieme a lei nella TOP5 Fulminacci e Sayf appaiati in quota 1,25; la coppia Maria Antonietta Colombre a 1,50 e Serena Brancale a 1,65. Ma attenzione a Ermal Meta e Tommaso Paradiso che a 2,25 se la giocheranno tutta per raggiungere questo primo traguardo. Possibili sorprese però potrebbero arrivare anche da Malika Ayane (2,50), Tredici Pietro (2,75) e dal nuovo duo Fedez-Masini (3,00).

Di seguito un aggiornamento sulle quote vincente finale: SERENA BRANCALE – 3,50 FEDEZ E MASINI – 5,00 SAYF, TOMMASO PARADISO – 7,50 DITONELLAPIAGA – 16,00 ARISA, ERMAL META, SAL DA VINCI – 20,00 FULMINACCI, EDDIE BROCK – 25,00 TREDICI PIETRO – 33,00 NAYT, MALIKA AYANE, ENRICO NIGIOTTI – 50,00 MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE, CHIELLO, LUCHÈ – 66,00 LEVANTE, MICHELE BRAVI, PATTY PRAVO, BAMBOLE DI PEZZA, J-AX, MARA SATTEI, DARGEN D’AMICO – 100,00 RAF, FRANCESCO RENGA – 150,00 ELETTRA LAMBORGHINI, LDA E AKA 7EVEN, LEO GASSMANN, SAMURAI JAY – 200,00

Corte Conti: in aumento condotte dolose su fondi pubblici, anche Pnrr

Roma, 24 feb. (askanews) – Anche nel 2025 “è emerso un aumento delle fattispecie di danno riguardanti condotte dolose di distrazione dei contributi e dei finanziamenti pubblici, di provenienza unionale, statale e regionale, anche a valere su fondi Pnrr”. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026.

“Si tratta, nello specifico, dello sviamento, da parte di privati, dalle finalità per le quali erano stati erogati i finanziamenti, configurando spesso profili di corruzione e incidendo anche sugli obblighi dell’Italia nei confronti dell’Unione europea”, ha spiegato.

Rai, Pd: La Russa sblocchi stallo Vigilanza invece che pensare a Sanremo

Milano, 24 feb. (askanews) – “Più che occuparsi della scaletta del prossimo Festival di Sanremo e parlare di fantomatici agguati e atti riparatori, il Presidente del Senato dovrebbe garantire il corretto funzionamento degli organi parlamentari di garanzia. Le parole pronunciate ieri da Ignazio La Russa risultano improprie e preoccupanti, perché evocano un’ingerenza politica su scelte editoriali che non competono alla seconda carica dello Stato”. Lo dichiarano in una nota i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza RAI.

“Ci saremmo aspettati dal Presidente del Senato – prosegue la nota – un impegno concreto per superare la situazione anomala che dall’inizio della legislatura sta impedendo alla Commissione di Vigilanza Rai di svolgere il proprio lavoro, a causa dell’ostruzionismo della maggioranza. Un blocco che di fatto paralizza un organismo di garanzia fondamentale per il pluralismo e la trasparenza del servizio pubblico. Registriamo invece un silenzio assordante su questo tema. Difendere l’autonomia e l’indipendenza della Rai significa rispettare le prerogative del Parlamento e assicurare ai cittadini un’informazione libera e plurale”, concludono i parlamentari Dem della Vigilanza Rai.

Rogoredo, Conte: gravissima cantonata di Meloni e Salvini

Roma, 24 feb. (askanews) – “Hanno preso una grandissima cantonata su Rogoredo. Una cosa gravissima, perché loro vogliono fare le sentenze che convengono alla politica, quelle che fanno crescere il consenso, che fanno propaganda e quindi anche questo episodio”. Così il leader M5s Giuseppe Conte durante un punto stampa in Sicilia torna sulla vicenda del poliziotto che ha ucciso un pusher nel milanese.

“Salvini, Bignami e la stessa Meloni si sono messi a parlare non sapendo neppure fatti – osserva – questo ci fa capire che i pubblici ministeri devono essere assolutamente autonomi e indipendenti, lasciamo che lavorino e rispettiamo il potere autonomo e indipendente” della magistratura.

In vigore i nuovi dazi globali di Trump (per ora al 10%)

Roma, 24 feb. (askanews) – Sono entrati in vigore negli Stati uniti i nuovi dazi globali del 10 per cento voluti dal presidente Donald Trump, annunciati dopo la decisione della Corte suprema che venerdì ha invalidato gran parte delle precedenti tariffe. La nuova sovrattassa, che Trump ha minacciato di portare al 15 per cento, sostituisce i dazi generalizzati finora applicati e quelli previsti da vari accordi commerciali con i principali partner di Washington.

I servizi doganali statunitensi hanno confermato che la riscossione dei dazi bocciati dalla Corte è cessata a mezzanotte ora di Washington (6 in Italia), contestualmente all’entrata in vigore della nuova tariffa del 10 per cento. Il provvedimento si basa su una legge del 1974 che consente al presidente di intervenire per riequilibrare gli scambi in presenza di un grave squilibrio della bilancia dei pagamenti.

I nuovi dazi non sostituiscono le tariffe settoriali già in vigore, comprese tra il 10 e il 50 per cento su comparti come rame, automotive e legname, né si applicano ai prodotti canadesi e messicani importati nell’ambito dell’accordo nordamericano Aceum. Secondo il Budget Lab dell’Università di Yale, la misura porterà il dazio medio effettivo sui beni importati negli Stati uniti al 13,7 per cento, contro il 16 per cento precedente alla sentenza della Corte.

Il decreto ha una durata di 150 giorni, entro i quali l’amministrazione dovrà ottenere l’approvazione del Congresso per mantenere le tariffe. Trump ha definito la decisione della Corte “ridicola” e ha ventilato un aumento al 15 per cento, ma finora non ha firmato un nuovo ordine esecutivo.

Le tariffe annullate dalla Corte si basavano sull’International Emergency Economic Powers Act del 1977, che consente interventi economici senza autorizzazione del Congresso in caso di emergenza, ritenuta non dimostrata dai giudici. Secondo analisti, nel 2025 tali dazi hanno superato i 130 miliardi di dollari e la sentenza apre la strada a possibili rimborsi alle imprese. Il gruppo logistico FedEx ha già avviato un’azione legale contro il governo.

Vannacci entra all’Europarlamento nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane

Bruxelles, 24 feb. (askanews) – Il generale Roberto Vannacci, eurodeputato eletto con la Lega, da cui è recentemente uscito per fondare il nuovo partito di estrema destra Futuro Nazionale, ha annunciato oggi a Bruxelles il suo ingresso nel gruppo politico dell’Europa delle nazioni sovrane, Esn, durante una conferenza stampa insieme a René Aust, co-presidente del gruppo e membro del partito tedesco Afd.

La decisione di accogliere Vannacci nel gruppo, ha detto Aust “è stata presa con il consenso del 100% del gruppo”. Quando è stato formato l’Esn, ha ricordato, “avevamo deciso di accogliere solo europarlamentari che si fossero dimostrati fedeli ai nostri princìpi. In questo caso non
c’è dubbio, non soltato per il lavoro” di Vannacci “al Parlamento europeo, ma anche per il suo lavoro importante in patria”, e dopo aver esaminato nelle scorse settimane il lavoro di Vannacci “abbiamo concluso che abbiamo pochissime differenze e che sulla stragrande maggioranza dei punti siamo d’accordo, in particolare sulla politica economica, sulla cultura, sulla politica sociale e sulla politica migratoria, in tutti i campi di cui ci occupiamo qui”.

“Per me è un onore essere qua oggi, è un piacere entrare a far parte del gruppo dell’Europa delle nazioni sovrane” e “mi riconosco totalmente nei princìpi, valori e ideali dell’Esn”, ha detto Vannacci, menzionando in particolare: “il principio che vede prevalere la sovranità nazionale sul federalismo europeo che si vorrebbe raggiungere cancellando quelle che sono le identità delle nostre nazioni; il principio che vuole proteggere le identità dei popoli europei e delle tradizioni greco-romane europee; il principio della semplificazione burocratica nell’economia dei nostri Stati, di uno Stato che sia meno incombente, che tassi di meno le popolazioni e che dia libero sfogo alle eccellenze che da sempre hanno caratterizzato l’Europa  e le sue splendide nazioni; il principio che vuole negare il Green Deal, questa truffa come l’ho chiamata in tantissimi miei
interventi, la peggiore truffa che l’Europa abbia subito dal
dopoguerra a oggi, e che ha desertificato le nostre industrie, le
ha delocalizzate e ci ha reso più poveri e più instabili”.

“E soprattutto – ha sottolineato Vannacci – una posizione chiara
su quello che è stato un fenomeno di massa degli ultimi anni:
quello dell’immigrazione, che non è solamente l’importazione di
forza lavoro, che poi va a delegittimare o a sostituire la forza
lavoro che invece è presente ed è qualificata nelle nostre
nazioni, ma è anche l’importazione di altre culture, altre
civiltà che non sono compatibili con la nostra”.

“Quindi il fatto di avere questa unità di vedute” con il gruppo
Esn, “di credere fermamente che questa Europa debba cambiare e
debba ritornare a essere l’Europa che ha primeggiato negli ultimi
secoli della nostra storia, mi ha convinto a raggiungere questo
gruppo, e sono veramente convinto che insieme faremo un grande
lavoro. Grazie per il vostro sostegno, grazie per avermi
accettato, grazie a René Aust, grazie a tutti voi – ha detto
ancora Vannacci rivolto ai molti membri dell’Esn presenti in sala
– e sono convinto che insieme – ha concuso – continueremo a
lavorare benissimo per noi, per le nostre nazioni, per i nostri
popoli, per l’identità europea e per il futuro dei nostri
giovani”.

Il gruppo dell’Esn, in cui è predominante la presenza del partito
tedesco Alternative fuer Deutschland (Afd) di René Aust, è nato
all’inizio di questa legislatura (luglio 2024) da una frattura
nell’estrema destra europea (ex gruppo Identità e Democrazia). La
frattura è stata causata dalle posizioni revisioniste sul nazismo
prese da alcuni membri dell’Afd, e considerate inaccettabili
dall’altro partito nazionale più importante dell’estrema destra,
il Rassemblement National francese di Marine Le Pen e Jordan
Bardella. Dopo questa ricomposizione del quadro politico, la
maggioranza dei partiti nazionali di estrema destra (Lega
compresa) sono oggi nel gruppo dei Patrioti per l’Europa.

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Corte dei Conti, Carlino: noi garanti della finanza pubblica contro gli sprechi

Roma, 24 feb. (askanews) – “E’ indubbio che questa Magistratura, nell’esercizio delle sue funzioni tanto giurisdizionali quanto di controllo, non potrà mai venir meno al ruolo assegnatole dalla Costituzione di garante indipendente della finanza pubblica contro ogni forma di cattiva gestione, di spreco o di danno all’erario e quindi alla collettività”. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, in merito alla recente entrata in vigore della legge 7 gennaio 2026, n. 1, che “incide in modo rilevante sulle funzioni giurisdizionali e di controllo” della magistratura contabile.

“È questo il codice genetico della nostra Corte, come concepito dai Padri costituenti e riportato chiaramente nel testo costituzionale che, malgrado lo scorrere del tempo, esprime principi tuttora fortemente sentiti nella comunità nazionale e capisaldi indispensabili del vivere civile”, ha aggiunto Carlino. Carlino ha poi preso le distanze “da “talune argomentazioni che, ancorandosi a una supposta ‘paura della firma’, prospettano l’operato della Corte dei conti come un ostacolo all’agire della P.A. Tali posizioni palesano un atteggiamento di sostanziale indifferenza, se non di contrarietà, verso gli strumenti di tutela delle risorse pubbliche, la cui custodia e sana gestione assicurano allo Stato i mezzi indispensabili per svolgere le proprie funzioni e i propri servizi, per soddisfare i diritti dei cittadini e per rendere più prospera e forte la Repubblica”.

Secondo il presidente “dovrebbe essere chiaro a tutti, come lo era per i Padri costituenti, che la Corte dei conti costituisce imprescindibile presidio per l’attuazione di tali alti obiettivi. È evidente che la riscrittura delle funzioni della Corte, così come l’interpretazione delle disposizioni che le regolano, debbono sempre riferirsi e conformarsi ai principi costituzionali, in linea con esigenze di certezza del diritto, di ragionevolezza e di parità di trattamento”.

Guardian: la decisione di attaccare l’Iran dipenderà anche da Witkoff e Kushner

Roma, 24 feb. (askanews) – La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ordinare attacchi aerei contro l’Iran potrà dipendere, in parte, dal giudizio degli inviati speciali di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sulla possibilità che Teheran stia tergiversando su un accordo per rinunciare alla sua capacità di produrre armi nucleari, riferisce il quotidiano britannico Guardian.

Il presidente statunitense non ha ancora preso una decisione definitiva sugli attacchi, mentre l’amministrazione si prepara a ricevere l’ultima proposta dell’Iran nel corso della settimana, in vista di quello che i funzionari hanno definito un ultimo, disperato round di negoziati, previsto per giovedì a Ginevra.Questi colloqui saranno guidati da Witkoff e Kushner, la cui valutazione sulla probabilità di un accordo influenzerà i calcoli di Trump. In caso di mancato accordo, Trump ha detto ai suoi consiglieri che sta valutando attacchi limitati per fare pressione sull’Iran e, in caso contrario, un attacco molto più ampio per imporre un cambio di regime.

"Costanera", primo ciak per film di Concari con Celeste Dalla Porta

Roma, 24 feb. (askanews) – Sono iniziate lunedì 23 febbraio e si svolgeranno tra Lazio, Puglia e Uruguay le riprese di “Costanera”, il musical e coming of age, opera prima di Mauro Diéz Concari, prodotto da Minerva Pictures in coproduzione con Nadador Cine (Uruguay) e Agresywna Banda (Polonia) e in collaborazione con Rai Cinema.

Un esordio dal respiro internazionale che intreccia jazz, amore e talento in un racconto di formazione sospeso tra due continenti. Il film vede nel cast Celeste Dalla Porta, alla sua seconda interpretazione dopo il folgorante esordio in Parthenope di Paolo Sorrentino, Michele Sallicandro (I bastardi di Pizzofalcone), Cecilia Bertozzi (Comandante, Call My Agent 2), Fabrizio Ferracane e l’attore argentino Marcelo Subiotto (Miglior Attore al Festival di San Sebastian per Puan, Netflix’s The Eternaut, The Message, Gran premio della Giuria alla Berlinale 2025).

La colonna sonora originale è composta e firmata da Raphael Gualazzi, tra i jazzisti contemporanei più importanti a livello europeo.

Protagonista della storia è Diego, giovane trombettista talentuoso ma irrequieto, che decide di lasciare Roma e la fidanzata Alice per raggiungere il suo mentore Nacho in Argentina. Ad aspettarlo, dall’altra parte del mondo, non ci sono né contratti né certezze. Diego parte perché vuole provare a fare davvero il musicista, mettendosi in ascolto del proprio talento e misurandosi con quella scelta senza più alibi. Il viaggio si rivela presto più esistenziale che professionale. A Buenos Aires, Diego entra in contatto con un ambiente nuovo, fatto di serate piene di musica, colori e improvvisazioni febbrili, ma soprattutto ritrova l’amore in Camila, una giovane aspirante traduttrice che lo travolge completamente. Anche grazie a lei, le domande che lo accompagnavano da tempo diventano centrali e trovano risposte per molti versi inattese.

“Costanera” racconta il percorso di un giovane che cerca di essere all’altezza dell’idea che ha di sé. Per Diego il jazz è una passione sconfinata, una vera e propria ossessione: tutto nella sua vita ruota attorno a questo. All’inizio suonare è anche un modo per sentirsi qualcuno, per darsi un’identità precisa. Con il tempo la musica cambia significato: non è più solo ciò che lo definisce, ma qualcosa di cui ha davvero bisogno.

Con Costanera, co-scritto con Enrico Minto e Elena Tramonti, Mauro Diéz Concari (2000), giovane regista italo-spagnolo diplomato al CSC, firmerà un’opera prima viva e gioiosa, che fonderà musical e racconto intimo, costruendo un debutto pieno di colori e movimento, capace di trasformare il viaggio di un giovane artista in una riflessione universale sulla ricerca di sé, del proprio talento e del proprio posto nel mondo.

Prodotto da Gianluca Curti, Andrea Curti e Santo Versace per Minerva Pictures. Le riprese termineranno il 10 aprile 2026.

Secondo l’intelligence russa Gb e Francia vogliono dotare Kiev di armi nucleari

Roma, 24 feb. (askanews) – Il Regno Unito e la Francia si starebbero preparando a trasferire armi nucleari a Kiev, ha dichiarato oggi il Servizio di intelligence estero russo (SVR).

“Londra e Parigi si stanno preparando ad armare Kiev con una bomba nucleare… le élite britanniche e francesi non sono pronte ad accettare la sconfitta. Si ritiene che l’Ucraina abbia bisogno di essere rifornita della ‘Wunderwaffe’. Kiev potrà rivendicare condizioni più favorevoli per la fine delle ostilità se sarà in possesso di una bomba atomica o almeno di una cosiddetta bomba sporca”, ha affermato l’SVR in una nota.econdo quanto afferma l’intelligence russa, si tratterebbe “del trasferimento segreto di componenti, equipaggiamenti e tecnologie europee in quest’area all’Ucraina. La testata francese TN75 di piccole dimensioni del missile balistico lanciato da sottomarino M51.1 è considerata un’opzione”.

Kallas: "Il futuro dell’Ucraina è nell’Ue"

Roma, 24 feb. (askanews) – “In solidarietà con il popolo ucraino, issiamo la bandiera ucraina accanto alla bandiera dell’UE presso la sede del Servizio europeo per l’azione esterna”, ha scritto questa mattina l’Alta rappresentante della politica europea Kaja Kallas, nel giorno del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina.

“Questo è più di un simbolo. Il futuro dell’Ucraina è nell’Unione europea. Con il nostro sostegno, gli ucraini stanno resistendo e restano saldi”, ha aggiunto Kallas sul proprio profilo X. “La via più rapida per porre fine a questa guerra è esercitare maggiore pressione sulla Russia e fornire più sostegno all’Ucraina”, ha continuato, augurandosi che “questo sia l’ultimo anniversario di guerra che celebriamo”.

Zelensky: Putin non ha vinto la guerra, ora vogliamo la pace

Roma, 24 feb. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato oggi che il presidente Vladimir Putin non ha raggiunto i suoi obiettivi di guerra in Ucraina, quattro anni esatti dopo l’invasione russa del suo Paese.

“Putin non ha raggiunto i suoi obiettivi. Non ha spezzato il popolo ucraino. Non ha vinto questa guerra. Abbiamo preservato l’Ucraina e faremo tutto il possibile per raggiungere la pace e la giustizia. Vogliamo la pace: una pace forte, dignitosa e duratura”, ha affermato Zelensky in un videomessaggio.

Regeni, legale famiglia: “Affaticati ma vicini alla meta”

Roma, 24 feb. (askanews) – “Siamo certamente affaticati, ma vicini alla meta, pieni di energia e sicuramente anche il documentario ci ha dato una nuova energia e anche voi: è una cosa che ripetiamo spesso, cioè chi ha pensato che diluire il tempo avrebbe sfilacciato in qualche modo la “scorta mediatica” ed anche affettiva, che abbiamo intorno, si è sbagliato perché ha funzionato per contagio e siete sempre più numerosi”. Lo ha detto l’avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia di Giulio Regeni, parlando fuori dal tribunale di Roma in occasione di una udienza del processo ai 4 agenti dei servizi segreti egiziani accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso il giovane ricercatore universitario di origine friulana.

“I calcoli che hanno fatto evidentemente sono falliti e il tempo è andato a nostro vantaggio. Adesso bisogna che arriviamo però alla fine”, ha continuato la penalista accompagnata come sempre dai genitori di Giulio con vicino Beppe Giulietti e Gianni Cuperlo.

“Dopo la pausa, ad ottobre, si è pronunciata la Consulta – ha detto ancora – e ora sappiamo che anche gli eventuali consulenti delle difese degli imputati verranno pagati dallo Stato italiano cosi come i difensori: il processo puo riprendere”.

Le donne protagoniste inattese della nuova imprenditorialità degli immigrati

Roma, 24 feb. (askanews) – In meno di quindici anni le imprese di donne immigrate sono aumentate di oltre il 56%: un dato ben superiore a quello complessivo dell’imprenditorialità di origine straniera in Italia, che è oggi al femminile in un caso su quattro e dimostra un’attitudine sempre più marcata a sperimentare aree “merceologiche” inattese. È una delle tendenze che emergono dal Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos e dalla Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), la cui presentazione è prevista per il prossimo 24 marzo a Roma (ore 9.30) presso la sala conferenze di Esperienza Europa – David Sassoli.

Dal 2014 il Rapporto fotografa con cadenza annuale il ruolo dell’imprenditoria immigrata nel sistema socioeconomico italiano e ne evidenzia una vitalità sconosciuta al resto del tessuto d’impresa, segnato al contrario da una fase di persistente contrazione: dal 2011 al 2024 le imprese immigrate sono cresciute del 46,9%, contro il -7,9% registrato nello stesso periodo tra le attività guidate da persone nate in Italia. Un fenomeno all’interno del quale, un anno dopo l’altro, si è rafforzata appunto la partecipazione delle donne, segno del lento, ma progressivo ridimensionamento del protagonismo maschile e della diversificazione dei profili e dei percorsi imprenditoriali prevalenti. Con un aumento del 56,2% tra il 2011 e il 2024 e dell’8,3% nell’ultimo quinquennio, le imprese immigrate femminili si distinguono per un dinamismo accentuato e raggiungono le 164.509 unità, un quarto (24,7%) di tutte le iniziative imprenditoriali degli immigrati. Negli stessi anni, il numero delle imprese condotte da donne nate in Italia ha subìto un evidente calo, seppure ridimensionato rispetto alla componente maschile nell’ultimo periodo (-3,5% dal 2020). Di riflesso, alla fine del 2024, le imprese guidate da donne di origine straniera rappresentano un ottavo di tutte le attività indipendenti femminili del Paese (12,6%): un’incidenza quasi doppia rispetto al 2011 (7,3%) e superiore a quella calcolata sull’intero panorama di impresa nazionale (tra cui le imprese immigrate pesano per l’11,3%).

È un aumento che si lega innanzitutto alla crescente presenza di imprenditrici immigrate nelle attività dei servizi, in generalizzata espansione nell’economia italiana. I principali comparti di inserimento restano il commercio (48.810 imprese immigrate femminili) e le attività di alloggio e ristorazione (21.517). Tuttavia, negli ultimi cinque anni a distinguersi per i ritmi di aumento più elevati sono state le così dette “altre attività di servizi” (18.812 e +27,2%) – che includono quelli alla persona e oggi rappresentano il terzo ambito di attività più battuto – e un composito gruppo di attività specialistiche finora poco frequentate dall’imprenditoria immigrata (attività immobiliari: +33,3%; attività finanziarie e assicurative: +24,7%; attività professionali, scientifiche e tecniche: +24,2%), che nell’insieme raccolgono quasi 10.000 imprese immigrate femminili, evidenziando la crescente la capacità delle donne di origine straniera di cogliere nuove opportunità di inserimento professionale e di autopromozione socio-economica. Si tratta di un’evidenza di tutto rilievo, considerato che le donne immigrate restano tra i segmenti più penalizzati del mercato occupazionale, largamente convogliate nel lavoro domestico e di cura e con scarse occasioni di mobilità professionale, anche a fronte di competenze (formali o informali) elevate e di lunghi percorsi di stabilizzazione.

A partire dalle statistiche ufficiali e grazie ad approfondimenti specifici, lo studio evidenzia non solo le tendenze e le caratteristiche del fenomeno, ma anche le dinamiche settoriali e territoriali, l’integrazione nelle filiere produttive, le nazionalità più rappresentate. Alla presentazione del Rapporto si confronteranno rappresentanti istituzionali, ricercatori e imprenditori e, oltre a una sintesi nazionale, verranno rilasciati anche comunicati su tutte le regioni italiane. Ulteriori dettagli su programma e modalità di partecipazione saranno presto disponibili.

Stellantis: a gennaio immatricolazioni Europa +6,7%, quota sale al 17,1%

Milano, 24 feb. (askanews) – Stellantis chiude il mese di gennaio con immatricolazioni in crescita in Europa, in controtendenza rispetto al mercato. Nell’Ue+Efta+UK, in base ai dati Acea, il gruppo ha registrato un aumento delle vendite del 6,7% a 164.436 auto, pari a una quota del 17,1% (+1,6 pp), a fronte di una flessione del mercato del 3,5%. Nell’Ue le vendite sono aumentate del 9,1% a 145.750 auto pari a una quota del 18,2% (+2,9 pp), mentre il mercato è calato del 3,9%.

Fra i brand in evidenza Fiat +24,6% a 29.415 auto e una quota del 3,1%, seguita da Lancia (+22%), Opel (+12,7%) e Citroen (+14%). In calo invece Peugeot (-2,9% a 53.799, quota del 5,6%), Jeep (-4,9%), Alfa Romeo (-10,8%), DS (-16,8%) e Maserati (-32,7% a 261 auto).

Auto, Acea: a gennaio mercato Europa -3,5%, quota bev Ue sale al 19%

Milano, 24 feb. (askanews) – Avvio d’anno in calo per il mercato dell’auto europeo. A gennaio nell’Ue, Efta e UK le immatricolazioni sono diminuite del 3,5% a 961.382 auto. Lo rileva l’Acea, l’associazione europea dei produttori di auto. Nell’Ue le vendite sono diminuite del 3,9% a 799.625 auto.

A livello di alimentazioni nell’Ue crescono le auto elettriche (+24,2% a 154.230) che hanno raggiunto una quota di mercato del 19,3% rispetto al 14,9% di gennaio 2024. Fra i principali mercati, in crescita Francia (+52,1%), Germania (+23,8%) e Italia (40,7%), mentre Belgio (-11,5%) e Paesi Bassi (-35,4%) hanno registrato un calo. Fra le auto alla spina, prosegue la crescita delle plug-in (+28,7% a 78.741) che raggiungono una quota del 9,8% “sottolineando l’importanza di un percorso tecnologicamente neutrale verso la decarbonizzazione”. A trainare il mercato Italia (+134,2%), Spagna (+66,7%) e Germania (+23%).

Le auto ibride (+6,2% a 308.364 unità) si confermano la scelta preferita dai clienti con una quota del 38,6% sostenute dalla crescita in Italia (+24,9%) e Spagna (+9%). Prosegue il calo delle immatricolazioni di auto a benzina (-28,2%) e diesel (-22,3%), con quote rispettivamente del 22% e dell’8,1%. La Francia ha registrato il calo più significativo (-48,9%), seguita da Germania (-29,9%), Italia (-25,5%) e Spagna (-22,5%).

Fra i costruttori nel mercato Ue+Efta+UK in calo tutti i gruppi principali, con l’eccezione di Stellantis +6,7% e una quota in aumento al 17,1% (+1,6 pp) e Mercedes (+2,8%). Volkswagen ha registrato una flessione del 3,8%, Renault del 15%, Hyundai del 12,5%, Bmw del 5,7%, Toyota del 13,4%. Prosegue il calo di Tesla -17% che scende sotto l’1% di quota di mercato (0,8%). Fra le case cinesi, in evidenza Byd (+165% a 18mila auto) pari a una quota dell’1,9%, in calo invece Saic con il marchio MG -1,8% a 19.254 auto e una quota del 2%.

Dopo Trump? Vance e Rubio si preparano

È troppo presto per dire che la caotica rivoluzione trumpiana abbia già esaurito la sua forza distruttiva. Vi può anzi essere il timore che, proprio per il sospetto che nel mondo — e più ancora in casa, negli Stati Uniti — si cominci a pensarlo, il tycoon si inventi qualche nuova funambolica idea. In questi istanti, a tal proposito, il pericolo maggiore è un attacco all’Iran.

Troppo presto, sì, ma certo è che la sonora bocciatura dello strumento-principe con il quale il Presidente ha impostato la nuova politica estera americana — i dazi gestiti come una clava con la quale minacciare e, se del caso, randellare le altre nazioni, amiche o meno — è stata una brutta botta per Trump. La reazione furiosa, scomposta e confusionaria (dazi globali al 10%, no, anzi al 15% in un crescendo parossistico) con la quale ha reagito alla sentenza emessa dalla Corte Suprema, che lui invece immaginava di poter comandare a bacchetta, lo testimonia ampiamente.

Verso il 2028: il dopo-Trump comincia ora

Non è troppo presto per cominciare a pensare alle prossime elezioni presidenziali, novembre 2028. Ed è lo stesso campo del Partito Repubblicano a dircelo. Un campo nel quale, con una prudenza destinata a diminuire col trascorrere del tempo e a scomparire nel caso di una sconfitta alle elezioni di midterm, le diverse anime del movimento MAGA stanno cominciando a muoversi per posizionarsi al meglio quando le ostilità cominceranno ufficialmente.

E non è affatto detto che, per quel momento, pure l’anima nobile del partito — quella che ai tempi di Bush padre e figlio veniva definita portatrice di un “conservatorismo compassionevole” — non si risvegli dal torpore e dalla marginalità nella quale è stata costretta dall’arrivo del ciclone Trump durante gli anni di Obama.

Dubbi interni e limiti istituzionali

Nel partito, infatti, ma più ancora nel movimento generatore di America First, stanno emergendo dubbi sulla capacità di Trump di controllare razionalmente la situazione e l’enorme potere — che egli interpreta in modo radicale, ai limiti dell’autocrazia — attribuito dalla Costituzione alla figura del Presidente. Un potere sì enorme, ma non assoluto. E infatti la Corte Suprema, ancorché per due terzi composta da elementi conservatori, glielo ha impedito.

E anche trascurando i dubbi — concreti — sulle condizioni psicofisiche di Trump (le affermazioni sull’unico limite che egli si dà, la sua moralità, hanno preoccupato più di qualcuno) e sui possibili sviluppi del caso Epstein, che inquieta molti settori della coalizione MAGA, in specie quelli religiosi, è certo che i ragionamenti sul futuro stanno cominciando a farsi strada.

I nomi sono due: JD Vance, Vicepresidente. Marco Rubio, Segretario di Stato.

Vance: il volto duro del trumpismo tecnologico

Il primo è l’espressione dell’anima più dura del movimento MAGA. Senz’altro quello più ostile all’Europa, ancor più di Trump. Anche a causa del suo stretto legame con Big Tech. Il suo mentore è, come noto, Peter Thiel, che già in tempi non sospetti immaginava di sostituire la democrazia con la potenza della tecnologia. E ora Vance ha con sé pure Elon Musk: dapprima lo ha convinto, dopo la rottura con Trump, a non fondare un suo partito e successivamente a riallacciare rapporti — pur precari — col tycoon.

Egli gode inoltre del supporto, molto influente in quel mondo, della vedova di Charlie Kirk e del movimento Turning Point.

Il problema di Vance sarà rimanere fedele a Trump ma progressivamente distanziarsene, evidenziando i propri autonomi punti di forza: età, cultura, autodisciplina, religiosità esibita ma non posticcia, al contrario di quella del suo attuale capo.

Rubio: il conservatore che media e costruisce

Il secondo rappresenta invece la componente più strutturata del conservatorismo classico repubblicano. Così si contrappose a Trump, senza successo, nelle primarie del 2016. Oggi è parte di America First, ma dopo un avvio guardingo negli ultimi mesi è emerso con autorevolezza, segnando alcuni punti a suo favore e distinguendosi per la capacità con la quale, da un lato — utile sul fronte interno — ha saputo defilarsi dalle punte più esasperate dei MAGA e, dall’altro — preziosa su quello esterno — ha gestito politicamente e diplomaticamente le “sparate” del Presidente.

Sa arrotondare le punte, mantenendo la linea, disponibile a mediarla senza abbandonarla. Il suo intervento alla recente Conferenza di Monaco è stato esemplare. Al punto che molti europei, inclusi esponenti della destra, senza dirlo esplicitamente, si augurano sia lui il successore di Trump nell’ipotesi di un nuovo insuccesso democratico.

America Latina, Venezuela e la sfida cubana

Rubio è anche l’architetto dell’operazione Venezuela. La defenestrazione di Maduro e la scelta di non eliminare l’intero gruppo dirigente di Caracas, cercando invece un’intesa col regime, portano la sua firma. E, almeno per ora, sembrano funzionare.

Per ragioni familiari e politiche è profondamente interessato al Centro e Sud America, e la declinazione della storica Dottrina Monroe nel nuovo “Protocollo Donroe” va nella direzione a lui cara. Ma più di ogni altra cosa vuole liberare Cuba dalla dittatura castrista. Conseguire un cambio di regime a L’Avana senza spargimento di sangue, strangolandone l’economia, sarebbe un risultato straordinario dal suo punto di vista. Ed è su questo che si sta applicando.

Se a tutto ciò si aggiunge la prudente gestione dei rapporti con i conservatori classici, si può sostenere che la partita nel campo repubblicano è aperta, che è già cominciata a un solo anno dall’insediamento di Trump e che da essa Rubio non è affatto fuori. Anzi.

Dibattito. Giustizia e democrazia alla prova del referendum

Un passaggio istituzionale di grande rilievo

Si avvicina la scadenza del referendum del 22 e 23 marzo 2026 che porterà alle urne 47,3 milioni di italiani per approvare o respingere la legge costituzionale avente ad oggetto la riforma dell’ordinamento giurisdizionale e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, pubblicata in G.U. n. 235 del 30 ottobre 2025.

Si tratta di una riforma evocata da anni da molte forze politiche, soprattutto di formazione liberale e riformista, e che, curiosamente, è stata realizzata da una coalizione di centrodestra, composta in larga parte da forze tradizionalmente poco inclini al riformismo moderato. Tale atteggiamento è apparso confermato anche dallo scarso spazio consentito al dibattito parlamentare, rapidamente azzerato dai voti di fiducia, secondo una prassi ormai ricorrente nel nostro Paese.

Un dibattito acceso che richiama alla responsabilità

Fortunatamente — e la democrazia sembra robusta in tal senso — il dibattito pubblico e politico si è subito animato, coinvolgendo partiti, associazioni, comitati spontanei ed esponenti singoli, sia fautori sia oppositori della riforma.

Le punte di interesse sono elevatissime, come accadde ai tempi del referendum sul divorzio. I toni hanno però raggiunto livelli tali da richiedere un recente intervento del Presidente della Repubblica, che ha invitato le parti al reciproco rispetto e al rispetto delle istituzioni.

Informare oltre slogan e semplificazioni

Constatata la presenza nel dibattito di slogan, semplificazioni e informazioni frammentarie, ho promosso, unitamente al Movimento di Avellino “Tempi Nuovi Popolari Uniti”, l’organizzazione di due eventi online con l’obiettivo di offrire uno spazio di approfondimento sui contenuti essenziali della riforma, sulle sue implicazioni per il sistema giudiziario, sul significato dell’istituzione dell’Alta Corte disciplinare e sui riflessi politici complessivi.

L’incontro è pensato per cittadini, studenti, professionisti e per chiunque voglia informarsi in modo serio e accessibile, andando oltre opinioni preconfezionate e disinformazione, fornendo strumenti utili per orientarsi con maggiore consapevolezza e stimolando una partecipazione informata e critica.

Dal processo inquisitorio al modello accusatorio

Da operatore del settore, con esperienza di studio e ricerca e oltre trent’anni di frequentazione di aule e uffici giudiziari, e da uomo immune da sospetti di partigianeria politica, posso testimoniare che le nuove norme sembrano completare il disegno di trasformazione del processo inquisitorio delineato dal codice del 1930, voluto dal regime fascista e accompagnato dalle norme sull’ordinamento giudiziario del 1941, in cui pubblico ministero e giudice istruttore collaboravano alla ricerca della verità materiale, con spazi angusti per la difesa nella formazione della prova.

Questo modello è stato progressivamente superato dal processo accusatorio introdotto con il codice del 1989, tra i cui protagonisti vi fu il professor Giuliano Vassalli, e rafforzato dalla riforma dell’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo: un processo fondato sulla parità delle parti nella formazione della prova e sulla posizione di equidistanza del giudice, finalmente terzo.

La separazione delle carriere e la terzietà del giudice

La separazione delle carriere rappresenta l’evoluzione logica e il completamento di questo percorso, consentendo la piena espansione del modello accusatorio ed eliminando l’imperfezione attuale della disparità di posizioni tra accusa e difesa, che non si trovano ancora in una piena condizione di equidistanza soggettiva dal giudicante.

La riforma tende ad assicurare in particolare la terzietà dei magistrati giudicanti rispetto a possibili influenze nelle decisioni riguardanti custodie cautelari, sequestri, intercettazioni, incidenti probatori, proroghe delle indagini, archiviazioni e rinvii a giudizio.

Nel sistema vigente, la piena terzietà non raggiunge livelli pienamente rassicuranti a causa dell’unitarietà delle carriere dei magistrati giudicanti e inquirenti. La separazione, secondo i sostenitori della riforma, ridurrebbe il rischio delle cosiddette colleganze o sudditanze psicologiche.

Colleganza professionale e possibili condizionamenti

Magistrati giudicanti e requirenti condividono formazione, concorso, tirocinio, sedi di lavoro, carriera, associazione di categoria, corsi di aggiornamento, organismo di autogoverno unitario e, seppur ridotta, possibilità di interscambiabilità delle funzioni.

Taluni osservano che le decisioni su arresti, rinvii a giudizio o condanne sono affidate a esseri umani che, pur dotati di elevate competenze tecniche e irreprensibilità etica, potrebbero non essere immuni da condizionamenti psicologici derivanti dalla colleganza. In questa prospettiva, decisioni favorevoli all’indagato o imputato potrebbero apparire atti di coraggio, quando invece dovrebbero essere il frutto di una serena e autonoma valutazione di un giudice autenticamente terzo.

Custodia cautelare e ingiuste detenzioni: un nodo irrisolto

Tra il 2014 e il 2025 si sono registrati 4.920 casi di ingiusta detenzione, ossia persone sottoposte a custodia cautelare e successivamente assolte con formula piena. I ristori hanno comportato esborsi per circa 48 milioni di euro.

I dati delle assoluzioni — circa il 50% degli imputati portati a giudizio — dimostrano che la terzietà è sostanzialmente garantita nelle sedi dibattimentali. Tuttavia, il fatto che la custodia cautelare venga applicata e successivamente risulti priva di fondamento conferma l’esistenza di un cortocircuito nella fase endoprocedimentale. La colleganza, nelle varie forme in cui può manifestarsi, non può essere considerata estranea alla spiegazione del fenomeno.

Autonomia della magistratura e “anticorpi di sistema”

La riforma non reca alcun pregiudizio all’autonomia e indipendenza della magistratura, che restano intatte. Non vi sono disposizioni che sottopongano gli uffici del pubblico ministero all’esecutivo: restano fermi la sottoposizione della polizia giudiziaria al PM, l’obbligatorietà dell’azione penale e l’obbligo per il PM di ricercare anche le prove favorevoli all’indagato.

Restano inoltre pienamente operativi gli anticorpi di sistema: eventuali leggi attuative che violassero le garanzie costituzionali verrebbero sottoposte al vaglio della Corte costituzionale.

ANM, rappresentanza e ruolo pubblico

Ulteriori temi riguardano gli organismi di autogoverno, le modalità elettive, il sorteggio e l’Alta Corte disciplinare. Sarà oggetto di approfondimento anche l’espansione politica dell’ANM, sempre più percepita come soggetto attivo nel dibattito pubblico, attraverso manifestazioni ed esternazioni.

Testimonianze interne alla magistratura, vicende recenti e passate, nonché le rivelazioni emerse dal caso Palamara, hanno alimentato una riflessione sul rapporto tra correnti, carriere e logiche associative.

Vale, in conclusione, il richiamo del Presidente Mattarella: il principio secondo cui la giustizia è amministrata in nome del popolo non implica un’investitura popolare diretta dei giudici. Significa piuttosto che ogni sentenza applica le leggi approvate dal Parlamento, espressione della volontà popolare, e perciò è pronunciata in nome del popolo italiano.

 

Avv. Amerigo Festa
Presidente del Coordinamento Provinciale Tempi Nuovi-Popolari Uniti di Avellino.

Educare al digitale: connessi senza smarrire l’umano

Tecnologie quotidiane: da minaccia percepita a risorsa educativa

In questo agile libro, pensato soprattutto per i genitori ma accessibile a ogni lettore, l’autore – docente di Psicologia della comunicazione all’Università Cattolica di Milano – esplora l’approccio dei bambini e degli adolescenti alle tecnologie. Lo fa senza demonizzare un mondo ormai pervasivo, proponendo invece una prospettiva di utilizzo consapevole. Ciò che appartiene alla quotidianità familiare può diventare strumento di conoscenza e apprendimento se i genitori assumono il ruolo di accompagnatori: non controllori o censori – vietare e demonizzare produce spesso effetti opposti – ma traduttori e guide nel passaggio dal reale al virtuale.

Le età della crescita e i diversi modi di usare il digitale

Il pregio del saggio consiste nell’analizzare le peculiarità delle diverse fasi evolutive. Cambiano gli strumenti, il tempo di utilizzo, le modalità di fruizione e gli interessi. Con la crescita aumentano la consapevolezza e la selezione delle scelte, ma restano impliciti inconsapevoli che richiedono orientamento adulto. Il processo può apparire come un’intrusione dall’esterno – dai media alla famiglia fino all’individuo – ma, data la sua pervasività, non può essere respinto. Meglio dunque crescere connessi, educati ai linguaggi e alle tecnologie, piuttosto che esplorare senza guida un universo carico di incognite: assuefazione, dipendenze, condizionamenti emotivi, cyberbullismo, violenza simbolica e fenomeni come il revenge porn.

La corresponsabilità educativa della famiglia

L’approccio educativo del libro richiama la corresponsabilità dei genitori. Non tutto può essere delegato alla scuola, che accoglie bambini già abituati a smartphone e tablet e a linguaggi difficili da ricondurre a un uso equilibrato. Oltre la famiglia agiscono cortile, amicizie e solipsismo digitale. Possiamo ancora parlare di famiglia quando ciascuno dialoga in solitudine con il proprio dispositivo? Già la televisione esponeva a modelli discutibili; oggi strumenti più sofisticati proiettano i minori in mondi nascosti e senza limiti, dove circolano contenuti inadatti o raccapriccianti. Più volte piattaforme come TikTok sono state criticate per l’assenza di filtri efficaci.

Scuola, alfabetizzazione digitale e cultura sedimentata

Seguendo lo sviluppo cognitivo fin dalla prima infanzia, l’autore propone una sorta di manuale d’uso parallelo delle tecnologie, evidenziando sovraesposizioni, distorsioni ed eccessi che possono produrre danni invisibili sul piano neurologico e dell’apprendimento. Non tutti i genitori possiedono competenze adeguate: spesso i minori dominano strumenti e codici meglio degli adulti. L’uso precoce costruisce un pensiero simbolico digitale che anticipa l’alfabetizzazione. Quando il bambino arriva a scuola ha già interiorizzato codici e pratiche; qui inizia il compito degli insegnanti, chiamati a bilanciare innovazione e apprendimenti tradizionali. La formazione non è aut aut ma et et: le sperimentazioni che hanno abolito il corsivo a favore dei tablet hanno mostrato esiti disastrosi.

Adolescenza, vulnerabilità e responsabilità sociale

Nell’adolescenza, osserva il professor Riva, il digitale offre opportunità straordinarie ma anche insidie che richiedono attenzione. La natura immersiva dei social media e l’uso patologico delle tecnologie si sommano alle fragilità dello sviluppo. L’educazione ricevuta in famiglia esce di casa e incontra un universo virtuale incontrollabile: non è raro che quattordicenni possiedano profili social e interagiscano in uno spazio globalizzato. Alcuni genitori vigilano, altri rinunciano, altri delegano alla scuola, che sta riscoprendo la necessità di limitare l’uso degli smartphone in classe. Senza regole non esistono limiti, e la casualità è una guida troppo fragile per menti e cuori in formazione.

Personalmente insisto sulla necessità di recuperare una sana educazione sentimentale, fondata sul rispetto delle regole, degli alfabeti emotivi e della dignità di ogni individuo fin dalla minore età. Gli strumenti sono neutrali – o lo erano – ma l’uso parossistico genera assuefazione e dipendenza. Non mancano casi di autolesionismo, devianze comportamentali e ribellioni quando i limiti arrivano troppo tardi.

P.S. Mentre scrivo questa recensione, giunge una notizia che fa riflettere: in India tre sorelle di 12, 14 e 16 anni, dipendenti da programmi di cultura coreana, dopo la confisca dei telefoni si sono lanciate dal balcone del loro appartamento al nono piano a Ghaziabad, sobborgo di Nuova Delhi. Avevano abbandonato la scuola e seguivano compulsivamente drama coreani. È un fenomeno di globalizzazione emulativa dei comportamenti, amplificata dai social. Non è allarmismo, ma consapevolezza dei rischi: parlarne e attrezzarsi è necessario per fermare derive distruttive.

Mariupol, teatro del mondo

L’ultimo libro di Giorgio Radicati, edito da Mazzanti Libri, s’intitola Appuntamento a Mariupol. È un romanzo che coniuga accuratezza storica e narrazione emotiva. Il contesto ucraino, spesso segnato da conflitti e mutamenti geopolitici ma anche da una forte identità culturale, diventa il terreno sul quale l’autore costruisce un racconto potente: un paese martoriato dalla guerra si trasforma in un palcoscenico immaginario dove i “grandi” della terra muovono gli eserciti, trasformandoli in marionette armate per saziare la sete di dominio.

Un percorso in tre movimenti

La storia, preceduta da un breve preambolo, si articola in tre parti: il viaggio, fisico e figurato; il confessionale, spazio di memoria, riconciliazione, segreti e desideri; il sogno, dimensione di visioni e pensieri. La struttura accompagna il lettore in un itinerario interiore oltre che narrativo.

Con un’attenta ricostruzione dei fatti, resa attraverso una struttura lineare in cui stile, ritmo e profondità emotiva si amalgamano, Radicati si concentra sulla ben nota difesa di Mariupol da parte del battaglione Azov all’interno della gigantesca acciaieria Azovstal. L’evento diventa un condensato di cronaca e storia, realtà e finzione.

La fortezza d’acciaio come crocevia umano

Fondata nel 1933, la struttura siderurgica fu per mesi una roccaforte della resistenza ucraina, fino alla resa del maggio 2022. È questo “rifugio” che Radicati sceglie come crocevia di un variegato campionario umano: identità diverse, storie passate e presenti che consentono di denunciare gli orrori del conflitto e di prefigurare sviluppi inquietanti. Vicende personali e descrizioni storiche si intrecciano in un racconto coinvolgente, mentre luoghi interni ed esterni permettono di alternare visioni d’insieme e dettagli intimi, sostenuti da un linguaggio chiaro e intenso.

Personaggi come specchio dell’umanità

Non soltanto il protagonista, lo scrittore tataro Artemisk, ma tutti i personaggi incontrati lungo il percorso di lettura accompagnano il lettore in un’esperienza di forte empatia psicologica. Kornelya, errante per amore; Viktor, giovane volontario; Boris il poeta; Svetlana, madre coraggio; il nobile Stroganov; Karl l’ideologo; Marko il sacerdote e molti altri appaiono come reminiscenze familiari, forse perché ciascuno rappresenta un frammento dell’umano. Nel contesto tragico della guerra, essi sembrano condividere il pensiero formulato da Artemisk: «non esiste il coraggio come non esiste la paura, esiste soltanto la volontà o meno di conseguire ciò che si desidera».

Calcio, risultati di A, Bologna a ridosso Europa

Roma, 23 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 26esima giornata dopo Bologna-Udinese 1-0

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, Cagliari-Lazio 0-0, Genoa-Torino 3-0, Atalanta-Napoli 2-1, Milan-Parma 0-1, Roma-Cremonese 3-0, Fiorentina-Pisa 1-0, Bologna-Udinese 1-0.

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli, Roma 50, Juventus 46, Como, Atalanta 45, Bologna 36, Sassuolo 35, Lazio 34, Udinese, Parma 32, Cagliari 29, Torino, Genoa 27, Cremonese, Lecce, Fiorentina 24, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Calcio, risultati di A, Fiorentina aggancia Cremonese e Lecce

Roma, 23 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 26esima giornata dopo Fiorentina-Pisa 1-0

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, Cagliari-Lazio 0-0, Genoa-Torino 3-0, Atalanta-Napoli 2-1, Milan-Parma 0-1, Roma-Cremonese 3-0, Fiorentina-Pisa 1-0, ore 20.45 Bologna-Udinese.

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli, Roma 50, Juventus 46, Como, Atalanta 45, Sassuolo 35, Lazio 34, Bologna 33, Udinese, Parma 32, Cagliari 29, Torino, Genoa 27, Cremonese, Lecce, Fiorentina 24, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Su Rogoredo Schlein attacca: Meloni si scusi. La premier: "Massimo rigore, nessuno scudo"

Roma, 23 feb. (askanews) – “Chi indossa una divisa e rappresenta le Istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore. E con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili. La giustizia farà il suo corso e confidiamo che sia determinata, anche perché – a differenza di quello che leggo – non esiste alcuno ‘scudo penale'”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene con una dichiarazione al termine di una giornata di polemiche dopo le notizie sul fermo di Carmelo Cinturrino, l’agente di polizia accusato di aver ucciso a Rogoredo Abderrahim Mansouri e di aver simulato la legittima difesa.

La Polizia è “perfettamente in grado di fare giustizia anche al proprio interno”, aveva assicurato già questa mattina il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Senza però evitare gli attacchi delle opposizioni.

“Il quadro che emerge dalle indagini delle forze dell’ordine e della magistratura sulla grave e tragica vicenda di Rogoredo è una cosa che ci fa molto riflettere. È una tragedia su cui si è innestata subito una speculazione politica da parte della presidente del Consiglio Meloni e del vicepremier Matteo Salvini, che pur di attaccare i giudici in vista del referendum costituzionale, hanno una volta ancora strumentalizzato gravemente un fatto di cronaca. Io penso che questo vada stigmatizzato, penso che si debbano scusare”, accusa la segretaria del Pd Elly Schlein. La leader Dem chiede anche di eliminare “quella parte del nuovo decreto sicurezza che inserisce un’impunità preventiva”, il cosiddetto ‘scudo’, “che non chiedono nemmeno le forze dell’ordine”.

In Aula le opposizioni intervengono per chiedere che Piantedosi e Meloni riferiscano in Parlamento. Angelo Bonelli di Avs accusa il governo di “uso politico” dei fatti di cronaca. “Ci vorrebbero le scuse da parte della presidente Meloni, troppo occupata a decidere se partecipare o no al festival di Sanremo, del ministro Salvini, del ministro Piantedosi, del capogruppo Bignami”. La Lega, dice il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi, “ha usato una tragedia un quarto d’ora dopo che era avvenuta per provare a mettere una norma nel dl sicurezza che garantisse impunità su fatti” di questo genere. “Capito a cosa servono le indagini? A far sì che un poliziotto di questo tipo non sia più in giro”. Intanto, conclude, “quello che ha martellato il poliziotto” a Torino “non l’avete ancora preso”.

Salvini, da parte sua, non chiede scusa. Il ministro, nell’immediatezza del fatto, aveva scritto sui social: “Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato! Nel nuovo pacchetto sicurezza abbiamo previsto una norma che eviti che gli agenti vengano automaticamente indagati dopo essersi difesi. Io sto col poliziotto”. Questa mattina, parlando a Milano, il leader leghista non può che fare una mezza retromarcia: “Chi sbaglia paga, se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più, perché io come tutti gli italiani, anzi come quasi tutti gli italiani, porto rispetto e stima e fiducia nelle forze dell’ordine. Se qualcuno invece usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa”, dice. Aggiungendo però che rifarebbe quel post perchè “io sto sempre e comunque con le forze dell’ordine a meno che non venga evidenziato che c’è qualche delinquente, visto che quelli che prendono a martellate i poliziotti purtroppo abbondano”.

Rogoredo, Schlein: Meloni e Salvini si scusino. Meloni: implacabili con chi sbaglia, soprattutto se in divisa

Roma, 23 feb. (askanews) – I fatti di Rogoredo, con il fermo dell’agente Carmelo Cinturrino per l’uccisione di Abderrahim Mansouri, fanno “riflettere”, la Meloni e Salvini hanno “speculato” e ora “si debbono scusare”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein a margine della serata per il rilancio di ‘Rinascita’. “Il quadro che emerge dalle indagini delle forze dell’ordine e della magistratura sulla grave e tragica vicenda di Rogoredo è una cosa che ci fa molto riflettere”, ha aggiunto. “È una tragedia – ha sottolineato – su cui si è innestata subito una speculazione politica da parte della presidente del Consiglio Meloni e del vicepremier Matteo Salvini, che pur di attaccare i giudici in vista del referendum costituzionale, hanno una volta ancora strumentalizzato gravemente un fatto di cronaca. Io penso che questo vada stigmatizzato, cioè penso che loro si debbano scusare”.

Meloni e Salvini, secondo la Schlein, si devono “scusare con la famiglia della persona uccisa, coi giudici, che hanno attaccato, definendo la loro scelta di fare l’indagine un errore grave”. E poi “penso si debbano scusare con le forze dell’ordine, che loro continuano a strumentalizzare ma che sono le prime interessate a che una magistratura indipendente, in questi casi, faccia il suo dovere, faccia le sue indagini, anche per fare piena luce, laddove chi sbaglia indossa l’uniforme”. Secondo la Schlein “le forze dell’ordine hanno il primo interesse a fare chiarezza e a far emergere la verità per difendere l’onore di tutti quegli agenti onesti che ogni giorno con dedizione, abnegazione, spirito di servizio fanno rispettare la legge, rispettandola”. “Quindi – ha concluso la Schlein – trovo grave che ci sia stata questa speculazione politica e mi aspetto che facciano, che facciano delle scuse. E mi aspetto pure che ci ripensino su quella parte del nuovo decreto sicurezza che inserisce un’impunità preventiva che non chiedono nemmeno le forze dell’ordine, mentre chiedono più risorse e più personale”.

La risposta della premier Meloni è arrivata in serata: “Chi indossa una divisa e rappresenta le istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore. E con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili”, ha sottolineato in una nota la presidente del Consiglio, commentando le notizie relative al fermo dell’agente Carmelo Cinturrino per l’uccisione di Abderrahim Mansouri. In merito al fermo dell’agente Carmelo Cinturrino per l’uccisione di Abderrahim Mansouri “la giustizia farà il suo corso e confidiamo che sia determinata, anche perché, a differenza di quello che leggo, non esiste alcuno scudo penale'”. “Leggo con sgomento gli ultimi sviluppi sull’uccisione di uno spacciatore nel noto ‘boschetto della droga’ di Rogoredo. Gli inquirenti ipotizzano che questo crimine sia legato a dinamiche connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti, nelle quali sarebbe coinvolto anche l’agente di polizia che ha sparato. Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell’ordine”, sottolinea nella nota la presidente del Consiglio.

“Provo profonda rabbia – aggiunge – all’idea che l’operato di chi tradisce la divisa possa ‘sporcare’ il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle Istituzioni. Servitori dello Stato nei confronti dei quali, invece, dobbiamo tutti essere riconoscenti. Come dobbiamo essere riconoscenti in particolare alla Polizia di Stato che, su delega della Procura di Milano, sta svolgendo le indagini sui propri agenti coinvolti in questa tragica vicenda, al solo fine di far emergere la verità”.

In mattinata c’era stato anche l’intervento del vicepremier Matteo Salvini: “Penso soprattutto alle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi in divisa che oggi sono per strada in tutta Italia, nelle stazioni, a rischiare la vita per salvare le vite. Quindi se fosse confermato il suo comportamento criminale sarebbe un oltraggio ai suoi colleghi in divisa. Detto questo, chi sbaglia paga, se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più, perché io come tutti gli italiani, anzi come quasi tutti gli italiani, porto rispetto e stima e fiducia nelle forze dell’ordine. Se qualcuno invece usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa” , ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, commentando – a margine di una visita al Villaggio Olimpico di Milano – il fermo del poliziotto gravemente indiziato del reato di omicidio volontario ai danni di Mansouri Abderrahim, a Rogoredo. Matteo Salvini però rifarebbe il post sui social con cui si era schierato a sostegno del poliziotto che ha sparato a Rogoredo: “Assolutamente sì”, risponde ai giornalisti, a margine di una visita al Villaggio Olimpico di Milano. “Io sto con le forze dell’ordine. Se poi si dimostrerà che questo era un delinquente, io non sto con i delinquenti”, dice commentando il fermo del poliziotto, indiziato del reato di omicidio volontario ai danni di Mansouri Abderrahim.

“Io non mi pentirò mai di stare sempre e comunque dalla parte delle forze dell’ordine. Sono centinaia di migliaia di donne e uomini in divisa che rischiano la vita per salvare le nostre vite. Se uno su 100.000 commette un reato, per me paga e paga anche il doppio. Perché manca di rispetto ai suoi colleghi che oggi stanno rischiando la vita in strada per contrastare spacciatori, ladri e delinquenti”, insiste il vice premier e segretario della Lega. “Io sto sempre e comunque con le forze dell’ordine a meno che non venga evidenziato che c’è qualche delinquente, visto che quelli che prendono a martellate i poliziotti purtroppo abbondano”.

E, anche con lo “scudo penale” per le forze dell’Ordine proposto dalla Lega, le indagini che hanno portato al fermo del poliziotto che ha sparato a Rogoredo sarebbero comunque state svolte, sostiene il vice premier e segretario della Lega Matteo, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di una visita al Villaggio Olimpico di Milano.

Alla domanda se la vicenda dimostri la necessità di indagini della magistartura in casi simili, Salvini risponde: “Sì, ma per quello che mi riguarda non deve essere automatico. Se è palese e lampante la legittima difesa è un conto. In questo caso evidentemente c’è qualcosa che va oltre e le testimonianze dei suoi colleghi lo dimostrano”. Ma con lo scudo penale che la Lega vuole queste indagini non ci sarebbero state? “No. Non c’è l’iscrizione automatica nel registro degli indagati. Se ci sono evidenze di crimine è chiaro che come in questo caso si indaga e si arresta. A me semplicemente sta a cuore che chi indossa una divisa venga rispettato, visto che purtroppo c’è gente che parla di sbirri, assassini, di carabinieri da colpire e cerca di sabotare i treni e l’Alta Velocità per danneggiare l’Italia e gli italiani. Quindi non confondiamo una mela marcia con centinaia di migliaia di donne e di uomini che rischiano la vita per salvare le vostre e le nostre vite. Tutti ci siamo fidati delle parole di quel poliziotto, i suoi colleghi in primis. Ma ben vengano le indagini che fanno uscire una mela marcia su 100”.

A Sanremo vigilia con polemica: La Russa attacca su Pucci, Meloni smentisce la sua presenza

Sanremo, 23 feb. (askanews) – Non c’è Festival senza polemiche. Lo ha detto anche Fiorello che, collegandosi con la sala roof del Teatro Ariston, ha augurato a Carlo Conti “tante polemiche”. Subito accontentato. Alla prima conferenza stampa del Festival di Sanremo, a 24 ore dalla prima serata della kermesse, torna all’Ariston la discussione sulla mancata partecipazione del comico Andrea Pucci. Conti nega che ci siano state pressioni da parte del governo Meloni. “Fantascienza pura, l’ho già detto – ribadisce il conduttore e direttore artistico per il secondo anno consecutivo – la mia storia parla per me, ho avuto sempre la Rai dalla mia parte ma in assoluta autonomia, nessuno mi ha obbligato o tirato per la giacca, ringrazio tutti i dirigenti Rai che ci hanno lasciato sempre autonomia”. Conti ammette: “Non pensavo che la partecipazione di Pucci suscitasse tutte queste polemiche, ha fatto programmi di successo, è stato ospite in tante trasmissioni…. Poi ha scelto di non venire, non se l’è sentita…forse ricordandosi quanto accaduto qualche anno fa a Crozza, quando arrivando sul Palco dell’Ariston, nel 2013, vestito da Silvio Berlusconi, venne fischiato e insultato durante il suo show”.

Tra Sanremo e Roma, Festival e politica si intrecciano. A intervenire il presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Ho visto nei video la conferenza stampa di Carlo Conti a Sanremo e ha correttamente detto che Pucci era stato invitato senza pressione da parte di alcuno e che per sua scelta ha deciso di non andare dopo le intollerabili accuse, minacce, aggressioni che gli sono state rivolte da chi lo accusava in sostanza di non essere di sinistra”, ha sottolineato sui social. “Capisco Pucci, capisco che non abbia voluto mettere a rischio la propria immagine di professionista di fronte a chi magari poteva fargli un agguanto nella serata di Sanremo, ma da parte del conduttore Conti mi aspetto qualcosa di più che dire ‘vabbè. Pazienza, ha deciso lui’. Mi aspetto magari una sorpresa, ci sono tanti modi per ripagare dell’ingiusta sofferenza e dell’ingiusto obbligo di rinunzia che ha costretto Pucci a gettare la spugna. Ci sono tanti modi per ripagarlo, sta al conduttore trovarne uno per fare comunque risultare in qualche modo la presenza riparatoria da parte di Pucci”, ha detto ancora La Russa.

In conferenza stampa fanno capolino nuovamente anche i rumors sulla possibile partecipazione della premier Giorgia Meloni all’Ariston. “Non credo che debba venire al Festival, poi è una cittadina libera, se compra il biglietto può venire. Non decido io chi può venire o meno al Festival”, taglia corto Carlo Conti. “Io sono un uomo libero, e ci tengo a questo, ci tengo a essere indipendente il più possibile. Per molti di voi anni indietro ero renziano, ora sono meloniano, domani sarò cinquestelle? Sono libero e in televisione sono orgogliosamente giullare”.

A smentire la sua partecipazione è stata la stessa premier. “Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una notizia totalmente inventata, smentita immediatamente da Palazzo Chigi e successivamente dallo stesso Carlo Conti. Eppure – aggiunge – la storia continua: dopo la smentita, oggi il conduttore è stato nuovamente incalzato in conferenza stampa su questa mia fantomatica presenza. A questo punto forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale. Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro. E sono sicura che Sanremo saprà brillare senza ospiti immaginari. Perché è la più grande festa della musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica”, conclude.

Tornando alla musica, all’Ariston si sono succeduti alle prove generali i 30 artisti in gara. Un Festival nel segno di Pippo Baudo, come lo ha definito Carlo Conti. “Pop, rock, rap, ballad, ritmi diversi: un mix fondamentale per raccontare la musica italiana di oggi. Rispetto all’anno scorso, a Sanremo penso ci siano ancora più varietà e freschezza, e ogni esibizione è studiata come uno spettacolo a sé, per un’edizione del Festival che dedichiamo con grande affetto al nostro ‘maestro’, Pippo Baudo”, ha concluso Conti. Il conduttore sarà affiancato per tutte le cinque serate da Laura Pausini, mentre di giorno in giorno si affiancheranno anche alcuni co-conduttori: Can Yaman, martedì; Pilar Fogliati, Achille Lauro, Lillo, mercoledì; Irina Shayk, giovedì; Bianca Balti venerdì; Giorgia Cardinaletti e Nino Frassica, sabato. “La prima volta che sono venuta qui al Festival avevo 18 anni, nel 1993 – ha aggiunto Laura Pausini – ero più ingenua e innocente, e avevo un po’ paura e negli anni a seguire (nel 1994) – l’ultima volta che mi sono seduta qui -. Ora mi sento più serena, più tranquilla, in fondo ho sempre sognato di essere qui”. E comunque “ho pronto il Lexotan…”.

(di Serena Sartini)

Rogoredo, Schlein: Meloni e Salvini si devono scusare

Roma, 23 feb. (askanews) – I fatti di Rogoredo fanno “riflettere”, la Meloni e Salvini hanno “speculato” e ora “si debbono scusare”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein a margine della serata per il rilancio di ‘Rinascita’.

“Il quadro che emerge dalle indagini delle forze dell’ordine e della magistratura sulla grave e tragica vicenda di Rogoredo è una cosa che ci fa molto riflettere”, ha aggiunto.

“È una tragedia – ha sottolineato – su cui si è innestata subito una speculazione politica da parte della presidente del Consiglio Meloni e del vicepremier Matteo Salvini, che pur di attaccare i giudici in vista del referendum costituzionale, hanno una volta ancora strumentalizzato gravemente un fatto di cronaca. Io penso che questo vada stigmatizzato, cioè penso che loro si debbano scusare”.