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Consiglio Ue "timido" sull’Iran. Per Meloni focus sul costo dell’energia

Bruxelles, 18 mar. (askanews) – L’unico dato certo, si dice a Bruxelles, è che “non c’è nessuna voglia da nessuna parte di entrare nel conflitto” in Iran. Per il resto quello che si apre domani, con possibile prosecuzione venerdì, è un consiglio “complesso” come complesso è il momento attuale. A testimoniarlo la lunghezza, insolita, della bozza di conclusioni (ancora sub iudice): una settantina di paragrafi. Lo spoiler è che però è inutile aspettarsi “decisioni” perché i temi sono tanti, anche tecnicamente complicati, e dunque di difficile soluzione.

Giorgia Meloni, dopo il consueto incontro a pranzo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un Consiglio dei ministri serale sul caro carburanti e un’intervista al Tg1, è attesa già stasera nella capitale belga con l’obiettivo prioritario di affrontare la questione dei costi dell’energia.

Questo Consiglio, nelle previsioni, avrebbe dovuto raccogliere i risultati del “retreat” che si è tenuto a febbraio ad Alden Biesen, occupandosi dunque, prevalentemente, di competitività. Il tema resterà centrale, ma l’attacco a Teheran di Usa e Israele, con le sue consueguenze economiche e geopolitiche, ha giocoforza cambiato l’ordine del giorno. Sul conflitto in Iran, comunque, sin qui l’Ue – che pure è tra le aree più colpite dagli effetti economici negativi – non ha avuto una linea politica su come uscire dalla crisi e continuerà a non averne. Nelle conclusioni ci sarà dunque una condanna alle azioni al di fuori del diritto internazionale, senza però citare Usa e Israele, e un richiamo all’importanza del multilateralismo, di cui parlerà anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres nel pranzo di lavoro. Dunque distanti da Trump, ma senza attaccarlo. Linea, sostanzialmente, adottata fin qui anche da Roma.

In mattinata (inizio alle 10) il primo tema all’ordine del giorno sarà la crisi in Ucraina, con il presidente Volodymyr Zelensky che interverrà in videocollegamento. Il timore – sottolineano fonti diplomatiche – è che la nuova instabilità del Medio Oriente “oscuri” il fronte est con minore “attenzione politica” e un problema di “forniture militari”. I leader cercheranno, a questo proposito, di risolvere il problema del blocco del prestito da 90 miliardi da parte dell’Ungheria e della Slovacchia. Viktor Orban ha posto il veto all’accordo che aveva avuto il via libera dal Consiglio il dicembre scorso. “Ma la parola data va rispettata, non è un’optional”, gli stanno ripetendo tutti i partner, Meloni compresa. Il primo ministro ungherese, però, su questo non sente ragioni: secondo lui l’Ucraina starebbe volontariamente rallentando le operazioni di riparazione del gasdotto Druzhba che porta il petrolio dalla Russia ai due Paesi sulla base di una ‘deroga’ europea. Kiev smentisce ma si è creata una “crisi di fiducia”. Per cercare di sbloccare la situazione è partita una missione tecnica della Commissione Ue per verificare lo stato dei lavori. “Ma finchè non si sblocca il gasdotto dubito che Orban cederà”, sottolinea la fonte. Anche perché è nel pieno di una campagna elettorale (si vota il 12 aprile) con i sondaggi che, per la prima volta, lo vedono dietro il suo sfidante. Una possibile soluzione, prospettata nelle ultime ore, sarebbe quella di inserire la questione dell’oleodotto nelle conclusioni, ma sul punto la discussione è ancora aperta. Da risolvere anche il problema del ventesimo pacchetto di sanzioni, anche questo bloccato dall’Ungheria. Collegato al problema Russia, l’Italia – insieme ai partner del formato Med5 – ha anche posto il tema della gasiera alla deriva nel Mediterraneo, sollecitando un “approccio comune” per garantire la sicurezza della navigazione e prevenire un possibile disastro ambientale.

Per quanto riguarda la competitività, il confronto sul dossier dovrebbe avviarsi nel pomeriggio. Per Meloni il problema da affrontare è quello del caro prezzi: l’Italia ha un costo dell’elettricità di circa 129 euro/Mwh contro i 72,88 della Francia e i 47 della Spagna. Un problema condiviso con la Polonia e altri Paesi dell’est. La premier chiede “misure di breve termine” per ridurre subito il costo ma anche un intervento sul meccanismo Ets. La richiesta non è più, come la scorsa settimana, la “sospensione” tout court, che non avrebbe trovato consensi, ma un intervento più ‘soft’, proposto oggi insieme ad altri 8 partner, tra cui Grecia e Polonia. La richiesta è quella di anticipare a maggio la revisione dell’Ets1, prevista per luglio, ed estendere oltre il 2034 la concessione delle quote gratuite di CO2 all’industria ad alto consumo energetico. Il problema, per l’Italia, è che la crisi sta colpendo in maniera “asimmetrica” ovvero alcuni Paesi molto, altri in modo assai relativo e quindi non sarà facile ottenere interventi particolarmente significativi.

A cena si parlerà anche dell’Mff, il bilancio europeo, anche se – viene rilevato – nell’attuale contesto difficilmente ci sarà grande attenzione. Sul tavolo, a proposito di questo dossier, ci saranno il tema della governance e quello delle risorse proprie dell’Ue. Su questo secondo aspetto c’è il fronte dei ‘frugali’ assolutamente contrario a nuove risorse e piuttosto favorevole a ‘tagli’, Francia e Portogallo secondo cui senza nuove risorse proprie non si può proprio fare il bilancio e l’Italia che è favorevole a risorse proprie nuove ma che non si traducano in tasse mascherate. Non è comunque, questa, una questione risolvibile domani.

Infine, tra gli altri temi, si parlerà anche di sicurezza, difesa e migranti, anche per il rischio di una ‘ondata’ causata dal conflitto mediorientale. Sulla questione delle migrazioni, come è ormai tradizione, prima del Consiglio si terrà la riunione informale dei paesi cosiddetti ‘like minded’ promossa da Italia, Danimarca e Paesi Bassi.

Il Consiglio Ue si annuncia "timido" sull’Iran. Per Meloni focus su costo energia

Bruxelles, 18 mar. (askanews) – L’unico dato certo, si dice a Bruxelles, è che “non c’è nessuna voglia da nessuna parte di entrare nel conflitto” in Iran. Per il resto quello che si apre domani, con possibile prosecuzione venerdì, è un consiglio “complesso” come complesso è il momento attuale. A testimoniarlo la lunghezza, insolita, della bozza di conclusioni (ancora sub iudice): una settantina di paragrafi. Lo spoiler è che però è inutile aspettarsi “decisioni” perché i temi sono tanti, anche tecnicamente complicati, e dunque di difficile soluzione.

Giorgia Meloni, dopo il consueto incontro a pranzo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un Consiglio dei ministri serale sul caro carburanti e un’intervista al Tg1, è attesa già stasera nella capitale belga con l’obiettivo prioritario di affrontare la questione dei costi dell’energia.

Questo Consiglio, nelle previsioni, avrebbe dovuto raccogliere i risultati del “retreat” che si è tenuto a febbraio ad Alden Biesen, occupandosi dunque, prevalentemente, di competitività. Il tema resterà centrale, ma l’attacco a Teheran di Usa e Israele, con le sue consueguenze economiche e geopolitiche, ha giocoforza cambiato l’ordine del giorno. Sul conflitto in Iran, comunque, sin qui l’Ue – che pure è tra le aree più colpite dagli effetti economici negativi – non ha avuto una linea politica su come uscire dalla crisi e continuerà a non averne. Nelle conclusioni ci sarà dunque una condanna alle azioni al di fuori del diritto internazionale, senza però citare Usa e Israele, e un richiamo all’importanza del multilateralismo, di cui parlerà anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres nel pranzo di lavoro. Dunque distanti da Trump, ma senza attaccarlo. Linea, sostanzialmente, adottata fin qui anche da Roma.

In mattinata (inizio alle 10) il primo tema all’ordine del giorno sarà la crisi in Ucraina, con il presidente Volodymyr Zelensky che interverrà in videocollegamento. Il timore – sottolineano fonti diplomatiche – è che la nuova instabilità del Medio Oriente “oscuri” il fronte est con minore “attenzione politica” e un problema di “forniture militari”. I leader cercheranno, a questo proposito, di risolvere il problema del blocco del prestito da 90 miliardi da parte dell’Ungheria e della Slovacchia. Viktor Orban ha posto il veto all’accordo che aveva avuto il via libera dal Consiglio il dicembre scorso. “Ma la parola data va rispettata, non è un’optional”, gli stanno ripetendo tutti i partner, Meloni compresa. Il primo ministro ungherese, però, su questo non sente ragioni: secondo lui l’Ucraina starebbe volontariamente rallentando le operazioni di riparazione del gasdotto Druzhba che porta il petrolio dalla Russia ai due Paesi sulla base di una ‘deroga’ europea. Kiev smentisce ma si è creata una “crisi di fiducia”. Per cercare di sbloccare la situazione è partita una missione tecnica della Commissione Ue per verificare lo stato dei lavori. “Ma finchè non si sblocca il gasdotto dubito che Orban cederà”, sottolinea la fonte. Anche perché è nel pieno di una campagna elettorale (si vota il 12 aprile) con i sondaggi che, per la prima volta, lo vedono dietro il suo sfidante. Una possibile soluzione, prospettata nelle ultime ore, sarebbe quella di inserire la questione dell’oleodotto nelle conclusioni, ma sul punto la discussione è ancora aperta. Da risolvere anche il problema del ventesimo pacchetto di sanzioni, anche questo bloccato dall’Ungheria. Collegato al problema Russia, l’Italia – insieme ai partner del formato Med5 – ha anche posto il tema della gasiera alla deriva nel Mediterraneo, sollecitando un “approccio comune” per garantire la sicurezza della navigazione e prevenire un possibile disastro ambientale.

Per quanto riguarda la competitività, il confronto sul dossier dovrebbe avviarsi nel pomeriggio. Per Meloni il problema da affrontare è quello del caro prezzi: l’Italia ha un costo dell’elettricità di circa 129 euro/Mwh contro i 72,88 della Francia e i 47 della Spagna. Un problema condiviso con la Polonia e altri Paesi dell’est. La premier chiede “misure di breve termine” per ridurre subito il costo ma anche un intervento sul meccanismo Ets. La richiesta non è più, come la scorsa settimana, la “sospensione” tout court, che non avrebbe trovato consensi, ma un intervento più ‘soft’, proposto oggi insieme ad altri 8 partner, tra cui Grecia e Polonia. La richiesta è quella di anticipare a maggio la revisione dell’Ets1, prevista per luglio, ed estendere oltre il 2034 la concessione delle quote gratuite di CO2 all’industria ad alto consumo energetico. Il problema, per l’Italia, è che la crisi sta colpendo in maniera “asimmetrica” ovvero alcuni Paesi molto, altri in modo assai relativo e quindi non sarà facile ottenere interventi particolarmente significativi.

A cena si parlerà anche dell’Mff, il bilancio europeo, anche se – viene rilevato – nell’attuale contesto difficilmente ci sarà grande attenzione. Sul tavolo, a proposito di questo dossier, ci saranno il tema della governance e quello delle risorse proprie dell’Ue. Su questo secondo aspetto c’è il fronte dei ‘frugali’ assolutamente contrario a nuove risorse e piuttosto favorevole a ‘tagli’, Francia e Portogallo secondo cui senza nuove risorse proprie non si può proprio fare il bilancio e l’Italia che è favorevole a risorse proprie nuove ma che non si traducano in tasse mascherate. Non è comunque, questa, una questione risolvibile domani.

Infine, tra gli altri temi, si parlerà anche di sicurezza, difesa e migranti, anche per il rischio di una ‘ondata’ causata dal conflitto mediorientale. Sulla questione delle migrazioni, come è ormai tradizione, prima del Consiglio si terrà la riunione informale dei paesi cosiddetti ‘like minded’ promossa da Italia, Danimarca e Paesi Bassi.

Cinema, 72esima edizione del Taormina Film Festival 10-14 giugno

Roma, 18 mar. (askanews) – Sono state ufficializzate le date della 72esima edizione del Taormina Film Festival, che si terrà dal 10 al 14 giugno 2026. Il festival è organizzato dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia, direttamente promosso dall’Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo della Regione Siciliana, con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo. La direzione artistica è di Tiziana Rocca, confermata in questo ruolo anche per il biennio 2027/2028.

Domani apriranno ufficialmente le iscrizioni per questa nuova edizione (con scadenza fissata al 25 maggio 2026). Il festival si articolerà in quattro sezioni: il Concorso internazionale lungometraggi, il Fuori Concorso, gli Eventi Speciali al Teatro Antico e la nuova sezione del Concorso Cortometraggi, girati sul territorio siciliano e che puntino alla valorizzazione dello stesso. I film in programmazione abbracceranno tutti i generi, dando voce a temi attuali e di grande impatto culturale. Ci saranno anteprime nazionali, da paesi e registi di tutto il mondo, nello spirito internazionale del festival.

Tiziana Rocca, direttrice artistica del festival, ha dichiarato: “Sono profondamente onorata di tornare alla guida artistica del Taormina Film Festival per la sua 72esima edizione. Taormina rappresenta da sempre un luogo speciale per il cinema internazionale: un ponte tra culture, storie e talenti provenienti da tutto il mondo. Il mio impegno sarà quello di valorizzare ulteriormente l’identità del festival, mantenendo viva la sua prestigiosa tradizione e, allo stesso tempo, guardando con entusiasmo al futuro del cinema, dando spazio a nuove voci, grandi autori e produzioni che sappiano emozionare e far riflettere. Lavoreremo per costruire un’edizione che celebri il cinema in tutte le sue forme, trasformando ancora una volta Taormina in un punto d’incontro privilegiato per artisti, professionisti e pubblico. Sono felice di poter contribuire nuovamente a scrivere una nuova pagina della storia di questo straordinario festival. A tal proposito, vorrei rivolgere un sentito ringraziamento a tutti, dai rappresentanti della Regione Sicilia al commissario Campo, per la fiducia accordatami e rinnovatami anche per il prossimo biennio”.

Bernardo Campo, commissario straordinario della Fondazione Taormina Arte Sicilia, ha aggiunto: “Non stiamo parlando semplicemente di una rassegna cinematografica, ma della gestione di un asset immateriale dal rilevante valore patrimoniale del Festival cinematografico di Taormina, fondato nel 1955, che rappresenta la seconda rassegna più antica d’Italia e questa storicità non è solo un vanto accademico, ma un pilastro economico che dobbiamo difendere con determinazione”.

Felice Panebianco, Sovrintendente della Fondazione Taormina Arte Sicilia, ha dichiarato: “Innovazione e tradizione: anche quest’anno il Taormina Film Fest rappresenterà la perfetta sintesi tra la sua storia – con i suoi rituali e una città che si trasforma in un grande set all’aperto – e la voglia di proiettarsi verso il futuro, con particolare attenzione alla sostenibilità degli eventi in programma”. E l’assessore per il Turismo, per lo Sport e per lo Spettacolo della Regione Siciliana, Elvira Amata, ha aggiunto: “Un Festival che si conferma, anno dopo anno, un asse portante della nostra promozione territoriale per la sua straordinaria capacità di rappresentare, non soltanto un’autentica celebrazione del grande cinema, ma anche un motore vitale per l’indotto turistico siciliano. Grazie al grande schermo, Taormina si riafferma ancora una volta come palcoscenico mondiale, capace di mostrare la Sicilia più vera e di esprimere quel connubio perfetto tra la maestosità del Teatro Antico, gioiello del nostro straordinario patrimonio, e il virtuoso dinamismo del mercato cinematografico attuale”.

Durante il festival si terrà l’assemblea generale FACE, la Federazione delle Accademie del Cinema Europee che riunisce 14 realtà da altrettanti Paesi, oltre alla European Film Academy. Questo prestigioso evento, che per la prima volta coinvolge anche il Festival di Taormina, punta ad analizzare lo stato di salute del cinema europeo e a tracciarne il percorso futuro.

Mojatba Khamenei: vendicheremo la morte di Ali Larijani

Roma, 18 mar. (askanews) – La morte del capo del Consigio di Sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani, ucciso in un bombardamento israeliano, sarà vendicata: lo ha affermato la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. “È con grande tristezza che ho appreso la dolorosa notizia del martirio del dottor Ali Larijani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e rappresentante della Guida Suprema in tale Consiglio, nonché del suo onorevole figlio e di alcuni suoi colleghi”, ha scritto Khamenei in un messaggio di cordoglio.

“Senza dubbio, l’assassinio di una figura così eminente testimonia la sua importanza e l’odio che i nemici dell’Islam nutrono nei suoi confronti. Che gli islamofobi sappiano che versare questo sangue ai piedi del robusto albero del sistema islamico non fa che rafforzarlo, e naturalmente, ogni goccia di sangue ha un prezzo che gli assassini dei martiri dovranno presto pagare”, ha concluso.

Dl sicurezza: ondata emendamenti (1.215). Oltre 120 da maggioranza

Roma, 18 mar. (askanews) – Un’ondata di emendamenti ha sommerso il dl sicurezza. Alla scadenza del termine, sono arrivate 1.215 proposte di modifica (18 ordini del giorno) in commissione Affari costituzionali del Senato.

Oltre mille dalle opposizioni (344 il Pd, 340 il M5S, 354 Avs, 18 Iv). Anche i gruppi di maggioranza però sembrano intenzionati a dire la loro avendo depositato, sì quattro proposte unitarie (targate Fdi-Lega-Fi-Nm) ma anche diverse proposte dei singoli gruppi: 42 di Fdi, 47 di Fi, 25 della Lega, 9 dai Civici d’Italia-Nm. Con il partito di Matteo Salvini che alza la posta chiedendo di inserire nel decreto, in tema di manifestazioni, la cauzione obbligatoria per chi le organizza e la “zona di rispetto a limite invalicabile a tutela degli agenti”.

Le proposte unitarie targate centrodestra vertono sul potenziamento dei presidi della polizia sul territorio, il collocamento in disponibilità dei dirigenti di polizia, disposizioni urgenti per assumere poliziotti e vigili del fuoco oltre il turn over e, infine, misure per incentivare i rimpatri volontari assistiti di migranti. In particolare quest’ultimo emendamento prevede di destinare somme dedicate a compensare gli avvocati dei migranti per la consulenza in materia che verrà corrisposta, puntualizza la relazione tecnica, “ad avvenuto rimpatrio”.

Fonti Lega pur esprimendo soddisfazione per il lavoro fatto “con il ministro Piantedosi”, hanno spiegato di voler “rafforzare il decreto” con l’obbligo di cauzione, la zona cuscinetto per le forze dell’ordine, “l’aumento delle pene per i furti in abitazione anche con l’arresto differito, lo sgombero rapido anche delle seconde case e le tutele penali in caso di aggressioni e violenze anche al personale del trasporto pubblico locale e regionale”.

Oltre 120 emendamenti presentati dalla maggioranza, dopo mesi di gestazione e dopo la moral suasion del Quirinale che ha smussato le norme più controverse, fanno presagire un percorso quanto meno accidentato, nel derby sulla sicurezza tra le forze di centrodestra, in particolare tra il partito della premier e la Lega.

Significativo anche il parere favorevole con osservazioni arrivato la scorsa settimana dal Comitato per la legislazione che ha chiesto alcune modifiche (14) oltre ad evidenziare criticità relative ai profili di necessità e urgenza previsti per un decreto legge.

La commissione Affari costituzionali entrerà nel vivo dell’esame degli emendamenti solo dopo il referendum. Se ne riparlerà quindi quando si chiuderanno le urne.

Iran, Parolin: a Trump direi di finirla al più presto, escalation alle porte

Roma, 18 mar. (askanews) – “Cosa gli direi? Di finirla al più presto perché il pericolo di un’escalation è alle porte”. Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa sede, arrivando nella sala della Lupa di Montecitorio per la presentazione del libro “Leone XIV – Chi dite che io sia? Sono un figlio di Agostino”, di Ignazio Ingrao e Giuseppe Pagano, a chi gli chiedeva cosa direbbe a Trump in questo momento.

“Direi di lasciare stare il Libano – ha aggiunto – questo messaggio va rivolto anche agli israeliani e davvero di cercare di risolvere i problemi che ci possono essere o che ritengono esserci attraverso le vie pacifiche della diplomazia e del dialogo”.

Beko inaugura XLab: robot e IA riducono errori e lavori ripetitivi

Cassinetta di Biandronno (Va), 18 mar. (askanews) – Robot che sostituiscono operazioni ripetitive, sistemi intelligenti che intercettano gli errori, fabbriche progettate prima ancora di essere costruite. A Cassinetta di Biandronno, in provincia di Varese, Beko Europe inaugura XLab, un laboratorio industriale dove le tecnologie vengono testate prima di entrare nelle linee produttive.

“Guardi, citerei almeno tre tecnologie – spiega Barbara Kagan, Central Production Engineering Director – La prima è la robotica avanzata che utilizza intelligenza artificiale, che aiuta a sviluppare soluzioni molto più avanzate nella nostra fabbrica, per evitare il lavoro non ergonomico e più ripetitivo, riducendo anche gli errori umani. L’altra tecnologia è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi di visione per controllare il processo di qualità, che aiuta a sostenere l’alta qualità dei prodotti fatti a Cassinetta. Un ulteriore elemento è l’automazione logistica, dove utilizziamo veicoli guidati autonomamente che portano i materiali dal magazzino alle linee di montaggio”.

Robotica, visione artificiale, automazione logistica: tecnologie già in uso, che servono a migliorare qualità e tempi di produzione. XLab nasce per accelerare questo processo, lavorando in parallelo rispetto alle linee.

“Da domani – chiarisce Kagan – cambia la velocità di introduzione delle nuove soluzioni, perché avendo un laboratorio industriale riusciamo ad accelerare il passaggio dall’idea alle soluzioni industriali. Quindi, in parallelo e senza disturbare l’attuale processo produttivo, siamo in grado di implementare le soluzioni innovative”.

Il laboratorio è anche uno spazio di formazione: qui tecnici e ingegneri lavorano direttamente su robot, sistemi di visione e veicoli autonomi. XLab permette di sviluppare e testare nuove soluzioni in parallelo alla produzione, senza fermarla, accorciando il passaggio dall’idea alla fabbrica. La scelta di Cassinetta rafforza il ruolo dell’Italia nel sistema industriale europeo di Beko, grazie alle competenze presenti nella robotica e nell’ingegneria di processo.

Donna uccisa a coltellate a Bergamo: arrestato il marito

Milano, 18 mar. (askanews) – Una donna italiana di 42 anni è stata uccisa a coltellate all’interno della propria abitazione in via Pescaria a Bergamo. A lanciare l’allarme è stato il personale sanitario del 118, che ha richiesto l’intervento della Polizia di Stato. Giunti sul posto, i soccorritori non hanno potuto far altro che constatare il decesso della donna, stroncata da diverse coltellate inferte in punti vitali. Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’autore del delitto sarebbe il marito convivente: per l’uomo, un italiano di 50 anni, è scattato l’arresto.

Dai primi accertamenti condotti dagli investigatori non emergono precedenti segnalazioni o interventi delle forze dell’ordine per dissidi o episodi di violenza tra i due. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, coordinati dalla procura di Bergamo, un movente di natura passionale. Le indagini sono in corso per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e accertare eventuali ulteriori responsabilità.

Calcio, Mattia Zaccagni stop per 40 giorni, salta la Nazionale

Roma, 18 mar. (askanews) – Brutte notizie per Maurizio Sarri e la Lazio. Mattia Zaccagni, capitano dei biancocelesti, ha infatti riportato una lesione muscolare e dovrà stare ai box per almeno 30-40 giorni. Questo il comunicato del club biancoceleste: “Nella giornata odierna, a seguito di un consulto tra lo staff medico composto dal Prof. Ivo Pulcini, dal Prof. Fabio Rodia e dal medico sociale dott. Italo Leo, la S.S. Lazio comunica quanto segue. Durante la gara di campionato Lazio-Milan, Mattia Zaccagni ha riportato una lesione muscolare post traumatica di media entità a carico del vasto mediale e vasto intermedio della coscia destra. L’atleta ha già iniziato il protocollo di recupero”. Tegola anche per Rino Gattuso, commissario tecnico della Nazionale italiana che non potrà contare sull’esterno biancoceleste per le due partite che daranno l’accesso al Mondiale di USA, Canada e Messico della prossima estate.

"Il tuo profumo" è il nuovo singolo di Arisa

Milano, 18 mar. (askanews) – É “Il tuo profumo”, il nuovo singolo di Arisa in uscita venerdì 20 marzo, che arriva dopo il successo di Magica Favola, brano che, arrivato tra i cinque finalisti del 76° Festival di Sanremo, continua a riscuotere grande consenso da parte del pubblico.

Il brano, scritto da Arisa con Galeffi, Fabio Dalè e Carlo Frigerio, è un nuovo capitolo musicale del prossimo album “Foto Mosse” in uscita il 17 aprile, a distanza di 5 anni dal suo ultimo lavoro di inediti.

Il tuo profumo racconta quel momento in cui l’amore smette di essere una favola perfetta e diventa qualcosa di più vero, fragile e umano. Quando una promessa fatta con leggerezza lascia spazio a domande, lacrime e silenzi dall’altra parte del telefono. Dentro queste parole convivono rabbia, nostalgia e desiderio: la consapevolezza che crescendo non si è più diamanti indistruttibili, ma persone che possono ferirsi e ferire. Anche musicalmente il brano si muove su questa linea emotiva: una ballata pop elegante e senza tempo, costruita su un equilibrio delicato tra intensità e misura, in cui la voce di Arisa diventa il filo conduttore di una storia sentimentale

«È una canzone sulla gelosia che non è gelosia, ma è dolore travestito. Sul profumo di qualcuno che resta addosso anche quando quella persona non meriterebbe più nemmeno un pensiero. Sull’ultimo romantico che ti promette tutto e poi sparisce nell’assoluto e tu lo scopri troppo tardi, quando sei già persa dentro», racconta Arisa.

Intanto si avvicinano i primi appuntamenti live. A maggio Arisa tornerà sul palco con le date della Live Première, tre concerti speciali pensati come un primo incontro ravvicinato con il pubblico prima dell’estate: il 20 maggio a Civitanova Marche (Teatro Rossini) per la data zero, il 22 maggio a Roma (Teatro Brancaccio) e il 29 maggio a Milano (Teatro Lirico), entrambe già sold out.

A questi si aggiungono gli appuntamenti estivi nelle principali location a cielo aperto italiane e, a seguire, il tour nei teatri previsto per il prossimo autunno, che porterà Arisa a calcare i principali palcoscenici italiani. Nei concerti non mancheranno i brani che hanno segnato il suo percorso artistico, insieme alle nuove canzoni contenute nel suo prossimo album “Foto Mosse”.

Acqua, TEHA: crisi idrica costa agli italiani oltre 13 mld l’anno

Roma, 18 mar. (askanews) – La crisi idrica, sommando siccità, alluvioni e mancato riciclo, costa agli italiani annualmente 227 euro pro capite, il doppio della media europea (112 euro per abitante), una cifra pari a 13,4 miliardi di euro “come se l’economia del nostro Paese si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno”. E’ quanto emerge dal Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di TEHA, giunto alla settima edizione, secondo il quale l’Italia è “sempre più esposta allo stress idrico che comporta avere troppo poco o troppa acqua nei momenti sbagliati, difficoltà nella raccolta o nella gestione”.

Nel 2022, rivela lo studio, era stato raggiunto il picco dei danni provocati dalla crisi idrica: 284 euro per abitante in un solo anno pari a 16,7 miliardi in totale. Un costo pro-capite maggiore è stato rilevato solo in Spagna (256 euro per abitante) e in Slovenia che raggiunge livelli oltre i 1.600 euro ad abitante.

Una situazione, secondo il Libro Bianco, “destinata ad aggravarsi visto quanto descritto nell’ultimo Rapporto delle Nazioni Unite (Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era) che ha sancito nel 2026 l’inizio dell’era della “bancarotta idrica globale”: un numero sufficiente di sistemi critici ha superato il punto in cui potevano essere ripristinati ai livelli precedenti e l’oltrepassare questa soglia altererà radicalmente il rischio idrico nel pianeta, provocando effetti a cascata nelle varie comunità”.

La crisi dell’acqua in Italia, prosegue la ricerca, ha visto nel 2025 oltre 1.100 episodi di precipitazioni intense e 139 allagamenti urbani (nei primi anni duemila si contavano 45 precipitazioni intense e 3 allagamenti urbani l’anno) genera impatti consistenti sul sistema produttivo a cominciare dall’agricoltura. Nell’ultimo decennio la produzione agricola italiana si è ridotta del 7,8%, con picchi nelle coltivazioni più idrovore. Nel solo 2024 i danni legati ai cambiamenti climatici per l’agricoltura hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro.

Secondo l’analisi TEHA, lungo tutta la sua filiera, l’acqua coinvolge quasi 2 milioni di imprese. Il ciclo idrico esteso, che comprende gestione, provider tecnologici, e consorzi di bonifica, ha generato nel 2024 11,2 miliardi di euro di valore aggiunto, che salgono a 31 miliardi considerando l’indiretto e l’indotto.

“L’acqua è un input produttivo primario per agricoltura, industria, energia e data center, e abilita complessivamente 384 miliardi di euro di valore aggiunto: senza questa risorsa, il 20% del PIL italiano non potrebbe essere generato. – dichiara Valerio De Molli, CEO e managing partner di TEHA Group – “Una gestione emergenziale del settore ne mette a rischio la competitività. Per sostenere la crescita del Paese e del settore è indispensabile una pianificazione strategica di lungo periodo, capace di sviluppare un settore idrico resiliente e sostenibile. Servono una visione più ambiziosa e integrata, accelerare gli investimenti, modernizzare le infrastrutture, mobilitare capitali pubblici e privati, spingere su innovazione e digitalizzazione e diffondere una nuova cultura dell’acqua lungo l’intera filiera”.

“In questo scenario – ha spiegato Benedetta Brioschi, partner TEHA, intervenendo a Roma alla presentazione del 7° Libro Bianco “Valore Acqua” – il nodo degli investimenti diventa decisivo. La tariffa del servizio idrico in Italia, principale fonte di finanziamento degli investimenti futuri, pur cresciuta fino a 2,5 euro al metro cubo nel 2024, resta tra le più basse d’Europa: il 30% sotto la media UE e pari a un quinto di quella della Danimarca”.

Secondo i gestori del Servizio idrico integrato rappresentati dalla Community la tariffa non sarà sufficiente da sola a sostenere il fabbisogno del settore in particolare con la conclusione del PNRR: il capitale privato dal 2027 potrebbe coprire il 18% degli investimenti complessivi, con un incremento degli investimenti che potrebbero arrivare fino a 98 euro pro capite rispetto agli 83 previsti dal 2027 senza l’apporto del PNRR.

La ricerca evidenzia infine che il 96% dei cittadini non è in grado di quantificare i propri consumi idrici e tende a sottostimarli, nonostante quasi tutti dichiarino di adottare comportamenti per ridurli. “Un limite culturale che appare ancora più rilevante se si considera che, con un’impronta idrica pari a 130 miliardi di metri cubi l’anno, l’Italia è il Paese più idrovoro d’Europa. Al secondo posto la Germania con 120 miliardi di metri cubi e la Francia al terzo con 110 miliardi”.

Calcio, Figc, Gravina lancia officina del talento

Roma, 18 mar. (askanews) – Presso la sede della FIGC, nella Sala Paolo Rossi di via Allegri, il presidente Gabriele Gravina ha presentato il nuovo progetto tecnico per il rilancio del calcio giovanile italiano. “Vogliamo creare un’officina del talento italiano – ha spiegato – per superare alcune criticità, a cominciare dall’iper-tatticismo”.

Il piano prevede un nuovo organigramma federale con la nomina di Maurizio Viscidi nel ruolo di direttore tecnico, figura finora assente in federazione. L’obiettivo è creare un coordinamento tra settore giovanile, settore tecnico e Club Italia, sviluppando un linguaggio comune pur nel rispetto delle autonomie.

“È legittimo che i club lavorino sull’aspetto tattico, ma così si rischia di perdere i giovani – ha aggiunto Gravina -. È compito della federazione non perderli”. Da qui l’idea di una nuova accademia federale, distinta dai centri federali già esistenti, per accompagnare la crescita dei talenti.

Viscidi ha sottolineato l’importanza di un nuovo modello metodologico: “I ragazzi toccano poco la palla, c’è qualcosa da rivedere negli allenamenti per migliorare le competenze individuali”. Il progetto si concentrerà in particolare sulla fascia d’età tra i 5 e i 12 anni, con un percorso che unisca formazione sportiva e crescita personale.

Nel nuovo assetto avranno un ruolo anche gli ex campioni del mondo Gianluca Zambrotta e Simone Perrotta, coinvolti nel collegamento con il Settore Giovanile e Scolastico, con l’obiettivo di promuovere una nuova cultura sportiva orientata allo sviluppo del talento.

Calcio, Europa League, Gasperini: gara da dentro o fuori

Roma, 18 mar. (askanews) – Vigilia di Europa League per la Roma, con Gian Piero Gasperini e Wesley che presentano la sfida contro il Bologna, definita dallo stesso tecnico una gara “da dentro o fuori”. “Sarà una partita decisiva, diversa dal campionato: non c’è il pareggio e oltre i 90 minuti ci sono supplementari e rigori. Sono sfide ancora più affascinanti”, ha spiegato l’allenatore giallorosso.

Sul valore dell’avversario, Gasperini ha evitato di parlare di favoriti: “L’ambizione è uguale per entrambe le squadre. Non c’è tutta questa differenza, sono due squadre vicine nei valori”. E sul possibile impatto del turnover del Bologna: “Non mi spaventa, a volte riposare non significa stare meglio. Lo vedremo domani”.

Capitolo Olimpico, con oltre 60mila spettatori attesi: “È sempre stato un grande valore per la squadra, ultimamente siamo riusciti a sfruttarlo meglio. Speriamo di continuare così”.

Non mancano riferimenti agli episodi arbitrali, con una battuta polemica sull’espulsione di Wesley contro il Como: “Quando ti senti preso in giro devi fare un po’ la faccia da scemo… così non metti in difficoltà nessuno”.

Il difensore brasiliano è tornato proprio su quell’episodio: “Per me non era assolutamente fallo. È stato un episodio grave, decisivo e inaccettabile”.

Wesley ha poi parlato della propria crescita: “Sto capendo sempre meglio il calcio italiano e posso migliorare ancora. Il mister mi chiede di essere offensivo e di prendere le decisioni giuste”. Sul duello con Bernardeschi: “È un giocatore molto forte, sicuramente pericoloso”.

Infine, l’importanza dell’obiettivo europeo: “Tutti teniamo all’Europa League, era uno dei miei grandi obiettivi. Servirà oltre il 100% della concentrazione, dobbiamo farci trovare pronti”.

Carburanti, Salvini: tetto prezzi in Cdm, verde 1,9 euro-litro da domani

Roma, 18 mar. (askanews) – “L’obiettivo è nell’immediato ridurre i prezzi alla pompa di benzina, quindi bloccare l’aumento e bloccare le speculazioni, aiutare famiglie e imprese e mettere un tetto al prezzo del gasolio e della benzina. C’è un consiglio dei ministri questa sera e già dalle prossime ore, gli italiani che vanno a fare benzina paghino meno rispetto a quello che stanno pagando oggi”. Lo ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, parlando con la stampa pochi minuti prima dell’incontro con i petrolieri a Milano. Salvini punta a raggiungere un accordo per avere un tetto al prezzo del diesel a “1,9 euro al litro”, con un taglio complessivo di “20-25 centesimi al litro” anche per la benzina.

Banche, Buch (Bce): calata intensità fusioni transfrontaliere nell’Ue

Roma, 18 mar. (askanews) – Nell’Unione europea persistono “molte barriere” alla piena integrazione dei mercati bancari e “abbiamo visto che l’intensità delle fusioni trans frontaliere è delinata dalla crisi”. Lo ha affermato la presidente del ramo di vigilanza bancaria della Bce, Claudia Bu durante una audizione al parlamento europeo.

“Abbiamo ancora molte barriere alla piena integrazione del mercato bancario, per le banche abbiamo le stesse regole, ma poi ci sono molti altri motivi per cui i mercati bancari sono ancora segmentati – ha detto -. Vediamo anche nei dati che abbiamo anche mercati molto differenziati. E c’è un limitato livello di integrazione transfrontaliera. E abbiamo anche visto che l’intensità delle fusioni transfrontaliere è declinata dalla crisi”.

Secondo Buch “è incredibilmente complicato”, ma per quanto riguarda la vigilanza bancaria comune “le nostre regole sono molto chiare, abbiamo una linea guida molto chiara adottata nel 2021 in cui spieghiamo quali sono i criteri e come valutiamo e vediamo le fusioni, in maniera molto neutrale quelle domestiche (rispetto a quelle transfrontaliere). Ci sono molti altri fattori che creano ostacoli, ma penso che il nostro ruolo sia molto chiaro”. (fonte immagine: European Union)

Putin: l’annessione della Crimea "scelta immutabile e incrollabile"

Roma, 18 mar. (askanews) – L’annessione della Crimea alla Russia è “scelta immutabile e incrollabile”, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin durante una riunione in videoconferenza con i membri del governo, in occasione della Giornata dell’anniversario dell’annessione della Crimea alla Russia, celebrata il 18 marzo.

“Questa scelta è immutabile e incrollabile. È stata dettata dal destino della nostra patria ed è diventata una delle tappe più importanti, forse decisive, nella sua storia millenaria, simbolo dell’unità, della volontà e della coesione del nostro popolo multinazionale”, ha affermato Putin.

Il presidente ha detto che i militari russi impegnati nella guerra in Ucraina combattono anche per difendere la scelta dei residenti della Crimea e delle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia di stare con la Russia.

Abbattimento dell’orso M90, assolto Fugatti

Milano, 18 mar. (askanews) – Il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti è stato assolto dall’accusa di “uccisione con crudeltà” in relazione all’abbattimento dell’orso M90, avvenuto il 6 febbraio 2024. Il provvedimento, adottato per garantire la sicurezza pubblica, era stato eseguito dal Corpo forestale del Trentino.

“L’assoluzione conferma in modo chiaro la piena legittimità dell’operato della Provincia – dichiara il presidente Fugatti -. Abbiamo assunto una decisione necessaria e responsabile, nell’esercizio delle nostre competenze. La gestione di esemplari pericolosi richiede interventi tempestivi e rispettosi delle norme vigenti, con l’obiettivo prioritario di tutelare l’incolumità delle persone, inclusa quella del personale del Corpo forestale a cui è affidato l’intervento sul campo. Abbiamo agito con professionalità, attenendoci a protocolli consolidati e riconosciuti a livello internazionale”.

Pd: la Commissione antimafia indaghi su Delmastro e i rapporti con Caroccia-Senese

Roma, 18 mar. (askanews) -“Chiediamo alla presidente della Commissione Antimafia Colosimo di acquisire gli atti sulla vicenda che riguarda esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, in primis il sottosegretario alla Giustizia Delmastro Delle Vedove. Notizie di stampa hanno rivelato che questi esponenti politici di primo piano in Piemonte gravitanti nell’area territoriale biellese, hanno dato vita a una società che ha intrattenuto rapporti con esponenti della famiglia Caroccia. Uno di questi – Mauro – condannato in via definitiva dalla Cassazione per reati molto gravi con aggravante mafiosa, sarebbe stato a stretto contatto con esponenti del clan mafioso Senese, tra i più pericolosi nell’area della Capitale. La società di cui faceva parte Delmastro avrebbe eletto il suo domicilio romano proprio presso un locale dei Caroccia. Si tratta, come è evidente, di fatti molto gravi e inquietanti. Chiediamo, quindi, che la Commissione Antimafia, anche nell’ambito del suo lavoro di indagine sulle mafie nell’area romano-laziale, accenda un faro su questa vicenda e acquisisca gli atti. Chiediamo anche l’audizione dello stesso Delmastro, la cui permanenza a via Arenula in un ruolo così delicato, già da tempo gravemente inopportuna, appare ora ancora più inaccettabile”. Lo dichiarano Walter Verini, Giuseppe Provenzano, Enza Rando, Debora Serracchiani, Valentina Ghio, Anthony Barbagallo, Franco Mirabelli, Valeria Valente membri del Gruppo PD in Commissione Antimafia.

“A qualcuno piace caldo” la commedia perfetta al Manzoni di Milano

Milano, 18 mar. (askanews) – È in scena fino al 29 marzo, al Teatro Manzoni di Milano, “A qualcuno piace caldo”, una commedia amatissima e divertente liberamente tratta dal film di Billy Wilder da Mario Moretti. Definita la commedia perfetta, in questa versione, un cast d’eccezione con Euridice Axen nei panni che furono di Marilyn Monroe, Giulio Corso giovane e brillante nel ruolo che fu di Tony Curtis e Gianluca Ferrato che eccelle nel comico e nel drammatico e interpreta la parte che fu di Jack Lemmon. E con loro un nutrito gruppo di caratteriste/i.

I protagonisti raccontano lo spettacolo.

Bce, Buch: rischi geopolitici priorità numero uno vigilanza banche

Roma, 18 mar. (askanews) – Per il triennio 20262028, la priorità numero uno per la vigilanza bancaria europea “è rafforzare la resilienza ai rischi geopolitici e alle incertezze macro finanziarie”. Lo afferma Claudia Buch, presidente del ramo di vigilanza bancaria della Bce, nel rapporto annuale presentato oggi dall’istituzione.

“Questo include mantenere solidi standard sul credito, livelli di patrimonializzazione adeguati e una prudente gestione dei rischi legati al clima e agli eventi naturali”, ha sostenuto.

Nell’ambito di questo lavoro, “verranno condotti degli stress test nel 2026 per identificare i rischi specifici sul settore bancario dalla geopolitica, che potrebbero ripercuotersi negativamente sulla posizione finanziaria delle singole banche”, ha riferito.

“La seconda priorità si focalizza sulla resilienza operativa delle banche e sulla robustezza delle loro tecnologie. Le banche – prosegue nel rapporto – devono gestire meglio i rischi operativi, porre rimedio alle debolezze su come raccolgono e utilizzano le informazioni e assicurare che la trasformazione digitale, inclusa quella sull’uso dell’intelligenza artificiale, sia sostenuta da solidi sistemi di controllo adeguati”.

Bce, Lagarde: banche Ue solide ma sfide da tensioni commercio e incertezza

Roma, 18 mar. (askanews) – Le banche europee restano redditizie e ben patrimonializzate e questo “ha contribuito al supporto a imprese famiglie durante un periodo di crescita più debole e cambiamenti strutturali”, tuttavia “le sfide legate alle crescenti tensioni sul commercio, all’accresciuta incertezza e alle vulnerabilità specifiche di certi settori non si riflettono pienamente nei bilanci delle banche”. Lo rileva la presidente della Bce, Christine Lagarde nel rapporto annuale della vigilanza bancaria dell’istituzione, presentato oggi.

“La trasmissione degli shock può essere ritardata e non lineare, rendendo cruciale per le banche e per le autorità di vigilanza di mantenere un approccio che guardi in avanti – ha aggiunto – e cerchi di agire in maniera tempestiva quando i rischi si accumulano”.

Secondo Lagarde, nel terzo trimestre dello scorso anno complessivamente per il settore bancario europeo il coefficiente chiave sui livelli di patrimonializzazione (Cet1) si è attestato al 16,1% e il tasso di copertura delle liquidità è rimasto “robusto, al 157%”. In entrambi i casi gli indicatori sono al di sopra dei requisiti regolamentari. “La redditività ha a sua volta retto, con un ritorno medio sul capitale che si è stabilizzato al 10%”.

Referendum, Conte: se vince Sì punteranno a difendersi dalle inchieste

Roma, 18 mar. (askanews) – “Se vincerà il sì, sono convinto che nel cassetto del ministro c’è già un progetto” complessivo “concepito a monte. E la separazione delle carriere “è solo il primo passaggio e, come hanno anticipato tanti esponenti del centrodestra, questo è un progetto di ampia portata” che punta a uno “scacco matto”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte, durante un dibattito all’Università di Napoli Federico II, organizzato dagli studenti di giurisprudenza, sul referendum del 22 e 23 marzo.

“Ora, per non allarmarci dicono che sono disponibili a mettersi intorno a un tavolo” ma “non siamo così ingenui e naive che crediamo alle bufale”. Il centrodestra ha fatto una riforma costituzionale “nata a Chigi e transitata in parlamento ed è stato vietato alle opposizioni di aggiungere una virgola. Non si sono fidati neanche della loro maggioranza. Non fanno prigionieri e quindi andranno avanti. La politica si vuole tenere indenne dalle inchieste magistratura”, ha concluso Conte.

Referendum, Conte: argomentazioni destra non reggono a stress test

Roma, 18 mar. (askanews) – La riforma della giustizia che verrà sottoposta a referendum costituzionale “la stanno corredando di argomentazioni precise che non resistono allo stress test”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte, durante un dibattito all’Università di Napoli Federico II, organizzato dagli studenti di giurisprudenza, sul referendum del 22 e 23 marzo.

“Che c’entra Garlasco” su cui sono stati “smentiti?” e cosa c’entra “il piccolo Domenico? Una vicenda straziante che non c’entra nulla con quelli che sono casi di errori giudiziari”.

Per Conte “gli errori giudiziari è impossibile che non ci siano per qualsiasi ordinamento giuridico. La giustizia è amministrata dagli uomini”. E per questo, la “separazione non serve, lo ha detto anche il ministro Nordio in un volume scritto con Pisapia”, ha detto Conte leggendo alcune frasi come la tesi secondo cui il problema della separazione delle carriere è “secondario” e “non merita di invelenire i rapporti, se l’è dimenticato” il ministro della Giustizia, il quale ha “ammesso che non ha nulla a che vedere con una macchina della giustizia celere”.

“Cosa c’è dietro? Un braccio di ferro della politica e alcune battaglie condotte da alcune forze politiche anche in modo diffuso nei confronti della magistratura”, ha osservato aggiungendo: “la legge è uguale per tutti. Questa è la vera questione”. Mentre “esponenti di governo hanno portato avanti progetti di riforma per rivendicare il primato del governo sulla magistratura”, ha evidenziato.

Cinema, prossimamente in sala ‘Kill Bill: The Whole Bloody Affair’

Roma, 18 mar. (askanews) – Arriverà prossimamente al cinema “Kill Bill: The Whole Bloody Affair”, il capolavoro di Quentin Tarantino per la prima volta nella storia nelle sale italiane non diviso in vol. 1 e vol. 2, ma in un film unico lungo 281 minuti.

Plaion Pictures e Midnight Factory hanno annunciato l’acquisizione da Lionsgate del film; ora le due opere, concepite originariamente come un solo progetto e nonostante la contrarietà del regista divise poi per esigenze distributive, vengono arricchite con scene e sequenze completamente inedite.

A più di 20 anni dall’uscita, anche il pubblico italiano potrà vedere il quarto film di Tarantino esattamente come il regista ha sempre sognato di mostrarlo al mondo: senza tagli, con scene mai viste prima e in un’unica opera. “Kill Bill: Volume 1”, uscito nelle sale americane nel 2003, e “Kill Bill: Volume 2”, uscito a inizio 2004, per “The Whole Bloody Affair” sono stati rimontati tagliando il cliffhanger del finale del primo capitolo e il riassunto che apre il secondo. Fra le altre novità, il brutale scontro con gli 88 folli vivrà per la prima volta interamente a colori. Inoltre, il pubblico potrà ammirare spettacolari scene d’animazione tutte nuove che, non essendo presenti nel montaggio dei primi anni Duemila, in Italia arriveranno in versione originale sottotitolata.

In “Kill Bill: The Whole Bloody Affair”, Uma Thurman interpreta La Sposa, creduta morta dal suo ex mentore e amante Bill, che le tende un’imboscata durante le prove del suo matrimonio, sparandole in testa e privandola del bambino che portava in grembo. Per ottenere la sua vendetta, la donna si mette sulle tracce dei quattro componenti rimasti della Deadly Viper Assassination Squad prima della resa dei conti finale con Bill. Grazie al respiro epico, l’azione senza sosta e lo stile, “The Whole Bloody Affair” incarna la saga sulla vendetta definitiva, tra le migliori che il cinema abbia mai visto, raramente mostrata nella sua forma completa e ora presentata anche con un intervallo tipico del cinema dei tempi d’oro. Un’opera che rappresenta uno dei momenti più importanti nella carriera di Quentin Tarantino e che negli anni si è affermata come uno dei titoli più influenti del cinema contemporaneo. “Kill Bill: The Whole Bloody Affair “arriverà prossimamente al cinema con Plaion Pictures e Midnight Factory.

Strage di Ustica, la decisione del gip sull’archiviazione dopo l’estate

Roma, 18 mar. (askanews) – Potrebbe arrivare dopo l’estate la decisione riguardo la richiesta d’archiviazione sull’ultima inchiesta sulla strage di Ustica, la tragedia del Dc9 Itavia che precipitò la notte del 27 giugno 1980 provocando 81 morti. Stamane il gip del tribunale di Roma, fatto l’appello dei famigliari delle vittime che si sono costituite parte civile, e verificato il deposito dei verbali dei difensori, ha rinviato l’udienza al 27 maggio.

Daria Bonfietti, portavoce del comitato dei famigliari delle vittime, ha spiegato: “Noi crediamo che sarebbe davvero importante in un Stato di diritto che la magistratura riuscisse a scrivere tutta la verità sulla strage di Ustica, anche sugli autori materiali. Sappiamo le cause, sappiamo che i pm hanno consegnato 450 pagine piene di altri elementi che convalidano l’ipotesi dell’abbattimento di questo aereo civile in tempo di pace. Si ribadiscono con forza le conclusioni già raggiunte in passato del giudice Rosario Priore sulle cause della tragedia: il Dc9 è stato abbattuto durante un episodio di guerra aerea. Non solo: sono elementi che meritano di essere approfonditi e che i nostri legali illustreranno alla gip chiedendo di non archiviare, ma di far proseguire le indagini”.

Lo storico difensore di parte civile, l’avvocato Alessandro Gamberini, fuori dall’aula, ha aggiunto: “In questa vicenda si è arrivati ad un milione di pagine di atti. Abbiamo elementi di fatto che inducono a ritenere che ci siano pochi dubbi: il Dc9 è stato abbattuto. La Procura, nel chiedere l’archiviazione, ritiene che sia percorribile la strada della ‘quasi collisione’ di un missile, ma che non ci siano prove per attribuirlo. Noi aggiungeremo, quando ci verrà data la parola, che le prove non si possono sottovalutare. E’ stata trovata una manopola della cabina di pilotaggio all’interno del motore di destra dell’aereo. Si spiega in qualche modo?”.

Un altro legale di parte civile, l’avvocato Andrea Osnato, al giudice, ha annunciato la ricostruzione dell'”agguato di alcuni aerei” che entrano “nel corridoio di Grosseto”. “Vogliamo far vedere questi assassini che entrano in casa”, ha continuato.

“Proveremmo a chiedere la non archiviazione, proprio perché vorremmo che la magistratura riuscisse a scriverla la verità. Credo che sia importante, insisto, in un paese civile che riescano a dirci chi ci ha abbattuto un aereo civile in tempo di pace. Punto”, ha detto Bonfietti. “Se si dovesse arrivare comunque ad una archiviazione – ha proseguito – è chiaro che il problema rimane. A me piace sempre dirlo, il problema è tutto politico. E’ la capacità che deve mostrare il governo del mio paese, chiunque ci sia, voglio dire, no, di chiedere con più forza di quella che possono aver esercitato per la per le norme esistenti le magistrature, no? Loro, la politica, deve con più forza chiedere ai paesi amici alleati, la verità su quello che quella notte si doveva fare”. Risulta “evidente che è l’indicibile quello che doveva avvenire, che continua ad essere mantenuto. Chiediamo che il nostro paese si muova in maniera più responsabile, insomma, con la volontà, come dire, di farsi rispondere, no, di pretendere delle risposte”. Esiste la possibilità di arrivare alla verità? “La verità esiste, perché qualcuno l’ha abbattuto quell’aereo, quindi io credo che veramente debba essere scritta, se non sarà scritta né dalla magistratura né dalla politica sarà una grande sconfitta per un paese civile”, ha risposto Bonfietti.

Da quel tragico 27 giugno 1980 sono ancora gli stessi i punti interrogativi riguardo la strage di Ustica. Vengono ripetuti nel cortile a pochi passi dall’aula dove stamane si è tenuta l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione sull’ultima inchiesta. “Ci sono le lenti sparite dal Mig libico…”, dice subito uno dei famigliari delle vittime, attirando l’attenzione di molti. “La Francia deve rispondere sulla portaerei Foch che stava nel Mediterraneo. Dobbiamo credere alle smentite ufficiali?”. Il ruolo degli Stati Uniti, adesso, appare più sfumato. “Non sono arrivate mai risposte vere da Washington – si sottolinea – Possibile che non sappiano nulla di quello che è avvenuto?”. I pubblici ministeri chiedono l’archiviazione perché, nonostante gli sforzi fatti in tanti anni di indagini e rogatorie, non è stato possibile identificare chi abbia materialmente premuto il tasto di lancio di quel missile fatale.

Ecco "EU Inc": nuove imprese in meno di 48 ore pagando meno di 100 euro

Roma, 18 mar. (askanews) – Registrazione di nuove imprese entro 48 ore a un costo inferiore ai 100 euro, senza requisiti su quote minime di capitale; semplificazione delle procedure con una unica interfaccia, digitale, a livello europeo, registro centralizzato, sempre digitale; procedure fallimentari e di riavvio semplificate; migliori condizioni per attrarre gli investimenti. Sono alcuni degli elementi chiave di EU Inc., il primo passo concreto del “28esimo regime” per le normative sulle imprese presentato oggi dalla Commissione europea.

Un nuovo quadro unificato di normative sulle aziende che è “una nuova opzione a livello Ue, uguale per tutti i Paesi e basato su sistemi digitali che renderà più semplice avviare e operare le aziende in tutta l’unione, incentivandole a restare in Europa e incoraggiando quelli che hanno guardato altrove a tornare”, afferma la Commissione con un comunicato.

Secondo Bruxelles, “oggi troppi imprenditori e imprese innovative espandono le loro attività fuori dai confini dell’unione, mentre l’Ue stessa presenta un quadro regolamentare frammentato e difficile. Le imprese innovative si trovano di fronte a 29 sistemi legislativi nazionali e più di 60 forme diverse di imprese. Questa complessità può ritardare la creazione di un’impresa per settimane o addirittura mesi, rallentare la crescita e aumentare i costi e scoraggiare lo sviluppo”.

Oltre alle caratteristiche già menzionate, l’iniziativa punta anche ad attrarre talenti, a garantire pieno accesso al mercato unico, ma presenta anche “forti salvaguardie contro gli abusi – afferma Bruxelles -: le regole nazionali su lavoro e tutele sociali non sono toccate dalla proposta “. Prevista anche flessibilità sulle tipologie di azioni che queste nuove imprese potranno emettere, così come sui diritti di voto dei titoli.

Arte, al Chiostro del Bramante apre "Flowers. Meravigliosa Natura"

Roma, 18 mar. (askanews) – Dopo il successo di “Flowers. Dal Rinascimento all’intelligenza artificiale”, DART – Chiostro del Bramante, in accordo con la Kunsthalle di Monaco e Suzanne Landau, ma in maniera indipendente, presenta “Flowers. Meravigliosa Natura”, nuovo capitolo dello stesso progetto espositivo, in programma a Roma da mercoledì 18 marzo a domenica 6 settembre 2026.

La mostra evolve e amplia lo sguardo della precedente: se nel primo capitolo il fiore era posto al centro della riflessione come elemento simbolico, politico e poetico, “Flowers. Meravigliosa Natura” si dedica ora al tema della natura nella sua totalità, intesa come universo organico e mutevole in cui forme vegetali e animali, elementi marini e molteplici specie convivono e dialogano in un equilibrio dinamico.

La mostra prevede una rimodulazione e un ampliamento dei contenuti scientifici, arricchiti dall’integrazione di nuovi e significativi prestiti provenienti da prestigiose collezioni italiane, tra cui la Biblioteca Casanatense, la Villa Medicea di Poggio a Caiano, Museo della Natura Morta, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e il Museo Civico di Zoologia di Roma. Una collaborazione che valorizza il ruolo delle collezioni pubbliche, civiche e statali, custodi di un patrimonio di straordinaria rilevanza storico-artistica e scientifica.

Il percorso espositivo si articola in tre macro-sezioni — Arte ed ecologia, Arte e scienza, Arte e politica — offrendo un itinerario in cui opere antiche e contemporanee si confrontano in un continuo gioco di rimandi, connessioni e suggestioni. La mostra riunisce artisti nazionali e internazionali e presenta opere che spaziano dal Seicento fino alla contemporaneità, includendo lavori realizzati con le più recenti tecnologie e con l’intelligenza artificiale, a testimonianza di un dialogo costante tra tradizione e innovazione.

I visitatori ritroveranno alcuni degli highlights del primo capitolo, come le installazioni site-specific di Austin Young e Zadok Ben-David, accanto a nuove opere di artisti già presenti nella precedente edizione — tra cui lo stesso Zadok Ben-David e Tamiko Thiel and/p — per approfondirne ulteriormente linguaggio e ricerca.

Il percorso si arricchisce di nuovi innesti e contenuti scientifici: grazie a importanti prestiti del Museo Civico di Zoologia di Roma e della Sovrintendenza Capitolina, sarà possibile ammirare il diorama dedicato agli Oceani e alla Foresta Bavarese, in dialogo con nuove opere e installazioni contemporanee — tra cui Enter the Plastocene di Tamiko Thiel and/p e Sunday’s lunch 02 di Eugenio Tibaldi — e con le opere del XVII e XVIII secolo di Margherita Caffi, Filippo Teodoro di Liagno detto Filippo Napoletano e Pietro Neri Scacciati. Completano la narrazione nuovi prestiti di Tracey Bush, Rob and Nick Carter, Ann Carrington e un nucleo inedito di lavori di Zadok Ben-David, ampliando la riflessione su biodiversità, fragilità degli ecosistemi e responsabilità collettiva.

Inoltre, nel percorso espositivo è presente un itinerario kids, con didascalie collocate a un’altezza adatta ai bambini e pensate per una lettura condivisa tra grandi e piccoli. Una sala della mostra è dedicata alla sperimentazione e al gioco: qui i bambini, con la supervisione degli adulti, possono rielaborare liberamente l’esperienza di visita creando fiori speciali, pensati come lenti attraverso cui osservare il mondo, utilizzando i materiali messi a disposizione. Un’attività che invita a immaginare, esplorare e scoprire insieme nuovi modi di guardare la natura. Il Dipartimento educativo propone inoltre attività per scuole, bambini, famiglie e adulti, programmi estivi e visite inclusive su prenotazione, tra cui percorsi in LIS e tattili.

La Capitale italiana della Cultura 2028 sarà Ancona

Roma, 18 mar. (askanews) – Dopo L’Aquila nel 2026 e Pordenone nel 2027 la Capitale italiana della Cultura nel 2028 sarà Ancona, con il dossier “Ancona. Questo adesso”. Lo ha annunciato il ministro della cultura, Alessandro Giuli, nel corso di una cerimonia nella Sala Spadolini del Ministero di via del Collegio Romano, alla presenza della Giuria di selezione, presieduta da Davide Maria Desario, e dei sindaci e rappresentanti delle dieci città finaliste tra le 23 candidate. Alla vincitrice è assegnato un contributo di un milione di euro, per attuare il programma culturale presentato nel dossier di candidatura.

Israele: ucciso il ministro dell’Intelligence iraniano

Roma, 18 mar. (askanews) – Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato l’uccisione, in un attacco messo a segno nella notte, del ministro dell’intelligence iraniano, Esmail Khatib. Lo riporta il sito Ynet, riferendo di un incontro avuto da Katz con i vertici militari.

“Nel corso della giornata, sono previste importanti sorprese su tutti i fronti che intensificheranno la guerra che stiamo conducendo contro l’Iran e Hezbollah”, ha aggiunto Katz, secondo cui “l’intensità degli attacchi in Iran sta aumentando”.

“Siamo nel mezzo di una fase decisiva. La politica di Israele è chiara e inequivocabile: nessuno in Iran gode di immunità e tutti sono nel mirino”, ha concluso.

Le mani della Cina sui minerali critici: un’Opa sul futuro

Roma, 18 mar. (askanews) – Se per anni la dipendenza strategica dell’Occidente dalla Cina è stata letta soprattutto attraverso il prisma della manifattura, oggi il vero baricentro si è spostato più a monte, nelle miniere, nella raffinazione e nella lavorazione dei minerali critici. E’ qui che Pechino sta consolidando un vantaggio strutturale, grazie a una combinazione di investimenti esteri, controllo industriale delle catene del valore e capacità di legare la transizione energetica alla propria proiezione geopolitica. Secondo il rapporto “Raw Power” del think tank australiano Climate Energy Finance (Cef), dal 2023 la Cina ha impegnato oltre 120 miliardi di dollari in investimenti diretti all’estero in progetti minerari e di trasformazione dei minerali, con particolare attenzione a litio e terre rare.

Il punto decisivo non è solo la quantità del capitale mobilitato, ma la posizione che la Cina occupa già oggi nei segmenti a più alto valore aggiunto. L’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) rileva che Pechino è il principale raffinatore per 19 dei 20 minerali strategici monitorati, con una quota media di mercato attorno al 70%, mentre la concentrazione si è intensificata negli ultimi anni. Nello specifico, le stime richiamate dal rapporto Cef indicano che in Cina si concentra circa il 90% della raffinazione globale delle terre rare e una quota dominante della lavorazione del litio e dei componenti per batterie, cioè degli snodi industriali indispensabili per veicoli elettrici, accumulo, eolico, solare e decarbonizzazione industriale.

Questa forza a monte si appoggia su una base interna gigantesca. Secondo le analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air, riprese a febbraio, il settore cinese delle tecnologie pulite ha generato nel 2025 un output economico di 15.400 miliardi di yuan (2.228 miliardi di dollari), pari all’11,4% del Pil, trainando oltre un terzo della crescita economica del paese. L’Aie aggiunge che già nel 2024 gli investimenti cinesi in energia pulita avevano superato i 625 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto al 2015. Questo significa che l’espansione esterna sulle materie prime non è un fenomeno isolato, ma il prolungamento internazionale di una gigantesca politica industriale domestica.

Il cambio di fase è visibile anche nella trasformazione della Belt and Road Initiative (Bri). Se nella sua prima stagione l’iniziativa era stata associata soprattutto a infrastrutture, logistica e grandi impianti energetici convenzionali, i dati più recenti mostrano che nel 2025 l’impegno cinese lungo la Bri ha toccato livelli record, con 128,4 miliardi di dollari in contratti di costruzione e 85,2 miliardi in investimenti, mentre l’energia è tornata a essere il principale vettore della proiezione esterna. In parallelo, cresce il peso di miniere, lavorazione industriale e tecnologie collegate alla transizione, in una traiettoria che salda approvvigionamento di risorse, export industriale e influenza geopolitica.

Il caso dello Zimbabwe è particolarmente indicativo. Harare ha prima vietato l’export di minerale grezzo di litio e, nelle scorse settimane, ha esteso la stretta anche ai concentrati di litio, nel tentativo di spingere la lavorazione sul territorio nazionale. L’agenzia di stampa Reuters ricorda che il paese, primo produttore africano di litio, aveva esportato oltre 1,128 milioni di tonnellate di concentrato di spodumene – usato per l’estrazione del Litio, per la produzione di lubrificanti, ceramiche, leghe e altro – lo scorso anno. Questo tipo di “nazionalismo delle risorse” non ha estromesso la Cina, ma al contrario l’ha spinta a investire ancora di più nella catena del valore locale, rafforzando la propria presenza non solo nell’estrazione, ma anche nella trasformazione industriale in loco.

E’ qui che emerge la vera specificità del modello cinese. Le imprese di Pechino non si limitano a comprare materia prima: negoziano accesso di lungo periodo alle risorse in cambio di impianti di lavorazione, infrastrutture portuali, occupazione qualificata e accordi di offtake, cioè specifici contratti in cui il produttore di una risorsa si impegna a vendere a un acquirente determinate quantità di prodotti a prezzi stabiliti e per un determinato numero di anni, proteggendo la fornitura dalle turbolenze dei mercati e limitando i rischi per le parti coinvolte. In altri termini, la Cina si presenta ai paesi ricchi di risorse non solo come acquirente, ma come partner di industrializzazione. E’ la formula che il rapporto Cef definisce un modello “mutuamente vantaggioso” di diplomazia delle risorse e dell’energia, e che per Pechino consente di allineare sicurezza energetica, interesse nazionale e narrativa dello sviluppo condiviso.

Questo non significa che il percorso sia privo di attriti. In Africa e in altre aree del Sud globale stanno crescendo pressioni politiche per trattenere più valore in patria, aumentare royalties, imporre lavorazioni domestiche e ridurre la semplice esportazione di materia prima. Ma proprio questa evoluzione, paradossalmente, finisce spesso per favorire gli operatori che dispongono di capitali, tecnologia e capacità industriale per costruire raffinazione e trasformazione in loco. E oggi, più di tutti, sono proprio i gruppi cinesi a poterlo fare su larga scala.

La proiezione cinese non riguarda soltanto Africa, America latina e Asia centrale. Anche l’Europa è diventata un tassello di questa strategia. Analisi di Bruegel e Merics segnalano come i grandi investimenti cinesi nelle batterie e nell’auto elettrica, dalla gigafactory Catl in Ungheria ai piani industriali di Byd, abbiano rafforzato la presenza di Pechino nel mercato europeo proprio mentre Bruxelles cerca di ridurre le dipendenze strategiche. Il nodo, però, è che localizzare una parte della produzione finale in Europa non equivale automaticamente a trasferire il controllo della tecnologia e, soprattutto, delle forniture a monte di celle, materiali attivi e minerali lavorati, che continuano in larga misura a gravitare sull’ecosistema industriale cinese.

Sul piano più strettamente strategico, il vantaggio cinese si sta addirittura allargando. L’Aie avverte che la concentrazione delle forniture di minerali critici nella raffinazione sta aumentando, non diminuendo. E mentre Stati uniti ed Europa cercano filiere alternative, Pechino continua a muoversi non solo sulle miniere e sulla raffinazione tradizionale, ma anche sul terreno dell’innovazione, come mostra l’accelerazione cinese sulle batterie al sodio, sostenuta da grandi gruppi come Catl e Byd per ridurre l’esposizione ai colli di bottiglia del litio. Insomma, la Cina sta cercando contemporaneamente di dominare le filiere esistenti e di prepararsi a quelle future.

Per questo il tema dei minerali critici sta diventando per il XXI secolo ciò che petrolio e gas sono stati per il XX. La differenza è che il potere non si misura solo nel possesso del giacimento, ma nella capacità di trasformare la materia prima in input industriali indispensabili per batterie, magneti, turbine, pannelli solari, semiconduttori e reti. E’ precisamente su questo passaggio che la Cina ha costruito il suo vantaggio comparato. E se l’Occidente discute ancora su come ridurre le dipendenze, Pechino ha già occupato le posizioni decisive dell’intera catena, dal sottosuolo alle fabbriche.

Il risultato è che la transizione energetica globale, almeno nella sua fase attuale, rischia di passare in misura crescente attraverso un’infrastruttura materiale e industriale disegnata dalla Cina. Non è solo una questione commerciale. E’ una leva di influenza sistemica, che rafforza Pechino nei rapporti con il Sud globale e le consegna un ruolo centrale nelle economie avanzate e nella definizione della globalizzazione verde. Più che una semplice corsa alle materie prime, è la costruzione di un ordine industriale in cui la Cina punta a essere non solo il principale produttore, ma il perno indispensabile della decarbonizzazione mondiale.

Mattarella: carceri in condizioni difficili, gravoso compito Dap

Roma, 18 mar. (askanews) – Quello della Amministrazione penitenziaria è “un compito particolarmente complesso, reso ancora più gravoso dalle difficili condizioni in cui versano gli istituti carcerari e dalle tensioni che ne derivano”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele.

“L’anniversario della costituzione del Corpo – scrive il capo dello Stato – è occasione per rinnovare l’apprezzamento della Repubblica alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria per l’attività prestata al servizio della comunità. Senso del dovere, consapevolezza del delicato ruolo affidato, lealtà nei confronti delle istituzioni caratterizzano l’opera quotidianamente svolta nella gestione degli istituti penitenziari, tutelando i diritti e la dignità delle persone detenute, per corrispondere alla funzione rieducativa della pena. Un compito particolarmente complesso, reso ancora più gravoso dalle difficili condizioni in cui versano gli istituti carcerari e dalle tensioni che ne derivano”.

“In questo giorno di solenne celebrazione, nel rendere omaggio alla memoria dei caduti in servizio del Corpo della Polizia Penitenziaria, esprimo ai loro familiari la vicinanza della Repubblica e invio a tutte le donne e a tutti gli uomini del Corpo, e alle loro famiglie, l’augurio più cordiale”, conclude Mattarella.

Boccia: Meloni ovunque ma non in aula, Parlamento piegato a suoi interessi

Roma, 18 mar. (askanews) – “L’aula è aperta e purtroppo è vuota, fuori da qui il mondo è in fiamme, l’ordine internazionale si sta sgretolando e il Parlamneto non è messo nella condizione di decidere. Il Consiglio dell’Unione europea ha un ordine del giorno completamente diverso da quello su cui ha votato il Parlamento la settimana scorsa”. Lo ha detto nell’aula del Senato il capogruppo del Pd Francesco Boccia.

“Se la maggioranza, il governo, avesse rispettato le regole e le prassi non saremmo qui. La presidente del Consiglio domani andrà in Consiglio europeo avendo un atto di indirizzo votato su un altro ordine del giorno”, con aggiornamenti sul Medioriente “profondamente diversi” rispetto a quelli di una settimana fa. “Innovando le prassi in peggio facciamo solo male al Parlamento e a quest’aula, avevamo chiesto al presidente La Russa di convincere la premier ad essere qui ma Meloni è ovunque ma non qui”, ha rilanciato Boccia osservando che si tratta di una “deriva che conferma l’idea che la premier ha della Repubblica: conta solo quello che fa il governo, il Parlamento viene piegato ai suoi interessi”.

Libano, raid israeliani nel centro di Beirut: crollato un palazzo, morti e feriti

Roma, 18 mar. (askanews) – Almeno 12 persone sono morte e 41 sono rimaste ferite nei raid aerei israeliani che hanno colpito i quartieri Basta e Zuqaq al-Blat, nel centro di Beirut. Il bilancio è stato diffuso dal ministero della Sanità libanese, riportato dai media locali.

Nelle prime ore del mattino, alle 5,30, l’esercito israeliano ha bombardato un edificio multipiano nel quartiere centrale di Bachoura. Il palazzo è completamente crollato ed era stato già colpito da raid il 12 marzo.

Un nuovo attacco aereo israeliano ha colpito intorno alle 8 il quartiere Zkak al-Blat, nel centro di Beirut, provocando un incendio ai piani superiori di un edificio. I media locali riferiscono di una densa colonna di fumo nero visibile sopra la città. Le ambulanze sul posto per evacuare e soccorrere i feriti.

Secondo il New York Times, che mette assieme le informazioni disponibili, quattro attacchi israeliani hanno colpito Beirut durante la notte, prendendo di mira aree densamente popolate ed edifici residenziali nei quartieri centrali, tra cui Zuqaq al-Blat e Basta. L’esercito israeliano avrebbe colpito in particolare un palazzo residenziale di 15 piani, concentrando l’attacco sul seminterrato, dove – secondo Israele – Hezbollah nasconde denaro. Israele ha avvertito di una “risposta sproporzionata” al lancio di razzi da parte di Hezbollah oltre il confine avvenuto ieri.

Il Papa: la salute non sia un lusso per pochi

Città del Vaticano, 18 mar. (askanews) – “La salute non può essere un lusso per pochi, ma è una condizione essenziale per la pace sociale”. Lo ha detto il Papa ricevendo in udienza i partecipanti al Convegno “Oggi chi è il mio prossimo? – Today who is my neighbor?”.

“Una copertura sanitaria universale – ha aggiunto – non è soltanto un obiettivo tecnico da raggiungere, è prima di tutto un imperativo morale per le società che vogliono definirsi giuste. La tutela e la cura della salute devono essere accessibili ai più vulnerabili, perché ciò è richiesto dalla loro dignità e anche per evitare che un’ingiustizia diventi seme di conflitti”.

“In molte Nazioni – ha ribadito Papa Leone XIV – le diseguaglianze in campo sanitario stanno crescendo: meno persone possono curarsi con i servizi offerti. Uno sguardo urgente va posto anche sulla salute mentale delle persone, in particolare dei giovani, perché le ferite invisibili della psiche non sono meno pesanti di quelle visibili”.

Baseball, Venezuela campione del mondo: battuti gli Usa 3-2

Roma, 18 mar. (askanews) – Il Venezuela è sul tetto del baseball mondiale. A Miami, al loanDepot Park, la nazionale sudamericana ha conquistato per la prima volta il World Baseball Classic battendo gli Stati Uniti 3-2 al termine di una finale intensa e carica anche di tensioni politiche. Decisivo il doppio di Eugenio Suárez al nono inning, che ha spezzato l’equilibrio dopo il momentaneo pareggio americano.

Davanti a oltre 36 mila spettatori, in gran parte filo-venezuelani, la partita ha vissuto continui ribaltamenti emotivi: avanti 2-0, il Venezuela si è visto raggiungere all’ottavo inning dal fuoricampo da due punti di Bryce Harper, prima del colpo decisivo nel finale approfittando delle difficoltà del bullpen statunitense.

“Nessuno credeva in noi, ma ora abbiamo vinto il titolo. È una festa per tutto il Paese”, ha detto Suárez al termine della gara, dando il via ai festeggiamenti.

Per gli Stati Uniti è la seconda finale consecutiva persa nel principale torneo internazionale, mentre il Venezuela diventa la seconda nazione latinoamericana a conquistare il titolo dopo la Repubblica Dominicana nel 2013.

La sfida è stata segnata anche da un clima politico teso tra i due Paesi, amplificato nei giorni precedenti da dichiarazioni e prese di posizione istituzionali. Sul campo, però, a decidere è stato il baseball: lancio solido, difesa attenta e il colpo vincente di Suárez che consegna al Venezuela una notte storica.

Referendum, Schlein: se passa governo andrà spedito su premierato

Roma, 18 mar. (askanews) – “Questa riforma costituzionale non è arrivata da sola, arriva nel contesto di un disegno complessivo che la destra porta avanti un po’ per il patto di potere tra Meloni, Salvini e Tajani, un po’ perché questa destra ha sempre vissuto con fastidio i pesi e contrappesi dell’equilibrio tra poteri sancito dalla nostra Costituzione. Certamente se questa riforma passa il governo procederà spedito anche sul premierato: un’altra riforma costituzionale che vuole accentrare il potere nelle mani di chi governa a scapito delle prerogative del Parlamento e del Presidente della Repubblica, che per noi non si toccano”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein in una intervista a Rinascita.

“Non è un caso se hanno già presentato una proposta di modifica della legge elettorale che tra premio abnorme e indicazione del candidato premier sembra l’antipasto del premierato”, conclude la segretaria Dem.

La prova d’esame dell’Europa

Una congiuntura drammatica

È una prova d’esame forse definitiva quella che la UE si trova a dover affrontare in queste drammatiche settimane, fra l’azione israelo-americana contro l’Iran teocratico e l’incessante guerra russa all’Ucraina.

Da un lato la coppia Netanyahu-Trump (non è una svista: l’ordine è voluto, perché al di là delle fanfaronate di The Donald è a tutti evidente che l’attacco a Teheran è stato intensamente voluto dal primo) ha avviato un conflitto dalla durata imprevedibile e dalle conseguenze potenzialmente devastanti per il mondo arabo e per quello europeo.

Le ambiguità delle grandi potenze

Dall’altro la coppia Putin-Trump (di nuovo, l’ordine è voluto) conferma la volontà (espressa ovviamente in maniera differenziata nella forma, ma non nella sostanza) di ridurre il territorio ucraino e di cambiarne la leadership.

Al fine di conseguire questo obiettivo, per Mosca prioritario, il Cremlino limita in questa fase al sostegno diplomatico la sua alleanza col regime degli ayatollah, così come ha già fatto con quello venezuelano amputato della sua leadership dittatoriale e dopo aver subìto la perdita del potere esercitato sulla Siria già di Assad.

Un’Europa esposta e impreparata

L’UE si trova così a dover fare i conti con i cascami di due guerre non volute e tuttavia subìte, con costi economici rilevanti. Oltre che con un alleato che si rivela sempre meno tale, o quanto meno sempre meno disponibile a investire risorse, finanziarie e militari, per la sua tutela e salvaguardia.

E che adesso gli chiede un intervento nel Golfo Persico dopo aver deciso di avviare una guerra senza aver coinvolto nessuno.

La necessità di una scelta politica

Tutto ciò impone una riflessione profonda e una successiva decisione politica che determinerà il futuro prossimo del continente europeo, ivi incluso pure quello dei paesi, a cominciare dal Regno Unito, che non sono parte dell’Unione.

Il procedere degli eventi a partire dall’invasione russa del Donbass ucraino sta conducendo il mondo in un preoccupante girone infernale con il quale sarebbe meglio la UE potesse fare i conti in modo unitario.

Le riforme necessarie

Cosa dovrebbe fare l’Unione per migliorare la propria capacità impattante sugli eventi mondiali è abbastanza chiaro a chiunque non sia affetto da conclamato anti-europeismo.

Eliminare il diritto di veto, almeno sulle materie più importanti; superare la dicotomia Presidente della Commissione – Presidente del Consiglio Europeo, e con ciò andare oltre all’attuale preminente assetto intergovernativo dell’Unione, possibilmente attraverso una diretta elezione popolare; assegnare l’iniziativa legislativa al Parlamento di Strasburgo, rappresentativo del popolo sovrano europeo.

Una vera prova d’esame

“Vasto programma”, avrebbe detto il Generale De Gaulle. Ma è esattamente questo il tema che l’Europa ha di fronte. Appunto una vera prova d’esame.

Se vuoi, posso prepararti anche la copertina 4K 16:9, coerente con il tono sobrio e “europeo istituzionale” che questo pezzo richiede.

Corpi in trincea: il sintomo del tempo

Numeri che accusano

I disturbi del comportamento alimentare non sono più un fenomeno laterale. Sono una crepa profonda del nostro tempo. In Italia coinvolgono 3,5 milioni di persone e, rispetto al periodo pre-Covid, fanno registrare un aumento del 35%. Ma il dato più allarmante è un altro: l’età di esordio scende fino a 8-9 anni. Il disagio non aspetta più l’adolescenza tarda: arriva prima e colpisce prima.

Il disturbo si allarga

Anche la geografia clinica è cambiata. L’anoressia riguarda circa il 30% dei casi; il restante 70% si distribuisce tra bulimia, binge eating e forme atipiche in crescita. Aumenta intanto la componente maschile, che arriva al 20%. Non riguarda più una minoranza riconoscibile: è il riflesso di una società che ha fatto del corpo una prova permanente, qualcosa da controllare, correggere, mostrare.

La dittatura dell’immagine

In una recente intervista al Corriere della Sera, Stefano Erzegovesi mette a fuoco il nodo: bambini e adolescenti sono sempre più esposti a modelli di bellezza artefatti che deformano la realtà. Ma qui non è in gioco solo l’estetica. È in gioco un intero ordine simbolico che riduce il valore di una persona a peso, misure, definizione, performance. Il corpo smette di essere esperienza e diventa sorveglianza. Smette di essere casa e diventa tribunale. E quando il riconoscimento sociale passa quasi solo dall’immagine, il sintomo alimentare può diventare l’esito più duro di una pressione continua.

Servizi fragili, famiglie scaricate

Di fronte a questa escalation, la risposta pubblica continua a essere insufficiente e profondamente diseguale. La mappatura censisce 232 realtà complessive, di cui 176 centri di cura, concentrati soprattutto al Nord: 85 al Nord, 36 al Centro e 55 tra Sud e Isole. Il risultato è un accesso alle cure segnato da squilibri evidenti: posti letto insufficienti, liste d’attesa troppo lunghe, percorsi di presa in carico che arrivano spesso tardi. Così molte famiglie sono costrette a ripiegare sul privato oppure restano sospese in una terra di mezzo fatta di costi, sfinimento emotivo e solitudine. Quando il welfare arretra, la cura smette di essere un diritto pienamente garantito e rischia di diventare un affare per chi può permetterselo. È qui che la sofferenza clinica si intreccia con le disuguaglianze sociali: le famiglie con più risorse reggono meglio; le altre rischiano di arrivare tardi o di restare escluse. Il disturbo alimentare diventa così anche una questione di classe, di territorio e di cittadinanza sanitaria. Sul piano normativo, il riconoscimento esiste: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione rientrano nei LEA e alcune prestazioni sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Ma proprio qui si apre il problema. Conclusa la fase del Fondo nazionale dedicato 2022-2024, quel riconoscimento non si è ancora tradotto in un dispositivo stabile, strutturale e permanente di finanziamento della presa in carico. Le risorse restano assorbite nella programmazione sanitaria ordinaria e nel più ampio capitolo della salute mentale. È da questo scarto che nasce la frattura più grave: il diritto alla cura è sancito sul piano formale, ma la sua concreta esigibilità continua a dipendere dal luogo in cui si vive, dall’organizzazione dei servizi e, troppo spesso, dalla condizione sociale della famiglia.

Oltre il luogo comune
Bisogna saper leggere i segnali: isolamento, rituali a tavola, ossessione per il cibo, sbalzi d’umore, ritiro sociale. Non sono capricci, né fasi passeggere. Sono patologie complesse, ma anche lo specchio crudele di un tempo che educa all’esposizione e lascia soli nella fragilità.

Un modello collettivo che impone la perfezione, moltiplica gli specchi e impoverisce i legami, non genera soltanto disagio: fabbrica solitudine. E quando la solitudine si insedia nel quotidiano, può diventare devastante.

Il Mulino sul ritorno della potenza nella politica mondiale

Il venir meno dell’ordine multilaterale

L’analisi prende le mosse dalla crisi dell’assetto internazionale emerso dopo la Guerra fredda. Quel sistema, fondato su regole condivise, cooperazione e istituzioni multilaterali, mostra oggi segni evidenti di logoramento.

Non si tratta soltanto di inefficienza delle organizzazioni internazionali, ma di un mutamento più profondo: viene meno la fiducia nella possibilità di governare i rapporti tra Stati attraverso norme comuni. Al suo posto riemerge una logica più antica, in cui la competizione tra potenze torna centrale.

La riemersione della logica imperiale

Secondo la tesi proposta dal Mulino, il mondo sta entrando in una nuova “età degli imperi”. Le grandi potenze non si percepiscono più come attori tra pari, ma come centri di influenza che tendono a organizzare attorno a sé aree di dipendenza.

L’impero non va inteso in senso tradizionale, territoriale, ma come modello di comportamento: gerarchia, asimmetria, proiezione di potenza. I rapporti internazionali diventano così meno cooperativi e più strutturati attorno a rapporti di forza.

Il primato della forza

Un passaggio decisivo riguarda il riequilibrio tra diplomazia e forza. Nel sistema multilaterale la prima aveva un ruolo prevalente; oggi la seconda torna a essere determinante.

La forza non è solo militare: è anche economica e tecnologica. Tuttavia, la minaccia dell’uso della forza armata riacquista una funzione ordinaria nella politica internazionale, segnando una discontinuità rispetto al recente passato.

Un sistema senza equilibrio stabile

Il venir meno di un centro regolatore condiviso produce un sistema internazionale più instabile. Non esiste più un ordine universalmente riconosciuto, ma una pluralità di potenze che competono per definire sfere di influenza.

Le crisi non sono deviazioni occasionali, ma espressioni strutturali di questo nuovo assetto. La frammentazione e la conflittualità diventano elementi permanenti del quadro globale.

Il nodo europeo

In questo contesto, la posizione europea appare problematica. L’Europa si è costruita sul rifiuto della logica imperiale e sulla centralità del diritto e della cooperazione.

Il mutamento in atto pone dunque una questione strategica: come può un soggetto fondato sul multilateralismo muoversi in un mondo che torna a essere dominato da logiche di potenza? È questa, implicitamente, una delle domande più rilevanti che emergono dall’articolo.

Una chiave di lettura del presente

La categoria della “nuova età degli imperi” consente di interpretare fenomeni diversi – conflitti armati, competizione tecnologica, tensioni economiche – come parti di un’unica trasformazione.

La conclusione è netta: non siamo di fronte a una crisi passeggera dell’ordine internazionale, ma a un cambio di paradigma. La politica mondiale torna a essere, in larga misura, politica di potenza.

 

Per leggere il testo originale

https://www.rivistailmulino.it/a/la-nuova-et-degli-imperi

Iran, le notizie più importanti del 18 marzo sulla guerra

Roma, 18 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti del 17 marzo riguardo alla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo con ripercussioni sull’economia globale.

-07:20 Il ministro degli Esteri iraniano, Asbas Araghchi, ad Al Jazeera: gli Stati Uniti, e non l’Iran, “devono essere ritenuti responsabili” del conflitto in corso nella regione del Golfo.

-07:10 L’agenzia di stampa libanese Nna: almeno quattro persone sono morte in un attacco israeliano nella valle della Bekaa, in Libano, colpite quattro case nella città di Sahmar.

-07:02 Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un’intervista ad Al Jazeera: l’uccisione del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, non destabilizza il sistema politico iraniano.

-00:42 Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom): le forze statunitensi hanno impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati situati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz. I missili da crociera antinave iraniani presenti in questi siti rappresentavano un pericolo per la navigazione internazionale nello stretto.

-00:16 Due cittadini israeliani sono morti, dopo essere rimasti gravemente feriti in seguito all’impatto di un missile balistico iraniano nel quartiere di Ramat Gan, alla periferia di Tel Aviv.

Raid Usa con munizioni speciali contro i siti missilistici iraniani sullo stretto di Hormuz

Roma, 18 mar. (askanews) – Le forze Usa hanno condotto raid usando munizioni speciali contro i siti missilistici iraniani che minacciavano la navigazione nello stretto di Hormuz.

Un post dell’account X del CentCom, il Comando Centrale degli Stati Uniti, fa sapere che “le forze statunitensi hanno impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati situati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz”. “I missili da crociera antinave iraniani presenti in questi siti – ricorda il Comando – rappresentavano un pericolo per la navigazione internazionale nello stretto”.

Israele, missile iraniano colpisce Tel Aviv: due morti

Roma, 18 mar. (askanews) – Due cittadini israeliani sono morti, dopo essere rimasti gravemente feriti in seguito all’impatto di un missile balistico iraniano nel quartiere di Ramat Gan, alla periferia di Tel Aviv. Lo riferisce il servizio di ambulanze Magen David Adom citato da the Times of Israel.

I media ebraici identificano le due vittime come una coppia di settantenni e riferiscono che si trovavano nella tromba delle scale del loro condominio al momento dell’impatto, indicando che si stavano dirigendo verso il rifugio antiaereo dell’edificio.

Teheran conferma la morte di Ali Larijani

Roma, 17 mar. (askanews) – L’ufficio del Consiglio di Sicurezza nazionale iraniano ha confermato la morte di Ali Larijani, ucciso nel corso di un raid israeliano. La notizia della morte era stata riportata dalla rete televisiva dell’opposizione iraniana Iran International, che citando “fonti informate” aveva precisato che nel bombardamento avrebbero perso la vita il suo vice, Ali Bateni, e il figlio di Larijani, che ricopriva il ruolo di assistente speciale.

Secondi le fonti anche il numero due delle formazioni paramilitari basij, Qassem Qoreishi, sarebbe deceduto; i pasdaran da parte loro hanno confernato l’uccisione del comandante dei basij, Gholamreza Soleimani, la cui morte – insieme a quella di Larijani – era stata annunciata qualche ora fa dalle forze armate israeliane.

Coppa d’Africa: Senegal squalificato, Marocco dichiarato vincitore a tavolino

Roma, 17 mar. (askanews) – Con un incredibile ribaltamento di situazione, il Marocco, sconfitto in finale, è stato dichiarato vincitore della Coppa d’Africa a spese del Senegal. Lo scrive il sito de le Figaro. La giuria d’appello della Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha revocato il titolo conquistato dal Senegal durante la Coppa d’Africa (CAN) lo scorso 18 gennaio e ha dichiarato vincitore il Marocco, come annunciato martedì sera dall’organismo. L’organismo ha deciso ‘di dichiarare la nazionale del Senegal forfait nella finale, vinta per 1-0 dai senegalesi, con il risultato omologato sul punteggio di 3-0’ a favore del Marocco, precisa il comunicato. Diversi giocatori senegalesi avevano temporaneamente abbandonato il campo durante la finale, in segno di protesta contro una decisione arbitrale.

‘La Federazione Reale Marocchina di Calcio prende atto della decisione presa dalla Commissione d’appello della CAF’, ha dichiarato in un comunicato diffuso martedì sera. La FRMF tiene a ricordare ‘che il suo intervento non ha mai avuto lo scopo di contestare la prestazione sportiva delle squadre impegnate in questa competizione, ma solo di chiedere l’applicazione del regolamento della competizione. La Federazione ribadisce il proprio impegno al rispetto delle regole, alla chiarezza del quadro competitivo e alla stabilità delle competizioni africane’.

Media, presentata a New York "America Oggi News Agency"

New York, 17 mar. (askanews) – America Oggi, la storica testata quotidiana del New Jersey fondata nel 1988 (acquistata da VNY Media Corp. nel 2025), torna a nuova vita come “America Oggi News Agency”. La nuova agenzia di stampa è stata presentata ai media al 112 East 71st St., Suite 1A, New York NY 10021. America Oggi vuole essere un nuovo strumento di informazione digitale dall’America in italiano e in inglese dedicato al business, alla cultura, allo sport, alla scienza e alle istituzioni italiane e italoamericane.

L’agenzia opererà in stretta sinergia con La Voce di New York e Radio ICN (che fanno parte della stessa piattaforma di VNY Media Corp.) e si propone come uno strumento di riferimento per gli operatori economici e culturali che vogliono sviluppare le proprie attività negli Stati Uniti e per gli investitori italiani alla ricerca di opportunità concrete in USA. America Oggi intende diventare anche un aggregatore di notizie per l’ampia rete delle associazioni italoamericane e per le istituzioni del Sistema Italia presenti in America.

L’obiettivo principale è garantire, con un minimo di 100 lanci a settimana (300 lanci entro fine anno), una diffusione capillare e tempestiva di tutte le iniziative esistenti. Lo scopo è valorizzare il contributo delle piccole, medie e grandi imprese e di figure italiane di rilievo del mondo scientifico, economico, culturale e sportivo. Particolare attenzione sarà dedicata al fenomeno delle start-up e dell’Intelligenza Artificiale.

“America Oggi News Agency — spiega il President/Editor in Chief Giampaolo Pioli — vuole diventare una piattaforma dinamica, aperta ai contributi dei lettori e degli operatori del settore invitandoli a segnalare eventi, attività e progetti di interesse per arricchire la rete del grande osservatorio italiano in America. Era uno strumento che negli Stati Uniti mancava e che si completerà con la produzione di video e podcast”.

America Oggi News Agency sarà disponibile sia su piattaforma web dedicata sia sui principali concentratori di agenzia italiani. Allo stesso tempo lavorerà per rafforzare la rete di distribuzione negli Stati Uniti verso media, enti e associazioni in tutto il Nord America.

Foto: Terry W. Sanders

Il mito dell’egemonia culturale in un saggio di Andrea Minuz

Milano, 17 mar. (askanews) – Arriva in libreria per la Silvio Berlusconi Editore “Egemonia senza cultura – Storia sentimentale di un’ossessione italiana”, il nuovo saggio di Andrea Minuz che indaga da vicino le molteplici declinazioni del concetto di “egemonia culturale”. Con uno stile che intreccia analisi, storia e autobiografia, l’autore mostra come questo tema – centrale nel dibattito pubblico italiano da decenni – continui oggi a influenzare il discorso contemporaneo, alimentato dalla polarizzazione crescente e amplificato dagli algoritmi dei social media.

Sebbene il concetto di egemonia culturale affondi le sue radici nel pensiero di Antonio Gramsci, oggi è soprattutto la destra politica a rivendicarne l’importanza, sostenendo che l’attuale governo alla guida del Paese ha riscritto un immaginario culturale per decenni dominato dagli intellettuali progressisti. Eppure, osserva Minuz, questa stagione non riesce davvero a emanciparsi dai retaggi del passato e finisce per intrecciare nostalgia, categorie ormai superate e una certa confusione interpretativa. Il risultato è un’Italia ancora attraversata dalle antiche battaglie culturali del Novecento, che né il neoliberismo né il nuovo quadro politico sono riusciti, finora, a ripensare in modo compiuto.

L’analisi di Minuz parte dai sintomi della persistente “febbre gramsciana”, alimentata da talk show, pagine culturali e rimpianto per un’epoca in cui la cultura era percepita come più solida e autorevole, un passato che, osserva Minuz, forse non è mai esistito davvero nei termini in cui viene oggi evocato. Da qui l’autore approda a una critica dei modelli di formazione universitaria, dei limiti accademici e delle derive complottistiche che talvolta emergono in chi rivendica un’egemonia perduta.

La voce ironica di Minuz si apre, poi, a riferimenti contemporanei e internazionali: da Elon Musk a Hulk Hogan, passando persino per Beyoncé. Analizza i comizi di Charlie Kirk, progettati per contrastare le dinamiche woke, e arriva fino alla ricezione del fantasy in Italia, con il caso de Il Signore degli Anelli, a lungo frenato dal pregiudizio che lo associava alla destra e che ne ha ostacolato l’ingresso nel canone culturale. Ne emerge un campo culturale ormai globale, ibrido e in costante ridefinizione.

“In un ipotetico manuale di conversazione sull’egemonia culturale si dovrebbe partire da due regolette semplici: 1. nessuno sa più bene cosa sia; 2. egemoni sono sempre gli altri.” Egemonia senza cultura è un saggio provocatorio che restituisce un affresco ricco e sfaccettato, mentre smonta miti, certezze e semplificazioni radicate. Dai mutamenti della televisione ai nuovi equilibri editoriali, dall’ascesa degli intellettuali dei social alla difficoltà di distinguere davvero tra cultura e intrattenimento, il libro vuole offrire strumenti per capire perché il fantasma dell’egemonia culturale continua, ancora oggi, a esercitare un fascino così tenace.

Referendum, Carfagna: un “sì” per una magistratura forte e autorevole

Roma, 17 mar. (askanews) – “Noi Moderati sostiene convintamente le ragioni del Sì perché i moderati italiani, in questa occasione come in tutte le altre, agiscono a tutela di tutte le istituzioni, non soltanto di una parte di esse e agiscono a tutela dell’interesse del Paese ad avere una magistratura forte, autorevole, rispettata e libera dal sospetto, con incarichi, carriere e promozioni che siano il frutto non di oscure manovre correntizie ma del merito della qualità del singolo magistrato”. A esporre la posizione di Noi Moderati è stata Mara Carfagna, segretaria della formazione centrista, nel corso di un incontro con la stampa nella sede del partito.

Referendum sulla giustizia, Schlein: sottratto il voto a 5 milioni di fuori sede

Napoli, 17 mar. (askanews) – “Un pensiero di solidarietà vorrei dedicarlo alla ragazza fuorisede che ha protestato davanti al ministero della Giustizia perché le è stato negato il diritto al voto. Un voto sottratto a 5 milioni di persone che hanno potuto votare, ad esempio, alle ultime Europee, ma stavolta non si capisce perché questo governo abbia deciso che non si poteva fare”. A dirlo da Napoli è la segretaria del Pd Elly Schlein, durante il suo intervento ad un evento organizzato dal Pd sul no al referendum sulla giustizia.

“Tante volte in questa campagna elettorale il ministro Nordio si è rivolto a me. Ha detto ‘non capisco perché la segretaria del Pd non comprenda che questa riforma oggi serve al nostro governo, ma domani servirà anche a loro’. È semplice, ministro: non vogliamo che ci serva, perché noi andremo al governo e vogliamo essere sottoposti al controllo di legalità. Vogliamo essere controllati, perché in democrazia funziona così, e ci teniamo stretti la nostra Costituzione”, ha detto la segretaria del Pd, aggiungendo, rivolta ai presenti e idealmente a tutti i votanti: “Vi chiedo ogni sforzo, ce la giochiamo davvero all’ultimo voto perché non c’è il quorum. Ognuno di voi può fare la differenza se avrete l’ossessione di contattare altre 5 o 10 persone nelle vostre rubriche telefoniche che non sanno se e come andare a votare”.

Biennale, Lega: auspichiamo non ci siano esclusioni

Milano, 17 mar. (askanews) – “Alla Biennale d’arte di Venezia, che aprirà a maggio, sono attesi artisti provenienti da ben 99 Paesi del mondo, alcuni dei quali purtroppo coinvolti in guerre e conflitti. Il nostro auspicio è che nessuno di questi artisti o Paesi venga escluso, censurato o boicottato e che, al contrario, sia proprio la cultura a contribuire a riavvicinare popoli e governi oggi distanti. Viva la libertà di pensiero e di parola, sempre”. È quanto si afferma in una nota della Lega.

Ue, Tajani: Trieste ponte geografico e infrastrutturale

Trieste, 17 mar. (askanews) – L’Italia schiera la sua città mitteleuropea per eccellenza per volgere con decisione lo sguardo ad est. Nel 165esimo anniversario dell’unità nazionale, il ministro degli Esteri Antonio Tajani sceglie infatti il capoluogo giuliano per celebrare il Trentennale del Segretariato Esecutivo dell’Iniziativa Centro Europea (Ince) e per riunire il Forum sul Corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec). Due eventi da cui non emergono intenti del tutto nuovi, quanto piuttosto una rinnovata determinazione del nostro Paese a dare ai Balcani occidentali la priorità nel percorso di adesione alla Ue e a fare di Trieste almeno uno dei punti terminali del corridoio trasportistico destinato a collegare l’Europa con l’India.

Una determinazione ad accelerare provocata dalle conseguenze del conflitto in Iran sugli approvvigionamenti di petrolio e gas, ma anche dall’urgenza di contrastare piani di altri Paesi che escluderebbero la regione dalle principali rotte commerciali.

“Parlare dei Balcani non significa dimenticare l’Ucraina e la Moldavia, che sono paesi candidati ed è giusto che facciano parte dell’Ue. Ma la contingenza internazionale non deve farci dimenticare che ci sono paesi che aspettano di essere membri dell’Unione Europea da molto tempo”, sottolinea il ministro. “E noi abbiamo il dovere di dire a questi paesi che le porte dell’Europa sono aperte”, scandisce Tajani sottolineando di ritenere che “l’adesione all’Ue possa essere lo strumento migliore per attenuare le tensioni tra questi paesi”. “L’azione dell’Italia – spiega il ministro degli Esteri – è proprio finalizzata” a questo, “avendo un dialogo positivo con tutti, compresa la nostra presenza militare tra Kosovo e Serbia, per far sì che la tensione diminuisca e si possa finalmente favorire l’adesione completa di tutti questi paesi all’Unione Europea”.

Un’esigenza particolarmente avvertita dalla Serbia, che “rappresenta il 53% dell’economia dei Balcani occidentali”, spiega Marko Djuric, ministro degli Esteri serbo. “Vogliamo diventare membri della Ue e siamo consapevoli del processo decisionale difficile e delle riforme che sono necessarie affinché si possa arrivare all’ obiettivo”, ma “francamente credo che sia imbarazzante per i nostri governi e anche per l’Europa in generale che questa regione non sia ancora integrata nell’Ue”.

Nel suo intervento per il trentennale del Segretariato Esecutivo dell’Ince, Tajani annuncia poi che “l’Italia intende aderire come Partner Strategico all’Iniziativa dei Tre Mari che renderà Trieste e la Regione Friuli-Venezia Giulia sempre più protagonista e ponte di dialogo tra l’Adriatico, il Mar Nero e il Mar Baltico”. Un’altra mossa che, nelle intenzioni del ministro, punta a rimettere al centro degli interessi strategici e commerciali europei la sponda orientale dell’Adriatico.

Venendo al Corridoio Imec Tajani premette che “la crisi in Medio Oriente ci impone una riflessione sul piano delle rotte commerciali”. “E’ in questa prospettiva – prosegue Tajani – che va letta l’importanza del progetto del corridoio economico. Non si tratta semplicemente di una linea tracciata su una mappa, ma del potenziale riassetto delle catene logistiche e industriali tra India, Golfo ed Europa, capace di ridefinire i flussi commerciali e rafforzare il ruolo del Mediterraneo come spazio strategico di connessione tra Asia ed Europa”. “Se uno dei principali punti di accesso europeo di queste rotte sarà il Mediterraneo e, in particolare, l’Adriatico settentrionale, il suo naturale spazio di proiezione non potrà limitarsi ai soli mercati dell’Europa occidentale. Guarderà inevitabilmente anche verso l’Europa centrale e verso i Balcani occidentali, che rappresentano il ponte geografico e infrastrutturale tra il Mediterraneo e il cuore del continente”.

E qui in Tajani apre esplicitamente alla possibilità che Trieste non sia l’unico sbocco del Corridoio Imec. “Marsiglia non è per forza un’alternativa a Trieste perché a un certo punto” il corridoio Imec “si può anche biforcare nel centro del Mediterraneo” e “avere sia uno sbocco a Marsiglia che uno sbocco a Trieste. Noi certamente non molliamo, perché per noi Trieste è un terminale, l’abbiamo detto anche in occasione dell’ultimo vertice che abbiamo avuto con i francesi proprio a Marsiglia e abbiamo ribadito qual è la nostra intenzione”.

E’ invece il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ad ammonire sui rischi che ritardi o indecisioni sul Corridoio Imec possano favorire le mire cinesi. “Si stanno ipotizzando nuove rotte per collegare l’Estremo Oriente all’Europa. Nuove rotte che escluderebbero il Mediterraneo ed escluderebbero quindi gran parte di quei paesi che oggi invece godono di una collocazione geografica strategica. Noi dobbiamo quindi pensare a una rete di alleanze affinché il nostro continente, il nostro mare non venga escluso e quindi ridotto a un’economia marginale”, avverte Fedriga riferendosi, senza mai nominarla, alla ‘Belt and Road Initiative’, la cosiddetta ‘Nuova via della Seta cinese. “Imec vuole rappresentare un’alternativa seria tra Paesi che si confrontano in modo costruttivo e con rispetto reciproco sullo sviluppo economico dell’Asia e del nostro continente. Purtroppo, abbiamo visto che esistono altri tipi di modelli, dove magari le risorse arrivano sui territori, ma dopo quei territori e quei Paesi sono soggetti a decisioni poco democratiche”, spiega il governatore. “Per questo l’Imec rappresenta un’importante scelta geopolitica – sottolinea Fedriga – per tutelare l’economia e la libertà dei nostri Paesi di poter decidere da sé”.

E’ forse per questo che il “il governo” italiano, conclude Tajani, “profonderà il massimo impegno per far sì che il corridoio Imec possa realizzarsi e possa diventare realtà nei tempi più rapidi possibili, anche se non è una questione di settimane ma di anni, però bisogna avere la determinazione di fare in fretta e fare bene”. “Noi ci crediamo, il governo italiano farà tutto il possibile perché questo grande progetto possa essere realtà”, assicura il vicepremier.

Insomma, quanto scriveva James Joyce (“La mia anima è a Trieste”) è un motto che oggi il ministro degli Esteri sembra aver fatto suo.

D’altronde anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, in un messaggio a Franco Dal Mas, segretario generale dell’Iniziativa Centro Europea, afferma che “nessuna città più di Trieste, luogo di confine e di incontro, crocevia di lingue, culture e tradizioni, rappresenta al meglio la vocazione a rinsaldare il legame tra l’Europa centrale, quella orientale e la regione balcanica nel condiviso orizzonte comunitario”. (di Massimo Santucci)