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Cinema, Minerva Pictures celebra i 90 di Woody Allen con "Woody90″

Roma, 17 feb. (askanews) – In occasione del novantesimo compleanno di Woody Allen, nel 2025, Minerva Pictures celebra uno dei cineasti più iconici della storia del cinema con una selezione esclusiva delle sue opere. Minerva ha infatti acquisito una serie di titoli che saranno riproposti nella collection Woody90, una raccolta in arrivo sui canali Rarovideo Channel e The Film Club, disponibili su Amazon Prime Video, thefilmclub.it e TimVision, e, a partire dalla primavera, in sala con rassegne ad hoc.

Woody90 ripropone alcune delle pellicole più rappresentative del regista newyorkese, in cui humor dissacrante e riflessioni esistenziali si intrecciano in perfetto equilibrio. Tra travolgenti commedie corali e sottili saggi sulla fragilità umana, la selezione attraversa l’intera gamma espressiva di Allen, dai toni brillanti e leggeri alle atmosfere più malinconiche e filosofiche.

Oltre alla disponibilità in digitale, i titoli della collection – Pallottole su Broadway (1994), La dea dell’amore (1995), Tutti dicono I love you (1996), Harry a pezzi (1997), Celebrity (1998), Accordi e disaccordi (1999), Criminali da strapazzo (2000), Ho solo fatto a pezzi mia moglie (2000), Match Point (2005), Vicky Cristina Barcelona (2008) – saranno prossimamente protagonisti di rassegne cinematografiche dedicate, offrendo al pubblico la possibilità di riscoprire sul grande schermo alcuni dei suoi capolavori più amati. Un’occasione unica per celebrare il genio di Woody Allen e il suo straordinario contributo alla storia del cinema.

Il Papa ha trascorso una notte tranquilla al Gemelli. Prosegue gli accertamenti clinici

Città del Vaticano, 17 feb. (askanews) – Papa Francesco, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, ha trascorso “una notte tranquilla, stamane ha fatto colazione e si dedica alla lettura dei quotidiani” nella sua stanza d’ospedale seguendo le indicazioni dei medici curanti che gli hanno prescritto riposo assoluto. Lo ha riferito stamane il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni incontrando i giornalisti.

Bruni ha poi aggiunto che ovviamente “prosegue la terapia” alla quale Papa Francesco si sta sottoponendo e che altre informazioni cliniche saranno riferite nel pomeriggio.

Genova, da M5s ok a Silvia Salis candidata sindaco centrosinistra

Genova, 17 feb. (askanews) – Manca solo l’ufficialità ormai per la candidatura a sindaco di Genova per il campo progressista della vice presidente del Coni ed ex campionessa italiana di lancio del martello Silvia Salis. Anche il M5s questa mattina ha infatti annunciato in una nota il suo via libera

“Nella serata di domenica 16 febbraio – si legge nella nota – il M5s Genova ha dato il via libera alla candidatura della dottoressa Silvia Salis per la coalizione progressista. Dopo un lungo confronto il Movimento si è detto pronto a dare il suo sostegno a questa importante sfida, con un programma identitario e con il supporto dell’esperienza e competenza dell’ex parlamentare europea M5s, Tiziana Beghin. Siamo certi – conclude la nota del M5s – che questa sia la migliore risposta alle esigenze di Genova e dei suoi cittadini”.

Mosca ancora contro Mattarella: paragone tra Russia e Terzo Reich avrà conseguenze

Roma, 17 feb. (askanews) – Il paragone della Russia con il Terzo Reich, nell’anno dell’80esimo anniversario della Vittoria sovietica sui nazisti Guerra Patriottica, non può essere lasciato senza conseguenze e non lo sarà mai”, ha dichiarato la portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, tornando ieri sera in tv ad attaccare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Zakharova era ospite della trasmissione ‘Serata con Vladimir Solovyov’ su Rossiya-1 e oggi ha postato sul suo canale Telegram il proprio intervento.

“Nel corso di una conferenza presso un istituto scolastico, Mattarella ha affermato, in qualità di Presidente, di ritenere che la Russia possa essere equiparata al Terzo Reich. Questo non può essere lasciato senza conseguenze e non lo sarà mai”, ha detto Zakharova ospite della trasmissione ‘Serata con Vladimir Solovyov’ su Rossiya-1.

Zakharova ha sottolineato che queste parole sono state pronunciate dal “presidente di un Paese che storicamente è stato proprio tra quelli che hanno attaccato il nostro Paese” e che “purtroppo, è stata l’Italia il Paese in cui il fascismo ha avuto origine”, ha aggiunto la diplomatica. – Questo ci viene detto da una persona che non può non sapere quanti soldati italiani hanno ucciso i nostri nonni e bisnonni sul nostro territorio durante la Seconda guerra mondiale sotto bandiere e slogan nazisti. Su quali basi si dice questo nell’anno dell’80° anniversario della nostra vittoria?”.

“Abbiamo dato una risposta, che ha generato non solo un’ondata di russofobia e una presunta pseudo-difesa del presidente italiano. La gente ha creato una petizione speciale in cui comuni cittadini italiani, giornalisti, personaggi pubblici hanno iniziato a scrivere di scusarsi con i russi per queste parole indegne”, ha concluso Zakharova.

La Casa Bianca: "Miope" il no di Zelensky all’accordo sulle terre rare

Roma, 17 feb. (askanews) – Brian Hughes, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha definito “miope” la decisione del Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy di rifiutare di firmare un accordo proposto che garantisce agli USA l’accesso ai minerali di terre rare in Ucraina.

Hughes ha affermato che l’accordo sui minerali consentirebbe ai contribuenti americani di “recuperare” i soldi inviati a Kiev, contribuendo anche alla crescita dell’economia ucraina e ha aggiunto che la Casa Bianca ritiene che “legami economici vincolanti con gli Stati Uniti saranno la migliore garanzia contro future aggressioni e parte integrante di una pace duratura”.

“Non ho lasciato che i ministri firmassero un accordo rilevante perché, a mio avviso, non è pronto a proteggere noi, i nostri interessi”, ha detto Zelensky sabato a Monaco.

Una fonte citata da Ukrainska Pravda ha riferito che Zelenskyy e il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance non hanno discusso i dettagli del documento americano durante il loro incontro di venerdì alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.

La fonte ha affermato che l’incontro è stato “molto buono” e “sostanziale”, e Vance ha chiaramente comunicato che il loro obiettivo principale con Trump era raggiungere una pace forte e duratura. Zelenskyy ha detto a Vance che la vera pace richiede che l’Ucraina assuma una “posizione forte” all’inizio dei negoziati, ha sottolineato che i negoziatori americani dovrebbero venire in Ucraina e che gli Stati Uniti, l’Ucraina e l’Europa devono essere al tavolo delle trattative con la Russia.

L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha proposto che l’Ucraina ceda agli Stati Uniti il 50% della proprietà dei minerali di terre rare del paese. Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha rifiutato di firmare l’accordo.

Il 13 febbraio, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent è arrivato a Kiev per discutere di partnership economica con l’Ucraina. Zelenskyy ha affermato che gli Stati Uniti avevano presentato a Kiev la prima bozza di un “accordo di partnership” che avrebbe previsto investimenti nelle risorse minerarie dell’Ucraina in cambio di ulteriore assistenza.

Hamas è pronto a trasferire il controllo di Gaza all’Autorità Palestinese

Roma, 17 feb. (askanews) – Hamas ha annunciato di essere pronto a cedere il controllo della Striscia di Gaza all’Autorità Palestinese e al “Comitato governativo per l’amministrazione di Gaza”. E’ quanto ha riportato Sky News Arabia nella notte.

Secondo le fonti, la proposta di Hamas è stata trasmessa in una lettera ed è il risultato delle pressioni esercitate dall’Egitto sulla delegazione di Hamas arrivata mercoledì al Cairo.

I media egiziani hanno riportato sabato che il governo del Cairo ha esercitato forti pressioni su Hamas affinché accettasse di istituire un comitato temporaneo per supervisionare l’attuazione del piano di ricostruzione della Striscia di Gaza.

Secondo fonti egiziane vicine ai negoziati, Hamas ha promesso ai funzionari egiziani che l’organizzazione sarà impegnata a rispettare il cessate il fuoco e che non sarà coinvolta nei lavori del comitato.

In settimana torna l’anticiclone, ma attenzione a qualche pioggia

Roma, 17 feb. (askanews) – La pressione atmosferica inizia ad aumentare sul bacino del Mediterraneo, portando a un miglioramento del tempo, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro, dove il clima diventa più tranquillo e fresco, con notti più frizzanti. Tuttavia, il Sud continua a risentire degli effetti di un vortice ciclonico, che si sposterà verso la Grecia e continuerà a influenzare parzialmente il tempo anche all’inizio della settimana appena iniziata.

Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it comunica che nel corso della giornata odierna le regioni meridionali vedranno una maggiore copertura nuvolosa, con qualche possibilità di pioggia debole, soprattutto sull’area ionica. Al Nord ci saranno solo passaggi nuvolosi dovuti a venti freddi dai quadranti nord-orientali. In generale, l’alta pressione garantirà stabilità e un buon soleggiamento in gran parte del Paese.

Nei giorni successivi, l’alta pressione si rafforzerà ulteriormente, portando un richiamo di correnti più miti e umide dal Nord Africa. Questo farà salire le temperature, ma al contempo l’umidità aumenterà, favorendo la formazione di nubi sparse. In particolare, la Sicilia, l’area tirrenica e il Nordovest potrebbero essere interessati da brevi piovaschi. Al Nord torneranno anche alcune nebbie, che si intensificheranno nelle ore più fredde, specialmente sulla pianura padana e nelle vallate interne del Centro.

Sulla base degli ultimi aggiornamenti poi, questo scenario anticiclonico continuerà anche nel fine settimana, con poche variazioni.

Campi Flegrei, nella notte una nuova scossa di magnitudo 3.9

Roma, 17 feb. (askanews) – Dal pomeriggio di sabato 15 febbraio, come segnalato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è in corso uno sciame sismico nell’area dei Campi Flegrei: dopo una scossa di magnitudo 3.9 nel pomeriggio di domenica, la scorsa notte alle ore 00.19 è stato registrato un nuovo evento sismico di magnitudo 3.9. Sono poi seguite altre scosse di magnitudo superiore a 2.0, la più forte alle ore 08.12 di magnitudo 3.2.

In seguito all’evento la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio Nazionale della protezione civile. La scossa è stata sensibilmente avvertita dalla popolazione ma dalle prime verifiche al momento non sono stati segnalati danni.

Il Capo Dipartimento, Fabio Ciciliano, ha presieduto, alle ore 1.30, un’unità di crisi in videocollegamento con il territorio. Durante la riunione, visto il numero di cittadini che si sono riversati in strada è stata disposta l’attivazione del volontariato di protezione civile e l’apertura delle aree di accoglienza e di attesa per i cittadini dei comuni di Pozzuoli, Bacoli e Napoli.

Il Dipartimento continuerà a seguire l’evolversi della situazione, in contatto con le autorità locali di protezione civile.

IA e marketing, nuova Unit dedicata per Advertage Communication

Milano, 17 feb. (askanews) – Advertage Communication, agenzia di comunicazione integrata, specializzata in branding, sviluppo corporate, web design, progettazione e produzione, ha annunciato la nascita di una Unit di intelligenza artificiale, che posiziona la IA come elemento centrale della propria strategia.

“Con l’introduzione della nuova Unit completamente dedicata all’intelligenza artificiale – ha detto Gianluigi Manzi, CEO di Advertage Communication – siamo in grado di offrire ai nostri clienti soluzioni di comunicazione pi precise e mirate, migliorando significativamente l’efficacia delle nostre campagne. Ad esempio utilizzando algoritmi di machine learning per analizzare i dati dei clienti in tempo reale. Questo ci permette di adattare le strategie di marketing in modo dinamico e prevedere le tendenze del mercato con maggior accuratezza. Inoltre, grazie al IA, siamo in grado di identificare modi e tendenze e fornire insigth preziosi per personalizzare le strategie e le campagne pubblicitarie in modo ancora pi preciso ed efficace”.

Il team della IA Unit composto da professionisti specializzati e continuamente formati nell’uso delle pi recenti tecnologie di intelligenza artificiale. Strumenti all’avanguardia che uniti alle competenze dell’azienda possono potenziare le strategie di marketing e comunicazione.

“L’intelligenza artificiale – ha aggiunto Antonio Manzi, Founder e direttore creativo di Advertage Communication – non solo ci aiuta a gestire meglio i rapporti con i clienti, ma stimola anche la nostra creativit, permettendoci di esplorare idee e approcci innovativi. Nella nostra nuova unit, l’IA viene integrata in tutte le attivit di Advertage communication, come la creazione di campagne pubblicitarie, la gestione di social media e la produzione di contenuti multimediali, personalizzati e coinvolgenti. Inoltre, gli strumenti di IA ci permettono di monitorare e analizzare le performance delle attivit di marketing in real time, fornendo preziose indicazioni che guidano le nostre decisioni strategiche, facendo aumentare l’engagement delle conversioni”.

Con 25 anni di esperienza, l’agenzia lavora per continuare a essere innovativa, cercando di anticipare le tendenze del settore.

Tajani, non reagire in modo scomposto al nuovo corso Usa

Roma, 17 feb. (askanews) – “Di fronte a Trump stiamo ai fatti Chi reagisce inmodo scomposto poi corre il rischio di affondare» dice il ministro degli esteri Antonio Tajani in un’intervista al Corriere della Sera.

Quando il mare si alza ½non ci si agita sulla barca, o davvero si rischia di affondare. Si tiene il timone e, uniti, si affronta la situazione”. Antonio Tajani, di ritorno da Monaco dove ha partecipato alla conferenza sulla Sicurezza che ha spaven- tato l’Europa di fronte ad un’America che sembra volerla mettere all’angolo, sembra molto meno agitato dei colleghi. “Ho visto troppa ansia e nervosismo”, dice il ministro degli Esteri, che ha incontrato per due volte il suo omologo Usa Marco Rubio e non ha tratto sensazioni così negative. Certo, quella che sta avvenendo in America è una rivoluzione vera, ma l’errore più grave che potrebbe fare l’Europa è quello di “reagire in modo scomposto”. Non bisogna insomma né “fare come Fracchia – dice ironicamente – e prostrarsi davanti a Trump, né atteggiarsi a miles gloriosus”. Bisogna invece “contare sulla propria forza”. Quale? Per Tajani è evidente: “Siamo noi europei che abbiamo imposto le sanzioni alla Russia, nessuno può pensare realisticamente che questo non conti al tavolo delle trattative. Nessuno può parlare a nome nostro. Quindi ci sarà sicuramente la nostra voce, anche perché il sostegno all’Ucraina dell’Europa non è mai mancato”.

È però sull’atteggiamento di Donald Trump che si è scatenato il panico. Raccontano di giornate nervosissime a Monaco, di una riunione dei ministri degli Esteri organizzata addirittura ieri mattina alle 7 per preparare il vertice “d’emergenza” voluto da Macron per oggi, che ha creato qualche malumore tra gli esclusi e ha provocato qualche dubbio pure fra gli inclusi, quasi che fosse una mossa del presidente francese in chiave di rafforzamento personale.

Anche su questo il ministro degli Esteri consiglia calma, non farsi vedere agitati, non fare la voce troppo grossa e nemmeno mostrare terrore. Bisogna “stare ai fatti” e presentarsi davanti a Trump a parità di muscoli, per così dire. Intanto, aspettare per capire davvero cosa voglia ottenere, a partire dalla politica dei dazi, sulla quale anche l’Europa ha i suoi argomenti da mettere sul tavolo, a cominciare dal fatto che è il primo mercato mondiale. Il secondo, è rafforzare la propria difesa. Un po’ perché gli Usa lo chiedono a gran voce da tempo, essendo davvero sbilanciato il contributo alla Nato tra America e alleati, un po’ perché in futuro potrebbero aprirsi fronti diversi e l’Europa deve poter essere all’altezza.

In questo, sarebbe molto positivo il risultato che si potrebbe ottenere “scorporando le spese militari dal Patto di stabilità” e magari con una sorta di eurobond europei o con altri strumenti del genere. E l’altro grande obiettivo è quello di saper presentare proposte alternative a quelle degli Stati Uniti, che “restano il nostro alleato e un Paese amico”. Per capirsi, se Trump parla di Gaza come terra da trasformare in riviera, l’Europa non può solo dire no ma deve fare una propria proposta. E “noi ci stiamo già lavorando, perché la via è quella di essere protagonisti”. Anche offrendo contingenti in ambito Onu sia a Gaza che nel prossimo eventuale spazio di contro

Tajani, non reagire in modo scomposto a nuovo corso Usa

Roma, 17 feb. (askanews) – «Di fronte a Trump stiamo ai fatti Chi reagisce inmodo scomposto poi corre il rischio di affondare» dice il ministro degli esteri Antonio Tajani in un’intervista al Corriere della Sera.

Quando il mare si alza «non ci si agita sulla barca, o davvero si ri- schia di affondare. Si tiene il timone e, uniti, si affronta la situazione». Antonio Tajani, di ritorno da Monaco dove ha partecipato alla conferenza sulla Sicurezza che ha spaven- tato l’Europa di fronte ad un’America che sembra voler- la mettere all’angolo, sembra molto meno agitato dei colle- ghi. «Ho visto troppa ansia e nervosismo», dice il ministro degli Esteri, che ha incontrato per due volte il suo omologo Usa Marco Rubio e non ha tratto sensazioni così negati- ve. Certo, quella che sta avve- nendo in America è una rivo- luzione vera, ma l’errore più grave che potrebbe fare l’Eu- ropa è quello di «reagire in modo scomposto». Non biso- gna insomma né «fare come Fracchia—dice ironicamente — e prostrarsi davanti a Trump, né atteggiarsi a miles gloriosus». Bisogna invece «contare sulla propria forza». Quale? Per Tajani è eviden- te: «Siamo noi europei che abbiamo imposto le sanzioni alla Russia, nessuno può pen- sare realisticamente che que- sto non conti al tavolo delle trattative. Nessuno può parla- re a nome nostro. Quindi ci sarà sicuramente la nostra vo- ce, anche perché il sostegno all’Ucraina dell’Europa non è mai mancato».

È però sull’atteggiamento di Donald Trump che si è sca- tenato il panico. Raccontano di giornate nervosissime a Monaco, di una riunione dei ministri degli Esteri organiz- zata addirittura ieri mattina alle 7 per preparare il vertice «d’emergenza» voluto da Ma- cron per oggi, che ha creato qualche malumore tra gli esclusi e ha provocato qual- che dubbio pure fra gli inclu- si, quasi che fosse una mossa del presidente francese in chiave di rafforzamento per- sonale.

Anche su questo il ministro degli Esteri consiglia calma, non farsi vedere agitati, non fare la voce troppo grossa e nemmeno mostrare terrore. Bisogna «stare ai fatti» e pre- sentarsi davanti a Trump a pa- rità di muscoli, per così dire. Intanto, aspettare per capire davvero cosa voglia ottenere, a partire dalla politica dei da- zi, sulla quale anche l’Europa ha i suoi argomenti da mette- re sul tavolo, a cominciare dal fatto che è il primo mercato mondiale. Il secondo, è raf- forzare la propria difesa. Un po’ perché gli Usa lo chiedono a gran voce da tempo, essen- do davvero sbilanciato il con- tributo alla Nato tra America e alleati, un po’ perché in futuro potrebbero aprirsi fronti di- versi e l’Europa deve poter es- sere all’altezza.

In questo, sarebbe molto positivo il risultato che si potrebbe ottenere «scorporan- do le spese militari dal Patto di stabilità» e magari con una sorta di eurobond europei o con altri strumenti del gene- re. E l’altro grande obiettivo è quello di saper presentare proposte alternative a quelle degli Stati Uniti, che «restano il nostro alleato e un Paese amico». Per capirsi, se Trump parla di Gaza come terra da trasformare in riviera, l’Euro- pa non può solo dire no ma deve fare una propria propo- sta. E «noi ci stiamo già lavo- rando, perché la via è quella di essere protagonisti». An- che offrendo contingenti in ambito Onu sia a Gaza che nel prossimo eventuale spazio di contro

Riunione a Parigi per rispondere all’accelerazione di Trump sull’Ucraina

Roma, 17 feb. (askanews) – Diversi capi di governo europei si incontrano oggi a Parigi per fronteggiare “l’accelerazione” dell’amministrazione americana sul dossier Ucraina e definire una risposta comune per rafforzare la sicurezza del Vecchio Continente.

L’incontro avviene pochi giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha telefonato al suo omologo russo Vladimir Putin e ha deciso di negoziare direttamente sull’Ucraina in un prossimo vertice in Arabia Saudita. Trump ieri ha affermato che un incontro con Putin potrebbe aver luogo “molto presto”.

Uno sviluppo che arriva all’indomani della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, dove il discorso – quasi unanimente considerato ostile – del vice presidente statunitense J.D. Vance nei confronti dei suoi alleati ha lasciato di stucco gli europei. “Riteniamo che, a seguito dell’accelerazione della questione ucraina e anche di quanto affermano i leader americani, gli europei debbano fare di più, meglio e in modo coerente per la nostra sicurezza collettiva”, ha sottolineato ieri un consigliere del presidente francese Emmanuel Macron.

A questo incontro, che si presenta come informale, saranno presenti oltre a Macron il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i capi di governo di Germania, Regno Unito, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca. Oltre a loro il presidente del Consiglio europeo, la presidente della Commissione europea e il segretario generale della Nato.

“Riteniamo che, a seguito dell’accelerazione della questione ucraina e anche di quanto affermano i leader americani, gli europei debbano fare di più, meglio e in modo coerente per la nostra sicurezza collettiva”, ha sottolineato ieri un consigliere del presidente francese Emmanuel Macron.  A questo incontro, che si presenta come informale, saranno presenti oltre a Macron il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i capi di governo di Germania, Regno Unito, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca. Oltre a loro il presidente del Consiglio europeo, la presidente della Commissione europea e il segretario generale della Nato.

Basket Nba, All Star Game senza LeBron ma con Curry Mvp

Roma, 17 feb. (askanews) – Per la prima volta negli ultimi vent’anni, l’All-Star Game Nba ha dovuto fare a meno di LeBron James, costretto a saltare la partita delle stelle per un problema alla caviglia e al piede sinistro. Nel nuovo format deciso dalla NBA e che prevedeva un quadrangolare, ad avere la meglio è stato il Team Ogs, scelto da Shaquille O’Neal, con Steph Curry che si è guadagnato il premio di MVP della manifestazione tra gli applausi dei tifosi di casa al Chase Center di San Francisco.

Per la prima volta l’All-Star Game è caratterizzato da un mini-torneo con quattro squadre e tre partite. Nella prima semifinale Global stars-Young stars 41-32. Nella seconda Ogs-rising stars 42-35.

È la chimica, invece, a fare la differenza nella finale dell’All-Star Game (Global stars-Ogs 25-41), perché la squadra selezionata da Shaq può vantare diversi compagni reduci dall’avventura olimpica di Parigi la scorsa estate e la loro abitudine a giocare insieme emerge nella sfida ai ragazzi di Barkley. Jayson Tatum segna con una schiacciata i due punti che regalano la vittoria agli OGs e chiude da miglior marcatore con 15 punti, seguito da Steph Currycon 12. Alle Global Stars non basta nemmeno un Victor Wembanyama da 11 punti e fedele all’intento dichiarato di voler giocare buttandosi su ogni pallone e su ogni rimbalzo

La Russia afferma di aver abbattuto nella notte 40 droni ucraini

Roma, 17 feb. (askanews) – La Russia ha dichiarato di aver abbattuto nella notte 90 droni ucraini, quasi 40 dei quali sul Mare d’Azov, oltre a un missile da crociera antinave Neptune, senza menzionare alcuna vittima.

“Ieri sera i sistemi di difesa antiaerea hanno intercettato e distrutto 90 droni ucraini”, ha dichiarato il ministero della Difesa russo su Telegram. Dichiarazione che arriva mentre i presidenti di Stati Uniti e Russia – Donald Trump e Vladimir Putin – hanno affermato di voler negoziare una soluzione al conflitto il prima possibile.

Calcio, Thiago affonda l’Inter, Inzaghi: "Cambiare marcia"

Roma, 17 feb. (askanews) – “Vittorie così danno fiducia e consapevolezza, ma è chiaro che per arrivarci dobbiamo meritarlo, cosa che non è successa nel primo tempo. Nel secondo è cambiato tutto, giocando a calcio, pressando bene e recuperando palloni”.Thiago Motta si gode il quarto successo di fila della sua Juventus. Un successo di quelli pesanti perché vale l’1-0 all’Inter. Il mancino a giro di Conceição vale il derby d’Italia per la Juventus e l’aggancio al quarto posto della classifica. La squadra di Inzaghi fallisce il sorpasso in vetta e resta a -2 dal Napoli di Conte. Tante chance nel primo tempo, con l’Inter più insidiosa (un palo per Dumfries). Anche la Juve crea e poi sblocca nella ripresa. Assist decisivo per Kolo Muani. “Dà fiducia che la strada sia quella giusta – prosegue Motta ai microfoni di DAZN – Io nei cuori dei tifosi dopo questa vittoria? Non ne ho idea, il mio obiettivo è fare bene il mio lavoro, e mi piace farlo”. Su squadra e singoli: “Alla fine io non gioco, sono loro che giocano. Sono giovani e con grande qualità. E danno tutto in campo. Thuram ha giocato molto bene, soprattutto il secondo tempo, e anche Locatelli è entrato bene”. “Nel secondo tempo abbiamo avuto un’energia diversa. Il primo è stato difficile, contro una squadra forte e che gioca bene, noi gli abbiamo lasciato troppo il tempo di gioco, controlli e passaggi. In partite così devi avere tu il pallone e giocare bene a calcio, ed è quello che abbiamo fatto nella ripresa”. In casa Inter c’è rammarico: “Ma i ragazzi hanno fatto una grande gara – le parole di Inzaghi a DAZN – Con coraggio, organizzazione e occasioni, ma dovevamo essere più bravi nel segnare. Con un primo tempo così dovevamo chiudere avanti”. Simone Inzaghi analizza così il ko dello Stadium a DAZN subito dopo la partita. Chance per Taremi e Dumfries, una per Lautaro e un palo dello stesso Dumfries. L’Inter ha chiuso il primo tempo con un dato di Expected Goals superiore all’1,5, ma senza sbloccare la gara, poi decisa nella ripresa da Conceição. “Nel secondo non abbiamo approcciato bene come nel primo – aggiunge infatti Inzaghi -. Quando stavamo ricreando abbiamo subito la rete della Juve. Ora nessun proclamo, lavoriamo ancora di più; quello che stiamo facendo ora, per i traguardi che vogliamo, non basta”. Nella lente anche un triplo cambio a metà ripresa (Thuram, Carlos Augusto e Zalewski per Taremi, Dimarco e Bastoni): “Non stavamo giocando bene come nel primo e sapevamo che la Juve sarebbe cresciuta – spiega Inzaghi -. Questa resta comunque tutt’altra partita rispetto a Firenze, ma negli scontri diretti dobbiamo cambiare marcia. In nove anni a Torino da allenatore sprecare tutte queste situazioni non mi era mai successo. Ci tenevamo molto, ma è ancora tutto aperto. Partita col Napoli? Sarà importante, ma prima c’è il Genoa e la Lazio in coppa. Sarà un altro scontro diretto, cercheremo di fare meglio di stasera”.

Risultati serie A, l’Inter perde e il Napoli è a +2

Roma, 17 feb. (askanews) – Questi i risultati e a classifica di serie A dopo Juventus-Inter 1-0

25^ GIORNATA Bologna-Torino 3-2, Atalanta-Cagliari 0-0, Lazio-Napoli 2-2, Milan-Verona 1-0, Fiorentina-Como 0-2, Monza-Lecce 0-0, Udinese-Empoli 3-0, Parma-Roma 0-1, Juventus-Inter 1-0, lunedì 17 febbraio ore 20.45 Genoa-Venezia

Classifica: Napoli 56, Inter 54, Atalanta 51, Lazio, Juventus 46, Fiorentina 42, Bologna*, Milan* 41, Roma 37, Udinese 33, Torino 28, Genoa 27, Cagliari, Como, Lecce 25, Verona 23, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 14. * una partita in meno (Bologna-Milan 26 o 27 febbraio)

26^ GIORNATA venerdì 21 febbraio ore 20.45 Lecce-Udinese, sabato 22 febbraio ore 15 Parma-Bologna, Venezia-Lazio, ore 18 Torino-Milan, ore 20,45 Inter-Genoa, domenica 23 febbraio ore 12.30 Como-Napoli, ore 15 Verona-Fiorentina, ore 18 Empoli-Atalanta, ore 20.45 Cagliari-Juventus, lunedì 24 febbraio ore 20.45 Roma-Monza

Ucraina, Starmer: "Gb pronta a inviare truppe, se necessario"

Roma, 17 feb. (askanews) – Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di essere pronto a inviare truppe in Ucraina, se fosse necessario a garantire la sicurezza della Gran Bretagna e dell’Europa.

Il Regno Unito sta svolgendo un ruolo di primo piano nel sostenere Kiev nel conflitto contro la Russia e questo “significa anche che siamo pronti e disposti a contribuire alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina inviando le nostre truppe sul campo, se necessario”, ha scritto Starmer sul quotidiano Daily Telegraph.

Felicità Pubblica, l’orizzonte di una nuova iniziativa sociale e politica.

Dobbiamo continuare a fare attività politica sui territori, ma non possiamo non interessarci di ciò che accade nel mondo. Siamo di fronte ad un bivio. Dobbiamo agire sul territorio od occuparci anche dei grandi cambiamenti nel mondo? Per rispondere a questa domanda vorrei utilizzare le parole di un grande poeta argentino Borges: «Quando trovi un bivio, imboccalo». In altre parole, dobbiamo passare dalla cultura dell’or alla cultura dell’and. L’and implica amministrare, ma anche avere visioni alte.

Come ha qui ricordato anche il professor Antonio Campati dell’Università Cattolica, in politica le visioni del mondo sono fondamentali. Ogni organizzazione per agire ha bisogno di quattro fattori intangibili chiave: visione condivisa, team interno, relazioni con le reti esterne e valori condivisi. Questi elementi possono sfuggire a uno sguardo superficiale, ma sono intrecciati e coessenziali.

Ma dove voglio arrivare? Se ci pensiamo bene, dietro ad ogni mobilitazione c’è un immaginario personale o collettivo. Per la persona l’immaginario è il sogno. Un bambino sogna di diventare un pilota di Formula 1. Per l’organizzazione è la visione: l’immagine di un futuro che cerca di creare. Per la società è rappresentato dai grandi miti di liberazione che hanno suscitato speranze e giustificato sacrifici: dalla Terra Promessa alla Rivoluzione Francese, dalla Rivoluzione di Ottobre alla conquista del Far West. Le persone hanno bisogno di miti potenti per mobilitarsi e muoversi nella costruzione del futuro.

Quindi tornando a noi, non è sufficiente amministrare bene una città; dobbiamo anche offrire visioni di senso e di comunità. Per questo, lo scorso anno a Udine abbiamo organizzato un evento sul tema della Felicità Pubblica come nuovo paradigma per la politica. Si è svolto simbolicamente presso il Centro Balducci, un luogo che per me ha un forte significato, perché quando ero ragazzo ho avuto l’opportunità di conoscere Padre Ernesto Balducci e apprezzarne la profondità di pensiero.

In quell’occasione abbiamo invitato il prof. Luigino Bruni, che ha parlato della felicità pubblica come vocazione dell’economia italiana. Ha spiegato come il capitalismo anglosassone, radicato nel protestantesimo, metta al centro l’individuo e faccia della sua ricchezza personale il segno della benedizione divina, mentre nel nostro capitalismo latino esistono anche modelli diversi, come quelli espressi dal movimento cooperativo e dal cosiddetto terzo settore.

Credo fermamente che dobbiamo lavorare su un’idea di felicità pubblica. Non a caso nel 2012 l’Onu ha istituito la Giornata Internazionale della Felicità. E questo ci porta a riflettere, a contrario, su un altro tema: la denatalità. Vedo presente in sala il prof. Giampiero Dalla Zuanna che, da stimato demografo, ho invitato l’anno scorso a Udine per farci un seminario su questo tema. Se non si fanno più figli, c’è evidentemente un problema di infelicità e di mancanza di visioni future.

Se ci limitiamo a misurare il progresso solo con il Pil, non teniamo conto di altri fattori fondamentali come la salute, l’istruzione, il benessere, la vitalità della comunità, aspetti che insieme ad altri determinano la felicità interna lorda (Fil). Abbiamo la necessità di cambiare paradigma. Quando scrivo “Udine, Città Felice”, non lo faccio per caso: lavoriamo per costruire una comunità felice, ancorando la nostra azione politica a ideali alti.

Insieme alla mia maggioranza sentiamo di dover onorare alcune parole chiave come bene comune, solidarietà, sussidiarietà, personalismo comunitario. Da qui discende l’esperimento, sempre più consolidato, dei “consigli di quartiere partecipati” – formati dai rappresentanti delle associazioni – e l’esperienza della “sicurezza partecipata” che vede il coinvolgimento dei cittadini. Il tema della partecipazione è cruciale: non solo aumenta la democrazia, ma contribuisce all’efficacia delle politiche pubbliche.

I simboli hanno una grande importanza anche in politica. Come simbolo della lista civica abbiamo scelto un quadrifoglio. Perché? Perché nella tradizione popolare ogni foglia rappresenta una dimensione chiave: la fortuna, la speranza, la fede (religiosa e/o politica) e l’amore. Inoltre il quadrifoglio è un simbolo di innovazione. Perché? Perché il quadrifoglio è un’anomalia del trifoglio. L’innovazione è una disobbedienza andata a buon fine. E infatti il quadrifoglio è una disobbedienza naturale al trifoglio. Per questo rappresenta bene il nostro spirito innovativo. E ancora le quattro foglie sono anche il simbolo delle possibili declinazioni della sostenibilità che perseguiamo: ambientale, sociale, economica e politica. Infine il quadrifoglio può essere inteso come un simbolo di multi-appartenenza: siamo contemporaneamente cittadini di Udine, del Friuli Venezia Giulia, dell’Italia e dell’Europa.

Abbiamo bisogno di pensiero e azione, con la tensione morale e civile dello stare insieme, perché i cambiamenti e i successi più grandi nascono dalla cooperazione e dalle alleanze.

La marcia trionfale del populismo, dalla Brexit ai nostri giorni.

Durante la crisi dei subprime ritornò a girare la famosa barzelletta sull’impassibile facoltoso milord, tutto finanza e affari, e il Tamigi. Sir legge tranquillamente il giornale nel suo studio che si affaccia sul fiume. Il maggiordomo bussa, entra ed annuncia: “Sir, il Tamigi è in piena”. Il nobile, affatto scomposto, risponde: “Bene James, tienimi informato”, e riprende la lettura. Dopo un po’ James bussa, apre la porta e annuncia: “Sir, il Tamigi sta per raggiungere il livello di guardia”. Sir, per niente preoccupato, replica: “Bene James, grazie, tienimi informato”, e riprende a leggere il giornale. Dopo un altro po’ James ritorna e annucia: “Sir, il Tamigi ha superato il livello di guardia”, e lui risponde “Bene, ho capito, grazie, vai pure”. Infine James bussa di nuovo, apre la porta e facendosi un poco da parte annuncia: “Sir, il Tamigi!”.

Questo a significare la sicumera del mondo dell’economia di carta davanti all’ingrossarsi della piena, fino alla tracimazione. La piena dei ‘somewhere’ davanti agli ‘anywhere’. Com’è potuto accadere?

“Cameron ha dato fuoco alla casa per salvare i mobili ed ha perso tutto”. Così Felipe Gonzales commentò l’esito del Referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea e le dimissioni del Primo Ministro David Cameron, annunciate l’indomani chiosando: “Serve una nuova leadership al Paese” (si è poi visto com’è andata a finire). Il promesso – da Cameron – referendum che dette il via alla Brexit vide la vittoria di misura dei favorevoli all’uscita dall’UE con il 51,89%. La decisione popolare divenne operativa il 31 Gennaio 2020.

Il 13 Luglio 2016 a Cameron subentra Teresa May. La quale, il 24 Luglio del 2019, è sostituita da Boris Johson, “zazzera”, una sorta di Trump in salsa inglese. Ma ecco l’inaspettato: se Cameron aveva voluto verificare la febbre del malato, il giornalista e saggista David Goodhart rivela di che morbo si tratti.

A Settembre del 2017 esce il suo “The road to somewhere. The populist revolt and the future of politics”. E per il Governo di Teresa May parte l’allarme: il monte Toc sta scivolando nel bacino del Vajont e tra poco un’onda colossale travolgerà tutto. Goodhart non è uno qualsiasi. È stato corprispondente del Financial Times per dodici anni, in parte di stanza in Germania. Dal 2017 è a capo dell’unità Demografia, immigrazione e integrazione presso il think tank Policy Exchange. Ha scritto per The GuardianThe Independent e The Times. È stato uno dei quattro commissari del Consiglio della Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani (EHRC), nominati nel Novembre 2020.Nel Febbraio del 2004 è il primo a scrivere che “la condivisione e la solidarietà possono entrare in conflitto con la diversità” (saggio pubblicato da Prospect con il titolo “Troppo diversi?”).  

The Road to Somewhere è la madre di tutte le battaglie: i ‘da qualche parte’ contro i ‘da qualunque parte’.

In Gran Bretagna esiste una faglia – scrive Goodhart – tra i ‘Somewhere’, quelle persone saldamente connesse a una comunità specifica, e cioè circa metà della popolazione, e gli ‘Anywhere’, coloro che di solito vivono in città metropolitane, che sono socialmente liberali, ben istruiti, magari in carriera, e con una superiorità remunerativa di non poco conto. Questi ultimi sono significativa minoranza, dal 20% al 25% della popolazione totale, ma con il disco verde avuto dalla globalizzazione e il ritiro degli Stati che ha fatto diventare regola le loro concezioni e i loro stili di vita, dominando sulla maggioranza.

Dice Goodhart che molti Remainers hanno riferito di essersi svegliati il giorno dopo il voto sulla Brexit con la sensazione di vivere in un paese straniero. “In realtà, stavano semplicemente provando la stessa sensazione che molti britannici provano ogni giorno da anni”.

I ‘Somewhere’ ottenevano la loro identità da un senso del luogo e dalle persone che li circondavano. Ora avvertono una perdita di tutto ciò e in primis l’attribuiscono all’immigrazione di massa e al rapido cambiamento sociale.  È così che si è andata formando l’armageddon degli Stanziali, quelli che si ritengono ingannati dalla globalizzazione e dai politici, contro i Mobili, che vivono trascinandosi un trolley su e giù per le scalette degli aerei e vogliono dettare l’agenda economico-finanziaria, e anche modelli sociali, al mondo.

I Somewhere, cioè i “Da qualche parte”, quel cinquanta per cento di persone che vive dov’è nato, che pensa prima ai vicini di casa che ai rifugiati, che non ha qualifiche particolari ma che un tempo aveva una dignità; ecco, questo cinquanta per cento della società ora si ritrova continuamente vilipeso dall’altra tribù, gli aristocratici Anywheres, ovvero i “Da qualunque parte”, quelli che hanno i diplomi e la conoscenza per stare bene ovunque, e che pur essendo meno della metà dei primi dettano l’agenda politica.

Ma a quando può essere fatta risalire la covata di questa marcia trionfale? Vengono in mente diverse ricostruzioni, vista la molta letteratura in merito. Innanzitutto Zygmunt Bauman e la solitudine del cittadino globale. Poi le illusioni del capitalismo tecno-nichilista esplorate in maniera illuminante da Mauro Magatti. Qui a livello di periodi originari ne citiamo due: gli inizi degli Anni ’80: “Un’altra storia. Se 40 anni di Thatcher e Reagan vi sembran pochi…”, di Roberto Di Giovan Paolo (Ytali, 2022); e l’89 e la caduta del Muro di Berlino: “Problemi in paradiso”, di Slavoj Źiźek (Ponte alle Grazie, 2015).

Chi sono quelli che battezzano l’inizio dell’era globalista? Li possiamo individuare in Ronald Reagan (e il suo Elon Musk dell’epoca l’ultra liberista Milton Friedman, il quale arrivava a dire che chi può fa bene a cercare di evadere le tasse) e Margaret Thatcher (“Il miglior uomo d’Inghilterra” nella famosa battuta del Presidente americano). Celebri alcuni loro passaggi: “Lo stato non è la soluzione dei problemi, lo stato è il problema” (1981, Reagan), e il conosciutissimo “La società è una cosa che non esiste (1987, Thatcher).

Per quanto riguarda il Muro, la sua caduta venne descritta come “la fine della Storia” (Fukuyama) e l’ingresso in un paradiso felicemente lastricato dal capitalismo. Ma la Storia come si sa riserva sorprese, e se la si voleva uscita definitivamente di scena dalla Porta di Brandeburgo essa vi rientra dodici anni dopo dalle finestre in fiamme delle Torri Gemelle. “Che fine ha fatto questo paradiso?” – si domanda Źiźek – “Lo vedete da qualche parte? La crisi globale produce da noi gli eterni precari, la tragica disoccupazione giovanile, la demolizione del welfare, la gigantesca evasione fiscale, la crescita di povertà e disuguaglianza; altrove, decine di guerre, centinaia di milioni di schiavi (letteralmente schiavi, più che in qualsiasi altro periodo dell’umanità) e miliardi di sfruttati”. 

Alla famosa formula/ricetta T.I.N.A. della Thatcher, ovvero “There Is Not Alternative” (espressione del dominio globale del Mercato, fuori non essendoci nulla), è appunto subentrato dirompente l’antidoto del populismo. Con le conseguenze che sappiamo.

Dottrina Trump, l’economia come continuazione della guerra con altri mezzi.

Finora solo il figlio di Musk, nell’innocenza dei suoi 4 anni, ha avuto il coraggio di apostrofare duramente Trump proprio nella stanza ovale della Casa Bianca: “Chiudi il becco. Non sei tu il Presidente”. Probabilmente ha ripetuto parole ascoltate a casa, ma il video è diventato virale, smorzando ironicamente il clima teso che aleggia attorno ai discorsi in corso tra potenti e soccombenti della Terra. A cominciare da quello del vice presidente J.D. Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, che ha relegato l’Europa in un angolo di irrilevanza, dopo averla ben bene schiaffeggiata. Un missus dominicus , ma ben istruito e indottrinato da Trump  decisamente arrogante.

A seguire, Marco Rubio, Segretario di Stato, ha contattato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov per mantenere aperti i canali di dialogo (“dialogo con rispetto”), avviati con la telefonata tra il tycoon e Putin. Ancor più eloquente è stata l’affermazione dell’inviato speciale di Donald Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg: “L’Europa sarà consultata ma non siederà al tavolo dei colloqui di pace sull’Ucraina”, precisando di appartenere alla “scuola del realismo” e che “ciò non accadrà”, come riportato da The Guardian. “Potrebbe essere come il gesso sulla lavagna, potrebbe irritare un po’, ma sono molto onesto”, ha dichiarato durante la conferenza.

Monaco 1938, 2007 e 2025: tappe storiche con pesi e contrappesi diversi, ma significative. Nel 1938 venne firmato l’accordo che impose al governo di Praga la cessione della zona dei Sudeti alla Germania. “Ma Hitler non si fermerà. Occuperà l’intera Cecoslovacchia e poi la Polonia, provocando lo scoppio della Seconda guerra mondiale” (Archivio Storico del Quirinale). Da qui la pertinenza del confronto fatto da Mattarella, definito in modo offensivo come ‘blasfemo’ dalla portavoce di Lavrov, Marija Vladimirovna Zacharova. Un attacco gratuito che non merita replica.

Nel 2007, Putin utilizzò la Conferenza di Monaco per segnare lo “strappo definitivo con l’Occidente”, attaccando il «mondo unipolare» governato dagli Usa dopo il crollo dell’Urss e denunciando l’allargamento a est della Nato. Un tema caro al dittatore russo, utilizzato per giustificare l’operazione militare speciale del 24 febbraio 2022. Sorprende come questa narrativa della provocazione occidentale abbia trovato sostenitori tanto a destra quanto a sinistra in Italia, tra negazionisti, intellettuali, giornalisti e opinionisti.

Oggi, la conferenza di Monaco appena conclusa apre la strada a incontri e trattative a Riad tra Trump, Putin e forse la delegazione ucraina, escludendo tutti gli altri. Una strategia che punta a un accordo bilaterale, ignorando l’alleanza tra Usa ed Europa, che ha sostenuto la tenuta delle democrazie occidentali (come giustamente sottolineato dal Prof. Vittorio E. Parsi). Al contempo, si strizza l’occhio alle pretese russe, trascurando le sofferenze dell’Ucraina: una nazione martoriata, umiliata, depredata (persino dei suoi bambini), bombardata, provocata e aggredita.

È sconvolgente che sia Trump a ipotizzare un cambio al vertice a Kyiv tramite elezioni farsa, aprendo all’eventualità che l’Ucraina possa diventare parte integrante della Russia. Trump procede in fretta e senza gli europei, trattando il conflitto come una questione di politica commerciale, quasi fosse una disputa sui dazi.

Dopo le elezioni americane, il pragmatismo trumpiano ha influenzato molte scelte politiche. Gli Usa rimangono per ora nell’orbita occidentale, ma resta da vedere per quanto ancora potranno essere considerati alleati affidabili. Trump parla del ritorno della Russia nel G7, ma esclude l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, adottando una politica protezionista e isolazionista che non ha mai pagato nel passato americano. Vuole giocare da dominus le partite aperte, distribuendo le carte a suo piacimento.

Nel frattempo, Starmer, Macron, Scholz, Tusk e Meloni cercano di ricucire i rapporti con la Casa Bianca, mentre Mario Draghi sul Financial Times rilancia prospettive di strategie europee autonome. Tuttavia, il suo “Rapporto sul futuro della competitività europea” non ha ancora ricevuto l’attenzione necessaria per un indirizzo politico ed economico coeso. Non si dica che “verrà il momento”: la Storia richiede visione e lungimiranza, con azioni concrete da parte di governi e istituzioni. Trump gioca su più tavoli separati, ma l’Europa ha il diritto di far sentire la propria voce e di rivendicare le proprie ragioni.

Doping e sport dell’avvenire. Effetto America first?

Roba stantia quella di un slogan del ’68 che però ha lasciato un po’ della sua polvere argentata ancora oggi a fare effetto. “La fantasia al potere” ha ancora la sua carica propulsiva soprattutto per non morire tra le braccia della AI. 

Marcuse incitava ad “immaginare” per superare le convenzioni e lo stato di fatto, la passività dell’aria ferma delle idee appiattite solo sulla tradizione di un potere dal respiro rattrappito.

Anche stare nei limiti ed accettarsi non è operazione da poco soprattutto se, quando spremi testa e cuore, ti porta fuori strada. Potrebbe essere questo un suggerimento buono per Trump Jr che pare abbia in progetto le Olimpiadi degli steoridi. 

Se ben si comprende, si ipotizzerebbe un doping libero per tutti gli atleti, così da superare i record che con le regole attuali sembrano essere ormai arrivati alla dirittura di arrivo. Si viaggia per differenze di millesimi di secondo. Troppo poco per eccitarsi in un mondo di viagra che chiede continuamente prestazioni fuori norma. Un giorno si arriverà allo stesso punto anche per le eventuali Olimpiadi nuova formula, ma per adesso poco importa. 

Talvolta il doping può dare alla testa, la fantasia può scatenare fantasmi e mostri, inducendoti a guardare audacemente sempre al “dopo”, confondendo passato e futuro. “….gittatosele dopo le spalle, restaurarono la specie umana”, scriveva Leopardi. 

Si fa fatica a fermarsi alla realtà, c’è smania di superamento, di lasciare il segno. Deve essere forse l’influenza di America first. Occorre uscire da se stessi ed avere l’ardire di travalicarsi, meglio ancora di doppiarsi. 

Varrà evidentemente la suggestione di Pirandello e del suo Mattia Pascal che lascia il campo al suo avatar Adriano Meis, libero di essere, ripudiando il conformismo della sua originaria identità. Forse ha inciso anche, malgrado sia di oltreconfine, l’eventuale lettura di Plauto e del suo schiavo Sosia che ha a che fare con Mercurio. O forse ha letto qualcosa di Antonin Artaud e ne ha preso ispirazione.

La noia ha la sua origine nell’essere in odio, un abbrutimento che fa orrore, un tempo lungo che par non aver mai termine e che suona sempre uguale fino a trapanarti il cuore ma è anche la condizione ideale per inventare. 

Deve essere stato così per il giovane Trump che afflitto dalla quotidianità, da buon augure, si è fatto sacerdote moderno atto ad interpretare il volo degli uccelli per dirci del nostro futuro anche nello sport. Per l’intanto nella laguna di Venezia, non vedendoci chiaro o preso da singolare ispirazione, ha fatto fuori un’anatra, tal Tadorna ferruginea pallas, munito o meno di tesserino venatorio, comunque svenandosi per leggere il destino dei giorni a venire del cimento ginnico. Trump Jr si è messo in un campo dove rischia di restare impallinato da una doppietta di invenzioni. 

Un “doppione” è sempre qualcosa che corre il rischio di essere prima o poi scartato ed essere una persona doppia non è un attribuirsi un gran bella nomea. C’è poi chi sta sulla scena ed ha bisogno di un doppiaggio non avendo la sufficiente virtù per rappresentarsi. È l’opposto del Dop, di un prodotto dalla denominazione di origine. In agguato, per il gusto degli opposti, c’è poi un altro Dop, un disturbo oppositivo provocatorio di quando si stenta a controllare emozioni e comportamento. 

Per non finire dovrebbe avvertirsi che in ogni esperienza umana c’è il pericolo di un doppio gioco e di una realtà perennemente con un doppio fondo da cui guardarsi. Doppia Vela 21 era il codice, secondo Arbore, del centro radio della Questura di Roma, attento a che qualcuno non veleggiasse troppo di testa sbandando cretinamente sul codice penale o dirazzasse per campi impervi. Sta di fatto che a questo mondo non basta più come si è, alla nostra mente si affianca A.I., al nostro corpo, in corsa per il bionico, si dà un po’ di doping e facciamo finalmente un salto di qualità.

Sembra che a Trump Jr lo chiamino affettuosamente “Don”, un titolo di rispetto per cui un tempo i presbiteri religiosi erano appellati, divergendo solo di una sillaba, in “Dom”. Se tutto andrà bene, ci sarà da brindare alle prossime imprese delle Olimpiadi che verranno con una buona bottiglia di Dom Perignon, speriamo al naturale.

Risultati serie A, Roma a ridosso della zona Europa

Roma, 16 feb. (askanews) – Questi i risultati e a classifica di serie A dopo Parma-Roma 0-1

25^ GIORNATA Bologna-Torino 3-2, Atalanta-Cagliari 0-0, Lazio-Napoli 2-2, Milan-Verona 1-0, Fiorentina-Como 0-2, Monza-Lecce 0-0, Udinese-Empoli 3-0, Parma-Roma 0-1, ore 20.45 Juventus-Inter, lunedì 17 febbraio ore 20.45 Genoa-Venezia

Classifica: Napoli 56, Inter 54, Atalanta 51, Lazio 46, Juventus 43, Fiorentina 42, Bologna*, Milan* 41, Roma 37, Udinese 33, Torino 28, Genoa 27, Cagliari, Como, Lecce 25, Verona 23, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 14. * una partita in meno (Bologna-Milan 26 o 27 febbraio)

26^ GIORNATA venerdì 21 febbraio ore 20.45 Lecce-Udinese, sabato 22 febbraio ore 15 Parma-Bologna, Venezia-Lazio, ore 18 Torino-Milan, ore 20,45 Inter-Genoa, domenica 23 febbraio ore 12.30 Como-Napoli, ore 15 Verona-Fiorentina, ore 18 Empoli-Atalanta, ore 20.45 Cagliari-Juventus, lunedì 24 febbraio ore 20.45 Roma-Monza

Ue, domani da Macron sette Paesi europei con von der Leyen e Costa

Milano, 16 feb. (askanews) – È confermata la presenza domani al vertice di Parigi della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa. Vertice con cui il presidente francese Emmanuel Macron cerca di avviare consultazioni tra i leader europei sulla situazione in Ucraina e sulle questioni di sicurezza in Europa.

Nel pomeriggio di lunedì 17 febbraio all’Eliseo Macron avrà dunque un incontro informale con i capi di governo di Germania, Regno Unito, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca, nonché con il presidente del Consiglio europeo, il presidente della Commissione europea e il segretario generale della NATO.

Le loro discussioni, spiega un portavoce della Commissione, “potranno poi proseguire in altri formati, con l’obiettivo di riunire tutti i partner interessati alla pace e alla sicurezza in Europa”.

Il Papa è in "condizioni stazionare, ha seguito la Messa in tv"

Milano, 16 feb. (askanews) – “Papa Francesco ha riposato bene durante la notte. Le condizioni cliniche sono stazionarie e prosegue l’iter diagnostico terapeutico prescritto dallo staff medico”, lo riferisce una comunicato della Sala Stampa vaticana, che aggiorna sulle condizioni di salute del Pontefice, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, a causa dell’acuirsi di una bronchite. “Questa mattina – aggiunge il Vaticano – ha ricevuto l’Eucarestia ed ha seguito la Santa Messa in televisione. Il pomeriggio ha alternato la lettura al riposo”.

Zelensky: drone su Mykolaiv, oltre 100mila persone al freddo. La Russia non si prepara alla pace

Roma, 16 feb. (askanews) – “Oggi, più di 100mila persone a Mykolaiv sono rimaste senza riscaldamento dopo che un drone russo Shahed ha colpito l’infrastruttura critica della città. Una normale città ucraina. Normali infrastrutture civili. Non ha nulla a che fare con le ostilità o la situazione in prima linea. Questa è un’altra chiara dimostrazione che i russi stanno muovendo guerra al nostro popolo e alla vita stessa in Ucraina. E stanno combattendo vilmente, senza allentare la pressione. Coloro che cercano sinceramente la pace e si preparano ai negoziati non agiscono in questo modo”, lo scrive sui suoi profili social il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Le squadre di riparazione stanno lavorando instancabilmente per ripristinare il riscaldamento a Mykolaiv”, aggiunge il presidente ucraino, sottolineando: “Continueremo a lavorare con i nostri partner per rafforzare le difese contro tali attacchi. E tutti i partner devono lavorare insieme a tutti i livelli per impedire alla Russia di prolungare questa guerra o di rendere permanente la minaccia alla vita”.

“La Russia – avverte Zelensky – deve essere spinta a raggiungere la pace. Il recente attacco Shahed al rifugio della centrale nucleare di Chernobyl, questo attacco a Mykolaiv e tutti gli altri attacchi russi simili devono essere affrontati con una forte risposta, con un coordinamento più forte tra tutti i partner e sforzi unificati per costringere la Russia alla pace”.

Ucraina, delegazione Usa in Arabia Saudita per negoziare (a nome di Trump) con la Russia

Roma, 16 feb. (askanews) – Una delegazione degli Stati Uniti sarà oggi in Arabia Saudita per negoziare con i rappresentanti russi, con la speranza di ottenere buoni progressi. Lo ha dichiarato l’inviato speciale della presidenza statunitense per il Medio Oriente, Steve Witkoff.

“Andrò lì oggi con il consigliere per la sicurezza nazionale. Terremo degli incontri a nome del presidente, spero che ci siano dei buoni progressi nel contesto della Russia e dell’Ucraina”, ha detto Witkoff in un’intervista a Fox News.

Risultati serie A: vince l’Udinese, pari Monza-Lecce

Roma, 16 feb. (askanews) – Questi i risultati e a classifica di serie A dopo Monza-Lecce 0-0, Udinese-Empoli 3-0

25^ GIORNATA Bologna-Torino 3-2, Atalanta-Cagliari 0-0, Lazio-Napoli 2-2, Milan-Verona 1-0, Fiorentina-Como 0-2, Monza-Lecce 0-0, Udinese-Empoli 3-0, ore 18 Parma-Roma, ore 20.45 Juventus-Inter, lunedì 17 febbraio ore 20.45 Genoa-Venezia

Classifica: Napoli 56, Inter 54, Atalanta 51, Lazio 46, Juventus 43, Fiorentina 42, Bologna*, Milan* 41, Roma 34, Udinese 33, Torino 28, Genoa 27, Cagliari, Como, Lecce 25, Verona 23, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 14. * una partita in meno (Bologna-Milan 26 o 27 febbraio)

26^ GIORNATA venerdì 21 febbraio ore 20.45 Lecce-Udinese, sabato 22 febbraio ore 15 Parma-Bologna, Venezia-Lazio, ore 18 Torino-Milan, ore 20,45 Inter-Genoa, domenica 23 febbraio ore 12.30 Como-Napoli, ore 15 Verona-Fiorentina, ore 18 Empoli-Atalanta, ore 20.45 Cagliari-Juventus.

Monza-Lecce 0-0, paura di perdere e un punto a testa

Roma, 16 feb. (askanews) – Finisce senza reti la sfida salvezza dell’U-Power Stadium. Un punto che fa più comodo al Lecce che non al Monza, ancora ultimo in classifica. Ospiti più pericolosi nel primo tempo con una traversa di Helgason su punizione e un tiro al volo di Krstovic respinto da Turati. La squadra di Nesta, tornato in panchina, cresce nella ripresa e sfiora il vantaggio con Caprari, fermato da una splendida parata di Falcone. Nel finale debutto di Keita Balde e altri tentativi di Helgason e Krstovic, ma il risultato non si sblocca.

Sciame sismico nell’area dei Campi Flegrei, scossa di magnitudo 3.9

Roma, 16 feb. (askanews) – Continua lo sciame sismico nell’area dei Campi Flegrei, a Napoli, con una forte scossa oggi di magnitudo 3.9, avvertita in tutto il capoluogo. Al momento, paura tra la popolazione, ma nessuna segnalazione di danno.

Il Dipartimento della Protezione civile ricorda che dal pomeriggio di ieri, 15 febbraio, come segnalato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è in corso uno sciame sismico nell’area dei Campi Flegrei. L’evento maggiore – spiega il Dipartimento – è stato registrato oggi, 16 febbraio alle ore 15.30, di magnitudo 3.9.

“In seguito all’evento la Sala situazione Italia del Dipartimento della protezione civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio nazionale della protezione civile”, e”la scossa è stata avvertita dalla popolazione ma – assicura la Protezione civile – dalle prime verifiche al momento non sono stati segnalati danni”.

Il successo del Festival di Sanremo di Carlo Conti, il "normalizzatore" (che già pensa al 2026)

Sanremo, 16 feb. (askanews) – I numeri sono da record: Conti batte Amadeus e addirittura se stesso, nelle sue precedenti edizioni. “Il Festival del 2025 è stata un’edizione entusiasmante”, l’ha definita la Rai, un’edizione che “ha unito e non diviso”. Il conduttore è già stato ribattezzato il “normalizzatore” e si guarda avanti. Il format è piaciuto, i risultati gli hanno dato ragione, le polemiche – soprattutto quelle politiche – sono rimaste lontano dal palco. E ora, lo sguardo è al febbraio 2026 (da decidere bene le date anche per la coincidenza con l’Olimpiade di Milano-Cortina).

“Se farò di nuovo il conduttore? L’azienda mi ha chiesto di divertirmi sul festival, come direttore artistico, per due anni. Io ho accettato. Per il prossimo anno – spiega Conti incalzato dai giornalisti nella conferenza stampa conclusiva – decideremo e deciderò strada facendo. Se il mio lavoro anche in futuro può servire a traghettare qualche leva, ben venga”, ha aggiunto riferendosi ad Alessandro Cattelan, che quest’anno ha condotto il “Dopofestival” e ha affiancato il conduttore toscano nell’ultima serata.

“Ho fatto un Festival baudiano, mi piace averlo fatto così – ha aggiunto Conti -. Il Festival è una meravigliosa messa cantata, dove si possono inserire melodie diverse, con strumenti diversi. Ci ha insegnato Pippo Baudo come farlo, un Festival dove c’è di tutto e che ci lascia tante belle canzoni”.

A Carlo Conti non dispiace l’etichetta di ‘normalizzatore’. “Essere definito normalizzatore non mi dà fastidio. Io sono normale e va bene così. Per me vivere la vita è un gioco da ragazzi (citazione di un brano di Sanremo, ndr) – risponde – e anche il festival l’ho sentito nel mio modo, nel mio stile, con il colore della mia pelle. Pensavo che fosse più che mai importante far sentire la musica. Se questo è normale ben venga il normale”.

“Quest’anno è stato bellissimo, la parola d’ordine è stata insieme: ci siamo divertiti insieme, lo abbiamo fatto insieme. Vediamo l’anno prossimo se mi viene un’idea, ma penso di sì”, ha ribadito guardando al 2026. Intanto, da domani si torna alla normalità. “Porterò mio figlio a scuola, e farò gli auguri a Pieraccioni per il suo compleanno”. Poi, si vedrà.

(di Serena Sartini e Alessandra Velluto)

Sci, Loic Meillard vince lo slalom ai Mondiali

Roma, 16 feb. (askanews) – Epilogo a sorpresa nello slalom mondiale di Salbaach. Il francese Clement Noel, in testa nella prima manche, inforca e consegna così l’oro allo svizzero Loic Meillard, davanti al norvegese Atle Lie McGrath ed al tedesco Linus Strasser. La menzione d’onore, a quest’ultimo, che era quinto dopo la prima manche e rimonta due posizioni, quella lasciata da Noel e quella di Timon Haugan, poco reattivo e alla fine quinto. L’Italia si regge sulle sole forze di Stefano Gross, 20° al suo ultimo Mondiale.

Tra gli strali Usa di J.D. Vance e il ruolo in Ucraina, la Conferenza di Monaco chiude con l’Ue all’angolo

Monaco di Baviera, 16 feb. (askanews) – La Conferenza sulla sicurezza di Monaco si è conclusa oggi dopo tre giorni convulsi durante i quali – con un intervento tanto veemente quanto inatteso – il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha criticato duramente i leader europei per la presunta perdita di democrazia e la repressione della libertà di parola in Europa. Un j’accuse, quello di Vance, respinto al mittente da diversi Stati membri dell’Ue, ma che ha finito per marcare alcune distanze tra Stati Uniti e Unione europea, emerse anche sul principale dossier sul tavolo dei colloqui in Baviera: la guerra in Ucraina. A questo proposito Washington ha confermato di voler tirare dritto per la sua strada, proseguire il suo filo diretto con Mosca, accelerare sui negoziati di pace e tagliare fuori Bruxelles dal processo in corso per una soluzione del conflitto. “Ci serve un inviato speciale per l’Ucraina” come fu Martti Ahtisaari in Kosovo, ha commentato oggi il presidente finlandese Alexander Stubb, lanciando un’idea a cui si è subito accodato il primo ministro croato Andrej Plenkovic. “Quello che ci è mancato in Ucraina negli ultimi anni è stata una personalità molto rispettata da tutti, presa in considerazione a Mosca e Kiev, con il sostegno di Washington, delle capitali europee e di altri leader, incluso il Sud del mondo, e che potrebbe avere l’autorità di gestire i colloqui di pace”.

Intanto, mentre a Monaco si consumava il confronto dialettico tra Stati Uniti e Ue, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, con un annuncio a sorpresa, si è detto disponibile a rinunce territoriali e a un ritorno ai confini precedenti all’invasione del 2022. Un’apertura che con ogni probabilità sarà respinta al mittente da Mosca, che non intende rinunciare alle sue conquiste territoriali ed appare sempre più decisa a proseguire il suo intenso dialogo degli ultimi giorni con l’amministrazione Trump. Ieri, a margine dei lavori della Conferenza, il segretario di Stato Marco Rubio ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, sul solco tracciato da Donald Trump e Vladimir Putin. Il Cremlino, da parte sua, ha fatto sapere che il presidente “sarà felice di accogliere a Mosca, per il ‘Giorno della vittoria’”, il 9 maggio, “tutti i capi di Stato che sono pronti a condividere l’orgoglio per questa festa con la Russia”. L’invito – allargato – ha in realtà come destinatario principale proprio quel Donald Trump che il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha detto “potrebbe arrivare in Russia in qualsiasi momento”.

In questo quadro di progressivo avvicinamento tra le leadership di Russia e Usa si inserisce l’incontro della prossima settimana in Arabia Saudita tra delegazioni statunitensi e russe per porre fine alla guerra in Ucraina. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, il consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Waltz, e l’inviato per il Medio Oriente, Steve Witkoff, formeranno la delegazione di Washington all’incontro, che potrebbe aprire la strada a un potenziale vertice dei leader già alla fine del mese. Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina non è stata invitata ai colloqui e che non si impegnerà con Mosca prima di avere consultato i partner strategici. Fuori dai giochi l’Europa, come ha chiaramente segnalato ieri a Monaco dall’inviato speciale di Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg. L’Ue sarà “consultata”, ma “non avrà posto al tavolo delle trattative”, dove siederanno solo “due contendenti e un mediatore”, gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha comunque precisato che Washington ha condiviso con gli alleati europei “le tattiche negoziali” americane per l’Ucraina, che ha definito “non ortodosse”, sebbene lascino “qualche speranza” di riuscita.

La posizione americana in ogni caso preoccupa, e non poco, l’Europa. Le invettive di Vance e le parole di Kellogg hanno destato piccate reazioni di leader e ministri di alcuni Paesi dell’Ue presenti in Baviera. Dura, in particolare la posizione della Germania, che non ha gradito le intromissioni del vice presidente Usa nelle prossime elezioni legislative tedesche, in direzione di un malcelato sostegno al partito di estrema destra Afd. Più pacata la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a Monaco ha portato la tradizionale posizione italiana di attento equilibrio tra gli Statti Uniti e l’Ue, pur nella consapevolezza di un inevitabile quanto convinto ancoraggio all’Unione. “C’è un cambiamento” di linea della nuova amministrazione Trump, “un cambio di passo”, “però bisogna occuparsi, più che preoccuparsi”, ha detto Tajani. “Agitarsi è un segno di grande debolezza, non è il segnale di un’Europa che vuole essere forte”.

Per discutere la posizione americana, in attesa del vertice dei capi di Stato e di governo convocato da Emmanuel Macron a Parigi nella giornata di domani, l’alto rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas ha riunito i ministri degli Esteri, poco prima della chiusura dei lavori di Monaco. “L’Europa è fortemente unita nel sostenere l’Ucraina e rafforzare la nostra difesa. Presto elaboreremo nuove iniziative per portare avanti questo progetto”, ha detto la massima diplomatica europea. Intanto l’Ue “sta accelerando sul processo” di adesione di Kiev all’Unione, secondo la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos. D’altra parte, ha sottolineato questa mattina Stubb, “ci sono due cose che non sono negoziabili”: la prima è “l’adesione dell’Ucraina all’Ue e alla Nato”. “Il processo Ue è in corso, l’Ucraina sarà europea e non russa e questa già è una sconfitta per Putin”, ha precisato. “La seconda cosa non negoziabile attiene ai nuovi accordi di sicurezza per l’Ucraina”. Gli Usa, anche in questo caso, faranno la parte del leone. Ma il dipartimento di Stato americano ha già chiesto ai governi europei di fornire informazioni dettagliate su armi, truppe di peacekeeping e misure di sicurezza che potrebbero essere fornite a Kiev come parte di eventuali garanzie per la fine del conflitto.

(di Corrado Accaputo)

Risultati serie A, Como colpo salvezza

Roma, 16 feb. (askanews) – Questi i risultati e a classifica di serie A dopo Fiorentina-Como 0-2

25^ GIORNATA Bologna-Torino 3-2, Atalanta-Cagliari 0-0, Lazio-Napoli 2-2, Milan-Verona 1-0, Fiorentina-Como 0-2, ore 15 Monza-Lecce, Udinese-Empoli, ore 18 Parma-Roma, ore 20.45 Juventus-Inter, lunedì 17 febbraio ore 20.45 Genoa-Venezia

Classifica: Napoli 56, Inter 54, Atalanta 51, Lazio 46, Juventus 43, Fiorentina 42, Bologna*, Milan* 41, Roma 34, Udinese 30, Torino 28, Genoa 27, Cagliari, Como 25, Lecce 24, Verona 23, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 13. * una partita in meno (Bologna-Milan 26 o 27 febbraio)

26^ GIORNATA venerdì 21 febbraio ore 20.45 Lecce-Udinese, sabato 22 febbraio ore 15 Parma-Bologna, Venezia-Lazio, ore 18 Torino-Milan, ore 20,45 Inter-Genoa, domenica 23 febbraio ore 12.30 Como-Napoli, ore 15 Verona-Fiorentina, ore 18 Empoli-Atalanta, ore 20.45 Cagliari-Juventus.

Fiorentina-Como 0-2, segnano Diao e Nico Paz

Roma, 16 feb. (askanews) – Colpo salvezza del Como che sbanca il Franchi e batte la Fiorentina 2-0 in trasferta. Partenza sprint della Fiorentina, con il falso nueve Zaniolo che calcia due volte verso la porta nei primi 5′. Il Como però inizia lentamente a prendere in mano la gara, gestendo il possesso palla e con una pressione continua che costringe i viola a rifugiarsi spesso nel retropassaggio a De Gea ricorrendo poi al lancio lungo per cercare di scavalcare la difesa di Fabregas. E’ però il Como a sorprendere la Fiorentina al 41′, lanciando Diao in contropiede su una palla inattiva a favore dei viola. Corsa irresistibile (per Cataldi e Mandragora, che non gli stanno dietro) verso la porta e De Gea battuto. Nella ripresa il raddoppio di Nico Paz che riceve palla al limite, controlla perfettamente, si accentra mettendosela sul sinistro e fa partire una traiettoria che viene leggermente deviata da Ranieri, battendo De Gea con palla all’angolino. Gol che consente ai lariani di conquistare tre punti fondamentali nella corsa verso la salvezza.

Strali Usa e ruolo in Ucraina, a Monaco si chiude con Ue all’angolo

Monaco di Baviera, 16 feb. (askanews) – La Conferenza sulla sicurezza di Monaco si è conclusa oggi dopo tre giorni convulsi durante i quali – con un intervento tanto veemente quanto inatteso – il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha criticato duramente i leader europei per la presunta perdita di democrazia e la repressione della libertà di parola in Europa. Un j’accuse, quello di Vance, respinto al mittente da diversi Stati membri dell’Ue, ma che ha finito per marcare alcune distanze tra Stati Uniti e Unione europea, emerse anche sul principale dossier sul tavolo dei colloqui in Baviera: la guerra in Ucraina. A questo proposito Washington ha confermato di voler tirare dritto per la sua strada, proseguire il suo filo diretto con Mosca, accelerare sui negoziati di pace e tagliare fuori Bruxelles dal processo in corso per una soluzione del conflitto. “Ci serve un inviato speciale per l’Ucraina” come fu Martti Ahtisaari in Kosovo, ha commentato oggi il presidente finlandese Alexander Stubb, lanciando un’idea a cui si è subito accodato il primo ministro croato Andrej Plenkovic. “Quello che ci è mancato in Ucraina negli ultimi anni è stata una personalità molto rispettata da tutti, presa in considerazione a Mosca e Kiev, con il sostegno di Washington, delle capitali europee e di altri leader, incluso il Sud del mondo, e che potrebbe avere l’autorità di gestire i colloqui di pace”.

Intanto, mentre a Monaco si consumava il confronto dialettico tra Stati Uniti e Ue, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, con un annuncio a sorpresa, si è detto disponibile a rinunce territoriali e a un ritorno ai confini precedenti all’invasione del 2022. Un’apertura che con ogni probabilità sarà respinta al mittente da Mosca, che non intende rinunciare alle sue conquiste territoriali ed appare sempre più decisa a proseguire il suo intenso dialogo degli ultimi giorni con l’amministrazione Trump. Ieri, a margine dei lavori della Conferenza, il segretario di Stato Marco Rubio ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, sul solco tracciato da Donald Trump e Vladimir Putin. Il Cremlino, da parte sua, ha fatto sapere che il presidente “sarà felice di accogliere a Mosca, per il ‘Giorno della vittoria’”, il 9 maggio, “tutti i capi di Stato che sono pronti a condividere l’orgoglio per questa festa con la Russia”. L’invito – allargato – ha in realtà come destinatario principale proprio quel Donald Trump che il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha detto “potrebbe arrivare in Russia in qualsiasi momento”.

In questo quadro di progressivo avvicinamento tra le leadership di Russia e Usa si inserisce l’incontro della prossima settimana in Arabia Saudita tra delegazioni statunitensi e russe per porre fine alla guerra in Ucraina. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, il consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Waltz, e l’inviato per il Medio Oriente, Steve Witkoff, formeranno la delegazione di Washington all’incontro, che potrebbe aprire la strada a un potenziale vertice dei leader già alla fine del mese. Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina non è stata invitata ai colloqui e che non si impegnerà con Mosca prima di avere consultato i partner strategici. Fuori dai giochi l’Europa, come ha chiaramente segnalato ieri a Monaco dall’inviato speciale di Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg. L’Ue sarà “consultata”, ma “non avrà posto al tavolo delle trattative”, dove siederanno solo “due contendenti e un mediatore”, gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha comunque precisato che Washington ha condiviso con gli alleati europei “le tattiche negoziali” americane per l’Ucraina, che ha definito “non ortodosse”, sebbene lascino “qualche speranza” di riuscita.

La posizione americana in ogni caso preoccupa, e non poco, l’Europa. Le invettive di Vance e le parole di Kellogg hanno destato piccate reazioni di leader e ministri di alcuni Paesi dell’Ue presenti in Baviera. Dura, in particolare la posizione della Germania, che non ha gradito le intromissioni del vice presidente Usa nelle prossime elezioni legislative tedesche, in direzione di un malcelato sostegno al partito di estrema destra Afd. Più pacata la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a Monaco ha portato la tradizionale posizione italiana di attento equilibrio tra gli Statti Uniti e l’Ue, pur nella consapevolezza di un inevitabile quanto convinto ancoraggio all’Unione. “C’è un cambiamento” di linea della nuova amministrazione Trump, “un cambio di passo”, “però bisogna occuparsi, più che preoccuparsi”, ha detto Tajani. “Agitarsi è un segno di grande debolezza, non è il segnale di un’Europa che vuole essere forte”.

Per discutere la posizione americana, in attesa del vertice dei capi di Stato e di governo convocato da Emmanuel Macron a Parigi nella giornata di domani, l’alto rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas ha riunito i ministri degli Esteri, poco prima della chiusura dei lavori di Monaco. “L’Europa è fortemente unita nel sostenere l’Ucraina e rafforzare la nostra difesa. Presto elaboreremo nuove iniziative per portare avanti questo progetto”, ha detto la massima diplomatica europea. Intanto l’Ue “sta accelerando sul processo” di adesione di Kiev all’Unione, secondo la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos. D’altra parte, ha sottolineato questa mattina Stubb, “ci sono due cose che non sono negoziabili”: la prima è “l’adesione dell’Ucraina all’Ue e alla Nato”. “Il processo Ue è in corso, l’Ucraina sarà europea e non russa e questa già è una sconfitta per Putin”, ha precisato. “La seconda cosa non negoziabile attiene ai nuovi accordi di sicurezza per l’Ucraina”. Gli Usa, anche in questo caso, faranno la parte del leone. Ma il dipartimento di Stato americano ha già chiesto ai governi europei di fornire informazioni dettagliate su armi, truppe di peacekeeping e misure di sicurezza che potrebbero essere fornite a Kiev come parte di eventuali garanzie per la fine del conflitto. (di Corrado Accaputo)

Napoli, bimba uccisa da pitbull: inquirenti aprono inchiesta

Roma, 16 feb. (askanews) – Gli inquirenti della Procura di Nola hanno aperto un fascicolo d’inchiesta in merito alla bimba di 9 mesi uccisa da un pitbull. Chi indaga ha disposto il sequestro l’autopsia ed accertamenti anche sul cane. Il padre della piccola ha spiegato agli investigatori di essersi assopito insieme alla figlia e di averla poi trovata, al risveglio, senza vita e coperta di sangue. La madre della bambina, invece, non si trovava in casa al momento del fatto ma al lavoro.

Sanremo, Conti: la parola d’ordine è stata "insieme". Conduttore nel 2026? Serve nuova idea ma penso di sì

Sanremo, 16 feb. (askanews) – “Ho fatto un Festival baudiano, mi piace averlo fatto così”, ha detto Carlo Conti in conferenza stampa. “Il Festival – ha sottolineato – è una meravigliosa messa cantata, dove si possono inserire melodie diverse, con strumenti diversi. Ci ha insegnato Pippo Baudo come farlo, un Festival dove c’è di tutto e che ci lascia tante belle canzoni”. “Quest’anno è stato bellissimo, la parola d’ordine è stata insieme: ci siamo divertiti insieme, lo abbiamo fatto insieme. Vediamo l’anno prossimo se mi viene un’idea, ma penso di sì”, ha dichiarato Carlo Conti, in conferenza stampa, rispondendo a chi gli chiedeva sulla possibilità che l’anno prossimo, dopo i risultati record di quest’anno, torni alla guida del festival non solo come direttore artistico, ma anche come conduttore.

Sul podio senza donne e tutto al maschile definito patriarcale, i tre vincitori hanno detto: “E’ innegabile questo fatto, ma ci sono tantissime cantanti e cantautrice in gara, ma fortunatamente parlando di musica non c’è sola la settimana del festival, ora le canzoni sono a disposizione di tutti e possono arrivare a tutti” ha detto Olly. Lucio Corsi concorda con il primo classificato e aggiunge: “E’ una cosa a cui tendere a cui fare attenzione, bisogna che il mondo sia più giusto anche per i più giovani” “Io collaboro con la Fondazione Una Nessuna e Centomila, mi ha colpito questo podio, ma posso dire che rappresentato un maschile che non è patriarcale” ha concluso Brunori.

Ssa.Avl/Int14

Da Monaco a Parigi a Riad: come si muovono i leader per avviare un possibile negoziato Ucraina-Russia

Roma, 16 feb. (askanews) – Portare Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati è l’obiettivo, sul campo si muovono diversi scenari per raggiungerlo. Il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Andriy Yermak ha incontrato l’inviato del presidente degli Stati Uniti per gli incarichi speciali, Richard Grenell, alla conferenza sulla sicurezza di Monaco. I due funzionari hanno discusso di sicurezza internazionale e guerra in Ucraina, secondo quanto riportato da Rbc-Ucraina citando la presidenza di Kiev. Yermak ha espresso gratitudine agli Stati Uniti per aver sostenuto l’Ucraina nella sua lotta per la libertà e l’integrità territoriale. “Durante l’incontro”, Yermak e Grenell hanno discusso di questioni attuali di sicurezza internazionale, nonché delle possibilità di rafforzare la partnership strategica tra Ucraina e Stati Uniti. È stata prestata particolare attenzione alla preparazione di incontri al massimo livello” per una soluzione negoziata del conflitto. Yermak ha inoltre sottolineato l’importanza del dialogo per un ulteriore coordinamento della sicurezza e del sostegno economico all’Ucraina e per la discussione di misure congiunte volte al raggiungimento della pace. Durante la sua partecipazione alla Conferenza di Monaco, il capo dell’ufficio presidenziale ucraino ha incontrato anche il rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Ucraina e la Russia, Keith Kellogg, con cui ha discusso i modi per raggiungere la pace e continuare ad aiutare l’Ucraina.

Intanto i ministri degli Esteri dell’Unione europea si sono incontrati questa mattina a Monaco di Baviera, a margine della Conferenza sulla sicurezza, per discutere del sostegno all’Ucraina. “Concludiamo la Conferenza sulla sicurezza di Monco con una buona discussione tra i ministri degli esteri dell’Ue ancora a Monaco”, ha scritto su X l’alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas. “L’Europa è fortemente unita nel sostenere l’Ucraina e rafforzare la nostra difesa. Presto elaboreremo nuove iniziative per portare avanti questo progetto”, ha aggiunto.

Anche la Cina è pronta a collaborare con l’Ucraina per eliminare i fattori sfavorevoli, promuovere le relazioni bilaterali e sviluppare la cooperazione commerciale. Lo ha affermato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi in un incontro con il suo omologo ucraino Andrii Sybiha, che si è svolto ieri sera a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. “Negli ultimi anni, la Cina è stata il principale partner commerciale dell’Ucraina. Non è stato facile nelle attuali circostanze, il che dimostra anche il potenziale e le opportunità di cooperazione tra le due parti… La Cina è disposta a collaborare con l’Ucraina per eliminare i fattori sfavorevoli, promuovere le relazioni bilaterali e sviluppare la cooperazione commerciale”, ha affermato Wang, citato oggi dal ministero degli Esteri cinese.

Un vertice sull’Ucraina è anche nei piani di Emmanuel Macron, il presidente francese avrebbe infatti intenzione di convocarlo per domani a Parigi e sarebbero inviati il segretario generale della Nato Mark Rutte, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il primo ministro britannico Keir Starmer e il premier polacco Donald Tusk. Lo riferiscono al Guardian fonti del governo britannico, secondo le quali Starmer riferirà poi dell’incontro al presidente Usa Donald Trump, quando si recherà in visita a Washington la settimana prossima.

L’incontro, che si terrà probabilmente domani, dovrebbe servire a discutere gli sforzi degli Stati Uniti per escludere i leader europei dai colloqui di pace sull’Ucraina, della posizione che l’Europa dovrebbe adottare sulla futura adesione dell’Ucraina alla Nato e di come possano essere offerte garanzie di sicurezza all’Ucraina, con forze europee e della Nato.

Su un altro fronte, diversi alti funzionari dell’amministrazione Trump, tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio, dovrebbero tenere dei colloqui in Arabia Saudita con i negoziatori russi e ucraini per cercare di porre fine alla guerra. Secondo quanto riferito su diversi organi di stampa statunitensi la delegazione Usa che andrà in Arabia Saudita sarà composta dal consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, Mike Waltz, dall’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff e dal segretario di Stato Marco Rubio.

Il colloquio telefonico tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rappresenta il segnale forte che è iniziato un dialogo sulla pace, non sulla guerra: ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Questo è un segnale forte che ora cercheremo di risolvere i problemi attraverso il dialogo e parleremo di pace, non di guerra”, ha detto Peskov in un’intervista a Channel 1. Il portavoce del Cremlino ha affermato che le dichiarazioni del presidente Trump dimostrano il suo impegno a sostenere la posizione “niente guerra, abbiamo bisogno di pace”.

Papa Francesco: ho la bronchite e ancora bisogno di cure

Roma, 16 feb. (askanews) – Papa Francesco è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma per una bronchite e l’Angelus domenicale è stato affidato ad una nota diffusa dalla Sala Stampa del Vaticano.

“Fratelli e sorelle, buona domenica! Oggi in Vaticano è stata celebrata l’Eucaristia dedicata in particolare agli artisti venuti da varie parti del mondo per vivere le Giornate giubilari”, ha scritto Papa Francesco, aggiungendo: “Ringrazio il Dicastero per la Cultura e l’Educazione per la preparazione di questo appuntamento, che ci ricorda l’importanza dell’arte come linguaggio universale che diffonde la bellezza e unisce i popoli, contribuendo a portare armonia nel mondo e a far tacere ogni grido di guerra. Desidero salutare tutti gli artisti che hanno partecipato: avrei voluto essere in mezzo a voi ma, come sapete, mi trovo qui al Policlinico Gemelli perché ho ancora bisogno di un po’ di cure per la mia bronchite”.

“Rivolgo il mio saluto – ha continuato il Papa – a tutti i pellegrini presenti oggi a Roma, in particolare ai fedeli della Diocesi di Parma, che sono venuti in Pellegrinaggio diocesano, guidati dal loro Vescovo. Invito tutti a continuare a pregare per la pace nella martoriata Ucraina, in Palestina, in Israele e in tutto il Medio Oriente, in Myanmar, nel Kivu e in Sudan. Vi ringrazio per l’affetto, la preghiera e la vicinanza con cui mi state accompagnando in questi giorni, così come vorrei ringraziare i medici e gli operatori sanitari di questo Ospedale per la loro premura: svolgono un lavoro prezioso e tanto faticoso, sosteniamoli con la preghiera!”. “E ora – ha concluso – affidiamoci a Maria, la ‘Piena di grazia’, perché ci aiuti ad essere come Lei cantori e artefici della bellezza che salva il mondo”.

Contro Putin a costo della vita: Alexey Navalny, un anno dopo.

Il 16 febbraio 2024 Alexey Navalny moriva assassinato nella colonia penale di Kharp nella regione di Jamalo-Nenets, a Nord degli Urali e a più di 2 mila km da Mosca, oltre i confini del Circolo polare artico. Vi era stato rinchiuso il 23 dicembre 2023 in regime di isolamento che stava scontando per la ventisettesima volta in tre anni. Il suo destino era segnato, dopo un lungo calvario iniziato con l’arresto nel 2021, al suo rientro a Mosca da Berlino, fatto di processi farsa, con capi di imputazione inesistenti e inventati (condannato in un primo tempo a nove anni di reclusione nella colonia penale di Melekhovo, aveva subito un successivo grado di giudizio a porte chiuse, senza difesa legale, al termine del quale gli erano stati inflitti 19 anni per “estremismo” secondo un marchingegno giudiziario studiato a tavolino dal regime sotto la guida del FSB, erede del KGB), tentativi di avvelenamento con il gas nervino, denutrito, indebolito, ridotto alla mera sopravvivenza a termine, senza alcuna speranza di uscirne vivo.
Né la moglie Julija Naval’naja né gli amici rimastigli fedeli, pur se a loro volta ridotti al nascondimento e alla morte civile, avrebbero anche solo immaginato che potesse sopravvivere ad un regime di detenzione durissimo: se infatti qualcuno dei prigionieri avesse varcato l’alta rete di recinzione del penitenziario sarebbe stata sbranato dagli animali selvaggi che infestano quel territorio immenso e lontano da ogni possibile rifugio umano.
Condizioni estreme di prigionia e isolamento mascherate da notizie ovattate e filtrate dalla polizia penitenziaria, di cui veniva direttamente e puntualmente reso edotto il suo vero carceriere – Vladimir Vladimirovič Putin – di cui Navalny era fiero e coraggioso oppositore politico nella sua breve ma intensa militanza da partigiano e avversario della più bieca e truce dittatura del nostro tempo.
Le rare immagini che giungevano di lui lo mostravano con il volto scavato dalla sofferenza e dalla lunga persecuzione politica e giudiziaria ed erano insieme la rappresentazione iconica della spietatezza a cui piò giungere l’animo umano e dall’altro il segno di una lenta espiazione del ‘nulla’, poiché ogni imputazione era semplicemente la rappresentazione di ciò che la filiera della dittatura aveva via via sottilmente costruito in modo del tutto falso, anche se restituiva ai suoi sostenitori il coraggio e la volontà di opporsi al male, di resistere fino alla fine, per lasciare una traccia, un percorso che prima o poi qualcuno potrà riprendere.
Ad un anno di distanza da quel crudele assassinio – che ci ricorda le pagine più buie delle vicende umane di tutti coloro che nella Storia si sono opposti alle dittature e al declino delle libertà civili – la moglie è considerata la sua erede morale, anche se nessuno potrà rimpiazzare il carisma e l’ascendente che Alexey trasmetteva ai suoi seguaci. Il suo eroismo e le modalità cruente della sua fine restano un monito per tutti coloro che nel mondo stanno combattendo per le libertà individuali e sociali, sostenendo i valori della democrazia e ancora oggi – nonostante la spietatezza di un regime che non ammette interlocuzioni o confronti, opposizione politica aperta e revisionismo ideologico  – esprimono tutto il loro significato simbolico ed evocativo: ci vogliono gli eroi e pure i martiri per comprendere quanto possa essere spietato, crudele e ingiusto l’animo umano.
Evocando la sua vicenda umana ci si chiede come possa essere credibile la narrazione del regime dell’aggressione all’Ucraina – contrabbandata come ‘operazione militare speciale’ – che giunge a contare ormai tre anni dal suo inizio datato 24 febbraio 2022.

Navalny era oppositore interno al regime di Putin e ne contestava la spietata tirannia che conculcava ogni libertà civile: di pensiero, di parola, di riunione, di confronto politico. Ma era ben consapevole che l’intento di Putin era quello di impossessarsi di un territorio e del suo popolo, cancellando l’Ucraina dalla cartina geografica, per sottometterla alla Russia. Mire che restano tali ancora oggi, tolti di mezzo altri personaggi scomodi come Evgenij Prigožin, dopo il suo tentativo di ribellione del 2023 e dopo l’attentato al teatro Crocus City Hall di Mosca, avvolto nel mistero delle ricostruzioni tra pista jihadista, accuse all’Ucraina e alibi complottisti. Nel concitato materializzarsi di ipotesi sull’apertura di trattative di pace, tre anni di martirio e devastazione dell’Ucraina sembrano la premessa di una disfatta totale: non sul campo di battaglia ma nelle affermazioni e nelle possibili intese tra Putin e Trump, dal rientro della Russia nel G7,  ai risarcimenti degli aiuti militari ricevuti da Kyiv, attraverso la cessione delle “terre rare” fino ai veti sull’ingresso nella Nato e la possibilità che l’intera Ucraina diventi solo “un’espressione geografica” totalmente assorbita dalla Russia, magari attraverso la via diplomatica di elezioni farsa che – cancellando l’autodeterminazione del suo popolo – rimpiazzino Zelensky con un Presidente fantoccio imposto dai potenti della Terra. A un anno di distanza dalla morte di Navalny quel sacrificio sembra dimenticato e nuovi attori prendono la scena: a cominciare dal vice Presidente Usa J.D. Vance che alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco ha spudoratamente preso a schiaffi l’Europa imputandole di essere l’anello debole dell’Occidente, aprendo la strada alle velleità e alle pretese di Mosca, prefigurando un’intesa a due (Usa-Russia) che bypassi il vecchio continente e la stessa Ucraina.

Da soli, in cammino verso un futuro incerto?

Lo spunto di questa riflessione mi è stato offerto da Tom Homan, recentemente nominato da Donald Trump come Responsabile unico dei confini e delle frontiere USA. Ho letto che fu proprio lui a decidere di separare i figli dai genitori migranti, per scoraggiarli dall’oltrepassare la linea di demarcazione. Ma c’è di più. Intervistato di recente sulla lettera con cui il Papa ha invitato i Vescovi americani a costruire ponti e a praticare accoglienza, carità, fraternità e solidarietà verso i migranti, Homan ha risposto con arrogante presunzione e sorprendente ignoranza storica. Ha dichiarato che, così come il Papa ha le mura attorno al Vaticano, è giusto che anche gli Stati Uniti ne innalzino per proteggere il loro territorio.

 

Non è la prima volta che si usano le mura di Roma come giustificazione.

So bene di non essere solo in questa preoccupazione, ma confesso che il momento storico che stiamo vivendo mi rende confuso e non poco in apprensione.

Soprattutto quando considero la qualità della classe politica attuale, spesso priva di una formazione prepolitica, di esperienze associative, culturali o civico-amministrative. Come se si potesse andare all’università senza aver prima frequentato le scuole medie e il liceo. Mi preoccupa il suo spessore culturale ed etico, ma soprattutto la recente tendenza a cercare solo uomini forti, leader carismatici solitari che, con il loro populismo scontato – antica malattia dei capi sin dai tempi di Pericle – stanno facendo crescere le destre comprese le estreme destre in tutto il mondo. Leader narcisisti e uomini “senza qualità”, che mettono in scena una politica-spettacolo quotidiana per i media.

 

Cosa ci attende nei prossimi anni? Quale futuro per i nostri figli e nipoti, con questa classe politica e quella che verrà? 

Tralascio, ma non dimentico, le sfide già avanzate come il cambiamento climatico, l’intelligenza artificiale, l’automazione del lavoro e le inarrestabili migrazioni: vere e proprie rivoluzioni epocali che richiederebbero un’élite politica all’altezza delle sfide. Vorrei invece soffermarmi su un tema antropologico e culturale che metta un poco da parte l’empirismo positivista e quantitativo diffuso della politologia e della sociologia, e che si soffermi sull’antiumanesimo in pieno sviluppo.  

Rinasce con violenza una voglia di protagonismo e comando. Di essere capi forti, isolati e risoluti, come nelle dittature europee della prima metà del Novecento. Mi viene da pensare che questa pulsione sia figlia di un’etica protestante in ascesa, contrapposta a un’etica cattolica in ritirata: un’etica dell’Io, che accompagna individui sempre più isolati, in contrasto con l’etica del Noi della fraternità e solidarietà cattoliche. 

Un’etica del singolo, come ben spiega la filosofa Francesca Rigotti, che va oltre lo spirito del capitalismo novecentesco, un tempo mitigato dalla Dottrina sociale della Chiesa, dal liberalismo, dal socialismo e dal cattolicesimo democratico. Correnti culturali che, pur senza riuscirci pienamente, hanno cercato di conciliare eguaglianza e libertà, povertà e ricchezza, proprietà privata e statale, dignità della persona e diritti dell’uomo, dando vita alle Costituzioni democratiche moderne e allo Stato di diritto.

 

I social e i cellulari c’entrano poco.

La scomparsa del Noi e dello stare con gli altri non dipende solo dalla tecnologia, ma da cause più profonde, culturali e antropologiche. Si perde il bisogno di socializzare, di partecipare al bene comune, di dialogare con gli estranei, di confrontarsi anche con chi è diverso per colore della pelle, lingua o opinioni politiche. 

Al contrario, emerge una lotta violenta fra gli stessi amici, fra amici e nemici, il desiderio di vendetta totale verso l’avversario, come dimostra Netanyahu in una terra che ha inventato la parola “pace”. Cresce la voglia di ritirarsi in se stessi, di rifugiarsi in una tradizione intesa come difesa identitaria, di non partecipare più, nemmeno andando a votare. E nemmeno andando la domenica a messa.

 

Si cammina da soli.

È il tempo degli uomini soli al comando, dei tycoon che si percepiscono come predestinati da un Dio protestante che premia i vincenti e dimentica gli ultimi. Un’etica calvinista che alimenta leader solitari come Trump o Musk, ma anche Putin, con il sostegno del Patriarca Kirill. Un’ideologia dell’isolamento che in Europa si manifesta nelle spinte separatiste e nei movimenti sovranisti, nell’ossessione per un’identità patriottica che rifiuta l’incontro con l’altro. E in Italia, nella proposta di un’autonomia differenziata che frammenta invece di unire. Un individualismo che si riflette nella moltitudine di partiti e partitini, nei leader che vogliono distinguersi ad ogni costo, spingendo per una legge elettorale proporzionale non per pluralismo, ma per essere riconosciuti come unici e singoli.

Sino al punto di separarsi dagli abituali amici di percorso e presentarsi da soli alle elezioni. 

 

Eppure, c’è un’alternativa.

Ho sempre creduto nel messaggio racchiuso nell’enciclica “Fratelli Tutti” di Papa Francesco, oggi attaccato anche all’interno della sua Chiesa. Nella metafora di quell’unica barca su cui ha invitato l’umanità a salire insieme, mai come fratelli isolati su barche separate e nemiche. Si può essere antibergogliani, laici o atei, ma bisogna riconoscere che la Chiesa cattolica italiana, con il metodo del camminare insieme degli incontri sinodali, con il dialogo tra opinioni diverse e l’incontro fra amministratori locali di opposte fazioni politiche, ha lanciato un messaggio forte di unità e dialogo. Un insegnamento prezioso per affrontare le sfide del nostro tempo, per rinnovare la democrazia politica e per rispondere alla grave crisi di partecipazione che stiamo vivendo.

Elogio della Generazione Z

La Generazione Z, composta da individui nati tra il 1995 e il 2010, è spesso al centro di dibattiti e stereotipi, molti dei quali non sono affatto positivi. Figli della Generazione X (1965-1979) e degli ultimi Baby Boomer (1946-1964), i Gen Z sono cresciuti in un contesto radicalmente diverso rispetto alle generazioni precedenti. Tuttavia, nonostante le critiche, questa generazione ha molto da insegnare. 

I Gen Z si caratterizzano per abitudini e valori che li differenziano dai Millennial e dai Baby Boomer. Fumano meno, bevono con moderazione, consumano meno materiale pornografico e hanno meno avventure di una notte rispetto ai Millennial. Questi cambiamenti riflettono una maggiore attenzione alla salute e al benessere, sia fisico che mentale. 

Gli adulti della Gen Z, di età compresa tra i 18 e i 27 anni, spesso vivono ancora con i genitori, un fenomeno legato a fattori economici e sociali. Tuttavia, sono anche meno razzisti e omofobi rispetto alle generazioni precedenti, dimostrando una maggiore apertura verso la diversità e l’inclusione. 

La monogamia è il tipo di relazione preferito dalla Gen Z, a differenza dei Millennial e della Gen X, che hanno sperimentato con la “non monogamia etica”, e dei Baby Boomer, che spesso preferivano relazioni informali come “amici con benefici”. Dunque, i Gen Z tendono a cercare relazioni stabili e significative, riflettendo un desiderio di sicurezza e connessione autentica. Inoltre, sono noti per la loro fluidità identitaria. Non si definiscono attraverso un solo stereotipo, ma esplorano diversi modi di essere se stessi, plasmando le proprie identità nel tempo. 

Questo approccio aperto e rispettoso si estende anche alle identità altrui, portandoli a combattere contro comportamenti discriminatori come il razzismo, l’omofobia e il maschilismo. È la prima generazione di veri nativi digitali, cresciuta con Internet e i social media fin dalla tenera età. Questo ha avuto un impatto significativo sul loro modo di comunicare, informarsi e socializzare. 

Secondo Bloomberg, il 65% della Gen Z segue gli sport tramite smartphone, mentre solo il 35% si affida alla televisione, una tendenza opposta a quella dei Baby Boomer, che al 77% si informano ancora attraverso la TV. I social network sono diventati una parte fondamentale della loro vita. Mentre i loro genitori preferiscono Facebook e i Millennial scelgono Instagram, loro sono i padroni di TikTok, una piattaforma che esprime la loro creatività e il desiderio di contenuti rapidi e coinvolgenti. 

Uno degli aspetti più emblematici è l’espressione “Ok Boomer”, che ha raggiunto una popolarità globale. Questa frase riassume la reazione nei confronti dei Baby Boomer e dei membri più anziani della Gen X quando questi esprimono opinioni condiscendenti, soprattutto su temi come il cambiamento climatico, l’innovazione tecnologica e l’inclusione delle minoranze. È un modo per far sentire la propria voce e criticare visioni ritenute superate. 

Tra le generazioni, si osservano cambiamenti nelle abitudini, nei gusti, negli interessi e nei modi di interagire con il mondo. La Gen Z funge da ponte tra passato e futuro, con una mentalità aperta, inclusiva e tecnologicamente avanzata. Coloro che ne fanno parte sono comunque una “novità”. Invece di criticarli, forse è il momento di ascoltarli e imparare da loro, poiché rappresentano un cambiamento che potrebbe influenzare il mondo in modi inaspettati e positivi.

Tributo a Franco Marini, senza strumentalizzazioni.

All’Istituto Sturzo si è organizzato un interessante e ricco dibattito sul patrimonio politico, sociale, culturale ed istituzionale di Franco Marini, uno dei leader – con Carlo Donat-Cattin e Guido Bodrato – più rappresentativi ed autorevoli del cattolicesimo sociale italiano. Di Marini sappiamo molte cose ma il lavoro di indagine e di ricostruzione del suo magistero è solo all’inizio, come ovvio. E sarà proprio compito della Fondazione dedicata a Marini dalla Cisl e guidata dall’ex segretario generale Luigi Sbarra a svolgere il lavoro principale in questa direzione. Oltre all’azione concreta di chi proviene da quella tradizione proseguire una presenza e declinare una iniziativa nell’attuale cittadella politica italiana. Mi riferisco, nello specifico, a coloro che provengono dalla cultura, dalla tradizione, dal pensiero e dalla prassi del cattolicesimo sociale, e che sentono la necessità e l’urgenza di dare voce e gambe a quella “sinistra sociale” di ispirazione cristiana che continua ad avere una straordinaria attualità e modernità anche nella società contemporanea.

Ma, per tornare al magistero di Marini, non dobbiamo cadere nella tentazione di piegare il suo pensiero e la sua testimonianza proseguita e declinata per molti decenni nel sindacato, nella politica e nelle istituzioni alla situazione politica contingente ed attuale. Sarebbe un’operazione intellettualmente disonesta oltre ad essere profondamente ipocrita. Eppure proprio in questi giorni abbiamo ascoltato diversi esponenti politici e sindacali quello che avrebbe o quello che non avrebbe fatto Marini. Appunto, un’operazione politica intellettualmente disonesta.

Ora, per non farla lunga, credo sia sufficiente ricordare almeno tre aspetti decisivi ed essenziali dell’azione concreta di Marini per non cadere in ridicole e grottesche ricostruzioni storiche e politiche.

Innanzitutto, sotto il profilo sindacale, Marini è sempre stato coerente con la linea tradizionale dello storico “sindacato bianco”. E quindi, nessun radicalismo, nessun massimalismo, nessun pregiudizio ideologico e culturale verso chicchessia. E, soprattutto, priorità al dialogo e al confronto per raggiungere risultati concreti e tangibili per migliorare le condizioni dei lavoratori da un lato e per costruire una miglior giustizia sociale dall’altro.

In secondo luogo, e sotto il versante politico, Marini ha rappresentato nei partiti in cui ha militato – dalla Dc al Ppi, dalla Margherita al Pd – la “sinistra sociale” di ispirazione cristiana. Ovvero la cultura e la tradizione del cattolicesimo sociale italiano. E non ha mai rinunciato a questa sua specificità. Insomma, Marini non è mai stato un gregario, una comparsa o, peggio ancora, un banale ornamento nei rispettivi partiti. Perché nei partiti ha senso esserci se non si rinuncia alla propria personalità, alla propria cultura e alla propria specificità culturale e sociale. E, su questo fronte, Marini è sempre stato coerente e coraggioso, come lo è sempre stato il suo unico e vero mentore politico, Carlo Donat-Cattin.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, Marini non è mai stato manovrabile. Amava andare controcorrente perché rispondeva alla sua coscienza e alla sua cultura e non è mai stato un estimatore del “politicamente corretto”. Come ovvio, non amava i salotti aristocratici e alto borghesi che dettavano l’agenda alla politica e ai politici compiacenti e che erano, a loro volta, adulatori dei pifferai della comunicazione progressista e cosiddetta adulta. Ma per andare controcorrente devi essere coraggioso e coerente, nonchè determinato. Detto con altre parole, devi avere e testimoniare concretamente una personalità politica.

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, la “lezione” politica, culturale, sociale e valoriale di Franco Marini non può essere piegata alle circostanze del momento. E chi pensa di compiere questa operazione deve sapere che ci sarà sempre qualcuno che lo smaschera e lo ridicolizza di fronte alla pubblica opinione di referimento. Non per convenienza ma per convinzione, onestà, coerenza e trasparenza.

Sanremo, Olly vince il Festival: “Balorda Nostalgia una canzone vera, nata tra amici”

Milano, 16 feb. (askanews) – Olly il vincitore delle 75 edizione del Festival di Sanremo con Balorda Nostalgia.

Cos ad askanews aveva raccontato la nascita del brano. Una ballad scritta da Olly, composta dal cantautore insieme a Pierfrancesco Pasini e JVLI, che ne ha curato anche la produzione – racconta la nostalgia, un sentimento forte, vivo e vero che arriva all’improvviso e che fa sempre anche un po’ male, per questo motivo balorda.

“Allora questa canzone parla di dare valore da nostalgia, molto semplice, non voglio vendere niente di astruso, parla di questa sensazione che anche se ho 23 anni, ho vissuto, vivo tutti i giorni, una mancanza che poi nel senso stretto di questo brano sicuramente una mancanza d’amore, ma pu essere fatto qualsiasi tipo di parallelismo ognuno voglia fare nel momento in cui l’ascolta. Sicuramente una canzone vera, racconta parte di una mia storia e sono molto contento di portarla all’Ariston. Il brano nato in studio, come tante mie canzoni, anche in questo caso in un modo molto normale dal connubio musicale di JVLI e di Perfrancisco Pasini. JVLI mio produttore, fratello, ormai un sodalizio bello definito. Pier, anche lui, suona con me in tour da un po’ di tempo. Quindi una canzone nata tra amici, si evoluta nel tour, perch io testardo volevo mettere a posto cose di testo che non mi convincevano e la canter all’Ariston.

Nella serata di venerd esibito con il brano Il Pescatore accompagnato da Goran Bregovic e la Wedding & Funeral Band. “Sanremo per me , forse in un modo poco romantico, ma parte del mio percorso. Ho fatto gi un passaggio a Sanremo, ed stato divertente, stato anche challenging, diciamo. Mi ha messo di fronte a tanta realt, e quest’anno sicuramente un altro passo che sono contento di fare, con i miei amici tra l’altro che verranno con me. Me la voglio godere, un modo per dare un qualcosa in pi a un viaggio che gi bellissimo, che si andato molto bene, che mi sta apparecchiando per arrivare a fare i miei concerti e mi sembra che sia tutto giusto in questo momento, bello”.

Dopo il successo delle prime 14 date invernali tutte sold out del Lo rifar, lo rifaremo tour 2024 – 2025, Olly torner live nei club italiani con la seconda leg del tour questa primavera a Venaria Reale – TO (Teatro Concordia – 4 e 5 maggio), Bologna (Estragon – 7 e 8 maggio), Roma (Atlantico – 13 e 14 maggio), Molfetta – BA (Eremo club – 16 e 17 maggio) e Firenze (Teatro Cartiere Carrara – 19 e 20 maggio). Il tour, per un totale di 26 date completamente sold out, terminer ufficialmente a Padova (Gran Teatro Geox – 22 e 23 maggio).

Ad attenderlo poi in autunno il Tutta vita tour 2025 – 2026, che porter il cantautore live per la prima volta nei palazzetti italiani tra l’autunno 2025 e la primavera del 2026. Gi Sold out le date nel 2025 previste a Genova (Stadium di Genova – 4 e 5 ottobre), Milano (Unipol Forum – 10 ottobre) e Roma (Palazzo dello Sport – 15 ottobre). Chiuder l’anno al PalaPartenope di Napoli il 17 ottobre (biglietti disponibili in prevendita). Nella primavera del 2026 il tour riprender da Jesolo – VE (Palazzo del Turismo – 7 marzo), per poi fare tappa a Firenze (Nelson Mandela Forum – 11 marzo), Bologna (Unipol Arena – 16 marzo), Torino (Inalpi Arena – 18 marzo), Milano (Unipol Forum – 20 marzo), Roma (Palazzo dello sport – 26 marzo) e infine Bari (Palaflorio – 30 marzo).

Olly trionfa a Sanremo: "Non sembra vero". Fischi all’Ariston per Giorgia e Lauro fuori dal podio

di Serena Sartini e Alessandra Velluto Sanremo, 16 feb. (askanews) – E’ Olly il vincitore della 75esima edizione del Festival di Sanremo. “Non sembra vero, sono contentissimo”, ha detto il cantante di “Balorda nostalgia”. Secondo è arrivato Lucio Corsi, terzo Brunori Sas.

Ma la classifica, che ha visto fuori dalla cinquina finale i favoriti della vigilia Giorgia e Achille Lauro, non ha trovato soddisfatto il pubblico dell’Ariston, che all’annuncio delle loro posizioni (Lauro settimo e Giorgia sesta), ha fischiato a lungo. Poi, quando Giorgia ha ritirato il premio Tim la platea ha iniziato a battere le mani ritmando “Hai vinto, hai vinto” e l’interprete di “La cura per me” è scoppiata in lacrime.

Quarto è arrivato Fedez e quinto Simone Cristicchi, che ha vinto il premio della sala stampa Lucio Dalla. Il premio della critica è andato invece a Lucio Corsi.

Cala il sipario così sulla kermesse targata Carlo Conti. Tanta musica, ascolti da record, primato storico di share per la serata delle cover, polemiche (quasi) assenti. Insomma, il format del Festival normalizzato ha dato ragione a chi pensava che il dopo-Amadeus fosse difficile da superare. “Sono andato oltre le più rosee aspettative”, ha detto ieri Carlo Conti ad askanews.

La politica non ha fatto irruzione all’Ariston, ad eccezione di qualche stoccata di Roberto Benigni che, con la sua ironia ha inviato frecciatine a Salvini, Meloni e al campo largo di Schlein.

Il videomesaggio del Papa e l’appello alla pace in Israele, con il duetto di Noa e Mira Awad (la prima israeliana, la seconda palestinese) la prima serata; il ciclone Jovanotti, Damiano David superstar la seconda serata; i Duran Duran 40 anni dopo, nella terza serata; la ‘sorpresa’ di Roberto Benigni che ha aperto la serata delle cover. Insomma, Conti è stato bravo a sfoderare pezzi da novanta un poco per volta. Fino alla finalissima, tutta musica e poche interruzioni. Se non la parentesi di Antonello Venditti, premio alla carriera (insieme a Iva Zanicchi il giovedì), e la testimonianza coraggiosa e toccante di Edoardo Bove, calciatore della Fiorentina che ha accusato un arresto cardiaco durante la partita contro l’Inter allo stadio Franchi.

Per l’ultima serata Carlo Conti ha chiamato sul palco alla conduzione con lui Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan.

E’ la serata finale del Festival di Sanremo. Si balla con Gabry Ponte, Conti con Marcuzzi e Cattelan

Sanremo, 15 feb. (askanews) – Al via la finale del Festival di Sanremo, che si apre con Gabry Ponte e la sua ‘Tutta l’Italia’, la canzone del dj e producer diventata anche il nuovo e contagioso jingle del festival. Conduttori con Carlo Conti: Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan.

In gara 29 artisti, il regolamento della votazione prevede il 33% sala stampa, tv e web, 33% radio e 34% televoto. Poi si rivoterà per la cinquina finale. Secondo la scaletta definitiva, lo stop al televoto è previsto intorno all’1:36 mentre l’annuncio del vincitore o della vincitrice è previsto per l’1:47, con l’ingresso dei cinque finalisti sul palco.

Tra gli ospiti Antonello Venditti a cui viene consegnato il Premio alla carriera; il calciatore della Fiorentina Edoardo Bove che racconta il dramma vissuto in campo dopo il malore allo stadio di Firenze, e Alberto Angela; sul palco tornano anche Bianca Balti, che consegna i premi collaterali e Mahmood, che presenta in anteprima il nuovo singolo.

Ucraina, Usa: negoziato senza l’Ue. E Macron convoca l’Europa

Monaco di Baviera, 15 feb. (askanews) – Nessun posto per l’Europa al tavolo del negoziato. L’inviato di Donald Trump per l’Ucraina lo ha detto a chiare lettere anche oggi a Monaco: non c’è alcuna sedia per l’Ue, che pure si agita per farsi largo. Accettiamo “proposte e idee”, ma finisce qui, ha spiegato l’ex generale americano, mentre l’Unione europea prova a far fronte comune. Da Parigi rimbalzano indiscrezioni sulla proposta avanzata da Emmanuel Macron di un vertice dei capi di Stato e di governo europei da tenersi eventualmente nella capitale francese nella giornata di lunedì. Potrebbe essere allargato anche agli Usa: nulla di definito, “ci stiamo lavorando”, hanno confermato fonti dell’Eliseo e del governo italiano, nelle stesse ore in cui Volodymyr Zelensky ha tentato un colpo a sorpresa. Durante la sua partecipazione alla Conferenza sulla sicurezza in Baviera ha annunciato la disponibilità di Kiev a ragionare su un ritorno ai confini precedenti al 2022. Molto difficile, se non impossibile, che la proposta sia accolta a Mosca con favore. Ma il presidente ucraino si è spinto fino a dove non aveva mai osato prima: non solo l’Ucraina è pronta a discutere un piano di pace “comune”, risultato di una mediazione di Stati Uniti e Unione Europea, ma può prendere in considerazione la modifica dei suoi confini terrestri senza guardarsi troppo indietro. Che, in altre parole, significa recuperare dalla Russia solo una parte dei territori occupati: l’area di Zaporizhzha, quella di Kherson, alcune zone di Donetsk. Un’apertura che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito di “buon senso”, perché se si vuole arrivare ad un accordo di cessate il fuoco serve “disponibilità” da parte di tutti i contendenti.

Un passo in avanti inatteso, quello di Zelensky, che però fa il paio con una brusca, seppur momentanea, inversione di tendenza su un eventuale accordo con Washington sulle terre rare. Il presidente ucraino lo ha respinto al mittente: “non è ancora pronto a proteggere gli interessi” di Kiev, ha detto. Secondo il capo dello Stato occorre infatti pensare a come distribuire i profitti, e a come correlarli alle “garanzie di sicurezza”. E “questa connessione ancora non c’è”, ha chiarito.

Dopo l’accelerazione degli ultimi giorni, imposta da Trump, Zelensky non è ancora convinto delle buone intenzioni di Vladimir Putin, che a suo dire vorrebbe persino avere al suo fianco il presidente Usa “il 9 maggio sulla Piazza Rossa”. L’attacco della Russia contro la centrale nucleare di Chernobyl, nei giorni scorsi, è a suo avviso un chiaro messaggio del leader del Cremlino: “significa che non vuole la pace né è pronto al dialogo”. Secondo Zelensky, Mosca starebbe preparando 15 nuove divisioni, circa 150 mila soldati, ovvero tanti più militari di quelli che possono schierare molti Paesi europei insieme. La leadership ucraina avrebbe anche ricevuto informazioni di intelligence sul fatto che quest’estate la Russia dovrebbe inviare delle forze in Bielorussia con il pretesto di esercitazioni militari. “Forse attaccherà l’Ucraina o forse no” e potrebbe dirigersi contro altri Paesi, ha detto Zelensky.

Quella che arriva dal Cremlino, dunque, sarebbe una minaccia rivolta all’intera Europa. Ecco perché l’intera Unione ha bisogno di essere forte, anche in “chi va” a trovare Trump a Mar-a-Lago, secondo il leader ucraino. L’Ue ha perciò bisogno di agire, senza indugi, “per garantire la propria sicurezza”. Intanto, fornendo a Kiev tutto quello di cui ha bisogno, “armi, addestramento, assistenza”. Poi, collaborando per una produzione congiunta di materiale militare. Infine, costruendo delle “forze armate europee”, capaci di assicurare all’Unione un principio inderogabile: “il futuro dell’Europa deve dipendere solo dagli europei”. L’obiettivo, secondo Zelensky, deve essere chiaro a tutti: “l’Ue deve unirsi e agire in modo che nessuno posso comandarla a bacchetta o minacciarla”.

Zelensky non ha citato esplicitamente né Trump né Putin, ma è ancora infastidito da quella telefonata fatta dal tycoon repubblicano prima al Cremlino e poi a Kiev. L’ha mal digerita, pur rimanendo aperto al dialogo. Ed ha posto dei paletti: sarebbe “pericoloso”, ha detto, se con l’avvio di un eventuale negoziato, l’inquilino della Casa Bianca dovesse decidere di incontrare prima il presidente russo. “L’Ucraina non accetterà mai accordi fatti alle nostre spalle senza il nostro coinvolgimento. E la stessa regola dovrebbe applicarsi a tutta l’Europa”, ha spiegato, ribadendo che “l’Ue deve avere un posto al tavolo” delle trattative.

Una scelta non scontata, in un momento in cui il filo diretto tra Washington e Mosca sembra proseguire. Il capo della diplomazia russo Sergey Lavrov, oggi, ha parlato al telefono con la sua controparte americana, Marco Rubio. Nelle stesse ore, durante i suoi incontri a Monaco, Kellogg ha ribadito a chiare lettere che nel percorso verso una soluzione negoziata del conflitto “ci sono due parti e un solo mediatore”, gli Stati Uniti, che stanno lavorando a un piano che dovrebbe realizzarsi “non in alcuni mesi, ma nel giro di settimane, giorni”. L’Europa sarebbe consultata, dunque, ma alla fine esclusa. “Potrebbe essere come il gesso sulla lavagna, potrebbe irritare un po’, ma vi sto dicendo qualcosa di molto onesto”, ha detto l’inviato Usa, che ha invitato “gli amici europei” a “non lamentarsi”, ma ad avanzare piuttosto “proposte concrete ed idee”.

L’Europa sarebbe dunque fuori dai giochi, benché Tajani abbia assicurato che sia il segretario Stato Marco Rubio che lo stesso Kellogg, incontrati in Baviera, abbiano manifestato “voglia di ascoltare l’Europa e l’Italia”, in questo che il ministro ha definito solo “l’inizio” di un “percorso”, di una “nuova stagione”, in cui anche “l’Italia sta facendo la sua parte”. “Abbiamo detto molte cose a Rubio e a Kellogg”, ha spiegato Tajani, a partire proprio dal ruolo che dovrebbe avere l’Europa al tavolo del negoziato. L’argomento potrebbe essere discusso già domani in occasione di una possibile riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione a Monaco.

L’arma più importante in mano all’Ue sarebbe sempre quella delle sanzioni. Adottate a più riprese per colpire personalità e aziende russe coinvolte nel conflitto, prossimo al suo terzo anniversario, potrebbero rivelarsi il grimaldello per scalfire il muro di gomma americano sul negoziato. Un nuovo round di misure contro Mosca, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche, potrebbero irritare il Cremlino e minare i colloqui mediati da Washington, sollevando interrogativi in Russia sull’opportunità concreta di coinvolgere l’Unione nelle discussioni.

Sanzioni che sono state evocate anche in una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri del G7, convocata a margine della Conferenza di Monaco dalla presidenza canadese. Ogni nuova misura “aggiuntiva” dopo febbraio, si legge nel testo, dovrebbe però “essere collegata al fatto che la Federazione Russa intraprenda sforzi reali e in buona fede per porre fine in modo duraturo alla guerra”. (di Corrado Accaputo)

Tim, Poste entra nel capitale: è un investimento strategico

Roma, 15 feb. (askanews) – Poste entra nel capitale di Tim. In una settimana densa di notizie per il gruppo di telefonia con la cessione al Mef e Retelit del 100% Sparkle e l’aggiornamento del piano industriale, oggi è arrivata la notizia attesa nelle ultime ore: l’ingresso di Poste come azionista del gruppo di tlc con una quota del 9,81% al posto di Cassa depositi e presiti cui ha ceduto il suo 3,78% di Nexi più un corrispettivo mediante cassa che dovrebbe aggirarsi sui 180 milioni. Cessione che fa salire Cdp in Nexi dall’attuale 14,46% al 18,25%.

Il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha definito l’operazione “nel suo complesso un investimento di natura strategica, con la finalità di creare sinergie tra le aziende e favorire, con tutti gli attori interessati, il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni in Italia”. Una indicazione che sembra aprire la strada al coinvolgimento di altri attori per ridurre il numero di operatori esistenti con margini sempre più risicati.

A tal proposito Poste ha fatto sapere di avere in fase avanzata la negoziazione per la fornitura di servizi per l’accesso di Postepay, società interamente controllata da Poste Italiane all’infrastruttura di rete mobile di Tim. Collaborazioni che potrebbero allargarsi ulteriormente convolgento altre parti del business.

Le possibili sinergie commerciali sono state messe in luce giovedì scorso, in occasione della presentazione del Piano, dall’ad di Tim Pietro Labriola che ha valutato positivamente un accordo con Poste, giudicato come uno dei candidati migliori per un consolidamento del mercato. Tuttavia ieri il titolo è stato fortemente penalizzato in Borsa perdendo fino al 7,6% con scambi sul 7% del capitale. Vendite scattate da parte di chi scommetteva in direzione di un’operazione di riassetto con protagonista Iliad e il fondo Cvc su cui erano emerse indiscrezioni nei giorni precedenti.

L’ingresso di Poste è stato visto nelle ultime ore dagli investitori come una frenata ai progetti di consolidamento per ridurre gli operatori da quattro a tre. Lunedì l’operazione, ufficializzata, andrà al test dei mercati.

Rete di Trieste, la parola dei giovani è la novità più importante.

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Si è concluso nella tarda mattinata di oggi l’incontro promosso dalla “Rete di Trieste” tra amministratori di enti locali che si riconoscono nei valori e nei principi del mondo cattolico.

Mentre sui media si possono trovare commenti sui promotori e sugli ospiti più noti, tutti già impegnati in politica, si rischia di trascurare un aspetto fondamentale di questo evento molto atteso: lo spazio dedicato ai giovani.

Un’ora di interventi di sei under 30 ha rappresentato la vera novità. Per una volta, sono stati loro a parlare e noi adulti, sia anagraficamente che politicamente, siamo stati chiamati ad ascoltare. E proprio l’ascolto è la prima richiesta emersa: essere ascoltati davvero e non solo “sentiti”, cioè non ridotti a un rumore di fondo che accompagna i discorsi degli adulti.

A questa richiesta di ascolto si affianca il bisogno di essere visti. Visti nella loro gioventù, nel loro essere giovani adesso, non come proiezione di adulti in divenire. Perché, ammettiamolo, spesso dimentichiamo di essere stati giovani e di cosa significasse esserlo. Di cosa volesse dire sognare, crederci e poi fare. Parole che non solo abbiamo dimenticato, ma di cui abbiamo perso anche l’ordine di successione, quell’ordine che può generare un “pensiero fecondo”.

I riferimenti ai valori cattolici non sono mancati. Tra tutti, particolarmente significativo è stato il richiamo alla Prima Lettera a Timoteo (4,12): “Nessuno disprezzi la tua gioventù”. Un monito che ha un valore profondo anche in politica. L’esperienza è considerata una delle doti fondamentali di un politico, ma essa stessa nasce solo se un giovane ha la possibilità di fare esperienza.

Negli ultimi decenni, l’abbandono e il disinteresse dei giovani verso la politica affondano le radici anche nell’impossibilità di partecipare realmente, perché chi occupa la scena politica, ormai ampiamente maturo, non lascia spazio. La loro esperienza diventa così anacronistica, non più in grado di interpretare il presente. Di questo noi adulti dobbiamo prendere coscienza e lasciare il passo, permettendo ai giovani di sognare e disegnare il proprio futuro.

I giovani lavorano per connessioni e condivisioni, privilegiando modelli partecipativi che risultano estranei all’attuale classe politica, spesso legata alla figura del leader solitario, visto come salvatore della collettività. Un modello che, paradossalmente, deresponsabilizza proprio quella collettività che lo ha eletto.

Al contrario, i giovani propongono un paradigma partecipativo e collettivo, se solo questa parola potesse essere liberata dai pregiudizi ideologici. Una metafora efficace, applaudita durante l’incontro, è venuta dal mondo del paracadutismo: “Ci si butta da soli, ma si atterra insieme”. Anche in politica, l’individualità dell’azione si completa solo nella condivisione del risultato.

L’invito dei giovani è chiaro: non vogliono più restare ai margini di un dibattito dominato dagli adulti, che ormai evitano il salto, rimanendo saldamente ancorati a un terreno politico che considerano di loro esclusiva proprietà.

Un altro concetto forte, ripreso dall’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco, è quello di fraternità. I giovani sentono di far parte di una comunità umana globale, abitano lo stesso pianeta e vedono il mondo come uno spazio condiviso, a differenza degli adulti che si percepiscono come appartenenti a popoli separati, ciascuno intento a difendere la propria cultura e i propri confini.

Sono due visioni antitetiche che proiettano scenari diversi per il futuro: da una parte l’individualismo dei singoli popoli, dall’altra la comunità umana. I giovani scelgono la comunità e le connessioni. E qui emerge un paradosso interessante: proprio quelle connessioni tecnologiche che gli adulti hanno spesso demonizzato (ma anche favorito, regalando loro smartphone e tablet) si sono trasformate in connessioni umane, in un senso di fratellanza globale.

Un effetto inatteso, su cui riflettere.

Tajani: difesa comune sogno dell’Italia, pronti a spendere di pi

Monaco, 15 feb. (askanews) – “La difesa comune il grande sogno dell’Italia, lo era di De Gasperi e di Berlusconi, io sono pronto a fare tutto ci che si deve, siamo pronti a spendere di pi per la difesa e aver ottenuto una risposta positiva da Ursula von der Leyen sulla possibilit di escludere dal Patto di stabilit le spese per la difesa ci incoraggia ad andare avanti, anche questo un successo dell’Italia”.

Cos il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco.