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Un vaccino per l’uomo, una cura per l’umanità

Il 27 dicembre 2020, pochi giorni prima che volgesse al termine un lunghissimo e penoso anno, in cui la paura e lo sconforto sono stati protagonisti indiscussi e incontrastabili, l’Italia si è finalmente svegliata sotto il segno della speranza. Alle 7.20 presso l’Istituto Spallanzani di Roma sono state eseguite le prime vaccinazioni anti-Covid nel nostro Paese. 

Attendevamo da tempo questo giorno, dopo mesi di sconforto assoluto, in cui gli italiani tutti si sono trovati alle prese con difficoltà insormontabili sotto molteplici aspetti. “Crisi” è stata la parola chiave del 2020 e, purtroppo, ci si aspetta che anche nel 2021 questo termine sarà ben presente come compagno di vita per tutti noi.

Crisi sociale, dell’istruzione, economica, sanitaria, anche delle Istituzioni, vista la precarietà pressoché costante del Governo recentemente culminata nelle dimissioni del Premier. 

Per tutti questi motivi un primo e tanto atteso barlume di luce sembrava fondamentale per dare il via a una ripartenza, se non immediatamente attuabile nella pratica, quantomeno simbolica e concettuale. Fin dall’inizio della pandemia poi, scienziati ed infettivologi impegnati in prima linea nella lotta al Covid, avevano evidenziato come, a fronte di un virus ancora così poco conosciuto, così altamente contagioso e per il quale, ancora oggi, non è stata identificata una cura di efficacia certa, la vaccinazione di massa sarebbe stata l’arma più potente e probabilmente anche l’unica possibile, per riuscire a debellare, seppur lentamente, questo nemico invisibile e terribile. Ecco perché la notizia della scoperta del vaccino in tempi così rapidi rispetto a quelli standard normalmente necessari per lo sviluppo di questo tipo di farmaco ed il brillante superamento dei primi test di efficacia e sicurezza che ne avrebbe permesso un utilizzo immediato in larga scala, sono stati accolti con grande entusiasmo soprattutto dal personale sanitario, i cui componenti sono stati identificati quali primi destinatari del vaccino.

Eppure, dopo un primo momento di fervido slancio in cui sembrava che finalmente fosse stato dato quel segnale positivo di rilancio di cui non solo  il nostro Paese, ma tutto il mondo, aveva tanto bisogno, emotivamente e concretamente, per guardare con speranza al presente e al futuro per la prima volta dopo mesi, già è giunto il tempo degli intoppi, delle accuse e delle polemiche.

Le case farmaceutiche detentrici del brevetto del vaccino attualmente autorizzato dalle agenzie del farmaco mondiali hanno infatti annunciato non solo ritardi nei tempi di consegna previsti, ma anche una riduzione nelle quantità che saranno rese disponibili ai singoli Paesi. Si assiste spesso in questi giorni ad una sorta di processo mediatico volta ad individuare responsabili e colpevoli di quello che rischia di aver esito in un colossale fallimento a livello globale, non solo da un punto di vista concettuale, come delusione di aspettativa di salvezza, ma anche pratico, con le nuove evoluzioni del virus alle porte e la necessità immediata di vaccinare quante più persone possibili almeno contro le varianti già conosciute, viste una contagiosità e un’aggressività che non sembrano voler accennare a spegnersi.

Le prime pagine dei giornali sono così costellate di articoli che parlano di antitrust, violazione di patti commerciali, contratti sibillini e volti all’inganno, cause legali e richieste di rimborsi. Eppure, forse, questo è uno dei pochi casi in cui sarebbe lecito, prima di tutto, fare quel che viene comunemente detto “processo alle intenzioni”: quale principio dovrebbe dettare la distribuzione del vaccino a tutto il mondo?

Deve essere ben chiaro che non si sta parlando di un optional accessorio e che il vaccino in questo momento, come unica possibilità scientificamente provata in grado di debellare la diffusione del virus, deve essere considerato un bene assoluto di prima necessità ed indispensabile per la tutela della popolazione mondiale. 

Si può dunque ridurre la questione a una mera attribuzione di responsabilità da un punto di vista economico e commerciale? C’è un tipo di responsabilità ben più importante, soprattutto quando, come in questo caso, riguarda la salute, benessere primario di ogni individuo: la responsabilità morale.

Di fronte ad un virus che ha mietuto milioni di vittime nel mondo e che ha messo in ginocchio l’economia globale, credo sarebbe auspicabile, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che le case farmaceutiche fossero obbligate ad una presa di coscienza. 

Esistono, eccome, precedenti illustri. “Non c’è un brevetto. Puoi forse brevettare il sole?” e ancora “Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo” così risposero Salk e Sabin quando fu loro chiesto a chi appartenesse il brevetto per il vaccino contro la poliomielite che negli anni Cinquanta scoprirono e decisero di donare gratuitamente al mondo. Particolarmente toccanti le parole di Sabin a proposito delle due nipotine ebree uccise dalle SS: “Mi hanno ucciso due meravigliose nipotine, ma io ho salvato i bambini di tutta l’Europa. Non la trova una splendida vendetta? Vede, io credo che l’uomo più potente sia quello che riesce a trasformare il nemico in un fratello”.

Queste parole mettono i brividi. Fanno molto riflettere, soprattutto su quanto sembri che, nei settant’anni successivi, l’Umanità si sia involuta anziché seguire un processo di miglioramento e di autodisciplina. E’ possibile che il Dio Denaro abbia sempre e comunque la prima e l’ultima parola anche quando si discute di vita e di morte? Cosa penserebbero ora questi due scienziati se dovessero assistere oggi a questa guerra tra colossi internazionali e governi mondiali? E’ dello scorso agosto la notizia che, finalmente, anche in Africa la poliomielite è stata completamente eradicata, oltre sessant’anni dopo la scoperta del vaccino. Se questi sono i tempi per debellare una malattia la cui vaccinazione è disponibile e distribuibile senza limiti almeno teorici, quali potrebbero essere quelli per sconfiggere un virus il cui vaccino viene conteso a colpi di contrattazioni di mercato? 

Chiunque abbia compiuto sacrifici importanti, nel corso di questo anno che ha segnato tutti noi nel profondo, trova inaccettabile un simile atteggiamento. Penso, in primo luogo, ai sanitari che hanno messo a repentaglio la loro stessa incolumità e quella dei loro cari, spesso con costi altissimi, in nome di quel Credo assoluto che è l’amore per la Vita e per il prossimo. Penso al senso di frustrazione e impotenza che provano adesso nel constatare che questi sforzi rischiano di risultare inutili se gli organismi ai vertici, che hanno un reale potere di cambiare la situazione a livello globale, non adotteranno la stessa linea di pensiero.

Se è vero che la tanto agognata fine di quest’incubo è nelle mani di ciascuno di noi, che nel suo piccolo può dare un contributo, è altrettanto vero che c’è chi può intervenire in maniera fattiva, concreta e risolutiva più di altri. Per quanto sia fondamentale l’impegno della collettività per salvare il futuro, essa resta sempre e comunque composta da individui ed è proprio dai singoli che partono le decisioni che si riflettono sulla comunità stessa. E’ alla loro coscienza che viene fatto appello, perché anche qualche nostro contemporaneo possa rimanere nella storia, proprio come Salk e Sabin, ed essere ricordato dai nostri discendenti come colui che contribuì a guarire il mondo.

Ricordiamo i 150 anni di Roma Capitale ma speriamo in una città diversa!

Non è una data che si ricorda facilmente e non è neanche troppo nota  come quelle del 21 aprile Natale di Roma e del 20 settembre 1870, ricorrenza della Breccia di Porta Pia. Il riferimento è al giorno  3 febbraio 1871, giorno in cui Roma diventa formalmente, attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la nuova Capitale del Regno d’Italia che si era costituito nel marzo 1861. Nell’immaginario collettivo rimane un giorno per addetti ai lavori e studiosi. La prima capitale fu Torino, poi dal 3 febbraio 1865 fu trasferita a Firenze e successivamente a Roma. dopo la fine del potere temporale della Chiesa. In dieci anni di Regno d’Italia, la Capitale cambiò tre volte. 

Non fu un periodo facile per il giovane Stato Italiano, che viceversa si manifestò molto turbolento, perché non tutti accettarono il trasferimento da Torino a Firenze della Capitale. Tra l’altro ci furono sommosse e scontri fra cittadini della città torinese e il Regio Esercito Italiano, con 52 morti e 187 feriti, nel settembre  1864, fra civili e militari, definita dalla stampa dell’epoca “la strage di Torino”. Questi fatti destarono forte scalpore in Italia e all’estero, oltre a conseguenze politiche e sociali che si manifestarono per un lungo periodo 

La popolazione fiorentina visse con un certo scetticismo la presenza della Corte a Firenze, il Re, Vittorio Emanuele II, preferì vivere nella Tenuta di San Rossore, e quando la Capitale si trasferisce, a Roma i fiorentini non ne risentirono affatto. Infatti quando l’apparato statale se ne va,  la città si svuota con la stessa velocità con cui si era riempita. Interi quartieri rimangono sfitti; circolava fra i fiorentini un aforisma, dove il nome Prence che  significa Principe, riferito ai Reali di Casa Savoia,  riassume lo spirito dei sei anni della Capitale nel capoluogo toscano: “Torino piange quando il Prence parte, e Roma esulta quando il Prence arriva. Firenze, culla della poesia e dell’arte, se ne infischia quando giunge e quando parte.”

A Roma l’accoglienza popolare fu grande per il nuovo ruolo della Città Eterna a Capitale d’Italia, ma il Papa, Pio IX, non accettò la decisione dello Stato italiano, che considerò un atto unilaterale e le successive guarentigie, una legge del Regno d’Italia che regolò i rapporti con la Santa Sede. Fu un periodo di grandi contrasti, ove i rapporti fra Stato italiano e Chiesa furono difficili e conflittuali, con polemiche e problemi. La città, come conseguenza di questo passaggio di status, subì importanti trasformazioni urbanistiche, funzionali e sociali, per diventare una grande città europea e moderna. Gli abitanti di Roma nel 1871, erano circa 220 mila, con una popolazione italiana di oltre 28 milioni, oggi  sono 2 milioni e 800 mila nella Capitale, e circa 60 milioni in Italia. 

Nel febbraio 1929 si concluse la “questione romana” con la sottoscrizione degli accordi chiamati Patti Lateranensi fra  il Regno d’Italia e la Santa Sede, a distanza di 58 anni dalla proclamazione di Roma Capitale. (Sono stati sottoposti a revisione nel 1984 i Patti che regolano ancora oggi, i rapporti fra la Repubblica Italiana e la Santa Sede).

L’inizio delle celebrazioni per i 150 anni di Roma Capitale, sono iniziate con un evento d’eccezione con personaggi della musica e della cultura, un Concerto al Teatro dell’Opera, il 3 febbraio dello scorso anno, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di Autorità civili e religiose e i vertici del Campidoglio. Forse a causa della mancanza di un reale Comitato organizzatore  e le vicende della pandemia, che hanno condizionato la vita e le attività del nostro Paese, questo importante anniversario, essenziale per l’Unità d’Italia, non ha avuto il risalto dovuto. 

Eppure a Roma oltre ad Associazioni culturali esistenti, si sono costituiti alcuni comitati della società civile, per ricordare con incontri e riunioni questa storica data. Un esempio come quello  del “Comitato Roma 150” che ha promosso iniziative e predisposto un programma per riqualificare la  Città Eterna. Un comitato composto da varie personalità appartenenti al mondo della cultura, del giornalismo e della politica, impegnati a restituire  e ridare vigore all’immagine della Capitale. Per la verità il Comune di Roma non ha considerato queste utili indicazioni.  

In un messaggio letto dal cardinale Parolin, al Concerto al Teatro dell’Opera per l’inizio delle celebrazioni  di Roma Capitale, Papa Francesco scrive: “ In 150 anni Roma è cambiata molto passando da ambiente umano omogeneo a comunità multietnica, in cui convivono, accanto a quella cattolica, visioni ispirate ad altri credo religiosi e a concezioni non religiose dell’esistenza. Ricordiamo che la Chiesa ha condiviso gioie e dolori dei romani, ed è una grande risorsa dell’umanità, e sia sempre più fraterna.” Inoltre ha richiamato  tre argomenti su vicende che ancora  vanno ricordate e sono attuali, come: la fraternità fra Chiesa cattolica e la Comunità ebraica, gli anni del Concilio Vaticano II e il convegno sui “mali di Roma” in ascolto alle periferie. 

Il 3 febbraio 2021, le celebrazioni per i 150 anni della proclamazione di Roma Capitale d’Italia si svolgono nei Musei Capitolini alla presenza della Sindaca Virginia Raggi e una Lectio Magistralis del giornalista Paolo Mieli a una delegazione di studenti, su tematiche inerenti i Comuni e l’Unione Europea. Poi viene presentato un francobollo speciale delle Poste dedicato a Roma Capitale e  una moneta coniata dalla Zecca con il volto della “Dea Roma”. 

Probabilmente qualcosa di più significativo per la Città Eterna si poteva realizzare, ma quello che vediamo e ascoltiamo è lo specchio dei tempi che viviamo.

Chiuse le celebrazioni dei 150 anni, l’interrogativo che oggi i romani, e per la verità non solo i romani, si pongono anche in questo periodo di covid 19, è sempre lo stesso: qual’è il futuro di Roma? Come superare il degrado, come creare sviluppo, come trasformare le periferie, come combattere le diseguaglianze, come garantire servizi efficienti anche ai più bisognosi? Sono risposte difficili, ma non impossibili. Sperare di vivere a Roma , in una città diversa, deve essere una visione di futuro, che deve motivare non solo cittadini ma la classe dirigente, intesa nel senso più ampio possibile.

 Esiste la necessità di aprire un confronto concreto, non solo fra le forze politiche, per il rinnovo del Campidoglio, anche nella società, nell’associazionismo, nell’imprenditoria,  nei luoghi di studio e di ricerca, per rendere Roma una risorsa straordinaria non solo per i romani ma per il Paese. Il prestigio mondiale di cui gode in virtù della sua millenaria storia di civiltà, per il suo ruolo di capitale della Cristianità e di capitale europea, rendono non più rinviabile una forte azione di rilancio della città. Anche se questo richiede il coinvolgimento delle istituzioni del nostro Paese; a Roma esistono le potenzialità per questo salto di qualità. E’ ormai finito il tempo dell’improvvisazione, occorre tornare alla professionalità, all’impegno motivato e allo spirito di servizio, per il bene dei cittadini.

 

Istat: il Pil italiano cala dell’8,8% nel 2020.

Nel quarto trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito del 2% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% in termini tendenziali.

Il quarto trimestre del 2020 ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2019.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, ovvero agricoltura, silvicoltura e pesca, industria e servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta.

Nel 2020 il Pil corretto per gli effetti di calendario è diminuito dell’8,9%, mentre per il Pil stimato sui dati trimestrali grezzi la riduzione è stata dell’8,8% (nel 2020 vi sono state 2 giornate lavorative in più rispetto al 2019). Si sottolinea che i risultati dei conti nazionali annuali per il 2020 saranno diffusi il prossimo 1 marzo, mentre quelli trimestrali coerenti con i nuovi dati annuali verranno presentati il 3 marzo.

La variazione acquisita per il 2021 è pari a +2,3%.

Le mani della mafia sull’ortofrutta fanno triplicare prezzi

L’ortofrutta è sottopagata agli agricoltori su valori che non coprono neanche i costi di produzione, ma i prezzi arrivano a triplicare dal campo alla tavola anche per effetto delle infiltrazioni della malavita che soffoca l’imprenditoria onesta e distrugge la concorrenza e il libero mercato. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le significative infiltrazioni di Cosa nostra e della Stidda nelle attività economiche confermate dall’operazione antimafia del Ros che hanno evidenziato la gestione delle mediazione commerciali per la vendita di uva e di altri prodotti ortofrutticoli che rendeva il 3% sulle transazioni per milioni di euro.

Così facendo la criminalità non solo si appropria di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma – sottolinea la Coldiretti – compromette la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy.

Le mafie – continua Coldiretti – operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, caporalato e truffe nei confronti dell’Unione europea. Ma – precisa Coldiretti – viene condizionato anche il mercato della compravendita di terreni e della intermediazione e commercializzazione degli alimenti stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati e ristoranti sviluppando un business criminale stimato – riferisce la Coldiretti – in oltre 24,5 miliardi di euro dall’Osservatorio Agromafie.

“Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolosa la criminalità nell’agroalimentare che per questo va perseguite con la revisione delle leggi sui reati alimentari elaborata da Giancarlo Caselli nell’ambito dell’Osservatorio agromafie promosso dalla Coldiretti per introdurre nuovi sistemi di indagine e un aggiornamento delle norme penali”. 

Ambiente: 40 milioni di euro per chi lavora nelle zone economiche ambientali

Quaranta milioni di euro di contributi straordinari per le Zea, le Zone economiche ambientali, ovvero le aree che coincidono con i territori dei parchi nazionali, istituite dalla legge clima a fine 2019. Beneficiari dei contributi le micro e piccole imprese, le attività di guida escursionistica ambientale, le guide dei parchi che hanno una sede operativa all’interno di una Zea o che operano in un’area marina protetta e che hanno sofferto una riduzione del fatturato.

Il contributo straordinario è cumulabile, nel tetto massimo della perdita subita, con le indennità e le agevolazioni, anche finanziarie, emanate a livello nazionale per fronteggiare la crisi economico-finanziaria causata dall’emergenza sanitaria Covid-19,  comprese le indennità erogate dall’Inps.
La domanda deve essere compilata in via telematica accedendo, mediante le credenziali fornite dall’Agenzia delle entrate, al portale https://www.contributozea.it raggiungibile anche dal sito del ministero dell’Ambiente. Dal 15 febbraio sarà possibile trasmettere le istanze – fino al 15 marzo -, seguendo le indicazioni riportate nel manuale “Istruzioni per la compilazione” pubblicato sul portale https://www.contributozea.it.

Entro sessanta giorni dalla data di scadenza di presentazione delle istanze sarà pubblicato sul sito del ministero e sul portale dedicato il piano di riparto del contributo straordinario tra i beneficiari ammessi.

“Con la legge clima – osserva il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – abbiamo voluto fortemente le Zea per agevolare l’economia dei territori che ricadono nei parchi. Le abbiamo poi sostenute con la legge di stabilità, anche mediante gli incentivi per il vuoto a rendere degli imballaggi, il compostaggio di comunità e per la misurazione puntuale dei rifiuti conferiti al servizio pubblico. Adesso, con questo bando per le micro e piccole imprese, le attività di guida escursionistica ambientale e le guide dei parchi che hanno sofferto una riduzione del fatturato, vogliamo sostenere ulteriormente le Zea, incoraggiando a vivere, lavorare e investire nei parchi, il nostro capitale naturale da tutelare e valorizzare. Tutela ambientale e sviluppo economico possono e devono coesistere”.

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Roche lancia un nuovo test rapido per la diagnosi di Covid-19.

Roche lancia un nuovo test rapido per la diagnosi di Covid-19. A metà febbraio un tampone nasale per individuare l’antigene del coronavirus Sars-CoV-2 sarà disponibile nei Paesi che accettano il marchio CE, ottenuto oggi dal gruppo farmaceutico svizzero per il suo prodotto.

L’esame viene presentato come “meno fastidioso per i pazienti rispetto al tampone “classico”. Non solo: “Il campione può essere prelevato anche dai pazienti stessi”, informa il colosso di Basilea, precisando tuttavia che “a seconda delle norme in vigore nei vari Paesi potrebbe comunque essere richiesta una supervisione medica”. Oltre all’essere meno invasivo, il nuovo strumento “potrà contribuire a ridurre il rischio per gli operatori sanitari”.

Roche offre già diversi esami per Sars-CoV-2, fra cui un test rapido degli anticorpi lanciato a luglio e uno degli antigeni disponibile da settembre. Anche la nuova analisi sarà offerta in collaborazione con SD Biosensor, che sta attualmente preparando una domanda di approvazione di emergenza negli Stati Uniti.

Il problema di questa crisi si chiama Conte

A tarda sera Renzi ha scritto ai suoi di Italia Viva che “una crisi come questa merita di essere risolta in modo trasparente”. In effetti, se un osservatore disincantato dovesse valutare l’andamento delle trattative e le evoluzioni finora registrate, dovrebbe concludere che tutto è poco trasparente. Si ha l’impressione di un qualcosa che gli attori della crisi cercano di tenere lontano dai riflettori, per tentare di far quadrare i conti di questo laborioso è complicato riordino della vecchia maggioranza. Mentre la scena pubblica contempla il tramestio dei “colonnelli” attorno alla definizione di nuove tavole programmatiche, lungo i fili invisibili dei cellulari e dei computer si svolge la faticosa conversazione dei “generali” per sciogliere il nodo degli assetti di governo.

Potrebbe anche succedere che l’incaricato dell’esplorazione torni al Quirinale con l’intento di chiedere una proroga e che Mattarella possa anche concederla, qualora un accordo a tempi stretti venisse prospettato. Tutto sembra possibile. In realtà, l’equilibrio tra una certa convalida del lavoro svolto e una certa discontinuità nel futuro impegno determina lo stallo della mediazione a cui è votata la fatica del Presidente Fico. Cambiare solo l’Azzolina o la Lamorgese, senza toccare l’architettura del Conte bis, farebbe insorgere anche l’opinione pubblica più accomodante. Tanto rumore per nulla! Ed è chiaro che Renzi recalcitri di fronte a questo esito sbiadito di un confronto fin quasi palingenetico nelle aspirazioni originarie. Per questo i bisbìglii delle anticamere del potere lasciano ancora dubitare che l’incarico di formare il nuovo governo possa essere conferito al vecchio inquilino di Palazzo Chigi.

Le quotazioni di Conte rimangono incerte. Se dovesse risultare inamovibile, fino in fondo e per fatale convenienza delle parti, allora parrebbe inevitabile un ampio rimpasto ministeriale; viceversa, se fosse lui il capro espiatorio, si ridurrebbe di molto lo spettro delle novità, eminentemente in funzione di una più oculata distribuzione del potere. L’aver minacciato le elezioni anticipate, con in più l’ambizione di mettere in piedi il suo partito personale, ha travolto le barriere protettive di una terzietà fortemente esibita come valore di servizio, per il bene della coalizione. L’aria di palazzo s’è dunque caricata di veleni, finanche a decretare l’urgenza di un preventivo tirannicidio, a scanso di equivoci. Che poi Biden non sia entusiasta di “Giuseppi”, forse a cagione di qualche suo indecoroso traffico con Trump, è solo un po’ di sale che si aggiunge a una minestra troppo sapida. Conte è il problema di questa crisi.

Il centro è dinamismo: ci ricordiamo la suggestione di Romano Guardini sulla “opposizione polare”?

Lucio D’Ubaldo sul Tempo e Giorgio Merlo sul Domani d’Italia sono tornati in questi giorni sul tema del “centro” come spazio politico.

Il centro è per eccellenza il tema di una politica che si richiami al popolarismo sturziano e poi degasperiano.  In una delle conversazioni mattutine che ogni tanto ho la fortuna di avere  con Giuseppe Ignesti – conversazioni che raccomando come una cura ricostituente politica che a turno dovremmo fare un po’ tutti per intrecciare memoria e prospettive dell’oggi – Ignesti segnalava un passaggio della commemorazione di De Gasperi tenuta ad agosto scorso a Pieve Tesino da Marta Cartabia.

In un passaggio davvero interessante, Cartabia richiamava infatti uno scritto del 1925 di Romano Guardini intitolato “L’opposizione polare”. Sarebbe interessante riproporlo e farne motivo di comune riflessione, per costruire un pensiero nuovo:  il centro visto come misura, come luogo ideale dove gli opposti stanno insieme, come punto di raccordo, come modo di ricomposizione delle diverse polarità.

È utile riflettere su questa opinione di Guardini se noi abbiamo l’ambizione di rivendicare, sulla parola centro, una “riserva di primogenitura e di significato politico” del popolarismo rispetto alle altre culture politiche nella storia del paese. Altro è come riattualizzarlo, il centro, ma intanto ripercorriamone identità e significato.

Quando la Chiesa italiana ebbe il coraggio di osare. Intervista a Giuseppe De Rita

All’appello del Papa per un percorso sinodale della Chiesa in Italia, la Civiltà Cattolica risponde con un riepilogo di vari contributi offerti, a tal proposito, attraverso i suoi contributi più recenti. In particolare l’intervista di Giuseppe De Rita, pubblicata qualche mese fa,  conserva grande freschezza di argomentazione. Anche noi, avvalendoci della pubblica disponibilità dell’autorevole rivista dei gesuiti, ne riproduciamo una parte.

Professore, cominciamo a ricostruire gli elementi di fondo: come è nato quel Convegno?

Ecco, qui ci sono almeno due strade da percorrere a ritroso per comprendere bene: il contesto degli anni Settanta, per la società e per la Chiesa; e il percorso interno alla Chiesa italiana immediatamente precedente a quello specifico evento.

Andiamo per ordine: gli anni Settanta…

A distanza di tempo, e pensando al rinserramento degli anni Ottanta e Novanta, quella spinta alla mobilitazione collettiva appare un’eccezione «epocale», qualcosa di anomalo rispetto al tran tran quotidiano della vita ecclesiale, e anche rispetto all’appariscente politica ecclesiastica sui cosiddetti «valori non negoziabili». Eppure non era un’eccezione, anzi quella mobilitazione collettiva era coe­rente con una società italiana, quella degli anni Settanta, che era piena di tensioni, contraddizioni, conflitti sociali e dialettiche culturali. In un clima che imponeva ai vari soggetti – individuali e collettivi – l’imperativo di osare, pur di non restare nell’irrilevanza della mediocrità. Sono gli anni dell’esplosione della piccola impresa, dei distretti industriali, dei consumi di qualità, dell’avvio della stagione del made in Italy. E anche – è bene ricordarlo – gli anni di una conflittualità diffusa, sia sindacale – ricordiamo gli autunni caldi – sia di piazza.

In questa società che cambiava, come si poneva la Chiesa di quel tempo?

Quando mi misi al lavoro per la preparazione del Convegno, dentro l’ambiguità difficile di quella società, vedevo serpeggiare nella Chiesa italiana un’inarrestabile tendenza al masochismo, che assumeva prevalentemente due connotazioni: la prima, quella di una Chiesa che andava al macello, sbagliando più o meno coscientemente tutte le sortite pubbliche con una baldanza di atteggiamento che definivo «fanfaniana» e che contrastava con la problematicità un po’ angosciata che filtrava dalla Santa Sede. La seconda forma di masochismo erano le catacombe minoritarie delle riaffermazioni di principio, delle testimonianze, dei richiami teologici, delle obbedienze, delle comunioni ecclesiali con i superiori, con atteggiamenti di fanatismo di difesa, di quadrato, senza grinta di conquista e di futuro, senza speranza, potrei dire.

Ecco, questo mi sembra fosse il punto emotivamente più evidente: la mancanza quasi assoluta del senso del futuro e della speranza: mancanza stravolgente per la Chiesa che, se vive di storia e tradizione, ancor più vive, o dovrebbe vivere, di futuro e di speranza.

Eppure si era ancora nella coda del Concilio Vaticano II…

Sì, ma era da tempo in corso un dibattito, diciamo, tra gli ottimisti e i pessimisti post-conciliari. E in quel preciso momento dominava un pessimismo, con venature di non speranza, che mi sapeva proprio di pessimismo borghese; di declino della borghesia come gruppo di spinta, mentre cresceva l’imborghesimento di massa; di illusione borghese di poter e dover dare testimonianza con le parole, mai con l’impegno e le opere.

In questo contesto – all’interno di quel clima post-conciliare cui ha fatto cenno – il Convegno ecclesiale nazionale arrivava di fatto già come una tappa di un percorso. È così?

Esatto. Tra il 13 e il 15 febbraio del 1974 si era tenuto nella Capitale il Convegno su «I mali di Roma».

Del quale Lei fu uno degli ideatori e animatori, convocato dal cardinale vicario di allora, Ugo Poletti…

Un giorno, se avrò tempo, cercherò di capire perché la Chiesa italiana cominciò a osare proprio a Roma, città emblematica del grande processo di cetomedizzazione che nella seconda metà del Novecento ha trasformato l’Italia. Per ora, in via di ipotesi, mi fermo alla banale constatazione che la Roma degli anni Settanta viveva in se stessa quel processo di aumento delle disuguaglianze sociali che sarebbe diventato il focus di attenzione di tutta la letteratura sociopolitica degli ultimi decenni. Non a caso la tesi della mia relazione al Convegno era che a Roma i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri diventano sempre più poveri. 

Qui l’intervista completa

USA: il parlamentare Kinzinger lancia un nuovo gruppo per combattere “l’estremismo” nel partito repubblicano

Mentre il Partito Repubblicano lotta con la propria identità tuona forte la voce del parlamentare Kinzinger.

Ha annunciato la formazione di un nuovo gruppo chiamato “Country First”, dicendo che intende eliminare l ‘”estremismo” dal partito repubblicano.

“I repubblicani devono dire  basta. È tempo di staccare la spina dalla macchina dell’oltraggio, rifiutare la politica della personalità e mettere da parte le teorie del complotto e della rabbia. È ora di tornare indietro dal confine dell’oscurità e tornare agli ideali che sono stati a lungo la nostra luce guida “. “È ora o mai più. La scelta è nostra. Ho fatto il mio, e spero che ogni repubblicano e ogni americano che condivide i nostri valori sceglierà di unirsi a me. Riprendiamoci la nostra casa”.

“La mia speranza è che nuovi leader possano emergere attraverso questo processo”. Perché non bisogna credere che stia “cercando di costruire qualcosa per me. Si tratta di cercare di combattere per difendere questo partito che è diventato indifeso”.

Kinzinger, uno dei 10 repubblicani della Camera che hanno votato per mettere sotto accusa Trump all’inizio di questo mese , è stato uno dei pochi legislatori del GOP disposto a parlare contro le azioni dell’ex presidente.

Nello scenario repubblicano si colloca al fianco della rappresentante Liz Cheney del Wyoming come uno dei leader contro Trump.

Vuole riportare il partito di Ronald Reagan verso la speranza, l’ottimismo e la verità.

Questa sua visione, ora, lo pone contro il leader della minoranza della Camera Kevin McCarthy e contro quei repubblicani che vedono il mantenimento di un ruolo per Trump come la chiave per raggiungere gli elettori che potrebbero aiutarli a riprendere il controllo della Camera nel 2022.

 

Lavoro: Istat, a dicembre il tasso di disoccupazione sale al 9%.

A dicembre tornano a calare gli occupati e si registra un incremento dei disoccupati e degli inattivi.

La diminuzione dell’occupazione (-0,4% rispetto a novembre, pari a -101mila unità) coinvolge le le donne, i lavoratori sia dipendenti sia autonomi e caratterizza tutte le classi d’età, con l’unica eccezione degli ultracinquantenni che mostrano una crescita; sostanzialmente stabile la componente maschile. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 58,0% (-0,2 punti percentuali).

Il numero di persone in cerca di lavoro torna a crescere (+1,5%, pari a +34mila unità) in modo generalizzato e solo per 15-24enni si osserva una diminuzione. Il tasso di disoccupazione sale al 9,0% (+0,2 punti) e tra i giovani al 29,7% (+0,3 punti).

A dicembre, il numero di inattivi cresce (+0,3%, pari a +42mila unità) tra donne, 15-24enni e 35 49enni, mentre diminuisce tra gli uomini e le restanti classi di età. Il tasso di inattività sale al 36,1% (+0,1 punti).

Nonostante il calo di dicembre, il livello dell’occupazione nel trimestre ottobre-dicembre 2020 è superiore dello 0,2% a quello del trimestre precedente (luglio-settembre 2020), con un aumento di 53mila unità.

Nel trimestre calano le persone in cerca di occupazione (-5,6%, pari a -137mila) e aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,1%, pari a +17mila unità).

Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione registrate tra marzo e giugno 2020, unite a quella di dicembre, hanno portato l’occupazione a un livello più basso di quello registrato nel dicembre 2019 (-1,9%, pari a -444mila unità). La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (-235mila) e autonomi (-209mila) e tutte le classi d’età, ad eccezione degli over50, in aumento di 197mila unità, soprattutto per effetto della componente demografica. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 0,9 punti percentuali.

A dicembre 2020, le ore pro capite effettivamente lavorate settimanalmente, calcolate sul complesso degli occupati, sono pari a 28,9, livello di 2,9 ore inferiore a quello registrato a dicembre 2019; la differenza scende a 2,5 ore tra i dipendenti, per i quali il numero di ore lavorate è pari a 28,0.

Nell’arco dei dodici mesi, diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-8,9%, pari a -222mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+3,6%, pari a +482mila).

Startup innovative costituite online, continua il trend positivo

Al 31 dicembre 2020, sono 3.579 le startup innovative avviate grazie a una modalità di costituzione digitale e gratuita.

È quanto emerge dalla 18ª edizione del Rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato in data odierna dal MISE, in collaborazione con Unioncamere e InfoCamere. Grazie a questa misura, operativa a partire dal luglio del 2016, gli imprenditori innovativi italiani possono costituire la propria startup secondo una modalità interamente digitalizzata, con il supporto tecnico della propria Camera di Commercio (CCIAA) o in totale autonomia. L’esenzione dall’atto notarile consente un risparmio medio sui costi d’avvio stimato in circa 2mila euro.

Nel quarto trimestre 2020 si sono iscritte alla sezione speciale 338 nuove startup innovative costituite online, il numero più alto tra tutti i trimestri dal 2016, superiore anche al record stabilito nel precedente trimestre (292). Il dato si inserisce in un contesto in cui l’emergenza sanitaria relativa al Covid-19 non è ancora conclusa e dà un segnale positivo all’ecosistema dell’innovazione.

Il Rapporto poi, oltre a presentare la distribuzione geografica delle startup costituite digitalmente, affronta due aspetti di particolare interesse: il tasso d’adozione territoriale della modalità online sul totale delle imprese di nuova costituzione, e la durata media delle pratiche.

  • Tasso d’adozione: la modalità online è stata scelta da circa il 37 % delle startup innovative costituite in Italia nel corso del 2020 e dal 33% di quelle costituite nel quarto trimestre 2020.
    Tuttavia, la variabilità territoriale è molto elevata, con notevoli scostamenti rispetto al dato nazionale. Su tutti, è da segnalare il caso della Basilicata in cui tutte le startup innovative costituite nel corso del 2020 hanno adottato la modalità online. La Lombardia continua ad essere la regione che conta il maggior numero di startup innovative costituite online (oltre il 25% del totale).
  • Durata delle pratiche: altro indicatore per cui si riscontrano variazioni significative a livello territoriale è il tempo medio d’attesa tra la costituzione e l’iscrizione dell’azienda nella sezione speciale del registro delle imprese dedicata alle startup innovative, fase che richiede una verifica dei requisiti da parte della CCIAA competente. In media, una startup innovativa costituita online attende 41 giorni per ottenere l’iscrizione nella sezione speciale, mentre nell’ultimo anno i tempi di attesa medi si sono ridotti a 27 giorni.

Scarica il nuovo report: La nuova modalità di costituzione delle startup innovative – 18° rapporto trimestrale (pdf)

Per saperne di più

Covid, Ema: “Cinque vaccini prima di Pasqua”

“Prima di Pasqua potremmo avere cinque vaccini in totale. Due sono quelli già arrivati, poi abbiamo AstraZeneca e sono stati presentati da parte di J&J i dati del suo vaccino efficace dopo una dose, poi c’è Novavax che è particolarmente avanti”. Lo ha sottolineato Armando Genazzani, rappresentante italiano al Chmp (Committee for medical products for humans use) di Ema, l’Agenzia europea del farmaco, ospite di ‘SkyTg24′.

“I vaccini contro il Covid sono stati immaginati per il virus senza varianti, c’è un riconoscimento degli anticorpi che si vengono a creare con l’immunizzazione leggermente inferiore per queste varianti ma rimangono efficaci – ha aggiunto – Certamente adesso con entrambe queste tecnologie che sono state sviluppate, sia quella a mRna che quella con adenovirus, le aziende sono in grado di correggere in corsa i vaccini per renderli efficace anche contro le varianti. Per un po’ di tempo dovremmo rincorrere il virus”.

“Vorrei chiarire che il vaccino di AstraZeneca è di ‘serie A’, un ottimo vaccino. Quello che ha dimostrato negli studi clinici è di ridurre la possibilità di contrarre una malattia sintomatica come hanno dimostrato gli altri due vaccini. Riduce più del doppio la possibilità di contrarre la malattia, di quasi due terzi. E’ una cosa utilissima anche per far ripartire il Paese dipenderà ovviamente dalla quantità di dosi che avremmo. E’ un vaccino, quello di AstraZeneca, che rientra perfettamente in una campagna vaccinale e speriamo ne arrivino altri”, ha affermato ancora Genazzani.

“L’Aifa non ha detto che questo vaccino è vincolato ai pazienti al di sotto dei 55 anni – ha precisato Genazzani – ma ha detto che nel momento in cui vi sono una quantità sufficienti di vaccini per partire con una campagna vaccinale per gli anziani, essendo quello di AstraZeneca una vaccino che presenta delle evidenze inferiori, e stiamo ancora aspettando dei dati che arriveranno dagli Usa tra 3-4 settimane, ma – ha aggiunto – nel momento in cui gli anziani sono coperti può partire una seconda campagna vaccinale per le persone ad alto rischio di contrarre il virus ma non ad alto rischio di mortalità”.

Un centro né astratto né virtuale.

Recentemente l’amico Lucio D’Ubaldo con una impeccabile riflessione “basista” sulle colonne del  Tempo – cioè con l’impronta inconfondibile della sinistra di Base della Dc – avanza l’ipotesi di un  “centro” sicuramente da reinventare ma, con altrettanta evidenza, da ricreare nella cittadella  politica italiana. Un luogo politico, dunque, che non va confuso con posizionamenti tattici, con  scambi di puro potere o con le solite rendite di posizione dei soliti noti del Pd e di partiti affini. E  questo perché la surreale e grottesca crisi di governo provocata e pianificata dalla  spregiudicatezza e dal trasformismo del capo di Italia Viva, ripropone la necessità nel nostro  paese di un luogo politico che sappia essere al contempo luogo di sintesi e punto di riferimento di  pezzi di elettorato e di società che non ne possono più della radicalizzazione dello scontro  politico, dell’azzeramento di qualsiasi cultura politica e, soprattutto, di un sempre più finto e falso  bipolarismo. In parole semplici, cominciano a stufarsi sempre di più del populismo di governo e  dell’avventurismo e della radicale incompetenza che caratterizza la classe dirigente di riferimento. 

Certo, il tutto non può ridursi ad un banale “centro cattolico” o ad una riproposizione, l’ennesima,  di un movimento virtuale che si attesta tra lo 0,1 e lo 0,5%. Ne abbiamo conosciuti a decine di  questi esperimenti in questi ultimi anni e, purtroppo, continuano a crescere malgrado la radicale  irrilevanza politica e inconsistenza elettorale. È giunto il momento, soprattutto dopo questa  misteriosa e ridicola crisi di governo – che si risolverà, probabilmente, con l’ottenimento di più  potere da parte di chi l’ha provocata secondo un noto, vecchio, squallido e triste copione – di  gettare le fondamenta per un luogo politico che non si limiti a declinare una “politica di centro” ma  che sappia anche, e soprattutto, creare un soggetto politico di riferimento. Ovviamente plurale e  politicamente non vocato alla sola testimonianza. Anche perchè l’alternativa continua ad essere  alquanto singolare. E cioè, articoli e riflessioni sui grandi organi di informazione che esaltano ed  applaudono il “metodo” e il “profilo” praticato dagli esponenti del tradizionale “centro politico”  sparsi qua e là nei vari partiti che poi, però, e stranamente, vengono invitati a rinnegare alla radice  qualsiasi riedizione di partiti e movimenti politici che si rifanno a quella cultura. Visto che non c’è  nulla di cui vergognarsi al riguardo, “politica di centro” e partito di centro”, seppur riformista,  plurale e di governo, adesso possono e debbono viaggiare in parallelo. E l’amico D’Ubaldo ha  fatto bene a ribadirlo con chiarezza e con determinazione. 

Verso il carnevale in zona gialla

Da oggi gran parte del Paese torna in “zona gialla” (5 regioni arancioni), ma già da ieri migliaia di persone hanno anticipato i tempi riversandosi per le strade dello shopping e della movida e creando assembramenti che hanno fatto scattare il campanello d’allarme e il monito degli scienziati.

Le lezioni non ci bastano mai: dopo un ferragosto di aperture indiscriminate, un Natale e un Capodanno a singhiozzo nell’avvicendamento dei colori e nelle restrizioni o nelle deroghe per gli orari, come se il virus si fermasse al semaforo dei DPCM o dei decreti, cioè della burocrazia e delle scelte incomprensibili della politica, ora ci aspetta un Carnevale da liberi tutti.

Le ricorrenze si sa vanno festeggiate ma questo alternare severità estreme, ai limiti della violazione delle libertà civili a periodi inframezzati da concessioni, rimozione dei divieti, attenuazione dei controlli dimostra che se la politica basata sulla caccia al consenso prevale sulle indicazioni e sulle valutazioni della scienza non si rende un buon servizio al Paese.

Resta il fatto della “mondialità” della pandemia e le stretta interdipendenza che lega le azioni umane, singole e collettive, alle conseguenze che esse producono.

Errori nella gestione della pandemia ce ne sono stati a iosa: il MES è fermo al palo da mesi e mesi senza che qualcuno decida e risponda delle proprie responsabilità. Gli ospedali sono in carenza di personale, sulla fornitura dei vaccini si stanno formando coni d’ombra preoccupanti: saltano tutte le previsioni per la forte riduzione sui dati anticipati mentre il genoma del virus corre freneticamente verso mutazioni impreviste.

Gli stessi scienziati sono stati presi in contropiede: dopo l’enfasi del “vaccino che salverà tutti” ora affiorano dubbi sui tempi, le somministrazioni, i richiami, il target della popolazione interessato, l’efficacia “all’apparir del vero” dei vaccini stessi rispetto a intolleranze, reazioni anomale, varianti atipiche e differenti del virus. 

Il Prof Benini – Emerito all’Università di Zurigo aveva anticipato questi temi il 30 marzo 2020 e poi era ritornato sulla responsabilità vaccinale che le aziende fornitrici pongono in capo agli Stati , il 9 dicembre u.s. Il Prof Ricolfi, Docente di analisi dei dati all’Ateneo di Torino,  in un recentissimo libro – La notte delle ninfee –  ha evidenziato un malgoverno di fondo nella gestione dell’epidemia: ricordando che ci sono dei Paesi che non sono stati investiti dalla seconda fase, dal Giappone ad Honk Kong, dalla Norvegia, alla Finlandia, alla Danimarca, all’Irlanda, all’Australia, alla Nuova Zelanda.

Quanto a noi il Prof Crisanti – Direttore del Laboratorio di microbiologia dell’Az. Osp, e Docente all’Università di Padova – ha previsto che non ci toglieremo la mascherina prima di due anni.

Resta il fatto che incertezze o errori non devono indurci ad atteggiamenti ostili alla scienza, unica vera nostra ancora di salvezza, il negazionismo e l’indifferenza sono i veri nostri nemici e i primi alleati del virus. 

I vaccini sono e restano la nostra vera, indiscutibile speranza.

Di indicazioni ne abbiamo ricevuto a iosa ma se siamo noi, coi nostri comportamenti, ad eludere le doverose azioni di prevenzione non avremo alibi nel giustificarci a posteriori.

Una terza ondata sarebbe il risultato di una politica acefala che non ha il coraggio di decisioni nette e drastiche, impopolari forse ma certo più utili dei tentennamenti e delle intermittenze.

Ma soprattutto sarebbe la conseguenza di azioni e omissioni che sono poste in capo alla nostra responsabilità individuale e collettiva.

Un principio di chiamata in causa che  riguarda tutti – ad uno ad uno- e va attuato giorno per giorno.

I pentitismi postumi non vanno più di moda e ci riporterebbero al punto di partenza. 

Pensiamoci ora, non domani.

 

La fondazione dell’attivista russo Navalny chiede a Biden di sanzionare i più stretti alleati di Putin

La fondazione creata dal leader dell’opposizione russa Alexey Navalny ha chiesto al presidente degli Stati Uniti Joe Biden di imporre sanzioni ad almeno otto figure russe di alto profilo che si dice siano vicine al presidente russo Vladimir Putin.

La Navalny’s Anti-Corruption Foundation (FBK) ha, anche, dichiarato di aver presentato un elenco più ampio, 35 persone in totale. La lettera dice che sette delle 35 persone sono già sugli elenchi delle sanzioni statunitensi.

Navalny per anni ha chiesto sanzioni contro individui che, secondo lui, sono la chiave per “aiutare e incoraggiare” Putin nella “persecuzione” di coloro che “cercano di esprimere liberamente le loro opinioni ed espongono la corruzione nel sistema”.

“L’Occidente deve sanzionare i decisori che hanno reso tale la nostra politica nazionale. Truccare le elezioni, rubare dal bilancio e avvelenare”.  “Non colpire chi gestisce i soldi non farà  cambiare il comportamento al regime”.

Nella lettera, l’elenco di 35 persone è diviso in tre gruppi:
  • “Oligarchi ai quali Putin ha conferito ricchezza e potere, e che li l’esercitano per conto del regime”;
  • “Chi abusa dei diritti umani e chi sopprime le libertà civili e politiche fondamentali”;
  • “Individui specificamente coinvolti nella persecuzione di Navalny e della nostra organizzazione”.

Alcuni esempi chiari sono

Il miliardario russo Roman Abramovich è menzionato nella “rosa dei candidati prioritari”, per quello che FBK descrive come un fattore chiave e un presunto beneficiario della “cleptocrazia del Cremlino”.

Abramovich è il proprietario del club di calcio della Premier League inglese Chelsea. Il ministro della Sanità russo Mikhail Murashko che avrebbe coperto l’avvelenamento di Navalny ed avrebbe ostacolato gli sforzi per evacuare il leader dell’opposizione russa in Germania per cure mediche.

Prendere di mira l’entourage di Putin sarebbe estremamente doloroso per il presidente russo e influenzerebbe la stabilità del suo potere.

Da oggi al 2023 ogni 5 nuovi posti di lavoro creati in Italia uno sarà nelle aziende ecosostenibili

Da oggi al 2023 ogni 5 nuovi posti di lavoro creati in Italia uno sarà nelle aziende ecosostenibili: in tutto ci sarà bisogno di 481mila nuovi professionisti del verde, oltre il 50% in più di quelli generati dal settore digital. L’occupazione in ambito green coprirà una quota del 18,9% sul totale del fabbisogno generato fino al 2023. Sono dati contenuti nel rapporto GreenItaly 2019, discussi nell’ambito della presentazione del volume Tutto ruota. Viaggio nel mondo dell’economia circolare, un’idea di Greenthesis Group, azienda leader nel panorama nazionale ed estero nel settore del trattamento, recupero, smaltimento e valorizzazione, anche energetica, dei rifiuti, oltre che nel settore delle bonifiche ambientali, ed edito da Edizioni Angelo Guerini e Associati, in collaborazione con La Fabbrica S.p.A.

Contro il catastrofismo imperante, Tutto ruota, scritto da Luciano Canova e Fabrizio Iaconetti,  dà una sferzata di ottimismo e invita i ragazzi a diventare i veri protagonisti del necessario cambiamento di stili di vita e di produzione, attraverso quelli che sono i principi del Green Pragmatism, ovvero quell’ambientalismo concreto, attento al risultato e basato sul coinvolgimento di tutti.

“Credo che il senso di questo libro si possa riassumere in tre parole: Rispetto, Collaborazione e Fiducia”, spiega Simona Grossi, Vicepresidente Esecutivo di Greenthesis S.p.A., “Rispetto per ciò che ci circonda, per le risorse naturali e per il valore degli oggetti che acquistiamo, che devono essere prodotti in ottica di eco-design pensando a tutto il loro ciclo di vita. Collaborazione perché il cambiamento è un impegno collettivo che parte dalla condivisione di conoscenze interdisciplinari e intergenerazionali. Fiducia nel rigore scientifico e nelle competenze di chi opera seriamente nel mondo della gestione integrata dei rifiuti, impegnati in prima linea nell’innovare un settore nevralgico del vivere sociale”.

Gli italiani riciclano il 51% dei rifiuti urbani. In Italia ogni persona produce in media 497 chili di rifiuti urbani all’anno, il 51% dei quali viene sottoposto a riciclaggio e compostaggio. Un dato in linea con quello medio dei 28 paesi dell’Unione Europea, dove nel complesso ogni cittadino produce 482 chili di rifiuti, il 47% dei quali viene riciclato. “Ma siamo chiamati a fare di più: entro il 2025 si dovrà arrivare al riciclo di almeno il 55% dei rifiuti urbani. Inoltre il Parlamento europeo ha stabilito che entro il 2035 si potrà smaltire nelle discariche solo il 10% dei rifiuti urbani, contro l’attuale 25%”.

TuPassi: cosa è successo dopo il 2018

Riportiamo la risposta che la società Miropass S.r.L. ci ha inviato dopo il nostro articolo del 28 gennaio 2021

Spettabile Redazione

dopo aver letto il vostro articolo riguardante gli interventi del Garante della privacy in merito alle verifiche effettuate nel 2018 al Comune di Roma e alla Miropass riguardanti le modalità di utilizzo del sistema TuPassi, in qualità di persona coinvolta vorrei meglio chiarire alcuni aspetti per darvi modo di poter fornire una corretta informazione sulla vicenda.

Le attività contestate, riguardano la versione del sistema utilizzata sino al 2018.  Successivamente alla verifica la nostra Azienda ha immediatamente adottato le misure necessarie affinchè il sistema TuPassi rispondesse pienamente alle Direttive del Garante.

Dal 2019 il sistema conserva i dati personali dell’utente prenotato sul server della struttura che utilizza TuPassi  per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati.

L’utente che accede al nostro sistema per la prima volta, dopo aver effettuato la registrazione e approvato la nostra informativa della privacy, per poter effettuare una prenotazione online su uno dei servizi delle Aziende presenti sul portale TuPassi, è necessario che dia il consenso, se rifiuta può recarsi all’ufficio di suo interesse prenotando dal totem ma solo in giornata a seconda delle disponibilità.

I dati raccolti in fase di prenotazione sono usati esclusivamente ai fini della prenotazione. La richiesta di identificazione dell’utente garantisce all’Azienda che espone sulla piattaforma TuPassi la possibilità di interagire con l’utente per eventuali comunicazioni (spostamento app/to, cancellazione, eventuali comunicazioni aggiuntive).

 Confidando che questa nostra comunicazione possa essere da voi pubblicata dandoci la possibilità di poter far sentire anche la nostra voce, colgo l’occasione per inviarvi i miei più.

Cordiali saluti

Zona gialla, Pregliasco: “Non è un liberi tutti”

L’Italia da oggi è quasi tutta in zona gialla a eccezione di cinque Regioni. “Non deve essere un ‘liberi tutti”, dice all’Adnkronos Salute il virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, ma vediamolo come una promozione meritata per lo sforzo pesante fatto anche dalle categorie che soffrono di più. Insomma che non sia festa “da ultimo giorno di scuola’, perché c’è ancora molto da fare” nella lotta al virus.

Quanto all’andamento dell’epidemia, Pregliasco sottolinea come “siamo in una situazione abbastanza buona, ormai da 5 giorni calano i pazienti ricoverati nei reparti ordinari e nelle terapie intensive, cala poco ancora la mortalità, ma questo è purtroppo l’ultimo parametro che si muove, di sicuro però – osserva – c’è ancora una presenza del virus, quindi bisogna tenere altissima l’attenzione per evitare che possano verificarsi situazioni come nel resto d’Europa, dove le cose non vanno affatto bene”, conclude.

Un Fico vale più di un Conte

La scelta del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di dare un incarico esplorativo al presidente della Camera, Roberto Fico, ha un preciso valore politico.

Il capo dello Stato, in sostanza, ha già registrato che le forze politiche che hanno sostenuto sino a qualche settimana fa il governo di Giuseppe Conte sono concordi su un fatto preciso: il rifiuto di nuove elezioni anticipate e la volontà di proseguire nell’esperienza di governo giallorosso.

Questo dato di fatto non è secondario, perché fa rientrare a pieno titolo anche la pattuglia di Matteo Renzi all’interno della maggioranza, insieme al nuovo gruppo parlamentare dei responsabili e degli europeisti.

L’ex sindaco di Firenze sta giocando tutte le sue carte, forte della consapevolezza di essere indispensabile alla creazione di una maggioranza stabile a supporto del nuovo Governo.

E dopo aver intascato la prima mano nel rientrare a pieno titolo nella maggioranza, Renzi gioca adesso la seconda mano per un nuovo presidente del Consiglio: in tal modo si consumerebbe la sua vendetta politica nei riguardi di Giuseppe Conte, reo di non aver mai valutato le proposte che provenivano dal partito Italia Viva.

Riuscirà il politico fiorentino in questo suo nuovo tentativo di destabilizzare la maggioranza giallorossa? L’asso nella sua manica è costituito proprio da Roberto Fico. Quest’ultimo, si sa, è molto vicino al Partito Democratico e, sin dall’accordo tra M5S e Lega, aveva esplicitato chiaramente tutta la sua contrarietà verso questo tipo di maggioranza.

Ecco che allora l’incarico esplorativo al presidente della Camera dei deputati potrebbe trasformarsi in una investitura a pieno titolo per la formazione di un nuovo Governo e, dunque, la sua missione si trasformerebbe da esplorativa a politica. Un Fico vale più di un Conte!

Certo, si tratta di un’operazione politica non facile, ma nemmeno impossibile. A favore di Renzi gioca un fattore non secondario: la contrarietà non solo del M5S e dello stesso PD ad elezioni anticipate, ma anche della stragrande maggioranza dei parlamentari di entrambi gli schieramenti politici.

In più, dalle dichiarazioni del Capo dello Stato è emersa chiaramente la necessità di dare al più presto un Governo stabile al nostro Paese, al fine di poter affrontare con pieni poteri la crisi sanitaria, sociale ed economica. E non di meno per utilizzare i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea.

La strategia renziana potrebbe riuscire proprio in virtù di queste considerazioni non secondarie e darebbe maggiore visibilità politica e di potere alla piccola pattuglia di Italia Viva.

Ma, al contempo, nel Partito Democratico non mancano sotterfugi e strategie per mettere in crisi questi tentativi e guadagnare la pole position per Palazzo Chigi.

In panchina Dario Franceschini sta già scaldando i muscoli e, da buon doroteo con la vocazione a sinistra, aspetta che falliscano i vari tentativi per poi uscire dal suo guscio di cristallo.

Probabilmente questo è anche il volere di Matteo Renzi che in questo modo indebolirebbe ancor di più il M5S a suo vantaggio.

Certo, la crisi ancora non si stabilizza e nei prossimi giorni verranno a galla tutti i tatticismi dei tre partiti che compongono l’attuale maggioranza.

Il lavoro che ci attende, ovvero Mattarella e il signor futuro.

Approfitto delle recenti sollecitazioni che Ignesti e Merlo hanno rivolto  da queste colonne digitali  al  PD , chiamato urgentemente a  “…rigenerare la sua cultura politica”, su cui si è soffermato anche Moriconi. Quest’ultimo appellandosi anche al “Costruire” di Mattarella.
Non sono il solo che si aggrappa a Giorgio Gaber e si interroga sulla vera  natura spaziale  degli attuali schieramenti politici. Alcune mie divagazioni sono arrivate sino alla provocazione circa l’esigenza di abbandonare le  storiche categorie politiche orizzontali di destra, centro,  sinistra, che ci hanno fatto compagnia per anni e anni. Dal momento  che oggi hanno perso di significato sociologico, culturale e dunque politico.
Andiamo a noi.
I dizionari suggeriscono e gli studiosi confermano, che rigenerare è  un verbo che indica un voler  raschiare  sino in fondo le  radici per farne nascere di nuove, con le stesse caratteristiche. Vuol dire recuperare, ricostituire, fare rinascere qualcosa che è già esistito.
Più  morbido, anche se più impegnativo, è invece il  “costruire“ di Mattarella.
Che presuppone una base, un sostegno, dei mattoni messi insieme, dei muratori.
E che presuppone dei costruttori.
Cosi come esiste una differenza abissale tra costruire ed edificare. Quest’ultimo, come ha tentato di spiegare lo scrittore Maurizio Maggiani sul “Robinson”  di Repubblica , prendendo  le distanze e criticando il “costruire“ di Mattarella, è un verbo molto più impegnativo e più vicino alla spiritualità e alla religione, che alle idee  politiche.
Ma ritorniamo a Ignesti.
Che difficilmente si smentisce.
Quando scrive, tocca infatti  le corde più profonde della democrazia rappresentativa e della nostra Costituzione: centralità e qualità del partito politico,  partecipazione, rappresentatività, Padri costituenti, diritti umani, ecc.
Ora non disdegna  di sollecitare una certa opera di ri-costruzione del partito politico: “…che si può solo, anzi si deve, iniziare, ché è impresa di carattere culturale e, perché tale, richiederà tante energie e per una lunga stagione”.
Un paziente e lungo  lavoro di RI-Costruzione…di carattere culturale” dunque, “…e per una lunga stagione”.  Cosi  definisce il lavoro da fare. Prendendo apparentemente,  ma  solo apparentemente,  le distanze da Mattarella, che, com’è noto, nel suo discorso di fine anno ha eliminato il prefisso di Ignesti che distraeva e confondeva.
E che indica duplicazione e ripetizione: un costruire una seconda volta, un costruire di nuovo una cosa vecchia e già vista, un riproporre qualcosa.
Mattarella ha invece parlato di un lavoro di Costruzione e di Costruttori. Intendendo, forse – cosi l’ho voluto leggere – un ĺavoro ex novo da inventare pur avendo il partito politico come riferimento. Con nuovi progetti. Nuove idee. Insomma con una “nuova linea culturale”.
Un  lavoro che comunque va fatto insieme ad altri e in  compagnia di altri : quando si costruisce non si costruisce mai da soli! Ed è  stato proprio Ignesti che si è interrogato sulla necessità (e urgenza) del Pd, e non solo del Pd,  di individuare una sua “linea culturale” dal momento che non la vede da nessuna parte. E quando la vede, la  vede solo come una illusione mitologica inesistente: quella del capro con le sembianze del cervo, di un “…ircocervo”.
Un lavoro di lungo periodo, quindi, da  avviare però  al più presto. Una inderogabile  necessità di natura cultural-politica, che Ignesti estende a tutti i  partiti dei nostri giorni, dal momento che nota in loro  una irresponsabile  leggerezza e superficialità,  come si è  visto – ricorda – con la  “folle” riduzione del numero dei parlamentari. Come non dargli ragione!
Ho solo una piccola osservazione da fare sulla sua Ri-costruzione. Non è stato secondo me un caso, infatti,  che Mattarella abbia parlato di Costruttori e non di Ri-costruttori. Un sostantivo, quello di Mattarella,  equivocato. E  dalla grande stampa inserito  nelle difficoltà politiche del presente, e nel contesto pandemico. Semplificato e fatto atterrare sulle precipitose intenzioni separatiste di Renzi.
Puo darsi. Nel mentre se collocato all’interno del suo intero discorso: il valore centrale della scienza e della ricerca scientifica e tecnologica, la perdita dei posti di lavoro e la mancanza di lavoro, soprattutto quello giovanile,  il clima, ecc. poteva indicare anche  qualcosa di più profondo, di più lontano, di più indispensabile : “…ora dobbiamo preparare il futuro; non viviamo una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori…I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo…per porre le basi di una nuova stagione…”.
Parole pesanti che guardavano al domani della postpandemia   e non al pur tragico oggi.  Che spingevano alla progettazione di una ” nuova stagione”  del dopodomani, e non a quella del Conti 2,3, 4 ecc.  E vorrei credere che c’entrassero poco anche con  la guasconata di Renzi. Ma il  vero significato, e a cosa pensasse Mattarella con queste parole,  nessuno lo ha ancora spiegato per bene. Rispetto ai tempi che viviamo e nell’ottica di una globalizzazione  incipiente. Con la Cina e la Russia alle porte, con il digitale, i robot  e la disoccupazione crescente, con il clima scassato con cui da tempo conviviamo, con le povertà in salita, con ondate incredibili di emigrazioni e con i 400 milioni di poveri denutriti dell’Africa Sub-sahariana,  e con  il proporsi di regimi autoritari mascherati da fittizi e necessari presidenzialismi, in  una democrazia presa in giro  perché  nelle mani di un “leader carismatico” senza più partito alle spalle, in una democrazia iperpersonalizzata  grazie ai media e ai social, ebbene  questa vera e propria rivoluzione  che ci trova “…tutti sulla stessa barca”, e che trova una Europa divisa e ancora lontana da una sua auspicata unità politica,  necessita proprio e solo di pazienti costruttori. Di intelligenti costruttori. Di postideologici costruttori. Di lungimiranti costruttori muniti di telescopi.
Di fronte a questi cambiamenti impensabili sino a venti-trenta anni fa, rimango in fiduciosa attesa di qualcuno che mi spieghi bene le categorie politiche e sociali, nonché necessariamente  culturali, che ci dovranno aiutare per affrontare questo signor Futuro.

L’Alleanza per il Progresso compie 60 anni

Articolo pubblicato sulle pagine dell’Osservatore Romano a firma di Cosimo Graziani

Quest’anno cade il sessantesimo anniversario del programma di aiuti passato alla storia come “Alleanza per il Progresso”. Questo programma fu annunciato dal primo presidente cattolico degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, durante una conferenza il 13 marzo 1961, tenutasi davanti a tutti gli ambasciatori latinoamericani nel Paese, e venne adottato nell’agosto dello stesso anno da tutti i Paesi membri dell’Organizzazione degli Stati Americani con la Conferenza a Punta del Oeste, in Uruguay.

Durante il suo lancio, Kennedy lo definì «un vasto sforzo di cooperazione, impareggiabile per dimensioni e nobiltà degli obiettivi per soddisfare i bisogni primari dei popoli americani». Nello stesso discorso, Kennedy dichiarò quali fossero i pilastri del progetto, che lui stesso definì «audace»: casa, lavoro, terra e salute, che vennero ripetute in spagnolo per sottolineare l’impegno non solo finanziario, ma soprattutto ideologico, che gli Stati Uniti si stavano addossando.

Il programma, che a molti politici e intellettuali sembrò una nuova versione del Piano Marshall, era formato da dieci punti, di cui i più importanti erano la creazione di un fondo per lo sviluppo sociale dei Paesi aderenti, la stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e lo sviluppo di un mercato comune in Sud America. Ma soprattutto si prometteva di attuare la riforma agraria in tutti i Paesi latinoamericani.

L’Alleanza per il Progresso, rispondeva non solo agli obiettivi ideologici della presidenza Kennedy, ma aveva anche un ruolo all’interno della Guerra Fredda: mantenere fuori dall’emisfero occidentale il pericolo sovietico dopo la rivoluzione cubana.

I critici di questa iniziativa sono stati molti, tra i quali lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, che nel suo famoso libro Le vene aperte del Sud America denuncia che l’idealismo statunitense alla base dell’iniziativa fosse in realtà un pretesto per coprire obiettivi capitalistici; e il professor Morris H. Morley, che nel suo Imperial State and Revolution-The United States and Cuba, 1952-1986, ha evidenziato che buona parte dei finanziamenti in realtà non fossero destinati al sociale bensì alla costruzione di apparati militari nei Paesi dell’iniziativa.

Come sessant’anni fa, anche oggi gli Stati Uniti sono pronti a investire in America Latina. In particolare, scrive «The Economist», in Guatemala, Honduras ed El Salvador. Secondo «The Economist», Joe Biden sarebbe pronto ad investire circa un miliardo di dollari per migliorare la governance dei tre Paesi e ridurne la corruzione. Queste misure farebbero parte di un progetto più ampio che mira ad abrogare le misure antimmigrazione volute da Trump, che stipulò un accordo che permetteva il rimpatrio degli immigrati da questi tre Paesi. Lo strumento può sembrare vecchio e obsoleto, ma se gli Stati Uniti vogliono riguadagnare la loro autorità morale, devono guardare al passato e prendersi cura dei Paesi vicini.

Smog: le città sono fuorilegge. Solo 32,8 mq di verde a testa.

Con l’Italia che dispone di appena 32,8 metri quadrati di verde urbano per abitante è strategico puntare su un grande piano di riqualificazione urbana di parchi e giardini che migliori la qualità dell’aria e della vita della popolazione. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat in riferimento all’ultimo Rapporto annuale “Mal’aria di citta’ 2021” di Legambiente secondo il quale nel 2020 sono stati 35 i capoluoghi di provincia fuorilegge per polveri sottili Pm10.

L’inquinamento dell’aria è considerato dal 47% degli italiani la prima emergenza ambientale secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ e bisogna quindi intervenire in modo strutturale ripensando lo sviluppo delle città e favorendo la diffusione del verde pubblico e privato con le essenze più adatte alle condizioni climatiche e ambientali dei singoli territori. L’obiettivo – precisa la Coldiretti – è quello di creare vere e proprie oasi mangia smog nelle città dove respirare aria pulita grazie alla scelta degli alberi più efficaci nel catturare i gas ad effetto serra e bloccare le pericolose polveri sottili.

A provocare lo smog nelle città – continua la Coldiretti – è l’effetto combinato dei cambiamenti climatici, del traffico e della ridotta disponibilità di spazi verdi con la situazione che peggiora nelle metropoli dove i valori vanno dai 6,3 di Genova ai 16,5 a Roma, dai 18,1 di Milano ai 22,6 di Torino fino ai 22 metri quadrati a Bologna. Ancora troppo poco considerato che una pianta adulta – precisa Coldiretti – è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno.

Il ripopolamento arboreo di parchi e giardini è – sottolinea la Coldiretti – la chiave di volta ambientale di una cintura verde che colleghi il centro delle città con le periferie e raggiunga sistemi agricoli di pianura con il vasto e straordinario patrimonio boschivo presente nelle aree naturali grazie al progetto “Bosco vivo e foreste urbane”, piantando con le risorse del Recovery Plan  50 milioni di alberi nell’arco dei prossimi cinque anni e sostenendo due settori chiave per l’Italia come il florovivaismo che conta 27 mila aziende e 200 mila occupati e quello forestale con 5.685 imprese con 7.349 addetti.

Luna Rossa in finale di Prada Cup

Luna Rossa in finale di Prada Cup. L’AC75 di Patrizio Bertelli conquista Race 3 e Race 4 contro American Magic, spazzando via gli statunitensi con un netto 4-0. In finale la barca italiana sfidera’ Team Ineos Uk a partire dal 13 febbraio. Si tratta della quinta finale di Prada Cup (prima Vuitton Cup) per l’Italia dopo quelle raggiunte da Il Moro (1992) e dalla stessa Luna Rossa (2000, 2007, 2013).

Ad Auckland, lo scafo di Spithill ha dominato nonostante le condizioni decisamente difficili, con un vento meno intenso (11-14 nodi da Nord-Est). Decisive anche una volte le partenze al limite della perfezione, con Race 3 chiusa con 35″ di vantaggio e Race 4 con un gap di quasi 4′, anche a causa di un problema tecnico accusato da American Magic.

Covid: c’è un cambio di passo sugli anticorpi monoclonali

Assorted pills

Ho visto un cambio di marcia nella gestione della questione anticorpi monoclonali” contro Covid-19. E’ la visione di Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, e docente nello stesso Ateneo. “Credo che il presidente dell’Aifa”, l’agenzia italiana del farmaco, “Giorgio Palù, abbia dedicato maggior attenzione e impresso un’accelerata. E almeno per quanto riguarda le sperimentazioni credo sia stata data una definitiva scelta di farle. Dopo i risultati che ci sono stati proprio con la formulazione di Eli Lilly sarebbe stato singolare che permanesse ancora una chiusura”.

“Io vedo un cambio di direzione”, spiega all’Adnkronos Salute l’esperto che da tempo è fra gli scienziati che auspicano impegno nell’esplorare le potenzialità di questa eventuale arma contro Covid. “Resta un po’ da spiegare perché c’era stata questa chiusura iniziale. Anche l’Italia è in ballo. C’è un monoclonale italiano e ci sono altri studi in corso un po’ più indietro. Anche l’università di Tor Vergata ci sta lavorando. E sarebbe un peccato perdere queste opportunità che potrebbero essere offerte dalla scienza”.

Non solo vaccini, quindi. “Negli Usa la Fda aveva dato via libera all’uso sperimentale degli anticorpi monoclonali dai primi di dicembre e so che giorno dopo giorno, da quello che mi dicono i colleghi, sta andando bene e, come peraltro venuto fuori anche dalla sperimentazione Eli Lilly, c’è una notevole efficacia degli anticorpi, sia quando utilizzati precocemente in terapia sia utilizzati in profilassi. Avere anticorpi vuol dire anche essere nella stessa condizione di un vaccinato. L’Aifa non ha aperto a questo uso. Il rapporto costo-beneficio non è migliore del vaccino, ma va detto che due giorni di ricovero evitati ripagano il costo dell’anticorpo”.

Conte a fine corsa. Fico è solo un esploratore?

A parlare di elezioni anticipate sono rimasti Enrico Letta e Alessandro Di Battista, Nemmeno il centrodestra insiste, salvo concedere alla Meloni il diritto di evocarne la bellezza. L’inizitiva di Mattarella, con l’affidamento di un incarico esplorativo al Presidente della Camera, Roberto Fico, rimette al centro del confronto l’esigenza di assicurare al Paese un governo suffragato da una maggioranza ben identicabile. Per questo, esaurite le manovre con i “responsabili” e la fatwa contro Renzi, occorre verificare se è realistica la ricomposizione del fronte giallorosso. I tempi stringono.

Conte ha sbagliato a traccheggiare a lungo, come pure il Pd a fargli da mosca cocchiera in uno slancio di ingraismo tardivo, dove ancora s’indovina, nel modello d’azione degli ex giovani comunisti, la fantastica miscela di movimentismo ed egemonismo. È sembrato perciò che in nome dell’interesse generale ci fosse un disegno di astuzia partigiana e quindi il tentativo di sfruttare la popolarità del Presidente del Consiglio, con in più la speranzosa concitazione di un ritorno alla sinistra tutta intera e tutta allegra, bella da vedere attraverso il velame di sogni identitari.

Conte ha sbagliato e ora si ritrova a corto di politica, senza una proposta convincente. È lui il leader della riconciliazione, capace cioè d’infrenare la spinta di un Renzi che mostra perlomeno, nella polemica serrata anti contiana, di seguire un lucido disegno? La Ghisleri notava ieri sera che il consenso attorno all’ex sindaco di Firenze, tornato in qualche modo a fare il mestiere del rottamatore, ha ripreso livememente a crescere. Certo, anche per il capo di Italia Viva è difficile sfuggire alla morsa della responsabilità, e dunque all’imperativo di tradurre in una soluzione positiva la tumultuosa offensiva sul governo.

Il quesito più semplice è capire se l’accordo può passare attraverso il reincarico a Conte, per addivenire a una rinnovata collaborazione tra tutte le componenti della precedente maggioranza (emulsionata dal prezioso contributo degli europeisti di Riccardo Conte, il Sivori dello squadrone giallorosso). In realtà, l’indebolimento dell’avvocato del popolo è tangibile. Il nuovo corso della politica americana fa intendere che “Giuseppi” non è più essenziale. Dalle stanze del Vaticano non parte alcun messaggio di attenzione, né di garbata solidarietà. La Confindustria e i sindacati guardano già avanti, anzi guardano altrove. Siamo probabilmente ai titoli di coda di un film che a riguardo non conosce un lieto fine.

Bisogna stare in allerta, Fico non è solo un esploratore.

Crisi di governo (e di identità politiche)

Nei sistemi democratici classici ogni partito che non voglia restare bloccato ad vitam aeternam al 2% dei voti ha il problema non semplice di essere “di parte” ma anche – al contempo – di rappresentare un interesse generale che serve a legittimarlo come forza di governo dell’intero Paese. Questo naturalmente in teoria: la pratica spesso è tutt’altra realtà.

Nel momento in cui aspirano a governare, centrodestra e centrosinistra devono avere una visione generale del Paese, una “narrative” dal forte richiamo simbolico. La Sinistra è tradizionalmente attenta a una società più equa nella distribuzione delle risorse (e nel contrasto agli effetti distorsivi prodotti dalla pandemia) con un minore livello di conflittualità. La Destra è tradizionalmente attenta allo Stato come garante (“law and order” di non trumpiana memoria) del necessario interesse generale.

In questo mix di atteggiamenti diversi si situa l’identità dei due attori della competizione politica democratica. Ora, il fatto centrale accaduto in Italia è il progressivo abbandono delle rispettive identità storiche da parte delle forze politiche. Da tempo, infatti, la Sinistra ha smesso i panni di protettrice del lavoro dipendente. Ha accettato la proliferazione di forme di lavoro sempre più deboli e precarie. Allo stesso modo, ha accettato che l’istruzione (già derisa dal dibattito sui “banchi a rotelle” e sulla Dad) abbandonasse la centralità del merito e del bisogno. Naturalmente non è solo Letizia Moratti a ipotizzare prestazioni sanitarie “differenziate” tra le regioni italiane (basate sul Pil e sulla ricchezza). Ancora, la Sinistra sembra aver deposto qualunque atteggiamento critico nei confronti del cosiddetto establishment. Anzi, quest’ultimo viene spesso visto e considerato da buona parte della Sinistra come il proprio “editore di riferimento”. L’ingegnere Carlo De Benedetti ha giustificato la nascita del quotidiano Domani con un presunto “deficit di informazione a Sinistra”. Qualche domanda bisognerebbe anche porsela.  

Non meno evidente è, da parte della Destra, l’abbandono del cosiddetto “senso dello Stato”. Durante i 365 giorni trascorsi dalla prima manifestazione pubblica del Covid in Italia (è di un anno fa il ricovero della coppia cinese allo Spallanzani) soprattutto sui giornali della Destra si è notato un continuo dileggio a prescindere, nei confronti di qualsiasi disposizione proveniente dalle autorità. Quasi un invito, più o meno esplicito, a una disobbedienza da Dpcm. Non è un fenomeno isolato. E’ piuttosto la prosecuzione di un ribellismo che cerca di far leva sui danni prodotti dalla pandemia a determinate categorie sociali (ristori) e in vista di questo fine si incoraggiano forme di elusione fiscale soft e aggiramento di divieti e restrizioni. In questo scenario, la Destra evidenzia un concreto disinteresse per rimediare all’inefficienza della pubblica amministrazione, nel tentativo di sanzionare soprusi e scorrettezze. Lo stesso disinteresse manifestato per i tanti fenomeni (piccoli e grandi) di disgregazione del tessuto sociale, di frantumazione dell’unità del Paese. Per i tanti localismi, ad esempio sui “furbetti” nella campagna di vaccinazione nazionale. 

Dalla perdita (o comunque dall’abbandono) delle rispettive identità storiche nasce in gran parte il vuoto pneumatico in cui si dibatte la vita politica nazionale. Da qui infatti il suo carattere sempre più casuale e occasionale, la sostanziale insensatezza dei suoi dibattiti, dettati solo dall’attualità più immediata e stringente, perciò destinati a esaurirsi in pochi giorni. Dibattiti che non hanno mai al centro nessuna delle grandi questioni vitali del Paese (ad esempio come “gestire” i 209 miliardi del Recovery Fund) e nessuna prospettiva di lungo periodo. Da qui anche il carattere del tutto nomade della affiliazione politica, come stiamo vedendo durante l’ultima crisi di governo. Il tutto in una atmosfera di totale improvvisazione, dilettantismo politico e miseria culturale. 

Mentre scriviamo, non sappiamo come si concluderà la triste vicenda della crisi di governo. Registriamo le parole – di grande equilibrio e saggezza – del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine del primo giro di consultazioni. “È doveroso dar vita presto a un governo, con adeguato sostegno parlamentare, per non lasciare il nostro Paese esposto all’emergenza sanitaria, sociale ed economica in questo momento così decisivo per la sua sorte”.

Costruire su nuove basi il mondo dei prossimi tempi

La radice di ogni cambiamento è il cuore, da dove derivano bene e male, vita o morte. Questa verità carica di sapienza la troviamo nel Siracide del Vecchio Testamento. Mi ha impressionato come così semplicemente si possano descrivere grandi verità che riguardano la esperienza concreta degli uomini di ogni generazione, fino ai nostri giorni.

I versi sacri, riferendosi al nostro cuore umano, organo fisiologico del nostro corpo, si riferiscono al cuore come realtà che designa ogni persona nell’unita della sua coscienza, della sua intelligenza, della sua libertà, della sua interiorità, della sua capacità di pensiero. Dunque un ‘cuore’ libero, sostenuto da queste innegabili qualità basiche, non può che spingerci a fare bene nelle varie nostre attività quotidiane.

Ma la vita tumultuosa moderna, non ci da il sufficiente tempo e il distacco necessario per la profondità da raggiungere con il pensiero, cosicché la ricerca di interiorità tanto decisiva per lo sviluppo della sensibilità che tiene sveglia la coscienza, ci può facilmente allontanare dalla spiritualità per prendersi cura di noi stessi e degli altri della nostra Comunità; di guardare alla sacralità del Creato come bene a noi affidato, di dare un senso alla storia di ogni generazione. Possiamo allora dire, che questo è il tempo di un cambiamento carico di incognite, che può soffocare la ricerca delle virtù che si ottengono attraverso la collaborazione intensa tra persone, sostenute dai principi di solidarietà ed orientata a ottenere avanzamenti in ogni ambito per lo sviluppo delle persone.

L’idea che la comunità progredisca attraverso l’impegnò di tutti e redistribuendo a ciascuno i benefici giusti, è osteggiata dai nuovi poteri. Si contrappone e prende spazio in questi tempi, la ricerca delle libertà individuali senza alcun limite, ed avviene in concomitanza dello sviluppo della tecnica dominata da un sistema capitalistico non più fondato sull’impresa industriale comunque legata ad altri soggetti sociali ed istituzionale e che spesso si è mostrata come comunità per coloro che a vario titolo hanno compiti necessari per il suo sviluppo.

Un capitalismo freddo e privo di relazione, che attraverso le tecnologie digitali mobilita servizi nel nuovo mercato, che dallo spazio guadagnato nella platea sconfinata globale ottiene guadagni stratosferici mai raggiunti nella storia, utili per dominare la finanza, la politica ed oramai anche le abitudini e le scelte delle persone avendo a disposizione i mezzi potentissimi della dominante diffusione della informazione e della cultura. Si può dire senza smentita, che l’umanità in assenza di correttivi operanti su scala globale, corre rischi gravi sia riguardo la propria identità, che per la perdita di orizzonti di Democrazia partecipata, sinora garantita dall’equilibrio di potere raggiunto generalmente nel XX secolo.

Qualora questi principi fondanti della Democrazia conosciuta sinora operante nella dimensione nazionale vengono posti sotto assedio da poteri privati non responsabili, vengono dissipati i patrimoni di libertà e di protagonismo collettivi, per fare largo a diritti individuali slegati da ogni responsabilità di convivenza collettiva, che conducono alla disumanizzazione ed alla crescita di poteri oscuri.

Ecco allora che questo è il tempo di Costruire su nuove basi il mondo dei prossimi tempi, aggrappandoci alla radice di ogni cambiamento: il nostro cuore. Un ‘cuore’ che spinge a guardare dentro di noi ed alla vocazione che abbiamo come persone nate per tramandare la vita e sapienza che sviluppa la persona nella sua interezza. Un cuore sensibile alla libertà ed al benessere di tutti come condizione per la pace e lo sviluppo integrale della persona strettamente integrata nella sua Comunità.

Il centro come luogo ideate dei moderati

Proprio perché non ci manca il tempo e non per desiderio polemico intervengo sull’argomento. Il centro a mio parere rappresenta il luogo ideate dei moderati . In passato questo luogo ideale era occupato dalla DC e aveva una naturale e logica ispirazione cattolica. Al suo interno sin da subito erano presenti divisioni dettate da propensioni a governare parte con la sinistra e parte con la dx democratica. Ricordiamoci che la DC scelse governi di coalizione sempre anche quando aveva il numero per governare da sola.

Certo, fu aiutata dalla situazione internazionale che non consentiva la partecipazione del PCI al governo della Nazione. Questo impedì un utile avvicendamento nelle responsabilità di governo. Oggi purtroppo le iniziative politiche nel mondo non sono più dettate da formazioni su spinte ideologiche ma da forme esteriori personalistiche dettate da interessi meno stratificati. Oggi esistono mezzi di informazione che formano pensiero, ideali ed atteggiamenti non sempre logici.

Il centro quindi è diventato in politica un sito residuale e questo preoccupa tutte le persone che hanno vissuto la politica nei tempi passati. Cosa fare quindi? lo continuo a pensare che una larga parte di Italiani rimpiangono la politica della prima Repubblica. Almeno quelli che l’hanno vissuta dovrebbero raccontarla senza barare ai giovani quale alternativa a questo illogico comportamento della attuale dirigenza del Paese. Non servirà a nulla? Pazienza.

Una ultima nota . Per chi vedeva in Berlusconi il  male assoluto. Era certo in pessimo esempio nei suoi comportamenti esecrabili, ma una certa logica nelle posizioni politiche esisteva. Meglio un centro sinistra se il centro in esso presente fosse riuscito a moderare la parte che ambiva a governare a tutti costi. Oggi peggio di Conte esiste solo Arcuri e Casalino. Qui mi fermo Sarebbe bello però poterne parlare apertamente ,anche vivacemente come eravamo soliti fare, perché forse ci consentirebbe di essere più sereni.

Rapporti fra etica e politica

“Non mi considero né ateo né agnostico. Come uomo di ragione, non di fede, so di essere immerso nel mistero che la ragione non riesce a penetrare sino in fondo e che le varie religioni interpretano in vari modi”.

Norberto Bobbio è un uomo religioso, nonostante sostenga di fermarsi e di non procedere oltre. La sua e’ una visione che supera il famoso contrasto Simmaco-Sant’Ambrogio del IV secolo d. C e ci consegna un bellissimo dialogo con il Mistero. Quel Mistero che a noi cristiani ci è stato rivelato da Gesù Cristo.

Eppure anche noi, nuovi Tommaso pretendiamo il segno dei chiodi nelle mani e nei piedi del Risorto, vogliamo vedere. Ma in quello squarcio meraviglioso fra l’uomo che aspetta e il Dio della Resurrezione che invita Tommaso (cioè ciascuno di noi) a mettere il dito nel segno dei chiodi delle mani, dei piedi e del costato, c’è tutto quell’immenso amore che unisce la nostra povertà e fragilità finita alla Gloria che San Paolo ci prefigura: “ ora vediamo come in uno specchio ma poi lo vedremo così come egli è “(1 Corinzi).

Allora il tema sempre aperto dei rapporti fra etica e politica ci invita a una profonda riflessione. Il progresso dell’uomo nella scienza e nella tecnica dovrebbe essere accompagnato da una parallela evoluzione etica che riconosce, ad ogni epoca, quei valori che stanno alla base della nostra presenza nel mondo. Noi nasciamo per un atto d’amore fra un uomo e una donna: questo è il messaggio biologico, fisiologico, anatomico, umano e religioso che ci racchiude e siamo già, anche se non ancora, presenti come progetto in quel primo istante del concepimento.

La scienza dice che nel nostro DNA sono contenute le tracce di quel concepimento e le sue orme, pur restando invisibili, agiscono nel nostro futuro relazionale. L’uomo è alla continua ricerca delle proprie orme e si chiede, sempre, in ogni epoca, da dove veniamo, chi siamo e dove siamo diretti: le persone che ci hanno preceduto nella storia ci danno risposte differenti e contraddittorie. Per noi pensanti credenti nel Cristo risorto dai morti c’è una sola risposta alle inquietudini dell’uomo antico e moderno, quella che espresse Sant’Agostino: “Tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Chi può dire di non sentire questa misteriosa inquietudine? È la confessione di sant’Agostino che, dopo un’adolescenza e una giovinezza tormentata dalla passione per la verità, trova veramente Dio.

È nella Lettera enciclica Veritatis splendor di San Giovanni Paolo Il: «Non si dà morale senza libertà […]. Se esiste il diritto di essere rispettati nel proprio cammino di ricerca della verità, esiste ancora prima l’obbligo morale grave per ciascuno di cercare la verità e di aderirvi una volta conosciuta».

La Cina avverte che l’indipendenza di Taiwan “significa guerra”

“Stiamo seriamente dicendo a quelle forze indipendentiste di Taiwan: coloro che giocano con il fuoco si bruceranno e l’indipendenza di Taiwan significa guerra”, ha detto il portavoce del ministero della Difesa cinese Wu Qian in una conferenza stampa giovedì.

Ha anche difeso le recenti attività militari della Cina, dicendo che sono “azioni necessarie per affrontare l’attuale situazione della sicurezza nello Stretto di Taiwan e per salvaguardare la sovranità e la sicurezza nazionale”.

L’avvertimento arriva giorni dopo che la Cina ha intensificato le sue attività militari vicino all’isola e dopo l’intervento del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden che ha riaffermato il suo impegno per Taiwan.

Per la Cina minacciare la guerra non è una consuetudine, non è una nazione con una storia di scontri militari o di spedizione fuori dai suoi confini, tranne quando si tratta di Taiwan. 

L’odierna Taiwan è il risultato di una guerra civile.

Sotto la guida di Xi Jinping, la Cina ha ripetutamente affermato che avrebbe usato la forza militare per impedire qualsiasi movimento verso l’indipendenza formale da parte di quella che considera una provincia rinnegata.

Lo status di Taiwan è una linea rossa per Pechino, una parte di ciò che considera la sua irreprensibile integrità territoriale.

Un nuovo record per la dieta mediterranea

In netta controtendenza con il crollo del commercio estero, la pandemia spinge la domanda dei prodotti base della dieta mediterranea Made in Italy nel mondo dove nel 2020 si registra un valore record nelle esportazioni con un aumento medio del 9%, dalla frutta alla verdura, dalla pasta all’extravergine fino alle conserve di pomodoro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi dieci mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’ emergenza sanitaria Covid ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere. Ad essere avvantaggiate sono state nell’ordine le esportazioni nazionali di conserve di pomodoro (+17%), pasta (+16%), olio di oliva (+5%) e frutta e verdura (+5%) che hanno raggiunto in valore il massimo di sempre, secondo l’analisi della Coldiretti.

Un tendenza favorita anche dal ritorno in tutti continenti alla preparazione casalinga dei pasti anche per effetto del lockdown diffuso della ristorazione, con la cucina italiana che si conferma come la più apprezzata dentro e fuori le mura domestiche. Insieme al boom dei prodotti – precisa la Coldiretti – si assiste infatti anche alla proliferazione di pubblicazioni, blog e programmi televisivi con i consigli e ricette tipiche del Belpaese.

Un risultato importante che giunge nell’anniversario a 10 anni dall’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco avvenuta il 17 novembre 2010. Il suo apprezzamento mondiale si deve agli studi dello scienziato americano Ancel Keys che per primo ne ha evidenziato gli effetti benefici dopo aver vissuto per oltre 40 anni ad Acciaroli in provincia di Salerno.

Un riconoscimento confermato dal fatto che la Dieta Mediterranea si è anche classificata come migliore dieta al mondo del 2020 davanti alla dash e alla flexariana, sulla base del best diets ranking elaborato dal media statunitense U.S. News & World’s Report’s, noto a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori. La dieta mediterranea – spiega la Coldiretti – ha vinto la sfida grazie agli effetti positivi sulla longevità e ai benefici per la salute, tra cui perdita e controllo del peso, salute del cuore e del sistema nervoso, prevenzione del cancro e delle malattie croniche, prevenzione e controllo del diabete.

Un tesoro del Made in Italy che ha consentito all’Italia – conclude la Coldiretti – di conquistare il record di longevità in Europa con la speranza di vita alla nascita che raggiunge il massimo storico di 82,3 anni con 80,9 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne con ben 14.456 ultracentenari a livello nazionale.

PA: firmato DM di proroga al 30 aprile del lavoro agile semplificato

Firmato dal Ministro per la pubblica amministrazione il decreto 20 gennaio 2021, che proroga al 30 aprile 2021 le modalità organizzative, i criteri e principi in materia di flessibilità del lavoro pubblico e di lavoro agile stabiliti dal decreto ministeriale 19 ottobre 2020, allineandone la validità alla durata dello stato d’emergenza.

Versione testuale del documento

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione

VISTA la legge 23 agosto 1988, n. 400 recante la “Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri” e successive modificazioni e integrazioni;

VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante “Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59” e successive modificazioni e integrazioni;

VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 settembre 2019 che dispone la delega di funzioni al Ministro per la pubblica amministrazione On. Fabiana Dadone;

VISTA la legge 22 maggio 2017, n. 81, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”;

VISTO il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 e, in particolare, l’articolo 87, recante misure straordinarie in materia di lavoro agile per il pubblico impiego;

VISTA la delibera del Consiglio dei Ministri 7 ottobre 2020 di proroga, fino al 31 gennaio 2021,dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

VISTO il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione 19 ottobre 2020, recante “Misure per il lavoro agile nella pubblica amministrazione nel periodo emergenziale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale del 28 ottobre 2020, n. 268, così come prorogato dal decreto 23 dicembre 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale n.323 del 31 dicembre 2020;

VISTA la delibera del Consiglio dei Ministri 13 gennaio 2021 di proroga, fino al 30 aprile 2021, dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale del 20 gennaio 2020, n. 15;

CONSIDERATA la necessità di continuare a garantire, in relazione alla durata e all’evolversi della situazione epidemiologica, l’erogazione dei servizi rivolti a cittadini e alle imprese con regolarità,continuità ed efficienza, così come previsto dall’articolo 263, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n.77;

RITENUTO necessario confermare, per tutta la durata dello stato emergenziale, così come prorogata dalla citata delibera del Consiglio dei Ministri 13 gennaio 2021, le misure adottate con il citato decreto del Ministro per la pubblica amministrazione 19 ottobre 2020;

 

DECRETA

Articolo 1

(Proroga delle disposizioni di cui al decreto 19 ottobre 2020)

1. Le disposizioni di cui al decreto del Ministro per la pubblica amministrazione 19 ottobre 2020, di cui in premessa, sono prorogate fino al 30 aprile 2021.

Il presente decreto, previa sottoposizione agli organi di controllo, sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 20 gennaio 2021

Il Ministro per la pubblica amministrazione

Fabiana Dadone

Vaccino Pfizer, Ema: “Sicuro, nessun nuovo effetto collaterale”

I dati di sicurezza raccolti sull’uso di Comirnaty”, il vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech, “nelle campagne di vaccinazione” in corso “sono coerenti con il profilo di sicurezza noto del vaccino e non sono stati identificati nuovi effetti collaterali”. Lo riferisce l’Agenzia europea del farmaco Ema, che oggi ha diffuso il suo primo aggiornamento sulla sicurezza del prodotto-scudo autorizzato dall’ente regolatorio Ue in dicembre e utilizzato anche in Italia.

L’aggiornamento sulla sicurezza del vaccino, spiega l’Agenzia europea del farmaco, si basa sui “dati raccolti e valutati dall’autorizzazione di Comirnaty” in poi, “inclusi quelli di EudraVigilance (il database centralizzato dell’Ue sui sospetti effetti collaterali) e i dati ricevuti da altre fonti, compreso il rapporto mensile dell’azienda sulla sicurezza, richiesto per i vaccini Covid-19”. L’Ema pubblicherà “aggiornamenti mensili sulla sicurezza per tutti i vaccini” contro Sars-CoV-2 “autorizzati, in linea con le misure di trasparenza eccezionali per Covid-19”.

“La sicurezza e l’efficacia di Comirnaty continueranno a essere monitorate – prosegue l’autorità regolatoria – attraverso il sistema di farmacovigilanza Ue, studi aggiuntivi dell’azienda e studi indipendenti coordinati dalle autorità europee. Ciò consentirà agli enti regolatori di valutare rapidamente le informazioni che emergeranno da fonti diverse e di intraprendere azioni normative appropriate, se necessarie, per tutelare la salute pubblica”.

I decessi segnalati in persone anziane e fragili vaccinate con Comirnaty, risultano inoltre “non collegati” alla somministrazione del vaccino e “non suscitano preoccupazioni in merito alla sua sicurezza”, aggiunge l’Agenzia europea del farmaco. “L’aggiornamento” sulla sicurezza di Comirnaty, spiega l’Agenzia europea del farmaco, “include la valutazione da parte del Comitato Ema per la sicurezza (Prac) di decessi segnalati dopo la vaccinazione, comprese alcune morti” registrate “in persone anziane e fragili. Il Prac ha effettuato un’analisi dei casi, considerando la presenza di altre condizioni cliniche e il tasso di mortalità nelle fasce d’età corrispondenti all’interno della popolazione generale”.

Il Prac ha così concluso che “i dati non hanno mostrato un collegamento con la vaccinazione” e che “i casi non sollevano problemi di sicurezza. Ulteriori segnalazioni continueranno a essere attentamente monitorate”, assicura l’Ema.

Dichiarazione del Presidente Mattarella al termine delle consultazioni

Mattarella ha conferito un mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico. Ultimo atto delle consultazioni al Quirinale per il presidente della Repubblica, che oggi ha incontrato le delegazioni del centrodestra e dei 5 Stelle.

Il Capo dello Stato ha inoltre auspicato una risposta entro martedì.

Alla fine degli incontri, e prima dell’incarico, Sergio Mattarella aveva sottolineato l’esigenza di “dar vita presto a un governo”.

Questa la dichiarazione del Presidente Mattarella.

“L’Italia, come tutti i Paesi di ogni parte del mondo, sta affrontando nuove, pericolose, offensive della pandemia, da sconfiggere con una diffusa, decisiva campagna di vaccinazione.

A questa emergenza, si aggiungono una pesante crisi sociale, con tanti nostri concittadini in grave difficoltà, e pesanti conseguenze per la nostra economia. Queste ulteriori emergenze possono essere fronteggiate soltanto attraverso l’utilizzo, rapido ed efficace, delle grandi risorse, predisposte dall’Unione Europea.

Come è evidente, le tre emergenze – sanitaria, sociale, economica – richiedono immediati provvedimenti di governo.

È doveroso, quindi, dar vita – presto – a un governo, con adeguato sostegno parlamentare, per non lasciare il nostro Paese esposto agli eventi in questo momento così decisivo per la sua sorte.

Dai colloqui, svolti qui al Quirinale – in queste trentadue ore – con le forze politiche e parlamentari, è emersa la prospettiva di una maggioranza politica, composta a partire dai gruppi che sostenevano il governo precedente.

Questa disponibilità – a me manifestata nel corso delle consultazioni – va peraltro, doverosamente, verificata nella sua concreta praticabilità.

A questo scopo adotterò – con immediatezza – un’iniziativa”.

 

Governo, dov’è la bussola politica?

Diciamoci la verità. Siamo di fronte ad una crisi di governo surreale, grottesca, misteriosa e,  purtroppo, anche pericolosa. Del resto, è appena sufficiente osservare ciò che ci circonda  quotidianamente, senza parlare o commentare. La pandemia continua a correre e a mordere  l’intero paese nelle sue varie sfaccettature; la disoccupazione e l’inoccupazione aumentano  vertiginosamente in attesa dello sblocco dei licenziamenti; la questione sociale è destinata  inesorabilmente ad esplodere. E noi assistiamo a che cosa? Ad una crisi di governo che non si sa,  ad oggi, come finirà e quale sarà il suo epilogo finale. L’unica cosa che sappiamo è che questa  crisi surreale e grottesca è stata provocata dal capo di un piccolo partito personale che, grazie  alla sua consueta spregiudicatezza e al suo trasformismo, ha deciso di bloccare l’Italia per un  tempo ad oggi non prevedibile. E sin qui, sono tutte cose sufficientemente note per essere  ulteriormente approfondite. 

Ora, l’unico elemento che resta – anche qui misteriosamente – senza risposta è questo: e cioè, ma  è possibile che in questa crisi sempre più surreale non riesca ad esserci una bussola politica  capace di orientare e di indirizzare l’intero dibattito? E, soprattutto, di costruire una prospettiva  chiara e stabile per il sistema Italia soprattutto in questa fase? Certo, per fortuna abbiamo un  Presidente della Repubblica che si chiama Sergio Mattarella. Ma sarebbe troppo pretendere che il  nostro Presidente risolva, da solo, tutti i problemi che ha di fronte e sciolga direttamente tutti i  nodi sempre più intricati e complessi della politica italiana. Tuttavia, il suo contributo, sempre  autorevole e di grande saggezza nonchè accompagnato da un rigoroso rispetto delle norme  costituzionali, resta ad oggi l’unico faro che ci illumina e pressochè l’unico punto di riferimento per  tutti gli italiani unanimemente riconosciuto come tale. 

Ma quello che sconcerta, a tutt’oggi, resta la difficoltà strutturale di individuare qualche partito –  ovviamente di maggioranza – e qualche autorevole esponente di quel campo politico capace di  districare la matassa. E quello che sconcerta, al di là delle dichiarazioni protocollari e  burocratiche, resta il silenzio sostanziale e l’incapacità di guidare i processi politici da parte del  Pd. Dei 5 stelle è inutile parlarne perchè hanno, come ormai tutti sanno, un solo e grande  obbiettivo.

E cioè, conservare il seggio parlamentare il più a lungo possibile, continuare a  percepire il lauto stipendio a fine mese e non mollare i ruoli di potere occupati sino ad oggi. Ma la  domanda riguarda e investe direttamente il Pd, antico partito riformista con una spiccata  vocazione governista e di potere. Come è possibile che, di fronte alla spregiudicatezza e al  cinismo del capo di Italia Viva, non riesca ad assumere una iniziativa politica in grado di dettare  l’agenda senza limitarsi a giocare o alla rincorsa o al rimorchio? Com’è possibile che sia la  gestione trasformistica del capo di Italia Viva a dettare la linea e a tenere l’Italia bloccata da ormai  quasi 2 mesi?

Certo, tutti sappiamo che Renzi, da segretario del Pd, ha nominato direttamente  moltissimi parlamentari di stretto giro renziano. Ecco perchè la domanda centrale è una sola,  persin banale: ma quanti “renziani” ci sono ancora nel Pd, al di là delle chiacchiere a vuoto e delle  rituali dichiarazioni di fedeltà al Pd di Zingaretti? È una domanda, questa, che comincia a circolare  pesantemente e che, purtroppo, non riesce ad avere una risposta adeguata e pertinente. E, non a  caso, non si assiste da parte dei renziani di varia estrazione attualmente nel Pd prese di posizione  nette e chiare contro chi ha provocato maldestramente questa crisi e che, certi come adesso  siamo a gennaio, continuerà ad essere puntualmente un elemento destabilizzatore o rottamatore.  A seconda di come lo si giudichi. 

Ecco, o c’è qualcuno capace, adesso, di attivare una iniziativa politica che sia in grado di  sbloccare questa intricatissima situazione superando e aggirando l’ipoteca di Renzi sui cosiddetti  “renziani” del Pd oppure dovremmo ancora assistere a lungo a questa azione di distruzione  pianificata a dal capo di Italia Viva. Con danni incalcolabili per l’intero paese che, è sempre bene  non dimenticarlo mai, vive una stagione drammatica di crisi, di depressione, di paura, di  disoccupazione e di povertà crescente. Altrochè Renzi e i renziani… 

Renzi gela Conte, mandato esplorativo ad altro nome

Articolo pubblicato sulle pagine di AGI a firma di di 

Matteo Renzi gela Giuseppe Conte. E stoppa (per il momento) le aspirazioni del presidente del Consiglio dimissionario a restare a palazzo Chigi. Serve prima un chiarimento politico (con gli ex alleati), per verificare se c’è ancora una maggioranza. In quel caso, Pd e M5s devono chiedere l’impegno di Italia viva. Solo allora si potrà discutere dei contenuti. Ne consegue che adesso, al termine delle consultazioni, non va dato un nuovo mandato al premier dimissionario, bensì un incarico esplorativo a un altro nome (che il leader di Iv si guarda bene dal pronunciare).

Del resto, al momento non c’è più una maggioranza, così come non vi è una maggioranza alternativa. Il ‘cerino’, quindi, è ora nelle mani di dem e pentastellati, sta a loro fare un passo. Renzi lo dice senza indugi: “Noi siamo pronti ad appoggiare un governo, ma questa proposta politica necessita il passaggio ulteriore di capire se vogliono stare o no con noi. Devono confrontarsi con noi, non con gli hashtag. Poi discuteremo delle persone. Io non vedo altra maggioranza politica che non contempli Italia viva”.

Sia chiaro, i renziani – garantisce – non vogliono le elezioni anticipate, ma un governo politico in tempi brevi. La subordinata è un governo istituzionale, che non sarebbe la scelta preferita da Iv, ma Iv non si sottrarrebbe alla responsabilità. Renzi illustra la linea di Italia viva in 27 minuti davanti alle telecamere e ai giornalisti, dopo il colloquio con il Capo dello Stato al Quirinale. Linea spiegata ancor più nel dettaglio successivamente, quando viene riferito il contenuto del colloquio telefonico avuto nel pomeriggio – poco prima di salire al Colle – con Conte, che ha chiamato il senatore di Rignano.

Poi, quando viene sintetizzato cosa Renzi ha detto a Sergio Mattarella nel chiuso delle consultazioni. E se di veto sul nome di Conte non si tratta, ci manca davvero poco. Dall’avvocato Renzi è ‘diviso’ non da problemi personali o caratteriali, tiene a precisare più volte il leader di Iv, ma da “enormi questioni politiche”, spiega allo stesso Conte al di là della cornetta. Davanti ai giornalisti Renzi si toglie più di un sassolino dalle scarpe.

“Abbiamo subito 15 giorni di fango” solo perché “siamo stati gli unici a porre problemi di merito”, dice dopo l’incontro con Mattarella. E ancora: “Abbiamo sentito ‘mai più con Italia viva’, poi ‘Iv è irresponsabile e inaffidabile’. Ma noi non siamo nè inaffidabili nè irresponsabili ma molto chiari e diretti: abbiamo sentito parole su di noi al limite dell’insulto”, sottolinea. E chiede, di fatto, quel riconoscimento politico – non solo numerico – invocato da tempo.

Tocca agli ex alleati andare da Italia viva a chiedere di sedersi al tavolo. “Rimettiamo la valutazione a chi in queste settimane ha messo veti su noi”. Quindi, l’ex premier indica quali sono le priorità (dalla situazione sanitaria alla scuola, dalla crisi economica a quella occupazionale) su cui finora non ha “ricevuto risposte all’altezza”, ribadisce che l’importante è parlare di “contenuti”, tra cui anche il Mes, e spiega che il vero tema di cui bisognerebbe occuparsi ora sono i 209 miliardi del Recovery, perché – e qui cita Mario Draghi – se vengono “spesi male si farà debito cattivo”. Renzi chiarisce subito: “Andare alle elezioni sarebbe un errore”. Italia viva “vuole subito un governo politico”, ma a Mattarella non fa nomi, tantomeno quello di Conte, “siamo ancora nella fase precedente”. Non ha posto neanche veti, garantisce dopo il colloquio al Colle, perché “credo che dobbiamo adeguarci all’adagio latino ‘Nomina sunt consequentia rerum'”, ovvero i nomi sono conseguenti alle cose.

Renzi ribadisce come “lo spettacolo della caccia ai senatori” sia “indecoroso”, pur spiegando di non avere “pregiudizi” su una eventuale maggioranza composta anche dai responsabili del gruppo ‘Europeistì. L’unico ‘no’ è a “maggioranze raccogliticce o populiste”. Aggiunge, chiarendo ancor di più la posizione del partito, il presidente Iv Ettore Rosato: “Non siamo ancora disponibili a un governo con Conte”.

Fonti parlamentari renziane spiegano che ‘nessuna strada è preclusà, e che Iv lascia aperta ogni possibilità. Ma prima di compiere qualsiasi mossa, serve un chiarimento politico. Serve, viene scandito, che Pd e M5s dicano cosa vogliono fare e come (e con chi).(AGI)Ser (Segue) (AGI) – Roma, 28 gen. – Subito dopo Renzi sale al Colle la delegazione del Pd.

E al termine delle consultazioni, il volto scuro del segretario Zingaretti dice più di mille parole. Il leader dem non si concede alle domande dei giornalisti, ribadisce che il Pd è per il Conte ter. In serata è il vicesegretario Andrea Orlando a risponde a caldo all’ex premier. “Per riprendere Renzi in maggioranza bisogna capire se Renzi pone un veto su Conte o no. Ma se con Renzi i numeri della maggioranza restano risicati, si continuerà a ballare e per questo vogliamo un allargamento della maggioranza”.

Qui l’articolo completo 

Social, anzi “dissocial”.

Quando scrissi per la “27° ora” del Corriere della Sera l’articolo “Eyeballing: la vodka negli occhi come collirio. I giochi estremi che divertono i ragazzi” tra i vari commenti postati alcuni dubitavano che tra gli adolescenti italiani circolassero passatempi come il ‘knockout game’ (prendere a pugni un passante a caso e lasciarlo per terra tramortito) o il ‘balconing’ (saltare da un balcone facendo a gara nel salire di piano in piano) e poi ancora ‘l’extreme drinking’ (misurarsi a chi beve di più fino a svenire).

Le cronache della “microviolenza quotidiana” hanno via via gradatamente confermato che la meglio gioventù aveva da tempo abbandonato il Monopoli, le Barbie e i trenini elettrici per dedicarsi a passioni sempre più azzardate e rischiose.

Non è necessario essere esperti dei comportamenti adolescenziali,  basta leggere i giornali o ascoltare in TV  le notizie riguardanti una certa evoluzione nei gusti e nelle tendenze: non da parte di tutti, sia ben chiaro ma qualche capofila che importa dal web esempi di “pensieri e comportamenti divergenti” dalle consuetudini domestiche, ludiche o oratoriali c’è sempre e a sua volta miete facile proselitismo, specie tra i soggetti più indifesi, con problematiche comportamentali, personologiche, socio-ambientali o scolastiche.

L’emulazione e la logica del branco ispirano le azioni delle baby gang.

Un tempo i divertimenti scanzonati e goliardici dipingevano una gioventù in pantaloni corti e un po’ tontolina ma ora ascrivere i giochi estremi alle esperienze utili per crescere dopo un’infanzia infelice o ricondurli alle derive della globalizzazione non mi convince.

Passi la teoria della complessità e del “pull di fattori” per conoscere, capire, spiegare, valutare, giustificare ecc. ma sarebbe intellettualmente onesto parlare ogni tanto di capacità di distinguere tra il bene e il male, di freni inibitori che non funzionano, di emulazioni nocive, di una certa immaturità spesso dovuta al tutto facile, tutto permesso, tutto giustificato, ad un concessivo lassismo familiare e scolastico, al pregiudiziale rifiuto e scarto delle regole. Ci sono social network internazionali che introducono nella rete del web nuovi giochi, passatempi, tendenze che partono dal nulla ed si espandono come il Covid in tempo di pandemia: è il caso del cd. tik tok, nato guarda caso in Cina come Douyin  nel settembre 2016, inizialmente col nome di musica.ly: permette la creazione di clip musicali che si scaricano come app. E’ di questi giorni il blocco di questa piattaforma da parte del Garante della privacy dopo l’episodio di Palermo dove una bambina di 10 anni è rimasta soffocata dalla cintura dell’accappatoio  simulando il “Blackout challenge”: una sfida che prevede la compressione della carotide fino alla perdita dei sensi  per creare un video da postare su Tik Tok. 

Questi giochi circolano in rete e fanno nuovi proseliti disposti a provare, come circolano gli spinelli, i selfie delle parti intime, le esperienze sessuali precoci e senza protezione, gli episodi di bullismo e di stalking, la derisione dei più deboli o svantaggiati, le aggressioni omofobiche, gli atti di violenza: ricordo il caso di un ragazzo legato con una catena al collo, portato a spasso come un cane e poi appeso a un ponte come trofeo di una prodezza non da poco e non da tutti.

Si abbassa esponenzialmente la soglia della “prima volta”, in modo imprevedibile e sfuggente all’intuizione e al controllo di chi osserva e non si capacita di come la fase di adultizzazione selvaggia abbia un incipit che lambisce ormai l’età di passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Abbiamo anche conosciuto i rituali degli atti di autolesionismo e ci stiamo interrogando su quanta parte di questo ennesimo derivato dal buco nero del web sia una finzione, una messinscena per creare nuove psicosi o sia invece un calcolato percorso di autodistruzione partorito da qualche mente malata o troppo digressiva per utilizzare tutte le potenzialità diffusive della rete al fine di suscitare curiosità morbose, desiderio di emulazione, smania di protagonismo, facendo leva sulle fragilità dei nuovi adepti e sulla loro propensione al rischio. Certo è che c’è molta apprensione rispetto ad una escalation di violenza che porta dritti alla distruzione della vita. Ma cerchiamo di non assecondare derive da giudizio universale, misuriamo i modi e i toni del valutare certe news tutte da provare. Circolano manuali improvvisati di monitoraggio e controllo presso le famiglie e la scuola, per cogliere segnali di disagio e tendenza compulsiva verso il rischio e il rifiuto del proprio corpo, ci si chiede come sia possibile che adolescenti che hanno davanti a se’ una intera esistenza la minimizzino fino a concepire la morte come scelta finale di un percorso mirato.

Rifiuto della società attuale, abominio dei suoi valori, disprezzo per il mondo degli adulti, odio verso la famiglia e le regole della vita sociale, desiderio di svincolarsi dall’appiattimento di una sopravvivenza senza scopo, ebbrezza delle sensazioni estreme, ribaltamento dell’essenza stessa del senso di esistere: non si nasce per vivere, si nasce per morire.

Sono tutti tentativi di interpretare una deriva nichilista ed autodistruttiva che sta prendendo piede, facilitata dagli scambi in rete delle esperienze, orientata all’annientamento del se’ e dell’altrui.

Probabilmente c’è anche molta enfasi sui fenomeni, che diventano prodotti commerciali e non solo per aspiranti fruitori: c’è chi li cerca per combatterli e chi li scova nel proprio smartphone per l’ossessione fobica di protagonismo e aggregazione, per uno scambio di rituali che si superano in efferatezza, per giungere primi alla meta.

C’è chi indaga per curiosità, chi per provare, chi per condividere nei social le proprie esperienze.

Forse siamo all’inizio di un “gioco nuovo” che sarà di breve durata, non serve drammatizzare o enfatizzare: chi non comprende il rischio cade facilmente nella trappola del “se ne parla, lo faccio anche io”.

Però queste derive di azzardo impressionano e non poco. La crisi esponenziale della famiglia e il venir meno dei doveri genitoriali di indirizzo, guida e controllo, il declino della figura paterna come riferimento normativo, stanno facilitando l’adultizzazione precoce, la messa in gioco della propria incolumità psico-fisica: la chiusura delle scuole nei periodi di lockdown sta creando le premesse per un vuoto formativo che può generare una deriva da catastrofe educativa. Rischiamo di enfatizzare – non assumendo provvedimenti – il pericolo di una adolescenza abbandonata a se stessa e facile preda di influencer da strapazzo e imbonitori senza scrupoli, di far crescere una generazione culturalmente deprivata e orfana di valori. 

Un tempo si postulava la generazione delle tre “i” ( inglese, informatica, impresa) ora si paventa il pericolo di una generazione delle tre “a”: adultizzata, anaffettiva, analfabeta.

L’educazione civica serve ma 33 ore all’anno non bastano, ne servono dieci volte di più. 

La cronaca ci ha dato recenti notizie di giovanissimi che si cimentano nel brivido del competere a chi sopravvive alla sfida con i treni: c’è stato chi è rimasto fulminato per un selfie sul tetto della locomotiva, chi si è steso sui binari, stretto stretto al centro di essi, il più appiattito possibile, per correre il calcolato rischio di vedere passare sopra di sé i vagoni e alzarsi poi indenne, chi si è cimentato nella gara da brivido di attraversare la ferrovia all’ultimo istante possibile prima del passaggio di un treno lanciato ad altissima velocità. Si deve allora discuterne, di queste cose o non parlarne affatto per non innescare pericolosi effetti di circolazione e di curiosità morbosa?

Che cosa devono fare la famiglia e la scuola di fronte a pericoli e comportamenti sempre più parossistici e sofisticati nell’essere la rappresentazione immaginifica del male e il gusto del proibito?

Sono vent’anni almeno che la scuola organizza corsi e corsetti sull’educazione alimentare, la promozione degli stili di vita, la lotta al tabagismo e alle dipendenze, l’educazione stradale. 

Se i risultati sono quelli che apprendiamo dai media e che rimbalzano sui social c’è da rimanere sconcertati.

A margine di quei “nuovi saperi” introdotti nelle scuole come prevenzione e antidoto a certe sconcertanti idiozie possiamo fare un bilancio: sono aumentati gli incidenti stradali (spesso mortali) per uso di alcol e di droghe, i ragazzi che fumano ogni tipo di porcheria o inghiottiscono pasticche micidiali sono sempre di più, come quelli che più innocentemente si alimentano con cibi spazzatura e bevono bibite gassate, quanto ai gesti di bullismo e alle azioni di stalking o di violenza il picco dei casi supera ogni previsione e diventa sempre più sadico e variegato il catalogo on line della bravate. 

Credo che si debba dialogare con i ragazzi su queste cose, educare ad un uso misurato delle tecnologie, al rispetto delle regole, al valore della vita e della dignità umana.

Non possiamo assistere impassibili o indifferenti a queste derive negative, imprevedibili, spesso drammatiche senza provare la via del convincimento, della ragionevolezza e dei sentimenti.

Forse le generazioni più lontane dall’età adulta disprezzano i cattivi esempi di alcuni pessimi maestri.

Forse la disperazione e il senso di vuoto della vita sono emozioni che si provano prima di quanto accadesse tempo fa. Si può parlare in senso deteriore di una sorta di esistenzialismo autodistruttivo precoce.

Forse alcuni ragazzi hanno compreso che ci sono giochi che comportano prove sempre più rischiose e fanno di questi – non degli affetti, non dell’amicizia, non della famiglia, non della scuola – il centro dei loro interessi, spavaldi al punto di ostentare tracotanza ed emulazione, competizione e rischio, con la certezza di uscirne vincenti. Il fatto è che dobbiamo far capire loro che questa concezione di sé e della vita stessa fa parte di una gigantesca, colossale simulazione truffaldina e ingannevole di cui sono vittime predestinate, tanto è profondo, imperscrutabile, indefinibile, inesplorabile il buco nero che li inghiotte ogni volta che con il proprio smartphone “varcano la soglia” di un ignoto senza meta e troppo spesso senza ritorno.

L’impegno alla neutralità del GOP solleva domande sul ruolo futuro di Trump

Il capo del Comitato nazionale repubblicano si è rifiutata di incoraggiare l’ex presidente Trump a candidarsi alla Casa Bianca nel 2024, dicendo che il GOP rimarrà neutrale nelle sue prossime primarie presidenziali.

In un’intervista, la presidente della RNC Ronna McDaniel ha anche descritto il gruppo di teoria della cospirazione pro-Trump noto come QAnon come “pericoloso”.

I Repubblicani, sotto la guida di McDaniel, hanno trascorso gli ultimi quattro anni concentrandosi quasi singolarmente sulla rielezione di Trump nel 2020. Ma se dovesse candidarsi di nuovo nel 2024  l’infrastruttura del partito nazionale non sosterrebbe le sue ambizioni su altri potenziali candidati in conformità con le regole del partito.

“Il partito deve rimanere neutrale, e con questo non sto dicendo a nessuno di correre o di non candidarsi nel 2024 “, ha detto McDaniel all’Associated Press quando le è stato chiesto se voleva vedere Trump correre di nuovo alle prossime elezioni presidenziali. “Spetterà ai candidati andare avanti. Quello che voglio davvero vederlo fare, però, è aiutarci a riconquistare la maggioranza nel 2022.

Resta da vedere se Trump sia ancora capace di poter sostenere la battaglia. 

Infatti molti repubblicani lo incolpano per la sconfitta delle elezioni al Senato in Georgia e non sarebbero molto contenti di rivederlo così presto.

Catasto, dal 1° febbraio operativo il SIT

A decorrere dal 1° febbraio 2021 è attivato progressivamente sull’intero territorio nazionale, ad eccezione dei territori nei quali il catasto è gestito, per delega dello Stato, dalle Province Autonome di Trento e di Bolzano, il sistema tecnologico denominato Sistema Integrato del Territorio (SIT), per lo svolgimento delle funzioni di competenza dell’Agenzia delle Entrate relative al catasto e ai servizi geotopocartografici, nonché in materia di anagrafe immobiliare integrata”.

Lo dispone il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate pubblicato recentemente

“Per la conservazione degli atti catastali e degli elaborati catastali l’Agenzia delle Entrate si avvale degli strumenti gestionali e degli archivi informatizzati che costituiscono il SIT. I dati presenti negli archivi del SIT costituiscono l’informazione primaria ed originale delle risultanze informatizzate degli atti e degli elaborati catastali”, si legge nel provvedimento. Il provvedimento inoltre disciplina, in conformità a quanto previsto dalle disposizioni vigenti, le modalità di visura e consultazione di atti e elaborati catastali, sia presso gli uffici dell’Agenzia, sia per via telematica, nonché le modalità di accesso telematico alla base dei dati catastali da parte dei sistemi informatici delle pubbliche amministrazioni

Covid, Sileri: “Riaperture dopo vaccini ad anziani”

“Vaccinato, cioè fatte entrambe le dosi, tutto il nostro personale sanitario e vaccinati i nostri fragili e i nostri anziani, a partire dagli over 80, sono necessarie le riaperture. E’ un atto dovuto”. Lo ha sottolineato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, oggi durante la presentazione del Consorzio italiano per la genotipizzazione e fenotipizzazione di Sars-CoV-2 e per il monitoraggio della risposta immunitaria alla vaccinazione, iniziativa patrocinata dalla Società italiana di virologia, con la missione di intercettare in tempo eventuali varianti significative del virus.

“In Italia, al di là del problema sanitario, come in tutto il mondo, vi è un problema economico e sarà necessario, una volta protetti i nostri anziani, riaprire in sicurezza. Non significa buttare via mascherina distanze e quant’altro. Vivremo ancora separati ma è necessario dare garanzie di una serie di riaperture e questo passa da uno stretto monitoraggio sul virus e le varianti”.

Una linea sottile di evoluzione: la crisi imbocca una strada meno impervia.

Ci sono segnali che indicano una sottile evoluzione della crisi. Intanto il Pd ha fatto cadere il veto nei riguardi di Italia Viva, benché al Nazareno circoli ancora più di un dubbio sulle intenzioni dei renziani. Tuttavia la mini-svolta, a distanza di una settimana appena dalla Direzione della rottura (“Mai più con Renzi”), si è consumata. I Democratici sono avvezzi oramai a questi cambi repentini di linea, non facendo nemmeno più notizia la mutevolezza di un partito elettrizzato dal pragmatismo.

Adesso rimangono solo Toninelli e Di Battista ad abbaiare alla luna, dando all’antirenzismo un connotato di ridicolaggine. Non si sa la ragione di questo agitarsi del duo grillino, non proprio coincidente con l’icona dei “costruttori” a cui ha fatto cenno Mattarella a capodanno. Forse è lo stesso Conte a mandare avanti i più noti armigeri del genio guastatori del Movimento, magari con il retropensiero di indebolire le pretese di un Renzi in vena di dettare le condizioni di pace. Il grosso dei Cinque Stelle è però allineato sulle ammorbidite posizioni di Di Maio.

Nel frattempo la linea di Berlusconi, intellegibile come resistenza alla retorica delle elezioni anticipate, sembra avvolgere in una invisibile camicia di forza lo schieramento di centrodestra. Anche Salvini abbassa i toni, ovvero mette il silenziatore alla parola d’ordine adottata finora: elezioni subito, senza se e senza ma. La Meloni appare dunque isolata nel suo insistere sulla rapida archiviazione della legislatura. In questo modo, lasciando sullo sfondo l’ipotesi del ricorso alle urne, il blocco più consistente dell’opposizione conta di indidere ancor più sulle contraddizioni della maggioranza di governo. 

Ora, se i transfughi ribattezzati come responsabili subiscono le ironie degli opinionisti, a causa evidentemente della fragilità di un’operazione artificiosa. non scatta invece alcuna ironia nel constatare il ritorno di Berlusconi al tavolo da gioco della politica. Può essere lui a sparigliare le carte? È difficile crederlo, ma non impossibile: di fatto, un governo di larghe intese darebbe spessore al riscatto del berlusconismo.

Queste novità, proprio perché incerte, devono essere verificate con scrupolo. In ogni caso, innescano fin d’ora la speranza in una soluzione che garantisca più efficienza e stabilità a livello di governo. È quello che vuole il Paese. Per questo Conte ha il dovere di correggere la sua inclinazione a gesti di arroganza, benché circonfusi di un certo aplomb alla Perry Mason. Se Renzi ha mostrato di forzare le situazioni, nondimeno ha fatto, a rovescio, il Presidente del Consiglio. Se vuole restare a Palazzo Chigi, l’ex avvocato del popolo non può non dare garanzie di “buona condotta”. Il progetto di mettersi in proprio, fondando un partito su benefici e seduzioni di potere, si scontra con questa richiesta di garanzie. E non è solo Renzi a chiederne conto.

Dobbiamo ricostruire l’istituto del partito politico

Caro Direttore, tutto è sintetizzabile nel dovere che tutti noi abbiamo di ricordare che non possiamo mai “propter vitam vivendi perdere causas”. Certe scelte folli, delle quali ancora non avvertiamo tutta la gravità, sono state compiute con leggerezza modificando gli equilibri sapienti che i padri costituenti avevano introdotto nel nostro ordinamento. Sono scelte che già ora pesano negativamente sulla vicenda politica di questi giorni, grazie alla drastica riduzione del numero dei parlamentari. Non c’è rimedio alla follia! Questa legislatura sarà ricordata per tali scelte.

Si è introdotto un vulnus assai pericoloso alla nostra Costituzione.

Provo a rispondere a Ubaldo Alessi. Ho già recitato più volte pubblicamente il mio mea culpa per aver contribuito a suo tempo nel mio piccolo a favorire la creazione di quell’ircocervo che è il Pd. Ora l’opera di ricostruzione del “partito politico” nel nostro ordinamento è opera di tale momento che si può solo, anzi si deve iniziare, ché è impresa di carattere culturale e, perché tale, richiederà tante energie e per una lunga stagione. Del “partito politico” una democrazia non può fare a meno. Di tutti i partiti politici. Noi oggi abbiamo contribuito a distruggere tale istituto. Ora dobbiamo ricostruirlo. Che il Padre che è nei cieli ci aiuti!

Il cristiano serve il suo tempo. L’omelia inedita tenuta il 23 settembre 1928 dal teologo Dietrich Bonhöffer davanti ai genitori

Articolo pubblicato sulle pagine dell’Osservatore Romano a firma di Lorenzo Fazzini

Essere «progressisti» o «conservativi»? Secondo Dietrich Bonhoeffer, il «bravo teologo protestante» secondo la definizione di Papa Francesco, l’alternativa non è corretta. O meglio, la si deve superare in nome del «qui e ora» che il cristianesimo chiede a ogni credente: «Vuoi Dio? Allora rimani nel mondo», perché «solo nel tempo trovi Dio e l’eternità». Questi passaggi sono tratti dall’omelia inedita (pubblicata per gentile concessione dell’editore) risalente al periodo che Bonhoeffer trascorse a Barcellona. Datata 23 settembre 1928, si tratta di un’omelia del giovane reverendo pronunciata davanti ai genitori. Un testo che impreziosisce una bella e densa antologia di scritti di Bonhoeffer, da poco in libreria per Edizioni Paoline con la cura del teologo pisano Elvis Ragusa. Con i piedi per terra. Un cristiano di fronte a Dio e alla storia  (Milano 2020, pagine 340, euro 36) è una raccolta ragionata di testi, omelie e conferenze di Bonhoeffer tutte incentrate sul confronto vis à vis  con il tempo che l’autore aveva davanti. Un tempo tragico, un periodo drammatico della storia mondiale: la conclusione della prima guerra mondiale (in cui il teologo protestante perse un fratello e tre cugini), la stagione politica alquanto turbolenta della Germania di Weimar, l’ascesa del nazionalsocialismo e il progressivo trionfo totalitario di Adolf Hitler. Nei mesi scorsi, nell’arco di soli quattro giorni, Papa Francesco ha citato in due occasioni Bonhoeffer. Il 12 settembre, nell’udienza alle Comunità Laudato si’, ha affermato: «Prendo una frase del teologo martire Dietrich Bonhoeffer: la nostra sfida, oggi, non è “come ce la caviamo”, come noi usciamo da questa realtà; la nostra sfida vera è “come potrà essere la vita della prossima generazione”: dobbiamo pensare a questo!». E qualche giorno dopo, il 16 settembre, durante l’udienza generale, ha ripreso l’autore di Sequela  (citato a sua volta anche da Benedetto xvi ): «Lo diceva un bravo teologo protestante tedesco, Bonhoeffer, il problema è quale sarà l’eredità, la vita della generazione futura. Pensiamo ai figli, ai nipoti, cosa lasceremo se sfruttiamo il creato». Ragusa, nella dotta introduzione che fa dialogare gli eventi della storia mondiale con il procedere dell’argomentazione teologica di Bonhoeffer, precisa di non voler trasformare il teologo di Resistenza e resa  in un indovino o in un profeta divinatorio. Ma fa venire i brividi leggere quanto Bonhoeffer ebbe modo di pronunciare il 13 gennaio 1933, esattamente il giorno dopo del giuramento di Hitler come cancelliere. Parlando dell’Etica politica  di Friedrich Gogarten, dice: Gogarten «trascura l’ambiguità dello Stato. Egli giustifica lo Stato sempre come qualcosa che c’è già. In questo modo ad esso è attribuito un diritto assoluto. (…) È possibile che esso corrisponda alla dottrina luterana, ma non è neotestamentario. Infatti, lo Stato può assumere anche la forma del maligno. Può essere e fare il più gran male possibile. Naturalmente anche una tale maligna potenza può essere messa al servizio di Dio». Così quasi preannuncia l’eresia di una chiesa filo-nazista alla quale egli si oppose, dando vita alla «Chiesa confessante», in prima linea nel difendere gli ebrei perseguitati dal nuovo corso politico di Berlino. L’antologia curata da Ragusa fa affiorare anche un dettaglio biografico curioso di Bonhoffer: la sua passione per l’India. Nell’ottobre 1931, dopo un periodo trascorso negli Stati Uniti, scrisse ad un amico: «Viste da Oltreoceano sia la nostra situazione sia la nostra teologia appaiono fenomeni alquanto provinciali e nemmeno si sospetta che in tutto il mondo proprio la Germania, e lì in particolare, solo un paio di teologi, abbia capito cosa sia il Vangelo. (…) Vorrei conoscere un altro grande Paese per vedere se da questo verrà la grande soluzione: l’India». Mentre pochi anni dopo (l’11 settembre 1934) annota di essere tormentato «dalla decisione se rientrare in Germania per dirigere un seminario di predicazione cui si deve vita, se rimanere qui [Londra] o andare in India». Restano, comunque, queste pagine un’ottima occasione per avvicinare di nuovo il pensiero di un gigante della teologia novecentesca, capace di forgiare espressioni diventate patrimonio comune della teologia di oggi: la «grazia a caro prezzo», il «Dio tappa buchi». Ma anche un’immagine di Chiesa stupenda e coraggiosa, laddove Bonhoeffer spiega che la comunità dei credenti, di fronte alle ingiustizie del mondo, dovrebbe «gettarsi lei stessa tra i raggi della ruota» per bloccare il meccanismo di sopraffazione e di violazione del debole che spesso sembra regnare nella storia del mondo.

di Lorenzo Fazzini

Per vivere una vita cristiana di Dietrich Bonhoeffer

Moderno o antico — questa domanda è oggi più che mai in primo piano a tutti gli interessi, non solo nelle questioni di moda o di salute, ma in tutte le aree degli interessi umani, nella scienza, nella letteratura, nella religione. E su questa parola gli spiriti divergono: alcuni gridano assolutamente per ciò che è moderno, altri, che sono coscientemente fuori moda, guardano indietro ai bei vecchi tempi in forma mascherata. Alla domanda: «Vuoi essere una persona moderna?», alcuni rispondono: «Sì», sicuri di loro e altri invece: «No», anch’essi sicuri di loro. Come fa colui che si definisce cristiano? Come si confronta con i cambiamenti dei tempi? Il cristiano deve pensare in modo conservativo o progressista, deve essere antico o moderno? La domanda fondamentale di ogni cristiano è evidentemente la domanda di fronte all’eternità. Come raggiungo l’eternità in mezzo al tempo? Qui, nel continuo cambiamento del divenire e del trascorrere, non c’è nulla di eterno, che rimane, probabilmente c’è — una via — fuori dal tempo, indifferenti a tutto ciò che accade qui, vivere solo nell’eternità.

Si tratta di fuggire il tempo tiranno. D’altra parte, la nostra parola ci chiama: volete trovare l’eternità, allora adesso servite il tempo. Questa parola deve risuonarci come un’enorme contraddizione: Vuoi cose eterne? Allora rimani nel transitorio. Vuoi cose eterne? Allora rimani nel temporaneo. «Vuoi Dio? Allora rimani nel mondo». Sembravamo già in grado di alzarci fuori dal mondo su una scala di virtù verso il cielo. La sponda del mondo era già scomparsa in lontananza e ci siamo spinti lì, in spazi eterni, ancora metà umani, già metà dio — poi la Parola ci ha scagliati indietro dal nostro volo, siamo caduti dall’alto e ci ritroviamo nel mondo. Se vuoi essere eterno, allora servi il tempo, così suona nelle nostre orecchie. Servite il tempo — perché? Perché solo nel tempo trovi Dio e l’eternità. È la volontà nascosta di Dio che si lascia trovare nel tempo; noi troviamo la volontà di Dio solo in Gesù Cristo. Nulla di ciò che esiste nel tempo è divino, nemmeno la Chiesa né la nostra religione. Tutto ciò è soggetto alla fugacità, eppure in tutta la transitorietà del singolo, dell’individuo, è contenuta una parte della volontà di Dio, un pezzo di eternità. Il tempo è come un pozzo profondo e inesauribile, attraverso le cui acque brilla l’oro del fondo mai raggiunto; è come la roccia di montagna attraverso la quale non si vedono le vene d’oro nelle profondità. Tutto l’imperfetto è però almeno immagine del perfetto, tutto il transitorio è un simbolo dell’eterno. «Ogni attimo è diretto a Dio», ha detto un grande storico; vale a dire che ogni attimo nasconde un pezzo di eternità, che è da trovare; Dio governa sopra ogni attimo. L’attimo, il presente, è la parola decisiva a cui punta il nostro testo. Servi il tempo, cioè ogni tempo, cioè il presente. In altre parole, il presente è santo, è sotto l’occhio di Dio, è consacrato, è illuminato di luce eterna. Il presente è l’ora della responsabilità di Dio con noi, ogni presente; oggi e domani, il presente in tutta la sua realtà e diversità; c’è solo un’ora davvero significativa in tutta la storia del mondo: il presente. Chi fugge dal presente fugge dall’ora di Dio; chi fugge dal tempo fugge da Dio. Servite il tempo! Il Signore del tempo è Dio, la svolta del tempo è Cristo, il vero spirito del tempo è lo Spirito Santo. Così in ogni attimo si nasconde questa triplice dimensione: che io riconosca Dio come il Signore della mia vita, che mi sottoponga a Cristo come punto di svolta della mia vita, dal giudizio alla grazia, che [io] provi a fare spazio e forza allo Spirito Santo in mezzo allo spirito del mondo. Servite il tempo; cioè servite Dio, il Signore, Cristo il riconciliatore, lo Spirito, il Santo del nostro mondo. Solo quando permettiamo al presente di adempiere al suo scopo, viviamo una vita cristiana, serviamo il tempo. Servire il tempo — e questo ci riporta alla prima domanda — non vuol dire farsi suo “schiavo”, non vuol dire approvare ciò che è moderno, solo perché è “moderno”. Il servizio include la forza della propria volontà e dei propri pensieri, e non la debolezza di coloro che corrono dietro, di coloro che urlano insieme agli altri; non significa: “servite la moda”, ma servite il tempo.

La moda è ciò che fanno le persone e quindi può essere tanto buona come spregevole. Il tempo è ciò che fa Dio e servire il tempo non significa servire le persone, ma servire Dio. Quindi il cristiano non è né moderno né antico, ma serve il suo tempo, cioè non gli importa delle persone, ma di Dio. Tuttavia così serve “il suo tempo”, cioè si mette in mezzo ad esso, nei suoi compiti e difficoltà, nella sua serietà e nella sua indigenza e serve; è un uomo contemporaneo nel senso più profondo; che si tratti di indigenze “politiche”, “economiche”, di decadenza “morale” e “religiosa” o di preoccupazione per la nostra gioventù adolescenziale — ovunque è chiamato a immergersi nell’indigenza del presente. Entrate con tutto l’amore e tutta la forza che è a vostra disposizione. L’acqua del pozzo del tempo è diventata torbida, in modo che non vediamo più l’oro del fondo eterno; facciamo in modo che il pozzo sia di nuovo puro e limpido, facciamo in modo di trovare un pezzo di eternità nel tempo, scaviamo così in profondità, fino a trovare le fonti eterne. L’amore, però, fa parte del servizio come la cosa più importante; cioè, ama il tuo tempo, in modo da poterlo servire.

Non mettiamoci fuori dagli eventi della modernità! Tutti noi abbiamo la responsabilità della colpa e della miseria di tutti noi, c’è di nuovo da imparare a capire «cos’è la solidarietà all’interno dell’umanità». Tenersi fuori e dire: oggi io non ho nulla a che fare con ciò che accade, è troppo riprovevole per me che mi intrometta in questo, significa «non servire ma giudicare». Sii fraterno: servi il tempo! Il senso più profondo, però, si rivela solo quando consideriamo che non solo il mondo ha il suo tempo e le sue ore, ma che la nostra stessa vita ha il suo tempo e la sua ora di Dio, e che dietro i tempi della nostra vita diventano visibili le tracce di Dio; che i pozzi profondi dell’eternità sono sotto i nostri sentieri e ogni passo riporta una debole eco dell’eternità. Significa solo comprendere la forma profonda e pura di questi tempi per presentarla nella nostra condotta di vita; solo così nel mezzo del nostro tempo incontreremo la santa presenza di Dio. Il mio tempo è nelle tue mani. La mia infanzia, la mia giovinezza, la mia adultità e la mia vecchiaia. Servi il tuo tempo, la presenza di Dio nella tua vita; Dio ha santificato il tuo tempo; ogni tempo, rettamente compreso, porta direttamente a Dio; e Dio vuole che siamo del tutto ciò che siamo. «Sii del tutto bambino», finché sei un bambino, nel gioco e nella gioia, nella ricettività e nella gratitudine, nell’abbandono alla volontà di coloro che ami; «sii del tutto un ragazzo», nell’indipendenza e nella sicurezza, nel coraggio e nel dispetto, che è idoneo al ragazzo; nella forza, ma anche nella sottomissione a colui che adori come tua guida, e per quanto realizzi lo scopo di quel tempo tuo che Dio ti dà, sei radicato nelle profondità dell’eternità.

Porta tutte le gioie e le sofferenze del tuo tempo, riempi l’essenza di ciò che la gioventù è nella sua necessità e nella sua libertà, così è posto su di te il compiacimento di Dio, così sei giunto dal tempo all’eternità. Siate uomini e donne, siatelo del tutto entrambi, nella vostra entità creata da Dio. Siate persone con la propria volontà, con le proprie passioni e le proprie preoccupazioni, la propria felicità e la propria miseria, la propria serietà e la propria incoscienza, il proprio giubilo e il proprio lamento. Dio vuole vedere le persone, non i fantasmi che rifuggano dalla terra; Dio ha amato la terra e ci ha fatti dalla terra, ha reso la terra nostra madre, lui, che è nostro Padre. Non siamo creati come angeli, ma come figli della terra con la colpa e la passione, con la forza e le debolezze, ma siamo figli della terra amata da Dio, amati da Dio, specialmente nella nostra debolezza, nelle nostre passioni, nella nostra colpa; Dio ci ama specialmente nella nostra attitudine ribelle sulla terra — nel tempo, nel nostro tempo; Dio ci vuole nel rimanere nella nostra Madre Terra e ciò che ha donato, nella solidarietà con gli umani, anche dove sono deboli, in fratellanza con il nostro piccolo, debole tempo, e illumina i nostri cuori con un poco d’eternità che infrange ogni tempo. C’è un’antica leggenda greca che racconta del gigante Anteo che era così forte che nessuno poteva batterlo. Molti avevano tentato la lotta e si erano rivelati inferiori, fino a quando arrivò uno che, durante la lotta, tirò su il gigante da terra e improvvisamente ebbe successo su di lui; era finita per lui la sua forza, che scorreva in lui solamente per il fatto che stava con i piedi saldi a terra.

Questa leggenda del gigante Anteo è estremamente profonda. Solo colui che sta con entrambi i piedi sulla terra, che è e rimane del tutto figlio della terra, che non fa tentativi disperati di volare verso altezze che sono irraggiungibili per lui, che si accontenta di ciò che ha e vi resta fedele con gratitudine, questi ha tutta la forza dell’umanità, questi serve il tempo e quindi l’eternità. Poi, però, ci accadrà che nel tempo, per la sua transitorietà, volgiamo sempre di nuovo gli occhi verso il tempo che verrà alla fine dei tempi. Servite il tempo, l’ora che Dio vuole avere con il vostro popolo, con voi stessi; siate uomini del santo presente, che non torna mai più, come quel samaritano compassionevole era l’uomo del presente, in modo da diventare uomini dell’eternità. Il Signore del tempo è Dio. La svolta dei tempi è Cristo. Il vero spirito del tempo è lo Spirito Santo.

di Dietrich Bonhoeffer

Guerra fredda: la belva volante sovietica progettata da un italiano

Il Bartini-Beriev VVA-14 fu un rivoluzionario velivolo ibrido, militare e multiruolo, sviluppato in Unione Sovietica durante gli anni settanta su progetto dell’italiano naturalizzato sovietico Roberto Bartini e rimasto allo stadio di prototipo.

Definito come aereo anfibio a decollo verticale, fu concepito per volare sia ad elevate altitudini a grande velocità sia poco al di sopra del livello del mare, sfruttando l’effetto suolo sulla superficie acquatica: per questa sua innovativa e rivoluzionaria caratteristica, il VVA-14 rappresenta il primo esempio di aereo ad incorporare le caratteristiche e le capacità di un ekranoplano.

Progettato negli anni ’60, l’aereo era una risposta ai missili balistici Polaris. Gli Stati Uniti li introdussero nel 1961 sulla loro flotta sottomarina come parte del loro deterrente nucleare. Nella mente del suo progettista, Robert Bartini, l’anfibio VVA-14 sarebbe la macchina perfetta per cercare e distruggere i sottomarini missilistici.

Dopo la morte di Bartini, nel 1974, il progetto rallentò e successivamente venne interrotto dopo aver effettuato 107 voli con un totale di 103 ore di volo. L’unico VVA-14 rimasto, il No. 19172, venne ritirato al Museo dell’aviazione russa di Monino nel 1987. L’aereo è ancora situato al museo in condizioni di smantellamento, dove è presente e visibile il numero ‘10687’ e la scritta della compagnia aerea Aeroflot con la quale venne immatricolato ed utilizzato per le prove.

Ora questo insolito aereo ora giace fatiscente in un campo vicino a Mosca

Il padre del velivolo  Roberto Oros di Bartini  è stato un ingegnere italiano naturalizzato sovietico che pubblicò anche lavori di cosmologia e fisica teorica.

Espatriò  in URSS nel 1923, sia per sottrarsi ad eventuali rappresaglie fasciste, sia per contribuire al rafforzamento del nuovo Stato comunista in qualità di progettista d’aeroplani. Bartini era stato infatti individuato dalla polizia come agitatore e posto sotto controllo.

Senza effettuare verifiche pratiche alla galleria del vento, Bartini pervenne in maniera del tutto autonoma alla definizione del disegno dello stesso tipo di ala a doppio delta che sarebbe stata utilizzata dal sovietico Tu-144 e dal Concorde.

Commercio estero: Istat, a dicembre giù sia l’export (-4,6%) verso Paesi extra Ue sia l’import (-1,3%).

A dicembre 2020 si stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27 , una diminuzione congiunturale per entrambi i flussi, più ampia per le esportazioni (-4,6%) rispetto alle importazioni (-1,3%).

Il decremento su base mensile dell’export interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie, a eccezione dell’energia (+16,4%), ed è dovuto per circa la metà al calo delle vendite di beni intermedi (-7,5%); contributi negativi, superiori al punto percentuale, derivano inoltre dalle minori vendite di beni di consumo non durevoli (-4,6%) e beni strumentali (-3,5%). Anche dal lato dell’import, tranne che per l’energia (+20,4%), si rilevano cali congiunturali diffusi, i più ampi per beni strumentali (-7,3%) e beni di consumo non durevoli (-6,9%).

Nel trimestre ottobre-dicembre 2020, rispetto al precedente, l’export cresce del 4,0%; la crescita, generalizzata, è più sostenuta per energia (+12,0%), beni di consumo durevoli (+7,9%) e beni strumentali (+5,2%). Nello stesso periodo, l’import registra un aumento congiunturale (+3,1%), determinato dai maggiori acquisti di beni di consumo durevoli (+12,2%), beni strumentali (+10,6%) e beni intermedi (+4,6%).

A dicembre 2020, l’export cresce su base annua del 3,1% (era +2,0% a novembre), trainato dalle vendite di beni strumentali (+7,8%), beni di consumo durevoli (+6,9%) e beni intermedi (+4,3%). L’import segna un’attenuazione della flessione (-3,7%, dal -5,9% di novembre), cui contribuisce soprattutto l’aumento su base annua degli acquisti di beni di consumo durevoli (+20,9%) e beni intermedi (+17,0%) che contrasta parzialmente la caduta delle importazioni di energia (-34,4%).

La stima del saldo commerciale a dicembre 2020 è pari a +7.907 (era +6.801 milioni a dicembre 2019). Aumenta l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +9.912 milioni per dicembre 2019 a +9.922 milioni per dicembre 2020).

A dicembre 2020 l’export è in deciso aumento su base annua verso Cina (+18,3%), paesi MERCOSUR (+16,3%), Turchia (+8,4%) e Stati Uniti (+8,0%). Diminuiscono le vendite verso paesi OPEC (-13,0%), Giappone (-9,7%) e paesi ASEAN (-3,2%).

Gli acquisti da Russia (-18,5%), paesi OPEC (-15,9%), Stati Uniti (-14,9%), India (-11,1%) e Turchia (-8,1%) registrano flessioni tendenziali molto più ampie della media delle importazioni dai paesi extra Ue27. In forte aumento gli acquisti da Cina (+18,4%) e paesi ASEAN (+12,2%).

A dicembre 2020, per l’area extra Ue, al netto del Regno Unito, si stima che l’export diminuisca del 3,9% su base mensile e cresca del 3,3% su base annua. L’import registra un calo sul mese dello 0,8% e una flessione sull’anno pari a -3,7%. Il saldo commerciale è pari a +6.767 milioni (era +5.721 milioni a dicembre 2019).

Privacy: sanzionato il Comune di Roma per “TuPassi”

Il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato a Roma Capitale il pagamento di una sanzione di 500mila euro per illecito trattamento di dati personali di utenti e dipendenti, effettuato attraverso il sistema di prenotazione degli appuntamenti “TuPassi”.

Il provvedimento di sanzione è stato adottato al termine di una complessa attività istruttoria avviata a seguito di controlli svolti dall’Autorità sulle app utilizzate dalla pubblica amministrazione per l’erogazione dei servizi, condotta anche in collaborazione con il Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza. Attività che aveva già portato all’adozione di un provvedimento nel marzo 2019 con il quale il Garante aveva dichiarato illeciti i trattamenti effettuati da Roma Capitale tramite “TuPassi e prescritto talune misure correttive.

Numerose le criticità rilevate sul sistema che consente agli utenti di prenotare servizi di sportello e appuntamenti, anche nel settore sanitario, utilizzando diversi canali: app mobile, sito internet, totem posizionati presso le Pa e i professionisti che erogano le prestazioni.

I trattamenti hanno infatti interessato un’ingente mole di dati personali, anche molto delicati perché relativi a prenotazioni di vari servizi e di prestazioni sanitarie. Il sistema consentiva, infatti, di acquisire e memorizzare sui server di Roma Capitale, per un lungo periodo di tempo, numerosi dati degli utenti relativi alle prenotazioni (tipo di prestazione, canale utilizzato, data e ora della prenotazione) e del personale impiegato nella gestione degli appuntamenti. In quest’ultimo caso, in particolare, il sistema registrava e generava report giornalieri contenenti anche informazioni di dettaglio sull’attività lavorativa (data, tipo di servizio, nominativo dell’addetto allo sportello, tempo di chiamata e tempo di attesa). Tutte le operazioni erano effettuate senza che né gli utenti né i dipendenti avessero ricevuto, come richiesto dal Regolamento Ue, un’informativa completa sui trattamenti resi possibili dall’applicativo.

Il Garante ha ritenuto, inoltre, inadeguate le misure tecniche e organizzative implementate dall’Ente, il quale non aveva altresì disciplinato il rapporto con la società fornitrice del sistema di prenotazione. Bocciata anche la funzione che consente di produrre report sull’attività degli addetti allo sportello, introdotta senza le necessarie garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori sul controllo a distanza.

L’Autorità ha comminato, inoltre, con separato provvedimento una sanzione di 40mila euro alla società fornitrice del sistema per i trattamenti effettuati in qualità di autonomo titolare, in particolare, con riguardo alla prenotazione di servizi sanitari da parte degli utenti e alla manutenzione del sistema per conto dei clienti, nei casi in cui tale attività comportasse il trattamento di dati personali di utenti e dipendenti.

È stato inoltre adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti della medesima società fornitrice e di tutti i soggetti pubblici e privati che utilizzano il sistema “TuPassi” in ordine alla possibilità che il suo utilizzo, con le modalità già censurate dal Garante, possa violare il Regolamento, ingiungendo alla società di avviare con loro i necessari aggiornamenti per rendere il sistema conforme alla disciplina in materia di protezione dati, secondo le indicazioni del Garante.

Si conclude così un procedimento complesso, aggravato dalle difficoltà operative derivanti dalle scelte organizzative dell’Ente, anche sotto il profilo della corretta individuazione della figura del Responsabile della protezione dei dati, soggetta ad avvicendamenti nel corso dell’istruttoria, circostanza che ha reso meno efficace la cooperazione con il Garante.

Scoperta la firma molecolare della Sla.

Il lavoro della Sapienza Università di Roma e del laboratorio dell’Istituto Pasteur-Italia, ha portato a identificare i potenziali biomarcatori prognostici della Sla. Si tratta di molecole di microRna (miRna) che non contengono informazioni per la formazione di proteine, ma che spesso risultano alterate in alcune condizioni patologiche e che possono anche essere rilasciate nel sangue.

In questo studio, pubblicato su Cell Death Discovery, sono stati selezionati e analizzati quantitativamente, ogni tre mesi durante la progressione della malattia, cinque miRNA.

I risultati hanno mostrato che queste molecole sembrano essere predittive del decorso della malattia.

Quantificare i livelli di queste molecole potrebbe essere un valido aiuto per la gestione clinica di questi pazienti.

 

La memoria come narrazione

Qual è il senso del Giorno della memoria? La distanza da quel passato segna oggi un momento particolarmente fragile: la voce dei testimoni si va spegnendo a poco a poco. La perdiamo perché il tempo è inesorabile. Come faremo, da domani in poi, ad ascoltare ciò che è stato?

È una riflessione di Elena Loewenthal (“La Stampa”, 26 gennaio 2021).
Quel passato appartiene a tutti e la memoria deve servire ad educare, a divulgare il male per tenersene lontani (“Calendario civile”. Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani, a cura di A. Portelli).

Ma la memoria, afferma la Loewenthal, deve diventare narrazione e, soprattutto, interrogazione.

”Ayekha? <Dove sei?>, è la prima domanda che viene al mondo nella Bibbia. La pronuncia Dio in cerca di Adamo, che si è nascosto dopo aver assaggiato il frutto proibito. <Dove sei?>, è l’insopportabile ma necessaria domanda che l’uomo e Dio si lanciano a vicenda lungo la storia, l’uno in cerca dell’altro, quando il male sembra negare il senso di ogni cosa”.

Oltre la crisi di Governo

Impercettibilmente, nella distrazione dei più, la crisi ha conosciuto in queste ore una sua mutazione. Potremmo definirla la “variante quirinalizia” perché da quando le dimissioni di Conte sono state ufficializzate al Quirinale, il confronto tra i partiti ha piegato nella direzione di un faticoso riordinamento, meno accelerato del previsto. Mattarella non vuole perdere tempo, ma nemmeno bruciare le tappe di quel necessario chiarimento che solo prelude alla soluzione del problema di quale governo possa uscire dal duro contenzioso in atto. Al Colle le consultazioni inizieranno oggi pomeriggio e andranno avanti senza precipitazione, nell’arco di tre giorni, così da favorire l’auspicato raffreddamento delle tensioni. Secondo la “variante quirinalizia” i tempi sono subordinati alla politica, quindi avanzano al ritmo che può scandire unicamente l’intelligenza dei veri costruttori. 

Si tratta innanzi tutto di capire se ancora esistono i margini per ricomporre la maggioranza, magari con qualche contributo aggiuntivo. L’intervento del ministro Guerini, in concomitanza con le dimissioni del Presidente del Consiglio, hanno fatto intuire tra le righe che lo stesso Mattarella considera inderogabile il tentativo di riportare Italia Viva nel perimetro della compagine di governo. L’ipotesi di sostituire il drappello renziano con l’europeista Ciampolillo e pochi altri, continuando a giocare con il pallottoliere delle adesioni e dei dinieghi, appare un esercizio pericoloso. Realisticamente, con l’occhio rivolto all’interesse del Paese, il Capo dello Stato accompagna come suo dovere costituzionale il processo di ricomposizione dell’unica maggioranza possibile. L’alternativa delle elezioni anticipate resta confinata nell’angolo, benché Salvini e Meloni s’impegnino a proporla con enfasi stucchevole, al netto delle titubanze di Berlusconi. Per questo il “quirinalizio” Guerini ha forzato i termini, andando alla sostanza delle cose e fissando i paletti di una riconciliazione invero complicata ma non eludibile: la pace con Renzi, e quindi la formazione di un esecutivo capace di portare a termine la legislatura, passa per la conferma di Conte a Palazzo Chigi.    

Di chi la vittoria, in questo caso? Piero Ignazi rovescia la domanda e punta l’indice sul partito che all’occorrenza  potrebbe pagare il conto più salato. Scrive infatti sul “Domani” in edicola stamane che la ricucitura della maggioranza, con la baldanzosa rentrée di Renzi, sancirebbe la sconfitta del Pd e la sua sostanziale irrilevanza. È una tesi molto severa. Ignazi prevede addirittura che un esito siffatto della crisi darebbe agio all’ex sindaco di Firenze, con l’alloro del trionfatore in testa, di puntare a una nuova scalata del Pd a seguito della liquidazione del gruppo dirigente raccolto attorno alla mesotermica segreteria Zingaretti. Si tratta in buona sostanza di uno scenario rovinoso, decisamente pessimistico e nondimeno sintomatico di una certa insolvenza politica a carico dell’ultimo gruppo dirigente formatosi al tramonto della Prima Repubblica nella Federazione dei giovani comunisti, poi trasformata in Sinistra giovanile. Non a caso la partita della crisi porta allo scoperto una contestuale rianimazione della filiera democristiana, non per volontà di protagonismo ma per riscontro di attenzioni, come se il Paese andasse alla ricerca di un centro perduto o piuttosto di un centro operante suo malgrado.

È palese che questo doppio movimento tra ex dc ed ex pci determini la fibrillazione del “muscolo cardiaco” del riformismo, ovvero dell’organo politico che ne rappresenta l’ambizione e la speranza proprio in virtù, occorre dire, della tentata simbiosi di culture a vocazione popolare, parallele ed affini per molti versi, ma storicamente rivali. Pensare che si deroghi a questo interrogativo sul destino del Pd con lo scivolamento nel pragmatismo, eludendo perciò le questioni ideali che attraversano il dibattito a latere di questa crisi di governo, aumenta il rischio di un indebolimento complessivo della politica democratica ed europeista, per la quale si ricerca in ogni caso la formazione di una maggioranza alternativa al sovranismo. Ignazi può avere torto nel drammatizzare le difficoltà del Pd, specie se le configura nei termini della classica polemica sul tradimento dei valori della sinistra e quindi con l’implicita richiesta di una maggiore radicalizzazione a sinistra, ma getta un raggio di luce sulla  tenuta di un partito che vive da sempre nell’ibridismo di aspettative e vocazioni concorrenti. Una volta risolta la crisi di governo, speriamo in tempi brevi e con la dovuta credibilità, anche questa crisi sotto traccia del Pd esigerà un approfondimento rigoroso. E una soluzione.