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La grazia non si chiede in piazza

Il caso Roggero riaccende il confronto sulla legittima difesa, ma la prerogativa del Capo dello Stato non può diventare terreno di scontro politico o di improprie comparazioni.

Mattarella fuori dalla rissa

È la classica vicenda di cronaca che si altera in politica annegando in una ridda di pareri a favoreo contro Roggero, il gioielliere che eccedendo nella legittima difesa, vittima di una rapina, è andato in carcere per oltre 14 anni. Il condannato ha invocato, con tono di reclamo, la grazia del Capo dello Stato, in una forma non proprio aggraziata, una quasi pretesa che ha suscitato perplessità e che rischia di non giovare alla sua speranza di libertà. 

Ciascuno stia nel suo campo

Roggero non brilla certo in capacità di comunicazione, ha ruggito malamente,soprattutto quando non guarda alla sua vicenda personale ma si affida all’arte della comparazione. È un po’ come quando a scuola da bimbi si era puniti ed alla maestra si diceva “perché a me si e a lui no?” indicando anche qualche altro autore di marachella. “la graziadella sua lingua si potrebbe agguagliare alla dolcissima eloquenzia dell’antico Cicerone” direbbe Boccaccio in un momento di confusione.

Ha chiamato in ballo uno scafista che durante la sua detenzione ha dimostrato ogni forma di ravvedimento e di impegno pur non essendo certa la responsabilità all’epoca dei fatti per cui gli fu contestata, la conduzione del peschereccio dove nella stiva morirono soffocati 49 persone. 

Non era uno scafista ma un semplice passeggero,secondo una tesi che vede oggi l’ammissibilità della revisione del processo secondo la Corte di Appello di Messina. Per l’intanto Mattarella gli ha concesso una grazia parziale. Anche per la Minetti nulla da dire. Dopo indagini e verifiche e quant’altro ancora si è accertato che il polverone alzato contro di lei era ingiustificato e quindi c’erano tutti gli elementi per come si è correttamente proceduto.

Le vicende penali sono sempre uniche ed esclusive e non si possono mischiare le carte e tanto meno semplificare i giudizi con il metodo della equiparazione. La legge dice in sostanza che se la minaccia è cessata non c’à legittima difesa. Così rincorrere e freddare chi ti ha rapinato sconvolgendoti di paura non è cosa ammissibile. 

Il rischio di un risarcimento a senso unico

Ciò che suona come una nota steccata è quando si prevede però un risarcimento a favore di quelli che ti hanno fatto passare momenti di terrore e verso i quali hai provocato danno con ferite o con la morte. Ciò almeno o tanto più se la tua reazione è simultanea all’atto della aggressione che stai subendo.

Se le cose stanno così, si dovrebbe anche quantificare in modo equilibrato, a favore del reo e vittima all’un tempo, anche lo stress della situazione, il ricordo di un fatto che sarà sempre un marchio da incubo che non potrai cancellare dalla tua memoria, il danno psicologico che ti porterai appresso per la vita intera. Sono vicende che ti segnano per sempre e che dovrebbero semmai prevedere non soltanto “una pari, patta e pace” ma comunque un risarcimento da chi ha subito una aggressione anche se in una eventuale colluttazione ha avuto la meglio. È comunque materia per giuristi ed oltre non si può andare se non a rischio di far parte del pattuglione di quelli che sono esperti di tutto.

Resta che Roggero ha subito una violenza ed è andato fuori di grazia dando colpi di grazia ai delinquenti che lo hanno aggredito mettendo sotto minaccia anche la sua famiglia. Ciò che è certo che per molti domani per grazia di Dio inizieranno le vacanze. Raffreddare gli animi, lontano da ogni strumentalizzazione politica, contribuirà alla necessaria serenità per mettere mano ad eventuali nuove normative in materia, consapevoli che sul campo resta comunque una tragedia.