In questi giorni si celebra il record che colloca l’esecutivo Meloni al secondo posto nella storia repubblicana per durata. La cosa che sfugge ai più, soprattutto a chi è intento a festeggiare il record, è che la longevità governativa toglie ulteriormente alibi a questa maggioranza per tutti agli obiettivi non raggiunti e per la situazione di difficoltà in cui versa il Paese.
La durata non è un merito in sé
La longevità governativa avrebbe infatti consentito di incidere in modo significativo sulla situazione, considerato anche che quello in carica è – checché ne dica la Premier – il governo più fortunato della storia repubblicana. Nessun precedente governo ha potuto infatti contare su un tesoretto unico e irripetibile come i duecentonove miliardi del PNRR.
Nessun precedente governo ha potuto contare su un significativo aumento del gettito fiscale; un aumento dovuto da un lato all’aumentata pressione fiscale (che ha raggiunto quasi il 44% con un aumento di oltre tre punti percentuali negli ultimi tre anni) e dall’altro al minor numero di lavoratori e lavoratrici che non riescono più ad andare in pensione grazie (si fa per dire!) all’inasprimento delle misure previste dalla legge-Fornero. Si, proprio grazie a quella legge che la destra e Salvini in particolare avevano promesso di abolire come primo atto del nuovo governo.
Il nodo dei conti pubblici
In questi quattro anni la maggioranza governativa ha motivato i tagli agli investimenti e il mancato sviluppo, come anche la riduzione di retribuzioni e potere d’acquisto, con la necessità di tenere i conti pubblici in ordine con l’obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione per lo sforamento del parametro UE del 3% nel rapporto Debito pubblico/PIL.
Peccato che a fronte di questi sacrifici imposti al paese reale l’Italia non sia riuscita a scendere al di sotto del 3,1% rimanendo quindi assoggettata alla procedura europea di infrazione. Il mancato raggiungimento del parametro UE comporterà un’ulteriore difficoltà per impostare delle politiche economiche espansive per la prossima manovra di bilancio e sarà quindi molto improbabile che si possa aprire una fase di crescita per l’Italia.
I maldestri tentativi di scaricare la colpa sul superbonus del 110% possono funzionare solo con chi ha la memoria corta e non ricorda i proclami a difesa dello stesso superbonus fatti dai leader di tutti i partiti, a cominciare proprio da Meloni e Salvini; ma oggi fa ovviamente comodo tentare una rimozione tattica di quelle posizioni assunte all’epoca anche con una certa determinazione.
Un record che rischia di ritorcersi contro
Oggi di fronte a questa situazione l’esecutivo più stabile e duraturo della storia non potrà certo lamentarsi per non aver avuto le risorse o il tempo necessario per governare e per fare le necessarie riforme. Ecco perché la sbandierata longevità governativa genererà un effetto boomerang per un inutile ed improduttivo record di galleggiamento, utile solo a chi nonostante tutto continua a gestire potere, nomine e risorse pubbliche.
