Home GiornaleDiritti dei lavoratori e lavoro: serve un progetto politico

Diritti dei lavoratori e lavoro: serve un progetto politico

Il richiamo del Primo Maggio riapre una ferita antica: principi costituzionali disattesi, disuguaglianze crescenti e una questione sociale senza guida politica. Occorre tornare a una visione organica e responsabile.

Il 1° maggio di quest’anno ci ha ricordato, per l’ennesima volta, che ci sono articoli costituzionali – nello specifico l’art. 1 e l’art. 3 – che da troppo tempo vengono disattesi se non addirittura violati. Disattesi e violati dalla politica, dal legislatore e da chi, di volta in volta, guida il nostro Paese.

Ora, non si tratta, semplicemente, di scagliare la pietra contro il nemico politico di turno. Anche perché si tratta di una violazione che coinvolge molti partiti, moltissimi governi e buona parte delle ultime classi dirigenti politiche.

La crisi del lavoro e linsufficienza delle risposte

Perché lavoro non dignitoso, crisi e debolezza dei salari, crescenti disuguaglianze sociali e aumento esponenziale della povertà e dell’emarginazione non possono essere affrontati, e possibilmente risolti, con gli strumenti desueti della propaganda, della demagogia o con le ricette del populismo antipolitico nostrano.

Questi sono temi che richiedono cultura politica, sensibilità sociale, preparazione e competenza di settore e, soprattutto, una vera e credibile progettualità politica. Senza questi ingredienti la cosiddetta “questione sociale”, che poi si intreccia con le politiche dello sviluppo e della crescita, non riesce ad essere adeguatamente affrontata.

Le lezioni della tradizione politico-sociale

Certo, ci sono state stagioni politiche nel passato in cui questi temi, anche se si manifestavano con forme e modalità diverse rispetto alla fase contemporanea, hanno trovato partiti ed esponenti politici che erano autentici e qualificati interlocutori e punti di riferimento.

A cominciare, per fare un esempio storico, dalla sinistra sociale di ispirazione cristiana. Ovvero, la storica corrente della Democrazia Cristiana che faceva capo prima a Giulio Pastore, poi a Carlo Donat-Cattin e infine a Franco Marini. Una sinistra sociale democristiana a cui si aggiungevano, seppur con minor incisività politica, la sinistra socialista e alcuni, sporadici, pezzi della stessa storia comunista.

Senza un luogo politico, solo scontro demagogico

Ricordo queste concrete esperienze perché senza un luogo politico organizzato, la questione sociale, come purtroppo confermano le dinamiche di questa confusa fase storica, si riduce ad essere un tema che genera uno scontro quotidiano fra opposti demagogismi.

Da una parte si moltiplicano risorse finanziarie inesistenti; dall’altra si esalta il poco che si fa, spacciandolo come elemento risolutore della questione sociale.

Listanza sociale diventi Stato”

Ed è proprio per queste ragioni, semplici ma essenziali, che si impone una presenza politica – e quindi culturale e programmatica – che sappia trarre da una persistente, ormai endemica, questione sociale la chiave per ridurre le disuguaglianze e, al contempo, far sì che “l’istanza sociale diventi Stato”, per dirla con una felice espressione pronunciata dallo storico “ministro dei lavoratori”, Carlo Donat-Cattin, all’indomani dell’approvazione dello Statuto dei lavoratori nel maggio del 1970.

Ovvero, e detto con parole più semplici, che ogni progetto legato alla crescita e allo sviluppo del Paese non può mai prescindere, o dimenticare, un’altrettanto necessaria e indispensabile politica sociale.

Ridare voce al cattolicesimo sociale

Ecco perché, al di là della formazione di nuovi partiti, nuovi equilibri e nuove coalizioni, una delle priorità politiche vere è oggi quella di ridare voce, fiato e gambe a una presenza politica e culturale che affonda le sue radici nel pensiero e nella tradizione del cattolicesimo sociale del nostro Paese.

Senza nostalgie o rimpianti, ma con la consapevolezza che tutto ciò che è riconducibile al suo patrimonio ideale può ancora offrire criteri, metodo e visione per affrontare le sfide del presente.