Otto anni fa ci lasciava Pierre Carniti, già leader della CISL. Lo conobbi di persona, grazie a un altro “catto-socialista”, il compianto Luigi Covatta. Fui conquistato dalla sua mitezza; la forza mite, potremmo dire.
E ricordo che in uno dei miei primi interventi alla sezione del Pds di Chieti Scalo condividevo il sogno, nutrito in precedenza, di un grande soggetto politico ispirato al tema del lavoro nel quale si ritrovassero Luciano Lama, Pierre, appunto, e Giorgio Benvenuto. Li avevo amati tutti e tre.
Un Partito democratico e laburista, attento alla questione ambientale, e cementato dagli ideali liberalsocialisti e rosselliani incarnati anche da esponenti “dell’altra Italia” protestante come Giorgio e Valdo Spini.
Riguardo al tema del lavoro in sé, allora come oggi parafraso la celebre Esortazione di Aristotele alla Filosofia: che si voglia filosofare o meno, per argomentare in un senso o nell’altro comunque occorre filosofare. Ecco, analogamente, che si parli di lavoro o di lavori, che si voglia dimostrare la centralità ormai acquisita dal tempo libero o dalle nuove tecnologie intelligenti e la fine delle società lavoristiche, comunque è necessario affrontare la questione del lavoro. Questione in senso etimologico: domanda, interrogativo aperto.
Un interrogativo che, come un fiume carsico, ne sono certo, si riproporrà nell’agone pubblico e politico.
