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Art Basel: Unlimited stanca, ma il digitale rilancia il desiderio

Basilea, 17 giu. (askanews) – La sezione Unlimited è tradizionalmente una delle più affascinanti di Art Basel: dedicata alle opere di grande e grandissimo formato, quelle che non penseremmo facessero parte di una fiera, da sempre ha un respiro museale importante. E, anche questa una consumata abitudine, la grande opera che accoglie subito i visitatori è di solito molto potente e d’impatto. Non fa eccezione neanche l’edizione 2026: l’installazione di Chris Burden “L.A.P.D. Uniforms” è un pezzo importante, che, soprattutto al giorno d’oggi, mantiene una grande attualità e ci ricorda quanto Burden, con la sua vena radicale, fosse in grado di leggere la realtà, senza essere didascalico. Addentrandosi nel grande spazio della fiera di Basilea, però, quella sensazione di necessità che le uniformi ci avevano trasmesso evapora rapidamente, la grandezza dimensionale dei lavori sembra spesso fine a se stessa, gli spunti perdono di evidenza e radicalità e la sensazione, poco a poco, diventa quella di trovarsi all’interno di qualcosa di auto-compiaciuto, un piccolo mondo chiuso nel quale, ci accorgiamo, mancano i temi del presente: clima, diritti, libertà. Come se la stanchezza avesse prevalso.

Certo, ci sono lavori che si sollevano dal grigiore, per esempio una grande installazione di Theaster Gates concepita per Tokyo, oppure un lavoro di Edith Dekyndt disturbante e ambiguo, c’è una performance di Goshka Macuga, sempre intellettualmente stimolate, ma non bastano per trascinare l’intera esposizione. E la sensazione è che manchi la vera contemporaneità, perché Burden è ormai un classico storicizzato e l’altro grande progetto che incontriamo è di Thomas Ruff, anch’egli non certo un debuttante, con le sue fotografie sgranate che ricordano i 25 anni dell’11 settembre. La loro grandezza è indiscutibile, così come la loro forza anche politica, ma intorno? Poco, e soprattutto poco desiderio, questa forse è la cosa più triste.

Le cose però cambiamo dall’altro lato della Messeplatz: nella sezione Zero 10, più piccola e dedicata all’arte digitale, c’è tutta un’altra atmosfera, qui si sente fremere la voglia di nuovo, a prescindere dalle opere in sé, è prima di tutto il contesto a essere diverso. Anche in questo caso l’opera che fa da porta d’ingresso è molto forte: un lavoro su tre scherni di John Gerrard, ma la differenza è che intorno l’energia non cala, anzi. Ci sono anche in Zero 10 i grandi nomi: Hito Steyerl o Andreas Gursky, ci sono gallerie importantissime come Hauser & Wirth o Esther Schipper, ma qui, sì, il desiderio è tangibile, così come la voglia di spingersi oltre. E questo rende tutto più vivo e interessante.

Pechino sfida il G7: serve nuova governance mondiale più equa

Roma, 17 giu. (askanews) – Mentre a Evian, in Francia, si consuma il rito del summit G7, la Cina sfida l’idea di governo del mondo incentrato sostanzialmente sull’Occidente, proponendo una riforma del sistema internazionale in senso “più giusto e razionale” attraverso un nuovo libro bianco.

L’Ufficio informazioni del Consiglio di stato – l’esecutivo cinese – ha diffuso un lungo documento intitolato “Costruire un sistema di governance globale più giusto e razionale: idee, iniziative e azioni della Cina”. Il documento, lungo oltre 20mila caratteri, si articola in cinque parti, oltre a prefazione e conclusione: le crisi e le sfide complesse che il mondo affronta oggi; l’iniziativa per la governance globale come risposta ai problemi attuali; il contributo della Cina alla governance globale; la direzione della trasformazione verso una prospettiva più favorevole; la necessità di procedere insieme in una fase storica cruciale.

Il Libro bianco afferma che la governance globale è una causa comune che riguarda il benessere dell’umanità e che la costruzione di un sistema più giusto e razionale rappresenta un’aspirazione condivisa dai popoli di tutti i paesi. Pechino si presenta come “partecipante, contributore e costruttore” della governance globale e collega il documento alla visione promossa dal presidente cinese Xi Jinping sulla costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità.

Secondo il testo, Xi ha proposto una concezione della governance globale basata su consultazione, costruzione e condivisione, sostenendo un “vero multilateralismo”, una multipolarità mondiale “eguale e ordinata” e una globalizzazione economica “inclusiva e vantaggiosa per tutti”. Nel 2025, in occasione dell’80mo anniversario della vittoria nella guerra mondiale e della fondazione delle Nazioni unite, Xi ha avanzato l’iniziativa per la governance globale, presentata da Pechino come una “soluzione cinese” alla domanda su quale sistema internazionale costruire e su come riformarlo.

Il cuore politico della proposta è la difesa del sistema internazionale con l’Onu al centro. La Cina sostiene che l’attuale architettura globale non debba essere smantellata né sostituita da meccanismi alternativi, ma riformata e resa più efficace. Per Pechino, l’attuazione dell’iniziativa richiede prima di tutto la tutela dell’autorità e del ruolo delle Nazioni unite, la difesa dell’ordine internazionale fondato sul diritto e il rispetto dei principi e degli obiettivi della Carta dell’Onu. Una risposta, apparentemente, alle iniziative di Washington e alla creazione di nuove piattaforme, come il Board of Peace, promosso con grande enfasi dal presidente Usa Donald Trump.

Il Libro bianco individua cinque principi fondamentali: uguaglianza sovrana degli Stati, rispetto del diritto internazionale, pratica del multilateralismo, centralità delle persone e orientamento all’azione concreta. Su questa base, la Cina chiede una governance in cui tutti i paesi – grandi e piccoli, forti e deboli, ricchi e poveri – possano partecipare in modo paritario ai processi decisionali e beneficiare dei risultati dello sviluppo globale.

Il documento contiene anche una critica netta a unilateralismo, protezionismo, egemonismo, sanzioni unilaterali, “giurisdizione a braccio lungo” (extranazionale), guerre commerciali, guerre tecnologiche, blocchi contrapposti e tentativi di costruire “piccoli cortili con alte mura”. Pechino denuncia una tendenza alla frammentazione dell’economia mondiale, all’indebolimento del multilateralismo e al ritorno della logica della forza nei rapporti internazionali.

Particolare rilievo viene attribuito al Sud globale. Il Libro bianco afferma che i paesi in via di sviluppo devono avere maggiore rappresentanza e maggiore voce nelle istituzioni internazionali. La Cina chiede una riforma dell’architettura finanziaria globale, compresi Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, e una riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu orientata in particolare a correggere quella che Pechino definisce “l’ingiustizia storica” subita dall’Africa.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian, durante il briefing quotidiano con la stampa, ha affermato che l’iniziativa per la governance globale ha già ricevuto il sostegno di quasi 160 paesi e organizzazioni internazionali e che oltre 60 paesi hanno aderito al “Gruppo degli amici della governance globale”. Per la diplomazia cinese, questo dimostra che la proposta risponde a una domanda diffusa di riforma del sistema internazionale e rafforza la fiducia nel multilateralismo.

Wang Yi ha sottolineato che l’iniziativa avanzata da Xi invita tutti i paesi ad agire insieme per costruire un sistema di governance più equo, capace di affrontare il deficit di governance internazionale e di indicare una direzione al cammino dell’umanità. Secondo Pechino, la proposta amplia il percorso pratico per la costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità e apre “una nuova frontiera della civiltà politica internazionale”.

La Cina rivendica inoltre il proprio contributo concreto alla governance globale. Sul piano della sicurezza, Lin ha ricordato che Pechino è il secondo maggiore contributore finanziario alle operazioni di peacekeeping dell’Onu e il primo fornitore di truppe tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Il Libro bianco cita anche il ruolo cinese nei dossier internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente, dalla riconciliazione tra Arabia saudita e Iran al dialogo tra fazioni palestinesi ospitato a Pechino.

Sul piano dello sviluppo, il portavoce ha ricordato che nel quadro dell’Iniziativa per lo sviluppo globale sono stati realizzati oltre 1.800 progetti di cooperazione e programmi di formazione per 80mila persone. La Cina ha inoltre esteso unilateralmente il trattamento a dazi zero a tutti i paesi africani e ai paesi meno sviluppati con cui intrattiene relazioni diplomatiche, presentando questa misura come parte del proprio sostegno allo sviluppo del Sud globale.

Il Libro bianco collega la governance globale anche alla cooperazione economica e infrastrutturale della Nuova via della seta, alla difesa di un’economia mondiale aperta, al rafforzamento del sistema commerciale multilaterale e alla lotta contro il protezionismo. Pechino propone di riportare lo sviluppo al centro dell’agenda internazionale, accelerare l’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu, ridurre il divario Nord-Sud e chiedere ai paesi sviluppati di rispettare gli impegni in materia di assistenza allo sviluppo e finanza climatica.

Tra le priorità indicate figurano anche i nuovi settori della governance globale: intelligenza artificiale, cyberspazio, dati, spazio, oceani, regioni polari, clima, salute pubblica e biodiversità. Lin ha citato la creazione dell’Organizzazione internazionale per la mediazione e dell’Organizzazione mondiale dei dati, già avviate, oltre alla preparazione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale. In autunno, ha aggiunto, Pechino ospiterà anche il primo Forum globale sulla governance di Xiongan.

“La Cina è pronta a lavorare con tutte le parti per attuare l’iniziativa sulla governance globale, difendere con fermezza il ruolo centrale delle Nazioni unite, valorizzare pienamente il ruolo chiave del Sud globale e colmare le carenze e i deficit della governance globale”, ha affermato Lin.

Il messaggio complessivo del documento è che Pechino intende proporsi come promotrice di una riforma dell’ordine internazionale fondata formalmente sull’Onu e sul multilateralismo, ma orientata a una maggiore rappresentanza dei paesi non occidentali. Un’alternativa al sistema incentrato sull’Occidente, insomma, e alla nuova assertività americana promossa da Trump.

Teheran: l’accordo di pace con gli Usa richiede il ritiro di Israele dal Libano

Roma, 17 giu. (askanews) – Un accordo di pace con gli Stati Uniti richiederebbe il ritiro di Israele dal Libano. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri dell’Iran, mentre crescono i timori che lo stato ebraico possa compromettere gli sforzi diplomatici per porre finalmente fine alla guerra in Medio Oriente, con Donald Trump che ha persino criticato il suo alleato e partner di guerra – Benjamin Netanyahu – definendolo irresponsabile.

“Senza il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati durante questa guerra, il conflitto non può considerarsi pienamente concluso”, ha chiarito il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.

Un funzionario delle relazioni con i media di Hezbollah ha anche affermato che il gruppo ha ricevuto assicurazioni dall’Iran secondo cui la repubblica islamica chiederà il ritiro delle truppe israeliane dal Libano nella prossima fase dei colloqui con gli Stati Uniti.

Le dichiarazioni sono arrivate mentre Donald Trump, parlando al vertice dei leader del G7, ha attaccato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, affermando che deve comportarsi “in modo più responsabile in Libano”, aggiungendo che un recente attacco aereo israeliano su Beirut è stato “vile”.

Il Papa: l’accoglienza dei migranti è l’unica strada percorribile

Città del Vaticano, 17 giu. (askanews) – Se “il fenomeno migratorio è complesso e richiede piani di azione organici e concertati”, solo l’accoglienza dei “migranti forzati” è nella prospettiva evangelica, che porta a quella “civiltà dell’amore”, unica strada per risolvere veramente ogni questione in modo umano. Lo ha detto stamane Papa Leone XIV nel corso della sua catechesi (tutta dedicata al recente viaggio apostolico in Spgna) durante l’udienza generale in piazza San Pietro.

Citando la sua visita nelle isole Canarie dove ha avuto modo di incontrare i migranti e quanti li assistono, Papa Prevost ha detto che proprio lì ha avuto modo di ricevere “una chiave di lettura complessiva” della questione migratoria.

Un tema, quello dei migranti, ha detto il Papa, che “ci fa capire come siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture, e in particolare i frutti prodotti in esse dalla fecondità del messaggio di Cristo. E uno di questi frutti – ha sottolineato il pontefcie – è proprio il dialogo tra le persone e tra i popoli, l’incontro in spirito di fraternità, che permette di scoprire e apprezzare reciprocamente i valori di cui l’altro è portatore”.

“Questo cammino – ha concluso il Papa – non è facile, richiede buona volontà e l’aiuto di Dio, ma è il cammino che conduce alla civiltà dell’amore”.

Assegno unico, Inps: nei primi 4 mesi dell’anno erogati 6,6 miliardi

Roma, 17 giu. (askanews) – Nel primo quadrimestre del 2026 sono stati erogati alle famiglie assegni per 6,6 miliardi di euro, che si aggiungono ai 19,8 miliardi del 2025. Sono i dati contenuti nell’aggiornamento dell’Osservatorio Statistico sull’Assegno Unico Universale pubblicato con riferimento al periodo gennaio 2025 – aprile 2026.

Sono 6.038.598 i nuclei familiari che hanno ricevuto l’assegno nel 2026, per un totale di 9.522.852 figli: l’importo medio per figlio a marzo 2026, comprensivo delle maggiorazioni applicabili si attesta su 173 euro, e va da 59 euro per chi non presenta Isee o supera la soglia massima (che per il 2026 è pari a 46.582,71 euro), a 227 euro per la classe di Isee minima (17.468,51 euro per il 2026).

E’ morto a 87 anni lo storico italiano di fama mondiale Carlo Ginzburg

Milano, 17 giu. (askanews) – È morto all’età di 87 anni Carlo Ginzburg, storico di fama mondiale e padre della microstoria. Era nato a Torino nel 1939 dall’unione tra l’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e la grande scrittrice Natalia Ginzburg, nata Levi. Si era formato all’Università di Pisa e alla Normale, poi al Warburg Institute di Londra. È stato professore di storia moderna all’Università di Bologna e ha insegnato negli Usa ad Harvard, Yale, Princeton e alla Ucla. Attraverso i suoi studi ha insegnato a leggere la storia partendo dai dettagli, dalle voci marginali, esplorando ad esempio la Shoah attraverso l’analisi delle radici dell’antisemitismo e della falsificazione storica, come nei Protocolli dei Savi di Sion. “Le sue riflessioni continuano a essere un riferimento imprescindibile anche per il lavoro educativo che cerchiamo di portare avanti” ha commentato, tra gli altri, il Memoriale della Shoah di Milano.

L’invito di Macron fa colpo, Trump entusiasta della cena a Versailles (e resta fino alla fine del G7)

Roma, 17 giu. (askanews) – Donald Trump si è mostrato particolarmente entusiasta di essere invitato questa sera alla Reggia di Versailles, vicino a Parigi.

“Mi piacciono i bei posti. Versailles non è oro placcato, è roba seria”, ha dichiarato con evidente soddisfazione il 47esimo presidente degli Stati Uniti, noto per il suo gusto per il lusso e le decorazioni dorate, di cui non fa mistero nemmeno nell’arredamento della Casa Bianca.

“Il presidente francese, che peraltro è una persona molto gentile, mi ha invitato a cena a Versailles”, ha dichiarato martedì a margine della riunione del G7 a Evian-les-Bains, sulle rive del Lago di Ginevra. Il miliardario repubblicano, partito da Washington nella tarda notte di domenica dopo aver festeggiato il suo 80esimo compleanno con un grande spettacolo di MMA nei giardini della Casa Bianca, ha riconosciuto che questa cena nei pressi di Parigi lo costringerà nuovamente a lasciare la Francia a un’ora molto tarda.

“In ogni caso, non sono un grande dormiglione”, ha scherzato. In Francia, gli oppositori di Emmanuel Macron gli rimproverano di aver organizzato questa cena “in grande stile” per compiacere Trump. “Bisogna imparare definitivamente a vivere senza Trump”, ha protestato su X Jean-Luc Mélenchon, candidato della sinistra radicale alle elezioni presidenziali francesi del 2027.

“Non si tratta di una cena di gala”, ha replicato il capo dello Stato francese. “È una cena per celebrare i 250 anni dell’indipendenza americana, perché la Francia ha avuto un ruolo” in questo, ha aggiunto.

Macron non ha nascosto l’obiettivo implicito dell’iniziativa: fare in modo che Trump, che l’anno scorso aveva lasciato prematuramente il vertice del G7 in Canada, “resti fino alla fine”. A Parigi si sottolinea che proprio a Versailles, nel 1778, re Luigi XVI ricevette Benjamin Franklin e concesse il sostegno militare francese all’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Fu inoltre lì che nel 1783 fu firmato il trattato che sancì l’indipendenza americana.

Le autorità francesi promettono una cena di lavoro “sobria” tra le delegazioni dei due presidenti.

Un ricordo d’infanzia per capire il successo di Vannacci

Il ricordo riemerso

È passato moltissimo tempo. Ma è stato il razzismo, neppure troppo velato, del generale Roberto Vannacci a far riemergere un mio antico ricordo, insieme alla stima verso un compagno di giochi della giovinezza.

Nei primi anni Cinquanta Martin Luther King Jr. era ancora un adolescente. Pur soffrendo e ingoiando quotidianamente molti rospi — come quando, ancora bambino, dovette cedere il proprio posto su un autobus a un bianco adulto — aveva già alle spalle la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata dalle Nazioni Unite nel 1948.

Il suo storico attivismo civile sarebbe arrivato più tardi, quando, nelle vesti di pastore protestante, avrebbe assimilato pienamente i valori sociali del cristianesimo: fraternità, uguaglianza, diritti dell’uomo e dignità di ogni persona, a prescindere dal colore della pelle o dalla nazionalità. Valori che costituirono il cuore del celebre discorso pronunciato a Washington nell’agosto del 1963, al termine della marcia per i diritti civili, con il suo “I have a dream”, destinato a entrare nella storia.

Il “Futuro Nazionale” di Vannacci

Devo però dire che è stato soprattutto il ricordo di un compagno della Gioventù di Azione Cattolica di quegli anni a riesplodermi nella mente. Complice quel “Futuro Nazionale” evocato e auspicato dal generale Vannacci dopo il suo lancio con il paracadute recante proprio quella scritta, nel caos di partiti e partitini che caratterizza oggi il panorama politico italiano.

Una maggioranza di formazioni personalizzate, alcune addirittura identificate con il nome del fondatore. Una baraonda di leader e leaderini autoproclamati, spesso nati da una semplice associazione privata, e una miriade di simboli che finisce per indebolire il vero e irrinunciabile valore democratico del pluralismo e della dialettica politica.

Fenomeni che contribuiscono all’allontanamento degli elettori dalle urne e alimentano una democrazia sempre più incompleta.

Nazionalismo e identità

Vannacci, sin dalla sua discesa in campo nella Lega, non ha mai nascosto il proprio nazionalismo linguistico e il proprio orientamento antieuropeo. A ciò si sono aggiunte posizioni favorevoli al progetto dei centri per migranti in Albania e una visione che rivendica una diversità di valori rispetto al resto d’Europa.

Ne emerge il profilo di un sovranista che fa leva su paure e incertezze diffuse in tutti gli strati sociali, rivolgendosi a coloro che considera “identici” e contrapponendoli a chi viene percepito come diverso.

Una concezione che l’autore ritiene evidente anche nelle polemiche che hanno coinvolto la campionessa olimpica Paola Egonu, nelle critiche al reato di femminicidio e nelle prese di posizione contro il mondo LGBT.

Il cinema vietato ai neri

Tutto ciò ha fatto riemergere il ricordo di un caro amico calabrese che, molti anni dopo, sarebbe diventato professore di storia a Novara.

Da ragazzo trascorse un paio di mesi negli Stati Uniti insieme al fratello maggiore, ospite di uno zio emigrato. Al ritorno ci raccontava spesso un episodio che lo aveva profondamente colpito.

Accompagnato dalla zia a vedere un film di cartoni animati, scoprì che quel cinema era riservato esclusivamente ai bianchi. Ai neri era vietato entrare e il divieto veniva fatto rispettare con rigore, persino attraverso controlli delle autorità locali.

Per un ragazzo cresciuto in Italia, l’impatto emotivo fu enorme. Tornò carico di compassione per i cittadini afroamericani e di indignazione verso quel sistema di segregazione.

Una domanda sulla civiltà

Con noi amici e compagni degli Aspiranti di Azione Cattolica tornava spesso su quell’esperienza. Dopo aver rievocato con tristezza l’accaduto, ci poneva una domanda che allora ci lasciava increduli.

Che cosa sarebbe successo se il percorso della civiltà si fosse sviluppato nell’Africa nera anziché in Europa? Quale sarebbe stato il destino dei bianchi? Avremmo potuto entrare in un cinema riservato soltanto ai neri?

Era una provocazione che nasceva da una profonda sensibilità storica e umana. Un modo per interrogarsi sul potere, sulla discriminazione e sulle forme che l’ingiustizia può assumere quando una maggioranza decide di trasformare la differenza in esclusione.

La lezione di Papa Francesco

Se le cose fossero andate diversamente, si chiedeva, avremmo forse conosciuto una forma di “razzismo al contrario”? Le persone di pelle nera avrebbero segregato e discriminato quelle di pelle bianca come era accaduto ai neri negli Stati Uniti?

Quasi sessant’anni dopo la marcia di Martin Luther King, l’italo-argentino Papa Francesco avrebbe pubblicato la sua terza enciclica, Fratelli tutti.

È proprio quel titolo, e il messaggio universale che racchiude, che mi permetto di suggerire al generale Vannacci come lettura utile per riflettere sul destino comune dell’umanità e sul valore della fraternità tra tutti gli esseri umani.

Camillo Ruini, la forza di una parola mai accomodante

Con la morte del cardinale Camillo Ruini scompare una delle personalità più autorevoli e incisive della Chiesa italiana degli ultimi decenni. Un uomo di pensiero, di governo ecclesiale e di parola pubblica, capace di attraversare stagioni complesse senza mai rinunciare alla chiarezza delle proprie convinzioni.

Ho sempre riconosciuto nel cardinale Ruini una schiettezza rara, talvolta esigente, ma mai ambigua. La sua è stata una voce limpida, saldamente radicata nel Magistero e nella Dottrina sociale della Chiesa, una voce che ha saputo ricordare alla politica e alla società italiana che la fede cristiana non è un fatto privato, né una riserva privata di consolazione da tenere fuori dalla vita pubblica.

Ricordo, in particolare, la sua ferma posizione in occasione dei referendum abrogativi sulla Legge 40, in materia di procreazione medicalmente assistita. In quella stagione, difficile e non priva di tensioni, condivisi la convinzione che fosse necessario custodire alcuni principi essenziali: la dignità della vita nascente, il limite etico della tecnica, la responsabilità della politica davanti alle questioni più delicate dell’umano.

Da presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Ruini ha rappresentato una Chiesa presente, vigile, mai irrilevante. Una Chiesa capace di prendere parola senza complessi di inferiorità, di entrare nel confronto pubblico con coerenza, di misurarsi con la modernità senza smarrire il proprio centro.

Oggi, nel momento del congedo terreno, prevalgono il rispetto, la gratitudine e la preghiera. Alla Chiesa italiana resta l’eredità di un pastore che ha creduto nella forza della ragione illuminata dalla fede e nella responsabilità dei cattolici dentro la storia.

A lui il mio pensiero riconoscente. Alla Chiesa di Roma, alla Conferenza Episcopale Italiana e a quanti lo hanno conosciuto e stimato giunga il mio cordoglio più sincero.

 

Cinquant’anni di politica: le quattro parole chiave di Clemente Mastella

La Democrazia Cristiana come stella polare

Quando si parla di Clemente Mastella e della sua lunga storia politica – Clemente festeggia, appunto, i suoi 50 anni di impegno politico – vengono in mente alcuni tasselli precisi e definiti. E questo al di là e al di fuori di quello che si può pensare – e del tutto legittimamente – di Mastella e del suo impegno politico. E le parole che vengono immediatamente in mente sono almeno quattro: Democrazia Cristiana, Centro, consenso, confronto. Certo, se ne potrebbero citare tantissime ma è indubbio che attorno a queste parole si riassume una “vocazione” che è nata in anni lontani e che si è manifestata lungo tutto l’arco di questi ultimi cinque decenni.

La Democrazia Cristiana. C’è poco da fare. Quel partito ha plasmato politicamente e culturalmente intere generazioni e Clemente, checché se ne dica, continua ad essere un vero e sincero “democristiano”. E, non a caso, in ogni suo intervento, in ogni sua intervista e in qualsiasi dibattito pubblico la Dc, la sua modalità, il suo ruolo e soprattutto il suo “stile” concreto di essere nella società continuano ad essere la sua vera ed autentica stella polare. Anche se la Dc, come noto, è tramontata da oltre trent’anni.

Il centro come categoria dello spirito

In secondo luogo il Centro. E questo perché per Clemente il Centro non è solo una categoria o un progetto politico. Il Centro, per il sindaco di Benevento, è quasi una “categoria dello spirito”. Senza la cultura di centro, la politica di centro, un partito di centro e l’indole centrista Mastella sarebbe senza un riferimento politico tangibile. Certo, poi lo declina a seconda delle circostanze e delle opportunità. Ma è indubbio che quel progetto lo accompagna e lo caratterizza sin dall’ingresso nella Dc, seppur all’interno di una corrente come la Sinistra di Base.

Il valore del consenso e del radicamento

In terzo luogo il consenso. Anche su questo versante c’è un ritornello continuo e martellante. La politica, per Mastella come per moltissimi democristiani, non è mai solo una testimonianza. Che, come noto, rischia di tradursi solo in un esercizio sterile ed inconcludente. La politica, cioè, secondo la miglior eredità del cattolicesimo politico, è sì pensiero ed azione ma il consenso non può mai diventare una variabile indipendente ai fini della credibilità della politica stessa. Da qui l’importanza decisiva del radicamento territoriale, della militanza quotidiana e della concreta rappresentatività del “proprio” popolo.

Il confronto come metodo democratico

In ultimo, ma non per ordine di importanza, la cultura del confronto. Ecco, se c’è un elemento che caratterizza la miglior cultura democristiana risiede proprio nella capacità di praticare e di declinare quella cultura del confronto e del dialogo che era, e resta, l’elemento che qualifica la stessa qualità della democrazia. Nessun estremismo, nessun radicalismo, nessuna pregiudiziale ideologica e men che meno di natura personale e, soprattutto, nessuna tentazione di criminalizzare politicamente l’avversario. Semmai, e al contrario, attraverso la pratica del confronto e del dialogo si costruisce la buona politica e si contribuisce, al contempo, a dar vita ad una vera democrazia dell’alternanza nel rispetto degli avversari che non sono mai nemici giurati ed implacabili da combattere e da annientare.

Ecco perché proprio attorno a queste quattro parole si racchiude la lunga e ricca esperienza politica, culturale ed istituzionale di Clemente Mastella. Un’esperienza che, al di là dei vari giudizi, può ancora oggi rappresentare un valore aggiunto per chi crede nella politica come uno strumento concreto a difesa degli interessi, delle istanze e dei bisogni dei ceti popolari e dei meno abbienti.

Pierre Carniti e il partito del lavoro

Otto anni fa ci lasciava Pierre Carniti, già leader della CISL. Lo conobbi di persona, grazie a un altro “catto-socialista”, il compianto Luigi Covatta. Fui conquistato dalla sua mitezza; la forza mite, potremmo dire.

E ricordo che in uno dei miei primi interventi alla sezione del Pds di Chieti Scalo condividevo il sogno, nutrito in precedenza, di un grande soggetto politico ispirato al tema del lavoro nel quale si ritrovassero Luciano Lama, Pierre, appunto, e Giorgio Benvenuto. Li avevo amati tutti e tre.

Un Partito democratico e laburista, attento alla questione ambientale, e cementato dagli ideali liberalsocialisti e rosselliani incarnati anche da esponenti “dell’altra Italia” protestante come Giorgio e Valdo Spini.

Riguardo al tema del lavoro in sé, allora come oggi parafraso la celebre Esortazione di Aristotele alla Filosofia: che si voglia filosofare o meno, per argomentare in un senso o nell’altro comunque occorre filosofare. Ecco, analogamente, che si parli di lavoro o di lavori, che si voglia dimostrare la centralità ormai acquisita dal tempo libero o dalle nuove tecnologie intelligenti e la fine delle società lavoristiche, comunque è necessario affrontare la questione del lavoro. Questione in senso etimologico: domanda, interrogativo aperto.

Un interrogativo che, come un fiume carsico, ne sono certo, si riproporrà nell’agone pubblico e politico.

Salute psichica e 41-bis: il caso Scarcia. Intervista

Si è svolta davanti al Tribunale di Sorveglianza di Roma l’udienza relativa alla posizione di Salvatore Scarcia, detenuto presso la Casa di Reclusione di Milano Opera e sottoposto al regime differenziato previsto dall’articolo 41-bis dell’Ordinamento penitenziario. Al centro del procedimento non vi è l’accertamento della responsabilità penale dell’imputato, ancora giudicato nel processo pendente davanti al Tribunale di Matera, ma la verifica della permanenza dei presupposti che giustificano l’applicazione del regime speciale, alla luce delle condizioni psichiche e sanitarie documentate dalla difesa. Ne abbiamo parlato con l’Avv. Michele Russo, che insieme al collega Francesco Arnone ha chiesto l’accoglimento del reclamo contro il decreto applicativo del 41-bis e la nomina di un perito psichiatrico d’ufficio.

Avvocato Russo, qual è il punto centrale della vostra iniziativa davanti al Tribunale di Sorveglianza?

Il punto centrale non è la responsabilità penale di Salvatore Scarcia. Quella sarà accertata nel processo principale, pendente davanti al Tribunale di Matera, dove vale pienamente la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Il tema oggi è diverso: verificare se il regime differenziato previsto dall’articolo 41-bis sia ancora fondato su presupposti attuali, concreti e individualizzati, alla luce delle condizioni psichiche e sanitarie documentate. Per questo abbiamo chiesto l’accoglimento del reclamo e un accertamento tecnico indipendente.

Quale aspetto dovrebbe essere approfondito attraverso una perizia?

La qualità della comunicazione. Il 41-bis presuppone che il detenuto sia ancora in grado di utilizzare le comunicazioni in modo criminalmente funzionale, selettivo e direzionato. Se però la produzione comunicativa risulta compulsiva, disorganizzata e clinicamente significativa, non può essere automaticamente interpretata come comunicazione criminale. È questo il profilo che riteniamo debba essere verificato da un esperto indipendente.

Quindi la quantità delle comunicazioni non sarebbe sufficiente a dimostrare la loro natura illecita?

Esattamente. La quantità non prova la qualità criminale della comunicazione. Un detenuto può scrivere molto, fare numerose richieste o protestare frequentemente, senza che ciò significhi necessariamente mantenere collegamenti funzionali con un’organizzazione criminale. Occorre valutare il contenuto e il significato di quelle comunicazioni, non fermarsi al dato numerico.

La vostra posizione mette in discussione l’istituto del 41-bis?

Assolutamente no. Non c’è alcuna contestazione ideologica del 41-bis. La questione è concreta e riguarda la sua applicazione a una persona specifica. Anche una misura eccezionale deve restare proporzionata, attuale e compatibile con la situazione reale del detenuto cui viene applicata.

Perché il profilo sanitario assume un ruolo così rilevante in questa vicenda?

Perché il diritto alla salute non si arresta davanti al carcere e non si arresta davanti al 41-bis. Se esistono condizioni psichiatriche rilevanti, devono essere valutate con attenzione. E se tali condizioni incidono sulla capacità comunicativa del detenuto, incidono inevitabilmente anche sul presupposto funzionale che giustifica il regime differenziato.

Scarcia è imputato in un processo ancora pendente. Questo elemento ha un peso nella valutazione?

Certamente. Questo non esclude, in astratto, l’applicazione del 41-bis, ma impone una cautela ancora maggiore. La gravità dell’accusa non può trasformarsi nell’equivalente della prova attuale dell’esistenza di collegamenti con l’organizzazione criminale. Ogni valutazione deve fondarsi su elementi concreti e aggiornati.

Avete già avviato iniziative sul piano sanitario?

Sì, esistono già percorsi e iniziative finalizzate alla presa in carico psichiatrica del detenuto. Questo dimostra che il tema sanitario non è teorico, ma rappresenta una questione concreta che merita un approfondimento specialistico anche nell’ambito del procedimento davanti al Tribunale di Sorveglianza.

È ipotizzabile un futuro ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?

Ogni valutazione sarà effettuata dopo aver esaminato i provvedimenti che verranno adottati. È evidente, però, che quando entrano in gioco salute psichica, regime detentivo speciale e rischio di trattamenti inumani o degradanti, il parametro dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo rimane un riferimento fondamentale.

Qual è, in definitiva, la questione che il Tribunale è chiamato a risolvere?

La domanda di fondo è se possa essere mantenuto un regime detentivo eccezionale senza una verifica tecnica aggiornata della capacità effettiva del detenuto di utilizzare le comunicazioni per finalità criminali. Quando emergono condizioni psichiche e sanitarie documentate, occorre stabilire se la misura possa continuare a fondarsi sulla pericolosità originariamente contestata oppure se debba essere rivalutata alla luce della situazione attuale. È su questo equilibrio tra esigenze di sicurezza, diritto alla salute e dignità della persona che il Tribunale di Sorveglianza di Roma è chiamato a pronunciarsi.

Grok, l’IA di Elon Musk è stata utilizzata negli attacchi contro Teheran

Roma, 17 giu. (askanews) – L’intelligenza artificiale di Elon Musk, Grok, è stata utilizzata negli attacchi contro l’Iran. Lo ha rivelato il governo statunitense in una memoria giudiziaria presentata a difesa delle turbine a gas di un gigantesco centro dati della società xAI, di proprietà del miliardario, oggetto di una causa ambientale.

Il Dipartimento di giustizia, in una memoria depositata il 15 giugno e consultata dalla France Presse, ha sostenuto che tale causa “minaccia la sicurezza nazionale, economica ed energetica” degli Stati Uniti, perché rischia di interrompere l’alimentazione di infrastrutture di intelligenza artificiale ormai utilizzate dalle forze armate.

Per sostenere questa argomentazione, il ministero ha presentato la testimonianza di Cameron Stanley, responsabile dell’Ia presso il Pentagono. Quest’ultimo ha dichiarato sotto giuramento che uno strumento derivato da Grok, il “Grok Gov Model”, è già impiegato all’interno del Project Maven, il programma militare di identificazione e selezione dei bersagli assistito dall’intelligenza artificiale, inizialmente basato sul modello Claude della società Anthropic.

Secondo questa dichiarazione, i processi di Maven “hanno consentito alle forze statunitensi di impiegare oltre 2mila munizioni contro 2mila obiettivi distinti in 96 ore” durante la guerra contro l’Iran.

Iran, dopo due mesi ripartono le esportazioni: petroliere di Teheran hanno varcato zona blocco navale Usa

Roma, 17 giu. (askanews) – Petroliere iraniane hanno attraversato la zona del blocco navale statunitense dei porti iraniani, in vigore da circa due mesi, in vista della firma di un accordo tra Teheran e Washington. Lo ha riferito il sito di monitoraggio marittimo TankerTrackers.

“Almeno due superpetroliere della National Iranian Tanker Company (Nitc), denominate Diona e Hero2, hanno attraversato il perimetro del blocco della Marina statunitense trasportando complessivamente 3,8 milioni di barili di petrolio greggio iraniano”, ha dichiarato il sito su X, segnalando successivamente il passaggio di una terza petroliera iraniana. “Si tratta delle prime esportazioni di petrolio greggio dell’Iran dopo due mesi”, ha aggiunto.

TankerTrackers ha precisato di aver analizzato i segnali Ais (Automatic Identification System) dei transponder delle navi, confrontandoli con immagini satellitari. Il governo di Teheran aveva annunciato ieri che il blocco statunitense dei porti iraniani, in vigore da circa due mesi, era stato revocato, prima della firma di un accordo con gli Stati Uniti prevista per venerdì.

Gli Stati Uniti e l’Iran firmeranno venerdì in Svizzera un Memorandum d’intesa (MoU) per porre fine al conflitto, avviando così due mesi di negoziati. La prima fase prevede la tanto attesa riapertura dello stretto di Hormuz.

In condizioni normali, circa un quinto del petrolio mondiale transita attraverso questo strategico passaggio marittimo, che era stato bloccato da Teheran dopo i primi attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran alla fine di febbraio.

Dopo essere già diminuito sensibilmente negli ultimi giorni, il prezzo del petrolio Brent, riferimento mondiale per il greggio, è sceso ieri sotto gli 80 dollari al barile per la prima volta dall’inizio di marzo.

Dall’altra sponda, però, l’Iran avrebbe lanciato diversi droni contro navi commerciali nello stretto di Hormuz ogni notte da quando è stato firmato il Memorandum d’intesa (MoU) tra Stati Uniti e Iran. Lo ha riportato Nbc News.

Un funzionario statunitense ha dichiarato all’emittente che l’esercito americano sta abbattendo i droni lanciati dal corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica prima che possano rappresentare una minaccia per le imbarcazioni o il personale presente nella regione.

Washington e Teheran si stanno preparando a firmare formalmente l’accordo quadro venerdì, dopo averlo già sottoscritto digitalmente domenica.

Dl rimpatri, Meloni: altro passo avanti, più serietà e ordine

Roma, 17 giu. (askanews) – “Con il via libera definitivo della Camera al decreto Rimpatri e alle norme sui rimpatri volontari assistiti facciamo un altro passo avanti per rafforzare gli strumenti a disposizione dello Stato nella gestione dei flussi migratori”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post su X.

“Più serietà, più ordine, più efficacia. L’obiettivo è chiaro: governare il fenomeno migratorio con regole certe e strumenti concreti. Avanti così”, aggiunge.

Mondiali di calcio: risultati, classifiche e calendario

Roma, 17 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 (Atlanta): Repubblica Ceca-Sudafrica ore 18 18/06 (Guadalajara): Messico-Corea del Sud ore 03 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 0

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 (Los Angeles): Svizzera-Bosnia ed Erzegovina ore 21 19/06 (Vancouver): Canada-Qatar ore 00 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia ed Erzegovina-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Canada, Bosnia ed Erzegovina, Qatar, Svizzera 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 (Boston): Scozia-Marocco ore 00 20/06 (Philadelphia): Brasile-Haiti ore 03 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Scozia 3, Brasile, Marocco 1 Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 (Seattle): USA-Australia ore 21 19/06 (San Francisco): Turchia-Paraguay ore 06 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA, Australia 3, Paraguay, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 (Toronto): Germania-Costa d’Avorio ore 22 21/06 (Kansas City): Ecuador-Curaçao ore 02 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 0

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 (Houston): Olanda-Svezia ore 19 20/06 (Monterrey): Giappone-Tunisia ore 06 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Svezia 3, Olanda, Giappone 1, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 (Los Angeles): Belgio-Iran ore 21 22/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Egitto ore 03 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 (Atlanta): Spagna-Arabia Saudita ore 18 22/06 (Miami): Uruguay-Capo Verde ore 00 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 (Philadelphia): Francia-Iraq ore 17 22/06 (Boston): Senegal-Norvegia ore 03 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 3, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 (New York): Argentina-Austria ore 21 22/06 (Los Angeles): Algeria-Giordania ore 03 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina, Austria 3, Giordania, Algeria 0

GRUPPO K 17/06 (Boston): Portogallo-RD Congo ore 19 18/06 (Città del Messico): Uzbekistan-Colombia ore 04 23/06 (Houston) Portogallo-Uzbekistan ore 19 24/06 (Guadalajara) Colombia-RD Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Portogallo, RD Congo, Uzbekistan, Colombia

GRUPPO L 17/06 (New York): Inghilterra-Croazia ore 22 17/06 (Houston): Ghana-Panama ore 01 22/06 (Los Angeles): Inghilterra-Ghana ore 03 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Mondiali, Austria piega la Giordania: 3-1 al debutto

Roma, 17 giu. (askanews) – L’Austria soffre più del previsto ma conquista i tre punti all’esordio nel Mondiale 2026, superando la Giordania per 3-1 al termine di una gara combattuta e risolta soltanto nel finale.

La formazione austriaca passa in vantaggio al 21′ grazie a Romano Schmid, bravo a finalizzare un assist di Xaver Schlager. La Giordania reagisce con coraggio e già nel primo tempo sfiora il pareggio con Ali Olwan, che colpisce il palo al 22′, mentre Mousa Al Tamari crea più di un problema alla retroguardia avversaria.

Nella ripresa arriva il meritato pareggio giordano. Al 50′ è ancora Olwan a rendersi protagonista, battendo il portiere austriaco su assist di Noor Al Rawabdeh per l’1-1. La squadra mediorientale prende fiducia e riesce a contenere le iniziative degli uomini guidati da Ralf Rangnick.

L’episodio che cambia il match arriva al 76′. Su un’azione offensiva dell’Austria, il difensore giordano Yazan Al Arab devia involontariamente il pallone nella propria porta, regalando il nuovo vantaggio agli europei. Poco dopo un gol austriaco viene annullato dal VAR, mantenendo il risultato in bilico fino ai minuti conclusivi.

Nel lungo recupero la Giordania prova l’assalto finale, ma al 90’+9 un intervento di Saleem Obaid porta l’arbitro a concedere un calcio di rigore dopo revisione video. Dal dischetto si presenta Marko Arnautovic, entrato a inizio secondo tempo, che al 90’+12 trasforma con freddezza il penalty del definitivo 3-1.

Per l’Austria arrivano così tre punti preziosi nella gara inaugurale del torneo, mentre la Giordania esce dal campo con il rammarico di aver tenuto testa agli avversari per oltre novanta minuti prima di arrendersi nel recupero.

Mondiali, Haaland trascina la Norvegia: Iraq ko 4-1

Roma, 17 giu. (askanews) – La Norvegia torna ai Mondiali dopo ventotto anni e lo fa con una vittoria convincente. A Boston la formazione scandinava supera l’Iraq per 4-1, trascinata dalla doppietta di Erling Haaland e dai sigilli finali di Leo Østigård e Kristian Thorstvedt.

L’avvio di gara è piuttosto bloccato, con le due nazionali al ritorno sulla scena mondiale dopo lunghe assenze: quarant’anni per l’Iraq e ventotto per la Norvegia. Dopo la pausa per il cooling break, però, il match si accende. Al 28′ è Haaland a sbloccare il risultato, finalizzando in spaccata un’azione sviluppata sulla fascia sinistra e rifinita dall’assist di David Møller Wolfe. Per il centravanti del Manchester City è il primo gol della carriera in una fase finale mondiale.

L’Iraq reagisce immediatamente e trova il pareggio dieci minuti più tardi. Un preciso cross di Ali Al-Ammari pesca in area Aymen Hussein, che di testa firma l’1-1. Prima dell’intervallo, però, la Norvegia torna avanti grazie ancora a Haaland, lesto ad approfittare di un malinteso tra il difensore Tahssan e il portiere Hassan, trasformando un’incertezza difensiva nel 2-1.

Nella ripresa gli uomini di Ståle Solbakken controllano la gara senza particolari rischi. Nel finale arrivano anche le reti che chiudono definitivamente il confronto. Al 79′ Østigård svetta su calcio d’angolo battuto da Martin Ødegaard e realizza il 3-1. È il primo gol “italiano” del Mondiale, considerando che il difensore milita nel Genoa. Poco dopo arriva anche il 4-1 di Thorstvedt, centrocampista del Sassuolo, con una deviazione decisiva in area che rende ancora più pesante il passivo per gli iracheni.

La Norvegia parte così nel migliore dei modi e si porta in testa al girone grazie alla differenza reti. Per Haaland, già protagonista assoluto della serata, l’avventura mondiale comincia con una doppietta che lo proietta subito tra i protagonisti della corsa al titolo di capocannoniere.

Mondiali, Messi nella storia: Argentina travolge l’Algeria

Roma, 17 giu. (askanews) – L’Argentina campione del mondo debutta con una vittoria netta nel Mondiale 2026, superando l’Algeria per 3-0 grazie a una straordinaria tripletta di Lionel Messi. A 38 anni il fuoriclasse albiceleste scrive un’altra pagina della sua leggenda, raggiungendo quota 16 reti nella fase finale della Coppa del Mondo e agganciando Miroslav Klose in cima alla classifica dei marcatori di tutti i tempi.

L’avvio di gara è ricco di emozioni. Dopo pochi minuti vengono annullati due gol per fuorigioco: prima a Messi, servito da Lautaro Martínez, poi all’algerino Fares Chaibi. L’equilibrio si spezza al 27′, quando un filtrante di Rodrigo De Paul libera Messi davanti al portiere. Il sinistro del capitano non lascia scampo e vale l’1-0.

Per la Pulce è un’altra pietra miliare: diventa il primo giocatore a segnare in cinque diverse edizioni dei Mondiali, dopo le reti realizzate nel 2006, 2014, 2018 e 2022. Nel corso della ripresa l’Argentina controlla il match e trova il raddoppio grazie a un errore del portiere algerino Zidane, che favorisce ancora Messi, freddo nel depositare il pallone in rete.

Il sigillo definitivo arriva al 76′. Su assist di Nicolás González, Messi firma il 3-0 e completa la tripletta che gli consente di eguagliare il primato mondiale di Klose. Un traguardo storico che conferma ancora una volta la grandezza del numero 10 argentino.

L’Algeria prova a rendersi pericolosa soprattutto con Chaibi, autore delle occasioni migliori per la squadra guidata da Vladimir Petkovic, ma la difesa albiceleste e il portiere Emiliano Martínez controllano senza particolari affanni. Per l’Argentina di Lionel Scaloni è il miglior modo possibile per iniziare la difesa del titolo mondiale. Messi, intanto, ha già messo nel mirino un altro record: un solo gol lo separa dal diventare il miglior marcatore della storia dei Mondiali.

Mondiali, Francia-Senegal 3-1: doppietta Mbappé e gol Barcola

Roma, 16 giu. (askanews) – La Francia di Didier Deschamps debutta con una vittoria per 3-1 contro il Senegal a New York. Primo tempo equilibrato e ricco di occasioni per la formazione africana, vicina al vantaggio con il palo colpito da Jackson e con una grande chance fallita da Sarr, mentre i Bleus faticano a trovare spazi e precisione negli ultimi metri.

Nella ripresa la partita cambia volto. Al 66′ Kylian Mbappé sblocca il risultato con un inserimento perfetto su filtrante di Olise, battendo Mendy con un destro sul secondo palo. Il Senegal prova a reagire e vede annullarsi il pari di Jackson per fuorigioco, ma la Francia raddoppia all’82’ con Barcola, appena entrato, bravo a sfruttare l’assist di Rabiot e a superare il portiere con un tocco sotto.

Nel finale succede di tutto: al 95′ il Senegal accorcia con Mbaye, che salta Theo Hernandez e batte Maignan, ma pochi secondi dopo Mbappé chiude i conti con un eurogol da oltre 30 metri che si infila all’incrocio per il definitivo 3-1. La Francia parte così con tre punti nel girone, mentre il Senegal esce sconfitto nonostante una prestazione combattiva.

G19+2 Sanità, le Regioni disegnano il futuro del SSN

Genova, 16 giu. (askanews) – Genova per due giorni al centro del confronto nazionale sulla sanità. Ai Magazzini del Cotone del Porto Antico, si è svolto “G19+2 Sanità – Regioni a confronto”, forum promosso da Telenord e Motore Sanità per mettere allo stesso tavolo Governo, Regioni, professionisti, cittadini e imprese sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale.

Tema centrale è stato il confronto tra le Regioni, affrontato alla presenza di Orazio Schillaci, Ministro della Salute, che ha commentato: “Nessun medico si tiri indietro e dica no a Case di comunità più forti. Il tempo ci darà ragione per una Sanità più moderna e vicina alle persone” complimentandosi con il modello ligure che ha attivato tutte le 32 Case di Comunità.

Altro tema al centro dell’attenzione è quello della salute mentale, un pilastro della Sanità pubblica per famiglie e comunità e che rientra a tutti gli effetti tra le emergenze sanitarie. Di questo ne ha parlato Alberto Siracusano, Presidente Consiglio Superiore di Sanità: “La salute mentale oggi è uno dei punti più delicati della nostra società, perché il disagio mentale colpisce tutti, sia i giovani che i meno giovani, anche nell’ultima parte del periodo del ciclo di vita. Per cui gli interventi sono e devono essere specificati per ogni fase della vita”.

Importante nel mondo della sanità è anche l’impatto delle innovazioni tecnologiche. Che però non devono sostituire il rapporto umano. “Abbiamo sicuramente degli aiuti tecnologici per la personalizzazione della cura e per la raccolta dei dati. Indubbiamente però, l’intelligenza artificiale non può sostituire il rapporto con il medico, con l’infermiere o con la persona che si occupa di chi sta male e che si occupa anche dei familiari” ha dichiarato Siracusano.

Ogni regione ha comunque le proprie particolarità, come spiegato da Massimo Nicolò, Assessore alla Sanità Regione Liguria: “Credo che ogni regione abbia un suo modello che deriva dal tipo di popolazione presente. Sono sempre popolazioni molto diversificate. Noi in Liguria abbiamo una popolazione che sicuramente ci caratterizza per essere la regione più longeva. La qualità di vita è molto alta, però tutto questo ha un costo e delle ricadute sulle risorse, che stiamo chiedendo per averne di più nel reparto del Fondo Sanitario Nazionale”.

La Liguria, nello specifico, è per esempio una regione tra le più anziane d’Italia. L’Assessore spiega quali strategie stanno adottando per rafforzare la presa in carico della cronicità e l’assistenza di prossimità.

“Ci stiamo dedicando molto all’assistenza domiciliare integrata. Arrivare al domicilio dei cittadini e delle persone credo sia la vera chiave di volta, per consentire a quelle persone anziane che non riescono, che hanno una scarsa autosufficienza o che non hanno dei caregiver o dei familiari che li possano accompagnare, di ricevere la prestazione direttamente a casa propria” ha concluso Nicolò.

Al termine dei lavori è prevista l’elaborazione di un documento nazionale di raccomandazioni condivise, con l’obiettivo di trasformare il confronto in proposte operative per il sistema sanitario dei prossimi anni.

Fertonani: “Il Sistema Sanitario Nazionale sta cambiando”

Genova, 16 giu. (askanews) – Marco Fertonani, CEO & Founder di CDS – La tua casa della salute, è intervenuto a margine dell’evento “G19+2 Sanità – Regioni a confronto” che si è svolto a Genova, promosso da Telenord e Motore Sanità. Un incontro che ha messo allo stesso tavolo Governo, Regioni, professionisti, cittadini e imprese sul futuro del Sistema Sanitario Nazionale, con Fertonani che si è soffermato sul tema dei cambiamenti: “Sta cambiando in questi ultimi anni il Sistema Sanitario Nazionale. Prima avevamo grandi natalità, invece adesso gestiamo la longevità e tutte le malattie croniche. Si è spostata l’esigenza sanitaria e sociale e questo ha portato a un incremento della spesa pubblica. La domanda cresce, l’offerta non è peggiorata o ridotta, ma non è stata strutturata per questo tipo di sistema sanitario. La priorità era quella di integrare il sistema sanitario privato con quello pubblico, cercando di dare tutto quello che è di medio-bassa complessità al privato, che riesce a gestirlo in maniera più snella, utilizzando poi tutte le risorse finanziarie ed economiche per quelle che sono le urgenze, le degenze, i grandi interventi e la ricerca”.

Calcio, Buonfiglio: "Pronti a ogni scenario su elezioni Figc"

Roma, 16 giu. (askanews) – “Siamo pronti a qualsiasi scenario, ma attendiamo il parere dell’Anac, mi auguro non ci sia nessun impedimento”. Con queste parole il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, interviene sulla questione legata alle prossime elezioni della FIGC e al nodo del cosiddetto “pantouflage”, che riguarda la presunta ineleggibilità di Giovanni Malagò nella corsa alla presidenza della Federcalcio.

A margine della riunione di giunta nazionale, Buonfiglio ha sottolineato come la posizione dell’ente olimpico italiano sia di attesa e monitoraggio rispetto agli sviluppi della vicenda: “Seguiamo con attenzione quello che sta succedendo, siamo pronti a qualsiasi scenario. Il Coni ha risposto subito con il Collegio di Garanzia, ora aspettiamo il parere dell’Anac chiesto dal ministro Abodi. Non penso di poter certo sollecitare io”.

Il tema centrale resta quello del parere dell’Autorità nazionale anticorruzione, chiamata a esprimersi sul possibile conflitto normativo legato al fenomeno del pantouflage, ovvero il passaggio di ex titolari di incarichi pubblici verso ruoli nel settore privato o in enti con possibili rapporti con la pubblica amministrazione. Nel caso specifico, la valutazione riguarda l’eventuale applicabilità delle norme che regolano il periodo di “raffreddamento” previsto dalla legge per evitare situazioni di conflitto di interessi.

Il presidente del Coni ha inoltre ridimensionato le ipotesi di possibili ricorsi o scenari di blocco del processo elettorale: “Ora è difficile da immaginare, credo che qualsiasi cosa detta ora sia prematura e sbagliata. Mi atterrò a quello che accadrà ma mi auguro che non ci sia nessun impedimento”.

La vicenda si inserisce in un contesto particolarmente delicato per il movimento calcistico italiano, alla vigilia di un passaggio elettorale considerato cruciale per la governance della FIGC. Le verifiche in corso coinvolgono anche gli organi di giustizia sportiva, tra cui il Collegio di Garanzia del Coni, già chiamato a esprimersi su profili procedurali legati alla candidatura.

Il termine “pantouflage”, di derivazione francese, indica il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” tra settore pubblico e privato. La normativa italiana prevede restrizioni per gli ex dipendenti pubblici che abbiano esercitato poteri decisionali o negoziali, imponendo un periodo di incompatibilità nei rapporti con soggetti privati destinatari della loro attività precedente, al fine di prevenire conflitti di interesse e possibili distorsioni amministrative.

In attesa del parere dell’Anac, il quadro rimane quindi aperto e legato agli sviluppi istituzionali, con il Coni che ribadisce una linea di prudenza e rispetto delle valutazioni degli organismi competenti.

G19+2 Sanità, le Regioni tra rischi e benefici delle innovazioni

Genova, 16 giu. (askanews) – Due giorni di confronto sulla sanità nazionale a Genova, ai Magazzini del Cotone del Porto Antico, dove si è svolta “G19+2 Sanità – Regioni a confronto”, forum promosso da Telenord e Motore Sanità per mettere allo stesso tavolo Governo, Regioni, professionisti, cittadini e imprese sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale.

L’edizione 2026 nasce per andare oltre la narrazione e misurare, con dati reali e testimonianze dirette, le differenze tra i sistemi sanitari regionali, anche da un punto di vista delle innovazioni tecnologiche.

Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con Delega all’innovazione tecnologica, era presente ed è la persona più indicata per parlarne e delineare gli obiettivi: “Relativamente al fascicolo sanitario elettronico bisogna dire che l’Italia è un paese lungo e quindi ci sono delle regioni che vanno più velocemente. Ma la nostra capacità al momento è quella di tenere tutti insieme, premiando quelle che sono le eccellenze e accogliendo le regioni che, per motivi storici, sono più rallentate. Il fascicolo sanitario-elettronico è indispensabile perché rappresenta la storia clinica di ciascuno di noi e consente al medico, ovviamente, di scegliere la cura e la terapia più appropriate”.

Quando aumentano le innovazioni tecnologiche, però, aumentano anche i rischi di sicurezza e tutela dei dati. Butti spiega come trovare il giusto equilibrio. “Abbiamo promosso e attivato la piattaforma digitale nazionale dati, che garantisce un’interoperabilità e una riservatezza per quanto riguarda il dato. Tutte le operazioni che stiamo svolgendo hanno a che fare con l’utilizzo dei dati e sono assolutamente coerenti con l’impostazione europea del GDPR, ma anche dell’AI Act”.

L’altro tema legato alle innovazioni tecnologiche è poi la capacità di metterle concretamente al servizio dei cittadini. Giuseppe Quintavalle, Presidente FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), ci ha indicato gli ostacoli principali affinché questo avvenga: “Siamo in un momento di transizione del servizio sanitario. E’ stato fatto moltissimo, si sta digitalizzando tutto il sistema, ma dobbiamo renderlo ancora più interoperabile. Dobbiamo parlare un linguaggio socio-sanitario, ma principalmente dobbiamo parlare con i nostri cittadini per far capire loro che c’è una nuova percezione di sanità, che non è più la lista d’attesa, ma è la presa in carico”.

Infine, il SSN è come sempre tediato da alcune problematiche di base, come la carenza di personale, l’aumento della domanda e la sostenibilità economica. Ecco quali, secondo Quintavalle, possono essere i modelli organizzativi d’aiuto: “La medicina generale ha dei problemi, specialmente nelle strutture e nelle zone più disagiate, che non sono quelle cittadine. Come fare per superare questo problema? Non dimentichiamo gli operatori sanitari e gli infermieri, così come una programmazione costante, una riformulazione dei bisogni e una revisione di quello che è l’attuale modello, perché va cambiato”.

G19+2 Sanità si propone non solo cole convegno, ma come spazio di ascolto, confronto e responsabilità condivisa per costruire una sanità più vicina ai cittadini, più digitale, più trasparente e più capace di rispondere alle disuguaglianze territoriali.

Morto il cardinale Ruini, teologo (e politico) storico leader dei conservatori

Roma, 16 giu. (askanews) – E’ deceduto oggi il Cardinale Camillo Ruini. Aveva 95 anni. Leader storico dell’ala cattolica conservatrice italiana; sostenitore di “valori non negoziabili” in tema di famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e difesa della vita dal concepimento al termine naturale; per 16 anni alla guida della CEI, considerato a tutti gli effetti il principale braccio destro di Giovanni Paolo II per la gestione della Chiesa in Italia, con il cardinale Camillo Ruini se ne va una delle figure centrali della Chiesa italiana a cavallo del Millennio, tra gli ultimi grandi ecclesiastici legati ai tempi di Wojtyla e Ratzinger.

Raffinato teologo e assertore di un costante dialogo tra fede e ragione proprio nel solco del pensiero di Ratzinger – di cui fu ammiratore anche se, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, disse che “il governo è stato il suo punto debole” e che “sbagliò a dimettersi” – Ruini si ricorda anche come un abile politico. Come quando, nel 2007, da presidente CEI di fatto organizzò la mobilitazione cattolica contro il disegno di legge sui DICO (le prime unioni di fatto, poi naufragate) del Governo Prodi II, portando all’organizzazione del primo Family Day a Roma. Poco in sintonia con Papa Francesco (gli ha rimproverato di aver “trascurato la tradizione”), guardava invece con interesse Papa Leone XIV che a suo dire “ha riportato subito, con la sua elezione, pace e serenità nella Chiesa”.

Ruini è nato a Sassuolo, in provincia di Modena e diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, il 19 febbraio 1931. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, come alunno dell’Almo Collegio Capranica, conseguendo la licenza in filosofia e teologia.

È stato ordinato sacerdote l’8 dicembre del 1954 da mons. Luigi Traglia. Nel 1957 è rientrato in diocesi a Reggio Emilia. Ha insegnato Filosofia presso il Seminario diocesano dal 1957 al 1968 e da allora fino al 1986 ha insegnato teologia dogmatica presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Modena-Reggio Emilia-Carpi-Guastalla, del quale dal 1968 al 1977 è stato anche Preside. Dal 1977 al 1983 ha insegnato Teologia Dogmatica presso lo Studio Teologico Accademico Bolognese. Nella Diocesi di Reggio Emilia, dal 1958 al 1966 ha ricoperto la carica di Assistente Diocesano dei Laureati Cattolici e dal 1966 al 1970 è stato Delegato Vescovile per l’Azione Cattolica. Dal 1968 è stato Vicario Episcopale per l’apostolato dei laici e dal 1968 al 1986 Presidente del Centro Culturale Diocesano Giovanni XXIII. Dal 1975 al 1986, Presidente della Consulta Diocesana per la Pastorale Scolastica.

Il 16 maggio 1983 è stato nominato Vescovo titolare di Nepte e Ausiliare per le diocesi di Reggio Emilia e Guastalla. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 29 giugno dello stesso anno dal Vescovo diocesano mons. Gilberto Baroni. In qualità di Vice Presidente del Comitato Preparatorio ha contribuito alla realizzazione del Convegno Ecclesiale nazionale di Loreto (1985) che ha costituito un punto di riferimento del dialogo tra la Chiesa e la società italiana, dopo le lacerazioni degli anni Sessanta-Settanta. Nel 1985 è stato eletto membro della Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica, la Cultura e la Scuola.

Il 28 giugno 1986 Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Membro del Comitato Centrale per l’Anno Mariano 1987-1988, è stato, dal 1988, Consultore della Congregazione per i Vescovi. Nell’ottobre del 1990, durante i lavori dell’VIII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, è stato eletto Membro del Consiglio della Segreteria Generale.

Il 17 gennaio 1991 Giovanni Paolo II, accettata la rinuncia da Vicario Generale di Roma e Distretto presentata dal Cardinale Ugo Poletti, lo ha nominato Arcivescovo e Pro-Vicario Generale del Pontefice per la Diocesi di Roma e nello stesso 1991, il 7 marzo, Wojtyla lo ha nominato anche Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Il 1° luglio 1991 è stato nominato Vicario Generale del Papa per la diocesi di Roma e Arciprete della Patriarcale (ora Papale) Arcibasilica Lateranense.

E’ stato Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense, fino alla rinuncia a Vicario Generale per la diocesi di Roma (27 giugno 2008); Presidente emerito della Peregrinatio ad Petri Sedem (dal 29 dicembre 1992 al 2 maggio 1996); relatore alla prima Assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi (28 novembre-14 dicembre 1991); membro del Comitato del Grande Giubileo dell’Anno 2000.

Il 7 marzo 1996 Giovanni Paolo II lo ha confermato Presidente della Conferenza Episcopale Italiana per il successivo quinquennio e, il 6 marzo 2001, per il terzo quinquennio. Il 14 febbraio 2006 Papa Benedetto XVI lo ha confermato Presidente della CEI “donec aliter provideatur”. Ha mantenuto l’incarico fino al 7 marzo 2007, quando il Papa ne ha accolto le dimissioni per raggiunti limiti di età.

Nel 2010 Benedetto XVI scelse Ruini per presiedere la Commissione internazionale di inchiesta sulle apparizioni a Medugorje, i cui risultati furono poi consegnati nel 2014 nelle mani di Papa Francesco.

Ha mantenuto fino alla morte i titoli di Vicario Generale emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma, Arciprete emerito della Papale Basilica di San Giovanni in Laterano, Gran Cancelliere emerito della Pontificia Università Lateranense, Presidente emerito della “Peregrinatio ad Petri Sedem”.

Bucci: “Le Case di Comunità stanno avendo grandissimo successo”

Genova, 16 giu. (askanews) – Il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, è stato tra i protagonisti del forum “G19+2 Sanità – Regioni a confronto” di Genova, promosso da Telenord e Motore Sanità. Bucci, a margine dell’evento che ha visto allo stesso tavolo Governo, Regioni, professionisti, cittadini e imprese confrontarsi sul futuro del Sistema Sanitario Nazionale, ha dichiarato: “Abbiamo fatto una riforma molto importante, che ci ha consentito di dare molta evidenza e molta importanza alla sanità territoriale. Per questo abbiamo messo a punto tutte le 32 Case di Comunità previste dal piano, che sono state aperte da due mesi e stanno dando grandissimi risultati, visto che abbiamo avuto più di 30.000 visite negli ultimi tempi. L’idea delle Case di Comunità era già stata sviluppata nei paesi anglosassoni e qui in Italia sta riscontrando un grandissimo successo”.

Art Basel: Unlimited stanca, ma il digitale rilancia il desiderio

Basilea, 17 giu. (askanews) – La sezione Unlimited è tradizionalmente una delle più affascinanti di Art Basel: dedicata alle opere di grande e grandissimo formato, quelle che non penseremmo facessero parte di una fiera, da sempre ha un respiro museale importante. E, anche questa una consumata abitudine, la grande opera che accoglie subito i visitatori è di solito molto potente e d’impatto. Non fa eccezione neanche l’edizione 2026: l’installazione di Chris Burden “L.A.P.D. Uniforms” è un pezzo importante, che, soprattutto al giorno d’oggi, mantiene una grande attualità e ci ricorda quanto Burden, con la sua vena radicale, fosse in grado di leggere la realtà, senza essere didascalico. Addentrandosi nel grande spazio della fiera di Basilea, però, quella sensazione di necessità che le uniformi ci avevano trasmesso evapora rapidamente, la grandezza dimensionale dei lavori sembra spesso fine a se stessa, gli spunti perdono di evidenza e radicalità e la sensazione, poco a poco, diventa quella di trovarsi all’interno di qualcosa di auto-compiaciuto, un piccolo mondo chiuso nel quale, ci accorgiamo, mancano i temi del presente: clima, diritti, libertà… Come se la stanchezza avesse prevalso.

Certo, ci sono lavori che si sollevano dal grigiore, per esempio una grande installazione di Theaster Gates concepita per Tokyo, oppure un lavoro di Edith Dekyndt disturbante e ambiguo, c’è una performance di Goshka Macuga, sempre intellettualmente stimolate, ma non bastano per trascinare l’intera esposizione. E la sensazione è che manchi la vera contemporaneità, perché Burden è ormai un classico storicizzato e l’altro grande progetto che incontriamo è di Thomas Ruff, anch’egli non certo un debuttante, con le sue fotografie sgranate che ricordano i 25 anni dell’11 settembre. La loro grandezza è indiscutibile, così come la loro forza anche politica, ma intorno? Poco, e soprattutto poco desiderio, questa forse è la cosa più triste.

Le cose però cambiamo dall’altro lato della Messeplatz: nella sezione Zero 10, più piccola e dedicata all’arte digitale, c’è tutta un’altra atmosfera, qui si sente fremere la voglia di nuovo, a prescindere dalle opere in sé, è prima di tutto il contesto a essere diverso. Anche in questo caso l’opera che fa da porta d’ingresso è molto forte: un lavoro su tre scherni di John Gerrard, ma la differenza è che intorno l’energia non cala, anzi. Ci sono anche in Zero 10 i grandi nomi: Hito Steyerl o Andreas Gursky, ci sono gallerie importantissime come Hauser & Wirth o Esther Schipper, ma qui, sì, il desiderio è tangibile, così come la voglia di spingersi oltre. E questo rende tutto più vivo e interessante. (Leonardo Merlini)

Il Papa: la remigrazione non è una risposta cristiana

Roma, 16 giu. (askanews) – “Semplicemente dire: noi mandiamo via, così ci laviamo le mani del problema, non mi sembra la risposta più cristiana”. Lo ha detto Leone XIV,parlando con i giornalisti mentre lasciava Castel Gandolfo, rispondendo a una domanda sulla cosiddetta “remigrazione”, intesa come espulsione degli stranieri in quanto stranieri.

Il Papa ha richiamato quanto già affermato nelle Canarie, ribadendo la necessità del “rispetto per la persona”. “Molte volte non riconosciamo le ragioni per le quali queste persone hanno dovuto uscire dai loro Paesi”, ha osservato, citando “violenza, guerra, conflitti” e “tante ragioni”.

Per Leone XIV occorre “vedere i casi” e soprattutto “trattare con rispetto le persone come persone”.

TG Poste, a Milano entra nel vivo sperimentazione cargo e-bike

Roma, 16 giu. (askanews) – Poste Italiane mantiene il suo impegno nella mobilità sostenibile e dà il via alla sperimentazione a Milano di un nuovo mezzo elettrico, la cargo e-bike: un triciclo leggero a pedalata assistita realizzato per garantire più sicure in contesti urbani consegne e a zero emissioni.

Il progetto di recapito sostenibile, presentato durante il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MoST) e finanziato coi fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è entrato nel vivo: prima con la fase di sperimentazione dei prototipi in Puglia, poi a Viareggio e ora a Milano. Nel capoluogo lombardo le cargo e-bike vengono utilizzate quotidianamente dai portalettere dello storico quartiere dei Navigli.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rinnovo della flotta green di Poste Italiane, che conta 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6.200 elettrici. La cargo e-bike è contraddistinta da un design moderno, 100 chilometri di autonomia anche a pieno carico, un innovativo sistema di frenata rigenerativa e un pannello fotovoltaico a supporto dell’efficienza energetica. Il servizio del TG Poste.

Iran, ecco i 14 articoli dell’accordo (secondo Al Arabiya)

Roma, 16 giu. (askanews) – L’emittente saudita Al Arabiya sostiene di aver ottenuto il testo del memorandum d’intesa (MoU) tra Stati uniti e Iran, documento che non risulta confermato da Washington. Il presunto testo del MoU contiene 14 articoli e delinea una cornice molto ampia: fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, riapertura dello stretto di Hormuz, revoca progressiva delle sanzioni contro Teheran, fondi per la ricostruzione iraniana e rinvio del dossier nucleare a un accordo finale.

Nel primo articolo, Repubblica islamica dell’Iran e Stati uniti, insieme ai rispettivi alleati nella guerra in corso, dichiara “la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano”, impegnandosi a non lanciare più azioni ostili l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza.

Il secondo articolo prevede il rispetto reciproco di sovranità e integrità territoriale e la non interferenza negli affari interni. Il terzo stabilisce che Teheran e Washington dovranno negoziare e raggiungere un accordo finale entro un massimo di 60 giorni, termine prorogabile con il consenso di entrambe le parti.

Una parte centrale riguarda la navigazione. Il quarto articolo attribuisce agli Stati uniti l’impegno a revocare il blocco navale subito dopo la firma del memorandum, impedire interferenze od ostacoli contro l’Iran e riportare il traffico marittimo alla piena capacità entro 30 giorni. Washington si impegna inoltre a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo finale.

Il quinto articolo affida invece all’Iran il compito di garantire la ripresa, entro 30 giorni, del movimento delle navi mercantili dal Golfo persico al Mar dell’Oman e viceversa, tenendo conto della rimozione degli ostacoli tecnici e della neutralizzazione delle mine.

Il sesto punto prevede che gli Stati uniti, insieme ai partner regionali, elaborino un piano complessivo per la riabilitazione e lo sviluppo economico dell’Iran, con finanziamenti di almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione dovrebbe essere definito entro 60 giorni come parte dell’accordo finale.

Il settimo articolo riguarda le sanzioni. Il testo attribuisce agli Stati uniti l’impegno a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’accordo finale, a tutte le misure contro l’Iran, incluse le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, quelle del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie.

Sul nucleare, l’ottavo articolo afferma che l’Iran ribadisce di non voler mai produrre armi nucleari. Il destino del materiale arricchito e le altre questioni nucleari, inclusi i bisogni dell’Iran in questo settore, verranno affrontati nei negoziati per l’accordo finale. Fino a quel momento, secondo il nono articolo, le parti manterranno lo “status quo”: Teheran non modificherà il proprio programma nucleare e Washington non imporrà nuove sanzioni né rafforzerà le proprie forze nella regione.

Il decimo punto prevede che, subito dopo la firma del memorandum e fino alla revoca delle sanzioni, il dipartimento del Tesoro statunitense emetta deroghe per le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e derivati, nonché per i servizi collegati, inclusi banche, assicurazioni e trasporti.

L’undicesimo articolo riguarda i fondi iraniani congelati o sottoposti a restrizioni, che dovrebbero essere sbloccati e resi pienamente disponibili con il progresso dei negoziati verso l’accordo finale. Il testo prevede che tali fondi possano essere usati per i pagamenti indicati dalla Banca centrale iraniana, con l’impegno statunitense a emettere permessi e licenze necessari.

Gli ultimi articoli delineano la cornice di attuazione. Il dodicesimo prevede un meccanismo di supervisione per garantire l’esecuzione dell’accordo finale. Il tredicesimo stabilisce che, dopo la firma e dopo assicurazioni sull’avvio dell’attuazione dei punti su blocco navale, traffico mercantile, deroghe petrolifere e fondi congelati, le parti entreranno nei negoziati sull’accordo finale limitatamente agli altri articoli. Il quattordicesimo punto prevede infine che l’intesa definitiva venga approvata attraverso una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Pd-M5s-Avs accelerano con le ‘cooperazioni rafforzate’ del campo largo

Roma, 16 giu. (askanews) – Due appuntamenti a luglio per parlare di “programma”, perché è il momento di “rimboccarsi le maniche” come spiega Giuseppe Conte ai cronisti. Il ‘campo largo’ accelera, annuncia due incontri pubblici “con i cittadini” per cominciare a preparare la maratona che porterà fino alle politiche, ma Pd-M5s-Avs mandano anche un segnale chiaro: nello schieramento progressista c’è un ‘nocciolo duro’, una sorta di ‘privè’, “i fondatori” come dicono chiaramente diversi parlamentari dei tre partiti. Di fatto le ‘cooperazioni rafforzate’ del ‘campo largo’.

Come già accaduto tante volte nella storia del centrosinistra è una foto a dire tante cose sulla coalizione in costruzione. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni pranzano insieme da Costanza, dietro Campo de’ Fiori, e poi pubblicano in contemporanea la stessa immagine di loro quattro seduti al tavolo. “Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!”. La stessa foto, lo stesso testo per tutti e quattro. Tutto rigorosamente coordinato per annunciare gli appuntamento dell’8 e del 15 luglio, uno al nord e uno al sud.

I dettagli per ora vengono mantenuti riservati, ma quello che si vede è sufficiente: al pranzo non c’erano Iv, Più Europa, i civici di Alessandro Onorato, Ernesto Ruffini… Niente ‘quarta gamba’, i moderati non sono previsti in questo primo appuntamento: “E’ un evento che faremo noi”, dice Conte. Il leader M5s poi diventa ancora più chiaro, quando gli fa esplicitamente il nome di Renzi: “Sicuramente c’è un problema di affidabilità dei compagni di viaggio l’ho detto più volte e non lo nascondo: non dobbiamo creare un’accozzaglia, un caravanserraglio, che è nella tradizione del centrosinistra e se guardiamo ai governi passati si vincono le elezioni poi ci si scioglie come neve al sole”.

La sintonia tra Pd, M5s e Avs del resto non è una novità, negli ultimi anni i tre partiti spesso hanno mostrato di avere un rapporto privilegiato, al di là dei distinguo sui singoli temi. L’elettorato 5 stelle più volte, alle regionali e alle comunali, ha mostrato di accettare a fatica leader che non fossero del Movimento e l’insofferenza aumenta di fronte a Matteo Renzi. Un sentimento diffuso anche in parte dell’elettorato Pd. Diffidenza, peraltro, che specularmente si riscontra anche tra gli elettori ‘moderati’ nei confronti di M5s.

Schlein, all’assemblea di Progetto civico, aveva invitato Onorato a parlare anche con gli altri, a cominciare proprio da Renzi. Ed è proprio il leader Iv a spiegare che un ‘campo largo’ a cerchi concentrici può essere la soluzione migliore: “A noi non preoccupa questa foto: preoccupa la foto di un sovranista al Quirinale”. Dunque, “perchè dovremmo essere arrabbiati? Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare”.

“Il tavolo sul programma della coalizione – dice Riccardo Magi (+Europa) – sarà a settembre, mi pare fisiologico che intanto ci siano iniziative comuni tra le forze che su alcuni punti sono meno distanti. Noi siamo quelli che hanno delle posizioni più chiare e intransigenti su alcuni temi fondamentali che andranno affrontati con serietà e senza scorciatoie”.

Progetto Itaca, la vela terapia per i pazienti oncologici a Bari

Bari, 16 giu. (askanews) – La vela come terapia per i pazienti in fase di riabilitazione dal tumore del sangue. Dopo otto anni, torna a fare tappa a Bari il progetto ‘Sognando Itaca’, partito nel 2006 sul Lago di Garda e dal 2009 in tour in diverse città italiane.

Sono 21 le imbarcazioni che sono salpate dal Cus di Bari martedì 16 giugno per offrire alcune ore di svago a un centinaio di pazienti in un momento di incontro, condivisione e sensibilizzazione insieme alle loro famiglie, ai professionisti sanitari e ai volontari dell’AIL.

L’intervista a Maria Antonietta Specchia, Presidente AIL Bari: “Noi faremo dei corsi di veloterapia per i nostri pazienti dove impareranno a veleggiare e a vivere la vita nel mare. La regata di quest’anno è partita da Venezia l’8 giugno seguendo le varie città italiane. Finirà poi a Brindisi, altra città della Puglia con la chiusura del progetto “Sognando Itaca”; sognando di riprendersi in mano la vita”.

Le parole di Elisabetta Vaccarella, Vice Presidente Consiglio Regione Puglia: “Effettivamente sappiamo tutti gli effetti benefici dello sport sulla cura delle malattie soprattutto gli sport che si svolgono a mare. Io non posso che ringraziare l’AIL per questa iniziativa che si ripete da oltre 20 anni e spero possa continuare a ripetersi ancora per altri 20. L’attenzione che l’associazione pone all’aspetto psicologico dei malati oncologici è unico nel suo genere”.

Il tour della barca nazionale è partito l’8 giugno a Venezia, per poi fare tappa a Rimini, Pesaro, Ancona e Giulianova, prima di approdare a Bari per la prima tappa pugliese. La barca del Progetto Itaca si sposterà poi il 18 giugno a Brindisi per la traversata conclusiva del progetto.

Il commento di Michele Costa, Consigliere AIL Brescia: “I pazienti hanno l’opportunità di timonare le imbarcazioni e spesso con loro ci sono medici, infermieri: si ribaltano i ruoli che ci sono all’interno dell’ospedale, dove è quindi il paziente a dare ordini spesso all’infermiere o che al medico e questo crea una sinergia che accompagna il paziente durante la malattia in un percorso che lo porta alla sua Itaca”.

L’intervento di Giorgina Specchia, componente Comitato Scientifico AIL: “È per me un grande piacere e onore aver aderito a questa idea bellissima. Il numero verde AIL nazionale per tutti i pazienti del territorio italiano. Il numero verde ha l’obiettivo di aiutare il paziente di comunicare col paziente la famiglia quindi di accompagnare il paziente nel percorso difficile della malattia”.

‘Sognando Itaca’ si inserisce nel più ampio programma di attività promosse da AIL e dalle sue 83 sezioni provinciali in occasione della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma, dedicata all’informazione sulle più recenti conquiste scientifiche nella cura dei tumori del sangue e ai progetti finalizzati al miglioramento della qualità della vita dei pazienti. Tra le iniziative attivate dall’AIL c’è il numero verde, che i pazienti oncoematologici possono chiamare per chiedere informazioni a due psicologhe e ab un’assistente sociale dell’associazione.

Si accelera per l’evoluzione digitale degli studi professionali

Milano, 16 giu. (askanews) – Un impegno rafforzato per gli studi professionali. TeamSystem – una delle principali tech & AI company attive nello sviluppo di piattaforme digitali per la gestione del business di imprese e professionisti – annuncia la nuova fase del suo programma dedicato all’innovazione, alla formazione e all’evoluzione della consulenza professionale, che valorizza gli studi capaci di accompagnare le PMI nel percorso di digitalizzazione e crescita.

L’occasione è stata la Be Leader Conference 2026. Qui, una platea di oltre 1000 Professionisti provenienti da tutta Italia, ha potuto confrontarsi con le ultime evoluzioni in termini di innovazione tecnologica. Ha parlato così Giuseppe Busacca, General Manager – BU Professional e AD di Euroconference: “Quello che si nota è sicuramente una sempre più forte accelerazione. Non da ora osserviamo micro e piccole imprese chiedere ai professionisti servizi sempre più sofisticati. Gli strumenti tecnologici con cui i professionisti possono supportare e abilitare i servizi che rispondono a queste esigenze, sono sempre più avanzate. In particolare, l’intelligenza artificiale ha avuto un impulso molto importante”.

Più di 3.000 sono oggi gli studi professionali aderenti. Una fitta rete di professionisti alle prese anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

“Osserviamo un utilizzo, in questi mesi, sempre più maturo e consapevole dell’intelligenza artificiale da parte degli studi. Stanno da un lato imparando sempre più, acquisendo competenze sui diversi strumenti che usano l’intelligenza artificiale, su quali casi d’uso è opportuno usare, quali strumenti e con quali cautele ed elementi di attenzione” ha continuato Busacca.

Uno scenario in cui il ruolo di abilitatore per i professionisti è senza dubbio centrale.

“TeamSystem gioca e vuole giocare un ruolo di abilitatore e accompagnatore in un percorso di evoluzione dei professionisti, con l’obiettivo finale di offrire servizi sempre migliori alle micro e piccole imprese. Abilitatore che non si limita soltanto all’utilizzo degli strumenti tecnologici, ma che vuole estendere il proprio supporto al modello organizzativo e operativo degli studi stessi” ha concluso Busacca.

Nel corso della giornata, sono state premiate anche le eccellenze della community nell’ambito dei Best in Class 2026, riconoscendo gli studi che si sono distinti per innovazione, capacità consulenziale e contributo alle crescite delle imprese.

Grecia, incidente stradale a Mykonos: morta italiana di 37 anni

Roma, 16 giu. (askanews) – Tragedia a Mykonos, in Grecia, dove un incidente stradale è costato la vita a una donna italiana di 37 anni, che si trovava sull’isola per il suo addio al nubilato. Lo scrive il quotidiano online ‘La voce di Atene’.

La vittima, Sara Ceccantini, aveva una bimba di 3 anni e aveva raggiunto Mykonos insieme ad alcune amiche per festeggiare il suo imminente matrimonio con il fidanzato. Le circostanze in cui è avvenuto l’incidente restano per il momento poco chiare e le autorità competenti stanno indagando sulle cause esatte dell’accaduto, scrive il quotidiano online. Da quanto trapelato sulla stampa italiana, sembra che nell’incidente siano state coinvolte due vetture e che le autorità greche indaghino per omicidio stradale.

La donna lavorava come dipendente nello storico stabilimento Prada di Valvigna a Terranuova Bracciolini e, in segno di lutto, la struttura resterà chiusa. La decisione – scrive sempre la stampa italiana – sarebbe stata presa direttamente dal proprietario del gruppo, Patrizio Bertelli. Nell’incidente è rimasta gravemente ferita anche un’amica della 37enne, che si trovava con lei al momento della tragedia.”La nostra comunità è sconvolta dalla tragica scomparsa di Sara Ceccantini, vittima di un incidente stradale avvenuto in Grecia a pochi giorni dal suo matrimonio. Una notizia che ha suscitato sgomento e dolore in tutto il Valdarno”, ha scritto sui suoi profili social il comune di San Giovanni Valdarno, “Sara era una giovane donna, professionista stimata e apprezzata. Sabato avrebbe dovuto sposare Luca Bugialli, il cui padre ha un’attività in via Lavagnini a San Giovanni. L’intera comunità di San Giovanni Valdarno si stringe con affetto e vicinanza attorno alla famiglia di Sara, alla sua bambina di pochi anni, a Luca e a tutti i loro cari, condividendo un dolore che ha profondamente segnato il nostro territorio”.

“A nome dell’Amministrazione comunale e della cittadinanza, esprimiamo le più sentite condoglianze e il nostro sincero cordoglio”, ha concluso il comune nel suo post.

Impasse nella Lega, slitta il federale. Su Salvini lo spetto del congresso

Milano, 16 giu. (askanews) – Niente riunione del Consiglio Federale della Lega, domani. E ancora nessuna data alternativa per la prossima settimana. Matteo Salvini ancora non ha trovato la quadra con l’ala nordista del partito, e allora tutto è rinviato. Anche se la motivazione ufficiale è l’impossibilità di incastrare le agende dei vari governatori e ministri leghisti. L’idea, spiegano dallo staff del segretario, è quella di vedersi la prossima settimana, “se tutti sono disponibili”. Ma da parte di Salvini ancora non è stata avanzata una nuova data per cercare di allineare gli impegni.

Il segretario resta contrario all’ipotesi ‘bavarese’ avanzata da Luca Zaia, neanche la mediazione tentata da Roberto Calderoli con una proposta di modifica statutaria lo ha convinto: troppo alto il rischio di perdere completamente la ‘presa’ sui territori storici del Carroccio, con tutto quel che ne consegue in termini di potere ed equilibri interni. Al contrario, una soluzione più ‘soft’ non soddisfa nè Zaia nè Fedriga, che nel caso non sarebbero disponibili ad assumersi l’onore e soprattutto gli oneri della carica di vice segretario, nella convinzione che il rilancio – senza una svolta decisa – non sia possibile: “Non cerchiamo poltrone, ma la possibilità di incidere e risollevare i consensi”, ripetono dalle parti di Zaia.

Ma nell’impasse leghista, avanza il generale Vannacci. Il sondaggio pubblicato ieri da La7, che segna l’aggancio di Futuro Nazionale alla Lega, segna il fallimento della strategia fin qui adottata per arginare l’eurodeputato. Nei mesi scorsi, i salviniani erano convinti che il generale si sarebbe ‘sgonfiato’ col passare del tempo, finita l’eco mediatica dello strappo dal Carroccio. E invece Vannacci sta dimostrando di saper restare sulle prime pagine dei giornali, alimentando scontri e polemiche (l’ultima sul femminicidio) che sembrano avere l’effetto di accrescere i suoi consensi.

Ma la convinzione di chi cerca una svolta nella Lega è che non si debba fare “per” Vannacci: “Ora ha gli astri allineati a suo favore, qualunque cosa dica o faccia gli porta consenso. Noi invece – dice uno dei ‘nordisti’ – dobbiamo ritrovare la nostra identità. E per riuscirci non c’è altra strada che un confronto vero, che porti a un congresso prima delle Politiche”. Del resto, “un congresso è anche un momento per ritrovare centralità nel dibattito. Basta guardare proprio all’effetto volano che l’assemblea di Futuro Nazionale ha avuto sui sondaggi”.

Ecco allora il bivio davanti al quale Salvini potrebbe trovarsi al raduno di Treviso, sempre in calendario per il 4 e 5 luglio: la richiesta formale di un congresso vero e proprio. Salvini non avrebbe ancora deciso come provare a disinnescare la ‘bomba’, e non si esclude un nuovo incontro con Zaia per trovare una soluzione. Ma tra i suoi c’è chi spinge per la linea dura: “Dovrebbe presentarsi al Federale nominando Zaia vice segretario. E se non accetterà, dovrà essere lui a spiegare perchè non vuole aiutare la Lega…”.

Del resto il clima si va surriscaldando, anche nelle articolazioni locali: ieri sera, al Consiglio regionale della Lombardia si è discusso parecchio, con i salviniani che hanno chiesto conto al segretario Romeo della posizione, molto dura nei confronti di Salvini, portata all’ultimo Federale. Anche al governatore Fontana, raccontano gli uomini vicini al segretario nazionale, è stato chiesto conto della critica al governo di non dare sufficienti risorse alla Lombardia: “Ce l’hai con Giorgetti?”. E poi il commissariamento di Pavia, dopo il caso Vigevano, con il salviniano Vignati ora sostituito dal commissario Centinaio: “Romeo ha dato la colpa al territorio ma abbiamo fatto presente che responsabilità le ha anche lui”. Alla fine il commissariamento è stato ratificato, con l’esito che ha confermato la maggioranza favorevole a Romeo: “Ma in 11 su una trentina di presenti si sono astenuti, a dimostrazione che non è vero che la Lombardia è tutta con Romeo e Fontana”.

Calcio, Amorim nuovo tecnico del Milan: "Era una mia ambizione"

Roma, 16 giu. (askanews) – Inizia ufficialmente l’era di Ruben Amorim sulla panchina del Milan. Il club rossonero ha annunciato l’ingaggio del tecnico portoghese, affidandogli la guida della Prima Squadra maschile per la nuova stagione.

Nelle prime dichiarazioni da allenatore del Milan, Amorim ha espresso tutta la sua soddisfazione per l’approdo in rossonero. “Ci sono ambizioni che ti accompagnano per tutta la carriera e, per me, allenare il Milan è sempre stata una di queste. So perfettamente cosa rappresenta questo Club: storia, prestigio e una tifoseria straordinaria in tutto il mondo. È una sfida che affronto con orgoglio ed entusiasmo, con la piena consapevolezza di ciò che significano questi colori. Non vedo l’ora di iniziare e di vivere ogni giorno la passione che anima il Milan”, ha dichiarato il nuovo tecnico.

Grande soddisfazione anche da parte della proprietà. Gerry Cardinale, managing partner di RedBird Capital Partners, ha spiegato le ragioni della scelta: “Seguiamo Rúben da anni. Il suo percorso allo Sporting è stato straordinario e rispecchia esattamente lo stile di gioco che stiamo cercando. È uno dei tecnici più preparati e innovativi della nuova generazione europea: giovane, ambizioso, con una chiara identità calcistica e un approccio tattico ben definito”.

Cardinale ha inoltre sottolineato come la filosofia calcistica del tecnico portoghese sia in linea con il progetto del club: “Rúben crede in un calcio offensivo e ad alta intensità. La sua filosofia si sposa perfettamente con la nostra visione. Crediamo in lui e siamo entusiasti di accoglierlo nel Club”.

Con l’ufficialità dell’accordo si apre dunque un nuovo capitolo per il Milan, che affida ad Amorim il compito di riportare la squadra ai vertici del calcio italiano ed europeo.

UniCredit supera il 39% in Commerzbank, da Berlino ennesimo "nein" a Ops

Milano, 16 giu. (askanews) – Nonostante il “muro” di Berlino, UniCredit avanza e si assicura (a oggi) oltre il 39% del capitale di Commerzbank. Nel giorno in cui chiude il primo round dell’Ops lanciata sulla seconda banca tedesca, le adesioni, aggiornate alle ore 14, sono salite al 12,41% dall’11,91% di ieri. Il gruppo guidato da Andrea Orcel, che già possedeva il 26,77% di azioni Commerzbank, arriva così a controllarne direttamente il 39,18% del capitale. Considerando anche i derivati (strumenti a regolamento fisico pari al 3,22% del capitale e il 13,2% detenuto tramite strumenti regolati per cassa), la partecipazione potenziale complessiva ammonta al 55,6%.

L’offerta, che ha preso il via il 5 maggio, chiude a mezzanotte. Solo venerdì si conoscerà il dato definitivo (comprensivo delle adesioni consegnate nel pomeriggio e nella serata odierna), poi scatteranno ulteriori due settimane di possibili adesioni (dal 20 giugno al 3 luglio), come previsto dalla normativa tedesca, coi dati finali che verranno pubblicati l’8 luglio.

L’ingresso di UniCredit in Commerzbank è iniziato nel settembre 2024 con l’acquisizione di una quota del 9%, di cui il 4,49% nell’ambito di un’offerta di accelerated book building condotta dallo Stato tedesco, azionista della banca, eredità della crisi finanziaria del 2008. Una mossa inaspettata e da subito considerata “non amichevole” da management, sindacati e politica. Da allora poco è cambiato. In mattinata, il governo tedesco, che ancora detiene oltre il 12% del capitale di Commerzbank, ha nuovamente respinto l’offerta e l’approccio “aggressivo” di UniCredit, sostenendone la strategia di indipendenza. “Accettare l’offerta – ha spiegato l’Agenzia Federale delle finanze tedesca (Finanzagentur)- non era già un’opzione dal punto di vista economico, in quanto non prevedeva un premio adeguato rispetto all’attuale prezzo delle azioni. Commerzbank svolge poi un ruolo importante nel finanziamento dell’economia tedesca e del settore delle medie imprese, il cosiddetto Mittelstand. In quanto importante datore di lavoro, la banca è anche fondamentale per il centro finanziario di Francoforte. Entrambi devono continuare a essere garantiti in futuro”.

Ma proprio lo scatto in Borsa odierno di UniCredit, complice anche la promozione di BofA che ha alzato il target price a 100 euro, ha portato per la prima volta l’offerta a premio. Il titolo del gruppo italiano ha guadagnato il 4,17% a 77,68 euro, mentre le azioni della banca tedesca hanno chiuso a 36,16 euro. Ai valori correnti l’Ops, che prevede un concambio di 0,485 azioni, valorizza quindi Commerzbank 37,67 euro, pari a un premio implicito del 4% circa.

Rar

Stellantis: Filosa vede Urso, fornite rassicurazioni su Cassino

Roma, 16 giu. (askanews) – Il Ceo di Stellantis Antonio Filosa e il capo Europa, Emanuele Cappellano, hanno incontrato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al Mimit. Secondo quanto si apprende l’incontro sarebbe durato una mezz’ora e il Ceo di Stellantis, Antonio Filosa ha fornito rassicurazioni sul futuro dello stabilimento di Cassino. All’incontro hanno partecipato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e la vicepresidente Roberta Angelilli.

L’incontro arriva alla vigilia dell’audizione del ceo Antonio Filosa, mercoledì ai Montecitorio davanti alle Commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato. Filosa fornirà dettagli sulla strategia del gruppo e sull’investimento da 5 miliardi al 2030 in innovazione annunciato lunedì da Cappellano in un incontro con i sindacati.

L’audizione sarà anche l’occasione per chiarire l’altro punto centrale: il livello complessivo degli investimenti industriali in Italia, che negli ultimi anni si è attestato intorno ai 2 miliardi l’anno e che Stellantis dovrebbe confermare nell’orizzonte del nuovo piano.

Centrosinistra, leader al lavoro su due piazze per il programma

Roma, 16 giu. (askanews) – “Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!”. In un post sui social sui loro profili personali Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si mostrano insieme seduti ad un tavolo in un locale, presumibilmente a Roma, per annunciare che nelle due date di luglio ci saranno due eventi.

In seguito verrà spiegato che si tratterà di manifestazioni in piazza (a quanto si apprende una sarà al Nord e l’altra al Sud) per incontrare i cittadini e individuare le priorità del programma della coalizione di centrosinistra per le prossime elezioni politiche. Viene spiegato anche che i quattro leader si incontrano spesso e si sentono costantemente ma questa foto insieme rende “pubblica” l’unità della coalizione in vista della preparazione del programma elettorale.

Cinema, arriva "Toy Story 5": la tecnologia non spegne la fantasia

Roma, 16 giu. (askanews) – Interattivo, intelligente e pronto a rispondere a ogni necessità. È Lilypad, un tablet a forma di ranocchia a sconvolgere gli equilibri nella stanza di giocattoli più famosa dei cartoon. Dal 18 giugno arriva al cinema “Toy Story 5”, nuovo capitolo Disney e Pixar della saga iniziata nel ’95 che strizza l’occhio all’attualità e vuole celebrare la fantasia dei bambini messa a rischio dalle tecnologie.

Tornano Woody, Buzz, Jessie e tutta la banda, alla ricerca del loro posto in un mondo che sembra metterli in discussione così come il concetto di gioco, che per le nuove generazioni sta cambiando. Ma per i registi Andrew Stanton e McKenna Harris, il divertimento e la fantasia non possono spegnersi. A Roma per presentare il film sono arrivati il produttore esecutivo e Pixar Animation Studios Chief Creative Officer, Pete Docter, e la produttrice Lindsey Collins, secondo cui è importante “proteggere l’immaginazione”. Ma no a condannare progresso e IA. “La tecnologia può essere utilizzata per supportare la visione dell’artista, per ampliare la portata della narrazione, ed è così che continuiamo a sperimentare in Pixar”, ha detto Docter.

Tornano le storiche voci, Angelo Maggi come Woody, Massimo Dapporto come Buzz Lightyear, Ilaria Stagni come Jessie e Luca Laurenti nei panni di Forky. E arrivano Katia Follesa per Lilypad, Federico Basso come voce di Smarty Pants, Gianluca Gazzoli di Bullseye “Perfido”, Jacqueline Luna Di Giacomo per Snappy e Simone Mori come Atlas. E c’è anche un cameo di Sal Da Vinci nei panni di Pizza cu ‘e llente, tra i giochi dimenticati. Nella versione originale a dargli voce è Bad Bunny.

“Ho smesso presto di giocare per dedicarmi alla musica – ha raccontatao il cantante vincitore di Sanremo – ma mi sono rifatto coi miei figli e i nipoti; io credo che i giocattoli abbiano un’anima, così come questo film, mi sono emozionato, è stato un onore averne fatto parte” ha detto. Mentre katia Follesa, sul suo personaggio ha affermato: “In fondo il film ci insegna che bisogna sempre trovare il giusto compromesso con la tecnologia, non bisogna demonizzarla”.

Petrolio, anche il Brent torna sotto 80 dollari, minimo da oltre 3 mesi

Roma, 16 giu. (askanews) – Anche il barile di Brent, il petrolio di riferimento del mare del Nord cala sotto la soglia psicologica degli 80 dollari, per la prima volta da oltre 3 mesi a questa parte. Nel pomeriggio il greggio più utilizzato in Europa si attesta in ribasso del 3,94% a 79,89 dollari. Il tutto mentre per la terza sessione consecutiva proseguono forti le flessioni dell’oro nero, a seguito dell’accordo di tregua Usa-Iran. A New York il barile di West Texas Intermediate cade del 4,58% a 77,05 dollari.

Alla Casa del jazz Rita Marcotulli presenta "Echoes of a Reflection"

Roma, 16 giu. (askanews) – La celebre pianista e compositrice Rita Marcotulli sarà in concerto venerdì 19 giugno alla Casa del Jazz di Roma nell’ambito della rassegna Summertime 2026, la stagione estiva della Fondazione Musica per Roma, con il suo nuovo progetto Under 29 But Me, gruppo di giovani talenti della scena contemporanea attuale, con special guest Luca Aquino, per presentare l’album appena uscito “Echoes Of A Reflection”, scritto a quattro mani con Elettra Minieri, giovane e talentuosa musicista, nonché figlia d’arte, qui al suo debutto discografico assoluto in veste di co-compositrice e tastierista.

Presente su tutte le principali piattaforme di streaming con l’etichetta Groove Master Edition e, dal 19 giugno, disponibile anche in vinile, “Echoes of a Reflection” è una ricerca sulla contemporaneità a due volti. Da un lato, la firma inconfondibile di Rita Marcotulli, da sempre animata da un’insaziabile curiosità e da uno spirito di ricerca che l’ha resa un punto di riferimento globale. Dall’altro, l’urgenza espressiva e le sfumature psicologico-emotive della contemporaneità portate in dote da Elettra Minieri e da una band d’eccezione. Marcotulli ha voluto infatti accanto a sé un ensemble, nominato ironicamente Under 29 But Me, composto da: Ava Alami, tra le stelle della vocalità del panorama attuale italiano, di origine iraniana, porta nel progetto, attraverso il suo timbro affascinante ed emotivo, un’intensità intrisa di sfumature, lirismo moderno e una profonda carica espressiva; Andrea Cardone è un sassofonista dal fraseggio fresco e contemporaneo, capace di muoversi con agilità tra la tradizione jazzistica e le nuove sonorità urbane e sperimentali; il contrabbassista Damiano De Matteis unisce un solido e impeccabile senso del groove a una spiccata sensibilità melodica, garantendo all’ensemble una base ritmica profonda e dinamica; batterista versatile e dal tocco moderno, Daniele Bucci eccelle nel tradurre in ritmo le istanze psicologiche del disco, alternando groove serrati a sfumature più astratte.

A impreziosire l’album e l’ensemble, si aggiunge la straordinaria partecipazione, in qualità di special guest, di Luca Aquino, trombettista di punta della scena italiana il cui personale lirismo si fonde magistralmente con le atmosfere del disco.

“Questo album – spiega Rita Marcotulli – nasce dal desiderio di creare uno spazio di incontro tra generazioni, esperienze e sensibilità diverse, in cui la musica diventa linguaggio condiviso. Ogni voce porta con sé una storia, e ogni suono è una traccia di ciò che siamo. Nell’intreccio delle differenze non si perde l’identità, ma si apre una visione più ampia. In queste tracce non esistono confini, perché la musica non appartiene a un’unica origine né a un’unica idea di mondo: appartiene all’ascolto, e nell’ascolto si comprende l’altro”.

30 anni di Fondo Fon.Te.

Roma, 16 giu. (askanews) – A palazzo Wedekind è stato celebrato il trentennale del Fondo Fon.Te. Con oltre 355.000 iscritti e un patrimonio superiore ai 7 miliardi di euro, il fondo previdenziale complementare per i dipendenti del terziario rimarca il proprio ruolo di assistenza non solo ai lavoratori che entrano in età pensionistica, ma soprattutto ai giovani. Insegnare i valori della pianificazione previdenziale e l’importanza del secondo pilastro è tra le priorità del Fondo.

L’intervista al Presidente di Fondo Fon.Te. Maurizio Grifoni: ” La crescita è vigorosa e importante. Sempre più persone comprendono l’importanza di essere previdenti e di come costruire il futuro sia molto importante. La previdenza complementare sarà centrale per lo sviluppo e la crescita del Paese.”

Oltre 52 mila aziende aderenti e più di 500 milioni di euro raccolti nella prima parte del 2026. Il Fondo Fon.Te. assume sempre più il ruolo non di alternativa, bensì di pilastro complementare al tradizionale strumento previdenziale.

Le parole del Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon: “Io oggi sono venuto molto volentieri a fare gli auguri per questi 30 anni, ma soprattutto per la grande idea che hanno avuto le parti sociali dell’epoca: creare i presupposti di un fondo previdenziale è fondamentale per i nostri futuri pensionati. Dl canto nostro, stiamo rafforzando sempre di più lo sviluppo del fondo. Abbiamo fatto delle norme che vanno in corrispondenza per dare risposte anche ai giovani che entrano, dando loro la possibilità di dare pubblicatamente il loro TFR in questi fondi previdenziali, rafforzando il secondo pilastro che è fondamentale per il loro futuro”.

Al centro della giornata anche la cerimonia di annullo filatelico, con l’applicazione di un timbro speciale, raffigurante il logo stilizzato di Fondo Fon.Te., su un francobollo poi successivamente applicato su una cartolina commemorativa. Lo sguardo, nonostante le celebrazioni, non è rivolto agli ultimi 30 anni, bensì ai prossimi tre decenni, con uno scenario dove il secondo pilastro assume un ruolo sempre più fondamentale.

Al via da giovedì gli esami di maturità con la prova di Italiano

Roma, 16 giu. (askanews) – Meno 2 giorni all’Esame di Maturità 2026: si parte giovedì 18 giugno con la prima prova, quella di Italiano; venerdì 19 giugno seguirà la seconda prova (Latino al Classico; Matematica allo Scientifico).

I candidati all’Esame, fa sapere il Ministero dell’Istruzione e del Merito, sono 527.747, un dato in aumento dello 0,6% rispetto ai 524.415 del 2025. In particolare, i candidati interni sono 513.738, mentre lo scorso anno erano 511.349 (un aumento dello 0,5%). Gli esterni sono 14.009 rispetto ai 13.066 del 2025 (un aumento del 7,2%).

Sono disponibili anche i dati regionali sugli studenti ammessi alla Maturità per l’anno scolastico 2025/2026, il cui totale è il 96,8% dei candidati.

La ripartizione dei candidati per tipo di percorso di studio è: – Licei: 273.959; – Tecnici: 167.104; – Professionali: 86.684.

Sono 13.996 le commissioni d’Esame che si sono insediate oggi, composte da un Presidente esterno, da due membri esterni e due interni all’Istituzione scolastica.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha realizzato sul suo sito una pagina informativa sugli Esami di Maturità.

Padova candidata a capitale italiana arte contemporanea, con Cattelan

Padova, 16 giu. (askanews) – La città di Padova ha presentato ufficialmente al Ministero della Cultura la propria candidatura a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028.

La direzione Artistica del progetto di Padova 2028 è affidata a Maurizio Cattelan, l’artista padovano riconosciuto a livello globale; Marta Papini, curatrice che ha sviluppato una pratica profondamente radicata nei territori e nelle comunità; Myriam Ben Salah, direttrice della Renaissance Society di Chicago (storica istituzione universitaria dedicata alla sperimentazione artistica e alla ricerca contemporanea) e attualmente curatrice del Padiglione francese alla Biennale Arte 2026.

“Questo progetto nasce dalla convergenza di una molteplicità di soggetti – ha spiegato Andrea Colasio, assessore alla Cultura al Comune di Padova – fondamentale è il nome, “Ancora imparo, esercizi di dissidenza”: è la cifra di Maurizio Cattelan che decostruisce i riti, miti, il potere, il mercato, ma ha deciso incredibilmente di ritornare a Padova, Padova che città che da cui si era allontanato e ci ritorna nella consapevolezza che Padova oggi è in grado di accogliere il suo approccio culturale, di farlo proprio ovviamente nel massimo rispetto dell’autonomia della direzione artistica che con Marta Papini e Myriam Ben Salah ha un profilo assolutamente internazionale. Una grande sfida per la città, per una Padova che si vuole sempre più europea, sempre più inclusiva e internazionale”.

Scambio di battute al G7, Meloni a Trump: noi siamo sempre stati amici

Evian, 16 giu. (askanews) – Una frase emblematica, pronunciata davanti al cancelliere tedesco e al presidente del Consiglio europeo.

Poco prima del pranzo dedicato al Medio Oriente, Giorgia Meloni ha avuto uno scambio di battute con il presidente americano Donald Trump, durante un conciliabolo in cui erano appunto presenti anche Friedrich Merz e Antonio Costa. Ed è proprio quest’ultimo, come si può ascoltare nelle immagini diffuse dai media che coprono l’evento, che a un certo punto dice: “You are friends again”, “siete di nuovo amici”. Una frase a cui subito dopo replica la premier: “We’ve always been friends”: “Siamo sempre stati amici”.

Prosegue il tour estivo di Irene Grandi "Fiera di Me 2026″

Roma, 16 giu. (askanews) – Irene Grandi prosegue la sua estate musicale aggiungendo alcune nuove date al già ricco calendario del tour estivo “Fiera di Me 2026” che la sta portando in giro per i festival italiani, in un rinnovato abbraccio con il proprio pubblico.

Ecco le date confermate: 20 giugno Carbonia (Su) in Piazza Roma, 25 giugno Rieti (Piazza Mazzini), 27 giugno (Capalbio, Grosseto) al Teatro del Leccio; 28 giugno Carrara in Piazza Matteotti per Carrara Estate; 8 luglio al Teatro Romano di Fiesole (FI); 13 luglio Isola del Liri (Frosinone) in Piazza Ss. Triade; il 15 luglio in Piazza Vittorio Emanuele II a Finale Ligure (SV); 25 luglio in Piazza Marconi a Patti (ME), il 15 agosto a Montesilvano (PE) al Teatro del Mare; il 17 agosto: Villamare, Vibonati (SA) in Piazza Don Giuseppe Maria Paci; il 19 agosto Benetutti (SS) in Piazza Santa Croce e il 13 settembre Marconia di Pisticci (MT) in Piazza della Vittoria.

La dimensione live è quella che Irene preferisce, grazie a un repertorio che pochi artisti possono vantare, con grandi successi che accompagnano un immaginario nel quale i fan si riconoscono, e i brani del suo ultimo album “Oro e Rosa,” del quale è stata stampata a grande richiesta dai fan la versione in formato cd (andata esaurita in pochi giorni) con un inedito, “Ti Saluto”, bonus track presente solo in questa pubblicazione.

Per il “Fiera di Me tour 2026” Irene Grandi ha anche scelto di far aprire alcuni dei suoi concerti da giovani e talentuose cantanti; un modo per restituire un’opportunità a una generazione nuova, simile a quella che ebbe lei agli inizi della carriera.

Gli opening saranno: 25, 27, 28 giugno e 8 luglio: Jole (con cui Irene ha un rapporto speciale, tanto da accettare di duettare nel brano “Blu profondo”, presente nell’album di esordio di questa giovane artista); 13 luglio: Dettalele; 15 agosto Alma; 25 luglio Papiro.

Sul palco, insieme ad Irene, una band di cinque straordinari musicisti: Max Frignani (chitarra); Piero Spitilli (basso); Fabrizio Morganti (batteria); Marco Sabiu o Jacopo Carlini (tastiere); Titta Nesti (corista e polistrumentista).

(Credits photo Luca Brunetti)

Vannacci alla Camera tra "remigrazione" e femminicidio

Roma, 16 giu. (askanews) – Il “fenomeno” Vannacci anima il dibattito in aula alla Camera all’indomani della discussa assemblea nazionale di Roma. I due temi al centro di quel comizio: la remigrazione e i femminicidi (il reato non serve, ndr) sono stati al centro di un acceso scontro durante l’esame del dl rimpatri. Da una parte il Pd dall’altra i “vannacciani”.

Le scintille divampano quando la deputata dem Ouidad Bakkali legge in aula gli insulti e le minacce ricevute via social e critica Vannacci per aver alimentato questo clima, “questo odio sociale, questa violenza che ci vorrà un attimo che diventi un incendio, proviamo a mettere un’argine all’irresponsabilità di queste piattaforme e chi continua a sdoganare qualsiasi cosa”.

Le replica Laura Ravetto. La deputata di Futuro nazionale, comincia a leggere i commenti fatti sui social su di lei “perchè sono passata col generale e so io da dove vengono questi insulti. Invece di fare rivendicazioni personali dovremmo preoccuparci delle ragazze che hanno paura di essere stuprate”.

Interviene Vittoria Baldino del M5s ed “esprime solidarietà sia a Bakkali che a Ravetto per gli insulti ricevuti. Ma serve rispetto anche per le vittime di femminicidio. Dobbiamo assumerci la responsabilità delle posizione politiche”.

“Ricordo che il M5s ha preso il potere dicendo Vaffa day a tutto l’arco parlamentare – accusa Rossano Sasso (Fnv) – il tema sono i rimpatri volontari e per noi il centrosinistra è complice di questa invasione di centinaia di migliaia di clandestini, la vostra retorica ha scocciato gli italiani. E al centrodestra dico: vogliamo la remigrazione perchè gli italiani sono stanchi”. E Domenico Furgiuele rincara: “il Pd che ha paura di una proposta iniziativa popolare, si terrorizzano ma noi andremo fino in fondo”.

Toni Ricciardi del Pd prova a stemperare il clima con una provocazione ironica: “A Roma c’era la tradizione dei venditori di pere cotte, voglio esprimere piena e massima solidarietà a questi venditori che vengono assaliti, invasi e rischiano di perdere il loro lavoro vittime di una invasione di 150mila iscritti di un movimento di un grande generale”.

Il Movimento 5 stelle punta il dito contro il centrodestra responsabile di aver subappaltato i temi dell’immigrazione ai vannacciani: “Stiamo occupando Montecitorio a parlare di scemenze mentre il paese grida aiuto – osserva Riccardo Ricciardi -, per una polemica politica con chi ha tradito il mandato elettorale perchè gli interessa la poltrona. Questa è la destra italiana”.

C’è infine chi come Elena Bonetti di Azione invita a non fare “propaganda elettorale sulle donne vittime di abusi: non è una questione di destra o di sinistra, la difesa delle donne non deve diventare campo di battaglia ideologica, stiamo attenti a non farci trascinare in questo terreno che farebbe fare un passo indietro a questa legislatura, da chi vuole che l’Italia faccia un passo indietro nella tutela delle donne”.

Dl rimpatri, remigrazione e femminicidi, Vannacci anima dibattito Camera

Roma, 16 giu. (askanews) – Il “fenomeno” Vannacci anima il dibattito in aula alla Camera all’indomani della discussa assemblea nazionale di Roma. I due temi al centro di quel comizio: la remigrazione e i femminicidi (il reato non serve, ndr) sono stati al centro di un acceso scontro durante l’esame del dl rimpatri. Da una parte il Pd dall’altra i “vannacciani”.

Le scintille divampano quando la deputata dem Ouidad Bakkali legge in aula gli insulti e le minacce ricevute via social e critica Vannacci per aver alimentato questo clima, “questo odio sociale, questa violenza che ci vorrà un attimo che diventi un incendio, proviamo a mettere un’argine all’irresponsabilità di queste piattaforme e chi continua a sdoganare qualsiasi cosa”.

Le replica Laura Ravetto. La deputata di Futuro nazionale, comincia a leggere i commenti fatti sui social su di lei “perchè sono passata col generale e so io da dove vengono questi insulti. Invece di fare rivendicazioni personali dovremmo preoccuparci delle ragazze che hanno paura di essere stuprate”.

Interviene Vittoria Baldino del M5s ed “esprime solidarietà sia a Bakkali che a Ravetto per gli insulti ricevuti. Ma serve rispetto anche per le vittime di femminicidio. Dobbiamo assumerci la responsabilità delle posizione politiche”.

“Ricordo che il M5s ha preso il potere dicendo Vaffa day a tutto l’arco parlamentare – accusa Rossano Sasso (Fnv) – il tema sono i rimpatri volontari e per noi il centrosinistra è complice di questa invasione di centinaia di migliaia di clandestini, la vostra retorica ha scocciato gli italiani. E al centrodestra dico: vogliamo la remigrazione perchè gli italiani sono stanchi”. E Domenico Furgiuele rincara: “il Pd che ha paura di una proposta iniziativa popolare, si terrorizzano ma noi andremo fino in fondo”.

Toni Ricciardi del Pd prova a stemperare il clima con una provocazione ironica: “A Roma c’era la tradizione dei venditori di pere cotte, voglio esprimere piena e massima solidarietà a questi venditori che vengono assaliti, invasi e rischiano di perdere il loro lavoro vittime di una invasione di 150mila iscritti di un movimento di un grande generale”.

Il Movimento 5 stelle punta il dito contro il centrodestra responsabile di aver subappaltato i temi dell’immigrazione ai vannacciani: “Stiamo occupando Montecitorio a parlare di scemenze mentre il paese grida aiuto – osserva Riccardo Ricciardi -, per una polemica politica con chi ha tradito il mandato elettorale perchè gli interessa la poltrona. Questa è la destra italiana”.

C’è infine chi come Elena Bonetti di Azione invita a non fare “propaganda elettorale sulle donne vittime di abusi: non è una questione di destra o di sinistra, la difesa delle donne non deve diventare campo di battaglia ideologica, stiamo attenti a non farci trascinare in questo terreno che farebbe fare un passo indietro a questa legislatura, da chi vuole che l’Italia faccia un passo indietro nella tutela delle donne”.

Motus-E: al 2035 con bev e phev fino a 2,9 mld anno di risparmi su petrolio

Milano, 16 giu. (askanews) – La crescita della mobilità elettrica può ridurre in modo significativo la dipendenza energetica dell’Italia. Al 2035 il parco circolante nazionale potrebbe contare tra quasi 8 milioni e 9,2 milioni di veicoli elettrici e plug-in, con un risparmio sulle importazioni petrolifere stimato tra 34,6 e 41,5 milioni di barili l’anno, per un valore indicativo di 2,4-2,9 miliardi di euro annui. E’ quanto emerge dal nuovo “Libro Bianco sulla mobilità elettrica” di Motus-E, presentato a Roma alla conferenza “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità”.

L’analisi parte da un mercato italiano ancora in ritardo rispetto al resto d’Europa. Oggi circolano nella Penisola circa 830mila veicoli elettrici e plug-in tra auto, furgoni e camion, mentre i punti di ricarica pubblici già installati sono oltre 78mila. Nel primo trimestre del 2026 la quota delle auto elettriche in Italia si è fermata all’8%, contro una media europea del 20%.

Motus-E costruisce due scenari. In quello conservativo, basato sulla continuità dell’attuale quadro regolatorio, sull’assenza di incentivi statali per i veicoli leggeri e su un’attivazione solo parziale dei fondi Pnrr per le infrastrutture, al 2035 il circolante sarebbe composto da 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di ibridi plug-in.

Sul fronte della ricarica, lo scenario conservativo prevede quasi 133mila punti pubblici, di cui il 53% in corrente alternata, il 30% veloce fino a 149 kW e il 17% ultraveloce sopra i 150 kW. A questi si aggiungerebbero 3,3 milioni di punti privati, in larga parte domestici.

Lo scenario accelerato ipotizza invece incentivi strutturali per i cittadini, un mandato 100% zero emissioni allo scarico per le flotte aziendali, più fondi per l’elettrificazione dei veicoli commerciali e pesanti e finanziamenti Ue per le colonnine pubbliche. In questo caso al 2035 circolerebbero 6,8 milioni di veicoli elettrici e 2,4 milioni di plug-in.

La rete pubblica salirebbe a oltre 164mila punti di ricarica, con una distribuzione per potenza analoga allo scenario conservativo, affiancata da 3,5 milioni di punti privati. L’aumento della domanda elettrica per la ricarica, stimato tra 15,2 e 17,6 TWh, viene indicato come pienamente compatibile con il sistema elettrico nazionale.

“La crisi in Medio Oriente e lo shock petrolifero che ne è conseguito hanno ricordato a tutti, se ce ne fosse ancora bisogno, l’urgenza di un approccio realmente strategico al tema della sicurezza energetica nazionale ed europea”, ha osservato Fabio Pressi, presidente di Motus-E, secondo cui “la mobilità elettrica rappresenta una risorsa indispensabile” insieme alle rinnovabili per una maggiore sovranità energetica.

Per Pressi, “non solo la competitività della nostra industria automotive, ma anche la tenuta del sistema energetico ed economico del Paese, dipendono dalla capacità di comprendere e cogliere le opportunità della mobilità elettrica”. Da qui la richiesta di utilizzare in modo strategico i 14 miliardi concessi da Bruxelles all’Italia per accelerare sulla transizione energetica, con attenzione al ruolo della mobilità elettrica per rafforzare sicurezza energetica, elettrificazione dei consumi e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.