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Iran, le notizie più importanti del 17 aprile sulla guerra

Roma, 17 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di venerdì 17 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. Nella notte fra giovedì e venerdì è entrato in vigore un cessate il fuoco fra Libano e Israele.

-10:37 Iran, Trump: “Papa deve capire che questo è il mondo reale”.

-09:02 Iran, maresciallo Munir (che piace a Trump) perno della mediazione.

-08:18 Libano, media: Idf apre il fuoco su ambulanza nel Sud.

-07:46 Hormuz, prima petroliera sudcoreana esce dal Mar Rosso.

-07:39 Iran, Australia: nessuna richiesta di aiuto da Usa.

-07:33 Iran, Pezeshkian: Usa non vinceranno questo conflitto.

-07:23 Iran, Trump ammette: accordo di pace potrebbe non esserci.

-07:19 Trump: Italia? Non c’è stata per noi, non ci saremo per loro.

-07:09 Trump: guerra Iran “piccola deviazione” per gli Usa.

-07:02 Libano, Tajani: accogliamo con favore imminente cessate-il-fuoco.

-07:01 Iran, Tajani: Cina segue con attenzione riunione Parigi su Hormuz.

-07:00 È entrato in vigore nella notte tra giovedì e venerdì un cessate il fuoco di dieci giorni tra Libano e Israele. A Beirut, allo scoccare della mezzanotte, nei sobborghi meridionali della città sono risuonati spari di festeggiamento. Fino all’ultimo momento il conflitto è stato intenso: l’ultimo attacco rivendicato da Hezbollah contro truppe israeliane – riporta Al Jazeera – è arrivato a dieci minuti prima della mezzanotte, e Israele ha continuato a lanciare raid aerei fino a uno o due minuti prima dell’entrata in vigore della tregua.

Trump: l’Italia? Non c’è stata per noi, non ci saremo per loro

Roma, 17 apr. (askanews) – Donald Trump torna ad attaccare l’Italia con un post pubblicato su Truth, nel quale, linkando un articolo del Guardian sul no all’uso di Sigonella per alcuni aerei americani, ha ribadito in modo netto la sua irritazione per l’Italia.

“L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro!”, ha scritto il presidente Usa Donald Trump, rilanciando così la polemica sull’atteggiamento italiano rispetto all’utilizzo della base di Sigonella da parte di alcuni velivoli statunitensi.

Il riferimento del presidente americano al rifiuto italiano di consentire l’uso della base siciliana per alcuni aerei Usa.

Orsini: no a campagna elettorale permanente, c’è bisogno di stabilità

Roma, 17 apr. (askanews) – “In questo momento tutte le parti politiche, le parti responsabili, devono pensare ad una cosa sola: al bene del Paese”. Ad affermarlo è il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che dice “assolutamente no” ad una campagna elettorale permanente.

“Cominciare oggi ad entrare in campagna elettorale, con quello che ci sta accadendo intorno… Noi abbiamo bisogno di stabilità e di un piano industriale in questo Paese. Non possiamo pensare di smontare ogni giorno quel piano industriale”, spiega in occasione di un convegno a Genova sull’economia del mare.

Meloni: piattaforme social assumano responsabilità su tutela minori

Milano, 17 apr. (askanews) – La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preso parte ieri ad una videoconferenza, promossa dal Presidente francese Emmanuel Macron, sulle possibili iniziative nazionali ed europee per rafforzare la sicurezza dello spazio digitale per i minori. Alla videoconferenza hanno partecipato, oltre alla Presidente della Commissione Europea von der Leyen, i leader di Germania, Grecia, Irlanda, Repubblica Ceca, Spagna, oltre ai rappresentanti dei governi di Austria, Danimarca, Cipro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Slovenia.

Nel corso della discussione, riferisce una nota di palazzo Chigi, Meloni “ha sottolineato come il tema sia seguito con grande attenzione in Italia e ha valorizzato le iniziative sinora adottate dal Governo a livello nazionale per assicurare un ambiente digitale sicuro per i minori”. In particolare, la presidente Meloni ha ricordato le seguenti misure: il divieto dell’uso dei telefoni cellulari in classe; la verifica della maggiore età per l’accesso a materiale pornografico online; il diniego automatico di accesso ai domini relativi a pornografia, violenza, droghe, razzismo e scommesse per sim-card e contratti intestati a minori (cd. ‘parental control’); la possibilità di rimuovere contenuti on-line ritenuti nocivi per lo sviluppo psico-fisico dei minori o di incitazione all’odio o alla violenza; la progressiva diffusione dei percorsi di alfabetizzazione digitale e mediatica nelle scuole medie e superiori (cd. ‘patentino digitale’)”.

La Presidente Meloni ha inoltre confermato la “piena disponibilità” del Governo italiano a lavorare alla costruzione, anche a livello europeo, di un approccio integrato al tema che non si limiti alla sola verifica dell’età, oggetto comunque di attento esame e specifiche iniziative attualmente in discussione al Parlamento italiano. In questo ambito, la Presidente “ha richiamato le piattaforme a una più incisiva assunzione di responsabilità, per evitare che la loro attività possa compromettere il benessere psico-fisico dei più giovani e per prevenire e ridurre i fenomeni di dipendenza comportamentale connessi, in particolare, all’utilizzo dei social media”.

Un altro punto centrale dell’intervento del Presidente Meloni ha riguardato “l’imprescindibile esigenza di non perdere di vista il tema della privacy, tanto a livello nazionale che a livello europeo”. Ulteriori elementi di tale approccio dovranno essere la promozione dell’educazione digitale e il sostegno alle famiglie.

Come stabilito anche dalle Conclusioni dello scorso Consiglio Europeo, la Presidente del Consiglio ha infine sottolineato che “ogni intervento europeo dovrà essere allineato alle specificità normative nazionali e, allo stesso tempo, subordinato alla massima tutela della riservatezza dei cittadini”.

Miart, alcune gallerie: Lia Rumma, Gian Enzo Sperone e Mazzoleni

Milano, 17 apr. (askanews) – Fiera Milano presenta la trentesima edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi che si svolge dal 17 al 19 aprile 2026. Al piano 2 prende forma la nuova sezione Established Anthology, che riunisce 20 gallerie internazionali attorno a un comune obiettivo: raccontare la complessità, le traiettorie e le trasformazioni del tempo. Attraverso esposizioni tematiche, focus monografici e accostamenti generazionali, i progetti celebrano figure storiche e artisti contemporanei, esplorando le dimensioni di tempo, spazio e trasformazioni culturali. Ecco i progetti espositivi delle gallerie Lia Rumma, Gian Enzo Sperone e Mazzoleni.

Bulgaria domenica al voto: ex presidente favorito. Ue monitora

Roma, 17 apr. (askanews) – Una settimana dopo la sconfitta elettorale del primo ministro ungherese Viktor Orban, le cancellerie europee tornano a guardare con attenzione all’est Europa per le nuove elezioni in Bulgaria, temendo una nuova sponda per Mosca all’interno dello scacchiere europeo.

Le elezioni di domenica saranno, per la Bulgaria, l’ottava tornata elettorale nel giro di meno di cinque anni, confermando Sofia una delle realtà politiche più instabili d’Europa, condizionata da un sistema partitico altamente frammentato che produce coalizioni spesso fragili e litigiose e governi dalla vita molto breve.

La lotta alla corruzione è uno degli assi centrali della campagna elettorale in Bulgaria, con l’ex presidente e pronosticato vincitore, Rumen Radev, che ne ha fatto uno dei suoi principali cavalli di battaglia.

Generale dell’Aeronautica militare, ex presidente della Repubblica bulgara per due mandati consecutivi dal 2016, Radev, leader della coalizione Bulgaria Progressista, propone una linea politica che combina lotta senza quartiere alla corruzione, misure economiche volte a proteggere le fasce più deboli dall’inflazione e un approccio conservatore, poco euro-entusiasta, accompagnato da aperture verso una distensione con la Russia.

La possibile vicinanza dell’ex presidente bulgaro a Mosca è ciò che più preoccupa le cancellerie europee. In una delle poche interviste rilasciate, Radev ha sottolineato la necessità di mettere l’economia al di sopra dell’ideologia, evidenziando un possibile cambio di rotta nei rapporti con la Russia.

“Siamo l’unico Stato membro dell’Unione Europea ad essere al contempo slavo e ortodosso orientale”, ha dichiarato Radev in un’intervista al giornalista bulgaro Martin Karbovski. “Possiamo rappresentare un anello molto importante in tutto questo meccanismo per ristabilire le relazioni con la Russia”.

Un’apertura che il candidato ha ribadito anche in altre occasioni, come riportato dall’agenzia bulgara BTA. “È giunto il momento di decidere cosa vogliamo sviluppare: l’ideologia o un’economia prospera”, ha dichiarato Radev durante un comizio elettorale, sottolineando come “non sia normale importare petrolio da paesi lontani, attraverso stretti e rotte costose e rischiose, quando il petrolio a basso costo, per il quale la nostra raffineria è adatta, si trova a soli due giorni di navigazione nel Mar Nero”.

Secondo gli ultimi sondaggi pubblicati da Politico, la coalizione Bulgaria Progressista guidata da Radev si attesterebbe intorno al 31% dei consensi. Un risultato che le garantirebbe la maggioranza relativa dei seggi, con un vantaggio di circa dieci punti sui conservatori di Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB), dati al 21%, e sui liberali di Continuiamo con il Cambiamento (PP), fermi al 12%. Tuttavia, questi numeri non sarebbero sufficienti a consentire a Radev di formare un governo senza alleati.

Più distaccati figurano il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), punto di riferimento della minoranza turca e accreditato di circa il 10%, e la formazione nazionalista di estrema destra Rinascita, attorno al 7%.

Infine, sulla scia di quanto avvenuto in Ungheria, i partiti di centro-sinistra che hanno scelto di non aderire a Bulgaria Progressista, anche in virtù della volontà di Radev di mantenere la coalizione priva di una marcata identità ideologica, rischiano l’esclusione dal Parlamento. Il Partito Socialista si colloca infatti proprio intorno alla soglia di sbarramento del 4%.

Il Parlamento bulgaro è unicamerale. L’Assemblea nazionale è composta da 240 membri, eletti ogni quattro anni in 31 collegi plurinominali corrispondenti alle oblast del paese. Il sistema elettorale è misto: 31 membri sono eletti con sistema maggioritario a turno unico e 209 con sistema proporzionale a liste bloccate. Per l’assegnazione dei seggi si utilizza il metodo Hare-Niemeyer, con soglia di sbarramento al 4%. (di Lorenzo Della Corte)

Orsini: gas russo? "Fare tutto il possibile per salvaguardare le imprese"

Roma, 17 apr. (askanews) – “Prima del conflitto russo-ucraino noi pagavano l’energia 28 euro al megawattora, oggi siamo a 160 euro al megawattora. Io su questo credo che bisogna fare una riflessione, oggi noi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare la nostra impresa perchè in questo momento è veramente fuori dalla competizione globale”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, rispondendo ad una domanda sulle posizioni espresse dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi sul gas naturale liquefatto dalla Russia.

Secondo Orsini, “bisogna fare un ragionamento” sul tema, “anche perchè – ha spiegato durante l’evento di Confindustria a Genova sull’economia del mare – mi risulta che il Gnl dalla Russia lo stiamo ancora comprando, passa da Amsterdam”.

Miart, Intesa Sanpaolo: energia positiva nonostante tempi complessi

Milano, 17 apr. (askanews) – “Io credo che l’aspetto più interessante da evidenziare in questo caso sia la continuità. Esiste una relazione solida, un’amicizia profonda che ha a che fare con la condivisione delle collezioni d’arte di Gallerie d’Italia, l’idea di essere alla fiera con opere scelte dal direttore Nicola Ricciardi, che è stato curatore all’interno delle collezioni nostre per condividere pezzi del patrimonio di Intesa San Paolo con gli appassionati, con i visitatori, ma anche invitare in piazza della Scala, dove il caveau, aperto in maniera straordinaria, offre una selezione di opere che il direttore della fiera ha scelto e ha individuato per il pubblico che visiterà Milano e che verrà a Milano in questi giorni. Credo che sia il modo migliore per mettere insieme soggetti che hanno un eguale attaccamento all’arte cultura, anche sottolineando la centralità del mercato”. Lo ha detto, nel corso della preview della 30esima edizione di miart in Fiera Milano, Michele Coppola, direttore Arte Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, main partner dell’evento.

“Io registro un’energia positiva – ha aggiunto Coppola – registro una grande curiosità e una forte disponibilità. Evidentemente il contesto generale è un contesto che ci obbliga a guardare sempre con speranza al futuro, ma tenendo in considerazione gli scenari che sono scenari complessi, Oggi ho respirato nel dialogo con i principali galleristi presenti, però una positività di fondo evidente.

Miart, 30esima edizione: flessibili e plurali per stare nel presente

Milano, 17 apr. (askanews) – I tempi non sono semplici per il mercato dell’arte, ma, forse anche per le sfide che continuamente si pongono, tra le gallerie aumenta l’energia. È questa una delle sensazioni che si percepiscono visitando la 30esima edizione di miart, che Fiera Milano ha portato quest’anno in una nuova location: la South Wing dell’Allianz MiCo.

“Abbiamo detto proviamoci: proviamo a inventarci una fiera su tre livelli – ha detto ad askanews il direttore artistico Nicola Ricciardi – una fiera che raccoglie tre fiere, perché ogni livello ha un po’ la sua la sua natura. Noi ci troviamo al livello numero due, che è quello un po’ più da boutique, come fosse una fiera boutique all’interno di una fiera tradizionale. Al livello zero invece è la nostra solita fiera e poi abbiamo dedicato un intero piano alla sezione Emergent, quella che è cresciuta di più quest’anno. Abbiamo deciso di investire molto raddoppiando gli sforzi anche proprio per cercare di dare un messaggio, un messaggio di responsabilità, sostenere le gallerie giovani in un momento particolarmente difficile come quello che stiamo attraversando”.

Intitolata “New Directions” e ispirata alla logica del jazz, la fiera ospita 160 gallerie da 24 Paesi e copre oltre un secolo di storia dell’arte. Ma a contare di più è la sensazione di essere di fronte a una pluralità di voci, che non necessariamente devono andare in un’unica direzione. “Io sono molto impressionato dalla qualità dei collezionisti – ha aggiunto il direttore -. Abbiamo ricevuto una lista dalla nostra VIP manager che a detta di tanti galleristi non abbiamo mai avuto in questi anni. Questo vuol dire che siamo riusciti con questo cambio di padiglione, appunto, anche a convincere, a prendere un aereo, cosa che ormai si fa sempre più di rado, di venire a scoprire quello che abbiamo costruito dentro la fiera, anche in città, perché abbiamo anche dei progetti che abbiamo fatto nelle istituzioni cittadine. Quindi a giudicare dai nomi a giudicare delle presenze, un ottimo inizio. I conti si fanno poi alla fine, però sicuramente partire bene è sempre un buon segno”.

Un’altra domanda che è legittimo porsi riguarda il format delle fiere d’arte, come è possibile adeguarlo a una realtà che cambia continuamente? “L’importante per me – ci ha risposto Nicola Ricciardi – è provare, sperimentare. In questi tempi molto complessi la soluzione credo sia quella di complicarci la vita ancora di più, proprio per andare al passo con il tempo, ma anche perché bisogna costruire un qualcosa che sia il più flessibile possibile”.

Questa flessibilità, messa in relazione a quella delle strutture antisismiche, sembra essere la caratteristica principale di questa 30esima miart, e anche una metafora del modo in cui l’intero sistema dell’arte prova ad andare avanti attraverso le tempeste.

M.O., Orsini: miopia Ue spaventa, forse va cambiata governance

Genova, 17 apr. (askanews) – “Questa miopia veramente mi spaventa. Forse dobbiamo cambiare chi ci sta”. Con questo duro attacco alla governance Ue il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha commentato il rischio recessione in Europa paventato dal Fmi, a margine di un convegno sull’economia del mare organizzato da Confindustria a Genova.

“Speriamo che si arrivi presto a una negoziazione nel Golfo – ha spiegato Orsini – perché, se continuiamo ovviamente con il conflitto e questa instabilità, sicuramente entreremo in recessione. Noi l’abbiamo detto quasi tre settimane fa con il nostro centro studi: se finisse velocemente siamo a un +0,5, se arriviamo ai quattro mesi dal conflitto siamo a uno zero, quindi una stagnazione, ma è logico che, se il conflitto continua, diventa anche un problema”.

“Noi – ha concluso il leader degli industriali – cominciamo ad avere problemi a reperire prodotti sugli scaffali in Sicilia, cominciamo ad avere problemi con i voli aerei: è logico che quando abbiamo questi tipi di problemi fare impresa è veramente complicato e mi meraviglia onestamente che l’Europa ancora non stia vedendo questa cosa, che non abbia pronte misure e che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico, dove ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1,16”.

Musica, due album inediti di Chet Baker e McCoy Tyner

Roma, 17 apr. (askanews) – È partito il conto alla rovescia per gli appassionati del grande jazz: Red Records ha scelto infatti il prossimo Record Store Day il 18 aprile per presentare due album inediti straordinari, che andranno a completare il catalogo dell’etichetta milanese.

Shine di Chet Baker, registrato al Teatro Estense di Ferrara il 9 dicembre del 1987, è una delle ultime testimonianze dello straordinario trombettista americano, che in quartetto rilegge alcuni degli standard più noti della tradizione, con il nitore lirico che ha reso inconfondibile il suo suono. Da Almost Blue a In a sentimental mood, questo doppio album in edizione limitata è destinato ad essere uno degli album più importanti della stagione discografica.

Ugualmente, The seeker di McCoy Tyner con Bobby Hutcherson, registrato live al Teatro Morlacchi di Perugia durante l’edizione 1993 di Umbria Jazz, consentirà agli amanti del bopper di Philadelphia di godere di una performance inedita, con un vero “muro di suono” rappresentato dall’eruttiva fantasia improvvisativa del piano di Tyner, qui accompagnato dalla ritmica di Avery Sharpe e Aaron Scott.

Gli inediti, riportati alla luce e registrati con le più avanzate tecnologie disponibili da Red Records, consentono di aggiungere due tasselli non secondari alla storia della musica jazz e alle biografie di due padri nobili di questo genere. Il miglior modo per continuare a festeggiare i cinquant’anni dell’etichetta, che prosegue nel proprio lavoro di recupero sulla storia e di promozione dei migliori nuovi talenti jazzistici internazionali.

Massimo dell’arroganza, massimo della debolezza

Quel delirio di parole insultanti e senza senso che il presidente Donald Trump ha scagliato contro Papa Leone XIV tornerà addosso al provvisorio inquilino della Casa Bianca. Ma non senza aver fatto un serio danno anche a quel che resta dell’egemonia americana. Non è la prima volta che il presidente Usa fa un gran danno a se stesso, al suo paese e a quella parte di mondo che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di tutelare e rappresentare. E di questo passo non sarà certo l’ultima.

In simili circostanze il buonsenso richiederebbe di chiamare un’ambulanza e di portare via il paziente. Impresa che riuscì perfino a Vittorio Emanuele III all’indomani del Gran Consiglio del fascismo.

In questo caso non succederà, ovviamente. Ma il secondo mandato di Trump ci consegna già a metà del suo mandato un monito che faremmo bene a non dimenticare (cercando nel frattempo di tenerci per quanto possibile al riparo dei danni che ne derivano). E il monito è questo. Laddove c’è il massimo dell’arroganza c’è anche il massimo della debolezza.

Così Trump si è giocato, per il gusto di fare il bullo, il consenso dell’elettorato cattolico che assai probabilmente gli volterà le spalle questo autunno nelle elezioni di medio termine. E la stessa cosa, a ben vedere, sta accadendo con l’Iran. Laddove un’altra tempesta di azioni minacciose e belliciste ha solo sortito l’effetto paradossale di rafforzare quel regime che si voleva addirittura cancellare dalla faccia della terra.

Come a dire che il re è nudo, non più in grado di tutelare i propri interessi geopolitici. E neppure la dignità del suo stesso mandato di governo.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 16 aprile 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Europeismo e atlantismo: un legame ancora possibile?

Una tradizione politica consolidata

Ma è ancora possibile, oggi e non ieri, coniugare in un progetto politico credibile e di governo il tradizionale europeismo con il riferimento all’atlantismo? Se questo è sempre stato il fiore all’occhiello dei partiti di governo nel nostro paese, e nello specifico della Democrazia Cristiana per oltre 50 anni durante l’intera prima repubblica, è pur vero che europeismo ed atlantismo sono sempre stati i due motori propulsori che hanno caratterizzato la democrazia italiana dal secondo dopoguerra in poi.

Certo, parliamo di partiti e di culture politiche che non hanno mai avuto dubbi o perplessità in merito alla collocazione naturale del nostro paese nello scacchiere europeo ed internazionale. E quindi, per essere ancora più chiari, non mi riferisco ai partiti populisti, massimalisti, estremisti o radicali che perseguono altri progetti e hanno altri obiettivi. Ma a partiti e coalizioni che hanno sempre fatto dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè della piena e convinta appartenenza all’Occidente, la loro stella polare anche e soprattutto per quanto riguarda la declinazione concreta delle varie scelte sul terreno della politica estera.

Il mutamento del contesto internazionale

Ora, però, si tratta di capire nell’attuale contesto internazionale se quei due postulati sono e continuano ad essere realisticamente percorribili e concretamente perseguibili. Anche se, va pur detto, le alternative ad una piena e convinta adesione occidentale sono francamente ed oggettivamente inquietanti.

Solo menti politicamente distorte e disordinate possono pensare che la Russia da un lato o la Cina o l’Iran dall’altro possano rappresentare baluardi di sicurezza, di libertà, di democrazia e di profonda adesione a sistemi politici liberi e costituzionali.

Ma, al contempo, non si può non sostenere che i due storici postulati di una prospettiva di libertà, di democrazia e di sicurezza confliggono con chi scambia i valori occidentali con posizioni che sono francamente incompatibili con quell’universo valoriale e culturale. Non è certamente, per fare un solo esempio, l’America di Trump l’orizzonte ideale per consolidare quei valori che sono alla base del nostro sistema democratico, liberale e costituzionale.

Un nodo politico decisivo

Dei regimi autocratici, dittatoriali ed illiberali – alcuni, purtroppo, ancora e sempre molto cari a settori della sinistra italiana – non vale la pena di soffermarsi perché erano, sono e restano alternativi ai principi e alla cultura democratica.

Ecco perché il tema dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè di come rilanciare e consolidare oggi i valori dell’Occidente, merita di essere al centro della riflessione politica e progettuale dei partiti e dei rispettivi schieramenti.

Solo attraverso una chiarezza su questi nodi decisivi sarà possibile presentarsi con le giuste credenziali progettuali in vista delle prossime elezioni politiche. Anche perché, oggi più che mai, sarà proprio la politica estera – come del resto era già durante l’intera prima repubblica – la frontiera entro la quale si misura l’affidabilità, la serietà, la credibilità e l’autorevolezza di un progetto politico e di governo. Dei partiti e dei rispettivi schieramenti.

Dall’assistenza all’autonomia: un modello per un’impresa solidale in Africa

Si discute senza sosta di immigrazione, tra allarmi, emergenze e contrapposizioni. Eppure, accanto a questo rumore di fondo, si può immaginare un approccio diverso: intervenire là dove il bisogno nasce, lasciando segni concreti e duraturi. È in questa direzione che si colloca l’impegno, poco appariscente ma significativo, del presidente della SS Lazio Claudio Lotito, orientato a sostenere alcune tra le realtà più fragili del continente africano.

Negli anni segnati da crisi globali e tensioni diffuse, c’è chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. In particolare, verso quei contesti in cui l’infanzia vive ai margini, invisibile agli occhi del mondo. Bambini e ragazzi privi di strumenti, spesso senza accesso all’istruzione e alle cure di base, diventano così il centro di un’azione che mira a restituire dignità prima ancora che assistenza.

Un esempio concreto è rappresentato dall’intervento a Masina III, nella periferia di Kinshasa, in Congo, dove è stata sostenuta l’espansione dell’“Ecole de la Liberté”. La struttura, oggi, accoglie oltre mille studenti tra scuola primaria e secondaria, offrendo un percorso educativo ispirato a standard formativi avanzati. Non si tratta soltanto di alfabetizzazione, ma di costruzione di competenze e prospettive.

Accanto all’istruzione, è stata promossa anche la realizzazione del centro sanitario “Libota Lisantu”, primo presidio di quartiere in grado di garantire servizi essenziali: assistenza al parto, diagnostica, cure odontoiatriche e analisi. Un’infrastruttura fondamentale, che incide direttamente sulla qualità della vita e sulla possibilità stessa di sviluppo della comunità.

In questo intreccio tra educazione e salute emerge una linea chiara: l’aiuto non come gesto episodico, ma come investimento nella capacità delle persone di reggersi in piedi. Forse è proprio qui la chiave di un approccio più efficace e umano: fare, con discrezione, ciò che è possibile fare. Senza enfasi, ma con continuità.

Fellini, anatomia di un genio. Incontro con Raffaele Simongini

In occasione del nuovo libro dello storico del cinema Raffaele Simongini, Federico Fellini e la sicurezza del sonnambulo (edito da Mimesis/Cinema), ho incontrato l’autore per parlare di Fellini, “il Mago Merlino, l’inventore di universi, che nella cella in cima alla torre maneggiava i suoi alambicchi creando spesso vite parallele, in cui egli stesso a tratti si smarriva”, come scrive Gianfranco Angelucci in una prefazione colma di sensibilità, conoscenza e ricchezza di preziose osservazioni e dettagli.

il volume è stato presentato in anteprima nel corso del RUFA ON SCREEN, rassegna di cortometraggi della Rome University of Fine Arts svoltosi al nuovo cinema Aquila di Roma dal 14 al 16 aprile 2026.

Un libro su Fellini dopo tanti. Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Non intendo spingermi oltre i limiti di questo lavoro, che resta prima di tutto uno studio sul cinema di Fellini, né formulare generalizzazioni che esulerebbero dal suo ambito. Tuttavia, nel corso della ricerca mi sono reso conto che il percorso intrapreso coinvolgeva direttamente anche la mia posizione di studioso e il rapporto fra esperienza personale e costruzione teorica.

L’incontro con Fellini ha inciso proprio su questo punto: studiare i suoi film, così refrattari a ogni definizione conclusiva e insieme così rigorosamente costruiti, mi ha costretto a ripensare il rapporto con l’idea stessa della creazione dell’opera d’arte. 

Per questo motivo, il lavoro su Fellini è stato per me anche un’esperienza metodologica. Non si è trattato soltanto di analizzare un autore, ma di riconsiderare il mio stesso modo di fare storia del cinema, accettando che l’oggetto della ricerca non sia qualcosa da chiudere in una definizione conclusiva, bensì un campo di forze in cui immaginario e vissuto entrano continuamente in relazione.

Fellini ha dimostrato quanto fosse importante per lui vivere in modo intenso l’atto creativo, finalizzato alla realizzazione di un’opera cinematografica. Con grande dedizione, infatti, perseguiva la sua vocazione demiurgica, completamente votata al cinema, mettendo a rischio anche il proprio benessere psicofisico, come accadde durante la preparazione del suo film Il viaggio di G. Mastorna, che non riuscì mai a realizzare. Inoltre, leggendo i suoi testi o le risposte alle interviste, ci si imbatte spesso in riflessioni estetiche molto profonde, che non riguardano solo il cinema, ma l’arte in generale.

Fellini si rifiuta di esprimere argomentazioni puramente teoriche, caratterizzate da un tono forzatamente intellettualistico, volto a spiegare i suoi film. Cosa pensi a riguardo?

In particolare, respinge le interpretazioni dei suoi lavori derivanti da discipline come la semiologia o la sociologia. Spesso, preferisce nascondersi dietro una battuta, optando per risposte ironiche che, tuttavia, celano profonde verità. In questo senso, è un discepolo del saggio cinese del V secolo, Lao tse, che affermava: “Se costruisci un pensiero, ridici sopra”. Una lettura più attenta dei suoi scritti rivela riflessioni interessanti, da mettere in relazione con testi teorici sull’atto creativo e sull’innata capacità umana di esprimersi attraverso le opere d’arte.

Eppure, non bisogna mai dimenticare che chi ama il cinema di Fellini e ha la fortuna di scriverne dovrebbe seguire una semplice regola, suggerita dallo stesso grande regista: parlare dei film come se fossero esseri viventi, lasciandosi coinvolgere da un’emozione personale. Abbiamo cercato di guardare i film di Fellini con gli occhi del pubblico, evitando la freddezza diagnostica di chi presume di sapere. D’altronde, chi di noi vorrebbe fare la fine del pedante intellettuale, detentore del sacro verbo della verità dell’arte, giustiziato da Guido Anselmi, alter ego di Fellini, nel film ?

Un regista unico ed universale che ha creato singolare sinergia tra differenti forme d’arte, che disegnava per esternare i suoi pensieri e le visioni, che scriveva per narrare immaginazioni, fatte rivivere nel mondo oggettivo tramite la mano del demiurgo… Dall’effimero al progetto. Teoria e creazione. Hai fatto una sintesi, non facile, di molti pensieri sul suo essere artista.

Nella speranza di non tradire il pensiero del regista, evitando di travisare le sue parole, si è cercato di associare le riflessioni di filosofi e psicanalisti autorevoli ad alcune sue affermazioni tratte da interviste o scritti autobiografici. Fellini, non dobbiamo mai dimenticarlo, continua a stupirci con le sue illuminanti argomentazioni, che non sfigurano accanto a quelle dei teorici professionisti. È fondamentale ribadire, con cognizione di causa, che spetta agli artisti e, in particolare, ai grandi e insuperabili artisti, che nel secondo Novecento non sono poi così numerosi, l’ultima parola sull’atto creativo e sul suo inspiegabile mistero.

Le teorie elaborate attorno a Fellini si collocano dunque entro questo orizzonte. I suoi film e le sue dichiarazioni non costituiscono semplicemente un oggetto di analisi, ma assumono una funzione teorica in senso proprio: producono forme di conoscenza che, pur non presentandosi nella struttura sistematica del trattato filosofico, risultano per molti aspetti altrettanto decisive sul piano estetico ed esistenziale.

Questa ricerca, che nel tempo ha coinvolto teorici dell’arte come Konrad Fiedler, filosofi quali Ernst Cassirer, psicoanalisti come Carl Gustav Jung ed Erich Neumann, e che si è formata anche attraverso l’insegnamento del filosofo Emilio Garroni, mi ha progressivamente condotto a costruire l’impalcatura teorica entro cui oggi colloco il mio lavoro su Fellini. In questo orizzonte si colloca anche il riferimento a Giorgio de Chirico, che considero, insieme a Federico Fellini, il più grande artista italiano del Novecento. Infine, le immagini dei film di Fellini si configurano come possibili accessi al mistero e alla sincronicità junghiana, secondo un coerente impianto teorico delineato da Gianfranco Angelucci e da lui definito come onirismo veggente, il quale ha ispirato alcune delle riflessioni sviluppate nel libro.

Secondo te cosa c’è alla base degli studi di Fellini? 

Forse sussiste la scoperta di una riflessione sulla creatività che coinvolge l’imitazione e il processo di individuazione. I grandi artisti, e Fellini in modo esemplare, producono un paradosso: da un lato creano un modello inevitabilmente destinato a essere imitato, dall’altro, attraverso la radicale singolarità della loro opera, negano ogni possibilità di ridurre la creazione artistica a una formula riproducibile. In questo senso, per Fellini sembra valere una sorta di imperativo implicito: vietato imitare. Ogni opera autentica è chiamata a perseguire un processo di individuazione, a diventare il luogo in cui si riconosce e si forma il proprio sé.

La lezione junghiana può essere riletta proprio alla luce di questa tensione. Il cuore della psicologia analitica consiste infatti nel rapporto dinamico tra identificazione e individuazione. L’imitazione, intesa in senso ampio, corrisponde per Jung all’identificazione con valori, ruoli e modelli socialmente condivisi. E’ un momento necessario, poiché rende possibile l’adattamento alla vita collettiva ed è la condizione stessa da cui può prendere avvio il processo di individuazione.

Individuarsi, tuttavia, significa progressivamente prendere distanza da queste identificazioni, seguire un percorso proprio, spesso faticoso, che comporta il prezzo dell’incomprensione e della solitudine. Solo in un secondo momento il soggetto può ritornare alla comunità portando con sé una forma nuova, una proposta di senso che la collettività potrà eventualmente riconoscere e accogliere.

Qualora questo processo non giunga a compimento, qualora non si riesca a dare forma autonoma alla propria esperienza, resta allora la possibilità, non per questo meno dignitosa, di scegliere consapevolmente un’appartenenza collettiva e contribuire al suo sviluppo.

Quindi è in questa prospettiva che può essere compresa la grande lezione di Federico Fellini…

L’aver inventato uno stile e una poetica assolutamente personali, esito di un radicale processo di individuazione, che proprio per la sua irriducibile singolarità ha generato innumerevoli tentativi di imitazione. Le imitazioni riguardano le forme esteriori, l’individuazione, invece, resta inimitabile, perché coincide con il percorso attraverso cui un autore diventa sé stesso.

Fellini è conosciuto davvero da tutti e come è conosciuto? Ed i giovani, soprattutto le nuove generazioni di registi, come si relazionano a questo grande Maestro?  

Fellini non è soltanto diventato un aggettivo, “felliniano”, utile a evocare atmosfere sospese tra sogno e realtà, oppure, nel peggiore dei casi un espressionismo grottesco di origine circense, ma rappresenta ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili della cultura italiana nel mondo. E tuttavia, paradossalmente, proprio questa fama sembra averne progressivamente svuotato la presenza concreta nell’immaginario contemporaneo. Fellini è ovunque, ma sempre meno visto, sempre meno conosciuto davvero.

Ridurre Fellini alla figura del regista sarebbe, del resto, un errore. La sua opera attraversa e intreccia arti e linguaggi diversi: cinema, certo, ma anche letteratura, pittura, scenografia e musica. Più che un autore, Fellini è un universo. Un artista totale, capace di trasformare il cinema in uno spazio mentale, prima ancora che narrativo.

Eppure, tra i più giovani, qualcosa sembra essersi incrinato. Il nome resiste, quasi come un marchio, ma spesso non è accompagnato da una reale esperienza delle sue opere. Non molto tempo fa mi capita di chiederlo a un ragazzo incontrato per caso: conosce Federico Fellini? La risposta è fulminea: sì, ho visto Roma. Mi sorprendo, quasi mi commuovo. Ma l’entusiasmo dura poco. “Roma… città aperta”, aggiunge subito dopo, mescolando con disinvoltura il film felliniano con quello di Roberto Rossellini.

L’episodio, nella sua apparente leggerezza, rivela qualcosa di più profondo: Fellini rischia di sopravvivere come nome, ma di scomparire come esperienza cinematografica. Come se la sua opera fosse stata lentamente ricoperta da una patina di polvere, trasformata in monumento più che in presenza viva.

Tornare a Fellini significa confrontarsi con alcune delle domande più radicali della condizione umana. I suoi film non offrono risposte, ma mettono in scena il disorientamento, il desiderio, la memoria, la paura, la ricerca di senso della vita, o l’accettazione del suo possibile fallimento. Anche per questi motivi la sua opera dialoga naturalmente con ambiti disciplinari diversi: l’estetica, per la costruzione delle immagini e delle forme; la psicoanalisi, per la centralità del sogno, dell’inconscio e del desiderio; la storia dell’arte, per la ricchezza iconografica e la stratificazione visiva; l’antropologia culturale, per la rappresentazione dei rituali, delle identità e delle trasformazioni sociali.

Come docente accademico come immagini un percorso universitario interamente dedicato a Fellini?

Articolato in corsi di Estetica, Psicoanalisi, Storia dell’arte, Antropologia culturale e Storia del cinema. In quest’ultimo ambito, in particolare, il suo contributo segna una svolta decisiva. Fellini ha progressivamente spostato il linguaggio filmico dal racconto del reale alla costruzione di universi interiori, visionari e autoriflessivi, influenzando profondamente generazioni di registi e ridefinendo le possibilità stesse del mezzo cinematografico.

Il problema è che per alcuni è diventato distante?

No, forse il problema è che abbiamo smesso di interrogarlo, di guardarlo, di lasciarci commuovere o inquietare dalle sue immagini.

Rimettere Fellini al centro non significa celebrare un classico, ma riattivare uno sguardo. Togliere la polvere, sì, ma soprattutto restituire vitalità a un’opera che non ha mai smesso di parlarci, siamo noi, semmai, ad aver smesso di ascoltarlo.

Salvini: Trump non è matto, segue suoi interessi. Ue assente

Roma, 17 apr. (askanews) – “Sicuramente Trump non è matto, ha una sua chiara strategia che è l’interesse americano che non coincide con quello italiano, a questo si aggiunge una Ue completamente assente, che mi impedisce di aiutare” chi ne ha bisogno, “bisogna cambiare alcune regole” e “o si cambiano in fretta o lo facciamo da soli”, “sono soldi degli italiani e li vogliamo usare” per “aiutare chi non ce la fa”. Lo ha detto il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini intervistato a Mattino 5 su canale 5.

Meloni a Parigi a vertice su Hormuz. "Bene tregua Israele-Libano"

Roma, 17 apr. (askanews) – La premier Giorgia Meloni è oggi a Parigi per il vertice della coalizione dei volenterosi su Hormuz. Alla riunione partecipano in presenza, oltre al presidente francese Emmanuel Macron, che la presiede, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, mentre i leader di una trentina di paesi si collegheranno in video conferenza.

Meloni, ieri sera, ha espresso soddisfazione per il cessate il fuoco tra Libano e Israele, “un importante risultato grazie” raggiunto “grazie alla mediazione degli Stati Uniti”. “È ora fondamentale – ha aggiunto la presidente del Consiglio – che il cessate il fuoco sia pienamente rispettato. Hezbollah, che ha la responsabilità di aver dato il via a questo conflitto, deve cessare ogni azione contro Israele e rispettare le decisioni assunte dal Governo libanese”.

“Auspico inoltre – ha ripreso – che il cessate il fuoco possa creare le condizioni per il successo dei negoziati tra Israele e Libano portando ad una pace piena e duratura. In questo quadro, l’Italia continuerà a fare la sua parte contribuendo al mantenimento della pace lungo la Linea Blu attraverso il suo contingente militare in UNIFIL, missione ONU di cui detiene il comando, e a sostenere la sovranità libanese anche attraverso il rafforzamento delle forze armate libanesi”.

Netflix, co-fondatore Reed Hastings lascia a giugno dopo 29 anni

Milano, 17 apr. (askanews) – Cambio al vertice di Netflix. Il co-fondatore e presidente, Reed Hastings, ha annunciato la volontà di chiudere la sua esperienza alla presidenza di Netflix a giugno e di non volersi ricandidare al consiglio di amministrazione alla scadenza del suo mandato. Hastings faceva parte della società dalla sua fondazione ad agosto 1997. L’annuncio è arrivato con la trimestrale pubblicata nella notte, archiviata con ricavi in crescita a 12,2 miliardi e un utile netto che balza a 5,28 miliardi.

Hastings, secondo quanto riferito, ha deciso di dedicarsi alle sue attività filantropiche e ad altri progetti.

“Netflix ha cambiato la mia vita in tanti modi, e il mio ricordo preferito in assoluto risale al gennaio 2016, quando abbiamo permesso a quasi tutto il pianeta di godere del nostro servizio. Il mio vero contributo in Netflix non è stata una singola decisione; è stata l’attenzione alla soddisfazione degli abbonati, la creazione di una cultura che altri potessero ereditare e migliorare, e la costruzione di un’azienda che potesse essere sia amata dagli abbonati sia di grande successo per le generazioni a venire”, ha detto Hastings. “Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose”, ha concluso.

L’altro co-fondatore della società Marc Randolph aveva lasciato la società nel 2003, poco dopo la quotazione a Wall Street.

Tajani: cultura straordinario ponte tra Italia e Cina

Roma, 17 apr. (askanews) – “La cultura è uno straordinario ponte tra l’Italia e la Cina. Aver portato qui a Pechino opere che vengono dalla Galleria degli Uffizi e da Palazzo Pitti, significa aver portato nel paese che ha accolto Marco Polo e padre Ricci una vera immagine dell’Italia che è un grande paese fin dall’antichità, legato ad un grande paese quale è la Cina”. Lo ha affermato il ministro degli esteri, Antonio Tajani, inaugurando questa mattina, al Namoc (National Art Museum of China) di Pechino, la mostra delle Gallerie degli Uffizi “Omaggio ai grandi Maestri: da Leonardo da Vinci a Caravaggio – Capolavori del Rinascimento italiano”.

All’inaugurazione della mostra ha preso parte anche il ministro della Cultura e del Turismo cinese, Sun Yeli.

“Questa mostra – ha proseguito Tajani – è anche un ulteriore segno della volontà del governo italiano di puntare molto sulla diplomazia della crescita e della diplomazia culturale. La cultura è uno strumento di pace, favorisce il dialogo, la cultura unisce i popoli e non li divide. E proprio per questo voi cinesi e noi italiani ci intendiamo molto bene quando, grazie alla straordinaria storia che ognuno di noi ha dietro le spalle, ci confrontiamo” sul Mondo “usando un linguaggio comune”.

Libano, Tajani: cessate il fuoco cruciale cruciale passo avanti

Pechino, 17 apr. (askanews) – “Il cessate il fuoco in Libano è cruciale per risolvere positivamente il negoziato sull’Iran e portare rapidamente la pace in tutta la regione”, ha scritto su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani poco prima dell’entrata in vigore della tregua di 10 giorni in Libano, salutando la possibilità di un’accelerazione ora verso un accordo per porre fine alla guerra con l’Iran.

“Accogliamo con grande favore l’annuncio di un prossimo e imminente cessate il fuoco tra Israele e Libano propiziato dal Governo americano. Sosteniamo con convinzione questo cruciale passo in avanti per la stabilità di tutto il Medio Oriente, al quale abbiamo contribuito con la missione a Beirut di lunedì scorso, mantenendo un contatto costante con il Presidente Aoun e il Ministro degli Esteri israeliano Sa’ar, ha evidenziato Tajani.

Dieci giorni di tregua in Libano, Trump: molto vicini ad accordo con Iran

Roma, 17 apr. (askanews) – È entrato in vigore nella notte tra giovedì e venerdì un cessate il fuoco di dieci giorni tra Libano e Israele. A Beirut, allo scoccare della mezzanotte, nei sobborghi meridionali della città sono risuonati spari di festeggiamento. Fino all’ultimo momento il conflitto è stato intenso: l’ultimo attacco rivendicato da Hezbollah contro truppe israeliane – riporta Al Jazeera – è arrivato a dieci minuti prima della mezzanotte, e Israele ha continuato a lanciare raid aerei fino a uno o due minuti prima dell’entrata in vigore della tregua. Il cessate il fuoco dichiarato condizione primaria da Teheran sembra aprire la strada a più decisivi colloqui tra Stati Uniti e Iran. Il presidente americano Donald Trump si è detto ottimista su un possibile accordo : “Penso che siamo molto vicini a fare un accordo con l’Iran”, ha dichiarato ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca, aggiungendo ieri in serata che la guerra “dovrebbe finire abbastanza presto”.

La tregua rimane tuttavia fragile e già contestata. Hezbollah sembra aver cessato il fuoco, ma l’esercito libanese ha confermato violazioni israeliane, con colpi artiglieria che hanno bersagliatp diversi villaggi del sud. Se si tratti di una violazione tecnica del cessate il fuoco resta da chiarire: il Dipartimento di Stato americano ha precisato che l’accordo consente a Israele di colpire Hezbollah a propria discrezione — interpretazione che non è condivisa in Libano, incluso dall’esercito libanese.

Trump ha invitato Hezbollah a rispettare la tregua con un post sui social: “Spero che Hezbollah si comporti bene durante questo importante periodo. Non più uccisioni. Deve esserci finalmente la pace.”

Sul fronte negoziale con l’Iran, il mediatore pachistano, il capo dell’esercito Asim Munir, è arrivato mercoledì a Teheran e avrebbe incassato progressi su alcune questioni spinose. Secondo fonti diplomatiche citate da Reuters, emergono segnali di compromesso sul dossier nucleare: Teheran starebbe valutando il trasferimento all’estero di parte — ma non di tutto — il suo stock di uranio altamente arricchito, posizione che aveva finora escluso. Agli ultimi colloqui di Islamabad, Washington aveva proposto una sospensione ventennale di tutte le attività nucleari iraniane, mentre Teheran aveva controfferto con una pausa di tre-cinque anni. Trump ha sostenuto, sempre via social, che l’Iran si è impegnato a non dotarsi di armi nucleari per oltre vent’anni, e ha sottolineato le potenziali ricadute positive: “Se questo accade, il petrolio scende, i prezzi scendono, l’inflazione scende — e, cosa ancora più importante, non ci sarà un olocausto nucleare.”

Trump ha usato toni insolitamente distesi: “Abbiamo un ottimo rapporto con l’Iran in questo momento, per quanto sia difficile crederci. E penso che sia una combinazione di circa quattro settimane di bombardamenti e un blocco molto potente.”

Una fonte iraniana ha precisato che Teheran riaprirà lo Stretto di Hormuz solo in presenza di un cessate il fuoco permanente e di garanzie ONU contro futuri attacchi da parte di Stati Uniti e Israele.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha avvertito che le forze americane sono pronte a riprendere le operazioni militari in caso di mancato accordo.

Trump ha annunciato colloqui alla Casa Bianca con il premier israeliano Netanyahu e il presidente libanese Aoun nelle prossime settimane, e ha lasciato aperta la possibilità di recarsi personalmente a Islamabad in caso di firma di un accordo con l’Iran.

Netanyahu e Trump, un circolo vizioso

Un legame perverso e sottovalutato

Molti, così a me pare, colgono un legame a suo modo perverso fra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, senza tuttavia comprenderne appieno le valenze e la portata.

Si tratta del connubio tra una forma di “postura” politica nello stesso tempo “contratta” (le spinte protezionistiche) e neocoloniale – la linea incarnata dal Capo della Casa Bianca – e una combinazione di paura e aspirazioni grandiose, di cui è espressione l’attuale governo di Tel Aviv. Un “matrimonio” dal quale fluisce un fiume di sangue. Un incontro distruttivo, caratterizzato dalle macerie, in un’estesa porzione del Medio Oriente, con il Libano vittima designata sulla quale si riversano le frustrazioni e le peggiori pulsioni dei vari attori regionali e globali.

Il ruolo di Teheran e l’eredità ideologica

Da molto tempo, poi, tutti sanno che il regime di Teheran è paragonabile a quello, pluridecennale, sovietico, non alle diverse dittature personali sparse qua e là per il globo, tanto che, già negli anni Ottanta, per analogia con i “sovietologi”, si parlava degli “iranologi”. Non solo; per alcuni versi, la spinta della “rivoluzione verde” islamica ha raccolto ed ereditato le spinte antioccidentali, diffuse nel Terzo Mondo, in precedenza intercettate da Mosca. Del resto, il gigante cinese è considerato vicino al regime degli ayatollah.

Inoltre, nella odierna “costellazione post-secolare”, le tendenze islamiste vanno incontro a un tragico urto con i fondamentalismi e gli integralismi di matrice cristiana ed ebraica. E qui ritroviamo una certa “destra religiosa” nord-americana a sostegno di Trump e una certa “destra religiosa” israeliana pro-Netanyahu.

Un triangolo destabilizzante

Detto altrimenti, potremmo intravedere un connubio perverso e autodistruttivo fra i tre principali protagonisti dell’attuale conflitto medio-orientale, decisivo per le sorti dello stretto di Hormuz e, dunque, dei flussi petroliferi e, in generale, energetici planetari: i vertici degli States, quelli israeliani, la teocrazia persiana. Le stesse prove di dialogo tra Washington e Teheran, per le quali non ci si può auspicare null’altro che un esito positivo e duraturo, somigliano finora a docce scozzesi, confermando al loro modo proprio quest’aspetto di gioco tragico e perverso dell’intera vicenda.

 

Oltre la linea mediana. Flavio Felice sulla politica di matrice sturziana

Il centro oltre gli stereotipi

In un panorama politico sempre più polarizzato, cosa significa oggi parlare di “centro”? È soltanto una terra di mezzo tra destra e sinistra oppure esprime qualcosa di più profondo?

Nel nuovo video sul canale Armando Dicone – InfoThink, il professor Flavio Felice propone una rilettura rigorosa del pensiero di Don Luigi Sturzo, smontando i principali luoghi comuni che gravano sull’area centrista.

Un’identità forte, non un compromesso

L’analisi prende le mosse da ciò che il centro non è. Lontano dall’essere un generico “cerchiobottismo” o un punto di equilibrio incolore, il centro sturziano si presenta come un’area temperata ma non tiepida.

Come osserva Felice, essere di centro non equivale a una moderazione passiva o rinunciataria. Significa, al contrario, essere radicali nella difesa della libertà e della dignità della persona. Il centro è, per sua natura, anti-ideologico: rifiuta verità assolute imposte dall’alto e si fonda sul metodo della discussione critica, aperta al confronto e consapevole dei propri limiti.

Sussidiarietà e società plurale

Un passaggio centrale della lezione riguarda il principio di sussidiarietà. La società, nella visione sturziana, non è un insieme di corpi intermedi subordinati allo Stato, quasi fossero semplici strumenti di trasmissione.

È piuttosto una trama viva di soggetti — famiglie, imprese, associazioni — che concorrono liberamente alla costruzione del bene comune. In questa prospettiva, lo Stato non assorbe ma riconosce, non dirige ma coordina, valorizzando l’autonomia delle realtà sociali.

Un’eredità esigente per i giovani

Il video si chiude con un appello diretto alle nuove generazioni. Il centro non è lo spazio di chi cerca il quieto vivere, ma l’eredità di una tradizione esigente e coraggiosa.

Lo dimostrano esperienze come quella della Rosa Bianca o lo stesso esilio di Sturzo: percorsi segnati dalla coerenza e dalla resistenza a ogni forma di totalitarismo.

Una politica che allarga il possibile

Ne emerge una lezione attuale: la politica non può ridursi all’arte del possibile intesa in senso riduttivo. È piuttosto il luogo in cui, attraverso il dialogo e la responsabilità, si scopre ogni giorno ciò che diventa possibile.

Una prospettiva che restituisce al centro la sua funzione originaria: non zona di passaggio, ma spazio di elaborazione culturale e di proposta politica.

 

Il video della conversazione

https://youtu.be/wFvnE_8jQ2s?is=ZsMYOx7lZ78RQjpn

Il centro politico tra nostalgia e prospettiva

Il richiamo alla tradizione cattolico-popolare

Seguo con attenzione le note dell’amico Giorgio Merlo da sempre interessato alla ricomposizione di un centro politico o, come lui ha scritto: “la rinascita di una politica di centro, radicata nella tradizione riformista e nel cattolicesimo popolare, resta decisiva per arginare polarizzazione e radicalismo, restituendo equilibrio, credibilità ed efficacia alla democrazia italiana”. Come sostiene Merlo: “La tradizione cattolico-popolare può tornare decisiva nella ricostruzione di un centro di governo, ma senza piena agibilità nei partiti rischia di restare marginale”, è comprensibile il suo tentativo di far maturare tale consapevolezza a quei partiti di centro che fanno parte, come Forza Italia, dell’area di governo, o, sono ondeggianti a destra e a sinistra, come il partito di Calenda, con Renzi impegnato a farsi federatore di un gruppo centrista nella sinistra.

I limiti degli attuali interlocutori

Con riferimento agli interlocutori individuati dall’amico Merlo, mi permetto, tuttavia, di evidenziare che, per Forza Italia, siamo in presenza di un partito eterodiretto da casa Berlusconi, lontano mille miglia dai caratteri di quel Partito Popolare Europeo che, solo l’intelligenza politica di Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, permise al Cavaliere di traghettare FI alla casa del PPE. Non c’è dubbio che la comune appartenenza al PPE potrebbe essere la base di partenza per una possibile ricomposizione politica, che, tuttavia, si potrebbe realizzare solo se Forza Italia assumesse una diversa posizione rispetto a quella del governo con la destra.

Quanto al pur mutevole Calenda, sarebbe necessario che egli superasse l’antica idiosincrasia democristiana, come quella che manifestò al tempo dell’elezione per il rinnovo del consiglio comunale di Roma.

Il nodo decisivo della legge elettorale

In realtà, per risolvere il tema del centro politico si richiederebbe, con la riscoperta dei fondamentali in grado di ricomporre l’antica unità tra le componenti storiche di quest’area: popolare, liberale e riformista socialista, una legge elettorale di tipo proporzionale, che, almeno sin qui, sembra ben lontana dai propositi del governo del trio Meloni-Salvini-Taiani.

Se, come sin qui annunciato, il trio puntasse a una legge elettorale super truffa (premio di maggioranza alla lista o alla coalizione di liste che raggiungessero il 40% dei voti) è evidente che si riproporrebbe intatto il bipolarismo forzato: centro destra-centro sinistra.

Sino ad oggi, solo gli amici di Iniziativa Popolare si sono fatti interpreti di due LIP (Leggi di Iniziativa Popolare) per il ritorno alla proporzionale con preferenze e per il cancellierato secondo il modello tedesco, alternativo al progetto di premierato meloniano. Non sappiamo l’esito di questo impegno e, almeno sino ad ora, pochi segnali sulla legge elettorale sono giunti dai partiti cui Merlo fa riferimento per il suo progetto.

Nuove aggregazioni e possibili convergenze

Da parte mia, se rimanesse il rosatellum o, peggio, dovesse essere votata la legge super truffa che, con la modifica dei seggi uninominali al Sud, sarebbe del tutto simile a una sorta di Legge Acerbo 2.0, ritengo sarebbe necessario sostenere le posizioni degli amici di Centro Democratico, guidato dall’On Bruno Tabacci e di Più Uno, guidato da Ernesto Maria Ruffini. Con queste due formazioni politiche, ancora allo statu nascenti, mi ritrovo su alcuni dei principi e valori fondamentali della mia cultura di ispirazione cristiano sociale.

Un cambio di paradigma all’orizzonte

L’esito del voto referendario costituzionale e il tramonto dei sovranismi emerso da quello in Ungheria, insieme a ciò che appare assai probabile col midterm USA, sono tutti indizi che indicano un cambiamento significativo di paradigma politico in Italia e nel mondo.

Alla sinistra suggerirei di non impaludarsi sul tema della leadership e delle primarie, mentre a quanti intendono battersi per il rinnovamento della politica italiana, dopo la lunga stagione della diaspora democristiana e del passaggio dalla seconda repubblica berlusconiana alla terza repubblica meloniana, indicherei nell’impegno all’attuazione integrale della Costituzione la proposta di programma politico più convincente per il popolo italiano.

Da parte nostra, ispirati dai valori del cattolicesimo democratico, liberale e cristiano sociale, si tratta di rimanere fedeli al motto sturziano, valido ieri come oggi: avanti sempre da Liberi e Forti!

Il mese orribile di Giorgia Meloni

Un periodo nero per Palazzo Chigi

Un periodaccio. Non potrebbe definirlo altrimenti, quest’ultimo mese, la nostra Presidente del Consiglio.

Dapprima la botta, indubbiamente forte, ricevuta col referendum perduto. Un errore, certo, aver voluto cambiare la Costituzione blindando un testo di legge in Parlamento senza ricercare una mediazione fattiva con l’opposizione. Un errore compiuto, per di più, solo o soprattutto per venire incontro alla richiesta di un partito alleato, nemmeno del suo.

L’effetto Trump e il disagio nel Paese

E subito dopo il precipizio provocato dalla guerra voluta dal suo “amico” Trump. Con la crescente consapevolezza di quanto costui sia ormai inviso alla stragrande maggioranza degli italiani, inclusi quelli che votano per la Destra. Era restato solo Salvini dalla parte del tycoon, ma Salvini è quello che è, bisogna sopportarlo ma non di sicuro seguirlo.

Ma soprattutto con la crescente arrabbiatura della gente comune, degli italiani che si sono visti incrementare il costo dei carburanti, del gas, dell’energia elettrica.

Sempre più difficile galleggiare fra Netanyahu e Trump da una parte e dall’altra il buon senso di un’opinione pubblica avversa alla guerra e oramai ostile alla coppia che la guerra ha voluto.

I segnali d’allarme interni

I suoi ministri più capaci – lei lo sa, anche se non lo può dire, tra i pochi davvero validi del suo Gabinetto – l’avvertivano delle difficoltà incombenti: Crosetto e Giorgetti non hanno minimizzato la gravità del momento. Anzi, l’hanno evidenziata con forte preoccupazione.

I soldi del PNRR stanno finendo e il rischio stagflazione incombe: uno scenario da incubo. Per tutti. Ma per chi è al governo anche di più.

Occorrerebbe almeno sospendere il Patto di Stabilità europeo, ma non sarà facile convincere gli altri membri dell’Unione, soprattutto quelli che storcevano il naso innanzi al supposto e rivendicato ruolo meloniano di ponte fra UE e USA trumpiani.

Il crollo delle relazioni politiche

Dopo, improvvisamente, è venuto giù tutto. Il sodale Orban strapazzato dal voto di massa del suo popolo; l’amico Trump che attacca ignobilmente il Santo Padre e conseguentemente l’inevitabile presa di distanza da parole offensive e “inaccettabili”; infine, a conclusione di un mese per lei davvero orribile, la fine dell’amicizia (sentimento in verità assai raro in politica, ancor più a quei livelli) col Presidente statunitense.

Che l’ha accusata, con la usuale protervia, di essere lei “inaccettabile” oltre che non coraggiosa.

Qui avevamo scritto per tempo (era lo scorso gennaio) che il maggior pericolo per Meloni era divenuto proprio Donald Trump. Ora è un’osservazione che nessuno nega. Lo hanno capito tutti, persino Salvini (forse). Lei, sia pure con un groppo in gola, anche.

Le reazioni dell’opposizione

Ha pure dovuto (con una complicità femminile della quale certo in privato la ringrazierà) ricevere la giusta solidarietà della sua principale avversaria Elly Schlein (un gesto che l’astioso Conte o il sempre troppo furbo Renzi non hanno saputo regalare, a differenza del solitamente attaccabrighe Calenda).

Una via d’uscita incerta

Adesso starà pensando a come venirne fuori. Da una condizione che da luminosa si è fatta velocemente oscura.

Una fioca luce però la intravede: il “Campo Largo” si comporta come se avesse già vinto le elezioni. È tutto un discutere interno su nomi, primarie, ambizioni personali, papi o papesse straniere e quant’altro.

Che stiano, da quelle parti, immaginando d’essere alla guida di una “gioiosa macchina da guerra”?

La regina Cleopatra e la pedata dell’alleato suo

Una scena nella Roma primaverile

Si può dare una pedata a una regina? L’etichetta non lo consentirebbe, ma è proprio quello che è accaduto, per vie diplomatiche, nella Roma primaverile.

I lavori del Senato sono nel calendario ordinario. Niente di particolare da registrare. Il Divo Cesare è impegnato in una conversazione con alcuni storici e filosofi, allargata al tesoriere imperiale, sulle sorti dell’Impero. Quando l’alleato della regina Cleopatra, non si sa bene per quale ragione – considerato che non è la religio sua – se la prende con il Pontifex Maximus.

“Oltraggio!”, gridano i senatori. E Cesare è con loro, ma vuole capire che cosa ha indotto quello strano alleato della regina Cleopatra/Meloni a inveire contro il Pontifex.

Chiama il suo fedele Nuntius, Caio Mario, che così racconta.

Il racconto di Caio Mario

“L’alleato della regina, quello che viene da lontano, oltre le Colonne d’Ercole, sta conducendo una guerra con i figli di Abramo contro l’Impero persiano. Le ragioni sono molto note: sostengono costoro che i Persiani abbiano un’arma molto pericolosa che può distruggere tutti noi. Loro, quelli che attaccano, lo impediscono”.

“Fin qui lo so – interrompe Cesare –. Vai avanti, dimmi del Pontifex”.

“Ebbene – prosegue Caio Mario – il Pontifex predica la pace contro tutte le guerre e quindi anche contro questa. Dice ai potenti al governo dei Paesi di fermarsi in nome della pace. Ma l’alleato della regina Cleopatra non ci sta. Dice che il Pontifex non capisce nulla di politica estera, che non conosce i Persiani, e che quello che predica, la pace, potrebbe portare invece alla distruzione del mondo intero, perché i Persiani sono gente senza scrupoli”.

“Invece mi pare che sia costui che accusa – dice Cesare – quello che non capisce niente di politica estera. Continua”.

La reazione della regina e lo strappo dell’alleato

“La regina Cleopatra ha difeso il Pontifex, che peraltro pure lei è di altra religio, ma serve il governo tuo, Cesare, e questo atto, sebbene dovuto, le fa onore. L’alleato si scaglia contro la regina dicendo che l’alleanza non sarà più come prima, che la stima si è molto affievolita, che nella guerra contro i Persiani non si è schierata e, per questo motivo, è persona non grata. E continua con qualche parola di troppo, non proprio un insulto ma quasi”.

“Mi spiace – esordisce Cesare –. Anche io ho sentimenti di delusione nei confronti della regina Cleopatra/Meloni, ma così villano non sono. Il confronto deve essere sempre rispettoso. La regina Cleopatra/Meloni non è abituata a villanie e a pedate sul… per essere allontanata. È stata ingenua, a suo tempo, a correre da costui senza prima quanto meno consultarci per un’opinione. Le avremmo detto che quello per il quale tanto si stava spendendo aveva dato chiaro segno di non rispettare altri che se stesso. Di considerare gli altri poco meno che servi, regine comprese”.

La pedata che colpisce l’intero impero

“Il guaio, Cesare – riprende Caio Mario –, se mi posso permettere, è che la regina Cleopatra ci rappresenta tutti, rappresenta l’Impero nostro che tu le hai affidato. La pedata a lei è la pedata a tutti noi”.

“Hai ragione, Caio Mario. Sei saggio e onesto a farmelo notare. Porta un messaggio alla regina Cleopatra/Meloni. Ti ringrazio per la difesa del Pontifex Maximus, che non è della tua religio, o regina degli Egizi, e ti attendo qui nella mia dimora, prima che tu presenti il programma per l’anno che ti manca a concludere il mio mandato.

L’alleato tuo ha in mente un piano per lucrare che sembra suggerito dal dio degli Inferi: lucra sul deficit della sua moneta e non sul surplus della sua economia. Solo gli incoscienti lo fanno, perché così fanno saltare le economie di tutti gli altri. E tu, Cleopatra, sei caduta nella tela del ragno. Ave”.

TIM racconta il Made in Italy tra storia e innovazione

Torino, 15 apr. (askanews) – C’è un filo che attraversa oltre un secolo di storia industriale italiana e arriva fino all’intelligenza artificiale. È della ricerca, della capacità di trasformare innovazione tecnologica e visione industriale in infrastrutture, servizi e conoscenza condivisa. È lungo questo percorso che TIM partecipa alla ‘Giornata Nazionale del Made in Italy’, raccontando il proprio ruolo nella storia e nell’evoluzione delle telecomunicazioni italiane, che unisce passato e futuro, tra memoria industriale e innovazione tecnologica, che si sviluppa tra Torino e Ivrea, luoghi simbolo dell’ingegno e della cultura produttiva del Paese.

A Torino, l’Archivio Storico TIM diventa il punto di partenza del viaggio che attraversa l’evoluzione delle comunicazioni in Italia. Un luogo che custodisce documenti, immagini e dispositivi iconici capaci di raccontare oltre un secolo di evoluzione delle comunicazioni. Dalle prime reti telefoniche alle innovazioni dello CSELT, fino alle tecnologie che hanno segnato la rivoluzione digitale, come la fibra ottica, la sintesi vocale e gli standard MPEG.

Un racconto che attraversa anche la dimensione sociale della tecnologia: dalla diffusione della SIM ricaricabile negli anni ’90, che ha reso il telefonino accessibile a milioni di persone, fino al ruolo delle centraliniste, tra le prime figure professionali femminili qualificate nel settore. Senza dimenticare il design industriale, rappresentato da oggetti simbolo come il telefono Grillo, icona del Made in Italy.

Dalla memoria si passa poi all’innovazione con gli Innovation Lab di TIM, dove vengono sviluppate tecnologie come intelligenza artificiale, 5G, cloud, cybersecurity e Internet of Things. Qui la ricerca diventa applicazione concreta, con soluzioni pensate per città intelligenti, servizi pubblici e sistemi industriali sempre più connessi e sostenibili.

Tra queste, piattaforme come TIM Urban Genius, capace di interpretare grandi flussi informativi per l’ottimizzazione e la pianificazione di servizi, mobilità e risorse e TIM Multi Robot Orchestrator, che coordina robot terrestri e droni, mostrano come l’integrazione tra AI, dati e infrastrutture possa migliorare la gestione dei territori e dei processi industriali, mentre le esperienze immersive aprono nuove prospettive per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Il percorso si completa con il legame con Olivetti, altro simbolo dell’industria italiana, tra archivi storici, mostre e applicazioni innovative; con la mostra , ‘Dati Sensibili’, ospitata presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano il patrimonio documentale diventa chiave per leggere il presente attraverso ‘OLO’, un agente conversazionale basato su AI come interlocutore ‘non umano’ capace di dialogare con i visitatori attingendo al patrimonio storico imprenditoriale mentre ad Ivrea, lo sguardo si sposta sul rapporto tra innovazione e sport con la mostra ‘Olivetti e lo sport’, dove i visitatori possono ripercorrere attraverso immagini d’epoca, il contributo tecnologico dell’azienda nell’organizzazione dei grandi eventi sportivi internazionali.

Un racconto che dimostra come il Made in Italy continui a evolversi, unendo tradizione e tecnologia, con uno sguardo sempre rivolto al futuro.

Dante Ferretti: “Così ho convinto Scorsese a girare a Cinecittà”

Roma, 15 apr. (askanews) – Così Martin Scorsese decise di girare “Gangs of New York” interamente negli studi di Cinecittà a Roma (tranne una scena girata a New York). Lo ha raccontato lo scenografo Dante Ferretti, che con il regista ha lavorato in nove film, in occasione della sua mostra “Dante Ferretti, Con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia tra arte e cinema”, fino al 19 luglio ai Musei di San Salvatore in Lauro, a Roma. Una volta di ritorno da Venezia, ha detto Ferretti, Martin Scorsese gli diede un passaggio a Roma con il suo aereo privato e lui lo convinse a fermarsi per pranzo davanti a Cinecittà.

“Gli dico ‘Andiamo al ristorante, dai, forse è meglio che mangiate, che sull’aereo che vi mangiate?’. A un certo punto lui mi racconta che il prossimo progetto era ‘Gangs of New York’, allora gli dico: ma quello è nei primi del Novecento, fine Ottocento… Ma a New York dove lo facciamo? È tutto moderno. Perché non lo facciamo a Cinecittà?. Allora lui mi fa: ‘Ma tu sei proprio pazzo, ma come a Cinecittà?’..

E gli dico; ‘Sì, perché lì possiamo costruire tutto’…. Lui c’era venuto una volta a Cinecittà perché voleva conoscere Fellini ma conosceva solamente il Teatro Cinque.

“Ho detto: ‘Martin, è domenica, non c’è nessuno, dopo mangiato fai un salto, così digerisci prima di rimetterti sull’aereo e fare il viaggio e andare a New York…’. Io avevo chiamato Cinecittà, raccomandandomi che non ci fosse nessuno. Allora siamo andati a piedi e lo porto dentro Cinecittà… lui ha cominciato a camminare, a guardarsi intorno, a dire: ‘Però non è male qui, ma tu sei sicuro che si può fare? Comincia a fare qualche bozzetto e poi dopo vediamo”.

“Io ho lavorato, ho fatto i bozzetti, i modellini, li ho messi in due cassoni e ho portato tutto a New York…, alla fine mi ha detto: ‘Ma è bello, questo si può fare’. Dico: ‘Martin, dammi retta, si può fare tutto’. E noi, abbiamo fatto tutto completamente a Cinecittà” ha raccontato lo scenografo premio Oscar.

Roma, in mostra le intuizioni di Dante Ferretti: qui c’è la mia vita

Roma, 15 apr. (askanews) – “C’è la mia vita qui”, dice Dante Ferretti, tre Premi Oscar per la scenografia, nove nomination, quattro Bafta, cinque David di Donatello, solo per citare alcuni dei successi di una carriera internazionale, con oltre 90 film.

In mostra a Roma, dal 17 aprile al 19 luglio 2026, ai Musei di San Salvatore in Lauro, “Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia” (curata da Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte), oltre quaranta opere tra bozzetti, studi pittorici e materiali originali che raccontano 60 anni di creazioni. Non solo bozzetti. È il cinema che si fa tale e che prende vita, rispondendo alla fantasia dei registi che lo hanno scelto, i più grandi.

“Io ho cominciato il primo film che avevo 18 anni, era ‘Il Vangelo secondo Matteo’ di Pierpaolo Pasolini. È stato il primo film, facevo l’assistente però il mio capo non veniva mai. Allora Pasolini si rivolgeva sempre a me, infatti poi ho fatto tutti quanti i suoi film, fino a Salò, alla sua morte”, dice Ferretti.

Disegni preparatori, ambienti, atmosfere, intuizioni: dalle scenografie felliniane come quelle per “E la nave va”, “Ginger e Fred”, “La voce della luna”, ai lavori americani: “L’età dell’Innocenza”, “Gangs of New York”, “Ritorno a Cold Mountain”, “Shutter Island”, “Intervista col vampiro”, “Casinò”; ai lavori da Oscar per “The Aviator”, “Sweeney Todd” e “Hugo Cabret”.

“I bozzetti sono le costruzioni che poi ho fatto per la storia che si raccontava, per il film che si raccontava. Siccome ho lavorato, diciamo, con dei registi che non erano male, ho fatto nove film con Scorsese, sei con Fellini, otto con Pasolini, Petri, Ferreri, Cavani, Brian De Palma… Certo mi emoziona vedere questo, anche perché guardando intorno, ritorno indietro con la memoria”.

E su Martin Scorsese, racconta: “Per me era un dramma lavorare con lui, io gli dicevo sempre, ‘Martin, per favore, vieni a vedere le scene….’ E lui mi rispondeva: ‘Dante ho girato fino adesso, sono stanco… Arrivava e diceva: ‘Great, great, thank you Dante, Insomma, con lui io facevo quello che volevo io e lui mi ringraziava sempre perché non se l’aspettava”.

In mostra anche l’invito per una cerimonia degli Oscar. L’Academy ama lo scenografo italiano nato ad Ancona ma formatosi a Roma, così come sua moglie Francesca Lo Schiavo, che lavora con lui. “Prima faceva l’arredatrice di interni, un giorno mi ha detto: ma perché chiami gli altri? Non posso lavorare io con te? Dico, ma io posso lavorare con mia moglie?. Poi mi comanda lei…”! scherza il maestro.

Conte chiede programma e regole per primarie: "Così saranno unitarie"

Roma, 15 apr. (askanews) – C’è un bel pezzo di ‘campo largo’ alla presentazione del libro di Giuseppe Conte, tutto il ‘patto di sindacato’ della coalizione che ormai l’ex premier non mette più in discussione. Davanti Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni il leader del Movimento usa toni da ‘federatore’, ribadisce che le primarie vanno fatte per “rispondere alla domanda di partecipazione” e che proprio per evitare che diventino laceranti è necessario partire dal “programma” e dalle “regole”, per far sì che gli elettori delle varie forze del centrosinistra si riconoscano nel vincitore, chiunque egli – o ella – sia.

Ad ascoltarlo ci sono diversi suoi ex ministri e esponenti di governo: Roberto Speranza, Roberto Gualtieri, Dario Franceschini, Carlo Fraccaro, Francesco Boccia, Alfonso Bonafede, Stefano Buffagni, Lorenzo Guerini. Ci sono anche, ovviamente, tanti esponenti M5s, da Roberto Fico a Pasquale Tridico, passando per Vittoria Baldino e Mariolina Castellone.In prima fila è seduto anche Alessandro Onorato, uno dei tanti ‘operai’ del ‘cantiere’ moderato. Assenti, invece, Iv e Più Europa.

Conte, anche oggi, non segue la Schlein che ha offerto solidarietà a Giorgia Meloni per gli attacchi di Donald Trump. Il leader M5s affonda il colpo, “Giorgia Meloni ha dovuto constatare il fallimento della sua politica estera”, accusa la premier di praticare un “sovranismo domenicale”, perché a suo giudizio per la premier “l’affinità ideologica (con Donald Trump, ndr) viene prima dell’interesse nazionale”. Nega di essere stato a sua volta “tiepido” nei confronti del presidente Usa (“Sono tre anni e mezzo che denuncio tutte le violazioni del diritto internazionale”) e assicura: “La filosofia Maga non mi è mai appartenuta, semmai l’ho declinata come ‘Miga’, Make Italy great again”.

Poi, inevitabili, arrivano le domande sul centrosinistra e sulle primarie. Prima sembra minimizzare: “Non l’avessi mai detto, da quando l’ho detto ogni giorno mi chiedete delle primarie. E’una tradizione più del Pd, noi del Movimento 5 stelle non le facciamo in questi termini”. Ma poi ribadisce che possono “essere una possibilità per dare uno sfogo a questa grande voglia di partecipazione dei giovani”.

Però “dobbiamo costruire un progetto condiviso. E non stiamo partendo da zero”. Il lavoro è già avviato, ricorda “tutti i punti condiviso giorno dopo giorno. Non è che abbiamo pettinato le bambole in questa legislatura. C’è già una base di programma, che adesso dobbiamo completare e definire in modo più compiuto”. Il rischio di una divisione andando alla conta delle primarie esiste, per questo “dobbiamo costruire delle regole per consentire ai nostri rispettivi elettorati di potersi sentire pienamente protagonisti di questo progetto”.

Le primarie, ammette, possono essere un momento di divisione e proprio per questo è fondamentale partire da “regole” e “programma” per fare in modo che al termine della competizione non ci siano “più personalismi divisivi. Il percorso per arrivarci ci consentirà di poter definire un progetto che rimarrà unitario, a dispetto di qualsiasi interprete che possa prevalere nelle primarie”. Non ha senso, ha poi aggiunto, la discussione sulle “primarie aperte” perché “le primarie chiuse sono una contraddizione in termini”.

Del resto, ha aggiunto, “il fatto che oggi si parli di forze progressiste significa già qualcosa, è un dato politico. Significa che c’è ad esempio una grande sensibilità sulla giustizia sociale”, così come sulle “politiche del lavoro” e via dicendo.

Nega di avere l'”ossessione” di tornare a palazzo Chigi, racconta che fare il presidente del Consiglio è “una vita stressantissima, un logoramento continuo”. Ma, aggiunge, lui è il leader di un Movimento, “se scegli questa strada di impegno che trascende l’interesse personale, ti metti a disposizione della comunità”, una “comunità” che va rappresentata anche alle primarie: “Potrei essere io, potrebbe essere un altro a rappresentare il Movimento… Io sono a disposizione di questa comunità. Ovviamente con gli altri leader del centrosinistra ci metteremo a lavorare tutti per il progetto che non può che essere unitario”.

Mps: vince Lovaglio, in assemblea determinanti Delfin e Bpm

Siena, 15 apr. (askanews) – Colpo di scena a Siena. Con il sostegno determinante del primo socio Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, la lista del socio Tortora (Plt), che ricandida Luigi Lovaglio alla guida di Mps, è risultata la più votata all’assemblea chiamata a rinnovare il cda della banca per il prossimo triennio. Sconfitta così la lista proposta dal board uscente, appoggiata da Francesco Caltagirone, che proponeva il ticket Maione-Palermo e che alla vigilia era accreditata per favorita.

Nel dettaglio, la lista di Plt – presentata a sorpresa lo scorso 21 marzo dall’azionista Tortora, titolare dell’1,2% del capitale del Monte – ha ottenuto l’approvazione da parte del 49,9% dei presenti, quella del cda dal 38,79%, quella (di minoranza) del gestori e dei fondi dal 6,94%. Con il 64,9% del capitale della banca presente in assemblea, la lista Plt è stata così votata dal 32,4% del capitale, grazie appunto al sostegno di Delfin, che, con una partecipazione del 17,5%, era l’ago della bilancia, e all’appoggio di Banco Bpm, che detiene una quota del 3,7%. A favore anche big del calibro di BlackRock e del fondo norvegese Norges Bank. La lista del cda uscente ha convogliato, invece, su di sè il 25% del capitale totale. Astenuta la famiglia Benetton (1,4%). Tuttavia a pesare sull’orientamento degli azionisti potrebbero essere stati anche i dubbi della Bce sulla scelta dell’AD di Acea, Fabrizio Palermo, alla guida del Monte.

Lovaglio, che ha risanato la banca e ha portato al successo, lo scorso anno, la scalata su Mediobanca, resta così in sella ai vertici di Rocca Salimbeni, dopo essere stato escluso a inizio marzo dalla lista del cda che gli ha poi ritirato le deleghe da amministratore delegato e in seguito lo ha licenziato per giusta causa in qualità di direttore generale. Subito dopo l’annuncio dell’esito del voto è scattato dalla platea un coro “Lovaglio, Lovaglio” e successivamente l’AD è stato applaudito anche dai dipendenti dell’istituto presenti nella sede direzionale di via Mazzini.

“Sento un grande senso di riconoscenza verso Pierluigi Tortora e la sua famiglia per la sua iniziativa e un grande senso di riconoscenza verso tutti i nostri azionisti che ancora una volta mi hanno confermato fiducia. Questo incoraggiamento aggiunge ancora più determinazione a quello che abbiamo in mentre di fare e non vedo l’ora di ricominciare”, queste le prime parole di Lovaglio al termine dell’assemblea. “Nessun desiderio di rivincita, assolutamente no – ha sottolineato il manager -, io avevo e ho un solo grande desiderio: implementare un progetto che è innovativo e che crea molto valore per tutti gli stakeholder. Volevo mantenere le promesse e mi sentivo il dover di portare a termine il progetto su Mediobanca, che è estremamente importante non solo per il sistema finanziario, ma anche per il Paese”. Soddisfatto Pierluigi Tortora, numero uno di Plt: “Tanti soci ci hanno dato fiducia, il mercato ci ha dato fiducia, ma oggi ritengo che sia punto di partenza e non di arrivo. Il progetto su Mediobanca porterà grandi risultati per il futuro”.

Il nuovo cda di Mps – con l’assemblea odierna che ha visto per prima applicate le nuove disposizioni della Legge Capitali – risulta ora composto da otto componenti tratti dalla lista di Plt, sei dalla lista del cda uscente e un nominativo tratto dalla lista dei gestori. Nessun timore per Lovaglio. Si attende un lavoro facile con il nuovo cda? “Assolutamente sì – ha risposto -, perchè è un cda molto qualificato e credo che sarà molto utile e interessante, e potrò imparare anche cose nuove lavorando insieme a loro”.

Nel dettaglio, i 15 componenti eletti sono: Cesare Bisoni (lista Plt), Nicola Maione (lista cda), Luigi Lovaglio (lista Plt), Fabrizio Palermo (lista cda), Flavia Mazzarella (lista Plt), Corrado Passera (lista cda), Livia Amidani Aliberti (lista Plt), Massimo Di Carlo (lista Plt), Carlo Vivaldi (lista cda), Patrizia Albano (lista Plt), Paolo Boccardelli (lista cda), Carlo Corradini (lista Plt), Paola Leoni Borali (lista Plt), Antonella Centra (lista cda), Paola De Martini (lista fondi). Sarà un successivo cda, che probabilmente si terrà all’inizio della prossima settimana, a nominare il presidente, dopo la rinuncia di Maione, e formalmente Lovaglio AD.

"Girl" di Shu Qi vince come miglior film all’Asian Film Festival 2026

Roma, 15 apr. (askanews) – Si è concluso con una cerimonia di premiazione al Cinema Farnese di Roma la 23esima edizione di Asian Film Festival diretto da Antonio Termenini, appuntamento storico che da oltre vent’anni porta nella Capitale il meglio del cinema asiatico contemporaneo.

Gran finale mercoledì con la premiazione dei vincitori e le proiezioni di due titoli di grande richiamo: “She Has No Name” (2024) del maestro hongkonghese Peter Chan — autore a cui il Festival aveva dedicato una retrospettiva nel 2011 — e “The Ugly” (2025) di Yeon Sang-ho, thriller coreano che suggella un’edizione all’insegna della varietà e della ricerca.

Questi i vincitori dell’Asian Film Festival 2026: nella sezione Newcomers vince “Falling into silence” di Yuto Shimizu, Menzione speciale per “Unint – Love on Trial” di Koji Fujada; il premio Film più originale è andato ex aequo a “Two Voices into an eco” di Kim Kyung-rae e a “Siapa Dia” di Garin Nugroho. Vince il premio come Miglior Attrice la tailandese Prapamonton Eiamchan per “Human Resource” di Nawapol Thamrongrattanarit, premio Miglior attore va al cambogiano Piseth Chhun per “Becoming Human” di Polen Ly; la miglior regia è andata al regista filippino Ryan Machado per “Raging” e il premio Miglior Film a “Girl” della taiwanese Shu Qi, al suo esordio alla regia, presentato in concorso a Venezia 82.

L’edizione 2026 di AFF ha presentato 36 lungometraggi – 18 in concorso, 9 nella sezione Newcomers, 9 fuori concorso – oltre a 10 cortometraggi, offrendo una panoramica cinematografica che attraversa Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan.

Asian Film Festival ha confermato anche questa volta il suo ruolo di ponte culturale tra Roma e l’Asia, con una programmazione che ha unito il grande cinema d’autore a opere capaci di intercettare un pubblico più ampio.

Tra gli ospiti internazionali che hanno partecipato: Koji Fukada, tra i nomi più prestigiosi del cinema giapponese contemporaneo; Isabel Sandoval, tra le voci più interessanti del nuovo cinema filippino; e Lee Kwang-kuk, tra i talenti più raffinati della scena coreana contemporanea.

Quest’anno la giuria è stata composta da Gianluca Arcopinto, produttore cinematografico, Francesco Maesano, giornalista del TG1, e Martina Barone, selezionatrice del Torino Film Festival e critica cinematografica. La giuria ha assegnato cinque premi: miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior attrice e film più originale. Accanto alla giuria ufficiale, saranno presenti anche tre giurie studentesche: quella dell’Università LUMSA attribuirà il premio al miglior film della sezione Newcomers, la giuria della RUFA – Rome University of Fine Arts, assegnerà il premio al miglior cortometraggio in concorso e quella degli studenti UNINT si occuperà del premio menzione speciale.

Asian Film Festival è realizzato con il patrocinio dell’Ambasciata delle Filippine, con il sostegno dell’Ambasciata della Malesia, dell’Ambasciata dell’Indonesia, dell’Ambasciata della Thailandia, dell’Istituto Culturale Coreano e dell’Istituto Giapponese di Cultura. Partner istituzionali sono il MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e la Regione Lazio. Con il sostegno di Credem Euromobiliare PB.

Da Trump nuovo attacco. Meloni vede Zelensky: non divedere Occidente

Roma, 15 apr. (askanews) – La frase somiglia a quella pronunciata tante volte, ma è il contesto degli ultimi giorni a conferirle un peso diverso. Giorgia Meloni riceve a palazzo Chigi il leader ucraino Volodymyr Zelensky e ribadisce che “un’Occidente diviso e un’Europa spaccata sarebbero un regalo”, nello specifico a Mosca. Ma per la premier il concetto ha un significato più generale. A maggior ragione in questi giorni in cui Donald Trump l’ha attaccata per aver definito “inaccettabili” le parole da lui pronunciate nei confronti di Papa Leone. Critiche che il numero uno della Casa Bianca ribadisce ancora oggi: “È stata negativa. Chiunque ci abbia rifiutato supporto su questa questione iraniana, non avrà più lo stesso tipo di rapporto con noi”, ha detto.

La presidente del Consiglio, esattamente come ieri, non replica direttamente. Ma rilancia, appunto, la sua convinzione per cui l’unità del mondo occidentale, e dunque delle due sponde dell’Atlantico, sia una scelta inevitabile. Il senso del ragionamento fatto ai piani alti del governo viene però ribadito dai vari ministri. Nei rapporti tra Italia e Stati uniti devono prevalere “lealtà e rispetto” e l’amicizia non esclude la possibilità di dire con chiarezza ciò che si pensa anche quando non si è d’accordo, spiega il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando a Berlino per la conferenza umanitaria sul Sudan. Il responsabile delle Politiche agricole, Francesco Lollobrigida, ribadisce che Meloni come sempre difende l’interesse del Paese ma si dice anche sicuro che i rapporti con gli Stati Uniti resteranno buoni perché “è interesse europeo, italiano e anche statunitense difendere la democrazia e le economie democratiche”.

Di certo a palazzo Chigi sono ben consapevoli di quanto il giudizio negativo serpeggiante nell’opinione pubblica nei confronti di Donald Trump e delle sue scelte stia pesando in termini di consenso su chi, come Meloni, sin dall’inizio si è ritagliato un ruolo di interlocutore privilegiato. Ma se le recenti prese di distanza possono portare vantaggio sotto questo aspetto, resta la necessità di mantenere un approccio pragmatico. “L’instabilità sta diventando pian piano la nostra nuova normalità” ma “è soprattutto in momenti come questi che l’amicizia fra popoli fratelli, che si sono dati una mano nei momenti più difficili della propria storia, fa la differenza”, spiega la presidente del Consiglio durante le dichiarazioni congiunte con Zelensky.

Nell’incontro a palazzo Chigi la premier ribadisce ancora una volta il sostegno all’Ucraina che, sottolinea, non è “solamente un dovere morale, ma anche una necessità strategica, perché in gioco non sono solamente la dignità, la libertà e l’indipendenza di Kiev, ma anche la sicurezza dell’Europa nel senso chiaramente più ampio del termine”. Così come rilancia l’appoggio a un ingresso nell’Unione europea “al pari delle altre nazioni europee che hanno da tempo avviato questo cammino”: una precisazione che tiene conto anche delle obiezioni della Lega su un percorso di accesso rapido per l’Ucraina. Ma la vera novità fattuale dei rapporti tra Roma e Kiev, sta nell’annuncio di un rafforzamento della cooperazione in materia di difesa. “L’Italia in particolare – dice Meloni – è molto interessata a sviluppare una produzione congiunta soprattutto sulla materia dei droni, settore nel quale sappiamo bene che l’Ucraina in questi anni è diventata una nazione guida”.

Procura indaga per tortura, il racconto di un attivista di Sumud Flotilla

Milano, 15 apr. (askanews) – “Le forme di violenza sono state diverse, quella probabilmente più emblematica e che mi è rimasta più impressa era la musica: nelle carceri per circa 24 ore è stata sparata questa musica insistente, costante, questo ha creato un po’ di disturbi nelle persone perché chiaramente è una forma di violenza psicofisica che in qualche modo manifesta chiaramente qual è l’atteggiamento e le intenzioni del governo israeliano”. A parlare è Adriano Veneziani, uno degli attivisti partiti per portare aiuti a Gaza con la Global Sumud Flotilla nel settembre 2025, che racconta ad askanews la sua testimonianza di quanto accaduto.

La sua imbarcazione è una di quelle sequestrate dalle autorità israeliane, che poi hanno fermato e arrestato l’equipaggio. Il suo è uno dei racconti raccolti dal team legale della Flotilla in una denuncia che ha portato la Procura di Roma ad aprire una indagine contro ignoti, anche per il reato di tortura.

“La mia imbarcazione è stata sequestrata in acque internazionali. I membri dell’esercito israeliano sono saliti, hanno preso il controllo della barca – racconta – ci hanno portato in territorio israeliano, ci hanno lasciato lì in banchina sul porto per più di 15 ore circa, ci hanno fatto inginocchiare, all’interno di quella situazione non potevamo naturalmente andare al bagno, parlare, eravamo sostanzialmente dei prigionieri, molte persone sono state anche derise o fotografate, hanno fatto diversi video”.

“A seguito di ciò – aggiunge – siamo stati trasportati in delle camionette nel carcere nel quale io sono rimasto personalmente circa cinque giorni, in una cella condivisa con diversi compagni, la stragrande maggioranza della regione del Maghreb. Nel carcere non abbiamo avuto la possibilità di avere un colloquio con i nostri legali, non abbiamo avuto un supporto dal punto di vista legale, medico”.

“Se queste cose vengono fatte su di noi, che comunque siamo cittadini e cittadine europei – sottolinea – possiamo solo immaginare cosa succede invece ai palestinesi che stanno lì senza copertura legale, senza supporto diplomatico”.

L’attivista ripartirà con la prossima missione, che salperà dalla Sicilia il 23 aprile.

Lavoro, riunione con Meloni a P.Chigi per preparare dl in vista del 1 maggio

Roma, 15 apr. (askanews) – Proseguono a Palazzo Chigi le riunioni preparatorie per la definizione del decreto lavoro, in vista della festa del Primo Maggio. Il provvedimento, “attualmente in fase di messa a punto, si inserisce nel quadro delle iniziative del Governo volte a rafforzare le politiche attive del lavoro”, spiegano dall’esecutivo.

Nella serata di oggi – si rende noto – si è svolto un incontro presieduto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al quale hanno preso parte i vicepresidenti del Consiglio, Antonio Tajani e Matteo Salvini (entrambi in videocollegamento) i ministri Marina Calderone e Tommaso Foti, i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, il sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra, il consigliere per i Rapporti con le parti sociali Stefano Caldoro e rappresentanti tecnici del Mef.

In particolare, l’incontro è stato dedicato a fare il punto sulle misure in fase di elaborazione, “con l’obiettivo di rafforzare le politiche per l’occupazione e contrastare il fenomeno del lavoro povero”.

Dl sicurezza si ‘incarta’. Ma maggioranza: da domani avanti ad oltranza

Roma, 15 apr. (askanews) – Il dl sicurezza si ‘incarta’ in commissione Bilancio del Senato. La ‘mole’ di emendamenti presentati in aula, oltre mille quelli delle opposizioni che contestano in toto il provvedimento, ha ingolfato il lavoro sui pareri alle proposte di modifica. A pomeriggio inoltrato la commissione Bilancio non è arrivata ad esaminarne neanche la metà.

Dopo un tentativo andato a vuoto di ‘moral suasion’ da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa, nella ricerca di un accordo con i gruppi di minoranza sulla data del voto finale, la maggioranza ha dovuto prendere atto: conclusa la discussione generale dell’assemblea di Palazzo Madama si è rinviato a domani mattina, alle ore 10, il prosieguo dell’esame. In attesa che la Bilancio termini il suo lavoro. I tempi sono ormai strettissimi: il decreto legge deve essere convertito in legge il 25 aprile e deve ancora fare il secondo passaggio alla Camera.

Il centrodestra avrebbe voluto porre la questione di fiducia, come fatto sugli altri due interventi in tema di sicurezza, ma ha la necessità di intervenire su alcune parti problematiche, a cominciare dall’articolo 1 sui coltelli, e ha presentato 37 proposte di modifica. Votare emendamento dopo emendamento resta quindi una strada obbligata. Dalla loro parte tuttavia ci sono i tempi contingentati.

Le opposizioni in ogni caso non sembrano intenzionate a fare sconti a governo e centrodestra e annunciano il muro contro muro non desistendo dal mettere in atto l’ostruzionismo. D’altronde, sostengono, se il “decreto-reatificio” dovesse decadere sarà meglio così. “Vedessero loro come pensano di poter risolvere questa condizione di difficoltà nella quale si sono messi con le loro mani”, sottolinea il capogruppo del Misto Peppe de Cristofaro (Avs), mentre il presidente dei senatori dem Francesco Boccia evidenzia: “la maggioranza è allo sbando. Noi – dice – non possiamo fare altro che difendere la dignità del Parlamento e la nostra forte volontà di fare di tutto per non far convertire questo decreto legge che farà solo danni”.

Per quanto ci riguarda in aula si lavorerà emendamento per emendamento e si arriverà in fondo quando si arriverà in fondo”, è il commento del capogruppo dei Cinque Stelle Luca Pirondini. E De Cristofaro aggiunge: “le norme penali si decidono con i ddl, senza un orologio che sta scadendo, perché siccome si parla di cose come la libertà delle persone o di manifestare non si fa con la scadenza che arriva da un giorno all’altro”.

Ma al termine della capigruppo informale che ha stabilito il rinvio a domani, Lucio Malan (Fdi) puntualizza che “verosimilmente” il decreto legge sarà approvato entro “venerdì” e annuncia che da domani “si andrà avanti a oltranza”. Sul tema della sicurezza, con norme bandiera per l’esecutivo Meloni non è previsto alcun passo indietro.

Ref41: 100 spettacoli, da The Koeln Concert a Philip Glass e Capossela

Roma, 15 apr. (askanews) – É stato presentato a Villa Almone, residenza dell’Ambasciatore tedesco in Italia, il programma del 41esimo Romaeuropa Festival (Ref41), che torna dall’8 settembre al 15 novembre 2026 con un programma di circa 100 spettacoli per 240 repliche e circa 1000 artisti da Italia, Europa e dal mondo, metà dei quali, ha precisato il direttore artistico Fabrizio Grifasi pensando al caro-carburante, arriverà in aereo. Al via con un doppio opening all’Auditorium Conciliazione, tra le numerose venue della kermesse:

“Quest’anno ne facciamo due di inaugurazioni, sotto il segno della creazione artistica italiana e femmininile, Sofia Nappi con la sua compagnia Komoco, commissione di Romaeuropa, l’8 settembre presenterà Chora (Il vuoto dell’origie), e Caterina Barbieri insieme con l’Orchestra di nuova creazione e improvvisazione (ONCEIM) presenterà la sua prima creazione per orchestra (il 9 settembre) e il suo nuovo solo”, ha spiegato Grifasi ad Askanews.

Tanti i graditi ritorni italiani, europei e internazionali, come Roberto Castellucci, Fatoumata Diawara, Benjamin Millepied e Sasha Waltz (che torna a danzare), e assolute anteprime italiane come l’esecuzione di “The Koeln Concert” dei pianisti Maki Namekawa e Thomas Enhco – con l’autorizzazione ufficiale di Keith Jarret – e il teatro musicale di Vinicio Capossela (E Morte non avrà dominio, ballad opera tratta dalla vita di Renato Striglia e dall’opera di Dylan Thomas) o ancora il cine-concerto di Blade Runner con The Avex Ensemble, il compositore statunitense Philip Glass che nel 2027 compirà 90 anni con il suo Ensemble, la presenza della violoncellista e compositrice islandese Hildur Gu nadòttir (Premio Emmy per le musiche del film Joker) fino a The Classical Rave Party di Enrico Melozzi e l’immancabile spazio all’elettonica, quest’anno con Jeff Mills e tanto tanto altro, tra musica, teatro, danza e creazioni digitali.

Tra i progetti speciali dell’edizione 2026, focus sulla scena tedesca (nell’ambito delle celebrazioni dei 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche Italia-Germania) realizzato con Ambasciata di Germania, Accademia tedesca Villa Massimo e Goethe Institut. L’Ambasciatore tedesco Thomas Bagger:

“Siamo molto contenti e onorari di ospitare la conferenza stampa di presentazione del Romaeuropa festival qui a Villa Almone. Il 2026 è un anno molto speciale per Germania e Italia, festeggiamo i 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche, ma ovviamente anche 75 anni dagli inizi italo-tedeschi per l’unificazione dell’Europa, come mostra questo meraviglioso festival culturale”, ha commentato ad askanews.

Alla presentazione sono intervenuti il presidente della Fondazione Romaeuropa Guido Fabbiani, l’assessora alla Cultura della Regione Lazio Simona Renata Baldassarre e il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, che ha ironizzato:

“In realtà nel programma manca un evento, perché la presentazione del programma da parte del direttore Grifasi è già una performance, è il primo evento del Festival”, ha ironizzato il sindaco di Roma.

L’ideazione dell’intero programma della quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival, prodotto dalla Fondazione Romaeuropa, presieduta da Guido Fabiani, con la vicepresidenza di Monique Veaute e la direzione generale e artistica di Fabrizio Grifasi, è stata possibile grazie al contributo del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, di Roma Capitale, della Camera di Commercio di Roma e della Fondazione Roma.

Si rinnova inoltre la partnership con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels per la danza contemporanea e con Banca Ifis per i due progetti inaugurali del Festival. I percorsi dedicati alla scena fiamminga sono realizzati grazie alla rinnovata collaborazione con Flanders State of the Art; gli appuntamenti con la scena tedesca, nell’ambito delle celebrazioni per i 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, sono resi possibili grazie alla collaborazione con l’Ambasciata di Germania a Roma, l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo e il Goethe-Institut; mentre la presentazione dello spettacolo di Benjamin Millepied si inserisce nel quadro del 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi.

Il Festival è inoltre realizzato in collaborazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Fondazione Mattatoio e Azienda Speciale Palaexpo, Auditorium Conciliazione, Villa Medici – Accademia di Francia a Roma, American Academy in Rome, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Teatro Olimpico, Teatro Brancaccio, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e Short Theatre.

Sostengono e patrocinano il Festival l’Institut Ramon Llull e il Governo della Catalogna, l’Ambasciata di Norvegia, l’Istituto Culturale Coreano in Italia, l’Institut français – Fondazione Nuovi Mecenati – Ambasciata di Francia in Italia, il Fonds Podiumkunsten – Performing Arts Fund NL e l’Ambasciata dei Paesi Bassi, l’Istituto Cervantes, l’Ambasciata di Svizzera in Italia, oltre alla rete Aerowaves, cofinanziata dall’Unione europea, ed ExcentriC, l’innovativo progetto del programma Horizon Europe dell’Unione europea di cui Romaeuropa è l’unica organizzazione italiana partner insieme ad altre istituzioni internazionali.

Partecipano inoltre al programma l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, le collaborazioni nazionali con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa il Teatro Nazionale di Genova, e la rete MoveOn per la danza, costruita con Associazione Spellbound, Teatro Comunale Città di Vicenza, MilanOltre, Fondazione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e AMAT.

Anche quest’anno RAI torna come Main Media Partner del Romaeuropa Festival. Il servizio pubblico racconterà il teatro, la danza, la musica e le arti attraverso interviste, programmi e approfondimenti sui suoi canali dedicati alla cultura e allo spettacolo: un’offerta che sarà rilanciata anche sul web e sui social e valorizzata dallo spot creato appositamente dalla Direzione Comunicazione Rai.

Tutto il programma del Romaeuropa Festival 2026 su romaeuropa.net

Giorgetti: l’Italia è resiliente e responsabile sui conti pubblici

Washington DC, 15 apr. (askanews) – L’Italia può vantare un’economia resiliente a fronte di un quadro mondiale complesso e una prudenza in tema di conti pubblici che è stata premiata dai mercati. Questo il messaggio lanciato dalla capitale americana da Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia e delle finanze.

Parlando a un evento sulla relazione tra Usa e Italia al Wilson Center di Washington DC, Giorgetti ha spiegato che “l’economia italiana ha dimostrato un forte grado di resilienza nonostante il difficile contesto internazionale segnato da condizioni finanziarie più restrittive e dal rallentamento del commercio globale”.

Dalla citta’ statunitense dove si trova per partecipare ai lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, il ministro ha aggiunto che “l’Italia ha continuato a perseguire un percorso di responsabilità fiscale. Un approccio prudente alle finanze pubbliche non è un’opzione, ma una necessità, in particolare in un contesto segnato da incertezza e volatilità. È essenziale mantenere la fiducia dei mercati e rafforzare la nostra capacità di rispondere rapidamente agli shock esterni. La crescente fiducia recentemente mostrata dai mercati negli asset sovrani italiani riflette questa traiettoria, premiando la determinazione e la coerenza del governo nel perseguire questi obiettivi”.

Sulla relazione tra Stati Uniti e Italia, poi: è “profondamente integrata” e l’America è per il nostro paese “tra i partner più importanti per commercio e investimenti”, ha detto ancora Giorgetti. “Il commercio bilaterale ha raggiunto livelli senza precedenti, superando i 100 miliardi di dollari l’anno scorso, con gli Stati Uniti come principale destinazione extra-UE per le esportazioni italiane, a riflettere profonde interconnessioni tra i nostri sistemi produttivi”.

Per Giorgetti “gli investimenti italiani negli Stati Uniti continuano a sostenere decine di migliaia di posti di lavoro di qualità in tutto il paese, mentre gli Stati Uniti rimangono uno dei maggiori investitori stranieri in Italia, in particolare nei settori ad alto valore aggiunto”. Il ministro ha parlato di un’Italia con un “ambiente industriale altamente avanzato, una base manifatturiera di livello mondiale, forti competenze tecniche e una crescente apertura all’innovazione. Allo stesso tempo, le aziende italiane negli Stati Uniti trovano un mercato dinamico, un ecosistema tecnologico leader e un partner chiave per la crescita internazionale. Di conseguenza, tutte queste aziende lavorano a stretto contatto nei principali settori strategici, tra cui manifattura, difesa e aerospazio, salute e innovazione”.

Ucraina, Mattarella-Zelensky discutono di situazione in M.O. e aiuti Ue

Roma, 15 apr. (askanews) – La situazione in Medioriente e il possibile sblocco degli aiuti da parte dell’Ue all’Ucraina sono stati alcuni dei temi al centro del colloquio al Quirinale tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Mattarella ha ribadito, fanno sapere, il fermo e costante impegno e sostegno all’Ucraina da parte dell’Italia. L’Italia è per la pace, che deve essere sempre fondata sul rispetto del diritto internazionale e della sovranità territoriale, è il ragionamento del capo dello Stato. Ribadito anche l’appoggio per l’Ucraina nella Ue come ha detto anche la la presidente del consiglio Giorgia Meloni al termine dell’incontro a palazzo Chigi con Zelensky.

Severo il giudizio del capo dello Stato sulla difficile situazione affrontata dal popolo ucraino durante l’inverno in quanto bombardare strutture civili durante il freddo inverno è stato particolarmente crudele da parte della Russia. Zelensky dal canto suo ha sottolineato che ritiene di particolare importanza il nuovo pacchetto aiuti atteso da Bruxelles.

Milano Design Week, il Museo del Design Italiano in Triennale

Milano, 15 apr (askanews) – Durante la Milano Design Week sarà visitabile in Triennale Milano il nuovo percorso espositivo del Museo del Design Italiano, riallestito a febbraio 2026, a cura di Marco Sammicheli e di Marilia Pederbelli, con progetto di allestimento di Roberto Giusti. L’itinerario presenta gli oggetti più significativi della collezione permanente dell’istituzione, comprese le acquisizioni più recenti, messi in dialogo con il contesto culturale, industriale e sociale in cui sono stati progettati e prodotti.

Ne ha parlato ad askanews in occasione dell’inaugurazione Marco Sammicheli, Direttore delMuseo del Design Italiano: “È una passeggiata nella Storia: dalla seconda metà degli anni venti del Novecento traguardiamo il millennio fino al 2005, 400 oggetti che raccontano la storia, la gloria e il presente del design italiano. Il progetto si sviluppa con al centro la carrellata degli oggetti, ne abbiamo scelti 400, tutti parte della nostra collezione, nessun prestito, né nella storia, né nel contemporaneo e poi ai lati una timeline con la storia dell’industria, della cultura materiale del nostro Paese, mentre nella parete dall’altra parte le costanti, quello che il design italiano continua a elaborare e sviluppare: la decorazione, la grafica e la comunicazione, l’attenzione per la persona, il brivido dell’autoprogettazione e la leggerezza intesa come cultura dei materiali e studio della ricerca applicata agli oggetti.

Dobbiamo parlare di poesia degli oggetti perché gli oggetti ci consolano, perché gli oggetti partecipano della nostra vita quotidiana e spesso nei loro confronti si scatena un meccanismo di affezione. Per esempio la sezione dedicata alla persona ha degli occhiali, dei bottoni, un sanitario, un lavandino, proprio perché tutto quello che punteggia i momenti della nostra vita non risponde solo di una funzione, ci dà l’occasione di pensare che intorno a noi quello che facciamo serve a noi e aiuta gli altri.

Abbiamo immaginato un percorso che potesse essere ospitale, che è la nostra idea di accessibilità per corpi standard, per persone con disabilità, per chi ha difficoltà a vedere, a leggere o ha deficit di attenzione. Questo museo è per tutti, perché tutti possano ritrovare nei progetti di design occasioni per riflettere sulla vita quotidiana, sui comportamenti che sono cambiati grazie al genio dell’uomo”.

Grazie anche alla consulenza di Associazione Culturale Fedora, Associazione L’abilità, Laboratorio COmeta del Politecnico di Milano – realtà specializzate in accessibilità – sono a disposizione dei visitatori diversi strumenti per facilitare e supportare la fruizione e la visita al museo, tra cui materiali in Easy to Read (linguaggio facile da leggere), CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), Braille, caratteri ingranditi, contenuti video tradotti in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e IS (International Sign), audiodescrizioni, mappe tattili, kit e zaini sensoriali per adulti e bambini, solo per citarne alcuni.

Fnsi: giovedì sciopero dei giornalisti, il futuro passa per rinnovo del contratto

Roma, 15 apr. (askanews) – “Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, domani, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile”. Così Fnsi in una nota.

“Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top. E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà”, sottolinea il sindacato dei giornalisti.

“Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali”, prosegue Fnsi.

Per la Federazione nazionale della Stampa italiana “dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni. La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini. Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?”.

Ucraina, Zelensky a Mattarella: grazie per sostegno, priorità pace giusta

Roma, 15 apr. (askanews) – Un rigraziamento sentito per il sostegno dell’Italia e il richiamo alla pace giusta. Così Volodymyr Zelensky nel colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Siamo davvero grati all’Italia per il vostro sostegno e per la sua personale fermezza, Signor Presidente, riguardo alla condanna dell’aggressione russa, al sostegno della nostra sovranità e, certamente, al sostegno del nostro popolo – ha detto il presidente ucraino -. Il fatto che la guerra debba finire con una pace giusta è fondamentale; per noi non è sufficiente che la guerra semplicemente finisca. Certamente, questa è una priorità”.

Per Zelensky inoltre “è molto importante che la Russia paghi per tutto quello che ha fatto contro il popolo ucraino. Per noi la questione della giustizia è una delle priorità. Siamo grati all’Italia per l’aiuto umanitario, anche per l’aiuto durante questo inverno. L’inverno è stato molto difficile. Abbiamo lottato, le persone hanno lottato, sono sopravvissute. Ciononostante ne siamo usciti e abbiamo solo rafforzato, la nostra nazione e il nostro Stato. Siamo grati di non essere soli in questo cammino”, ha aggiunto auspicando di poter “sviluppare le relazioni tra i nostri Stati. Oggi c’è stata un’importante conversazione con il Primo Ministro Giorgia Meloni; lei ci sostiene sempre. Parliamo della sicurezza non solo dell’Ucraina. Oggi parliamo della sicurezza dell’Italia, della sicurezza dell’Europa e svilupperemo queste relazioni”.

Calcio, Conte a Poggioreale, lezione di lavoro e merito

Roma, 15 apr. (askanews) – Il valore del lavoro, della disciplina e della responsabilità personale come strumenti di riscatto. Antonio Conte è stato protagonista nel carcere di Napoli Poggioreale nell’ambito della rassegna “Pensieri di libertà”, promossa dall’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, in un incontro con i detenuti all’insegna del confronto e della riflessione. A introdurre l’appuntamento è stato Raffaele Picaro, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, che ha indicato nel tecnico azzurro “un esempio straordinariamente positivo”, capace di trasmettere un modello in cui il talento si fonde con sacrificio, impegno e organizzazione. Un messaggio sintetizzato nel celebre “ammà faticà”, diventato simbolo di un percorso vincente dentro e fuori dal campo. Nel corso dell’incontro, Conte ha richiamato la propria esperienza personale, ricordando l’infanzia e i primi passi nel calcio, quando il confine tra opportunità e deviazione poteva essere sottile. Un racconto che ha trovato eco nelle storie dei detenuti, molti dei quali hanno riconosciuto in quelle parole un vissuto simile, segnato da scelte difficili e occasioni mancate. Il confronto si è sviluppato attorno al significato del “non mollare mai”, inteso non come semplice resistenza ma come capacità concreta di affrontare gli errori. “Sbagliare è umano, ma la differenza sta in come si reagisce”, ha sottolineato l’allenatore, evidenziando l’importanza di riconoscere le proprie responsabilità e trasformarle in crescita. Centrale anche il tema della disciplina, descritta non come rigidità ma come forza nei momenti più complessi, quando viene meno la motivazione. È in quei passaggi che si costruisce la continuità, quella che consente di raggiungere risultati nel tempo e che spesso distingue chi riesce da chi si ferma. Non è mancato un passaggio sul concetto di vittoria, interpretato lontano dalla retorica del risultato immediato: vincere significa costruire giorno dopo giorno, attraverso il lavoro quotidiano, accettando anche il peso delle sconfitte. Alla domanda su come ripartire, Conte ha invitato a non cancellare il passato ma a comprenderlo, perché solo attraverso la consapevolezza degli errori è possibile cambiare direzione. Un messaggio rivolto anche ai più giovani, spesso protetti dalle difficoltà: evitare gli ostacoli non aiuta a crescere, mentre affrontarli costruisce responsabilità e forza. Parole che, in un contesto come quello del carcere, assumono un valore ancora più concreto, offrendo uno spunto di riflessione a chi è chiamato a ricostruire il proprio percorso.

Mps, in assemblea vince la lista di Plt che ricandida Lovaglio

Siena, 15 apr. (askanews) – Colpo di scena a Siena: la lista del socio Tortora (Plt), che ricandida Luigi Lovaglio alla carica di amministratore delegato, è risultata du gran lunga la più votata all’assemblea di Mps chiamata a rinnovare il board della banca per il prossimo triennio, battendo così la lista proposta dal cda uscente, che alla vigilia era accreditata per favorita.

La lista di Plt ha ottenuto l’approvazione dal 49,9% circa dei presenti, quella del cda che indicava il ticket Maione-Palermo il 38,79%, quella (di minoranza) del gestori e dei fondi il 6,94%.

Tennis, Cobolli vola ai quarti a Monaco

Roma, 15 apr. (askanews) – Flavio Cobolli conquista i quarti di finale all’Atp 500 di Monaco di Baviera grazie a una prestazione solida e convincente. Il romano supera al secondo turno il belga Zizou Bergs, numero 40 del mondo, con un netto 6-2, 6-3 in un’ora e 13 minuti di gioco.

Una prova di grande maturità per l’azzurro, che ritrova Bergs a distanza di sei mesi dalla sfida epica di Coppa Davis, vinta dopo oltre tre ore e sette match point annullati. Stavolta, però, il copione è completamente diverso: Cobolli gestisce il match con autorità, approfittando anche di una giornata difficile dell’avversario, autore di 28 errori gratuiti, di cui 18 con il dritto.

Determinante il rendimento al servizio del tennista romano, capace di vincere l’88% dei punti con la prima, oltre a una gestione lucida degli scambi nei momenti chiave. Un successo che gli vale il 15° quarto di finale in carriera nel circuito maggiore.

Ai quarti potrebbe esserci un derby tutto italiano contro Luciano Darderi, impegnato contro il ceco Vit Kopriva.

“Quando vinci il primo turno senza giocare bene, hai l’occasione di fare meglio il giorno dopo”, ha spiegato Cobolli. “Non è stata una partita semplice, ma era importante restare uniti. Ho alzato il livello rispetto a ieri e dobbiamo continuare su questa strada. Ora penso ai quarti: è un buon risultato e mi piace giocare qui, anche se le condizioni non sono facili”.

Il percorso del romano prosegue dunque con fiducia e ambizione, in un torneo che potrebbe regalargli un nuovo passo avanti nella stagione.

ASSOPAT: allarme su mercato prodotti accessori a tabacchi da fumo

Roma, 15 apr. (askanews) – Presso la CEO for Life Clubhouse a Roma, il Policy Observatory della Luiss School of Government, ha presentato i risultati della ricerca ‘Rafforzare la legalità nei mercati regolati. Analisi delle criticità e proposte di intervento a tutela del gettito e della concorrenza’, analizzando le dinamiche della filiera dei prodotti accessori ai tabacchi (PAT). Lo studio rivela un dato preoccupante: oltre un consumatore su tre si rivolge oggi a canali d’acquisto paralleli.

Lo studio individua tre direttrici di intervento, per ristabilire coerenza tra regolazione e funzionamento del mercato: la Revisione dell’imposta di consumo, il Rafforzamento dei presidi lungo la filiera attraverso depositi fiscali o sistemi equivalenti e l’introduzione di sistemi di tracciabilità, attraverso codici identificativi univoci per i prodotti. Ne ha parlato Domenico Lombardi, Direttore Policy Observatory Luiss School of Government: “Abbiamo strutturato il mercato con un’analisi innovativa, abbiamo generato questo dataset che ci ha consentito di mappare una serie di fenomeni e da questo derivare una serie di implicazioni per rafforzare la compliance fiscale e quindi, in una parola, la legalità. Analizzeremo i commenti e su questa base condivideremo le proposte con i policymaker e con i legislatori”.

Il rapporto analizza l’impatto della normativa introdotta dalla Legge di Bilancio 2020, che prevede, per i prodotti accessori, un’imposta di consumo di 0,0036 euro per pezzo, riservandone la vendita in esclusiva alle rivendite di generi di monopolio e vietando contestualmente il commercio online. Ha così parlato Luigi Liberatore, Direttore Centrale Direzione Accise dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: “Dallo studio della Luiss emergono alcune criticità. Di fatto, sono previste delle misure di policy che secondo me vanno valutate in modo approfondito. Come direzione accise abbiamo già fatto un’ulteriore proposta per introdurre la figura di depositi, anche per quanto riguarda i prodotti accessori del tabacco. Ritengo che sia fondamentale creare una soglia all’ingresso relativamente ai soggetti che andranno a commercializzare questi prodotti”.

Dati che confermano l’allarme lanciato da ASSOPAT (Associazione Nazionale Operatori Prodotti Accessori ai Tabacchi), associazione che rappresenta un comparto da 1 miliardo di euro di fatturato e 100.000 addetti, che denuncia da tempo come l’attuale tassazione italiana superiore al 100% del prezzo all’ingrosso rappresenti un’anomalia europea capace di favorire il mercato sommerso e danneggiare il gettito erariale. In merito, si è così espresso il presidente di ASSOPAT Marco Fabbrini: “Praticamente, in 4 anni l’evasione è passata dal 20 al 40%. Questo è facilmente verificabile grazie al combinato disposto delle vendite di tabacco trinciato e gli incassi da imposte di consumo dello Stato. Si può intervenire su tre fronti: la fiscalità, la tracciabilità e i controlli”.

L’obiettivo di ASSOPAT è quindi quello di promuovere un dialogo trasparente e responsabile con le Istituzioni e le Autorità competenti, così da favorire un quadro regolatorio chiaro, coerente e proporzionato.

Madonna torna sulla pista da ballo con "Confessions II"

Milano, 15 apr. (askanews) – Madonna ha annunciato oggi che il suo attesissimo nuovo album, “Confessions II”, uscirà il 3 luglio su etichetta Warner Records. Il nuovo album è il seguito dell’iconico “Confessions on a Dance Floor”. In attesa del primo singolo, Madonna svela un primo assaggio musicale con un teaser visivo dalle atmosfere trance. Guardalo QUI. I fan possono già preordinare l’album nei formati vinile, CD e cassetta.

Madonna riassume il suo nuovo album citando le prime righe della sua canzone «One Step Away»: «La gente pensa che la musica dance sia superficiale, ma si sbaglia di grosso. La pista da ballo non è solo un luogo, è una soglia: uno spazio rituale dove il movimento sostituisce il linguaggio». Aggiunge Madonna : «Quando io e Stuart Price abbiamo iniziato a lavorare a questo album, questo era il nostro manifesto»:

We must dance, celebrate, and pray with our bodies. These are things that we’ve been doing for thousands of years — they really are spiritual practices. After all, the dance floor is a ritualistic space. It’s a place where you connect

—with your wounds, with your fragility. To rave is an art. It’s about pushing your limits and connecting to a community of like-minded people.

Sound, light, and vibration Reshape our perceptions Pulling us into a trance-like state. The repetition of the bass, we don’t just hear it but we feel it.

Altering our consciousness and dissolving ego and time.

Dobbiamo ballare, festeggiare e pregare con il nostro corpo. Sono cose che facciamo da migliaia di anni: sono vere e proprie pratiche spirituali. Dopotutto, la pista da ballo e’ uno spazio rituale. E’ un luogo in cui ci si connette

— con le proprie ferite, con la propria fragilita’. Il rave e’ un’arte. Si tratta di spingersi oltre i propri limiti e entrare in contatto con una comunita’ di persone che la pensano allo stesso modo.

Suono, luce e vibrazioni rimodellano le nostre percezioni trascinandoci in uno stato simile alla trance. La ripetizione del basso non la sentiamo solo, ma la percepiamo.

Alterando la nostra coscienza e dissolvendo l’ego e il tempo

Zelensky: grazie Meloni per tua leadership

Roma, 15 apr. (askanews) – “Ringrazio Meloni per la sua leadership”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante la conferenza stampa congiunta oggi a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Ti ringrazio, Giorgia, per le nostre relazioni, perché abbiamo costruito insieme queste relazioni tra di noi e tra i nostri popoli, insieme all’Italia, insieme ai nostri Paesi, e noi lavoriamo per garantire la sicurezza in tutti i sensi di questa parola, e affinché le relazioni tra noi siano sempre amichevoli e ricche di contenuto”, ha affermato Zelensky.

“L’Italia, fin dai primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina, ha compiuto una scelta di valori netta, a favore della vita e a favore della nostra protezione”, ha sottolineato il leader ucraino.

Tv, "The White Lotus" in Costa Azzurra: si gira la quarta stagione

Roma, 15 apr. (askanews) – Lasciate alle spalle le atmosfere zen della Thailandia, “The White Lotus” per la nuova stagione fa rotta verso la Costa Azzurra: sono iniziate le riprese dei nuovi episodi e si sposteranno tra Cannes, St. Tropez, il Principato di Monaco e Parigi, sebbene la storia rimarrà ambientata principalmente in Costa Azzurra, durante il Festival di Cannes. La quarta stagione dell’amatissima serie creata e prodotta da Mike White arriverà prossimamente su Sky e in streaming su Now.

Nuova destinazione quindi – la Riviera Francese, nuovo, nutritissimo gruppo di ospiti della ormai celebre catena che dà il titolo alla serie Hbo, pronti a lasciarsi alle spalle per una settimana lo stress di tutti i giorni… e nuovo mistero da risolvere, per dei nuovi episodi che saranno ambientati in due distinti resort, il White Lotus du Cap (ricreato nell’ Airelles Château de la Messardière) e White Lotus Cannes, per il quale verrà utilizzato il celeberrimo Hôtel Martinez.

Nel cast della quarta stagione, a interpretare gli ospiti e i dipendenti dei nuovi resort: Helena Bonham Carter, Vincent Cassel, Steve Coogan, Caleb Jonte Edwards, Dylan Ennis, Corentin Fila, Ari Graynor, Marissa Long, Alexander Ludwig, Chris Messina, AJ Michalka, Kumail Nanjiani e Nadia Tereszkiewicz. Altri interpreti: Chloe Bennet, Sandra Bernhard, Heather Graham, Max Greenfield, Frida Gustavsson, Charlie Hall, Jarrad Paul, Rosie Perez, Ben Schnetzer e Laura Smet.

“The White Lotus” è creata, scritta e diretta da Mike White; produttori esecutivi sono Mike White, David Bernad e Mark Kamine.

Lega, Salvini prepara piazza Duomo: pro-pace e anti-Ue per far dimenticare Trump

Milano, 15 apr. (askanews) – Donald Trump che attacca il papa e Giorgia Meloni, Viktor Orban che esce di scena in Ungheria sotto una valanga di voti, la guerra in Iran scatenata dal presidente Usa che fa impennare le bollette e il pieno degli italiani: è in questo contesto che Matteo Salvini si trova a scendere in piazza con i sovranisti europei, sabato a Milano. E la criticità del momento si mostra chiaramente nella conferenza stampa convocata dal leader della Lega nella sede di via Bellerio: incalzato dai giornalisti, il vice premier e segretario prova a gestire non senza difficoltà le domande sugli attacchi di Trump alla premier – su cui ieri non aveva ritenuto di esprimersi – e incorre anche in qualche gaffe, come quando ad una domanda su Silvia Salis risponde facendo invece riferimento a Ilaria.

Già al Federale di lunedì Salvini aveva provato a riscrivere la narrazione dell’appuntamento: meno enfasi sulla “remigrazione”, più attenzione alle preoccupazioni legate all’impennata dei costi dell’energia. Il bersaglio – lunedì come oggi – sono i vincoli “insensati e insostenibili” dell’Unione Europea, che “impediscono al governo italiano di usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani in difficoltà”. A partire dagli agricoltori, “prime vittime del caro energia”, che sfileranno con 20 trattori ad aprire il corteo da Porta Venezia a piazza del Duomo.

Ma ovviamente la prima causa è la guerra “maledetta e disgraziata” scatenata – nel cortocircuito sovranista che sta agitando la maggioranza – da quel Donald Trump per il quale Salvini proponeva il Nobel per la Pace e che ora attacca oltre al papa anche la premier italiana, colpevole di non voler intervenire nello Stretto di Hormuz e accusata di aver fallito su sicurezza e controllo dell’immigrazione. Un attacco cui ieri ha reagito tutto l’arco parlamentare, tranne lo stesso Salvini.

È questa la prima domanda che i giornalisti rivolgono al vicepremier, che nel “preambolo” della conferenza stampa era tornato a difendere papa Leone senza però mai citare la premier. Salvini prima torna ancora sul papa, poi – incalzato dai giornalisti – dice: “Ho dato la mia solidarietà a Verona alla premier Meloni”. Il riferimento è alla visita al Vinitaly, ma la ricostruzione del vice premier vacilla, fanno notare i cronisti: l’incontro tra i due è avvenuto nella tarda mattinata, l’intervista di Trump al Corriere è stata diffusa poco prima delle 15, quando Meloni aveva già lasciato la Fiera di Verona. “C’è totale sostegno al governo e alla presidente del Consiglio, da tutti i punti di vista”, prova a tagliare corto Salvini. “È sbagliato attaccare il papa, è sbagliato attaccare Meloni”, aggiunge, assicurando però che “la vicinanza con gli Usa c’era e rimane, siamo saldamente ancorati all’alleanza dei paesi liberi democratici e occidentali. Non è qualche caduta di stile di queste ore a mettere in discussione i rapporti con gli Stati Uniti”.

Di sicuro resta il problema del rapporto con Trump, della vicinanza rivendicata e ostentata fino a poco tempo fa e che ora invece manda in crisi la comunicazione leghista. Con un pezzo del partito che da tempo chiede di voltare pagina, di abbandonare il sovranismo nazionalista e l’estrema destra per tornare a parlare ai territori. Un ragionamento che anche ieri Luca Zaia faceva nelle sue conversazioni al Vinitaly, osservando il cambio di tono nella manifestazione di domani e anche il fatto che negli interventi parlamentari dei capigruppo leghisti si sia tornati a parlare di “questione settentrionale”: “Meglio così – è stato il commento di Zaia – altrimenti si finisce male”.