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M.O., la Global Sumud Flotilla è arrivata a Tunisi

Roma, 8 set. (askanews) – La Global Sumud Flotilla è arrivata a Tunisi, al porto turistico di Sidi Bou Said. Proveniente dalla Spagna, ripartirà dal porto nordafricano mercoledì 10 settembre alla volta di Gaza, nell’ambito di un’operazione umanitaria internazionale volta a fornire acqua potabile, cibo e medicine alla popolazione palestinese.

I militanti, dei quali fa parte anche Greta Thunberg, sono stati accolti da migliaia di simpatizzanti e sostenitori, molti dei quali sventolavano bandiere palestinesi.

Orban: Putin ha vinto la guerra, l’Ucraina sarà divisa in tre parti

Roma, 8 set. (askanews) – “La guerra l’ha vinta Putin, l’Ucraina verrà divisa in tre parti”, questo è quanto ha affermato ieri il primo ministro ungherese Viktor Orban, nel corso di un forum del proprio partito politico Fidesz in cui si è dilungato in merito alle principali tematiche dell’agone internazionale.

Come viene riportato dal quotidiano ungherese Magyar Nemzet, Orban ha rappresentato ai propri militanti che “il destino dell’Ucraina sembra segnato, la divisione del Paese è già iniziata. Una zona russa esiste già, il dibattito oggi verte solo su quanti paesi dovrebbe includere”, ha affermato il leader ungherese. Secondo Orbßn, l’Ucraina verrà divisa in tre parti, dunque: una zona russa, un’area demilitarizzata e una zona occidentale.

Per quanto concerne l’Unione europea, il politico ungherese non ha lesinato critiche alle scelte di Bruxelles, sottolineando che “questo sarà l’ultimo bilancio dell’Unione se non ci saranno cambiamenti radicali”.

In Francia oggi voto di fiducia per Bayrou: il destino del premier è segnato

Roma, 8 set. (askanews) – Il parlamento francese, in stallo da un anno e più profondamente diviso di quanto non lo sia stato negli ultimi decenni, sembra pronto oggi a destituire un altro primo ministro.

Ma l’acuto senso di timore che circonda quest’ultimo voto di fiducia all’interno dell’Assemblea Nazionale di Parigi è controbilanciato da uno sconfortante consenso sul fatto che il quasi inevitabile allontanamento del 74enne Francois Bayrou, dopo nove mesi di mandato giudicati inefficaci, non servirà a rompere la situazione di stallo politico in Francia.

“È un disastro. La situazione è completamente bloccata”, ha dichiarato uno dei veterani tra i commentatori politici, Bruno Cautres. Altri sono stati ancora più duri nella loro analisi. Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra RN (Rassemblement National), ha accusato Bayrou di aver commesso un “suicidio politico”.

Il primo ministro, a caccia del consenso, ha dato personalmente il via al voto di fiducia a sorpresa di oggi, cercando, come ha spiegato, di “scioccare” i politici e convincerli a trovare un accordo su un modo per affrontare l’imminente crisi del debito del Paese. Descrivendo il crescente debito pubblico francese come “un periodo terribilmente pericoloso… un momento di esitazione e agitazione”, Bayrou ha avvertito che ci sarebbe stato un “alto rischio di disordini e caos” se il Parlamento non avesse sostenuto il suo bilancio di austerità, il cui obiettivo era tagliare la spesa pubblica di 44 miliardi di euro.

Bayrou sostiene che i giovani saranno gravati da anni di pagamenti del debito “per il bene dei baby boomer”, se la Francia non riuscirà a far fronte a un debito pubblico pari al 114 per cento della sua produzione economica annuale.

Ma la scommessa di Bayrou – definita a turno come un gesto kamikaze, un’inutile profezia alla Cassandra e un tentativo di porre fine alla sua carriera politica con un eroico atto di sacrificio – sembra quasi certamente destinata a fallire.

Nonostante alcune frenetiche discussioni dell’ultimo minuto, sembra a tutti chiaro che Bayrou semplicemente non abbia i voti necessari su cui contare. Al centro di questa “crisi” – un termine che sembra aver dominato per un anno intero i titoli dei giornali francesi – c’è la decisione ampiamente criticata del presidente Emmanuel Macron, nel giugno 2024, di indire elezioni parlamentari anticipate per “chiarire” l’equilibrio di potere in Assemblea nazionale.

Il risultato è stato l’esatto opposto della chiarezza. Gli elettori francesi, sempre più insoddisfatti del loro giovane presidente, si sono polarizzati verso gli estremi, lasciando il presidente in difficoltà con un governo centrista di minoranza indebolito e un parlamento così diviso che oggi molti parlamentari rivali non riescono nemmeno a stringersi la mano.

Società secolarizzata e cattolici divisi: cos’è il centrismo, vocazione o condanna?

Leggo spesso Marco Follini. Un colto democristiano doc, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Non indulge in nostalgie per una nuova Dc o per un partito di centro cattolico, naufragato e frammentato in partitini personali, con simboli perfino tenuti sotto chiave.

E tuttavia mi ha incuriosito la sua attenzione per un nuovo centro politico, che egli descrive senza aggettivi e “senza bandiere”. Un centro collocato solo nell’orizzontalità geometrica, senza approfondirne i dettagli sociologici, politici e soprattutto culturali. In un suo recente articolo sulla Voce del Popolo, ripreso da questo giornale, Follini si interroga sul “destino politico dei cattolici”. Non nasconde il bisogno di un centro politico indefinito, che comprenda anche i cattolici italiani e che sia alternativo agli sbilanciamenti bipolari che viviamo: da un lato la standing ovation riminese alla Meloni e al suo FdI, dall’altro un Pd in mano alla Schlein, con il seguito di cattolici post Margherita assenti dal dibattito pubblico.

Secondo Follini, tanto gli applausi di Cl quanto, per converso, il silenzio dei cattolici “sotto scacco” della Schlein, nascondono la loro reciproca marginalità.

La questione della marginalità

Sulla marginalità, Follini non ha tutti i torti. Con un dubbio, però: chi sono oggi i cattolici italiani, e come li si pesa e valuta? Sono solo quelli che dichiarano nei sondaggi di andare a messa? O anche quelli che ignorano del tutto la Dottrina sociale della Chiesa?

Ed é proprio da questa “reciproca marginalità” che nasce il bisogno di un nuovo centro, definito tempo fa da Angelo Panebianco come spazio politico “da cui dipende la stabilità di ogni democrazia” e che egli stesso ha interrogato sul “perché si è svuotato?”.

D’altronde Norberto Bobbio, pur riconoscendo l’importanza del centrismo democristiano nel secondo dopoguerra, dialogando a distanza con Augusto Del Noce ha lasciato che Lorella Cedroni titolasse un volumetto con la domanda Centrismo, vocazione o condanna? (Libri di Reset, editore Marsilio, 2009). A significare che il centro politico non è solo una probabile “vocazione” dell’elettorato italiano, ma può anche diventare una sua “condanna”.

Tra frammentazione e unità

Le mie opinioni le ho già espresse più volte sul Domani d’Italia. Non ho molta fiducia nella frammentazione dei partiti, specie se personalizzati. Per il futuro, ho tradotto in politica due metafore di papa Francesco: quella della “stessa barca” (omelia del 27 marzo 2020) e quella della solidarietà universale, sicuramente utopica, della Fratelli tutti. Bisogna essere il più possibile vicini e uniti, remare insieme per affrontare le sfide epocali senza frantumarsi in pezzetti irrilevanti. Il pluralismo è altra cosa dalla mera ripetizione o dalla fotocopia.

Pur tifando per un sano bipolarismo che eviti un insignificante spezzettamento, non ho mai avuto pregiudizi su un altrettanto sano centrismo, socialmente e culturalmente rappresentativo. Ma pur rispettando la serietà di Follini, c’è un aspetto che non capisco bene: quale marginalità hanno quei cattolici ciellini che hanno votato Meloni e a Rimin l’hanno applaudita?

Si tratta di cattolici di destra e clerico-conservatori, come li definì Sturzo all’inizio del Novecento, ben visibili sin dagli anni ’50 in Cl, con don Giussani, Roberto Formigoni e il “Movimento Popolare”: contro il divorzio, contro ogni sentore di sinistra. Poi confluiti nel tifo per Berlusconi, quindi negli applausi a Salvini col rosario in mano, e oggi in quelli per la Meloni. Diversa è la condizione, purtroppo vera, dei cattolici confusi nel Pd: cattolici di sinistra, oggi in profondo silenzio.

Ripensare il centro nella società secolarizzata

A partire dalle più realistiche definizioni degli spazi politici di destra e sinistra dei nostri tempi, a cui auguro di abbandonare quelle consegnateci dalla storia e di conseguenza delle nuove definizioni di quel centro senza più senso religioso, ceti medi e della borghesia, equidistante da entrambi, o mediatore di istanze polarizzate e, si dice, radicalmente alternative.

Colpisce che nel Dizionario di politica (Utet) curato da Bobbio, Matteucci e Pasquino, non ci sia una voce dedicata al “Centro politico”: vi si rinvia solo allo “Spazio politico”, inteso come area geometrica di conflitto e competizione elettorale, più che come dimensione ideale, culturale e politica. Analoga assenza nel Dizionario delle idee politiche (Ave), diretto da Berti e Campanini, che tratta solo di “centrismo” in chiave storica, rimandando alla Dc.

Ecco perché, quando sento evocare il centro politico cattolico come unico spazio possibile per il cattolicesimo politico, prendo le distanze. Preferisco rimanere ancorato alla “società concreta” che abbiamo di fronte, come raccomandava don Luigi Sturzo. Una società totalmente secolarizzata, con matrimoni religiosi e cresime in calo, chiese e seminari vuoti, associazionismo cattolico ridotto ai minimi termini, religiosità intimistica o partecipata da remoto.

Oggi, secondo un’indagine della rivista “Il Regno”, il 46% dei cattolici praticanti che vanno a votare sceglie FdI, FI o Lega. Ciò pone la domanda cruciale: siamo sicuri che manchi un centro politico solo perché si invoca un’offerta specifica, quando non sappiamo nemmeno se esista una domanda reale? E siamo certi che un sistema proporzionale riduca l’astensionismo, o che un centro politico cattolico possa davvero rappresentare i cattolici italiani del nostro tempo?

Partiti senza democrazia, democrazia senza partiti: la catena della politica s’è rotta

La vecchia e straordinaria riflessione di Carlo Donat-Cattin pronunciata a metà degli anni ‘80 quando conduceva la battaglia politica nel suo partito, la Dc, da una posizione di minoranza, resta sempre attuale e moderna. E cioè, “se vuoi capire cosa pensa realmente un partito delle riforme istituzionali è appena sufficiente verificare come quel partito pratica la democrazia al suo interno”.

 

La lezione di Donat-Cattin

Certo, il leader della sinistra sociale della Dc si riferiva anche e soprattutto alla necessità di non mortificare o umiliare il ruolo della minoranza all’interno di un partito democratico e collegiale. Ma, come ovvio, la democrazia all’interno di un partito significa rispetto delle minoranze e, al contempo, anche selezione democratica delle sue classi dirigenti. Locale o nazionale non fa differenza alcuna.

Le contraddizioni di oggi

Ed è proprio sotto questo versante che noi oggi possiamo verificare le macroscopiche contraddizioni tra chi quotidianamente predica ed esalta la democrazia e i valori democratici e costituzionali e poi, privatamente, si fanno e si celebrano congressi attraverso la procedura della nomina dall’alto e non attraverso la selezione democratica dal basso. È quello che, per dirlo con chiarezza e senza infingimenti, sta avvenendo concretamente nel Pd della Campania e nelle varie città dove si celebrano i congressi del partito in quella regione. Perchè, di là e al di fuori della propaganda e delle polemiche, questa è la triste realtà che emerge dal dibattito interno del partito della Schlein. Nomine dall’alto, democrazia sospesa, dibattito sacrificato sull’altare degli accordi a tavolino e, dulcis in fundo, la cooptazione dall’alto che precede la selezione democratica dal basso. Ovvero, la perfetta negazione dei principi democratici che dovrebbero presiedere e caratterizzare sempre la vita dei partiti, come del resto prevede anche la nostra Costituzione.

Partiti e istituzioni

Ora, anche se i partiti di un tempo sono definitivamente ed irreversibilmente archiviati – cioè i partiti popolari, di massa, interclassisti e autenticamente e schiettamente democratici – è indubbio che se la selezione della classe dirigente all’interno dei partiti avviene a prescindere da ogni regola democratica, è abbastanza evidente, nonchè anche coerente, che la stessa selezione della classe dirigente nelle varie istituzioni possa altrettanto avvenire senza una legittimazione democratica. Cioè attraverso la nomina dall’alto.

Democrazia nei partiti, democrazia del Paese

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, la questione della “democrazia dei partiti” e, soprattutto, della “democrazia nei partiti” non è una variabile indipendente ai fini della qualità della nostra democrazia e della stessa credibilità delle nostre istituzioni democratiche. Perchè il futuro della democrazia nel nostro paese, al di là delle quotidiane, e un po’ grottesche se non addirittura ridicole, denunce sul rischio di scivolare in un “regime illiberale, dispotico ed autoritario”, si gioca innanzitutto nella concreta capacità di salvaguardare il ruolo democratico, collegiale e liberale dei partiti politici. Quando questi “strumenti democratici per eccellenza”, per dirla con la migliore tradizione democratico cristiana, scivolano in grigi e banali cartelli elettorali o nelle mani di una sola persona o in ristrette e ben circoscritte oligarchie, il vero rischio è che, come diceva appunto molti anni fa Donat-Cattin, a pagarne le conseguenze siano anche e soprattutto le istituzioni democratiche. Ed è quello che non ci possiamo permettere. Ieri come oggi.

New York, Cuomo contro Mamdani: il fronte progressista si divide

Nel panorama frammentato della corsa alla poltrona di sindaco di New York, il centrista Andrew Cuomo emerge come il principale sfidante in grado di contenere la spinta del socialista Zohran Mamdani. Nonostante la vittoria di Mamdani nella primaria democratica (56,4 % contro 43,6 %), l’ex governatore è tornato in campo come candidato indipendente, lanciando la sua corsa sotto il nuovo simbolo “Fight and Deliver”.

 

Una candidatura pragmatica

Cuomo si propone come il moderato con esperienza di governo, essendo stato a lungo governatore dello Stato di New York. La sua campagna è focalizzata su temi concreti: sicurezza pubblica, salari dignitosi, creazione di 500.000 nuove abitazioni e alleggerimenti fiscali. Dopo l’insuccesso alle primarie, ha dichiarato di essere “in it to win it” [“qui per vincere”] e di “hit the streets” [“calcare le strade”] ogni giorno per riconquistare la fiducia dei cittadini.

Con una mossa audace, Cuomo ha sfidato Mamdani a un ciclo di cinque dibattiti, uno per ciascun borough – i distretti in cui è divisa la metropoli -, per mettere in luce le divergenze programmatiche. Secondo lui, Mamdani “non dà risposte dirette” e cambia idea “su tutto”: una critica chiara alle incoerenze percepite nella sua campagna elettorale.

L’ex governatore non nasconde le sue ambizioni di successo. Pur dichiarando che si ritirerebbe se a metà settembre non risultasse in vantaggio nei sondaggi, per adesso tiene la rotta. Inoltre ha preso le distanze da qualsiasi coordinamento con Trump, parlando a riguardo di speculazioni e soprattutto rifiutando esplicitamente l’appoggio del Presidente.

Difesa dellalternativa moderata

Con una strategia chiara, Cuomo vuole incarnare l’alternativa responsabile a Mamdani, già richiesta e sostenuta da esponenti moderati del campo democratico, puntando a un governo della Grande Mela efficiente ed inclusivo. Si contrappone dunque alla seduzione del linguaggio populista di sinistra con un messaggio pragmatico e razionale, convinto di poter conciliare crescita economica e coesione sociale.

La strada è tutta in salita: i sondaggi danno il giovane Mamdani nettamente avanti, con un margine che mette in ombra tutti gli altri contendenti. Benché abbia l’appoggio di tutto l’establishment moderato del partito, Cuomo non sembra in grado di sfondare. Dunque, ogni giorno che passa si fa più concreta l’ipotesi di un socialista alla guida della grande metropoli americana. Uno schiaffo insopportabile prt Trump.

Gaza, nella proposta Usa per il cessate-il-fuoco la garanzia che Israele non riprenderà i combattimenti

Roma, 8 set. (askanews) – La nuova proposta americana ad Hamas per un accordo di cessate-il-fuoco a Gaza che includa gli ostaggi prevede “garanzie altamente significative” che Israele non riprenderà i combattimenti finché saranno in corso i colloqui per la fine del conflitto. Lo riporta Ynet, citando fonti a conoscenza dei dettagli dei negoziati.

Secondo le fonti, le Idf (Forze di Difesa israeliane) non manterranno le attuali posizioni se la proposta entrerà in vigore ed è probabile un “riassetto” durante il cessate il fuoco.

La proposta – che Israele sta “seriamente prendendo in considerazione”, come dichiarato ieri da una fonte vicina al primo ministro Benjamin Netanyahu – prevederebbe che il movimento integralista islamico palestinese rilasci tutti i 48 ostaggi, vivi e morti, il primo giorno, mentre lo stato ebraico rilascerebbe centinaia di detenuti palestinesi condannati per terrorismo e migliaia di altri prigionieri.

Inoltre, secondo il quotidiano, le Idf annullerebbero la conquista di Gaza City e resterebbero fuori dalla città. Le due parti avvierebbero colloqui sulla fine del conflitto sotto la supervisione personale del presidente degli Stati Uniti  Donald Trump e il cessate-il-fuoco proseguirebbe fino alla fine dei negoziati.

Onu oggi irrilevante, domani forse sotto la leadership della Cina

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si aprirà domani a New York si preannuncia incandescente. La questione del riconoscimento dello Stato di Palestina vi terrà banco e occuperà le cronache per tutto il mese. Il confronto su quel tema alimenterà altresì il dibattito su cosa debba essere l’Onu in questo XXI° secolo, a 80 anni dalla sua nascita, un anniversario che verrà celebrato adeguatamente ma che rivela, al tempo medesimo, tutta la sua attuale debolezza, per non dire inconsistenza.

Dalle origini al diritto di veto

Sorta alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Organizzazione, fortemente voluta dal Presidente americano Franklin D. Roosevelt, riprendeva lo slancio idealistico della precedente e non fortunata Società delle Nazioni ideata un quarto di secolo prima dal suo predecessore Woodrow Wilson ma cercava di fondarla su una base internazionalista più solida. Tale solidità sarebbe stata garantita da un club di potenze che attraverso lo strumento del “diritto di veto” ne avrebbero guidato il percorso: massimo impegno nel campo della cooperazione e del diritto internazionale, costituzione di apposite agenzie dedite allo scopo ma limitazione politica a eventuali tentativi di aggiramento dei suoi scopi fondativi se non condivisi da tutti e pertanto inibibili tramite, appunto, il veto.

Un potere del quale potevano (e possono tuttora) disporre le cinque nazioni uscite vincitrici dal conflitto mondiale: Stati Uniti, Unione Sovietica oggi Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina, costituenti il Consiglio di Sicurezza in modo permanente.

Le promesse mancate

Come inevitabilmente accade con uno strumento quale il diritto di veto esso fin da subito funzionò “in negativo”, utile per bloccare ogni possibile risoluzione non condivisa anche da un solo membro del Club e invece inadatto, allo stato dei fatti, ad imprimere una qualsiasi svolta “in positivo” nella direzione di quello che doveva essere il suo obiettivo primario, ovverosia la prevenzione delle guerre e il progredire planetario dei diritti umani.

Fin da subito il mondo si divise secondo la logica sottoscritta a Yalta e la susseguente Guerra Fredda fra Est e Ovest non aiutò di certo lo sviluppo delle lodevoli ambizioni indicate dalla Carta delle Nazioni Unite, firmata il 26 giugno 1945, né della stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata dall’Assemblea Generale il 10 dicembre 1948 ma non resa vincolante per gli Stati membri (a precoce testimonianza di un impianto teorico generale che poi non funzionò, o funzionò poco, nella pratica).

Non solo. Veniva di fatto dimenticato, o comunque emarginato, il Sud del mondo, ai tempi come relegato in una serie inferiore, poi identificata dalla pubblicistica politica con la vagamente razzistica locuzione “Paesi in via di sviluppo”.

La decolonizzazione e i limiti delle missioni di pace

Ma negli anni sessanta la decolonizzazione europea fece sorgere o rinascere nuovi Stati in Africa e in Asia, e la loro adesione all’Onu cominciò a modificarne significativamente la composizione assembleare. Inoltre, la frequenza con la quale si accendevano guerre e conflitti in varie parti del globo disattendeva la missione pacifista dell’Organizzazione, indebolendola.

Le “missioni di pace”, di interposizione fra i nemici, attuate dai Caschi Blu si moltiplicarono nel tempo, certificando però il fallimento di fatto dello spirito universalistico e dell’afflato umanista delle Nazioni Unite. Che non riescono, ancora oggi, a impedire guerre, scontri, massacri, carestie indotte: un elenco di insuccessi che ne hanno lentamente ma costantemente eroso capacità, potenzialità, autorità. Sino ad una quasi sostanziale irrilevanza.

Gli Stati Uniti in ritirata, la Cina alla finestra

In qualche modo auspicata e favorita dagli Stati Uniti, che ne furono il motore propulsivo iniziale e che invece già con la presidenza Bush jr. e poi in maniera accentuata con la prima di Trump per non dire ora con la seconda ne hanno limitata l’operatività attraverso una sistematica riduzione dei fondi ad esse dedicati.

Lasciando però, così facendo, uno spazio di manovra assai ampio alla Cina, che punta ad ampliare – con iniziative quali BRICS e SCO – la propria sfera di influenza planetaria e dunque la propria base di alleanze nell’Assemblea Generale del Palazzo di Vetro.

Lo si vedrà in queste settimane e l’opportunità le verrà fornita dal dibattito sulla Palestina, nel quale gli USA rischiano di trovarsi isolati nella difesa delle posizioni di Israele, a sua volta in procinto d’essere emarginato da gran parte della comunità internazionale: risultato disastroso di una politica disastrosa oltre che criminale attuata dal suo attuale governo guidato da fanatici.

Una vicenda, quella di Gaza, che divide l’Occidente dimostrandone agli occhi del resto del mondo la sua vulnerabilità attuale (e ancor più quella prospettica).

Una nuova fase?

E così potrebbe aprirsi (l’occasione sarà la scelta del successore dell’ineffabile Antonio Guterres, segretario generale in scadenza il prossimo anno) una nuova fase nella storia dell’Organizzazione, nella quale sarà la Cina a provarne il rilancio a fronte del ritiro progressivo degli Stati Uniti. Ma alla sua maniera, che privilegia gli aspetti commerciali e nega quelli legati ai diritti umani, che antepone gli interessi degli stati sovrani a quelli universali. Un modello esattamente agli antipodi di quello che aveva ispirato la nascita dell’Onu.

Trump è sicuro: "molto presto" l’accordo sul cessate-il-fuoco a Gaza

Roma, 8 set. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sottolineato che un accordo di cessate-il-fuoco a Gaza sarà raggiunto “molto presto”, ribadendo una convinzione già ripetuta molte volte negli ultimi mesi.

“Penso che avremo un accordo su Gaza molto presto”, ha dichiarato Trump ai giornalisti al rientro a Washington da New York, senza fornire dettagli. “È un problema infernale”, ha aggiunto, “È un problema che vogliamo risolvere per il Medio Oriente, per Israele, per tutti. È un problema che risolveremo”.

Trump ha ricordato che Hamas sta tenendo degli ostaggi, “potrebbero essere poco meno di 20 perché tendono a morire, anche se sono in maggior parte giovani, tendono a morire”. Dei 48 ostaggi ancora detenuti a Gaza, le autorità israeliane ne hanno dichiarati deceduti 26, affermando di ritenere che 20 siano vivi e che la sorte di altri due ostaggi sia incerta. Nelle ultime settimane Trump ha affermato che meno di 20 ostaggi sono ancora vivi, allarmando le loro famiglie. Le autorità dello stato ebraico hanno affermato che la loro valutazione è rimasta invariata. “Abbiamo, diciamo, 20 persone e 38 corpi”, ha aggiunto Trump rivolgendosi ai giornalisti, facendo però confusione sul conteggio ufficiale dei corpi da parte di Israele, che è di 26.

Il presidente degli Stati Uniti ha affermato di credere che tutti gli ostaggi saranno restituiti, vivi o morti: “Penso che li avremo tutti”.

Trump commenta l’attacco russo a Kiev: "Non sono contento"

Roma, 8 set. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di “non essere contento”, commentando il più grande attacco aereo russo mai effettuato contro l’Ucraina, che ieri ha ucciso quattro persone e incendiato uffici governativi a Kiev.

“Non sono contento. Non sono contento di tutta la situazione”, ha insistito Trump rivolgendosi ai giornalisti quando gli è stato chiesto dell’attacco di ieri mattina, aggiungendo: “Non sono contento di quello che sta succedendo lì”.

Tennis, Alcaraz trionfa a New York: è il nuovo numero 1 del mondo

Roma, 8 set. (askanews) – Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Dopo 65 settimane di regno ininterrotto in cima alla classifica ATP, Jannik Sinner deve cedere lo scettro a Carlos Alcaraz. Il murciano, 22 anni, ha conquistato il secondo titolo agli US Open superando l’azzurro in finale con il punteggio di 6-2 3-6 6-1 6-4, chiudendo così un’edizione del torneo segnata dal suo dominio quasi totale. Per Alcaraz si tratta del secondo Slam stagionale, dopo il Roland Garros, e del sesto in carriera (4 quelli vinti da Sinner). Una vittoria che vale doppio: il trofeo e il sorpasso in classifica sull’amico-rivale Sinner, che si ferma a quota 65 settimane consecutive da numero 1 al mondo.

La partita è stata un dominio dello spagnolo. Il match si è aperto con Alcaraz subito aggressivo, capace di imporre un ritmo martellante al servizio e in risposta. Sinner, al contrario, ha faticato nei turni di battuta, concedendo troppo e trovandosi sotto di un set in poco più di mezz’ora. Nel secondo parziale l’altoatesino ha reagito con orgoglio: più incisivo da fondo e più lucido nelle scelte tattiche, è riuscito a strappare un set al rivale, l’unico che Alcaraz ha perso in tutto il torneo. Ma la rimonta si è fermata lì. Nel terzo set lo spagnolo ha mostrato una versione esplosiva, praticamente perfetta: sul 5-0 il destino della finale era già scritto. Il quarto set ha confermato la sua superiorità, chiudendo la contesa tra gli applausi di un Arthur Ashe gremito.

“È incredibile quello che Jannik ha fatto quest’anno. Ha sempre mantenuto un livello altissimo, ormai vedo più lui che la mia famiglia. È bello condividere il campo e lo spogliatoio con lui. Congratulazioni per tutto quello che sta facendo. Io sono fortunato ad avere un grande team e una famiglia che lavora duro per farmi migliorare non solo come tennista, ma anche come persona”, ha detto il nuovo numero 1 del mondo. Sinner, con sportività, ha riconosciuto la superiorità dell’avversario: “Oggi Carlos ha giocato meglio di me, io ho dato il massimo e più di così non potevo fare. Congratulazioni a lui e al suo team. È stata una stagione incredibile, sono felice di condividerla con la mia squadra, la mia famiglia e i miei amici”, ha dichiarato l’azzurro, che in questo 2025 aveva già trionfato agli Australian Open e a Wimbledon.

Il successo di Alcaraz porta il bilancio dei confronti diretti a 10-5 per lo spagnolo, che guida anche il conteggio degli Slam (6-4). Negli ultimi due anni i due si sono spartiti i grandi palcoscenici, rendendo ogni torneo del Grande Slam quasi un affare privato. La finale di New York ha confermato quanto profondo e spettacolare sia questo dualismo, capace di riportare il tennis a livelli di entusiasmo paragonabili all’epoca dei Fab Four. L’appuntamento è già fissato: a gennaio a Melbourne, dove Alcaraz e Sinner torneranno a sfidarsi per scrivere un altro capitolo di una rivalità che sembra destinata a fare la storia.

Trump, prima di vedere Sinner-Alcaraz, annuncia nuove sanzioni a Russia

Milano, 7 set. (askanews) – Donald Trump prima di lasciare la Casa Bianca per New York – per assistere alla finale maschile degli US Open tra Sinner e Alcaraz all’Arthur Ashe Stadium, dove è apparso in tribuna – ha detto di essere “pronto” a nuove sanzioni alla Russia, a quella che un reporter che gli poneva la domanda ha definito “seconda fase”.

Il presidente americano, grande appassionato di competizioni sportive, ha già assistito quest’anno alla finale del campionato di football americano, al SuperBowl, e alla finale della Coppa del Mondo per club FIFA.

Mentre lasciava la Casa Bianca per assistere alla finale maschile degli US Open nel Queens, a New York, il presidente Trump ha dichiarato di essere pronto a passare alla seconda fase delle sanzioni contro la Russia ma ha anche risposto alle domande sul Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Quando qualcuno gli ha chiesto se stesse “minacciando di andare in guerra con Chicago”, il presidente ha risposto: “Quando dici questo, cara, sono fake news. … Ascolta, stai zitta. … Non ascolti mai. Ecco perché sei di seconda categoria. Non andremo in guerra. Ripuliremo le nostre città. Le ripuliremo in modo che non uccidano cinque persone ogni fine settimana. Questa non è guerra”.

M.O, Israele: pronti a considerare molto seriamente proposta Trump

Milano, 7 set. (askanews) – Secondo una fonte vicina al primo ministro Benjamin Netanyahu, Israele starebbe “considerando molto seriamente” la nuova proposta del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump di liberare gli ostaggi e di cessate il fuoco. Ma “sembra che Hamas continuerà a rifiutare”, afferma la fonte.

La proposta di Trump prevede il rilascio di tutti gli ostaggi il primo giorno di tregua e, se i colloqui successivi daranno i loro frutti, la fine della guerra a Gaza, riporta Channel 12.

Hamas non ha ancora risposto. È considerato improbabile, da Israele, che il gruppo terroristico accetti un’offerta del genere.

Secondo la proposta, Hamas rilascerebbe tutti i 48 ostaggi, vivi e morti, il primo giorno, mentre Israele rilascerebbe centinaia di terroristi con le mani sporche di sangue e migliaia di altri prigionieri.

Inoltre, secondo il rapporto, le IDF annullerebbero l’imminente conquista di Gaza City e rimarrebbero fuori dalla città.

M.O., Fratoianni (Avs): "fermiamo genocidio del popolo palestinese"

Milano, 7 set. (askanews) – “Dall’Italia arriva in questi giorni una straordinaria risposta di solidarietà e di partecipazione contro la vergogna a cui assistiamo da mesi e mesi. E questa sera anche da piazza Vittorio a Roma una protesta e una risposta significativa: fermiamo il genocidio del popolo palestinese”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Avs parlando con i cronisti a margine del corteo partito a Roma da piazza Vittorio.

Anche una delegazione M5S, composta, tra gli altri, da Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera, e Francesco Silvestri, capogruppo M5S in commissione Esteri, sta manifestando a Roma in sostegno della Global Sumud Flotilla. “Siamo qui per augurare buon vento alla missione umanitaria Flotilla e per batterci contro il genocidio a Gaza”. Così in una nota il gruppo M5S alla Camera.

Francia, domani voto di fiducia mentre Le Pen vuole andare alle urne

Milano, 7 set. (askanews) – François Bayrou – vittima della poco fortunata iniziativa di tagliare i giorni di festa oltralpe – afferma di “non aver fretta” di lasciare il potere. Ma la situazione potrebbe portare Parigi allo scioglimento dell’Assemblea Nazionale? La domanda sorge spontanea oggi sui media francesi, e la risposta, sebbene incerta, è nelle mani dei diversi partiti politici francesi mentre la Repubblica attende il voto di fiducia dell’8 settembre, sul quale incombe lo spettro di un altro scioglimento.

Questo “rischio”, sul quale solo Emmanuel Macron ha autorità, viene vissuto da ciascuno dei gruppi parlamentari diversamente e continua a dividere. E se lo scioglimento “non è un suo desiderio”, Macron non “si priverà, a priori, del potere costituzionale” fanno sapere fonti a lui vicine.

Ma alla vigilia del voto di fiducia che, salvo una sorpresa clamorosa, dovrebbe far cadere Bayrou, i discorsi si moltiplicano. E i leader politici stanno già pianificando il futuro. “Non si può accettare la nomina di un Primo Ministro socialista”, ha avvertito oggi Bruno Retailleau, leader dei Repubblicani, alla chiusura del congresso del partito a Port-Marly (Yvelines).

RN A FAVORE DI UN RITORNO ALLE URNE “ULTRARAPIDO”

Alla vigilia della possibile caduta del governo Bayrou in Francia, la leader del Rassemblement national, Marine Le Pen, ha chiesto con insistenza oggi domenica 7 settembre un nuovo scioglimento dell’Assemblea nazionale, affermando di essere pronta a “sacrificare ogni mandato sulla Terra” per ottenere “l’alternanza” e portare il suo partito a Matignon.

Durante il suo tradizionale ritorno politico a Hénin-Beaumont, nel Pas-de-Calais – ormai forziere di voti per il suo partito -, la leader del RN si è detta pronta a “sacrificarsi”. Una minaccia inequivocabile, per la gioia del migliaio di attivisti andati ad ascoltarla nel cortile di una scuola.

In questa campagna, il Rassemblement National sembra mantenere una linea più ferma rispetto al resto della classe politica. Dopo l’incontro con François Bayrou a Matignon, la deputata Marine Le Pen – condannata all’ineleggibilità con pena detentiva provvisoria per appropriazione indebita di fondi pubblici – ha dichiarato di volere “uno scioglimento ultrarapido”. Inevitabile, ma accadrà lunedì? Nessuno lo sa.

POSIZIONE VAGA DELLA SINISTRA

Per ora, il gruppo parlamentare di sinistra non ha preso posizione esplicita sulla questione dello scioglimento. Citando “la necessità di voltare pagina”, Jean-Luc Mélenchon leader de La France insoumise si è limitato a ribadire la volontà del partito di presentare una mozione per l’impeachment di Emmanuel Macron. Da parte sua, Stéphane Peu, presidente del gruppo parlamentare della Sinistra Democratica e Repubblicana, ha delineato su Franceinfo le probabili alternative, tra cui “le dimissioni del presidente, lo scioglimento dell’Assemblea nazionale o un referendum”, senza specificare quale soluzione sostenga maggiormente.

I SOCIALISTI SI PREPARANO

“Se dovesse verificarsi uno scioglimento, vogliamo essere pronti all’interno del Partito Socialista. Ci stiamo lavorando”, ha dichiarato Boris Vallaud a Libération. Pertanto, “data la situazione nel Paese”, il presidente del gruppo parlamentare ha affermato di non aspettarsi uno scioglimento e di non chiedere le dimissioni di Emmanuel Macron, perché queste “circostanze non consentirebbero una campagna seria e pacifica”.

IL “NO” DI MoDem, ENSEMBLE E HORIZONS

I sostenitori di Emmanuel Macron attendono con ansia l’esito del voto di fiducia di lunedì e rivolgono la loro attenzione al Partito Socialista alla ricerca di una forza di riserva all’Assemblea Nazionale. Da parte loro, i socialisti sono pronti a negoziare, ma sulla base di proposte proprie.

I gruppi alleati della maggioranza condividono la stessa posizione comune contro lo scioglimento. Un consenso confermato durante gli incontri organizzati da François Bayrou a Matignon. Inoltre per Laurent Wauquiez, presidente del gruppo parlamentare repubblicano, lo scioglimento “non è una soluzione”. E anche i rappresentanti eletti del gruppo Libertà, Indipendenti, Territori d’Oltremare (LIOT) non vogliono “aggiungere caos al caos” e rifiutano “la logica dello scioglimento”.

BAYROU TORNA SUL MOVIMENTO DEL 10 SETTEMBRE

“Saranno mobilitati tutti i mezzi per evitare che il Paese venga bloccato e che si verifichino violenze”, ha dichiarato François Bayrou a proposito del movimento del 10 settembre. “L’ultima carta rimasta al governo è quella di rendere le proteste impopolari, di instillare paura”, ha intanto denunciato la leader sindacale (CGT), Sophie Binet. Secondo lei l’esecutivo starebbe quindi cercando di rendere “impopolare” il movimento che chiede il “blocco” del Paese il 10 settembre, “spaventando” i francesi e sollevando preoccupazioni sul rischio di violenza.

(di Cristina Giuliano)

Formula1, Leclerc: "Primi giri complicati, podio impossibile"

Roma, 7 set. (askanews) – Quarto in qualifica, quarto in gara. Si chiude con un bilancio negativo il weekend di Monza per Charles Leclerc, che non è riuscito a replicare la memorabile impresa del 2024 rimanendo ai piedi del podio in occasione del Gran Premio d’Italia 2025. La Ferrari si è rivelata meno competitiva rispetto alla Red Bull di uno scatenato Max Verstappen e alle McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri, scegliendo un set-up estremo per privilegiare la velocità sui rettilinei ma pagando dazio a serbatoio pieno un po’ in tutte le curve del circuito brianzolo.

“I primi giri sono stati molto complicati, le gomme dietro slittavano provocando problemi di surriscaldamento che ci sono costati tantissimo in termini di tempo sul giro. Piastri è stato bravo alla prima di Lesmo a passarmi all’esterno, poi per il resto sono stati duelli normali. È stato davvero un peccato perdere così tanto tempo all’inizio della gara, perché poi siamo andati bene. Non eravamo veloci come i primi, ma avrei potuto gestire meglio chi avevo alle spalle e magari provare a fare qualcosa di diverso”, dichiara il monegasco della Rossa a proposito delle difficoltà affrontate soprattutto nei primi 15 giri.

“Non credo comunque che sarei riuscito a centrare il podio. Ho dato il mio meglio e non era possibile se non per qualche errore di chi avevo davanti. Eravamo un po’ più veloci delle Mercedes, ma non di quanto ci aspettavamo. Ci aspettavamo anche un degrado maggiore delle gomme. Non eravamo comunque abbastanza veloci per centrare il podio”, spiega Leclerc.

“Noi abbiamo ottenuto il massimo, più di così non potevamo fare. Rispetto all’anno scorso la Red Bull ha preparato un pacchetto per i circuiti a basso carico aerodinamico che ha funzionato bene e le McLaren si sono confermate davanti a noi”, aggiunge il nativo del Principato ai microfoni di Sky Sport riconoscendo la superiorità tecnica dei primi tre in questo weekend.

Sulle prospettive in vista della prossima tappa in Azerbaigian: “A Baku forse potremo dire la nostra in qualifica, ma poi in gara i valori in pista vengono fuori. Sicuramente sarà una questione di degrado gomme. È una pista dove sono forte e tutto è possibile, ma guardando a oggi ci manca ancora tanto per raggiungere McLaren e Red Bull. Non avevo tanta fiducia per oggi e credo che sarà lo stesso a Baku”.

Formula1, Vasseur: "Nella lotta con Piastri sacrificato le gomme"

Roma, 7 set. (askanews) – Si conclude con la vittoria di Max Verstappen il Gran Premio d’Italia 2025, sedicesimo appuntamento del Mondiale F1. Nella splendida cornice dell’Autodromo di Monza, l’olandese si è difeso inizialmente dagli attacchi di Lando Norris, conquistando un meritato primo posto e battendo nettamente le McLaren. Terza vittoria stagionale e terza anche a Monza.

Alle sue spalle doppietta McLaren con Lando Norris ed Oscar Piastri. Fuori dal podio la Ferrari di Charles Leclerc che, nei giri iniziali, ha cercato di sorpassare Piastri, senza però avere ritmo per mantenere la terza piazza. Sesto invece Lewis Hamilton che completa un ottima rimonta dal decimo posto. Ai microfoni di Sky Sport, il Team Principal della scuderia di Maranello Fred Vasseur, si è così espresso sulla prestazione dei suoi piloti: “Innanzitutto abbiamo vista una bella lotta da parte di Charles ed anche da parte di Lewis che ha rimontato dopo la penalità. Siamo stati in lotta con Piastri nella prima fase ed era andata bene però probabilmente abbiamo consumato tanto le gomme nei primi giri e nei dieci successivi abbiamo sofferto un po’. Poi il passo è tornato, siamo riusciti ad estendere lo stint però abbiamo pagato il prezzo di quella battaglia”.

“La pista è migliorata tanto nel corso della gara, all’inizio non c’era degrado. Eravamo tutti nella stessa zona, si parla di un margine di pochi centesimi in termini di passo. L’atmosfera è strepitosa, l’entusiasmo e la passione qui a Monza sono incredibili. Domani riesamineremo tutto il weekend e capiremo se si poteva fare qualcosa di meglio o no. Se vogliamo prendere a paragone la McLaren è stato uno dei migliori gare, eravamo solo a 5 secondi da loro. Max è stato eccezionale oggi. Lewis è stato bravo a rimontare, non era semplice con poca ala. Ha fatto un ottimo lavoro fino alla fine”, ha poi chiuso Vasseur.

Armani, Dan Peterson: non vederlo a partite Olimpia mi spezzer cuore

Milano, 7 set. (askanews) – “Non ci sono parole, per me lui vive eternamente, una grande tristezza, mancher la sua classe, la sua integrit, un uomo d’onore, andare al Forum a vedere le partite dell’Olimpia quest’anno e non vedere lui a bordo campo mi spezzer il cuore, stato un onore lavorare con lui”.

Cos Dan Peterson, allenatore dell’Olimpia Milano, ricordando Giorgio Armani alla camera ardente a Milano.

Formula1, Verstappen: "Sempre speciale vincere a Monza"

Roma, 7 set. (askanews) – Max Verstappen festeggia, con pieno merito, dopo aver centrato uno straordinario successo nel Gran Premio d’Italia, sedicesimo appuntamento del Mondiale di Formula Uno 2025. Sullo splendido scenario del tracciato di Monza il pilota olandese ha messo in scena una prestazione stellare, da quattro volte campione del mondo. Dopo la pole position conquistata ieri, oggi ha completato l’opera, prendendo il comando della gara e distanziando giro dopo giro i rivali.

“Sicuramente una grande giornata per noi – le parole di Verstappen – Dopo quello che era successo in partenza, quando ho dovuto cedere la posizione a Lando Norris, ho ripreso il comando e ho completato un ottimo primo stint. Sono rientrato ai box nel momento giusto per montare le hard e nel finale ho potuto spingere nel migliore dei modi. Direi una esecuzione fantastica di tutti. Un weekend impeccabile ed è sempre un piacere vincere qui”. L’olandese prosegue: “Ho avuto un ottimo ritmo sin dall’avvio. La macchina oggi è stata impeccabile. Se potrò avere altre possibilità simili nel corso dell’anno? Non lo so, io come sempre ci proverò volta per volta”.

Armani, Enzo Miccio: ci ha riempito di bellezza a 360 gradi

Milano, 7 set. (askanews) – “Un genio dell’etica, non solo della moda, dell’educazione, del senso della responsabilit, del buon gusto, uno stile sempre sussurrato, mai urlato e sempre coerente, per 50 anni ci ha insegnato tanto, io ho avuto la fortuna negli ultimi 20 anni di essere in contatto con la maison e di imparare, perch c’era solo da imparare”. Cos Enzo Miccio, conduttore tv e wedding planner, arrivando a Milano alla camera ardente di Giorgio Armani.

“Ha creato uno stile inimitabile, inconfondibile, si sempre rinnovato con uno studio attento alle silhouette e alla scelta dei tessuti, questa stata la magia e il genio e la capacit di diversificare, dalla moda alla casa, ai fiori, e Milano gli deve tanto, la bellezza a 360 gradi, ci ha riempito di bellezza” ha aggiunto.

Pallavolo donne, l’Italia è campione del mondo

Roma, 7 set. (askanews) – L’Italia è campione del mondo di pallavolo femminile. Battuta la Turchia 3-2 (25-23, 13-25, 26-24, 19-25, 15-8). Dimenticare il Brasile, girare pagina e puntare al bersaglio grosso. Era questo l’imperativo per l’Italia campionessa olimpica, e a Bangkok le azzurre di Julio Velasco hanno centrato l’impresa più difficile: battere la Turchia di Daniele Santarelli, tecnico italiano e marito della nostra Monica De Gennaro, in una finale giocata sul filo dei nervi. Dopo due ore e mezza di battaglia serrata, è arrivato il trionfo per 3-2 (25-23, 13-25, 26-24, 19-25, 15-8) e il ritorno sul tetto del mondo ventitré anni dopo l’oro di Berlino 2002.

La sfida si è sviluppata come un duello all’ultimo punto tra due attaccanti straordinarie: da un lato Paola Egonu, simbolo della rinascita azzurra, dall’altro Melissa Vargas, cubana naturalizzata turca, devastante con i suoi 33 punti. Il match è iniziato in equilibrio assoluto. L’Italia ha rischiato di farsi sorprendere da un avvio brillante delle avversarie, ma nel momento più delicato Egonu ha ritrovato i suoi colpi migliori, firmando il break decisivo e regalando alle compagne il primo set per 25-22. Sembrava il preludio a una partita in discesa, ma la Turchia ha immediatamente rialzato la testa: parziale dominato, Italia incapace di reagire e un pesantissimo 13-25 che ha rimesso la finale in parità.

Il terzo set è stato quello della svolta emotiva. Le azzurre hanno ritrovato ordine e carattere, ingaggiando uno scambio punto a punto fino al 24-24. Nel momento decisivo ancora Egonu ha preso in mano la squadra: due battute vincenti e 26-24 Italia. Ma la partita non era affatto chiusa. La Turchia, spinta da una Vargas incontenibile, ha rimesso le cose a posto nel quarto parziale, conquistato 25-19 e rimandando tutto al tie-break. L’epilogo, come già accaduto in semifinale, ha premiato la tenacia azzurra. Sostenute dalla regia di Alessia Orro, dai muri di Antropova e dalle difese infinite di Sylla (19 punti e leadership preziosa), le ragazze di Velasco hanno imposto un ritmo insostenibile per le avversarie. Il 15-8 finale ha sancito la vittoria e la festa tricolore: Italia campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. Un titolo che vale doppio, perché arrivato al termine di un ciclo straordinario: oro olimpico a Parigi 2024, due VNL consecutive e ora il Mondiale, con un’incredibile striscia di 36 vittorie di fila. “Siamo una squadra che non molla mai – ha detto Egonu a fine partita – e oggi lo abbiamo dimostrato. Abbiamo sofferto, ma abbiamo vinto insieme”.

Dal presidente della repubblica Sergio Mattarella felicitazioni e congratulazioni alle ragazze italiane della pallavolo. Il presidente Mattarella, dopo la partita, si è messo in contatto con il presidente del Coni, e ha invitato la squadra al Quirinale.

“Le Azzurre della pallavolo scrivono la storia: campionesse del mondo!”. Così in un post su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a pochi secondi dalla vittoria.

Formula1, Max Verstappen vince il Gp d’Italia a Monza

Roma, 7 set. (askanews) – Max Verstappen torna al successo nel Gran Premio d’Italia a Monza, riportando la Red Bull sul gradino più alto del podio con una prestazione di forza. L’olandese, scattato dalla pole, costruisce la vittoria imponendo un ritmo insostenibile per gli avversari e resistendo agli attacchi iniziali della McLaren. Sul podio Norris, Piastri, Leclerc, Hamilton. Una gara veloce, combattuta, che regala spettacolo soprattutto nei primi giri e nelle battaglie a centro gruppo, confermando il valore della pista brianzola come uno dei teatri più emozionanti della stagione. Al via è Lando Norris a sorprendere Verstappen, prendendo momentaneamente la testa. Ma l’olandese non si lascia intimorire: risponde con decisione già nelle prime curve e torna al comando, ristabilendo l’ordine con una manovra decisa che segna la direzione della corsa. La McLaren si conferma subito l’unica vera rivale della Red Bull: Norris resta incollato al leader, mentre Oscar Piastri si inserisce nel gruppo di testa, pronto ad approfittare di ogni spiraglio.

Dietro, il primo colpo di scena: Fernando Alonso è costretto al ritiro per un problema tecnico alla sospensione, salutando anticipatamente la gara. La sua uscita lascia spazio a duelli ravvicinati fra le Ferrari e le Mercedes, con Charles Leclerc e George Russell che si scambiano più volte le posizioni nella parte centrale della top-10. Il Gran Premio entra nel vivo con la fase dei pit stop. Red Bull gestisce senza rischi, garantendo a Verstappen una finestra pulita per rientrare e mantenere la leadership. McLaren sceglie di differenziare le strategie dei due piloti, con Norris e Piastri che si scambiano repentinamente la posizione per sfruttare al meglio il ritmo e proteggere la seconda e la terza piazza.

Non mancano episodi di tensione: Carlos Sainz finisce in testacoda dopo un contatto con Oliver Bearman, perdendo ogni possibilità di lottare per il podio davanti al pubblico di casa. Esteban Ocon e il giovane Kimi Antonelli incappano invece in penalità che li ricacciano fuori dalla zona punti.

Il pubblico di Monza spera nella Ferrari, ma la SF-24 non riesce a tenere il passo delle vetture di vertice. Charles Leclerc resta in lotta costante per le posizioni subito dietro al podio, mostrando aggressività nei duelli ma senza mai trovare lo spunto per scalare la classifica. Lewis Hamilton, penalizzato al via, costruisce invece una rimonta convincente: giro dopo giro risale la graduatoria, conquistando punti importanti che consolidano la sua posizione in campionato.

Gli ultimi giri confermano il copione: Verstappen vola verso la vittoria con un margine di sicurezza, gestendo il vantaggio senza errori. Norris conserva la seconda posizione, mentre Piastri chiude terzo blindando un podio che si rivela fondamentale in ottica iridata. Il pubblico di Monza applaude un podio diverso da quello sperato, ma comunque spettacolare: Red Bull davanti a due McLaren in grande forma.

Il Mondiale non si ferma: il circus si sposta a Singapore, dove dal 3 al 5 ottobre il circuito cittadino ospiterà una tappa cruciale. Una pista che tradizionalmente premia strategia e gestione gomme, pronta a offrire un nuovo capitolo nella sfida per il titolo tra McLaren e Red Bull.

In corso a Roma il Festival Short Theatre, 20esima edizione

Roma, 7 set. (askanews) – Dal 5 al 14 settembre 2025 torna Short Theatre, il festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea e alle performing arts, che quest’anno festeggia 20 anni, segnando una tappa simbolica e sostanziale nella storia del festival e della scena artistica della città di Roma. 10 giorni di programmazione, più di 35 tra compagnie, progetti artistici e figure che uniscono arte, pensiero critico e politica, in un programma che conta oltre 70 appuntamenti e mappa le geografie meno battute, del Sud ed Est Globale, portando artiste/i da Italia, Spagna, Grecia, Cipro, Filippine, Iran, Libano, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, oltre che Francia, Svizzera, Paesi Bassi. Un riconoscimento al valore per la città e per il panorama nazionale arriva da Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale: ‘Vent’anni sono un traguardo importante che confermano Short Theatre come un tassello fondamentale per la creazione contemporanea e le performing arts a Roma. Un evento culturale che quest’anno coinvolge oltre 35 tra compagnie teatrali, progetti artistici e figure che uniscono arte, pensiero critico e politica. Per celebrare la ventesima edizione il programma di quest’anno prevede oltre 70 appuntamenti e la partecipazione di artisti internazionali da diverse geografie del mondo per esplorare nuovi linguaggi e pratiche artistiche. Sarà un festival diffuso che animerà gli spazi del Mattatoio, del Teatro India, del Teatro Vittoria e di Palazzo dei Congressi. Uno dei grandi meriti di Short Theatre è la capacità di coinvolgere numerose comunità e affermare il suo impegno verso l’accessibilità e l’inclusione. Sarà un momento unico, dove la creatività si sposa con l’impegno sociale e conferma una riappropriazione degli spazi della nostra città come luoghi vivi di dialogo e innovazione culturale’. Un’edizione che vede per la prima volta a lavoro il nuovo gruppo curatoriale composto da Silvia Bottiroli, Silvia Calderoni, Ilenia Caleo, Michele Di Stefano, sperimentando una modalità plurale di immaginare la curatela artistica che muove verso un ripensamento della forma festival attraverso la generazione di formati e attitudini innovative. Oltre a confermare le linee strutturali già presenti – transdisciplinarietà, accessibilità, internazionalità, radicamento sul territorio – Short Theatre 2025 si pensa come spazio di creazione artistica, offrendo un contesto di ideazione e sperimentazione da cui possano germogliare formati e progetti pensati assieme ad artisti/e, compagnie, centri di ricerca e di produzione, spalancando lo spazio dell’invenzione, l’immaginazione radicale, l’impensato. In un momento di crisi globale e grande fragilità delle arti performative contemporanee italiane, ST25 vuole rilanciare il potenziale trasformativo, affettivo e partecipativo insito nella sperimentazione contemporanea, mettendo in connessione realtà differenti di creazione per geografia, anagrafica, linguaggio, carriera artistica. ST25 va alla ricerca di nuovi immaginari in un approccio cross-disciplinare che abbraccia per la prima volta la co-creazione con altri linguaggi, come il cinema, e inaugura formati che fanno della sperimentazione il proprio focus: camere drammaturgiche che schiudono i processi creativi da cui muove il lavoro per la scena, classi in cui la relazione tra teorie e corpi chiama direttamente in causa la pratica, spazi creativi attraversabili nella forma del “set cinematografico” dal vivo, residenze sperimentali aperte al pubblico.

Il nucleo del festival resta ancorato agli spazi del Mattatoio a Testaccio e in particolare al padiglione della Pelanda, che ospita Short Theatre dal 2010 grazie al contributo dell’Azienda Speciale Palaexpo – da anni tra i principali sostenitori del festival oltre che partner progettuale di ST – inaugurando una nuova traiettoria triennale che va alla ricerca di spazi eccezionali o inusuali della città come il Palazzo dei Congressi e il Teatro Vittoria. Torna il Teatro India, luogo in cui il festival è nato vent’anni fa e ancora oggi sua importante sede – dove, grazie alla collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, quest’anno ospita parte del festival e un ciclo di residenze artistiche che intersecano la programmazione del festival. Un’edizione speciale caratterizzata da nuove sinergie, come quella con la media company Urban Vision Group – leader nella comunicazione urbana e nella promozione del valore culturale – quest’anno Main Sponsor di Short Theatre e partner essenziale nel sostenere la realizzazione, oltre che lo storytelling, del festival. Guidata dalla visionarietà che contraddistingue il CEO Gianluca De Marchi, Urban Vision Group co-realizzerà degli interventi video legati alle performance in atto negli spazi del festival, proiettandoli quotidianamente sul proprio maxi-led screen posizionato nel cuore di Testaccio, sull’edificio dell’Ex Mattatoio. Un ‘macroscopio’ espressivo che trasformerà gli spazi urbani facendosi ponte tra gli spettacoli del festival e la città, per incontrare le persone e creare community inclusive e trasversali. O ancora, con Magliano, brand italiano tra i più creativi ed estrosi, che co-realizzerà una serie limitata di oggetti e capi d’abbigliamento. E ancora, quella con EUR SpA, che permetterà al festival di abitare, per la prima volta, le architetture ampie e imponenti del Palazzo dei Congressi all’Eur; o quella con la casa di produzione cinematografica Grøenlandia, che darà vita a PIOGGIA, una “magia” che inaugura un nuovo modo di guardare alla relazione tra cinema e pratiche artistiche dal vivo. Altre, preziose, che tornano, come quella con Romaeuropa Festival, che arricchisce il settembre romano con la co-realizzazione di uno degli spettacoli più attesi dell’edizione, la creazione di Anne Teresa de Keersmkaer e Rabih Mroué, ma anche quella con il Teatro dell’Opera di Roma, ospitando il laboratorio gratuito di Nadia Beugré negli spazi del Laboratorio dei Cerchi, oltre che partecipando alla realizzazione di PIOGGIA al Palazzo dei Congressi. Dal dialogo tra l’artista visiva Noura Tafeche e Short Theatre nasce l’immagine guida del festival composta da una tavola gremita di presenze prelevate dalla rete e disegnate a mano. «Ogni immagine è una rimasticazione lenta di ciò che è già stato impulsivamente prodotto, postato, condiviso, archiviato. (…) un affollamento ricomposto che ripercorre l’esperienza comune dello scorrere, in solitario, un feed infinito.» afferma l’artista parlando di questo lavoro. Dalla nuova traiettoria curatoriale emergono proposte di sperimentazione, che sottolineano la volontà di amplificare la dimensione creativa dello spazio-tempo del festival. Tra queste gli “Ambienti”, allestimenti a metà tra installazione site-specific e spazio di programmazione che saranno attraversabili nella forma del “set cinematografico” dal vivo. Leopardo, concepito come struttura generativa aperta, è un format affidato a personalità artistiche differenti, che consiste nella creazione di una zona, mobile ed estemporanea, tra i diversi spazi del festival. Tra questi/e: Laura Scarpini, Antonella Bertoni, Cristina Kristal Rizzo, Fabrizio Favale. La vocazione sperimentale del festival si interseca con l’impegno per la diffusione e l’accessibilità dei linguaggi artistici. Va in questa direzione A Land in A Land dell’artista e cineasta Liryc Dela Cruz, la residenza sperimentale che tramuterà gli Atelier della Pelanda in studio artistico temporaneo e visitabile dal pubblico, in cui l’artista porterà avanti il proprio lavoro di ricerca sul “landmaking”, sul desiderio queer e sulle architetture invisibili costruite da persone che vivono oltre i confini. Il formato ibrido di Camera promuove la sperimentazione drammaturgica, invitando artiste e autrici a condividere appunti e riflessioni sui progetti teatrali in via di creazione, in dialogo con le curatrici del festival, dramaturg, altri/e artisti/e, operatori e operatrici culturali e pubblico, permettendo uno scambio orizzontale che possa nutrire il processo creativo senza esporlo. Al centro di questi spazi saranno Carolina Bianchi, Industria Indipendente, Eva Geatti, autrice selezionata da Short Theatre per il progetto europeo Fabulamundi New Voices. Il programma di ST25 spazia tra le generazioni e le geografie artistiche, componendo un panorama in cui spiccano le collaborazioni e l’incontro tra generi e linguaggi. È il caso di A little bit of the moon di Anne Teresa De Keersmaeker e Rabih Mroué, in prima nazionale l’8 e 9 settembre al Teatro India che fa della vulnerabilità e della giocosa intimità la propria cifra, in un dialogo tra due tra le figure artistiche più significative nella scena contemporanea internazionale. Rabih Mroué sarà in scena anche con due lavori della sua serie non-academic lecture, Make me stop smoking (11 settembre) e Before Falling seek the assistance of you cane (12 settembre), in cui il regista coinvolge il pubblico in una riflessione urgente, quella intorno allo statuto di verità delle immagini e al potere insito nella riappropriazione degli archivi. Poetico, emotivo, spirituale, intenso è U. (Un canto), nuova produzione di Alessandro Sciarroni, nata su un invito della Fondation Cartier di Parigi, in scena il 9 e 10 settembre al Teatro Vittoria: una performance musicale per sette voci che assembla brani riarrangiati della tradizione coristica italiana, stabilendo nuove connessioni tra tradizione e immaginario presente. La dimensione rituale e spirituale attraversa i lavori di diversi/e artisti/e appartenenti a generazioni differenti. È il caso di Le repos di Clara Delorme, coreografa fellow nel 2024-2025 all’Istituto Svizzero, che sostiene la presentazione di questo lavoro in prima nazionale a ST2: una “triste commedia” per quattro danzatrici che, attraverso la predominanza di due colori – il blu e l’arancione – invitano a rendere collettivo il dolore e il lamento per il lutto (10 e 11 settembre). L’elaborazione della sofferenza passa dalla materialità, dal contatto con la terra e con le proprie radici in Whatever I am / let it be seen di Giorgia Ohanesian Nardin, un’elegia che sceglie la danza e la scrittura lirica come pratiche capaci di ancorare il sapere alla percezione del corpo (5 e 6 settembre). Lirismo e contemplazione emergono anche in Epique! di Nadia Beugré in prima nazionale con questa creazione in cui, accompagnata da una musicista e una griot, esplora la mitologia del villaggio natale di sua nonna materna, in Costa d’Avorio. Si muove intorno al concetto di memoria ancestrale e pre-individuale la nuova creazione di Dewey Dell, il cui processo creativo parte dall’osservazione dell’ex-voto come oggetto che incastona paure collettive e saperi istintuali, a ST25 il 6 e 7 settembre. Provoca inquietudine, allucinazione, visceralità e sensualità Darkness Pic Nic del collettivo DOM-, performance in cui il pubblico è invitato a banchettare insieme nello spazio urbano, in un omaggio-riscrittura di Picnic ad Hanging Rock, film cult di Peter Weir del 1975 (13 e 14 settembre). È la poesia, in particolare quella sentimentale e punk di Derek Jarman, punto di partenza per ?????? / ?nixi, della regista e attrice greca Alexia Sarantopoulou che debutta a ST25 il 13 e 14 settembre, lavoro sinestetico in cui il corpo delle performer in scena dialoga con oggetti, ombre, versi del passato, delineando confini imprevisti, malinconici, eppure vibranti. Corpi che giocano con la luce, azioni che si nascono del buio, così come sono costretti a celarsi nella parola i movimenti della danza di Ali Asghar Dashti&Nasim Ahmadpour – figure artistiche tra le più attive e prolifiche nel teatro iraniano e internazionale. Il 9 e 10 settembre ST25, in sinergia con il Festival d’Automne presenta We Came to Dance, lavoro che si colloca sul filo della censura, rendendo percepibile agli “occhi” europei il divieto della danza che vige in Iran. Il teatro come luogo di incontro, commiato, accoglimento, contrattazione, e come regno, quindi, del potere e della dominazione è esplorato a partire da alcuni gesti e movimenti esemplari – come, ad esempio, l’inchino – da Vincent Giampino nel dittico Schaustellen, che debutta il 13 e 14 settembre. Il corpo e i suoi codici sono al centro anche di With All My Strenght, inchiesta performativa interdisciplinare della giovane Martina Rota che interroga le ossessioni legate al fisico, attraverso la pratica del “posing” del bodybuilding (13 settembre). La soggettività maschile è al centro di Analphabet di Alberto Cortès, regista e performer rivelazione nella stagione teatrale europea di quest’anno, che affronta un tema importante e doloroso, quello dell’abuso e della violenza all’interno delle relazioni amorose, in prima nazionale il 6 e 7 settembre. E ancora il corpo, la sua presenza e la potenzialità espressiva sono il cuore della ricerca artistica di due delle artiste più riconosciute nel panorama nazionale e internazionale, come il Premio Ubu Silvia Rampelli / Habillé d’eau, con la sua nuova produzione L’avvenire, che parte dal corpo per interrogare i fenomeni dell’apparire e del percepire come questione filosofica e linguistica (il 10 e 11 settembre); o Elena Antoniou, artista e performer cipriota, che il 13 settembre e 14 settembre presenta a ST25 Landscape, provocando lo sguardo del pubblico e lo spazio scenico attraverso il proprio corpo-paesaggio. Nel nome delle alleanze e delle complicità con chi anima la vita musicale della città, ogni giornata del festival sarà animata dalle atmosfere sonore di dj e musicisti/e della scena romana, nel formato quotidiano dedicato agli ascolti Salon. Tra musica e arte visiva si colloca They Shoot Horses, celebre video-installazione dell’artista visivo britannico Phil Collins, realizzata nel 2004 e riproposta a Short Theatre grazie alla co-curatela di NERO Editions che ritrae giovani palestinesi ballare a ritmo di grandi successi pop, come un atto di resistenza di fronte alle atrocità quotidiane che il popolo palestinese subisce da decenni, nella forma di una fragile ma inestinguibile prefigurazione della liberazione che verrà. Novità di quest’anno è la collaborazione con No Name Radio, digital radio in onda su RaiPlay Sound dedicata alla scena musicale emergente, che porterà negli spazi della Pelanda il live di Ethan il 10 settembre, oltre a realizzare un docu-podcast su Short Theatre. L’ultima serata si accenderà grazie alla potenza di due live: quello della vulcanica ed eclettica Rebecca Solari, giovane artista, performer e cantante a ST25 grazie al sostegno dell’Istituto Svizzero, e quello di Fulu Miziki, ensemble musicale afrofuturista composta da sei musicisti della Repubblica Democratica del Congo, che realizza strumenti, costumi per spettacoli e maschere con materiali di scarto, dando vita a un’esibizione senza precedenti. Il 13 e 14 settembre, grazie al contributo di EUR SpA, Short Theatre si muoverà dagli storici spazi del Mattatoio in direzione del quartiere Eur per approdare del Palazzo dei Congressi. Con un’azione artistica coraggiosa, inedita e travolgente, il festival contribuirà a ripensare le architetture dell’iconico edificio razionalista nelle forme espressive, evocative ed immaginifiche, delle arti performative. Lo spazio del Palazzo dei Congressi permette a Short Theatre di aprire nuove possibilità di articolazione espressiva. La presenza di grandi spazi vuoti e contigui e gli elementi architettonici dell’edificio rendono possibile la sperimentazione di formati differenti. Muoversi all’interno di spazi così diversi da quelli canonicamente destinati allo spettacolo dal vivo apre inoltre a una maggiore commistione tra linguaggi, dalla musica alle arti visive, dalla danza e la performance al public program e al clubbing. Attraverseranno Short Theatre @Palazzo dei Congressi: Alessandro Sciarroni, Alexia Sarantopoulou, Antonella Bertoni, Bunny Dakota, DOM-, Cristina Kristal Rizzo, Daria Deflorian, Elena Antoniou, Fabrizio Favale, Federica Giardini, Fulu Miziki, Hugo Sanchez, Jari Boldrini, Laura Scarpini, Martina Rota, Rebecca Solari, Roberto Esposito, PIOGGIA / Grøenlandia, Tania Garriba, Valeria Golino, Vincent Giampino. (Segue)

Armani, Palombelli: era l’Italia del fare contro l’Italia della lagna

Milano, 7 set. (askanews) – “Ci eravamo conosciuti qui a Milano nell’80, quando tutto nasceva, Mediaset, la grande moda, ci si riprendeva dall’Italia del terrorismo, e siamo rimasti legati, mi dispiace tanto”. Cos la giornalista Barbara Palombelli ricorda Giorgio Armani dopo avergli reso omaggio alla camera ardente a Milano.

“Ci siamo scritti quest’estate, perch non era stato bene, rispondeva a tutti, rappresentava la precisione, l’Italia del fare contro l’Italia della lagna, una grande lezione la sua che continuer” ha concluso.

Armani, De Laurentiis: rispettava persone, la gente gli dimostra amore

Milano, 7 set. (askanews) – “Era uno che amava e rispettava la gente e la gente gli sta dimostrando il suo amore”. Cos Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, dopo aver reso omaggio a Giorgio Armani alla camera ardente a Milano.

“Una battuta non rappresenterebbe la sua grandezza, rimaniamo rispettosamente silenti come le candele che lo stanno accompagnando in questo ultimo viaggio, bellissime, una messa in scena di livello, che lo rappresenta in tutto” ha aggiunto.

Armani, Tardelli: ha dato molto all’Italia ed rimasto vero italiano

Milano, 7 set. (askanews) – “Ho tanti bei ricordi, vivevo vicino a lui a Pantelleria, tanti ricordi”…. Cos il campione Marco Tardelli, ricordando Giorgio Armani a Milano alla camera ardente dello stilista scomparso a 91 anni.

“Era un grande generoso, un grande, ha dato molto all’Italia ed rimasto un vero italiano” ha aggiunto.

MotoGp, Marquez: "Ho dato il massimo, ma Alex era troppo veloce"

Roma, 7 set. (askanews) – Marc Marquez si è dovuto accontentare della seconda posizione in occasione del GP di Catalogna, appuntamento numero quindici valido per il Motomondiale 2025 di MotoGP appena andato agli archivi al circuito di Montmelò. “Ho dato il massimo, ho fatto una gara perfetta – ha detto Marquez – Nei primi giri ero davanti, e ho fatto esattamente quello che volevo fare, cercando di capire il grip gestire bene l’anteriore. Poi sono riuscito a superarlo nel rettilineo, era buona l’idea di aprire un gap con gli altri, lui era però troppo veloce. Nell’ultimo giro guidavo troppo al limite, rischiavo di cadere, facevo fatica. Sono comunque contento per la Ducati, per Alex e per me. Arrivare sul podio qui è sempre bellissimo”. Successivamente ai microfoni di Sky Sport Italia Marquez ha aggiunto: “Alla fine è stato così tutto il weeekend Alex andava veloce uno o due decimi in più, a otto giri ho provato a fare l’ultimo attacco ma sono andato lungo alla sette e alla dieci, lì mi sono accontentato del secondo posto. Mi è andata bene nel fare due giri davanti all’inzio per capire il grip, quando Alex mi è passato davanti ho capito che dovevo avere margine sugli inseguitori. Lui ha guidato davvero benissimo. La differenza mio fratello secondo me l’ha fatta alla tre, alla tredici, quattoridici e nove: tre curve a destra, è il migliore in queste curve. Io invece fatico, anche a Silverstone o in Malesia va forte. Lui mi deve dare un po’ di destra, io a lui un po’ di sinistra. Il titolo? Mancano sette gare, abbiamo tempo. Non vincerò il Mondiale a Misano, se doveva vincere oggi qualcuno, meglio che abbia vinto Alex”.

Armani, Rutelli: per lui nulla stato impossibile

Milano, 7 set. (askanews) – “Ricordo quando nella breve esperienza di governo gli chiesi di fare l’aggregazione dei gruppi italiani mentre la moda si stava strasformando da un punto di vista globale e mi rispose in modo vivace ma la sostanza era: ‘ impossiile’. Per lui nulla stato impossibile e lo dimostrano le migliaia di ragazzi che sono qui a dargli un tributo di una vita di creativit e di contributo unico all’Italia”. Cos Francesco Rutelli, arrivando alla camera ardente a Milano di Giorgio Armani.

Zelensky: almeno 4 morti e 44 feriti nell’ultimo attacco russo

Roma, 7 set. (askanews) – Nella notte tra sabato e domenica, la Russia ha effettuato un attacco aereo su larga scala contro l’Ucraina, uccidendo almeno quattro persone e ferendone almeno 44. Lo ha dichiarato il presidente Volodymyr Zelensky sui social network. “Massacri del genere, quando la vera diplomazia sarebbe potuta iniziare molto tempo fa, rappresentano un crimine deliberato e un prolungamento della guerra”, ha aggiunto. Il presidente ucraino ha dichiarato di aver parlato con il suo omologo francese, Emmanuel Macron. I due leader hanno coordinato i loro sforzi diplomatici e concordato nuove misure per rafforzare la difesa dell’Ucraina.

Armani, Napoleone (Pitti): tanta gente qui per lui vale pi di Oscar

Milano, 7 set. (askanews) – “C’ emozione nel vedere tutte le persone che vengono, il vero grande riconoscimento per Giorgio Armani, che ha parlato con tutti, dai bambini agli anziani, e con grande competenza, abbiamo fatto tanti progetti con lui”. Cos l’amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone, ricordando Giorgio Armani alla camera ardente dello stilista a Milano.

“Vedere questo – tutta questa gente con tanto affetto – credo sia il massimo che si pu ottenere, pi di un Oscar ” ha aggiunto.

MotoGp: Alex Marquez vince in Catalogna, Marc rimanda il titolo

Roma, 7 set. (askanews) – È Alex Marquez a vincere il Gran Premio di Catalogna, precedendo il fratello Marc Marquez e Enea Bastianini, autore di una grande performance che vale il suo primo podio stagionale. La gara si caratterizza per un ritmo elevato, sorpassi serrati e la costante pressione fra i fratelli Márquez, con Bezzecchi e Di Giannantonio coinvolti in incidenti che determinano svolte decisive in pista. Allo spegnimento dei semafori, Marc Márquez mantiene momentaneamente il comando, ma è Alex Márquez a emergere con determinazione, sorpassando il fratello e imponendosi nelle prime fasi di gara. Una caduta che coinvolge Bezzecchi (in seguito a un contatto con Morbidelli) e Di Giannantonio costringe entrambi a ripartire dal fondo, compromettendo fin da subito le loro possibilità di lottare per le posizioni che contano. Nel corso della gara, la battaglia al vertice si intensifica: Alex Márquez mantiene un secondo di margine su Marc Márquez, mentre Acosta, Bastianini e altri restano agganciati al gruppo di testa. Il ritmo è altissimo e nessuno sembra voler concedere spazio, dando vita a una serie di sorpassi spettacolari che accendono la lotta per il podio. Negli ultimi giri, la tensione raggiunge l’apice: Bagnaia, partito dalla ventunesima casella, compie una rimonta impressionante e agguanta la settima posizione, superando Luca Marini nel finale. Al traguardo, Alex Márquez taglia per primo la linea, impedendo così a Marc di chiudere matematicamente il Mondiale già in Catalogna. Al secondo posto si classifica Marc Márquez, mentre Enea Bastianini conclude terzo, regalando un risultato di prestigio alla sua KTM. Ottima la rimonta dell’italiano: da fondo gruppo al podio, con sorpassi decisi e ritmo costante. In classifica Marc Márquez guida con 455 punti davanti al fratello Alex con 280 e Francesco Bagnaia con 228 punti. A livello di costruttori, Ducati si laurea Campione del Mondo con il settimo titolo della sua storia, il sesto consecutivo, grazie ai risultati ottenuti nella Sprint e in gara. Il Mondiale riprende già la prossima settimana con il Gran Premio di San Marino, in programma a Misano Adriatico, sul circuito intitolato a Marco Simoncelli. È l’ultimo appuntamento di settembre: una pista tradizionalmente favorevole a Bagnaia e alla Ducati, che potrà giocare un ruolo cruciale nel decidere il titolo.

Milano, ancora tanti in fila per l’ultimo saluto a Giorgio Armani

Milano, 7 set. (askanews) -Continua, senza sosta, l’afflusso di persone in fila per dare l’ultimo saluto a Giorgio Armani, lo stilista scomparso a 91 anni.

Dalle 9, alla riapertura della camera ardente, amici, colleghi, gente comune, sportivi, personalit dello spettacolo hanno portato il loro omaggio al “re” della moda in via Bergognone, all’Armani/Teatro.

Tra i tanti arrivati in mattinata, il leader di Italia Viva Matteo Renzi, la coppia del tennis Fabio Fognini e Flavia Pennetta, Silvana Armani, la nipote di Giorgio, Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, Barbara Palombelli e Francesco Rutelli, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis (lo stilista ha disegnato tra le altre anche le divise per il Napoli), la ministra dell’Universit e della Ricerca Anna Maria Bernini. La camera ardente rester aperta fino alle 18, poi i funerali funerali luned in forma privata, come espressamente voluto dallo stilista. A Milano proclamato il lutto cittadino.

Meloni: la ferocia della Russia dimostra disinteresse per i negoziati

Milano, 7 set. (askanews) – “La Russia sembra più interessata ad aumentare la ferocia dei suoi attacchi contro l’Ucraina che a un percorso negoziale per la conclusione delle ostilità”. È quanto dichiara la presidente del Cosiglio Giorgia Meloni, commentando gli attacchi russi sull’Ucraina. “Nell’essere vicina al popolo ucraino, l’Italia, assieme ai partner occidentali, continuerà a fare la sua parte perché le ragioni di una pace giusta e duratura possano prevalere su quelle dell’aggressione indiscriminata”, ha aggiunto la presidente del Consiglio.

Manovra, Schlein: per il Pd priorit a bollette e salario minimo

Cernobbio (CO), 7 set. (askanews) – “Per quanto riguarda la manovra che andremo a discutere le priorit del Pd rimangono quelle: sostenere i salari degli italiani che sono tra i pi bassi in Europa” mentre “abbiamo le bollette pi care d’Europa”.

Lo ha spiegato la segretaria del Pd Elly Schlein a margine del Forum Teha a Cernobbio.

“Abbiamo una proposta unitaria fatta con le altre opposizioni su un salario minimo, cio sul rafforzare la contrattazione collettiva e stabilire che non pu scendere sotto la soglia di 9 euro lordi l’ora, perch altrimenti sfruttamento”, e dunque “chiediamo al governo di fare subito due mosse nel prossimo Consiglio dei ministri, che pu fare a costo zero: introdurre un salario minimo legale come esiste in 22 paesi europei e intervenire immediatamente sul costo dell’energia”, ha aggiunto Schlein.

” la prima richiesta delle imprese che stiamo incontrando in tutta Italia dalle grandi alle piccole e medie e alle micro imprese non ce la fanno pi a pagare queste bollette, perdono competitivit rispetto ai partner tedeschi, francesi e spagnoli che hanno bollette che sono tre volte pi basse”, ha proseguito Schlein. “Come fare? Partire dallo scollegare il prezzo dell’energia da quello del gas, perch il gas rappresenta oggi la fonte di energia pi cara ed quella che determina il prezzo unico nazionale dell’energia in Italia. Questa mossa darebbe immediato respiro alle imprese e alle famiglie”.

Ucraina, Meloni: ferocia Russia dimostra disinteresse per negoziati

Milano, 7 set. (askanews) – “La Russia sembra più interessata ad aumentare la ferocia dei suoi attacchi contro l’Ucraina che a un percorso negoziale per la conclusione delle ostilità”. È quanto dichiara la presidente del Cosiglio Giorgia Meloni, commentando gli attacchi russi sull’Ucraina.

“Nell’essere vicina al popolo ucraino, l’Italia, assieme ai partner occidentali, continuerà a fare la sua parte perché le ragioni di una pace giusta e duratura possano prevalere su quelle dell’aggressione indiscriminata”, ha aggiunto la presidente del Consiglio.

Schlein: tassa su extraprofitti banche? Vediamo cosa propone governo

Cernobbio (CO), 7 set. (askanews) – Su una eventuale tassa sugli extraprofitti delle banche, rilanciata anche da Angelo Bonelli di AVS, per Elly Schlein “bisogna prima vedere cosa porta il governo sul tavolo, perch ricordo che l’ultima volta che avevano parlato di tassa sugli extraprofitti bancari alla fine il governo ha sostanzialmente fatto un prestito a tempo alle banche”.

Cos, la segretaria del Pd a margine del Forum TEHA di Cernobbio: “Bisogna vedere cosa mettono sul piatto” ha aggiunto.

Giorgetti: spero che le spese per la difesa non compromettano gli obiettivi

Roma, 7 set. (askanews) – “L’economia ha subito qualche rallentamento, ma anche di questo ne avevamo tenuto conto e ci aveva consigliato di ridimensionare la crescita allo 0,6%: ritengo che le nostre previsioni potranno essere accolte”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a Cernobbio (Como) per il forum Ambrosetti. “Diversamente da quello a cui eravamo abituati – ha proseguito il ministro – come manovre correttive e sacrifici per gli italiani, quest’anno non serve nessuna manovra correttiva, perché i conti stanno andando come previsto”.

“Sui conti pubblici – così Giorgetti – “si è aggiunta una nuova variabile, imponderabile e detestabile, che è quella dell’escalation della guerra in Ucraina e le decisioni di incrementare le spese per la Difesa. Per il nostro Paese è un fatto nuovo che implica una diversa proiezione sui conti pubblici. È un elemento su cui dobbiamo confrontarci, speriamo che questo non comprometta gli obiettivi che ci siamo fissati in termini di politica economica o politici in senso lato”.

Schlein: in Ue serve subito salto di qualit o saremo marginalizzati

Cernobbio (CO), 7 set. (askanews) -“A livello europeo c’ tantissimo da fare. La prima grande questione fare anche quello che Mattarella ha esortato a fare, cio un salto in avanti nell’unit europea che si fa superando l’unanimit. E dove non ci sono le condizioni per superarla nei trattati lavorare da subito a delle cooperazioni rafforzate”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein a margine del Forum TEHA a Cernobbio.

“Non ci sono pi scuse, rischiamo di essere marginalizzati dall’aggressivit di Trump, di Putin e dall’espansionismo della Cina”, ha detto Schlein, ribadendo quanto gi affermato dal palco. Dunque, ha ripreso Schlein, “in Europa ci aspettiamo subito uno sforzo per aprire a nuovi mercati, bene l’accelerazione sul Mercosur ma bisogna cercare di intrecciare relazioni pi profonde con i partner storici che sono stati traditi dai dazi di Trump, come Canada, Giappone e Australia”.

Armani, Pennetta e Fognini: era umano, rester per sempre “elegante”

Milano, 7 set. (askanews) – “Quello che vediamo qui oggi l’amore che lui ha trasmesso a tutte le persone, vedere tanta gente qui oggi a salutarlo veramente l’amore che ha seminato, la dedizione per il suo lavoro”…

Cos Flavia Pennetta e Fabio Fognini, dopo aver reso omaggio a Giorgio Armani alla camera ardente a Milano.

La coppia d’oro del tennis azzurro ha ricordato con affetto il grande stilista di cui sono stati testimonial: “Una frase che ci rimasta molto impressa che lui disse, era che la moda passa ma l’eleganza rimane, quindi la persona e la figura del signor Giorgio rimarr per sempre, di una persona e di una figura elegante”.

“Il signor Giorgio comunque ti dava quella sensazione di riverenza nei tuoi confronti, quindi avevi sempre questa emozione ogni volta che lo rivedevi, un po’ anche di ansia, non sapevi mai cosa dire, cosa fare, perch lui era veramente una persona che poi invece ti metteva a tuo agio con una carezza, con un semplice ‘come stai’ e questo poi lo rendeva estremamente umano con tutti quanti, quindi stato bellissimo e lo ringrazio sempre per averci reso parte della sua famiglia perch quello che siamo oggi”.

“Ti metteva un po’ d’ansia d’impatto – ha aggiunto Fognini – quando venimmo a firmare il contratto mi disse: ‘Come mai sei cos elegante oggi?’, e io gli spiegai che era perch dovevo venire da lui, e il signor Giorgio mi rispose: ‘Voglio che ti lasci un po’ crescere la barba’, e da allora mi avete visto un po’ barbuto in campo”.

Acutis e Frassati santi, per Papa Leone messa e giro in papamobile

Città del Vaticano, 7 set. (askanews) – Si è tenuta la solenne messa di canonizzazione, presieduta da Papa Leone XIV, di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis in piazza San Pietro. Al rito hanno partecipato, secondo le autorità, circa 70 mila fedeli provenienti da diverse parti d’Italia e del mondo. Tra le autorità presenti anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Anche la famiglia dell’ormai santo, Carlo Acutis: il papà Andrea, la mamma Antonia ed i fratelli Michele e Francesca sono tra coloro che hanno portato all’altare le offerte nel corso del rito, durante la messa di canonizzazione.

Papa Leone, al termine della celebrazione per la solenne messa di canonizzazione di Frassati e Acutis da lui presieduta, ha voluto incontrare da vicino i circa 70 mila fedeli presenti a San Pietro, giungendo in piazza in papamobile per un giro tra i fedeli.

Armani, Fontana: un’eccellenza lombarda e un grande imprenditore

Milano, 7 set. (askanews) – “Era doveroso esserci, stata un’eccellenza della Lombardia, un genio che ha portato la bellezza italiana nel mondo e un imprenditore, riuscito a creare un’azienda efficiente che ha dato risultati eccellenti. Ha saputo declinare la creativit e la genialit con l’efficienza e l’efficacia, tipica di un grande lombardo”.

Cos il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, arrivando alla camera ardente a Milano per Giorgio Armani. “Sicuramente lo ricorderemo – ha aggiunto – faremo un’aula, una giornata per ricordarlo e dare la possibilit a tutti di esprimere il loro ricordo”.

Armani, Lo Verso: straordinario come guardava e sistemava le modelle

Milano, 7 set. (askanews) – “Una volta, prima delle sfilate, ero dietro e ho visto come guardava e sistemava le modelle prima di uscire, mi sono sentito dentro una cosa di esageratamente straordinario, quegli occhi fermavano il tempo, il mondo, lo spazio”.

Cos l’attore Enrico Lo Verso ha ricordato Giorgio Armani, arrivando alla camera ardente dello stilista a Milano.

Università, Bernini: investiti due miliardi negli studentati

Roma, 7 set. (askanews) – “Abbiamo predisposto 880 milioni di borse di studio e non esiste più la sgradevole categoria degli idonei non beneficiari, cioè coloro che avrebbero virtualmente diritto la borsa di studio, ma non ci sono i soldi per somministrargliela. Abbiamo investito 2 miliardi tra fondi Pnrr e fondi pubblici nell’housing degli studentati”. Lo ha detto la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, parlando a Cernobbio al Forum Ambrosetti.

“Il nostro target – ha spiegato – era 60mila posti letto, molto molto ambizioso, calcolando che quando io ho cominciato a servire il mio ministero i posti letto erano 40mila fatti in circa quarant’anni di storia repubblicana. A noi si chiede, e probabilmente lo faremo, di fare in tre anni 60mila posti letto e ogni settimana io inauguro almeno due studentati, proprio per gli investimenti che noi abbiamo fatto”.

Istruzione, Valditara: risultati test Pisa mostrano divario Nord-Sud

Roma, 7 set. (askanews) – L’esito del test Pisa sulla matematica “è abbastanza sconvolgente se lo compariamo con quello che noi siamo abituati a sentire della scuola italiana nel suo complesso: vi leggo i risultati, Nord ovest Italia 500 punti, Italia Nordest 496 punti, Paesi Bassi 493 punti, Finlandia 484 punti, Germania 475 punti e poi Francia, Spagna e via seguire Italia 471 punti”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, parlando a Cernobbio al Forum Ambrosetti.

“Che cosa significa questo? Significa – ha affermato – che non è il sistema scolastico italiano che è carente, perché altrimenti dovremmo avere l’Italia settentrionale che ha un punteggio in matematica ampiamente inferiore a Finlandia Paesi Bassi, Germania, eccetera, eccetera, mentre invece, come avete visto, siamo al top in Europa. Evidentemente c’è un problema storico molto di lunga durata se il Nord si distacca dal Sud del paese. Ed è innanzitutto su questo che noi dobbiamo lavorare, quindi è un problema che in parte è anche un grande problema sociale”, ha aggiunto Valditara.

Regionali, Conte: progetto federato di sviluppo fra Regioni del Sud

Roma, 7 set. (askanews) – “Confido si possa realizzare un progetto federato di politiche regionali tra Campania, Calabria e Puglia, con aggiunta della Sardegna in modo da fare sistema in tutto il meridione e rilanciare lo sviluppo secondo un approccio organico. Sarà importante creare sinergie tra politiche pubbliche, realtà aziendali e centri di ricerca universitari che in Campania sono di grande eccellenza, creando anche poli tecnologici”. Lo ha detto il poresidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, intervistato dal Mattino di Naspoli all’indomani dell’ufficializzazione della candidatura dell’ex presidente della Camera, Roberto Fico, alla presidenza della Regione Campania in rappresentanza del centrosinistra.

Quanto al quadro politico complessivo che emerge in vista delle consultazioni elettorali nelle diverse regioni, “si è sempre abituati – ha osservato l’ex premier – a contestare divisioni in area progressista, ma in realtà il centrodestra sta dimostrando dopo tre anni di governo che ha prodotto un peggioramento delle condizioni per famiglie e imprese, adesso i nodi stanno venendo al pettine e gli scontri fra forze di maggioranza sono all’ordine del giorno, specie dove hanno difficoltà a convergere su candidati comuni”.

Auto, Filosa (Stellantis): regole Ue vanno cambiate velocemente

Roma, 7 set. (askanews) – “Il dialogo strategico è molto utile, ma ora è fondamentale agire con urgenza. Non c’è più tempo per ritardi”. Lo dice il numero uno di Stellantis, Antonio Filosa, parlando del confronto in corso tra gli industriali del settore automotive e le istituzioni europee. Filosa, intervistato dal Sole 24Ore, lancia l’allarme sull’urgenza di modificare le regolamentazioni dell’Unione per rilanciare la produzione e il mercato. “Stiamo parlando semplicemente – spiega – del futuro dell’automotive in Europa, che dipende soprattutto dalle Regolamentazioni. Ho incontrato in queste ore alcuni colleghi e il presidente di Acea, l’Associazione che rappresenta le case produttrici europee. In quello che la Commissione europea chiama Strategic Dialogue, come protagonisti del settore stiamo arrivando ad un punto comune, particolarmente importante per me: è ottimo avere un dialogo con la Commissione e con le istituzioni europee, ma adesso serve passare velocemente alle Strategic Actions. Non abbiamo più tempo. L’Europa dell’auto valeva circa 18 milioni di immatricolazioni prima del Covid, ora non arriva a 15 milioni. Tre milioni di auto in meno equivalgono al mercato italiano e spagnolo messi insieme, persi in cinque anni. Questo vuol dire sofferenza per i player industriali ma anche per tutta la rete dei fornitori che ci supporta e per i concessionari”.

“La prima emergenza – afferma – è quella dei Light Commercial Vehicles. L’anno scorso, in un’industria già in declino, il comparto ha immatricolato in Europa due milioni di unità, quest’anno ne perderemo 350mila, che in teoria sono l’equivalente di due stabilimenti e 50mila posti di lavoro, se si considera l’intero settore e l’intera filiera industriale. Ma la soluzione c’è, perché questo declino è dovuto soprattutto alle regolamentazioni che sono oggi in essere e che impongono ai produttori di vendere alti mix difurgoni elettrici, che in questo momento il mercato non vuole, per motivi semplici. Perché, ad esempio, i costi di gestione per un furgone elettrico sono sempre molto alti, di conseguenza l’industria perde volumi e rischia impatti sociali importanti. Il primo appello che attraverso Acea faremo è di porre tra le azioni più urgenti quella di rivedere i target e i tempi dei target per il settore dei veicoli commerciali leggeri”.

Per le auto invece, come è necessario correggere la strategia europea? “Anche in questo caso – dice ancora il manager – i target non sono realistici e vanno affiancati a una serie di misure di flessibilità. A cominciare dal rinnovo del parco auto circolante. In Europa contiamo 230-240 milioni di unità, con un’età media di 12 anni. Una politica europea che favorisca la sostituzione delle vetture più anziane con vetture nuove e con una maggiore scelta di motorizzazioni darebbe maggiori benefici sulle emissioni di CO2 globali di quanto riesce a fare soltanto il mercato annuale di auto nuove. Si tratta di agire su un mercato molto più ampio rispetto ai circa 15 milioni di auto immatricolate in un anno in Europa. La seconda flessibilità riguarda precisamente la neutralità tecnologica che considera non soltanto le vetture a più alta intensità di elettrificazione, ma anche altre motorizzazioni ibride o range extended. Riconosciamo la positività del dialogo con la Commissione europea, dunque, ma non vediamo ancora – conclude Filosa – l’urgenza necessaria per quanto riguarda le azioni strategiche e vogliamo sensibilizzare la Commissione su questi temi”.

Regionali, Schlein: coalizione unita e anche allargata ovunque

Roma, 7 set. (askanews) – “Non so da quanto tempo il centrosinistra non si presentasse con la stessa coalizione in tutte le regioni, almeno 20 anni. Non faremo più il favore alla destra di dividerci: Giorgia Meloni si prepari a questa novità”. Lo ha detto al Corriere della sera la segretaria del Pd, Elly Schlein. “E devo aggiungere che siamo già in pista a differenza della destra che sta ancora litigando sui candidati. Al di là della riconferma degli uscenti, non è riuscita a definire le candidature in regioni importanti come Campania, Puglia e Veneto”.

“Sono state settimane di lavoro intenso ma ci abbiamo creduto e ci siamo riusciti”, ha rivendicato la leader dem. “Abbiamo fatto squadra e devo dire che non abbiamo mai litigato sui candidati. Credo che sia un inedito per la storia del nostro campo. E siamo anche riusciti ad allargare le coalizioni dove governavamo già perché si sono aggiunte altre forze che prima stavano all’opposizione. Per esempio, in Toscana, in Puglia, in Campania”.

Quanto al presidente pugliese uscente, Michele Emiliano, che ha dato la sua disponibilità a farsi da parte per agevolare la candidatura di Antonio Decaro, ma potrebbe ripensarci dal momento che il suo predecessore Nichi Vendola ha confermato che sarà in lista con AVS, “Emiliano – ha ribadito Schlein nell’intervista al quotidiano milanese – qualche giorno fa mi ha dato la disponibilità a non candidarsi e lo ringrazio perché con la generosità e lo spirito di squadra ci aiuterà a costruire una pagina di futuro in Puglia e a fare spazio a una nuova classe dirigente. E sono certa che continuerà a dare il suo contributo sia per la Puglia sia oltre i confini della sua regione”.

Russia, Ucraina, Gaza: il dono della guerra

All’invito di Putin a Zelensky di andare a trovarlo a casa sua, quest’ultimo ha risposto con altrettanto garbo, dicendo di riceverlo volentieri in Ucraina. Si tratta di un grazioso cerimoniale e di uno scambio di visite da far drizzare i capelli per l’emozione. Il tema resta quello di una chiacchierata per trovare un eventuale accordo e porre fine al conflitto in corso. Sarebbe davvero “eventuale” nel senso di un evento straordinario che metterebbe in crisi tutto quello che si è apparecchiato fino ad oggi con pazienza e determinazione. A Gaza le cose non vanno per il meglio, era ora che si pulisse il campo da trattative che sono soltanto una gran perdita di tempo per ritardare l’unica soluzione possibile.

Morire per rinascere

La colpa non è questa volta della dieta mediterranea ma di quella che propaganda un digiuno intermittente e che comunque propone un intervallo intorno alle 14 ore tra la cena e la colazione seguente. Si tratta di un digiuno, se si fosse ben compreso, che consente alle cellule vecchie di morire e stimolare la crescita di nuove, più giovani e capaci. È la solita storia di come si debba far morire qualcosa per rigenerarsi, un modello simile alla santità cristiana: far morire se stessi per nascere a nuova vita.

La guerra porta indubbi vantaggi non soltanto sul piano economico nelle tasche dei fabbricanti d’armi. È assai di più e di meglio. Su un fronte e sull’altro si contano cadaveri a tutto spiano con la progressiva scomparsa di generazioni non del tutto imbelli che comunque in buona parte si attarderebbero a giocare alla playstation o a perdersi su YouTube e simili.

La pace come noia

Si dice che in fisica non esista uno spazio del tutto vuoto. Allo stesso modo sarà necessario che chi sarà rimasto dopo la guerra dovrà raddoppiare la dose dell’amore per riempire la carne mancante, abbracci incessanti che produrranno nuovi germogli. Ci si appoggerà così su nuovi entusiasmi, su un dinamismo volto a consumare la ruggine che negli anni si è incrostata sul preesistente equilibrio.

La pace è noia, è il fermo di impulsi e di intenzioni, è la fine della ricerca, è la condanna della democrazia che stabilisce un equilibrio che non chiede di essere turbato malgrado le sue ingiustizie. È un sonno che fa della storia la brutta addormentata del bosco che ritroverà bellezza solo al suo risveglio per conoscere stagioni più esaltanti.

 

La guerra come virtù

La pace dei sensi è quanto da scongiurare ad ogni costo, mentre la guerra è il volano a cui affidarsi nei momenti difficili dell’umanità che, pur contro voglia, comprende come sia necessaria per sopravvivere e per alzare decisamente la qualità della vita. La guerra è una sublime eccezione, il vizio che si fa irrinunciabile virtù.

Di contro, la pace è una parola troppo breve per avere consistenza e rivendicare un valore, impossibile che porti sulle sue corte spalle impegni di sorta. Pax: in latino la “x” che ne compone la fine mostra come metterci una croce e una pietra sopra, nulla su cui contare.

La guerra è un tripudio di opportunità che il mondo fa finta di intendere come una disgrazia nascondendone invece l’ebbrezza e la necessità. Gli spari dei fucili non sono che grida di resurrezione e di esecuzione di ogni torpore e convenienza. È insomma sempre un vento nuovo di rivoluzione che gli ipocriti condannano chiamandola involuzione.

Il cibo dellumanità

A sua volta la pace è una di quelle parole che non andrebbero mai pronunciate, facendosi stanche sulla bocca degli uomini, che muove noia a chi si provi a scandirla perché fede e desiderio sono nell’opposto. La guerra da sempre è il cibo dell’umanità e non se ne può fare a meno: è il fervore ritrovato e da troppo tempo smarrito, è l’aria che manca, al grido di chi si ferma è perduto. È una sirena a cui non ci si deve sottrarre e che indica il punto di svolta per la vera felicità. I cadaveri da scavalcare per ulteriori assalti sono smaglianti gradini per la vittoria.

Per fortuna gli Stati e le potenze del mondo avvertono la responsabilità della salvezza di tutta l’umanità. Sarà per questo che si riempiono gli arsenali in attesa di un inevitabile conflitto che porterà finalmente il sorriso sulla bocca di tutti. Il sangue sparso è solo il colore lussurioso che tingerà le nuove case dopo la ricostruzione. Non resta che prepararsi per saper apprezzare e non restare travolti dalla gioia che prima o poi verrà.

La forza dell’Europa: pace, diritti e dignità della persona

L’Europa nasce come scelta di civiltà, come atto politico e morale di straordinaria portata. Dopo la catastrofe delle guerre mondiali e l’oppressione dei regimi totalitari, i popoli del continente decisero di voltare pagina, di trasformare la distruzione in occasione di ricostruzione. Il processo di integrazione europea non fu concepito soltanto come un progetto economico, ma si configurò innanzitutto come una scelta di civiltà, come un atto politico ed etico.

UnEuropa di pace e di coesione

La decisione di mettere in comune risorse strategiche come il carbone e l’acciaio – fino ad allora strumenti di conflitto – rappresentò un gesto lungimirante e coraggioso: trasformare ciò che divideva in ciò che unisce, sostituire la logica della contrapposizione con quella della cooperazione. Fu in quella visione che si delineò l’idea di un’Europa fondata sulla pace, sulla coesione e sulla centralità della persona.

Così prese forma quel percorso che avrebbe garantito decenni di pace, prosperità e libertà, dando vita a un’inedita comunità politica capace di unire popoli un tempo avversari. Nel ricordare questa radice fondativa, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo al Forum di Cernobbio, ha sottolineato come l’Unione Europea rappresenti una delle conquiste più alte della storia politica e sociale del nostro continente.

Le sfide del presente

Non ha mai generato conflitti né alimentato guerre commerciali; al contrario, ha promosso cooperazione e stabilità, ha favorito accordi tra popoli, sostenuto missioni di pace e contribuito in modo decisivo ai progressi nella tutela dell’ambiente, nella difesa dei diritti e nella promozione dell’uguaglianza.

In ciò l’Unione Europea si conferma non solo come progetto istituzionale, ma come testimonianza viva di una comunità che ha scelto la pace come fondamento della propria identità, diventando di fatto un’area di pace e di stabilità capace di proiettare i propri valori ben oltre i confini geografici.

Eppure oggi, in un contesto globale turbolento e frammentato, questa esperienza si trova sotto attacco. L’antioccidentalismo e l’antiamericanismo, che si diffondono in varie parti del mondo, non si limitano a essere manifestazioni culturali o esercizi retorici. Vengono sempre più utilizzati come strumenti politici per minare la credibilità delle democrazie, seminare sfiducia nelle istituzioni multilaterali e contrapporre i modelli autoritari al paradigma liberale.

Il richiamo di Mattarella

In questo scenario l’Europa viene talvolta descritta come un ostacolo, un avversario o persino un nemico, quasi fosse un elemento estraneo agli equilibri internazionali. Queste rappresentazioni hanno cause precise: la crescita di grandi poteri economici globali che non rispondono a logiche democratiche; il ritorno di governi che cercano di espandere la propria influenza ridefinendo confini e rapporti di forza; le nuove minacce ibride – terrorismo, attacchi informatici, disinformazione – che destabilizzano società aperte e pluralistiche.

In questo contesto, il richiamo di Mattarella acquista un peso decisivo. L’Europa non può vivere di inerzia né limitarsi a difendere la memoria delle sue conquiste passate. Occorre rafforzare le sue istituzioni, renderle più integrate e capaci di decisione, affinché l’Unione non resti una realtà puramente regolatoria ma diventi una voce riconoscibile, autorevole e unitaria nelle grandi questioni della politica internazionale.

Il destino del continente

La difesa della civiltà europea significa al tempo stesso consolidarne la società, l’economia e soprattutto i valori fondanti: libertà, dignità e diritti della persona. La risposta più credibile alle spinte antioccidentali e alla propaganda antiamericana non è l’innalzamento di un muro ideologico, bensì la testimonianza concreta che le democrazie sono vive, dinamiche, capaci di rinnovarsi e di garantire pace e giustizia.

La responsabilità, ammonisce Mattarella, non appartiene soltanto alle istituzioni: riguarda anche il mondo delle imprese, le forze sociali e la società civile nel suo insieme. È soltanto attraverso un rapporto reciproco e rispettoso tra istituzioni e società che diventa possibile raggiungere autentici traguardi di progresso.

Perché l’Europa non è uno spazio neutrale, ma una responsabilità condivisa. Il mondo ha oggi più che mai bisogno dell’Europa: per difendere il diritto internazionale, per rilanciare un multilateralismo cooperativo, per limitare il potere smisurato di attori economici globali e per contrastare le narrazioni seducenti dei regimi autoritari.

Ma l’Europa, a sua volta, ha bisogno di rafforzare la propria identità con un progetto politico maturo, di istituzioni solide, di una visione capace di coniugare unità e pluralità. La sua unicità risiede proprio in questa complessità: l’Europa è insieme continente e idea, memoria di un passato doloroso e promessa di un futuro condiviso.

Europa, spazio di libertà e civiltà

Fermarsi a riflettere su questo doppio volto non è un esercizio astratto, ma una necessità politica. Solo riconoscendo fino in fondo la profondità del proprio significato storico e ideale l’Europa potrà rafforzare il suo ruolo in un mondo in continua trasformazione. Se saprà porre la persona al centro e dotarsi degli strumenti politici necessari, essa non solo custodirà le conquiste del passato, ma diventerà un punto di riferimento imprescindibile in un’epoca segnata da nuove tensioni internazionali e da sfide inedite.

L’avvenire del Vecchi Continente dipende da questa capacità: mantenere la propria identità di spazio di libertà e di civiltà, e insieme proporsi come attore mondiale credibile e determinante. Solo così l’Europa potrà continuare a essere protagonista di pace, di progresso e di speranza.