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Libano, Mattarella: paese indipendente sotto tempesta di bombardamenti

Praga, 9 apr. (askanews) – “Il Libano, un paese indipendente con un nuovo governo che procede ad una stabilizzazione crescente e progressiva di riduzione e disarmo di Hezbollah oggi è sotto una tempesta di bombardamenti devastanti”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel al Castello di Praga.

“Nel mondo ci sono tensioni e problemi che richiedono un ruolo dell’Ue più attivo per diffondere pace e collaborazione nel mondo”, ha aggiunto.

The Strokes annunciano l’uscita dell’album "Reality Awaits"

Milano, 9 apr. (askanews) – A sei anni dal loro ultimo lavoro in studio, il 26 giugno esce “Reality Awaits” (Sony Music / Cult Records / RCA Records), il settimo atteso album di inediti di The Strokes, già disponibile in pre-order.

L’album sarà disponibile nelle versioni digitale, CD, LP nero, LP Black Ice Glitter (Esclusiva Discoteca Laziale), LP Metallic Gold (Esclusiva IBS/Feltrinelli). “Reality Awaits” è stato anticipato dal singolo, già disponibile in digitale, “Going Shopping”, che sarà in radio da venerdì 17 aprile.

L’album è stato registrato in Costa Rica con il produttore Rick Rubin e poi terminato in giro per il mondo, e segna l’atteso ritorno della band con nuova musica, sei anni dopo l’album del 2020 “The New Abnormal”, a cui seguirà un intenso tour mondiale.

The Strokes si esibiranno infatti in alcuni dei principali festival in giro per il mondo, come il Coachella (in cui suoneranno l’11 e il 18 aprile), e saranno headliner al Bonnaroo, Outside Lands, Summer Sonic 2026 in Giappone e molti altri.

The Strokes sono una delle band più influenti degli inizi del 21esimo secolo, tanto che dal 2001, data del loro debutto, la loro discografia è stata in grado di ridefinire il suono di un’intera generazione.

Trump a Netanyahu: diminuire gli attacchi sul Libano

Roma, 9 apr. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto ieri in un colloquio telefonico al premier israeliano Benjamin Netanyahu di diminuire gli attacchi sul Libano per non mettere rischio i negoziati con l’Iiran: è quanto riporta la Nbc, citando fonti dell’Ammministrazione.

Secondo le fonti, sebbene sia l’Amministrazione Trump che Israele abbiano ribadito che il Libano non è incluso nell’accordo con di cessate il fuoco, Israele ha accettato “di essere un partner collaborativo”.

Jack Savoretti torna con nuova musica e nuovi live

Milano, 9 apr. (askanews) – Sarà disponibile da venerdì 10 aprile in tutti gli store digitali e nei negozi tradizionali “We Will Always Be The Way We Were”, il nuovo album di inediti di Jack Savoretti (pubblicato su etichetta Lanza Music/The Orchard).

In quasi vent’anni di carriera il cantautore italoinglese ha pubblicato 8 album di studio di cui 2 arrivati alla numero 1 e 4 nella top 10 nel Regno Unito, una produzione prolifica sotto ogni punto di vista

A 41 anni, il suo nono album in studio, “We Will Always Be the Way We Were”, mostra un’accettazione di sé che solo l’esperienza di vita può portare.

Carl Jung descrisse la mezza età come il momento in cui l’ego perde importanza e le persone che ci circondano diventano più centrali nel nostro ruolo nella vita. È il momento in cui si fa un bilancio e si decide se si è soddisfatti della persona che si è diventati e delle decisioni prese per arrivarci. È proprio in questa fase che si trova Jack Savoretti. “Se avessi realizzato questo album 10 anni fa, la gente avrebbe potuto vederlo come un’inversione di marcia, come un passo indietro. Ma ora mi sembra un cerchio che si chiude: è una conclusione, una sintesi di tutto ciò che ho fatto finora. Sono tornato a registrarlo a Notting Hill, dove è iniziata la mia carriera. Gli ultimi due album che ho realizzato erano concept album (Europiana, Miss Italia), in cui mi sono cimentato in sonorità diverse, e mi hanno dato lo spazio per tornare a fare un album su di me e che parla di me.”

Jack ha sempre eccelso nelle canzoni d’amore e nelle ballate, ma questo album è una lettera d’amore non a una persona, bensì a questo periodo della vita, alla bellezza della mezza età.

L’album prodotto da Tommaso Colliva (Muse, Damon Albarn solo per citarne alcuni) e registrato dal vivo in otto giorni agli Eastcote Studios in Inghilterra, è stato anticipato alla fine dello scorso anno dalla pubblicazione dell’inedita “Do It For Love”, dalla title track “We Will Always Be The Way We Were” e dal nuovo singolo “I Hear You Calling (Echi Di Sirene)”, che nella versione italiana vede il cantautore collaborare per la prima volta con MILLE, cantautrice, musicista, attrice tra le artiste più interessanti del nuovo panorama italiano (“MILLE ha l’eleganza di Patty Pravo e lo spirito di Lou Reed. Lavorare con lei è stata una rivelazione continua poiché incarna tutto ciò che amo della musica italiana, portando il passato nel presente. Non vedo l’ora di scoprire cosa farà in futuro.”)

“Do It for Love” è una canzone d’amore scritta con l’amico Miles Kane in stile Morricone e Bassey che trasmette il dramma travolgente e la grandiosità soul che sono diventati il segno distintivo del modo di scrivere canzoni dello chansonnier Savoretti. Il brano parla del motivo per cui Jack continua a fare musica: per amore di essa. Per amore del pubblico, della musica, della band, della libertà di creare una realtà senza tempo. È un’affermazione in forma di canzone.

Nel disco c’è anche una buona dose di insicurezza in “Time Will Tell”, “Tick Tock” dove Savoretti continua ad interrogarsi sull’esperienza universale della vita: gli alti e bassi, i momenti belli che si alternano a quelli dolorosi come la perdita di un genitore e la nascita di un figlio, due esperienze polarizzanti.

La title track “We Will Always Be the Way We Were” è una canzone che descrive il rapporto di Jack con sua moglie (con cui è sposato da 15 anni). Il brano è una lettera d’amore che racconta come tutto nella vita possa cambiare ma anche come le persone più care e le esperienze condivise siano ciò che ti permette di andare avanti. È l’inno perfetto alla vita ed è per questo che è diventato il titolo ideale per l’album.

“La ragione per cui ho voluto tornare alle mie radici, a una forma di scrittura più confessionale, è nata dall’esperienza della realizzazione del mio ultimo disco. Ho dovuto scrivere e cantare in italiano, cosa che era decisamente fuori dalla mia zona di comfort. Ma ho avuto la guida del produttore Tommaso Coliva. Ho pensato: se lui è in grado di tirare fuori questo da me, allora può anche aiutarmi a trovare un modo per mescolare questi due suoni; qualcuno che possa far incontrare il mio passato e il mio presente.”

“We Will Always Be the Way We Were” è un album che vede Jack assumere un ruolo da veterano, ruolo che Jack ricopre con disinvoltura. Artista che non ha mai rinunciato alla sua visione né compromesso la sua arte, Jack è uno dei pochi cantautori britannici della metà degli anni 2000 ancora rilevanti e attivi. Con la partecipazione di KT Tunstall (“Tempting Fate”), anche lei cresciuta nella stessa scena di Jack, e della nuova promessa Steph Fraser (“Only Gonna Cry for You”), è una fusione di epoche che crea un suono senza tempo. Il suono di Jack al culmine della sua carriera.

“We Will Always Be the Way We Were” è un’espressione di sé, non solo delle sue esperienze come padre, marito e figlio, ma anche di tutto ciò che Jack ha imparato nel corso della sua carriera: è il giovane menestrello acustico di “Singing to Strangers” che incontra il crooner europeo di “Miss Italia”. Sono tutti gli aspetti della vita di Jack che si fondono per creare qualcosa di meraviglioso per questo momento. Il 2026 non è solo l’anno del ritorno discografico di Savoretti (un ritorno anche alla lingua inglese dopo il suo precedente lavoro in italiano “Miss Italia” del 2024) ma anche di quello live. Savoretti, infatti, dopo il sold out registrato in meno di un’ora dall’apertura delle vendite per l’atteso concerto alla Royal Albert Hall di Londra in agenda per il 23 aprile 2026 (a cui è stata aggiunta a grande richiesta una seconda data il 27 maggio 2026), è pronto per tornare a calcare i palchi di tutto il mondo e farà tappa in Italia con una data speciale il prossimo 15 ottobre al Fabrique di Milano, un live che sarà l’occasione per ascoltare i brani del nuovo album ma anche per festeggiare i primi 20 anni di carriera di Savoretti (biglietti già disponibili su ticketone, ticketmaster, su Libraesva ESG ha rilevato un possibile tentativo di phishing da “voodoocomm.voxmail.it” www.JackSavoretti.com e in tutti i punti vendita abituali).

Tennis, Sinner ai quarti a Monte-Carlo

Roma, 9 apr. (askanews) – Jannik Sinner torna ai quarti a Monte-Carlo per la quarta volta! Il n°2 del mondo soffre ma batte Tomas Machac, 53 del ranking, con i parziali di 6-1, 6-7, 6-3 in due ore di gioco. Sfiderà venerdì il canadese Felix Auger-Aliassime, 6° del seeding, con cui guida 4-2 i precedenti. Una partita dai tre volti. Dopo un primo set dominato in meno di mezz’ora, Jannik ha avuto un vistoso calo fisico: sotto di due break ha prima recuperato fino al tie-break, perdendolo piuttosto nettamente (interrotta la striscia di 37 set vinti di fila nei 1000). Nel terzo Sinner, dopo aver preso un integratore, è tornato sui suoi livelli: quarto quarto di finale a Monte-Carlo.

Tennis, Sinner: "Avuto un calo di energia, importante vincere"

Roma, 9 apr. (askanews) – “Posso essere contento, ero stanco e ho fatto fatica. Ora cercherò di recuperare per domani”. Così Jannik Sinner dopo il successo che gli vale i quarti di finale a Montecarlo. ” La cosa importante oggi era vincere – continua – tutto può cambiare domani quando magari giocherò ancora un grande tennis. La considero una giornata positiva. Prima del match mi sentivo bene, poi ho fatto un po’ fatica a trovare la giusta energia. Può succedere, ho cercato di portarla a casa. Oggi ho trovato le soluzioni per vincere. Domani sarà un’altra bella partita, Auger gioca bene. E’ stata una partita difficile, ho avuto un calo nel 2° set e l’importante era vincere. Vediamo di recuperare, quello è l’importante”.

Cnpr forum, in Europa meno burocrazia e più investimenti

Roma, 9 apr. (askanews) – “L’Europa non sta investendo abbastanza sia per sostenere gli investimenti pubblici che per quelli privati. Il governo ha fatto alcuni interventi per attrarre investimenti nel nostro Paese. Certezza delle regole e stabilità sono i primi due fattori importanti che valgono sia per i risparmiatori che per i grandi capitali e gli investitori istituzionali. L’Italia ha registrato questo incremento grazie anche a strumenti come lo sportello unico incentivi. Ma serve avere una strategia in termini energetici perché non si può sempre correre ai ripari quando c’è un’emergenza. Spesso si chiedono investimenti immediati e a breve termine che non danno la stabilità dei piani a medio e lungo termine che devono essere coordinati con l’UE. Ci dovrebbe essere una collaborazione tra Paesi membri e non una competizione. Dobbiamo cambiare il paradigma delle direttive europee che dovrebbero tendere verso la semplificazione. Poi bisogna arrivare verso il mercato unico dei capitali per avere una massa importante. L’Europa nasce come aggregazione per acquistare energia, poi diventa un mercato comune e poi l’unione monetaria. Servono nuove sinergie affinché possiamo costituire massa critica”. Lo ha dichiarato Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Finanze della Camera, nel corso del Cnpr forum “Europa e Italia: competitività, investimenti e futuro”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Non bisogna guardare lontano secondo Filiberto Zaratti (AVS) segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera: “Se noi guardiamo ciò che accade in Spagna ci accorgiamo che lì si registra il costo dell’energia più basso d’Europa perché negli ultimi anni la Spagna ha puntato in maniera decisa sulle fonti rinnovabili, sul fotovoltaico e sull’eolico, ed è in grado di assicurare a famiglie e imprese costi competitivi. Questa è anche la ragione della crescita del pil spagnolo. In Italia dobbiamo seguire questa strada. Da noi il tempo medio per avere le autorizzazioni per realizzare un campo fotovoltaico o eolico è di circa cinque anni mentre per un rigassificatore, come ad esempio quello di Piombino, sono necessari non più di sei mesi. Dobbiamo invertire questo rapporto, produrre energia pulita senza andare a comprare fossili sui mercati internazionali. Non siamo ricchi di petrolio, gas, uranio e carbone ma di sole e di vento. Ma non si possono fare grandi speculazioni con il sole e con il vento che sono gratuiti. L’Europa rappresenta ancora il più grande mercato del mondo ma serve una politica economica unitaria che punti fortemente sulla valorizzazione del mercato interno perché quello internazionale, tra dazi e guerre, è diventato complesso. Servono soprattutto salari più consistenti in particolare in Italia dove si registrano i salari più bassi d’Europa”.

Per Paola Mancini, senatrice di Fratelli d’talia in Commissione Affari sociali e lavoro a Palazzo Madama: “Energia, sostenibilità e ambiente sono temi intrecciati, tra i più dibattuti in quanto toccano la quotidianità di tutti i cittadini. Accade però che nelle decisioni finisce per prevalere uno stato di resistenza al cambiamento. Resta però un dato: lo stare fermi è solo apparente perché questo atteggiamento ci condanna all’arretramento. Se parliamo di fattori energetici oggi paghiamo il conto salatissimo del no al referendum per l’energia nucleare. Non solo in termini economici, visto che compriamo l’energia prodotta da centrali che stanno a poca distanza dai nostri confini, ma soprattutto in termini di continua dipendenza dai paese terzi. E questo diventa un problema enorme per la competitività delle nostre imprese e per le famiglie. Bisogna invertire la rotta con una visione saldamente proiettata al futuro, che non vuol dire allentare le forme di tutela dell’ambiente ma trovare un giusto equilibrio considerando anche i progressi della scienza e delle tecnologie ed i cambiamenti geopolitici in atto, portatori di incertezza e densi di rischi. Bisogna procedere e investire sul nucleare pulito, sostenere in maniera efficace a livello europeo il discorso delle rinnovabili e individuare forme realmente efficienti di risparmio energetico”.

Il ruolo centrale dell’Europa è stato sottolineato da Riccardo Magi, parlamentare di +Europanella Commissione Affari costituzionali a Montecitorio: “Il documento di Mario Draghi dovrebbe essere preso come una bussola per il rilancio della competitività del sistema europeo. Il tema dell’energia è centrale. Bisogna riformare la definizione dei prezzi affinché non sia quello del gas a condizionare tutto il resto. Investire sui grandi impianti da energie rinnovabili, come accaduto in Spagna, non chiudere le porte al nucleare e trovare il modo di aumentare le capacità di stoccaggio dell’energia da fonti rinnovabili che hanno un problema di non continuità. Misure che farebbero bene all’economia e alle tasche delle famiglie oltre che alle imprese. Ci sono poi semplificazione che riguardano i diversi livelli burocratici nel nostro continente. Non dobbiamo però avere la tentazione di disfarci dell’intero sistema di regolazione europeo, che in molti casi, ad esempio quelli dei servizi digitali e dell’intelligenza artificiale, ci tutela rispetto al predominio delle big tech americane che in qualche modo rischiano anche di penetrare nelle democrazie cercando di sovvertirle”.

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato illustrato da Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Roma: “L’integrazione europea non significa rinunciare alle identità nazionali, ma valorizzarle all’interno di un progetto comune basato sulla cooperazione tra Stati, soprattutto per affrontare sfide globali come immigrazione, sicurezza e stabilità politica. I nazionalismi odierni, diversi da quelli del passato, nascono spesso da crisi economiche e sociali, e vanno monitorati e prevenuti attraverso politiche e formazione culturale. Rafforzare l’Europa significa promuovere pace, diritti e stabilità, anche economica, in un contesto globale complesso in cui l’unità rappresenta un valore imprescindibile”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “Commentare il Rapporto Draghi sulla competitività europea è non solo opportuno, ma necessario. Il documento, presentato nel settembre 2024, deve rappresentare un punto di riferimento per le future politiche economiche dell’Unione europea, grazie a un’impostazione innovativa e orientata alla crescita. Tra i temi centrali emerge quello dell’energia: oggi le imprese europee sostengono costi anche doppi o tripli rispetto a quelle statunitensi, con evidenti ripercussioni sulla competitività. Per questo sono indispensabili scelte strategiche a livello europeo. Il Rapporto evidenzia, in particolare, la necessità di disaccoppiare i prezzi dell’energia e di investire in modo significativo nelle infrastrutture e nelle reti, al fine di aumentare la produzione da fonti rinnovabili e garantire maggiore sostenibilità ed efficienza al sistema”.

Cinema, "Fatherland" di Pawlikowski in concorso al Festival di Cannes

Milano, 9 apr. (askanews) – “Fatherland”, l’ultimo lungometraggio di Pawel Pawlikowski (autore di “Ida” e “Cold War”), sarà presentato in concorso al 79esimo Festival di Cannes.

Ambientato all’apice della Guerra Fredda, il film racconta il rapporto tra lo scrittore Thomas Mann (Hanns Zischler) e sua figlia Erika (Sandra Hüller), attrice, giornalista e pilota di rally. A bordo di una Buick nera intraprendono un viaggio attraverso una Germania in macerie in una pellicola che esplora i temi dell’identità, del senso di colpa, della famiglia e dell’amore, sullo sfondo del tumulto e della confusione morale dell’Europa del dopoguerra.

Scritto da Pawlikowski e Henk Handloegten, il film vede come protagonisti la candidata all’Oscar Sandra Hüller (La zona d’interesse, Anatomia di una caduta), Hanns Zischler (Munich, Germania nove zero, Nel corso del tempo), August Diehl (La vita nascosta – Hidden Life, Bastardi senza gloria), Devid Striesow (Niente di nuovo sul fronte occidentale) e Anna Madeley (Patrick Melrose, Creature grandi e piccole). Pawlikowski torna a lavorare con i suoi collaboratori di lunga data, tra cui il direttore della fotografia candidato all’Oscar Lukasz Zal, la costumista Aleksandra Staszko e gli scenografi Katarzyna Sobanska e Marcel Slawinski.

Il film è una coproduzione internazionale, MUBI (che ha rilasciato la prima immagine del film), l’italiana OUR Films (di Lorenzo Mieli e Mario Gianani, una società Mediawan), Extreme Emotions (Polonia), Nine Hours (Germania) e Chapter 2 (una società Mediawan, Francia), in collaborazione con Circle One (Italia) e Apocalypso Pictures, con la partecipazione di Arte e Pathé. È prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per OUR Films, Ewa Puszczynska per Extreme Emotions, Jeanne Tremsal ed Edward Berger per Nine Hours, Dimitri Rassam per Chapter 2 e Lorenzo Gangarossa per Circle One.

“Ida” di Pawlikowski ha ottenuto 70 premi internazionali, tra cui 5 European Film Awards e l’Oscar nel 2015 per il Miglior Film Internazionale. Il regista ha vinto inoltre il premio per la Miglior Regia (Prix de la mise en scène) a Cannes nel 2018 per “Cold War”, film che ha collezionato 52 vittorie e 126 nomination, tra cui le candidature agli Oscar per il Miglior Film Internazionale, Miglior Regia e Miglior Fotografia.

Fmi: taglieremo le stime di crescita se non ci sarà il ritorno allo status quo

Milano, 9 apr. (askanews) – Se non ci fosse stato lo shock causato dalla guerra in Iran, “avremmo rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale. Ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso delle previsioni di crescita”. Lo ha dichiarato la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, nel suo intervento all’evento di apertura degli Spring Meetings 2026 del Fmi. “L’economia mondiale, resiliente, è nuovamente messa alla prova dalla guerra in Medio Oriente, ora in fase di tregua”, ha spiegato, e “anche nel migliore dei casi, non ci sarà un ritorno chiaro e netto allo status quo precedente. Quello che sappiamo è che la crescita sarà più lenta, anche se la nuova pace dovesse rivelarsi duratura”.

L’impatto della guerra in Iran sull’economia mondiale “dipende dal fatto che il cessate il fuoco regga, e porti a una pace duratura, e dall’entità dei danni che la guerra si lascerà alle spalle”, ha spiegato. “Date le incertezze, il nostro World Economic Outlook, che sarà pubblicato la prossima settimana, includerà una serie di scenari, che vanno da una normalizzazione relativamente rapida, a uno scenario intermedio, fino a uno in cui i prezzi del petrolio e del gas rimangono molto più alti per molto più tempo e gli effetti secondari prendono piede”.

“Tutti questi scenari – ha proseguito Georgieva – partono da una situazione in cui gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale e nella tecnologia, le condizioni finanziarie favorevoli e altri fattori stavano generando un notevole slancio nell’economia mondiale. Infatti, se non fosse stato per questo shock, avremmo rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale. Ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso delle previsioni di crescita. Ciò a causa dei danni alle infrastrutture, alle interruzioni dell’approvvigionamento, alla perdita di fiducia e ad altri effetti di lunga durata”.

“Sappiamo inoltre che esistono notevoli differenze a livello mondiale – ha sottolineato -. I paesi in grado di esportare petrolio e gas senza ostacoli sono quelli meno colpiti. Al contrario, i paesi direttamente colpiti dalla guerra – compresi gli esportatori di petrolio e gas che hanno subito il blocco – e i paesi che dipendono dalle importazioni di petrolio e gas continuano a subire il peso maggiore dell’impatto”.

Genitori in crisi: adolescenti senza limiti in Italia

Roma, 9 apr. (askanews) – L’Italia sta attraversando una profonda crisi educativa che vede i genitori sempre più in difficoltà nel gestire i propri figli adolescenti. Secondo i dati del Rapporto Nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, solo il 6% degli adolescenti dichiara che la madre limita molto la loro libertà, mentre il 23,1% afferma che lo fa abbastanza. La maggioranza dei giovani, quindi, cresce senza restrizioni significative, in quello che gli esperti definiscono una vero e proprio ‘anarchia educativa’.

Il problema emerge con particolare gravità nella fascia d’età tra gli 11 e i 15 anni, quando il concetto di limite risulta indefinito per gli adolescenti e viene percepito principalmente attraverso il punto di vista degli adulti. ‘Oggi assistiamo a un capovolgimento dei ruoli: non sono più i figli in balia dei genitori come nell’epoca del Novecento, ma i genitori in balia dei figli’, spiega il Prof. Daniele Popolizio, presidente del Gruppo CENPIS e pioniere della psicologia della performance in Italia.

La correlazione tra monitoraggio genitoriale e comportamenti a rischio è scientificamente dimostrata: esiste una correlazione negativa tra il controllo parentale e i comportamenti pericolosi, specialmente nella fascia d’età 14-15 anni. Questo significa che un maggiore controllo da parte dei genitori può ridurre significativamente la propensione degli adolescenti a comportamenti rischiosi.

‘Il problema nasce dal fatto che i giovani di oggi si percepiscono onnipotenti perché hanno in mano lo scibile umano attraverso un telefonino’, continua Popolizio. ‘Pensano di poter controllare tutto perché possono avere informazioni su tutto, ma rimangono ancora come i bambini piccoli che spesso diventano vittime di incidenti casalinghi’.

Il National Parent Forum, primo evento nazionale dedicato alle competenze genitoriali organizzato dal Gruppo CENPIS, ha evidenziato come questa problematica stia assumendo dimensioni preoccupanti. Con 400 partecipanti al Cavalieri Hilton di Roma, l’evento ha registrato una partecipazione straordinaria che testimonia l’urgenza del problema. ‘Sorprendentemente, mentre mediamente alle conferenze scolastiche partecipano 15-20 genitori, quando le organizziamo noi arriviamo a 180-200 presenze’, racconta Popolizio.

La questione si complica ulteriormente nell’era digitale, dove i genitori hanno delegato l’educazione a strumenti esterni che non hanno finalità educative ma commerciali. ‘I social network e le piattaforme digitali non devono educare i ragazzi, sono strumenti economici’, osserva l’esperto.

‘Abbiamo creato la prima scuola per genitori in Italia’, annuncia Popolizio, riferendosi al circuito di eventi formativi che il suo gruppo organizza mensilmente nelle scuole più importanti di Roma, come il Liceo Righi, classificato primo in Italia. L’approccio si basa sul tema ‘conoscere l’adolescenza per essere genitori competenti oggi’, una necessità sempre più urgente in una società che ha perso i punti di riferimento educativi tradizionali.

Il fenomeno ha radici profonde nella trasformazione sociale degli ultimi decenni. Se nel Novecento il problema era l’eccesso di autorità genitoriale, oggi siamo passati all’estremo opposto: l’assenza totale di controllo. Questa situazione genera adolescenti che non sviluppano il senso del limite e della percezione del pericolo, come dimostrato tragicamente da recenti episodi di cronaca.

La soluzione, secondo gli esperti, passa attraverso un recupero delle competenze genitoriali e una maggiore consapevolezza del ruolo educativo. ‘Servirà un recupero dell’autorevolezza genitoriale, non autoritaria ma autorevole’, conclude Popolizio. ‘I genitori devono tornare a essere guide per i propri figli, non loro amici o complici’.

L’impatto di questa crisi educativa si riflette non solo sul benessere familiare, ma sull’intera società. Giovani che crescono senza limiti diventano adulti che faticano a rispettare regole e a gestire responsabilità, creando un circolo vizioso che perpetua il problema generazionale.

Il futuro richiede un intervento strutturato che coinvolga famiglie, scuole e istituzioni in un progetto educativo condiviso, capace di restituire ai giovani quella percezione del limite che è fondamentale per una crescita equilibrata e responsabile.

A Milano il Telco Hub, nuovo centro eccellenza

Milano, 9 apr. (askanews) – A Milano nasce il Telco Hub, il nuovo centro di eccellenza europeo dedicato alla trasformazione delle reti e delle infrastrutture nelle telecomunicazioni. Un luogo fisico e simbolico dove innovazione, competenze e visione strategica si incontrano per accompagnare gli operatori verso ecosistemi digitali più autonomi, intelligenti e sostenibili. Abbiamo parlato con Alessandro Puglia, Capgemini Italia:

“Il nostro obiettivo è chiaro, è sopportare le telecomunicazioni nel passare da un modello tradizionale dell’operation delle reti a un modello invece basato su ecosistemi digitali automatici, sensienti e che siano anche sostenibili. Il Telco Hub si articola su tre direttrici le reti autonome, le reti sostenibili e le reti come servizio. Ogni area è presidiata da team dedicati e altamente specializzati che vengono alimentati da una forte sincronizzazione e sinergia tra i team di Capgemini Invent e Capgemini Engineering”.

Non solo un laboratorio locale, ma una piattaforma di eccellenza al servizio dei clienti Telco di Capgemini in tutto il mondo. L’obiettivo è chiaro: guidare il cambiamento e contribuire concretamente alla trasformazione del settore delle telecomunicazioni.

L’Iran tiene il punto: colloqui con Usa solo se tregua in Libano

Roma, 9 apr. (askanews) – L’Iran ha ribadito oggi che il Libano rientra nell’accordo di cessate di fuoco raggiunto con gli Stati Uniti, rendendo così Beirut una variabile decisiva per la tenuta dell’intesa e per il futuro del colloqui che dovrebbe iniziare questo fine settimana in Pakistan.

Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che potrebbe guidare la delegazione iraniana in Pakistan, ha ribadito oggi che “il Libano e tutto l’Asse della resistenza, sono una parte inseparabile del cessate il fuoco”, come “pubblicamente e chiaramente dichiarato” dal premier pachistano Shehbaz Sharif, per cui “non c’è spazio per smentite e marce indietro”.

“Violazioni dei cessate il fuoco comportano costi espliciti e una risposta forte. Spegnere immediatamente l’incendio”, ha aggiunto.

Da parte sua il vice ministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha detto oggi che la scorsa notte è stata “critica, perchè non avevamo altra opzione che rispondere alla nuova atrocità” commessa in Libano, lasciando poi intendere che Teheran non ha risposto agli attacchi israeliani dopo “scambi di messaggi attraverso il Pakistan”. “Ora speriamo che l’America riesca a controllare il suo alleato”, ha aggiunto Khatibzadeh, auspicando che “si possa procedere e andare in Pakistan”. Anche il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha denunciato gli attacchi israeliani in Libano come “una palese violazione” dell’accordo di cessate il fuoco, così come “un pericoloso segnale di inganno e di mancanza di impegno verso eventuali accordi”, ammonendo che “continuare questi attacchi renderà inutili i negoziati”. Pezeshkian ha quindi rimarcato che “l’Iran non abbandonerà mai i suoi fratelli e sorelle libanesi”.

In mattinata l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, aveva annunciato per stasera l’arrivo a Islamabad della delegazione iraniana, per poi cancellare il post pubblicato su X. Un funzionario dell’ambasciata contattato dall’agence France Presse ha spiegato che la cancellazione è stata determinata da una questione di “tempistica”: “Non avremmo dovuto pubblicarlo”.

Cdp chiude il 2025 con nuovo record dell’utile netto: 3,4 mld (+3%)

Roma, 9 apr. (askanews) – Il gruppo Cassa Depositi e Prestiti ha chiuso il 2025 con un nuovo massimo storico dell’utile netto, a 3,4 miliardi di euro è cresciuto del 3% rispetto al 2024 (3,3 miliardi). Nel primo anno dall’avvio del Piano Strategico 2025-2027, riporta un comunicato diffuso a seguito dell’approvazione dei conti da parte del Consiglio di Amministrazione, il Gruppo Cdp ha impegnato risorse per 29,5 miliardi di euro, pari ad oltre un terzo dell’obiettivo triennale.

Gli investimenti sostenuti sono pari a 73,6 miliardi, con un effetto leva di 2,5 volte le risorse impegnate, anche grazie all’attrazione di capitali addizionali. Il totale dei crediti in essere a favore di imprese, PA, infrastrutture e Cooperazione internazionale ammonta a 127 miliardi (in crescita rispetto alla fine del 2024).

La raccolta complessiva è pari a 355 miliardi e include il risparmio postale che raggiunge i 297 miliardi, si legge, e la raccolta obbligazionaria che arriva a 24 miliardi (rispettivamente +3% e +20% a confronto con la fine dell’esercizio precedente).

Il patrimonio netto di Cdp SpA sale a 32 miliardi, in crescita del 6% rispetto a fine 2024 (30 miliardi) grazie all’utile maturato nell’esercizio, al netto dei dividendi distribuiti. L’utile netto consolidato è pari a 5,5 miliardi (6 miliardi nel 2024).

Meloni: al fianco degli Usa ma non subalterni, voglio Ue più forte

Milano, 9 apr. (askanews) – Un’Italia saldamente ancorata all’Alleanza atalantica come “da circa 80 anni a questa parte” ma “non subalterna” agli Usa, che è capace di dire no a Washington “come dimostra Sigonella” e che costruisce una Europa “più forte”, con una sua autonomia strategica e di difesa.

Nell’informativa alle Camere, Giorgia Meloni descrive così la sua strategia di politica estera, rivendicando la capacità di “parlare con chiarezza” a Israele e a Donald Trump quando non si era d’accordo con le loro scelte, e respingendo lo “scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al Presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump e l’Europa’”.

Un ragionamento anche in questo caso declinato nell’attacco alle opposizioni: “La posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa si intenda davvero l’Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l’Europa. Perché temo che le due cose non stiano insieme. Attendo fiduciosa una risposta”.

A giudizio della premier, l’Europa deve però “saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici”. E dunque “competitività, semplificazione burocratica, transizione verde realistica e non ideologica, autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze. E una capacità di difesa che non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani”. Ovvero, “prima di aspettarci qualcosa dagli altri, proviamo a occuparci davvero di noi stessi”.

La premier prende le distanze dall’intervento di Usa e Israele in Iran, e spera nella “flebile prospettiva di pace” rappresentata dalla tregua: “Condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco. Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore”, sono gli auspici.

Detto questo, Meloni riconosce che “è innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà nei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti”. Ma si tratta di “una traiettoria chiara che le leadership europee del recente passato hanno lungamente, e a mio avviso colpevolmente, preferito non cogliere. Comprese quelle che governavano in Italia, e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un tweet di endorsement quando formavano un nuovo governo”, ha aggiunto. Ma ciò nonostante, “continuo a credere nella necessità di lavorare per garantire l’unità dell’Occidente. Siamo ‘testardamente occidentali'” dice tirando in ballo Elly Schlein, “perché solo se l’Occidente è unito può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo. E perché senza quella unità, noi, non altri, saremmo più deboli”.

Fausto Lama continua a raccontarsi da solista con "Giovani Bukowski"

Milano, 9 apr. (askanews) – Dopo aver aperto l’anno con un primo capitolo intimo e diretto, Fausto Lama continua a raccontarsi e a costruire passo dopo passo il suo nuovo percorso artistico: venerdì 10 aprile esce “Giovani Bukowski”, il suo nuovo brano che prosegue questo racconto personale, fatto di osservazione, ironia e uno sguardo lucido sul presente. Un brano che, pur partendo da un immaginario legato allo sballo, parla di ciò da cui oggi scegliamo di dipendere.

Giovani Bukowski è una canzone indie pop dal tono agrodolce, scritta dallo stesso Fausto, che racconta una notte fuori tra amici trasformandola in una fotografia generazionale. Tra attese, eccessi e momenti di sospensione, prende forma un mondo emotivo condiviso, in equilibrio tra noia, disincanto e desiderio di evasione. La produzione, ritmica e immediata, accompagna una scrittura visiva e cantabile, sorretta da un ritornello che resta impresso.

Sotto una superficie brillante e notturna emerge un sottotesto più amaro: Giovani Bukowski scava in una condizione più ampia e profondamente contemporanea, in cui si rincorrono approvazione, performance e appartenenza, spesso senza metterle davvero in discussione. L’eccesso diventa un linguaggio condiviso, un modo per sentirsi parte di qualcosa, mentre sotto le apparenze si muovono frustrazione, vuoto e una sottile difficoltà a sottrarsi a dinamiche che si ripetono. Più che raccontare lo sballo, il brano ne smonta il meccanismo, mettendo a fuoco un sistema che riguarda tutti, anche quando facciamo finta di non vederlo.

Come racconta lo stesso Fausto: “Questa canzone non parla di droga. Parla di te quanto di me. Perché oggi siamo tutti dipendenti da qualcosa che non ammettiamo: dal consenso, dalla performance, dalla paura di non esserci. Viviamo in un mondo intossicato da una positività che la maggior parte delle volte è solo scenografia — e spesso empatizziamo cose che nemmeno ci interessano pur di ‘appartenere’.

‘Giovani Bukowski’ parla di chi vuole evolvere da un ambiente che si spegne nella ripetitività e della solitudine di chi fa del cambiamento la propria normalità.” La scrittura di Fausto, da sempre capace di unire ironia e profondità, costruisce così un racconto che si riconosce immediatamente come personale ma allo stesso tempo collettivo, restituendo l’immagine di una generazione sospesa tra slanci e vuoti, tra il bisogno di sentirsi vivi e la difficoltà di trovare un equilibrio.

Dopo anni di percorso condiviso con i Coma Cose, Fausto torna a dare spazio a una dimensione più diretta e individuale, continuando a sviluppare un progetto che si sta svelando brano dopo brano nel corso del 2026.

Moses Pendleton (Momix): "Botanica 2 parla a una nuova generazione"

Roma, 9 apr. (askanews) – Creatore della compagnia Pilobolus, e poi nel 1980 di Momix, Moses Pendleton è di nuovo in tournée per un mese in Italia, dove la sua compagnia riscuote sempre straordinario successo. Momix parte da Bologna il 9 aprile, sarà a Roma a fine mese con “Botanica 2”, riedizione di un lavoro del 2009: visivamente stupefacente, i suoi danzatori acrobatici si trasformano in piante, larve, farfalle con l’aiuto anche degli scatti di Pendleton: “la fotografia è il mio vero lavoro”, ride lui. È un inno alla bellezza della natura, certo, e anche un messaggio, indiretto, sui rischi che corre il nostro mondo con il cambiamento climatico: “Non diretto, no, ma io sono molto attratto dal mondo naturale, che rischiamo di perdere se si continua su questa strada” spiega. “Creiamo immagini che celebrano la sua delicatezza, la sua bellezza, la sua natura effimera. Politicamente… beh, siamo coinvolti perché abbiamo un pubblico. Quindi immagino che sia anche un atto politico. Chiunque trascorra seriamente del tempo in un giardino botanico italiano capisce la meraviglia, il mistero degno della nostra ammirazione, che dovremmo proteggere in ogni modo possibile. È uno spettacolo che celebra la bellezza e l’energia e la connessione dell’umano con l’albero e con la pianta, e con l’architettura della natura”.

Momix è una compagnia statunitense che vive di immaginazione e apertura al mondo, in un mondo che diventa sempre più frenetico e polarizzato, anche per la presenza di personalità come Donald Trump, e non solo. Pendleton però non parla direttamente di politica: alla domanda se questa atmosfera influenzi il suo lavoro risponde “solo nel senso che vorrei fuggirne. Il mondo in molti modi è oscuro, orribile, terrificante. Pensare che gli esseri umani stiano facendo agli altri esseri umani quello che vediamo… guardi non mi piace dirlo, ma se domani ci fossero delle elezioni, voterei per l’intelligenza artificiale. Mi pare che gli esseri umani abbiano avuto molto tempo per capire come risolvere i loro problemi e non ci sono riusciti”.

Non è solo una provocazione, ma una previsione sul mondo che ci aspetta, sulla fusione futura della creatura umana come la vediamo oggi, e il cervellone artificiale: “nel prossimo futuro non useremo più la parola ‘macchina’, l’AI prenderà il sopravvento come parte dell’evoluzione del genere umano. Se andiamo indietro di miliardi di anni vediamo che siamo solo un piccolo puntino nel grafico temporale dell’evoluzione. La mia filosofia è la metamorfosi: forse siamo in un momento di spostamenti tettonici, il carbonio e il silicio stanno cominciando a mescolarsi al punto che anche il telefono cellulare fa parte di ciò che rende umani gli esseri umani. Forse l’AI potrà pensare a un nuovo nome per questa specie che usa e interiorizza e probabilmente opera come un super robot, ma un robot che ha empatia. Un robot che può essere dieci volte più, un milione di volte più intelligente di chiunque di noi. Credo che questo ci aspetti nel prossimo futuro, nel bene o nel male. Mi piacerebbe poter vivere, sa, per vedere questi cambiamenti. E poi, una delle grandi paure della maggior parte dell’umanità è la mortalità. E forse la macchina può trascendere l’idea stessa di mortalità. Magari tra altri trent’anni si potrà fare un accordo con qualche corporation per dire: vorrei vivere mille anni, come robot, mantenendo però il mio cervello, i miei ricordi. Ho tutto quello che mi serve. Solo che non ho bisogno di carne e sangue. È un concetto difficile, ma con un po’ di aiuto da parte dell’AI…”.

Difficile però prescindere dal corpo quando si parla di Pendleton. Nato in una fattoria in Vermont, sciatore da ragazzo, poi l’incidente che lo costringe alla riabilitazione, ed è così che scopre la danza; laureato in letteratura inglese nella prestigiosa università di Dartmouth, il coreografo è una creatura eclettica: “ho avuto l’esperienza dello sci alpino, dell’agricoltura, della poesia romantica… Ogni volta che sono a Roma, vado sempre alla casa di Keats e a Piazza di Spagna per riallacciarmi a quel mondo. Questi interessi esterni mi hanno formato come coreografo e regista. Se c’è un modo per descrivermi, è che sono interessato ad allenare l’occhio e lasciare che la natura faccia il suo corso. In altre parole, non sai mai che cosa farai: tutta la vita dipende da come reagisci all’ignoto. Ho portato la stessa filosofia nel lavoro e nella creazione della danza. La grande domanda, naturalmente, è l’energia: da dove viene l’energia per essere curiosi, per essere un artista o un musicista o un giardiniere o un agricoltore o qualcuno che scrive poesie? Ho sempre pensato a Momix non solo come danza, ma come una sorta di teatro visivo, fisico, che non ha altra logica se non quella di un’ode. La celebrazione del corpo fa parte del mix, una celebrazione della forma umana, del corpo umano che entra fisicamente in contatto con il non umano, con la pianta e l’animale e il minerale e altre immagini surreali. I danzatori di Momix sono altamente allenati. Fanno la sbarra di balletto ogni giorno, e tuttavia indossano costumi che li fanno sembrare fiori, ma hanno comunque bisogno di fare la loro sbarra di balletto per far danzare i fiori”.

Cosa la lega di più all’Italia? “La sensualità, il surreale, la commedia dell’arte, il vino, l’olio d’oliva… molte cose. Ormai da 46 anni facciamo tournée qui, abbiamo avuto la nostra prima mondiale proprio a Milano, al Teatro Nazionale, nel 1980. Penso che ci sia una connessione con la natura a cui gli italiani rispondano. Proprio stamattina ho visitato un bellissimo giardino botanico a Bologna, e tutti sembravano assorbiti dagli alberi e dalla luce del sole tanto quanto me.”.

E da questa nuova tournée, cosa si aspetta? “Sa, dico spesso che da vent’anni a questa parte c’è un’intera nuova generazione. L’anno scorso a Roma al Teatro Olimpico, un uomo è venuto a incontrarmi: ‘Signor Pendleton, ho portato mia figlia di dodici anni alla sua prima esperienza di Momix, come mio padre ci portò me trentacinque anni fa’. Insomma, c’è un nuovo pubblico per Momix; penso che possa piacere anche a loro; soprattutto agli adolescenti che passano il tempo con la PlayStation e il cellulare, potrebbe fare bene uscire e vedere il teatro dal vivo, anche se molti non hanno idea di che cosa sia”.

Iran, Meloni ipotizza stop a Patto Stabilità "se crisi prosegue"

Milano, 9 apr. (askanews) – Dopo essere arrivati “a un passo dal punto di non ritorno”, la tregua con l’Iran rappresenta una “flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione”. Ma se la crisi in Medio Oriente dovesse vedere “una recrudescenza”, allora l’Unione Europea dovrà porsi il problema delle conseguenze economiche del conflitto, ragionando sulla sospensione temporanea del Patto di Stabilità e su un approccio “non dissimile” da quello con cui si è affrontata la pandemia. Giorgia Meloni guarda all’Europa per affrontare le conseguenze economiche del conflitto con l’Iran. E nell’informativa alla Camera sposa la richiesta già avanzata da Matteo Salvini di arrivare a sospendere le regole di bilancio: “non una deroga per un singolo Stato ma un provvedimento generalizzato”, dice la presidente del Consiglio.

Prospettiva che il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, nelle stesse ore – durante una audizione al Parlamento Ue – invece allontava: “La condizione per attivare la clausola è di avere un grave deterioramento dell’economia nell’area euro o nell’intera Ue. E attualmente non siamo in questo scenario”. Anche considerando il potenziale impatto economico della guerra in Iran lo scenario “è di rallentamento ma non di grave deterioramento”. Per Meloni invece “se la crisi in Medio Oriente vedrà una nuova recrudescenza, dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per la pandemia. In quel caso, riteniamo che non debba essere un tabù” discutere dello stop al Patto. Anche perchè “se l’Iran esercita la sua facoltà di applicare extradazi ai transiti nello stretto di Hormuz, le conseguenze economiche sarebbero imponderabili”.

È in questa ottica che Meloni replica alle critiche delle opposizioni per la missione della scorsa settimana nel Golfo: “Di fronte al rischio dello shock energetico più pesante che abbiamo visto di recente, alla possibilità di ulteriori rincari dell’energia, dei carburanti e dei generi di consumo, di fronte al rischio di vedere interrotte intere catene di approvvigionamento e bloccata la nostra economia, è preciso dovere del Presidente del Consiglio fare tutto il possibile per assicurare alle imprese e ai cittadini energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti”, rivendica.

E insieme a questo, agire ancora in Europa per eliminare alcuni fattori che contribuiscono ad aumentare il prezzo dell’energia, a partire dal meccanismo ETS: “Nel Decreto Energia avevamo chiesto che l’ETS non comportasse un aumento del costo delle rinnovabili per abbassare i costi complessivi. È una norma che richiede l’autorizzazione dell’Unione Europea, siamo fiduciosi che l’obiettivo si possa raggiungere”. Inoltre “continueremo a chiedere di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’ETS dal termoelettrico: provvedimento che serve subito e almeno fino a quando i prezzi globali non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”.

Al contempo, prosegue la premier, c’è da impedire eventuali comportamenti speculativi, e “l’Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura, compresi se necessari ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”.

Pittura, segni, memoria e radici: i 90 anni di Giorgio Griffa

Torino, 9 apr. (askanews) – Una mostra che celebra i 90 anni di Giorgio Griffa attraverso la riproposizione di un momento, l’estate del 1969, quando con l’incontro con il gallerista Gian Enzo Sperone e il fotografo Paolo Mussat Sartor l’artista in un certo senso diventa se stesso, si riconosce attraverso lo sguardo esterno e stabilisce una sua più forte relazione con il mondo. La Fondazione Giorgio Griffa presenta a Torino l’esposizione “Summer 69”.

“È in qualche modo una riflessione sul passato e sul presente – ha detto l’artista ad askanews – ed erano lavori in cui cercavo, e me ne sono reso conto in seguito, perché si acquisisce dopo la consapevolezza, prima si intuisce soltanto, si sente qualcosa, cercavo di fissare l’identità dei segni per sé stessi piuttosto che dei segni come indicazione di una identità diversa. Era l’identità dei segni che mi interessava”.

Nel lavoro di Griffa, che vive di una leggerezza poetica che resta di grande fascino e che indaga con lucidità sulla pittura, come arte che viene dai millenni dell’umano, il segno è un elemento decisivo, è la base di ogni discorso sulle possibilità espressive. Un segno, il suo, che pur nell’essenzialità formale oggi si rivela prezioso nel momento in cui il digitale sta lentamente facendo sparire le cose e la loro anima. “Cosa sarà il segno nel futuro non lo so e non lo so prevedere – ha aggiunto Griffa -. Penso che cosa possiamo fare in questo momento di grande cambiamento è cercare di accumulare il più possibile delle radici, delle memorie, per vedere se possono essere poi trasferite”.

La mostra torinese, in uno spazio che sfrutta mirabilmente la luce naturale, è anche una celebrazione, un compleanno, e abbiamo chiesto a Giorgio Griffa, a fronte di tutto il tempo che è passato, come guarda oggi alla sua pittura. “Io per quello che mi riguarda – ci ha risposto – cerco di continuare a percorrere una linea di pensiero: ho questi lavori ultimissimi che in qualche modo si riallacciano ai cicli precedenti, ma sono assolutamente nuovi e sono molto contento di vedere che il colore trattato in questo modo mi richiama la luce della pittura sul muro, del fresco del Medioevo, più ancora che quello del Rinascimento”.

Il dialogo con il passato è costante, ma è un dialogo che vuole portare l’artista a continuare a dire cose nuove. Forse la lezione più importante di Griffa, in tempo che si vanta di non avere memoria, potrebbe essere questa.

Ecco Cannes, cinema globale senza l’Italia

Roma, 9 apr. (askanews) – Dal 12 al 23 maggio la Croisette torna a essere il centro del mondo. La 79ª edizione del Festival di Cannes si annuncia come una grande abbuffata di cinema globale, ricca di nomi, storie e geografie lontane. Ma dentro questa mappa sempre più ampia e inclusiva manca clamorosamente l’Italia. Un’assenza che pesa, che fa rumore, che riporta indietro le lancette fino al 2016, ultima volta senza tricolore nel programma ufficiale.

La presentazione guidata dalla presidente Iris Knobloch e dal delegato generale Thierry Frémaux ha messo in chiaro i pilastri dell’edizione: libertà artistica e libertà di espressione. Ma è proprio nella libertà della selezione che emerge una geografia sorprendente. C’è il Costa Rica per la prima volta, ci sono Nepal, Kenya, Somalia e Libano. C’è molta Asia, segno di un cinema in piena espansione. E c’è pochissima Europa mediterranea. L’Italia, semplicemente, non c’è.

Frémaux prova a stemperare, quasi a consolare: ricorda la vitalità della nuova generazione, cita Paolo Sorrentino, Valeria Golino e i produttori emergenti come Nicola Giuliano. Poi l’ironia, persino calcistica, come a cercare complicità: anche la Francia ha saltato Mondiali prima di tornare a vincere. Ma il dato resta. Cannes 2026 parla tutte le lingue del cinema contemporaneo, tranne quella italiana.

Eppure il programma è ricchissimo. In concorso, ventuno titoli, con il ritorno di maestri e autori tra i più attesi. Su tutti Pedro Almodóvar, che presenta “Amarga Navidad”, racconto intimo e doloroso di una separazione durante le feste. Accanto a lui, il cinema rigoroso e politico di Asghar Farhadi con “Histoires parallèles”, e quello contemplativo di Hirokazu Kore-eda. C’è anche Ryusuke Hamaguchi, ormai presenza stabile nei grandi festival, e il talento europeo emergente di Lukas Dhont, in gara con “Coward”, ambientato nelle trincee della Prima guerra mondiale.

Tra i titoli più attesi anche “Fatherland” di Pawel Pawlikowski, racconto del ritorno di Thomas Mann nella Germania del dopoguerra, e “Fjord” del veterano Cristian Mungiu, al suo primo film in lingua inglese. Il cinema europeo si muove tra memoria storica e tensioni contemporanee, mentre quello asiatico continua a offrire nuove prospettive narrative.

Fuori concorso arriva l’estetica visionaria di Nicolas Winding Refn, mentre Hollywood resta ai margini, lontana dai grandi studios ma presente con incursioni autoriali: Steven Soderbergh con un documentario su John Lennon e Ron Howard con un lavoro dedicato a Richard Avedon.

Le star però non mancano. Il cinema francese domina la scena con una vera e propria parata: Marion Cotillard è presente con due film, così come Catherine Deneuve, simbolo vivente di una tradizione che continua a rinnovarsi. Accanto a loro, nomi come Vincent Cassel e Léa Seydoux.

Tra gli eventi speciali spicca la Palma d’oro alla carriera per Barbra Streisand, icona assoluta dello spettacolo, mentre John Travolta porta il suo debutto alla regia con un film personale, ispirato alla sua passione per il volo. Un’opera breve, quasi intima, che racconta un’altra dimensione dell’attore americano.

Il festival si aprirà con “La Vénus électrique” di Pierre Salvadori, ambientato nella Parigi del 1928, mentre la giuria sarà presieduta dal regista sudcoreano Park Chan-wook. Cinque le registe in concorso, circa un quarto del totale: un dato ancora limitato, ma in crescita.

E poi c’è il grande paradosso italiano. Un Paese celebrato indirettamente, omaggiato attraverso riferimenti e influenze – da Federico Fellini in poi – ma assente nei fatti. Senza Nanni Moretti, senza Alba Rohrwacher, senza nuovi titoli a rappresentare una cinematografia che pure continua a produrre.

Cannes resta una vetrina globale, sempre più aperta e plurale. Ma proprio in questa apertura si consuma l’esclusione più dolorosa. L’Italia, questa volta, resta fuori dalla festa. E osserva da lontano una tavola apparecchiata per tutti, tranne che per lei.

Meloni: alla Camera sentito insulti e demagogia, nessuna proposta reale

Roma, 9 apr. (askanews) – “Conto molto su di voi in questo dibattito perché alla Camera ho ascoltato molti improperi, molti insulti, molta demagogia, quasi nessuna proposta reale in una delle fasi delicate che l’Italia sta affrontando”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in uno dei passaggi dell’informativa aggiunti al Senato rispetto al discorso pronunciato alla Camera.

Nessuna proposta, ha spiegato “salvo due, quella dei congedi parentali dove non si dice dove si prendono le risorse che è un tema che ci interessa, salvo che siamo stati noi ad ampliare i congedi in questi anni” e “salvo quando ci si propone di reperire soldi dalle banche e dalle società energetiche che è pure qualcosa che abbiamo fatto noi e non la sinistra”, ha aggiunto.

Pd-Avs-M5s vs Fdi contro sospensioni deputati: difesa antifascismo

Roma, 9 apr. (askanews) – Pd, M5S e Avs all’attacco, con momenti di tensione, nell’aula della Camera contro le sanzioni comminate a 32 deputati per l’occupazione della sala stampa di Montecitorio durante la conferenza stampa sulla remigrazione organizzata da realtà come CasaPound e ‘ospitata’ dal leghista Furgiuele.

Al termine dell’informativa della premier Giorgia Meloni, il dem Andrea Casu chiede di parlare sul regolamento, sottolinea l’assenza ‘forzata’ di alcuni parlamentari a causa delle sospensioni e chiede di rimettere la questione alla “Giunta per il regolamento per un chiarimento utile al funzionamento dell’istituzione nel suo complesso. Anche Meloni ha citato la Costituzione ma dimenticate sempre che la Costituzione è antifascista e non si possono sanzionare parlamentari che in maniera pacifica e non violenta vogliono difenderla”. Un intervento interrotto da brusii e dal richiamo del vicepresidente di turno Fabio Rampelli (Fdi): “Deve parlare del regolamento attuale”. A Casu viene tolto l’audio del microfono e poi gli viene restituito: “Sta parlando più lei di me. Dà fastidio ascoltare un discorso antifascista?”.

Marco Grimaldi di Avs evidenzia ‘due pesi e due misure’: “Mentre Delmastro, per non aver pubblicato nella dichiarazione dei redditi della Camera la partecipazione a un’azienda ha ricevuto una censura, 32 deputati si prendono quattro o cinque giorni di sospensione per aver impedito a un pregiudicato, lui sì picchiatore di agenti di polizia, di usare la Camera come cassa di risonanza per diffondere messaggi razzisti e discriminatori. Ci rivolgiamo al presidente della Camera Fontana: le sembra normale espellere alcuni deputati per obbedienza civile ai valori repubblicani? Le sembra normale sanzionarli come se avessero assalito o provato a picchiare qualcuno? I provvedimenti di espulsioni funzionano come il decreto sicurezza che punisce i pacifici attivisti del clima paragonandoli a persone violente”.

Per il Movimento parla Alfonso Colucci: “Questa aula è azzoppata da una decisione dell’ufficio di presidenza che ha sospeso chi ha diligentemente difeso la Costituzione antifascista”, sottolinea parlando di “vulnus del principio costituzionale, il diritto di ciascun deputato di lavorare, non come se avesse acquistato un biglietto alla bocciofila ma per rappresentare gli italiani”. Anche lui torna su Delmastro (“ha avuto dall’ufficio di presidenza poco più di un buffetto per non aver comunicato la titolarità di quote in una società che vedeva come socio una persona collegata al clan Senese”). A quel punto Rampelli puntualizza come l’esempio di Delmastro fa “riferimento al codice di condotta che ha un trattamento diverso”.

Una replica secca arriva dal contrattacco del responsabile organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli: “Ricordo che il regolamento prevede che le sanzioni non si possono commentare, per l’ennesima volta avete forzato il regolamento”, sostiene aggiungendo: “oggi dovreste ringraziare il presidente che è stato particolarmente elastico”. Poi tra le proteste dei banchi delle opposizioni che urlano accusa: “Vedo che mi fanno minacce fisiche, ‘vieni qua, vieni qua’. La prego presidente di vedere poi i filmati in ufficio di presidenza perché non si può minacciare fisicamente un parlamentare mentre parla. Coloro che si riempiono la bocca di antifascismo devono sapere che questo è l’atteggiamento pericoloso che in altri anni si è tenuto in questa aula: quello di poter decidere chi poteva o non poteva parlare. Non c’è nessun deputato in quest’aula che può fare lo sceriffo della democrazia e chi scavalca le istituzioni deve pagare. Se domani uno si arroga il diritto di dire cosa è il fascismo e chi è fascista finiscono la democrazia e la libertà”.

Calcio, Juve avanti con Spalletti

Roma, 9 apr. (askanews) – La Juventus sceglie la continuità e conferma Luciano Spalletti alla guida dei bianconeri. L’accordo, ormai definito, va oltre il presente e si inserisce in una strategia di lungo periodo orientata alla costruzione della squadra del futuro. Il tecnico ha convinto la dirigenza sin dal suo arrivo alla Continassa, dove era stato chiamato a raccogliere un’eredità pesante dopo Igor Tudor.

In pochi mesi Spalletti ha dato identità e ambizione, parlando apertamente di scudetto e alzando le aspettative di un gruppo abituato a considerare il piazzamento Champions come obiettivo minimo. Un percorso non privo di difficoltà, come evidenziato anche dalla recente gara con il Genoa, ma sufficiente a consolidare la fiducia del club.

Determinante la volontà della proprietà, con John Elkann in prima linea nel rilancio di una Juventus competitiva, e il lavoro di raccordo svolto da Giorgio Chiellini per favorire l’intesa tra allenatore e dirigenza.

Il nuovo contratto, da circa 6 milioni netti a stagione, rappresenta un investimento significativo e una chiara scelta tecnica: nessun piano alternativo, ma piena condivisione anche sulle strategie di mercato, con l’obiettivo di rafforzare la rosa con profili esperti e mentalità vincente.

L’annuncio ufficiale è atteso a breve, senza particolari formalità, mentre la squadra resta concentrata sulla sfida di Bergamo. Il progetto è avviato, ora serve continuità per riportare la Juventus ai vertici.

Tennis, Berrettini ko agli ottavi: Fonseca vince in due set

Roma, 9 apr. (askanews) – Matteo Berrettini saluta il Masters 1000 di Monte-Carlo, sconfitto agli ottavi di finale da Joao Fonseca con il punteggio di 6-3, 6-2 in poco più di un’ora di gioco. Berrettini ha pagato una bassa percentuale di prime in campo e, di conseguenza, non è mai riuscito a prendere in mano gli scambi, soprattutto dal lato del dritto, il suo colpo più incisivo, che Fonseca è stato bravo a neutralizzare fin dall’inizio. Grazie a questo successo, il brasiliano diventa il primo giocatore del suo Paese a raggiungere i quarti di finale in un Masters 1000 da Thomaz Bellucci a Madrid 2011 e il secondo di sempre a Monte-Carlo dopo Gustavo Kuerten.

Mafia, Conte: Meloni chiarisca su presunte infiltrazioni in Fdi

Roma, 9 apr. (askanews) – Giorgia Meloni non può limitarsi a dire che il suo impegno politico è nato sull’emozione per l’omicidio di Paolo Borsellino, lei è premier e leader di Fdi e deve “chiarire” sulle “presunte infiltrazioni” della criminalità nel suo partito. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte, conversando con i giornalisti alla Camera.

“Su questo capitolo diciamo che – nell’economia di 10 minuti (di intervento in aula, ndr) – non sono intervenuto puntualmente”, Ma “questo è un capitolo per quanto mi riguarda rimane aperto, hanno molto da chiarire”.

L’ex premier ha insistito: “Il problema è che deve chiarire i rapporti e le presunte infiltrazioni in Fratelli d’Italia. Quindi non solo il caso Delmastro, c’è un’inchiesta a Milano – ‘Hydra’ – da cui filtrano alcune notizie. Lei non può continuare a rispondere ‘sono entrata in politica quando c’è stato il delitto Borsellino’. Non è sufficiente se sei responsabile di un partito. Non sei solo presidente del Consiglio, sei leader di un partito”. Insomma, “il caso Delmastro e alcune notizie che leggo come voi – quelle che filtrano dall’inchiesta ‘Hydra’ – ci dicono che c’è un problema di presunte infiltrazioni che va chiarito, se sei leader di partito”.

Tennis, Atp Finals a Torino anche nel 2027

Roma, 9 apr. (askanews) – Le Atp Finals si giocheranno a Torino anche nel 2027, di fatto chiudendo ogni possibilità immediata di trasferimento a Milano. Non c’è ancora l’ufficialità formale dell’Atp, ma, come scrive la Gazzetta dello sport online, la decisione è ormai definita anche per motivi organizzativi e logistici.

Il capoluogo piemontese, che ospita il torneo dei Maestri dal 2021 all’Inalpi Arena, consolida così il proprio ruolo nel circuito internazionale, dopo il successo delle ultime edizioni e la crescita dell’evento in termini di pubblico e visibilità.

Resta aperta la partita per il periodo successivo: l’Italia ha in mano l’assegnazione delle Finals fino al 2030 e Torino punta a mantenere la sede anche negli anni successivi, mentre Milano resta sullo sfondo come possibile alternativa per il futuro.

Già nei mesi scorsi il presidente Atp Andrea Gaudenzi aveva sottolineato la volontà di partire dalla base solida costruita a Torino, senza però escludere altre opzioni, segnale di un confronto ancora aperto tra istituzioni e organizzatori sul lungo periodo.

Schlein: da Meloni ci aspettavamo rilancio, invece solito repertorio

Roma, 9 apr. (askanews) – Quello esibito da Giorgia Meloni in aula è stato “il solito repertorio”, secondo la leader Pd Elly Schlein. Conversando con i giornalisti alla Camera la segretaria democratica ha spiegato: “Ha chiesto lei di fare l’informativa con la diretta tv, uno si poteva aspettare un rilancio”. Invece “niente, ha ripetuto il solito repertorio”.

E’ stato, ha aggiunto, “un comizio postumo sul referendum, una sfida che ha già perso perché 15 milioni di italiani hanno votato ‘no’ per difendere la Costituzione”.

Ue, Dombrovskis: guerra Iran può abbassare di 0,2-0,6 punti crescita 2026

Roma, 9 apr. (askanews) – Per l’economia dell’Unione europea, le conseguenze della guerra in Iran potrebbero comportare una crescita economica tra 0,2 e 0,4 punti percentuali più bassa quest’anno, rispetto ai livelli previsti lo scorso autunno, e un’inflazione di 1 punto percentuale più elevata. Lo ha riferito il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante un’audizione al Parlamento europeo.

Ma se la crisi si rivelasse più grave e persistente, la crescita potrebbe risultare diminuita tra 0,4 e 0,6 punti percentuali sia quest’anno che il prossimo e l’inflazione tra 1,1 e 1,5 punti percentuali più elevata, ha aggiunto.

Lo scorso 17 novembre la Commissione europea prevedeva 1,2% di crescita economica dell’Ue quest’anno e 1,4% il prossimo, con un’inflazione all’1,9% quest’anno e al 2% il prossimo.

Secondo l’eurocommissario non si tratterebbe di ricadute così gravi da giustificare l’attivazione della clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita.

I droni e il divino: Cao Fei tra smart agricolture e condizione umana

Milano, 9 apr. (askanews) – Le strade dell’arte contemporanea sono molteplici e sempre di più, in spazi che sono fisici, ma anche intellettuali, come Fondazione Prada, si assiste alla messa in scena di pratiche che abbracciano la società in maniera profonda e costituiscono, attraverso un nuovo tipo di opere, dispositivi per una comprensione più intensa del presente che viviamo. È il caso della mostra “Dash” dell’artista cinese Cao Fei, che ha portato a Milano un grande progetto sulla diffusione nelle campagne del suo Paese della Smart Agriculture, che è anche una grande metafora del modo in cui la tecnologia sta completamente rivoluzionando la nostra vita e, spesso, la sta soffocando.

“Il progetto – ha detto ad askanews Chiara Costa, Head of Program di Fondazione Prada – porta una dimensione tecnologica che per molte persone credo sia sconosciuta, però porta anche molte domande su cosa significa la sparizione degli esseri umani dalle campagne”.

Algoritmi che sostituiscono il sapere tradizionale, droni venerati come nuove divinità, la modificazione, ai confini della scomparsa, del lavoro: l’indagine sull’agricoltura all’epoca della vita digitale è parte di un progetto che l’artista porta avanti da decenni sulla condizione umana nel contesto della trasformazione tecnologica. Una storia che, accanto ai risultati sempre sbandierati dal potere, reca con sé anche innumerevoli domande su di noi, su cosa resta della nostra umanità.

“Le persone – ha detto Cao Fei ai giornalisti – sono ancora alla ricerca di un modo per soddisfare i propri bisogni. Le storie su come la tecnologia, interrompendo le negoziazioni, è arrivata a coesistere con i singoli individui nei luoghi, con la tradizione e con il futuro: questo è ciò che ho voluto davvero esprimere”.

Attraverso imponenti, ma anche stravaganti installazioni, archivi, visori per la realtà virtuale e, soprattutto un grande video, che dà il titolo alla mostra, ci si trova, forse anche senza rendersene conto, a confrontarsi con i valori che oggi sono alla base dell’era delle macchine pensanti ed è un confronto che, in ogni caso, genera dubbi e inquietudini.

“Per Fondazione Prada – ha concluso Chiara Costa – questo è un progetto paradigmatico di quelle che sono le nostre intenzioni, cioè è un progetto che parla di un’attività reale di tutti i giorni che esiste in tutto il mondo ed esiste da millenni, ma nell’analizzarla ci aiuta a capire qual è il ruolo degli esseri umani nel mondo e soprattutto ci ricorda che se non riusciamo a mantenere un discorso sulla complessità del mondo in cui viviamo non riusciamo a capirlo e non riusciamo a modificarlo”.

Ecco qual è il punto: usare anche l’arte contemporanea come strumento di interpretazione profonda, come palestra per il ragionamento complesso, infine come possibilità di cambiamento. Questo accade qui e, in mezzo a tante inquietudini, è anche un modo per non smettere di sperare. (Leonardo Merlini)

Energia, Dombrovskis apere a tassa su extra profitti: "Una possibilità"

Roma, 9 apr. (askanews) – Quella di prevedere una tassa specifica sugli “extra profitti” delle compagnie petrolifere e energetiche, derivanti dai rincari innescati dalla guerra in Iran “resta una possibilità”, anche studiando un coordinamento a livello di Unione europea. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante una audizione al Parlamento Ue.

“Sulla questione degli extra profitti diversi Paesi hanno interpellato la Commissione su questo tipo di misura. Avevamo proposto una misura di questo tipo nella precedente crisi, strettamente parlando – ha detto in risposta ad una domanda – non c’è nulla che impedisca aglio Stati di adottare misure simili, perché la tassazione diretta è nella competenza degli Stati membri. Stiamo valutando se possiamo studiare un approccio un po’ più coordinato a livello Ue. Ma è stata adottata nella precedente crisi e resta una possibilità”.

Ci sarà caldo fino a sabato, poi dal 13 aprile calo termico e piogge

Milano, 9 apr. (askanews) – Fino a sabato 11 aprile, sull’Italia continuerà a prevalere l’alta pressione di matrice nordafricana, ma da lunedì 13 è atteso un peggioramento del tempo con piogge diffuse e un calo delle temperature dopo giorni segnati da valori quasi estivi, con massime oltre i 26 gradi, ben superiori alle medie della prima decade di aprile. Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, i primi segnali di cambiamento interesseranno già nelle prossime ore la fascia orientale della Penisola, dalle Dolomiti fino al Molise, con un aumento della nuvolosità.

Tra venerdì 10 e sabato 11 non sono previste variazioni termiche rilevanti ma il cielo apparirà progressivamente meno limpido per l’arrivo di pulviscolo sahariano, soprattutto sulle regioni del Centro-Sud. Si tratta di particelle molto fini in sospensione che renderanno l’atmosfera più opaca.

Una prima fase di peggioramento è attesa da domenica sera tra Sardegna, Liguria e Piemonte, dove potrebbero arrivare deboli precipitazioni. In presenza del pulviscolo atmosferico, le piogge potranno assumere carattere fangoso.

Il passaggio più marcato è previsto da lunedì 13 aprile, quando sull’Italia convergeranno aria mite e umida da sud, accompagnata da nuovo pulviscolo sahariano, e aria più fresca e instabile in arrivo dall’Atlantico. Ne deriverà una fase di maltempo destinata a coinvolgere per alcuni giorni gran parte del Paese, in particolare il versante tirrenico e il Sud, senza escludere precipitazioni frequenti anche al Nord.

Le temperature massime dovrebbero tornare attorno ai 17-18 gradi, su valori più vicini a quelli tipici del periodo. Nella prima decade di aprile, infatti, le medie delle massime si collocano intorno ai 17-18 gradi a Milano e Roma e sui 19-20 gradi a Palermo. Per oggi il quadro resta in prevalenza stabile, con bel tempo al Nord, anche se con più nubi sul Nordest, nuvolosità più presente sui settori adriatici del Centro e cielo poco nuvoloso al Sud. Venerdì 10 aprile il Nord sarà interessato da nuvolosità irregolare, mentre al Centro prevarrà il bel tempo e al Sud condizioni soleggiate. Sabato 11 aprile il cielo si presenterà localmente nuvoloso al Nord, con un primo calo termico, nuvolosità più diffusa al Centro e poche nubi al Sud. Da domenica sera è atteso il peggioramento sul Nord-Ovest.

Iran, le notizie più importanti del 9 aprile sulla guerra

Milano, 9 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di giovedì 9 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. Dopo l’intesa su una tregua di due settimane, ora le speranze sono riposte nei negoziati.

-10:50 Iran, Dombrovskis: economia europea rischia shock stagflazionistico.

-10:28 Libano, Meloni: chiesto a Israele fermare escalation militare.

-09:57 Dombrovskis: non siamo in scenario da sospensione Patto stabilità (FT).

-09:38 Iran, cancellato post ambasciatore su arrivo delegazione in Pakistan.

-09:35 Iran, Meloni: se crisi prosegue ragionare su stop a Patto Stabilità.

-09:24 Iran, Spagna riapre la sua ambasciata a Teheran.

-09:05 Libano, almeno 13 morti in attacchi israeliani.

-08:53 Iran, Takaichi a Pezeshkian: rapida riapertura stretto di Hormuz.

-07:35 Petrolio, Wti pagato 97,5 dollari al barile ritocca del 3,3%.

-07:26 Delegazione iraniana sarà a Islamabad da questa sera.

-07:15Hormuz, Pasdaran costringono le navi a passare vicino costa Iran.

-07:01 Iran, Trump: non ritiriamo forze fino a vero accordo.

-00:09 Lo stretto di Hormuz è di nuovo chiuso e il traffico marittimo interrotto. E’ quanto riferisce la Cnn citando le Guardie della rivoluzione iraniane che avrebbero deciso lo stop dopo l’attacco di Israele in Libano ritenuto una violazione del cessate il fuoco.

Dombrovskis: non ci sono le condizioni per sospendere il Patto di stabilità

Roma, 9 apr. (askanews) – “Sulla sospensione del Patto di stabilità e di crescita, è legata alla clausola generale di sospensione e la condizione per attivare la clausola è di avere un grave deterioramento dell’economia nell’area euro o nell’intera Ue. E attualmente non siamo in questo scenario”, anche considerando il potenziale impatto economico della guerra in Iran “è di rallentamento ma non di grave deterioramento”. Lo ha ribadito il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis durante una audizione al Parlamento Ue.

“Ovviamente continuiamo a monitorare la situazione e risponderemo come appropriato”, ha aggiunto.

Conte: Meloni racconta realtà mitologica, non ha sentito ‘sveglia’

Roma, 9 apr. (askanews) – “Lei racconta una realtà mitologica, credo che la sveglia referendaria non abbia suonato a palazzo Chigi. Si presenta qui dicendo ‘diremo, faremo’… Quattro anni, zero riforme”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte parlando in aula dopo l’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Lei dice ‘ci metto la faccia’. Cosa lodevole, ma se non ci mette anche competenza e capacità l’Italia si trova in braghe di tela”.

E poi, “non dica che ha aumentato gli stipendi, i salari reali sono crollati. Le imprese: possibile che un presidente del Consiglio non si fermi un attimo a commentare tre anni di calo della produzione industriale?”

Ocse, Scarpetta: bene Italia su stabilità, alzare partecipazione al lavoro

Roma, 9 apr. (askanews) – L’Italia ha fatto molti progressi in termini di stabilità macroeconomica, cruciale anche per promuovere l’innovazione e rassicurare le imprese nei loro piani di investimento, ora per rafforzare la crescita della produttività deve fare leva su ulteriori aumenti della partecipazione al mercato del lavoro di giovani e donne, su cui vi sono ancora ampi margini, e su competenze del capitale umano e formazione. E’ la ricetta illustrata dal neo capo economista dell’Ocse, l’italiano Stefano Scarpetta, rispondendo ad una domanda nella conferenza stampa di presentazione del primo rapporto su competitività e crescita stilato dall’organizzazione parigina.

Tra due settimane, il 23 aprile, l’Ocse presenterà a Roma uno studio sull’economia dell’Italia. “Ovviamente non ne darò i dettagli, ma parlerò di quello che diciamo nello studio di oggi. Penso che in Italia siano stati fatti tanti progressi in termini di stabilità macroeconomica – ha detto Scarpetta -. E questo è qualcosa che incoraggiamo a continuare, perché la stabilità macroeconomica è fondamentale per promuovere l’innovazione, per consentire alle imprese di assumere i rischi. Penso che l’Italia abbia fatto progressi rilevanti nel rendere il mercato del lavoro più inclusivo, una delle questioni chiave della lenta crescita è stata quella di aumentare l’occupazione”.

E qui “fondamentalmente si possono fare altri progressi – ha proseguito – la partecipazione delle donne resta molto bassa. Se guardi alcune parti dell’Italia, il Sud, ci stanno ampi margini di miglioramento. La disoccupazione giovanile è calata ma resta a due cifre”. E per i giovani “bisogna investire nelle qualifiche, per aiutarli nella transizione dalla scuola al lavoro”, ha detto.

“La partecipazione al mercato del lavoro è importante ma un altro pilastro, se posso dire, è il capitale umano. Dobbiamo davvero investire in tutti i Paesi, non solo in Italia, ma anche in Italia, su educazione e formazione nel corso di tutta la vita”. In genere si investe meno su formazione e educazione delle persone di mezza età o età avanzata: “il loro accesso a programmi di formazione è basso”. E invece “si può fare in mille modi – ha detto Scarpetta – anche da remoto, da casa. Ma è cruciale farlo. C’è un’agenda complessa che l’Italia deve perseguire, ovviamente dopo che c’è stato un lungo periodo di bassa crescita della produttività o di crescita negativa”. (fonte immagine: OECD)

Ue, Dombrovskis: non siamo in scenario da sospensione Patto stabilità (FT)

Roma, 9 apr. (askanews) – La Commissione europea continua a respingere le ipotesi di innescare la clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita della Ue. “Esiste per intervenire su gravi deterioramenti (delle prospettive economiche-ndrt) della Ue o dell’area euro, e attualmente non siamo in questo scenario”, afferma il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis in una intervista oggi al Financial Times.

E questo, apparente possibile contraddizione, a dispetto del fatto che lo stesso Dombrovskis affermi che nella Ue, a riflesso del conflitto in Iran, ci si trovi “chiaramente a fronteggiare uno shock deflazionistico”. Ossia il rischio di una fase di crescita economica a rilento o ferma e inflazione elevata.

Sul Patto di stabilità, le regole Ue sui conti pubblici, è possibile invocare le clausole nazionali di sospensione, su iniziativa dei singoli paesi, mentre la clausola generale di sospensione a cui fa riferimento Dombrovskis viene attivata su iniziativa della stessa Commissione europea.

La recente tregua concordata da Usa e Iran “è certamente un passo benvenuto verso una de-escalation e potrebbe calmierare la crisi energetica”. Ma “in merito all’impatto economico della guerra in Iran – dice l’eurocommissario – ovviamente resta circondato da elevata incertezza”. (fonte immagine: European Union)

Iran, Meloni: se crisi prosegue ragionare su stop a Patto Stabilità

Milano, 9 apr. (askanews) – “Se la crisi in Medio Oriente vedrà una nuova recrudescenza, dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per la pandemia. In quel caso, riteniamo che non debba essere un tabù discutere della sospensione temporanea del patto di stabilità e crescita: non una deroga per un singolo Stato ma un provvediemnto generalizzato”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, nell’informativa alla Camera.

Governo, Meloni: mai ipotesi dimissioni, governo fino all’ultimo giorno

Milano, 9 apr. (askanews) – “Ci siamo presi l’impegno di governare per 5 anni ed è esattamente quello che faremo. Non importa quanto sarà difficile, siamo troppo responsabili per far ripiombare l’Italia nell’incertezza”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nell’informativa alla Camera, smentendo di aver mai pensato all’ipotesi di dimissioni.

“Il governo c’è, nel pieno delle sue funzioni, determinato a fare del suo meglio fino all’ultimo giorno del suo mandato fino a quando non si farà nelle urne un nuovo governo, non nel palazzo. Non scapperemo, non indietreggeremo, non faremo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di palazzo. Governeremo come fanno le persone serie e in pace con la propria coscienza”.

Referendum, Meloni: abbiamo coscienza a posto, onorata parola responsabilità

Roma, 9 apr. (askanews) – “La nostra coscienza è a posto: la riforma della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani come molte altre cose. Questa è la modalità con cui concepiamo la politica, onorando il significato profondo della parola responsabilità”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in aula alla Camera, durante l’informativa urgente sull’azione del governo dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia.

“Responsabilità deriva da respondeo, che origina a sua volta da spondeo, l’atto solenne del promettere e garantire. La responsabilità di rispondere ad altri e non a se stessi e men che meno alla propria convenienza”, ha aggiunto. “Non mi stupisce. Ci chiedevano: siete sicuri vi convenga? La nazione rischia di abituarsi a una politica che non ama il rischio e noi siamo fieri di rappresentare un’anomalia in questo senso”, ha aggiunto.

Giustizia, Meloni: rammarico per occasione persa, cantiere non venga abbandonato

Roma, 9 apr. (askanews) – “Non voglio esimermi da una breve riflessione sull’Italia che ci è stata consegnata dall’esito referendario che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e una altrettanto grande polarizzazione, un confronto serrato, non sempre sul merito, e un esito chiaro. Rispettiamo sempre il giudizio degli italiani anche quando non coincide con le nostre opinioni. Resta il rammarico di aver perso una occasione storica, la riforma giustizia rimane una necessità e non sono io a dirlo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante l’informativa alla Camera.

“Il mio auspicio è che il cantiere di quella riforma non venga abbandonato” possibilmente “in un clima di collaborazione non certo contro la magistratura ma a favore di una magistratura libera e di una politica che commetterebbe un errore storico se rinunciasse al proprio ruolo”, ha aggiunto.

Springsteen: Trump “corrotto, incompetente, razzista, sconsiderato e traditore”

Il ritorno sul palco come atto politico

Non è un semplice tour celebrativo. Il ritorno di Bruce Springsteen sulle scene americane, con la tournée Land of Hope and Dreams, assume fin dall’inizio i tratti di una presa di posizione politica esplicita. Al Kia Forum di Los Angeles, il cantante ha trasformato il concerto in una vera e propria dichiarazione d’intenti: non nostalgia, ma battaglia culturale. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, il tour si configura come una risposta diretta al clima politico attuale, segnato dalla figura di Donald Trump. Non un “giro d’onore”, ma un confronto aperto con il presente.

Parole durissime contro Trump

Nel corso dello spettacolo, Springsteen ha pronunciato uno dei giudizi più netti mai espressi da un artista statunitense nei confronti di un presidente in carica. Ha definito l’amministrazione Trump “corrotta, incompetente, razzista, sconsiderata e traditrice”, denunciando un degrado morale e istituzionale dell’America contemporanea. Non si tratta di un episodio isolato. Già nelle prime tappe del tour, il musicista aveva accusato la leadership trumpiana di mettere a rischio i valori fondamentali della democrazia americana, parlando apertamente di un Paese “in mani sbagliate”.

La musica come coscienza civile

Questa postura non sorprende chi conosce la traiettoria artistica di Springsteen. Da sempre, il “Boss” intreccia musica e impegno civile, dando voce all’America del lavoro, delle periferie e delle contraddizioni sociali. Nel 2026, questo impegno si è ulteriormente radicalizzato: canzoni come “Streets of Minneapolis” denunciano apertamente politiche federali e tensioni razziali, inserendosi nella tradizione della canzone di protesta americana. Il palco diventa così uno spazio di resistenza simbolica, dove la narrazione musicale si salda con una visione politica dichiarata e conflittuale.

Scontro aperto e polarizzazione

Le parole di Springsteen hanno immediatamente alimentato lo scontro politico. Trump ha reagito con attacchi personali e inviti al boicottaggio dei concerti, segno di una polarizzazione che ormai attraversa anche il mondo culturale. Il confronto tra artista e presidente non è più solo retorico: riflette una frattura profonda nella società americana, dove cultura popolare e politica si sovrappongono sempre più spesso.

Un’America divisa, anche sul palco

Il tour del Boss restituisce, in definitiva, l’immagine di un Paese diviso, in cui persino il rock diventa terreno di confronto ideologico. Lontano dall’essere un semplice intrattenimento, il concerto si trasforma in un atto pubblico, quasi civile, in cui si ridefinisce il ruolo dell’artista: non più soltanto narratore, ma protagonista del dibattito democratico. E forse è proprio qui il punto: nella capacità di un musicista settantenne di riportare la musica al suo nucleo originario, quello di una voce che non accompagna il tempo, ma lo interroga.

Cina, Xi ordina all’esercito una "rettifica ideologica e politica"

Roma, 9 apr. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha alzato ulteriormente il tono sulla disciplina interna dell’Esercito popolare di liberazione, chiedendo ai vertici militari di approfondire la “rettifica ideologica” e la “rettifica politica” per presentarsi con un “volto completamente nuovo” al centenario delle forze armate nel 2027.

Secondo quanto riferito dai media di Stato cinesi dopo un intervento ieri all’apertura di un corso per alti quadri militari all’Università nazionale della Difesa di Pechino, Xi ha detto che gli ufficiali superiori devono mantenere una “risoluta lealtà politica” al partito e che qualsiasi pensiero o azione guidati dall’interesse personale o dalla corruzione sono “fondamentalmente contrari alla natura e alla missione del Partito comunista”.

Nel testo diffuso dalla stampa ufficiale, Xi ha scandito una serie di richiami che mostrano come la leadership cinese non consideri sufficiente la sola repressione dei casi di corruzione, ma punti a una rifondazione politica e morale dell’apparato militare. “Gli alti ufficiali devono assumere la guida nel restaurare e promuovere le nobili tradizioni del nostro partito e del nostro esercito”, ha affermato, aggiungendo che “bisogna comprendere la disciplina, essere chiari sulle regole e sulle norme, e mantenere un senso di reverenza”. Ancora più netta la formula sull’applicazione delle regole: “Dobbiamo fare in modo che tutti siano uguali davanti a leggi e regolamenti, senza trattamenti speciali nella loro osservanza e senza eccezioni nella loro applicazione”.

Il significato politico del discorso va oltre la formula, ormai consueta, della lotta alla corruzione. Xi ha chiesto ai quadri militari di “stare fermamente dalla parte del popolo” e di superare “tutti i pensieri egoistici e tutte le distrazioni” che li allontanano dalle masse. Ai dirigenti di vertice ha chiesto anche di dare l’esempio nella vita interna, favorendo un clima di franchezza e rigore ideologico. “Il nostro partito e il nostro esercito sono continuamente cresciuti e diventati più forti attraverso le lotte contro varie ideologie e condotte errate”, ha detto Xi, inserendo così la campagna in corso in una cornice storica più ampia rispetto alla semplice pulizia amministrativa e presentandola come una battaglia per la sopravvivenza politica e l’affidabilità del comando.

Nella terminologia ufficiale cinese, infatti, “rettifica politica” non significa soltanto reprimere tangenti, favoritismi e scambi di denaro, ma ricondizionare l’intero sistema militare sul piano ideologico, organizzativo e disciplinare. L’obiettivo è eliminare non solo i comportamenti illeciti, ma anche le “influenze perniciose” rilasciate da reti di potere, fedeltà personali e deviazioni dottrinali che, nella visione di Xi, possono mettere in discussione il principio cardine del sistema: il controllo assoluto del Partito sulle forze armate.

Il riferimento al traguardo del 2027 rende il discorso ancora più significativo. Pechino mantiene volutamente ambigue le aspettative legate al centenario dell’Esercito popolare di liberazione, ma Xi aveva già collegato nel rapporto al XX Congresso del Partito comunista del 2022 questo obiettivo alla capacità delle forze armate di “vincere guerre locali”, un riferimento che molti osservatori hanno legato alla questione di Taiwan. Il messaggio implicito è che la modernizzazione militare non può essere separata dalla disciplina politica: un esercito tecnologicamente più avanzato, ma corrotto, permeabile a cordate interne o ideologicamente poco affidabile, non sarebbe in grado di garantire né deterrenza né obbedienza operativa.

A conferma di questa impostazione, nello stesso giorno il generale Yang Zhibin, comandante del Teatro orientale dell’Esercito popolare di liberazione, il comando che sovrintende allo Stretto di Taiwan e al Mar cinese orientale, ha tradotto in termini ancora più espliciti la linea imposta da Xi. In un articolo pubblicato su uno dei giornali ideologici del Partito, Yang ha scritto che, “traendo lezioni profonde dalle gravi violazioni disciplinari e legali commesse dagli alti ufficiali incriminati”, bisogna “colpire con precisione e sradicare il contagio ideologico lasciato dalla loro perniciosa influenza”. E ancora: “Dobbiamo davvero eliminare le impurità ideologiche, sradicare i concetti errati e correggere le deviazioni nella visione del mondo, della vita e dei valori fin nelle profondità dell’anima”.

Sullo sfondo del discorso di Xi c’è, in effetti, una delle più dure campagne di epurazione mai viste nella Difesa cinese negli ultimi anni. La stretta ha investito il cuore stesso della catena di comando, colpendo in particolare la Forza missilistica, il comparto degli armamenti e l’apparato politico che sovrintende alla fedeltà ideologica delle truppe. Il caso più clamoroso è stato quello dell’ex ministro della Difesa Li Shangfu, travolto da un’inchiesta disciplinare e poi formalmente espulso dal Partito comunista. Le autorità lo hanno accusato di avere “gravemente inquinato l’ecosistema politico del settore degli equipaggiamenti militari”, formula che in Cina indica non solo corruzione individuale, ma anche la contaminazione di intere filiere decisionali e promozionali.

Nello stesso filone d’indagine è caduto anche l’ex ministro della Difesa Wei Fenghe, a sua volta colpito da pesanti accuse e descritto dall’apparato come un dirigente che avrebbe contribuito a “inquinare gravemente l’ambiente politico delle forze armate”. Il fatto che gli ultimi due ministri della Difesa siano stati travolti quasi in parallelo ha dato la misura della profondità della crisi interna al sistema di selezione, controllo e approvvigionamento dell’apparato militare cinese. Non si è trattato, almeno nella narrativa ufficiale, di episodi isolati, ma della prova che le degenerazioni erano penetrate ai massimi livelli.

Ancora più delicato, sul piano politico, è stato poi il caso dell’ammiraglio Miao Hua, membro della Commissione militare centrale e direttore del Dipartimento del lavoro politico, cioè uno dei responsabili più importanti del controllo ideologico sulle forze armate. La sua sospensione del 2024 per gravi violazioni disciplinari ha rappresentato un colpo particolarmente sensibile, perché Miao non apparteneva soltanto al versante operativo o amministrativo dell’Esercito popolare di liberazione, ma a quel meccanismo politico-organizzativo che Xi considera decisivo per garantire la subordinazione assoluta dell’esercito al partito. Se persino figure collocate al vertice della sorveglianza politica vengono travolte dalle inchieste, il segnale che arriva ai quadri è che nessun livello della gerarchia è al riparo.

A questi casi si sommano le rimozioni, le sparizioni dalla scena pubblica e le sostituzioni che negli ultimi mesi hanno investito la Forza missilistica e vari comandi territoriali. Il settore missilistico è particolarmente sensibile perché tocca la deterrenza strategica, la capacità di risposta e una parte essenziale del potenziale militare cinese in un eventuale scenario di crisi attorno a Taiwan. Il fatto che proprio questo comparto sia stato tra i più colpiti suggerisce che la leadership abbia individuato criticità profonde sul piano dell’affidabilità politica e dell’efficienza operativa.

E’ in questo contesto che va letto il discorso di Xi. La campagna anticorruzione non viene più presentata soltanto come un’opera di moralizzazione, ma come una condizione preliminare della capacità di combattimento. Il legame che il leader cinese stabilisce tra purezza politica e prontezza bellica è sempre più esplicito: il partito non vuole soltanto un esercito moderno, ma un esercito totalmente allineato al potere politico. L’obiettivo è arrivare al 2027 con una struttura più centralizzata, meno esposta a reti clientelari autonome e più credibile sul piano operativo.

La terra, la guerra e nessun dolore

Una nuova era primitiva

C’è un mondo sull’orlo di una crisi di nervi. Trump minaccia di distruggere una civiltà ed un paese a cui di civile non è rimasto poi molto. In ogni caso uniformarsi a chi governa con la violenza non è poi esercizio esemplare. Mettendo fine alla guerra verrà comunque criticato per non aver salvato il popolo iraniano dal regime feroce che lo governa. Al mondo che ci siano morti sparsi per il pianeta non interessa poi molto, quasi affatto.

La legge che ispira l’umanità è riassumibile nel “not in my back yard”, fate quello che vi pare ma non nel mio giardino di casa. Per il resto farò finta di preoccuparmi ma la testa è già alle vacanze estive prossime future. In questa prospettiva ci si allarma per il prezzo della benzina che sta rincarando e che potrebbe compromettere i piani di sopravvivenza di alcuni e forse di viaggi festosi per altri.

Energie in libera uscita

La questione energetica è ciò che più assilla e lo stretto di Hormuz è un restringimento che soffocherà monete e portafogli se le cose non cambieranno verso. Hormuz sembra legato al nome Ohrmazd, Dio del Zoroastrismo, religione i cui i principi fondamentali sembrano sia quelli dei buoni pensieri, buone parole, buone opere.

Qualcosa deve essere andato storto perché da quelle parti di buono e saporito c’è solo il petrolio che porta con sé la guerra in corso. Siamo assai più spaventati per il rischio di una crisi energetica piuttosto che dal numero di vittime che il conflitto in corso sta producendo soprattutto su persone innocenti. Energia sembra di primo istinto suggerire una lettura positiva del termine, si traduce in ciò che attiva e che opera, una forza interiore che noi da brave persone, armate da sentimenti di vanitoso esibizionismo, abbiamo trasformato anche in nucleare, portando fuori ciò che è dentro. Ci sono in giro per il mondo energumeni che da bravi ossessi sprigionano macerie per costruirsi un futuro.

Una spiritualità a corto di piste d’atterraggio

Il Santo Padre Leone XIV si affida sia ai rimbrotti ai potenti esortando alla preghiera, un chiedere insistentemente la pace tanto più in presenza della sua condizione di salute assai precaria, anzi meglio a brandelli. La violenza viola ogni proposito di bene ed ha contaminato assai peggio del Covid, antidoti ad essa ancora non se ne vedono.

Fuga verso la Luna

Per l’intanto la missione spaziale Artemys II sta registrando un gran successo. Il suo equipaggio si è spinto mai così oltre nell’universo, superando i 400.000 kilometri di distanza dalla terra per vedere la faccia nascosta della Luna, espugnandone la reticenza e la riservatezza. Si dice che nella mitologia greca Artemide indichi ciò che è ben curato o ancor meglio illibato. Ad essa corrisponderebbe Diana, per gli antichi Romani la Dea della Luna, che dopo questo azzardo di uomini ha perduto la sua virginità e forse, in omaggio a quegli audaci esploratori del cielo, non se ne lamenta, anzi se ne compiace.

E’ il segno che gli uomini quando vogliono sono ancora dotati di un residuo di poesia. Da qui la dichiarazione di Christina Koch, l’unica donna che compone questo equipaggio, quando dice incoscientemente o fiduciosamente che “saremo fonte di ispirazione, ma sceglieremo sempre la Terra” o quando hanno detto che il loro viaggio rappresenta un momento che “salva la nostra specie dalla mediocrità”. O infine quando si è espresso il desiderio di intitolare un cratere lunare con il nome della defunta moglie del comandante della missione.

Lo stato dell’arte

I capi del mondo in questo momento sono privi di sentimento. Non provano nessuna tensione, né alcuna emozione e tantomeno dolore. Vanno avanti grossolanamente a tentoni. Pare siano ispirati, al meglio, piuttosto dalla canzone della talentuosa Tiziana Rivale, il cui cognome suona per loro di immediata seduzione.  “Sarà, sarà quel che sarà, Del nostro amore che sarà, Prendiamo oggi quel che dà, E quel che avanza per domani basterà”. Se basterà.

Vince chi sa ricostruire un vero Centro

Una funzione ancora decisiva

Sarà pur vero che il Centro non esiste più come un tempo. È altrettanto vero che il Centro non sarà determinante per far pendere a bilancia da una parte o dall’altra. Ma un fatto è indubbio. E cioè, ancora una volta la cosiddetta “politica di centro” – come la chiamavano i leader e gli statisti della Democrazia Cristiana – sarà determinante e decisiva per evitare che la radicalizzazione della lotta politica si consolidi e, al contempo, che prevalgano solo e soltanto le ragioni della polarizzazione ideologica.

Due derive che, purtroppo, minano alle fondamenta la qualità della democrazia da un lato e la stessa credibilità delle istituzioni democratiche dall’altro. Per non parlare dell’efficacia dell’azione di governo. Di  qualunque governo, com’è ovvio.

Il nodo politico: chi interpreta il Centro

Ora, il nodo di fondo è chi garantisce questa “politica di centro” nell’attuale cittadella politica italiana. Una politica, ed una prassi, che possono dispiegare solo coloro che riescono a costruire un vero e proprio partito di centro. E anche, e soprattutto, con una matrice riformista, plurale, democratica e con una spiccata cultura di governo.

Un’operazione che, oggettivamente, può essere dispiegata tanto a destra quanto a sinistra purché non diventi un escamotage funzionale solo e soltanto agli interessi della destra e della sinistra. Certo, per dispiegare una politica e un progetto centrista sono indispensabili partiti e, nello specifico, anche una classe dirigente, che sappiano differenziarsi da chi persegue obiettivi politici distinti, distanti se non addirittura alternativi rispetto alla storica cultura politica di centro.

Il ruolo decisivo del cattolicesimo politico

Sotto questo versante, questo ruolo richiede anche la presenza decisiva di quella cultura che storicamente ha sempre declinato una funzione specifica nella politica italiana. Parlo, come ovvio, della cultura, della tradizione e del pensiero cattolico popolare e cattolico sociale.

Per dirla con un riferimento ancora più chiaro, parlo della tradizione e della cultura del cattolicesimo politico italiano. Perché senza questa cultura è quasi scientificamente impossibile declinare una prassi ed un progetto centrista nel nostro Paese e, soprattutto, nell’attuale fase politica italiana.

E attorno a questa sfida si gioca la vera partita in vista delle prossime elezioni politiche tanto sul versante della coalizione di destra quanto in quella della sinistra progressista. Oltre, come ovvio, alla sfida di un potenziale ‘terzo polo’ centrista riconducibile al progetto di Calenda con la sua Azione.

Ma in tutti questi casi una cosa sola è certa, al di là del ruolo e dell’importanza delle più svariate culture politiche. Ovvero, senza la presenza attiva, pubblica, riconoscibile e visibile del pensiero cattolico popolare e cattolico sociale ogni tentativo per ridare voce e consistenza ad un Centro è destinato semplicemente a fallire.

La sfida delle prossime elezioni

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, alle ormai prossime elezioni la sfida politica si gioca anche al Centro. Non tanto sul versante di chi lo rappresenta al meglio ma, soprattutto, su chi ha il coraggio e la volontà di investire sul Centro e sulla “politica di centro”.

Ben sapendo che con la riproposizione della radicalizzazione della lotta politica sarebbe l’intera politica ad uscire sconfitta, sfregiando al contempo la stessa qualità della nostra democrazia.

Mazzini tra letteratura e missione politica

Scriveva Giuseppe Mazzini nelle Note autobiografiche: «La tendenza della mia vita era tutt’altra che non quella alla quale mi costrinsero i tempi e la vergogna della nostra abiezione». In merito a questa affermazione, in un saggio a lui dedicato, Attilio Momigliano commenta: «Mazzini credeva di essere votato per le lettere, e di aver fatto un grande sacrificio rinunciandovi. E s’ingannava».

Tuttavia, rileva il critico, Mazzini — celebre patriota del Risorgimento italiano (tenuto in alta stima in Gran Bretagna), la cui azione sensibilmente contribuì alla formazione dello Stato unitario — ha esercitato una notevole influenza sulla letteratura dell’Ottocento. I suoi scritti erano legati indissolubilmente alla prosa del Risorgimento e del Romanticismo.

La letteratura di propaganda e di battaglia, morale e politica, lirica e drammatica, si riagganciava alle sue asserzioni intorno alla missione della poesia, che per lui è simile alla religione.

«La poesia — dichiara Mazzini — afferra l’idea giacente nell’intelletto, la versa nel cuore, l’affida agli affetti, la converte in passione e trasmuta l’uomo da contemplativo ad apostolo».

Per lui l’arte non deve essere «il capriccio di un individuo», ma «la grande voce del mondo e di Dio raccolta da un’anima eletta e versata agli uomini in armonia». E cita, al riguardo, Dante Alighieri e Ugo Foscolo.

Osserva Momigliano che Mazzini, fra tutti gli scrittori politici italiani, è il più antitetico a Niccolò Machiavelli. «Sotto il suo pensiero — scrive — si sente il soffio della fantasia, sotto il pensiero di Machiavelli si sente il duro, inflessibile contatto con la realtà».

Per quell’alone fantastico che circonda il suo credo morale e politico, e che si traduce in uno stile sovrabbondante di metafore immaginose, Mazzini poté ritenere di essere nato «per l’arte, più che per l’azione».

Mazzini era un avido lettore. Tra i suoi autori prediletti figurano Vittorio Alfieri, William Shakespeare, Lord Byron, Johann Wolfgang von Goethe.

«Collocato sullo sfondo della Genova del tempo, tutta spie e bigottume, fatto centro di conciliabili segreti e di segrete intese — evidenzia Momigliano — Mazzini diventa agli occhi del lettore il prototipo del giovane romantico italiano quale finiamo per figurarcelo quando siamo diventati un po’ famigliari con la storia più appariscente del tempo e con la letteratura più superficiale che l’accompagna».

La vita di Mazzini, «con quei suoi affetti puri, quella sua dedizione di missionario politico, quel suo ramingare di esule» è tipicamente dei romantici, di un romanticismo «tutto idealità e niente libertinaggio».

Quindi il critico aggiunge: «Potremmo dire che la sua vita è quella di Foscolo, liberata dagli eccessi passionali e sensuali, come il suo stile è quello dell’Ortis, alleggerito dalla soverchia cupezza e del troppo insistente ed enfatico sentenziare. Tuttavia nelle Note Mazzini, tutto concentrato intorno allo scopo della sua vita, non si è curato di isolare la linea della sua condotta e delle sue vicende. E il romanticismo, limitato nel contenuto, si è riversato per lo più nella forma».

Comunque è da rilevare che nella prosa di Mazzini c’è, «più o meno sparsamente», tutto il mondo romantico contemporaneo rappresentato dalle sue figure più nobili e dolenti: il congiurato, l’esule, il missionario, il prigioniero.

«Tornano alla memoria — scrive Momigliano — Silvio Pellico, che è più misurato, più classico e disegna nitidamente figure dove Mazzini accenna appena un motivo sospiroso, e Giovanni Berchet, chiuso in un più duro dolore, e creatore anch’esso di personaggi destinati a rimanere protagonisti della storia ideale del tempo».

In Mazzini ci sono l’accento e la coloritura generica dell’epoca, il fondo comune delle immagini e dei gesti di allora, ma «quasi mai concentrati in una pagina che possa rimanere come il documento poetico di un’età».

Iran: Hormuz di nuovo chiuso, per Pasdaran tregua violata da Israele

Milano, 9 apr. (askanews) – Lo stretto di Hormuz è di nuovo chiuso e il traffico marittimo interrotto. E’ quanto riferisce la Cnn citando le Guardie della rivoluzione iraniane che avrebbero deciso lo stop dopo l’attacco di Israele in Libano ritenuto una violazione del cessate il fuoco.

Secondo i dati della piattaforma di monitoraggio MarineTraffic, al momento non risultano navi in transito nello stretto. Il blocco arriva dopo segnali di graduale ripresa del traffico in seguito all’entrata in vigore di un accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

Teheran ha accusato Israele di aver infranto la tregua con il nuovo attacco in Libano. La Casa Bianca ha però precisato che il Libano non rientra nell’accordo tra Washington e Teheran.

Secondo la Cnn, i pasdaran hanno riferito che nelle prime ore della giornata di ieri due petroliere hanno attraversato lo stretto, insieme a una nave cisterna della flotta cinese. Successivamente, però, non si sarebbero registrati altri passaggi. Un’altra nave, che avrebbe dovuto transitare intorno alle 22, avrebbe cambiato rotta nei pressi dello stretto invertendo la navigazione e rientrando nel Golfo Persico.

Iran, Macron sente Trump e Pezeshkian: tregua includa Libano

Milano, 8 apr. (askanews) – Per essere “credibile e duraturo” il cessate il fuoco fra Usa e Iran deve includere il Libano. E’ quanto affermato su X dal Presidente francese Emmanuel Macron che ha sentito telefonicamente il presidente iraniano Massoud Pezeshkian e il presidente americano Donald Trump. Secondo Macron la decisione di accettare il cessate il fuoco è stata “la migliore possibile”.

Per il presidente francese, la tregua deve costituire il punto di partenza per un negoziato complessivo capace di garantire la sicurezza di tutti gli attori in Medio Oriente.

Qualsiasi accordo, ha aggiunto, dovrà affrontare le preoccupazioni legate ai programmi nucleare e balistico dell’Iran, così come alla sua politica regionale e alle azioni che ostacolano la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Solo in questo modo, ha proseguito Macron, sarà possibile costruire una pace solida e duratura, con il coinvolgimento di tutti i soggetti in grado di contribuire.

La Francia, ha concluso, è pronta a svolgere pienamente il proprio ruolo, in stretto coordinamento con i partner della regione. Il tema è stato inoltre al centro dei colloqui avuti in giornata con i leader di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Libano e Iraq.

Wall Street chiude in deciso rialzo, giù il petrolio: Dow Jones +2,8%

Milano, 8 apr. (askanews) – Chiusura in deciso rialzo per Wall Street dopo l’accordo per un cessate il fuoco fra Usa e Iran. Il Dow Jones ha guadagnato il 2,8%, l’S&P 500 il 2,5%, il Nasdaq il 2,8%. In forte calo il petrolio che scende sotto i 100 dollari: il Wti ha ceduto il 15% a 96 dollari, il Brent il 12% a 96,2 dollari.

In calo il dollaro sull’euro a 0,857 (-0,6%) e i rendimenti dei bond con il decennale al 4,29% (-1,2%).

Fra i comparti in calo solo i titoli energetici con Chevron che ha lasciato sul terreno il 4,3% ed Exxon Mobil il 4,7%. Fra i principali rialzi i tecnologici Nvidia +2,3%, Amazon +3,5%, Apple +2,1%. In evidenza anche Caterpillar +6,5%, Goldman Sachs +4,8% e i titoli della grande distribuzione Home Depot +5,5% e Walmart +3,9%.

In Iran tregua fragile: può saltare tutto per il nodo libanese

Roma, 8 apr. (askanews) – Dopo nemmeno ventiquattro ore, la fragile tregua siglata da Stati Uniti, Iran e Israele rischia di saltare a causa del nodo libanese. Se da un lato Washington e Tel Aviv ritengono che il Libano non rientri nelle clausole del cessate il fuoco, Teheran sostiene che senza l’inclusione di Beirut non vi sarà alcuno spazio negoziale.

“Il nostro dito è sul grilletto”, ha dichiarato oggi in un video messaggio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, rimarcando che la tregua stipulata con Iran e Stati Uniti non solo non si applica a Hezbollah, ma non rappresenta affatto “la fine della campagna”.

“Questa non è la fine della campagna: i negoziati sono sono una fase nel percorso verso il raggiungimento dei nostri obiettivi”, ha precisato Netanyahu, aggiungendo che il “cessate il fuoco” raggiunto tra Teheran e Washington “non è stata una sorpresa per noi”. “Fino a questo momento, e desidero sottolinearlo, abbiamo ancora obiettivi da conseguire e li raggiungeremo, sia tramite un accordo condiviso, sia attraverso la ripresa delle ostilità, perché siamo pronti a farlo ogni volta che sarà necessario: il nostro dito è sul grilletto”, ha ribadito il leader israeliano. Secondo il premier, “l’Iran è oggi più debole che mai, mentre Israele è più forte che mai”. “Questo è il dato fondamentale della campagna finora. Siamo pronti a tornare al combattimento in qualsiasi momento”, ha concluso Netanyahu.

Le dichiarazioni del leader israeliano sono arrivate quasi in contemporanea alla conferenza stampa della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che ha confermato, in linea con le parole del presidente statunitense Donald Trump, che il Libano non rientra nel cessate il fuoco concordato nella notte.

Di segno nettantemente opposto è il punto di vista di Teheran sull’accordo: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, su X, ha ribadito che il Libano è parte integrante della tregua.

“I termini del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti sono chiari ed espliciti: gli Stati Uniti devono scegliere – cessate il fuoco o guerra continuata tramite Israele. Non possono avere entrambe le cose”, ha affermato il diplomatico iraniano. “Il mondo assiste ai massacri in Libano. La palla è nel campo degli Stati Uniti, e il mondo osserva se essi manterranno i loro impegni”, ha concluso Araghchi. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha inoltre pubblicato un documento in cui denuncia tre violazioni della tregua, sottolineando come prima violazione la “mancata osservanza della prima clausola della Proposta a 10 punti relativa al cessate il fuoco in Libano – un impegno che il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha esplicitamente richiamato, dichiarando un ‘cessate il fuoco immediato ovunque, incluso il Libano e altre regioni, con effetto immediato'”.

Come ulteriori violazioni, Ghalibaf sottolinea “l’ingresso di un drone intruso nello spazio aereo iraniano, che è stato abbattuto nella città di Lar, nella provincia di Fars, in chiara violazione della clausola che proibisce qualsiasi ulteriore violazione dello spazio aereo iraniano” e la “negazione del diritto dell’Iran all’arricchimento” dell’uranio, “che era incluso nella sesta clausola del quadro”.

In questo modo, ha sottolineato il presidente del Parlamento della Repubblica Islamica dell’Iran, “la stessa ‘base praticabile su cui negoziare’ è stata apertamente e chiaramente violata, ancora prima che i negoziati avessero inizio”. Per questo “un cessate il fuoco bilaterale o dei negoziati sono irragionevoli”, ha sentenziato Ghalibaf.

Fase 2 Meloni domani alla prova delle Camere. "Orgogliosi, governo avanti"

Roma, 8 apr. (askanews) – La richiesta delle opposizioni da cui tutto è partito, in realtà, nasceva dal terremoto nell’esecutivo seguito al referendum. Difficile, tuttavia, che la situazione in Iran e Medio Oriente non finisca per farla da padrona, soprattutto dopo gli attacchi di Israele in Libano che la hanno costretta a una presa di distanza pubblica mai così netta.

Domani Giorgia Meloni sarà in Parlamento per una “informativa sull’azione di governo”: alle 9 alla Camera e alle 13 in Senato la premier cercherà di dimostrare che la batosta seguita all’esito della consultazione sulla giustizia, con le conseguenti dimissioni (richieste) di Delmastro, Bartolozzi e Santanché non hanno scalfito il suo lavoro a palazzo Chigi, né che lo faranno le notizie che parlano di continguità tra il suo partito ed esponenti del clan dei Senese (che vengono giudicate solo “fango) o della relazione del suo ministro dell’Interno con Claudia Conte, rivelata dalla diretta interessata.

La premier – assicura chi ci è riuscito a parlare nelle ultime ore – farà un discorso in cui rivendicherà quanto fatto finora e ribadirà di avere l’intenzione di voler andare avanti verso l’orizzonte di fine legislatura (e di conseguenza verso il record di longevità). “Il governo continua a lavorare per aiutare cittadini e chi lavora e produce”, mette nero su bianco commentando il via libera definitivo al decreto bollette. A differenza di quanto accade con le comunicazioni che è tenuta a effettuare prima dei Consigli europei, in questo caso il discorso di Meloni non sarà sottoposto al giudizio dell’aula, dal momento che non si voterà su risoluzioni. Allo stesso tempo non sono previste repliche, quelle in cui – la storia dimostra – il clima con l’opposizione tende a infervorarsi maggiormente.

E, tuttavia, non sarà un semplice passaggio formale quello della premier di domani, anche se l’iter parlamentare adottato punta esattamente a non farlo assomigliare troppo a una rinnovata richiesta di fiducia. In queste settimane Meloni ha cercato di risolvere alcune delle questioni lasciate in sospeso, a cominciare dalla nomina del nuovo ministro del Turismo, affidato a Gianmarco Mazzi e in queste ore si dovrebbe chiudere anche la partita delle nomine dove – viene spiegato – sono fondamentalmente due le caselle su cui ancora si lavora: quella dell’Ad di Leonardo, dove si va verso l’addio di Roberto Cingolani, e quella di presidente dell’Eni (mentre Claudio Descalzi resta saldo al suo posto). Palazzo Chigi ha anche fatto sapere in anticipo che nel Consiglio dei ministri di domani pomeriggio sarà varato un primo stanziamento per affrontare l’emergenza sulla rete stradale e ferroviaria causata dalla frana in Molise. E, tuttavia, resta delicatissimo il fronte internazionale, con la conseguente crisi energetica, con l’opposizione che ha già fatto sapere di aspettarla al varco, soprattutto in merito al suo rapporto con Donald Trump. “Domani Meloni verrà in Aula: per lei doveva essere il primo step del rilancio, per noi deve essere il momento in cui sveliamo definitivamente e certifichiamo l’inadeguatezza e il fallimento del governo”, la linea del Pd.

La tregua di due settimane decisa ieri, aveva probabilmente fatto sperare alla presidente del Consiglio di potersi presentare alle Camere con un quadro migliore di quello degli ultimi 38 giorni. In mattinata Meloni ha firmato una dichiarazione congiunta con i leader di Europa e Canada per chiedere che ora si proceda verso la negoziazione di “una fine rapida e duratura della guerra” utilizzando la via diplomatica. Parole cadute nel vuoto di fronte all’attacco che Israele ha sferrato a Beirut oltre che agli spari contro il contingente italiano dell’Unifil che la premier giudica “inaccettabile” e su cui pretende chiarimenti da Tel Aviv. “I continui attacchi israeliani in Libano, che hanno già provocato troppi morti e un inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente”, si legge in una nota.

Dl bollette, Meloni: decreto coraggioso, aiuta famiglie e imprese

Roma, 8 apr. (askanews) – “Il decreto bollette è legge. È un provvedimento che garantirà risparmi e benefici diretti per famiglie e imprese. Aiutiamo chi è più in difficoltà con il bonus sociale che sale a 315 euro, riduciamo gli oneri generali di sistema che gravano sulle bollette di oltre quattro milioni di imprese, poniamo le basi per abbassare in modo strutturale il costo dell’energia”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“È – aggiunge – un decreto concreto e coraggioso, con norme che nessun altro prima di noi aveva immaginato di scrivere. Il Governo continua a lavorare per aiutare i nostri cittadini e difendere chi lavora e produce”.