Home Blog Pagina 556

La fabbrica cinese che produce più mascherina di tutti

Byd è un colosso economico cinese che si occupa di vari settori, dal sanitario a quello delle auto elettriche. Realizza sistemi ferroviari monorotaia e semiconduttori per il campo elettronico. Inoltre, fino all’arrivo della Tesla, con la sua Model 3, Byd era la prima impresa al mondo per produzione e vendita di auto elettriche. In più, è uno dei leader per quanto riguarda gli autobus elettrici.

Ora in soli tre mesi è diventato il più grande produttore al mondo per l’appunto di mascherine protettive contro il Coronavirus.

L’azienda cinese fin da gennaio ha iniziato a distribuire maschere e gel disinfettante raggiungendo picchi inaspettati.

Lo stabilimento di Shenzhen ha raggiunto la piena operatività lo scorso 8 febbraio,  con i macchinari che non si fermano mai.

Complessivamente al suo interno sono impegnate tre divisioni e 1.300 persone, tra ingegneri e tecnici. Il risultato di questo immane sforzo è che, attualmente, la Byd produce 300.000 boccette di disinfettante e cinque milioni di mascherine ogni giorno.

 

Alimenti che rinforzano il sistema immunitario

Funghi: essendo ricchi di sostanze antiossidanti, immunostimolanti e disintossicanti.

Agrumi: ricchissimi di vitamina C.

Carote: da sempre considerata un elisir di lunga vita, grazie alla presenza del betacarotene è in grado di contrastare in maniera efficace sia le infezioni che l’azione dei radicali liberi.

Aglio: secondo una ricerca britannica l’aglio crudo, essendo ricco di allicina, possiede preziose proprietà antibiotiche.

Legumi:  contenendo ferro, favoriscono il consolidamento delle difese immunitarie.

Cioccolato: stimola il potenziamento dei linfociti, che svolgono la delicata funzione di adattare il sistema immunitario alle diverse infezioni che colpiscono di volta in volta l’organismo.

Verdure a foglia verde: dai broccoli ai cavoli alle cicorie.

Miele: ottimo antibiotico naturale in grado di combattere il raffreddore e le infezioni alle vie respiratorie.

 

Papa Francesco: messa del 15 marzo 2020

Il Papa a Santa Marta prega per i lavoratori che garantiscono i servizi essenziali Nella Messa a Santa Marta, Francesco continua a pregare per i malati e rivolge un pensiero grato a quanti col loro lavoro permettono il funzionamento della società in questo momento di emergenza. Nell’omelia commenta il Vangelo domenicale: il dialogo di Gesù con la samaritana che confessa i suoi peccati. Il Signore vuole con noi un dialogo sincero e trasparente

La destra? Inammissibile

Carissimi, anche noi ci siamo dati da fare in questa brutta circostanza. Non sappiamo se tenere aperta o chiusa la cappella del Convento, causa disguidi nella comunicazione tra Sacri Palazzi, ma abbiamo desiderio di essere presenti, mettendoci al servizio della comunità.

Ho scritto a un confratello, molto solerte fino ad oggi nel proporci una spericolata coniugazione tra dottrina sociale della Chiesa e partiti sovranisti, se non ritenga inammissibile il cinismo della destra. È giunto il tempo di mettere decisamente un freno alle illusioni dei cattolici tradizionalisti.

Non l’ho fatta troppo lunga, in questa mia lettera, giacché le parole di una giornalista che vive a Londra sono apparse – non solo a me, ma a tutti gli altri confratelli – davvero sconcertanti. Lei non ha colpa, ha solo dato conto della “sensibilità” dell’attuale governo conservatore della Gran Bretagna.

È vero, gli inglesi amano restare calmi davanti alle tragedie: non sono come noi mediterranei. Qui però si va oltre la distinzione tra popoli del nord e popoli del sud.

Boris Johnson nelle ultime ore ha un po’ corretto il tiro, ma i suoi scienziati ed esperti lo avrebbero convinto che preparare la gente alla perdita dei propri cari sia meglio di qualsiasi prevenzione “da contenimento”. Meglio lasciar infettare le persone – fino al 60 per cento della popolazione – per creare l’immunità di gregge.

Stanno così le cose? Ecco la risposta della giornalista, Deborah Bonetti, direttrice della londinese Foreign Press Association: “Sì, tanto a morire saranno i poveri, i vecchi e i deboli: nel gregge sopravvivono i più forti. È il darwinismo applicato al XXI secolo. Alla gente che accusa sintomi dicono di starsene a casa, non li visitano e non fanno neppure i test”.

Non c’ė da aggiungere granché, mi pare tutto chiaro, tremendamente chiaro e desolante. Ecco la destra nel mondo. La stessa destra che motiva e corrobora la nostra destra. Quella schierata, per intenderci, sempre a difesa dei “valori della vita”.

I valori dei più forti, anche per la vita.

Ha ragione Zanda, restituiamo al parlamento la sua centralità: no alla “ademocrazia”.

In questi giorni, la pandemia che sta mettendo a dura prova le famiglie e la economia, pone con grande sollecitudine la esigenza di fronteggiare come paese ed in modo adeguato, la molteplicità delle situazioni che si presentano ora e che si mostreranno in futuro. A tale proposito, giorni fa, si è invocata da parte di taluni la necessità della costituzione di un governo di emergenza che coinvolga tutte le forze politiche. 

D’altro canto nell’Italia degli anni ottanta ci fu una esperienza di questo tipo provocata dal terrorismo devastante del brigatismo rosso: il governo di solidarietà nazionale che vide insieme due forze storicamente contrapposte come la Democrazia Cristiana ed i Partito Comunista. La stessa Germania ha conosciuto in seguito una esperienza analoga praticata fino ai giorni d’oggi, che trova nella coalizione governativa due storiche forze contrapposte: i democristiani del Cdu-Cau e il Partito socialdemocratico. 

Va precisato che ambedue le esperienze: sia quella italiana, che quella tedesca, furono precedute da un confronto lungo ed approfondito da cui originò un programma dettagliato, discusso dalle stesse basi dei rispettivi partiti. L’altro elemento importante di queste esperienze è costituito dal fatto che queste forze avevano già provato a collaborare nei territori, e ad esempio il Bundenstag  era stato il luogo centrale della discussione politica. Infatti da tempo le contrapposizioni erano state sostituite da una dialettica conducente e collaborativa che aveva preparato quelle decisioni inedite. 

Nell’attuale scenario politico, nulla somiglia a quel passato! Anzi, persino per le decisioni prese dal Governo in questi giorni drammatici, abbiamo assistito ad imbarazzanti contrapposizioni di leader politici e da presidenti di regioni dello stesso partito, precedute da offerte di dialogo strumentali e prive di presupposti. Penso che nelle circostanze dolorose come quelle che viviamo,  i cittadini si aspettino uno stile diverso, proprio per sottolineare che nel buio in cui siamo piombati, la armonia sia l’unica possibilità che abbiamo per saper decidere soluzioni difficili ed opportune. La linea di comando deve essere una sola; ci piaccia o no chi la esprime, ci piaccia o no quello che si decide. Ci sono sempre i modi per far valere le proprie opinioni, ma in questi frangenti, non con le modalità politiche rumorose di opposizione come se vivessimo nella ordinarietà. Di fronte al paese, credo che sia importante dare segni coerenti. 

Lo Stato centrale e le le sue articolazioni locali,  come le forze politiche nazionali, devono collaborare senza porre alcuna pregiudiziale, come un tutt’uno a garanzia degli interessi primari della Nazione; poi a consuntivo i cittadini sapranno senz’altro fare un bilancio di ciò che è accaduto e dei meriti e demeriti di ciascuno. Sono convinto che tra i demeriti, verranno considerate anche le contrapposizioni pregiudiziali espresse in circostanze così straordinarie. Ma il luogo deputato a favorire la collaborazione politica nel senso più alto ed efficace, è il Parlamento, a partire dall’assunto di principio. Le Camere, non possono che essere il luogo privilegiato da cui far originare collaborazioni, e non le agitazioni delle nomenclature partitiche. 

Purtroppo si vede a occhio nudo che in questi giorni non fervono certo le attività parlamentari e questo è negativo per la Repubblica. Ecco perché l’appello del Senatore Zanda di non rallentare i lavori delle Camere, e di reagire a qualsiasi tentativo di chiuderle, è fortemente condivisibile. Infatti se proprio in questi giorni il Parlamento si ponesse al centro  della vita democratica come gli compete, potrà dare il segno tanto necessario, che questa primaria istituzione Repubblicana è e deve restare una fiaccola che non si spegne neanche di fronte ad accadimenti gravi. È dunque necessario che si riproponga come l’unico luogo di rappresentanza e di confronto: il luogo principe in cui si riconosca il paese. 

In questi giorni si sono prese molte decisioni drastiche per arginare la pandemia. Ma i servizi di prima necessità vitali per i cittadini sono aperti con le precauzioni del caso. Anche il Parlamento deve rimanere aperto come luogo essenziale per testimoniare vitalità e salute della Democrazia. Non vorremmo che accanto alla pandemia crescesse pericolosamente la malattia della “ademocrazia”: la condizione patologica di un paese dove nessuno rimette in discussione la Democrazia, ma dove i comportamenti, le forme e la sostanza, si esprimono al contrario.

Governatori all’attacco, ma la salute pubblica non può funzionare con 21 ministri.

Mentre i cittadini danno prova di buon senso, sorprendendo  gli abituali fustigatori degli italici costumi, alcuni Presidenti di Regione alzano i toni dello scontro. 

De Luca (Campania) ha parlato di “idiozie” del governo e ha inscenato per alcune ore – dopo ha dovuto fare marcia indietro! – la parte dello super sceriffo, immaginando fermi di polizia e provvedimenti penali per i trasgressori di un’ordinanza regionale (incostituzionale) ancora più stringente e limitativa in materia di mobilità personale. 

Dal canto suo, Fontana (Lombardia) ha preso di petto la Protezione Civile accusandola di grave inadempienze per non essere in grado di fornire i macchinari necessari all’allestimento di un ospedale d’emergenza nei locali della nuova Fiera di Milano. In verità mancherebbe anche il personale medico e paramedico, a riprova che la corsa contro il tempo per assistere i malati da Covid-19 non prevede – checché ne pensi il varesino Fontana secondo cui “Roma non capisce” – soluzioni di “rito ambrosiano”.

Sono alcuni esempi, tra i più eclatanti, che indicano la dismisura che ottenebra l’azione dei governatori regionali.  Certo, la situazione è drammatica in alcune zone del Paese. Tuttavia la disciplina non è una regola che s’intende applicabile soltanto ai cittadini. Dovrebbe essere, in primo luogo, il modo con il quale un uomo di governo si propone, ovvero si comporta, specie nei momenti più difficili. Questo scrupolo manca, evidentemente, sicché uno spettacolo di tale autoesaltazione finisce per destare forti e motivate perplessità in gran parte della pubblica opinione. Questa battaglia contro il virus ha bisogno di uno sforzo eccezionale, in spirito di grande solidarietà, per garantire il massimo coordinamento tra gli operatori.

Se pensiamo al domani, quando l’emergenza cesserà d’imporsi alla normale conduzione della vita pubblica, dobbiamo mettere in agenda la revisione del modello di sanità regionalizzata. È necessario individuare, con attenzione ed equilibrio, una diversa formula di gestione del sistema. Avere 21 ministri della salute in giro per l’Italia, incastrati nelle logiche del proprio universo di riferimento, non è la migliore garanzia per 60 milioni di italiani. Un conto è valorizzare le eccellenze, figlie magari del buongoverno locale, altro è rassegnarsi alla incombenza delle satrapie. Perché mai le Regioni, concepite per legiferare e programmare e coordinare, con una responsabilità che si voleva collegate essenzialmente allo sviluppo territoriale locale, debbono conservarsi nella forma attuale, assai distante dal disegno originario? In sostanza, perché debbono occuparsi quasi esclusivamente di sanità, appigliandosi a un modello tutto di gestione e di potere, per giunta con scarsi controlli

Il fallimento del federalismo non è una questione di dottrina. Sta nella coscienza di un Paese strattonato violentemente dalla crisi sanitaria. E non è neppure un complotto ai danni delle Regioni, ma la constatazione di quanto sia stato grave – da Bassanini in poi – aver tutti giocato la carta del leghismo, slabbrando il tessuto morale e istituzionale di un Paese che solo negli ultimi 150 di storia patria ha conosciuto la forma di Stato unitario nazionale. Ora si tratta di rivedere questa impostazione, correggendo gli eccessi e mitigando le pretese, così da trovare un nuovo equilibrio. Bisognerà ripartire dai Comuni, sperando nell’avvento di una nuova generazione di Sindaci e amministratori locali. In definitiva, la sfida non consiste nel ritorno al vecchio centralismo, ma nella ricostruzione di un legame profondo e corretto tra Stato e autonomie locali, riportando le Regioni al ruolo di enti di programmazione fissato nella (bellissima) Costituzione del 1948.

Europa: immigrazione e pandemia. Ripartire dai padri fondatori

Rileggo spesso, con trasporto emotivo e ammirazione per l’uomo e le idee, il discorso di Alcide De Gasperi alla Conferenza di Pace di Parigi del 10 agosto 1946 di cui riporto una breve parte del famoso incipit: “Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato e l’essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.
……. ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universaliste del cristianesimo e le speranze internazionaliste dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire”.

Rileggo e rifletto sul coraggio dell’uomo, sull’umiltà del rappresentante della Nazione sconfitta nel conflitto bellico appena concluso, sulla lungimiranza del politico che fa leva sul dovere di puntare al dialogo, alla cooperazione e alla pace per ristabilire le condizioni della crescita economica e sociale, in una parola della “ricostruzione”, termine che riassume la situazione internazionale in una prospettiva di “coesione e visione”.
E rileggendo intuisco la proposizione di alcuni temi prodromici all’idea di unire le forze nazionali del vecchio continente nella prospettiva – che la Storia ha plasmato dandole forma e sostanza – di una Comunità Europea legata da tradizioni culturali, valori, riferimenti ideali, prospettive evolutive sul piano sociale, attraverso l’avvio di trattati sul piano economico e commerciale, per favorire lo scambio delle esperienze, delle persone, dei prodotti, in una prospettiva di solidarismo istituzionale.

La contestualizzazione della situazione post-bellica e l’emergenza di figure di spicco politico, di intuizione non visionaria, di rettitudine, di vocazione popolare – intesa come sintesi tra autorità e rappresentatività, l’orientamento e la tensione verso un “bene comune” super partes, l’intuizione di una realtà istituzionale terza che rappresentasse le singole vicende e realtà nazionali, unitamente all’emergere di figure di spicco come De Gasperi stesso, di Schumann, Spinelli, Monnet, Adenauer, consentì un periodo di elaborazione storico-politica dell’idea transnazionale di Europa in cui ravviso due precipue peculiarità.

La prima è legata alle dimensioni territoriali e alle alleanze statuali che si andavano delineando: un’Europa “a sei “ poteva essere propedeutica ad ulteriori aggregazioni ma intanto- con senso pratico, concezione della realtà storicamente contestualizzata, senso della misura, consapevolezza della “governabilità” dell’unione comunitaria, messa al bando dei velleitarismi espansivi – era una entità tangibile e foriera di consolidamenti sul piano strutturale, normativo, economico, di identità e riconoscimento sociale.

La seconda riveste una valutazione di tipo metodologico: per capirla appieno, storicamente contestualizzata e poi rapportata al presente, possiamo compararla a certe recenti scelte espansive dell’Unione Europea, agli allargamenti inclusivi di altri Stati che ne’ per tradizione, ne’ per affidabilità e stabilità istituzionale ed economica avrebbero meritato un’espansione senza confini, un’inclusione ibridata e indeterminata dove le differenze di origine hanno alla fine prevalso sullo spirito comunitario, mentre non è mai decollata l’idea fondativa di una matrice culturale comune, di identità, sovrapposizioni valoriali, tradizioni compenetrabili.

Se dovessi immaginare una linea di continuità, un percorso, un filo conduttore che – partendo dalla CECA e dal MEC e giungendo all’Unione Europea odierna, oltre l’enfasi inclusiva che l’ha caratterizzata in modo spesso frettoloso ed acritico, privilegiando gli aspetti quantitativi su quelli identitari e qualitativi, rafforzerei la convinzione che sia stata l’economia il paradigma, il motore e la forza (ora trainante ora frenante) del decollo dell’Europa così come si è andata configurando dalle origini ai giorni nostri.
Si parla oggi dell’Europa dei mercati, delle banche, degli interessi economici che prevale sull’Europa dei popoli, delle persone, di una comunità solidale e coesa.
Prevale paradossalmente persino rispetto al tema del lavoro rispetto al quale manca del tutto una prospettiva di approccio e una visione che crei connessioni, interscambi, crescita comunitaria, diffusione del benessere nell’U.E. senza gerarchie di ricchezza o povertà.
Il salto di qualità è ancora molto lontano ma le emergenze del momento ci chiedono una prova di coesione e unità di intenti, in una prospettiva solidaristica, che non lasci indietro nessuno.

I drammatici avvenimenti legati all’esodo biblico di migranti dall’Africa dei Paesi in guerra, spinti dalla fame, dalla ricerca di lavoro e agiatezza dimostrano che manca una visione comunitaria condivisa, oltre i trattati di Schengen , di Lisbona e di Dublino.
Prevalgono le logiche di arroccamento e di difesa dei confini nazionali.
Manca una politica di gestione e di governo del fenomeno migratorio, nella sua realtà attuale e in quella immaginabile per gli anni a venire, basti pensare alle proiezioni demografiche – per citare un Paese ed un’etnia – che riguardano la Nigeria che si calcola diventerà entro 10/15 anni il Paese più popoloso al mondo dopo Cina ed India, con una popolazione venti volte superiore a quella italiana.
Su questo tema l’Europa, l’Unione, i singoli Stati stanno palesando un ritardo di consapevolezza, azione, programmazione, condivisione.
Ma un nuovo tsunami ha investito l’Europa e gli esiti ci toccano da vicino in modo imperscrutabile e imprevedibile: si aggiunge infatti in questo periodo storico l’emergenza senza precedenti della pandemia del Covid 19.

Il primo Paese europeo a subire l’impatto del contagio è stato, manco a dirlo, l’Italia ma l’epidemia dilaga ormai in tutta Europa e nel mondo intero.
L’OMS ha dichiarato ufficialmente le condizioni di una emergenza pandemica, cioè totale.
Il Parlamento Europeo e gli organismi di Governo dell’U.E. dopo aver riconosciuto nell’immigrazione e nel suo controllo un problema epocale ora devono fare i conti con questa peste del terzo millennio che sta mettendo in ginocchio il nostro Paese ma inevitabilmente riguarderà ogni Stato e Nazione della Comunità Europea.
Finora ogni Stato l’ha vissuta come problema interno ma presto diventerà una condizione comunitaria da condividere e da fronteggiare attraverso politiche sanitarie coordinate.
Qui si sta manifestando la ridondanza dei proclami e degli intenti rispetto alla fattibilità di azioni concordate. Qui si appalesa il prevalere degli aspetti formali su quelli sostanziali, una sorta di impotenza istituzionale che respinge ad ogni singolo Stato la soluzione dei problemi emergenti, dove la logica comparativa non cerca omogeneità di indirizzi, scelte, azioni ma tassonomie tra chi sta meglio e chi se la passa peggio.

I singoli Stati sembrano perseguire – sotto diverse formule ed alchimie politiche – l’antica trilogia del “popolo/territorio/potestà d’imperio”, che altro non è che la simulazione/dissimulazione del rigido controllo dei confini nazionali, un vero e proprio ritorno a certe visioni autarchiche verso l’interno e “devolutive” verso gli altri Paesi dell’U.E. Ne’ si dimentichi che il passaggio epocale della “Brexit” è un preoccupante segno di “distinguo e separatezza” da parte di uno dei Paesi più rappresentativi della cultura e delle potenzialità politico-istituzionali di un’Europa unita, a cominciare dalla lingua parlata e scritta più diffusa nel pianeta.
Il contagio sta toccando pesantemente il Regno Unito: andrà affrontato in una logica di separatezza? Sarà questa la prima “messa alla prova” degli esiti tangibili della Brexit?
Occorre ragionare in una logica di “Europa dei popoli e delle Nazioni”, piuttosto che in una logica sommatoria di singoli Stati.

L’Europa di oggi è una gigantesca scacchiera dove Governi e poteri forti dell’economia e della finanza stanno muovendo le pedine della propria sopravvivenza, dei propri destini, del futuro delle proprie generazioni emergenti. E in testa a tutta questa piramide di preoccupazioni oggettive e finora affrontate con circospezione, sospetto, distinguo e poco piglio decisionista sta la lenta erosione delle sovranità nazionali senza che le stesse possano essere sostituite da un solido impianto politico/istituzionale coeso, solidale, di lunga deriva.
Questo spiega l’emergenza dei sovranismi e dei populismi come reazione emotiva difficilmente controllata attraverso azioni concertate a livello unitario, poiché molto forte è la discrasia, il gap che separa le “visioni” e le idee stesse di Europa.
Le emergenze citate dovrebbero spingere verso un rafforzamento dell’Unione sul piano delle relazioni internazionali, soprattutto un’idea forte, unitaria e vincente in materia di politica estera e una semplificazione normativa e burocratica della vita dei cittadini dell’Unione.

Troppe cose ancora ci dividono.

E’ di questi giorni l’abissale divergenza di punti di vista espressi da Christine Lagarde, Presidente della BCE e Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, in tema di interventi a sostegno delle emergenze nazionali – segnatamente quella italiana – rispetto al dramma della diffusione pandemica del COVID19 e degli interventi atti a fronteggiarla.

Occorre uno sforzo per superare le frammentazioni e le polarizzazioni.
Serve – è vero – una politica monetaria sulla linea di indirizzo tracciata da Mario Draghi ma ad essa si deve affiancare una comune politica fiscale e con essa sistemi sanitari capaci di interagire in sinergia a fronte di situazioni drammatiche come quella in atto.
La nostra economia continentale si trova davanti ad una drammatica crisi senza precedenti: urge una politica condivisa di sostegno alle famiglie, alle imprese, ai giovani e agli anziani, statisticamente le vittime più esposte al contagio e ai suoi esiti letali.

Solidarietà: un valore che dovrebbe ispirare le politiche comunitarie, disponibilità ad accettare le differenze come valore in un’ottica di azioni coese e condivise.
Un principio sul quale è tornato proprio in questi giorni con autorevolezza il Presidente Mattarella che ha riproposto il tema del bene comune e dell’unità di intenti.
L’Europa affronta una prova cruciale e terribile che la mette alla prova per dimostrare che oltre i trattati, i protocolli e le intese esiste davvero un afflato comunitario che restituisce senso alle intuizioni dei padri fondatori.

La storia ha fatto il suo percorso e ci sono opportunità allora impensabili per avvalorare e sostanziare una comune ispirazione identitaria, che si può realizzare con il concorso di tutti.
Non possiamo dimenticare millenni di storia, la matrice democratica degli Stati nazionali post-bellici, il fondamento di una visione cristiana della vita, popolare e di giustizia sociale degli interessi collettivi.

In ciò- per quanto riguarda il contributo ideale e valoriale che afferisce alla storia del nostro Paese – ritrovo i riferimenti ideali citati da De Gasperi nel discorso del 1946, in un’ottica oggi più che mai necessaria e prevalente di cooperazione tra i popoli.

Coronavirus Covid-19: Sant’Egidio, ogni sera alle 20 le campane di Trastevere suoneranno in solidarietà con chi soffre

La Comunità di Sant’Egidio fa sapere con una nota diffusa ieri che ogni sera alle 20, a partire da Santa Maria in Trastevere, tutte le chiese del rione faranno suonare le loro campane per dieci minuti in espressione di vicinanza, solidarietà e preghiera nei confronti di tutti coloro che in questi giorni soffrono per le conseguenze del Coronavirus, per le loro famiglie e per tutte le persone più fragili e a rischio.

Inoltre lancia un appello alle istituzioni, ma anche a tutti i cittadini, per non lasciare sole le persone più fragili in queste ore di emergenza dettate dal coronavirus. Com’è noto i soggetti più a rischio in questi giorni sono certamente gli anziani, per l’età avanzata, ma anche i senza fissa dimora, le persone malate o con disabilità. Su tutti loro incombe anche un altro grave pericolo: l’isolamento. Basta pensare che, soprattutto nelle grandi città italiane, come Roma o Milano, il tasso di persone che vivono da sole tocca il 45 per cento della popolazione. Tutti i cittadini possono fare la loro parte.

 

Coronavirus : ARERA blocca i distacchi per morosità per elettricità, gas e acqua

Tutte le eventuali procedure di sospensione delle forniture di energia elettrica, gas e acqua per morosità – di famiglie e piccole imprese – vengono rimandate dal 10 marzo scorso e fino al 3 aprile 2020.

Viene inoltre istituito un conto presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali, con disponibilità fino a 1 miliardo, per garantire la sostenibilità degli attuali e futuri interventi regolatori a favore di consumatori e utenti.

Sono queste le prime disposizioni decise da ARERA (l’’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) per contrastare le criticità legate all’epidemia COVID-19.
Dovranno quindi essere interamente rialimentate le forniture di energia elettrica, gas e acqua eventualmente sospese (o limitate/disattivate) dal 10 marzo 2020. Dal 3 aprile il fornitore interessato a disalimentare/ridurre la fornitura del cliente moroso è tenuto a riavviare la relativa procedura di sospensione e procedere nuovamente alla sua costituzione in mora. Nel dettaglio, la sospensione dei distacchi per morosità per l’elettricità riguarda tutti i clienti in bassa tensione e per il gas tutti quelli con consumo non superiore a 200.000 Smc/anno. Per il settore idrico si fa riferimento a tutte le tipologie di utenze domestiche e non domestiche.

Il conto, istituito presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali, avrà il compito di sostenere le straordinarie esigenze di immediata disponibilità di risorse finanziarie per garantire, nella fase di emergenza in corso, la sostenibilità degli interventi regolatori a favore dei clienti finali nei settori di
competenza dell’Autorità. Per il suo finanziamento la Cassa potrà trasferire – transitoriamente e compatibilmente con la regolare gestione dei pagamenti relativi alle finalità per le quali i conti di gestione ordinari sono stati costituiti un importo fino a 1 miliardo di euro, attingendo alle giacenze disponibili. Tali importi dovranno poi essere restituiti ai conti di gestione di pertinenza.

Con ulteriore delibera, l’Autorità ha anche differito una serie di termini (in particolare le scadenze più ravvicinate) per gli adempimenti di regolazione dei settori idrico, energetico e ambientale. Viene inoltre segnalata alle competenti autorità l’opportunità di riconsiderare i termini previsti dalla normativa vigente per l’approvazione (relativi all’anno 2020) delle “tariffe della TARI in conformità
al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani”, proponendo il differimento al 30 giugno 2020 del termine del 30 aprile 2020 attualmente previsto. Resta comunque salva la facoltà per l’Autorità di intervenire con ulteriori provvedimenti, anche d’urgenza, al fine di affinare o integrare le misure elencate, o di introdurne di nuove a tutela di ulteriori esigenze che dovessero emergere nel corso degli approfondimenti in corso sull’impatto nei settori di propria competenza delle misure governative di contenimento dell’epidemia da COVID-19.
Le delibere sono in via di pubblicazione sul sito www.arera.it

QUI il verbale della riunione in via d’urgenza del Collegio dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.

I medici di famiglia: “Invieremo le ricette via mail”

La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale Fimmg dichiara che: “Appare del tutto evidente che, nella situazione emergenziale in atto, sussistono tutte le condizioni contemplate dal quadro normativo nazionale e comunitario per consentire ai Medici di medicina generale, al precipuo fine di porre in essere misure preventive adeguate al contenimento del contagio epidemiologico sull’intero territorio nazionale, di utilizzare, come strumento di trasmissione della ricetta dematerializzata ai propri pazienti, il mezzo telematico costituito dalla posta elettronica ordinaria”.

“Ritiene, quindi, salvo espresso, tempestivo e motivato diniego da parte degli Enti in indirizzo e impregiudicata l’adozione di ogni più utile ed ulteriore misura regolamentare e prescrittiva, che, sino a quanto sussisterà lo stato di emergenza i Medici di medicina generale hanno piena e legittima facoltà di procedere all’invio della ricetta dematerializzata ai propri pazienti con lo strumento telematico della posta elettronica ordinaria, fermo rimanendo il rispetto delle ulteriori prescrizioni dettate dalla normativa di rango primario e secondario in via ordinaria”.

È online il secondo report (con cadenza bisettimanale) dell’Istituto superiore di sanità sulle caratteristiche dei pazienti affetti da Covid-19.

È online il secondo report (con cadenza bisettimanale) dell’Istituto superiore di sanità sulle caratteristiche dei pazienti affetti da Covid-19. Il focus è sulla letalità, intesa come numero dei morti sul totale dei malati. Al momento in Italia è del 5,8%. L’età media dei pazienti deceduti e positivi a Covid-19 è 80 anni, più alta di circa 15 anni rispetto ai positivi e le donne sono il 28,4%.

Sono due i pazienti deceduti Covid-19 positivi di età inferiore ai 40 anni. Si tratta di una persona di età di 39 anni, di sesso maschile, con pre-esistenti patologie psichiatriche, diabete e obesità, deceduta presso il proprio domicilio e di una persona di 39 anni, di sesso femminile, con pre-esistente patologie neoplastica deceduta in ospedale. Le donne decedute dopo aver contratto l’infezione hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 84.2 – uomini 80.3) e la letalità aumenta in maniera marcata dopo i 70 anni. “La letalità stratificata per fasce di età non è più alta di quella di altri Paesi – sottolinea Graziano Onder, direttore del dipartimento Malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’Iss -. Scontiamo un’età media molto alta e una percentuale significativa della popolazione che ha più patologie, un fattore che aumenta il rischio di morte. Non a caso il numero medio di patologie osservate nei deceduti è di 2.7 Alcuni dettagli in più sulla letalità sono presenti nel bollettino epidemiologico.

Negli uomini la letalità risulta più alta, il 7,2%, mentre nelle donne è del 4,1%. La differenza nel numero di casi segnalato per sesso aumenta progressivamente in favore di soggetti di sesso maschile fino alla fascia di età ≥70-79. Nella fascia di età ≥ 90 anni il numero di casi di sesso femminile supera quello dei casi di sesso maschile probabilmente per la struttura demografica della popolazione.

Prestito irredimibile, come dare forza ed efficacia alla proposta di Monti

Pubblichiamo questa nota del nostro amico Davicino con l’intento di aprire un dibattito sulla proposta di Mario Monti (Buoni di Salute Pubblica) e sulle prospettive, più in generale, dell’economia europea dopo l’emergenza coronavirus.

L’intervento di Mario Monti sul Corriere della Sera di oggi è di quelli in grado di smuovere le acque di un dibattito che in queste settimane non può che risultare fagocitato dall’emergenza sanitaria. Ci aiuta a vedere la nostra emergenza in relazione a come la vedono gli altri: i nostri partner europei, soprattutto quelli/o che hanno/ha maggiore voce in capitolo, e  “i mercati”, il “sistema” finanziario internazionale, con i quali volenti o nolenti si deve fare i conti. Inoltre, ci ricorda che, inesorabilmente, verrà un dopo a questa emergenza sanitaria, una fase in cui la dura legge dei numeri finirà per avere il sopravvento su quel clima di empatia al quale il coronavirus ha aperto uno spiraglio per potersi propagare in Europa. Uno spiraglio che realisticamente presto verrà richiuso dal riemergere di divergenti interessi particolari, fra gli stati, fra il Nord e il Sud dell’Europa. Dunque, l’occasione propizia, benché causata da una grave pandemia, per riprendere il un cammino di integrazione europea capace di superare gli squilibri economici, sui quali si era arenato,  non va sciupata.

In questo intento sembra senz’altro collocarsi la proposta avanzata da Monti di un prestito irredimibile per la salute. Prestito non rimborsabile, di importo assai consistente (presumibilmente nell’ordine delle centinaia di miliardi), in qualche modo atto a scongiurare il ricorso ad una patrimoniale di uguale entità.

Le osservazioni che si possono fare sul merito della proposta mi paiono essenzialmente le seguenti.

L’aver individuato nella sanità un patrimonio comune indispensabile per la ripresa oltre l’emergenza, su cui investire, costituisce un riconoscimento che il sistema sanitario pubblico, e più in generale tutto il welfare, costituisce una infrastruttura talmente indispensabile per lo sviluppo, che occorre invertire la tendenza al suo smantellamento, si potrebbe osservare, anche per mere ragioni di bilancio. 

La proposta di Monti, con ottima scelta dei tempi, però va oltre. Indica anche un abbozzo di modello finanziario con cui sostenere gli investimenti di cui necessita il nostro sistema sanitario. Lo strumento del prestito irredimibile offre il vantaggio di non aumentare il debito per il futuro. Nel contempo offrirebbe un investimento e clausole allettanti (guardando ai normali tassi tendenti ormai al negativo) per i clienti del private banking, per le banche, ma anche per gli investitori internazionali verso i quali semmai andrebbero posti in atto dei meccanismi di dissuasione. Essendo una bozza, quella di Monti, un sasso gettato in una direzione giusta e utile, poi, a mio avviso, toccherebbe alla politica calibrarla nel modo più rispondente alle necessità attuali, introdurre quei dettagli, anche se molto tecnici, che, come sempre fanno la differenza. Il maggiore di questi dettagli – come incentivo ad aderire a un prestito irredimibile per la gran parte dei risparmiatori che non possono contare su un patrimonio cosi vasto da potersi permettere di vedere una parte dei loro investimenti non rimborsata – consiste nell’introdurre modalità che consentano a tali titoli di poter essere  trattati non solo nel mercato secondario, come ipotizza Monti, bensì anche nelle transazioni fra contribuente e fisco, fra famiglie e negozi, fra imprese. Così gli effetti antideflattivi di tale misura non potrebbero che rivelarsi assai interessanti.  

L’altro ordine di considerazioni che suggerisce la proposta dell’ex premier attiene alla sua efficacia in relazione al quadro generale, soprattutto europeo. La situazione, fortunatamente, appare in evoluzione anche se in direzioni ancora non chiare e contrastanti. Dalla Germania giungono segnali che in qualche misura autorizzano a pensare che non è lontano il momento in cui il governo di Berlino dovrà attingere all’ingentissimo (e vietato ai sensi dei Trattati europei) suo attivo di bilancio per fronteggiare la crisi. D’altra parte i linguaggi che si usano alle latitudini del Mare del Nord appaiono ancora ben diversi di quelli delle latitudini mediterranee. Così mentre da una sponda si parla manco di sospensione del patto di stabilità, ma appena di applicazione di clausole per le grandi crisi, in esso contenute, dall’altra se ne avverte la necessità vitale di archiviazione. Per non dire del bastone scagliato nell’ingranaggio del contrasto all’emergenza dalla presidente della Bce Christine Lagarde, proprio quando l’Italia si attende, come ha rivendicato con fermezza il presidente Mattarella, solidarietà. Si è passati dal “what ever it takes” di Mario Draghi, al “not here to close” dell’improvvida dichiarazione dell’ex direttrice del Fmi.

In questo marasma di segnali non è facile orientarsi, ma con sufficiente ragionevolezza si possono intravedere alcune linee di tendenza che alla politica conviene considerare. La prima di queste tendenze, anche se ovviamente non dichiarata, è l’istinto di sopravvivenza del sistema basato sulla finanziarizzazione estrema dell’economia, a salvare se stesso. E dunque le sollecitazioni che giungono da tale ambito vanno sempre mediate e composte con il bene comune. L’altra tendenza, che pare suffragata anche dalle più recenti dichiarazioni delle istituzioni europee e dei responsabili dei più influenti stati membri, è quella di considerare la crisi da coronavirus come una parentesi, oltre la quale torneranno a valere le regole e il sistema precedente, come se non esistessero le sterminate ed incontrovertibili analisi e previsioni che davano comunque, a prescindere dal virus, per il 2020 una profonda crisi globale economica, finanziaria e commerciale, una crisi di sistema. Mai come in questa difficile ora l’esercizio della responsabilità politica appare gravoso e complesso, perché  è chiamato a discernere se quella che stiamo attraversando sia una emergenza, ricomponibile a livello globale e nell’Ue, nel quadro delle regole economiche ante-coronavirus, oppure ne richieda con urgenza di nuove. Ecco, dallo scioglimento di questo nodo cruciale, che comunque si decida finirà per avere conseguenze enormi per il nostro futuro, credo passi anche molta della efficacia che potrà avere la proposta del senatore Monti, se volta a rivitalizzare il nevralgico ambito sanitario, in un contesto di generale logoramento e decadimento economico, sociale e culturale oppure, cosa ben diversa, avere una sanità più forte in un quadro complessivo di rinascita su nuove basi da costruire insieme. Tocca alla politica decidere, perché comunque vadano le cose saremo solo noi tutti, italiani ed europei, ad essere artefici del nostro destino, del nostro benessere come delle nostre nuove disgrazie.

Dobbiamo rifondare la democrazia

In questo tempo che sembra impazzito, l’unico vero leader globale è Papa Francesco.
Durante la Messa in Santa Marta, ha detto due cose dal sapore di una profezia che guarda lontano. E che ha molto a che vedere con il futuro della nostra democrazia.
Ci ha richiamati, in primo luogo, a non pensare solo a noi, alle nostre oggettive difficoltà di queste settimane, ma anche a chi sta peggio di noi. A chi deve affrontare questa questa emergenza sanitaria senza il riparo di una casa, di una rete protettiva, di uno Stato del quale si possa sentire cittadino.

In secondo luogo, ci ha esortato a pregare per i “governanti” che devono essere sorretti “dalla preghiera del popolo” mentre sono chiamati ad assumere decisioni dure e difficili.
Nella disarmante essenzialità del linguaggio, Francesco indica così le due vere sfide per il futuro, che il Coronavirus rende ancora più stringenti e micidiali, ma che da tempo ormai sono poste sul sentiero della nostra democrazia.

La prima è quella della nostra capacità di coltivare i valori di umanità e solidarietà.
La storia ci insegna che non sono acquisiti una volta per sempre. Richiedono una costante educazione personale e collettiva ed una attitudine a coniugarli nelle mutevoli condizioni del tempo che ci è dato di vivere.

Non è facile nei momenti di crisi. Ciò non di meno, è la vera scommessa che abbiamo tutti di fronte, se non vogliamo che la giusta misura del confino nelle nostre case sia emblema di un confino interiore nelle nostre paure e nelle nostre pretese egoistiche.
La seconda profezia è racchiusa nella esortazione a pregare per i “governanti”.
C’è qualcosa di molto profondo in questa esortazione. C’è, in realtà, la premessa per una rifondazione della nostra democrazia, oggi in evidente crisi di senso e di carisma.
Nelle parole del Papa si legge una concezione oggi piuttosto desueta del rapporto tra “popolo” e “governanti”.

Una concezione che va ben oltre le due tendenze che si stanno consolidando: quella della indifferenza ostile verso la “casta” e quella di un rapporto puramente fideistico con il “proprio leader”, oppure contrattuale e conformista con il Potere di turno.
Traspaiono una radice “morale” ed un “respiro religioso” (nel senso più autentico, non confessionale) della funzione del “governante”, che richiama alla memoria la figura biblica di Re Salomone.

Il Coronavirus è una sorta di stress test per le nostre società. Non è il primo e non sarà l’ultimo.
Per superarlo servono tante cose. Certo servono poteri pubblici sovranazionali e massicci (e costanti) investimenti in conoscenza e sistemi di welfare.
Ma è uno stress test anche per le nostre democrazie, già indebolite dai fenomeni antropologici, economici, tecnologici e sociali che hanno cambiato radicalmente i paradigmi consolidati del Novecento.

Papa Francesco ci indica una duplice via. Ricostruire i legami di solidarietà comunitaria e riscoprire la natura morale (e non solo funzionale) del rapporto tra il popolo e i governanti.
C’è di che riflettere, sia da parte del popolo, che da parte dei governanti.

Orgogliosi di essere italiani

Un abbraccio è l’antidoto alla rabbia, alla paura e addirittura alla depressione. Un abbraccio produce l’ossitocina, un ormone che Aumenta l’autostima e il buonumore, rafforza il senso di unione nei rapporti e favorisce comportamenti prosociali.

E l’Italia lo sa.

Ieri, affacciati ai balconi di ogni città dello Stivale, gli Italiani si sono stretti in un unico “abbraccio”. Tra le note dell’inno nazionale e tra canzoni che rappresentano la nostra cultura si è verificato quello che nessuno poteva mai immaginare: l’Italia si è unita.

Dal nord al sud, nei vicoli deserti di ogni città, rimbombava un’eco di spontaneità e fratellanza.

Il Covid-19 ci impedisce di baciarci, toccarci, avvicinarci, ma nonostante tutto non ha la forza di allontanarci.

Ognuno di noi ieri ha dato prova – oggi sarà lo stesso – di essere vivo e di avere le forze di lottare. Le persone si tenevano per mano con gli sguardi, i bambini (e gli adulti) esultavo per un momento di condivisione sociale che pensavamo oramai ridotto a un ricordo lontano.

Questa è la parte del bicchiere mezzo pieno, la parte che ci fa sperare, la parte che ci rende forti davanti alle emergenze.

Quella parte che ci rende ancora una volta orgogliosi di essere Italiani.

Piccoli e medi comuni, la vera risorsa democratica.

Sì, forse ha ragione il Domani d’Italia. Nella ricostruzione politica, culturale, istituzionale ed umana che ci attende appena la bufera si attenuerà – e tutti gli italiani si stanno comportando affinchè sia il prima possibile – un ruolo indubbiamente importante avranno le autonomie locali. Nello specifico i Comuni.

Soprattutto la rete dei piccoli e medi comuni italiani, che erano e restano il nerbo democratico per eccellenza, e che dovranno giocare un ruolo essenziale nel processo di ricostruzione. Ed è proprio da questa rete che può e deve ripartire quella qualità della democrazia che in questi giorni drammatici sta dando grande prova di tenuta e di solidità. E parlo nello specifico proprio di quei piccoli e grandi comuni senza far coincidere sempre e solo il sistema delle autonomie locali con i grandi centri, ovvero con i cosiddetti “grandi sindaci”. Perchè la rete di solidarietà, di altruismo e di governo della comunità che sprigionano i piccoli e grandi comuni sono un esempio di democrazia e di cultura istituzionale di cui l’Italia può disporre.

E non solo durante l’emergenza o le grandi crisi che ci hanno coinvolti. Perchè, di norma, i comuni piccoli e medi fanno notizia solo e soltanto con le periodiche “disgrazie” che li attraversa, per poi appaltare il tutto – nella normalità – ai sindaci mediatici. Forse è giunto il momento, e alla viglia di una ripartenza – che speriamo, lo ripeto ancora una volta, sia la più rapida possibile – dell’intero sistema democratico, di sottolineare con forza che anche la futura classe dirigente politica ed istituzionale sia il frutto di questo lavoro capillare, quotidiano, sotterraneo e al di fuori dalle luci della ribalta.

Mediatiche e giornalistiche. Una riflessione che i grandi e medi partiti non potranno non fare. Anche perchè, è inutile negarlo, la stagione politica che seguirà alla tragedia che ci ha colpiti, non potrà che essere radicalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto sino ad oggi. E ripartire dal basso, forse, senza arroganza e senza presunzione, ma solo e soltanto ricchi di un giacimento di valori, può essere la risorsa decisiva da mettere a disposizione di tutti e per tutti.

Ciao Bruno

Un uomo battagliero, presente, sempre disposto a stare dentro le cose, tra gli uomini e a metterci tutta l’anima per comporre al meglio le vicende che ci riguardano.

Il suo sorriso, la sua capacità di alleggerire le tensioni, di archiviare gli aspetti grigi del comportamento umano. Uomo politico, che ha saputo offrire ai suoi amici un’espressione gagliarda, rigorosa e puntuale.

Lo ricordo ancora in mille e mille occasioni consumate assieme agli altri amici di partito. Non ha mai trascurato il suo dovere ed è riuscito sempre ad offrire il suo punto di vista, perché il confronto fosse portato ai livelli di competenza che la politica giustamente pretendeva.

Democristiano, passato attraverso tutte le pagine brillanti e ingiallite di questi ultimi quarant’anni. Fino all’ultimo non si è sottratto al compito che si era sempre dato: affiancare, con il proprio pensiero ogni proposta sorgesse, per necessità, nella sfera dell’azione politica, perché trionfasse la migliore.

Alla moglie e ai figli il profondo e sentito cordoglio per la perdita del loro simpatico, intenso, grand’uomo, quale era l’amico Bruno.

Matrimoni precoci: Unicef-Unfpa, “altre 120 milioni di ragazze a rischio nei prossimi 10”

UNICEF e UNFPA hanno annunciato il rinnovo, per altri 4 anni, del Programma Globale per porre fine ai Matrimoni Precoci e aiutare i diritti di milioni di donne nel mondo, che coinvolge diversi paesi.

Entro il 2023, il Programma raggiungerà oltre 14 milioni di ragazze adolescenti in 12 paesi in Africa, Medio Oriente e Sud Asia con servizi diretti. Il programma – lanciato per la prima volta nel 2016 – coinvolge famiglie, formatori, assistenti sanitari, governi e leader religiosi e tradizionali come parte dell’impegno globale per porre fine ai matrimoni precoci entro il 2030.

«Da quando è stato lanciato, il Programma Globale ha salvato milioni di ragazze da matrimoni che non volevano,» ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale UNICEF.

«Non dobbiamo dimenticare i 12 milioni di ragazze che ancora sono vittime di matrimoni precoci ogni anno, causando danni irreversibili al loro futuro, salute e benessere.

I prossimi 4 anni del programma forniranno nuove opportunità da costruire sulla base di quanto fatto fino ad ora e porre fine una volta per tutte a questa pratica devastante.»

La seconda fase del programma – lanciata nel contesto della campagna Generation Equality e durante il 25° anniversario della Dichiarazione di Pechino e della Piattaforma d’Azione – continuerà a focalizzarsi su strategie comprovate, che comprendono: garantire un sempre più ampio accesso all’istruzione e servizi sanitari per le ragazze, sviluppare competenze, formare genitori e comunità sui pericoli del matrimonio precoce, promuovere comportamenti per l’uguaglianza di genere, costruire partnership per dare supporto economico alle famiglie e far applicare le leggi che stabiliscono 18 anni come limite minimo di età per il matrimonio.

Il programma si concentrerà anche sull’importanza di utilizzare dati corposi e analisi per orientare le politiche relative alle ragazze adolescenti.

«Finché le ragazze saranno vittime di matrimoni precoci, non possiamo raggiungere l’uguaglianza di genere a livello globale che i giovani stanno chiedendo.

Le ragazze dovrebbero avere il potere di prendere le proprie scelte – su quando e chi sposare, sulla prosecuzione del loro percorso formativo e su se e quando avere figli,» ha dichiarato Natalia Kanem, Direttore Generale UNFPA.

«Il programma globale è impegnato sull’empowerment delle ragazze per esercitare i loro diritti, sviluppare il proprio potenziale e guidare il cambiamento nelle loro comunità.”»

Nel mondo, circa 650 milioni di ragazze e donne ancora in vita oggi sono state vittime di matrimoni precoci e circa la metà di loro vive in paesi supportati attraverso il Programma Globale.

Mentre l’Asia Meridionale è stata all’avanguardia nella riduzione dei matrimoni precoci nell’ultimo decennio, il peso globale dei matrimoni precoci si è spostato sull’Africa Sub Sahariana, dove i tassi di progresso necessitano di essere urgentemente aumentati per compensare la crescita della popolazione.

Tra le più recenti spose bambine, circa 1 su 3 adesso si trova in Africa Sub Sahariana, rispetto a 1 su 5 nel decennio precedente. In America Latina e nei Caraibi, il tasso è rimasto stabile negli ultimi dieci anni.
Quando una ragazza è stata costretta a sposarsi da bambina, affronta conseguenze immediate e di lungo periodo.

Le sue possibilità di finire la scuola diminuiscono, mentre quelle di subire violenza domestica aumentano.

Inoltre, ha maggiori probabilità di rimanere incinta durante l’adolescenza, e più probabilità di morire a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto rispetto a una giovane donna di 20 anni.

Ci sono anche importanti conseguenze a livello sociale e un più alto rischio di perpetrare cicli intergenerazionali di povertà.

Per porre fine alla pratica entro il 2030 – l’obiettivo fissato dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – i progressi devono essere significativamente accelerati.

Senza ulteriore accelerazione, in 10 anni più di altri 120 milioni di ragazze saranno vittime di matrimoni precoci prima di aver compiuto 18 anni.

Il Programma Globale UNICEF – UNFPA per porre fine ai Matrimoni Precoci è generosamente supportato dai Governi di Belgio, Canada, Italia, Olanda, Norvegia, Regno Unito, dall’Unione Europa e dall’Organizzazione Globale Zonta International.

Madre Francesca Saverio Cabrini spodesta il Columbus Day

I legislatori del Colorado hanno approvato un disegno di legge per sostituire il Columbus Day con una nuova festa di stato in onore di Madre Francesca Xavier Cabrini il primo lunedì di ottobre.

Per chi non conoscesse la storia Francesca Saverio Cabrini (Sant’Angelo Lodigiano, 15 luglio 1850 – Chicago, 22 dicembre 1917) è stata una religiosa e missionaria italiana naturalizzata statunitense, fondatrice della congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù che nel 1946 divenne la prima cittadina statunitense ad essere proclamata santa.

Nel 1889 raggiunse gli Stati Uniti per prestare assistenza agli immigrati italiani. Non si fermò solo alla costa, ma penetrò all’interno del continente, conoscendo, benedicendo e convertendo tribù alle quali nessun bianco si era mai accostato. Imparò lo spagnolo e a cavalcare a dorso di mulo per superare i valichi più impervi. Operò in altri 7 paesi con 80 istituti. Costruì asili, scuole, convitti per studentesse, orfanotrofi, case di riposo per laiche e religiose, ospedali a New York e Chicago. Nel 1909 prese la cittadinanza statunitense.

Aprì un collegio femminile a Granada (Minnesota).

Per quanto riguarda la religione, Francesca Cabrini era tollerante: era pronta ad accogliere tutte le ragazze che le mandava Dio, anche se erano di un’altra fede. Non transigeva però, pena l’esclusione delle loro figlie dall’istituto, sul fatto che quei potenti legittimassero con il loro nome le ragazze frutto di unioni passeggere oppure di relazioni con schiave o prostitute. “Non ci si libera di un essere umano dandolo in balia alle suore per lavarsi la coscienza!” tuonava.

La Compagnia femminile fondata dalla Cabrini, la congregazione cattolica delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, fu la prima sia ad affrontare l’impegno missionario (tradizionalmente prerogativa degli uomini), sia ad essere totalmente autonoma, ovvero non dipendente da un parallelo ramo maschile.

Le sue iniziative caritative ben presto si sviluppavano in opere di assistenza economicamente autosufficienti grazie all’erogazione congiunta di servizi a pagamento. Le missionarie fornivano agli immigrati corsi di lingua, assistenza burocratica, corrispondenza con le famiglie di origine, raggiungendo anche i più emarginati sia logisticamente, sia perché infermi, istituzionalizzati o reclusi.

Nel 1890, quando a New Orleans il capo della polizia locale fu assassinato da ignoti, e la colpa ricadde, senza alcuna prova, sui Dagos, cioè gli italiani laceri, malnutriti, senza fissa dimora, la Cabrini si recò nella città due anni dopo, annunciando: “Gli italiani sono stati diffamati, al punto che la folla, aizzata da chi ne voleva l’espulsione, ne ha linciati a dozzine”. Prima di andarsene fece nascere dalle rovine un orfanotrofio e poi un ospedale. Il giorno della sua morte le sue membra vennero spostate alla Mother Cabrini High School a New York.

Nel 1938 fu proclamata beata, nel 1946 santa (la prima della Chiesa cattolica statunitense), nel 1950 “Patrona degli emigranti”. La festa liturgica ricorre il 22 dicembre, giorno della sua morte.

Scriveva in una lettera:
«…dobbiamo di quando in quando tuffarci in Dio, immergerci nell’acqua salutare della sua grazia e dell’amabile sua bontà, e poi volare, ossia lavorare con molta lena»

La nuova direttiva per l’organizzazione agile del lavoro pubblico

“Arriva la Direttiva 2/2020 di Funzione pubblica in relazione all’emergenza Covid-19 che sostituisce la precedente, con un ulteriore giro di vite sulle regole organizzative e di condotta indirizzate alle amministrazioni pubbliche.”

Con queste perentoria premessa il portale del Ministro per la Pubblica Amministrazione annuncia la pubblicazione della tanto attesa direttiva (che, viene precisato, è in attesa di registrazione presso la Corte dei conti).

“Al fine di tutelare la salute di cittadini e dipendenti”, continua la premessa, “contemperando questa esigenza primaria con la necessità di erogare i servizi indifferibili, vengono indicate nel documento le linee di comportamento che gli enti devono seguire.”

Ecco le principali:

  • le attività dovranno essere assicurate tramite una rotazione dei dipendenti per garantire il giusto distanziamento;
  • il lavoro agile dovrà diventare la modalità ordinaria ed essere esteso anche ad attività escluse in precedenza. Inoltre, non sono più previste soglie minime o massime;
  • le riunioni in via telematica devono diventare la norma;
  • deve essere garantito il massimo accesso ai servizi per via informatica;
  • le presenze di persona del pubblico vanno scaglionate e organizzate per evitare assembramenti.

 

QUI LA DIRETTIVA SCARICABILE

Fabrizio Pregliasco: “Possiamo stimare uno scenario per il Coronavirus con picco a fine marzo”.

“Sulla base dell’andamento del coronavirus in Cina e dei dati italiani, possiamo stimare uno scenario con picco a fine marzo e la fine del problema in Italia tra maggio e giugno”.

E’ lo scenario tratteggiato all’AdnKronos Salute dal virologo dell’università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, che da anni monitora l’andamento della stagione influenzale nel nostro Paese.

Un quadro un po’ diverso da quello tratteggiato da uno studio della Ragioneria generale, e anticipato dalla stampa, che fisserebbe il picco al 16-17 marzo e per fine aprile l’uscita dal tunnel.

“Nel caso di Covid-19 – avverte però Pregliasco – si tratta di un virus nuovo, ma l’esperienza cinese e quello che sta accadendo nelle ex zone rosse può dirci molto. Tra gli elementi che possono influire su questo scenario” per l’esperto “c’è l’icognita rappresentata dal resto d’Europa e dalla Gran Bretagna. Stiamo vedendo mancanza di coordinamento e azioni disomogenee, che possono rovinare quello che si sta facendo in Italia”.

“E’ necessaria – sottolinea il virologo – una stretta complessiva. Ma mi rendo conto che è difficile valutare il problema quando sembra ancora lontano, anche fisicamente. Un po’ come è accaduto al Centro-Sud quando c’era la zona rossa: non pensi che il problema sia tuo”.

Purtroppo il coronavirus non rispetta i confini, “e si sposta con le persone – ammonisce Pregliasco – Quindi le immagini di stadi pieni o la mancanza di interventi” drastici in altri Paesi europei non solo dimostrano che “non si è imparato nulla dall’esperienza cinese e italiana, ma suscitano preoccupazioni per l’effetto che potranno avere anche, di riflesso, su di noi”.

Coronavirus: “Non possiamo operare per mancanza sangue”.

Antonio Rebuzzi, professore di Cardiologia presso l’Università Cattolica di Roma e direttore della Terapia intensiva cardiologica del Policlinico Gemelli lancia un appello: “Abbiamo un problema importante, legato a Covid-19: non riusciamo a operare, gli interventi di cardiochirurgia sono bloccati, perché non abbiamo sangue. I donatori non vengono per paura del coronavirus”.

“Il mio è un appello ai romani: andate a donare il sangue, lo si può fare in modo sicuro – afferma – Altrimenti a risentirne saranno pazienti, anche gravi, che potrebbero essere salvati”.

Coronavirus: primi casi in 4 nuovi Paesi

Polinesia francese, Turchia, Honduras e Costa d’Avorio hanno registrato i primi casi di Coronavirus. A registrarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Questo porta il virus ad essere attivo in ben 117 Paesi.

Nell’ultima sessione informativa degli Stati membri tenutasi ieri, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha invitato i Paesi a non rinunciare a fermare l’epidemia, ora che l’Oms l’ha caratterizzata come una pandemia. Un passaggio dal contenimento alla mitigazione sarebbe sbagliato e pericoloso: questa è una pandemia controllabile, ha ribadito.

L’Avvenire si fa giornale gratuito per essere parte attiva della rinascita del paese.

L’Avvenire, quotidiano d’ispirazione cattolica, da oggi è accessibile gratuitamente sul sito web. Lo annuncia stamane il direttore Marco Tarquinio nel suo editoriale, rimarcando il significato di questa decisione: “Il pane dell’informazione – si legge in apertura – proprio come il pane che portiamo sulle nostre mense non può mancare, neppure in tempo di Quaresima e di quarantene”. E subito appresso: “È anzi indispensabile soprattutto in una stagione come questa che stiamo attraversando: tempo di lotta comune contro un virus subdolo e mortalmente pericoloso per i più deboli, quel Covit-19 di cui abbiamo detto e scritto già molto e molto dobbiamo ancora capire”.

Indubbiamente, questa di Avvenire ê una scelta coraggiosa e bella. Significa lanciare un ponte verso chi avverte il bisogno di un’informazione qualificata e magari rinuncia al giornale perché nell’economia familiare anche le piccole spese di ogni giorno incidono sui conti di fine mese. È appunto un atto di coraggio che in tempi magri per la stampa compie un editore speciale – si tratta di una fondazione legata, come è noto, alla Conferenza episcopale italiana – per il quale non fa comunque eccezioni la regola universale delle entrate e delle uscite. È una scelta “semplice e onerosa”, puntualizza Tarquinio; dunque, per questo, è giusto definirla anche bella.

Viviamo questo tempo con la consapevolezza di ciò che l’emergenza significa. Non sono affermazioni vuote, quelle che fissano il valore di una prova, fino a ieri impensabile, destinata a lasciare un segno profondo nella vita democratica del Paese. I cristiani, in questo tempo, devono dare l’esempio. Ecco perché il gesto di mettere in comunione, se così possiamo esprimerci, il bene dell’informazione (notizie, commenti,  proposte) che offre un quotidiano importante, aiuta a ben rappresentare un impegno di testimonianza attiva sul fronte della solidarietà e dell’amicizia civile. In questo senso, l’Avvenire è la punta di diamante di una generosa proiezione pubblica del mondo cattolico.

A conclusione dell’editoriale, Tarquinio usa parole che non lasciano affatto indifferenti perché noi tutti, se ci è consentito condividere un sentimento di generale valenza politica, “intendiamo fare la nostra comune parte di Avvenire”. L’Italia ha bisogno di unità e responsabilità. Dunque, ogni parte deve fare la sua…parte, pensando al bene comune di oggi e di domani. In questo sforzo di condivisione non ci può essere, evidentemente, la pretesa di assorbire tutto e tutti, ignorando la forza del pluralismo in democrazia. Noi pertanto siamo la “parte bianca” – colore ormai assegnato ad una storia di “democratici e popolari” di matrice cristiana – che intende concorrere alla rinascita dell’Italia.

Non abbandoniamo gli anziani: i giovani danno l’esempio.

Mentre l’OMS afferma che la pandemia si può controllare e leggiamo le ultime drammatiche notizie provenienti dai nostri territori, c’è una Italia giovane che non si ferma.

Ma questa volta non per la movida o per qualche insensata festicciola.

Gli anziani non possono uscire di casa per via del rischio di contagio, ci pensano i giovani a svolgere le più semplici ma necessarie mansioni che diventano veri e propri atti d’amore e di cura.

Ragazzi che fanno la spesa, che vanno a ritirare le ricette dal medico e che affrontano la coda della farmacia a favore di chi non può uscire di casa.

Tanti piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza in un periodo di profonda crisi.

I gesti di solidarietà che stanno nascendo nelle nostre città sono i più svariati e diversificati.

Vicini di casa giovani che portano a spasso l’animale domestico, telefonate agli anziani per farli sentire psicologicamente attivi o che si preoccupano del dirimpettaio immunodepresso.

In molte città Facebook, le chat whatsapp e gli altri social stanno diventando straordinarie piattaforme di mutuo soccorso.

Un messaggio molto umano in cui i giovani si mettono in gioco per difendere gli anziani della comunità.

Coronavirus: le principali misure del dl salva-economia da 12 miliardi

Alcune delle misure principali del dl salva-economia da 12 miliardi che il governo dovrebbe approvare oggi.

MUTUI FAMIGLIE: La principale misura è la moratoria di 18 mesi sui pagamenti delle rate del mutuo sulla prima casa per chi perde il lavoro o è impossibilitato a lavorare a causa del coronavirus o chi è in cassa integrazione. Ci saranno inoltre dei paletti anche legati alla soglia di reddito.

TATE E CONGEDI: Tra gli interventi ci sarà un set di misure per la cura dei figli di età inferiore ai 12 anni rimasti a casa per le scuole chiuse: il voucher baby sitter (ma può essere usato anche per le badanti) da 500-600 euro o, in alternativa, il congedo parentale straordinario dai 12 ai 15 giorni, con indennità ad almeno il 30% o da stabilire in base al reddito, del quale possono usufruire quindi anche i papà. Il congedo è previsto per chi ha figli inferiori ai 12 anni, ma non ci sarà limite di età in caso di disabilità. Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha inoltre annunciato oggi che è allo studio un voucher baby sitter ‘speciale’ per tutto il personale sanitario.

IMPRESE: Per le imprese il governo ha annunciato una moratoria sui mutui per le aziende colpite dagli effetti economici del Codiv-19 sotto l’ombrello di una garanza pubblica. Tra le misure attese anche tutta una serie diretti e indiretti per le imprese del settore dei trasporti, logistica, cultura e traffico aereo. Dovrebbe essere introdotto il credito d’imposta per le aziende che hanno perso almeno il 25% del fatturato. Aumentano inoltre le risorse di Cdp e Sace che passano daa 1 a 7 mld: 3 mld andranno a garantire tassi calmierati alle pmi, gli altri 4 mld sono destinati a sostenere l’export e l’internazionalizzazione per il sostegno del Made in Italy.

LAVORO, OPERAZIONE AMMORTIZZATORI: E’ atteso con il dl un pacchetto di ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori, anche delle imprese micro e mini (con meno di cinque dipendenti). Ci sarà un sostegno anche per i lavoratori stagionali e quelli a tempo determinato. La cassa d’integrazione sarà inoltre ‘arrotondata’ con le risorse del fondo per l’integrazione salariale.

AUTONOMI è stata annunciata un’indennità di circa 500 euro e potrebbe arrivare una moratoria fiscale e contributiva.

FISCO: Sul versante fiscale, si va verso una sospensione degli adempimenti, quello Iva di metà marzo per iniziare, e del versamento delle rate della rottamazione-ter e del cosiddetto ‘saldo e stralcio’.

La peste del 1630 in Italia : divieti, quarantena e bevande a base di pietre preziose

In età medievale e moderna le epidemie non si contavano, e anche allora (come oggi) intervenivano con forme più o meno gravi. E poiché la maggior parte dei casi – benché drammatici e sufficientemente diffusi – non si manifestava su scala globale, non si poteva parlare di pandemia.

Italia, primavera del 1630. Anche allora la peste (forse l’ondata epidemica più grave di tutte le precedenti) si diffuse a partire dal Nord, in particolare dalla Lombardia e dal Piemonte, e scese abbracciando progressivamente gran parte della penisola. Fu una strage. Alcune città persero il 60% della popolazione, altre si svuotarono a causa della fuga degli abitanti dai luoghi colpiti dal terribile morbo. E’ stato calcolato, sulla base di documenti scritti (ne parlò anche Alessandro Manzoni) e ricostruzioni storiografiche, che solo nella parte settentrionale, Milano inclusa, morì un milione di persone.

I motivi principali che provocarono la grande epidemia del ’30 furono la Guerra dei Trent’anni e le conseguenti carestie, aggravate dal passaggio degli eserciti nelle zone divenute oggetto di disputa e di occupazione militare. Le scorribande e la devastazione operate infatti dai soldati dei diversi schieramenti in diverse aree dell’Europa – si pensi che città come Magdeburgo e Lipsia furono assediate decine di volte in poche settimane – si lasciarono alle spalle, oltre a terrore e distruzione, anche una lunga scia di contagio. Gli eserciti regolari di allora erano affiancati da una moltitudine di mercenari, diseredati e profittatori che non si limitavano a requisire i raccolti dei contadini, ma scannavano gli animali, distruggevano i campi e gli edifici privando gli abitanti di ogni bene che si rendesse necessario per il loro sostentamento.

Fu nel 1628, tra le truppe francesi inviate da Richelieu nell’Italia Settentrionale per fronteggiare gli ugonotti, che si diffuse il primo focolaio del morbo. L’epidemia si propagò in breve tempo accompagnata da nuovi e insidiosi (quanto micidiali) agenti patogeni, tra cui la sifilide – detta “mal francese” – che aggravarono una condizione già di per sé disperata. Neanche le invasioni barbariche avevano dato luogo a una tragedia di proporzioni simili.
Come si comportavano le autorità per difendersi da nemici così subdoli e terribili come le infezioni? I governi dell’epoca, età degli assolutismi, emisero tutta una serie di provvedimenti comuni alla maggior parte degli stati europei. Innanzitutto, organizzavano dei blocchi di polizia alle frontiere affinché chi volesse oltrepassarle fosse obbligato a esibire la “bolletta di sanità” attestante il singolo stato di salute. In secondo luogo, venivano istituite delle vigilanze che facessero rispettare il divieto di allestire fiere, mercati e quant’altro potesse divenire motivo di assembramento. I trasgressori erano puniti con pene severissime, comprese varie forme di supplizio.

C’era poi un altro elemento, quanto più moderno e attuale: la nomina di commissari straordinari delegati a preservare l’igiene pubblica, ivi compresa la facoltà di decidere i luoghi presso i quali isolare i malati e predisporre le quarantene. E infine il fuoco e le bonifiche. Venivano bruciati mobili, vestiti e materiali di ogni genere, si uccidevano i cani e si profumavano gli ambienti mediante spezie e appositi preparati.
Riguardo alle terapie, le equipes di medici designate, che prestavano le proprie cure munite di vestiti incerati, maschere, cappelli, occhiali e bastoni per toccare i pazienti, somministravano ai malati pillole portentose, unguenti a base di pietre preziose, oli vari ed erbe mediche, tra cui l’angelica e il cardo mariano. Le macchie e le bolle provocate dal morbo venivano incise e bruciate, mentre gli alessifarmaci da ingerire quasi non si contavano.

Ma forse la curiosità maggiore era quella relativa al miscuglio di zafferano, arsenico, zenzero e garofani pestato e apposto all’altezza del cuore a mò di antidoto. Guarivano in pochissimi, e la quasi totalità degli ammalati, che soffriva di febbre alta, emorragie e insorgenze dermatologiche varie, se ne andava nel giro di 5-7 giorni.
Al tempo, gli esperti davano voce ovviamente a una moltitudine di diagnosi e pareri clinici contrapposti, ma probabilmente l’ipotesi che ancora prevaleva era quella (vagamente superstiziosa) legata all’espiazione del genere umano per i suoi peccati e i suoi comportamenti inopportuni. E poi non mancavano coloro che attribuivano quei flagelli alle avverse congiunture astrali e ai fenomeni celesti; tra questi, il movimento eliocentrico sfavorevole Giove-Saturno nell’orbita zodiacale e l’anomalo asterismo della costellazione dei Pesci.

Cei: è on line il sito di buone prassi e riflessioni

In questo tempo di prova e di difficoltà per tutti, la Chiesa che è in Italia vuole dare segni di speranza e di costruzione del futuro. A partire dal presente.
È da oggi on line https://chiciseparera.chiesacattolica.it, ambiente digitale che raccoglie e rilancia le buone prassi messe in atto dalle nostre diocesi, offre contributi di riflessione e approfondimento, condivide notizie e materiale pastorale.

Un’iniziativa, promossa dalla Segreteria Generale della Cei, per testimoniare ancora e sempre l’impegno della Chiesa che vive in Italia nel continuare a tessere i fili delle nostre comunità. La convinzione che ci guida è che le criticità, lo smarrimento, la paura non possano spezzare il filo della fede, ma annodarlo ancora di più in speranza e carità.
Chiciseparera.chiesacattolica.it vuole essere anche un punto di riferimento per riscoprire un senso di appartenenza più profondo.

Il nome stesso “Chi ci separerà?” (Rm 8,35) indica un percorso impegnativo: la certezza che, pur circondati da una minaccia, niente potrà mai separarci da quell’Amore che ci unisce, perché figli e fratelli, e ci rende comunità. In questo senso bisogna osare, mettersi in cammino e non fermarsi.
Il sito appena pubblicato intende guardare oltre il tempo presente. E quell’oltre non può che essere anche la qualità di una comunicazione pensata e che faccia pensare. È l’orizzonte a cui tendere.

PA, al via il monitoraggio per il lavoro agile

L’emergenza coronavirus sta accelerando una rivoluzione, un cambiamento strutturale che va incoraggiato, seguito e monitorato con attenzione, come mai accaduto finora. Ecco perché, a supporto delle amministrazioni che stanno sempre più puntando sul lavoro agile, il sito del Dipartimento della Funzione pubblica raccoglierà e aggiornerà continuamente documenti e norme di riferimento, dati, strumenti e indicazioni sulle migliori modalità tecniche e organizzative per adottare e implementare lo smart working nelle PA.

L’attuale, delicata fase che il Paese vive ci impone scelte importanti, scelte che potranno dare benefici stabili alla nostra collettività. Il lavoro agile migliora la produttività e consente di conciliare in modo più armonico i tempi professionali con quelli di vita, senza dimenticare le positive ricadute ambientali.

L’obiettivo di questo nuovo strumento offerto dalla Funzione pubblica è accompagnare una rivoluzione che non si fa con un annuncio, ma si costruisce con costanza, giorno dopo giorno, passo dopo passo.

Coronavirus: il farmaco anti-artrite gratis negli ospedali italiani

Ha suscitato molte speranze l’annuncio da Napoli dell’utilizzo di un farmaco anti-artrite, il tocilizumab, contro le complicanze polmonari di Covid-19. E ora, come anticipato all’AdnKronos Salute dall’oncologo Paolo Ascierto del Pascale di Napoli, arriva anche la conferma di Roche che si è impegnata per la fornitura del farmaco off label gratuitamente agli ospedali italiani che ne faranno richiesta.

L’impegno del colosso del farmaco è scritto nero su bianco in una missiva inviata dall’Ad Maurizio de Cicco al ministro della Salute, Roberto Speranza e ai governatori delle Regioni.

Roche, nella missiva che l’Adnkronos Salute ha potuto visionare, annuncia anche una donazione milionaria in dispositivi di protezione e attrezzature contro Covid-19. Ma essendo il testo ancora una dichiarazione d’intenti, l’azienda ha fatto sapere che rilascerà una dichiarazione formale con tutti i dettagli dell’operazione.

Non solo: l’azienda è pronta a mettere a disposizione anche il suo personale, in modalità di volontari per varie attività in partnership con le istituzioni per contribuire ad alleggerire il carico di lavoro degli operatori impegnati contro Covid-19.

La preghiera del Papa e della Diocesi di Roma

In questi giorni di emergenza sanitaria, Francesco affida la città di Roma, l’Italia e il mondo alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. 

O Maria,
tu risplendi sempre nel nostro cammino
come segno di salvezza e di speranza.
Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,
che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù,
mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,
sai di che cosa abbiamo bisogno
e siamo certi che provvederai
perché, come a Cana di Galilea,
possa tornare la gioia e la festa
dopo questo momento di prova.

Aiutaci, Madre del Divino Amore,
a conformarci al volere del Padre
e a fare ciò che ci dirà Gesù,
che ha preso su di sé le nostre sofferenze
e si è caricato dei nostri dolori
per condurci, attraverso la croce,
alla gioia della risurrezione. Amen.

Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

E’ tempo di rifare la Repubblica delle Autonomie: serve per questo una nuova generazione di Sindaci e Amministratori Locali.

Il federalismo organico della Germania e il federalismo a geometria variabile dell’Italia mettano a nudo, nell’attuale emergenza da coronavirus, l’ordito di procedure complesse che generano inefficienza nei rispettivi ordinamenti istituzionali.
In questi giorni, per parlare di casa nostra, si registra sul territorio la pericolosa tentazione del “fai da te”, magari nella presunzione dei più intraprendenti di fare meglio degli altri: casi isolati, per fortuna, ma non innocui.

Il problema che si addensa sui poteri locali – Comuni, Province (benché ridotte a simulacro) e Regioni – riguarda il rischio della dissipazione di un grande patrimonio di politica e cultura.
Le performance di Fontana e Zaia hanno fornito la misura di quanto sia ipertrofico e sconclusionato il regionalismo “a trazione leghista”, fonte di imbarbarimento del profondo nord.

Ma non basta. Vengono al pettine i nodi di un modello di “democrazia locale” che in questi ultimi 25 anni ha alimentato troppe illusioni. Colpa anche della elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti di Regione, da cui è dipeso lo svilimento delle assemblee elettive e di conseguenza il declino della partecipazione popolare.

Ora, invece di esercitare con disciplina le loro competenze, se non altro per trasmettere ai cittadini un messaggio di compostezza dinanzi alle direttive del governo, alcuni “pubblici ufficiali” danno fondo al narcisismo.
Gori, il primo cittadino di Bergamo, ha dovuto scusarsi pubblicamente per una dichiarazione avventata sulla gestione dell’emergenza sanitaria.

Gli ultimi segnali sono sconfortanti. Ieri si sono riuniti in video conferenza i cosiddetti Sindaci metropolitani, l’oligarchia che domina (e soffoca) l’Associazione dei Comuni. Proposte zero. L’unica vera preoccupazione, verbalizzata a chiusura dell’incontro, è stata quella di battere cassa presso il governo.

Questo è un quadro che non esalta la vitalità del Paese. In altri momenti il contributo delle autonomie locali è stato improntato a uno spirito diverso, mediamente più costruttivo. Almeno si usava la lingua italiana, mentre oggi si parla di lotta al “coronaro virus” (copyright del Sindaco di Boscoreale!).

La riforma del ministro De Lorenzo, esponente di quel Partito liberale che aveva votato contro nel 1978 la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale, nei primi anni ‘90 ha esautorato (e deresponsabilizzato) le autonomie locali in forza di una sconsiderata regionalizzazione del governo della salute pubblica.
L’Anci dei Sindaci superstar, piegata alla politica-spettacolo, non ha saputo reagire adeguatamente, causa l’appassionato e pressoché esclusivo concentrarsi su argomenti di più facile sponsorizzazione.

Ad ogni buon conto, ci sono esempi di altra consistenza morale e politica. Migliaia di amministratori locali prestano il loro servizio con serietà, lontani dai riflettori, costituendo silenziosamente una riserva di credibilità e di speranza. Operano con passione e intelligenza, dimostrando che la preparazione non è un requisito secondario del buongoverno.

Comunque, è proprio dai Comuni che l’Italia deve ripartire, contando sull’avvento di una nuova generazione di Sindaci e amministratori locali, possibilmente più consapevoli della delicatezza delle funzioni e delle responsabilità che ricadono sulle loro spalle.
Il Comune è la palestra della democrazia, il luogo dove si manifesta la vocazione al servizio della comunità. Non deve trasformarsi nel piedistallo di nessuno, nemmeno del “primo delegato” della comunità locale.

Se domani dovesse rinascere un partito d’ispirazione cristiana, di certo sarebbe suo l’obiettivo, nel solco del municipalismo sturziano, di rimettere necessariamente a fuoco l’idea di “Repubblica delle autonomie” che la Costituzione innalza a principio ordinatore.

Coronavirus, oltre l’emergenza. Dai riflessi geopolitici a quelli psichico-spirituali

Dott. Cella, una domanda d’impatto ad un esperto di geopolitica internazionale, collaboratore di Nato Foundation. Nel momento in cui parliamo la priorità è quella di fermare l’emergenza sanitaria. Ciononostante, è sempre utile andare oltre il presente. Che tipo di effetti può avere il nuovo coronavirus sugli equilibri geopolitici mondiali e quali superpotenze potrebbero trarre vantaggi strategici da tale situazione emergenziale?

Desidero chiarire in primis come sia lungi da me voler dare una qualsivoglia valutazione sulle specificità epidemiologiche del nuovo coronavirus; su tali aspetti dovrebbero infatti esprimersi esclusivamente i nostri autorevoli rappresentanti della comunità medico-scientifica, cosa che purtroppo nei media italiani non sempre accade. Desidero invece fornire un quadro sui possibili, nonché plausibili riflessi geopolitici che l’irruzione di tale ignota epidemia potrebbe imprimere sul corso storico corrente. Partirei col definire ciò che non è: escluderei si tratti del famigerato cigno nero del secolo (in quanto nei primi due decenni del XXI secolo sono già occorsi casi similari come SARS e MERS ad esempio) nel senso, un po’ semplicistico, spesso evocato dai media nostrani. Non si tratta di un unicum. Se mai, cigno nero nel senso più autentico espresso da N.N. Taleb, l’autore libanese che rese noto tale concetto, coniato invece originariamente dal poeta latino Decimo Giunio Giovenale, il quale parlò di rara avis in terris, nigroque simillima cygno, ossia di cigno nero in quanto uccello raro in terra, nel senso di elemento scardinatore di certezze e di visioni del mondo date per acquisite. Si tratta invece, indubbiamente, quantomeno sul breve-medio termine, di un notevole game changer, ossia un elemento di svolta che irrompe negli equilibri interstatali e globali. Se tale game changer possa evolversi in un cambio di paradigma, per prendere a prestito concetto familiare al pontificato di Papa Francesco, è ancora, rebus sic stantibus, presto per dirlo, la sua durata sarà in questo significativa.  È certo come il fattore nuovo coronavirus, nell’attuale fase di grande imprevedibilità e volatilità globale, abbia già dimostrato di avere, e continuerà a dimostrarlo anche in futuro, una potente capacità trasformativa non solo sul piano socioeconomico, ma altresì sulle dinamiche internazionali. 

Tali capacità trasformativa riferita al nuovo coronavirus quali effetti potrebbe creare nell’attuale competizione geopolitica internazionale: lo scacchiere mondiale lascia spazio ad assestamenti e movimenti imprevedibili?

La forza trasformatrice di tale dirompente elemento produce in molte persone un forte impatto sul lato psichico-emotivo, su cui ritorneremo, nonché sugli equilibri geopolitici, in specie sulla politica estera delle maggiori potenze mondiali. Vediamo alcuni scenari potenziali. Ad esempio, se a causa dell’epidemia Pechino, oltre ad una grave contrazione del PIL, dovesse far fronte ad una sensibile riduzione degli investimenti esteri e ad un processo di graduale delocalizzazione delle innumerevoli compagnie e multinazionali estere sul suo territorio, che delocalizzeranno in Paesi limitrofi, magari alleati agli Stati Uniti dove la manodopera è ancora più conveniente che in Cina, ciò porterebbe Pechino in  condizioni sfavorevoli rispetto allo status quo ante pandemia, con una doppia battuta d’arresto, economica e geopolitica. Ciò può valere anche per quanto riguarda il destino, ora un po’ più incerto, del planetario progetto del Dragone della Nuova via della seta (Belt and Road Initiative), che difficilmente verrà totalmente compromesso, ma potrebbe sicuramente subire rallentamenti o contraccolpi; se più o meno gravi lo diranno i mesi a venire. Se da un lato invece, come i più recenti dati sembrerebbero indicare, Pechino dovesse in un futuro prossimo risollevarsi e passare nella percezione globale da colpevole iniziale a maestra nella gestione dell’epidemia e il nuovo coronavirus dovesse dall’altro lato espandersi massivamente in America arrecando seri danni economici e mettendo in crisi il sistema sanitario, allora anche per Washington tale game changer potrebbe trasformarsi financo in un insidioso problema politico per l’amministrazione Trump, inserendosi prepotentemente nella campagna elettorale, come già sta accadendo, anche se, magari, entro giugno giugno-luglio, l’allarme potrebbe essere rientrato.

Su un piano ancora più ampio e in una prospettiva di più lungo termine, quali tipi di conseguenze potrebbe innescare il nuovo coronavirus nella politica internazionale? C’è un nesso di causalità diretto e di incidenza profonda e percepibile? A ben vedere si tratta di un aspetto della globalizzazione.

Non possiedo alcuna sfera di cristallo, purtroppo, ma se dovessi spingermi in previsioni ancora più di lungo termine, tenderei a vedere in questo improvviso quanto esiziale evento, un acceleratore di una incipiente crisi di un sistema internazionale ove il diritto internazionale appare sempre più evanescente sotto i colpi di una muscolare Realpolitik di ritorno, ma che tuttavia è per ora riuscito a delimitare crisi semi globali (vedi ad esempio crisi ucraina e siriana) in un contesto regionale. La crisi del coronavirus potrebbe quindi accelerare ulteriormente quell’instabilità economica e geopolitica che si trascina dal 2008, l’anno della crisi dei subprime e della guerra russo-georgiana, che ha poi visto l’indebolimento del legame euro-atlantico con le logoranti crisi in Ucraina e in Siria, ossia quella guerra mondiale a pezzi più volte evocata da Papa Bergoglio. Eventi dietro i quali si staglia la crescente competizione per l’egemonia mondiale tra Washington e Pechino. In un indeterminato futuro, questo andazzo potrebbe ulteriormente incrinarsi traslandosi altresì sul piano del confronto militare. In tale scenario, la posizione della Federazione Russa diverrà un cruciale ago della bilancia. Vorrei sottolineare la pericolosità e volatilità inedita dell’attuale fase internazionale per tre ragioni su tutte: 1 – la mancanza di una conferenza sistematrice (come occorso ad esempio con la Pace di Westfalia, con il Congresso di Vienna o con la Conferenza di Yalta) ed edificatrice di una nuova architettura di sicurezza condivisa nell’era post-bipolare, che ha determinato quella continua tensione tra Federazione Russa e Occidente per via dell’allargamento, legittimo ma problematico, delle strutture euro-atlantiche verso l’ex spazio sovietico. 2 – La protratta mancanza di coesione, nonché di un’identità chiara e condivisa e di proiezione militare e geopolitica dell’Unione Europea, purtroppo rivelatasi sinora poco incisiva anche nell’attuale emergenza sanitaria. Terzo elemento di rischio è costituito dalla questione degli armamenti strategici a seguito della morte del trattato INF e la possibile prossima fine anche del New START. A ciò, si collega evidentemente la relativa corsa al riarmo nucleare, con armamenti anche ipersonici da parte di Russia, Stati Uniti e Cina. 

Varie teorie di tipo “complottistico” sono circolate nelle ultime settimane riguardo all’origine del COVID 19 , ad esempio con riferimento ad un prossimo dispiegamento di 20.000 soldati americani per un’esercitazione militare in vari Paesi europei. Cosa ci può dire al riguardo?

Nonostante concordi con la massima di Bertrand Russel secondo cui il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi, talune teorie appaiono quantomeno forzature di elementi tra loro spaiati e privi una chiara interdipendenza.  A ben vedere infatti, spesso, poche settimane dopo la loro divulgazione, spariscono velocemente nel dimenticatoio. Tornando alla realtà, l’emergenza coronavirus sembra avere la sua origine in fenomeni naturali – il passaggio del virus dal pipistrello all’uomo – occorsi nei mercati cinesi ove si trattano animali selvatici, come purtroppo già occorso in passato. È invece chiaro, come sopra anticipato, che la situazione creatasi può essere rifunzionalizzata in chiave di avanzamento degli interessi strategici delle due superpotenze. Difatti, e questa è una lettura sensata, l’irruzione di un tale elemento destabilizzante, così come per altre imprevedibili calamità, ha la capacità di rivelare lo stato di un determinato Sistema paese, la capacità di reazione di quest’ultimo a fronte di tali improvvise crisi. Il nuovo coronavirus costituisce quindi un serio test per i governi e i loro sistemi di governance. Oltre a ciò, in uno sguardo lungo, è evidente di come questa situazione possa rappresentare il momento per una riscossa di un’unità europea, l’opportunità preziosa che l’Unione Europea potrebbe prendere per ricostituirsi come soggetto credibile e indispensabile: il piano appena varato di aiuti (Coronavirus Response Investment Fund) per 25 miliardi all’economia europea e la possibile flessibilità sul deficit per l’Italia vanno nella giusta strada. Per Bruxelles si tratta quasi di un imperativo: se non agisse in modo costruttivo e rapido, Pechino potrebbe inserirsi con un suo piano di aiuti economici, irrobustendo ulteriormente la presenza cinese in Italia, ergo nella stessa Europa.  Per quanto concerne invece l’arrivo delle truppe americane in Europa (arrivo già iniziato a febbraio) per l’operazione Europe Defender 2020, si tratta di un’importante esercitazione militare da ascriversi nel quadro globale di espansione assertiva delle relative sfere d’influenza (pensiamo alle imponenti esercitazioni militari russo-cinesi degli anni precedenti) e nei meccanismi di operazioni interforze NATO come già ne sono occorse negli anni scorsi: questa volta vi sono diciotto nazioni coinvolte, tra cui inizialmente anche il nostro Paese, che ha però preferito annullare la propria partecipazione per fronteggiare al meglio l’emergenza sanitaria in Italia. Se mai, degno di nota è il fatto che in tali esercitazioni sarà coinvolta anche la Georgia: ciò indica, evidentemente, nonostante Trump, una rinnovata assertività nei confronti di Mosca. Europe Defender 2020 rappresenterà certamente un banco di prova per verificare l’interoperabilità delle forze statunitensi in sinergia con quelle europee, nonché un significativo sforzo sul piano tattico-organizzativo. Volerci vedere una connessione diretta con l’emergenza epidemiologica in corso rappresenta poco più che un’ingenuità o una fantasiosa forzatura, ancor più se si conoscessero quantomeno i fatti, ossia che tale esercitazione militare integrata fu programmata e messa a bilancio dagli Stati Uniti già nella prima metà del 2019…In conclusione, aggiungo che proprio a causa dell’emergenza coronavirus, tali esercitazioni potrebbero essere cancellate, com’è stata cancellata pochi giorni fa l’operazione NATO Cold Response 2020 in Norvegia, guarda un po’, proprio a causa coronavirus

Da ultimo, quali riflessi invece di tipo valoriale e psichico-spirituale una tale situazione può ingenerare nei comportamenti delle masse, a livello sociale ?

Un pericolo invisibile, come lo è un virus, è qualcosa di intrinsecamente universale, nel senso più pieno del termine, globale e globalizzante, in quanto, specie nell’era dei social media, rende un po’ tutti protagonisti, nel bene o nel male. La sua entità riflette e riporta alla mia mente un aforisma di H.P. Lovercraft dai reconditi nonché terribili significati: il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto. ​Un tale evento, in effetti, funge altresì da universale memento mori, riportando l’ignoto e la morte più prossime nell’esistenza di tutti i giorni, e di tutti, nel mondo odierno che, specie quello occidentale, in una risibile illusione, fa di tutto per cancellarne ogni riferimento.  Per quanto riguarda gli effetti sulla società e i suoi valori invece, oltre a rivelare gli istinti etico-comportamentali di fondo di ciascun popolo, l’elemento dirompente del virus può financo produrre esternalità positive, come un aumentato senso di appartenenza alla comunità ed attitudini più virtuose rispetto alla frenetica routine sociale moderna, portando per giunta ad un eventuale ritorno, per i meno ilici quantomeno, a stati più riflessivi, spirituali o generalmente più contemplativi dell’esistenza. Aggiungo, e concludo, che qualora le crisi si facessero ben più gravi di quella attuale, come ad esempio in tempo di guerra, tali situazioni possono spingere le moltitudini a ritrovare financo antiche modalità dell’essere e principi che possono apparire oggi desueti, come quello del sacrificio, della disciplina o dello spirito di abnegazione. Naturalmente, l’auspicio è di non dover tuttavia saggiare in un futuro prossimo tali scenari e prospettive.

Mettersi a disposizione con umiltà.

Dobbiamo fortificarci per riprendere finalmente un cammino che possa fornirci lo slancio necessario per il futuro. È uno dei più interessanti misteri della vita: tanto più problematiche e difficoltose sono le condizioni di vita che affrontiamo, tanto più ci prepariamo a vincere le nuove sfide.

La prova che stiamo subendo in questi giorni, la dobbiamo vivere con questa filosofia di fondo. Vale per le singole persone come per i popoli. Quante persone di grande successo conosciamo, venuti da storie di grande miseria materiale, o privati nella loro infanzia, per un motivo o un’altro di affetto e di cure? Prendiamo invece il popolo d’Israele. Nella propria storia per più millenni, ha subito di tutto: deportazioni, schiavitu’, discriminazioni, olocausto.

Ma se ci pensiamo bene, ha preparato quel popolo alla propria unità, mentre i singoli hanno una capacità di gestire la condizione materiale e spirituale della propria famiglia che non ha uguali. Se poi riflettiamo sullo stato degli italiani alla fine della guerra, come d’altronde è capitato ad altri paesi, le grandi distruzioni di città e fabbriche e le profonde ferite morali sopportate, sono state superate con stupefacente volontà al punto da diventare molto più forti di prima.

Ma da qualche decennio a questa parte quel clima di entusiasmo si è affievolito, depotenziato dalla deterministica convinzione che le condizioni materiali e democratiche possano migliorare senza alcun impegno e desiderando di più. Cosicché la nostra condizione nel tempo si è deteriorata progressivamente: scarsa è l’unità del paese, così come la nostra economia.

Ecco perché se le restrizioni, dolore e lutti che ci colpiscono, le affrontiamo con questo spirito, sapremo anche riconquistare quel clima di grazia che animarono i nostri nonni e papà del dopoguerra che seppero conquistare in brevissimo tempo vette insperate. Ecco perché le decisioni da prendere come comunità in queste ore, non devono essere inquinate da polemiche grettamente politiche. L’umiltà di mettersi a disposizione senza nulla pretendere, è la virtù più grande nei momenti gravidi di pericolo e di dolore.

Appunti per il futuro

Quando l’emergenza Coronavirus sarà terminata, ci saranno delle questioni decisive da ricordare. Alcune, le più importanti, riguardano il significato della vita, l’idea che abbiamo di noi stessi, la pretesa di invulnerabilità che ci hanno dato la scienza e la tecnologia e che un piccolo virus venuto da Wuhan è bastato a scuotere. Sono aspetti di carattere esistenziale, culturale, religioso. Però poi ci sono questioni per la comunità in cui viviamo, che richiedono risposte politiche forti. Può forse valere la pena, anche se siamo ancora nel pieno dell’emergenza, cominciare a prendere appunti per il prossimo futuro.

La prima questione fondamentale riguarda il ruolo della sanità pubblica. Come sappiamo, negli Stati Uniti fare un tampone costa 3000 dollari. Da noi è una spesa coperta dal Servizio sanitario nazionale. Pur avendo dato finora eccezionali capacità di tenuta, la sanità pubblica italiana ha bisogno di investimenti massicci, sia per l’ordinario sia per l’emergenza. Non tutto si può fare in deficit.

Dunque, una volta passato il Coronavirus, bisognerà riconsiderare le priorità della spesa sociale. Il problema è che la gente non si fida più dei soldi immessi nel «calderone» della spesa pubblica, che finiscono in mille rivoli non sempre produttivi e preferisce incassare sostegni e sussidi diretti. Si potrebbe allora pensare a una «spesa ipotecata»: cioè vincolare un investimento a un certo risultato verificabile, per esempio l’assunzione di un numero definito di medici e infermieri, come si sta cominciando a fare in questi giorni.
La seconda questione riguarda il rapporto tra Stato e Regioni. È chiaro che serve più flessibilità. L’emergenza non ha colpito in modo uniforme e dunque hanno ragione i governatori Fontana e Zaia a chiedere più finanziamenti pubblici per la Lombardia e il Veneto.

Allo stesso tempo serve più coordinamento, perché in un’emergenza nazionale decide il governo centrale e non può accadere che ciascuna Regione pretenda di muoversi in autonomia. Si tratta quindi di riprendere (mettendolo fuori dalla contesa politica), un lavoro di riordino del Titolo V della Costituzione, che tutti ritengono necessario ma che di volta in volta è stata contestato e affossato, perché inserito all’interno di progetti di riforma politica più ampia e divisiva.

La terza questione riguarda la comunicazione istituzionale e di conseguenza l’informazione. Il messaggio del governo, degli enti territoriali, degli ospedali, degli esperti, è stato finora troppo frammentato e contraddittorio (se non addirittura caotico), talvolta influenzato dalle esigenze della lotta politica e inevitabilmente condizionato dalla gran voglia di apparire dei politici. È indispensabile trovare forme «neutrali» di comunicazione istituzionale, magari inventandosi una figura unica di «portavoce» ufficiale delle emergenze, che sappia de-politicizzare il messaggio.

La quarta questione (forse la più importante) riguarda l’Europa unita. Il suo nucleo originario, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), nacque proprio per affrontare quella che allora era un’emergenza: porre fine alle guerre secolari tra Francia e Germania. Questo dovrebbe essere il senso profondo dell’Unione Europea: mettere insieme più Paesi, tutti piccoli, per avere una risposta di scala maggiore a problemi globali. Ma questa capacità sembra essersi smarrita. Di fronte alle grandi emergenze del nostro tempo (terrorismo, migrazioni, epidemie) l’intervento dell’Unione si è dimostrato costantemente al di sotto delle sue potenzialità. Quale emergenza più grande del Coronavirus vogliamo aspettare per mettere mano a una riforma radicale del modo in cui funziona l’Europa? Per avere, in buona sostanza, un nuovo “Piano Marshall” a guida europea? Forse grazie al Coronavirus siamo diventati tutti keynesiani (senza conoscere Keynes). Va bene aumentare il deficit (d’intesa con Bruxelles) ma in spesa per investimenti, piuttosto che in spesa corrente.

E’ possibile che, nei prossimi mesi, anche la competizione politica nel nostro Paese cambierà profondamente. Il rinvio del Referendum sul taglio del numero dei parlamentari potrebbe l’inizio di un calendario nuovo e di un tempo diverso. Partiti e leader saranno giudicati da come si saranno comportati di fronte all’attuale emergenza e da ciò che sapranno dire su come fronteggiare quelle che ci riserverà il futuro. Serviranno meno chiacchiere e più progetti, meno promesse e più impegni: dunque una vera e propria riconversione per la politica italiana.

La Germania prepara il piano economico anti Coronavirus

Sei tra i maggiori economisti tedeschi hanno presentano ieri un piano per prevenire la recessione che l’epidemia di nuovo coronavirus potrebbe causare in Germania, deviando dall’obbligo di bilancio in pareggio previsto dalla Costituzione.

Gli autori sono il direttore dell’Istituto per la ricerca economica di Monaco di Baviera (Ifo), Clemes Fuest, il direttore dell’Istituto per l’economia tedesca (Diw), Michael Huether, Jens Suedekum, docente dell’Università di Duesseldorf, Gabriel Felbermayr, direttore dell’Istituto per l’economia mondiale di Kiel (Ifw), Sebastian Dullien dell’Isituto per la macroeconomia e la ricerca sulla politica economica (Imk) e Peter Bofinger, già membro del Consiglio degli esperti per l’analisi degli sviluppi macroeconomici (Svr), organo consultivo del governo federale.

Nel loro piano, “in vista dell’imminente recessione” causata dal coronavirus, i sei economisti si dicono favorevoli all’abbandono del pareggio di bilancio, quello “zero nero” che in Germania è sancito dalla Costituzione. Attenersi a tale regola è, infatti, “urgentemente sconsigliato”. Si dovrebbe, invece, “deviare dalla zero nero, se necessario, al fine di porre rimedio agli effetti economici della crisi del coronavirus”. Il governo federale deve quindi impiegare il margine di manovra offerto dal “freno al debito”, ulteriore principio costituzionale secondo cui le entrate e le uscite devono, di norma, essere portate in pareggio senza ricorrere al prestito.

La Germania rischia, infatti, di trovarsi in gravi difficoltà, poiché il coronavirus potrebbe provocare al tempo stesso shock sia per la domanda sia per l’offerta. A tal riguardo, i sei economisti avvertono che “il picco delle perdite nella produzione deve ancora arrivare per l’economia tedesca” e potrebbe verificarsi “con tutta forza a metà marzo”.

La “massima priorità per tutte le misure della politica (economica)” deve, infatti, essere “garantire il funzionamento del sistema sanitario e delle cure mediche”. A tale scopo, sono ipotizzabili il richiamo in servizio del personale medico in pensione e la sospensione delle ferie per i dipendenti del settore sanitario. Alle aziende dovrebbe pi essere garantito un sostegno di liquidità, utilizzando gli aiuti della banca statale Istituto di credito per la ricostruzione (Kfw), che andrebbero aumentati.

Le imprese che stanno perdendo utili necessiterebbero poi di un sostegno alla solvibilità. I pagamenti delle imposte dovrebbero essere differiti, con sgravi fiscali per le tasse sul reddito e sulle imprese. Andrebbe ridotta anche l’Iva, in via provvisoria, mentre l’abolizione del contributo di solidarietà (Soli) andrebbe anticipata dall’inizio del 2021 a luglio prossimo. Infine, lo Stato dovrebbe essere pronta a intervenire nell’economia acquisendo partecipazioni nelle società in crisi in caso di fallimenti su vasta scala.

Istat: A gennaio giù i prezzi alla produzione dell’industria (-0,2%)

A gennaio 2020 i prezzi alla produzione dell’industria si stimano in lieve diminuzione sul mese precedente (-0,2%); su base annua, la flessione è più ampia (-2,3%).

Sul mercato interno i prezzi alla produzione dell’industria diminuiscono dello 0,3% su base mensile e del 3,4% su base annua. Al netto del comparto energetico, sia la dinamica congiunturale (+0,4%) sia quella tendenziale (+0,5%) risultano positive.

Sul mercato estero, invece, i prezzi aumentano dello 0,2% su base mensile (-0,1% per l’area euro, +0,4% per l’area non euro) e dello 0,9% su base annua (+0,1% per l’area euro, +1,4% per l’area non euro).

Nel trimestre novembre 2019–gennaio 2020 si stima una flessione dei prezzi alla produzione dell’industria pari a -0,3% sul trimestre precedente; la dinamica congiunturale dei prezzi è negativa sul mercato interno (-0,4%) e lievemente positiva su quello estero (+0,1%).

Nel mese di gennaio 2020, fra le attività manifatturiere, il settore della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati registra l’incremento tendenziale più elevato su tutti e tre i mercati (+5,4% sul mercato interno, +7,4% su entrambi i mercati esteri, area euro e area non euro), quello della metallurgia e della fabbricazione dei prodotti in metallo la flessione su base annua più ampia sul mercato interno (-1,3%) e su quello estero area euro (-3,0%).

A gennaio 2020 si stima che i prezzi alla produzione delle costruzioni per “Edifici residenziali e non residenziali” aumentino dello 0,3% su base mensile e dello 0,1% su base annua. I prezzi di “Strade e Ferrovie” aumentano dello 0,5% in termini sia congiunturali sia tendenziali.

Nel quarto trimestre 2019 i prezzi alla produzione dei servizi si stimano in aumento dello 0,7% sul trimestre precedente e dello 0,1% su base annua. L’aumento tendenziale più elevato interessa i servizi di trasporto marittimo e costiero (+4,1%); la flessione tendenziale più ampia, i servizi di telecomunicazione (-7,3%).

Coronavirus, +20% acquisti di frutta e verdura

Un aumento degli acquisti di frutta e verdura pari a circa il 20% si è verificato nei mercati contadini nella prima settimana di marzo rispetto allo stesso periodo del mese precedente. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti sulla spesa dell’emergenza Coronavirus sulla base delle indicazioni della Fondazione Campagna Amica in mercati e fattorie lungo tutta la Penisola. A spingere gli acquisti è sicuramente il clima di incertezza riguardo la diffusione del contagio che spinge a fare provviste più abbondanti ma anche la tendenza a consumare cibi ricchi di fibre e vitamine che aiutano il corpo umano a rafforzare le difese immunitarie, come consigliato da molti medici e ricercatori.

Secondo Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Universita degli Studi Milano “la miglior alimentazione per il nostro organismo, quella che più potrebbe aiutarlo ad affrontare un’infezione da coronavirus, e quella mediterranea. Consiglio di consumare alimenti ricchi di vitamina B e C, e oligominerali, come lo zinco”.

Via libera dunque a frutta e verdura (come agrumi, kiwi, fragole, lattuga, broccoli ricchi di vitamina C) e a riso, cereali, pesce e uova, tutti alimenti con molta vitamina B. Per effetto dei cambiamenti climatici con l’inverno piu’ caldo mai registrato in Europa, l’Italia – continua la Coldiretti – può contare in questo periodo su un’ampia offerta di verdure e grazie all’anticipo di maturazione delle primizie sui banchi si trovano già asparagi, fragole, agretti, zucchine, carciofi e pomodori.

I rifornimenti alimentari sono dunque garantiti in tutte le aree del Paese nei mercati e nei supermercati dove – sottolinea la Coldiretti – occorre evitare inutili accaparramenti che favoriscono solo le speculazioni. “Su nostra sollecitazioni sono stati pubblicati i chiarimenti al Dpcm sul trasporto merci e sul lavoro necessari a dare continuità alle attività produttive nelle campagne dove vanno seguiti i cicli stagionali, dalla semina alla raccolta e garantita la cura delle piante e l’assistenza e l’alimentazione degli animali allevati nelle stalle, ma anche la trasformazione industriale e le consegne per la distribuzione commerciale” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che sottolinea “l’importanza di un monitoraggio continuo delle misure adottate per non compromettere la mobilità di merci e persone necessarie all’attività produttiva, nel rispetto delle norme di sicurezza”.

La nota esplicativa al Dpcm chiarisce infatti – precisa la Coldiretti – che “le merci possono entrare ed uscire dai territori interessati dalla delimitazione. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci”. Anche la produzione alimentare – continua la Coldiretti – può procedere regolarmente nei territori delimitati dal nuovo Decreto che riguardano la food valley italiana che garantisce l’approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri con la produzione di circa 1/3 del Made in Italy agroalimentare, dal latte alla carne, dai formaggi ai salumi, dal riso alla pasta, dalla frutta alla verdura fino al vino e alle conserve di pomodoro. Un territorio dove – conclude la Coldiretti – si concentra il maggior valore della produzione nazionale alimentare di qualità .

Retinopatia diabetica, la prevenzione è la miglior cosa

Colpisce due diabetici su tre dopo 20 anni di malattia ed è, nel nostro Paese e nei Paesi industrializzati, la prima causa di cecità in età lavorativa. Si tratta della retinopatia diabetica, una delle complicanze di un diabete di lunga durata, ma soprattutto malcurato.

La retinopatia diabetica, di solito, colpisce entrambi gli occhi. In un primo momento, la malattia può causare solo lievi problemi di visione o risultare asintomatica, ma la sua progressione può determinare cecità, che in molti casi non può essere invertita. Per questo motivo, ai pazienti con diabete viene raccomandata una visita oculistica approfondita almeno una volta all’anno, per monitorare il decorso della retinopatia diabetica. Se la patologia viene rilevata in tempo, può essere efficacemente trattata mediante laserterapia fotocoagulativa.

I principali fattori di rischio associati alla comparsa più precoce e ad un’evoluzione più rapida della retinopatia diabetica sono: la durata del diabete, il cattivo controllo glicemico e l’eventuale ipertensione arteriosa concomitante.

Le più efficaci armi per ridurre la frequenza di comparsa o di aggravamento della malattia rimangono sicuramente l’accurata prevenzione ed un rigoroso compenso metabolico. In caso di complicanze oculari esiste la possibilità di intervenire efficacemente, a seconda della situazione specifica attraverso:

Il Presidente XiJinping scrive al Presidente Mattarella

Il presidente cinese Xi Jinping in una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella scrive che “Il governo e il popolo cinese sostengono fermamente gli sforzi dell’Italia, fornendo collaborazione per combattere l’epidemia. L’umanità è una comunità dal futuro condiviso e dobbiamo lavorare insieme!”.

“Con il comune sforzo del popolo cinese e di quello italiano, nonché quello degli altri paesi, riusciremo a sconfiggere l’epidemia, tutelando così i nostri popoli e il mondo intero”.

 

Oms: “E’ pandemia. Ma siamo grati all’Italia”.

il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus in conferenza stampa a Ginevra sul coronavirus  ha dichiarato lo stato pandemico.

“Non abbiamo mai visto una pandemia di un coronavirus, questa è la prima. Ma non abbiamo mai visto nemmeno una pandemia che può, allo stesso tempo, essere controllata”, ha aggiunto.

“Nelle ultime due settimane, il numero di casi al di fuori della Cina è aumentato di 13 volte e il numero dei paesi contagiati è triplicato. Ci sono più di 118.000 casi in 114 paesi e 2191 persone sono decedute. In migliaia stanno lottando per la vita negli ospedali. Nei giorni e nelle settimane davanti a noi, ci aspettiamo un ulteriore aumento di casi, di decessi e di paesi coinvolti”.

“Siamo grati per le misure che vengono adottate in Iran, Italia e Corea per rallentare il virus e contenere le epidemie. Sappiamo -ha affermato- che queste misure hanno un impatto pesante sulla società e sulle economie, come è accaduto in Cina”.

“L’Italia ha attualmente 900 persone ricoverate nelle terapie intensive, con un enorme sforzo da parte del personale sanitario, che è a rischio di affaticamento e anche di una potenziale carenza di dispositivi. Dobbiamo muoverci velocemente per affrontare questi rischi. Gli ospedali e il personale hanno bisogno del nostro aiuto, di strumentazione, per fare un buon lavoro. Iran e Italia sono ora in prima linea e stanno soffrendo, ma garantisco che presto molti altri Paesi saranno nella stessa situazione”

Conte: stanziati 25 miliardi di euro

“Abbiamo stanziato una somma straordinaria 25 miliardi da non utilizzare subito, ma sicuramente da poter usare per far fronte a tutte le difficoltà di quest’emergenza”. Lo annuncia il premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del Cdm.

Sull’ipotesi di misure ulteriori, Conte dichiara che “ieri c’è stata una videoconferenza con i governatori del territorio, è stata anticipata un po’ questa richiesta. Ho dato al ministro Speranza di sollecitare il governatore Fontana a formalizzare le richieste, motivandole. Siamo in attesa di ricevere le richieste della Lombardia, chi meglio del governatore conosce nel dettaglio il territorio? Non c’è nessuna chiusura verso eventuali misure più restrittive” richieste “dalla Lombardia e da altre regioni”.

Anche se il Premier spiega che :”Dobbiamo essere consapevoli che ci sono libertà civili, diritti sociali, c’è la libertà d’impresa che è un valore costituzionale”.

 

Moro, i cattolici e i comunisti: l’originalità del caso italiano.

Sulla scia del servizio di “Avvenire”, con il quale si dava ieri ampio risalto all’uscita del libro del nostro direttore (Amare il nostro tempo. Appunti sul giovane Moro, Edizioni Il Domani d’Italia), lo storico anconetano Massimo Papini interviene con questo breve commento.

Bisogna riconoscere che è sempre affascinante leggere (e rileggere) Moro.

Apprezzo il tuo lavoro perché non ti accontenti di guardare alla politica, ma ti appassioni per le parole e quelle di Moro sono sempre espressione di pensieri profondi.

Come non sentire, specie per quelli della mia generazione, la nostalgia proprio per i pensieri profondi.

Forse ciò che mancava ai cattolici era un confronto, anche dialettico, con il pensiero liberale, con Croce, che invece era stato preso molto sul serio dai comunisti, Gramsci e Togliatti in primis, anche se avevano l’ossessione di renderlo obsoleto (in questo con qualche assonanza con i pochi intellettuali fascisti…).

Sto lavorando sul Pci e ciò che davvero distingue i comunisti italiani da quelli di tutti gli altri paesi del mondo è proprio il confronto con la cultura liberale e, in parte con quella cattolica.

Quando Togliatti ricorda su “Rinascita” don Giuseppe De Luca afferma: “Avevamo fatto le stesse letture!”. E durante i lavori della Costituente La Pira regala un libro di Maritain a Togliatti.

Insomma la peculiarità italiana è unica anche se la guerra fredda l’ha relegata nelle catacombe.

#IoRestoaCasa: domande frequenti sulle misure adottate dal Governo

1 Ci sono differenze all’interno del territorio nazionale?
No, per effetto del dpcm del 9 marzo le regole sono uguali su tutto il territorio nazionale e sono efficaci dalla data del 10 marzo e sino al 3 aprile.

2 Sono ancora previste zone rosse?
No, non sono più previste zone rosse. Le limitazioni che erano previste nel precedente dpcm del 1° marzo (con l’istituzione di specifiche zone rosse) sono cessate. Ormai, con il dpcm del 9 marzo, le regole sono uguali per tutti.

SPOSTAMENTI

1 Cosa si intende per “evitare ogni spostamento delle persone fisiche”? Ci sono dei divieti? Si può uscire per andare al lavoro? Chi è sottoposto alla misura della quarantena, si può spostare?
Si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro  o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni essenziali. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione che potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali. La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e la non veridicità costituisce reato. È comunque consigliato lavorare a distanza, ove possibile, o prendere ferie o congedi. Senza una valida ragione, è richiesto e necessario restare a casa, per il bene di tutti.
È previsto anche il “divieto assoluto” di uscire da casa per chi è sottoposto a quarantena o risulti positivo al virus.

2 Se abito in un comune e lavoro in un altro, posso fare “avanti e indietro”?
Sì, è uno spostamento giustificato per esigenze lavorative.

3 Ci sono limitazioni negli spostamenti per chi ha sintomi da infezione respiratoria e febbre superiore a 37,5?
In questo caso si raccomanda fortemente di rimanere a casa, contattare il proprio medico e limitare al massimo il contatto con altre persone.

4 Cosa significa “comprovate esigenze lavorative”? I lavoratori autonomi come faranno a dimostrare le “comprovate esigenze lavorative”?
È sempre possibile uscire per andare al lavoro, anche se è consigliato lavorare a distanza, ove possibile, o prendere ferie o congedi. “Comprovate” significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro, anche tramite l’autodichiarazione vincolante di cui alla FAQ n.  1 o con ogni altro mezzo di prova , la cui non veridicità costituisce reato. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa. Sarà cura poi delle Autorità verificare la veridicità della dichiarazione resa con l’adozione delle conseguenti sanzioni in caso di false dichiarazioni.

5 Come si devono comportare i transfrontalieri?
I transfrontalieri potranno entrare e uscire dai territori interessati per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa. Gli interessati potranno comprovare il motivo lavorativo dello spostamento con qualsiasi mezzo (vedi faq precedente).

6 Ci saranno posti di blocco per controllare il rispetto della misura?
Ci saranno controlli. In presenza di regole uniformi sull’intero territorio nazionale, non ci saranno posti di blocco fissi per impedire alle persone di muoversi. La Polizia municipale e le forze di polizia, nell’ambito della loro ordinaria attività di controllo del territorio, vigileranno sull’osservanza delle regole.

7 Chi si trova fuori dal proprio domicilio, abitazione o residenza potrà rientrarvi?
Sì, chiunque ha diritto a rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza, fermo restando che poi si potrà spostare solo per esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute.

8 È possibile uscire per andare ad acquistare generi alimentari? I generi alimentari saranno sempre disponibili?
Sì, si potrà sempre uscire per acquistare generi alimentari e non c’è alcuna necessità di accaparrarseli ora perché saranno sempre disponibili.

9 È consentito fare attività motoria?
Sì, l’attività motoria all’aperto è consentita purché non in gruppo.

10 Si può uscire per acquistare beni diversi da quelli alimentari?
Si, ma solo in caso di stretta necessità (acquisto di beni necessari, come ad esempio le lampadine che si sono fulminate in casa).

11 Posso andare ad assistere i miei cari anziani non autosufficienti?
Sì, è una condizione di necessità. Ricordate però che gli anziani sono le persone più vulnerabili e quindi cercate di proteggerle dai contatti il più possibile.

TRASPORTI

1 Sono previste limitazioni per il transito delle merci?
No, nessuna limitazione. Tutte le merci (quindi non solo quelle di prima necessità) possono essere trasportate sul territorio nazionale. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può spostarsi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci.

2 I corrieri merci possono circolare?
Sì, possono circolare.

3 Sono un autotrasportatore. Sono previste limitazioni alla mia attività lavorativa?
No, non sono previste limitazioni al transito e all’attività di carico e scarico delle merci.

4 Esistono limitazioni per il trasporto pubblico non di linea?
No. Non esistono limitazioni per il trasporto pubblico non di linea. Il servizio taxi e di ncc non ha alcuna limitazione in quanto l’attività svolta  è considerata esigenza lavorativa.

UFFICI E DIPENDENTI PUBBLICI

1 Gli uffici pubblici rimangono aperti?
Sì, su tutto il territorio nazionale. L’attività amministrativa è svolta regolarmente. In ogni caso quasi tutti i servizi sono fruibili on line. E’ prevista comunque la sospensione delle attività didattiche e formative in presenza di scuole, nidi, musei, biblioteche.

2 Il decreto dispone per addetti, utenti e visitatori degli uffici delle pubbliche amministrazioni, sull’intero territorio nazionale, la messa a disposizione di soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani. Nel caso di difficoltà di approvvigionamento di tali soluzioni e conseguente loro indisponibilità temporanea, gli uffici devono rimanere comunque aperti?
Gli uffici devono rimanere comunque aperti. La presenza di soluzioni disinfettanti è una misura di ulteriore precauzione ma la loro temporanea indisponibilità non giustifica la chiusura dell’ufficio, ponendo in atto tutte le misure necessarie per reperirle.

3 Il dipendente pubblico che ha sintomi febbrili è in regime di malattia ordinaria o ricade nel disposto del decreto-legge per cui non vengono decurtati i giorni di malattia?
Rientra nel regime di malattia ordinaria. Qualora fosse successivamente accertato che si tratta di un soggetto che rientra nella misura della quarantena o infetto da COVID-19, non si applicherebbe la decurtazione.

4 Sono un dipendente pubblico e vorrei lavorare in smart working. Che strumenti ho?
Le nuove misure incentivano il ricorso allo smart working, semplificandone l’accesso. Compete al datore di lavoro individuare le modalità organizzative che consentano di riconoscere lo smart working al maggior numero possibile di dipendenti. Il dipendente potrà presentare un’istanza che sarà accolta sulla base delle modalità organizzative previste.

PUBBLICI ESERCIZI

1 Bar e ristoranti possono aprire regolarmente?
È consentita l’attività di ristorazione e bar dalle 6.00 alle 18.00, con obbligo a carico del gestore di predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione.

2 Si potranno comunque effettuare consegne a domicilio di cibi e bevande?
Il limite orario dalle 6.00 alle 18.00 è riferito solo all’apertura al pubblico. L’attività può comunque proseguire negli orari di chiusura al pubblico mediante consegne a domicilio. Sarà cura di chi organizza l’attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente ovvero una cosiddetta piattaforma – evitare che il momento della consegna preveda contatti personali.

3 Sono gestore di un pub. Posso continuare ad esercitare la mia attività?
Il divieto previsto dal DPCM riguarda lo svolgimento nei pub di ogni attività diversa dalla somministrazione di cibi e bevande. È possibile quindi continuare a somministrare cibo e bevande nei pub, sospendendo attività ludiche ed eventi aggregativi (come per esempio la musica dal vivo, proiezioni su schermi o altro), nel rispetto delle limitazioni orarie già previste per le attività di bar e ristoranti (dalle 6.00 alle 18.00) e, comunque, con l’obbligo di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

4 Cosa è previsto per teatri, cinema, musei, archivi, biblioteche e altri luoghi della cultura?
Ne è prevista la chiusura al pubblico su tutto il territorio nazionale.

SCUOLA

1 Cosa prevede il decreto per le scuole?
Nel periodo sino al 3 aprile 2020, è sospesa la frequenza delle scuole di ogni ordine e grado. Resta la possibilità di svolgimento di attività didattiche a distanza, tenendo conto, in particolare, delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

UNIVERSITÀ

1 Cosa prevede il decreto per le università?
Nel periodo sino al 3 aprile 2020, è sospesa la frequenza delle attività di formazione superiore, comprese le università e le istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, master e università per anziani. Resta la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza, tenendo conto, in particolare, delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. Non è sospesa l’attività di ricerca.

2 Si possono tenere le sessioni d’esame e le sedute di laurea?
Sì, potranno essere svolti ricorrendo in via prioritaria alle modalità a distanza o comunque adottando le precauzioni di natura igienico sanitaria ed organizzative indicate dal dpcm del 4 marzo; nel caso di esami e sedute di laurea a distanza, dovranno comunque essere assicurate le misure necessarie a garantire la prescritta pubblicità.

3 Si possono tenere il ricevimento degli studenti e le altre attività?
Sì. Corsi di dottorato, ricevimento studenti, test di immatricolazione, partecipazione a laboratori, etc., potranno essere erogati nel rispetto delle misure precauzionali igienico sanitarie, ricorrendo in via prioritaria alle modalità a distanza. Anche in questo caso particolare attenzione dovrà essere data agli studenti con disabilità.

4 Cosa si prevede per i corsi per le specializzazioni mediche?
Dalla sospensione sono esclusi i corsi post universitari connessi con l’esercizio delle professioni sanitarie, inclusi quelli per i medici in formazione specialistica, e le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie e medica. Non è sospesa l’attività di ricerca.

5 Cosa succede a chi è in Erasmus?
Per quanto riguarda i progetti Erasmus+, occorre riferirsi alle indicazioni delle competenti Istituzioni europee, assicurando, comunque, ai partecipanti ogni informazione utile.

CERIMONIE ED EVENTI

1 Cosa prevede il decreto su cerimonie, eventi e spettacoli?
Su tutto il territorio nazionale sono sospese tutte le manifestazioni organizzate nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico (quali, a titolo d’esempio, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati).

2 Si può andare in chiesa o negli altri luoghi di culto? Si possono celebrare messe o altri riti religiosi?
Fino al 3 aprile sono sospese su tutto il territorio nazionale tutte le cerimonie civili e religiose, compresi i funerali. Pertanto è sospesa anche la celebrazione della messa e degli altri riti religiosi, come la preghiera del venerdì mattina per la religione islamica.
Sono consentiti l’apertura e l’accesso ai luoghi di culto, purché si evitino assembramenti e si assicuri la distanza tra i frequentatori non inferiore a un metro.

TURISMO

1 Cosa prevede il decreto per gli spostamenti per turismo?
Sull’intero territorio nazionale gli spostamenti per motivi di turismo sono assolutamente da evitare. I turisti italiani e stranieri che già si trovano in vacanza debbono limitare gli spostamenti a quelli necessari per rientrare nei propri luoghi di residenza, abitazione o domicilio.
Poiché gli aeroporti e le stazioni ferroviarie rimangono aperti, i turisti potranno recarvisi per prendere l’aereo o il treno e fare rientro nelle proprie case. Si raccomanda di verificare lo stato dei voli e dei mezzi di trasporto pubblico nei siti delle compagnie di trasporto terrestre, marittimo e aereo.

2 Come trova applicazione la limitazione relativa alle attività di somministrazione e bar, alle strutture turistico ricettive?
Le strutture ricettive possono svolgere attività di somministrazione e bar anche nella fascia oraria dalle ore 18 alle ore 6, esclusivamente in favore dei propri clienti e nel rispetto di tutte le precauzioni di sicurezza di cui al dpcm dell’8 marzo.

3 Come si deve comportare la struttura turistico ricettiva rispetto ad un cliente? Deve verificare le ragioni del suo viaggio?
Non compete alla struttura turistico ricettiva la verifica della sussistenza dei presupposti che consentono lo spostamento delle persone fisiche.

AGRICOLTURA

1 Sono previste limitazioni per il trasporto di animali vivi, alimenti per animali e di prodotti agroalimentari e della pesca?
No, non sono previste limitazioni.

2 Se sono un imprenditore agricolo, un lavoratore agricolo, anche stagionale, sono previste limitazioni alla mia attività lavorativa?
No, non sono previste limitazioni.

Emergenza sanitaria, ma dopo sarà tutto diverso…

Molti già lo definiscono come un cambio epocale, altri come una trasformazione radicale, altri ancora come una rivoluzione definitiva. Molto più semplicemente, non ci vuol molto a capire che l’emergenza con cui stiamo purtroppo convivendo cambierà, e profondamente, il nostro stile di vita. Lo cambierà perché questo periodo di sostanziale, e giusto e sacrosanto coprifuoco, alterazione dei nostri comportamenti è destinato nel medio/lungo periodo a modificare il nostro stile di vita. Non ci vuol molto a capire che probabilmente nulla sarà più come prima. Dalla vita sociale ai rapporti personali, dalle modalità concrete di partecipare alla vita pubblica al giudizio su chi ci dovrà governare, dalla richiesta di competenza dei vari attori in campo allo stesso modo di comportarsi nella società globale. Insomma, un cambiamento radicale di noi stessi. Forse ad oggi, e quasi certamente, non ancora ben definito ma è indubbio che difficilmente, per citare una celebre espressione di Enzo Tortora, ricominceremo con un semplice “dov’eravamo rimasti?”. 

Ora, senza tratteggiare scenari palingenetici o peggio ancora apocalittici, è ovvio che in questo periodo di sospensione e cancellazione – giusta anche se addirittura tardiva – dei nostri tradizionali comportamenti, dobbiamo già iniziare a individuare il futuro iniziando dai piccoli gesti. E quindi la riscoperta della dimensione famigliare, della piccola e primordiale comunità umana, di condurre una vita più responsabile e attenta, di prestare maggiore attenzione ai rapporti umani e, soprattutto, di concepire in modo molto diverso la tanto declamata globalizzazione. Appunto, nulla sarà più come prima. Tanto vale già progettare sin d’ora questo cambiamento radicale che sarà, comunque sia, ineluttabile. E cambierà radicalmente anche la politica. I suoi temi, la sua agenda e forse anche i suoi protagonisti. Per fare un solo esempio, tra i moltissimi che si potrebbero citare, sarà difficile, molto difficile, che dopo questa drammatica emergenza sanitaria, si potrà tranquillamente ricominciare a cavalcare nel nostro paese l’antipolitica come elemento decisivo per il comune sentire degli italiani: dall’abolizione dei vitalizi alla cultura dell’antiparlamentarismo, dalla retorica sulla presunta ed ipotetica onestà all’insulto e alla demonizzazione personale degli avversari come regola di comportamento. Tutti elementi che per una stagione sono stati decisivi per ottenere consenso e ottenere potere ma che, probabilmente se non sicuramente, saranno spazzati via dopo questo periodo buio e tragico per gli italiani. Come l’esaltazione dell’inesperienza e della non competenza politica specifica individuati come elementi decisivi per potersi candidare a guidare un paese. Probabilmente la richiesta di competenza sarà nuovamente e prepotentemente messa sul tavolo dai cittadini italiani e fortemente gettonata per chi si candida a governare qualsiasi comunità. Da quella locale a quella nazionale. 

Ecco perché lo stile di vita cambierà. È bene saperlo e dircelo in anticipo prima di prenderne atto dopo con immacolato stupore. 

Caritas ambrosiana: Una raccolta fondi per i profughi che scappano dalla Turchia

In seguito alla nuova crisi dei migranti sul confine tra Turchia e GreciaCaritas Ambrosiana lancia una raccolta fondi per aiutare Caritas Hellas ad affrontare la nuova emergenza e sostenere i partner presenti nei paesi lungo la rotta balcanica, con particolare riferimento alla Bosnia, anche in previsione di nuovi arrivi.

Lo scorso 27 febbraio il presidente turco Recep Tayyip, Erdoğan ha annunciato che non avrebbe più fermato i rifugiati, per lo più arrivati nel paese dalla Siria, intenzionati a entrare in Europa. Subito dopo si è diffusa tra i migranti in Turchia la convinzione che le frontiere con la Grecia erano state aperte. Secondo l’Oim la falsa notizia ha spinto, in soli due giorni, 13mila migranti a raggiungere il confine. Il governo greco ha reagito rafforzando la presenza delle guardie di frontiera e respingendo con durezza chi tentava di entrare. Scontri con le forze dell’ordine greche si sono verificati lungo il fiume Evros. A Lesbo, militanti di organizzazioni politiche ostili agli stranieri hanno sobillato la popolazione contro i migranti che cercavano di raggiungere il porto dell’isola sui gommoni.

Secondo il ministro dell’Interno greco, sono 39.446 i migranti presenti nelle isole dell’Egeo, mentre i centri di accoglienza hanno una capacità di 6.178 posti.
In questo contesto Caritas Hellas sta moltiplicando gli sforzi per assicurare cibo, favorire l’accesso alle cure mediche, garantire sostegno psicosociale nell’isola di Lesbo, dove è concentrata oltre la maggioranza dei migranti e nelle altre isole dell’Egeo, in particolare Chios dove per sopperire alla mancanza di ambulanze, ogni giorno gli operatori della Caritas accompagnano i rifugiati che hanno bisogno all’ospedale locale.

Ma la nuova crisi dei migranti rischia di coinvolgere anche gli altri paesi lungo la rotta balcanica.
Nonostante, infatti, i governi abbiano rafforzato i controlli alle frontiere, gli operatori sul campo prevedono che i migranti passeranno lo stesso riversandosi nei campi profughi nati in occasione della prima ondata migratoria avvenuta subito dopo la guerra in Siria.

In questa prospettiva va collocata la decisione di Caritas Ambrosiana di promuovere per Pasqua la distribuzione di 700 kit di aiuto ai minori che vivono nei campi profughi Sedra e Bira a Bihac, in Bosnia.
«In questo momento dobbiamo aiutare i nostri colleghi greci che sono in prima linea ad affrontare la nuova emergenza. Ma dobbiamo anche sostenere i nostri partner locali nei paesi balcanici che sono già alle prese con una difficile situazione in campi profughi allestiti anni fa e dove le condizioni di vita si fanno sempre più difficili», sostiene Sergio Malacrida, responsabile per Caritas Ambrosiana dei progetti nell’Est Europa.

«La risposta peggiore che possiamo avere in questi giorni difficili in cui il nostro Paese è alle prese con uno sforzo straordinario per arginare la diffusione del Coronavirus, sarebbe l’indifferenza verso le sofferenze intorno a noi. Proprio come recentemente ci ha invitato a fare il nostro Arcivescovo Mario Delpini possiamo reagire a questo momento, evitando di concentrarci solo su noi stessi e pensando anche al dolore altrui decidendo di farci prossimi a chi continua a scappare da guerre e fame».

Quando San Michele Arcangelo salvò Roma dalla peste.

A Roma, sulla cinta del castello Sant’Angelo si vede una grandiosa statua di San Michele.

Una statua che racconta le vicende del 590 d.C. quando Roma fu devastata dalla peste.

Per porre fine alla morte nera che flagellava la città Papa Gregorio Magno ordinò delle preghiere pubbliche ed una processione solenne, per tre giorni consecutivi. Lui stesso, tenendo tra le mani l’immagine miracolosa della Madre di Dio, dipinta da San Luca, attraversò a piedi nudi, lentamente tutta la città, dalla basilica di Santa Maria Maggiore a quella di San Pietro. In quel percorso, ottanta persone caddero fulminate dal terribile flagello.

Al ritorno dall’ultima processione, mentre il Papa stava per passare il ponte del Tevere che collega la città al quartiere del Vaticano, cori angelici cantarono nell’aria queste parole: Regina caeli, laetare, alleluia ! Quia quem meruisti portare, alleluia ! Resurrexit sicut dixit, alleluia !

Nello stesso tempo, l’arcangelo Michele apparve sulla parte più alta del castello in tutto il suo splendore. Sfoderò la sua spada davanti a tutti, e questo gesto venne interpretato dal Papa come l’annuncio della fine della peste.

Subito dopo l’apparizione, la peste smise di flagellare Roma.

 

SPID: 6 milioni di identità attive in Italia

Ai primi di marzo ha raggiunto quota 6 milioni di utenti il sistema di identità digitale SPID, con un tasso di crescita su base annua di circa il 60 per cento. Sì registra infatti un incremento di 1 milione in soli 4 mesi, da novembre 2019.

Sono circa 50 milioni gli accessi ai servizi effettuati tramite SPID nel corso del 2019 (30 milioni nel 2018) e risulta in aumento anche il tasso settimanale di identità rilasciate, che oscilla tra le 40 e le 50mila.

Si tratta di un risultato significativo, considerando che molte PA stanno lavorando al totale switch off, cioè al passaggio completo a SPID, abbandonando i propri sistemi di autenticazione pregressi. Nel frattempo, tra i servizi accessibili solo con SPID si possono citare: 18app, carta del docente, bonus seggiolino, accesso ai concorsi.

L’identità SPID, inoltre, può essere utilizzata anche per accedere ai servizi pubblici degli altri Paesi membri dell’Unione Europea che hanno aderito al nodo eIDAS. Un obiettivo importante, previsto dal Parlamento e dal Consiglio europeo con il Regolamento eIDAS (n. 910/2014), consisteva nella interoperabilità europea di servizi digitali, accessibili con le rispettive credenziali nazionali. Fin dal 2018, gli italiani sono stati tra i primi cittadini dell’Unione Europea ad accedere con la propria identità digitale – sia SPID, sia CIE – a servizi pubblici e privati online sul territorio degli Stati membri, mano a mano che gli stessi hanno aderito al nodo eIDAS. Attualmente, sono complessivamente 18 Stati.

Oltre a consentire potenzialmente l’accesso ai servizi online europei, con l’identità SPID è possibile accedere anche a servizi privati. Sono 5 i primi fornitori che hanno aderito all’iniziativa e molti altri stanno manifestando interesse.

Coronavirus: In Gazzetta il potenziamento del servizio sanitario nazionale.

In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato  il decreto legge per il potenziamento del Ssn in risposta all’emergenza coronavirus approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri che stanzia 845 milioni per il 2020 (di cui 660 per il personale e 185 per acquisto di apparecchiature per la terapia intensiva) per rendere immediatamente attuative una serie di misure straordinarie sul personale, sulle apparecchiature e sull’assistenza.

In tutto 18 articoli con norme specifiche per l’arruolamento di medici e personale sanitario, con assunzioni di specializzandi e incarichi di lavoro autonomo e a tempo determinato.

Inoltre misure sul volontariato e la sospensione della quarantena per medici e operatori sanitari entrati in contatto con soggetti positivi ma risultati negativi al test.

Stabilita anche la chiusura di pubblici esercizi e attività commerciali in caso di mancato rispetto delle misure di contenimento del virus.

Dalla Cina mascherine e respiratori

In una telefonata tra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il suo omologo Wang Yi questa mattina si è discusso dell’opportunità di avviare una grande cooperazione sanitaria e tecnologica tra i due Paesi in favore dell’Italia, che ora si trova ad affrontare l’emergenza coronavirus con grandi difficoltà.

Pechino è disposta a fornire all’Italia mille ventilatori polmonari.

La firma dei contratti per far arrivare gli aiuti potrebbe arrivare già nelle prossime ore e Wang Yi seguirà questa partita personalmente.

Pechino si è detta disposta. inoltre, ad inviare 100mila mascherine di massima tecnologia e 20mila tute protettive all’Italia, oltre che 50mila tamponi per effettuare nuovi test diagnostici in Italia.

Da parte cinese è arrivata, anche, la garanzia che le commesse italiane saranno messe in priorità tra le aziende cinesi.

Emergenza Covid-19: aggiudicata la prima procedura d’urgenza per la fornitura di dispositivi medici per la terapia intensiva

Consip ha aggiudicato la prima procedura negoziata d’urgenza per le attività di procurement connesse all’emergenza sanitaria “Covid-19” – realizzata in coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile – per la fornitura di dispositivi medici per terapia intensiva e sub-intensiva, dispositivi e servizi connessi, e dispositivi opzionali.

Dichiara l’Amministratore delegato di Consip, Cristiano Cannarsa: “Appartenenza allo Statoimpegno e responsabilità hanno reso possibile questo primo grande risultato. Una complessa procedura progettata, pubblicata e aggiudicata in soli 4 giorni, per rendere immediatamente disponibili dispositivi per potenziare la terapia intensiva delle strutture sanitarie”.

Alla procedura – suddivisa in 7 lotti – hanno partecipato 35 imprese per complessive 67 offerte, arrivando ad offrire sconti rilevanti.

Le consegne saranno effettuate in 4 scaglioni temporali – entro 3 giorni, tra 4 e 7 giorni, tra 8 e 15 giorni, tra 16 e 45 giorni – dal momento dell’ordine (es. i 3.918 ventilatori totali offerti tra lotto 1 e 2 sono ripartiti in: n. 119 ventilatori “entro 3 giorni”, n. 200 ventilatori “tra 4 e 7 giorni”, n. 886 “tra “8 e 15 giorni” e n. 2.713 “tra 16 e 45 giorni”).