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Sciopero generale transfemminista, al via a Roma il corteo

Roma, 9 mar. (askanews) – Migliaia di persone a Roma alla mobilitazione dell’associazione “Non una di meno” nel giorno dello sciopero transfemminista, nell’ambito delle azioni organizzate fra l’8 e il 9 marzo in occasione della giornata internazionale della donna.

Il corteo è partito da Piazzale Ostiense, diretto verso il Ministero dell’Istruzione. “Rompiamo le righe, corpi liberi da guerre e patriarcato” si legge nello striscione di apertura.

“Consenso sì, Bongiorno no”, è uno degli slogan gridato dalle persone alla manifestazione che contestano al governo l’approvazione del DdL Bongiorno, ma anche la bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna.

Uno sciopero che cade nei giorni in cui è esplosa la guerra in Medioriente dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran.

“Scioperiamo. Contro la guerra all’Iran e i bombardamenti sul Libano, fuori da ogni legalità internazionale, che stanno provocando un’escalation dagli esiti imprevedibili – scrive Non una di meno – Contro l’utilizzo delle basi italiane ed europee e qualsiasi coinvolgimento italiano nel conflitto.”

Ambiente, presentato a Roma il Manifesto "Verso l’eliminazione dei Pfas"

Roma, 9 mar. (askanews) – Legambiente, Utilitalia e Consumers’ Forum hanno sottoscritto oggi a Roma, presso il Senato della Repubblica, il Manifesto “Verso l’eliminazione dei Pfas”. Il documento mira ad affrontare l’emergenza ambientale e sanitaria causata dai cosiddetti “inquinanti eterni”, sostanze chimiche persistenti utilizzate in numerosi prodotti di uso quotidiano.

“Tutelare i diritti dei cittadini con azioni concrete per affrontare una delle sfide ambientali e sanitarie più complesse del nostro tempo”, questo l’obiettivo della iniziativa che unice Utilitalia, la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia, Legambiente, la principale associazione ambientalista italiana e Consumers’ Forum, che riunisce le più importanti associazioni dei consumatori e imprese del settore.

All’evento, riporta un comunicato, hanno preso parte anche Valeria Di Giorgi Gerevini, in rappresentanza del ministero della Salute, Giuseppe Bortone, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell’ISS e Luca Lucentini, Direttore del Centro Nazionale per la Sicurezza dell’Acqua (ISS).

“I PFAS – fanno sapere le organizzazioni in una nota – un gruppo di oltre 10.000 sostanze chimiche sintetiche utilizzate per la produzione di materiali resistenti e durevoli, sono ampiamente presenti in rivestimenti e prodotti di uso quotidiano. La loro elevata stabilità chimica li rende persistenti nell’ambiente e difficili da degradare, con conseguenze rilevanti per la salute dei cittadini e per la gestione dei servizi pubblici. Negli ultimi anni, diverse istituzioni internazionali hanno definito linee guida sempre più stringenti per limitarne la diffusione, introducendo valori limite e misure di contenimento”.

In questo contesto, il Manifesto promuove un approccio basato su evidenze scientifiche e dati certi e sottolinea l’importanza della collaborazione tra imprese, istituzioni, associazioni e cittadini. Tra le principali azioni proposte dai sottoscrittori vi sono l’eliminazione e la progressiva sostituzione dei PFAS con alternative più sicure, accompagnate dalla definizione di un quadro normativo di medio-lungo periodo, capace di orientare l’innovazione industriale verso soluzioni sostenibili. Centrale è inoltre l’applicazione del principio “chi inquina paga”, per evitare che i costi della gestione e del trattamento ricadano sulla collettività, insieme alla promozione della ricerca e dello sviluppo di alternative efficaci nel rispetto della salute umana e dell’ambiente.

Il Manifesto punta anche al rafforzamento delle soluzioni tecnologiche per la riduzione e l’abbattimento dei PFAS nei sistemi di trattamento delle acque e dei rifiuti, nonché sul sostegno ai percorsi di transizione del sistema industriale e dei gestori dei servizi, anche attraverso strumenti finanziari dedicati. Il documento promuove un’ambiziosa armonizzazione delle normative a livello europeo basata sul principio di precauzione e sulle conoscenze aggiornate del quadro REACH (Registrazione, Valutazione, Autorizzazione e Restrizione delle sostanze chimiche), che rimane uno degli strumenti più efficaci dell’Ue per la gestione del rischio chimico. “I gestori del servizio idrico – spiega Barbara Marinali, Vicepresidente vicario di Utilitalia – monitorano costantemente la presenza dei PFAS nelle acque che distribuiscono e hanno avviato investimenti importanti per il loro abbattimento, avvalendosi delle migliori tecnologie disponibili a tutela della salute pubblica. Con questo Manifesto, la Federazione intende sostenere l’impegno degli operatori del servizio idrico nella gestione di un problema la cui soluzione non può che essere la prevenzione. Sono necessarie l’eliminazione totale dei PFAS e l’applicazione del principio ‘chi inquina paga’: i costi non possono ricadere esclusivamente sugli operatori dei servizi idrici, quindi sulle tariffe a carico dei cittadini”.

“Il Manifesto rappresenta per Legambiente un nuovo e importante punto di partenza: l’avvio di una collaborazione che rafforza e rinnova l’impegno dell’associazione nel contrastare la piaga dei PFAS, in piena continuità con le vertenze che da anni portiamo avanti nei territori maggiormente colpiti” – sostiene Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente. “Vogliamo trasformare l’esperienza maturata sul campo in un’azione condivisa e capace di incidere in modo strutturale, assumendoci una responsabilità chiara verso comunità, ambiente e generazioni future. Al centro resta un principio per noi imprescindibile: ‘chi inquina paga’, perché i costi dell’inquinamento non possono ricadere sui cittadini ma su chi ha generato il danno”.

“Come Consumers’ Forum – evidenzia il presidente Furio Truzzi – siamo molto felici di promuovere l’adesione al Manifesto dei nostri soci che lo desiderano e di quante altre associazioni dei Consumatori del CNCU e imprese non associate che lo vorranno. Lo scopo comune, insieme a Utilitalia e Legambiente, è quello di contribuire a diffondere la sostenibilità ambientale e sociale e nella tutela dei diritti dei cittadini, promuovendo iniziative comuni per ridurre e sostituire i PFAS, consapevoli che la portata di questa sfida richieda il contributo più ampio possibile”.

8 marzo, Mattarella: nella Costituzione è previsto il dovere di realizzare la parità

Roma, 9 mar. (askanews) – “La Costituzione, affermandola, pose le basi del dovere della Repubblica di realizzare e sviluppare” la parità di genere, “aprendo la strada a progressive conquiste legislative, realizzate soprattutto grazie all’impegno delle donne nel Parlamento e nella società”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nella celebrazione al Quirinale della giornata internazionale della donna. Il capo dello Stato ha ricordato la “svolta” rappresentata dell’articolo 3 della Costituzione che sancì “l’eguaglianza, la dignità e la libertà delle donne non come concessione dall’alto, ma come diritto fondamentale di ogni persona”.

Violenza donne, Mattarella: leggi non bastano serve educazione

Roma, 9 mar. (askanews) – Per interrompere la violenza di genere non bastano le leggi serve educare al rispetto. Ne è convinto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ne ha parlato oggi al Quirinale nel corso della celebrazione per la giornata internazionale della donna.

“E’ paradossale doversi occupare sovente di violenza di genere. Eppure, purtroppo, è necessario. L’impegno di civiltà di consegnarla al passato – ha ammonito il capo dello Stato – non richiede soltanto il rafforzamento delle norme di legge e gli strumenti di tutela, ma richiede soprattutto di depurare gli animi da una mentalità distorta, che si alimenta di pregiudizi atavici e di ignoranza colpevole. Educare al rispetto in famiglia anzitutto, a scuola, negli ambienti di lavoro, è la risposta più efficace per costruire una società in cui nessuna donna possa aver paura o possa esser lasciata da sola”.

8 marzo, Mattarella: celebriamo apporto decisivo donne a nuova Italia

Roma, 9 mar. (askanews) – “Celebrare oggi la Giornata Internazionale della donna significa riconoscere la ricchezza della presenza e del contributo protagonista femminile nella società, e anche riflettere sulla lunga e impegnativa strada percorsa dalle italiane per conquistare spazi e diritti, per rendere vera l’uguaglianza tra le persone di ciascun sesso affermata dall’articolo 3 della Costituzione”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della cerimonia al Quirinale per la giornata internazionale della donna.

“Quest’anno la celebrazione riveste un significato speciale: ricorrerà tra breve l’ottantesimo anniversario della Repubblica, nata il 2 giugno 1946, quando le italiane, chiamate al voto dopo la prima volta nelle elezioni comunali di pochi mesi prima, che ripristinarono la democrazia nei Municipi soppressa dalla dittatura, diedero il loro apporto decisivo alla costruzione della nuova Italia”, ha ricordato il capo dello Stato.

Putin si congratula con la nuova guida suprema Mojtaba Khamenei

Roma, 9 mar. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato co Mojtaba Khamenei per la sua elezione a guida suprema dell’Iran. Lo rende noto il Cremlino, pubblicando il messaggio ufficiale sul proprio sito.

“A Sua Eccellenza la Guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran, ayatollah Seyed Mojtaba Hosseini Khamenei, accetti le mie sincere congratulazioni per la sua elezione a Guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran”, si legge nel telegramma inviato dal presidente russo.

Iran, tutti gli aggiornamenti sulla guerra

Roma, 9 mar. (askanews) – Continua la guerra iniziata da Usa e Israele contro l’Iran, che si è allargata ai Paesi del Golfo e al Libano. Di seguito le notizie più importanti di oggi, lunedì 9 marzo, man mano che arrivano in redazione. (A cura di Fabio Santolini)

-13:04 Due paramedici sono stati uccisi e sei persone sono rimaste ferite in due distinti attacchi aerei israeliani nel Sud del Libano.

-13:02 Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi a Teheran, Isfahan e nell’Iran meridionale, secondo una nota dell’Idf.

-11:54 Libano, Barrot (Francia): pronti 6 milioni di aiuti per il popolo libanese.

-11:53 Iran: colpiti obiettivi Usa e Israele nella regione. Teheran: colpita stazione radar di allerta precoce.

-11:15 Putin si congratula con nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei.

-10:45 Una serie di esplosioni è stata udita stamani a Tel Aviv.

-10:40 L’Iran nega d’aver lanciato attacchi contro Turchia, Cipro, Azerbaigian.

-10:30 Teheran: gli Usa mirano a spezzettare l’Iran.

-9:46 Libano, aerei di Israele hanno attaccato obiettivo nel sud di Beirut.

-9:43 Trump “non contento” di Mojtaba Khamenei nuova Guida suprema.

Von der Leyen: non possiamo essere custodi del vecchio ordine

Roma, 9 mar. (askanews) – “L’Europa non può più essere la custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che non esiste più e non tornerà”, ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo discorso durante la Conferenza degli Ambasciatori europei.

“Difenderemo sempre il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico mezzo per difendere i nostri interessi né presumere che le sue regole ci proteggano dalle minacce complesse che affrontiamo. Dobbiamo quindi costruire una nostra via europea e trovare nuovi modi di cooperare con i partner”, ha precisato la leader europea.

In merito alla postura internazionale dell’Unione europea, von der Leyen ha specificato che “dobbiamo chiederci se la nostra dottrina, le nostre istituzioni e i nostri processi decisionali, concepiti nel dopoguerra in un mondo di stabilità e multilateralismo, siano ancora al passo con la velocità dei cambiamenti. Se il sistema che abbiamo costruito, con tutti i suoi tentativi di consenso e compromesso, sia ancora un aiuto o piuttosto un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico”.

“So che questo è un messaggio duro e una conversazione difficile. Ma so anche che molti di voi percepiscono questa tensione nel loro lavoro quotidiano. Se crediamo – come credo io – di aver bisogno di una politica estera più realistica e orientata agli interessi, allora dobbiamo essere in grado di realizzarla”, ha sottolineato von der Leyen.

“In tempi di cambiamenti radicali possiamo aggrapparci al passato e a un ordine mondiale che non esiste più, oppure scegliere un destino diverso per l’Europa”, ha continuato von der Leyen, specificando che l’Ue può “costruire una politica estera che ci renda più forti in casa, più influenti nel mondo e migliori partner per gli altri Paesi. Una politica estera che sia un pilastro dell’indipendenza europea, che protegga i nostri interessi e promuova i nostri valori”.

“Non con nostalgia per il vecchio mondo, ma contribuendo a plasmare quello nuovo”, ha concluso von der Leyen.

Trump: concorderò con Netanyahu la fine della guerra

Roma, 9 mar. (askanews) – La decisione su quando porre fine alla guerra contro l’Iran sarà una decisione “concorde”, che il presidente Usa Donald Trump prenderà insieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Lo ha detto lo stesso Trump al Times of Israel in un’intervista telefonica rilasciata poco dopo che i media statali iraniani avevano annunciato che l’Assemblea degli Esperti della Repubblica Islamica aveva nominato il figlio di Khamenei, Mojtaba, a nuova guida suprema del Paese.

“Penso che” quella di porre fine al conflitto, “sarà una decisione concordata… un po’. Ne abbiamo parlato. Prenderò una decisione al momento giusto, ma tutto sarà preso in considerazione”, ha affermato Trump, sottolineando che sebbene Netanyahu avrà voce in capitolo, l’ultima parola spetterà al presidente degli Stati Uniti.

Alla domanda se Israele possa continuare la guerra contro l’Iran anche dopo che gli Stati Uniti decidano di interrompere gli attacchi, Trump ha risposto: “Non credo che sarà necessario”.

Trump ha poi sostenuto che l’Iran avrebbe senza dubbio distrutto Israele se non ci fossero stati lui e Netanyahu. “L’Iran avrebbe distrutto Israele e tutto ciò che lo circondava… Abbiamo lavorato insieme. Abbiamo distrutto un Paese che voleva distruggere Israele”.

Referendum, Meloni: le toghe sotto il controllo della politica? Menzogna

Roma, 9 mar. (askanews) – “Dicono che la riforma rischi di indebolire il potere giudiziario rafforzando il controllo che l’esecutivo, il governo, la politica può esercitare su di esso e qui voglio essere chiara: siamo quasi alla fantascienza, questa è una menzogna. La riforma fa l’esatto contrario”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video dedicato alle ragioni del Sì al referendum sulla giustizia.

La riforma della giustizia, spiega Meloni, “è stata fatta anche per liberare i magistrati dal controllo della politica perchè è nell’attuale sistema che i giudici sono spesso costretti a rispondere a una logica politica, atteso che le loro carriere sono decise da persone scelte in Parlamento o da correnti ideologizzate interne alla magistratura”.

“Ve lo voglio dire con le parole del presidente del tribunale di Brescia che è contrario alla riforma, è un sostenitore del No, ha detto queste testuali parole: se io sono un membro del Csm eletto da una corrente progressista e voto in un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto. Se invece noi mettessimo dei membri sorteggiati, questi decideranno secondo il loro arbitrio. Ecco, è chiaro. Con l’attuale sistema se vuoi fare carriera devi rispondere alla corrente, con il sorteggio no: quale dei due sistemi secondo voi garantisce più libertà dalla politica e quale si concentra sul valore del singolo piuttosto che sulla sua appartenenza”, conclude la premier.

Iran, i Paesi del Golfo sono di nuovo sotto attacco

Roma, 9 mar. (askanews) – Malgrado le scuse del presidente iraniano Masoud Pezeshkian ai Paesi vicini, la guerra entra nel suo decimo giorno con nuovi attacchi sugli Stati del Golfo, attribuiti all’Iran. Uno scenario che innalza l’allarme per l’approvigionamento energetico e fa schizzare i prezzi del petrolio, oltre ai timori di un allargamento cronico del conflitto mediorientale.

In Bahrain almeno 32 persone sono rimaste ferite, quattro in modo grave, in seguito a un attacco con droni che ha colpito l Sitra, circa cinque chilometri a sud della capitale Manama. Secondo il National Communication Centre del regno, i droni hanno colpito aree residenziali civili vicine a infrastrutture energetiche, provocando “danni significativi”. Tra i feriti figurano anche diversi minori, tra cui un neonato di due mesi, due bambini e una ragazza di 17 anni.

Sempre in Bahrain, l’agenzia di stampa ufficiale Bna ha riferito che un attacco iraniano ha provocato un incendio in una struttura nel villaggio di Maameer. Non si registrano vittime e le squadre di emergenza sono al lavoro per spegnere le fiamme.

Negli Emirati Arabi Uniti forti esplosioni sono state udite nella capitale Abu Dhabi. Il ministero della Difesa ha dichiarato che i sistemi di difesa aerea sono stati attivati per intercettare missili e droni lanciati dall’Iran. Secondo le autorità, i rumori avvertiti in diverse zone del Paese sono prodotti dall’intercettazione di missili balistici e all’intervento di jet impegnati a neutralizzare velivoli senza pilota e altre munizioni.

In Kuwait la Guardia nazionale ha annunciato di aver abbattuto un drone nelle prime ore di lunedì “in uno dei siti sotto la sua protezione”, precisando che l’intercettazione è avvenuta nell’ambito delle misure di sicurezza per la protezione delle infrastrutture strategiche.

Anche il Qatar ha segnalato un attacco. Il ministero della Difesa di Doha ha riferito che le forze armate hanno intercettato un missile lanciato contro il Paese nelle prime ore della mattina.

“Il consiglio direttivo provvisorio ha deciso che non ci saranno più attacchi ai Paesi vicini, né lanci di missili, a meno che non vi sia un attacco all’Iran proveniente da questi Paesi”, aveva detto due giorni fa Pezeshkian. I nuovi attacchi arrivano poche ore dopo la designazione della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Khamenei ucciso nei primi attacchi israelo-statunitensi lo scorso 28 febbraio.

Referendum, Meloni: non cadete in trappola, se vince No governo non si dimette

Roma, 9 mar. (askanews) – “Alla fine di tutte queste infondate contestazioni per convincervi a votare No vi stanno dicendo che in fin dei conti non conta quello che dice la riforma, andate a votare per mandare a casa il governo: consiglio di non cadere nella trappola. Usano lo scudo del governo perchè non vogliono una riforma sacrosanta, ma il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei No”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video dedicato alle ragioni del Sì al referendum sulla giustizia.

Meloni: giudici che sbagliano non pagano, hanno perso autorevolezza

Milano, 9 mar. (askanews) – “I giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull’immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale. È un potere enorme, ma è anche l’unico caso in cui a questo potere quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità. Perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un video su X per invitare a votare Sì al referendum sulla giustizia.

“Sono storture che in 80 anni di storia repubblicana non siamo mai riusciti a correggere noi abbiamo riformato il parlamento, il governo, la pubblica amministrazione, le regioni… Moltissimi ambiti, la giustizia mai in modo sostanziale, perché a ogni tentativo la reazione è stata totalmente sproporzionata e il risultato è stata una magistratura che ha perso molta della sua autorevolezza, ma anche della sua efficacia. La riforma interviene esattamente su questo”.

Iran, petrolio sfiora 120 dollari, top da 2022, G7 vaglia sblocco riserve

Roma, 9 mar. (askanews) – Nuova e brutale fiammata dei prezzi delle petrolio, alla ripresa delle contrattazioni dopo un fine settimana con sviluppi non rassicuranti sul conflitto in Iran. Da un lato proseguono intensi i bombardamenti di Usa e Israele, dall’altro gli ayatollah hanno nominato nuovo leader il figlio di Khamenei, Mojtaba, facendo presagire la volontà di Teheran mantenere una linea dura.

Nel corso delle contrattazioni mattutine il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord, è arrivato a segnare un picco spot a 119,31 dollari, toccando i massimi dal luglio del 2022. Il West Texas Intermediate ha raggiunto 119,47 dollari.

Successivamente, le quotazioni hanno parzialmente limato la fiammata dopo che il Financial Times ha riportato di una imminente riunione di emergenza dei ministri del G7 assieme all’Agenzia internazionale per l’energia. Secondo le indiscrezioni del quotidiano, si appresterebbero a sbloccare tra il 25% e il 30% degli 1,2 miliardi di riserve che dispongono. Questo sarebbe sufficiente a coprire i consumi dei paesi Aie per un mese o a coprire le loro importazioni nette 140 giorni, dice il quotidiano.

Il Brent successivamente si attesta in rialzo del 15,82% a 107,35 dollari. Nell’afterhours il Wti sale del 13% a 102,82 dollari. Ma intanto crollano i mercati azionari. In particolare in Asia Tokyo ha chiuso con una caduta superiore al 5%, Seul al meno 5,96%, Taiwan con un meno 4,43%. Più contenuto il calo delle piazze cinesi, Shanghai con il meno 0,67%.

A Piazza Affari l’indice Ftse-Mib ha aperto in forte calo arrivando a perdere il 2,80%, Francoforte e Parigi segnano contrazioni analoghe, Londra un meno 1,70%.

La dinamica getta incognite sulle prospettive di tutta l’economia globale e in particolare dei paesi maggiormente esposti alle importazioni di greggio.

Nell’area euro, poi, la fiammata dei prezzi del petrolio rischia di essere accentuata dai continui cali dell’euro e questo potrebbero alimentare le pressioni inflazionistiche e determinare una correzione di rotta anche delle banche centrali. Il dollaro in mattinata guadagni ulteriormente con l’euro che cala a 1,1557 sul biglietto verde.

Il prossimo consiglio direttivo della Bce si svolgerà giovedì 19 marzo, precedentemente al conflitto non erano attese variazioni dei tassi né per questa occasione né per quelle successive, ma ovviamente il repentino cambiamento dello scenario potrebbe determinare delle revisioni alla linea.

Chi è Mojtaba Khamenei, la guida suprema che succede al padre

Roma, 9 mar. (askanews) – Mojtaba Khamenei, 56 anni, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, è stato nominato nuovo leader supremo dell’Iran dopo la morte del padre negli attacchi di Stati Uniti e Israele. Ieri, nella notte iraniana, con una dichiarazione diffusa dalla televisione di Stato è stato reso noto che l’Assemblea degli Esperti – l’organo clericale di 88 membri incaricato di scegliere la guida suprema – ha approvato la sua designazione con un “voto decisivo”.

Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, Mojtaba è il secondo dei sei figli di Ali Khamenei. Ha frequentato la scuola religiosa Alavi a Teheran e, secondo i media iraniani, a 17 anni ha prestato servizio militare per brevi periodi durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988): lì è entrato in contatto con gli ambienti dei Guardiani della Rivoluzione.

Nel 1999 si è trasferito nella città santa di Qom, uno dei principali centri dello sciismo, e ha continuato gli studi religiosi, passando a indossare gli abiti clericali. È considerato un religioso di rango intermedio con il titolo di hojatoleslam, anche se negli ultimi tempi alcuni media vicini all’establishment hanno iniziato a riferirsi a lui come ayatollah.

Mojtaba non ha mai ricoperto incarichi governativi né partecipato a elezioni pubbliche. Non ha tenuto discorsi ufficiali né sermoni del venerdì e per anni ha mantenuto un profilo estremamente discreto, al punto che molti iraniani non hanno mai ascoltato direttamente la sua voce, fanno notare diversi analisti dopo la sua ascesa al vertice.

Nonostante la scarsa esposizione pubblica, da tempo è considerato una figura influente negli ambienti più interni del potere iraniano ed è stato ampiamente descritto come una presenza rilevante nell’entourage del padre e come un interlocutore con forti legami con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (Irgc). La connessione a quest’ultimo sarebbe stata decisiva, infatti il voto che lo porta a essere guida suprema è visto come una vittoria dei Guardiani.

Il suo nome è emerso sulla scena politica soprattutto nel 2005, durante le elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria del conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Alcuni esponenti riformisti lo hanno accusato di esser stato dietro le quinte un regista del giro di vite attraverso settori dell’Irgc e della milizia Basij. Accuse simili sono riemerse dopo le contestate elezioni del 2009, che hanno provocato le proteste del cosiddetto “Movimento Verde”. Oppositori interni collegano il suo nome anche alle successive repressioni delle proteste antigovernative nel Paese, accuse respinte dall’establishment iraniano che ha attribuito i disordini all’azione di gruppi sostenuti da Stati Uniti e Israele.

Mojtaba Khamenei è sotto sanzioni statunitensi e occidentali. Ma il primo punto di potenziale debolezza potrebbe arrivare dal dibattito interno sulla natura del sistema politico iraniano. Il passaggio del potere da padre a figlio è infatti interpretato da alcuni osservatori come un possibile segnale di evoluzione verso una successione dinastica, un elemento che richiama alla memoria la monarchia dei Pahlavi rovesciata con la rivoluzione del 1979. Mentre l’ayatollah “fondatore”, Khomeini, volle la Repubblica anche per discostarsi dalla natura dinastica delle monarchie regionali.

Molti analisti oggi sottolineano che la sua ascesa può riflettere il peso delle correnti più conservatrici dell’apparato statale e indicare una linea politica di continuità con quella del padre, con posizioni rigide nei confronti dell’Occidente. Le minacce israeliane e americane di questi giorni conferiscono a Mojtaba un’aura di guida suprema “sacrificabile”, comunque a rischio di fare la fine del padre con nuovi attachi mirati.

Nell’attacco al complesso residenziale della famiglia Khamenei a Teheran oltre a Khamenei padre, che ha guidato la Repubblica islamica per oltre tre decenni, e a sua moglie, sono state uccise la moglie di Mojtaba e una delle sue sorelle.

Calcio, risultati di A: il Milan a -7 dall’Inter, oggi la Lazio

Roma, 9 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 28esima giornata dopo Milan-Inter 1-0.

28^ GIORNATA Napoli-Torino 2-1, Cagliari-Como 1-2, Atalanta-Udinese 2-2, Juventus-Pisa 4-0, Lecce-Cremonese 2-1, Bologna-Verona 1-2, Fiorentina-Parma 0-0, Genoa-Roma 2-1, Milan-Inter 1-0, lunedì 9 marzo 20.45 Lazio-Sassuolo.

Classifica: Inter 67, Milan 60, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 46, Bologna 39, Sassuolo 38, Udinese 36, Lazio, Parma 34, Genoa, Cagliari, Torino 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

29^ GIORNATA venerdì 13 marzo 20.45 Torino – Parma, sabato 14 marzo 15.00 Inter – Atalanta, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Chi è Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema dell’Iran che succede al padre

Roma, 9 mar. (askanews) – Mojtaba Khamenei, 56 anni, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, è stato nominato nuovo leader supremo dell’Iran dopo la morte del padre negli attacchi di Stati Uniti e Israele. Ieri, nella notte iraniana, con una dichiarazione diffusa dalla televisione di Stato è stato reso noto che l’Assemblea degli Esperti – l’organo clericale di 88 membri incaricato di scegliere la guida suprema – ha approvato la sua designazione con un “voto decisivo”.

Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, Mojtaba è il secondo dei sei figli di Ali Khamenei. Ha frequentato la scuola religiosa Alavi a Teheran e, secondo i media iraniani, a 17 anni ha prestato servizio militare per brevi periodi durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988): lì è entrato in contatto con gli ambienti dei Guardiani della Rivoluzione.

Nel 1999 si è trasferito nella città santa di Qom, uno dei principali centri dello sciismo, e ha continuato gli studi religiosi, passando a indossare gli abiti clericali. È considerato un religioso di rango intermedio con il titolo di hojatoleslam, anche se negli ultimi tempi alcuni media vicini all’establishment hanno iniziato a riferirsi a lui come ayatollah.

Mojtaba non ha mai ricoperto incarichi governativi né partecipato a elezioni pubbliche. Non ha tenuto discorsi ufficiali né sermoni del venerdì e per anni ha mantenuto un profilo estremamente discreto, al punto che molti iraniani non hanno mai ascoltato direttamente la sua voce, fanno notare diversi analisti dopo la sua ascesa al vertice.

Nonostante la scarsa esposizione pubblica, da tempo è considerato una figura influente negli ambienti più interni del potere iraniano ed è stato ampiamente descritto come una presenza rilevante nell’entourage del padre e come un interlocutore con forti legami con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (Irgc). La connessione a quest’ultimo sarebbe stata decisiva, infatti il voto che lo porta a essere guida suprema è visto come una vittoria dei Guardiani.

Il suo nome è emerso sulla scena politica soprattutto nel 2005, durante le elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria del conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Alcuni esponenti riformisti lo hanno accusato di esser stato dietro le quinte un regista del giro di vite attraverso settori dell’Irgc e della milizia Basij. Accuse simili sono riemerse dopo le contestate elezioni del 2009, che hanno provocato le proteste del cosiddetto “Movimento Verde”. Oppositori interni collegano il suo nome anche alle successive repressioni delle proteste antigovernative nel Paese, accuse respinte dall’establishment iraniano che ha attribuito i disordini all’azione di gruppi sostenuti da Stati Uniti e Israele.

Mojtaba Khamenei è sotto sanzioni statunitensi e occidentali. Ma il primo punto di potenziale debolezza potrebbe arrivare dal dibattito interno sulla natura del sistema politico iraniano. Il passaggio del potere da padre a figlio è infatti interpretato da alcuni osservatori come un possibile segnale di evoluzione verso una successione dinastica, un elemento che richiama alla memoria la monarchia dei Pahlavi rovesciata con la rivoluzione del 1979. Mentre l’ayatollah “fondatore”, Khomeini, volle la Repubblica anche per discostarsi dalla natura dinastica delle monarchie regionali.

Molti analisti oggi sottolineano che la sua ascesa può riflettere il peso delle correnti più conservatrici dell’apparato statale e indicare una linea politica di continuità con quella del padre, con posizioni rigide nei confronti dell’Occidente. Le minacce israeliane e americane di questi giorni conferiscono a Mojtaba un’aura di guida suprema “sacrificabile”, comunque a rischio di fare la fine del padre con nuovi attachi mirati.

Nell’attacco al complesso residenziale della famiglia Khamenei a Teheran oltre a Khamenei padre, che ha guidato la Repubblica islamica per oltre tre decenni, e a sua moglie, sono state uccise la moglie di Mojtaba e una delle sue sorelle.

Luigi Bisignani racconta che in cielo si fa propaganda per il No

Un paradiso molto democristiano

Nella sua rubrica “Dialoghi immaginari”, ospitata ogni domenica su Il Tempo, Luigi Bisignani ha messo in scena ieri un colloquio ideale tra alcuni giganti della vicenda democristiana – Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti e Francesco Cossiga – convocati in Paradiso a discutere delle grandi emergenze del momento.

L’intervento merita attenzione. Il tono è ironico, talvolta leggero, ma il sottotesto parla all’oggi dell’Italia. Attraverso questo confronto immaginario emerge infatti un tratto tipico della cultura di governo della Democrazia cristiana: la prudenza istituzionale. Una prudenza che non coincide con immobilismo, ma con la consapevolezza che le architetture dello Stato non si modificano con leggerezza.

Gli ingranaggi delicati dello Stato

Il punto più interessante del dialogo riguarda proprio la riforma costituzionale della giustizia, su cui è chiamato ad esprimersi a breve il popolo italiano. Nelle battute attribuite ai leader democristiani affiora un principio che ha segnato tutta la storia repubblicana: gli equilibri istituzionali sono simili a un sistema di ingranaggi, toccarne uno significa inevitabilmente modificare il funzionamento dell’intero meccanismo.

È una visione profondamente degasperiana e morotea: riformare sì, ma senza rompere o irrigidire il sistema. La Democrazia cristiana ha governato per decenni proprio seguendo questo metodo. Le riforme venivano studiate, limate, negoziate, spesso rallentate. Non per paura del cambiamento, ma per evitare che provvedimenti affrettati producessero effetti peggiori dei problemi che volevano risolvere.

In questa logica l’ordinamento della giustizia si staglia come uno dei punti più sensibili dell’equilibrio costituzionale.

 

La politica che sopravvive a riforme dirompenti

Nel dialogo immaginario, Andreotti pronuncia una frase che suona quasi come una chiave interpretativa del lascito democristiano: la politica sopravvive a tutto, persino alle riforme. Dietro l’ironia dell’uomo di governo “più amato” da Bisignani, si intravede una verità che resiste alle abituali semplificazioni odierne: non tutte le riforme migliorano davvero il funzionamento delle istituzioni. Alcune possono risultare inutili. Altre addirittura dannose.

Per questo la tradizione democristiana ha sempre privilegiato un approccio graduale e pragmatico, fondato sulla stabilità delle istituzioni e sulla responsabilità politica.

Un messaggio implicito per il referendum

Letto in controluce, il dialogo costruito da Bisignani contiene un messaggio che interessa il confronto in corso sul referendum. La cautela con cui i leader democristiani hanno sempre affrontato la questione della giustizia, anche nel turbinoso passaggio di Tangentopoli, con tutte le conseguenze ben note sulla tenuta stessa della Dc, evoca la necessità di un confronto all’insegna di una certa “solidarietà di sistema”.

Da qui l’idea, espressa con eleganza e senza proclami, che di fronte a riforme percepite come fragili o discutibili una scelta coerente con la migliore tradizione del cattolicesimo politico debba fondarsi sul rispetto di un canone di sobrietà e lungimiranza, per evitare contraccolpi negativi. Le vere riforme, infatti, sono quelle che nascono e avanzano in un clima di consenso, lavorando per accrescere le convergenze tra posizioni e sensibilità diverse. Non è perciò un invito, questo, a votare No al referendum del prossimo 22 e 23 di marzo?

Thiel all’Angelicum? Tecnologia, potere e tentazione post-umana

Un ospite inatteso sotto la cupola di San Tommaso

La notizia circola con discrezione, quasi sottovoce: Peter Thiel, imprenditore della Silicon Valley e fondatore di Palantir Technologies, sarebbe atteso all’Angelicum per un incontro ristretto. Un appuntamento destinato a pochi invitati e avvolto da una certa riservatezza. Nulla di ufficiale, per ora. Ma abbastanza per suscitare curiosità negli ambienti romani dove università pontificie, diplomazia e politica spesso si sfiorano.

Il profilo dell’ospite, del resto, non è ordinario. Thiel non è soltanto un grande investitore tecnologico. È uno dei protagonisti della galassia che negli Stati Uniti collega capitale digitale, sicurezza nazionale e nuova destra politica.

Il capitalismo dei dati

La sua creatura più nota, Palantir, sviluppa sistemi di analisi dei big data utilizzati da agenzie di intelligence, apparati militari e governi occidentali. È la frontiera del capitalismo strategico: non più piattaforme social o e-commerce, ma infrastrutture digitali per prevedere, classificare e gestire la complessità del mondo reale.

In questo senso Thiel rappresenta una figura quasi paradigmatica della nuova élite tecnologica americana. Un’élite che non si limita a innovare i mercati, ma ambisce a ridefinire il rapporto tra tecnologia, potere e sicurezza.

Non sorprende che il suo nome sia spesso associato all’ambiente politico che ruota attorno a Donald Trump e al vicepresidente J.D. Vance, di cui Thiel è stato sostenitore e mentore.

Libertà senza democrazia?

Il punto più delicato riguarda però le idee. Thiel è noto per posizioni che, nel dibattito pubblico europeo, appaiono radicali: la convinzione che la democrazia liberale non sia necessariamente il punto di arrivo della storia politica e che l’innovazione tecnologica possa generare nuove forme di organizzazione sociale e politica.

È qui che entra in gioco il tema del transumanesimo, la prospettiva secondo cui l’uomo potrebbe essere superato o radicalmente trasformato dalla tecnologia. Un orizzonte che affascina parte della cultura libertaria americana ma che incontra, nella tradizione cristiana, una diffidenza profonda. Per il cattolicesimo l’idea di una “umanità migliorata” per via tecnica rischia infatti di scivolare verso una visione post-umana incompatibile con l’antropologia della persona.

Il cortocircuito romano

È proprio questo a rendere interessante – e un po’ ironica – la scena romana. Un protagonista della Silicon Valley, interprete di un capitalismo dei dati e talvolta vicino alle correnti transumaniste, che entra in dialogo con una delle università pontificie più legate alla tradizione tomista.

Forse è solo un seminario accademico. O forse è il segno di una tensione più profonda: la necessità, anche per il mondo cattolico, di confrontarsi con i nuovi centri del potere tecnologico globale.

In fondo la domanda è semplice e insieme vertiginosa: chi guiderà il futuro dell’uomo, la tecnoscienza o una nuova politica umanista? E non è affatto certo che la risposta nasca nella Silicon Valley.

Chiara Amirante, la luce della speranza

Un riconoscimento nel segno del servizio

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Regione Lazio ha conferito un’importante onorificenza a Chiara Amirante nell’ambito dell’evento “Le Donne che Fanno Grande il Lazio”. Il riconoscimento è stato consegnato dal presidente della Regione, Francesco Rocca, e dall’assessore alle Politiche sociali Simona Baldassarre.

La scelta appare tutt’altro che simbolica. Premiare Chiara Amirante significa infatti riconoscere una delle esperienze più significative nate nel Lazio nel campo della solidarietà e dell’inclusione sociale. Con la comunità Nuovi Orizzonti, oggi presente con oltre 230 centri nel mondo e una rete di più di 700 mila “Cavalieri della Luce”, Amirante ha costruito negli anni un’opera capace di offrire accoglienza, ascolto e percorsi di rinascita a persone segnate da dipendenze, tratta, marginalità e profondo disagio sociale.

Una vocazione nata dallincontro con gli ultimi

Il cammino di Chiara Amirante affonda le radici in una forte esperienza di fede. Negli anni Novanta, nel cuore di Roma, entrò in contatto con il mondo delle periferie umane: giovani tossicodipendenti, persone senza dimora, donne vittime di sfruttamento.

Quell’incontro, vissuto come una chiamata personale, la spinse a dare forma a un’esperienza comunitaria fondata su accoglienza, fraternità e annuncio evangelico. Nacque così Nuovi Orizzonti, oggi riconosciuta come comunità di diritto pontificio. L’intuizione originaria era semplice ma radicale: nessuna vita è definitivamente perduta e ogni ferita può diventare una sorgente di luce.

Nel tempo, questa visione si è tradotta in una rete articolata di centri di ascolto, case famiglia e percorsi di reinserimento sociale che hanno accompagnato migliaia di persone verso una nuova possibilità di vita.

Una rete di speranza

Attraverso l’opera di Nuovi Orizzonti, Amirante ha promosso programmi di recupero e integrazione sociale capaci di restituire dignità e prospettiva a chi aveva smarrito entrambe. L’esperienza nata nel Lazio si è progressivamente diffusa in Italia e in molti Paesi del mondo, diventando un punto di riferimento nel campo della promozione umana e della solidarietà.

Il premio conferito dalla Regione Lazio intende dunque riconoscere non solo una figura personale, ma anche una storia collettiva fatta di volontari, educatori e persone che hanno ritrovato la strada grazie a questa comunità.

Ogni ferita può diventare luce”

Nel ricevere l’onorificenza, Chiara Amirante ha voluto condividere il riconoscimento con l’intera comunità: «Questo premio non è per me, ma per tutte le persone che ogni giorno scelgono di rialzarsi e per le tante donne che, anche nelle situazioni più difficili, continuano a donare amore e speranza».

Parole che riassumono bene il senso della sua opera: trasformare il dolore in occasione di rinascita. Una testimonianza che ha contribuito a rendere il Lazio terra di accoglienza e di solidarietà concreta, dimostrando come la fede vissuta nel servizio possa generare autentica innovazione sociale.

Alfabit, ovvero la lingua nell’epoca del bit

Un titolo che vale già come programma

Alfabit è un mix tra la tradizione linguistica dell’alfabeto e il bit, inteso come unità minima dell’informazione digitale: questo è il titolo del libro, edito da Il Mulino, ma è anche il riassunto semantico di una storia dell’evoluzione nel modo di comunicare generata dall’introduzione – esponenzialmente pervasiva fino a diventare prevalente – delle tecnologie nella nostra vita quotidiana.

L’autore ricorda come già nel 1963 Umberto Eco preconizzava il passaggio dalla beat generation alla bit generation, prodotta dall’avvento dell’informatica. E in questa mutazione – che rappresenta decenni di studi accademici del prof. Giuseppe Antonelli, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia – si susseguono date significative: dal primo SMS del 3 dicembre 1992, dove era scritto Merry Christmas, al primo vocale WhatsApp nel 2013, al sorpasso nel 2014 del telefonino da parte dello smartphone, che rende oggi il primo un cimelio per minimalisti delle semplici telefonate via cellulare e il secondo un prodotto tecnologico sempre più sofisticato e – al momento – insuperabile, fino al primo apparire di ChatGPT nel 2023, lasciando intendere che la produzione linguistica degli LLM (Large Language Models) è destinata a una evoluzione inarrestabile e dagli esiti potenziali, al momento, imprevedibili, fino all’I.A. e alle sue applicazioni fruibili e interattive.

Per dare un’idea comparativa basti pensare a come era fatto il Commodore 64 e a come sono i moderni PC.

Da Benjamin alla producibilità automatica

Ricordando il saggio di Walter Benjamin di quasi un secolo fa sull’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica – che nel mio piccolo ho cercato di studiare e approfondire per valorizzarne l’intuizione dirimente tra produrre e ri-produrre – potremmo oggi scriverne uno, aggiornato e certamente attuale, sull’opera d’arte, e sul linguaggio, nell’epoca della sua producibilità automatica.

La tecnologia inglobata nella comunicazione, come mezzo-fine, ha rivoluzionato le regole del gioco, proponendo stilemi espressivi nuovi e sincopati, svincolati dalle regole grammaticali del passato: non solo nel linguaggio usato, ma anche – attraverso le “macchine” – in quello generato dalle nuove applicazioni.

Il trend che l’autore anticipa già nell’introduzione del suo interessante libro riguarda la produzione di neologismi espressivi, l’interazione fino alla sostituzione con le immagini, la declinazione nei codici binari alfa-numerici, l’esordio dell’I.A., che diventa un software inglobato negli smartphone e nei tablet di nuova generazione.

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Petrolio, vola oltre 110 dollari dopo attacchi a impianti in Iran

Roma, 9 mar. (askanews) – Il petrolio arriva a sfiorare i 120 dollari al barile sui mercati asiatici dopo gli attacchi condotti da Usa e Israele agli impianti petroliferi in Iran nella provincia di Alborz cui Tehran ha risposto attaccando le infrastrutture petrolifere degli altri paesi dell’area.

Per gli operatori questi sviluppi, uniti agli attacchi alle petroliere in transito nello Stretto di Hormuz, danno ormai la certezza che il mercato dovrà fare a meno per un lungo periodo almeno di parte del greggio proveniente dall’area.

Il Brent è arrivato a 119 dollari al barile segnando un progresso di quasi trenta punti percentuali per poi ritracciare intorno a 110 dollari al barile (+17%). In forte rialzo anche il benchmark americano Wti che si attesta a 104,5 dollari al barile (+14,9%).

Famiglia bosco, Meloni: sono senza parole, Nordio sta mandando ispezione

Roma, 8 mar. (askanews) – “Il ministro Nordio sta mandando un’ispezione. Quello che sta accadendo sul caso della famiglia nel Bosco a me lascia senza parole, è terribile. Si era deciso di affidare ai servizi sociali questi tre bambini che vivevano con i genitori della natura, ma almeno stavano ancora con la madre. Adesso si è deciso di allontanare la madre dalla struttura protetta e io penso che questa sia una decisione che non faccia stare meglio questi bambini, penso che infligga loro un altro pesantissimo trauma”. Lo ha affermato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ospite a Fuori dal Coro, su Retequattro.

“Siamo oltre perché – ha denunciatpo la premier – noi dobbiamo assistere inermi a queste decisioni che sono, secondo me, figlie anche di letture ideologiche di uno stile di vita dei genitori, ma lo Stato non ti può togliere i figli perché non condivide il tuo stile di vita. Tra l’altro quando nulla si dice a chi i figli magari li fa vivere nel degrado, per esempio nei campi rom, o li costringe ad accattonare o a rubare, e nessuno può fare nulla”.

Calcio, risultati di A: Roma, bagarre per il quarto posto

Roma, 8 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 28esima giornata dopo Genoa-Roma 2-1

28^ GIORNATA Napoli-Torino 2-1, Cagliari-Como 1-2, Atalanta-Udinese 2-2, Juventus-Pisa 4-0, Lecce-Cremonese 2-1, Bologna-Verona 1-2, Fiorentina-Parma 0-0, Genoa-Roma 2-1, 20.45 Milan-Inter, lunedì 9 marzo 20.45 Lazio-Sassuolo.

Classifica: Inter 67, Milan 57, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 46, Bologna 39, Sassuolo 38, Udinese 36, Lazio, Parma 34, Genoa, Cagliari, Torino 30, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

29^ GIORNATA venerdì 13 marzo 20.45 Torino – Parma, sabato 14 marzo 15.00 Inter – Atalanta, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Iran, Meloni: l’Italia non entrerà in guerra ma la sicurezza è a rischio

Roma, 8 mar. (askanews) – “L’Italia non è parte del conflitto e non intende esserne parte. Non intende entrare in guerra e non ci entreremo. Poi chiaramente l’Italia rischia comunque coinvolta dalle conseguenze del conflitto: soprattutto sul piano della sicurezza interna e anche sul piano economico. Sono nazioni vitali per i nostri interessi energetici”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni, ospite a Fuori dal Coro su Rete4.

“Noi – ribadisce Meloni.ci stiamo limitamdo a rafforzare la presenza nei Paesi del Golfo che sono stati attaccati dall’Iran con solo scopo difensivo. E’ una decisione che nasce dal bisogno di proteggere le decine di migliaia di connazionali presenti nell’area e i nostri contingenti militari”.

Calcio, risultati di A: Verona accorcia sulla salvezza

Roma, 8 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 28esima giornata dopo Bologna-Verona 1-2, Fiorentina-Parma 0-0

28^ GIORNATA Napoli-Torino 2-1, Cagliari-Como 1-2, Atalanta-Udinese 2-2, Juventus-Pisa 4-0, Lecce-Cremonese 2-1, Bologna-Verona 1-2, Fiorentina-Parma 0-0, 18.00 Genoa-Roma, 20.45 Milan-Inter, lunedì 9 marzo 20.45 Lazio-Sassuolo.

Classifica: Inter 67, Milan 57, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 46, Bologna 39, Sassuolo 38, Udinese 36, Lazio, Parma 34, Cagliari, Torino 30, Genoa, Lecce 27, Fiorentina 25, Cremonese 24, Verona 18, Pisa 15.

29^ GIORNATA venerdì 13 marzo 20.45 Torino – Parma, sabato 14 marzo 15.00 Inter – Atalanta, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Calcio, Fiorentina-Parma 0-0: pari senza emozioni al Franchi

Roma, 8 mar. (askanews) – Finisce senza reti e con poche emozioni la sfida del Franchi tra Fiorentina e Parma. Lo 0-0 muove leggermente la classifica dei viola, che lasciano il terzultimo posto anche grazie alla sconfitta della Cremonese a Lecce, ma il punto non basta a placare i fischi dei tifosi a fine gara.

Partita bloccata fin dall’inizio, con ritmi bassi e poche occasioni. La Fiorentina prova a fare la partita ma sviluppa un possesso palla lento e prevedibile, spesso affidato a cross per Piccoli. Il Parma si difende con ordine e prova a colpire negli spazi: l’occasione più pericolosa del primo tempo arriva al 44′, quando Keita sfiora il palo con un destro dal limite.

Nella ripresa i viola partono con maggiore aggressività e costruiscono due opportunità in avvio: prima Fagioli, servito da Mandragora, conclude addosso al portiere Corvi, poi Piccoli viene murato sotto porta da Delprato. Con il passare dei minuti la squadra di Vanoli continua a spingere ma senza trovare precisione negli ultimi metri.

Il Parma gestisce con ordine e nel finale prova anche a rendersi pericoloso con Oristanio, fermato da un fallo di Dodò che costa l’ammonizione al brasiliano. Dalla punizione nasce un brivido per la difesa viola, sventato da Ranieri.

Nei minuti di recupero prevale la prudenza, con la Fiorentina che evita rischi e porta a casa un pareggio che consente almeno di guadagnare un punto sulla zona retrocessione. Nel prossimo turno è in programma lo scontro diretto con la Cremonese, sfida che potrebbe pesare molto nella corsa salvezza.

Calcio, Bologna-Verona 1-2: colpo salvezza scaligero

Roma, 8 mar. (askanews) – Colpo pesantissimo in chiave salvezza per il Verona che espugna il Dall’Ara battendo il Bologna 2-1 e interrompendo il digiuno di vittorie nel 2026. Successo meritato per la squadra di Sammarco, capace di rimontare lo svantaggio iniziale e di approfittare della giornata storta dei rossoblù, apparsi a lungo sotto ritmo e poi confusionari nella fase offensiva.

Dopo un primo tempo povero di occasioni e chiuso sullo 0-0, la partita si accende nella ripresa. Al 4′ il Bologna passa in vantaggio con Rowe, al primo gol in Serie A, che finalizza un’azione nata da Rowe e rifinita da Zortea con una conclusione precisa che batte Montipò. La reazione del Verona è immediata: al 8′ Frese trova il pareggio con un sinistro potente dal limite che sorprende Skorupski.

Gli ospiti insistono e quattro minuti dopo completano il sorpasso: contropiede rapido, Orban mette un pallone rasoterra al centro e Bowie, tutto solo in area, firma il 2-1. Per l’attaccante è il primo gol in Serie A. Il Bologna accusa il colpo e fatica a reagire con lucidità, affidandosi soprattutto ai tentativi dalla distanza e alle iniziative di Bernardeschi nel finale.

Nel finale il Verona trova anche il terzo gol con Sarr, ma la rete viene annullata dopo revisione Var per un fallo precedente di Gagliardini su Dominguez. I rossoblù provano l’assalto negli ultimi minuti, ma senza precisione.

Con questo successo l’Hellas rilancia le proprie speranze di salvezza, mentre il Bologna interrompe una striscia positiva di cinque vittorie tra campionato ed Europa League e vede rallentare la corsa verso l’Europa.

Trump: la nuova Guida Suprema dell’Iran dovrà avere la nostra approvazione o non durerà a lungoe

Roma, 8 mar. (askanews) – La nuova Guida Suprema iraniana “non durerà a lungo” senza l’approvazione della Casa Bianca: lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervistato dalla rete televisiva Abc.

“Dovrà ottenere la nostra approvazione, se no non durerà a lungo. Non voglio che si debba tornare tra cinque anni a rifare la stessa cosa, o peggio ancora che si dotino di un’arma nucleare”, ha concluso Trump.

In precedenza il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi aveva ribadito che Teheran non permetterà a nessun Paese di interferire nei propri affari interni, e in particolare nell’elezione della Guida Suprema.

Papa Leone XIV: tutti noi possiamo essere costruttori di pace, rifiutare ogni forma di odio

Roma, 8 mar. (askanews) – “Tutti noi possiamo essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione. Quanto è importante questo”. Lo ha detto il Papa salutando i fedeli riuniti davanti alla chiesa parrocchiale Santa Maria della Presentazione, a Torrevecchia, quartiere ovest di Roma.

“Anche i bambini più piccoli – ha aggiunto parlando a braccio – o nel gruppo o nelle differenze di opinione, tutti possiamo cercare un accordo di pace e non la guerra, mai la violenza, senza bullismo”.

Occorre “rifiutare fin da piccoli tutte quelle forme di violenza, di odio e di violenza – ha ribadito – che causano divisione. Tutti dobbiamo cercare di essere promotori di pace e riconciliazione, cosa necessaria nei nostri giorni”, ha concluso.

Referendum, La Russa: "io bandito? Montanari si scusi o ci vediamo in Tribunale"

Roma, 8 mar. (askanews) – “Finora per pietà e rispettoso del ‘Non ti curar di loro…’ mai ho considerato degno della minima considerazione ciò che diceva o scriveva tal Tomaso Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università. Ma anche un qualsiasi minus habens (figurarsi un professore, sedicente colto) ci penserebbe cento volte prima di affibbiare a me (assieme a Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida e Carlo Nordio) l’insulto di ‘bandito’ che esula da qualsiasi argomentazione, finanche strumentale, ideologica o propagandistica. Qualifica semmai allo specchio chi la scrive o la dice immotivatamente e mi spinge a considerare ultimativo il mio invito a scusarsi prima di dover fare ricorso alle vie giudiziarie che di solito non uso mai”. Lo afferma in una dichiarazione il presidente del Senato Ignazio La Russa, commentando le parole usate dal Rettore dell’Università per gli stranieri di Perugia Tommaso Montanari, storico dell’arte e saggista. durante un comizio a Firenze per il no al referendum sulla magistratura

“… Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida: comprereste una Costituzione usata e manomessa – ha affermato Montanari- per questi banditi?”. Volete avere ancora come padre e madre i costituenti Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Terracini, Nilde Iotti o preferite Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida….: “Comprereste una Costituzione usata e manomessa per questi banditi? Io no ed è per questo che voto ‘no'”.

Comizio ripreso, rilanciato e commentato da Fratelli d’Italia in un video sui propri social. “L’ultima di Montanari: accusa il Presidente Meloni, i ministri Nordio e Lollobrigida e il Presidente La Russa di essere dei “banditi”. La loro colpa? Voler riformare la giustizia, come promesso agli italiani. Per l’ennesima volta, invece di confrontarsi nel merito, la sinistra sceglie la strada della delegittimazione personale, mostrando di non avere argomenti reali contro una riforma attesa da anni. Per questo, con ancora maggiore convinzione, il 22 e 23 marzo votiamo Sì”.

Calcio, risultati di A: Lecce scatto salvezza

Roma, 8 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 28esima giornata dopo Lecce-Cremonese 2-1

28^ GIORNATA Napoli-Torino 2-1, Cagliari-Como 1-2, Atalanta-Udinese 2-2, Juventus-Pisa 4-0, Lecce-Cremonese 2-1, 15.00 Bologna-Verona, 15.00 Fiorentina-Parma, 18.00 Genoa-Roma, 20.45 Milan-Inter, lunedì 9 marzo 20.45 Lazio-Sassuolo.

Classifica: Inter 67, Milan 57, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 46, Bologna 39, Sassuolo 38, Udinese 36, Lazio 34, Parma 33, Cagliari, Torino 30, Genoa, Lecce 27, Cremonese, Fiorentina 24, Pisa e Verona 15.

29^ GIORNATA venerdì 13 marzo 20.45 Torino – Parma, sabato 14 marzo 15.00 Inter – Atalanta, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Calcio, Lecce-Cremonese 2-1 nello scontro salvezza

Roma, 8 mar. (askanews) – Il Lecce si aggiudica lo scontro diretto per la salvezza della 28ª giornata di Serie A, superando 2-1 la Cremonese nel lunch match disputato al Via del Mare. I salentini costruiscono il successo già nel primo tempo, chiuso sul doppio vantaggio: al 22′ Pierotti sblocca la gara con un colpo di testa su calcio d’angolo approfittando dell’uscita a vuoto di Audero, mentre al 38′ Stulic raddoppia trasformando il rigore conquistato dopo un fallo di mano di Bianchetti.

Nella ripresa la Cremonese prova a reagire. Nicola cambia tre uomini all’intervallo e tra i nuovi entrati c’è Djuric, decisivo al 47′ con la sponda per Bonazzoli che accorcia le distanze. I grigiorossi spingono alla ricerca del pareggio, ma all’86’ vedono annullarsi il possibile 2-2 di Payero per un evidente fallo di mano. Nel finale protestano anche per un contatto in area su Bonazzoli nell’ultima azione, ma l’arbitro lascia correre.

La Cremonese resta così ferma a quota 24 punti e scivola a tre lunghezze dal Lecce, che conquista tre punti pesantissimi in chiave salvezza nella volata finale della stagione. ?

Iran, Tajani: rientrati oltre 20mila connazionali dall’inizio delle ostilità

Roma, 8 mar. (askanews) – “Dall’inizio delle ostilità sono oltre 20.000 i connazionali che abbiamo aiutato a rientrare in Italia”: lo ha riferito oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, affermando in un post sui social che “in un momento difficile per il mondo intero, l’Italia ha rappresentato un modello di efficienza”.

“Da sabato 28 febbraio gli ambasciatori, i consoli e tutto il personale delle nostre sedi diplomatiche nelle aree coinvolte hanno assistito senza sosta gli italiani in difficoltà. Un lavoro enorme coordinato dalla Farnesina, grazie all’impegno dei 200 funzionari della task force golfo che h24 rispondono a segnalazioni, monitorano e assistono i cittadini. Operazioni che hanno visti coinvolti i carabinieri e i finanzieri del ministero degli Esteri, l’Aise e la Protezione civile. A tutti loro voglio solo dire grazie, di cuore. Per il loro alto senso dello Stato, per il loro servizio alla patria, che mi rende orgoglioso di essere il ministro degli Esteri”, ha concluso Tajani.

8 marzo, Meloni: il contributo delle donne è decisivo per la crescita della Nazione

Roma, 8 mar. (askanews) – “L’8 marzo richiama tutti a una responsabilità che non vale un solo giorno, ma ogni giorno: continuare a costruire un’Italia nella quale nessuna donna debba scegliere tra libertà, lavoro, famiglia e realizzazione personale”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.

“Il talento, la determinazione e il contributo delle donne sono una forza decisiva per la crescita della Nazione – aggiunge -. In questi anni abbiamo lavorato anche in questa direzione. Alcuni risultati cominciano a vedersi. Tra questi, il livello più alto di sempre di occupazione femminile raggiunto in Italia, un traguardo di cui sono particolarmente fiera”.

“La strada da percorrere resta ancora lunga, ma l’obiettivo è chiaro: rimuovere ostacoli, garantire pari opportunità, consentire a ogni donna di esprimere pienamente il proprio valore – conclude -. È questo, forse, il senso più autentico dell’8marzo”.

Sci, Elena Curtoni vince il SuperG in Val di Fassa

Roma, 8 mar. (askanews) – Elena Curtoni completa un weekend d’oro per lo sci azzurro in Val di Fassa. La 35enne di Morbegno si prende il superGigante con una prova di forza che attendeva da troppo tempo. Per Curtoni è la quarta vittoria in coppa del mondo in carriera, la prima stagionale, a tre anni e più di distanza dall’ultimo successo, la libera a Saint Moritz nel dicembre del 2022. A completare la gran domenica azzurra il terzo posto, a sorpresa, di Asja Zenere, scesa con il pettorale 33 e al primo podio in carriera. In mezzo a tanta Italia la brava norvegese Lie, quarta la coppia franco-neozelandese Miradoli-Robinson, ax aequo. Un risultato che fa felice Sofia Goggia, che chiude nona ma limita i danni rispetto a Robinson, che la insegue in classifica di specialità a 63 punti. Gara da zero invece per Aicher, terza in classifica di SuperG e fuorigioco per la vittoria finale, che Goggia e Robinson si contenderanno alle finali di Lillehammer. Dopo la doppetta nelle libere di venerdì e sabato chiude 8^ Laura Pirovano. Esausta ma felice, rivedremo anche lei nelle finali.

Referendum giustizia, Marina Berlusconi: il sì non è vittoria postuma di mio padre ma degli italiani

Roma, 8 mar. (askanews) – “Io invocherei un po’ di sano buonsenso, per non lasciarci condizionare dal frastuono di un derby tra tifoserie”. Marina Berlusconi, in una lettera a Repubblica, interviene sul dibattito sul Referendum sulla Giustizia, aggiungendo che “se dovesse vincere il Sì, non si tratterà di una vittoria del Governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre. Io penso semplicemente che sarà una grande vittoria degli italiani”.

“Possiamo ancora sperare – aggiunge – che il voto del 22-23 marzo si liberi dalle gabbie ideologiche in cui appare sempre più rinchiuso? La Giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiera identitaria da sventolare contro l’avversario politico”.

La guerra in Iran, tutte le notizie di oggi

Roma, 8 mar. (askanews) – Prosegue la guerra israelo-americana in Iran, il conflitto infiamma tutta la regione mediorientale. Mentre Teheran sceglie la nuova Guida Suprema, i Paesi del Golfo continuano a essere bersaglio dei missili iraniani e droni shahed, e Israele continua a colpire anche Hezbollah in Libano.

Di seguito le notizie che arrivano in redazione ad askanews.

12:31 Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Ynet, gli Emirati arabi uniti avrebbero attaccato per la prima volta l’Iran, prendendo di mira un impianto di desalinizzazione.

12:13 L’appello di Papa Leone durante l’Angelus: tacciano le armi, cessi il fragore delle bombe, si aprano spazi di dialogo.

11:34 Il presidente francese Emmanuel Macron andrà domani a Cipro per “testimoniare la solidarietà della Francia” al paese dell’Unione Europea colpito la scorsa settimana da droni e missili. Lo ha annunciato l’Eliseo, precisando che Macron incontrerà il presidente cipriota, Nikos Christodoulides, e il premier greco Kyriakos Mitsotakis.

11:15 L’ayatollah Seyed Ahmad Alamolhoda, membro dell’Assemblea degli Esperti, ha dichiarato oggi che le elezioni per la prossima Guida Suprema dell’Iran si sono svolte e che il leader è stato eletto. Ora spetta al capo della Segreteria dell’Assemblea degli Esperti, Hosseini Bushehri, rendere pubblica la decisione.

10:59 Almeno 20 persone sono rimaste uccise negli attacchi condotti oggi dalle forze israeliane nella località di Seir al-Gharbiyah, nel sud del Libano. Lo riporta l’agenzia di stampa libanese Nna, precisando che “l’attacco ha preso di mira una zona residenziale” dove sono in corso le operazioni per cercare eventuali sopravvissuti.

10:40 Un “denso fumo nero” ricopre oggi Teheran, dove “l’aria è piuttosto tossica” dopo gli attacchi israelo-americani ai siti di stoccaggio e raffinazione del petrolio alle porte della capitale iraniana. E’ quanto ha scritto su X l’inviato della Cnn, Fred Pleitgen, pubblicando un video realizzato questa mattina in città, una volta cessata la pioggia. “L’acqua piovana è in realtà nera, anche satura, a quanto pare, di petrolio”, aveva riferito l’inviato dell’emittente americana di prima mattina, quando la Mezzaluna rossa iraniana aveva ammonito sui rischi della pioggia dopo le esplosioni negli impianti petroliferi, invitando la popolazione a non uscire di casa.

10:05 Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che un conflitto prolungato mette a rischio la produzione e l’esportazione del petrolio, minacciando gli interessi degli Stati Uniti, della regione e del mondo.

09:44 L’esercito israeliano ha annunciato oggi sul proprio canale X in lingua farsi che prenderà di mira il successore della Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, e quanti sono coinvolti nella sua scelta. Una minaccia che arriva dopo che i media iraniani hanno anticipato che l’Assemblea degli Esperti, organo preposto all’elezione, sarebbe ormai prossima alla nomina.

09:30 Il ministero dell’Interno del Barhein ha riferito su X di “danni materiali a un impianto di desalinizzazione dell’acqua” dopo un attacco iraniano “con un drone”.

09:18 Stati Uniti e Israele hanno discusso di prendere il controllo dell’isola di Kharg, un terminal strategico in quanto responsabile di circa il 90% delle esportazioni di petrolio dell’Iran. Lo riporta il sito Axios, citando fonti a conoscenza delle discussioni.

09:12 Stati Uniti e Israele hanno discusso dell’invio di forze speciali in Iran per sequestrare e mettere in sicurezza le sue scorte di uranio arricchito. Lo riporta il sito Axios, citando quattro fonti a conoscenza delle discussioni.

08:53 “Non basta dire colpiremo solo navi americane e israeliane. Hormuz per le navi degli altri paesi è aperto. O almeno non basta agli armatori che hanno a cuore innazitutto la sorte dei loro equipaggi”. Il presidente dell’Associazione mondiale degli armatori, Emanuele Grimaldi, in in’intervista al Messaggero interviene sul blocco del traffico navale nello Stretto di Hormuz a causa della guerra in Iran. “E’ ingiusto e immorale esporre al rischio gente che sta solo svolgendo il proprio lavoro – aggiunge -. Per questo ho rivolto un appello a tutti i paese, sono necessarie misure e garanzie per tutelare le loro vite”.

08:12 Almeno quattro persone sono morte e altre 10 sono rimaste ferite in un attacco lanciato la scorsa notte dalle forze israeliane contro un albergo nel centro di Beirut, in Libano. Lo ha riferito il ministero della Sanità libanese.

07:01 La premier Giorgia Meloni “cerca sempre di aiutare, è un’ottima leader ed è una mia amica. Penso sia una grande leader. Io amo l’Italia”. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump, rispondendo telefonicamente al Corriere della Sera sulla possibilità di intervento e aiuto dell’Italia nella guerra in Medio Oriente, alla luce della partecipazione decisa dal governo italiano all’invio di navi di Paesi europei per la difesa di Cipro e se questo ai suoi occhi questo sia considerato abbastanza.

Disponibile la colonna sonora originale della serie Portobello

Milano, 8 mar. (askanews) – È disponibile in digitale su tutte le principali piattaforme Portobello (Original Soundtrack), la colonna sonora originale firmata da CAM Sugar e Our Films e composta da Teho Teardo. La soundtrack accompagna l’omonima serie Portobello, prima produzione italiana di HBO Original, diretta da Marco Bellocchio e presentata fuori concorso alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

La colonna sonora pubblicata da CAM Sugar e Our Films include 12 brani originali composti da Teho Teardo, vincitore del David di Donatello per Il divo nel 2009 e autore di colonne sonore per film come La ragazza del lago e Lavorare con lentezza (Nastro d’Argento). Le composizioni si legano a uno dei progetti televisivi italiani più attesi dell’anno, attraversando il dramma umano e i risvolti psicologici della vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, tra i volti più amati della televisione italiana, arrestato nel 1983 con accuse di appartenenza alla camorra e traffico di droga poi rivelatesi infondate.

La scrittura di Teho Teardo intreccia introspezione emotiva e atmosfere claustrofobiche, costruendo un paesaggio sonoro che amplifica il senso di isolamento del protagonista e quella sua fermezza trattenuta, una tensione interna che non esplode mai ma resta costantemente compressa. La musica non si limita ad accompagnare la narrazione: ne diventa parte integrante, restituendo in suono la parabola di caduta e la fragile, ostinata tensione verso il riscatto.

“La musica che ho scritto per Portobello di Marco Bellocchio si sviluppa lungo le traiettorie di due brani chiave: “Tortora per un po’” e “Conseguenze inaspettate”. Nel primo, Tortora attraversa il proprio incubo con fermezza, senza esplodere mai; nel secondo è invece il mondo intorno a lui a deflagrare.” La serie è prodotta da Lorenzo Miele e Mario Gianani per Our Films, società del gruppo Mediawan, e da Simone Gattoni per Kavac Film, in coproduzione con Arte France e in collaborazione con Rai Fiction e The Apartment Pictures, società del gruppo Fremantle, e ha debuttato con i primi due episodi il 20 febbraio, con un nuovo episodio ogni settimana fino al 27 marzo. La sceneggiatura di Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiori vede al centro della narrazione, l’interpretazione intensa di Fabrizio Gifuni nel ruolo di Tortora, affiancato da un ampio cast che include Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano e Alessandro Preziosi.

Iran, Papa: tacciano le armi, preoccupa l’escalation del conflitto

Città del Vaticano, 8 mar. (askanews) – “Cari fratelli e sorelle, dall’Iran e da tutto il Medio Oriente continuano a giungere notizie che destano profonda costernazione. Agli episodi di violenza e devastazione e al diffuso clima di odio e paura si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi e altri Paesi della regione tra cui il caro Libano possano sprofondare nuovamente nell’instabilità. Eleviamo la nostra umile preghiera al Signore perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi e si aprano spazi di dialogo del quale si possa sentire la voce dei popoli”. Lo ha detto il Papa al termine della recita dell’Angelus in piazza San Pietro.

Iran, l’ayatollah Alamolhoda: la nuova Guida suprema è stata scelta

Roma, 8 mar. (askanews) – L’ayatollah Seyed Ahmad Alamolhoda, membro dell’Assemblea degli Esperti, ha dichiarato oggi che le elezioni per la prossima Guida Suprema dell’Iran si sono svolte e che il leader è stato eletto.

“Le elezioni per eleggere la Guida Suprema si sono svolte, la guida è stata scelta”, ha dichiarato Alamolhoda, citato dall’agenzia di stampa Mehr. L’ayatollah ha precisato che ora spetta al capo della Segreteria dell’Assemblea degli Esperti, Hosseini Bushehri, rendere pubblica la decisione.

Emma e Rkomi annunciano la loro prima collaborazione con "Vacci Piano"

Milano, 8 mar. (askanews) – Emma e Rkomi annunciano oggi la loro prima collaborazione con il singolo “Vacci Piano”, in uscita su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 13 marzo.

Due voci uniche, due anime passionali che condividono un percorso artistico autentico, un’attitudine rock e quella sana consapevolezza di chi non dimentica da dove viene.

In “Vacci Piano” la potenza vocale e la sensibilità artistica di Emma si incrociano con la personalità di Rkomi e nasce così una ballad intensa, che racconta della rabbia e del dolore che si prova nel mettere fine ad un amore che non fa più star bene.

Prodotto da Juli insieme a Francesco “Katoo” Catitti, “Vacci Piano” è stato composto da Juli ed Emma e scritto da Emma con Rkomi e Tredici Pietro.

“Vacci Piano” arriva dopo il singolo “Brutta Storia” e aggiunge un ulteriore pezzo alla nuova fase artistica di Emma che quest’estate sarà protagonista di due concerti evento negli ippodromi di Roma (2 luglio) e Milano (9 settembre). Due attesissimi show, in cui l’artista porterà sul palco tutta la sua grinta e la potenza del suo repertorio. Emma sarà inoltre protagonista per tutta l’estate sui palchi dei principali festival estivi della penisola con il suo LIVE TOUR 2026.

Di seguito l’elenco delle date di Emma previste per l’estate 2026: 02 luglio – ROMA – Ippodromo delle Capannelle (Rock In Roma) 04 luglio – BRESCIA – Brescia Summer Music 10 luglio – CERVERE (CN) – Anima Festival 11 luglio – LA SPEZIA – La Spezia Estate Festival 15 luglio – RICCIONE – Riccione Music City 16 luglio – MIRANO (VE) – Mirano Summer Festival 18 luglio – PISA – Pisa Summer Knights 19 luglio – GENOVA – Altraonda Festival 24 luglio – PALERMO – Dream Pop Fest (Sold out) 25 luglio – CATANIA – Sotto Il Vulcano Fest 29 luglio – NAPOLI – Arena Flegrea 01 agosto – ANCONA – Piazza Cavour 02 agosto – PESCARA – Zoo Music Fest 04 agosto – FOLLONICA (GR) – Follonica Summer Nights 05 settembre – TRENTO – Trento Live Fest 09 settembre – MILANO – Ippodromo Snai San Siro (Milano Summer Festival)

I biglietti per i concerti degli ippodromi e per i concerti estivi sono già disponibili su TicketOne e sui circuiti di vendita e prevendita abituali.

Calcio, risultati di A: La Juve a -1 dalla Champions

Roma, 8 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 28esima giornata dopo Juventus-Pisa 4-0

28^ GIORNATA Napoli-Torino 2-1, Cagliari-Como 1-2, Atalanta-Udinese 2-2, Juventus-Pisa 4-0, domenica 8 marzo 12.30 Lecce-Cremonese, 15.00 Bologna-Verona, 15.00 Fiorentina-Parma, 18.00 Genoa-Roma, 20.45 Milan-Inter, lunedì 9 marzo 20.45 Lazio-Sassuolo.

Classifica: Inter 67, Milan 57, Napoli 56, Roma, Como 51, JUventus 50, Atalanta 46, Bologna 39, Sassuolo 38, Udinese 36, Lazio 34, Parma 33, Cagliari, Torino 30, Genoa 27, Cremonese, Lecce, Fiorentina 24, Pisa e Verona 15.

29^ GIORNATA venerdì 13 marzo 20.45 Torino – Parma, sabato 14 marzo 15.00 Inter – Atalanta, 18.00 Napoli – Lecce, 20.45 Udinese – Juventus domenica 15 marzo 12.30 Verona – Genoa, 15.00 Pisa – Cagliari, 15.00 Sassuolo – Bologna, 18.00 Como – Roma, 20.45 Lazio – Milan lunedì 16 marzo 20.45 Cremonese – Fiorentina.

Un nuovo centro per il 2027

Un progetto politico che può tornare a decollare

La riforma della legge elettorale è ancora in discussione, ma è indubbio che il progetto politico che la accompagna può tranquillamente decollare. Si tratta di un disegno che punta a riaggregare le forze centriste, riformiste e autenticamente democratiche del nostro Paese in vista delle elezioni del 2027.

Un progetto che, nella storia della cosiddetta seconda Repubblica, ha conosciuto alterne fortune elettorali ma che ha comunque rivestito un significato politico non irrilevante. Non parlo della prima Repubblica perché, in quella lunga fase storica, quel ruolo politico fu esercitato – con rara capacità di governo e grande intelligenza politica – dalla Democrazia Cristiana, insieme ai partiti laici alleati con la Dc.

Le esperienze centriste della seconda Repubblica

A partire dalle prime elezioni del 1994, un’offerta politica di marca centrista, riformista e di governo è tornata più volte sulla scena.

Il primo tentativo fu il celebre Patto per l’Italia, promosso e organizzato da Franco Marini, Mino Martinazzoli e Mariotto Segni, che ottenne un risultato superiore al 15 per cento dei consensi.

Una proposta di centro fu riproposta nel 2001 da Sergio D’Antoni e Giulio Andreotti, sfiorando il quorum. Nel 2008 fu la volta della corsa solitaria dell’Udc guidata da Pier Ferdinando Casini, nel pieno della stagione del bipolarismo: da un lato la vocazione maggioritaria del Pd di Veltroni, dall’altro il Pdl di Berlusconi. Anche in quel caso il risultato fu tutt’altro che marginale.

Nel 2013 si affacciò Scelta Civica guidata da Mario Monti, mentre nel 2022 comparve il cosiddetto Terzo Polo, poi naufragato a seguito delle decisioni del leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

 

Il segmento elettorale che non si riconosce nei poli

Il filo rosso che lega queste diverse esperienze è chiaro: esiste un preciso segmento dell’elettorato italiano che continua, ancora oggi e forse più di ieri, a non riconoscersi nei due schieramenti politici maggioritari.

Un’area dell’opinione pubblica che cerca una proposta politica equilibrata, riformista e capace di governare senza cedere alle logiche della radicalizzazione.

Una sinistra sempre più radicalizzata

Sul versante della sinistra si è ormai consolidato un profilo politico netto e riconoscibile: una sinistra radicale, massimalista e populista.

Non è un caso che quella coalizione appaia compatta e granitica. Essa è guidata da protagonisti che condividono una base culturale e valoriale comune e che interpretano la politica come radicalizzazione del conflitto.

Da Schlein a Landini, da Conte al trio Fratoianni–Bonelli–Salis, fino a diversi segmenti della società civile – dall’ANM all’ANPI, dai conduttori dei talk televisivi agli opinionisti della stampa amica – si registra una convergenza politica, culturale e programmatica piuttosto evidente.

 

La polarizzazione anche nel centrodestra

Sul versante del centrodestra la convergenza culturale è meno marcata, ma si manifesta comunque una crescente tendenza alla radicalizzazione politica e alla polarizzazione ideologica.

Una dinamica che, in molti aspetti, appare speculare rispetto a quella dello schieramento opposto.

La necessità di uno spazio politico centrista

Per queste ragioni – semplici ma oggettive – il progetto di costruire uno spazio politico autenticamente centrista, spiccatamente riformista, culturalmente plurale e dotato di una chiara cultura di governo può rappresentare ancora una speranza.

Una speranza per la qualità della nostra democrazia, per la credibilità delle istituzioni repubblicane e per l’efficacia stessa dell’azione di governo.

In questo quadro, il progetto promosso da Carlo Calenda – se opportunamente allargato ad altre esperienze centriste e riformiste – può tornare a essere un obiettivo credibile.

Un’iniziativa che potrebbe superare limiti, contraddizioni e ombre di un bipolarismo sempre più insopportabile e, soprattutto, sempre meno adeguato a rappresentare la complessità politica e sociale del Paese.

Vannacci e l’Italia recintata

Credo che siano pochissimi gli italiani che non amino la propria terra: la casa dove sono nati, il quartiere, le vie, la chiesa, l’architettura, l’arte. E insieme a tutto questo le tradizioni, gli usi e i costumi del luogo.

Non sono i “non luoghi” dell’anonimato contemporaneo, ma spazi veri della socializzazione primaria, dove le persone imparano a conoscersi e a riconoscersi.

Esiste però amore e amore. Non ogni forma di attaccamento alla patria produce lo stesso risultato civile.

Un patriottismo chiuso

Quello del generale Roberto Vannacci appare come un amore isolato e solitario. Un amore carcerato, quasi da giardino zoologico: rinchiuso e ripiegato su un passato remoto.

Nella sua visione l’Italia, fatta di comuni, paesi e borghi, dovrebbe essere recintata e protetta alzando muri, senza nemmeno provare a costruire ponti.

L’identità nazionale diventa così un oggetto da conservare sotto ghiaccio, immobile nel tempo, come se la storia non fosse sempre stata un processo di incontri, contaminazioni e scambi.

In questa prospettiva non c’è spazio per aperture, né per rapporti costruttivi con i vicini di casa. Tantomeno per il confronto con altre culture, viste soprattutto come minacce di sostituzione.

Le parole sullIran

Questo modo di pensare diventa particolarmente inquietante quando viene proiettato sulla scena internazionale.

Ho appreso con ritardo alcune sue dichiarazioni sulla guerra in Iran. Con un’ironia del tutto fuori luogo, Vannacci ha sostenuto che l’Europa dovrebbe inviare novanta miliardi agli ayatollah per comprare armi e difendersi dagli Stati Uniti, replicando ciò che è stato fatto con l’Ucraina.

Un paradosso polemico, forse. Ma pronunciato in un momento in cui il Medio Oriente attraversa tensioni drammatiche e l’intero sistema internazionale appare fragile e incerto.

Il peso delle parole di un generale

Abituato a comandare e a esercitare leadership solitarie, Vannacci sembra non essersi reso conto che simili affermazioni finiscono per delegittimare indirettamente la cultura professionale delle forze armate italiane.

Quelle stesse forze armate che, nel dopoguerra, sono cresciute dentro l’ordinamento democratico della Repubblica, nel rispetto delle gerarchie e delle istituzioni civili.

Da europarlamentare eletto con la Lega, egli ha poi aderito al gruppo europeo ESN, che raccoglie forze dell’ultra-destra continentale, tra cui anche l’AfD tedesca. E poco dopo ha deciso di fondare l’ennesimo partito personale.

Dai libri alla politica

Il suo percorso politico e culturale è stato anticipato dai libri che lo hanno reso celebre.

Nel primo, Il mondo al contrario, descrive una società percepita come ostile, dominata dal multiculturalismo e dall’immigrazione. In quelle pagine compaiono anche attacchi alla pallavolista Paola Egonu, giudicata non rappresentativa dell’italianità per i suoi tratti somatici, parole che hanno poi portato a una querela.

Il libro contiene inoltre posizioni antifemministe, giudizi duri sugli omosessuali e una generale svalutazione delle sensibilità ambientaliste e animaliste.

Nel secondo volume, Il coraggio che vince, emerge una visione centrata quasi esclusivamente sull’ardimento individuale e sulla forza. I diritti sociali e le fragilità umane restano sullo sfondo, come se non appartenessero davvero alla storia concreta delle società.

Il partito della nazione solitaria”

Nel febbraio scorso Vannacci ha fondato un nuovo partito personale, dal nome Futuro Nazionale.

Un nome che appare paradossale. Perché il futuro di una nazione europea non può essere immaginato separatamente da quello degli altri paesi del continente e del mondo.

La prosperità economica, i diritti sociali, lo sviluppo tecnologico e la sicurezza internazionale sono ormai dimensioni intrecciate. Pensare di isolare l’Italia in una fortezza identitaria significa ignorare la realtà storica del XXI secolo.

LEuropa e lidea di fraternità

In questa prospettiva non stupisce che il generale mostri scarso interesse per il magistero di papa Francesco e per documenti come Fratelli tutti, che propongono una visione della convivenza umana fondata sulla fraternità e sulla cooperazione tra i popoli.

Sono testi che parlano non solo al mondo cattolico, ma anche alla cultura liberale e democratica.

E parlano anche all’Europa, intesa non come semplice spazio geografico, ma come progetto politico e morale.

Una scelta di civiltà

Il nodo, in fondo, è tutto qui.

Si può amare la propria patria senza trasformarla in una fortezza. Si può difendere la propria identità senza temere ogni incontro con l’altro.

La storia italiana ed europea dimostra che le civiltà crescono quando sanno dialogare e aprirsi.

Quando invece si chiudono, finiscono per impoverirsi. E spesso per smarrire proprio quell’identità che volevano difendere.

Dibattito. CSM e rappresentanza politica: c’è davvero una correlazione?

Una tesi che rovescia il quadro costituzionale

Trovo davvero stupefacente e surreale la tesi sostenuta ieri dall’esimio opinionista Massimo De Simoni nel suo articolo “La democrazia non si estrae a sorte”.

Una tesi che si pone come un manifesto della mistificazione e del travisamento della realtà normativo-costituzionale.

Ecco uno dei passaggi cruciali:

..Con il sorteggio non si riconosce quindi la capacità di scegliere i propri rappresentanti in seno al CSM ai magistrati, ovvero alle stesse persone che sono poi chiamate a giudicare sulla possibilità di privare un cittadino della propria libertà anche per molti anni”.

Non si capisce da dove l’autore tragga queste considerazioni. Eppure basterebbe leggere, anche superficialmente, l’art. 104, terzo comma:

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio”.

Il tutto in combinato disposto con l’art. 105 della Costituzione, nel testo vigente:

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dellordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”.

Già questa semplice lettura basterebbe a togliere da ogni inganno argomentativo tesi tanto infondate quanto surreali.

Il CSM non è un organo di rappresentanza politica

Nel sistema delle designazioni elettive dei componenti del CSM, proprio per il ruolo insito nell’idea di autogoverno delineato dalla Costituzione, non si presuppone alla base una rappresentanza di filoni ideali, valoriali e culturali come in politica.

Se queste sensibilità esistono, dovrebbero restare negli interna corporis di chi è chiamato a quella funzione.

Il CSM non è una terza Camera né un parlamentino, come erroneamente si è tentato di definire.

Si trattava semplicemente di designare, attraverso elezioni tra gli appartenenti alla categoria dei magistrati, soggetti chiamati a svolgere compiti sostanzialmente di valutazione dei titoli e delle attività giudiziali o requirenti ai fini degli avanzamenti di carriera, dei trasferimenti e del riconoscimento di idoneità a ricoprire cariche apicali.

Funzioni che, in definitiva, riguardano attività amministrative e ordinamentali, analoghe a quelle che avvengono in molti comparti della pubblica amministrazione.

Le degenerazioni del correntismo

Insomma compiti, né più né meno, di gestione ordinamentale, che un qualsiasi magistrato — cui nell’esercizio della sua funzione è riconosciuto il potere di privare della libertà personale o infliggere pene fino all’ergastolo — potrebbe agevolmente esercitare.

Proprio per questo non era più tollerabile un CSM piegato, o esposto al rischio di rigurgiti, nelle sue funzioni a un correntismo che presumibilmente potrebbe aver condizionato l’imparzialità nell’esercizio di quelle stesse funzioni.

Ragionando a contrario, proviamo a immaginare cosa accadrebbe se le designazioni dei nostri burocrati avvenissero attraverso liste di rappresentanza provenienti da diverse espressioni culturali e simil-politiche.

Ecco perché la tesi secondo cui il sorteggio violerebbe il principio di rappresentanza appare semplicemente una palese mistificazione.

Non c’è infatti alcuna correlazione: il CSM non è stato pensato come organo rappresentativo di un corpo elettorale, ma come presidio di funzioni non subordinate alle ingerenze degli altri poteri dello Stato.

Il nodo del caso Palamara

Il fatto è che non si vuole riconoscere l’ineludibilità di una riforma dell’autogoverno della magistratura dopo quanto si è scoperchiato con il caso Palamara.

In quel contesto non erano coinvolti soltanto quattro gatti, come si è lasciato credere, ma un numero ben più consistente di soggetti impegnati in contatti e trattative su carriere e nomine.

A tal proposito non possiamo dimenticare il severo intervento del Capo dello Stato.

Se questo è stato il percorso degli ultimi anni, non appare fuori luogo porre un argine a possibili ulteriori degenerazioni del sistema.

La riforma non può quindi essere etichettata come una rivalsa contro la magistratura, ma come un presidio di garanzia della terzietà del giudice e come uno strumento per restituire fiducia e autorevolezza a una funzione che deve essere presidio dei diritti e delle libertà.

 

Referendum e strumentalizzazione politica

In questo quadro non appare coerente con la funzione di tutela dei diritti, di terzietà e di imparzialità — oltre che con il principio di separazione dei poteri — la massiccia presenza nel confronto referendario di esponenti della magistratura in servizio.

Viene da chiedersi se dietro argomenti formalmente rispettabili, come la tutela della Costituzione e del principio di eguaglianza, non si nasconda anche una difesa corporativa di un meccanismo che, dati alla mano, ha dimostrato l’esistenza di dinamiche correntizie.

Altra cosa è invece l’uso politico del referendum per disarcionare il governo.

Pur potendo costituire un criterio di valutazione per alcuni elettori, non si può negare che lasciarsi guidare esclusivamente dal proprio orientamento politico rischia di far perdere di vista gli aspetti positivi della riforma.

Tra questi vi è l’obiettivo di rimuovere ogni contiguità tra chi giudica e chi accusa, rendere meno esposta al correntismo la funzione valutativa prevista dall’art. 104 della Costituzione e garantire un esercizio più imparziale della funzione disciplinare. Trasformare un’occasione referendaria su un aspetto cruciale dell’assetto costituzionale in uno scontro politico contro il governo finisce infatti per falsare il confronto, riducendolo a slogan e contrapposizioni.

Stranieri in Italia: tra realtà demografica e immaginario collettivo

Limmigrazione tra le preoccupazioni degli italiani

Secondo una recente indagine dell’Eurispes dedicata al rapporto tra immigrazione e percezione sociale, una parte significativa degli italiani considera il fenomeno migratorio un problema per il Paese. Il 63,6% degli intervistati esprime infatti questa valutazione, pur collocando l’immigrazione dietro altre questioni ritenute più gravi.

Tra le principali preoccupazioni figurano infatti l’incompetenza della classe politica (89,8%), la corruzione (88,4%), la presenza delle mafie (82,2%) e i rischi ambientali. Tuttavia, più della metà degli italiani – il 57,8% – continua a percepire l’immigrazione come un potenziale fattore di rischio sociale.

La sovrastima della presenza straniera

Uno degli elementi più significativi emersi dallo studio riguarda la percezione della presenza straniera nel Paese. Molti cittadini ritengono che il numero degli immigrati sia superiore alle reali capacità di accoglienza del territorio.

In realtà, spiegano i ricercatori dell’Eurispes, gli stranieri rappresentano circa il 9% della popolazione italiana. Nonostante ciò, una larga parte dell’opinione pubblica tende a immaginare una presenza molto più consistente.

Secondo la vicedirettrice dell’istituto, Raffaella Saso, la sovrastima riguarda in particolare alcune componenti della popolazione immigrata: gli italiani tendono a sopravvalutare la presenza di persone di religione islamica e di origine africana, spesso identificando proprio l’Africa come il principale continente di provenienza dei flussi migratori.

Tra timori e relazioni quotidiane

L’indagine evidenzia un atteggiamento complesso e talvolta contraddittorio. Da un lato si registrano diffidenze, paure e, in una minoranza di casi, atteggiamenti apertamente ostili. Dall’altro emergono esperienze di convivenza positiva e rapporti quotidiani improntati alla cordialità.

Molti italiani raccontano di relazioni serene con vicini di casa stranieri o di amicizie nate nel lavoro e nella vita di quartiere. Allo stesso tempo non mancano episodi negativi, legati soprattutto alla percezione di microcriminalità o a comportamenti ritenuti molesti, come l’accattonaggio.

Il quadro che ne deriva è dunque articolato: solidarietà e diffidenza convivono nella stessa società, rendendo difficile qualsiasi lettura semplificata del fenomeno.

Una questione anche sociale ed economica

Il tema dell’immigrazione si intreccia inoltre con alcune trasformazioni strutturali della società italiana. Il calo demografico, le difficoltà del mercato del lavoro e la crescente domanda di assistenza alle famiglie fanno sì che molti cittadini riconoscano agli immigrati anche un ruolo utile.

Ne deriva una percezione ambivalente: gli stranieri possono essere al tempo stesso una risorsa per l’economia e un problema sul piano sociale, a seconda delle esperienze personali e delle condizioni del contesto locale.

Il nodo dellintegrazione e della scuola

Per gli autori della ricerca, la sfida principale riguarda le politiche di integrazione. Un ambito cruciale è quello della formazione, considerato il primo spazio di socializzazione per le nuove generazioni.

Intervenire nella scuola e nei percorsi educativi può contribuire a prevenire fenomeni di devianza, che talvolta coinvolgono giovani appartenenti sia alla prima sia alla seconda generazione di immigrati. Allo stesso tempo, un’adeguata formazione può facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro e favorire un’integrazione più stabile.

Secondo l’Eurispes, proprio su questi terreni si gioca la possibilità di costruire nel futuro una convivenza più equilibrata e meno conflittuale tra popolazione italiana e comunità straniere.

Iran, Netanyahu: la guerra continuerà senza sosta

Roma, 7 mar. (askanews) – La guerra contro l’Iran continuerà senza sosta e senza compromessi, e per il popolo iraniano si avvicina “il momento della verità”: lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un discorso televisivo al Paese.

“Abbiamo un piano metodico per eradicare il regime iraniano e raggiungere molti altri obiettivi: grazie ai nostri audaci piloti e ai piloti americani, abbiamo ottenuto il controllo quasi totale dello spazio aereo sopra Teheran”, ha proseguito.

Israele “non sta cercando di dividere l’Iran, sta cercando di liberare l’Iran” ma in definitiva “dipende da voi”, ha insistito Netanyahu, che ha minacciato i Guardiani della Rivoluzione: “Anche voi siete nel nostro mirino. Chiunque deponga le armi, non gli verrà fatto alcun male. Chiunque non lo faccia, il suo sangue ricadrà sulla sua testa”.

Israele “sta dalla parte” degli altri Paesi attaccati dall’Iran, ha sottolineato Netanyahu, affermando che “molte nazioni” si stanno rivolgendo allo Stato ebraico chiedendo cooperazione: “Molti paesi oggi vedono esattamente su chi possono contare. Israele è un faro di potere e speranza”.

Netanyahu ha infine lanciato un avvertimento anche al governo libanese: “È vostra responsabilità far rispettare l’accordo di cessate il fuoco [del 2024]. È vostra responsabilità disarmare Hezbollah. Se non lo farete, gli attacchi di Hezbollah porteranno il Libano al disastro. È giunto anche per voi il momento di prendere in mano il vostro destino”, ha concluso.

Iran, Schlein: Italia deve insistere per cessate il fuoco immediato

Roma, 7 mar. (askanews) – “L’Italia deve insistere per cessate un fuoco immediato e per fermare questa guerra illegale di Trump e Netanyahu, siamo tutti d’accordo che si debbano fermare anche le ritorsioni del regime iraniano però bisogna chiedere anche a trump e netanyahu di fermarsi e di tornare alla via negoziale e anche insistere per far liberare tutti i prigionieri politici del regime”. Lo ha affermato, fra l’altro, la segretaria del Pd Elly Schlein in una intervista al Tg2.

Famiglia bosco, Salvini annuncia: prossima settimana vado io da loro a riunirla

Roma, 7 mar. (askanews) – “Questa settimana ci vado: ci andrò personalmente dalla famiglia nel bosco: non da vicepremier o ministro. ma da Matteo, da papà e genitorebdisgustato dalla violenza istiutuzionalizzato. Accompaganto da avvocvati parlerò con tutti: genitori, avvocati, magistrati minorili, assistenti socuai, psicilogi, chi gestisce la casa famiglia. Con le buone maniere ma con determinazione per realizzare un solo obiettivo: riunire quella famiglia, far tornare a casa quei tre bambini. Uno Stato che porta via i bambini a mamma e papà non è lo Stato dove voglio far crescere i miei figli”.Lo annuncia con un video sui social il segretario della Lega Matteo Salvini.

“Le abbiamo provate tutte: appelli, petizioni, ispezioni. Non è servito a niente. Ora basta: non ne possiamo pi. Quei tre bimbi che hanno vissuto felici nella loro casetta con papà e gli animali mi sembra – afferma Salvini- che sono alla disperaione. Io mi vergogno aver offerto questo a quei due ragazzi che, pagando a differenbza di tanti altri, avevanoi scellto l’Italia per il loro futuro. Non resta che andarci. Ci andrò”.