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Lagarde: con guerra dazi -0,5% a Pil eurozona e +0,5% a inflazione

Roma, 20 mar. (askanews) – Con una guerra commerciale con gli stati uniti, secondo la Bce l’area euro perderebbe mezzo punto percentuale di crescita e si ritroverebbe con mezzo punto di inflaizone in più. “Le analisi della Bce suggeriscono che dazi statunitensi al 25% sulle importazioni dall’Europa abbasserebbero la crescita economica dell’area euro di circa 0,3 punti percentuali nel primo anno”. Lo ha riferito la presidente della Bce, Christine Lagarde durante la sua audizione al parlamento europeo, precisando che dato l’evolversi della situazione qualunque stima è soggetta considerevole incertezza.

Peraltro le rappresaglie europee ai dazi Usa “aumenterebbero ulteriormente questo effetto a mezzo punto percentuale”, ha aggiunto.

Il grosso dell’impatto si concentrerebbe nel primo anno dopo l’adozione dei dazi e poi diminuirebbe nel corso del tempo. Contestualmente le prospettive di inflazione “diventerebbero molto più incerte. Nel breve termine – ha detto Lagarde – le rappresaglie e l’indebolimento dell’euro risulterebbe in meno domanda di beni europei da parte degli Usa potrebbe alzare l’inflazione di mezzo punto percentuale. Questo effetto si attenuerebbe nel medio termine”.

Secondo un portavoce dell’ospedale oltre 710 morti nelle ultime 48 ore a Gaza

Roma, 20 mar. (askanews) – Più di 710 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi aerei messi a segno dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza nelle ultime 48 ore, mentre i feriti sono circa 900. Lo ha detto un portavoce dell’ospedale dei Martiri di al-Aqsa, nel centro della Striscia, all’emittente Al Arabiya.

Secondo il portavoce, oltre il 70% dei feriti sono donne e bambini, molti dei quali stanno morendo negli ospedali dell’enclave palestinese per la mancanza delle forniture mediche.

MIA Photo Fair, la 14esima edizione tra tradizione e contemporaneo

Milano, 20 mar. (askanews) – Si aperta a Superstudio Pi a Milano la 14esima edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas, la fiera italiana dedicata alla fotografia, in dialogo con l’arte. La manifestazione organizzata da Fiere di Parma ha come tema per l’edizione 2025 quello dei dialoghi ed diretta per il secondo anno da Francesca Malgara. “Siamo molto felici di essere di nuovo qui al Superstudio dopo 14 anni – ha detto la direttrice – siamo tornati alle origini, gi essere in questo spazio ci fa sentire bene, ci caratterizza: luminoso, spazioso, dinamico, la fotografia che troverete qui cos: dinamica ma anche storica”.

Negli stand si trovano proposte diverse, c’ molto colore e sente la voglia di collocare la fotografia al centro della contemporaneit. Ma con uno sguardo che tiene in grande considerazione anche i fotografi che lavorano con uno stile pi classico. E ovviamente, essendo una fiera, guarda anche ai potenziali acquirenti delle opere. “Io credo che i collezionisti devono partire dalla tradizione – ha aggiunto Malgara – studiare e vedere tutti gli esempi per poi farsi una loro idea di quello che c’. Qui abbiamo cercato di mettere insieme la qualit, quindi gli artisti pi conosciuti, gli artisti che forse oggi rappresentano per me quello che sia la tradizione che la contemporaneit”.

Il team curatoriale della fiera ha selezionato 77 gallerie, di cui 56 italiane e 21 internazionali; a queste si aggiungono 37 espositori suddivisi tra editoria, progetti speciali ed istituzioni, che portano il numero totale degli espositori a 114 di cui 25 dall’estero.

E tra le varie iniziative che ogni anno caratterizzano la fiera c’ anche il Premio BNL BNP Paribas, che stato assegnato al fotografo Nick Brandt per una fotografia immaginifica e potente ambientata sotto il mare.

Ucraina, Kuleba: Zelensky ha fatto bene ad accettare le proposte di Trump

Roma, 20 mar. (askanews) – “Il nostro presidente Volodymyr Zelensky ha dimostrato intelligenza e flessibilità, direi che ha fatto benissimo ad accettare le proposte di Donald Trump”: è quanto ha detto l’ex ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba in un’intervista al Corriere della Sera. “Zelensky molto saggiamente ha accettato il cessate il fuoco parziale riferito alle infrastrutture energetiche e però segnalando apertamente tutti i dubbi sulla sua fattibilità”, ha commentato. “Lui deve rimanere costruttivo, deve adattarsi al processo diplomatico così da evidenziare senza ombra di dubbio la riluttanza di Putin a terminare la guerra. Deve essere una strategia negoziale ben studiata, affinché le mire aggressive del presidente russo vengano progressivamente a galla. E tutto ciò evitando di rischiare un altro congelamento di Trump agli aiuti militari e all’intelligence per l’Ucraina. Nel frattempo Kiev continuerà a premere sull’Europa affinché aumenti il suo sostegno alla nostra causa”, ha commentato.

Secondo Kuleba, “Putin non è affatto disposto ad accettare e rispettare un piano concreto di cessate il fuoco”. “Anzi, al contrario, lui si sta posizionando per lanciare nuove offensive militari di lungo periodo. Putin è stato l’aggressore nel passato e continua a esserlo. Direi che non ci possono essere dubbi in merito. Quanto agli aspetti negativi, è ormai evidente che per l’ennesima volta Trump dimostra platealmente che non è disposto a esercitare serie e fattuali pressioni sulla Russia. E ciò anche quando Mosca sfida apertamente il suo obbiettivo del cessate il fuoco completo, proponendo quello limitato alle infrastrutture energetiche”, ha precisato l’ex capo della diplomazia di Kiev.

Houti rivendicano il lancio di un missile contro l’aeroporto di Tel Aviv

Roma, 20 mar. (askanews) – Il movimento Houthi dello Yemen ha rivendicato la responsabilità del lancio di un missile verso Israele nelle prime ore di oggi, affermando che l’obiettivo era colpire l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

Le Forze di difesa israeliane hanno dichiarato poco dopo l’attivazione delle sirene nel centro di Israele di avere intercettato il missile al di fuori del territorio dello Stato ebraico.

Le sirene antiaeree si sono attivate nel centro di Israele. Secondo quanto riportato da Ynet, l’attacco missilistico partito dallo Yemen avrebbe preso di mira diverse città, tra cui Tel Aviv, Rishon LeZion e Ramat Gan. Un portavoce degli Houthi ha detto che il missile lanciato questa mattina presto in risposta alla ripresa dei combattimenti di Israele a Gaza, “ha raggiunto con successo il suo obiettivo”.

“Le forze armate yemenite hanno condotto un’operazione militare di qualità prendendo di mira l’aeroporto Ben Gurion nella regione occupata di Jaffa con un missile balistico ipersonico Palestine 2. Questa operazione ha raggiunto con successo il suo obiettivo, grazie ad Allah”, ha detto un portavoce degli Houthi citato da Haaretz in forma anonima.

Il portavoce ha aggiunto che in seguito agli attacchi dell’amministrazione Trump in Yemen negli ultimi cinque giorni, il gruppo ha “intensificato i suoi attacchi alle navi da guerra nemiche nel Mar Rosso”.

“Le forze armate continueranno, affidandosi ad Allah, a impedire la navigazione israeliana e a sostenere il nostro popolo a Gaza finché l’aggressione non cesserà e l’assedio al popolo palestinese nella Striscia di Gaza non verrà revocato”, ha aggiunto.

Ucraina, Orban: bloccherò la proposta di adesione di Kiev all’Ue

Roma, 20 mar. (askanews) – L’Ungheria si opporrà all’adesione dell’Ucraina all’Unione europea durante il Consiglio Ue: lo ha affermato il primo ministro ungherese Viktor Orban, spiegando che ciò comporterebbe un costo di oltre 1.300 euro alle famiglie ungheresi solo nel primo anno. Secondo il capo del governo di Budapest, inoltre, colloqui su questo non potranno essere tenuti fino a quando non saranno disponibili i risultati di un sondaggio nazionale in Ungheria sull’ammissione di Kiev.

“Se l’adesione dell’Ucraina all’Ue avrà luogo, cosa che non consiglierei, e chiedo agli ungheresi di impedirlo congiuntamente, allora apparirà un altro assegno che dovremo pagare ogni anno. Ogni famiglia ungherese pagherà 500.000 fiorini a nucleo familiare (più di 1.300 euro) per l’adesione dell’Ucraina. Nuovi paesi possono essere ammessi nell’Unione Europea se tutti gli stati membri lo sostengono. E noi non lo sosteniamo. E bloccherò le proposte pertinenti”, ha affermato Orban in un messaggio video su Facebook.

Meta AI arriva in Europa, rilascio graduale anche in italiano

Milano, 20 mar. (askanews) – L’intelligenza artificiale di Meta arriva progressivamente anche in Europa. Inizia il roll out di Meta Ai in 41 Paesi, compresi quelli dell’Unione europea. Si tratta della “più grande espansione globale di Meta Ai fino ad oggi”, fa sapere l’azienda.

Si parte con una funzione di chat intelligente disponibile in sei lingue, compreso l’italiano. Le app coinvolte quelle di messaggistica come Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger. L’Ai si potrà utilizzare anche nelle chat di gruppo: sarà sufficiente digitale @MetaAI seguito da un prompt o da una domanda nella chat di gruppo scelta e attendere la risposta.

“Ci è voluto più tempo di quanto avremmo desiderato per portare la nostra tecnologia AI nelle mani delle persone in Europa, dato che continuiamo a navigare nel suo complesso sistema normativo”, scrive la società. “Guardando al futuro – sottolinea Meta – la nostra ambizione è rendere i prodotti di intelligenza artificiale accessibili a un numero sempre maggiore di persone in tutto il mondo. Abbiamo continuato ad aggiungere nuove funzioni intelligenti negli Stati Uniti, tra cui le capacità di personalizzazione e memoria, oltre a estendere le funzionalità creative, come AI Studio, in più mercati a livello globale. Siamo entusiasti di vedere come Meta AI plasmerà il futuro delle esperienze social in Europa”.

Meloni incontra europarlamentari Fdi: grande compattezza

Bruxelles, 20 mar. (askanews) – E’ terminato dopo due ore e mezza in un hotel della zona commerciale di Bruxelles l’incontro a cena tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i parlamentari di Fdi. E’ stato un incontro “conviviale e informale” sottolineano fonti presenti alla riunione, c’è “grande compattezza”. Non si è parlato di temi specifici ma naturalmente il dibattito si è soffermato sui temi dell’attualità, a partire dal piano ‘ReArm Europe’.

Quello di stasera è stato il primo incontro tra la premier e i parlamentari europei del partito, più volte rimandato per impegni istituzionali. Tra i temi anche la polemica sul Manifesto di Ventotene, innescata dalle parole di oggi della premier. “Come per la corazzata Potemkin di Fantozzi, 92 minuti da applausi”, sottolinea sorridendo uno dei partecipanti.

La premier e leader di Fdi, secondo quanto si apprende, avrebbe ringraziato i parlamentari italiani di Ecr per il lavoro che stanno facendo in aula e in commissione. Un intervento breve, quello della presidente del Consiglio, durato circa tre minuti minuti. A fine cena, foto opportunity e rito dei selfie. Menu a base di roast beef e poi tagliata, con dolce al cioccolato alla fine.

Ue, Benigni: servono difesa e politica estera comune

Milano, 21 mar. (askanews) – All’Europa “servono una difesa e una politica estera comune. Facendo un esercito comune non si perde sovranità, si recupera. Avremmo l’esercito più forte al mondo e risparmieremmo tanti soldi. Invece tanti piccoli eserciti da soli non contano nulla”. Lo ha detto Roberto Benigni nello spettacolo Il Sogno, su Rai1.

“Ci vogliono deboli e divisi perché hanno paura: in Europa siamo 500 milioni, 100 milioni più degli Usa, quasi 4 volte la Russia. La nostra moneta diventerebbe la prima valuta negli scambi commerciali”, ha aggiunto. In Europa bisognerebbe dare più potere al Parlamento e abolire il diritto di veto nelle votazioni del Consiglio, ha detto Roberto Benigni nello spettacolo Il Sogno su Rai1 “Il Parlamento europeo non ha poteri, in particolare sugli esteri e sull’economia. I deputati possono discutere ma non prendono decisioni. E’ come avere un diamante che non vale niente”.

“Chi ha davvero i poteri è il Consiglio europeo dove siedono i capi di governo che si preoccupano solo dei loro interessi. Bisogna dare più poteri al Parlamento. Siamo noi, l’abbiamo votato, ma per loro non conta nulla”.

Sul diritto di veto, “si decide all’unanimità nel Consiglio, tutti devono essere d’accordo, se uno dice no si ferma tutto e infatti siamo quasi sempre fermi. E’ una cosa decisiva, dipende tutto da questo”, ha detto.

Né con Meloni né con la Schlein: riflessioni sul Manifesto di Ventotene

Dopo lo scontro di ieri in Parlamento, torna utile analizzare il significato e la rilevanza del Manifesto di Ventotene. Il documento è attraversato da due differenti sollecitazioni: una è quella federalista, che ha ispirato generazioni di europeisti; l’altra, invece, è quella che immaginava una nuova Italia fondata su una Costituzione avanzata, a trazione demicratico-socialista, come auspicato dal Partito d’Azione. In parte questa visione federalista ha contribuito, sebbene in maniera indiretta, al successo dell’iniziativa politica di De Gasperi, Adenauer e Schuman. In particolare, il  “nostro” De Gasperi seppe avvalersi dello spirito informatore del federalismo, ottenendo da Altiero Spinelli l’apprezzamento per la sua limpida vocazione europeista.

Ieri la Presidente Meloni ha innescato abilmente una polemica “anti Ventotene” per sostenere una visione confederale dell’Europa.  Al limite, si potrebbe scorgere dietro questa polemica un’immagine che ricalca alla lontana la filosofia del Congresso di Vienna (1814), con gli Stati sovrani al centro della scena politica e diplomatica. L’attacco al Manifesto di Ventotene ha fatto leva sugli aspetti “rivoluzionari”. Per tutta risposta, il Pd è parso incapace di enucleare il messaggio più originale del Manifesto, lanciandosi in una sua difesa dogmatica. Così ci troviamo nuovamente alle prese con una contrapposizione anacronistica tra destra e sinistra

È evidente che alcune idee e proposte hanno subito il logoramento della storia. Da cattolico democratico potrei dire che anche i Codici di Malines e di Camaldoli, così come alcune indicazioni tratteggiate nelle “Idee ricostruttive” della Democrazia Cristiana, presentano elementi che oggi non sono più proponibili, come ad esempio alcune reminiscenze del corporativismo. Ciò vale egualmente per il Manifesto di Ventotene: mitizzarlo o idealizzarlo in maniera astratta porta a conclusioni sbagliate.

In conclusione, per affrontare le sfide del nostro tempo e costruire un’Europa che risponda alle giuste aspettative dei cittadini, è fondamentale ritornare al metodo del dialogo costruttivo e della critica rispettosa, evitando la riduzione delle idee a slogan e all’uso strumentale della storia. Solo attraverso questa strada potremo veramente onorare l’eredità dei Padri Fondatori dell’Europa.

Sergio Paronetto, lo “stratega” del codice di Camaldoli

Il nome di Sergio Paronetto è sconosciuto ai più, ma la sua figura e il suo pensiero sono stati determinanti per la storia d’Italia nel secondo Dopoguerra.

Prematuramente scomparso nel 1945 (all’età di 34 anni), Paronetto non farà in tempo a vedere la ricostruzione post-bellica e il boom economico italiano, ma ne è stato – in qualche modo – l’ispiratore e colui che ne ha fornito le basi “ideologiche” e culturali. Responsabile dell’ufficio studi dell’IRI (dove collabora con Donato Menichella e Pasquale Saraceno), da questo punto d’osservazione privilegiato Paronetto approfondisce il rapporto tra politica economica e impresa pubblica, preoccupandosi di adattare il sistema di economia “mista” (pubblico e privato insieme) alla particolare situazione italiana. Pensiamo solo all’esperienza tedesca di economia sociale di mercato, che ha avuto nel cancelliere Ludwig Erhard uno dei suoi ispiratori.

Cresciuto nella FUCI di Montini (caratterizzata dal primato dell’amicizia e da una formazione esigente della propria coscienza), Paronetto è tra le persone più influenti dei Laureati di Azione Cattolica, nonché amico personale e consulente di Alcide De Gasperi. Interessante il rapporto tra i due considerando che, alla caduta del fascismo, lo statista trentino aveva già 65 anni mentre Paronetto era ancora un ragazzo. 

Principale estensore del Codice di Camaldoli (una delle fonti più significative della Costituzione italiana), redattore del programma economico della Democrazia Cristiana nonché consigliere della Santa Sede. In questa occasione, Paronetto fornisce alla Segreteria di Stato vaticana un quadro obiettivo della situazione finanziaria del Paese, che sarà trasmesso a Myron Taylor, inviato speciale in Italia del presidente degli Stati Uniti, Franklin D. Roosevelt.

I suoi articoli “programmatici” comparsi sulla rivista Studium nel 1943-1944, rispettivamente intitolati “Morale professionale del cittadino” e” Professione e Rivoluzione”, suscitano una vasta eco, per il coraggio nel trarre un bilancio della formazione intellettuale della classe dirigente che si appresta a prendere le redini dell’Italia, come pure sulla necessità di una vera e propria rivoluzione del concetto di partecipazione civica per tendere a una compiuta democrazia politica ed economica.

Due studiosi come Giovanni Farese (economista, docente di storia del pensiero economico all’Università Europea di Roma) e Tiziano Torresi (storico, docente di storia delle istituzioni politiche all’Università di Roma Tre) hanno voluto riprendere il pensiero e l’opera di Paronetto per adattarla al contesto attuale. 

Per approfondire

  • Giovanni Farese (con Stefano Baietti) “Sergio Paronetto e il formarsi della Costituzione economica italiana” Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012.
  • Tiziano Torresi “Sergio Paronetto: intellettuale cattolico e stratega dello sviluppo” Il Mulino, Bologna, 2018.

Il Senato ricorda Marco Biagi nel 23° anniversario dell’assassinio

Nell’aula del Senato si è tenuta ieri la commemorazione di Marco Biagi, assassinato il 19 marzo 2002 a Bologna da un gruppo di terroristi delle Nuove Br, mentre stava lavorando alla riforma da lui promossa, tesa a realizzare una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro.

Pier Ferdinando Casini (Indipendente – Pd) è stato il primo a prendere la parola, esprimendo un pensiero alla famiglia e ai figli in “giorno della festa del papà”, e ha esortato il “Senato e le istituzioni” a “non perdere la memoria” e a ricordare “sempre il sacrificio di un uomo giusto che ha pagato a causa del fatto che lo Stato non è stato in grado di difenderlo, una ferita non sanata per tutti noi”.

Anna Maria Furlan (Iv) ha poi aggiunto: “Ricordiamo un grande uomo, un grande professore e un grande giuslavorista, uno studioso” che “fu lapidato con ferocia. Non era un uomo di parte, come spesso è stato definito. Ma era uno studioso rispettoso, aperto e inclusivo”. Ha inoltre paragonato Biagi a “Tarantelli e D’Antona, servitori dello Stato che hanno messo la propria cultura al servizio del Paese e proprio per questo, riformisti veri, sono stati uccisi per le loro idee”.

Luigi Nave (M5S) ha sottolineato che con l’omicidio di Marco Biagi è stato “inferto” un “colpo non solo alla sua persona ma al dibattito democratico, alla possibilità di un dialogo costruttivo sul lavoro, sui diritti e il futuro del nostro sistema produttivo”. Ha continuato dicendo che il mondo del lavoro è “oggi come allora, un campo di battaglia tra istanze. La sfida è trovare un possibile equilibrio tra diritti e flessibilità, tra dignità e sviluppo” e che “abbiamo il dovere di proseguire, di confrontarci senza pregiudizi, senza ideologie cieche, senza quelle stesse contrapposizioni che hanno portato al suo sacrificio”.

Forza Italia ha partecipato al ricordo di Marco Biagi con il capogruppo Maurizio Gasparri, seguito da Elena Murelli della Lega, la quale ha voluto mettere in evidenza il “legame significativo, nel contesto delle riforme del lavoro in Italia, seppur con ruoli diversi” tra Marco Biagi e Roberto Maroni, “che portò avanti e attuò le proposte legislative di Biagi nel 2003”.

Infine, Paola Mancini di Fratelli d’Italia ha affermato che, a distanza di ventitré anni, “nessuno mette più in dubbio che il suo contributo alla riforma del mercato del lavoro abbia rappresentato un elemento fondamentale e sia stato incredibilmente modernizzante per la nostra Nazione” e che “i semi del suo lavoro non sono mai andati persi. Anzi, ci hanno garantito dei frutti che noi tutti i giorni andiamo a cogliere”.

La disputa sulla storia del colonialismo russo in Asia Centrale

Come ha comunicato nei giorni scorsi il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, la Russia e il Kazakistan hanno formato un gruppo misto di lavoro per la “custodia della memoria storica”, per cercare di placare le polemiche che a vari livelli riecheggiano nelle discussioni della società kazaca. La questione principale è quella del “colonialismo russo” in Asia centrale, il modo in cui viene diversamente presentata sui manuali scolastici russi e kazachi, e anche in quelli cinesi.

Spesso infatti la Russia viene presentata sui testi scolastici centrasiatici come uno Stato colonizzatore, che ha oppresso i popoli dei territori occupati e annessi, cosa che i russi ritengono causa dello “sviluppo della xenofobia e della russofobia”, presentando un’immagine falsata della Russia. Gli esperti di Mosca citano una pagina del manuale di storia della 10° classe scolastica (seconda superiore), in cui si afferma che “la politica dell’impero russo nei confronti del Kazakistan si caratterizza come espansione territoriale, protettorato e politica coloniale… una politica aggressiva e inefficace”, usando come esempio i programmi del primo ministro di inizio Novecento Petr Stolypin, che “avevano innescato una catena di conflitti sociali e rivolte popolari”.

L’analista russo Arkadij Dubnov, studioso dei processi politici in Asia centrale fin dai tempi della perestrojka di Gorbačev, conferma a Orda.kz che “il tema del colonialismo può alimentare le tensioni tra Russia e Kazakistan, nonostante le tante dichiarazioni di amicizia”, che cercano di evitare la discussione storica. Egli ricorda che alcuni anni fa, ai tempi del ‘presidente-eterno’ Nursultan Nazarbaev, ci fu una dichiarazione polemica di Vladimir Putin al forum giovanile di fine agosto 2014 sul fatto che “il Kazakistan non ha mai avuto una propria statualità”, suscitando reazioni indignate in tutto il mondo politico-sociale kazaco. Dopo un paio di mesi lo stesso Nazarbaev trovò l’occasione per rispondere durante i festeggiamenti dei 550 anni del Khanato kazaco, affermando che “forse non ci fu un concetto dello Stato come quello delle società moderne, ma i Khan avevano già allora formato strutture che si possono tranquillamente definire come Stati”.

Un altro studioso kazaco, Ajdar Amrebaev, indica un altro ambito di tensione nei dibattiti tra i ricercatori dei due Paesi, che spesso indagano “non con criteri scientifici, ma soltanto politici e ideologici”. Egli ricorda come il “funzionario Lavrov” abbia definito spesso il crollo dell’Unione Sovietica come una “catastrofe geopolitica”, in consonanza con le affermazioni del suo presidente. Per i centrasiatici e in primis gli stessi kazachi, invece, “l’ottenimento della sovranità è una svolta che ristabilisce la giustizia storica, altro che una catastrofe”. Anche Amrebaev ricorda i tempi dell’Orda d’Oro, fino alle autonomie delle regioni di Alaša, Turkestan e Kokand ai tempi della rivoluzione, e suggerisce di “evitare la discussione tra storici e ideologi o politici”.

In effetti in Kazakistan è attivo nel parlamento del Mažilis un eminente storico, Erkin Abil, noto per aver proposto la tanto discussa unificazione del fuso orario in tutto il Paese, che è alla guida di un gruppo di ricercatori che si dedica proprio alla conservazione della memoria storica, creato nel 2018 per lavorare insieme agli storici russi. Il lavoro comune di ricerca si era interrotto per via del coronavirus, e nonostante le dichiarazioni di Lavrov non si vede per ora un nuovo formato di incontri, il che “probabilmente dipende da una serie di incomprensioni”, ammette lo stesso Abil, ricordando che “noi siamo specialisti indipendenti, e tali vogliamo rimanere”.

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https://www.asianews.it/notizie-it/La-disputa-sulla-storia-del-colonialismo-russo-in-Asia-Centrale-62712.html

Fed taglia stime crescita Usa e le alza su inflazione: pesano dazi

Roma, 19 mar. (askanews) – La Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti ha confermato come da attese i tassi di interesse sul dollaro. Il riferimento ufficiale sui fed funds resta così a una forchetta del 4,25%-4,50%. L’istituzione ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica, ma non al punto da pronosticare una recessione (secondo la Fed l’economia resta “solida”). Ha invece alzato le attese di inflazione, che sta già risentendo dei nuovi dazi commerciali annunciati o decisi dall’amministrazione Trump, anche se è difficile quantificarne l’effetto.

In generale “l’incertezza attorno alle prospettive è aumentata”. E in particolare sui dazi “sarà molto difficile avere una valutazione precisa di quanta inflazione” supplementare stiano causando. “Ma è già così – ha rilevato il presidente Jerome Powell, ripetutamente interpellato su questo aspetto nella conferenza stampa post direttorio (Fomc) -: l’inflazione sui beni si è mossa sensibilmente negli ultimi due mesi, capire quanto sia dovuto ai dazi però è molto impegnativo”.

“Chiaramente una buona parte di questo arriva dai dazi, ci lavoreremo il meglio possibile”. Inoltre “è troppo presto – ha aggiunto – per dire se questa inflazione sia transitoria o meno. Penso che dipenderà anche dall’ancoraggio delle attese di inflazione”. Precedentemente, sul ritorno del caro vita al valore obiettivo (2%) “stavamo facendo progressi – ha notato -. Penso che con i dazi si creerà un po’ di ritardo”. Posto che sul tutto c’è appunto un quadro di “incertezza inusualmente elevata”.

Peraltro i prezzi sono saliti anche su beni non coinvolti dai dazi, Powell ha fatto l’esempio delle lavatrici (con dazi) e delle asciugatrici (esentate). “Semplicemente i produttori vanno dietro alla massa e alzano i prezzi”.

La Fed ha anche deciso di smorzare il ritmo della sua manovra di riduzione della mole del bilancio, in particolare limitando a 5 miliardi di dollari al mese, invece dei precedenti 25 miliardi, il livello di riduzione degli stock di titoli pubblici (Treasuries), mentre la riduzione mensile degli altri titoli è stata confermata a 35 miliardi di dollari al mese. Rimodulazioni decise “per motivi tecnici”, ha spiegato Powell, che ha fatto una analogia con quando all’avvicinarsi dell’atterraggio il pilota riduce la velocità. Comunque “le riserve restano abbondanti”, ha precisato.

Intanto la Fed ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica, ora per quest’anno è atteso un più 1,7% del Pil, a fronte del più 2,1% stimato a dicembre. Per il 2026 è atteso un più 1,8% e per il 2027 una espansione analoga, tre mesi fa era atteso, rispettivamente, +2% e +1,9%.

“Non prevediamo una recessione”, ha chiarito Powell. E in generale nel settore privato, in queste ultime settimane si sono un po’ alzate le previsioni di recessione “ma restando sempre a livelli moderati”. Mediamente negli ultimi anni davano 1 probabilità di recessione su 4 (25%) e restano su questi valori. Per l’inflazione, l’istituzione monetaria stima ora un 2,7% quest’anno e un 2,2% il prossimo, a fronte di 2,5% e 2,1% indicati a dicembre. Per il 2027 è confermata l’attesa di un ritorno pieno all’obiettivo del 2%.

I banchieri centrali degli Stati Uniti continuano ad attendersi almeno due tagli ai tassi di interesse nel corso di quest’anno. Secondo la tabella con le previsioni degli stessi componenti del direttorio sui tassi (dot plot), 4 si attendono tassi (invariati) al 4,4% quest’anno, altri 4 al 4,12% (un taglio), 9 componenti al 3,87% (2 tagli) e 2 componenti li prevedono al 3,62% (3 tagli). Positiva la reazione iniziale a Wall Street, che in serata vede il Dow Jones accelerare al più 1,13%, mentre il Nasdaq balza dell’1,81%. Il dollaro si è lievemente rafforzato con l’euro che cala 1,0897.

Buona parte delle domande hanno riguardato le svolte e i provvedimenti decisi dall’amministrazione Trump, tra cui i dazi. Powell ha cercato di divincolarsi come poteva. Ma poi, a una domanda più generale sul clima di fiducia del pubblico, ha replicato che il principale motivo di malcontento è legati ai forti aumenti dei prezzi visti durante 2021, 2022 e 2023 (durante la presidenza Biden, che non ha citato). “Ora l’inflazione ha molto rallentato e l’economia cresce in maniera solida, il mercato del lavoro è positivo”. Il problema resta il livello assoluto dei prezzi, dopo i rincari degli anni passati (negli Usa come del resto in Europa). (fonte immagine: Federal Reserve).

Commercio Italia-Germania tiene, tra sfide globali e opportunit

Milano, 19 mar. (askanews) – Nonostante un contesto internazionale e geopolitico complesso e una flessione del 4 per cento rispetto all’anno precedente, la partnership commerciale tra Italia e Germania resta solida, con un interscambio che si mantiene su livelli elevati.

Jorg Buck, Consigliere delegato Camera di Commercio Italo-Germanica, AHK Italien, spiega “Ci muoviamo a livelli record ancora, quindi osserviamo un volume totale di 156 miliardi euro del volume interscambio, quindi export/import tra Italia e Germania e questo il terzo miglior risultato da sempre”.

I settori pi promettenti sono quelli classici: “Vediamo una crescita anche in questi anni nel settore alimentare, vediamo una crescita anche nella elettrotecnica, vediamo un consolidamento in anche nella chimica e la vera sfida l’automotive, ma comunque con le nuove politiche a livello che vediamo adesso o vedremo adesso in Germania, ma anche a livello europeo, ci auguriamo anche un miglioramento, una decisione ancora pi forte verso la trasformazione anche del settore automobilistico dove abbiamo tanta fornitura italiana e in quel senso abbiamo capito negli ultimi mesi che questo settore un settore chiave per il nostro partenariato, per l’Europa e quindi il sostegno verso una elettrificazione, verso una tecnologia neutrale in quel settore ci porter sicuramente avanti”.

La relazione tra Italia e Germania dovr ora concentrarsi su temi strategici come il costo dell’energia, la semplificazione burocratica e la ricerca. Per Monica Poggio, presidente della Camera di Commercio italo-germanica e Ad di Bayer, “Energia il punto primo, costi dell’energia, contenimento dei costi e lavorare insieme su energia, su fonti di energie alternative e ovviamente tenendo ben presente la transizione ecologica; snellimento della burocrazia e lavorare sugli investimenti. La Germania ieri ha approvato una modifica della Costituzione importantissima perch significa che la Germania ricomincer a investire. Mi piace dire che lo pu fare perch stata molto frugale e attenta prima, quindi naturalmente ha la capacit di investire, per questo slancio degli investimenti sar sicuramente un traino di cui beneficeranno anche le aziende italiane e per dobbiamo lavorare anche su attrazione di investimenti verso l’Europa, quindi Italia, Germania va verso l’Europa, lavorando anche su settori pi innovativi e investendo su settori come le intelligenze artificiali e comunque puntando molto su ricerca e sviluppo, dobbiamo far ripartire moltissimo la capacit di ricerca anche dell’Europa”.

L’introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti rappresenta una sfida significativa. Poggio spiega, “Sicuramente dell’export dell’Unione Europea verso gli Stati Uniti il 42%, 42,5 se ricordo bene italo-tedesco verso gli Stati Uniti, quindi saremmo i pi colpiti, soprattutto in settori come per esempio la siderurgia. Insieme dobbiamo lavorare, chiaro che a un muro non si pu rispondere con un muro, per cui i dazi non sono, cio sappiamo che insomma sono stati annunciati, vedremo di che entit saranno e dall’altra parte quello che possiamo fare mantenere naturalmente il dialogo con gli Stati Uniti, ma magari aprirci anche ad altri settori geografici del mondo, rimodulare un po’ i rapporti sulla scena internazionale”.

Meloni ripudia l’Europa di Ventotene. E la Camera s’infiamma

Roma, 19 mar. (askanews) – “La mia Europa non è quella del manifesto di Ventotene”. Detta così, l’affermazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, fatta nell’aula della Camera al termine della sua replica al dibattito sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo di domani e dopodomani, avrebbe sicuramente amareggiato quanti nel testo scritto nel ’41 dagli oppositori del regime fascista al confino nell’isola, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, e poi pubblicato da Eugenio Colorni che ne firmò la prefazione, hanno sempre visto un testo fondante per la costruzione di “un’Europa libera ed unita”. Ma la premier, affermando di sperare che quanti avevano partecipato alla manifestazione di sabato scorso a piazza del Popolo “in realtà non avessero mai letto” il manifesto di Ventotene, “perché l’alternativa sarebbe francamente spaventosa”, e, soprattutto, scegliendo di leggerne in aula solo quei passaggi che, a distanza di tanti anni, e considerato il particolare momento storico in cui furono scritti, appaiono molto distanti dalla sensibilità democratica contemporanea, è stata interpretata dalle opposizioni come un’inaccettabile provocazione.

La premier ha infatti citato i passaggi: “Per rispondere alle nostre esigenze la rivoluzione europea dovrà essere socialista”; “la proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta”; “nelle epoche rivoluzionarie in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente” e “la metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria”. Un modo per rivelare il modello rivoluzionario-socialista che Spinelli e Rossi pensavano servisse a realizzare l’Europa unita. Al che le opposizioni sono andate su tutte le furie.

Dopo una prima interruzione della sua replica, quando Meloni ha terminato il suo intervento e il capogruppo di Azione Matteo Richetti ha preso la parola per spiegare che la premier non poteva strumentalizzare un manifesto scritto dopo anni di “dittatura fascista”, il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami si è alzato in piedi dicendo: “Basta, piantala”, suscitando ulteriori proteste delle opposizioni che hanno reagito in maniera rumorosa gridando “fuori, fuori”. I deputati del Pd Debora Serracchiani e Peppe Provenzano si sono avvicinati ai banchi del governo per dire a Meloni che “se siamo qui è anche merito del manifesto di Ventotene”. A quel punto è scattata la bagarre e il presidente della Camera Lorenzo Fontana si è visto costretto a sospendere la seduta e a convocare i capigruppo. I quali poco dopo hanno deciso che la seduta sarebbe ripresa solo nel pomeriggio, al termine del Question time.

“La polemica su Ventotene è stata creata ad arte dalla presidente Meloni”, ha sottolineato il leader del M5s Giuseppe Conte alla ripresa dei lavori. “Voi – ha aggiunto l’ex premier – sfiorate l’irriconoscenza. Se Meloni siede al Consiglio europeo, se si fa le foto e dialoga con altri leader europei è grazie a quei fondatori, a Spinelli, Colorni, Rossi. Tutta l’Europa ci riconosce che quello è stato il progetto fondativo dell’Europa”, ha tuonato Conte.

Ancora più duro l’intervento della segretaria del Pd Elly Schlein: “Meloni oggi ha deciso di oltraggiare la memoria europea. Il ‘Manifesto di Ventotene’ è riconosciuto in tutta Europa come la base su cui si è fondata l’Unione e quel documento fu scritto da dei giovani mandati al confino dai fascisti, che non risposero all’odio con altro odio, ma con la visione di un’Europa federale che superasse i nazionalismi che producono soltanto guerre, come oggi”. Dunque, “non permetteremo che riscriviate la storia”.

La bagarre alla Camera, ha sintetizzato la capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, è servita solo a coprire le divisioni della maggioranza: “Abbiamo assistito all’ennesimo show dell’influencer Meloni: dopo un intervento scialbo, il grande colpo di teatro finale, l’attacco al manifesto di Ventotene che serve per stare sui giornali domani”, per evitare che si occupino “delle divisioni della maggioranza e della mancanza di una linea chiara al Consiglio europeo”.

Di sicuro, il manifesto di Ventotene è un testo molto apprezzato dal Capo dello Stato Sergio Matterella, il quale nel 2021, in occasione dell’80esimo anniversario del libro, aveva affermato che “quella sollecitazione a difendere la libertà e la democrazia, che allora veniva fatta in quelle condizioni, in quel contesto così difficile che richiedeva coraggio e determinazione, vale ancora oggi pienamente”. “E non a caso – aveva detto Mattarella al 40esimo seminario per la formazione federalista europea – si accompagnava allora e si accompagna anche adesso all’esortazione di percorrere più velocemente la strada dell’integrazione europea. Come presidio, anche quello, dei valori di libertà, democrazia, di diritti. E’ questo che rende quel Manifesto, per quello che allora rappresentò, per quello che oggi rappresenta, un punto di riferimento”, aveva sottolineato il presidente della Repubblica.

Forse è per questo che oggi, nel corso del tradizionale pranzo di lavoro al Quirinale che segue ogni comunicazione del premier in vista del Consiglio Ue, non c’è stato un faccia a faccia tra Mattarella e Meloni. In passato il Capo dello Stato e la premier avevano colto l’occasione per uno scambio a due, ma oggi questo non è accaduto.

Meloni ripudia l’Europa di Ventotene. E la Camera s’infiamma

Roma, 19 mar. (askanews) – “La mia Europa non è quella del manifesto di Ventotene”. Detta così, l’affermazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, fatta nell’aula della Camera al termine della sua replica al dibattito sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo di domani e dopodomani, avrebbe sicuramente amareggiato quanti nel testo scritto nel ’41 dagli oppositori del regime fascista al confino nell’isola, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, e poi pubblicato da Eugenio Colorni che ne firmò la prefazione, hanno sempre visto un testo fondante per la costruzione di “un’Europa libera ed unita”. Ma la premier, affermando di sperare che quanti avevano partecipato alla manifestazione di sabato scorso a piazza del Popolo “in realtà non avessero mai letto” il manifesto di Ventotene, “perché l’alternativa sarebbe francamente spaventosa”, e, soprattutto, scegliendo di leggerne in aula solo quei passaggi che, a distanza di tanti anni, e considerato il particolare momento storico in cui furono scritti, appaiono molto distanti dalla sensibilità democratica contemporanea, è stata interpretata dalle opposizioni come un’inaccettabile provocazione.

La premier ha infatti citato i passaggi: “Per rispondere alle nostre esigenze la rivoluzione europea dovrà essere socialista”; “la proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta”; “nelle epoche rivoluzionarie in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente” e “la metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria”. Un modo per rivelare il modello rivoluzionario-socialista che Spinelli e Rossi pensavano servisse a realizzare l’Europa unita. Al che le opposizioni sono andate su tutte le furie.

Dopo una prima interruzione della sua replica, quando Meloni ha terminato il suo intervento e il capogruppo di Azione Matteo Richetti ha preso la parola per spiegare che la premier non poteva strumentalizzare un manifesto scritto dopo anni di “dittatura fascista”, il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami si è alzato in piedi dicendo: “Basta, piantala”, suscitando ulteriori proteste delle opposizioni che hanno reagito in maniera rumorosa gridando “fuori, fuori”. I deputati del Pd Debora Serracchiani e Peppe Provenzano si sono avvicinati ai banchi del governo per dire a Meloni che “se siamo qui è anche merito del manifesto di Ventotene”. A quel punto è scattata la bagarre e il presidente della Camera Lorenzo Fontana si è visto costretto a sospendere la seduta e a convocare i capigruppo. I quali poco dopo hanno deciso che la seduta sarebbe ripresa solo nel pomeriggio, al termine del Question time.

“La polemica su Ventotene è stata creata ad arte dalla presidente Meloni”, ha sottolineato il leader del M5s Giuseppe Conte alla ripresa dei lavori. “Voi – ha aggiunto l’ex premier – sfiorate l’irriconoscenza. Se Meloni siede al Consiglio europeo, se si fa le foto e dialoga con altri leader europei è grazie a quei fondatori, a Spinelli, Colorni, Rossi. Tutta l’Europa ci riconosce che quello è stato il progetto fondativo dell’Europa”, ha tuonato Conte.

Ancora più duro l’intervento della segretaria del Pd Elly Schlein: “Meloni oggi ha deciso di oltraggiare la memoria europea. Il ‘Manifesto di Ventotene’ è riconosciuto in tutta Europa come la base su cui si è fondata l’Unione e quel documento fu scritto da dei giovani mandati al confino dai fascisti, che non risposero all’odio con altro odio, ma con la visione di un’Europa federale che superasse i nazionalismi che producono soltanto guerre, come oggi”. Dunque, “non permetteremo che riscriviate la storia”.

La bagarre alla Camera, ha sintetizzato la capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, è servita solo a coprire le divisioni della maggioranza: “Abbiamo assistito all’ennesimo show dell’influencer Meloni: dopo un intervento scialbo, il grande colpo di teatro finale, l’attacco al manifesto di Ventotene che serve per stare sui giornali domani”, per evitare che si occupino “delle divisioni della maggioranza e della mancanza di una linea chiara al Consiglio europeo”.

Di sicuro, il manifesto di Ventotene è un testo molto apprezzato dal Capo dello Stato Sergio Matterella, il quale nel 2021, in occasione dell’80esimo anniversario del libro, aveva affermato che “quella sollecitazione a difendere la libertà e la democrazia, che allora veniva fatta in quelle condizioni, in quel contesto così difficile che richiedeva coraggio e determinazione, vale ancora oggi pienamente”. “E non a caso – aveva detto Mattarella al 40esimo seminario per la formazione federalista europea – si accompagnava allora e si accompagna anche adesso all’esortazione di percorrere più velocemente la strada dell’integrazione europea. Come presidio, anche quello, dei valori di libertà, democrazia, di diritti. E’ questo che rende quel Manifesto, per quello che allora rappresentò, per quello che oggi rappresenta, un punto di riferimento”, aveva sottolineato il presidente della Repubblica.

Forse è per questo che oggi, nel corso del tradizionale pranzo di lavoro al Quirinale che segue ogni comunicazione del premier in vista del Consiglio Ue, non c’è stato un faccia a faccia tra Mattarella e Meloni. In passato il Capo dello Stato e la premier avevano colto l’occasione per uno scambio a due, ma oggi questo non è accaduto.

Stellantis, Elkann: Italia centrale, rispettiamo impegni Piano Italia

Milano, 19 mar. (askanews) – L’Italia è centrale per Stellantis, il gruppo si impegna a rispettare gli impegni presi a dicembre con il Piano Italia e continuerà ad investire nel paese “soprattutto perché ci crediamo”. Lo ha detto il presidente di Stellantis, John Elkann, durante l’audizione davanti alle comissioni riunite Attività produttive di Camera e Senato, esprimendo gratitudine al paese per lo “straordinario” percorso del gruppo, passato dal rischio fallimento di 20 anni fa a essere uno dei primi costruttori al mondo.

Elkann ha poi elencato una lunga serie di numeri e dati tratti da un rapporto commissionato all’Università Luiss per spiegare come, nel periodo 2003-2024 in cui è entrato e ha preso la guida del gruppo, Stellantis ha dato più di quello che ha ricevuto. “Negli ultimi 20 anni il mercato domestico è calato del 30%, mentre l’occupazione si è ridotta di circa il 20%. Questo significa che l’azienda ha difeso la produzione e l’occupazione” e che “per ogni euro di valore creato da Stellantis, se ne generano 9 nel resto dell’economia”, frutto anche dei 6 miliardi l’anno di acquisti da fornitori italiani che il gruppo incontrerà insieme a quelli europei il 2 aprile a Torino. E ancora il saldo della Cig è negativo per 528 milioni, pari all’1,4% del valore degli stipendi pagati da Stellantis.

“Spero che da oggi il bilancio dare/avere tra il Paese e l’azienda non sia più un tema divisivo, ma un’opportunità per continuare questo percorso virtuoso insieme”, ha detto Elkann.

Riguardo il futuro, il 2025 “sarà un anno ancora difficile. Dal 2026 invece è previsto un aumento della produzione grazie al lancio di 10 aggiornamenti prodotto, ma i livelli produttivi dipenderanno dal mercato e da fattori esterni come i dazi”, ha detto. A pesare i costi dell’energia che in Europa “sono 5 volte superiori a quelli della Cina che ha un vantaggio del 40% in termini di costi produttivi”. “Produrre un’auto in Spagna mi costa 516 euro, in Italia 1.414, l’elemento chiave su cui intervenire è l’energia”, ha detto il responsabile Europa, Jean Philippo Imparato presente all’audizione.

Sul fronte europeo, il settore “è un esempio chiave della mancanza di pianificazione”. Il futuro sarà elettrico ma le recenti modifiche al regolamento di CO2 “sono interventi di corto respiro, che non danno la necessaria certezza di cui il mercato ha bisogno”. Bisogna “definire una politica industriale dell’auto che sappia conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale” e “potenziare l’infrastruttura di ricarica” la cui carenza scoraggia dall’acquisto di elettriche. In tema di riconversione della produzione alla Difesa “il futuro del settore non è l’industria bellica”, ha tagliato corto.

Fra i politici presenti a fare domande la leader del Pd, Elly Schlein, che ha chiesto conto dei segnali di disinvestimento del gruppo, come l’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino (M5S). Carlo Calenda di Azione, invece, ha chiesto a Elkann un’assunzione di responsabilità per il crollo della produzione in Italia. Critica la Lega che ha definito le parole di Elkann “una vergognosa presa in giro”. La ministra del Lavoro Marina Calderone invece ha definito “importanti” le parole di Elkann: “evidenziano un impegno per il futuro dell’automotive e degli stabilimenti in Italia. Vigileremo”. “Diciamo che era quello che mi aspettavo. Siamo sulla strada giusta”, ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Critici i sindacati che hanno bollato come “nulla di nuovo” il discorso di Elkann sottolineando che sono mancate indicazioni su tasselli importanti fra cui Maserati, “il suo futuro è indissolubilmente legato all’Italia” ha detto il presidente Stellantis, e la Gigafactory di Termoli.

Assalti Frontali, fuori il video di "Notte Immensa" (e nuove date)

Roma, 19 mar. (askanews) – È uscito il videoclip di “Notte Immensa”, title track del nuovo album di inediti degli Assalti Frontali, pubblicato lo scorso 13 dicembre. Il video è stato trasmesso in anteprima il 18 marzo all’interno del programma Blob di Rai 3, in contemporanea alla sua pubblicazione online; una piccola opera d’arte cinematografica che immerge lo spettatore nell’oscurità di Roma, restituendo l’atmosfera di un tempo sospeso tra disperazione e speranza. Un’opera da vivere nel buio, e proprio per questo presentata nelle ore serali, dove la musica e il cinema si fondono, regalando una narrazione di più ampia interpretazione.

In contemporanea con il lancio di Notte Immensa, la storica crew romana svela anche nuove date del tour in Italia e all’estero: dopo il live del 14 febbraio a Vienna, gli Assalti Frontali si preparano a tornare in Europa, con due concerti – il 20 marzo a La Deskomunal di Barcellona e il primo maggio a Bellinzona. Gli Assalti Frontali si esibiranno anche a Bologna (Festival Partirò per Bologna) il 29 marzo, il 5 aprile a Marghera (Venezia) al Centro Sociale Rivolta, il 24 aprile a Biella (Concertone della Liberazione), iol 23 maggio a Bari (Experimenta Music Club) e il 30 maggio a Tolentino (MC) per Panza Marche Beer Fest.

Militant A parla del video: “Sono le generazioni che lottano e alimentano il fuoco della resistenza e della comunità. The Old Man: Daniele, Daniele Pifano, fa la legna e rappresenta la vecchia generazione, quella che ha messo le basi, la fermezza e la solidità. Assalti Frontali, Er Tempesta, Piaga, banditi nella notte, gettiamo rime e benzina sulle fiamme. Sirin: generazione meticcia, corre verso il futuro, fuggendo da un mondo che schiaccia. Noi possiamo guardarla passare e continuare ad alimentare il fuoco. Cercando un contatto nella notte immensa. Ringrazio Mirko De Angelis e Fabio Colazzo, i due registi che hanno dato una fotografia, una luce, una visione alla nostra notte immensa”.

Icone dell’Hip Hop Old School e pionieri di un rap politicizzato in Italia, gli Assalti Frontali hanno sempre fatto della musica un veicolo di protesta e consapevolezza. Con le loro liriche profonde e l’attivismo costante, hanno segnato la scena musicale nazionale, portando la loro voce anche oltre i confini italiani.

“Notte immensa” è il decimo album del gruppo, l’undicesimo se si considera “Batti il tuo tempo” con l’Onda Rossa Posse, il primo disco rap in italiano in assoluto. Scritto e rappato da Militant A, affiancato dal fido Pol G, il disco vede la partecipazione di giovani talenti della grande famiglia Assalti Frontali, come Er Tempesta, ormai membro stabile della band dal vivo, Piaga, noto anche come la Cazzo di Piaga o Snoop Dog di Ciamarra, ed Ellie Cottino, una delle rapper emergenti più promettenti e impegnate della scena torinese.

A curare la produzione artistica, Luca D’Aversa presso l’Albero Recording Studio, con la collaborazione di Dsastro, una figura leggendaria delle produzioni Old School italiane, noto per il suo lavoro con Lou X e per aver contribuito alla realizzazione di alcuni dei brani più iconici degli anni ’90. Il progetto è stato supervisionato anche da Bonnot, storico produttore degli Assalti Frontali, ora residente a Tenerife.

“Notte immensa” è stato anticipato dal singolo e video “Fanculo ci siamo anche noi”, dedicato alla resistenza dei bambini di Gaza.

Fed, Powell: dazi hanno già alzato inflazione, difficile dire quanto

Roma, 19 mar. (askanews) – I nuovi dazi commerciali annunciati o decisi dall’amministrazione Trump stanno già avendo degli effetti rialzisti sull’inflazione negli Stati Uniti, anche se è difficile quantificarli in maniera precisa. Lo ha affermato il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell nella conferenza stampa al termine del direttorio (Fomc).

“Sarà molto difficile avere una valutazione precisa di quanta inflazione arrivi dai dazi. Ma è già così – ha detto -: l’inflazione sui beni si è mossa sensibilmente negli ultimi due mesi, capire quanto sia dovuto ai dazi però è molto impegnativo. Chiaramente una buona parte di questo arriva dai dazi, ma ci lavoreremo per capirlo il meglio possibile”.

“Troppo presto – ha aggiunto Powell – per dire questa inflazione in più sia transitoria o meno. Penso che dipenderà anche dall’ancoraggio delle attese di inflazione”. Precedentemente, sul ritorno del caro vita al valore obiettivo (2%) “stavamo facendo progressi – ha aggiunto -. Penso che con i dazi si creerà un po’ di ritardo” su questo. Posto che sul tutto c’è un quadro di “incertezza inusualmente elevata”, ha detto.

Alpitour World e Mudec, collaborazione per la cultura del viaggio

Milano, 19 mar. (askanews) – Celebrare il valore del viaggio, della scoperta e delle diverse culture: nasce da questi obiettivi comuni la collaborazione biennale tra Alpitour World e 24 ORE Cultura che stata presentata a Milano e che vede Turisanda1924, il pi longevo tra i brand del gruppo, impegnata per sostenere progetti con il Mudec, a partire da due mostre, una dedicata a muralismo e street art e l’altra al tema del viaggio.

“Pensiamo che il viaggio e la cultura siano due entit fortemente legate, relazionate – ha detto ad askanews Tommaso Bertini, Chief Marketing Officer di Alpitour World – ed entrambi sono degli strumenti di apertura e di crescita. Vogliamo non soltanto promuovere il viaggio come concetto di svago e di relax, che sicuramente importante, ma sempre di pi anche come esplorazione, come cultura. Quindi siamo contenti di sostenere le realt che nei territori in cui operiamo, come abbiamo gi esempio fatto con il Museo Egizio di Torino e adesso qui al Mudec a Milano”.

Il viaggio anche il tema scelto per festeggiare i 10 anni del Mudec, attraverso un palinsesto di mostre ed eventi che hanno l’obiettivo di esplorare il tema in tutte le sue declinazioni, dalla dimensione fisica a quella interiore, fino a quella onirica ed extrasensoriale.

” un viaggio che faremo insieme – ha aggiunto Federico Silvestri, amministratore delegato di 24 ORE Cultura – e la parola non scelta a caso: davvero un viaggio alla scoperta della interculturalit, in un momento in cui anche Turisanda ha un appuntamento importante, compie 100 anni e quindi proprio un momento non solo di bilanci, ma anche di rilancio e credo che questo tipo di iniziative siano proprio quelle che servono per dare un contributo anche generosamente alla promozione di queste espressioni culturali”.

In particolare Alpitour World sponsor della mostra “Mudec Invasion”, dedicata a giovani muralisti che sono intervenuti proprio sulle pareti del museo con opere affascinanti e d’impatto.”La mostra – ci ha spiegato Alice Cosmai, curatrice della mostra Mudec Invasion – una immersione in questo percorso che va dal viaggio nello spazio, al viaggio nel tempo, al viaggio metafisico della vita e della morte per poi affrontare una serie di step e ritornare a casa e si arriva quindi anche a una rappresentazione dei muri della citt di Milano su una mappa. Quindi l’invito quello di immergersi nella mostra, viaggiare con noi in queste poetiche artistiche e poi uscire dal museo e andare a visitare la citt con i suoi murales”.

E la parola cultura, in questa collaborazione, prende sfumature sempre pi ampie. ” sempre pi importante promuovere un tipo di viaggio pi sostenibile – ha concluso Bertini – dove questa parola che stata un po’ abusata in passato rimane comunque centrale, molto importante. La sostenibilit non soltanto quella a green che comunque importante su cui ci stiamo sicuramente impegnando e cercando di fare passi avanti, ma va anche intesa verso un turismo che interessato alla scoperta, all’altro, all’apertura”.

Alpitour World e Turisanda 1924 saranno, inoltre, partner di cinque incontri, gratuiti e aperti al pubblico e la collaborazione si svilupper nel corso del primo anno anche con il sostegno a un’altra mostra temporanea, visitabile in autunno, e la promozione di una serie di attivit collaterali, mirate a costruire ponti tra culture e persone, ispirando nuovi modi di scoprire e comprendere il mondo.

Meloni al Consiglio Ue, frenata su contro-dazi e dubbi sul "ReArm"

Bruxelles, 19 mar. (askanews) – Giorgia Meloni è arrivata oggi a Bruxelles, dove domani e venerdì parteciperà al Consiglio europeo. La premier si presenta al summit dopo il doppio appuntamento in Parlamento che ha visto la maggioranza approvare – dopo giorni di tensioni – una risoluzione unitaria. Al di là delle assicurazioni di “compattezza”, sui temi al centro dell’agenda – in particolare sull’Ucraina e la difesa europea – non sono mancati da parte dei leghisti i distinguo, le assenze (più o meno strategiche) dei ministri e di Matteo Salvini, gli attacchi diretti a Ursula von der Leyen. Meloni ha camminato sul filo di un difficile equilibrio, mediando tra le diverse posizioni, evitando di entrare approfonditamente sui temi più divisivi, ribadendo ancora la linea di equidistanza tra Donald Trump e l’Europa. Un equilibrio che sarà più difficile mantenere con i partner europei.

Sull’Ucraina Meloni sostiene “gli sforzi” di Trump, un “leader forte e autorevole”, considerando la proposta di cessate il fuoco concordata l’11 marzo a Gedda da Stati Uniti e Ucraina “un primo, significativo, passo di un cammino che deve portare a una pace giusta e duratura” con “garanzie di sicurezza solide, efficaci e di lungo periodo”. E anche la telefonata di ieri tra il tycoon e Vladimir Putin ha aperto “un primissimo spiraglio”. In questa ottica, la premier ribadirà la sua contrarietà all’iniziativa dei “volenterosi”: per lei “l’invio di truppe europee proposto da Gran Bretagna e Francia è una proposta molto complessa, rischiosa e poco efficace” e comunque l’invio di truppe italiane “non è mai stato all’ordine del giorno”. Ciò non è in contrasto con il sostegno a Kiev, “mai stato in discussione”, ma se è “giusto che l’Europa si attrezzi per fare la propria parte” è “nella migliore delle ipotesi ingenuo, nella peggiore folle, pensare che oggi possa fare da sola, senza la Nato”.

Legato al tema dell’Ucraina c’è quello della difesa europea. Proprio oggi la Commissione ha presentato il ‘libro bianco’ che dettaglia il piano “ReArm Europe”. Il nome non è gradito alla presidente del Consiglio, che anche sui contenuti, però, mostra diversi dubbi. Si tratta, per lei, di un annuncio “roboante”, con una previsione di 800 miliardi di euro, senza risorse concrete messe in campo da Bruxelles ma con la “possibilità di ricorrere a deficit aggiuntivo”. E dunque “l’Italia valuterà con grande attenzione l’opportunità o meno di attivare gli strumenti previsti dal piano” e propone “soluzioni alternative alla semplice creazione di nuovo debito” come “un meccanismo di garanzie pubbliche europee, coordinato e integrato con i sistemi nazionali, sul modello di quello attualmente viene utilizzato per il programma InvestEU, per mobilitare più efficacemente i capitali privati e rilanciare gli investimenti nel settore della difesa”.

Il tema al centro del Consiglio è quello della competitività europea. Su questo, come ha spiegato nelle comunicazioni in Parlamento, servono “passi avanti concreti” per non condannare l’Europa a un “ruolo di gregario”. Per l’Italia una priorità è “un percorso di decarbonizzazione sostenibile” per imprese e cittadini, collegato con una “politica industriale efficace, che sappia combinare gli obiettivi ambientali con la competitività, rinunciando agli eccessi ideologici”. Se il Clean Industrial Deal “va in questa direzione” il governo è determinato a “impedire che si trasformi in un nuovo Green Deal”. in questa direzione va il non-paper presentato per il settore automotive. Il piano della Commissione per il comparto – ha detto – “contiene alcuni primi sviluppi positivi come la prospettiva di una soluzione – seppur temporanea – per il tema delle multe per i produttori non in linea con gli obiettivi di quota di mercato di veicoli, e l’anticipo della revisione degli obiettivi in termini di emissioni”. Sempre in campo economico servono, per Meloni semplificazioni e l’Italia propone di “ridurre il costo di tutti gli oneri amministrativi almeno del 25% per tutti, e almeno del 35% per le piccole e medie imprese”. C’è poi il capitolo dell’energia: i prezzi sono troppo alti e occorrono misure sia “immediate” che “strutturali”. Infine è per Meloni una “necessità improcrastinabile” completare il mercato unico dei capitali ed evitare che 300 miliardi di investimenti finiscano fuori dall’Ue.

Certo parlare di competitività economica in questo momento è impossibile senza considerare il rischio (in parte già in atto ma ancor più concreto dal prossimo 2 aprile) di una guerra commerciale con gli Stati Uniti. E sui dazi la posizione di Meloni sembra distinguersi significativamente da quella degli altri leader. La parola usata, “rappresaglie”, per riferirsi alle contromosse pensate dalla Commissione europea, ha un suono molto critico nei confronti dell’atteggiamento di Bruxelles. Per lei la strada è ancora quella del confronto con Trump (che vorrebbe incontrare a Washington al più presto, ma una data ancora non è stata fissata): “Bisogna ragionare in modo pragmatico e non rispondere più per istinto che per valutazioni economiche serie, altrimenti rischieremmo di crearci più problemi di quelli che pensiamo di risolvere”, ha detto in Senato.

Tema strategico per l’Italia è quello dei migranti. Meloni tornerà a riunire, a margine dei lavori, il tavolo promosso insieme a Danimarca e Paesi Bassi e che vede coinvolti i governi maggiormente impegnati nel contrasto all’immigrazione irregolare. La premier, che rivendica “la drastica riduzione degli sbarchi sulla rotta del Mediterraneo centrale” ha accolto favorevolmente la proposta della Commissione europea sulla riforma del quadro legislativo europeo sui rimpatri, attraverso il passaggio da una direttiva a un regolamento direttamente applicabile nei 27 Stati membri. Un cambio di ‘paradigma’ – per lei – che spinge il governo a “portare avanti” il protocollo con l’Albania “anche alla luce dell’interesse e del sostegno mostrato da sempre più nazioni europee”. A questo proposito, Roma chiede alla Commissione di “anticipare il più possibile l’entrata in vigore di quanto previsto dal nuovo Patto Migrazione e Asilo sulla definizione di Paese di origine sicuro” e guarda con attenzione al ricorso davanti alla Corte di Giustizia sui trattenimenti in Albania. “L’auspicio – per la presidente del Consiglio – è che la Corte scongiuri il rischio di compromettere le politiche di rimpatrio, non solo dell’Italia ma di tutti gli Stati Membri e dell’Unione Europea stessa, perché significherebbe minare alla base il sistema di Schengen e la stabilità stessa dell’Europa”.

Non possiamo dimenticare Paronetto nella ricorrenza dell’80º anniversario della sua scomparsa.

È importante rievocare la figura di Sergio Paronetto, allievo prediletto e amico di tre dei Grandi Ricostruttori d’Italia, Alcide De Gasperi, Giovanni Battista Montini, Donato Menichella; e amico degli altri due Grandi Ricostruttori, Ezio Vanoni e Luigi Einaudi. Di questi cinque fu anche a sua volta maestro e ispiratore. E anche benefattore. Einaudi deve per esempio a lui (non solo a lui; ma certamente in buona misura a lui) la nomina a governatore della Banca d’Italia. Vanoni l’inizio della carriera politica; Menichella la nomina a direttore generale della Banca d’Italia; De Gasperi il semaforo verde e il voto determinante alla designazione a presidente del consiglio da parte di Togliatti nel 1945; Montini deve al giovane amico e allievo gli erudimenti in fatto di economia e soprattutto il concetto scientifico di ‘sviluppo internazionale’, appreso dal 1943 in poi (come si traduce il latino ‘sviluppo internazionale’? Si dice “populorum progressio”). Attraverso Montini, la Chiesa deve a Paronetto il Codice di Camaldoli, di cui si avvantaggeranno grandemente i costituenti, anche quelli non cattolici. Pure papa Pio XII è debitore di molti insegnamenti a Sergio Paronetto: ad esempio, il concetto di sopranazione, la socializzazione degli investimenti e dell’economia, la democratizzazione dell’economia. Papa Pacelli li trasporrà nei suoi radiomessaggi del 1941,1942,1943 e 1944, nonché nel discorso di investitura delle Acli dell’11 marzo 1945 e, dopo la morte del giovane dirigente valtellinese, nel messaggio della vigilia di Natale 1945 (dove viene evocato il concetto paronettiano di sopranazione). 

De Gasperi, Montini, Pacelli, Menichella, Beneduce, Gronchi usano Paronetto come estensore-ombra dei loro documenti e allocuzioni. Anche dopo la morte dell’amico, quando De Gasperi deve preparare il discorso più impegnativo e più gravido di conseguenze della sua vita, quello alla Conferenza della pace di Parigi nell’agosto del 1946 (a poco più di un anno dalla scomparsa), si rifugia da solo in casa Paronetto, come a trovare di nuovo un filo conduttore nel pensiero dell’amico con cui tante volte aveva trovato una sintonia spirituale di straordinaria elevazione. Per De Gasperi, Paronetto redige il Testamento Politico 1942 (firmato “Degasperi”) e i tre documenti programmatici della Democrazia Cristiana “Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”, “La parola dei democratici cristiani”, “Traduzione e “ideologia” della Democrazia Cristiana” (“ideologia” viene messa tra virgolette per negarla recisamente dall’orizzonte dei cattolici democratici).

Paronetto inventa, in spirito rooseveltiano, quattro enti, solo il primo dei quali potrà vedere costituito in vita: la SIOI (1944), la Svimez (1946), l’ISCO (1956-1958), il CNEL (1956-1958).

Paronetto è l’estensore nel 1943-1944 della prima scaletta della futura Carta costituzionale. La caratteristica saliente del pensiero dei cattolici democratici fin dagli ultimi decenni dell’Ottocento e poi più intensamente dalla rinascita tommasiana sotto papa Leone XIII (salito al soglio nel 1878) è il primato del sociale.

La Carta dovrà vedere trattate nell’ordine la materia sociale, la materia economica, la materia politica; più precisamente, nelle relazioni tra cittadini: i rapporti sociali, i rapporti economici e i rapporti politici. Preceduti dai rapporti etico-civili. Questi sono appunto i famosi Titolo I, Titolo II, Titolo III e Titolo IV della nostra Costituzione. Che, ripetiamolo, hanno trovato accoglienza nella Carta per merito dei due amici di Paronetto Alcide De Gasperi e Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei LXXV.

Sei sono gli articoli della Costituzione da Paronetto concepiti e “regalati” ai fraterni sodali Alcide De Gasperi e Meuccio Ruini: l’11, il 41 (è particolarmente paronettiano il concetto di ‘utilità sociale’), il 42, il 44 (che piuttosto potrebbe dirsi beneduciano), il 46, il 47, il 99 (quello che riguarda il CNEL). Ma è soprattutto di Paronetto la formulazione generale dei primi anni Quaranta che poi De Gasperi e Ruini avrebbero voluto per l’articolo 1: l’Italia “è una democrazia fondata sulla libertà e sulla persona”. Questa formulazione, modificata su mediazione di Amintore Fanfani nel modo che sappiamo, sarebbe stata molto più in armonia con i fondamentali articoli 2 e 3 e sarebbe stata molto più produttrice di difesa e sviluppo dei diritti dei cittadini in un contesto coerente.

Per Menichella e l’IRI di Alberto Beneduce, Sergio Paronetto è l’estensore della legge bancaria del 1936 (rimasta in vigore validamente fino al 1999, quando è stata approvata la legge Amato-Carli), del progetto di articolazione dell’IRI come ico di costituzione di Finmare, Finsider, “Fincant” (sarà Fincantieri e non si farà in tempo a costituirla). Allora vertici di Finmare e Finsider andranno due dirigenti di eccezionale valore, Agostino Rocca e Paride Formentini. Alla Tirrenia, messa sotto Finmare, la direzione aziendale (come liquidatore) sarà assunta da Carlo Draghi, amicissimo di Paronetto, il papà di Mario. Per Beneduce e Menichella e con l’aiuto di Saraceno, Paronetto, lo specialista della pianificazione nell’IRI, stende un piano economico generale per l’intero Mezzogiorno. Inoltre, un progetto di riorganizzazione della multiforme presenza del gruppo IRI nell’area di Napoli. Formula un programma per un Piano Economico Generale per l’Italia, in cui la parte essenziale sia l’analisi dei cicli economici e della congiuntura. Approfondisce la teoria scientifica dello sviluppo internazionale.

Compie sperimentazioni limitate ma di straordinario interesse nel campo della partecipazione operaia al capitale, agli utili e alla gestione dell’azienda (ad esempio, in Silurificio Italiano).

Durante l’occupazione tedesca di Roma, Paronetto svolge funzione di banchiere della Resistenza, aiutato da Menichella e da Mattioli. In particolare, fa da banchiere per la formazione dei militari italiani che non hanno aderito alla Repubblica Sociale guidata dal colonnello Giuseppe di Montezemolo, che, catturato, verrà passato per le armi alle Fosse Ardeatine.

Per Menichella, Paronetto scrive il fondamentale Report destinato al capitano americano Andrew Kamarck, che deve decidere se l’IRI vada o meno messo in liquidazione in quanto ente voluto da Mussolini. Il documento convincerà Kamarck a salvare l’IRI. Altro documento di capitale importanza affidato a Paronetto è la relazione sulla condizione in cui versa l’intera economia italiana destinato al presidente Franklin Delano Roosevelt e dato in mano a Myron Taylor, l’inviato plenipotenziario di Washington presso il papa. 

Di grande rilevanza il rapporto che si crea con Raffaele Mattioli, il capo della Banca Commerciale: più volte Paronetto salverà Mattioli dalle ire di Menichella. Paronetto presenterà Mattioli a Togliatti e salverà il capo comunista a sua volta dalle ire di Mosca, che minacciosamente incolpa il leader comunista italiano di non essere riuscito a recuperare i ‘Diari dal Carcere’ di Antonio Gramsci e a debitamente censurarli. Attraverso Paronetto (e Franco Rodano), l’iniziativa avrà successo. Mattioli è il gestore della maggiore banca di cui si serve il Vaticano: in particolare sono solidi i rapporti tra Mattioli e Montini. La Comit fa parte dell’IRI. Paronetto non si stanca di ripetere a tutti che all’IRI si pensa con insistenza a salvaguardare la capacità produttiva per il dopo. Per le stesse banche c’è in atto il piano di non far trovare nulla nei forzieri ai tedeschi occupanti e ai repubblichini. L’IRI sarà la garanzia che dal primo giorno di cessare ostilità la produzione potrà riprendere con il massimo vigore possibile. Questa ottica viene trasmessa al ministro dell’Industria Giovanni Gronchi (un assoluto tifoso di Paronetto), che lo ha voluto a ogni costo a capo della sua segreteria tecnica e che si avvale con continuità delle sue prospettazioni sul sistema industriale italiano. Paronetto ha introdotto in Italia la scienza del management di James Burnham. È uno dei primi studiosi in Italia di John Maynard Keynes, di Wilhelm Roepke, di Hans-Georg Gadamer (la passione per questi ultimi due è condivisa con De Gasperi).

Da tutto quanto passato in rassegna, si può rilevare che una parte cospicua del programma di ricostruzione italiana sia passato per le capaci mani di Sergio Paronetto, che lo ha messo a punto insieme principalmente ad Alcide De Gasperi. Questo sia sul piano dello ius che sul piano della politeia. Sul suo letto di morte Paronetto tiene le bozze liberate del Codice di Camaldoli e la bozza (non liberata) del nuovo statuto dell’IRI, in coerenza con la nuova Italia: le grandi passioni della sua vita. Il debito che hanno gli italiani con il giovane economista cattolico scomparso nel 1945 a 34 anni è tra i più cospicui, non inferiore a quello maturato nei confronti dei cinque Grandi Ricostruttori d’Italia, Alcide De Gasperi, Donato Menichella, Ezio Vanoni, Luigi Einaudi, Giovanni Battista Montini.

Meloni al Consiglio Ue, frenata su contro-dazi e dubbi sul "ReArm"

Bruxelles, 19 mar. (askanews) – Giorgia Meloni è arrivata oggi a Bruxelles, dove domani e venerdì parteciperà al Consiglio europeo. La premier si presenta al summit dopo il doppio appuntamento in Parlamento che ha visto la maggioranza approvare – dopo giorni di tensioni – una risoluzione unitaria. Al di là delle assicurazioni di “compattezza”, sui temi al centro dell’agenda – in particolare sull’Ucraina e la difesa europea – non sono mancati da parte dei leghisti i distinguo, le assenze (più o meno strategiche) dei ministri e di Matteo Salvini, gli attacchi diretti a Ursula von der Leyen. Meloni ha camminato sul filo di un difficile equilibrio, mediando tra le diverse posizioni, evitando di entrare approfonditamente sui temi più divisivi, ribadendo ancora la linea di equidistanza tra Donald Trump e l’Europa. Un equilibrio che sarà più difficile mantenere con i partner europei.

Sull’Ucraina Meloni sostiene “gli sforzi” di Trump, un “leader forte e autorevole”, considerando la proposta di cessate il fuoco concordata l’11 marzo a Gedda da Stati Uniti e Ucraina “un primo, significativo, passo di un cammino che deve portare a una pace giusta e duratura” con “garanzie di sicurezza solide, efficaci e di lungo periodo”. E anche la telefonata di ieri tra il tycoon e Vladimir Putin ha aperto “un primissimo spiraglio”. In questa ottica, la premier ribadirà la sua contrarietà all’iniziativa dei “volenterosi”: per lei “l’invio di truppe europee proposto da Gran Bretagna e Francia è una proposta molto complessa, rischiosa e poco efficace” e comunque l’invio di truppe italiane “non è mai stato all’ordine del giorno”. Ciò non è in contrasto con il sostegno a Kiev, “mai stato in discussione”, ma se è “giusto che l’Europa si attrezzi per fare la propria parte” è “nella migliore delle ipotesi ingenuo, nella peggiore folle, pensare che oggi possa fare da sola, senza la Nato”.

Legato al tema dell’Ucraina c’è quello della difesa europea. Proprio oggi la Commissione ha presentato il ‘libro bianco’ che dettaglia il piano “ReArm Europe”. Il nome non è gradito alla presidente del Consiglio, che anche sui contenuti, però, mostra diversi dubbi. Si tratta, per lei, di un annuncio “roboante”, con una previsione di 800 miliardi di euro, senza risorse concrete messe in campo da Bruxelles ma con la “possibilità di ricorrere a deficit aggiuntivo”. E dunque “l’Italia valuterà con grande attenzione l’opportunità o meno di attivare gli strumenti previsti dal piano” e propone “soluzioni alternative alla semplice creazione di nuovo debito” come “un meccanismo di garanzie pubbliche europee, coordinato e integrato con i sistemi nazionali, sul modello di quello attualmente viene utilizzato per il programma InvestEU, per mobilitare più efficacemente i capitali privati e rilanciare gli investimenti nel settore della difesa”.

Il tema al centro del Consiglio è quello della competitività europea. Su questo, come ha spiegato nelle comunicazioni in Parlamento, servono “passi avanti concreti” per non condannare l’Europa a un “ruolo di gregario”. Per l’Italia una priorità è “un percorso di decarbonizzazione sostenibile” per imprese e cittadini, collegato con una “politica industriale efficace, che sappia combinare gli obiettivi ambientali con la competitività, rinunciando agli eccessi ideologici”. Se il Clean Industrial Deal “va in questa direzione” il governo è determinato a “impedire che si trasformi in un nuovo Green Deal”. in questa direzione va il non-paper presentato per il settore automotive. Il piano della Commissione per il comparto – ha detto – “contiene alcuni primi sviluppi positivi come la prospettiva di una soluzione – seppur temporanea – per il tema delle multe per i produttori non in linea con gli obiettivi di quota di mercato di veicoli, e l’anticipo della revisione degli obiettivi in termini di emissioni”. Sempre in campo economico servono, per Meloni semplificazioni e l’Italia propone di “ridurre il costo di tutti gli oneri amministrativi almeno del 25% per tutti, e almeno del 35% per le piccole e medie imprese”. C’è poi il capitolo dell’energia: i prezzi sono troppo alti e occorrono misure sia “immediate” che “strutturali”. Infine è per Meloni una “necessità improcrastinabile” completare il mercato unico dei capitali ed evitare che 300 miliardi di investimenti finiscano fuori dall’Ue.

Certo parlare di competitività economica in questo momento è impossibile senza considerare il rischio (in parte già in atto ma ancor più concreto dal prossimo 2 aprile) di una guerra commerciale con gli Stati Uniti. E sui dazi la posizione di Meloni sembra distinguersi significativamente da quella degli altri leader. La parola usata, “rappresaglie”, per riferirsi alle contromosse pensate dalla Commissione europea, ha un suono molto critico nei confronti dell’atteggiamento di Bruxelles. Per lei la strada è ancora quella del confronto con Trump (che vorrebbe incontrare a Washington al più presto, ma una data ancora non è stata fissata): “Bisogna ragionare in modo pragmatico e non rispondere più per istinto che per valutazioni economiche serie, altrimenti rischieremmo di crearci più problemi di quelli che pensiamo di risolvere”, ha detto in Senato.

Tema strategico per l’Italia è quello dei migranti. Meloni tornerà a riunire, a margine dei lavori, il tavolo promosso insieme a Danimarca e Paesi Bassi e che vede coinvolti i governi maggiormente impegnati nel contrasto all’immigrazione irregolare. La premier, che rivendica “la drastica riduzione degli sbarchi sulla rotta del Mediterraneo centrale” ha accolto favorevolmente la proposta della Commissione europea sulla riforma del quadro legislativo europeo sui rimpatri, attraverso il passaggio da una direttiva a un regolamento direttamente applicabile nei 27 Stati membri. Un cambio di ‘paradigma’ – per lei – che spinge il governo a “portare avanti” il protocollo con l’Albania “anche alla luce dell’interesse e del sostegno mostrato da sempre più nazioni europee”. A questo proposito, Roma chiede alla Commissione di “anticipare il più possibile l’entrata in vigore di quanto previsto dal nuovo Patto Migrazione e Asilo sulla definizione di Paese di origine sicuro” e guarda con attenzione al ricorso davanti alla Corte di Giustizia sui trattenimenti in Albania. “L’auspicio – per la presidente del Consiglio – è che la Corte scongiuri il rischio di compromettere le politiche di rimpatrio, non solo dell’Italia ma di tutti gli Stati Membri e dell’Unione Europea stessa, perché significherebbe minare alla base il sistema di Schengen e la stabilità stessa dell’Europa”.

La Casa Bianca: splendida conversazione tra Trump e Zelensky

Roma, 19 mar. (askanews) – Una “splendida conversazione” quella avuta oggi tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’ha detto oggi la portavoce della Casa bianca Karoline Leavitt, leggendo una nota sulla telefonata.

“Oggi il Presidente Trump e il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno avuto una splendida conversazione telefonica. Il presidente Zelensky ha ringraziato il presidente Trump per l’avvio produttivo del lavoro delle delegazioni ucraina e americana a Gedda l’11 marzo. L’incontro tra i funzionari di alto livello di entrambi i Paesi ha contribuito in modo significativo ad avanzare verso la fine della guerra”, ha letto Leavitt. “Il presidente Zelensky – ha continuato – ha espresso gratitudine al presidente Trump per il sostegno degli Stati uniti, in particolare per i missili Javelin che Trump è stato il primo a fornire nel suo impegno per la pace”.

I due leader, ha detto ancora la portavoce, “hanno concordato che Ucraina e Stati uniti continueranno a collaborare per porre fine al conflitto e che, sotto la guida del presidente Trump, si può raggiungere una pace duratura”.Trump “ha informato pienamente Zelensky sulla sua conversazione con Putin e sui punti chiave discussi”, ha comunicato la portavoce, aggiungendo che i due “hanno esaminato la situazione nella regione di Kursk e concordato di condividere strettamente informazioni tra i rispettivi staff della difesa man mano che l’evoluzione del fronte lo richiederà”.

Zelensky ha chiesto a Trump ulteriori sistemi di difesa aerea, in particolare sistemi missilistici Patriot, e “il presidente Trump si è detto disponibile a lavorare con lui per reperire quanto possibile, soprattutto in Europa”, ha detto ancora Leavitt.

I due leader hanno concordato “un cessate il fuoco parziale sugli attacchi alle infrastrutture energetiche”, ha detto ancora la portavoce della Casa bianca, segnalando che “i team tecnici si incontreranno nei prossimi giorni in Arabia saudita per discutere l’estensione del cessate il fuoco fino al Mar nero, come tappa verso un cessate il fuoco completo. Hanno convenuto che questo potrebbe rappresentare il primo passo verso la fine definitiva della guerra e la garanzia della sicurezza”.

Zelensky, dal canto suo, “ha espresso riconoscenza per la leadership del Presidente Trump in questo sforzo, ribadendo la sua disponibilità ad adottare un cessate il fuoco totale” recita la nota.

Trump ha inoltre discusso della fornitura di energia elettrica e della gestione delle centrali nucleari ucraine, affermando che gli Stati Uniti potrebbero offrire supporto grazie all’esperienza nel settore elettrico e dei servizi pubblici. Secondo Trump, “la gestione americana di queste infrastrutture costituirebbe la migliore protezione e sostegno all’infrastruttura energetica ucraina”.

Il leader ucraino ha ringraziato Trump anche per l’attenzione alle questioni umanitarie, incluso lo scambio di prigionieri di guerra, ricordando l’avvenuto scambio di recente e apprezzando la leadership americana. Il presidente Usa “ha chiesto informazioni sui bambini scomparsi dall’Ucraina durante la guerra, compresi quelli rapiti, promettendo di collaborare strettamente con entrambe le parti per assicurarne il rientro in patria”.

Entrambi i presidenti – ha proseguito la portavoce – “hanno sottolineato che tutte le parti devono continuare a impegnarsi per far funzionare il cessate il fuoco”.

Italia-Usa,Noseda confermato a direzione NSO di Washington sino a 2031

Milano, 19 mar. (askanews) – La National Symphony Orchestra di Washington ha confermato per un ulteriore quadriennio il Maestro Gianandrea Noseda come direttore musicale, incarico che detiene dal 2017, estendendo fino al 2031 la durata dell’attuale contratto che comprende la stagione 2026-2027. Ciò assicura che “la sua notevole leadership e la sua collaborazione artistica con la NSO” – come recita il comunicato diffuso dal Kennedy Center – “prosegua fino alla stagione del suo centenario nel 2031”.

La decisione arriva all’indomani della rinnovata attenzione dei vertici dell’amministrazione USA nei confronti della prestigiosa istituzione culturale federale, alla cui presidenza è stato da poco eletto il Presidente Donald Trump, manifestatasi anche con l’inedita partecipazione del Vice Presidente J.D. Vance e consorte al concerto per violino n. 2 di Shostakovich e a Petrushka di Stravinsky diretti proprio da Gianandrea Noseda.

Nominato come direttore musicale designato nel gennaio 2016, Noseda è direttore musicale effettivo da settembre 2017. Il rinnovo contrattuale giunge pertanto quasi al termine di un rapporto decennale con la NSO e “ribadisce – si legge ancora nel comunicato – il persistente impatto di Noseda sul suono, la visione e il retaggio della NSO”.

“Per quasi 95 anni – ha dichiarato Noseda in questa occasione – la National Symphony Orchestra si è affermata come un ensamble preminente nel panorama musicale statunitense, ingaggiando talenti di prim’ordine ed eseguendo nuove opere di alcuni dei compositori americani più promettenti. Sono onorato di proseguire questo viaggio con questi straordinari orchestrali mentre ci si avvicina al centenario della NSO nel 2021. Come direttore musicale, mi sento fortunato a seguire le orme di leggende come Mstislav Rostropovich, Leonard Slatkin e Antal Doráti. È un onore continuare ad aiutare a plasmare il suono dell’orchestra e al contempo celebrare e preservare il ricco patrimonio che rende unica la National Symphony Orchestra”.

Noseda, tra l’altro, contribuisce personalmente al suono dell’orchestra prestando gratuitamente ai musicisti strumenti della propria collezione privata di liuteria italiana dei secoli XVII-XIX, tra cui sette violini e una viola.

Sin dalla sua nomina a direttore musicale per la stagione 2017-2018, Noseda ha condotto la NSO in un capitolo artistico del tutto nuovo, eseguendo performance acclamate dalla critica, con una programmazione innovativa e una rinnovata attenzione alla nuova musica.

Sotto la sua bacchetta, l’orchestra si è esibita in numerose performance alla Carnegie Hall nel 2019, 2023 e 2024 e lo farà nuovamente nel 2026, così come al Lincoln Center nel 2019. Ha contribuito allo sviluppo dell’etichetta della NSO, lanciata sotto la sua egida nel 2020, rilasciando numerosi album, tra cui la Sinfonia n. 9 di Dvorak, Billy the Kid di Copland, le sinfonie complete di Beethoven, le cinque sinfonie di George Walker, i quattro lavori orchestrali di Carlos Simon, e lavorando a tre prossime uscite: la Vanessa di Barber; la sinfonia n. 7 di Mahler; le sinfonie 2 e 4 di William Grant Still. Inoltre Noseda ha guidato l’orchestra nel suo primo tour internazionale post pandemia, nel febbraio 2024, con 10 concerti acclamati in nove città in Spagna, Germania e Italia. A marzo di quest’anno Noseda dirigerà l’orchestra nel suo primo tour nazionale statunitense dal 2011, con 5 concerti in Florida. Dall’inizio del suo incarico Noseda ha assunto 23 dei 96 musicisti a tempo pieno dell’organico orchestrale.

Nata nel 1931, la National Symphony Orchestra dal 1986 è affiliata al John F. Kennedy Center for the Performing Arts, dove si è esibita sin dalla sua fondazione nel 1971.

Gianandrea Noseda è uno dei direttori più richiesti al mondo, riconosciuto per la sua maestria sia in ambito concertistico che operistico. È direttore musicate della National Symphony Orchestra, direttore musicale generale dell’Opera di Zurigo, principale direttore ospite della London Symphony Orchestra e direttore musicale fondatore del Tsindall Festival e dell’Orchestra Giovanile Pancaucasica. Ha diretto le maggiori orchestre internazionali, istituzioni operistiche e festival, incluso il Teatro Regio di Torino, la BBC Philharmonic, la Israeli Philharmonic Orchestra, il Teatro Marinsky, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, la Pittsburgh Symphony Orchestra e la Rotterdam Philharmonic.

Nato a Milano, Noseda è Commendatore al Merito della Repubblica Italiana. È stato insignito dei riconoscimenti di Musical America’s Conductor of the Year, International Opera Awards Conductor of the Year, OPER! AWARDS Best Conductor e ha ricevuto il Puccini Award e l’Ambrogino d’Oro del Comune di Milano.

Federal Reserve conferma tassi di interesse Usa al 4,25%-4,50%

Roma, 19 mar. (askanews) – La Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti ha confermato come da attese i tassi di interesse sul dollaro. Il riferimento ufficiale sui fed funds resta così a una forchetta del 4,25%-4,50%.

Nel comunicato diffuso al termine del direttorio (Fomc), l’istituzione monetaria parla di una attività economica che ha continuato a crescere in maniera “solida” a fronte di un tasso di inflazione “che resta in qualche misura elevato”, in un quadro generale in cui “l’incertezza attorno alle prospettive è aumentata”. (fonte immagine: Federal Reserve).

Ue, Salvini: se ci sono 800 mld usiamoli per scuole, non per armi

Milano, 19 mar. (askanews) – “Dal gruppo della Lega a Bruxelles le idee sono chiare. Se ci sono 800 miliardi di euro da investire non li usiamo per comprare armi, missili, carri armati; le usiamo per le nostre scuole, i nostri ospedali, le nostre pensioni e le nostre famiglie. Quindi no debito europeo, no esercito europeo”. Lo ribadisce il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, in un video registrato a Bruxelles con gli eurodeputati del Carroccio. “Mentre Trump, Putin e Zelensky parlano di pace, lavorano per la pace, noi abbiamo il dovere di costruire pace. Mentre a Bruxelles qualcuno penso che preferisca la guerra…”, conclude Salvini.

Zelensky: con Trump colloquio positivo, sostanziale e franco

Roma, 19 mar. (askanews) – Il colloquio con il presidente Usa Donald Trump è stato “positivo, molto sostanziale e franco”. L’ha detto il leader ucraino Volodymyr Zelensky, spiegando che Kiev accetta il cessate il fuoco parziale per le infrastrutture energetiche e anche la proposta Usa di un cessate il fuoco incondizionato lungo il confine. Ha inoltre suggerito che, “con il presidente Trump e sotto la guida americana, la pace duratura possa essere raggiunta già quest’anno”.

Nel comunicato, Zelensky ha affermato di aver “avuto una conversazione positiva, molto sostanziale e franca con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump” e di aver “concordato che Ucraina e Stati uniti devono continuare a lavorare insieme per ottenere una vera fine del conflitto e una pace duratura”. Ha aggiunto: “Crediamo che, insieme all’America, con il Presidente Trump e sotto la guida americana, la pace duratura possa essere raggiunta già quest’anno”.

Trump ha condiviso con Zelensky “i dettagli della sua conversazione con Putin (di ieri) e i temi principali discussi”. Uno dei primi passi verso la cessazione completa della guerra potrebbe essere “la fine degli attacchi alle infrastrutture energetiche e civili”, ha detto ancora Zelensky precisando di aver “espresso il mio sostegno a questa misura, e l’Ucraina ha confermato la propria disponibilità a implementarla”. La parte americana – ha aggiunto il presidente ucraino – “ha inoltre proposto un cessate il fuoco incondizionato lungo il fronte, proposta che l’Ucraina ha accettato. Continueremo a lavorare affinché ciò si realizzi. Riteniamo che questi passi siano necessari per creare le condizioni per preparare un accordo di pace complessivo durante il cessate il fuoco”.

Per quanto riguarda la situazione sul campo di battaglia, i due presidenti hanno parlato della situazione nella regione russa di Kursk e “affrontato il tema del rilascio dei prigionieri di guerra e del ritorno dei bambini ucraini portati via dalle forze russe”. Hanno inoltre “discusso dello stato della difesa aerea ucraina e della possibilità di rafforzarla per proteggere vite umane”.

Papa, condizioni cliniche si confermano in miglioramento

Città del Vaticano, 19 mar. (askanews) – “Le condizioni cliniche del Santo Padre si confermano in miglioramento”. E’ quanto si legge sul nuovo bollettino medico sulle condizioni di salute di Papa Francesco diffuso questa sera dalla Sala stampa della Santa Sede.

Il bollettino aggiunge che “il Santo Padre ha sospeso la ventilazione meccanica non invasiva e ridotto anche la necessità dell’ossigenoterapia ad alti flussi” mentre “continuano i progressi della fisioterapia motoria e respiratoria”.

“Questa mattina nella solennità di San Giuseppe – si specifica – il Santo Padre ha concelebrato la Santa Messa”.

La "cura Musk" funziona: valutazione X risalita a 44 mld dollari

Roma, 19 mar. (askanews) – La valutazione di X, il social media di Elon Musk è più che quadruplicata negli ultimi mesi, e a quota 44 miliardi di dollari e ritornata al livello a cui la società era stata acquistata dall’imprenditore, alleato chiave di Donald Trump. Lo riporta il Financial Times, citando degli accordi di interscambio di quote effettuati nel corso di marzo da azionisti della società, in base a quanto riportato da fonti anonime a conoscenza delle transazioni.

Lo scorso settembre X era stata valutata appena 10 miliardi di dollari. L’imprenditore e pioniere di nuove tecnologie è così riuscito ad effettuare una drastica rivalutazione del social, precedentemente chiamato Twitter, su cui ha operato drastici tagli alle controverse operazioni di censura e controllo dei contenuti, licenziando la stragrande maggioranza del personale che operava proprio in questo ambito.

In questo modo, se da un lato Musk ha perso una consistente quota di ricchezza con il calo delle valutazioni di Tesla – che da settimane vede la sua produzione di auto elettriche bersagliata da episodi di vandalismo da parte di elettori Usa, prevalentemente “liberal”, frustrati per il ritorno di Trump alla Casa Bianca – contemporaneamente ha visto risalire il suo patrimonio sul versante di X.

Secondo il Ft, a dispetto di un calo del fatturato totale da quando è stata rilevata da Musk, lo scorso anno X ha realizzato 1,2 miliardi di dollari di utili ante imposte e spese di ammortamento. Altre fonti anonime citate dal quotidiano riportano che i tagli operati dall’imprenditore stanno funzionando e che i ricavi stanno risalendo.

Subito dopo il suo reinsediamento alla Casa Bianca, Trump ha affidato a Musk la guida di un nuovo direttorio (Doge), con il compito di tagliare tutte le spese improduttive o dannose dal bilancio federale.

Concerto-tributo a Pino Daniele per i suoi 70 anni a piazza del Ges

Napoli, 19 mar. (askanews) – Un concerto unico per celebrare il 70esimo compleanno di Pino Daniele, Napoli si da appuntamento a piazza del Ges per: ‘Je Sto Vicino a Te Forever’, un omaggio musicale e culturale che riunisce amici, colleghi e artisti vicini all’indimenticabile cantautore. Nello Daniele fratello del grande Pino racconta questa serata di festa per l’uomo in blues’ dalla piazza dove ha cominciato a scrivere. Lo slogan scelto per l’evento, ‘Puorteme a casa mia’.

“L’idea di festeggiare qui il suo settantesimo compleanno e di riportarlo nei suoi luoghi e tra la sua gente, con tanti amici e tanti artisti che accompagneranno la gente che canta le canzoni di Pino”

Davvero tanti gli ospiti sul palco delle serata condotta da Serena Autieri: ci sono i 99 Posse, Francesco Baccini, Mario Biondi, Rossana Casale, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Eugenio Finardi, Morgan, Enzo Gragnaniello, Negrita, Nina Zilli e tanti altri. Gli Audio 2 ricordano Pino cos.

“Lo omaggeremo con il brano “Alleria” che non uno dei pi noti ma che secondo noi uno dei pi belli, rigorosamente in napoletano stretto”.

La serata sar trasmessa in differita su Rai 2 il prossimo 20 aprile.

Ventimila agricoltori Coldiretti a Parma, l’Efsa garantisce test rigorosi

Parma, 19 mar. (askanews) – “Pi ricerca e meno burocrazia”. “Stop alla guerra militare e anche a quella commerciale”. Ventimila voci si sono alzate oggi a Parma sotto la regia di Coldiretti che, al termine di un incontro con i tecnici di Efsa, ha ottenuto l’impegno concreto dell’Autorit europea per la sicurezza alimentare a condurre ogni analisi necessaria sui cibi sintetici, compresi test pre-clinici e clinici. Un successo per la manifestazione che ha riunito agricoltori da tutta Italia per chiedere maggiori garanzie sulla sicurezza alimentare e regole pi chiare per i prodotti derivati da colture cellulari. Come rivendica il presidente dell’associazione Ettore Prandini.

“Ricordiamo sempre che solo nel nostro paese il valore complessivo dell’agroalimentare vale 620 miliardi; 4 milioni di occupati; 70 miliardi il record storico legato alle esportazioni delle nostre eccellenze. Non siamo alla fine, siamo solo al all’inizio di questo percorso che pu dare ulteriori risposte in termini di opportunit di carattere economico e sociale per l’Italia, ma per l’Europa intera”.

Per le strade di Parma anche allevatori e agricoltori francesi e spagnoli, accomunati nel chiedere un cambio di passo all’Europa. A partire dall’accordo commerciale Ue-Mercosur, in discussione da anni, che prevede l’eliminazione graduale delle tariffe per la maggior parte dei prodotti agricoli tra l’Unione Europea e i Paesi del blocco sudamericano. Totalmente contrario Juan Luis Delgado, vice-presidente di Asaja, la pi grande organizzazione agricola spagnola.

“Gli agricoltori spagnoli sono totalmente contrari all’accordo con il Mercosur, anche perch sappiamo in Spagna, come sanno tutti gli agricoltori in tutta Europa, che i prodotti importati da quella regione non rispettano gli stessi standard che rispettiamo noi”.

Sulla stessa linea anche Patrick Bnzit, presidente FNB, la federazione francese degli allevatori.

“Abbiamo una battaglia comune e la nostra battaglia comune quella di opporci ad un’Europa che spinge verso prodotti cellulari di laboratorio e invece difendere e promuovere l’allevamento che diffuso in tutta Europa, che rappresenta centinaia di migliaia di posti di lavoro e che rischiano di scomparire”.

L’Efsa ha garantito l’applicazione dei pi alti standard scientifici ai nuovi alimenti. Coldiretti ha espresso soddisfazione per l’incontro “costruttivo” e proseguir l’impegno a Bruxelles per rafforzare regole e trasparenza sui cibi di laboratorio.

Ue, Mattarella e Meloni al Quirinale, nessun faccia a faccia

Roma, 19 mar. (askanews) – Oggi non c’è stato un faccia a faccia tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni. In passato a margine del tradizionale pranzo di lavoro al Quirinale con alcuni ministri in vista del Consiglio europeo, il capo dello Stato e la premier hanno colto l’occasione per uno scambio a due, ma oggi questo non è accaduto. A quanto si apprende, inoltre, i due interlocutori “non hanno parlato di Ventotene”, argomento che è stato oggetto dello scontro in aula alla Camera tra la presidente del Consiglio e i gruppi dell’opposizione durante le comunicazioni in vista del summit europeo.

Telefonata Trump-Zelensky, il Presidente Usa: siamo sulla strada giusta

New York, 19 mar. (askanews) – “Ho appena concluso un’ottima telefonata con il presidente Zelensky dell’Ucraina. È durata circa un’ora”. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato in un post la fine del colloquio con il leader ucraino. Gran parte della conversazione, ha spiegato Trump, è stata incentrata sul tentativo di allineare le richieste e i bisogni di Kiev e Mosca, dopo la chiamata avvenuta ieri con il presidente russo Vladimir Putin.

“Siamo molto sulla strada giusta, ha aggiunto Trump, e chiederò al segretario di Stato Marco Rubio e al consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Waltz di fornire un resoconto preciso dei punti discussi. La nota ufficiale sarà diffusa a breve”.

Green Design, Fantin: intrinseco connubio natura estetica

Roma, 19 mar. – Durante il suo intervento all’evento “Green Design: tra efficienza ed estetica” di GBC Italia, Andrea Fantin Responsabile Commerciale DAKU ha spiegato come l’innovazione nel settore del verde pensile e della gestione delle acque possa rappresentare una svolta per l’edilizia sostenibile.

“Per noi – ha detto -, il connubio tra natura ed estetica un elemento intrinseco nel core business dell’azienda. Operiamo nel mercato dei tetti verdi, dei giardini pensili e della gestione dell’acqua, e siamo davvero molto fieri di essere riusciti a innovare, arrivando persino al brevetto, ispirandoci a ci che accade in natura. Siamo riusciti a fornire alle piante l’acqua esattamente come avviene in natura, evitando le distorsioni che si creano inevitabilmente con un impianto di irrigazione tradizionale. Da questa idea nata la realizzazione di un sistema di contenimento dell’acqua in copertura, permettendoci di gestire interamente le precipitazioni direttamente sui tetti. Questo approccio ci ha aperto nuove opportunit di mercato, portandoci ad operare non solo nel verde pensile, ma anche nella gestione innovativa dell’acqua”.

Lega: da Elkann parole vergognose, restituisca miliardi italiani

Milano, 19 mar. (askanews) – “Le parole di John Elkann sono l’ennesima, vergognosa presa in giro: il suo gruppo è cresciuto grazie ai soldi degli italiani, italiani che poi ha licenziato per investire e assumere all’estero. E con la geniale idea del ‘tutto elettrico’ da loro sostenuta, stanno contribuendo a distruggere il settore dell’auto, in Italia e in Europa. Il signor Elkann dovrebbe scusarsi coi lavoratori, e restituire i miliardi incassati dal nostro Paese”. Lo si afferma in una nota della Lega a commento dell’audizione informale del presidente di Stellantis, John Elkann, davanti alle commissioni Attività produttive di Camera e Senato.

Ciclismo, Isaac Del Toro vince la Milano-Torino

Roma, 19 mar. (askanews) – Il messicano Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) ha vinto la 106^ edizione della Milano-Torino, 174 km da Rho a Torino (Superga), davanti al britannico Ben Tulett (Team Visma | Lease a Bike) ed al norvegese Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility). Gara decisa sulla salita finale che porta a Superga. Il primo squillo arriva da Tobi Johannessen (UnoX), ma la UAE torna sotto con Adam Yates. Il ritmo del britannico è costante, infernale, e poco alla volta distrugge il gruppetto. Rimangono solamente in tre: Del Toro, Tulett (Visma) e Johannessen. Il norvegese è nuovamente il primo a muoversi, ma il suo scatto è ancora “perdente”. Quindi va in testa Tulett che prova a cavare tutti quanti di ruota, ma non fa altro che tirare la volta a Del Toro che lo beffa negli ultimi 150 metri. Diciannovesima vittoria stagionale per la UAE. “Sono felice, è stata una giornata speciale. Avevo studiato bene l’ascesa finale nel primo giro, e nel secondo sono partito dopo il forcing di Yates. Ho giocato bene le mie carte allo sprint. La squadra è stata fondamentale per cogliere questo successo, credendo in me e dandomi fiducia fin dai giorni scorsi. Sono contento di averla ripagata così” le parole del vincitore all’arrivo.

Innovazione, Montemagni (Lega): S a proroga obiettivi Pnrr

Roma, 19 mar. – “Noi come Lega abbiamo proposto un ministro dell’Innovazione, perch l’innovazione futuro e non bisogna averne paura. Ci sono 50 miliardi sulla digitalizzazione col Pnrr e dai report vediamo gi alcuni obiettivi raggiunti; 6mila amministrazioni hanno digitalizzato i servizi, il 55% delle aziende italiane in cloud, cos come 4mila amministrazioni. Utile dunque la formazione con percorsi utili. Un aspetto su cui sfruttare la tecnologia la prevenzione, ad esempio sul rischio geologico. Oltre ai corpi di soccorso di cui disponiamo, col digitale si possono fare studi e avere un quadro molto completo delle situazioni”. Lo ha detto Elisa Montemagni, deputata della Lega e membro della Commissione Ambiente, intervenuta a Largo Chigi, il format di The Watcher Posi in onda su Urania Tv. Montemagni si poi espressa sul percorso del Pnrr: “Se serve una proroga degli obiettivi non vedo perch no. L’importante fare le cose bene e avere risultati. Si vedano i progetti Stem o l’ordine del giorno a mia firma sull’incentivazione del Suap. Il digitale utile nel portare avanti le pratiche burocratiche”.

Calcio, Calafiori: "Italia-Germania non è come la altre"

Roma, 19 mar. (askanews) – Per Riccardo Calafiori quello di domani sarà il primo Italia-Germania della sua carriera: “Non è mai una partita come le altre. Sia a noi che a loro manca qualche giocatore, sarà un test importante per capire a che punto siamo. Vogliamo vincere per raggiungere le finali di Nations League”. Negli ultimi anni la Nazionale ha spesso ben figurato contro i tedeschi: “Ricordo la semifinale dei Mondiali del 2006, ma anche la semifinale di EURO 2012 e la sconfitta ai rigori nei quarti dell’Europeo del 2016. Anche quando non abbiamo vinto, le prestazioni sono sempre state buone”.

Con la maglia dell’Arsenal ha segnato due settimane fa il primo gol in Champions League (“ho realizzato un sogno che avevo da bambino”), una conferma delle capacità di inserimento che più che un difensore moderno ne fanno un vero e proprio tuttocampista: “Saper fare più cose possibili e saperle fare bene è una cosa utile nel calcio di oggi. In Nazionale abbiamo ricominciato questo nuovo ciclo, la squadra è giovane, siamo affiatati e ci troviamo bene. Abbiamo accettato la batosta dell’Europeo e abbiamo deciso di ricominciare, la vittoria a settembre con la Francia è stata fondamentale e da lì siamo migliorati tanto”.

Calcio, Spalletti: "Con la Germania a viso aperto per vincere"

Roma, 19 mar. (askanews) – Alla ventunesima panchina da Commissario tecnico, Luciano Spalletti assapora il suo primo confronto con la nazionale tedesca. Aveva 11 anni nel luglio del 1970, quando il gol di Gianni Rivera decise quella che sarebbe passata alla storia come ‘La Partita del Secolo’, mentre nell’estate del 1982, anno del trionfo al Mundial spagnolo, si stava affacciando al calcio dei grandi con i dilettanti del Castelfiorentino. Anche nel 2006, quando l’Italia di Lippi superò 2-0 la Germania nella semifinale del Mondiale, Spalletti era ancora un semplice tifoso della Nazionale: “Quelle partite lì – dichiara nell’intervista rilasciata a Vivo Azzurro TV – te le porti dietro per tutta la vita. La semifinale del 2006 l’ho vissuta con un trasporto incredibile, quando Del Piero ha segnato abbiamo iniziato tutti a correre davanti al televisore”. Domani sarà tra i protagonisti dell’ennesimo capitolo, il 42°, di una delle grandi saghe del calcio mondiale. A Milano (ore 20.45, arbitra il francese Letexier) andrà in scena solo il primo atto di una doppia sfida dalla quale dipenderà il futuro prossimo degli Azzurri: non solo la qualificazione alle Finals di Nations League, che l’Italia vincendo ospiterebbe a giugno a Torino, ma anche il percorso verso il Mondiale del 2026. “Italia-Germania ha sempre un fascino incredibile – le parole del Ct in conferenza stampa – per i trascorsi e perché sono sempre state due nazionali fortissime. Sono convinto che sarà una bella gara, che tutte e due le squadre giocheranno a viso aperto, per vincere. Se dovessimo andare a rincorrerli sempre sarebbe difficile uscirne in maniera positiva. Loro ci metteranno la qualità che hanno, ma noi vogliamo vincere”.

Per un calciatore dell’Atalanta che arriva, Raoul Bellanova, un altro se ne va. Questa mattina Spalletti ha infatti perso Mateo Retegui, il capocannoniere della Serie A rientrato a Bergamo dopo aver accusato un risentimento muscolare alla coscia destra: “L’abbiamo rimandato a casa perché non ce l’avrebbe fatta, ma si spera recuperi per giocare la prossima partita di campionato con l’Atalanta. Non ha un problema ben definito, ma un affaticamento. Per il momento non chiamo nessuno al suo posto perché voglio veder come va la prima partita, valuteremo anche in base al recupero di Zaccagni e Cambiaso. Se devo chiamare una prima punta chiamerò Piccoli, se devo invece chiamare una seconda punta convocherò Baldanzi”. A guidare l’attacco azzurro domani dovrebbe essere Moise Kean: “Visto che penso verrà fuori una partita da sbattimento, da continui ribaltamenti di fronte, Kean è più adatto. Con lui ho avuto la possibilità di confrontarmi, non solo sul calcio. L’ho conosciuto meglio, è un po’ diverso dal messaggio che manda: è un ragazzo molto sensibile, che tiene alla sua professione e ai suoi compagni. È perfettamente dentro quella qualità morale di squadra che vogliamo andare a creare”.

Smart City, Sparavigna: su innovazione procedere a due velocit

Roma, 19 mar. – “A Firenze abbiamo 3 over 80, un under 30 e 360mila residenti per 15 milioni di persone che si riversano in citt per turismo, sanit ed altro. La sfida tech va calata su questi dati e quindi bisogna cercare di procedere a due velocit. Il tech e l’innovazione sono alleati preziosi per cucire le asimmetrie numeriche. La fase storica ineluttabile ma noi come amministrazione abbiamo esempi concreti di azione nella logica della creativit amministrativa, abbiamo investito negli Its e facciamo corsi per l’alfabetizzazione digitale nei centri anziani. E c’ la possibilit per chi impossibilitato a muoversi di usare un visore della citt. La transizione fornisce strumenti per progredire e oggi il dato l’unit minima del nostro sistema socioeconomico: capire come stoccare i dati e leggerli dev’essere uno dei principali impegni a livello nazionale ed europeo. Da l passa la privacy delle persone”. Lo ha detto Laura Sparavigna, Assessora Smart city, Innovazione e Intelligenza artificiale al Comune di Firenze.

Green Design, Amatista: ruolo chiave isolamento sostenibile

Roma, 19 mar. – Ettore Amatista, Technical Specification Manager di Knauf Insulation, ha sottolineato il ruolo chiave dell’isolamento sostenibile e delle nuove tecnologie brevettate nel ridurre l’impatto ambientale, intervenendo nel contesto dell’evento “Green Design: tra efficienza ed estetica” di GBC Italia.

” un piacere per noi essere qui insieme a Green Building Council d’Italia. stato un onore ricevere l’invito dal Chapter Piemonte. Il piacere dato dal fatto che i temi della sostenibilit ambientale per Knauf Insulation sono all’ordine del giorno – ha sottolineato -. Ogni giorno trattiamo sia nelle fasi di produzione sia nell’assistenza che abbiamo sul territorio le tematiche legate alla sostenibilit. Il mercato richiede sempre di pi l’uso di isolanti in lana minerale sia di vetro che di roccia proprio grazie alla facilit con cui si riesce a legare questa tecnologia con i temi della sostenibilit oltre che alle uniche prestazioni che hanno questi tipi di materiali come l’incombustibilit, oggi sempre pi importante. Proprio a questo evento abbiamo parlato di queste tematiche grazie anche alla tecnologia di nostra brevettazione Ecos che compie 15 anni. Speriamo che sia con questa tecnologia che con tante altre riusciremo a migliorare i prodotti per l’isolamento”.

Apple, Ue emana due ordinanze su interoperabilità iPhone e iPad

Roma, 19 mar. (askanews) – La Commissione europea ha adottato due decisioni riguardo a obblighi a carico di Apple sull’interoperabilità dei suoi dispositivi, sulla base delle nuove normative comunitarie sui servizi digitali (Dma o Digital Markets Act).

Il primo obbligo riguarda nove elementi sulla connettività del sistema operativo iOS, utilizzati prevalentemente per collegare smartwatch, cuffie o televisioni a iPhone o iPad (gli smartphone e i tablet di Apple).

Questi obblighi garantiranno agli sviluppatori e a terze parti “un migliore accesso ai sistemi che consentono di mostrare notifiche o di effettuare trasferimenti di dati”. In questo modo “i dispositivi collegati di ogni marchio funzioneranno meglio con gli iPhone”, afferma l’organismo comunitario con un comunicato.

Il secondo obbligo, dice sempre la commissione Ue, migliora trasparenza efficacia dei processi di Apple per gli sviluppatori interessati a ottenere l’interoperabilità con iPhone e iPad. Questo include l’accesso a documentazioni tecniche al momento non disponibili a terze parti e comunicazioni sugli aggiornamenti, che rendano anche più prevedibili gli stessi in merito sempre all’interoperabilità.

Queste decisioni “sono vincolanti – precisa la Commissione -. E Apple è tenuta ad attuarle nelle tempistiche indicate.

Come in un caso parallelo, annunciato sempre oggi riguardo a possibili violazioni delle regole del Dma da parte del gruppo Google Alphabet, la vicenda – contro cui Apple può presentare ricorso – potrebbe anche alimentare la conflittualità con gli Stati Uniti, in una fase già tesa dopo i nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump, seguiti da rappresaglie Ue. Peraltro Washington ha ripetutamente sollevato rimostranze contro le normative Ue, in merito alle loro ricadute per i giganti digitali a stelle strisce.

Suigo: Competenze e burocrazia rallentano transizione digitale

Roma, 19 mar. – “Le infrastrutture digitali e condivise sono indispensabili per immaginare un mondo connesso. Se consideriamo che l’80% del traffico dati in Italia avviene su base indoor, vale a dire in case, uffici, ospedali, universit ecc, capiamo perch sia necessario migliorare la copertura 4G e 5G affiancando al sistema di copertura garantito dalle torri anche quello delle microantenne distribuite sul territorio”, lo ha detto Michelangelo Suigo, Direttore relazioni esterne, comunicazione e sostenibilit di Inwit, intervenuto a Largo Chigi, il format in onda su Urania Tv. E ha aggiunto: “Ci sono ancora alcuni problemi che ostacolano il processo di transizione digitale. Intanto la carenza di competenze nei comuni, soprattutto in quelli piccoli, che complessivamente sono la maggior parte nel nostro paese. E poi la lentezza e l’incertezza dei tempi della burocrazia negli iter autorizzativi. Basti pensare che Inwit aggiudicataria del Piano Italia 5G del Pnrr per portare le infrastrutture digitali in 5G anche nelle zone a fallimento di mercato, quelle in digital divide. La scadenza il 30 giugno 2026, ma ad oggi il 45% delle amministrazioni a cui abbiamo presentato gli appositi permessi hanno risposto con dinieghi, ostacoli e problemi vari. necessario uniformare i regolamenti comunali alla normativa nazionale, che chiara e mira ad accelerare la digitalizzazione del Paese”.

Mirkoeilcane, fuori il 25 marzo il nuovo singolo "Toro"

Roma, 19 mar. (askanews) – Mirkoeilcane annuncia l’uscita del suo nuovo singolo, “Toro”, il prossimo 25 marzo, mentre il cantautore romano, all’anagrafe Mirko Mancini, classe 1986 (6 maggio e quindi segno zodiacale Toro), presenterà in anteprima il brano la sera del 24 marzo, in occasione del suo concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma (Sala Borgna), oltre ai pezzi dell’ultimo album “La musica contemporanea mi butta giù” e alcune delle canzoni più amate del suo repertorio.

“Toro” è una canzone che mescola abilmente i suoni pop con la scrittura della canzone d’autore italiana, tenendo al centro la forte originalità e l’inconfondibile autoironia di Mirkoeilcane. Un brano che affronta il conflitto tra aspettative e realtà, mettendo in luce le sfide che la vita ci pone: l’artista offre una riflessione critica sull’affidarsi a forze esterne, come gli oroscopi, per orientarsi nella propria esistenza, invitando a riscoprire l’intuito e la volontà come strumenti fondamentali per affrontare la vita con autenticità, nonostante le difficoltà che questa comporta.

“Del futuro non è dato sapere. Si può ipotizzare, progettare, sperare, tirare a indovinare – dice Mirkoeilcane – Ci si può affidare al parere delle stelle. ‘Toro’ parla di quanta poca importanza si dia, invece, al proprio intuito e alla propria forza di volontà. Se il mio oroscopo avesse avuto ragione, anche poca, anche solo una volta ogni tanto, sarei nella top 3 delle persone più ricche del mondo. Invece faccio il cantautore ai tempi della trap”.

Con tre album all’attivo e una serie di prestigiosi riconoscimenti, tra cui il premio Musicultura 2017 per il brano “Per Fortuna”, Mirkoeilcane ha saputo ritagliarsi una posizione di rilievo nel panorama musicale italiano. Con la canzone “Stiamo tutti bene” ha preso parte nel 2018 al Festival di Sanremo, conquistando il secondo posto nella categoria Nuove Proposte, il Premio “Mia Martini” della critica e il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo, e, successivamente, la Targa Tenco come “Miglior canzone”. Oltre alla musica, Mirkoeilcane ha dato il suo contributo al cinema, firmando due colonne sonore: nel 2017 quella del film “I Peggiori” di Vincenzo Alfieri e nel 2019 quella di “A mano disarmata” di Claudio Bonivento.

Ue: Google Search e Google Play violano norme servizi digitali

Roma, 19 mar. (askanews) – La Commissione europea ha inviato due comunicazioni a Alphabet, la casa madre di Google, riguardo presunte a violazioni delle nuove normative Ue sui servizi digitali (Dma o Digital Markets Act).

La prima comunicazione riguarda “alcune caratteristiche e funzionalità” del sistema Google Search, che secondo Bruxelles favorirebbero i servizi della stessa società rispetto a quelli di aziende rivali “in questo modo non assicurando un trattamento paritetico, non discriminatorio e trasparente alle terze parti, come stabilito dal Dma”.

Il secondo parere preliminare imputa ad Alphabet il fatto che la sua piattaforma Google Play non rispetta le normative dello stesso pacchetto dato che “agli sviluppatori di app viene impedito “di indirizzare liberamente i consumatori verso altri canali per ottenere offerte migliori”.

Ora il gruppo Alphabet potrà esaminare le documentazioni presentate e rispondere alla Commissione europea. L’esecutivo comunitario aggiunge che se dovesse ritenere confermate le sue analisi potrà procedere ad adottare una decisione in merito a violazione delle normative.

La vicenda rischia di aggiungere elementi di contenzioso con gli Stati Uniti in una fase di già elevata conflittualità, in particolare per i nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump, che ha ripetutamente sollevato rimostranze contro le normative Ue in merito alle loro ricadute per i giganti digitali a stelle strisce.

Green Design, Morandini: soluzioni pi flessibili e sostenibili

Roma, 19 mar. – Chiara Morandini, Project LEAD presso Carlo Ratti Associati, ha raccontato durante il seminario “Green Design: tra efficienza ed estetica” di GBC Italia il loro approccio innovativo alla progettazione degli ambienti di lavoro, evidenziando la necessit di superare i modelli tradizionali in favore di soluzioni pi flessibili e sostenibili.

“Ci stato chiesto di fare un intervento per raccontare il nostro approccio verso la sostenibilit e il design – ha spiegato -. Ci piace partire dal concetto che sostenibile oggi tutto quello che rende la nostra vita pi piacevole, pi confortevole senza gravare sulle generazioni future. Quindi nel momento in cui dobbiamo ripensare un ambiente di lavoro partiamo cercando di scardinare la concezione del vecchio ufficio tradizionale con le postazioni di lavoro fisse e cerchiamo di immaginare uno spazio multiedrico in cui la molteplicit delle funzioni e delle cose che possono accadere al suo interno rende l’ambiente ricco e piacevole di per s”.

Green Design, Fadin: allargare tematica sostenibilit

Roma, 19 mar. – Massimiliano Fadin, Segretario del Chapter Piemonte di GBC Italia, intervenuto all’evento “Green Design: tra efficienza ed estetica” tenutosi oggi a Torino, sottolineando l’importanza del connubio tra design e sostenibilit.

“Siamo qui come Chapter Piemonte, in collaborazione con GBC Italia, e abbiamo deciso di organizzare questo importante evento per allargare la tematica della sostenibilit. Non solo portiamo il focus sulla prestazione dell’edificio, ma estendiamo il discorso al design degli edifici – ha spiegato -. Finalmente, anche nel nostro territorio piemontese, abbiamo realizzazioni che coniugano prestazione e bellezza estetica, perch l’estetica sempre stata un elemento trainante dell’innovazione. Il trend di sviluppo molto significativo: analizzando i dati dal 2023 al 2024, siamo passati da 30 a 60 edifici tra certificati e in corso di certificazione. Senza dubbio, lo sviluppo sostenibile certificato un trend in crescita e il territorio piemontese, oggi, pu affermare con orgoglio il proprio ruolo a livello nazionale”.

Ue, Schlein a Meloni: non si permetta più di oltraggiare memoria europea

Roma, 19 mar. (askanews) – “Giorgia Meloni non solo non ha il coraggio di difendere i valori su cui l’Unione è fondata dagli attacchi di Trump e di Musk, ma ha deciso in Aula di nascondere le divisioni del suo governo oltraggiando la memoria europea. Noi non accettiamo tentativi di riscrivere la storia”. Lo ha scritto su Facebook la segretaria del Pd Elly Schlein dopo la polemica seguita alle parole della premier sul Manifesto di Ventotene.

“Meloni – ha proseguito la leader dem – ha oltraggiato la memoria del Manifesto di Ventotene, riconosciuto da tutti come la base su cui si è fondata l’Unione europea, perché l’hanno scritto giovani mandati al confino dai fascisti che non risposero all’odio e alla privazione di libertà con altro odio e altra privazione di libertà ma con una visione che nell’Europa federale superasse i nazionalismi che nel nostro continente hanno prodotto soltanto guerre, anche oggi”.

“Non si permetta mai più – ha ammonito Schlein – di oltraggiare la memoria di Altiero Spinelli, Ursula Hirschmann, Ernesto e Ada Rossi, Eugenio Colorni, se siamo qui a discutere in un Parlamento democratico è grazie a persone come loro. Dice che quell’Europa non è la sua. E allora le chiedo se la sua Italia è quella della Costituzione perché sono gli stessi antifascisti che l’hanno scritta. E stiamo ancora aspettando che si dichiari antifascista pure lei”, ha concluso.