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Sanremo, Patti Pravo: Io donna nata libera, Italia un po’ in ritardo

Roma, 26 feb. (askanews) – “Io sono nata così, non ho avuto nessuna restrizione, né in famiglia, né dalla vita. Io ho fatto tutto ciò che mi pareva, nel bene e nel male, spero che anche le altre donne facciano lo stesso”: così Patti Pravo, che porta in gara a Sanremo il brano “Opera”, in conferenza stampa a Sanremo nel terzo giorno della kermesse.

“Ieri stavo vedendo una cosa sugli egizi, c’erano tante donne capo, avevano un grande potere. Noi siamo un po’ in ritardo. Il potere dobbiamo prendercelo da sole”, ha aggiunto.

“Le donne millenni fa erano molto libere, erano capi di Stato, mandavano avanti imperi. Adesso abbiamo questo problema da centinaia d’anni, sarà risolto prima o poi naturalmente”, ha sottolineato.

Legge elettorale, la maggioranza deposita il suo testoin Parlamento. Schlein: inaccettabile

Roma, 26 feb. (askanews) – E’ stata depositata oggi a firma dei capigruppo di maggioranza alla Camera e al Senato una proposta di alcune modifiche all’attuale legge elettorale.

La proposta di stampo proporzionale, partendo dall’attuale Rosatellum, in ossequio ai dettami delle sentenze 1 del 2014 e la 35 del 2017 della Corte Costituzionale – si legge in una nota – prevede un premio di governabilità che possa agevolare sia la stabilità che la rappresentatività. Il premio di settanta deputati e trentacinque senatori, con nomi presentati sulla scheda nello spazio riservato alla coalizione, è suddiviso su base circoscrizionale alla Camera e regionale al Senato. Tale premio viene interamente attribuito solo se la coalizione arrivata prima supera il quaranta per cento dei consensi. Nel caso in cui non ci sia il raggiungimento di tale soglia, si attiverà una distribuzione proporzionale. Nel caso invece in cui entrambe le coalizioni arrivate prima e seconda siano tra il trentacinque e il quaranta percento la proposta di legge depositata prevede il ballottaggio. A tutela delle opposizioni, in nessun caso la maggioranza potrà superare il sessanta per cento degli eletti. Ciascuna coalizione, inoltre, dovrà depositare unitamente al programma anche un unico nome da proporre al Presidente della Repubblica come incaricato alla Presidenza del Consiglio. Nessuna variazione è prevista per le dimensioni delle attuali circoscrizioni e degli attuali collegi plurinominali e proporzionali, nessuna variazione è prevista nemmeno per l’attuale soglia di accesso del tre per cento.

“Siamo disponibili a un confronto con tutte le forze politiche per proposte migliorative che abbiano la condivisa finalità di garantire la rappresentatività della volontà dell’elettore e la possibilità di dare maggioranze stabili a chiunque vinca le elezioni”, commentano i presentatori della legge.

Il centrodestra si occupa di legge elettorale perché teme “l’esito referendario”, il Pd aspetta di leggere un testo ma dalle indiscrezioni trapelano “elementi che per noi sarebbero inaccettabili”, ha commentato la segretaria democratica Elly Schlein a margine di una iniziativa.

Il premio di maggioranza, in particolare, così come sarebbe stato immaginato, rischia di essere “troppo distorsivo della rappresentanza”. “Questa accelerazione – ha detto Schlein – evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario. La fretta e la paura di perdere non sono buone consigliere”. Previsti “premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica. Elementi che sarebbero per noi inaccettabili”. “Quando ho appreso che questa notte c’è stato un vertice tra le forze di maggioranza, speravamo fosse sui salari, sul calo della produzione industriale… Invece no, era sulla legge elettorale, per garantire sé stessi” ha chiosato Schlein.

Schlein: “Destra teme il voto, bozza legge elettorale inaccettabile”

Roma, 26 feb. (askanews) – “Quando ho appreso che questa notte c’è stato un vertice tra le forze di maggioranza, speravamo fosse sui salari degli italiani, speravamo fosse sul calo della produzione industriale… Invece no, il vertice era sulla legge elettorale, per garantire sé stessi. Questa accelerazione evidentemente è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario. La fretta e la paura di perdere non sono buone consigliere”: lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando a margine di un evento.

In ogni caso, ha aggiunto la segretaria dem, “quando presenteranno un testo, lo valuteremo in ogni aspetto, ma dalle indiscrezioni pare già un testo che può essere molto distorsivo della rappresentanza” dal momento che prevede “premi alti e senza limiti che rischiano di consegnare a chi vince le elezioni, anche la possibilità di eleggere da soli il presidente della Repubblica. Elementi che sarebbero per noi inaccettabili”.

Epstein files, Hillary Clinton davanti alla Commissione: fate testimoniare Trump sotto giuramento

Roma, 26 feb. (askanews) – Hillary Clinton ha preso le distanze da Jeffrey Epstein, l’ex finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019 in attesa del processo, e ha chiesto che il presidente Donald Trump sia chiamato a render conto sotto giuramento delle “decine di migliaia di volte in cui appare” nella mole enorme di documenti diffusi sul caso dal Dipartimento di Giustizia.

Nel giorno della sua testimonianza a porte chiuse alla commissione Oversight della Camera che sta indagando sul caso, l’ex segretaria di Stato ha sostenuto che “non ricorda di avere mai incontrato” Epstein, che non ha “mai volato a bordo del suo aereo né visitato la sua isola, le sue case o uffici” e che, come sostenuto in una dichiarazione presentata alla commissione stessa il 13 gennaio scorso, “non aveva alcuna idea delle attività criminali o delle inchieste riguardanti” Esptein o Ghislaine Maxwell, che lo aiutò a reclutare vittime e che ora si trova in carcere.

Secondo l’ex first lady, “la commissione ha giustificato il suo mandato di comparizione nei miei confronti basandosi sulla sua supposizione che io abbia informazioni riguardanti le indagini sulle attività criminali” di Epstein e Maxwell. “Lasciate che sia il più chiara possibile. Io non le ho”, ha aggiunto, sostenendo che “come ogni persona decente, sono rimasta inorridita da quanto abbiamo appreso sui loro crimini”.

La moglie dell’ex presidente Bill Clinton, chiamato a testimoniare domani, ha poi criticato le modalità di lavoro della commissione e chiesto che venga garantita la pubblicazione totale dei file, proteggendo le vittime, a suo giudizio abbandonate dall’amministrazione in carica, “non gli uomini potenti e gli alleati politici”.

Clinton ha anche suggerito di obbligare a presentarsi “chiunque abbia chiesto in quale notte ci sarebbe stato un ‘party selvaggio’ sull’isola di Epstein” e di chiedere ai procuratori di NY e della Florida perché non siano stati più severi con l’ex finanziere e perché non abbiano perseguito altre persone potenzialmente coinvolte.

Sanremo, Simona Ventura: vorrei Festival al femminile e uomini valletti

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Ci sono tante colleghe che possono fare i direttori artistici” del Festival di Sanremo. “Secondo me è arrivato il momento, da ‘mo’ era arrivato il momento, se ci fanno fare un Sanremo tutte insieme a me piacerebbe. Un Sanremo tutto al femminile, sarebbe una cosa fica , con gli uomini valletti”: lo ha detto la conduttrice Simona Ventura che per tre anni condurrà il San Marino Song Contest, presentato a Casa Sanremo.

“Ci sono tante professioniste, in tutte le reti, che fanno tante cose – ha detto -. Le donne non si devono lamentare perché hanno preso spazi in tutte le reti e in tutti i programmi. La strada è lunga e tortuosa ma abbiamo già ottenuto tante e mi piacerebbe fare un Sanremo tutto al femminile, con tutte le donne”.

Simona Ventura condurrà il San Marino Song Contest per i prossimi tre anni. “A San Marino c’è un ambiente molto sereno, tranquillo, rilassato, di grande voglia di lavorare da parte di tutti. Questo Eurovision mi riempie di orgoglio, perché Sanremo l’ho già fatto e sono stata molto fortunata. Non avevo mai fatto Eurovision, sempre stato un mio desiderio, un altro desiderio che si avvera.

Condurrebbe nuovamente Sanremo? “Assolutamente no. L’ho già fatto, sono sempre stata pronta, ma sono fortunata perché dopo 40 anni di carriera adesso posso scegliere la cose che mi piacciono”.

Migranti, la veglia a Steccato di Cutro nel terzo anniversario strage

Steccato di Cutro, 26 feb. (askanews) – Candele, pupazzetti e un grande striscione con i volti delle 94 vittime e la scritta: “Dal Mediterraneo ai Cpr, Memoria, Verità e Giustizia per tutte le stragi di Stato”. Sulla spiaggia di Steccato di Cutro, in Calabria, si è tenuta una solenne veglia nel terzo anniversario della strage di migranti, mentre è tra l’altro in corso a Crotone il processo penale sui presunti ritardi nei soccorsi, in cui sono imputati per omicidio colposo plurimo e naufragio colposo quattro rappresentanti della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera.

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, infatti, a pochi metri da questa costa, 34 uomini, 26 donne e 34 minori, trovarono la morte nelle acque del Mar Ionio. Il caicco Summer Love sul quale viaggiavano circa 180 persone urtò contro una secca, poco distante dalla riva. Furono i pescatori i primi ad accorgersi dell’incidente, ma non fu attivato nessun piano di ricerca e soccorso e – secondo le organizzazioni umanitarie – il caso fu trattato come un’operazione di polizia per la protezione delle frontiere.

Nei giorni scorsi – mentre il mare restituiva i corpi di migranti morti dopo il passaggio del ciclone Harry – alcune associazioni hanno chiesto alle autorità di fare dei “prelievi del DNA” alle salme e a tutti coloro che perdono la propria vita sulle rotte migratorie che toccano l’Italia, al fine di costituire una banca dati e permettere ai familiari di identificare i propri cari.

Intanto in mare si continua a morire: sulla sola rotta del Mediterraneo centrale quest’anno sono state registrate 503 vittime secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), probabilmente una sottostima, dato che la cifra non tiene conto dei circa mille dispersi riportati da Refugees in Libya, in aumento rispetto alle 1.330 vittime registrate nel 2025.

“Nulla di preciso”, l’effimero come possibilità architettonica

Venezia, 26 feb. (askanews) – Una mostra che ripercorre un progetto, quello di concorso per l’ampliamento del MAXXI di Roma, ma con lo scopo di raccontare le possibilità aperte dell’architettura e la relazione tra la permanenza e l’impertinenza. “Nulla di preciso”, nell’Ala Scarpa della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, è una sorta di indagine emotiva, oltre che un discorso espositivo.

“Il tema del nulla di preciso – ha detto ad askanews Gianluca Peluffo di Peluffo&Partners, autori del progetto e dell’allestimento – nasce da un’idea di possibilità per l’architettura italiana di un futuro possibile legato al tema del popolare, perché il tema dell’effimero è legato al tema della possibilità per l’architettura di usare strumenti condivisibili in modo collettivo, quindi il popolare diventa proprio lo strumento attraverso il quale creare cittadinanza, cioè appartenenza. E una delle caratteristiche più importanti secondo noi della genealogia italiana è quello di tenere insieme l’aspetto popolare e quello più poetico”.

Registri diversi, temporaneo e immutabile, tutto si gioca su un filo sottile, che caratterizza anche tutto il percorso in generale del museo veneziano diretto da Cristiana Collu, che ha costruito molti progetti sulla ricerca dell’effimero come momento comunque decisivo. “Nulla di preciso – ha aggiunto Luigi Prestinenza Puglisi, curatore della mostra – vuol dire che la poesia non è mai esatta come la scienza matematica e che l’architettura deve recuperare il rapporto con la poesia. Spesso vanno di moda architetture astratte, fredde, minimaliste. Noi invece abbiamo cercato attraverso un progetto di raccontare come l’architettura possa parlare a tutti, possa suscitare un immaginario comune, possa essere bella e e la bellezza non è mai precisa”.

E poi ci sono le sale progettate da Carlo Scarpa, allo stesso tempo perfette e difficili, che ospitano anche le fotografie e la ricerca di Ernesta Caviola. “Il lavoro che è stato fatto – ha concluso Peluffo – è non pensare di allestire uno spazio di Scarpa, ma di parlare con lui”.

E il dialogo è sempre un elemento vivo dei progetti della Querini, che sono affascinanti (e talvolta giustamente effimeri) proprio per questo.

Sanremo, Raf: il brano più autobiografico che abbia mai scritto

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Ora e per sempre” è il brano di Raf, scritto a quattro mani con il figlio Samuele Riefoli e in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo. Una ballad romantica e introspettiva, autobiografica, che si presenta come una confessione sincera trasformata in musica: racconta la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli anni ’80 e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così.

“Questo è il brano più autobiografico che io ho mai scritto. Parla di una mia storia importante, che va avanti da tanti anni. Parla all’inizio di questo ragazzo che si sente un alieno che sono io; perché in quegli anni avevo avuto un successo così improvviso un successo importante al quale non ero preparato è una cosa di cui ho parlato delle volte nelle interviste ma non l’ho mai scritto in una canzone.

Poi ho conosciuto quella che ancora oggi è mia moglie dopo tanti anni che mi ha fatto vedere una via d’uscita è cambiata completamente la mia vita. E la canzone va avanti parlando di come oggi queste due persone vivono in un mondo completamente diverso, loro non sono cambiati ma il mondo è cambiato intorno a loro ed è un mondo strano, un mondo che non avrebbero mai previsto diventasse in questo modo. Sembra quasi di vivere in un film distopico, un mondo, dice la canzone, che urla, che stride, è privo di empatia, è un mondo nel quale è difficile capire dov’è la verità, è pieno di notizie false, l’avvento dell’intelligenza artificiale che rende ancora tutto più complicato. C’è un lieto fine però come in tutte le canzoni pop, c’è un lieto fine, dice: quando il sole sorgerà quindi alla fine di questo periodo buio ci troverà sempre insieme a dimostrazione del fatto che l’amore vince sempre su tutto”.

Dopo l’esperienza sanremese, Raf si dedicherà all’attività in studio per registrare il suo nuovo album e si appresterà a vivere una calda estate di live in tutta Italia del tour “Infinito – Estate 2026”, organizzato da Friends & Partners in collaborazione con Girotondo srl e MOMY RECORDS.

Stellantis: maxi rosso di 22 miliardi con reset su elettrico

Milano, 26 feb. (askanews) – Stellantis archivia il 2025 con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, dopo 25,4 miliardi di oneri straordinari per correggere una strategia troppo focalizzata sull’elettrico e rimettere la libertà di scelta dei clienti al centro con una gamma completa di motorizzazioni, incluso il diesel. I primi segnali di ripresa sono già emersi nel secondo semestre con l’arrivo del nuovo Ceo, Antonio Filosa, e il gruppo confida che lo slancio proseguirà nel 2026. Positiva la reazione del titolo in Borsa che ha chiuso in rialzo del 4,2% a 6,8 euro.

I ricavi lo scorso anno sono diminuiti del 2% a 153,5 miliardi di euro a fronte di un aumento delle consegne dell’1% a 5,5 milioni di auto. La perdita operativa rettificata è stata pari a 842 milioni. L’impatto dei dazi Usa è stato di 1,2 miliardi di euro e per il 2026 le stime sono di 1,6 miliardi. Alla luce dei risultati, Stellantis non distribuirà un dividendo ed emetterà fino a 5 miliardi di obbligazioni subordinate per far fronte agli oneri. Per lo stesso motivo non sarà distribuito il premio di produzione nei principali mercati del gruppo. Notizia che per quando attesa è stata accolta con amarezza e preoccupazione dai sindacati. “Stellantis ha respinto la richiesta di riconoscere almeno un’erogazione una tantum, affermando che tutte le risorse sono oggi impegnate nel tentativo di rilanciare l’azienda, di salvaguardare tutti gli stabilimenti italiani e di superare il ricorso agli ammortizzatori sociali” hanno detto Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr.

Per il 2026 il gruppo ha confermato la guidance indicata lo scorso 6 febbraio quando ha annunciato oneri straordinari per 22,2 miliardi nel secondo semestre. Il gruppo prevede un miglioramento di ricavi, margini e flusso di cassa industriale che tornerà in positivo nel 2027.

“Il reset del 2025 è stato decisivo per un ritorno a una crescita profittevole. Il 2026 sarà l’anno di esecuzione del piano di rilancio, ci impegniamo a migliorare tutti i parametri finanziari”, ha detto il Ceo Antonio Filosa durante la call con gli analisti.

Nel secondo semestre Stellantis ha mostrato i primi segnali di inversione di tendenza: i ricavi sono aumentati del 10% e le consegne dell’11%, con un +39% negli Stati Uniti, principale mercato del gruppo. Anche il 2026 sembra essere partito con il piede giusto. In particolare in Europa il gruppo ha registrato un aumento significativo degli ordini (+80%) per le vetture compatte su piattaforma Smart Car: Opel Frontera, Citroen C3 e Fiat Grande Panda che saranno un pilastro della crescita futura. “Abbiamo visto un incoraggiante rimbalzo della quota di mercato a gennaio e ci aspettiamo lo stesso anche a febbraio”, ha detto Filosa. L’appuntamento ora è per il 21 maggio a Detroit quando il gruppo presenterà il nuovo piano industriale con aggiornamenti sui brand. A partire da Maserati che ha chiuso l’anno con 3.700 consegne (-23%), 400 milioni di ricavi (-13%) e un margine operativo (Aoi) negativo del -16,5%.

Sanremo, Ramazzotti emozionato per il ritorno: più della prima volta…

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Bagno di folla, davanti al Teatro Ariston, per l’arrivo di Eros Ramazzotti che stasera si esibirà insieme ad Alicia Keys con il brano “Aurora”. “Emozionato? Eh, dopo 40 anni da ‘Adesso tu’…Già il ritorno è emozionante, poi dopo 40 anni…”. Come la prima volta? “Ancora di più”, risponde. Stasera sul palco dell’Ariston insieme ad Alicia Keys: “Alicia è fantastica, vedrete stasera”, dice.

Dopo il caso Pucci lo ius sanremese della politica: occuparsi di scalette e canzoni

Roma, 26 feb. (askanews) – Tutto ha inizio con il caso Andrea Pucci. L’invito a Sanremo come co-conduttore e poi il passo indietro perché subissato da attacchi e financo da minacce. La destra lo difende a spada tratta, la sinistra è fredda e punta il dito contro le battute “razziste e omofobe” di Pucci, autodefinitosi in passato “l’unico comico di destra”. Passano i giorni e regge l’illusione che, in fondo, si stia parlando di satira, della permeabilità delle democrazie alla satira, dei limiti della libertà di espressione, del diritto di criticare i potenti, anche con uno sberleffo. Certo, le priorità del Paese sarebbero altre, ma il tema è squisitamente politico. Poi, a un certo punto, il paravento cade e la questione diventa un’altra: il diritto della politica a parlare di Sanremo (per non parlare d’altro, sostengono le opposizioni). Da qui il diluvio.

Perché la politica, cioè la maggioranza, comincia a parlare non solo del diritto di Pucci ad essere sul palco di Sanremo, ma anche della scaletta di Sanremo, delle canzoni di Sanremo, di cosa dovrebbe fare il conduttore di Sanremo e – al momento non ci sono prove, ma la speranza è viva – dei meglio e peggio vestiti di Sanremo. Inutile dire che il Fantasanremo impazza.

Ma quando è avvenuto il salto? Quand’è che le prime cariche dello Stato hanno sentito l’insopprimibile esigenza di parlare di Sanremo, di esprimere auspici sulla scaletta, di perdere tempo a smentire notizie false circa la propria presenza, di commentare i testi delle canzoni (pare, peraltro, senza capirli)? La linea di demarcazione, forse, è stato il video del presidente del Senato Ignazio La Russa, un video-appello al direttore artistico Carlo Conti, affinchè non si arrendesse davanti al diniego di Pucci, cercando, invece, di fare “qualcosa di più”, “magari una sorpresa”. Video che scatena i comici – da Maurizio Crozza a Luca Bizzarri -, ma La Russa non demorde e, davanti alla risposta un po’ imbarazzata di Conti che esprime “rispetto per la seconda carica dello Stato”, ricorda il principio da cui tutto questo discende: siccome il Festival di Sanremo “resta il più grande avvenimento nazional-popolare” allora “è lecito occuparcene un po’ tutti”. Postilla: “senza nulla togliere, ovviamente, alle altre cose anche più importanti”. Anche.

Invito che il vicepremier Matteo Salvini prende alla lettera ed eccolo, oggi, commentare la canzone di Ermal Meta complimentandosi per “il suo perfetto utilizzo della lingua italiana” e attaccandoci un ragionamento su “chi si integra” a differenza di “clandestini e delinquenti”. Meta, di origini albanesi, è in Italia da trenta anni e ha portato al Festival la canzone “Stella stellina” che, intrisa di sonorità balcaniche, racconta la storia di una bambina palestinese uccisa dalla guerra.

E la premier? Giorgia Meloni è intervenuta un paio di volte sul Festival. Prima, a gamba tesa, sul caso Pucci accusando “il doppiopesismo della sinistra” che considera “sacra la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura verso coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide”. Poi Meloni non si è tirata indietro quando si è trattato di smentire la “notizia immaginaria” di una sua presenza alla serata inaugurale del Festival. Occasione utile per ribadire che “Sanremo è la più grande festa della musica italiana” e che “il fantasanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival”.

Non è mica finita. Perchè poi ci sono le opposizioni che parlano di Sanremo per attaccare la maggioranza che parla di Sanremo (refrain: “invece di pensare ai veri problemi del Paese”). Infine, e come potrebbe essere altrimenti, c’è la risposta di Sanremo alla politica. Perchè, a suo modo, artistico volendo, il Festival ha risposto. Così. Nella serata inaugurale, mentre la signora ultracentenaria Gianna Pratesi ricordava le donne che votarono al referendum e votarono per la Repubblica, si sono inanellate un paio di gaffe. Prima la grafica sull’esito del referendum (“Il 54% alla Repupplica”, refuso per cui Carlo Conti si è scusato), poi la sbianchettatura della testata del giornale nella foto storica proposta. La testata era L’Unità, storico organo del partito comunista.

Ma, forse, la risposta vera allo ‘ius sanremese’ della politica arriva sul referendum. Poteva il referendum sulla giustizia, che nelle ultime settimane ha riservato diverse soddisfazioni – tanto per citarne una, “Putin voterebbe No”, copyright del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – non entrare nella grande saga del Festival? No, non poteva. Lo fa con Carlo Conti, che ai giornalisti che gli chiedono del voto del 22 e 23 marzo risponde candidamente: “Non sono cose che mi riguardano. Se voterò? Non lo so”. Sdeng.

Dopo il caso Pucci lo ius sanremese della politica: occuparsi di scalette e canzoni

Roma, 26 feb. (askanews) – Tutto ha inizio con il caso Andrea Pucci. L’invito a Sanremo come co-conduttore e poi il passo indietro perché subissato da attacchi e financo da minacce. La destra lo difende a spada tratta, la sinistra è fredda e punta il dito contro le battute “razziste e omofobe” di Pucci, autodefinitosi in passato “l’unico comico di destra”. Passano i giorni e regge l’illusione che, in fondo, si stia parlando di satira, della permeabilità delle democrazie alla satira, dei limiti della libertà di espressione, del diritto di criticare i potenti, anche con uno sberleffo. Certo, le priorità del Paese sarebbero altre, ma il tema è squisitamente politico. Poi, a un certo punto, il paravento cade e la questione diventa un’altra: il diritto della politica a parlare di Sanremo (per non parlare d’altro, sostengono le opposizioni). Da qui il diluvio.

Perché la politica, cioè la maggioranza, comincia a parlare non solo del diritto di Pucci ad essere sul palco di Sanremo, ma anche della scaletta di Sanremo, delle canzoni di Sanremo, di cosa dovrebbe fare il conduttore di Sanremo e – al momento non ci sono prove, ma la speranza è viva – dei meglio e peggio vestiti di Sanremo. Inutile dire che il Fantasanremo impazza.

Ma quando è avvenuto il salto? Quand’è che le prime cariche dello Stato hanno sentito l’insopprimibile esigenza di parlare di Sanremo, di esprimere auspici sulla scaletta, di perdere tempo a smentire notizie false circa la propria presenza, di commentare i testi delle canzoni (pare, peraltro, senza capirli)? La linea di demarcazione, forse, è stato il video del presidente del Senato Ignazio La Russa, un video-appello al direttore artistico Carlo Conti, affinchè non si arrendesse davanti al diniego di Pucci, cercando, invece, di fare “qualcosa di più”, “magari una sorpresa”. Video che scatena i comici – da Maurizio Crozza a Luca Bizzarri -, ma La Russa non demorde e, davanti alla risposta un po’ imbarazzata di Conti che esprime “rispetto per la seconda carica dello Stato”, ricorda il principio da cui tutto questo discende: siccome il Festival di Sanremo “resta il più grande avvenimento nazional-popolare” allora “è lecito occuparcene un po’ tutti”. Postilla: “senza nulla togliere, ovviamente, alle altre cose anche più importanti”. Anche.

Invito che il vicepremier Matteo Salvini prende alla lettera ed eccolo, oggi, commentare la canzone di Ermal Meta complimentandosi per “il suo perfetto utilizzo della lingua italiana” e attaccandoci un ragionamento su “chi si integra” a differenza di “clandestini e delinquenti”. Meta, di origini albanesi, è in Italia da trenta anni e ha portato al Festival la canzone “Stella stellina” che, intrisa di sonorità balcaniche, racconta la storia di una bambina palestinese uccisa dalla guerra.

E la premier? Giorgia Meloni è intervenuta un paio di volte sul Festival. Prima, a gamba tesa, sul caso Pucci accusando “il doppiopesismo della sinistra” che considera “sacra la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura verso coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide”. Poi Meloni non si è tirata indietro quando si è trattato di smentire la “notizia immaginaria” di una sua presenza alla serata inaugurale del Festival. Occasione utile per ribadire che “Sanremo è la più grande festa della musica italiana” e che “il fantasanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival”.

Non è mica finita. Perchè poi ci sono le opposizioni che parlano di Sanremo per attaccare la maggioranza che parla di Sanremo (refrain: “invece di pensare ai veri problemi del Paese”). Infine, e come potrebbe essere altrimenti, c’è la risposta di Sanremo alla politica. Perchè, a suo modo, artistico volendo, il Festival ha risposto. Così. Nella serata inaugurale, mentre la signora ultracentenaria Gianna Pratesi ricordava le donne che votarono al referendum e votarono per la Repubblica, si sono inanellate un paio di gaffe. Prima la grafica sull’esito del referendum (“Il 54% alla Repupplica”, refuso per cui Carlo Conti si è scusato), poi la sbianchettatura della testata del giornale nella foto storica proposta. La testata era L’Unità, storico organo del partito comunista.

Ma, forse, la risposta vera allo ‘ius sanremese’ della politica arriva sul referendum. Poteva il referendum sulla giustizia, che nelle ultime settimane ha riservato diverse soddisfazioni – tanto per citarne una, “Putin voterebbe No”, copyright del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – non entrare nella grande saga del Festival? No, non poteva. Lo fa con Carlo Conti, che ai giornalisti che gli chiedono del voto del 22 e 23 marzo risponde candidamente: “Non sono cose che mi riguardano. Se voterò? Non lo so”. Sdeng.

Giornalisti, Fnsi proclama sciopero per il 27 marzo e il 16 aprile

Roma, 26 feb. (askanews) – Nell’ambito della vertenza per il rinnovo contrattuale, che si protrae ormai da due anni, la Federazione nazionale della Stampa italiana ha proclamato altre due giornate di sciopero unitario: venerdì 27 marzo e giovedì 16 aprile 2026 (questa seconda data potrebbe subire spostamenti per consentire a tutti i colleghi, anche quelli della Rai, di aderire alla protesta). E’ quanto comunica la Fnsi.

Il primo aprile, “esattamente dieci anni dopo la scadenza dell’ultimo contratto, la Fnsi convoca anche una manifestazione nazionale a Torino: iniziativa che vuole unire sia i temi del rinnovo contrattuale, sia la crisi che riguarda le testate del Gruppo Gedi La Stampa e Repubblica (oltre alle radio e all’online), per le quali sono in corso svendite, più che cessioni, da parte dell’editore Elkann”.

Il sindacato rifiuta le risposte della Fieg sul rinnovo contrattuale. La Fnsi “lotta per mantenere le tutele per i giornalisti e per il futuro dell’informazione e non si può accontentare di risposte algebriche e miopi che stanno riducendo l’informazione stessa ad un terreno incolto per l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale”.

Gli editori, conclude la Federazione, “continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l’informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione”.

Ue, Meloni: decida se essere protagonista del suo destino o subirlo

Roma, 26 feb. (askanews) – “L’Europa è chiamata a scegliere se essere protagonista del proprio destino o limitarsi a subirlo”, “è un momento che richiede concretezza nell’azione, buonsenso e anche il coraggio di fare alcune scelte importanti in materia di competitività e sicurezza, sulla capacità dell’Europa di reagire a un contesto globale che sta cambiando rapidamente”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle dichiarazioni alla stampa a Palazzo Chigi insieme al presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulidis.

“Competitività e autonomia strategica sono due facce della stessa medaglia”, ha ribadito.

Sanremo, Eddie Brock: ero a scuola con Fulminacci, spero vinca Sayf

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Eddie Brock in una pausa del Festival di Sanremo, parla dei rapporti personali con i colleghi di questa edizione, soprattutto quelli della sua età, con cui ha molto in comune, anche fuori dal palco. “Andavo a scuola con Filippo Fulminacci, stesso anno sezioni diverse, avevamo le classi di fronte, lo chiamavo per andare al bagno”, racconta ad askanews.

“Conosco Leo Gassman – aggiunge – poi ho conosciuto la persona che per me dovrebbe vincere questo festival cioè Sayf, il più bello di tutti e il più bravo”.

L.elettorale, maggioranza deposita testo. Proposta firmata da capigruppo

Roma, 26 feb. (askanews) – A quanto si apprende da fonti parlamentari, la maggioranza ha depositato il testo di riforma della legge elettorale. La proposta, un proporzionale con premio a chi ottiene il 40%, è stata sottoscritta dai capigruppo, è stata già presentata in Senato ed è in corso di presentazione alla Camera. L’iter dovrebbe però partire da Montecitorio.

Il primo articolo regola il meccanismo di elezione per la Camera, il secondo quello per il Senato, il terzo prevede la clausola di invarianza finanziaria.

Caso Almasri, chiuse le indagini su Bartolozzi: "Serena, continuo a lavorare"

Milano, 26 feb. (askanews) – La procura di Roma ha chiuso le indagini nei confronti del Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi.

E’ la stessa funzionaria di via Arenula ad annunciarlo in una nota: “Appena notificato per il tramite del mio legale avviso di conclusioni delle indagini preliminari da parte della Procura di Roma. Assolutamente serena, e senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità”.

Bartolozzi è accusata di false informazioni al pubblico ministero. I magistrati capitolini le contestano presunte dichiarazioni non veritiere rese durante le indagini sulla gestione del caso del comandante libico Osama Almasri.

Sanremo, flash mob Sal da Vinci con novelli sposi: “Per me sempre sì”

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Bagno di folla (e sole) per il cantautore Sal Da Vinci, protagonista di un flash mob con alcuni novelli sposi – che si sono giurati amore eterno – davanti alla Cattedrale di San Siro a Sanremo. L’artista vestito di bianco ha cantato per i presenti “Per me sempre sì”, il suo brano, definito un inno al matrimonio, in gara al 76esimo Festival di Sanremo. Poi ha chiesto a una coppia di convolare a nozze e la risposta di lui è stata “amore ti prometto amore”, lei: “Per me sempre sì”.

Fdi contro giudice Albano: incursione indebita su Cpr Albania, sì a referendum

Roma, 26 feb. (askanews) – Fratelli d’Italia contro la presidente di Magistratura Democratica Silvia Albano, giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma. La magistrata, parlando con il ‘Fatto quotidiano’, ha espresso dubbi sui Cpr in Albania.

“Non mi risulta – ha detto Albano – che i Cpr in Italia siano sovraffollati, non mi spiego questo accanimento che rischia di provocare uno scontro istituzionale con la magistratura alla quale toccherà garantire il rispetto della legge, compresa la normativa dell’Unione europea. Ormai ci sono decine di pronunce in questo senso, forse converrebbe attendere prudentemente le decisioni della Corte di giustizia Ue”. Peraltro, aggiunge, “anche la Corte di Cassazione ha dubitato della legittimità delle modifiche della legge di ratifica del Protocollo e ha effettuato un rinvio, la Corte Costituzionale ha invitato il legislatore a disciplinare i modi del trattenimento (quindi anche dei trasferimenti) perché così com’è la normativa è illegittima, e c’è appena stata una sentenza che ha ritenuto illegittimo il trasferimento senza un provvedimento amministrativo motivato”.

“La capofila di Magistratura Democratica, la giudice Silvia Albano – attacca Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia – sferra un altro intollerabile attacco al potere legislativo. In un’intervista al Fatto Quotidiano ha affermato che mandare gli immigrati clandestini nei cpr in Albania sia, di fatto, inutile perché poi loro, cioè i magistrati politicamente orientati, li rimandano in Italia. Questa gravissima scorribanda verbale dimostra l’arroganza di una certa magistratura rossa, arroganza tale da ignorare l’appello del presidente Mattarella ad abbassare i toni in vista del referendum. Gli italiani sono stanchi di tale protervia, per questo il 22 e 23 marzo voteranno massicciamente Sì alla riforma della giustizia”.

“Basita” dalle parole della Albano si dice Carolina Varchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Giustizia. La magistrata, aggiunge, “rappresenta una parte minoritaria della magistratura militante che scredita l’intero corpo, provando ad esercitare un potere sostitutivo rispetto all’esecutivo. Votando sì al referendum sulla giustizia verrà finalmente posto un argine a questi tentativi di intromissione”.

E’ “l’ennesima e indebita incursione di una certa magistratura politicizzata nel perimetro del potere legislativo” e “non è solo una sfida al Governo Meloni, ma un vero e proprio atto di arroganza che ignora il richiamo alla moderazione del Presidente Mattarella”, conclude Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura.

All’Onu la Francia cambia idea e non chiede le dimissioni di Francesca Albanese

Roma, 26 feb. (askanews) – L’ambasciatrice della Francia presso le Nazioni Unite a Ginevra, Céline Jurgensen, non ha chiesto le dimissioni della Relatrice speciale per i Territori occupati palestinesi, Francesca Albanese, a differenza di quanto annunciato nelle scorse settimane dal ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. Stando a quanto riportato dal sito Politico, nel suo intervento alla sessione del Consiglio per i diritti umani, Jurgensen ha fatto riferimento a “dichiarazioni ripetute ed estremamente problematiche” di un Relatore speciale delle Nazioni Unite, invitando i Relatori speciali a “esercitare cautela, moderazione e discrezione”. Interpellato in merito a questo cambio di posizione, il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux, ha ridabito le dichiarazioni del ministro, secondo cui le “ripetute provocazioni” di Albanese dovrebbero indurla, per dignità, a dimettersi”.

Jutta Leerdam mette all’asta la tuta: offerte oltre i 10.000 euro

Roma, 26 feb. (askanews) – Dopo aver incantato le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 con un oro e record olimpico nei 1000 metri e un argento nei 500 metri del pattinaggio di velocità, Jutta Leerdam ha scelto di prolungare l’onda emotiva delle sue imprese anche lontano dal ghiaccio.

La campionessa olandese ha infatti deciso di mettere all’asta la tuta arancione indossata durante le gare olimpiche, quella stessa con cui ha conquistato le due medaglie. Un’iniziativa che ha immediatamente acceso l’interesse di collezionisti e appassionati in tutto il mondo.

Il completo, autografato dalla pattinatrice, è già diventato un pezzo da collezione ambitissimo: a pochi giorni dall’apertura dell’asta online, le offerte hanno superato quota 8.000 euro e potrebbero avvicinarsi — o persino oltrepassare — i 10.000 euro entro la chiusura fissata per sabato 28 febbraio.

Non si tratta soltanto di un capo tecnico, ma di un simbolo. L’arancione richiama la tradizione sportiva dei Paesi Bassi, mentre la firma di Leerdam ne accresce ulteriormente il valore, trasformando la tuta in un autentico cimelio della sua stagione olimpica.

L’iniziativa si inserisce nel filone delle aste dedicate agli indumenti indossati dagli atleti ai Giochi, progetti pensati per valorizzare materiali originali e sostenere attività sportive legate a federazioni e club. E ancora una volta il fascino dei memorabilia olimpici dimostra di non conoscere flessioni.

Così, dopo aver scritto la storia sul ghiaccio italiano, Leerdam offre ai tifosi la possibilità di custodirne un frammento concreto, portando nelle proprie case un pezzo di Milano-Cortina 2026.

Ddl antisemitismo: commissione approva modifiche, resta definizione Ihra

Roma, 26 feb. (askanews) – La commissione Affari costituzionali del Senato ha esaurito ieri il voto sugli emendamenti al ddl per il contrasto all’antisemitismo (primo firmatario il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo). Il testo è atteso la prossima settimana in aula, previo il conferimento del mandato alla relatrice, la senatrice leghista Daysi Pirovano, da parte della stessa commissione.

Sono stati approvati diversi emendamenti, anche delle opposizioni. Resta la definizione di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra) comprensiva degli esempi di antisemitismo. Bocciati gli emendamenti che chiedevano di sostituirla con la dichiarazione di Gerusalemme e anche quelli che puntavano a scorporare l’elenco esplicativo dove è stato paventato il rischio di confondere l’antisemitismo con la critica al governo di Israele, ad esempio ‘Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti’.

E’ stato invece riscritto l’articolo 3 del testo e di fatto cancellata la possibilità di vietare le manifestazioni e riunioni pubbliche “in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”, cioè l’Ihra.

La prossima settimana il testo approderà in aula. La capogruppo di Palazzo Madama, secondo quanto si apprende, ci sarà martedì.

Tuta di Vittozzi e bastoncini di Pellegrino al Museo Olimpico di Losanna

Roma, 26 feb. (askanews) – Il Museo Olimpico di Losanna, in Svizzera, è pronto ad arricchirsi con altri due cimeli azzurri. La tuta di Lisa Vittozzi (biathlon) ed i bastoncini di Federico Pellegrino (sci di fondo) entreranno a fare parte della collezione permanente del complesso più prestigioso al mondo dedicato ai Giochi Olimpici nonché cuore pulsante della memoria internazionale.

Le due donazioni sono arrivate al termine di Milano Cortina 2026, un’Olimpiade da record per tutta l’Italia Team. Lisa Vittozzi (foto FISI) ha trionfato nell’inseguimento (primo oro nella storia dei Giochi Olimpici per il biathlon azzurro), oltre ad ottenere l’argento nella staffetta mista con Tommaso Giacomel, Lukas Hofer e Dorothea Wierer. La trentunenne sappadina, inoltre, è stata una dei due portabandiera nella Cerimonia di Chiusura dell’Arena di Verona insieme al pattinatore di velocità Davide Ghiotto, vincitore dell’oro con i compagni Andrea Giovannini e Michelle Malfatti nell’inseguimento a squadre.

Federico Pellegrino, alfiere azzurro nella Cerimonia di Apertura dello Stadio San Siro con la pattinatrice di short track Arianna Fontana, non ha tradito le attese in quella che ha rappresentato la quarta ed ultima Olimpiade di una carriera leggendaria. Il fenomeno di Nus si è infatti congedato per sempre dal palcoscenico a cinque cerchi con due medaglie di bronzo: una nella staffetta maschile insieme a Davide Graz, Martino Carollo ed Elia Barp e l’altra nella team sprint a skating in coppia con lo stesso Barp. La tuta ed i bastoncini (entrambi firmati dagli atleti) sono stati donati al personale del Museo Olimpico, che li condurrà in terra elvetica per arricchire il patrimonio storico e culturale del CIO all’interno dell’esposizione che racconta i momenti più emozionanti della storia a cinque cerchi.

“Grazie a Lisa Vittozzi e Federico Pellegrino per le loro donazioni, che arricchiscono la nostra collezione di oltre 90.000 oggetti unici. Questi raccontano storie di successi ma anche di impegno e sacrificio per raggiungerli. Attraverso queste donazioni i visitatori di tutto il mondo potranno rivivere le emozioni di Milano Cortina 2026 e le generazioni più giovani potranno ispirarsi agli atleti, comprendendo più a fondo il percorso umano e sportivo che conduce ad una medaglia”, ha detto la Direttrice del Museo Olimpico, Angelita Teo.

“Entrare di diritto in un Museo che raccoglie le testimonianze delle pagine più belle scritte nella storia dello sport ci fa tanto onore. Siamo orgogliosi di avere contribuito ai successi dell’Italia Team e questa donazione al CIO ne è la testimonianza”, hanno commentato in coro di Lisa Vittozzi e Federico Pellegrino.

Sci, Brignone: "Il danno è permanente ma non voglio smettere"

Roma, 26 feb. (askanews) – Dolore, consapevolezza e una fame che non si è spenta. Nella conferenza stampa alla vigilia della tappa di Coppa del Mondo, Federica Brignone ha raccontato con grande lucidità il momento che sta vivendo, tra il peso dell’infortunio e il desiderio di continuare a essere competitiva. Reduce dalle medaglie conquistate ai Giochi di Milano-Cortina 2026, la campionessa azzurra è tornata in pista a Soldeu, una delle sue località preferite. Ma il rientro non è privo di difficoltà. “Ho parecchio dolore e faccio fatica ad appoggiarmi”, ha spiegato. “Non deve diventare una tortura. O appoggio bene o non ho intenzione di buttarmi a 130 km/h”.

Nei giorni successivi alle Olimpiadi Brignone è stata per tre giorni al J Medical, dove ha effettuato controlli insieme alla commissione medica della FISI. Il quadro è chiaro: il danno alla gamba è permanente. “Il giorno in cui mi fermerò migliorerà, ma il danno non guarirà del tutto. Dovrò conviverci”, ha ammesso. Una scelta, però, resta personale: “La decisione è sempre mia. Se mi avessero detto che avrei compromesso la gamba, non sarei qui”.

Il ginocchio è stato svuotato e infiltrato con acido ialuronico, ma il dolore continua a condizionare la quotidianità. Fuori dalla pista la normalità è lontana: niente corsa, niente tennis. “Non è la mia vita normale. Sono sotto antinfiammatori e tengo duro da dieci mesi”. Il momento più delicato è forse quello emotivo. “Il dolore fa tutta la differenza del mondo. Se fossi guarita starei su una nuvola”, ha detto. E con una sincerità disarmante: “Scambierei le mie due medaglie per tornare a una vita senza l’incidente”.

Eppure, proprio dentro questa fragilità, emerge la sua identità agonistica. “Sono competitiva, mettermi in gioco mi piace enormemente. La mia fame è vincere ancora ed essere competitiva. Nelle mie condizioni è una sfida tosta”.

Brignone non prende decisioni affrettate. “Penso giorno per giorno. Non ho ancora il sentimento di voler smettere”. Tutto dipenderà dalla risposta del fisico: “Se deve diventare una tortura farò fatica. Se non miglioro sarà difficile vedermi il prossimo anno”. Il finale di stagione è tradizionalmente il suo momento preferito, ma stavolta è diverso. “Voglio essere in pista, è la cosa più divertente che io possa fare. Ma così è tosta”.

Resta l’orgoglio per quanto realizzato in condizioni estreme: “Già è difficile performare quando stai bene. Quello che sono riuscita a fare io è speciale. Sono riuscita a credere in qualcosa che sembrava impossibile. Siamo noi gli artefici del nostro destino”.

MotoGP, Bezzecchi carico: Marquez favorito, io protagonista

Roma, 26 feb. (askanews) – Alla prima conferenza stampa della stagione MotoGP 2026, Marco Bezzecchi ha mostrato fiducia e determinazione, senza perdere il senso della misura. Il pilota di Aprilia Racing ha parlato delle sue aspettative per il primo appuntamento dell’anno, in programma al Buriram International Circuit, tracciando un bilancio tra ambizione personale e realismo.

Bezzecchi ha definito “speciale” l’ambiente che ha trovato in Aprilia, sottolineando quanto il clima interno alla squadra lo aiuti a lavorare con serenità e concentrazione. Un aspetto che considera determinante per affrontare una stagione lunga e impegnativa.

Sul piano sportivo, il romagnolo non si nasconde: l’obiettivo è essere competitivo fin da subito. “Spero di poter lottare per il titolo”, ha spiegato, pur precisando che la priorità è iniziare meglio rispetto allo scorso anno e trovare continuità già dalle prime gare.

Parlando degli avversari, Bezzecchi ha indicato in Marc Marquez il punto di riferimento: “Il favorito per la prima gara è sempre il campione”, ha osservato, riconoscendo il valore e la solidità del rivale.

Nonostante i segnali incoraggianti emersi nei test, il pilota italiano ha mantenuto un profilo cauto: test e weekend di gara, ha ricordato, sono contesti molto diversi, e solo la pista dirà quali saranno i reali equilibri del campionato.

L’obiettivo, comunque, è chiaro: partire forte e restare agganciato ai migliori. Con entusiasmo, ma senza proclami.

In Toscana la seconda tappa di “In Cammino con la Svizzera”

Pienza (Si), 26 feb. (askanews) – Si svolge in Toscana la seconda tappa del progetto In Cammino con la Svizzera. L’Ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti, ha avviato la visita della regione con una camminata lungo il celebre “Sentiero dell’Arte e dell’Anima” di Pienza (Siena), accompagnato da Urs Rechsteiner, presidente della Fondazione FUR che ha donato il sentiero alla città, e dalla Vicesindaca e Assessora alla Cultura, Angela Vegni.

“Questo percorso culturale, naturalistico, con queste panchine -spiega Roberto Balzaretti Ambasciatore di Svizzera in Italia- si sposa perfettamente con uno degli elementi del nostro progetto che è quello di lasciare nei luoghi che visitiamo una panchina. A volte, come si dice in francese, il caso fa benissimo le cose. Alla comunità doniamo proprio una panchina dove ci si può sedere, discutere, confrontarsi, trovare un equilibrio”

“Mi ha fatto molto piacere che anche l’ambasciatore svizzero abbia voluto vedere questo sentiero”, sottolinea Urs Rechsteiner Presidente Fondazione FUR. “Il sentiero dell’arte e dell’anima è nato con questo intento: creare uno spazio in cui paesaggio, arte e comunità possano incontrarsi e dialogare”.

Il sentiero panoramico si snoda tra natura e installazioni contemporanee, dove paesaggio, silenzio e opere artistiche dialogano con la Val d’Orcia, invitando alla contemplazione e alla riflessione interiore.

“Questo percorso -osserva Angela Vegni Assessore Cultura e vicesindaco di Pienza- è nato proprio per decongestionare il nostro centro storico in un rapporto nuovo tra paesaggio e arte contemporanea”

La panchina simbolo In Cammino con la Svizzera, realizzata con materiali riciclati, è stata donata al Comune.

Durante le date in Toscana sono previsti incontri a livello istituzionale, scientifico, economico, culturale e universitario.

Fondazione Elpis, Sofia Schubert racconta la programmazione 2026

Milano, 26 feb. (askanews) – In occasione della presentazione negli spazi espositivi della Lavanderia della mostra Smooth Operator, prima personale in Italia di Villiam Miklos Andersen a cura di Gabriele Tosi, la Fondazione Elpis ha illustrato la programmazione 2026. Fondata nel 2020 da Marina Nissim, la Fondazione Elpis sostiene la produzione artistica contemporanea con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. L’identità della Fondazione è strettamente legata a Una Boccata d’Arte, progetto nazionale diffuso che dal 2020 ogni anno coinvolge 20 artisti e artiste italiani e internazionali nella realizzazione di interventi site-specific in 20 borghi italiani, uno per ogni regione. Nato dall’incontro diretto di giovani artisti con i luoghi e le comunità locali, il progetto promuove una pratica artistica fondata sulla relazione e sulla valorizzazione del patrimonio culturale e sociale dei territori.

Sofia Schubert, responsabile mostre e residenze artistiche della Fondazione Elpis, ha raccontato ad askanews le novità del 2026: “La mostra Smooth Operator di William Miklos Anderson a cura di Gabriele Tosi apre la programmazione 2026 di Fondazione Elpis che si arricchisce ulteriormente. Non solo avremo la programmazione della Lavanderia, ovvero lo spazio espositivo in cui abbiamo lavorato fino adesso. Abbiamo una nuova sede che si trova accanto alla Lavanderia e che si chiama la Villa dove abbiamo oltre ai nostri uffici uno spazio espositivo che di settimana in settimana si anima attraverso una serie di public program. Abbiamo iniziato la settimana scorsa con il primo palinsesto che prevede una serie di laboratori. Abbiamo anche un terzo polo accanto a questi due che è Atelier Elpis, ovvero la sede del nostro programma di residenze d’artista. Dopo aver iniziato con la prima edizione l’anno scorso, il progetto continua anche nel 2026; si trasforma leggermente e vedrà protagonisti di volta in volta due artisti che hanno partecipato negli anni scorsi a Una Boccata d’Arte e che sono invitati a ritrovarsi in residenza a Milano portando quelle che sono state le loro esperienze di Una Boccata d’Arte e reintegrarle nel contesto urbano di Milano entrando in una sorta di conversazione. Iniziamo la settimana prossima con Gabriele Ermini e Caterina Morigi che saranno qui con noi per due mesi e che presenteranno poi i risultati di questo periodo di ricerca a metà maggio proprio nello spazio espositivo della Villa. Vogliamo stringere sempre di più i rapporti con questa rete di artisti che di anno in anno incontriamo in tutta Italia, ma anche con i curatori che ci accompagnano ormai da sei anni. La mostra Smooth Operator di William Miklos Anderson a cura di Gabriele Tosi è proprio un esempio di questo continuo intrecciarsi di esperienze perché William e Gabriele sono stati protagonisti due anni fa del progetto presentato in Toscana”.

In questa nuova geografia, la programmazione 2026 è un dispositivo che unisce ricerca, produzione, formazione e restituzione pubblica della Fondazione Elpis. I diversi luoghi, la Villa, la Lavanderia, Atelier Elpis, e il progetto diffuso Una Boccata d’Arte – concorrono a definire un unico orizzonte di lavoro, basato sulla relazione tra pratica artistica e contesto.

Sanremo, qualche anticipazione di Carlo Conti sulla terza serata

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Questa sera, per la terza serata, “parliamo di pace con Laura Pausini con uno straordinario momento di spettacolo con Heal the World, brano di Michael Jackson” insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano. Lo hanno annunciato in conferenza stampa anticipando la scaletta della terza serata del Festival di Sanremo.

Questa sera verrà assegnato il primo titolo dell’edizione 2026, ovvero il vincitore delle Nuove Proposte. Sarà assegnato anche il Premio Mia Martini e il Premio Sala Stampa assegnato dalla sala Lucio Dalla. Ci saranno anche l’attore Fabio De Luigi e Virginia Raffaele. Momento clou l’interpretazione di Eros Ramazzotti e Alicia Keys, che si esibiranno per la prima volta con il brano “Aurora” in italiano.

Allianz: ricavi gruppo 2025 a 187mld, in Italia premi per 15,5 mld

Milano, 26 feb. (askanews) – Il gruppo assicurativo Allianz ha chiuso il 2025 con volume d’affari globale a 186,9 miliardi di euro, +8,1% in un anno, e un utile netto core degli azionisti che è cresciuto del 10,9% a 11,1 miliardi di euro. Il Solvency Ratio è aumentato di 10 punti percentuali al 218%, sostenuto da un’eccellente generazione di capitale.

Per l’esercizio 2026, Allianz prevede un Utile Operativo di 17,4 miliardi di euro, più o meno un miliardo di euro.

In Italia i Premi complessivi sono aumentati a 15,5 miliardi di euro (contro 13,6 del 2024), con una crescita interna del 14,3%, cui ha contribuito la performance particolarmente rilevante del segmento Vita. L’Utile Operativo nel Paese si è attestato a 1,4 miliardi di euro, in linea con il 2024, confermandosi ad un livello eccellente, con un solido aumento del 5,6%2.

“Nel 2025 Allianz Italia ha saputo gestire con perizia i costi dei sinistri, assorbendo la quasi totalità della spinta inflattiva degli stessi”, ha detto Giacomo Campora, Amministratore Delegato di Allianz S.p.A.. “Per il 2026 la strategia mira alla crescita della base clienti, offrendo servizi e prodotti di eccellenza con la migliore rete di Agenti Professionisti e Consulenti Finanziari, sostenuti dalle più moderne tecnologie e da sistemi di intelligenza artificiale applicata”.

Primo Ciak per "Delitto al Club Privé", un noir di Stefano Calvagna

Roma, 26 feb. (askanews) – Sono iniziate a Roma le riprese di “Delitto al Club Privé”, noir contemporaneo diretto da Stefano Calvagna (Bombolo – Core de’ Roma; Baby Gang; Non escludo il ritorno; Il Lupo; Il peso dell’aria; L’uomo spezzato), prodotto da Nicola Archilli e dalla Poker Film 2005 LTD e interpretato, tra gli altri, da Andrea Misuraca (Rocky Giraldi), Gianfranco Zedde (Bombolino), Domenico Diele, Emanuele Cerman, Claudio Vanni, Giada Colafrancesco, Giulia Morgani, Niccolò Calvagna, Giulia Diamond, Saverio Vallone, Giulia Di Quilio, Lucia Batassa, Stefano D’Orazio, Cristiano Pittarello, Antonio Flamini, Patrizio Pellizi, Eugenio Stefanizzi e Valter Lucarelli.

Delitto al Club Privé racconta una città dove il confine tra legge e crimine è sottile e dove la verità non libera, ma mette in pericolo chi la possiede, perché detenuta esclusivamente dai potenti: coloro che prendono le decisioni e restano fuori da ogni intercettazione. Il film rende omaggio al genere poliziottesco italiano, in particolare a Delitto al Blue Gay (1984) di Bruno Corbucci, richiamandone lo spirito e il tono, attraverso i personaggi di Rocky Giraldi e Bombolino, idealmente figli del cinema di Tomas Milian e Bombolo.

Sul versante tecnico del film, la direzione della fotografia è affidata a Matteo De Angelis, le scenografie a Paolo Nicoletti, il sonoro a Yann Fadanelli, i costumi ad Agostina Imperi, mentre le musiche saranno firmate da Paolo Vivaldi e il montaggio da Roberto Siciliano.

Ambientato a Roma, descritta come una città stanca, attraversata da un potere silenzioso che non ha più bisogno di nascondersi, Delitto al Club Privé si apre con il commissario Alfieri che nel suo ufficio ai piani alti del Ministero, viene convocato da due figure istituzionali. Il colloquio è teso, allusivo. Non si parla ancora di un delitto, ma di un pericolo più grande: qualcuno ha creato un archivio digitale che contiene informazioni capaci di compromettere equilibri delicatissimi tra criminalità, affari e istituzioni. Poche ore dopo, in un luogo apparentemente lontano da quei corridoi del potere, l’ingranaggio si inceppa. Al Flirt Club Privé, locale notturno esclusivo dove sesso, droga e denaro scorrono senza morale, l’avvocato Ferreri viene trovato morto in una stanza privata. Con lui c’era Elena, una donna che vive ai margini di quel mondo e che si ritrova, improvvisamente, al centro di qualcosa di più grande di lei. Elena scopre il cadavere, riesce a trattenere il panico e nasconde la chiavetta USB che Ferreri le ha lasciato poco prima di morire, avvelenato. La nasconde su di sé e attraversa il locale fingendo normalità, mentre intorno la musica continua a battere e i corpi a muoversi come se nulla fosse accaduto. Fuori dal club, Elena fugge nella notte. Alfieri affida il caso al suo uomo di fiducia, Rocky Giraldi, poliziotto sboccato, ironico, apparentemente fuori luogo, che, per quanto grezzo, è retto nell’animo e pronto a far prevalere la giustizia a costo di ogni altra cosa.

Sanremo, Ermal Meta: paradosso oggi, scrolliamo bimbi morti e gattini

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Il silenzio è il grande tema di oggi. Questa canzone parla del paradosso del mondo in cui viviamo oggi, se non ascolti il testo ti verrebbe voglia di ballare, ma se ascolti le parole ti rendi conto di quello che dice e questo sembra il mondo di oggi in cui scrollando sui telefonini vedi gattini, feste, palestra, poi c’è la guerra, bambini che muoiono, e ancora gattini…. è tutto uguale e sullo stesso piano. Io ho voluto fare una canzone specchio del mondo in cui viviamo e per il fatto che oggi fanno più rumore gli adulti dei bambini e da genitore questo mi preoccupa”. Così Ermal Meta in conferenza stampa a Sanremo, parlando della sua canzone in gara, “Stella stellina”, che parla di una bambina morta a Gaza nella guerra.

Milano-Cortina, 6 Paesi boicotteranno l’apertura delle Paralimpiadi

Roma, 26 feb. (askanews) – Sono già sei i Paesi che hanno annunciato di voler boicottare la cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici di Milano-Cortina per protesta contro la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di autorizzare sei atleti russi e quattro bielorussi a partecipare ai Giochi sotto la propria bandiera. Il primo Paese a farlo, lo scorso giovedì 19 febbraio, è stata l’Ucraina, seguita nei giorni successivi da Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Polonia e Finlandia. La cerimonia di apertura è prevista per il 6 marzo a Verona. “Vogliamo garantire – ha spiegato martedì scorso il ministro degli Esteri finlandese Sari Rautio – che i nostri atleti possano realizzare i loro sogni paralimpici nonostante la guerra in corso in Europa, che inevitabilmente getta un’ombra sui Giochi di Milano-Cortina. D’altra parte, il minimo che possiamo fare è esprimere la nostra opposizione alle decisioni del Comitato Paralimpico Internazionale riguardanti gli atleti russi boicottando la cerimonia di apertura, come richiesto dall’Ucraina”. “Comprendiamo che molti paesi non siano soddisfatti di questa decisione, ma è stata presa attraverso un processo molto democratico – aveva dichiarato all’Afp Craig Spence, rappresentante del Comitato Paralimpico, dopo le prime defezioni -. Abbiamo sottoposto questa decisione al voto di tutti i nostri membri, che hanno votato a favore del ritorno di Russia e Bielorussia”.

Scherma, la sciabola maschile azzurra in ritiro a Parigi

Roma, 26 feb. (askanews) – La sciabola azzurra si prepara a Parigi per il grande appuntamento “di casa” previsto tra il 6 e l’8 marzo sulle pedane di Padova, dove andrà in scena la 67^ edizione del “Trofeo Luxardo”, la più antica tappa di Coppa del Mondo di specialità.

Presso le strutture dell’INSEP (l’Institut national du sport, de l’expertise et de la performance), centro statale francese di eccellenza nelle attività sportive, sei sciabolatori del CT Andrea Terenzio stanno rifinendo la preparazione in un probante allenamento collegiale internazionale che dà l’opportunità di confrontarsi con i colleghi transalpini e di altri Paesi.

Luca Curatoli, Michele Gallo, Pietro Torre, Matteo Neri, Cosimo Bertini e Dario Cavaliere, guidati dal Commissario tecnico Andrea Terenzio e con il supporto del maestro Leonardo Caserta e del fisioterapista Ferdinando Margutti, stanno lavorando intensamente per la tappa più attesa del circuito di Coppa del Mondo. Il “Luxardo 2026” sarà presentato ufficialmente lunedì 2 marzo, in conferenza stampa, presso la venue di gara della Kioene Arena dove venerdì 6 marzo scatteranno le qualificazioni, sabato 7 sarà la giornata clou della prova individuale e domenica 8 si disputerà il Team Event.

Un evento che vedrà la Nazionale azzurra di sciabola maschile per la prima volta dopo dieci anni sulle pedane di casa da campione del mondo a squadre in carica, e che sarà trasmesso in diretta e in esclusiva per l’Italia su SKY Sport.

Sanremo, Ermal Meta: “bestemmia è cancellare Gaza e la Palestina”

Sanremo, 26 feb. (askanews) – “Oggi gli adulti fanno molti più rumore dei bambini, lo trovo preoccupante. È un silenzio che a volte ci autoinfliggiamo. Non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, Palestina, come se fosse una bestemmia ma la bestemmia è tutt’altro, è il fatto che vengano cancellate. Questa è la bestemmia”. Così Ermal Meta parlando in conferenza stampa del suo brano “Stella stellina” in gara a Sanremo, che parla di un bambina morta per la guerra a Gaza. “I bambini dovrebbero fare rumore, non silenzio” aveva già detto al termine della sua esibizione nella seconda serata.

MotoGp, Bagnaia: "La moto mi piace nei test, pronto per la stagione"

Roma, 26 feb. (askanews) – Francesco “Pecco” Bagnaia arriva alla stagione 2026 con fiducia e serenità, dopo test positivi che hanno confermato il feeling con la sua Ducati. Il tre volte campione del mondo si sente motivato e pronto a lottare nelle posizioni di vertice, senza eccessiva pressione.

“E’ corretto, sono estremamente contento di iniziare la stagione, è sempre bello. La moto mi piace, i test sono andati bene. È un momento bello, quindi cerchiamo di sfruttarlo” ha dichiarato il pilota torinese.

Nei test, Bagnaia ha apprezzato la possibilità di spingere al cento per cento: “Rispetto allo scorso anno, i test sono andati decisamente meglio e tutto fa sperare in una buona stagione o in un buon inizio. L’obiettivo sarà cercare di essere costanti, veloci e poi vedremo più avanti”.

Dal punto di vista psicologico, il pilota si dichiara sereno e felice: “Sarà una stagione lunga, difficile, con molti contendenti. L’importante sarà essere uno di quelli e non vedo l’ora che inizi”.

Bagnaia ha sottolineato la continuità con la GP25: “Poche differenze rispetto alla GP25, ma quelle giuste: sono più a mio agio nella guida. Nei test ho capito che il potenziale c’è e bisogna sfruttarlo”. E sulla scorsa stagione: “È stata una lezione importante. Si può sempre imparare dalle difficoltà, restare calmi e apprezzare ogni risultato, evitando gli errori commessi in passato”.

Sul rapporto con Gigi Dall’Igna, Bagnaia è chiaro: “No, imparare da soli è la cosa migliore”. L’obiettivo rimane chiaro: ambire alla top 3 ogni weekend, sfruttando la migliore moto della griglia.

Sanremo, gli ascolti della seconda serata: 59,5% share e oltre 9 milioni

Sanremo, 26 feb. (askanews) – Sono stati 9 milioni e 53mila, pari al 59,5% di share, i telespettatori che, nella media, hanno seguito la seconda serata del Festival di Sanremo, condotto da Carlo Conti. La prima serata i telespettatori erano stati 9 milioni e 600mila, pari al 58% di share. L’anno scorso, invece, i telespettatori nella media della seconda serata furono 11,8 milioni e 800mila, pari al 64,6% di share.

Nella prima parte – dalle 21.46 alle 23.34 – 11 milioni 531mila spettatori, share 58,2%. Nella seconda parte – dalle 23.39 all’1.10, 5 milioni e 947mila spettatori, share 62,7%.

Il picco di share è stato registrato alle 00.48 (66,1%) con lo show di Lillo “urlatore di Mambo”, dopo l’omaggio a Ornella Vanoni. Il picco in termini assoluti, con l’ingresso di Pilar Fogliati -che ha interpretato il personaggio ‘Uvetta’ – si è registrato alle 21.47 con 13 milioni e 706 mila telespettatori.

Rispetto alla prima serata (58% share), la seconda serata recupera 1,5% rispetto al debutto, ma calano leggermente i telespettatori in termini assoluti. Conti riduce anche il gap rispetto allo scorso anno. Ieri aveva perso 7 punti percentuali, mentre oggi il divario – sempre rispetto alla seconda serata 2025 – si riduce a 5,1%.

De Lise (Commercialisti): affiancheremo la Chiesa di Napoli

Roma, 26 feb. (askanews) – “L’insediamento del nuovo Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli nella sede di ‘Casa Bartimeo’ rappresenta un segnale chiaro e significativo. Vogliamo affiancare la Chiesa di Napoli e l’impegno di don Mimmo Battaglia nella preziosa attività svolta quotidianamente a favore della comunità, contribuendo concretamente a lasciare un segno positivo sul territorio. I commercialisti possono offrire un supporto determinante non solo alle attività economiche, ma anche al tessuto sociale della città. Il nostro obiettivo è aiutare imprese, lavoratori e famiglie, mettendo a disposizione competenze professionali, responsabilità e sensibilità umana, unendo alla professionalità anche il valore dell’impegno e della solidarietà”. Lo ha dichiarato Matteo De Lise, neopresidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, a margine della seduta di insediamento del nuovo Consiglio a ‘Casa Bartimeo’. La struttura, voluta dal Cardinale di Napoli don Mimmo Battaglia, ospita un poliambulatorio e sportelli d’ascolto per le persone in difficoltà, insieme a una comunità residenziale per persone fragili.

“Ci impegneremo a trasformare in azioni concrete le proposte presentate. A partire da oggi avvieremo una raccolta fondi a sostegno di questa struttura – ha aggiunto De Lise – con l’obiettivo di contribuire all’acquisto di una sonda e delle attrezzature necessarie a rafforzare l’accoglienza, sia spirituale sia sanitaria, delle persone che qui trovano assistenza e supporto. Si tratta di un’iniziativa di grande valore sociale, rivolta ai più fragili, che riteniamo meriti il pieno sostegno e la partecipazione dell’intera categoria professionale”. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è valorizzare il ruolo centrale del dottore commercialista nella vita quotidiana di cittadini e imprese. Intendiamo avviare un dialogo costante con tutte le istituzioni, offrendo al tempo stesso un supporto concreto alla comunità. Siamo convinti che le competenze economiche e fiscali rappresentino una leva fondamentale per il rilancio della città e lavoreremo per promuovere una nuova cultura dell’economia e dell’impresa – ha concluso il numero uno dell’Odcec di Napoli – , fondata su legalità, correttezza e responsabilità, capace di avvicinare anche i più giovani alla nostra professione”.

Prima dell’insediamento, i consiglieri eletti hanno visitato la Basilica di San Pietro ad Aram, le Catacombe e il magico Pozzo di Santa Candida. A fare gli onori di casa, il direttore di Casa Bartimeo Gennaro Pagano, che insieme al ViceDirettore della Caritas Don Riccardo De Santis, ha informato sulle opere di Carità della struttura, e sulle altre opere di solidarietà della Chiesa di Napoli. Ha portato poi i saluti del Cardinale, Monsignor Gennaro Matino, vicepresidente Chiesa di Napoli ETS: “In un tempo di guerre la pace parte anche da ragioni economiche che abbiano un significato. Fare pace significa distribuire il bene, chi ha di più lo metta a disposizione di chi ha bisogno. Il sostegno dei commercialisti, anche in termini di solidarietà, al progetto di Casa Bartimeo per rendere possibile la liberazione di chi vive nella fragilità, è prezioso. Oltre ai numeri bisogna avere il cuore e la mente rivolti a percorsi di giustizia e di pace e quello di oggi è un altro passo importante in questa direzione”. Nel corso della prima riunione è stato deliberato il completamento della governance: Immacolata Vasaturo (vicepresidente), Mario Michelino (consigliere segretario) e Raffaele Ianuario (consigliere tesoriere).

L.elettorale, pronto testo riforma maggioranza, in giornata in Parlamento

Roma, 26 feb. (askanews) – E’ stato raggiunto nella notte, a quanto si apprende, un accordo in maggioranza sul testo di riforma della legge elettorale. L’intesa siglata nella riunione fiume degli sherpa che si è tenuta ieri dovrà ora essere suggellata dai leader, ma – sempre secondo quanto viene riferito – il testo dovrebbe essere depositato già nelle prossime ore.

Si tratta dunque di una legge proporzionale con premio di maggioranza per chi supera la soglia del 40%. Non ci sono le preferenze caldeggiate da Fdi che però non rinuncia a presentare un emendamento in merito durante l’esame del provvedimento. Resta invece l’ipotesi del ballottaggio qualora nessuno ottenesse il 40% dei voti, sul quale invece si erano registrate le resistenze degli alleati. Non ci sarà il nome del candidato premier sulla scheda che sarà però indicato nel programma che i partiti presenteranno al Viminale.

Ue, Urso: sospendere Ets in attesa della revisione, è tassa sulle imprese

Milano, 26 feb. (askanews) – “Il sistema Ets, così come concepito, rappresenta un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, incidendo sui costi e limitandone la competitività. Ne chiederemo la sospensione alla Commissione europea, fino a una sua profonda revisione che intervenga sia sui parametri di riferimento delle emissioni, sia sui meccanismi di assegnazione delle quote, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite, e che introduca finalmente un meccanismo stabile di sostegno per le imprese esportatrici, non ancora compiutamente definito nella riforma del CBAM”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo ieri sera a Bruxelles alla riunione dei Paesi ‘Friends of Industry’, il format informale che riunisce i ministri dell’Industria di alcuni Stati membri europei – tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia e Repubblica Ceca – per coordinare le posizioni in vista del Consiglio Competitività.

Nel confronto tra i ministri dell’Industria, sottolinea una nota del Mimit, Urso ha posto l’accento sulla competitività industriale e sulla necessaria coerenza tra revisione del CBAM e riforma dell’Ets, rilevando come entrambi gli strumenti dovranno essere pienamente allineati e funzionali alla tutela della base produttiva europea. Un’impostazione, quella sostenuta dall’Italia, che ha contribuito significativamente a orientare il documento finale condiviso dai Paesi partecipanti.

Lo stesso orientamento sarà ribadito stamane da Urso prima alla quinta riunione dell’Alleanza ministeriale per le industrie energivore, in corso a Bruxelles con uno specifico focus sul settore della chimica, e successivamente ai lavori del Consiglio Competitività. “La chimica, l’industria delle industrie in Europa, è oggi sotto pressione a causa degli alti costi energetici – ha spiegato Urso -. Il sistema Ets, alle condizioni attuali, è inefficace e dannoso perché si traduce in un mero costo aggiuntivo non evitabile, che erode margini e competitività. Servono regole chiare e strumenti di verifica affidabili, che evitino distorsioni lungo le filiere. CBAM ed ETS devono diventare strumenti a supporto dell’industria, non fattori che ne indeboliscono la competitività”.

Stellantis chiude 2025 con una perdita netta di 22,3 miliardi euro

Milano, 26 feb. (askanews) – Stellantis chiude il 2025 con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro dovuta a 25,4 miliardi di oneri straordinari per la revisione della strategia sull’elettrico, la cui diffusione è più lenta del previsto, e per rimettere al centro la libertà di scelta dei clienti con un’offerta completa di alimentazioni, incluso il diesel.

I ricavi netti sono stati pari a 153,5 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto al 2024, principalmente a causa degli effetti negativi dei tassi di cambio e del calo dei prezzi nel primo semestre del 2025. Le consegne sono state pari a 5,5 milioni di auto, in aumento dell’1%. La perdita operativa rettificata è stata di 842 milioni di euro con un margine Aoi negativo di -0,5%. Il flusso di cassa industriale è risultato negativo per 4,5 miliardi di euro. L’impatto dei dazi Usa è stato di 1,2 miliardi di euro, per il 2026 la stima è di 1,6 miliardi di euro.

“I risultati dell’esercizio 2025 riflettono il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica e della necessità di reimpostare il nostro business mettendo al centro la libertà di scelta dei clienti. Nella seconda metà dell’anno abbiamo iniziato a vedere i primi segnali positivi di progresso”, ha detto il Ceo, Antonio Filosa.

La seconda metà del 2025, ovvero i primi sei mesi pieni sotto la guida del nuovo Ceo Antonio Filosa, ha visto un miglioramento della crescita dei ricavi e del flusso di cassa industriale. I ricavi netti di Stellantis sono aumentati del 10% a 79,2 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2024. La perdita netta è di 20 miliardi di euro, rispetto a -127 milioni del I semestre. Il risultato operativo adjusted è negativo per -1,38 miliardi con un margine negativo del -1,7%. Il flusso di cassa industriale del secondo semestre, negativo per 1,5 miliardi di euro, rappresenta un miglioramento di circa il 50% rispetto al primo semestre 2025 e del 73% rispetto al secondo semestre 2024.

Le consegne hanno raggiunto i 2,8 milioni di unità, +11% rispetto al secondo semestre 2024. Tutte le regioni che hanno registrato un aumento dei volumi. In evidenza il Nord America +39% a 825mila auto che beneficia delle azioni intraprese per la riduzione delle scorte. La nuova ondata di prodotti amplia la copertura del mercato con l’aggiunta di prodotti in nuovi segmenti e opzioni di motorizzazione in Nord America, Europa allargata, Sud America e Medio Oriente e Africa.

La liquidità industriale disponibile era di 46 miliardi di euro alla fine del 2025. Per preservare una struttura patrimoniale solida, il Cda ha autorizzato la sospensione del dividendo 2026 e l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro.

Stellantis conferma la guidance finanziaria e prevede un ritorno a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027. Per il 2026 il gruppo prevede un miglioramento progressivo di ricavi netti a singola cifra. In miglioramento anche il margine Aoi e free cash flows industriali dopo 2 miliardi di oneri relativi al secondo semestre 2025. Stellantis stima miglioramenti progressivi dal primo semestre al secondo semestre 2026.

La resistenza di Kiev e la nuova consapevolezza europea

Una guerra che ha cambiato l’agenda europea

A quattro anni dall’attacco russo all’Ucraina si può affermare che questa drammatica guerra, purtroppo lungi dal concludersi – la telefonata di Trump a Zelensky rilancia il percorso negoziale, ma restano dubbi sulla volontà di Mosca a imboccare la strada della pace – ha posto nell’agenda dell’UE alcuni temi di fondo che erano già conosciuti ma sistematicamente evasi, nella consapevolezza di quanto dirimenti essi fossero.

L’aiuto politico e finanziario che l’Europa ha assicurato al paese aggredito si è rivelato un collante di sicura importanza, ma ancora non sufficiente per decidersi al gran passo: una più stretta unione capace di adottare una comune politica estera e di difesa, con i costi economici conseguenti (ma con l’ambizione di esercitare un ruolo di rilievo nel mondo).

Il mutamento della postura americana

Durante la prima fase del conflitto gli Stati Uniti non hanno lesinato sostegno politico, economico e militare a Kyiv. Il Presidente Biden aveva correttamente inquadrato l’aggressione russa come uno dei sempre più numerosi scontri fra democrazie e autocrazie o dittature. Il tutto all’interno di un disegno che considerava ancora l’Europa un tassello fondamentale – ancorché non più decisivo come era stata lungo tutto il periodo della Guerra Fredda – della politica internazionale USA.

Ma un anno fa è arrivato Trump e quel sostegno e quella visione sono venuti meno. Un grosso problema per Zelenskyi, come si è visto e come si vede. Una sveglia rumorosa, però, per gli europei: ora consapevoli che una fase nuova si è aperta e con essa occorre confrontarsi senza suggestioni nostalgiche di un tempo che si è chiuso. Probabilmente per sempre.

Una consapevolezza ancora incompleta

Tale consapevolezza non è però piena. E questo è un problema grande. Perché rischia di condannare gli europei ad un ruolo minore nello scenario mondiale di questo secolo.

Non è piena innanzitutto per la scarsa capacità, ma direi pure propensione, delle attuali classi politiche dirigenti nel guardare al futuro senza rimanere avaramente avvinghiati ad un eterno presente: oggi più che mai, essendo la fugace e superficiale lettura dei social il parametro di riferimento, il giudizio al quale tutto sottomettere.

Democrazia fragile e consenso emotivo

Non è piena, però, anche perché la inesorabile logica democratica esige un consenso popolare che oggi è difficile veicolare lungo l’asse del ragionamento, della conoscenza dei problemi, della valutazione approfondita delle conseguenze derivanti da una scelta piuttosto che da un’altra.

Di nuovo, la superficialità emotiva imperante, la divisione di ogni questione in un conflitto fra bianco e nero senza alcuna disponibilità al confronto favoriscono l’emersione di populisti alla ricerca di un facile consenso basato sulla denigrazione dell’avversario, immediatamente identificato come “nemico”.

L’avanzata del neo-nazionalismo

E così sta ovunque emergendo – ora pure nelle principali nazioni del continente – un sentimento avverso all’unità europea: oggi ancora minoritario ma molto più forte di ieri e ormai in grado di proporsi elettoralmente quale realistico candidato alla guida dei governi nei diversi paesi.

Questo neo-nazionalismo populista verrà sostenuto dagli Stati Uniti di Donald Trump. Un fatto di una gravità assoluta, che dovrebbe a questo punto motivare gli europei ad una reazione adeguata. Per ora solo intravista, anche se le nette parole pronunciate a Monaco dal Cancelliere Merz sono state a tal proposito un messaggio non certo banale né scontato.

Ucraina, banco di prova del futuro europeo

Ecco allora che la difesa dell’Ucraina dalla Russia assume, ancor più rispetto agli anni scorsi, un rilievo decisivo per il futuro dell’Europa: con tutto quello che Europa significa in termini di libertà, democrazia, sviluppo sociale, prevalenza del diritto.

Ed ecco perché sul tema non sono ammissibili calcoli opportunistici, piccole furbizie, ambiguità mascherate da spirito pacifista e quant’altro. Troppo presenti, al momento, nella politica italiana. Al governo e all’opposizione.

La Dc impediva la radicalizzazione politica. E oggi?

La radicalizzazione come nuovo paradigma del confronto pubblico

La radicalizzazione della lotta politica è ormai diventata un asset fondamentale del confronto pubblico nel nostro paese. Una deriva che, purtroppo, ci riporta indietro negli anni, a un periodo in cui non solo la delegittimazione morale e politica dell’avversario — o del nemico — era quasi un dogma, ma si ricorreva a ogni espediente pur di sconfiggerlo. Fu la stagione riassunta con uno slogan tanto efficace quanto inquietante: gli “opposti estremismi”.

 

Il ruolo della Dc come diga democratica

Quando ricordiamo quella stagione, non possiamo ignorare un tassello squisitamente politico decisivo per governare quella fase storica ed evitare esiti avventurosi e imprevedibili: la presenza di un partito capace di ergersi a diga contro una deriva antidemocratica. Quel tassello si chiamava Democrazia Cristiana.

Un partito popolare e di massa, interclassista, dotato di una solida cultura di governo e capace di essere un luogo politico inclusivo, rigorosamente fedele ai principi costituzionali. Non li predicava soltanto: li praticava quotidianamente. Non a caso fu duramente contestato tanto dalla sinistra comunista ed extraparlamentare quanto dalla destra estrema e parafascista. Grazie al suo ruolo politico, culturale e istituzionale fu possibile attraversare quella stagione senza mettere in discussione le fondamenta democratiche del paese.

Quella stagione è oggi sufficientemente conosciuta, ma le pregiudiziali ideologiche della sinistra e della destra non sono affatto rimosse: continuano a permeare la narrazione politica contemporanea. Ciò rende ancora più urgente una domanda di fondo alla luce della radicalizzazione che caratterizza il dibattito odierno.

 

Esiste oggi un soggetto capace di garantire equilibrio democratico?

La domanda è semplice e insieme complessa: esiste oggi un partito in grado di garantire un ordine democratico in sintonia con l’impianto costituzionale, senza alimentare radicalizzazione e polarizzazione ideologica?

L’attuale sinistra radicale, massimalista e populista è in grado di assolvere questo compito?

La destra conservatrice, sovranista e di governo può declinare concretamente questo ruolo politico e costituzionale?

Sono interrogativi legittimi. La radicalizzazione permanente — evidente anche nelle dichiarazioni quotidiane degli esponenti dei principali schieramenti — rischia di sfociare in una crisi della democrazia e nella conseguente perdita di credibilità delle istituzioni.

 

Rileggere l’esperienza dc a fronte dell’emergenza democratica odierna

Proprio rileggendo il ruolo esercitato dalla Democrazia Cristiana per decenni, forse sarebbe opportuno trarne insegnamento per affrontare l’emergenza democratica contemporanea. Ciò implica abbandonare definitivamente le pregiudiziali ideologiche, morali e politiche che hanno alimentato per lungo tempo la criminalizzazione della classe dirigente democristiana.

Una classe dirigente composta da leader e statisti, non da comprimari o dilettanti in cerca d’autore: una lezione che resta attuale per chiunque abbia a cuore la stabilità democratica e la qualità della vita istituzionale del paese.

Dibattito. La riforma della giustizia tra propaganda e realtà

Un dibattito nato sotto il segno della polarizzazione

Tra qualche settimana avremo l’onore di esercitare il nostro diritto democratico di scelta sulla nuova riforma della giustizia; tuttavia, il clima che si respira nel Paese è tutto fuorché onorevole.

Sin dal suo concepimento nella culla parlamentare, la riforma è stata vittima di fronti populisti opposti che hanno estremizzato le posizioni, rendendo impossibile un confronto sereno. Questa condizione non ha consentito di individuare soluzioni alte e condivise. È la prima sconfitta, imputabile in egual misura a maggioranza e opposizione.

Con l’avvio della campagna elettorale il dibattito si è ulteriormente inferocito. Da entrambe le parti sono arrivati commenti disdicevoli e fake news che non aiutano il cittadino a formarsi un’opinione autonoma.

Esiste un solo anticorpo contro questo virus bipopulista: leggere la riforma (qui il link per chi fosse interessato a seguire il mio consiglio). Gli articoli sono pochi: non si tratta di un impegno gravoso.

Cosa la riforma non risolve

Occorre anzitutto sfatare alcune false convinzioni. La riforma non affronta i problemi strutturali del sistema giudiziario italiano, come quelli riguardanti la certezza della pena, i tempi lunghissimi dei processi, la gogna mediatica per indagati non condannati, la tutela effettiva della presunzione di innocenza. Si tratta di questioni cruciali che restano sostanzialmente intatte.

La riforma non assoggetta la magistratura alla politica, né al Parlamento né al Governo. L’articolo 3 ribadisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, composto da magistrati della carriera giudicante e requirente.

Questo è un punto dirimente, spesso travisato: non si profilano derive antidemocratiche in stile ungherese. Il principio montesquieiano della separazione dei poteri resta pienamente salvaguardato.

Composizione dei consigli e equilibrio istituzionale

La quota dei componenti eletti dal Parlamento e nominati dal Presidente della Repubblica rimane pari a un terzo; i restanti membri sono scelti tra i magistrati.

La componente di origine politica resta dunque minoritaria, come avviene attualmente.

Consigli e funzioni vengono definitivamente separati: un magistrato inquirente non potrà più decidere sulla carriera di un magistrato giudicante e viceversa.

Questo principio non indebolisce l’autonomia, ma la rafforza: il giudicante non sarà più esposto all’influenza dell’inquirente e reciprocamente.

Si tratta di un assetto coerente con le democrazie liberali: separazione chiara dei poteri nelle istituzioni e, per analogia, “unbundling” nell’economia per evitare concentrazioni di potere.

Nessuna limitazione dell’azione investigativa

Il magistrato requirente non perde poteri né libertà d’azione. Se così fosse, si dovrebbe ammettere che l’appartenenza alla stessa categoria del giudicante gli conferisce oggi un vantaggio improprio, il che sarebbe incompatibile con i principi democratici.

La riforma non incide su tipologie di reato né sul perimetro delle indagini: nessuna inchiesta viene limitata.

Il nodo irrisolto della meritocrazia

Se i principi democratico-liberali non vengono intaccati, resta però una vittima potenziale: la meritocrazia.

Il sorteggio non costituisce un criterio meritocratico di selezione per ruoli istituzionali; rappresenta piuttosto un colpo al cuore del principio di competenza. L’idea appare come l’ultimo retaggio del grillino “uno vale uno”, già allegoricamente descritto da Orwell ne La fattoria degli animali.

Si sostiene che serva a ridurre il peso delle correnti, ma il rimedio rischia di essere sproporzionato. Non sarebbe stato preferibile rendere eleggibili magistrati prossimi alla pensione? Una soluzione simile avrebbe garantito competenza ed esperienza nei consigli e contribuito a spezzare i meccanismi di scambio di potere interni alle correnti.

Se l’opposizione avesse partecipato al confronto parlamentare con spirito costruttivo, avrebbe potuto incidere su questo punto; se la maggioranza avesse evitato uno scontro identitario con la magistratura, il testo avrebbe potuto essere migliore. Così non è stato.

Illusioni politiche e stabilità dell’esecutivo

È illusorio pensare che una vittoria del No comporterebbe le dimissioni dell’attuale esecutivo.

Se esiste una differenza netta tra centrodestra e centrosinistra in Italia, è che la destra non cade nel tafazzismo: quando si tratta di restare al governo, mantiene nervi saldi e fronte compatto anche nelle difficoltà.

In un clima dominato da slogan e contrapposizioni, il compito del cittadino resta quello più difficile e più nobile: comprendere, distinguere, decidere. Solo così il voto potrà tornare ad essere un esercizio di responsabilità democratica, non l’eco di una tifoseria.

Patty Pravo, cantatrice delle emozioni

Emozioni e sentimenti: una dicotomia da ripensare

Sarebbe da approfondire il rapporto che lega emozioni e sentimenti. Più volte ho rilevato l’enfasi posta dai media e, più in generale, dal mondo dello spettacolo sulle emozioni, tendenzialmente intense, talora violente e, insieme, effimere, a discapito dei sentimenti, più delicati e stabili.

“Opera”, il brano sanremese di Patty Pravo, tuttavia, dischiude, ai miei occhi, un nuovo orizzonte. L’emozione può rappresentare la “miccia” del sentire. La scintilla che accende il fuoco. 

Per dirla con la canzone, può condurci in una dimensione altra rispetto a quella ordinaria. L’emotività, dunque, come transito e passaggio che ci porta nell’universo dei sentimenti, di un sentire più acuto e profondo di quello consueto.

La ragazza del Piper e il volto notturno dell’amore

Nicoletta Strambelli, del resto, canta da sempre le emozioni: rimane, in tal senso, “la ragazza del Piper”. Le “sue” emozioni, però, alludono al sentire, ai sentimenti, fin dal brano “Ragazzo triste”.

Così all’artista che mi lascia intravedere il superamento della dicotomia emozioni versus sentimenti dedico qualche piccolo verso: “Sì, Patty / l’emozione dischiude una dimensione altra, / tu canti la notte / diverso volto / della vita / e / dell’amore”.

Sanremo, Pilar Fogliati interpreta "Uvetta"

Sanremo, 25 feb. (askanews) – L’attrice Pilar Fogliati, co-conduttrice della seconda serata del Festival di Sanremo, abito in raso argentato monospalle e drappeggiato, ha sfoggiato sul palco dell’Ariston le sue celebri “vocine” e trasformazioni in diversi personaggi, proprio come in uno dei suoi film, “Romantiche” che ha messo in luce il suo talento camaleontico. Visibilmente emozionata in veste di co-conduttrice, arrivando sul palco ha esordito: “Ma davvero sono qui? È proprio vero che Sanremo è Sanremo”. Ha poi introdotto Tommaso Paradiso.

Dazi,Commissione Ue:ecco quali chiarimenti attendiamo dagli Usa

Roma, 25 feb. (askanews) – Bruxelles, 25 feb. (askanews) – Il portavoce per il Commercio della Commissione europea, Olof Gill, ha inviato alla stampa questo pomeriggio una dichiarazione in cui precisa che cosa esattamente l’Ue si aspetta che gli Stati Uniti chiariscano riguardo all’accordo di Turnberry sui dazi, in modo che entrambe le parti possano procedere alla sua attuazione.

L’accordo raggiunto l’estate scorsa a Turnberry, in Scozia (poi formalizzato da una “dichiarazione congiunta”) è stato rimesso in discussione dalla sentenza della Corte Suprema di venerdì scorso, 20 febbraio, che ha bocciato la base giuridica usata dall’Amministrazione americana per i dazi all’importazione di gran parte dei prodotti europei negli Stati Uniti. Questi dazi, secondo la “dichiarazione congiunta”, dovevano avere un’aliquota massima del 15% (contro l’azzeramento dei dazi europei sulla maggior parte dei prodotti industriali Usa).

Ma successivamente il presidente Trump ha deciso l’imposizione generalizzata, con un’altra base giuridica, di nuovi dazi temporanei per il 10% sulle importazioni, aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti con i paesi che godono della clausola Npf, ovvero di “nazione più favorita”. I dazi Npf per la maggior parte dei prodotti dell’Ue sono inferiori al 5%, e quindi, sommandoli ai nuovi dazi Usa aggiuntivi del 10%, si resterebbe sotto la soglia massima concordata del 15%. Per alcuni prodotti europei, tuttavia, i dazi Npf superano il 5%, e in questi casi è necessario che gli Stati Uniti spieghino come intendano rispettare il tetto “onnicomprensivo” al 15% previsto nella “dichiarazione congiunta”.

Inoltre, la Commissione europea si aspetta anche che l’Amministrazione Usa chiarisca come procederà dopo la scadenza dei nuovi dazi temporanei fissati al 10% (con la nuova base giuridica, hanno una durata limitata a 150 giorni), sempre per garantire il rispetto dell’accordo con l’Ue e “la stabilità e prevedibilità” di cui gli operatori di entrambe la parti hanno bisogno per continuare a sviluppare il commercio transatlantico. á á á á á á “A partire dal 24 febbraio – ricorda Gill nella sua dichiarazione -, sono entrati in vigore i dazi statunitensi annunciati nella Proclamazione del 20 febbraio sulla ‘Imposizione di un supplemento temporaneo all’importazione per affrontare problemi fondamentali dei pagamenti internazionali. L’aliquota applicabile è del 10%, in aggiunta ai dazi Npf esistenti. Alcune categorie di prodotti – spiega Gill – rimangono esenti, come aeromobili e componenti di aeromobili, prodotti farmaceutici e prodotti energetici”. Inoltre, “non è previsto alcun cumulo con i dazi esistenti della Sezione 232 (ad esempio su acciaio, automobili, camion, legname)”.

Come ha la Commissione aveva già sottolineato con una nota domenica scorsa, 22 febbraio, ricorda il portavoce, “l’Ue si aspetta che gli Stati Uniti onorino i propri impegni stabiliti nella Dichiarazione congiunta (l’accordo con gli Usa, ndr), così come l’Ue mantiene i propri impegni. In particolare, i prodotti dell’Ue devono continuare a beneficiare del trattamento più competitivo, senza aumenti dei dazi oltre il massimale chiaro e onnicomprensivo precedentemente concordato”, ovvero il 15%.

“Per quanto riguarda le esportazioni dell’Ue verso gli Stati Uniti – rileva Gill -, nella maggior parte dei casi il dazio Npf è inferiore al 5%. Tuttavia, per una percentuale limitata (il 7%) di queste esportazioni verso gli Usa, il dazio Npf è superiore al 5%”.

Questo significa, aveva spiegato lo stesso Gill durante il briefing quotidiano per la stampa, oggi a Bruxelles, che la somma con i nuovi dazi del 10% porterebbe in questi casi a un’aliquota superiore al 15%. “Pertanto, logicamente, se gli Stati Uniti si sono impegnati a rispettare gli accordi, allora dovranno rispettare la soglia del 15%. Stiamo aspettando che ci spieghino in modo chiaro e dettagliato come questo funzionerà”.

“Gli Stati Uniti – si legge ancora nella nota diffusa dal portavoce della Commissione – hanno dato chiare indicazioni che i termini dei loro accordi, come la Dichiarazione congiunta Ue-Usa, saranno rispettati. Pertanto l’Ue continua a collaborare con gli Stati Uniti per garantire che ciò avvenga e per ottenere chiarezza sulle misure concrete che garantiranno la certezza giuridica e operativa”.

“Inoltre – aggiunge Gill -, gli Stati Uniti hanno descritto la situazione attuale come una fase di transizione, che durerà fino a 150 giorni. Anche in questo caso, l’Ue sta dialogando con gli Stati Uniti affinché forniscano chiarezza il più rapidamente possibile su eventuali ulteriori misure che potrebbero adottare” dopo la scadenza di questo termine”.

D’altra parte, “continuiamo anche a negoziare ulteriori esenzioni sui dazi, in linea con il nostro approccio coerente in materia di attuazione della Dichiarazione congiunta. La Commissione – sottolinea il portavoce – garantirà sempre la piena tutela degli interessi dell’Unione europea. Le aziende e gli esportatori dell’Ue devono beneficiare di un trattamento equo, prevedibilità e certezza del diritto”.

“La Commissione continua a consultarsi strettamente con il Parlamento europeo e gli Stati membri. La posizione espressa nella nostra dichiarazione del 22 febbraio gode di un ampio sostegno”, riferisce ancora Gill, e conclude ricordando che ieri il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, parlando all’Europarlamento, aveva osservato come sia “imperativo proseguire il processo di attuazione degli impegni assunti nell’ambito della Dichiarazione congiunta”, e in questo senso aveva sottolineato che anche l’Ue “deve restare fedele al nostro accordo”.

Calcio, impresa Atalanta: elimina al 98′ il Borussia Dortmund

Roma, 25 feb. (askanews) – Impresa dell’Atalanta. La squadra di Palladino travolge 4-1 il Borussia Dortmund, rimonta il 2-0 subito in Germania ed è qualificata agli ottavi di finale di Champions. Decisivo un rigore perfetto di Samardzic al 98′, assegnato al Var per un intervento falloso di Bensebaini su Krstovic a seguito di un clamoroso errore del portiere Kobel. La Dea aveva sbloccato il match con Scamacca al 5′ e raddoppiato già prima dell’intervallo con Zappacosta. Nella ripresa i gol di Pasalic e di Adeyemi prima dell’apoteosi finale

Fdi celebra Giorgia figlia del popolo vs sinistra al caviale: è solo a metà dell’opera

Roma, 25 feb. (askanews) – “Figlia del popolo si nasce, si prosegue ma siamo soltanto a metà dell’opera, ne vedremo delle belle”. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, chiude così la presentazione del libro di Italo Bocchino “Giorgia, la figlia del popolo. Perché Meloni piace agli italiani”. L’incontro presso la Galleria Alberto Sordi di Roma, davanti alla libreria Mondadori, come il saggio, è l’occasione per ripercorrere l’ascesa della presidente del Consiglio e del suo partito, la “fiaba” come la chiama l’autore, del gruppo di amici e compagni di partito che l’hanno sempre sostenuta.

Ad ascoltare Bocchino, La Russa e la sorella della presidente del Consiglio Arianna, capo della segreteria politica di Fdi, moderati dalla giornalista Hoara Borselli, in prima fila diversi ministri: Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Nello Musumeci, Orazio Schillaci, Maria Elvira Calderone, Elisabetta Casellati. Restano vuoti i posti riservati ad Anna Maria Bernini e Daniela Santanchè. Ci sono Giovanni Donzelli, l’ex presidente del Senato Gianfranco Fini, Gennaro Sangiuliano (“Per me rimane ministro a vita”, confessa La Russa). Si fa vedere Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi e attivista per i diritti Lgbtq.

La contrapposizione, nel dibattito, è tra Giorgia Meloni figlia del popolo e le elité, l’intellighenzia. Giorgia rimasta coerente, empatica, vicina al popolo, radicata mentre la sinistra il popolo lo ha dimenticato: “Sono forti le nostre idee – rivendica La Russa – la storia di un percorso coerente, chiaro e mai rinnegato. La sinistra indica Giorgia Meloni in termini dispregiativi ‘borgatara’. Una volta per la sinistra essere vicino alle borgate era un titolo di merito. Oggi la sinistra del caviale radical chic si qualifica per il cambiamento del linguaggio nei confronti dei figli del popolo”.

“Giorgia – insiste – appartiene a una generazione che ha fatto della coerenza, della meritocrazia e dell’identità la propria stella polare. Senza perdere la coerenza di un percorso iniziato nell’immediato dopoguerra, ha saputo cogliere le trasformazioni nostre, della società, della vita politica italiana fino a raccogliere in un unico partito i conservatori italiani che sono più ampi della quota di italiani di destra che già Fini aveva raccolto col 15%”.

Ma il “successo” di Fdi non è soltanto nel “brand” di Giorgia Meloni, come lo definisce Bocchino che annuncia la traduzione in arabo del suo libro. È Arianna a ricordare che la premier “non è sola, ha dietro una comunità di uomini e donne”. La capo della segreteria politica di Fdi ricorda “il dolore per la dispersione del popolo della destra negli anni difficili in cui ci perdemmo nel Popolo della Libertà” e poi il ritrovarsi. “Oggi stare qui con Fini in prima fila è una bellissima immagine. La storia della nostra comunità è un percorso di coerenza, di rapporto costante con gli elettori nei circoli. Non abbiamo mai inseguito il consenso o il potere, il potere è sempre stato uno strumento per costruire, non abbiamo interessi se non quelli dei cittadini”.

Referendum, Tajani invoca maggior impegno Fi: dopo Sanremo diamo il massimo

Roma, 25 feb. (askanews) – “Sono convinto che il Sì prevarrà. Tutti i sondaggi approfonditi, non quelli fatti su 50 persone, dicono che il Sì è in abbondante vantaggio” ma “tra il sondaggio e il voto c’è tutta la campagna elettorale e bisogna uscire di casa e andare a votare”. Antonio Tajani chiama le truppe di Forza Italia al massimo impegno sul referendum confermativo della riforma costituzionale della giustizia. Nel corso della segreteria del partito convocata alla Camera, a porte aperte ai cronisti nel corso del suo lungo intervento, parla di “clima positivo” ma si capisce che il mese che manca al voto del 22 e 23 marzo e l’avanzata del fronte del no preoccupano. “Non dobbiamo perdere neanche un voto. Dobbiamo far capire che si vince anche solo per un voto”, esorta.

Non vuole scomodare i suoi nella settimana del Festival di Sanremo, sarebbe anche improduttivo, la manifestazione canora monopolizza praticamente l’80% della programmazione televisiva ma, avverte, “dal giorno successivo al Festival di Sanremo dovremo impegnarci al massimo”.

Il vicepremier e ministro degli Esteri parla solo dell’impegno del suo partito e non raccoglie le critiche che arrivano da Nazario Pagano, deputato abruzzese, alla Lega. Il presidente della commissione Affari Costituzionali e segretario regionale Fi Abruzzo, a porte chiuse, prende la parola davanti alla segreteria, e, secondo quanto viene riferito, lamenta uno scarso impegno del partito di Salvini nella sua regione. Tajani, come detto, non raccoglie. Invita a concentrarsi sull’impegno azzurro su quella che è una battaglia storica del partito fondato da Silvio Berlusconi.

Nessuna critica agli alleati neanche negli interventi del senatore Pierantonio Zanettin e del deputato Enrico Costa, impegnati fin dal primo giorno pancia a terra nella battaglia referendaria. Giorgio Mulè, cui è stato affidato il coordinamento della campagna, sottolinea l’importanza degli eventi piccoli, capillari, in ogni singolo comune, anche il più remoto dove bisogna andare e raccogliere consenso più che nelle grandi città come Roma, Napoli e Milano.

Nel pomeriggio Matteo Salvini, che ha sempre annunciato l’impegno di ogni sezione e dei 500 sindaci della Lega per il sì al referendum, oggi ha presenziato alla segreteria del partito nel Lazio dalla quale è emerso che la Lega “si sta muovendo a sostegno per il Sì alla riforma e nei prossimi fine settimana il partito continuerà ad essere presente nelle piazze di Roma e del Lazio con i banchetti informativi”.

Dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, intanto arriva l’invito a frenare “le esagerazioni, le provocazioni, le fake news” che stanno caratterizzando la campagna referendaria perché, avverte, il rischio è che si crei “una confusione” che può indurre i cittadini “a disertare” le urne. Intervenendo alla presentazione del libro di Italo Bocchino, la seconda carica dello Stato ricorda che “il rispetto per la magistratura fa parte dei valori della destra” e che quindi “la riforma non può essere vista come qualcosa che manchi di rispetto alle toghe”. Accanto a lui è Arianna Meloni ad assicurare che se dovesse prevalere il no al referendum costituzionale “non succederà niente. Non arriveranno le cavallette ma si perderà un’occasione. Credo sia una buona riforma”. La sorella della premier ribadisce che “non è un voto sul governo, ci saranno le politiche il prossimo anno”.

Sanremo, seconda serata con 15 big e le nuove proposte

Roma, 25 feb. (askanews) – Festival di Sanremo 76esima edizione, seconda serata: sul palco dell’Ariston come co-conduttori, insieme a Carlo Conti, ci sono l’attrice Pilar Fogliati, Lillo Petrolo (attore e autore) e Achille Lauro. Vengono eseguite 15 canzoni in gara (su 30) che verranno votate dal pubblico con il televoto e attraverso la giuria delle radio. La serata numero due vedrà la gara delle nuove proposte, sul palco con Gianluca Gazzoli. Fra i big, prima a cantare Patty Pravo, mentre a chiudere sarà Ditonellapiaga. Di seguito la diretta con i momenti salienti dello spettacolo.

-20:32 Pilar fogliati e Lillo Petrolo in collegamento col Tg1 prima dell’inizio: battute sulla famosa scala dell’Ariston. Fogliati: “Dichiaro che guardo i piedi”. Lillo mostra invece un passo incrociato per scendere i famigerati gradini.