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L.elettorale, trattativa al rush finale in maggioranza. Verso stop preferenze

Roma, 25 feb. (askanews) – Si sono incontrati in mattinata a via della Scrofa. E poi si sono riaggiornati nel pomeriggio. E andranno avanti finché non ci sarà un accordo. Forse. Perché se è vero che la trattativa nel centrodestra per presentare una proposta comune di riforma della legge elettorale sembra arrivata al rush finale, al momento – a tavolo ancora in corso – il pronostico del confronto resta un classico 1-X-2. Da una parte c’è Fratelli d’Italia che vuole chiudere la partita e depositare un testo in settimana, dall’altra gli alleati che però condividono l’urgenza fino a un certo punto. Di mezzo c’è il tiro alla fune su alcuni punti ancora controversi, inevitabilmente alimentato dalla necessità di guardare ai propri interessi.

Fatto l’impianto ormai condiviso di un proporzionale con premio di maggioranza che scatta sopra il 40%, i nodi da sciogliere restano: preferenze, ballottaggi, quote per l’assegnazione del premio tramite listino, grandezza dei collegi. Ed è esattamente su questi punti che gli sherpa del centrodestra si stanno confrontando in una sorta di consultazione permanente. Stamattina si sono dati appuntamento alle 12 nella sede di Fratelli d’Italia e sono andati avanti fino alle 15.30 circa per poi rivedersi alle 18.30, stessa location. Nel mentre, una pausa che ha consentito, per esempio, agli emissari leghisti Andrea Paganella e Roberto Calderoli, di votare la fiducia sul Milleproroghe al Senato, al responsabile Organizzazione meloniano Giovanni Donzelli di fare un salto alla presentazione del libro di Italo Bocchino su Giorgia Meloni e agli azzurri, Stefano Benigni e a Alessandro Battilocchio, di prendere un caffè alla buvette della Camera. Ma anche a tutti quanti di riferire e confrontarsi con i propri leader di riferimento prima di riavviare i lavori del tavolo.

Per Fratelli d’Italia le preferenze restano una questione di principio e il mandato affidato dalla premier era quello di difenderle in ogni modo. E, tuttavia, le resistenze degli alleati (insieme al terrore che la sola parola ha già generato nei peones) avrebbero per il momento spinto a soprassedere. Il che, spiegano i meloniani, non vuol dire rinunciarvi: se non saranno nel testo saranno infatti riproposte con un emendamento durante la discussione. Che, per inciso, al momento appare più probabile possa cominciare da Montecitorio.

Se sulle preferenze Fdi avrebbe scelto di fare di necessità virtù, non ci sarebbe però nessuna intenzione di rinunciare al ballottaggio previsto nel caso che nessuno raggiunga la soglia del 40%. A Lega e a Forza Italia l’opzione non piace affatto. C’è anche l’appiglio per smontarla: il caso Trentino Alto Adige. Proprio come accade per la Valle d’Aosta, infatti, l’assegnazione dei seggi segue regole autonome. Come si fa quindi ad applicare un eventuale ballottaggio? Fratelli d’Italia è convinta che esista un meccanismo che possa risolvere la questione, per gli alleati invece è la dimostrazione che l’opzione del ballottaggio andrebbe accantonata. Altro nodo sul tavolo è quello della definizione dei collegi, ovvero se vadano modificati aumentandone la grandezza (come vorrebbero i meloniani) o lasciati come sono (come preferirebbe Fi).

Fin qui le questioni più strettamente tecniche. C’è poi un nodo squisitamente politico ancora da sciogliere. Una volta stabilito come funziona il meccanismo di assegnazione del premio di maggioranza – ossia attraverso dei listini che assegnano 70 deputati e 35 senatori a chi vince – la domanda posta dagli alleati alla premier è: con quali quote ce li dividiamo? A loro giudizio, viene spiegato, il criterio andrebbe definito prima. C’è anche chi avrebbe suggerito di fare una distribuzione alla pari, un terzo a testa. Per Fratelli d’Italia questa però è una trattativa che va affrontata solo in un momento successivo.

I semi, la poesia e la cura: la Biennale (in assenza) di Koyo Kouoh

Venezia, 25 feb. (askanews) – La 61esima Biennale d’arte di Venezia sarà la Biennale pensata e progettata da Koyo Kouoh, anche se la curatrice camerunense-svizzera è scomparsa nel maggio 2025. Ma il suo lavoro era stato impostato e il team dei curatori che lei aveva scelto lo ha portato e lo porterà avanti nello spirito della sua idea. “In Minor Keys”, questo il titolo scelto da Koyo, è stata presentata a Venezia in una conferenza stampa intensa e appassionata, che in qualche modo andava in cerca di un suo centro di gravità permanente.

“Si è come gli alberi – ha detto ad askanews Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia – l’albero è presente, l’albero ha le foglie, ha i frutti, perde le foglie, perde i frutti, perde anche se stesso e le radici che restano se ne vanno, ma i semi invece camminano e il team di Koyo sono il seme che ha generato attraverso il suo progetto, attraverso le sue fronde, attraverso la presenza, e in virtù della sua assenza, la meraviglia dimostra che prossimamente tutti noi e tutti voi vedrete”.

La mostra internazionale prevede 111 partecipanti, tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Koyo privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane. Con l’obiettivo di restituire e ampliare una geografia relazionale, intessuta nel corso di una vita e fondata sull’incontro. E, sia nei discorsi dei curatori, sia nell’intervento di Buttafuoco due termini sono risuonati in particolare: poesia e cura. “Sono parole che diventano sinonimi – ha aggiunto il presidente – sono parole che insieme legano e qui, entra in gioco la religio, il tenere insieme le cose, la cura, ovvero la complessità dell’esistenza del mondo, delle relazioni e la consapevolezza della, ho usato a posto un termine ispirato dalla presenza di Stefano Zecchi, della gettatezza. Noi siamo quindi qui e ora e dunque nel progetto di un’esistenza che ci vede responsabili rispetto a ciò che abbiamo intorno”.

Un intreccio tra anima e intelletto, l’attenzione alle pratiche e alle relazioni processuali, la meraviglia opposta al cinismo, i riferimenti letterari a James Baldwin, a Toni Morrison e ai Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez: il mondo di “In Minor Keys”, anche se ancora non del tutto svelato, si rivela già come una foresta di possibilità in divenire, che avrà attenzione anche per le performance e l’effimero. E quel concetto di Heidegger dell’uomo gettato nel mondo può rivelarsi un’occasione in più, pur nella mancanza che è l’elemento caratteristico di questa Biennale. “Emotivamente il primo pensiero che ho avuto – ha concluso Buttafuoco – è stato quello della bacchetta che viene appoggiata sul leggio quando è completato il lavoro di Turandot, è completato nell’incompletezza e nel suo essere incompleto apre e squaderna le nuove visioni”.

La Biennale d’arte di Koyo Kouoh apre al pubblico il 9 maggio prossimo, quest’anno, poiché la curatrice non li aveva ancora individuati, i Leoni d’oro alla carriera non saranno assegnati.

NYTimes: Epstein Files mancanti sulla denuncia di una donna (all’epoca bambina) contro Trump

Roma, 25 feb. (askanews) – Nella grande mole di documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense sulle indagini su Jeffrey Epstein mancano alcuni materiali chiave relativi a una donna che aveva sporto denuncia contro il presidente Donald Trump. Lo scrive il New York Times.

Si tratta – spiega l’analisi del quotidiano – di promemoria dell’Fbi che riassumono gli interrogatori condotti dopo le accuse presentate nel 2019 da una donna che, dopo l’arresto di Epstein, si era fatta avanti per dichiarare di essere stata aggredita sessualmente decenni prima, quando era minorenne, sia da Trump che dal finanziere.

L’esistenza dei promemoria è stata rivelata da un indice, reso pubblico, che elencava il materiale investigativo relativo al racconto della donna. Secondo tale indice, l’Fbi ha condotto quattro interrogatori in relazione alle affermazioni della donne e ha redatto riassunti per ciascuno di essi. Tuttavia, solo un riassunto dei quattro colloqui, che descrive le sue accuse contro Epstein, è stato pubblicato dal Dipartimento di Giustizia. Gli altri tre risultano mancanti.

I fascicoli pubblici non includono nemmeno le note a pie’ di pagina degli interrogatori, che l’indice indica come parte del fascicolo. Il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato note simili in relazione agli interrogatori dell’Fbi con altri possibili testimoni e vittime.

I funzionari Dipartimento di Giustizia non hanno spiegato direttamente perché i promemoria relativi alle affermazioni della donna non siano stati resi pubblici. La mancanza di questi documenti accresce gli interrogativi – chiosa il New York Times – su come il Dipartimento di Giustizia abbia gestito la pubblicazione dei documenti su Epstein, resa obbligatoria da una legge firmata da Trump lo scorso anno, in seguito alle pressioni bipartisan del Congresso.

“Parchi, arma segreta”, il saggio di Camaiora

Roma, 25 feb. (askanews) – Un saggio si interroga sulle potenzialità dei Parchi, come leva di tutela dell’ambiente ma anche di sviluppo. Andrea Camaiora, giornalista e docente universitario, imprenditore della comunicazione, si confronta in un volume di recente pubblicazione su quella che chiama “l’arma segreta italiana”. Camaiora, che si è a lungo occupato di tematiche di comunicazione applicate ai criteri ESG, mostra come i parchi italiani soffrano non tanto di una mancanza di valore, quanto di una cronica invisibilità simbolica. Raccontati con linguaggi burocratici o ridotti a sfondi turistici, restano ai margini dell’immaginario collettivo. Da qui l’urgenza di una “ecologia narrativa”: raccontare i parchi per restituirne la complessità e le potenzialità turistiche ed economiche, coinvolgendo comunità locali, scuole, artisti, ricercatori, cittadini. La comunicazione – nel pensiero di Camaiora – non è dunque un accessorio, ma una leva di trasformazione sociale. Nel saggio pubblicato da Editoriale scientifica, l’autore a proposito dei parchi scrive che “sono i nuovi giacimenti petroliferi” e dunque “il loro rilancio, la loro messa a sistema con istituzioni e mondo privato, è un dovere”. “Con alcuni esperti, in questo saggio mi sono confrontato su un modo moderno, contemporaneo, coretto di concepire l’idea del parco naturale, capace di rappresentare una leva per lo sviluppo economico”, spiega l’autore.

E allora – si legge nel saggio – “preservarli è un dovere e un investimento al tempo stesso. Ma tutelarli non significa chiudersi in un immobilismo irragionevole. Occorre valorizzarli, culturalmente e turisticamente, senza per questo violentarli”. Dal Cilento alle Cinque Terre, dalle Dolomiti Friulane al Gargano, il saggio analizza storie, modelli, esperienze, inseguendo la sfida di “abitare i parchi senza consumarli”.

“Al centro, dunque, un’idea nuova di parco, fatta di una governance più manageriale, più moderna e di istituzioni che cooperano tra loro in maniera più efficace”, conclude Camaiora

Schlein: governo approvi legge su ‘rider’ e su salario minimo

Roma, 25 feb. (askanews) – Il governo deve approvare la legge sul salario minimo e anche una normativa a tutela dei ‘rider’. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, a margine di una iniziativa pubblica. “La magistratura sta cercando di fare luce sullo sfruttamento dei rider. Io penso che la politica non possa stare a guardare. Chiedo di nuovo al governo di approvare una legge sul salario minimo, perché sotto i nove euro all’ora non è lavoro, ma è sfruttamento”, ha detto.

“Serve poi – ha aggiunto – una legge specifica di tutela dei rider che non hanno diritti, non hanno tutele, non hanno assicurazione, non hanno malattia. L’Europa si è già mossa in questa direzione, l’Italia deve approvare una legge specifica di tutela dei rider e lo deve fare tenendo a mente che non c’è spazio in questo paese per lo sfruttamento. Non ci deve essere spazio per lo sfruttamento lavorativo”.

Sanremo, J-Ax “politico”: governo non conta… decidono Usa e finanza

Sanremo, 25 feb. (askanews) – “Anche noi stiamo disfando (sic) la sanità pubblica e la stiamo privatizzando, ma non siamo ancora al punto degli americani. Anche noi stiamo giustificando il capolarato di grandi multinazionali che fanno lavorare la gente con dei turni assurdi, con dei sottopagati, però non l’abbiamo ancora fatto in maniera così veloce come gli altri, quindi il nostro immobilismo senza merito in un certo senso ci sta premiando”.

Così J-Ax, parlando a margine della conferenza stampa a Sanremo, in cui ha risposto, avendo una compagna americana, a domande sull’America di Trump, di cui, ha detto, “penso male”. E parlando anche di attualità italiana, ha aggiunto:

“Il nostro essere è sempre come un piede in due scarpe…, non mi fate parlare del governo…, dico almeno se volete essere la destra fare la destra veramente…, perché in realtà dobbiamo sempre cercare il cerchiobottismo, il neutralismo, far pareggiare gli equilibri, la politica non comanda nulla, amministra, quindi devono amministrare e chi sta al di sopra di loro, cioè la finanza, gli dice cosa fare qui e negli Stati Uniti; a noi ce lo dice il presidente degli Stati Uniti cosa dobbiamo fare e poi ce lo dice la finanza, quindi quando realizzi tutte queste cose, ‘dì qualcosa di positivo sulla Meloni’ non conta più nulla. A noi ci lasciano fare una guerra orizzontale quando l’unica guerra che dovrebbe essere combattuta oggi è verso l’alto, verso quel 0,1% che detiene tutto il potere e tutte le ricchezze del mondo, ci distraggono facendoci litigare fra di noi e a questo serve la politica, a distrarci in modo che non ci accorgiamo che al di sopra di loro c’è chi veramente controlla tutto”.

Poste Italiane a Sanremo, il progetto Polis porta il co-working

Roma, 25 feb. (askanews) – Entro la fine dell’anno saliranno a 250 i co-working di Poste Italiane attivi in tutto il Paese grazie al programma Spazi per l’Italia. L’iniziativa, che rientra nel più ampio progetto Polis – volto a promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nei piccoli centri – punta a dar vita alla rete di spazi di lavoro condivisi più diffusa del Paese. Ottanta saranno realizzati in comuni con meno di 15 mila abitanti, rafforzando la presenza di Poste Italiane sul territorio e favorendo lo sviluppo economico. In Liguria oltre ai co-working già operativi a Sanremo, Genova e La Spezia, nuove aperture sono previste a Imperia, Savona, Alassio e Santa Margherita Ligure ampliando le aree di lavoro dedicate a privati, professionisti e imprese. Il servizio del TG Poste.

Sanremo, Luché: Basta critiche su autotune, quel palco emozione forte

Sanremo, 25 feb. (askanews) – “Emozionante perché è un one shot. Non hai la possibilità di cantare con il pubblico che già conosce la canzone, non hai quel tifo. Ti metti a nudo per la prima volta davanti a tutti con un brano inedito. E’ dura, è dura, il 90 per cento delle mie energie andavano nel cercare di controllare l’ansia e la paura di sbagliare”: così il rapper Luché in conferenza stampa a Sanremo dopo la prima serata del festival.

“E’ un’emozione davvero forte, un’esperienza che però ti fa crescere anche come artista e persona, perché devi imparare a controllarti e rimanere concentrato”, ha aggiunto.

“Sfido chiunque a salire su quel palco e restare calmi come se cantassi a un karaoke. Io poi sono un rapper, mi affaccio alla melodia da poco, non mi definisco un cantante. Si sentono storie di cantanti che cantano da quando erano piccoli a cui tremano ancora le gambe. E’ un’emozione davvero forte da gestire”, ha sottolineato.

“Sulle critiche riguardo l’autotune, siamo nel 2026, ci rimango un po’ così. Io rispetto i gusti di tutti, ma nel mio pezzo non c’è solo l’autotune, ma 5 o 6 effetti sulla voce per creare un sound internazionale, utilizzato in tutto il mondo, non capisco perché ancora qualcuno storce il naso. Ridurlo solo all’autotune scredita anche il lavoro del sound engineer”, ha ribadito.

“Il Labirinto – ha proseguito parlando del suo brano – è un po’ una metafora della vita, di una relazione, è anche un po’ una metafora del mio cervello da cui alcuni pensieri non riescono mai a uscire. Credo che nella vita si esca e si rientri in questo labirinto più di una volta, il che fa anche bene, perché stare dentro la nostra testa ci può far capire molte cose di noi. Se se ne esce, bisogna uscirne più formati e consapevoli, la consapevolezza di noi stessi credo sia la chiave per risolvere molti problemi. La canzone parla un po’ di me, un po’ di una relazione da cui queste due persone non riescono a uscire e forse non ne vogliono uscire”, ha concluso.

Accresce, costruire una comunità educante a Cagliari

Roma, 25 feb. (askanews) – Il progetto Accresce, attivo nel quartiere Marina di Cagliari, ha l’obiettivo di creare una comunità educante capace di rafforzare il legame tra scuola, famiglia e territorio. Il quartiere infatti, caratterizzato da una forte multiculturalità, presenta diverse criticità, che Accresce punta a superare creando spazi inclusivi e partecipativi. Tra questi ci sono gli aperitivi di comunità: “Incontri informali di tutta la comunità educante, dagli educatori agli abitanti del quartiere agli studenti e alle istituzioni che iniziano insieme un percorso per conoscersi meglio, discutere e progettare azioni concrete” – spiega Federico Melis, responsabile operativo progetto Accresce.

Tra le altre azioni intraprese c’è anche il manifesto di comunità, un documento che raccoglie le proposte dei vari attori locali – scuole, educatori, commercianti, famiglie e istituzioni – impegnandosi a lavorare insieme per migliorare il benessere dei bambini e dei giovani.

“La condivisione delle attività tra grandi e piccoli è fondamentale, proprio per ricucire un muro che si è creato nel tempo in questo quartiere, spesso teatro di malamovida – spiega Tiziana Ligas, insegnante presso l’I.C. Satta -Spano-De Amicis – condividendo le attività, gli uni e gli altri potranno conoscersi e apprezzare le qualità migliori reciproche”.

Grazie a laboratori creativi, attività culturali e la rigenerazione degli spazi pubblici, Accresce restituisce alla comunità la possibilità di riappropriarsi degli spazi comuni, stimolando la partecipazione e promuovendo una maggiore coesione sociale. Accresce è un progetto selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

La connessione allunga la vita, l’evoluzione dello spot Tim

Sanremo, 25 feb. (askanews) – All’apparenza un revival: Massimo Lopez e lo spot anni ’90 della “telefonata che allunga la vita”, diventato cult. In realtà, la nuova campagna di comunicazione Tim, lanciata al 76esimo Festival di Sanremo di cui è main partner. Non è un’operazione nostalgia ma racconta l’evoluzione e la trasformazione digitale del Paese che il Gruppo ha seguito e accompagnato, diventando piattaforma integrata di servizi digitali. Il nuovo spot è firmato dal regista Paolo Genovese e unisce passato e presente: il fortino di trent’anni fa racconta un nuovo presente e guarda al futuro.

Sandra Aitala, VP Brand Strategy, Media and Commercial Communication di TIM spiega: “Abbiamo visto che cosa poteva essere un simbolo che rappresentasse l’Italia e la comunicazione. Abbiamo scelto di farlo con uno spot iconico che racconta la Tim degli anni novanta, la Sip, che è lo spot iconico del Fortino”.

“Abbiamo raccontato la storia di Tim, questa storia che evolve da una cornetta, da una telefonata che allunga la vita, a una connessione che allunga la vita, perché oggi Tim non è soltanto connessione, è energia e servizi digitali e assicurazione, quindi tantissime cose a disposizione dei clienti per rendere la vita sempre più facile e sempre più accessibile”, aggiunge.

Intelligenza Artificiale protagonista al Tim Ai Data Lab, l’hub digitale del Gruppo dove si analizza in tempo reale il sentiment del pubblico sui social network. Nella prima serata ci sono state oltre 12 milioni di interazioni.

“Siamo sul pezzo, tutti i giorni analizziamo i dati, li mandiamo in conferenza stampa. Abbiamo individuato tre picchi: il primo picco quando c’è stato l’omaggio al maestro Vessicchio, il secondo sull’esibizione di Arisa e il terzo con la signora Gianna Pratesi”, sottolinea Tredicini.

Mentre tra le iniziative legate alla sostenibilità, c’è il progetto #RompiLaBolla, con cui Tim promuove un uso più critico e consapevole del digitale.

“Il nostro invito soprattutto ai più giovani è a sollevare un attimo gli occhi dal telefono e a scoprire la profondità del mondo che ci circonda che sicuramente è molto ma molto interessante”, conclude il responsabile.

Sanremo, Eddie Brock in campo col suo team per una sfida a calcetto

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Dal palco al rettangolo di gioco, Eddie Brock dopo aver calcato per la prima volta lo scenario dell’Ariston ha deciso di scendere in campo letteralmente- per tornare a giocare a pallone come quando ha scoperto di essere tra i Big del Festival. Dalle 10.30 alle 12.30 ha organizzato una partita di calcetto insieme a giornalisti e influencer dando vita a una sfida tra Team Eddie Brock e Team Corax presso l’ASD Junior Soccer Football Club, con telecronaca d’eccezione affidata a Riccardo Mancini (dazn).

Sanremo, Arisa: Mondo privilegia il maschile, ma le cose cambieranno

Sanremo, 25 feb. (askanews) – “Mi piacerebbe tantissimo che ci fossero più donne e mi incuriosisce il fatto che ce ne siano sempre meno. Ma non ho ascoltato le canzoni presentate. Certamente siamo in un mondo che privilegia il maschile, le cose cambieranno, io me lo sento”. Così Arisa durante la conferenza stampa al Festival di Sanremo.

“Sono una grande sostenitrice della possibilità che in futuro le cose possano migliorare. Penso che siamo in cammino verso il cambiamento e l’affermazione”, ha aggiunto l’artista che nella prima serata è entrata in Top5, tra le canzoni più votate dalla sala stampa.

“Dobbiamo essere forti e dalla nostra parte – ha sottolineato – questa cosa si deve instaurare veramente e non deve essere solo chiacchiere. Io vedo sempre di più la complicità. In questo ultimo anni vedo sempre più la complicità e la voglia di starci vicine fra di noi. E dobbiamo crederci e portare avanti con purezza e verità questo sentimento di sorellanza”, ha concluso Arisa.

Ucraina, Cremlino: incontro Putin-Zelensky-Trump solo per firmare accordi. Il nodo la questione territoriale

Roma, 25 feb. (askanews) – Un incontro trilaterale tra Russia, Stati Uniti e Ucraina a livello presidenziale può avvenire per “finalizzare l’accordo”, ha sottolineato oggi il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. “Qui dobbiamo concordare che i tre presidenti dovrebbero incontrarsi solo per finalizzare accordi o, come dicono gli americani, un accordo. Questo è probabilmente vero”, ha affermato il portavoce del Cremlino.

Inoltre, Peskov ha sottolineato come l’invito a Zelensky di recarsi a Mosca resta valido. “Putin mantiene sempre la parola data”, ha sottolineato Peskov. Il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov ha definito la questione territoriale la più complessa nell’accordo ucraino, rispondendo alle domande di un cronista russo. “La questione dei territori è la più difficile”, ha detto Peskov.

Giustizia, Conte a Nordio: state realizzando disegno di politica criminale

Roma, 25 feb. (askanews) – “Sin dall’inizio state realizzando un disegno di politica criminale, a partire dalla norma su rave party, un’oscenità andata in Gazzetta Ufficiale e poi finalmente modificata perché criminalizzavate persone che si riunivano per ascoltare musica. Da lì è stato tutto un crescendo. Oggi abbiamo tantissime nuove fattispecie di reato con decine e decine di inasprimenti di pene. Avete eliminato l’abuso d’ufficio e vi siete presi una stangata da parte dell’Unione europea, avete ridimensionato completamente il traffico di influenze illecite e lei, signor ministro, ha fatto una crociata nei confronti delle intercettazioni”. Così il presidente di M5s, Giuseppe Conte, a Palermo a un evento sul referendum sulla riforma della magistratura, assieme al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, presente sul palco.

Calcio, Vanoli: "Esame di maturità, la squadra sta crescendo"

Roma, 25 feb. (askanews) – Fiorentina attesa domani dal ritorno dei playoff di UEFA Europa Conference League contro il Jagiellonia Bialystok. Alle 18.45, allo stadio Stadio Artemio Franchi, i viola ripartono dal 3-0 conquistato all’andata in trasferta. Alla vigilia ha parlato l’allenatore Paolo Vanoli, tra prudenza e ambizione.

“È un esame molto importante. Il focus è affrontare la partita con il vantaggio dell’andata, provando a vincerla e pensando anche a risparmiare energie per il campionato che ha la priorità”, ha spiegato il tecnico. “Siamo stati bravi all’andata, ma è un esame di maturità. In passato l’attenzione ci ha portato a sprecare tante energie”.

Vanoli non esclude rotazioni: “Più giochi e meglio è. La Conference per noi deve essere qualcosa di bello, che ti fa crescere. Chi scenderà in campo dovrà farlo al meglio. Non dobbiamo calare l’attenzione, perché lo Jagiellonia è una squadra organizzata tecnicamente. Dobbiamo difendere il risultato provando a vincere e preservare energie in vista della trasferta con l’Udinese, che è il nostro focus primario”.

Sulla responsabilità europea: “Non sento la responsabilità di portare avanti il calcio italiano, ma quella di portare avanti la Fiorentina nel calcio internazionale. Non bisogna sottovalutare nessun avversario, tutti stanno crescendo”.

Il tecnico ha poi fatto il punto sul momento della squadra: “Stiamo crescendo. Sarà una stagione in cui soffriremo fino all’ultima partita. Abbiamo fatto passi importanti nel capire come affrontare le gare. La vittoria nel derby non è stata solo tre punti, ma un segnale per i tifosi. Però dobbiamo restare con i piedi per terra, fino alla fine ci sarà da lottare per salvarsi”.

In conferenza stampa Vanoli ha ribadito: “L’aspetto più importante è il passaggio del turno. Vincere aiuta a vincere. Dobbiamo migliorare nella gestione degli ultimi minuti”. Un passaggio anche sugli avversari: “Mi piace come giocano, pressano bene. Mi hanno dato spunti innovativi, sono organizzati e hanno un allenatore interessante”.

Infine sulle condizioni di Gudmundsson: “Si è allenato a parte, oggi sarà in gruppo e spero di dargli minutaggio”. E una riflessione sul calcio internazionale: “Da anni si è aperto in tutto il mondo ed è in continua evoluzione. A volte c’è l’ignoranza di sottovalutare questi campionati, ma il livello cresce ovunque”.

Calcio, Italiano: "Perdiamo Miranda, Heggem è a mezzo servizio"

Roma, 25 feb. (askanews) – Vigilia europea per il Bologna atteso dal ritorno dei playoff di Europa League contro il Brann. Domani alle 21, allo stadio Renato Dall’Ara, i rossoblù difenderanno l’1-0 conquistato all’andata in Norvegia. Alla vigilia ha parlato l’allenatore Vincenzo Italiano, tra rispetto per l’avversario e fiducia nei progressi della squadra.

“Il calcio norvegese è in grande crescita, vanno rispettati al massimo. Siamo in vantaggio di un gol ma bisogna confermarlo contro una squadra organizzata, che cercherà di metterci in difficoltà”, ha spiegato Italiano, invitando i suoi a non sottovalutare l’impegno: “Parlando di percentuali direi 51% noi e 49% loro. Dobbiamo sfruttare il nostro stadio”.

Il tecnico ha sottolineato i miglioramenti difensivi delle ultime settimane: “È cresciuta l’attenzione nel non possesso, concediamo meno e abbiamo trovato più solidità. La produzione offensiva è rimasta, ma abbiamo tolto qualche pallone pericoloso di troppo quando attaccavamo”. Due vittorie consecutive in campionato hanno restituito fiducia: “Abbiamo ritrovato autostima, ora vogliamo andare avanti in Europa”.

Sul fronte formazione, Miranda resterà fuori tre settimane, mentre Heggem è recuperato ma non al meglio. Possibile adattamento sulla corsia sinistra. In avanti, riflettori sulla coppia Castro-Bernardeschi: “Le partite le vincono i giocatori di qualità. Castro ha fatto giocate decisive, Berna con il rigore è stato determinante. C’è margine per rivederlo a livelli alti: è un animale, sta tornando”.

Infine un passaggio su Nicolò Zaniolo, dopo il saluto nel post partita: “Pensavo non fosse successo nulla, invece aveva il naso sanguinante. Ho grande stima di lui, è un patrimonio del calcio italiano e può ancora mostrare le sue qualità”.

Obiettivo chiaro: superare il playoff e continuare il cammino europeo, senza distrazioni. “Concentriamoci su domani – ha concluso Italiano – poi penseremo al resto. Tutto è ancora in essere e può succedere di tutto”.

I semi, la poesia e la cura: la Biennale (in assenza) di Koyo Kouoh

Venezia, 25 feb. (askanews) – La 61esima Biennale d’arte di Venezia sarà la Biennale pensata e progettata da Koyo Kouoh, anche se la curatrice camerunense-svizzera è scomparsa nel maggio 2025. Ma il suo lavoro era stato impostato e il team dei curatori che lei aveva scelto lo ha portato e lo porterà avanti nello spirito della sua idea. “In Minor Keys”, questo il titolo scelto da Koyo, è stata presentata a Venezia in una conferenza stampa intensa e appassionata, che in qualche modo andava in cerca di un suo centro di gravità permanente.

“Si è come gli alberi – ha detto ad askanews Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia – l’albero è presente, l’albero ha le foglie, ha i frutti, perde le foglie, perde i frutti, perde anche se stesso e le radici che restano se ne vanno, ma i semi invece camminano e il team di Koyo sono il seme che ha generato attraverso il suo progetto, attraverso le sue fronde, attraverso la presenza, e in virtù della sua assenza, la meraviglia dimostra che prossimamente tutti noi e tutti voi vedrete”.

La mostra internazionale prevede 111 partecipanti, tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Koyo privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane. Con l’obiettivo di restituire e ampliare una geografia relazionale, intessuta nel corso di una vita e fondata sull’incontro. E, sia nei discorsi dei curatori, sia nell’intervento di Buttafuoco due termini sono risuonati in particolare: poesia e cura. “Sono parole che diventano sinonimi – ha aggiunto il presidente – sono parole che insieme legano e qui, entra in gioco la religio, il tenere insieme le cose, la cura, ovvero la complessità dell’esistenza del mondo, delle relazioni e la consapevolezza della, ho usato a posto un termine ispirato dalla presenza di Stefano Zecchi, della gettatezza. Noi siamo quindi qui e ora e dunque nel progetto di un’esistenza che ci vede responsabili rispetto a ciò che abbiamo intorno”.

Un intreccio tra anima e intelletto, l’attenzione alle pratiche e alle relazioni processuali, la meraviglia opposta al cinismo, i riferimenti letterari a James Baldwin, a Toni Morrison e ai Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez: il mondo di “In Minor Keys”, anche se ancora non del tutto svelato, si rivela già come una foresta di possibilità in divenire, che avrà attenzione anche per le performance e l’effimero. E quel concetto di Heidegger dell’uomo gettato nel mondo può rivelarsi un’occasione in più, pur nella mancanza che è l’elemento caratteristico di questa Biennale. “Emotivamente il primo pensiero che ho avuto – ha concluso Buttafuoco – è stato quello della bacchetta che viene appoggiata sul leggio quando è completato il lavoro di Turandot, è completato nell’incompletezza e nel suo essere incompleto apre e squaderna le nuove visioni”.

La Biennale d’arte di Koyo Kouoh apre al pubblico il 9 maggio prossimo, quest’anno, poiché la curatrice non li aveva ancora individuati, i Leoni d’oro alla carriera non saranno assegnati. (Leonardo Merlini)

A Fondazione Elpis Smooth Operator di William Miklos Anderson

Milano, 26 feb. (askanews) – Fondazione Elpis presenta negli spazi espositivi della Lavanderia dal 27 febbraio 2026 Smooth Operator, prima mostra personale in Italia di Villiam Miklos Andersen a cura di Gabriele Tosi. Nella celebre canzone di Sade, lo smooth operator è un escort internazionale senza sentimenti, che proprio nel distacco emotivo trova la condizione per ottenere accesso, mobilità e ascesa sociale: Andersen assume questa figura come metafora critica del presente. Attraverso sculture, installazioni e progetti relazionali, l’artista indaga da una prospettiva queer i sistemi economici contemporanei.

Il curatore Gabriele Tosi ha raccontato ad askanews le diverse parti dell’esposizione: “Fuori dallo spazio nel cortile di Fondazione Elpis c’è un oggetto molto strano, un veicolo particolare che viene dalla guerra fredda, è un blindato al cui interno qualcuno lo ha convertito e ne ha fatto una sauna. Nella prospettiva dell’artista questo oggetto simboleggia lo stato sociale scandinavo che è caldo e confortevole per chi riesce a entrare, assicura comfort anche quando fuori fa freddo e le condizioni sono proibitive, ma è molto difficile da spostare, da ricollocare altrove o comunque è molto facile essere esclusi da questo scenario di benessere. Questo l’artista lo dimostra con il viaggio che ha fatto con questo blindato dalla Svezia fino qua a Milano ed è un viaggio pieno di imprevisti, di incidenti, di attivazioni in contesti particolari che viene raccontato in un film girato con un altro artista che si chiama M.B. Pedersen e con un DJ che ha sonorizzato l’intera mostra che si chiama Walter Bernath.

William Miklos Anderson è un artista queer che si occupa di come i sistemi economici e logistici normativizzino o comunque influenzino i comportamenti dell’individuo all’interno della società. Il suo lavoro compie una strategia di deviazioni visive ma anche performative che prendono questi sistemi logistici votati all’ottimizzazione, votati alla massima efficienza e ne fanno qualcosa di altro, qualcosa di leggermente deviato dove il corpo e i sensi riconquistano un ruolo centrale. I materiali sono molto importanti, per esempio il legno che è odoroso, tattile e caldo. Queste immagini dietro di me, per esempio, sono immagini colte dall’artista a livello fotografico a Rungis, che è un mercato alla periferia di Parigi ed è il mercato più grande del mondo di ingrosso di prodotti freschi. Questo lavoro che si chiama Transactions mette in luce le mani che lavorano, sono delle zoomate sulle mani, le mani che lavorano in questo mercato per dimostrare la latenza del rapporto umano e il rapporto con i grossi sistemi dell’economia e della logistica.

La mostra indaga il concetto di comfort, come per ottenere benessere nel nostro quotidiano spostiamo cose, spostiamo noi stessi e siamo disposti anche a fare qualcosa di forte per proteggere il nostro comfort dagli agenti esterni e da quello che succede intorno a noi. Si sviluppa sui tre piani di Fondazione Elpis con un atteggiamento ambientale: al piano interrato la mostra diventa quasi un club, un club notturno queer con Radioso e Smooth Operator – DJ set; al piano terra raccontiamo la relazione che un individuo ha con il sistema logistico economico della contemporaneità con la serie Transactions e con Just-in-time e Smooth Operator; al piano superiore uno strano ufficio negozia intimità e moduli dell’economia contemporanea con le Cabin”.

Attraverso l’impiego di materiali e tecniche che attivano dimensioni tattili, olfattive e percettive, William Miklos Andersen sollecita un coinvolgimento diretto del corpo del visitatore con oggetti solitamente percepiti come neutri e funzionali. Sculture in bronzo, lavori in legno e acrilico, strutture modulari e cabine dialogano con dispositivi provenienti da ambienti di lavoro e spazi semi- pubblici distributori d’acqua, arredi tecnici trattati come frammenti di un sistema più ampio che promette cura attraverso il controllo, rivelando la dimensione politica dei dispositivi quotidiani.

Il progetto è prodotto da Fondazione Elpis con il contributo della New Carlsberg Foundation, della 15. Juni Fonden, della Danish Arts Foundation, della Knud Hojgaard Fond e della Den Hielmstierne- Rosencroneske Stiftelse.

Ucraina, Tajani: Draghi inviato Ue? Prima decidiamo cosa fare

Roma, 25 feb. (askanews) – “Che” in Europa “si debba parlare con una voce sola” sull’Ucraina “è assolutamente fondamentale, perché senza Europa non si può neanche concludere la guerra perché le sanzioni le ha imposte l’Europa e spetta all’Europa toglierle. Nel documento del G7” di ieri “si parla del ruolo fondamentale che deve avere l’Europa, quindi si va in questa direzione, poi chi rappresenterà l’Europa è da vedere”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo alle domande dei cronisti all’uscita del Palazzo dei grupppi parlamentari della Camera.

A Tajani è stato quindi chiesto se il nome per rappresentare la Ue sulle trattative per una soluzione al conflitto in Ucraina possa essere quello di Mario Draghi. “Vediamo che cosa si decide di fare – ha risposto il ministro -, l’importante è il principio, poi chi deve rappresentare l’Europa si vedrà”.

Calcio, gli arbitri per la Serie A: Sozza per Roma-Juventus

Roma, 25 feb. (askanews) – Sarà Simone Sozza l’arbitro designato per Roma-Juventus, in programma all’Olimpico domenica alle 20.45. Massa invece dirigerà Cremonese-Milan. Per Inter-Genoa c’è Fabbri. Colombo arbitrerà il Napoli, di scena a Verona sabato alle ore 18.

Questo il quadro completo dei direttori di gara per la 27ªgiornata di Serie A: Parma – Cagliari (venerdì 27 febbraio ore 20.45): Massimi Como-Lecce (sabato 28 febbraio ore 15): Fourneau Verona-Napoli (sabato 28 febbraio ore 18): Colombo Inter-Genoa (sabato 28 febbraio ore 20.45): Fabbri Cremonese-Milan (domenica 1 marzo ore 12.30): Massa Sassuolo-Atalanta (domenica 1 marzo ore 15): Marchetti Torino-Lazio (domenica 1 marzo ore 18): Abisso Roma-Juventus (domenica 1 marzo ore 20.45): Sozza Pisa-Bologna (lunedì 2 marzo ore 18.30): Feliciani Udinese-Fiorentina (lunedì 2 marzo ore 20.45): Pairetto Attenzione, però, anche alla B. Due nomi rubano l’occhio. Il primo è quello di La Penna, designato per Sudtirol-Venezia: l’arbitro della sezione di Roma 1 tornerà ad arbitrare dopo un turno di stop successivo alle polemiche del derby d’Italia. Mentre non sarà fermato Piccinini, nonostante le polemiche del match di San Siro tra Milan e Parma (il gol di Troilo dopo il blocco di Valenti su Maignan e un rigore non dato a Loftus-Cheek, gli episodi più discussi). Sarà il quarto uomo in Spezia-Reggiana. Stop invece per Chiffi dopo Atalanta-Napoli.

Calcio, Kalulu: "Rosso con l’Inter? Ho spento il telefono"

Roma, 25 feb. (askanews) – Intervistato dall’Equipe Pierre Kalulu ha parlato dell’episodio che l’ha visto coinvolto assieme ad Alessandro Bastoni in Inter-Juvenuts. Il difensore bianconero vuole pensare solamente alle prossime gare di campionato, ma soprattutto al match più vicino: il ritorno di Champions contro il Galatasaray, nel quale la Juventus dovrà rimontare il difficilissimo 5-2 dell’andata per cui l’ex Milan non vuole trovare scuse. Ecco le sue parole al quotidiano sportivo francese: “Frustrazione? Ho spento il telefono per non alimentarla. In tanti hanno parlato ma alla fine la squalifica è rimasta. Meglio lasciarmi tutto alle spalle”. “Non credo che la partita contro l’Inter abbia influito su quella contro il Galatasaray. Sembrerebbe che cerchiamo scuse, invece abbiamo sbagliato la partita. Sono stato anch’io tifoso e so come funzionano le critiche. Sul momento c’è la frustrazione, la sfoghi sui social e poi te ne vai a dormire. Anche se ti criticano come persona, non va preso come qualcosa di personale. Mi dico sempre che se non voglio leggere certe cose, non devo andare sui social, neppure quando le cose vanno bene. Non ho bisogno che un qualsiasi utente mi dica se ho giocato bene o no”. Sugli obiettivi con la Juve: “Voglio continuare così, solo il campo ti dà legittimità anche agli occhi dei compagni. Gli avversari vanno studiati per spingerli a fare quello che non sono abituati a fare. Bisogna saper anticiparli di due o tre mosse, un po’ come negli scacchi. L’obiettivo è di essere il migliore e non solo difendere bene”.

Esce 2 marzo "Orcolat", film Savonitto a 50 anni dal sisma in Friuli

Roma, 25 feb. (askanews) – Quando la terra trema il mito si risveglia. È quello che racconta il film documentario “Orcolat” di Federico Savonitto, presentato a Roma, nella Sala Ufficio Stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio.

Narrato dalla voce inconfondibile di Bruno Pizzul, il film ripercorre il trauma e la rinascita del Friuli a cinquant’anni dal terribile sisma che lo colpì nel 1976, prima a maggio, poi a settembre. Un viaggio che intreccia mito e realtà, esplorando le teorie sismiche e la leggenda dell’Orcolat – creatura mitologica associata ai terremoti locali – per raccontare la resilienza straordinaria di un popolo capace di rinascere davanti alla tragedia, trasformando il dolore in energia vitale e patrimonio condiviso.

Il documentario arriverà nelle sale dal 2 marzo distribuito da Kublai Film, nei giorni in cui ricorre l’anniversario della scomparsa del cronista friulano (5 marzo 2025).

Insieme a quella di Bruno Pizzul, molte sono le testimonianze di artisti, sportivi, scrittori e studiosi legati a quel territorio e a quegli avvenimenti — tra cui Dino Zoff, Manuela Di Centa, Fabio Capello, Paolo Rumiz, Ester Kinsky, Davide Toffolo, Tullio Avoledo, tra gli altri — che contribuiscono a creare nel documentario un mosaico emotivo e collettivo di quel momento storico che ha segnato in modo indelebile il territorio e la sua gente. Con le musiche di Tre Allegri Ragazzi Morti e di Elisa, il film diventa un viaggio nella memoria profonda del Friuli, dove il terremoto del ’76 non è solo un evento storico ma una ferita ancora viva nel paesaggio e nelle coscienze.

A presentare il film mercoledì 25 febbraio a Roma erano presenti il regista, con i produttori e la famiglia di Bruno Pizzul, in particolare i figli Silvia e Fabio.

“Sono cresciuto ascoltando molto spesso racconti su quel grande trauma – ha raccontato il regista, Federico Savonitto – gradualmente ho iniziato a percepirlo come uno spartiacque collettivo tra un prima e un dopo. Orcolat nasce dal desiderio di raccontare il terremoto del Friuli non come un evento concluso, ma come una presenza ancora attiva, un movimento sotterraneo che continua a interrogare il territorio, la memoria e l’identità di chi lo abita. Fin dall’inizio ho sentito la necessità di costruire un racconto capace di tenere insieme mito e realtà, scienza e leggenda, passato e presente, evitando qualsiasi forma di pacificazione o di retorica commemorativa. La scelta di affidare la narrazione a Bruno Pizzul è stata centrale. La sua voce porta con sé un Friuli arcaico, atavico, fatto di misura, oralità e silenzi: un mondo che il sisma del 1976 ha in parte cancellato. Pizzul non è solo un narratore, ma un testimone del tempo, una voce che attraversa il film con una distanza sobria e profonda, capace di evocare ciò che non c’è più e, allo stesso tempo, di restituire il peso della consapevolezza maturata negli anni. Orcolat è, in definitiva, un film sull’ascolto: della terra, delle sue fratture visibili e invisibili, e delle storie che continuano a muoversi sotto la superficie del tempo”.

Questo il ricordo di Fabio Pizzul, intervenuto in conferenza stampa insieme alla sorella Silvia: “Nostro papà aveva preso molto sul serio questo lavoro di narratore del documentario, perché aveva un ricordo molto preciso di quei fatti storici. Dal punto di vista emotivo è una vicenda molto coinvolgente quella del terremoto per noi che siamo legati a quel territorio. Nel maggio del ’76, quando è avvenuta la prima scossa, ero appena andato a letto dopo aver visto il ‘Carosello’ e ricordo bene di aver sentito tremare il palazzo anche se vivevamo a Milano. E anche delle scosse che si sono registrate a settembre ho un ricordo molto nitido. Era come se ci fosse una forza ancestrale che si sprigiona e ti entra dentro; per i friulani è un’immagine estremamente forte e solo chi ha vissuto veramente il terremoto può capire. Siamo un popolo molto legato alla propria terra e vedere o, meglio ancora, sentire, che la terra a cui sei tanto legato si ribella contro di te con una forza che ti travolge, diventa qualcosa di molto potente e significativo. Fortunatamente però questa forza ancestrale si è trasformata in qualcosa che ha segnato la rinascita di quel territorio, creando anche un elemento di coesione per i friulani che in quel periodo erano lontani dalla propria terra. Trovo che il cinema possa essere veramente il mezzo più potente per restituire questo nostro pezzo di storia avvenuto cinquant’anni fa”.

“Il film nasce dal desiderio di far dialogare generazioni diverse attorno a un’esperienza che ancora oggi definisce l’identità di un territorio, e che può insegnare molto sulla capacità collettiva di rinascere dopo la distruzione”, ha commentato Marco Caberlotto, produttore Dublai Film.

“Con Orcolat abbiamo sentito la necessità di restituire voce e dignità a una memoria collettiva che appartiene non solo al Friuli, ma a tutto il Paese”, ha aggiunto, in conclusione Lucio Scarpa, produttore Dublai Film. “Il terremoto del 1976 non è soltanto un evento tragico: è la dimostrazione di come una comunità possa rinascere attraverso il legame umano, la solidarietà e la cultura. Raccontarlo con gli occhi e le parole di chi ne è stato protagonista, e con la narrazione di Bruno Pizzul, significa trasformare il dolore in racconto, e la memoria in futuro”, ha concluso.

Sabato 28 febbraio il documentario sarà presentato in anteprima al Pordenone Doc Fest dove è stato selezionato tra gli appuntamenti speciali di Aspettando Pordenone Docs Fest in attesa della XIX edizione del festival del cinema documentario di Cinemazero. La proiezione sarà accompagnata dal regista e dai produttori di Kublai Film.

Orcolat è prodotto da Lucio Scarpa e Marco Caberlotto una produzione Kublai Film con Rai Cinema, con il contributo di Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG con il sostegno del Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione dell’ARLeF, con il patrocinio dell’Associazione dei Comuni terremotati del Friuli e dell’Ente Friuli nel mondo.

A Sanremo stasera Achille Lauro-Pilar Fogliati e Lillo

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Seconda serata ricca di co-conduttori e ospiti. Ci saranno 15 big in gara; ad affiancare il conduttore e direttore artistico Carlo Conti ci sarà come sempre Laura Pausini. Per questa serata sul palco anche Achille Lauro, l’attrice Pilar Fogliati e Lillo. Premio alla carriera di questa sera a Fausto Leali.

Tra gli ospiti le campionesse olimpiche Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, e sugli atleti paralimpici Giacomo Bertagnolli e Giuliana Turra. Non ci sarà invece Arianna Fontana, “che ha 40 di febbre”, ha annunciato la Rai.

Dal palco Suzuki si esibirà Bresh, mentre continua lo show di Max Pezzali dalla Costa Crociere. Questa sera ci saranno le semifinali delle nuove proposte.

La Svizzera annuncia fondi straordinari per le vittime di Crans Montana

Roma, 25 feb. (askanews) – Un contributo di solidarietà di 50mila franchi a tutti i feriti gravi e alle famiglie delle persone decedute nell’incendio di Capodanno del bar “Le Constellation” di Crans-Montana. Lo ha proposto il Consiglio federale elvetico che, è stato spiegato oggi durante una conferenza stampa, così come riporta la Radiotelevisione svizzera in lingua italiana, vuole predisporre un pacchetto straordinario di sostegno volto a rispondere alle necessità immediate delle vittime e a favorire soluzioni rapide, evitando lunghe e complesse procedure giudiziarie.

Il Consiglio federale – spiega Rsi – ha infatti approvato una mozione con cui propone un contributo di solidarietà di 50mila franchi per sostenere le vittime e i congiunti in modo rapido e semplice sul piano amministrativo, aiutarli a superare difficoltà finanziarie nell’immediato e sgravarli nel breve periodo. I beneficiari saranno gli stessi del contributo vallesano di aiuto immediato, vale a dire le famiglie dei deceduti e le persone ospedalizzate in seguito al rogo.

Il Governo, si legge in una nota, considera questo gesto un segno tangibile di cordoglio e vicinanza da parte dello Stato e della società.

L’erogazione dovrebbe avvenire nel più breve tempo possibile, ragion per cui il Governo chiede al Parlamento di dichiarare urgente la nuova legge federale necessaria allo stanziamento.

Landini: il controllo giudiziario su Deliveroo conferma il sistema di caporalato

Roma, 25 feb. (askanews) – “L’intervento della Procura di Milano, con il controllo giudiziario su Glovo e ora su Deliveroo, conferma un sistema di caporalato che denunciamo da anni, sia in tribunale che con inchieste sul territorio”. Lo dice il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

“Va garantito a questi lavoratori – aggiunge – un salario dignitoso e un orario pieno, attraverso l’applicazione di un contratto nazionale sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e, laddove sussistano realmente condizioni di lavoro autonomo, parità di tutele, retribuzione e diritti sindacali. Il lavoro su piattaforma non può essere più una zona grigia in cui si negano i diritti di rappresentanza e si ammette lo sfruttamento lavorativo”. “Anche se questa è una sconfitta del sistema contrattuale è evidente che, rispetto a situazioni di sfruttamento, è bene che la Procura intervenga”. Lo ha detto il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, al termine dell’incontro con Confapi e riferendosi al controllo giudiziario disposto per Deliveroo relativo alla vicenda del caporalato sui rider.

“In alcuni casi – ha sottolineato – le denunce le abbiamo fatte noi. E’ chiaro che sono uno strumento utile per dimostrare che quelli che altri chiamano contratti non sono altro che forme di sfruttamento di lavoratori”.

Sanremo, Lillo: Pucci? Io l’avrei fatto il Festival, ma web è feroce

Sanremo, 25 feb. (askanews) – “Io probabilmente al posto suo l’avrei fatto (Sanremo), però è insindacabile, ognuno è libero, avrà avuto i suoi motivi, di sicuro posso dire che il web a volte è feroce e ti fa barcollare quando senti certe reazioni. Ripeto, lo avrei fatto al posto suo, ma sono io, ognuno è libero di fare ciò che vuole”: cosi Lillo, rispondendo a margine della conferenza stampa di Sanremo, a chi gli chiedeva di commentare su Andrea Pucci, il comico che doveva essere come lui co-conduttore ma ha deciso di tirarsi indietro dopo le minacce ricevute.

Assalto alla Cgil, niente divieto di espatrio per Roberto Fiore

Roma, 25 feb. (askanews) – Potrà andare all’estero il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. I giudici della I sezione della corte d’appello di Roma hanno respinto la richiesta della misura cautelare del divieto di espatrio avanzata dal pg Francesco Scavo nei confronti di Fiore e del vicesegretario di Fn, Luca Castellini. Oggi il rappresentante dell’accusa ha anche sollecitato la conferma delle condanne di primo grado nel filone principale sull’assalto alla Cgil del 9 ottobre del 2021.

Fiore in udienza ha spiegato: “Ho letto l’informativa della Digos e si tratta di una discriminazione nei miei confronti per l’attività politica che svolgo. Una discriminazione legata forse anche ad una denuncia che ho presentato a novembre in cui accuso sette appartenenti della Digos di calunnia. Non ci sono elementi su una mia volontà di fuga dall’Italia”.

Secondo la corte “non esistono elementi attuali” su una possibile fuga all’estero di Fiore e Castellini. In primo grado Fiore ha preso 8 anni e 6 mesi di pena; così l’ex Nar Luigi Aronica; 8 anni e 7 mesi li ha avuti, invece, Giuliano Castellino. A vario titolo si contestano i reati di devastazione aggravata in concorso, quello, sempre in concorso, di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata, istigazione a delinquere.

A Roma una grande mostra su Agnès Varda, fotografa e regista

Roma, 25 feb. (askanews) – C’è Giulietta Masina fotografata a Parigi nel 1956 sul manifesto della mostra “Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma”, a Villa Medici fino al 25 maggio. Si tratta della prima retrospettiva dedicata alla grande artista e regista, che mette in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta, attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, foto di scena.

Le immagini scattate da Varda ci portano nella Parigi del dopoguerra e, in particolare, nel cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione della regista per quasi sette decenni. Quel cortile, condiviso più tardi con il suo compagno, il regista Jacques Demy, diventò il cuore pulsante del suo universo.

Le fotografie e gli estratti di film in mostra mettono in risalto lo sguardo anticonvenzionale che l’artista rivolge alle strade della capitale e ai suoi abitanti. Attraverso opere come “Cléo dalle 5 alle 7” o “Daguerréotypes” è evidente il suo interesse per le donne e per le vite marginali.

Agli anni parigini fanno eco quelli dei suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nel 1959 e nel 1963. All’epoca Agnès Varda era conosciuta come fotografa teatrale e realizzava reportage per la stampa. Nel maggio 1963, la rivista francese “Réalités” le commissionò un ritratto di Luchino Visconti, appena insignito della Palma d’oro per “Il Gattopardo”. E siccome nello stesso periodo Jean-Luc Godard girava “Il disprezzo” negli studi Titanus, Varda ci ha regalato le immagini del suo amico mentre dirige Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli.

Sanremo, show Leo Gassmann in sala stampa con l’inedito “Oltre”

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Piccolo showcase di Leo Gassmann in sala stampa all’Ariston. Il cantante, in gara tra i 30 big al Festival di Sanremo, si è esibito presentando il nuovo brano inedito “Oltre”, contenuto nell’album “Vita vera Paradiso”, in uscita il 10 aprile. Insieme a lui i due musicisti, “i miei migliori amici”, Matteo Costanza e Giuseppe Taccini.

Sanremo, Leo Gassmann e il messaggio della mamma: sei stato immenso

Sanremo, 25 feb. (askanews) – “Mamma mi dà sempre dei consigli, oggi mi ha mandato un messaggio, mi manda sempre messaggi un po’ da guru…. ‘Leo ieri sei stato immenso lo ha detto anche papà che sei bravissimo e che la canzone è bello, stai facendo quello che ami… E altre cose, insomma la mamma è sempre la mamma”. Così Leo Gassmann dopo aver raccontato l’emozione della prima serata del Festival di Sanremo. Si esibisce con “Naturale”.

Trump avverte l’Iran: preferisco la pace, non escludo la guerra

Roma, 25 feb. (askanews) – Preferisce un accordo diplomatico, ma lascia aperte tutte le porte, compresa quella che porta a un attacco militare. In un lunghissimo discorso sullo Stato dell’Unione, in cui ha sostanzialmente tenuto fuori la sua politica estera, Donald Trump ha deciso di lanciare un messaggio sibillino a Teheran. “Non abbiamo sentito quelle parole segrete: ‘Non costruiremo mai un’arma nucleare'”, ha detto il presidente, andando dritto al cuore della questione in discussione in questi giorni a Ginevra. L’obiettivo di Washington insomma è chiaro e non è mai cambiato: gli Usa non consentiranno a quello che considerano il più grande sponsor mondiale del terrorismo di possedere un’arma nucleare. Tanto più che Teheran, secondo Trump, sta già sviluppando missili che possono minacciare l’Europa e le basi americane all’estero e sta lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati uniti d’America.

Prima del suo discorso sullo Stato dell’Unione, quando ha ordinato di radunare un’imponente forza militare in Medio Oriente, Trump ha fatto ben poco per spiegare al pubblico americano perché potrebbe guidare gli Stati Uniti verso la loro azione più aggressiva contro la Repubblica Islamica dalla rivoluzione del 1979. Ma nella notte italiana, ha indicato il sostegno di Teheran ai gruppi militanti, l’uccisione di manifestanti e i programmi missilistici e nucleari del Paese come minacce per la regione e gli Stati Uniti. “Il regime e i suoi assassini non hanno diffuso altro che terrorismo, morte e odio”, ha spiegato il presidente, accusando l’Iran di avere riavviato il suo programma nucleare, di lavorare alla costruzione di missili che “presto” sarebbero stati in grado di raggiungere gli Stati Uniti e di essere responsabile degli attentati lungo le strade che hanno ucciso militari e civili statunitensi.

Accuse che sono state respinte al mittente dalla Repubblica islamica. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha invitato il tycoon repubblicano a non prendere “decisioni sbagliate in base a informazioni false”. “Se gli Stati Uniti sceglieranno una via diplomatica che rispetti la dignità nazionale e gli interessi dell’Iran, Teheran si impegnerà in modo costruttivo al tavolo dei negoziati”. Se invece, ha aggiunto, gli Stati Uniti ripeteranno “gli errori del passato con inganni, bugie, analisi errate o attacchi durante i negoziati”, questo scatenerebbe “una risposta decisa” da parte di Teheran, ha detto incontrando a Teheran imprenditori, membri della Camera di Commercio e commercianti.

Di certo, ogni speranza di evitare una guerra è legata al momento ai colloqui che riprenderanno domani a Ginevra. Trump – riferisce l’agenzia Reuters – ha ripetutamente espresso frustrazione per l’incapacità dei negoziatori di raggiungere un’intesa. L’Iran continua a ribadire che che la sua ricerca nucleare è destinata alla produzione di energia civile. Gli Usa e i loro principali alleati dubitano, e non poco. “Ciò che si afferma sul programma nucleare iraniano, sul missile balistico intercontinentale iraniano e sul numero di persone uccise nei disordini di gennaio non è altro che la ripetizione di una serie di grandi bugie”, ha dichiarato ancora oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei in un post su X. Il segretario di Stato Marco Rubio, da parte sua, ha tenuto un briefing sull’Iran poche ore prima del discorso per la “Gang of Eight” del Congresso, composta dai leader del Senato e della Camera dei Rappresentanti e dalle commissioni di intelligence delle due Camere. In quella occasione è emersa tutta la preoccupazione dei democratici statunitensi. “Innanzitutto, se vogliono fare qualcosa in Iran – e chi diavolo sa cosa – dovrebbero renderlo pubblico e discuterne con il pubblico, non tenerlo segreto. Quando si conducono queste operazioni militari in segreto, si verificano sempre guerre più lunghe, tragedie, maggiori spese ed errori”, ha dichiarato il leader democratico del Senato Chuck Schumer.

Una preoccupazione che sembra sempre più condivisa dai cittadini. Secondo gli ultimi sondaggi, gli americani sono diffidenti nei confronti dei conflitti stranieri. Un’indagine Reuters/Ipsos di gennaio ha mostrato che il 69% degli americani concordava con l’affermazione che gli Usa avrebbero dovuto usare le forze armate solo di fronte a una minaccia diretta e imminente, mentre il 18% non era d’accordo e il resto si è detto incerto o non ha risposto alla domanda. E forse nel tentativo di rassicurare l’elettorato, Trump ha ribadito di preferire la pace, elencando una serie di conflitti mondiali che si attribuisce il merito di avere risolto o attenuato. “Come presidente, farò la pace ovunque potrò, ma non esiterò mai ad affrontare le minacce all’America ovunque sarà necessario”, ha affermato il presidente, con parole che niente affatto rassicuranti per Teheran.

Trump avverte l’Iran: preferisco la pace, non escludo la guerra

Roma, 25 feb. (askanews) – Preferisce un accordo diplomatico, ma lascia aperte tutte le porte, compresa quella che porta a un attacco militare. In un lunghissimo discorso sullo Stato dell’Unione, in cui ha sostanzialmente tenuto fuori la sua politica estera, Donald Trump ha deciso di lanciare un messaggio sibillino a Teheran. “Non abbiamo sentito quelle parole segrete: ‘Non costruiremo mai un’arma nucleare'”, ha detto il presidente, andando dritto al cuore della questione in discussione in questi giorni a Ginevra. L’obiettivo di Washington insomma è chiaro e non è mai cambiato: gli Usa non consentiranno a quello che considerano il più grande sponsor mondiale del terrorismo di possedere un’arma nucleare. Tanto più che Teheran, secondo Trump, sta già sviluppando missili che possono minacciare l’Europa e le basi americane all’estero e sta lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati uniti d’America.

Prima del suo discorso sullo Stato dell’Unione, quando ha ordinato di radunare un’imponente forza militare in Medio Oriente, Trump ha fatto ben poco per spiegare al pubblico americano perché potrebbe guidare gli Stati Uniti verso la loro azione più aggressiva contro la Repubblica Islamica dalla rivoluzione del 1979. Ma nella notte italiana, ha indicato il sostegno di Teheran ai gruppi militanti, l’uccisione di manifestanti e i programmi missilistici e nucleari del Paese come minacce per la regione e gli Stati Uniti. “Il regime e i suoi assassini non hanno diffuso altro che terrorismo, morte e odio”, ha spiegato il presidente, accusando l’Iran di avere riavviato il suo programma nucleare, di lavorare alla costruzione di missili che “presto” sarebbero stati in grado di raggiungere gli Stati Uniti e di essere responsabile degli attentati lungo le strade che hanno ucciso militari e civili statunitensi.

Accuse che sono state respinte al mittente dalla Repubblica islamica. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha invitato il tycoon repubblicano a non prendere “decisioni sbagliate in base a informazioni false”. “Se gli Stati Uniti sceglieranno una via diplomatica che rispetti la dignità nazionale e gli interessi dell’Iran, Teheran si impegnerà in modo costruttivo al tavolo dei negoziati”. Se invece, ha aggiunto, gli Stati Uniti ripeteranno “gli errori del passato con inganni, bugie, analisi errate o attacchi durante i negoziati”, questo scatenerebbe “una risposta decisa” da parte di Teheran, ha detto incontrando a Teheran imprenditori, membri della Camera di Commercio e commercianti.

Di certo, ogni speranza di evitare una guerra è legata al momento ai colloqui che riprenderanno domani a Ginevra. Trump – riferisce l’agenzia Reuters – ha ripetutamente espresso frustrazione per l’incapacità dei negoziatori di raggiungere un’intesa. L’Iran continua a ribadire che che la sua ricerca nucleare è destinata alla produzione di energia civile. Gli Usa e i loro principali alleati dubitano, e non poco. “Ciò che si afferma sul programma nucleare iraniano, sul missile balistico intercontinentale iraniano e sul numero di persone uccise nei disordini di gennaio non è altro che la ripetizione di una serie di grandi bugie”, ha dichiarato ancora oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei in un post su X.

Il segretario di Stato Marco Rubio, da parte sua, ha tenuto un briefing sull’Iran poche ore prima del discorso per la “Gang of Eight” del Congresso, composta dai leader del Senato e della Camera dei Rappresentanti e dalle commissioni di intelligence delle due Camere. In quella occasione è emersa tutta la preoccupazione dei democratici statunitensi. “Innanzitutto, se vogliono fare qualcosa in Iran – e chi diavolo sa cosa – dovrebbero renderlo pubblico e discuterne con il pubblico, non tenerlo segreto. Quando si conducono queste operazioni militari in segreto, si verificano sempre guerre più lunghe, tragedie, maggiori spese ed errori”, ha dichiarato il leader democratico del Senato Chuck Schumer.

Una preoccupazione che sembra sempre più condivisa dai cittadini. Secondo gli ultimi sondaggi, gli americani sono diffidenti nei confronti dei conflitti stranieri. Un’indagine Reuters/Ipsos di gennaio ha mostrato che il 69% degli americani concordava con l’affermazione che gli Usa avrebbero dovuto usare le forze armate solo di fronte a una minaccia diretta e imminente, mentre il 18% non era d’accordo e il resto si è detto incerto o non ha risposto alla domanda. E forse nel tentativo di rassicurare l’elettorato, Trump ha ribadito di preferire la pace, elencando una serie di conflitti mondiali che si attribuisce il merito di avere risolto o attenuato. “Come presidente, farò la pace ovunque potrò, ma non esiterò mai ad affrontare le minacce all’America ovunque sarà necessario”, ha affermato il presidente, con parole che niente affatto rassicuranti per Teheran.

Incidente mortale a Fincantieri di Monfalcone, sindacati: domani sciopero

Roma, 25 feb. (askanews) – “Questa mattina, nel corso di attività manutentive su un tetto di un capannone nel cantiere di Monfalcone di Fincantieri, un giovane lavoratore di una ditta specializzata di lavori in quota è precipitato a terra ed ha perso la vita. Nell’esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore e attendendo le risultanze delle verifiche e indagini degli organi competenti, siamo, ancora una volta, a denunciare una morte che certamente ha dei responsabili e delle responsabilità”. Ad affermarlo sono Fim, Fiom e Uilm annunciando uno sciopero di due ore, nella giornata di domani, in tutti gli stabilimenti del gruppo.

Secondo i sindacati “non è più accettabile che nel nostro Paese gli infortuni mortali continuino a verificarsi senza che nulla cambi. Serve volontà politica per affrontare questa piaga. Sono necessari investimenti, in particolare sulla formazione. Serve aver riscontro della formazione sulla sicurezza fatta dalle aziende degli appalti. Serve cambiare la cultura della sicurezza considerata ancora troppo spesso esclusivamente un costo aziendale. Basta, basta, basta morire lavorando. Oltre a Monfalcone dove chiaramente i lavoratori si sono immediatamente fermati in sciopero, sono proclamate 2 ore di sciopero in assemblea anche negli altri cantieri e allargandole anche alle aziende in appalto”.

Sanremo, Tommaso Paradiso: la prima volta. Sono molto emozionato

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Tommaso Paradiso debutta all’Ariston in gara al 76° Festival di Sanremo con il brano “I romantici”, Il primo. Questo è il primo Sanremo. Per me Sanremo rappresenta la storia in qualche modo non solo della musica italiana ma proprio del paese, Sono molto emozionato. Sì. Devo dire di sì.

La sua canzone è un abbraccio, scritta pensando a tutte le persone a cui vuole bene e dedicata a chi ama. Il brano, scritto da Tommaso Paradiso e Davide Petrella e prodotto da Simonetta,

“I Romantici è una canzone che una dedica d’amore, l’ho scritta appunto come se fosse una lettera e poi ci ho messo la musica”.

Per il cantautore romano è un momento di grandi novità: a fine 2025 ha pubblicato il nuovo album “Casa Paradiso”, uscito per Columbia Records/Sony Music Italy. Il disco è stato anticipato dai singoli “Lasciamene un po’” e “Forse” che ha conquistato il primo posto della classifica Earone, brano più ascoltato in radio e tv. Parallelamente, Paradiso ha annunciato il tour “Tommaso Paradiso Palasport 2026”, prodotto da Live Nation, che ad aprile di quest’anno lo porterà nei palazzetti di tutta Italia.

Tennis, Cobolli e Bellucci agli ottavi di Acapulco

Roma, 25 feb. (askanews) – Flavio Cobolli e Mattia Bellucci hanno raggiunto gli ottavi di finale del torneo Atp 500 di Acapulco, in Messico. Cobolli, n.20 del mondo, ha sconfitto in due set il ventenne messicano Rodrigo Pacheco Mendez, in tabellone grazie a una wild card, per 7-6, 7-6.

Bellucci (n.110) ha ottenuto la sua prima vittoria nel circuito nel 2026 battendo per 7-6, 6-3 l’australiano Rinky Hijikata (n.115). Al prossimo turno, il romano affronterà il ceco Dalibor Svrcina (n.123), mentre Bellucci affronterà lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina (n.14), testa di serie numero 4 del torneo.

Valditara: gli studenti dovranno lasciare l’aula come l’hanno trovata

Milano, 25 feb. (askanews) – “Ho emanato una nota per promuovere la cura e la pulizia degli ambienti scolastici, invitando i dirigenti e il personale a sensibilizzare gli alunni a stabilire pratiche quotidiane da seguire negli istituti, in coerenza con le nuove linee guida per l’insegnamento della educazione civica. Per esempio, al termine delle lezioni, gli studenti dovranno lasciare l’aula nelle stesse condizioni in cui a loro è stata consegnata all’inizio della giornata”. Lo ha annunciato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in merito al decreto, firmato da lui oggi, che stanzia 30 milioni di euro “per la realizzazione di progetti didattici per promuovere la cultura e il rispetto dei parchi cittadini e dei beni scolastici da parte degli studenti”.

“Responsabilizzare gli studenti sull’uso corretto di beni pubblici è importante per sviluppare una cultura del rispetto verso beni che sono della comunità” ha rimarcato Valditara, evidenziando che “vivere e studiare in ambienti didattici puliti e ordinati, prendersi cura del patrimonio della scuola è un importante esercizio di convivenza civile”.

Parlando del decreto, il ministro ha sottolineato che “si tratta di un’azione di grande valore sociale che le scuole possono realizzare nell’ambito delle attività di educazione civica, da svolgere anche in collaborazione con gli enti locali, con associazioni e fondazioni. Inoltre – ha concluso – gli spazi pubblici, una volta riqualificati, potranno essere trasformati in veri e propri ambienti didattici all’aperto”.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato un decreto che stanzia 30 milioni di euro per la realizzazione di progetti didattici per promuovere la cura e il rispetto dei parchi e dei beni scolastici da parte degli studenti.

“Si tratta di un’azione di grande valore sociale, che le scuole possono realizzare nell’ambito delle attività di educazione civica da svolgere anche in collaborazione con enti locali, associazioni e fondazioni. Inoltre, gli spazi pubblici, una volta riqualificati, potranno essere trasformati in veri e propri ambienti didattici all’aperto”, ha dichiarato il Ministro Valditara.

Il ministro ha, inoltre, emanato una nota per promuovere la cura e la pulizia degli ambienti scolastici, invitando i dirigenti e il personale a sensibilizzare gli alunni e a stabilire pratiche quotidiane da seguire negli istituti, in coerenza con le nuove Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica e con lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria. Per esempio, al termine delle lezioni, gli studenti dovranno lasciare l’aula nelle stesse condizioni in cui è stata a loro consegnata all’inizio della giornata.

“Responsabilizzare gli studenti sull’uso corretto di beni pubblici è importante per sviluppare una cultura del rispetto verso beni che sono della comunità. Vivere e studiare in ambienti didattici puliti e ordinati, prendersi cura del patrimonio della scuola è un importante esercizio di convivenza civile”, ha aggiunto il ministro.

Smart working, Istat: quasi triplicato lavoro da remoto rispetto pre-pandemia

Roma, 25 feb. (askanews) – Lo smart working da necessità è diventato un nuovo stile di vita. Rispetto al periodo pre-pandemia il lavoro da remoto è quasi triplicato. In Italia, nel 2023, il 13,8% degli occupati ha svolto almeno un giorno di lavoro in modalità agile. Erano il 15,1% nel 2021, ma soltanto il 4,8% nel 2019. E’ la fotografia scattata da un report dell’Istat.

Lazio e Lombardia guidano la graduatoria dello smart working. A Milano lavora da remoto il 38,3% degli occupati, mentre a Roma la quota sfiora il 30%.

Lo smart working è più diffuso tra le donne (15,2% contro il 12,7% degli uomini). Per tutti, il lavoro da remoto resta sinonimo di flessibilità e migliore conciliazione tra lavoro e famiglia.

Secondo il Censimento permanente del 2023, poco meno di 3,4 milioni di occupati (il 13,8% del totale) hanno sperimentato una qualche forma di lavoro da remoto nelle quattro settimane precedenti la data della rilevazione (primo ottobre 2023). Più nel dettaglio, circa 1.436mila (5,9%) hanno svolto la propria attività da casa almeno la metà dei giorni lavorativi, mentre i restanti 1.933mila (7,9%) hanno adottato tale modalità in misura più limitata.

Il lavoro flessibile raggiunge il suo apice durante la pandemia e nella fase immediatamente successiva. Nel 2021 hanno lavorato anche solo alcuni giorni da casa 3.577.984 persone, con una incidenza pari al 15,1% del totale degli occupati (23.632.617). Si tratta – rileva l’Istat – di un risultato difficilmente ipotizzabile prima dell’emergenza sanitaria: nel 2018 e nel 2019, in base ai dati dell’Indagine Istat sulle Forze di Lavoro, la quota di smart workers e telelavoristi era appena del 4,8%. Nel 2022 e nel 2023 si assiste ad una sorta di stabilizzazione del fenomeno: in entrambe le edizioni del Censimento permanente gli occupati da remoto si attestano al 13,8%.

Nonostante le nuove modalità di organizzazione del lavoro abbiano avuto un forte slancio durante il lockdown e si siano cristallizzate nel corso del tempo, nel nostro Paese la percentuale di occupati che utilizzano il lavoro a distanza resta comunque inferiore a quella della maggior parte degli altri Paesi europei.

Secondo una statistica diffusa da Eurostat sugli occupati che, nel 2023, hanno svolto almeno la metà dei giorni di lavoro in smart working (“usually working from home”), l’Italia, con il 5,9%, è ben al di sotto della media Ue che è pari al 9,1% (Figura 2). In testa alla graduatoria, con valori più elevati del 20%, ci sono la Finlandia (22,2%) e l’Irlanda (21,8%), seguite da Svezia e Belgio che si collocano rispettivamente al 15,3% e 14,6%. Sopra la media Ue anche Germania e Francia con incidenze superiori al 10%.

Più alto è il titolo di studio, maggiore è la quota di quanti lavorano almeno qualche giorno da casa: tra i laureati, il 29% ha sperimentato una forma di lavoro a distanza.

I Servizi dell’informazione e comunicazione e le Attività finanziarie e assicurative sono i settori di attività in cui è più alta la quota di smart workers (rispettivamente il 60,2% e il 43,7%).

Il lavoro da remoto riguarda soprattutto le professioni altamente qualificate (30,2%), che permettono di organizzare tempi e modalità di lavoro in modo più autonomo.

L’Istat: quasi triplicato il lavoro da remoto rispetto al pre-pandemia

Roma, 25 feb. (askanews) – Lo smart working da necessità è diventato un nuovo stile di vita. Rispetto al periodo pre-pandemia il lavoro da remoto è quasi triplicato. In Italia, nel 2023, il 13,8% degli occupati ha svolto almeno un giorno di lavoro in modalità agile. Erano il 15,1% nel 2021, ma soltanto il 4,8% nel 2019. E’ la fotografia scattata da un report dell’Istat.

Lazio e Lombardia guidano la graduatoria dello smart working. A Milano lavora da remoto il 38,3% degli occupati, mentre a Roma la quota sfiora il 30%.

Lo smart working è più diffuso tra le donne (15,2% contro il 12,7% degli uomini). Per tutti, il lavoro da remoto resta sinonimo di flessibilità e migliore conciliazione tra lavoro e famiglia.

Lavoro, per le imprese difficili da coprire 46 contratti su 100

Roma, 25 feb. (askanews) – Le imprese italiane, in 46 casi su 100, fanno fatica a coprire le posizioni lavorative ricercate. Parallelamente, si allarga il bacino dei giovani potenzialmente impiegabili. In gran parte si tratta di studenti che non hanno ancora concluso il percorso di studi ma, nell’area degli “inattivi”, in aumento del 4% su base annua, figurano anche molti giovani che per vari motivi non riescono ad accedere alle opportunità occupazionali. È quanto emerge dal secondo Report di Cnel e Unioncamere, in collaborazione con Istat, il cui obiettivo è analizzare in modo sistematico le dinamiche del mercato del lavoro.

In particolare, il Report approfondisce il disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni occupazionali delle imprese sulla base dei dati Excelsior del ministero del Lavoro e di Unioncamere, affiancando all’analisi della domanda di lavoro focus specifici sulle caratteristiche dell’offerta di fonte Istat. Il focus di questa edizione riguarda la condizione dei giovani nel mercato del lavoro.

“I dati di questo Report indicano chiaramente una sfida cruciale e non più rimandabile: far incontrare i fabbisogni delle imprese, oggi alla ricerca di profili per quasi la metà delle assunzioni previste, con il capitale umano custodito nei serbatoi di potenziale inespresso del Paese, come i nostri giovani, le donne e gli anziani”, ha detto il presidente del Cnel, Renato Brunetta.

“Grazie alla preziosa collaborazione con Unioncamere e Istat – ha aggiunto Brunetta – mettiamo a disposizione del decisore pubblico e delle parti sociali un solido strumento di orientamento. Attraverso una lettura attenta dei dati e interventi mirati abbiamo l’opportunità di affrontare i divari territoriali, anagrafici e di genere, rilanciando la competitività del nostro tessuto produttivo e costruendo le basi per un ingresso qualificato, inclusivo e di qualità nel mondo del lavoro”.

Per il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, “individuare le azioni più efficaci per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e trattenere i talenti è essenziale per assicurare competitività alle nostre imprese e crescita economica diffusa. I giovani sono un patrimonio prezioso che dobbiamo riuscire ad attrarre e valorizzare, offrendo loro una occupazione solida e soddisfacente”.

Sanremo, anche il topo giornalista Geronimo Stilton segue il Festival

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Sanremo non solo città della musica, ma anche la “città” dell’informazione che in occasione del Festival della canzone torna a popolarsi di giornalisti, fotografi e operatori dell’informazione radio, tv e web. Al 76° Festival di Sanremo sono 1492 le persone accreditate tra la Sala Stampa dell’Ariston Roof e la Sala “Lucio Dalla” al Palafiori, ma c’è anche in giornalista speciale: Geronimo Stilton.

Elisabetta Dami, creatrice del topo giornalista, ha incontrato gli studenti delle scuole della città dei fiori e insieme a suo “figlio”, letterariamente parlando, ha girato per le strade di Sanremo portando allegria, sorrisi e felicità.

A Sanremo Miss Italia contro Ditonellapiaga: quel brano lede la dignità delle ragazze

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Il Concorso Miss Italia attacca Ditonellapiaga e contesta “l’uso indebito della denominazione ‘Miss Italia’” da parte dell’artista che “l’ha utilizzata quale titolo di un proprio brano musicale, nonché dell’album in cui esso è inserito. Il testo della canzone, inoltre, contiene espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano al Concorso”, si legge in una nota.

“Tale condotta – sottolinea – risulta gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione ‘Miss Italia’, nonché dell’immagine e della reputazione del Concorso e delle sue partecipanti. Per tali ragioni, il Concorso Miss Italia ha conferito mandato agli Avvocati Prof. Avv. Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca affinché intraprendano le più opportune azioni giudiziarie volte a inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione ‘Miss Italia’ e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi”.

“Nessuno ha insultato nessuno. Il testo è inedito, parla di me e del rapporto con la perfezione. Non ho detto che le ragazze che vi partecipano sono disperate, ma che stanno male. Non ho mai detto che Miss Italia è una disperata, il testo parla di nascondere la disperazione con il trucco”. Ditonellapiaga ribatte così alla nota di Miss Italia che la accusa di “uso indebito” nel suo brano e che “contiene espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano al Concorso”.

“Ora basta perché mi sono anche agitata e non ho le sinapsi che funzionano. Penso di aver detto tutto”, ha aggiunto Ditonellapiaga, durante la prima conferenza stampa di giornata al Festival di Sanremo. “Nel brano parlo di me”. “Credo che l’interpretazione del testo sia erroneo. Non so neanche se abbiano sentito la canzone perché il brano è inedito. A prescindere da questo sono questioni legali e non conosco il legalese. Il senso del disco – ha concluso l’artista – è il rapporto con i canoni e la bellezza, speravo in un po’ di ironia, questo è il mio spirito”.

Mattarella: Benedetto Croce intellettuale di primo piano nella cultura mondiale

Roma, 25 feb. (askanews) – “Benedetto Croce, intellettuale di primo piano del panorama culturale mondiale e figura politica italiana di grande rilievo, è stato un maestro, le cui ricerche hanno abbracciato molteplici discipline del sapere umanistico, dall’arte alla filosofia, dalla critica letteraria alla storiografia, tramandando un’inesauribile fonte di conoscenza”. Lo dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 160° anniversario della nascita di Benedetto Croce.

“Per Croce – continua Mattarella – la componente culturale era elemento imprescindibile per l’arricchimento della società e un bene da tutelare e diffondere per il progresso collettivo. La “religione della libertà”, evidenziata nella sua “Storia d’Europa nel secolo decimonono” ispirò tutta la sua azione. Senatore del Regno d’Italia, fu Ministro della Pubblica Istruzione, promuovendo provvedimenti volti a garantire la qualità del sistema scolastico e a salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico del Paese. Nel 1925 – sottolinea il presidente – fu autore del Manifesto degli scrittori, professionisti e pubblicisti che si opposero al Manifesto degli intellettuali del fascismo: Croce condusse una tenace azione di contrasto all’ideologia fascista, opponendosi, anche al Senato, alle leggi liberticide del regime. Protagonista nel processo di transizione istituzionale – conclude Mattarella – fu Ministro senza portafoglio nei Governi Badoglio e Bonomi, per essere, successivamente, eletto all’Assemblea Costituente della Repubblica, apportando un prezioso contributo al processo di rinascita di un’Italia attraversata dai drammi del conflitto bellico mondiale, e partecipando alla costruzione di un ordinamento democratico avanzato, basato sul rispetto delle libertà fondamentali. Nel 160° anniversario della sua nascita, la Repubblica rende omaggio alla sua figura”.

Sanremo, Mauro Repetto: sempre stato il numero due, lo facevo benissimo

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Dopo il successo di “Alla ricerca dell’Uomo Ragno”, Mauro Repetto è impegnato nel suo nuovo spettacolo in giro per l’Italia “Ho trovato Spider Woman”, ospite del Villaggio del Festival di Sanremo, ai microfoni di askanews ha raccontato il passaggio dall’eroe maschile di ieri alla supereroina contemporanea, capace di tessere nuove storie ed emozioni. Un tema che Repetto affronta con il suo stile inconfondibile: spontaneo, ironico, musicale e capace di parlare a più generazioni.

“Guarda veramente ci tenevo a dire come la nostra generazione deve essere attenta a quello che dicono le donne, deve essere capace di essere all’altezza delle donne, non dobbiamo mai darvi per scontate perché il rischio della generazione precedente o anche di quando ero adolescente è di mettersi in pantofola a volte di non ascoltarvi e invece che chance che voi ci date parlandoci perché ci fate migliorare e noi dobbiamo essere alla vostra altezza.

Mauro Repetto con gli 883 non ha mai partecipato al Festival di Sanremo, Max Pezzali che è super ospite per cinque serate dal Palco della Costa ha dichiarato che dopo l’ultimo Sanremo aveva pensato di mollare la musica.

“Io ho partecipato come autore per la canzone Fiorello a Sanremo mentre Max anche come interprete. Io penso che la verità stia nel fatto che quando tu puoi dettare leggi con la tua personalità hai la possibilità di essere sempre puro, come in fondo lo è Max adesso sulla nave. Quando invece ti fai un po’ fagocitare dal sistema sei meno puro e rischi di essere espulso dalla giostra. Quindi chiaramente Max adesso ha la possibilità di essere l’immensa pop star che è. Nel passato forse ha avuto come tutti dei momenti di difficoltà proprio perché l’ingranaggio, il mostro dell’entertainment può far male, quindi sono contento per lui ora abbia la possibilità di dettare legge con la sua immensa genialità. Io sono sempre stato un numero 2 fortissimo, nel senso che non ho mai avuto paura di essere un The Shadow, non ho mai avuto paura di essere quello che spingeva le truppe, organizzava le truppe e creava la possibilità di arrivare a un sogno. Chiaramente erano due ruoli in cui c’era un frontman, un leader e lo faceva benissimo era Max Petzari e c’era un numero due, era Mauro Repetto ed era un biondino che lo faceva benissimo”.

L’Anticiclone scalderà l’Italia fino a 9 gradi oltre la norma

Milano, 25 feb. (askanews) – Sono passati appena due mesi dal Natale, ma l’Inverno sembra già arrivato al capolinea. Fino a marzo il tempo si manterrà stabile e soleggiato da Nord a Sud, con un vero e proprio anticipo di Primavera, disturbato solo da locali nubi basse sulle coste e banchi di nebbia in Val Padana.

Ma la vera, allarmante notizia di questi giorni arriva dall’alta quota: Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, pone infatti l’accento su un’anomalia termica spaventosa per le nostre montagne: “Lo zero termico salirà e stazionerà sui 3000-3200 metri di quota, con temperature massime che toccheranno i 15 gradi a 1000 metri. A fine febbraio, in pieno inverno meteorologico, l’altezza media dello zero termico dovrebbe aggirarsi tra i 1300 e i 1500 metri. In pratica siamo al doppio del normale, su valori che un tempo sarebbero stati considerati tipici dell’inizio dell’estate” Questa enorme differenza porta la firma inequivocabile dei Cambiamenti Climatici, che ci consegnano inverni sempre più corti e miti, con zeri termici “schizzati” verso l’alto che accelerano drammaticamente la fusione dei ghiacciai e aumentano il pericolo valanghe.

Le ripercussioni di questo caldo anomalo sono immediate e molto pericolose: il bollettino valanghe segnala su tutte le Alpi un pericolo marcato o forte (livello 3 o 4 su una scala da 1 a 5). Con temperature così elevate, la neve si inumidisce e diventa instabile molto prima del tempo, generando le temibili “valanghe primaverili” (o di fusione).

La dinamica è subdola e implacabile: l’acqua di fusione penetra all’interno del manto nevoso e distrugge i legami tra i cristalli, riducendo drasticamente la coesione (la “colla” che tiene insieme la neve). Quando quest’acqua raggiunge uno strato scivoloso (come una vecchia crosta di ghiaccio) o direttamente il terreno, fa da lubrificante: la massa di neve soprastante perde aderenza e scivola a valle. Spesso queste valanghe partono da un singolo punto (come un sasso scaldato dal sole) e si allargano scendendo, assumendo una tipica forma a “pera” o a goccia. Alla luce di questa situazione, l’appello per i prossimi giorni è perentorio: il fuoripista è assolutamente vietato. È una questione di responsabilità, non solo per la propria sicurezza, ma soprattutto per la vita dei soccorritori che spesso, per imprudenze altrui, si trovano a operare in situazioni estreme.

Dal punto di vista meteo, non ci resta che aspettare la seconda settimana di marzo quando non è escluso un cambiamento repentino; al momento resteremo sotto l’Anticiclone Africano con temperature fino a 9 gradi superiori alle medie del periodo sia nelle minime sia nelle massime, soprattutto al Centro-Nord con alcune città padane “baciate” da anomali ma piacevoli 20 gradi.

Sanremo, 9,6 milioni di spettatori e share del 58% nella prima serata

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Sono stati 9 milioni e 600mila di spettatori, pari al 58% di share, i telespettatori che, nella media, hanno seguito la prima serata del Festival di Sanremo, condotto da Carlo Conti e accompagnato da Laura Pausini e Can Yaman.

L’anno scorso i telespettatori nella media della prima serata furono 12 milioni e 630mila, pari al 65,3% di share.

Con il 58% di share, la prima serata di Carlo Conti ha incassato il quarto miglior risultato in termini di share dal 1997 (quando fu Mike Buongiorno a condurre), (dopo il 2025, 2024 e 2023) quando fu il 58,74%.

Generali partner della 76esima edizione del Festival di Sanremo

Sanremo, 25 feb. (askanews) – Il “Balconcino Generali” è ormai uno dei punti di riferimento di Sanremo per raccontare la kermesse canora da un’inedita prospettiva.

“Questa è la 76° edizione del Festival, ma è la 4° edizione in cui siamo presenti. Siamo presenti, da un punto particolare, il Balconcino Generali della nostra agenzia che è proprio prospiciente sulla piazza dove si affaccia l’Ariston. Con Sanremo condividiamo tantissimi valori: la passione, la tradizione ma anche la capacità di innovare e di parlare a tutte le generazioni” racconta Gabriele Tedesco Responsabile Vendite Generali Italia

Un palinsesto ricco di attività e novità, per una narrazione a 360° per clienti e agenti. “Intanto è un racconto dal Balconcino tutto al femminile con tre voci radiofoniche davvero importanti Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moshlehi. Racconteranno anche la vicinanza al territorio, perchè la vera novità è che noi abbiamo raccontato quello che succede da venti balconcini, uno per ogni regione d’Italia e siamo arrivati qui dopo una lunga maratona, per far vivere la magia del Festival anche a chi non è a Sanremo, perchè è un racconto diffuso” spiega Arianna Nardi Responsabile Marketing di Generali Italia.

Generali parteciperà anche alla trasmissione di sei episodi di branded podcast Rai condotti da Emma Galeotti, dedicati ai professionisti che lavorano dietro le quinte del Festival di Sanremo.

“Questo balconcino rappresenta un po’ una metafora di tutti i balconcini d’Italia dove siamo presenti e questo è simbolo del radicamento che abbiamo nelle piazze, nelle comunità d’Italia perché il nostro mestiere è vivere la comunità con oltre 20.000 agenti, consulenti, impiegati amministrativi che ogni giorno lavorano accanto ai nostri clienti. Partner di vita significa questo e per noi è un grande valore” continua Gabriele Tedesco.

Anche quest’anno #BalconcinoGenerali sarà presente al FantaSanremo per sfidarsi e divertirsi durante i giorni dell’esibizione dei cantanti. “Per noi è un motivo in più per costruire questo punto di riferimento, questo punto, “The place to be”, da cui succedono tante cose, abbiamo modo di vedere tante storie di persone da cui è bello esserci” conclude Arianna Nardi.

La mostra Eau di Ana Silva alla GAMeC di Bergamo

Bergamo, 25 feb. (askanews) – Dal 25 febbraio 2026 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta nello Spazio Zero, Eau, la prima mostra personale in un’istituzione italiana dell’artista angolana-portoghese Ana Silva.

Per la produzione dei suoi lavori, Silva affida in una prima fase i soggetti da lei ideati e disegnati a ricamatori angolani in Angola solo agli uomini è consentito utilizzare la macchina da cucire – per poi ultimare lei stessa le opere, aggiungendo a mano decorazioni, glitter e paillettes. Nei lavori realizzati fra il 2021 e il 2023 visibili nella seconda sala della mostra l’artista utilizza borse di plastica intrecciata accumulate e dimenticate. Ana Silva trasforma quelli che sono diventati rifiuti di un sistema globale di produzione e consumo accelerato, recuperandoli e risemantizzandoli attraverso la pratica del ricamo: rallenta il tempo industriale e introduce una temporalità manuale, ripetitiva e corporea. Nella prima sala i lavori realizzati fra il 2024 e il 2026 su teli di filiselina e crinolina. Attraverso il linguaggio del ricamo tradizionalmente associato alla cura, alla memoria e alla resistenza l’artista denuncia in questi lavori la carenza di acqua e rende visibile una realtà in cui questa non rappresenta un diritto, ma un privilegio. Ogni punto testimonia silenziosamente un bisogno fondamentale negato, sottolineando il contrasto tra il gesto delicato del ricamo e la drammaticità del tema di una delle crisi più gravi del nostro tempo: l’accesso all’acqua.

Il direttore della GAMeC Lorenzo Giusti ha raccontato ad askanews la mostra e la programmazione della galleria per il 2026: “Inauguriamo oggi la mostra di Ana Silva che per GAMeC è una sorta di progetto ponte tra il programma biennale 2024-2025 Pensare come una montagna e l’attività annuale del 2026 Pedagogica della Speranza. È una mostra che scaturisce da un processo di delega in cui l’artista ha coinvolto una rete di ricamatrici non professioniste bergamasche per la realizzazione di un grande pannello che uno degli elementi della mostra. Solitamente lei si affida a ricamatori e ricamatrici in varie parti del mondo, l’Angola, che è il suo Paese di nascita, il Portogallo dove risiede ma anche il Brasile. La mostra di Ana Silva rimarrà visibile alla GAMeC fino a settembre del 2026, dopo di che arriverà la mostra di Selma Selman, un’artista bosniaca di origine rom che ha aperto una scuola per donne rom: di nuovo, quindi, torniamo sull’idea di riferire ad artiste e artisti che hanno attivato processi educativi o che sperimentano processi di apprendimento attraverso la propria attività. Il programma di quest’anno quindi avrà una serie di mostre che andranno a sostegno in realtà di una ossatura centrale che è il public program. Realizzeremo numerose conferenze, incontri e laboratori, anche un laboratorio permanente in Palazzo della Ragione a Bergamo Alta, ispirati dal pensiero di Paulo Freire. L’idea è che i processi di apprendimento ed educativi possano essere condivisi e non un semplice trapasso di nozione da un elemento A o un elemento B. Fosbury Architecture, questo collettivo di designer e architetti italiani, stanno realizzando un display all’interno del Palazzo della Ragione nella sala delle Capriate Dove solitamente torniamo sull’idea di riferire ad artiste e artisti che hanno attivato processi educativi o che sperimentano processi di apprendimento attraverso la propria attività. Il programma di quest’anno quindi avrà una serie di mostre che andranno a sostegno in realtà di una ossatura centrale che è il public program. Realizzeremo numerose conferenze, incontri e laboratori, anche un laboratorio permanente in Palazzo della Ragione a Bergamo Alta, ispirati dal pensiero di Paulo Freire. L’idea è che i processi di apprendimento ed educativi possano essere condivisi e non un semplice trapasso di nozione da un elemento A o un elemento B. Fosbury Architecture, questo collettivo di designer e architetti italiani, stanno realizzando un display all’interno del Palazzo della Ragione nella sala delle Capriate. Dove solitamente realizziamo mostre più tradizionali, quest’anno permetteremo a tutto il pubblico passante di confrontarsi con una serie di attività laboratoriali che stimolano sui tre assi attorno a cui abbiamo costruito questo programma: il tema di come l’intelligenza artificiale e nuove tecnologie stanno trasformando i nostri processi di apprendimento; l’idea di riferire a parti della società che solitamente sono estromesse dalla condivisione di esperienze di carattere educativo o che possono insegnare qualcosa secondo la prospettiva di Freire; gli artisti, cioè la possibilità di, attraverso i linguaggi dell’arte, condividere esperienze di tipo pedagogica ed educativa”.

Il programma Pedagogica della Speranza è il frutto di una costante coprogettazione tra Sara Tonelli e Rachele Bellini del Dipartimento Educativo e il team curatoriale composto da Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Irene Guandalini. Attraverso un articolato calendario di attività nel corso del 2026 GAMeC coinvolgerà attivamente pubblici diversi, rafforzando il ruolo dell’istituzione come spazio di dialogo, partecipazione e responsabilità collettiva.

La politica non è un’impresa solitaria: il richiamo del Papa ci deve spronare

Le parole rivolte giorni fa da Papa Leone XIV ai giovani del Progetto Policoro meritano di essere raccolte con serietà. Non si tratta di un’esortazione generica, ma di un’indicazione precisa per il tempo che viviamo: la politica non può ridursi a competizione individuale né a palcoscenico per leader solitari.

Il Santo Padre ha ricordato che «il lavoro, l’economia, la politica e la comunicazione non si sostengono sul genio di leader solitari, ma su esperti di relazioni sociali». È un richiamo che interpella soprattutto i giovani, spesso spettatori disillusi di una scena pubblica gridata e autoreferenziale.

Restituire credibilità all’impegno politico

Se vogliamo che le nuove generazioni tornino a credere nella politica, dobbiamo anzitutto restituirle credibilità. Ciò significa indicare esempi concreti di servizio e responsabilità: figure come Aldo Moro, Tina Anselmi, Giorgio La Pira e Luigi Sturzo – altri se ne potrebbero aggiungere – non appartengono alla nostalgia, ma a una tradizione civile capace di parlare ancora al presente. Ne sono particolarmente convinto visto che apprezzo e condivido l’appello lanciato di recente a favore di un nuovo “campo delle idee” come formula implicante la riconquista di un autentico spirito democratico: il “campo degasperiano”. 

La politica è stata, per queste personalità, luogo di dedizione e non di affermazione personale. De Gasperi per questo ha pagato anche con il carcere. Sono  testimonianze che possono riaccendere la fiducia.

Una nuova grammatica del dialogo

Il Papa invita a non cedere alla cultura della competizione permanente. La vita democratica richiede invece capacità di relazione, ascolto e costruzione comunitaria. Serve una nuova modalità di dialogo pubblico: meno slogan, più confronto; meno appartenenze gridate, più responsabilità condivise.

Quando cresce la vita comunitaria — ricorda Leone XIV — si creano le condizioni perché germogli la vita sociale. È un principio semplice, ma rivoluzionario nel clima di polarizzazione che attraversa le nostre società.

Educare alla politica: una strategia necessaria

Non basta invocare l’impegno dei giovani: occorre accompagnarlo. La crisi della partecipazione nasce anche da una carenza formativa. Per questo è urgente promuovere percorsi strutturati di educazione civica e politica che uniscano conoscenza delle istituzioni, dottrina sociale, economia civile e pratica amministrativa.

Servono scuole di formazione, esperienze di servizio nei territori, luoghi in cui apprendere che governare significa prendersi cura della comunità.

Nessun giovane “in panchina”

Il Santo Padre ha ricordato che «nessun giovane può essere lasciato in panchina». È una responsabilità che interpella istituzioni, associazioni e comunità civili. Se sapremo offrire esempi credibili, spazi di partecipazione e percorsi formativi adeguati, molti giovani torneranno a considerare la politica non come un’arena ostile, ma come una forma esigente di servizio. Non servono nuovi protagonismi solitari. Serve una generazione capace di lavorare insieme per il bene comune.

Referendum e responsabilità civica

In un referendum così delicato non è possibile astenersi: non è ammessa alcuna forma di indifferenza o di diserzione. Occorre prendere posizione e assumersi la responsabilità di una scelta.

Importantissimi studiosi — costituzionalisti, processualisti, penalisti, filosofi e teorici del diritto e della politica, avvocati, magistrati, intellettuali — tutti autorevolissimi, si sono schierati a sostegno delle ragioni del NO e del SÌ. Nel dibattito sulla stampa leggiamo interventi di altissimo livello, testi pensosi a sostegno delle rispettive opzioni di voto. Tra essi vi sono molti amici e persone che stimo umanamente e professionalmente.

Come orientarsi allora?

Un dibattito acceso ma prezioso

Come spesso accade nelle campagne elettorali combattute, alcune tesi risultano forzate, alcuni ragionamenti appaiono deboli; in certi passaggi i toni sono sopra le righe e taluni slogan fuori luogo o di cattivo gusto. Tuttavia, un dibattito ricco resta un bene prezioso, un segno di fermento democratico positivo.

Ciò vale a maggior ragione perché il passaggio parlamentare è stato costretto e umiliato dagli ordini di maggioranza, che hanno impedito un confronto approfondito e serio, svilendo le ragioni del parlamentarismo e tradendo l’idea della Costituzione come legge della concordia.

Come scegliere allora?

Una posta in gioco che non è tecnica

Dobbiamo essere consapevoli che la posta in gioco è estremamente seria. Le implicazioni della riforma sono profondissime: non si tratta di un intervento tecnico per addetti ai lavori nelle aule dei tribunali, come furbescamente si vorrebbe far credere, ma di una riforma che tocca principi costitutivi del nostro ordinamento giuridico.

Sintetizzando — e rinviando ai numerosi contributi specialistici per considerazioni più giuridiche — mi sembra che si confrontino due diversi atteggiamenti.

Le ragioni di chi sostiene la riforma

Da un lato, per coloro che sono in buona fede — non certo per chi coltiva spiriti di vendetta verso i giudici e vede la riforma come regolazione dei conti — e al netto di posizioni ideologiche o corporative, prevale l’argomento delle buone intenzioni: la convinzione di poter migliorare il “sistema giustizia” con una riforma attesa da anni.

Si ritiene che essa ponga finalmente un argine all’invadenza di alcuni giudici o, peggio, dei pubblici ministeri e che realizzi una parificazione tra difesa e accusa. Parificazione che, in verità, appare problematica e non necessariamente auspicabile, stante il carattere giurisdizionale del PM e il suo essere parte imparziale nel processo penale.

Le preoccupazioni per l’equilibrio tra i poteri

Dall’altro lato, al netto di posizioni corporative o ideologiche, prevale un atteggiamento di preoccupazione per una riforma presentata come meramente tecnica ma che meramente tecnica non è e non può essere. Essa è squisitamente politica, incidendo in un punto delicatissimo del nostro impianto istituzionale: l’equilibrio tra i poteri, in particolare nel rapporto tra potere giudiziario ed esecutivo.

È il punto nel quale il diritto individua un limite all’invadenza della politica, che altrimenti potrebbe cedere alla tentazione di mostrare il suo volto demoniaco.

Da qui la preoccupazione di mettere in discussione il quadro costituzionale progettato dai Costituenti, che hanno posto tra i principi fondamentali l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, con il Consiglio Superiore della Magistratura quale necessario corollario.

Le criticità irrisolte e il contesto politico

La preoccupazione è alimentata anche da dichiarazioni di esponenti politici di maggioranza che hanno ammesso che la riforma oggetto del referendum non incide sulle vere criticità e priorità del sistema giustizia. Anzi, è affermazione diffusa che nessuna di tali criticità troverà soluzione.

Se si riflette, infine, sul contesto politico generale e internazionale, nel quale alcune forze politiche mostrano scarsa simpatia per le istituzioni di controllo e di garanzia — spesso considerate un intralcio al “fare” del potere esecutivo — e nel quale il richiamo ai principi costituzionali è inteso in senso retorico più che normativo, quella preoccupazione diventa ancora più acuta.

Occorre innanzitutto evitare danni peggiori. Servono saggezza e prudenza, precauzione e responsabilità per non indebolire le fondamenta su cui poggia la nostra Casa comune. Occorre, dunque, bocciare questa riforma esprimendo, come io farò, un convinto NO.

 

Mario Sirimarco

Professore di Filosofia del diritto

Dipartimento di Giurisprudenza

Università di Teramo

Riforma costituzionale, la scelta dei democristiani non pentiti

Ci sono amici dell’area DC e popolare convinti nella scelta del SÌ al prossimo referendum costituzionale tra i quali, in molti di loro, sembra prevalere una sorta di volontà di rivincita dopo le tante violenze subite dal nostro partito storico nella “stagione di Mani Pulite”, insieme alla difesa, pur condivisibile, del principio della separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente.

Inutile evidenziare che esiste un limite non superabile nel perseguire tale principio, se e quando si corra il rischio di mettere in discussione, con la separazione delle carriere nella magistratura, la ben più decisiva divisione dei tre poteri dello Stato di diritto, fondamento della nostra Repubblica sancito dalla Costituzione.

Il rischio di alterare l’equilibrio dei poteri dello Stato

Di fronte a tale atteggiamento credo sarebbe opportuno evidenziare il contesto politico-istituzionale in cui si sta muovendo il governo di centrodestra a guida del trio Meloni-Salvini-Tajani. Obiettivo strategico della destra è l’avvento del premierato da perseguire con una legge elettorale annunciata, che sembra l’effettiva realizzazione della “legge truffa”, dato che intende attribuire un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che abbia ottenuto tra il 40 e il 45% dei consensi, ben al di sotto di ciò che la DC degasperiana proponeva nel 1953 (premio di maggioranza alla lista o coalizione che avesse ottenuto almeno il 51% dei consensi elettorali).

Premierato, legge elettorale e concentrazione del potere

Una legge elettorale, tra l’altro, senza preferenze, che consente ai capipartito, come già avviene, di “nominare” i propri rappresentanti in Parlamento grazie alla posizione di lista stabilita direttamente da loro.

Di qui, un Presidente eletto dal popolo, con un Parlamento espressione diretta del Capo, che nominerà un Governo e una Corte costituzionale in linea con l’esecutivo. Insomma, il perfetto superamento di quel check and balance che è alla base dello Stato di diritto. È una strada che, a imitazione di quanto sta accadendo drammaticamente negli Stati Uniti, porta a trasformare la democrazia dei diritti e delle libertà in un’autocrazia illiberale e autoritaria.

Difendere la Costituzione antifascista: la scelta del NO

Possibile che gli amici di area DC e popolare orientati a votare per il SÌ non si rendano conto di ciò che stiamo rischiando con il voto referendario costituzionale del prossimo marzo? Possibile che si comportino come quei “sordi che non vogliono sentire” e quei ciechi che non possono vedere?

«La stanno buttando in politica», gridano a destra. E che credevano? Stravolgono sette articoli della Costituzione e vorrebbero far apparire quella legge un’elementare questione tecnica? NO, siamo consapevoli del tentativo di modificare la nostra Costituzione democratica, repubblicana e antifascista e ci opporremo votando NO.

Fedeltà alla tradizione costituzionale dei cattolici democratici

A qualche saccente amico che contestava questa mia connotazione antifascista della nostra Costituzione vorrei ricordare non solo quanto la Carta evidenzia nelle norme transitorie e finali sul fascismo, ma anche chi quella Carta l’ha scritta: esponenti delle migliori tradizioni democratiche, popolari, comuniste e socialiste dell’antifascismo e della Resistenza — De Gasperi, Togliatti, Nenni, Saragat, La Malfa, Ruini — redatta in un italiano impeccabile dal grande letterato e latinista, il padovano resistente Concetto Marchesi, e firmata da Luigi Einaudi, Umberto Terracini e Giuseppe Grassi.

Noi “DC non pentiti” vogliamo restare fedeli alla Carta dei nostri padri fondatori — De Gasperi, Dossetti, Moro, Fanfani, La Pira, Gonella, Mortati — e intendiamo difenderla, impegnandoci ad attuarla insieme a quanti condividono questo progetto. Voteremo NO, pertanto, al prossimo referendum costituzionale per impedire l’avvio di una deriva pericolosissima per la nostra democrazia.