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M.O., nuovi attacchi di Israele a Gaza: almeno 16 morti nella notte

Roma, 24 mar. (askanews) – Almeno 16 persone sono state uccise in attacchi aerei israeliani nella Striscia di Gaza durante la notte, secondo fonti mediche di Gaza citate da diverse fonti di informazione, tra cui Al Jazeera.

Due di queste persone sono morte in un attacco aereo sul campo profughi di Nuseirat, nella parte centrale di Gaza.

Diversi decessi sono stati riportati in un attacco delle Idf a Khan Younis, nel sud di Gaza. Tra le vittime, secondo fonti palestinesi, ci sarebbe anche Manar Abu Khater, direttore dell’Istruzione presso la direzione orientale dell’istruzione di Khan Younis per il governo di Hamas nella Striscia.

Ventotene, il Manifesto e la storia di Biancaneve

Ventotene è per qualche verso sia l’isola dei famosi che quella dei pirati in cui è nascosto un tesoro, il bottino di tante razzie a destra e a manca. E’ anche un posto più discreto e meno strombazzato di isole vicine come Ponza e Palmarola. Ciò malgrado, in questi giorni è in prima pagina grazie alla Meloni che ha denunciato alcuni passaggi del Manifesto che aspirava ad un Europa come felice federazione di Stati.

Su quell’isola batte vento costante che non è solo quello della libertà ma adesso anche della protesta per la posizione presa dalla Premier che ha ripudiato alcuni passaggi del testo, per alcuni clamorosamente mancandone la contestualizzazione dell’epoca in cui fu scritto. E’ anche il vento di chi denuncia passaggi anacronistici che oggi si avvertono come inconciliabili con il proprio pensiero politico.

È quella una terra che tiene testa a qualsiasi vento che vuole spazzarla via per cancellarne la storia scritta da Spinelli, Rossi e Colorni o per proiettarla in una dimensione del secolo scorso e superata oggi dalla realtà dei fatti.

Quei tre padri fondatori “più chiaramente manifestandosi, appaiono più venerandi” e quindi da rispettare ed occorre prudenza ad approcciare il loro scritto. 

Si può manifestare gioia, disappunto, così come desiderio, rabbia o speranza. Tutto si può fare ma con prudenza quando si maneggia certa materia, il ché non significa dover rinunciare dal farlo.

Si deve avere consapevolezza che si corre il rischio di commettere eresie e di ritrovarsi nel girone appositamente dedicato da Dante a quelli che le commettono. Il buon Farinata degli Uberti, costretto a quella parte, richiama l’attenzione del poeta con il noto passo “La tua loquela ti fa manifesto”. Del resto anche il Sommo Poeta ha conosciuto un esilio di vent’anni e di venti di tristezza che hanno battuto la sua pelle. 

L’esperienza del confino è stata una fine astuzia del regime fascista di allora per toglierseli di mezzo, per porre fine alla loro smania di opposizione. Vale solo la pena ricordare che Spinelli fu espulso al tempo dal Partito Comunista e che anche la Sinistra di allora non fu proprio dolce nei suoi confronti. Così un democristiano come Malfatti, Presidente della Commissione europea, nel 1970 lo volle come Commissario europeo per gli Affari industriali. 

Ogni contesto esige la sua corretta contestualizzazione prima che si contestino fatti ed episodi. Ci vuole il senso della misura prima di emettere giudizi lì dove incombono anche fatalmente i sentimenti.  Eugenio Colorni era sposato con Ursula Hirschmann. 

Entrato in crisi il suo matrimonio, quest’ultima si unì poi in matrimonio proprio con Spinelli. Si tratta quindi di una storia anche di passioni, di presumibili conflitti, di crisi, competizioni e di singolari complicità che richiedono tutta l’accortezza e delicatezza possibile prima di tirar fuori giudizi intempestivi e di immaginare solo gli intenti politici di un nuovo mondo.

È in programmazione l’uscita di una nuova versione di Biancaneve, il “classico” della Disney che ha incantato generazioni di bambini. Sembra, se si è ben compreso, che emerga una Biancaneve diversa da una passiva fanciulla in attesa di un salvatore che la desti da un letargo. 

Il Principe azzurro non deve precipitare nel rischio di essere uno stalker alla estenuante punta della candida creatura e diventa invece una sorta di Robin Hood. A loro volta i nani sono presentati come creature magiche e non come vittime di una malformazione.

Non c’è storia che non possa essere riletta con nuovi occhi. Non c’è storia che non debba essere intesa con lo spirito di un tempo. Ogni storia merita di essere custodita e non stravolta. Altrimenti nessuno di noi avrà più storia.

Europa, proporzionale, Popolari. Quald futuro? Intervista a D’Ubaldo

Quali saranno le conseguenze a lungo termine per l’Europa, alla luce delle politiche e dei cambiamenti imposti dalla presidenza Trump?

A lungo termine l’Europa sarà più forte. La tendenza all’integrazione non si potrà arrestare, né diminuirà la pressione degli Stati Uniti sul fronte dei rapporti politici transatlantici, perché ne siano cambiati, più o meno sostanzialmente, gli equilibri consolidati nel corso dei 70 anni che ci dividono dalla fine della seconda guerra mondiale. 

Anche quando la meteora del trumpismo si spegnerà, non dovremo stupirci se lo spirito di un’America “Pacifista” – vale a dire sempre più assorbita nella competizione economica e militare tra le due sponde del Pacifico – indicherà la linea di tramonto dell’occidentalismo fin qui conosciuto. Hegel aveva preconizzato il cedimento spirituale e materiale dell’Europa a favore di Stati Uniti e Russia: il moto della civiltà s’indirizzava, a giudizio del filosofo dell’idealismo tedesco dell’Ottocento, verso quelle emergenti polarità imperiali. Oggi siamo di fronte alla riorganizzazione del mondo su nuove basi e nuove prospettive, perlopiù ancora incerte. Quanto più prevarrà un “globalismo plurale”, tanto più riemergerà un profilo attraente del “modello europeo”. 

Le potenzialità sono grandi. L’Europa, specie se dotata di autonomia nel campo della sicurezza, potrà definirsi essa stessa una superpotenza. C’è davanti a noi un lavoro immenso, dovendo rimettere mano al sistema industriale e alla rete dei servizi introducendo innovazioni di straordinaria portata. I pessimisti trascurano il fatto che l’Unione Europea ha margini di indebitamento – destinabile a investimenti – che Stati Uniti e Cina non possiedono più, come pure una quota elevata di risparmio privato che non conosce eguali nel mondo. I mezzi ci sono, serve la forza della politica. Non è un impegno esaltante per le nuove generazioni?

La grande partecipazione al voto in Germania riflette l’efficacia della legge elettorale proporzionale? In che modo questo sistema influisce sulla rappresentanza politica?

La legge elettorale tedesca risponde al criterio del proporzionalismo, seppur corretto dallo sbarramento al 5 per cento. Più volte si è detto che anche in Italia converrebbe introdurre una regola simile. La seconda repubblica è figlia invece di un bipolarismo che sussiste e opera artificialmente in virtù del sistema maggioritario. Gli elettori hanno pensato, a suo tempo, che fosse giunto il momento di semplificare la dialettica politica.

Il risultato ottenuto è che in questi trent’anni le coalizioni di centro-sinistra e di centro-destra si sono alternate al governo senza poggiare sulla maggioranza assoluta dei consensi e avendo al loro interno, per effetto della rincorsa al voto utile a prescindere dalla sostenibilità dei programmi, un tasso troppo alto di conflittualità. Quindi, l’oltranzismo degli schieramenti ha finitio per indebolire la capacità di governo, logorando di conseguenza la fiducia degli elettori.

Abbiamo uno Stato più indebitato e una democrazia meno partecipata: la malattia del sistema mostra questi segni eloquenti, tanto difficili da mascherare quanto impossibili da ignorare. È lecito dunque pensare che serva un capovolgimento di fronte, riportando la gente a votare in ragione del riconoscimento primario di un diritto alla rappresentanza, con quella modalità che solo la legge proporzionale può garantire. Non è un percorso agevole, troppe sono ancore le resistenze: il timore è che gli elettori, stanchi della forzata contrapposizione tra destra e sinistra, tornino a guardare al centro.

Quali sono le prospettive future per i “Popolari di Centro” in Italia?

Le prospettive per le forze di centro possono essere positive a patto che si discuta e si lavori fin da subito con una mentalità diversa, agendo “come se” già ora fosse vigente il sistema proporzionale. Questo esercizio, necessario e complesso, spezza le catene della rassegnazione alla subalternità. Alcuni segnali testimoniano la plausibilità di un progetto di fuoriuscita dal bipolarismo forzoso, come sopra descritto. Tuttavia, il popolarismo ha insegnato che il centro è proiezione di una cultura, non l’esenzione da essa in nome del pragmatismo o peggio ancora dell’opportunismo: ci sono valori principi e ideali che sorreggono – devono in ogni caso sorreggere – l’impalcatura della politica di centro. Non si esce dalla caverna dove appaiono solo le ombre di questa politica se non con una precisa volontà di essere se stessi, anche se ridotti di numero. All’inizio, per le “minoranze eroiche di choc” (Maritain), è sempre così: l’importante è avere le idee chiare e la schiena dritta, per affermare le proprie convinzioni nel movimentato quadro politico nazionale, ma con l’occhio ben fisso verso l’orizzonte europeo e mondiale.

Link di accesso al blog dell’autore

https://armandodicone.wixsite.com/armandodicone/post/quale-futuro-le-parole-di-lucio-d-ubaldo

Single e adozioni, prevale il sostegno all’accoglienza dei bambini senza famiglia

Quando parliamo di adozioni, parliamo di amore, speranza e futuro. Ogni bambino ha il diritto di crescere in una famiglia che lo ami, lo protegga e lo aiuti a costruire il proprio domani. Eppure, esistono ancora oggi barriere che rendono difficile questo percorso. Pensiamo ai tanti bambini abbandonati, a quelli che hanno perso i genitori a causa di guerre, povertà o tragédie. Sono anime innocenti che chiedono solo di essere accolte, di trovare qualcuno che si prenda cura di loro. Bambini che hanno perso tutto, ma che potrebbero ritrovare una speranza grazie a chi è disposto ad amarli e crescerli con responsabilità.

L’adozione da parte di single non toglie nulla a nessuno; anzi, offre nuove possibilità a chi ha già sofferto troppo. Se una persona ha l’amore, la stabilità e il desiderio di offrirgli una casa, perché impedirglielo solo perché è single? Perché ostacolare un gesto tanto nobile? Fino a poco tempo fa, questo sembrava impossibile, ma finalmente è arrivata la svolta: la Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto di adottare anche ai single, almeno per quanto riguarda i minori stranieri. Una decisione storica che mette al centro l’interesse del bambino e apre le porte a una maggiore inclusione e giustizia sociale.

Con questa sentenza si apre quindi una nuova strada, che potrebbe portare a un cambiamento ampio e duraturo. Essa rappresenta un riconoscimento fondamentale: ciò che conta non è lo stato civile dell’adottante, ma la sua capacità di dare amore, sicurezza e stabilità. È una vittoria di civiltà che speriamo possa estendersi presto a livello nazionale e a tutti i minori, senza distinzioni. 

Ma c’è un altro problema di cui si parla troppo poco: il costo dell’adozione. Adottare un bambino può costare tra i 17.000 e i 25.000 euro, cifre altissime che scoraggiano molte persone. È assurdo che per dare una speranza a un bambino abbandonato si debba affrontare una spesa così elevata. L’adozione non dovrebbe essere un lusso per pochi, ma un diritto accessibile a chiunque desideri offrire amore e protezione. È paradossale che, in un mondo dove si parla tanto di diritti e solidarietà, l’adozione venga trasformata in un privilegio per pochi. 

L’amore non dovrebbe avere un prezzo. Aiutare un bambino in difficoltà non dovrebbe essere un privilegio riservato solo a chi può permetterselo economicamente. Adottare non dovrebbe mai essere un privilegio per pochi, né tantomeno un lusso per chi può affrontare costi elevati. La speranza è che questa decisione della Consulta apra la strada a un sistema più equo, dove l’unico criterio per adottare sia la volontà e la capacità di garantire un futuro migliore a un bambino che ne ha bisogno.

Oggi celebriamo un importante passo avanti, ma la strada è ancora lunga. Occorre un impegno concreto. È il momento di continuare a lottare affinché l’adozione sia un diritto basato sull’amore e non sulle formalità burocratiche. Perché ogni bambino merita una famiglia, indipendentemente da chi la componga. Un futuro felice e umano non dovrebbe dipendere da un assegno, ma dal cuore di chi sceglie di essere genitore. Come ha detto giustamente Papa Giovanni Paolo II: “La misura di una società si trova nel modo in cui tratta i suoi membri più deboli.” 

A mio avviso, garantire che tutti i bambini, senza distinzione, abbiano il diritto di essere adottati da chi li ama è la vera misura della giustizia sociale. Non si tratta di un privilegio per pochi, ma di un diritto universale che deve essere garantito a tutti.

Libri | Cuore di Algeria, cuore di guerra

Il romanzo di Yasmina Khadra offre uno sguardo profondo e malinconico sull’Algeria del 1914, prendendo forma attorno alla figura di Yacine, un giovane la cui innocenza e virtù si scontrano con le dure realtà di un mondo in tumulto. L’autore, attraverso una prosa evocativa e appassionata, riesce a catturare l’essenza di un’epoca segnata dalla guerra e dalla colonizzazione francese, descrivendo il conflitto non solo come una serie di battaglie fisiche, ma anche come un campo di battaglia interiore per il protagonista.

Yacine, con il suo ideale di seguire la legge divina, si trova in una situazione precaria, dominata da un signore che esercita un potere opprimente sulla sua vita. La Grande Guerra lo catapulta in un contesto di violenza e caos, dove il giovane è costretto a confrontarsi con le sfide della modernità, le macchine belliche e le complessità umane messe in luce dalla guerra. La narrazione si svolge su un terreno minato di tradimenti e alleanze, dove l’amore, rappresentato come un faro di speranza, diventa una risorsa indispensabile per affrontare le avversità.

Khadra riesce a dare voce a un’umanità resiliente, fatta di personaggi complessi e vividi, che riflettono la varietà e le contraddizioni del tessuto sociale algerino. Attraverso la sofferenza e le esperienze di Yacine, il lettore è guidato in un viaggio che mette in evidenza non solo le atrocità della guerra, ma anche la ricerca di una saggezza profonda e il valore del coraggio di fronte alla fatalità.

Il romanzo invita a riflettere su temi universali come la ricerca di identità, il conflitto tra bene e male, e la bellezza che può sorgere anche nei momenti più bui. La sua scrittura densa e commovente riesce a trasmettere la complessità delle emozioni umane, rendendo l’opera di Khadra una lettura imperdibile per coloro che desiderano comprendere non solo la storia dell’Algeria, ma anche la natura stessa dell’esistenza.

Fabrizia Abbate (Tempi Nuovi): “Ricordiamo il sacrificio di Mons. Romero”.

Da wikipedia
Da wikipedia

L’Arcivescovo di San Salvador veniva ucciso, per volontà dei militari al potere, il 24 marzo 1980 mentre celebrava la messa nella cappella di un ospedale.

Quel giorno il mondo perdeva un pastore coraggioso, un difensore dei poveri e un instancabile promotore della pace. Il crimine, attribuito agli squadroni della morte legati al regime, non riuscì a soffocare la sua voce, che ancora oggi risuona con forza e chiarezza.

Proclamato santo da Papa Francesco nel 2018, Oscar Romero rappresenta un faro di speranza e un modello di impegno per la giustizia sociale. La sua vita, segnata dalla dedizione ai più vulnerabili e dalla denuncia delle ingiustizie, ricorda che la fede autentica non può essere separata dall’azione concreta a favore del prossimo.

“Quella di Oscar Romero – dichiara Fabrizia Abbate, Portavoce nazionale di ‘Tempi Nuovi’ – è una lezione quanto mai attuale. Ci chiama ad assumere il ‘peso’ delle idee: prima ancora di essere testimonianza della dignità umana e immagine di santità, ci mostra come il coraggio di una visione possa diventare azione.”

Le sue parole sottolineano l’importanza di tradurre i valori in gesti concreti, di non restare indifferenti di fronte alle sofferenze del mondo. Romero ha dimostrato che la denuncia delle ingiustizie può aprire la strada a un futuro più giusto e pacifico.

In un’epoca segnata da conflitti e disuguaglianze, la sua figura ci invita a riflettere sul nostro ruolo nella costruzione di un mondo migliore. Il suo esempio sprona a prendere posizione, a difendere i diritti dei più deboli e a lavorare per la riconciliazione.

La sua eredità è un invito a riscoprire il valore della solidarietà, della compassione e dell’impegno civile. Romero ha mostrato come la fede possa essere una forza trasformatrice, capace di ispirare coraggio e speranza.

In sua memoria, una delegazione di “Tempi Nuovi” si recherà domani – nell’anniversario della sua morte – al Giardino El Salvador (Eur), dove gli è stato eretto un monumento nell’anno della sua canonizzazione.

Calcio, Juve esonera Thiago Motta, la squadra a Tudor

Roma, 23 mar. (askanews) – Thiago Motta non è più l’allenatore della Juventus. La società bianconera ha comunicato di aver sollevato Thiago Motta dall’incarico di allenatore della prima squadra maschile. Squadra affidata a Igor Tudor che domani dirigerà il primo allenamento. Nel comunicato si legge: “Il Club ringrazia Thiago Motta e tutto il suo staff per la professionalità dimostrata e per il lavoro svolto in questi mesi con passione e dedizione, augurando loro il meglio per il futuro. Juventus FC comunica inoltre di aver affidato la guida della prima squadra maschile a Igor Tudor che domani dirigerà il primo allenamento”

Ritorno in Vaticano per il Papa, si apre una nuova fase del suo pontificato

Città del Vaticano, 23 mar. (askanews) – Dopo 38 giorni di ricovero, Papa Francesco, tra non poche incognite e speranze, è tornato stamane a Casa Santa Marta in Vaticano aprendo, di fatto, una nuova fase del suo pontificato come ammesso anche da uno sei suoi più fidi collaboratori venerdì scorso, il cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, messo dallo stesso pontefice a capo di un dicastero di peso come quello della Dottrina della fede. Alla domanda dei giornalisti sul futuro di papa Bergoglio alla guida della Chiesa universale, Fernandez ha prima detto di non credere a possibilità di eventuali rinunce al pontificato ma poi ha subito aggiunto: “penso che adesso incomincia comunque una nuova tappa e lui è un uomo di sorprese. Sicuramente avrà imparato tante cose in questo mese e da questo periodo di costrizione verrà fuori, chissà… anche sapendo che questo significa uno sforzo molto pesante per lui, un momento difficile”, ma “so che sarà fecondo per la chiesa e per il mondo”.

Ed effettivamente, a neppure un’ora dalle sue dimissioni dal nosocomio romano, il Papa ha riservato a tutti la prima “sorpresa”, deviando dal tragitto concordato che lo doveva portare a varcare la Porta del Perugino per il rientro diretto in Vaticano per “allungarsi” oltre il Tevere, direzione la Basilica di Santa Maria Maggiore. Una tappa non prevista per portare dei fiori all’icona della Madonna Salus Populi Romani, l’immagine della Vergine a lui tanto cara. Una deviazione dal percorso prestabilito che, evidentemente è stata presa all’ultimo momento e che ha provocato un certo trambusto tra le forze dell’ordine e chi lo accompagnava verso casa. Un particolare questo che la dice lunga anche sul prossimo futuro del Papa sempre poco propenso a farsi “inscatolare” per affidarsi alle intuizioni.

Di certo c’è che i medici, sia quelli del Gemelli che quelli della Santa Sede che lo hanno avuto in cura queste lunghe settimane, lo hanno salutato con la formula delle “dimissioni” protette, prescrivendogli almeno due mesi di convalescenza quasi assoluta, consigliando caldamente di evitare il più possibile incontri con i gruppi, sforzi eccessivi, certamente i viaggi. Consigli necessari e forse decisivi per la stessa salute del pontefice argentino che, però, sembrano andare dritti in rotta di collisione con una agenda pontificia fittissima e resa ancora più impegnativa per il carattere di Jorge Mario Bergoglio sempre incline al non risparmiarsi mai. E’ inutile ricordare che siamo in pieno tempo giubilare con pressanti impegni che incombono, mentre in tempo Quaresimale ci sta avvicinando alla Settimana Santa, la più impegnativa e liturgicamente importante nell’intero anno della Chiesa. Questo senza contare il ritmo giornaliero fino ad oggi tenuto dal Papa, fittissimo di incontri e appuntamenti.

In ultimo, proprio ieri durante la conferenza stampa dei medici al Gemelli, alla domanda di un giornalista sulla possibilità di una visita del Papa a Nicea in Turchia il 24 maggio prossimo per incontrare il Patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli, in occasione della celebrare dei 1700 anni del Primo Concilio Ecumenico, non sono venute conferme ma neppure smentite. Insomma, forse la nuova sfida per il pontificato dell’ottantottenne Papa Bergoglio è come ridisegnare una guida della barca di Pietro altrettanto incisiva quanto compatibile con il suo stato di salute.

Formula1, la Ferrari: "Impareremo da quanto accaduto"

Roma, 23 mar. (askanews) – “Non c’era alcuna intenzione di ottenere alcun vantaggio. Impareremo da quanto accaduto oggi e ci assicureremo di non commettere di nuovo gli stessi errori”. Così la Scuderia Ferrari in una nota al termine di una turbolenta giornata in Cina, dove nel post gara sono state squalificate entrambe le Ferrari: quella di Leclerc perché trovata sottopeso e quella di Hamilton per fondo troppo consumato. “Dopo le verifiche post-gara della FIA, entrambe le nostre auto sono state trovate non conformi alle normative per motivi diversi – spiega il team – L’auto 16 è stata trovata sottopeso di 1 kg e l’usura dello slittamento posteriore dell’auto 44 è stata trovata 0,5 mm sotto il limite. Charles ha seguito una strategia a una sosta oggi e questo ha comportato un’usura molto elevata dei suoi pneumatici, causando un sottopeso dell’auto. Per quanto riguarda l’usura dello skid di Lewis, abbiamo valutato male il consumo di un piccolo margine”. “Non c’era alcuna intenzione di ottenere alcun vantaggio. Impareremo da quanto accaduto oggi e ci assicureremo di non commettere di nuovo gli stessi errori. Chiaramente non è il modo in cui volevamo concludere il nostro weekend del GP cinese, né per noi stessi, né per i nostri fan il cui supporto per noi è incrollabile”

Formula1, clamoroso: squalificati Leclerc, Hamilton e Gasly

Roma, 23 mar. (askanews) – Clamoroso, il risultato del GP di Shanghai cambia. Squalificati Leclerc, Hamilton e Gasly! Le monoposto di Charles Leclerc (Ferrari) e Pierre Gasly (Alpine) sono state trovate sottopeso di un chilogrammo dopo i controlli tecnici alla fine del GP della Cina. Per entrambi i piloti 799 kg contro gli 800 minimi richiesti (una volta prelevato il campione di benzina di 2 litri). Ad una prima pesa, la Ferrari di Leclerc (5° in gara) è risultata 800.5 kg. Poi, prelevati due litri di benzina con montata l’ala anteriore di scorta, la successiva pesa ha segnalato 799 kg. Stesso peso per l’Alpine di Gasly (15° in gara).

Governo, Schlein: non sta più in piedi, la Lega sfiducia Tajani

Roma, 23 mar. (askanews) – “Oggi ho letto le dichiarazioni” del vice-segretario nazionale della Lega e sottosegretario al Lavoro, Claudio “Durigon, e non ci potevo credere. Dice che” Antonio “Tajani è in difficoltà e che deve farsi aiutare. Cioè la Lega sfiducia il ministro degli Esteri”. Lo dichiara in un video su Instagram la segretaria dl Pd Elly Schlein.

“Dopo che qualche giorno fa aveva già commissariato Giorgia Meloni dicendo che non aveva mandato per andare ad approvare le proposte di riarmo a Bruxelles, oggi” la Lega, prosegue Schlein, “commissaria Tajani dicendo che deve farsi aiutare mentre Salvini lo scavalca chiamando direttamente il vice presidente americano Vance”.

“In qualsiasi paese questo avrebbe già aperto una crisi di governo, è chiaro che il governo non sta più in piedi, è chiaro che non si può occupare dei problemi degli italiani, dalle liste d’attesa infinite ai salari bassi alle bollette più care d’Europa”, conclude Schlein.

Il ministero Salute di Gaza: superati i 50mila morti

Roma, 23 mar. (askanews) – Il ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas, ha affermato che 50.021 persone sono state uccise nei bombardamenti delle Forze di difesa israeliane nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra e che 113.274 sono rimaste ferite. Lo riferisce Haaretz.

Il ministero ha aggiunto che, dalla fine della tregua la scorsa settimana, 673 persone sono state uccise e 1.233 ferite.

Secondo il ministero, nelle ultime 24 ore sono state uccise 39 persone e domenica sono stati recuperati due corpi dalle macerie.

Diversi altri resti umani sono ancora sepolti sotto le macerie o giacciono per strada.

Dal Gemelli il Papa dimagrito ha abbozzato un sorriso

Città del Vaticano, 23 mar. (askanews) – Volto dimagrito ma anche il tentativo di abbozzare un sorriso. Come annunciato ieri, Papa Francesco, in dimissione dal Policlinico Gemelli di Roma dopo una degenza di 38 giorni, si è mostrato così oggi pubblicamente per la prima volta, affacciandosi da una delle finestre del nosocomio romano. Una apparizione di qualche minuto, dopo mezzogiorno e dopo aver consegnato per la lettura il suo testo di meditazioni per l’Angelus domenicale della III domenica di Quaresima.

Papa: in tempo di ricovero ho sperimentato premura personale sanitario

Città del Vaticano, 23 mar. (askanews) – “In questo lungo tempo di ricovero, ho avuto modo di sperimentare la pazienza del Signore, che vedo anche riflessa nella premura instancabile dei medici e degli operatori sanitari, così come nelle attenzioni e nelle speranze dei familiari degli ammalati”. Così Papa Francesco nel testo preparato per l’Angelus di questa terza Domenica di Quaresima.

“Questa pazienza fiduciosa, – ha poi aggiunto Francesco nel testo – ancorata all’amore di Dio che non viene meno, è davvero necessaria alla nostra vita, soprattutto per affrontare le situazioni più difficili e dolorose”.

Papa, anche in piazza San Pietro cresce attesa per ritorno Francesco

Città del Vaticano, 23 mar. (askanews) – Non solo nel piazzale del Gemelli ma anche in Piazza San Pietro c’è attesa per il ritorno in Vaticano di Papa Francesco dopo 38 giorni di ricovero al Policlinico romano. Grazie anche alle temperature miti che oggi si respirano nella capitale e alla giornata di festa, sia via della Conciliazione che la piazza appaiono già pieni di fedeli, pellegrini e turisti.

Alcuni di loro, in più gruppi, si sono incolonnati, dalla mattina presto, per fare ingresso nella Basilica passando così la Porta Santa giubilare. A guidarli alcuni sacerdoti. Tra i fedeli trapela attesa per il ritorno del Papa a casa. Uno di loro dice: “Ci avevamo sempre sperato. Lui è un uomo forte ed in molti di noi c’era la certezza del suo ritorno”. Una signora, invece, sottolinea il ruolo della figura del Papa argentino soprattutto in questo momento storico. Arriva da una diocesi pugliese: “Sappiamo tutti che momento complicato stiamo vivendo anche a livello intrnazionale – dice -. La sua voce spicca tra le altre ed apre un raggio di saggezza e di speranza”.

Cinque Terre avanguardia sfida climatica,al via "piano adattamento ai mutamenti"

Roma, 23 mar. (askanews) – Le Cinque Terre perla nazionale e meta turistica mondiale costantemente sotto i riflettori internazionali per il rischio over turism e il suo impatto su un eco sistema fra i più fragili e delicati del nostro Paese si fa avanguardia nella sfida ai cambiamenti climatici. E adotta un “piano di adattamento” ai mutamenti atmosferici frutto di collaborazione fra Parco Nazionale delle Cinque Terre e Legamente, nell’ambito di un progetto europeo che favorisce e finanzia linee guida strategiche e buone pratiche di comportamento nazionali di adattamento ai mutamenti climatici per le aree protette nei parchi nazionali.

Non a caso dunque la presentazione del piano di adattamento climatico delle Cinque Terre da parte di Parco nazionale e Lega ambiente è in programma a Roma e non in Liguria, a sottolineare la valenza di avanguardia nazionale e di progetto pilota per le aree protette nazionali che l’iniziativa di respiro europeo intende assumere.

“In Clima di cambiamento. Sfide climatiche nelle Aree Protette: strategie e pratiche di adattamento”, è la denominazione scelta per l’evento di presentazione nazionale in programma, infatti, giovedì prossimo 27 marzo dalle 9,30 alle 13,30 nella capitale, presso la libreria Spazio Sette, in via dei Barbieri 7.

Il Piano, primo in Italia per un’area protetta, e le Linee Guida sono stati realizzati nell’ambito del progetto europeo StonewallsforLife e rappresentano strumenti concreti per affrontare la crisi climatica in un territorio straordinario, ricco di risorse naturali ma particolarmente vulnerabile. I cambiamenti climatici, infatti, sono tra le principali cause della perdita di biodiversità e dell’accentuarsi delle fragilità territoriali. Durante l’incontro, rappresentanti del Parco, di Legambiente e del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) illustreranno obiettivi e contenuti di questi innovativi strumenti.

Parteciperanno esperti, rappresentanti delle aree protette, istituzioni e comunità locali per discutere soluzioni possibili e condividere azioni concrete per affrontare le sfide climatiche nelle aree naturali tutelate.

Sarà possibile seguire l’evento in diretta tramite il canale Youtube di Legambiente Nazionale.

I Balcani rimangono pericolosamente …balcanizzati

Le proteste vanno avanti dallo scorso novembre e ogni nuova manifestazione di piazza raduna sempre più persone, giovani in particolare. Da quando una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, città a nord di Belgrado, è crollata causando il decesso di 15 persone il governo serbo si trova a dover affrontare una protesta popolare di massa, che sabato scorso nella capitale ha assunto dimensioni imponenti. Neppure le dimissioni del premier Milos Vucevic, date il 28 gennaio e ora finalmente ratificate dal Parlamento, hanno placato l’ira diffusasi fra la gente e rivolta contro l’endemica corruzione a giudizio dei manifestanti che avvolge il Paese. Un’ira ora indirizzata con maggior forza che nel recente passato verso il Presidente Aleksandar Vucic, in carica dal 2017.

La tragedia di Novi Sad conduce a Pechino, e ai rapporti intrattenuti con i cinesi sin da quando questi ultimi si sono proposti per finanziare (nell’ambito delle iniziative collaterali al mega progetto infrastrutturale Belt & Road Initiative e del format 14+1, con il quale la Cina mira a incunearsi in Europa) una linea ferroviaria ad alta velocità fra Belgrado e Budapest. La stazione di Novi Sad, in questo contesto, era stata ristrutturata nel 2022 da appaltatori cinesi.

Vucic è contestato apertamente sin dal 2023, accusato di brogli elettorali. La sua politica, che con una certa spregiudicatezza impasta nazionalismo serbo e conseguenti strette relazioni con la Russia, vago europeismo tendente verso un’integrazione comunitaria ricercata a intensità variabile e apertura internazionale dettata dalla possibilità di fare business (come nel caso dei rapporti con la Cina) è ormai apertamente contestata da settori sociali sempre più vasti.

Al tempo stesso Vucic è ritenuto da molti il sobillatore delle tensioni che si registrano da tempo nel Kosovo, paese indipendente dal 2008 nel quale la minoranza serba allocata nel settentrione della repubblica ambisce ad un’autonomia molto ampia nei comuni ove essa è maggioranza: il premier kosovaro, Albin Kurti, ha concordato con l’UE la costituzione di un’associazione che raggruppi quei comuni ma al momento essa non si è ancora concretizzata. Un atteggiamento che viene ritenuto ostile dai cittadini di etnia serba di quei municipi.

Ma forse la situazione più esplosiva è nella Bosnia-Erzegovina, paese frutto di quegli accordi di Dayton che nel 1995 posero fine al conflitto nella ex Jugoslavia. La Repubblica federale di Bosnia e Erzegovina si compone di due entità statali: la Federazione croato-musulmana della Bosnia-Erzegovina e la Repubblica serba Srpska, entrambe aventi organi legislativi e di governo in parte autonomi. In più nel nord est è presente un piccolo distretto, Brcko.

Il sistema politico-istituzionale ideato per far convivere le tre etnie principali, ovvero quella bosgnacca maggioritaria fra i quasi 4 milioni di abitanti, quella serba e quella minoritaria croata è assai complesso e proprio per questo supervisionato dall’ONU, a conferma di quanto precaria sia la composizione di tale eterogeneità etnica di una nazione “costruita” a tavolino.

Ed infatti da qualche anno Mirolad Dodik, leader della Srpska e con posizioni apertamente filo-russe, opera con intenti scissionistici sempre più marcati, propagandando una nuova Costituzione che porrebbe fine all’attuale assetto istituzionale, abbattendo così gli accordi di Dayton. Dodik è stato per questo condannato a un anno di prigione e interdetto dai pubblici uffici per sei anni. Ma lui, rifugiatosi a Banja Luka e sostenuto da Mosca, non ha alcuna intenzione di farsi prelevare dalla polizia di Sarajevo. E naturalmente i suoi sodali sono pronti a difenderlo, con tutto quello che da ciò potrebbe derivare.

Insomma, nell’insieme i Balcani confermano quella loro eterna condizione di instabilità oggi resa più preoccupante dai venti di guerra che spirano anche sul suolo europeo.

L’assolutismo nasce dalla degenerazione del potere

Per come si sono messe nel tempo le cose, oggi la tripartizione dei poteri – teorizzata da Montesquieu nel suo De l’esprit des loix, pubblicato nel 1748 dopo quattordici anni di lavoro, riflessione, revisione e stesura – assomiglia più alla plastica rappresentazione di un conflitto latente che alla pacifica soluzione ordinamentale di attribuzioni istituzionali. 

Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”, il filosofo francese era partito da questa considerazione per consegnare ai posteri una soluzione passata alla Storia come teoria della tripartizione dei poteri di uno Stato. Una sintesi efficace messa a dura prova dalle evidenze dei fatti ricorrenti. 

Gli sconfinamenti tra esecutivo, legislativo e giudiziario sono stati e sono ancora all’ordine del giorno, una continua diatriba che ha assunto nel tempo le sembianze di una vera e propria lotta per la primazia. 

Nei Paesi democratici l’equilibrio tra i poteri dello Stato esprime coesistenze e dissonanze ma prevalentemente si ricompone in funzione di un interesse superiore: la rappresentanza delle tutele e degli interessi dei cittadini, la sovranità popolare, il senso civico che anima le istituzioni. 

Tuttavia non sempre e non ovunque.

Si può affermare che sussiste una sorta di regime di concorrenza tra organi legislativi, governo e magistratura e non è detto che le sbavature e le reciproche interferenze depongano per una nobiltà delle aspirazioni.

Se i ‘poteri’ fossero prima di tutto ‘servizi’ la contemperanza delle rispettive primazie avrebbe una connotazione fisiologica, si alzerebbero i piani dell’etica dei principi e si abbasserebbero le altezze delle aspirazioni a sovrastare gli altri organi, debordando.

Nel valutare le discrepanze e le diatribe che emergono dagli scontri tra i tre poteri dello Stato così come configurati nella teoria di Montesquieu e applicati nella realtà descritta da vicende emblematiche, siamo portati in genere a cercare gli aspetti ‘oggettivi’ delle situazioni, come se fossero il vero discrimine per attribuire ad essi verità o mistificazioni. 

In realtà non sempre è così perché l’oggettivizzazione della realtà trova i propri limiti nella soggettività dei suoi protagonisti. Sono i comportamenti umani che nobilitano o umiliano le funzioni, le attribuzioni e le competenze dei rispettivi ruoli. E il protagonismo- appunto- è una caduta di tono ricorrente.

Nelle moderne democrazie la personalizzazione ideologica e l’autoreferenzialità sono due vulnus che affliggono la tripartizione dei poteri, sovente la poca lungimiranza e la scarsa considerazione delle competenze reciproche degenerano in diatribe strumentalizzate più per erigere barricate e confini – allo scopo di ridimensionare le ragioni altrui ad una residuale marginalizzazione – che per cercare una lungimirante ed equa soluzione ai problemi e alle questioni emergenti in una società complessa.

Temo che ci si debba rassegnare a questa contesa ricorrente poiché ciascuno dei tre poteri dello Stato persegue la piena realizzazione dei propri compiti istituzionali intesa come un dovere funzionale connesso al ruolo esercitato: la giustizia si esprime su principi di diritto che non intende contemperare declinando verso una mediazione con la politica. Che a sua volta reclama – a livello legislativo ed esecutivo – una sorta di primazia nella gestione della cosa pubblica, sovente autoproclamandosi ad interprete e testimone del pensiero collettivo, addebitando alla magistratura un peccato di astrazione e contestando le sentenze come paradosso lontano dalla realtà, secondo il noto aforisma “summum ius, summa iniuria” (Cicerone, De officiis, I, 10, 33).  Nulla di tutto ciò accade nei regimi autocratici, che celebrano l’assolutismo del potere nella tirannia la quale riassume in sé una concezione totalitaria della cosa pubblica, esercitata da una sola persona e dalla cerchia dei suoi oligarchi, dove la tripartizione pensata da Montesquieu è mascherata, eterodiretta o non esiste del tutto. Questa forma di degenerazione del potere posto nelle mani di un dittatore dissolve e vanifica quella sorta di controllo incrociato che nelle democrazie viene esercitato direttamente o indirettamente dagli organi della politica e della giustizia e che sovente è deprecato come forma di decadenza autoreferenziale e paralizzante del potere.

Nulla al confronto di ciò che accade nei regimi: forse Montesquieu ha voluto insegnarci che una democrazia imperfetta è pur sempre migliore del più coercitivo assolutismo.

Meloni vs Spinelli? Un passo falso: le nuove generazioni guardano all’Europa.

È lecito chiedersi come mai la Presidente Meloni, notoriamente abile nel maneggiare la comunicazione politica, sia stata così aggressiva nel mettere sotto accusa il Manifesto di Ventotene. Il testo conserva un aspetto fortemente evocativo e il suo co-autore, Altiero Spinelli, appare ancora oggi nella cornice prestigiosa dei testimoni più autentici del federalismo europeo. 

Cosa succede? In effetti, a Palazzo Chigi ristagna un sentimento di alterità rispetto alle regole e alle sensibilità connesse al rispetto della democrazia liberale. Emblematica è la “madre di tutte le battaglie”, come definita dalla stessa Meloni: la riforma del premierato. Essa, lungi dal rappresentare un governo del premier inteso come primus inter pares, rischia di tradursi in potere monocratico, se non addirittura autoritario: un’esperienza già dolorosamente vissuta attraverso la crisi degli anni ‘30 e il tracollo della seconda guerra mondiale, con le sue incalcolabili perdite umane.

L’apprensione che ha spinto Meloni a un attacco così avventato, nonostante il consenso da lei guadagnato in Europa, grazie soprattutto al sostegno all’Ucraina e alla Nato, forse lascia intravedere il fastidio per il successo di Piazza del Popolo. Se è stata una reazione, essa non ha giovato alla sua immagine di donna delle istituzioni, da due anni e più alla guida del governo. 

Siamo di fronte a uno scarto di insofferenza e nervosismo? Certo, non aiuta la complessa situazione geopolitica, con la ricerca di un complicato equilibrio tra gli Stati Uniti di Trump e l’Europa. Le minacce sul fronte dei dazi costringono la Premier a mantenere saldi i legami con Bruxelles, come si è visto nelle ultime settimane. In questo contesto, la proposta di un modello federale europeo, ispirato al pensiero di Spinelli, potrebbe rappresentare una via d’uscita per evitare di essere schiacciati dalla pax trumpian-putiniana e, al tempo stesso, per arginare l’espansione cinese.

Torniamo al punto di partenza. È probabile che qualche consigliere poco avveduto abbia spinto la Presidente del Consiglio a usare maldestramente alcune citazioni, non avendo cura di ricordare che a Ventotene gli estensori del Manifesto avevano di fronte il mostro del nazi-fascismo. Non era in discussione in quel momento – parliamo del 1941 – il necessario contributo dell’Unione Sovietica alla liberazione dell’Europa, insieme agli alleati anglo-americani. Tuttavia, la visione di Ventotene andava ben oltre e la sua attualità vive nel richiamo alle ragioni dell’unità dei popoli europei, in un costante processo di rafforzamento delle istituzioni comunitarie. 

Tutto il contrario di quello che pensano i sovranisti e gli autarchici di varia specie! Tuttavia le nuove generazioni, cresciute anche grazie all’Erasmus, sono consapevoli che la salvezza del pianeta richiede un ordine mondiale nuovo e più equo. A partire dal Vecchio Continente.

Dibattito | Gli italiani del Ppe si armano di fede

Prosegue la preparazione al Congresso europeo del Ppe che si terrà il prossimo aprile a Valencia in Spagna. A Roma in un Seminario della Fondazione De Gasperi si sono succedute le relazioni di monsignor Vincenzo Paglia, di Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, e di Antonio Tajani e sono stati messi a fuoco alcuni spunti innovativi di proposta. In particolare, è stata annunciata l’iniziativa di una “Camaldoli Europea” che dovrebbe chiarire il contributo dei cristiani, e particolarmente dei cattolici, alla riaffermazione della civiltà europea e della storia civile europea come produttivi di valori non transeunti, che possono e debbono ispirare regole e linee di comportamento della futura Federazione Europea. Per sua natura, l’Europa può essere determinante nella formulazione di soluzioni che salvano, sì, il continente europeo, ma solo in quanto salvano preliminarmente i suoi vicini. Non si risolvono i guai propri se non si dà mano seriamente alla risoluzione dei problemi altrui.  

Tre relazioni ben strutturate – e altrettanto ben accompagnate dal presidente della Fondazione De Gasperi Angelino Alfano, che ha introdotto anch’egli visioni sui profili da curare, in special modo per arrivare a una proposta vincente in chiave pro-federale – sono state il regalo in termini di contenuti di notevole livello fatto dai relatori monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, e Antonio Tajani, ministro degli affari esteri e vicepresidente del consiglio, già presidente del Parlamento Europeo. È ovvio pensare che ciascuno avesse coscienziosamente preparato il proprio intervento; eppure il livello di interazione e di adattamento ai contenuti man mano emersi dagli altri relatori è stato rimarchevole. Ne è venuto fuori una somma di considerazioni che non mancherà di incidere sull’indirizzo che i delegati italiani assumeranno a Valencia. Le impostazioni dei tre relatori sono state molto diverse tra loro; ma alla fine sono risultate complementari. In definitiva, tutte e tre ottimiste. Di armi e riarmi non si è parlato. Di sviluppo pacifico sì. 

Monsignor Vincenzo Paglia ha insistito sulle cifre generali, ideali, cui ci si deve rifare per arrivare a una Europa benefattrice degli altri continenti: tradizione cristiana, personalismo (nel solco di Maritain, Mounier, Paronetto e…Montini), umanesimo, universalismo, riscossa della fratellanza, consapevolezza che siamo tutti sulla stessa barca e che è un assoluto nonsenso lottare per prevalere. Paglia ha lamentato che la catena di eventi recenti e recentissimi provocati dalle due guerre di Ucraina e di Gaza non abbia meritato ripetuti e forti pronunciamenti da parte delle Conferenze Episcopali europee. Che invece potrebbero rivestire un ruolo fondamentale.

Marco Bucci ha offerto un intervento molto tecnico sullo sviluppo economico in relazione alle reti infrastrutturali, specie della mobilità di persone e merci. Ogni tentativo di unificazione in direzione dell’integrazione delle reti – si pensi alla direttrice europea Rotterdam/Genova – produce immancabilmente effetti moltiplicativi.

Antonio Tajani ha offerto alla riflessione diverse linee di approfondimento. A suo giudizio, il dato culturale e di civiltà su cui ha insistito Paglia è un elemento di forza che andrà giocato al meglio. Il Congresso del Ppe dovrà metttere in campo una strategia di recupero del valore della tradizione cristiana agli effetti del futuro della libertà e della democrazia in Europa. Libertà e democrazia, di cui si constata un declino critico e culturale nella considerazione delle popolazioni, anche in seguito alla numerosità nella nascita di equivoci in materia di diritti fondamentali. La Federazione Europea può essere la salvezza per i diritti fondamentali in Europa, per far ritrovare ius e politeia. Che sono nati in Europa molti secoli fa. Tajani, soprattutto, ha accettato e fatto propria l’ipotesi di “Camaldoli Europea” lanciata da monsignor Paglia e avallata da Angelino Alfano.

"Roma Nord profondo Nero", in libreria il sequel del romanzo sulla Roma bene

Roma, 22 mar. (askanews) – E’ passata solo una manciata di anni dagli eventi accaduti in “Roma Nord” ai Giannini, ai Tabacci e ai Teodori – le tre famiglie romane che vivono a Roma Nord negli eleganti quartieri di Parioli, Olgiata e Trieste ed ecco che Elena Guerri Dall’Oro, editore Piodo, torna in libreria con il sequel del romanzo sulla borghesia dei quartieri bene della capitale “Roma Nord profodo nero”. Presentato in un affollato dibattito all’Auditorium Parco della Musica di Roma, moderato dalla giornalista Rai Alessandra Tocci.

Nella nuova avventura letteraria di Guerri Dall’Oro troviamo quasi tutti i protagonisti, mutati per gli avvenimenti intercorsi, ma in qualche modo arrivati sin qui. Sono cresciuti, divenuti più maturi, hanno cambiato lavoro, superato i propri lutti, intrapreso nuove avventure, ritrovato l’amore.Il loro mondo è cambiato, mutando le loro aspettative e certezze.Il benessere economico ha smesso di essere il perno centrale attorno al quale tutto sembrava ruotare, lasciando loro spazio per la ricerca di nuovi traguardi.Nelle vite dei protagonisti, hanno continuato ad accadere cose importanti: talvolta molto belle, a volte tragiche, che li hanno visti rimescolati e molto cambiati, prendere nuove direzioni di vita. Per continuare a vivere o anche solo a sopravvivere.Giulia si è ?nalmente rifatta una vita con un nuovo compagno, dopo aver lasciato suo marito Giovanni, infedele da sempre; lui però una volta separato e libero è sembrato non volersene fare una ragione.Livia finalmente rinata dopo i guai morali e giudiziari commessi dal figlio Dario, realizza siano maturi i tempi per tagliare il loro cordone ombelicale e ricentrare la propria vita su sé stessa; accetta quindi la proposta di entrare in politica.Barbara, dopo una lunga depressione dalla perdita di suo ?glio Vincenzo, sembra essersi ridestata anche lei, riscoprendo l’innamoramento per un giovane uomo.

Questo amore scomodo quanto vitale è a detta di tutti però, fuori tempo massimo.Le cose procederanno però per tutte loro come il destino ha già deciso.Tutt’intorno mariti, ?gli, nipoti, amanti e amiche, queste ultime più che mai, rappresentano gli specchi sinceri di cosa siano diventati i protagonisti, gli uni ri?essi nello specchio degli altri.La complessità delle loro vite, incastonate in uno scenario in continuo divenire, ha smesso di brillare, ma non per questo di vibrare per intensità.I bagliori del fuoco enorme hanno lasciato spazio a ?ammelle più piccole, che se alimentate però, sapranno ridestare anrichi incendi.

Le tre donne non si sono mai divise: il sentimento di amicizia non le ha lasciate sole, le ha preservate, anche se i fatti della vita hanno travolto tanti baluardi ben oltre le loro volontà.Aperitivi, risate ma anche discussioni, litigi, opinioni diverse su tutto, non bastano a minare quello stesso legame forte che le unisce sin da bambine

L’indagine psicologica, innestata nelle descrizioni semplici ma attente, di quei luoghi, di quegli ambienti, di quel modo di vivere, creano un affresco vivido e sincero, in cui si ritrova chi conosce quei luoghi, ma che affascina anche chi li ha percepiti solo distrattamente o ne sente parlare per la prima volta.

La borghesia romana ha ancora tanto da raccontare di sé. La grande novità questa volta è rappresentata dal fatto che gli uomini, mariti e figli, un tempo amati dalle tre donne, vengono messi per la prima volta nella vita dinanzi ad una sottrazione del loro amore.Questa scelta genererà per ognuna delle tre protagoniste una possibile minaccia, che terrà il lettore in suspense dall’inizio alla fine del libro.

Il colpo di scena finale, di cui c’è un frame iniziale che irrompe con un omicidio, ma di cui non si comprende chi sia né la vittima né l’assassino, in un crescendo rapsodico, lascerà il lettore attonito nelle ultime pagine, ma conscio una volta in più di come tutto possa accadere, dopo che una scelta ordinaria abbia mutato il corso di un destino, fino a cambiarne le conseguenze per sempre.

Sarà infatti un uomo, un tempo amato, l’assassino crudele di una di loro, incapace di lasciare libera la propria donna, considerata ancora parte di sé stesso. L’unica granitica certezza che sembra non cambiare mai, è l’eterno scorrere del fiume, su cui Roma placida continua la sua veglia.

Papa Francesco dimesso domenica dal Gemelli, torna a Santa Marta

Roma, 22 mar. (askanews) – “Iniziamo con una buona notizia, che tutto il mondo aspettava. Domani il Santo Padre è in dimissioni e torna a Santa Marta”. Lo riferisce il professore Sergio Alfieri, durante un briefing con la stampa, al 37esimo giorno di ricovero di Papa Francesco al Gemelli per una polmonite bilaterale. “Il Papa non è mai stato intubato”, ha assicurato Alfieri.

“Il Santo Padre viene dimesso in convalescenza per due mesi. Continuerà la fisioterapia respiratoria e quella motoria. Ci sarà un continuo trattamento”. Lo ha annunciato il dottor Luigi Carbone, durante un briefing al Gemelli sulle condizioni di salute di Papa Francesco. “Il Santo Padre – ha aggiunto Carbone – sta migliorando. Speriamo che in breve tempo possa riprendere la sua normale attività”.

Ciclismo, Van der Poel: "Ho controllato Pogacar e poi vinto"

Roma, 22 mar. (askanews) – “Volevo fortemente questo risultato, ma non è stato facile contro questi due rivali. All’inizio della gara, con la pioggia e il freddo, mi sentivo malissimo, ma alla fine, una volta raggiunta la costa, sle gambe hanno iniziato a girare”. L’olandese Mathieu Van der Poel, è al settimo cielo dopo il successo, il secondo nella Milano-Sanremo. “È il terzo anno consecutivo che la nostra squadra vince la Milano-Sanremo, penso sia molto importante per i nostri sponsor – continua – Sapevo che Tadej era il più forte in salita. Il modo in cui ha affrontato la Cipressa è stato impressionante. Una volta che siamo rimasti in tre davanti, la collaborazione è stata ottima, il che significava che ci saremmo giocati il podio. Tadej ha provato a staccarmi, ma mi sentivo piuttosto forte. L’ho contrastato sul Poggio, ma lui è riuscito a rientrare. A quel punto sapevo che gli altri due avrebbero cercato di impostare uno sprint lungo e credo di averli sorpresi un po’. Ho lanciato la volata quando ho visto il cartello dei 300 metri. Mi sentivo abbastanza forte per resistere fino al traguardo. Vincere la Milano-Sanremo è speciale, ma riuscirci battendo due corridori incredibilio mi rende felicissimo e orgoglioso di essere sul podio con loro”.

Tennis, Jabeur si ritira: Paolini agli ottavi a Miami

Roma, 22 mar. (askanews) – Jasmine Paolini conquista gli ottavi di finale del Wta 1000 di Miami per la prima volta in carriera. L’azzurra ha approfittato del ritiro di Ons Jabeur (n. 30 della classifica mondiale) nel corso del primo set sul punteggio di 4-3 per la Paolini. La tunisina ha accusato un problema al polpaccio sinistro in un cambio di direzione nel corso del settimo game. Dopo il medical time-out, l’inevitabile il ritiro. Paolini agli ottavi affronterà la vincente tra Osaka e Baptiste.

Ciclismo, Mathieu Van der Poel vince la Milano-Sanremo

Roma, 22 mar. (askanews) – La Milano-Sanremo 2025 entra di diritto nelle edizioni storiche della Classicissima di Primavera: ha vinto Mathieu Van der Poel, già trionfatore in via Roma nel 2023. L’olandese è andato in fuga sulla Cipressa con Tadej Pogacar e Filippo Ganna, poi ha resistito agli scatti del campione del mondo sul Poggio quindi ha bruciato i due compagni di fuga con uno sprint partito a 300 metri dal traguardo. Continua la “maledizione” degli iridati a Sanremo: l’ultimo capace di vincere in via Roma con la maglia di campione del mondo resta Giuseppe Saronni, trionfatore a Sanremo nel 1983. Per il figlio d’arte e nipote di Poulidor è la settima classica monumento in bacheca dopo la Classicissima 2023, tre Fiandre (2020, 2022, 2024) e due Roubaix (2023, 2024).

Atletica, Dosso: "Volevo l’oro ma ho sbagliato la partenza"

Roma, 22 mar. (askanews) – “Mi aspettavo molto da me stessa – le parole di Zaynab Dosso dopo il secondo mosto ai mondiali indoor di Nanchino – ma nei 60 metri la partenza non perdona. Ho sbagliato e ho pagato, però allo stesso tempo sono molto orgogliosa del mio percorso: se penso a tre anni fa, non mi sarei mai aspettata di vincere una medaglia e oggi sono quasi delusa per l’argento, mi fa strano. Volevo quest’oro, per me e per l’Italia, e continuerò a lavorare. In semifinale avevo sbagliato la partenza, poi in finale mi sono detta di mettermi sui blocchi tardi, lo starter ci ha tenuto comunque tanto e mi sono un po’ distratta. È stato difficile correre rilassata, ma sono contenta di non aver mollato. Un pensiero va anche allo staff medico federale, perché sono rimasta ferma una settimana dopo gli Europei per un problema allo scafoide e sono grata di essere riuscita a correre. Per me è un punto di partenza per la stagione all’aperto”.

Fatah: Hamas lasci il potere per salvare la presenza dei palestinesi

Roma, 22 mar. (askanews) – Il portavoce del movimento palestinese al Fatah a Gaza ha esortato oggi il suo rivale Hamas a lasciare il potere, al fine di preservare la “presenza dei Palestinesi” a fronte degli attacchi israeliani e dei piani di ridislocazione della popolazione enunciati dal presidente Usa Donald Trump. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

“Hamas deve mostrare compassione per Gaza, i suoi bambini, le sue donne e i suoi uomini. Mettiamo in guardia contro giorni difficili, duri e dolorosi per gli abitanti della Striscia di Gaza”, ha dichiarato Mounther al-Hayek, portavoce del partito del presidente palestinese Mahmoud Abbas, in un messaggio inviato da Gaza all’AFP.

Al-Hayek ha invitato Hamas “a ritirarsi dalla scena governativa e a rendersi pienamente conto che la battaglia che verrà qualora decidesse di rimanere al potere porterà alla fine dell’esistenza dei Palestinesi” nella Striscia di Gaza.

Autostrade, da Tangenziale Napoli mezzi speciali a vigili fuoco

Napoli, 22 mar. (askanews) – Mezzi speciali e attrezzature di ultima generazione per permettere ai vigili del fuoco di Napoli di lavorare con celerit e precisione anche nelle strade strette del centro cittadino come il Rione Sanit. E’ l’obiettivo della collaborazione tra Tangenziale di Napoli, gruppo Autostrade per l’Italia, e i vertici dei caschi rossi.

“Oggi – ha detto Luigi Massa, amministratore delegato di Tangenziale di Napoli – stiamo consegnando ai vigili del fuoco i mezzi speciali che presteranno servizio presso lo svincolo di Capodimonte dove abbiamo aperto un presidio per i vigili nella tratta pi congestionata della rete nazionale dove si ha la pi alta densit di traffico e laddove convergono quattro gallerie che sono le pi lunghe e complesse della tratta della Tangenziale di Napoli”.

L’accordo di Tana rientra all’interno del pi ampio protocollo d’intesa nazionale siglato tra il Gruppo Autostrade per l’Italia e il Dipartimento dei Vigili del fuoco del Soccorso pubblico della Difesa civile con l’obiettivo di garantire sempre pi presidi a beneficio non solo della viabilit ma anche dei centri abitati attigui alla rete autostradale, sia in situazione di emergenza ma anche a scopo preventivo, con il monitoraggio costante del territorio e delle infrastrutture gestite da Aspi, in particolare le oltre 500 gallerie.

“Questo presidio il secondo presidio che si inaugura sulla rete nazionale dopo il primo presidio che ha aperto Autostrade per l’Italia in corrispondenza della Variante di Valico. La localizzazione del presidio a Capodimonte – ha aggiunto Massa – funzionale anche a un servizio verso la citt di Napoli perch dallo svincolo di Capodimonte, realizzeremo una rampa in uscita di emergenza che utilizzeranno per l’accesso diretto al Rione Sanit dove, sappiamo, c’ difficolt di accesso alla viabilit comunale per la ristrettezza della viabilit”.

Alla cerimonia, che si svolta presso il Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Napoli, hanno partecipato il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco Eros Mannino, il capo del Dipartimento Vigili del fuoco Attilio Visconti e il direttore regionale Campania Emanuele Franculli.

Mattarella: agricoltura rimane motore integrazione europea

Roma, 22 mar. (askanews) – “Sappiamo che la nostra Costituzione è l’unica del suo tempo a dedicare un articolo al settore primario e alle condizioni necessarie a promuoverne lo sviluppo: l’art. 44. Il Trattato di Roma del 1957 che diede vita a quelle allora chiamate Comunità Europee, all’art.39, poneva per la futura agricoltura del continente, gli obiettivi di: incrementare la produttività agricola; assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, con il miglioramento del reddito di coloro che lavorano in agricoltura; stabilizzare i mercati; garantire sicurezza degli approvvigionamenti; assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo al Forum della cultura dell’olio e del vino aggiungendo che “così l’agricoltura divenne – e rimane – un motore dell’integrazione europea – non elemento di retroguardia da sussidiare – essendo, al contrario, una chiave per politiche, oltre che produttive, volte alla salvaguardia della salute dei consumatori e alla promozione dei territori e delle popolazioni in essi insediate”.

I risultati di quelle scelte politiche per il presidente “sono sotto gli occhi di tutti: l’Italia è il primo Paese dell’Unione Europea con prodotti agricoli espressamente indicati come meritevoli di tutela: 856 possono avvalersi di questo scudo”.

Ucraina, Meloni conferma: sarà giovedì a vertice Parigi

Milano, 22 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni conferma la sua presenza, giovedì a Parigi, alla riunione sulla pace e la sicurezza dell’Ucraina. L’appuntamento è stato infatti inserito nell’agenda della premier diffusa da palazzo Chigi.

L’agenda prevede inoltre martedì alle 15,30, a Palazzo Chigi, l’incontro con il Commissario europeo per i partenariati internazionali, Jozef Síkela. E mercoledì alle 18,45 la visita al Villaggio “Agricoltura È”, in Piazza Esedra a Roma.

Mattarella: protezionismi immotivati danno per eccellenze italiane

Roma, 22 mar. (askanews) – “Nuove nubi, nel frattempo, sembrano addensarsi all’orizzonte, portatrici di protezionismi immotivati, di chiusura dei mercati dal sapore incomprensibilmente autarchico, che danneggerebbero in modo importante settori di eccellenza come quelli del vino e dell’olio. Produrre per l’auto-consumo ricondurrebbe l’Italia all’agricoltura dei primi anni del Novecento”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella interveneto al 44* Forum della cultura dell’olio e del vino.

Mattarella: commerci e interdipendenza sono garanzie di pace

Roma, 22 mar. (askanews) – “Commerci e interdipendenza sono elementi di garanzia della pace. Nella storia la contrapposizione tra mercati ostili ha condotto ad altri più gravi forme di conflitto. I mercati aperti producono una fitta rete di collaborazioni che, nel comune interesse, proteggono la pace”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo al 44esimo Forum della cultura dell’olio e del vino organizzato dalla Fondazione Italiana Sommelier.

“Le risorse alimentari – ha rilevato – in tempi come quelli che viviamo, con la guerra ai confini dell’Europa, acquisiscono ancora più valore. Lo abbiamo visto relativamente al grano nella contesa che ha visto l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”.

Mattarella ha continuato sostenendo che “nuove nubi sembrano addensarsi all’orizzonte, portatrici di protezionismi immotivati, di chiusura dei mercati dal sapore incomprensibilmente autarchico, che danneggerebbero in modo importante settori di eccellenza come quelli del vino e dell’olio”. Per il capo dello Stato “produrre per l’auto-consumo ricondurrebbe l’Italia all’agricoltura dei primi anni del Novecento. Legittimamente le associazioni dei produttori esprimono preoccupazione per le sorti dell’export”.

Ancora, “misure come quelle che vengono minacciate darebbero, inoltre, ulteriore spinta ai prodotti del cosiddetto “italian sounding”, con ulteriori conseguenze per le filiere produttive italiane, non essendo immaginabile che i consumatori di altri continenti rinuncino a cuor leggero a rincorrere gusti che hanno imparato ad apprezzare”.

Mattarella: commerci e interdipendenza sono garanzie pace

Roma, 22 mar. (askanews) – “Commerci e interdipendenza sono elementi di garanzia della pace. Nella storia la contrapposizione tra mercati ostili ha condotto ad altri più gravi forme di conflitto. I mercati aperti producono una fitta rete di collaborazioni che, nel comune interesse, proteggono la pace”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo al 44* Forum della cultura dell’olio e del vino organizzato dalla Fondazione Italiana Sommelier.

“Le risorse alimentari – ha rilevato – in tempi come quelli che viviamo, con la guerra ai confini dell’Europa, acquisiscono ancora più valore. Lo abbiamo visto relativamente al grano nella contesa che ha visto l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”.

Eternit, la Cassazione annulla per la seconda volta la condanna per Schmidheiny

Roma, 22 mar. (askanews) – Dopo la prima pronuncia della Cassazione sul “processo Eternit”, che dichiarò tutto prescritto e mise un blocco ai risarcimenti nel 2014, arriva ora anche la seconda pronuncia degli ermellini di annullamento della condanna del magnate svizzero Stephan Schmidheiny: “Questo verdetto potrà avere ricadute importanti sui processi Eternit scaturiti dall’inchiesta avviata dalla procura di Torino, il rischio è che il tutto venga falciato dalla scure della prescrizione”, denuncia l’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e legale dei familiari “Non possiamo comprendere, né condividere, la decisione della Corte – sottolinea – ma il nostro impegno proseguirà in tutte le competenti sedi, per la bonifica, la messa in sicurezza, la tutela medica e risarcitoria di tutte le vittime e dei loro congiunti”.

Già la Cassazione aveva annullato la prima delle condanne per omicidio colposo inflitte all’industriale svizzero Stephan Schmidheiny. Tra le vittime, il caso della morte di Giulio Testore, dipendente dello stabilimento Saca Eternit di Cavagnolo (Torino), avvenuta nel 2008 per una malattia che secondo l’accusa è legata all’esposizione all’amianto per circa 27 anni. Tanti le morti per mesotelioma che hanno colpito nel corso del tempo, nella stragrande maggioranza di casi in maniera fatale, gli operai.

Nel 2018, in primo grado, Schmidheiny era stato condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo. Oltre a Testore era stato preso in esame il caso di Rita Rondano, deceduta nel 2012 per un mesotelioma pleurico a pochi mesi dalla diagnosi. La donna aveva subito una duplice esposizione alla fibra killer: residenziale, poiché abitava a meno di 1 km dallo stabilimento di Cavagnolo, e da lavoro agricolo poiché svolgeva le sue mansioni su terreni poco distanti dallo stabilimento incriminato, in precedenza contaminati dall’amianto.

La difesa dell’industriale aveva impugnato il provvedimento e in appello, in parziale riforma della sentenza applicata, il magnate svizzero aveva dovuto rispondere esclusivamente della morte di Testore e la pena era stata quindi ridotta a 1 anno e 8 mesi di reclusione, con la concessione del beneficio della sospensione condizionale.

Libano, attacchi israeliani. Beirut: rischio di una nuova guerra

Roma, 22 mar. (askanews) – Il primo ministro libanese Nawaz Salam ha avvertito oggi che la ripresa dei lanci di razzi israeliani nel sud del Libano rappresenta la minaccia di una nuova guerra. Si legge in un comunicato del governo libanese, mentre una donna – secondo la televisione libanese – è morta e tre sono rimaste ferite in attacchi contro un villaggio nel sud del paese dei cedri.

“Il primo ministro Salam ha contattato il ministro della Difesa, il generale Michel Menassa, per metterlo in guardia sulla minaccia della ripresa delle azioni di combattimento lungo il confine meridionale, che rischiano di trascinare il Paese in un nuovo conflitto”, si legge in un comunicato del governo libanese.

Salam ha sottolineato la necessità di adottare tutte le misure di sicurezza necessarie per riaffermare l’autorità del Libano sulle decisioni relative a guerra e pace. Ha inoltre contattato la Coordinatrice speciale delle Nazioni Unite, Jeanine Hennis-Plasschaert, esortando le Nazioni Unite a intensificare la pressione internazionale su Israele affinché ritiri tutte le sue truppe dal Libano meridionale occupato, in conformità alla Risoluzione ONU 1701 e agli accordi di cessate il fuoco.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato attacchi contro obiettivi “terroristici” nel sud del Libano e le Forze di difesa israeliane (Tsahal) hanno affermato su X di aver colpito decine di postazioni di lancio e un centro di comando del movimento sciita Hezbollah.

Israele aveva lanciato un massiccio attacco di artiglieria contro la località di Yahmar al-Shaqif, nel sud del Libano, in risposta al lancio di un razzo dal Libano verso la città israeliana di Metula.

Il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha dichiarato che l’aviazione israeliana ha intercettato tre razzi sparati dal Libano verso Israele, ribadendo che Israele non tollererà attacchi provenienti dal territorio libanese.

La forza di pace Onu Unifil ha espresso preoccupazione che si verifichi un'”escalation”. Secondo la rete televisiva NTN, che ha diffuso su X immagini degli attacchi, è stato colpito il villaggio di Tulin, nel sud del Libano.

Tajani sulla telefonata Salvini-Vance: la politica estera la facciamo Meloni ed io

Roma, 22 mar. (askanews) – “La politica estera la fa il presidente del consiglio e il ministro degli Esteri. Il resto sono iniziative legittime personali. Sono queste le posizioni ufficiali del governo”. Lo dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando con Sky Tg24 a margine della convention di Forza Italia a Palermo.

“Poi – aggiunge il ministro, riferendosi alla telefonata tra il leader della Lega Matteo Salvini e il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance – è legittimo se un ministro vuole parlare con esponenti di amministrazioni di vari Paesi. Però, ripeto, la linea politica per l’estero la dà il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri”.

In Turchia sono stati fermati 343 manifestanti

Roma, 22 mar. (askanews) – Sono state fermate 343 persone in Turchia dopo che l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu ha scatenato proteste. Lo ha dichiarato oggi il ministro dell’Interno turco Ali Yerlikaya.

“In totale 343 sospetti sono stati fermati durante le proteste tenutesi ieri notte a Istanbul, Ankara, Izmir, Adana, Antalya, Chanakkale, Eskisehir, Konya ed Edirne”, ha scritto il ministro su X.

“Chiunque cerchi di turbare l’ordine pubblico, minacciare la stabilità e la sicurezza del nostro Paese e generare caos e provocazioni non avrà mai tale opportunità”, ha continuato il ministro.

Giorgetti: con dazi e criptovalute è a rischio la stabilità mondiale

Milano, 22 mar. (askanews) – “Nell’epoca dei dazi, degli algoritmi e delle criptovalute la competenza specialistica degli individui e la ‘saggezza’ della politica saranno decisive”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al giuramento degli allievi ufficiale dell’Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo.

Quello attuale è “un periodo di grande incertezza politica ed economica, segnato da conflitti armati diffusi e minacce tecnologiche sempre più incombenti. Ma anche di guerre commerciali e finanziarie decisamente aggressive attraverso l’utilizzo di dazi e criptovalute. Strumenti usati come delle vere e proprie ‘armi economiche’, in grado di ridefinire gli equilibri e le dinamiche finanziarie e commerciali globali, ma che stanno anche influenzando profondamente la politica mondiale.

Tariffe doganali e monete virtuali, dunque, “in modo diverso ma altrettanto efficace, sono mezzi che condizionano non solo l’economia ma anche la politica internazionale”.

I Governi “si trovano a dover rispondere a questi cambiamenti adattando le loro politiche interne ed estere, in un mondo in cui l’economia e la politica sono sempre più interconnesse”.

In questo complicato contesto, “dobbiamo evitare che tali ‘armi non convenzionali’ vengano usate in modo da minare la stabilità e la giustizia a livello mondiale”, ha concluso.

Calcio: qualificazioni Mondiali 2026, Uruguay-Argentina 0-1

Roma, 22 mar. (askanews) – Vittoria di misura (1-0) dell’Argentina in casa dell’Uruguay in una partita delle qualificazioni per i Mondiali 2026. A decidere la sfida è stata la rete al 23′ del secondo tempo di Almada, mentre nel recupero c’è da segnalare l’espulsione dello juventino Nico Gonzalez.

Senza Messi e Lautaro, ci pensa un destro all’incrocio dei pali di Thiago Almada a lanciare l’Albiceleste che sbanca così il Centenario di Montevideo, blindando sempre di più il primo posto (28 punti) nel gruppone delle qualificazioni al prossimo Mondiale. Nessun minuto per Paz e per i due bolognesi, Castro e Dominguez, che dovranno rimandare il loro debutto. Ingresso shock per Nico Gonzalez: subentra al 69′ e si fa espellere nel recupero per un calcione involontario in faccia a Nandez. L’Argentina ora aspetta il Brasile. Enner Valencia lancia l’Ecuador al secondo posto: 2-1 al Venezuela.

Tennis, clamoroso a Miami: Alcaraz eliminato da Goffin

Roma, 22 mar. (askanews) – La notte di Miami regala una clamorosa sorpresa: è l’eliminazione di Carlos Alcaraz. Lo spagnolo è già fuori dal Masters 1000 statunitense, battuto all’esordio sul cemento della Florida da David Goffin. Una splendida rimonta del belga ex top 10 che ha chiuso con il punteggio di 5-7, 6-4, 6-3 in 2 ore e 20 minuti. Una serata da dimenticare per Alcaraz, soprattutto per il livello di gioco espresso: 42 errori gratuiti, difficoltà al servizio e tanti passaggi a vuoto. Dopo la sconfitta all’esordio a Miami, Carlos Alcaraz è certo di restare alle spalle di Jannik Sinner prima del suo rientro a Roma. L’azzurro è sempre più vicino alla conferma del n. 1 al mondo dopo la sospensione per il caso clostebol: l’unico ancora in corsa è Sascha Zverev.

Atletica, Jacobs salta il debutto sui 200 a Miami

Roma, 22 mar. (askanews) – Marcell Jacobs rinvia il debutto stagionale, previsto oggi a Miami. Un fastidio in allenamento costringe a rinunciare ai 200 e alla 4×100 di sabato in Florida: “Nulla di grave, ma niente gara per fare subito gli accertamenti medici”. Negli scorsi giorni il campione olimpico dei 100 metri e della staffetta dei Giochi nel 2021 aveva annunciato il ritorno in pista nella gara che inaugura la stagione all’aperto. L’ultima di Jacobs sui 200 metri risale al maggio 2018, a Campi Bisenzio, con il primato personale di 20″61. L’obiettivo finale del velocista delle Fiamme Oro è il Mondiale di Tokyo del 13-21 settembre, sulla pista che l’ha visto conquistare l’oro olimpico dei 100 metri l’1 agosto 2021 e il titolo con la staffetta cinque giorni più tardi. Confermate le date cinesi di Xiamen del 26 aprile e di Keqiao del 3 maggio: quest’ultima, sempre nei 100, con il campione olimpico del Botswana Letsile Tebogo, oro a Parigi nei 200, il giamaicano Kishane Thompson e lo statunitense Christian Coleman.

MagicLand riapre il 12 aprile con Magic Winx

Roma, 22 mar. (askanews) – MagicLand, il parco più grande e visitato del centro-sud Italia e riferimento nazionale del divertimento per famiglie e ragazzi, riapre al pubblico sabato 12 aprile per una stagione di divertimento e novità senza precedenti.

Prima novità assoluta, ma non sarà l’unica, è la nuova spettacolare attrazione Magic Winx, con il ritorno a MagicLand del Winx Club, la serie animata italiana che ha conquistato intere generazioni in tutto il mondo con le avventure delle amate fatine. Magic Winx è un’esperienza immersiva e sensoriale che farà sognare grandi e piccini, per intraprendere, a bordo di magiche foglie volanti, un viaggio emozionante tra i pianeti incantati delle fatine e vivere sensazioni uniche. Un viaggio di oltre 4 minuti, attraverso un’area di più 1.000 mq allestita con scenografie da vero incanto ed effetti speciali che riproducono neve, nebbia, onde d’acqua, luci e laser colorati.

Ci si immerge in un’esperienza magica fin dal principio, con una salita iniziale avvolta da nebbia incantata e illuminata da laser scintillanti. L’atmosfera che si crea è quella di un mondo fatato, dove la realtà si fonde con la magia. Successivamente, ci si addentra in un mondo acquatico incantato, potenziato da proiezioni e macchine della nebbia, che avvolgono i visitatori in una dimensione liquida e suggestiva. Il viaggio prosegue verso il bosco oscuro, dove la nebbia e le luci creano un’atmosfera di mistero e fascino. Nel cuore del bosco, la magia raggiunge il suo apice con una fitta nevicata, che rende l’esperienza indimenticabile. Anche l’attesa diventa parte integrante dell’esperienza, grazie a un video coinvolgente proiettato nella zona della q-line, che trasporta i visitatori in un mondo di fantasia.

Ogni dettaglio è stato curato per far immergere completamente i visitatori nel mondo del Winx Club, con incredibili effetti scenografici, che cattureranno l’immaginazione di adulti e bambini. Il programma per l’inaugurazione sarà memorabile, non solo per gli amanti delle Winx: si potrà assistere all’esclusivo spettacolo dal vivo “Winx Live & Cosplay”, un excursus musicale guidato da Elisa Rosselli e dalle coreografie della Winx Cosplay Crew, sei cosplayer/performer che interpretano le fate di Alfea.

Ma non finisce qui! Il 12 aprile sarà un’occasione da non perdere per tutti coloro che sognano di diventare Winx Cosplayer grazie al Winx Cosplay Contest che si terrà proprio a MagicLand. Il contest è una gara a selezioni dedicata alle cosplayer a tema Winx Club e si sviluppa in diverse tappe in tutta Italia all’interno dei Festival Comics più conosciuti. I Cosplayer potranno iscriversi direttamente al parco e sfileranno sul palco accompagnati da alcuni dei brani più iconici della serie; una giuria selezionata, eleggerà il vincitore della giornata che concorrerà per la vittoria finale nelle successive tappe. Il vincitore finale si aggiudicherà la possibilità di assistere alla premiere mondiale del reboot di Winx Club oltre alla possibilità di partecipare come ospite all’evento Orlando Magic Tour offerto da Live Productions, la casa di produzione che ha ideato Winx Live & Cosplay, ufficialmente riconosciuta da Rainbow.

Un progetto che rinnova la collaborazione con Rainbow, la content company guidata da Iginio Straffi: “Siamo felici del ritorno di Winx Club a MagicLand con un’attrazione, che è certamente destinata a suscitare grande entusiasmo nella nostra straordinaria community, oltre che tra bambini e famiglie”, ha commentato il creatore della saga.

Guido Zucchi, Amministratore Delegato di MagicLand, ha sottolineato l’importanza strategica di questa operazione: “Siamo entusiasti di accogliere nuovamente Winx Club nel nostro parco. Siamo certi che questo ritorno, in coincidenza con il lancio della nuova serie animata su Rai e Netflix, migliorerà ed amplierà la nostra offerta di intrattenimento, rendendo ancora più memorabile ogni visita e consolidando MagicLand come una destinazione imperdibile per famiglie e fan di tutte le età. La magia delle Winx è eterna e questa nuova attrazione regalerà emozioni indimenticabili.”

La Voce del Popolo | Dobbiamo aver paura della paura

Un piccolo problema di salute mi ha costretto a disertare per qualche tempo questa conversazione. Ma è proprio il tempo da cui si prende qualche distanza che a volte svela quello che una quotidianità troppo affannosa tende per così dire a nascondere. Ora non c’è dubbio che il grande tema di questa stagione sia quello della pace e che questo tema venga vissuto con un’ansia diversa dal passato. C’entrano le cronache più recenti, è ovvio: il serrarsi della morsa russa sull’Ucraina, il disimpegno trumpiano dagli obblighi dell’alleanza atlantica e le polemiche intorno al “riarmo” europeo.

Questioni che andrebbero tenute distinte, per quanto possibile, ma che poi inevitabilmente finiscono per ingarbugliarsi a vicenda, lasciandoci alle prese con un sentimento di fragilità che sta attraversando tutte le culture politiche, ognuna a suo modo. Così l’invocazione della pace finisce col fare tutt’uno con il sentimento della paura, contribuendo a rendere più confusi i torti e le ragioni che attraversano questa stagione della vita. 

A suo tempo un altro presidente americano, Roosevelt, ammonì il suo popolo sul fatto che si doveva soprattutto aver paura della paura. Frase che peraltro aveva rubato all’immortale lessico di William Shakespeare. Quasi un secolo dopo siamo ancora a cercare di dare basi più solide, lucide e razionali al sentimento pacifista che attraversa tutti gli uomini di buona volontà, facendo sì che quel sentimento di giustizia non venga mai meno alle apprensioni che ci attraversano.

Fonte : La Voce del Popolo – 20 marzo 2025

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della Diocesi di Brescia]

Rimettersi in gioco: Mons. Vincenzo Paglia scuote i cattolici

Il vescovo Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la vita, ha chiuso un suo recente intervento alla Fondazione De Gasperi sul tema delle “radici cristiane dell’Europa” con due suggestioni perentorie e di grande interesse. Da un lato ha stimolato i cattolici italiani ad elaborare una “Camaldoli per l’Europa” e, dall’altro, a “dar vita ad un nuova cultura politica per una nuova forza partitica”. Due inviti, impegnativi e di prospettiva, che spronano all’impegno diretto e concreto i cattolici. Un impegno culturale, politico e anche e soprattutto di natura partitica. 

Forse è la prima volta che un autorevole e qualificato esponente della Chiesa italiana si esprime con accenti così precisi e dettagliati. Del resto, il vescovo non appartiene a quella schiera di “maestri” della Chiesa che si fermano sempre e solo al prepolitico e che, soprattutto, finiscono per dare indicazioni prive di qualsiasi ricaduta politica e culturale, per non parlare del versante organizzativo. Pur senza mai mettere in discussione il dato, ormai largamente acquisito, del legittimo pluralismo politico dei cattolici.

Ora, sia chiaro, Mons. Paglia non ha dato indicazioni concrete di partito. Ma è indubbio che la necessità di “una nuova cultura politica” si intreccia con l’indispensabilità di dar vita anche ad una formazione politica, laica ed aconfessionale, che sia però in grado di saper interpretare sino in fondo la miglior tradizione democratico e cristiana e farsi carico, al contempo, di quella cultura che da ormai troppo tempo è ai margini nella cittadella politica italiana. 

Ne abbiamo avuto conferma proprio in questi giorni in modo persin troppo plateale. La cosiddetta “piazza per l’Europa” organizzata da Repubblica e da quasi tutto il campo largo, non ha trovato il tempo per citare, anche una sola volta e da parte di tutti i soloni miliardari dello spettacolo e della cosiddetta società civile progressista, il nome di Alcide De Gasperi. O di Robert Schuman. O di Konrad Adenauer. Cioè dei tre, veri, padri fondatori del progetto di un’Europa federalista ed unita dopo il secondo conflitto mondiale. Per non parlare, com’è altrettanto ovvio, della cultura politica che ha permesso il decollo di quel progetto. Cioè la tradizione, il pensiero e la cultura della Democrazia Cristiana. Nulla di tutto ciò per la semplice ragione che i progressisti, quando parlano di Europa e di “spirito unitario europeo”, hanno altri riferimenti politici e culturali. Da Ventotene in poi.

Ecco perché, interloquendo nel dibattito alla Fondazione De Gasperi, il vescovo ha usato parole precise e forti indirizzate al mondo cattolico e a tutti coloro che sentono oggi l’esigenza di ridare un protagonismo politico e progettuale al pensiero democratico cristiano. Seppur aggiornato, rivisto e riattualizzato, com’è persin scontato ricordare. 

Ma il vero nodo da sciogliere, oggi e più di ieri, è proprio quello di saper legare in una nuova ed efficace sintesi, come ci insegnavano i grandi leader e statisti cattolici del passato, “il pensiero con l’azione”. E questo è possibile farlo, però, solo se si abbandono i fasti del prepolitico, della sola testimonianza o della sostanziale irrilevanza all’interno di partiti e contenitori elettorali che coltivano altri obiettivi politici perchè semplicemente rispondono a gerarchie culturali e valoriali lontane se non addirittura alternative rispetto al patrimonio del popolarismo di ispirazione cristiana.

Dunque, una “nuova Camaldoli europea” è il passaggio essenziale, e forse anche decisivo, per ridare qualità e spessore all’impegno dei cattolici nella società politica italiana contemporanea. Appunto, “con una nuova cultura politica” funzionale, però, anche ad una “nuova forza partitica”.

La proprietà privata affonda le radici nella sua finalità sociale

Tra gli attacchi che con fascistissima furbizia la premier Meloni ha di recente portato al manifesto di Ventotene vi è stato anche un calcolato riferimento alla proprietà privata per solleticare quelle fasce di elettorato preoccupate di perdere beni sovente acquisiti con sacrifici. Quasi nessun commentatore si soffermato su questo aspetto, che invece merita qualche precisazione e riflessione.

Ogni uomo deve avere la possibilità di usufruire del benessere necessario al suo pieno sviluppo: il principio dell’uso comune dei beni è il “primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale”. Queste citazioni non sono tratte dagli scritti di Karl Marx, né dal diario di Ernesto Che Guevara. Sono piuttosto uno dei capisaldi della dottrina sociale cristiana, annunciata da quasi 140 anni, a partire da Leone XIII, per offrire uno spazio di dialogo e di solidarietà tra le classi sociali. Una dottrina costantemente arricchita e precisata da tutti i Pontefici successivi, in particolare da Giovanni Paolo II nelle encicliche Centesimus annus, Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis.

“Tutti gli altri diritti, di qualunque genere, ivi compresi quelli della proprietà, sono subordinati ad essa [destinazione universale dei beni]; non devono quindi intralciarne, bensì al contrario facilitarne la realizzazione, ed è un dovere sociale grave e urgente restituirli alla loro finalità originaria”; queste parole sono nel magistero di Paolo VI con l’enciclica Populorum progressio. 

La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto e intoccabile: “Al contrario l’ha sempre inteso nel più vasto contesto del comune diritto di tutti ad usare i beni dell’intera creazione: il diritto della proprietà privata come subordinato al diritto dell’uso comune, alla destinazione universale dei beni”. Queste parole sono tratte dalla Gaudium et spes, uno dei documenti più importanti approvati 60 anni fa dal Concilio Vaticano II, e sono ribadite nel Catechismo della Chiesa cattolica che ogni persona che si accosta al sacramento della cresima deve studiare. La proprietà privata è, nella sua essenza, solo uno strumento per il rispetto del principio di destinazione universale dei beni, e quindi, in ultima analisi, non un fine ma un mezzo”. Parole sempre di Paolo VI nella Populorum progressio.

Il rapporto stretto tra proprietà privata e lavoro è ben spiegato da Giovanni Paolo II. “Il diritto alla proprietà privata è subordinato al principio della destinazione universale dei beni e non deve costituire motivo di impedimento al lavoro e allo sviluppo altrui. Ciò vale in modo particolare per il possesso dei mezzi di produzione; ma tale principio concerne anche i beni propri del mondo finanziario, tecnico, intellettuale, personale. I mezzi di produzione in particolare non possono essere posseduti contro il lavoro, non possono essere neppure posseduti per possedere” (Laborem exercens).

Si potrebbe continuare a lungo, perché, appunto, si tratta di uno dei pilastri fondamentali del cristianesimo.

Un pilastro già esplicito nell’epoca di passaggio dall’età feudale all’epoca moderna quando, per iniziativa di importanti ordini religiosi, si svilupparono le attività creditizie e di banca, seguendo il principio del beneficio comune derivante dalla movimentazione positiva del denaro in contrasto con chi voleva solo accumularlo e possederlo come fine in sé stesso.  

Ora noi non ci permettiamo certo di valutare la misura della religiosità della nostra premier che pure, come altri esponenti della sua coalizione, sente il bisogno continuo di proclamarsi in pubblico come cristiana, e non lesina atti di devozione pubblica, specie nelle occasioni di maggior impatto mediatico.

Ciò che desta però seria preoccupazione è quella miscela di malafede e di ignoranza con la quale, come hanno scritto personalità come il Manzoni o lo stesso Collodi nell’indimenticabile Pinocchio, si presentano quelle persone che hanno come fine quello di imbonire il pubblico, di accalappiare i gonzi e di far fremere i loro stretti sodali e tifosi.

Il manifesto di Ventotene, scritto da personalità estranee alla dottrina sociale cristiana, tuttavia propone alcuni aspetti del tutto coerenti quando richiama la necessità di contrastare la potente alleanza tra i grandi capitali finanziari e i regimi nazi-fascisti che cancellarono la democrazia, le libertà politiche e civili e trascinarono l’Europa nella guerra più sanguinosa e distruttiva di sempre. “La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio”. Una affermazione che letta nel contesto del testo e del tempo è davvero coerente con il pensiero cristiano richiamato. E quando, ad esempio, sottolinea l’esigenza di una proprietà pubblica dei settori industriali strategici (come l’energia) e comunque di una presenza dello Stato nell’economia per equilibrare la distribuzione dei beni e l’accesso delle fasce più deboli al lavoro e alla solidarietà sociale. Naturalmente, come tanti hanno ben sottolineato, si tratta di un documento pensato e scritto in un preciso contesto politico, e del quale ciò che resta è soprattutto la sua parte importante, ovvero il disegno della casa comune europea come unico orizzonte di pace, di benessere e di giustizia sociale. 

Tutto il patrimonio ideale e culturale che abbiamo richiamato ben si riassume nel articolo 42 della Costituzione che recita: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Dunque una legittimazione nel quadro della sua utilità al bene comune.

Fatte queste premesse, l’aggressione al Manifesto di Ventotene risulta, non solo un maldestro infortunio politico, ma ancor di più una manifestazione plastica della crassa ignoranza che distingue questo governo e la sua azione. Un governo rappresentativo di forze politiche che in gran parte non si riconoscono nella Costituzione, mal la sopportano e coltivano disegni e proposte chiaramente eversive, soffiando sulle paure e i disagi della popolazione. Sono questi altri degli autentici tratti fascisti della nostra premier che ostenta ignoranza e pressapochismo, che brandisce i valori comuni maturati con il sangue e il sacrificio della lotta antifascista.

Bisogna in ogni modo contrastare questa deriva, certo però con pazienza e pacatezza, ma sempre con competenza e memoria storica, raccontando continuamente agli italiani di ogni contrada la nostra migliore storia comune. E invitando tutti a ragionare senza paure sul bene comune della nostra amata patria Italia, sulla costruzione positiva della nostra casa comune europea.

L’Europa di Spinelli, il grande pretesto della Premier

La premier è nuovamente fuggita durante un dibattito che gli creava più di un imbarazzo rispetto ad una posizione di politica estera – a dir poco – altalenante. Ma questa volta è scappata nascondendosi dietro la figura di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed altri personaggi che con il Manifesto di Ventotene ebbero la capacità di immaginare un Europa unita anziché divisa e dilaniata dalla guerra. Un’operazione maldestra, visto che estrapolare un passo di quel Manifesto senza alcuna contestualizzazione storica e politica equivale a leggere un testo senza capirne il significato; vale la pena sottolineare che una estrapolazione fuori contesto risulterebbe inopportuna e incomprensibile anche se fosse riproposta per molti testi scritti in altri momenti storici che sappiamo da sempre che non vanno interpretati “alla lettera”.

Inutile ripetere che i toni aspri di quel Manifesto sono figli della durezza e della mano pesante di vent’anni di regime fascista; inutile spiegare che le riflessioni sui limiti della democrazia derivano dal fatto che le dittature guidate da Mussolini e Hitler erano nate all’interno di sistemi istituzionali che erano solo formalmente democratici. Sono riflessioni importanti in un periodo in cui qualcuno pensa che basti indire delle elezioni ogni cinque anni per potersi definire “democratici”. Quello che accade in tanti paesi dimostra che le elezioni sono tutt’altro che una certezza di democrazia; molto spesso sono solo un flebile indizio di democrazia.

Ma l’intento dell’intemerata sul Manifesto di Ventotene era chiaramente quello di provocare una polemica, sottraendosi ad un confronto sulla linea di politica estera di questo governo che ondeggia tra Zelensky e Trump, tra Trump e l’Europa, tra l’Europa e Orban, senza far mancare una strizzata di occhio anche a Putin (magari con l’occhio di Salvini…); un governo e tre linee di politica estera, se non addirittura quattro! Ma poi, cosa significa che “questa non è la sua Europa”? E quindi, cosa intende fare? Come pensa di rapportarsi con quelle istituzioni europee che evidentemente non considera legittime in termini storici e politici? Sono domande che non si possono eludere nascondendosi dietro un dito, neanche se fosse quello di Spinelli.

Tim, Vivendi vende oltre il 5% del capitale e scende al 18,4%

Milano, 21 mar. (askanews) – Mossa a sorpresa (ma non troppo) di Vivendi su Tim. Il gruppo francese, primo azionista del gruppo di tlc, ha venduto sul mercato oltre il 5% del capitale, scendendo al 18,4% circa. “Abbiamo chiarito che la nostra intenzione è di vendere la nostra quota in Telecom Italia e questo è il piano”, aveva dichiarato il Ceo Arnaud de Puyfontaine lo scorso 6 marzo agli analisti. Detto fatto. Vivendi, approfittando anche del rialzo del titolo Tim delle ultime settimane, ha annunciato oggi di essere scesa al 18,37% del capitale ordinario e dei diritti di voto di Tim dalla precedente quota del 23,75%.

Nel dettaglio, il 18 marzo Vivendi è scesa sotto la soglia del 20%, arrivando a detenere il 19,32% del capitale ordinario (il 13,87% dell’intero capitale sociale) e ha notificato oggi alla Consob di essere scesa sotto la soglia rilevante del 20%. A seguito di ulteriori vendite effettuate dopo il 18 marzo, Vivendi, possiede così a oggi il 18,37% del capitale ordinario di Tim (il 13,19% dell’intero capitale sociale).

Vivendi, entrata nel gruppo Telecom nel 2014, “ha cessato di contabilizzare la propria partecipazione in Tim con il metodo del patrimonio netto a partire dal 31 dicembre 2022 – ricorda il gruppo francese – e ha indicato in diverse occasioni la propria intenzione di vendere la propria partecipazione in Tim a condizioni finanziarie favorevoli”.

Meloni verso il sì a vertice Macron, fastidio per attivismo Salvini

Bruxelles, 21 mar. (askanews) – Il dubbio è durato poche ore: salvo ripensamenti giovedì prossimo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dovrebbe partecipare al vertice dei “volenterosi” convocato a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron. Se questa mattina, alla partenza da Bruxelles, la linea del suo entourage era: “Aspettiamo l’invito ufficiale, vediamo”, nel tragitto verso Roma è diventato un “quasi sì”. Per questo, secondo quanto si apprende da fonti di governo, ai ministri è stato comunicato che il Consiglio dei ministri, inizialmente previsto per giovedì ma non ancora convocato, si terrà lunedì 31, proprio a causa di un impegno internazionale.

Certo partecipare non vuol dire sposare l’agenda del summit. Macron (che ieri, secondo quanto riferito da fonti europee, è stato elogiato per il suo impegno da molti leader) ha spiegato in un post su X che a Parigi “finalizzeremo il nostro lavoro per sostenere l’esercito ucraino” e “definiremo anche le garanzie di sicurezza che gli eserciti europei potranno fornire”. Dunque, dopo i due incontri a livello militare – a cui l’Italia ha partecipato ma solo in qualità di Paese ‘osservatore’ – l’idea è procedere speditamente verso l’organizzazione di una forza europea di peace-keeping. Proposta più volte criticata da Meloni, che la ritiene “complessa e poco efficace”. Per lei la strada è quella di una forza sotto il cappello dell’Onu, o almeno della Nato. Da questa diversità di vedute è derivato l’iniziale dubbio, ma vista anche la presenza a Parigi di Volodymyr Zelensky lasciare la sedia italiana vuota sarebbe stato un segnale di rottura troppo forte. Dunque sì a Parigi, ma per chiarire che l’Italia ha un’altra idea e che non intende partecipare.

Tra Bruxelles e Roma la premier si è fermata a Bologna per una visita al Cosmoprof, la fiera della cosmetica che per lei è un appuntamento fisso negli ultimi anni. Ma c’è stato ben poco spazio per il relax. A Palazzo Chigi si vive con fastidio l’attivismo di Matteo Salvini, che oggi ha avuto un colloquio telefonico con il vice presidente Usa J.D. Vance. Tra gli argomenti, riferisce la Lega, “il totale accordo per arrivare a una pace duratura in Ucraina” e “l’eccellenza americana nel campo della connessione satellitare” (ovvero Starlink di Elon Musk). Salvini ha anche “anticipato la volontà di una missione negli Usa con imprese e investitori” e invitato il numero due americano alle “Olimpiadi Milano-Cortina 2026”. La notizia della telefonata è stata salutata con soddisfazione da Andrea Stroppa, braccio destro di Musk in Italia, che nei giorni scorsi aveva già creato irritazione al primo piano della Presidenza del Consiglio per i ‘sondaggi’ contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e favorevoli, invece, al leader della Lega. “Felice del colloquio Salvini e il VP degli Stati Uniti JD Vance. Si è parlato – scrive su X Stroppa – di tecnologie americane come i satelliti, tema molto caro all’amministrazione che guarda con attenzione le scelte degli alleati. Il riconoscimento di Salvini della leadership americana sui satelliti, grazie a Elon Musk, rafforza i rapporti bilaterali tra i due Paesi”. A chiudere il cerchio, sempre su X, lo stesso Vance, che sottolinea la “bella telefonata” con l'”amico” vice primo ministro che ringrazia “per il caloroso benvenuto riservato a Usha (la moglie di Vance, ndr) in Italia in occasione delle Olimpiadi Speciali di Torino. Non vedo l’ora di visitare anch’io l’Italia presto!”

Insomma: una “diplomazia parallela”, quella del suo vice, che certo Meloni non gradisce, peraltro mentre i suoi uffici sono al lavoro per cercare di fissare in agenda un incontro alla Casa Bianca con Donald Trump.

Un (altro) film su un carro armato inaugura V Festival cinema tedesco

Roma, 21 mar. (askanews) – “Another German Tank Story”, ovvero “Un’altra storia su un carro armato tedesco”, una commedia dallo humour nero sull’attesa e la speranza di tempi migliori, ha inaugurato la quinta edizione del Festival del cinema tedesco a Roma, organizzato da German Films in collaborazione con Goethe-Institut, Ambasciata tedesca a Roma e da quest’anno con la collaborazione di Accademia Tedesca Roma Villa Massimo.

Il regista Jannis Alexander Kiefer, classe 1992, alla sua opera prima, ha raccontato: “A essere onesto sono molto felice e orgoglioso di essere il film di apertura, perch inaugurare un festival era un sogno che avevo, ho anche dovuto cambiare i miei piani perch ero invitato a un altro festival”.

In un tranquillo villaggio tedesco, sospeso tra passato e futuro, l’arrivo di una troupe americana per girare una serie sulla Seconda Guerra Mondiale sconvolge la vita dei suoi abitanti, ad alcuni promette di migliorarla, ad altri la rende pi difficile. “Non un film storico un film su come si fa un film storico e su come questa cosa influenza la gente del villaggio – ha spiegato Kiefer – trovare un modo diverso per parlare di un film storico e per parlare di storie di carri armati, perch mi annoiano i film storici, non solo quelli tedeschi”.

Il film gi presentato al 41esimo Munich International Film Festival e in concorso all’International Film Festival di Shanghai, stato selezionato alla Berlinale Talent, piattaforma di networking di giovani autori emergenti.

Fino al 23 marzo al cinema Quattro fontane saranno presentate alcune tra le opere pi interessanti – selezionate dalla giuria composta da Cristiana Patern, Mauro Donzelli e Miriam Mauti – delle recenti produzioni cinematografiche tedesche e come da tradizione il pubblico romano sar chiamato a votare il proprio film preferito.

Il Festival del Cinema Tedesco promosso da German Films Service + Marketing GmbH, in collaborazione con il Goethe-Institut, l’Ambasciata della Repubblica di Germania a Roma, da quest’anno in partnership con l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, con il supporto del Cinema Quattro Fontane.

Il Paradiso caduto di Tosatti: specchio della nostra Apocalisse

Milano, 21 mar. (askanews) – Le stanze di Gian Maria Tosatti sono i luoghi della nostra anima. Non importa la loro dimensione, possono abbracciare semplici appartamenti oppure essere un molo, o anche un intero mare, quello che conta il loro esserci, il loro dirci di noi con evidenza, spesso drammatica, sempre lucida. Il progetto presentato a Milano, nei Magazzini Raccordati sotto la Stazione Centrale, qualcosa che, una volta di pi, si spinge pi in l nell’indagine sui cuori degli uomini. Un “Paradiso”, questo il titolo del lavoro, in irreversibile decadenza, uno spazio spirituale franato, una rovina di noi stessi. Noi perduti senza pi angeli e cieli a cui guardare.

“Il paradiso l’ultima frontiera della speranza degli uomini – ha detto Tosatti ad askanews – ma per una civilt che diventa sempre pi disperata, che forma al paradiso? Ovviamente alla forma di una distruzione di qualcosa in disarmo e quindi entriamo in questo paradiso disarmato e ci rendiamo conto che s, dentro il nostro cuore questa l’ultima frontiera della speranza, cio un vuoto. Dopodich ci rendiamo anche conto che questo vuoto non sfiorito semplicemente perch le speranze le abbiamo perse ma forse c’ una violenza dietro tutto questo, una violenza coercitiva che fa parte di una societ che ci ha portato via forse le speranze, non sono sfiorite nel nostro cuore, qualcuno ce le ha portate via perch governare uomini senza speranza molto pi facile”.

Il vuoto, che cos tanto ritorna nella poetica di Tosatti, qui prende un’altra forma, prende una profondit che quella dell’arte, un’arte che osa, che politica ed umana. Alle pareti i versi dell’Apocalisse, ossia l’ultima Rivelazione, in terra il sale e i nostri passi che diventano consapevolezza. Fino ad arrivare, a pochi metri dal Binario 21 che vide le deportazioni ad Auschwitz, a un tavolo, a un canto disperato, a uno spazio fisico e mentale che condensano l’idea dell’esperienza. A una lista di chi caduto. Un canto dell’innocenza, per dirlo con William Blake, nel momento in cui non pu che essere perduta. Qui, adesso, davanti a noi.

“Il punto – ci ha detto ancora Tosatti – proprio questo, dimostrare e vedere che questo abisso un abisso reale. In fondo alla mostra c’ una porta che apre verso quel binario proiettato verso i campi di sterminio. Quella porta vera, non un simbolo, la realt. Questo luogo un documento di ci che siamo noi abbiamo avuto la possibilit di consentire un viaggio attraverso la poesia dentro un luogo che ci parla di che cosa siamo. Noi siamo stati gli uomini che hanno venduto quelle migliaia di ebrei ai nazisti”.

Il mondo di Gian Maria Tosatti anche un mondo letterario, lo sappiamo, e la sua grammatica d’artista lo nello stesso modo, come pare dicesse Kafka, anche la sua un’arte che vuole essere un’ascia per spezzare il ghiaccio del nostro cuore, che spesso oggi somiglia a uno specchio vuoto. Ma perfino in questo Paradiso post-tutto forse si pu trovare una qualche luce. “L’arte – ha concluso Gian Maria Tosatti – serve esclusivamente a questo: a far vedere agli uomini chi sono davvero dentro il loro cuore, in modo che se c’ qualcosa che non ci piace possiamo cambiarlo, se c’ un mostro possiamo almeno provare a ucciderlo”.

Il progetto milanese si compone anche di una mostra allestita presso la Galleria Lia Rumma, “Es brent! (Brucia!)”, che presenta opere pittoriche e installative realizzate tra il 2023 e il 2025. Anche qui, con la forza devastante delle parole.