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Calcio, morto Hartono co-proprietario del Como

Roma, 19 mar. (askanews) – È morto a Singapore all’età di 86 anni l’imprenditore indonesiano Michael Bambang Hartono, figura di primo piano dell’economia del suo Paese e co-proprietario del Como insieme al fratello Robert Budi Hartono. I due guidavano un vasto impero costruito attorno al gruppo Djarum e alla partecipazione in Bank Central Asia.

Secondo Forbes, Hartono occupava il 149° posto tra le persone più ricche al mondo, con un patrimonio stimato in circa 18 miliardi di dollari. Insieme al fratello, la famiglia Hartono disponeva di una ricchezza complessiva pari a circa 39 miliardi di dollari.

Dal 2019 la famiglia Hartono aveva rilevato il Como, accompagnando il club in un percorso di crescita fino al consolidamento in Serie A e alla lotta per un posto in Champions League.

“La società Como 1907 – scrive una nota dei lariani – è profondamente addolorata per la scomparsa di Michael Bambang Hartono. Il Club esprime le più sincere condoglianze alla famiglia Hartono e a tutto il Djarum Group. Sotto la guida della famiglia, il Club ha aperto un nuovo capitolo della sua storia, e per questo la società lo ricorda con gratitudine e rispetto”.

Calcio, arbitri Serie A: Mariani per Cagliari-Napoli

Roma, 19 mar. (askanews) – Sono state rese note le designazioni arbitrali per il prossimo turno di Serie A. Il match tra Cagliari e Napoli, in programma venerdì alle 18:30, sarà diretto da Mariani, mentre per Genoa-Udinese è stato designato Collu.

Sabato alle 15:00 Parma-Cremonese sarà affidata a Fabbri, mentre alle 18:00 Milan-Torino vedrà in campo Fourneau. In serata, alle 20:45, Juventus-Sassuolo sarà diretta da Marchetti.

Domenica si apre con Como-Pisa alle 12:30, affidata a Pairetto. Alle 15:00 Atalanta-Verona sarà diretta da Ayroldi, mentre Bologna-Lazio da Feliciani. Alle 18:00 Roma-Lecce sarà arbitrata da Sacchi, mentre il posticipo serale Fiorentina-Inter sarà diretto da Colombo.

Bce: rischi al rialzo su prezzi e al ribasso su Pil, tassi fermi al 2%

Roma, 19 mar. (askanews) – La guerra in Iran e il quadro conflittuale in Medioriente “hanno aumentato in maniera rilevante l’incertezza sulle prospettive, creando rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”. Lo afferma la Banca centrale europea, secondo cui i rincari dell’energia innescati dal conflitto “avranno un impatto consistente sull’inflazione nel breve termine”.

In questo quadro i tassi di interesse dell’area euro restano fermi al 2%, riporta il comunicato diffuso al termine del Consiglio direttivo Bce. Il livello attuale dei tassi è stato raggiunto con un taglio operato lo scorso giugno. La decisione di oggi è in linea con le attese.

Mattarella con il re a Salamanca: saluta studenti italiani in Erasmus

Salamanca (Spagna), 19 mar. (askanews) – Passeggiata nel centro di Salamanca per il capo dello Stato Sergio Mattarella accompagnato da Re Felipe VI. La città nord-occidentale della Spagna ospita una delle università più antiche e prestigiose d’Europa e proprio qui, nella sede storica dell’ateneo, il presidente della Repubblica riceverà l’onorificenza di Dottore Honoris causa dell’università.

Prima di arrivare alla cerimonia, Mattarella e Felipe VI hanno incontrato un gruppo di studenti italiani davanti al Palacio de Anaya, sede della facoltà di filologia. Dopo un breve saluto e uno scambio di battute con i ragazzi, circa 450 quelli italiani in Erasmus a Salamanca, il sovrano ed il capo dello Stato si sono concessi un caffè in uno dei bar a Plaza Mayor.

Iliad porta in Italia Scaleway, piattaforma europea per cloud e IA

Milano, 19 mar. (askanews) – Scaleway, la piattaforma europea di public cloud e intelligenza artificiale del gruppo iliad, sbarca in Italia con una nuova cloud region a Milano e un presidio sul mercato locale. L’annuncio fa parte di una più ampia strategia di crescita europea, nell’ambito della quale Scaleway già gestisce tre cloud region (in Francia, Polonia e Paesi Bassi) interamente di proprietà europea, alle quali se ne aggiungeranno presto altre due in Svezia e Germania.

“In qualità di hyperscaler europeo, puntiamo a espandere la nostra presenza in tutta Europa, consolidando la nostra vicinanza ai mercati locali. L’avvio delle operazioni in Italia è un passo fondamentale in questa direzione”, ha detto Damien Lucas, CEO di Scaleway. “L’Europa non può affidarsi interamente agli hyperscaler stranieri per alimentare la propria economia digitale. Le aziende europee devono avere accesso a piattaforme cloud hyperscale costruite in Europa, gestite in conformità con le normative UE e allineate alle priorità europee”.

Iran, Meloni: non sono vigliacca, pericoloso condannare Usa senza certezze

Roma, 19 mar. (askanews) – Per quanto riguarda l’attacco di Usa e Israele all’Iran “io non penso che sia una questione di giustificare, io penso che sia una questione da verificare”, “qui la domanda non è ti piace la guerra o ti piace la pace: ragazzi, la politica è una cosa un po’ più complessa” e anche dire ‘condanniamo’ senza certezze “è uno scenario pericoloso, ed è pericoloso per te, non è che è pericoloso per gli americani”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite di ‘Pulp podcast’.

“Nella mia posizione di presidente del Consiglio – ha aggiunto – mi permetterete che se non ho queste certezze, atteso che è sempre la sicurezza dei cittadini italiani che è a repentaglio, non è perché sono vigliacca o perché non sono lucida o perché non ho il coraggio o perché non so che cos’altro, ma perché devo fare delle valutazioni più complesse di quelle che chiaramente possono fare tutti gli altri perché tutti gli altri se sbagliano valutazione non ci sono conseguenze, io se sbaglio una valutazione le conseguenze ce le ho e le pagano gli altri”.

Iran, Meloni: non ho elementi certi sulle tesi Usa, tentare un accordo sul nucleare

Roma, 19 mar. (askanews) – “Il punto è che io non ho, non essendo stata al tavolo delle negoziazioni, elementi certi né per confermare né per confutare quello che dicono gli americani sulla impossibilità di chiudere un accordo con l’Iran e quindi continuo a perseguire questa strada che secondo me è l’unica tra questi scenari ragionevole, cioè quella di tentare di chiudere un accordo per cui l’Iran accetta di utilizzare l’uranio solamente a scopi civili e non a scopi militari. Non so dire se ad oggi ci siano ancora queste condizioni, ma chiaramente è quello che con i partner stiamo perseguendo perché la posizione italiana alla fine è la posizione della quasi totalità dei Paesi europei, è quella sulla quale bisogna continuare a cercare di lavorare”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite di ‘Pulp podcast’.

“Chiaramente – ha aggiunto – la guerra non piace a nessuno però, qual è il possibile scenario alternativo? Penso che nessuno di noi si può permettere di avere un regime degli ayatollah che si dota di una bomba nucleare, atteso che ha anche missili a lungo raggio, perché sarebbe ovviamente molto pericoloso per noi. E quindi il punto di vista di chi sta al governo, per capirci rispetto alle semplificazioni che io leggo su questi temi, è: è più pericolosa una guerra oggi per impedire all’Iran di avere una bomba nucleare o è più pericoloso che il regime ayatollah possa attaccarmi domani con una bomba nucleare. Quindi chiaramente lo scenario diventa un po’ più complesso”.

“Se la domanda è che cosa si pensa ecco dell’attacco americano e israeliano nei confronti dell’Iran qui la questione è abbastanza complessa perché chiaramente io sono molto preoccupata da una evidentissima crisi del diritto internazionale che ormai è sotto gli occhi di tutti, che viene da un lungo percorso mettiamola così, che però ha dei fatti che sono stati particolarmente determinanti e che produce un mondo nel quale si continuano a moltiplicare le decisioni unilaterali, le iniziative unilaterali, quello che accade fuori dai vincoli e dai perimetri del diritto internazionale”. Così sempre a Pulp podcast.

“Il punto – ha aggiunto – è che noi stiamo vivendo in un mondo nel quale ti trovi a scegliere tra posizioni, tra scenari che sono tutte poco rassicuranti nel senso che, nel caso specifico dell’Iran, quello che dicono gli americani è che non è stato possibile chiudere un accordo con l’Iran sul nucleare iraniano. Ora voi sapete che ci sono diversi esperti indipendenti che dicono che l’Iran è arrivata a una capacità di arricchimento dell’uranio che viaggia intorno al 60% e il 60% è molto superiore a quello che serve per l’uranio a scopi civili, molto vicino a quello che serve per produrre una bomba nucleare e quindi chiaramente lo scenario diventa uno scenario che devi calcolare sia per quello che fronteggi con la guerra sia per la possibile alternativa”.

Iran, Meloni: non ho elementi certi su tesi Usa, tentare accordo su nucleare

Roma, 19 mar. (askanews) – “Il punto è che io non ho, non essendo stata al tavolo delle negoziazioni, elementi certi né per confermare né per confutare quello che dicono gli americani sulla impossibilità di chiudere un accordo con l’Iran e quindi continuo a perseguire questa strada che secondo me è l’unica tra questi scenari ragionevole, cioè quella di tentare di chiudere un accordo per cui l’Iran accetta di utilizzare l’uranio solamente a scopi civili e non a scopi militari. Non so dire se ad oggi ci siano ancora queste condizioni, ma chiaramente è quello che con i partner stiamo perseguendo perché la posizione italiana alla fine è la posizione della quasi totalità dei Paesi europei, è quella sulla quale bisogna continuare a cercare di lavorare”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite di ‘Pulp podcast’.

“Chiaramente – ha aggiunto – la guerra non piace a nessuno però, qual è il possibile scenario alternativo? Penso che nessuno di noi si può permettere di avere un regime degli ayatollah che si dota di una bomba nucleare, atteso che ha anche missili a lungo raggio, perché sarebbe ovviamente molto pericoloso per noi. E quindi il punto di vista di chi sta al governo, per capirci rispetto alle semplificazioni che io leggo su questi temi, è: è più pericolosa una guerra oggi per impedire all’Iran di avere una bomba nucleare o è più pericoloso che il regime ayatollah possa attaccarmi domani con una bomba nucleare. Quindi chiaramente lo scenario diventa un po’ più complesso”.

Musei, mostra per i 150 anni del "Pigorini" (Muciv) a Roma



Roma, 19 mar. (askanews) – Centocinquant’anni fa, nel 1876, presso il Collegio Romano, inaugurava il Museo Preistorico ed Etnografico fondato dall’archeologo Luigi Pigorini. Oggi il MUCIV-Museo delle Civiltà, che dal 2016 ne è l’erede, torna a quel momento fondativo non solo per celebrare la propria origine ma per condividerne le molteplici prospettive. Raccontare la storia di questo museo significa raccontare anche la storia dell’Italia moderna e contemporanea, ovvero quella delle sue infrastrutture culturali, delle sue relazioni internazionali e degli aggiornamenti disciplinari, ma anche sociali ed etici, dei suoi musei.

Con la supervisione generale di Andrea Viliani e a cura di Paolo Boccuccia e Camilla Fratini con Myriam Pierri, la mostra ORIGINE E PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876-2026) – allestita nella Sala delle Colonne del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari – è accompagnata dal Convegno scientifico internazionale 150_100. Giornate di studio dedicate al centocinquantesimo anniversario dell’istituzione del Museo Preistorico ed Etnografico di Roma e al centenario della morte di Luigi Pigorini, suo ideatore e fondatore, dal 19 al 21 marzo 2026.

Entrambi i progetti celebrano il primo secolo e mezzo dell’istituzione non solo come ricorrenza, ma come opportunità e momento di riflessione critica per ricostruire la nascita in Italia delle discipline dell’archeologia preistorica e dell’etnografia, ripercorrendo al contempo le trasformazioni che hanno portato alla configurazione attuale del museo.

Dal 20 marzo al 28 giugno 2026 la mostra proporrà, in questo senso, un doppio percorso. Da un lato la mostra ricostruisce la memoria del museo del 1876 attraverso una selezione di reperti e manufatti che furono esposti nelle sale originarie al Collegio Romano, insieme a documenti, arredi e dispositivi espositivi dell’epoca, per analizzare il progetto museografico pigoriniano e rileggerne criticamente l’impianto. Dall’altro, la mostra ci introduce al museo di oggi, con due percorsi distinti tra archeologia preistorica ed etnografia e due installazioni (dello studio 2050+ e dell’artista Shimabuku) che testimoniano i processi di compartecipazione e coprogettazione con le comunità, e l’incremento dei criteri di accessibilità fisica, cognitiva, in atto dentro e fuori il museo.

La sezione centrale della mostra è dedicata, quindi, all’originario progetto museografico: nelle vetrine storiche appositamente restaurate e in quelle moderne sono esposti anche documenti (articoli e materiali a stampa che accompagnarono in tempo reale la fondazione e l’attività del museo, oltre a stampa fotografiche di varie epoche, dal XIX al XX secolo) insieme ai volumi della biblioteca museale – compresa parte del Fondo Pigorini – e a reperti archeologici ed etnografici messi a confronto fra loro. Le vetrine laterali si articolano, invece, in due aree distinte (Archeologia Preistorica / Etnografia), che approfondiscono le ragioni storiche della loro coesistenza originaria ma ne analizzano anche contestualmente la problematicità attuale. Viene così ricostruito, con uno sguardo al contempo storico e critico, il programma con cui Pigorini inaugurò il Museo il 14 marzo 1876, verificandone e ricollocandone i criteri museografici nello sviluppo delle discipline archeologica ed etnografica così come nel dibattito museografico contemporaneo. La mostra si conclude per questo con una sezione dedicata agli sviluppi più recenti della ricerca – divenuta sempre più interculturale, pluridisciplinare e multisensoriale – e a una museografia chiamata oggi a confrontarsi con la rivoluzione digitale, la globalizzazione e il ripensamento del paradigma del cosiddetto Antropocene. L’obiettivo del progetto non è fornire risposte definitive ma condividere con il pubblico uno spazio-tempo di riflessione che orienti la continua ridefinizione della missione del museo.

Il “Pigorini” fu il primo nucleo di un sistema museale che, nel tempo, ha dato vita all’attuale MUCIV, che oggi custodisce circa 2 milioni di reperti e documenti. Più che un museo, il MUCIV è diventato negli ultimi anni un “museo di musei” e, insieme, un museo “sui musei”: una collezione di collezioni, una stratificata enciclopedia di culture e nature che non solo racconta ciò che conserva ma che si interroga sulle trasformazioni del sapere che le hanno rese possibili. Non è un caso che il termine “civiltà” sia declinato al plurale: una scelta che dichiara apertura al confronto e al dialogo tra prospettive. Negli ultimi anni il museo ha intrapreso, per questo, un ampio percorso di riallestimento delle collezioni concepito come un vero e proprio cantiere metodologico. Non si tratta soltanto di riaprire gradualmente il patrimonio al pubblico, ma di riflettere su che cosa sia oggi un museo e su quale ruolo possa e debba assumere nel contesto contemporaneo. Ricordare il ruolo cardine del fondatore Luigi Pigorini significa, quindi, guardare al passato per far assumere sempre più responsabilmente al MUCIV il compito di connettere la propria origine storica con le prospettive in divenire che quotidianamente il MUCIV accoglie ed elabora: un museo del passato diviene così un museo che agisce nel presente e si proietta verso il futuro.

In quest’ottica si inserisce anche il Convegno scientifico che accompagna l’inaugurazione, con la partecipazione di numerosi studiosi ed esperti. Questa mostra è, allora, un invito a tutti i pubblici a entrare nel museo e a relazionarsi alla sua storia non come semplice spettatori ma come co-autori empatici e interlocutori consapevoli di un museo ancora in formazione e di una storia ancora in corso. Celebrare i suoi primi 150 anni non significa per il MUCIV limitarsi a ricordare l’origine della sua storia ma assumere quella stessa storia come una materia viva, da interpretare alla luce delle esigenze del presente e delle responsabilità che ne derivano. Il MUCIV si propone, così, come un museo-laboratorio, capace di integrare ricerca e pedagogia, di cambiare linguaggi e di riscrivere narrazioni secondo epistemologie plurali e situate, di costruire relazioni approfondite e di lungo termine con le comunità, di rendersi accessibile per contribuire al benessere del pubblico. Non un luogo che custodisce semplicemente oggetti, ma che interroga la soggettività espressa dai metodi e dalle pratiche del proprio stesso lavoro.

A centocinquant’anni dalla sua origine, il museo non intende, quindi, commemorare il proprio passato ma coglierne lo spirito fondativo per rifondarsi nuovamente, mettendo in tensione eredità e trasformazione. Perché un museo, per restare rilevante e necessario come lo è stato il museo “pigoriniano”, deve continuare a rifondare sé stesso, ogni giorno.

Annunciato dai figli il tour "È Mio Padre-Morricone Dirige Morricone"

Milano, 19 mar. (askanews) – “È Mio Padre – Morricone Dirige Morricone” è il progetto sinfonico dedicato all’eredità artistica di Ennio Morricone che prende vita sui palcoscenici attraverso una prospettiva unica: quella dei suoi figli. A guidare l’Orchestra Filarmonica del Teatro di Modena è il M° Andrea Morricone, con la partecipazione di Marco Morricone, voce narrante. Un progetto che riporta la musica di Ennio Morricone alla sua origine più profonda, intrecciando esecuzione, racconto e immagini in una forma essenziale, evocativa e diretta.

A cinque anni dalla scomparsa, avvenuta il 6 luglio 2020, la figura di Ennio Morricone continua a imporsi come una delle più alte espressioni della musica del Novecento. Autore di oltre 470 colonne sonore per cinema e televisione, vincitore di due Premi Oscar, tre Grammy Awards e protagonista di collaborazioni con registi quali Brian De Palma, Oliver Stone e Roman Polanski, Morricone ha cambiato per sempre il rapporto tra immagine e suono, lasciando un catalogo che attraversa generi, linguaggi e generazioni.

“È mio padre” si muove in questa eredità e la riporta sulla scena senza filtri, nella sua dimensione più autentica. Andrea Morricone ha scelto alcune tra le partiture più celebri e le affida all’ascolto così come sono state scritte, lasciandole parlare con la loro voce originaria, evitando qualsiasi intervento di adattamento. Il risultato è un suono che conserva intatta la scrittura del Maestro, nella sua precisione e nella sua forza evocativa, capace di restituire immagini che appartengono a tutti.

Accanto alla musica, Marco Morricone, voce narrante, accompagna il pubblico raccontando episodi e frammenti tratti dal libro “Ennio Morricone, il genio, l’uomo, il padre”, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2024, restituendo un ritratto costruito tra memoria personale e storia artistica.

Il programma si dispiega come un racconto in musica con i brani più iconici: si apre con le note di C’era una volta il West e attraversa il lungo sodalizio con Sergio Leone, un legame nato negli anni Sessanta ma radicato molto più indietro, quando i due erano compagni di scuola. Il percorso si allarga poi ad altre tappe fondamentali, da La leggenda del pianista sull’oceano a La Califfa e The Mission, fino alla suite di Nuovo Cinema Paradiso con il celebre tema d’amore firmato da Andrea Morricone. A completare il programma Here’s to You, scritta con Joan Baez per Sacco e Vanzetti, e, in chiusura, Se telefonando, pagina entrata nella memoria collettiva che rivela un altro volto della scrittura morriconiana.

Le esecuzioni sono accompagnate da immagini inedite, mentre il Coro Da Camera Ricercare Ensemble, la soprano Vittoriana De Amicis, la pianista Cecilia Grillo e la grande Orchestra Filarmonica del Teatro di Modena costruiscono un andamento che cresce progressivamente, portando il pubblico dentro un’esperienza sonora compatta e immersiva.

Radio Capital è partner del tour. Il tour è organizzato da IMARTS – International music and arts. Queste le prime due date annunciate:

25 Giugno – Pompei anfiteatro degli scavi – Concerto a favore di Fondazione Città della Speranza, ente Filantropico che, dal 1994, sostiene la ricerca sulle malattie oncoematologiche e malattie rare pediatriche 11 Luglio 2026 – Villafranca (vr), Castello scaligero

Mattarella: tocca a Ue dire no a conflitti e perenne instabilità

Salamanca, 19 mar. (askanews) – “Cosa può fare l’Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati? Accettare che esso venga soppiantato da una visione contrattualistica fondata sulla competizione? Tocca all’Europa saper dire di no. Dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità, con la moltiplicazione dei fronti di crisi”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis per il dottorato Honoris Causa conferitagli dall’Università di Salamanca.

Mattarella: c’è presunto sovranismo assoluto e insofferenza a regole pattuite

Salamanca, 19 mar. (askanews) – “La frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni Unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi. Una condizione che ha finito per favorire l’attuale controtendenza, rispetto allo spirito di San Francisco, e che vede il riemergere di una insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite e agli impegni che ne derivano, liberamente sottoscritti dagli Stati. Questo avviene in nome di un presunto sovranismo assoluto, che si manifesta immemore di dove possa condurre il Leviatano invocato da Hobbes”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis per il dottorato Honoris Causa conferitagli dall’Università di Salamanca.

Cinema, successo per l’evento "The Basketball Dream-Marco Belinelli"

Roma, 19 mar. (askanews) – Dopo un percorso di anteprime che ha toccato Torino, Bologna e Roma, alla presenza del protagonista e di tantissimi giovani, “The Basketball Dream – Marco Belinelli” – prossimamente sulle reti Rai – arriva in sala e conquista il pubblico, registrando un’ottima risposta nelle tre giornate evento del 16, 17 e 18 marzo.

Ad accompagnare ogni anteprima, grande entusiasmo anche per la Geely Basket Station, uno spazio dedicato all’incontro diretto con il pubblico più giovane, dove Marco Belinelli ha giocato a canestro insieme ai ragazzi, trasformando ogni tappa in un momento di condivisione e partecipazione: un’esperienza per centinaia di ragazzini che hanno giocato davvero con il super campione.

Prodotto da Red Private in collaborazione con Rai Documentari, e realizzato con il patrocinio della Federazione Italiana Pallacanestro e della Lega Basket Serie A, il documentario è stato distribuito come uscita speciale. Diretto da Giorgio Testi, il film ha saputo trasformare una storia personale in un racconto universale, capace di emozionare spettatori di tutte le età, appassionati di sport e non solo.

Un risultato che conferma la forza della storia di Marco Belinelli: un viaggio fatto di talento, determinazione e passione, che continua a parlare al pubblico, in particolare alle nuove generazioni. In tre giorni il film ha registrato un incasso totale di 73.170,40 euro, presenze totali 8.646,00, con una media copia di 243,03 (Dati Cinetel).

Nato da un’idea di Ellida Bronzetti e Fabrizio Carratù e scritto da Francesco Zippel, con la supervisione di Elisa Guarnieri e Alessandro Mamoli, il documentario vede la partecipazione straordinaria, tra gli altri, dei campioni Andrea Bargnani, Emanuel Ginóbili, Tony Parker e Baron Davis e porta sul grande schermo non solo la carriera del primo e unico italiano a vincere un titolo NBA, ma anche un messaggio potente: i sogni si costruiscono giorno dopo giorno, con impegno, passione e il sostegno delle persone che ci accompagnano nel percorso.

Grande partecipazione anche per le proiezioni dedicate alle scuole, realizzate in collaborazione con Giffoni Innovation Hub, che hanno trasformato il film in un momento di confronto diretto con i più giovani, confermandone la vocazione educativa oltre che cinematografica.

Mattarella: fondamenta solide della Ue non cederanno a chi vuole smantellarla

Salamanca, 19 mar. (askanews) – “L’Europa trova il suo fondamento nella dignità umana, nella solidarietà, nei valori civili. Si tratta di pilastri solidi, con radici profonde, cementati da secoli di pensiero illuminato e da un’etica condivisa. In queste fondamenta abbiamo fiducia: non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia di consegna dell’onorificenza accademica di Dottore Honoris Causa conferita dall’Università di Salamanca.

Onu, Mattarella: nata su divieto uso forza, oggi atti di erosione

Salamanca, 19 mar. (askanews) – “In questi ultimi anni assistiamo a progressivi atti di erosione del divieto di muovere guerra nelle contese internazionali”. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis all’universita di Salamanca ricordando le origini dell’Onu: “Un’Organizzazione che nasceva per sottrarre ai singoli Stati – non importa quanto potenti – le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani”.

Achille Lauro annuncia il nuovo singolo "In viaggio verso il Paradiso"

Milano, 19 mar. (askanews) – Dopo un periodo straordinario, segnato da alcuni dei momenti più significativi dello spettacolo italiano – dalla Cerimonia di Chiusura delle Olimpiadi all’Arena di Verona alla co-conduzione del Festival di Sanremo 2026 -, nel pieno del trionfale tour nei palazzetti, sold out da tempo in tutta Italia, e mentre svela le date del suo primo grande tour negli stadi in programma nel 2027, Achille Lauro annuncia l’uscita del nuovo singolo “In viaggio verso il Paradiso”, disponibile da venerdì 20 marzo su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica per Warner Music Italy.

Ballad intensa che mette al centro una promessa d’amore assoluta – esserci, proteggersi, farsi rifugio – “In viaggio verso il Paradiso” è stata presentata per la prima volta dal vivo durante le prime date del tour nei palazzetti attualmente in corso, diventando immediatamente uno dei momenti più intensi dello show. Accolto con grande partecipazione dal pubblico, il brano aggiunge un nuovo tassello al racconto musicale di Achille Lauro, confermando la sua forza espressiva nel tradurre dimensione personale in linguaggio universale.

Ed è proprio durante le tappe di questo tour nei palazzetti che Achille Lauro sta riservando ai suoi fan un’ulteriore sorpresa annunciando le date del suo primo grande tour negli stadi “Per sempre noi” in programma nel 2027, segnando un passaggio fondamentale nella sua evoluzione live. Gli appuntamenti ad ora noti sono fissati per l’11 giugno 2027 allo Stadio San Nicola di Bari, il 15 giugno 2027 allo Stadio San Siro di Milano, il 22 giugno 2027 all’Allianz Stadium di Torino, il 26 giugno 2027 allo Stadio Euganeo di Padova e il 30 giugno 2027 allo Stadio Olimpico di Roma. Già quest’anno gli stadi vedranno Achille Lauro protagonista di tre speciali appuntamenti con lo show “Comuni Immortali” il 7 giugno 2026 allo Stadio Romeo Neri di Rimini, il 10 giugno 2026 allo Stadio Olimpico di Roma (sold out) e il 15 giugno 2026 allo Stadio San Siro di Milano (sold out).

I biglietti per il tour negli stadi 2027 e la data del 7 giugno 2026 al Romeo Neri di Rimini sono disponibili su Ticketone e nei punti vendita autorizzati. Il tour nei palazzetti e gli stadi, ideati da De Marinis Group, sono prodotti da Friends & Partners.

Ue, Mattarella: ritrovare ambizione leader che diedero vita all’Unione

Salamanca, 19 mar. (askanews) – “Dobbiamo ritrovare l’ambizione dei leader che, nel 1951, nel preambolo del Trattato della Comunità del carbone e dell’acciaio, posero queste parole: ‘Convinti che il contributo che un’Europa organizzata e viva può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche’. Un’Europa dunque nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche che sei anni prima la Carta di San Francisco aveva messo al centro della missione identitaria delle Nazioni Unite”. E’ l’auspicio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis alla cerimonia di consegna dell’onorificenza accademica di Dottore Honoris Causa conferita dall’Università di Salamanca.

Ue, Mattarella: fondamenta solide non cederanno a chi vuole smantellarla

Salamanca, 19 mar. (askanews) – “L’Europa trova il suo fondamento nella dignità umana, nella solidarietà, nei valori civili. Si tratta di pilastri solidi, con radici profonde, cementati da secoli di pensiero illuminato e da un’etica condivisa. In queste fondamenta abbiamo fiducia: non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia di consegna dell’onorificenza accademica di Dottore Honoris Causa conferita dall’Università di Salamanca.

Ue, Mattarella: relazione Italia-Spagna asse portante cultura europea

Salamanca, 19 mar. (askanews) – “Le relazioni tra Spagna e Italia rappresentano uno degli assi portanti” e hanno dato “un contributo rilevante alla formazione della cultura europea come la conosciamo oggi”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio magistralis per il dottorato Honoris Causa conferitagli dall’Università di Salamanca.

“Lungo un arco temporale che si estende dall’antichità romana fino all’età contemporanea, i nostri Paesi hanno condiviso strutture istituzionali, modelli culturali e dinamiche politiche che ne hanno profondamente influenzato la rispettiva evoluzione storica – ha proseguito -. Una relazione profonda, che ha inciso, al di là del rapporto tra gli Stati, sulle società dei nostri popoli, nelle quali dimensioni politiche, culturali, religiose e intellettuali si sono costantemente intrecciate e vicendevolmente influenzate”.

Il Papa ha convocato un summit dei vescovi sulla famiglia:

Città del Vaticano, 19 mar. (askanews) – Papa Leone ha convocato in Vaticano per il prossimo ottobre i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per un “discernimento sinodale” sul tema della famiglia, “fondamento della società” che diventa “chiesa domestica” con il matrimonio.

“Prendendo atto dei cambiamenti che continuano a influenzare le famiglie – afferma il Pontefice nel Messaggio inviato in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione Apostolica Postsinodale “Amoris laetitia” di Francesco – ho deciso di convocare nell’ottobre 2026 i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, al fine di procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di Amoris laetitia e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali”.

Leone ricorda la “bellezza della vocazione al matrimonio” e chiede sostegno per le famiglie “in particolare quelle che soffrono tante forme di povertà e di violenza presenti nella società contemporanea”. “Il nostro tempo è segnato da rapide trasformazioni – dice – che, ancor più di dieci anni fa, rendono necessaria una particolare attenzione pastorale alle famiglie, alle quali il Signore affida il compito di partecipare alla missione della Chiesa di annunciare e testimoniare il Vangelo”.

Da qui l’annuncio di un summit il prossimo ottobre. Un incontro di questo tipo, seppure su un tema diverso, ha come precedente quello convocato da Francesco nel febbraio 2019, quando riunì in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per un summit storico sulla protezione dei minori, focalizzato sulla lotta agli abusi sessuali nel clero.

Amoris laetitia, “La gioia dell’amore”, è la seconda esortazione apostolica di Papa Francesco, datata 19 marzo 2016 e resa pubblica l’8 aprile successivo. Il testo raccoglie le sintesi dei due sinodi sulla famiglia indetti da Bergoglio: quello straordinario del 2014, sul tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”; e quello ordinario del 2015 sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.

L’Esortazione ha suscitato numerosi dibattiti e critiche, anche all’interno della Chiesa, soprattutto sul tema della possibilità di ricevere la comunione da parte dei separati e poi risposati e nei divorziati civili. Un gruppo di 45 studiosi cattolici inviarono una lettera a tutti i cardinali nella quale si chiedeva che Papa Francesco ripudiasse un “numero di elementi che possono essere intesi in una maniera contraria alla fede ed alla morale cattolica”. Successivamente quattro cardinali (Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner) hanno, sia formalmente che privatamente, chiesto a Francesco dei chiarimenti, sottoscrivendo cinque dubia (dubbi), con una risposta sì o no. Papa Francesco ha rifiutato di rispondere e i cardinali hanno aperto il confronto al pubblico. Le loro domande si sono focalizzate prevalentemente sul cap. 8 dell’esortazione apostolica, “dove vi sono delle circostanze con le quali divorziati e risposati civili possono ricevere la comunione, quando pure vi siano in vigore delle ‘norme assolutamente morali’ che proibiscono ai cattolici di compiere tali atti, e di come il Papa intenda gli insegnamenti della chiesa cattolica in coscienza di decisioni morali”.

Ora, dieci anni dopo quella discussa Esortazione, Prevost convoca i presidenti dei vescovi di tutto il mondo per discutere nuovamente del tema.

Energia, Tajani: serve una decisione chiara della Ue per ridurre i prezzi

Bruxelles, 19 mar. (askanews) – Affrontare gli aumenti dei prezzi dell’energia causati dal nuovo conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz è una priorità non solo per il governo italiano ma per l’Ue, che deve intervenire con decisioni come la fissazione di un tetto al prezzo del gas e anche una sospensione del mercato Ets sullo scambio di permessi di emissione di CO2, che hanno impatto sul prezzo dell’energia elettrica. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando ai giornalisti a margine del pre-vertice del Ppe stamattina a Bruxelles, prima del Consiglio europeo che avrà proprio i prezzi dell’energia al centro delle discussioni tra i leader.

Durante l’incontro dei dirigenti del Ppe, ha riferito Tajani, “abbiamo parlato a lungo della questione Ets. Ho ribadito qual è la posizione italiana, anche di fronte alle forti richeste dhe vengono dal mondo produttivo, di intervenire in tempi rapidi anche durante il Consiglio (europeo ndr) di oggi”. C’è, ha ricordato, una richiesta dell’Italia con “una posizione condivisa da molti paesi, anche la Polonia, che hanno fatto un intervento chiaro: noi chiediamo un intervento di sospensione (dell’Ets, ndr) almeno per gli aspetti che riguardano l’energia elettrica” Inoltre, ha aggiunto Tajani, c’è “una richiesta pressante anche dal mondo agricolo per quanto riguarda i fertilizzanti”; con quello che sta succedendo, “il blocco dei fertilizzanti rischia di provocare enormi danni al mondo agricolo e anche possibili carestie nei paesi più poveri, quindi credo sia giusto intervenire su questa questione”.

Per il governo italiano, ha rilevato il ministro, “la questione dell’energia e del prezzo dei carburanti rappresenta una priorità. L’ho ribadito anche oggi”, durante il pre-vertice del Ppe, “ho raccontato quello che abbiamo fatto ieri al Consiglio dei ministri, sulla riduzione del costo dei carburanti di 25 centesimi al litro, e anche la decisione di combattere eventuali speculatori con dei controlli molto serrati, sia nel momento in cui viene erogato il carburante, sia a monte. Bisogna poi anche intervenire sul prezzo del gas, perché anche stamani siamo saltati a livelli fino a 64 euro” per Mwh alla Borsa di Amsterdam, “e questo non va bene. Quindi – ha sottolineato – dobbiamo cercare di trovare anche un tetto al prezzo del gas, con l’Europa che deve intervenire”. Con l’evolvere della situazione e il traffico attraverso lo stretto di Hormuz ormai interrotto, ha osservato ancora Tajani, “rischiamo di avere ancora aumenti dei costi dell’energia, cosa che non ci possiamo permettere, stante il fatto che sono già troppo alti per garantire la competitività dei nostri sistemi produttivi. Abbiamo fatto il Decreto Produttività Italia, ieri abbiamo preso quest’altra decisione a tempo, vediamo poi cosa succederà”. Ad ogni modo, ha assicurato “continueremo ad adottare provvedimenti che garantiscano comunque il cittadino, che non può pagare un prezzo troppo alto per colpe non sue”.

A una domanda sul fatto che il Consiglio europeo di oggi non sembra riuscirà a prendre grosse decisioni, né sull’Ets né sul tetto al prezzo del gas (una misura che aveva già preso nel 2022, ma in forte ritardo, sei mesi dopo i forti aumenti dei prezzi causati dall’inizio della guerra russa in Ucraina), Tajani ha replicato: “L’Italia sta spingendo perché l’Europa prenda una decisione forte, una decisione chiara per ridurre il costo dell’energia. Bisogna, nei momenti di grande difficoltà avere il coraggio di decidere. Perché è il tema fondamentale” per l’economia reale del Continente.

“Quindi industria e agricoltura devono essere tutelate”. E questo, ha avvertito il leader di Foza Italia, “non ha nulla a che vedere con la lotta al cambiamento climatico: siamo in una situazione di emergenza e dobbiamo intervenire per permettere a chi intraprende, in un continente a vocazione industriale, di poterlo fare nel modo migliore possibile. Perché il rischio è che si rallenti la produzione industriale. Non possiamo certamente andare verso una decrescita, questo non lo possiamo assolutamente fare. E il tema fondamentale è quello dell’energia”.

A livello di governo “abbiamo anche lavorato perché gli autotrasportatori potessero avere dei benefici. Ieri sera il decreto legge è arrivato al Senato, perché non ci fossero anche aumenti provocati dai trasporti nei prezzi al consumo nei supermercati e nei mercati. Quindi, ripeto, questo è un tema fondamentale, sia per la produzione industriale sia per i cittadini”, ha concluso Tajani.

Iran, lettera Meloni-Frederiksen: Ue sia pronta a flussi rifugiati

Bruxelles, 19 mar. (askanews) – “Il conflitto in corso in Medio Oriente desta crescente preoccupazione sotto diversi aspetti, estendendosi in una regione che già ospita un gran numero di sfollati. Non possiamo rischiare una ripetizione dei flussi migratori e di rifugiati verso l’UE che abbiamo visto verificarsi nel 2015-2016. Ciò non solo rappresenterebbe una catastrofe umanitaria per le persone direttamente colpite, ma rischierebbe anche di compromettere la sicurezza e la coesione della nostra Unione”. E’ quanto scrivono in una lettera al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen.

“Dobbiamo fornire immediatamente un sostegno adeguato ai nostri partner e agli Stati ospitanti in Medio Oriente, poiché i rifugiati e i migranti dovrebbero generalmente essere assistiti ovunque si trovino. Possiamo aiutare più persone in modo migliore ed efficiente fornendo sostegno direttamente alle loro regioni di origine”, aggiungono, congratulandosi con la Commissione “per l’adozione del pacchetto umanitario da 458 milioni di euro in risposta alla crisi umanitaria. E sosteniamo con forza la mobilitazione di tutti gli strumenti diplomatici e operativi per garantire che vengano soddisfatte le esigenze al fine di mitigare il rischio di ulteriori spostamenti verso l’Ue”.

“Allo stesso tempo – proseguono – dobbiamo essere preparati e adottare le misure necessarie qualora la situazione dovesse evolversi. Non possiamo permetterci di essere colti di sorpresa come in passato. Ciò significa rafforzare ulteriormente le nostre frontiere, in modo che tutti gli Stati membri siano adeguatamente attrezzati per garantire che l’Ue abbia il pieno controllo delle proprie frontiere esterne. Esortiamo la Commissione e le agenzie Ue competenti ad assistere gli Stati membri dell’Ue in questo impegno e a garantire che le agenzie siano pronte a fornire un supporto tempestivo su richiesta. Incoraggiamo inoltre la Commissione a valutare meccanismi che possano fungere da freno di emergenza, da attivare come causa di forza maggiore in caso di improvvisi flussi migratori su larga scala verso l’Unione. Abbiamo il dovere, nei confronti dei cittadini europei e delle popolazioni colpite, di agire tempestivamente ed essere pronti a rispondere in modo adeguato a una delle principali sfide per l’Europa. Questa volta, dobbiamo essere pronti e agire concretamente”.

Ucraina, Kallas su Orban: sotto elezioni le persone non sono razionali

Bruxelles, 19 mar. (askanews) – Per lo sblocco del prestito da 90 miliardi all’Ucraina, bloccato dall’Ungheria, “non sono molto ottimista” ma “so che il presidente Costa sta lavorando molto per trovare una soluzione, ci sono delle alternative ma serve la copertura politica”. Lo ha detto Kaja Kallas, ALta rappresentante Ue per la politica estera, arrivando al Consiglio europeo. “I ministri degli Esteri hanno fatto pressione sull’Ungheria e proposto soluzioni in uno spirito costruttivo ma in tempo di elezioni le persone non sono razionali…”, ha concluso, riferendosi al voto politico del 12 aprile in Ungheria.

Immagini e storie: in un libro i 500 GP di Pirelli in Formula 1

Milano, 19 mar. (askanews) – Un libro per raccontare, con immagini e testi, le 500 gare di Pirelli nel Mondiale di Formula 1. Fondazione Pirelli presenta il volume “Emozioni”, pubblicato da Marsilio Arte, un’opera affascinante che presenta fotografie insieme a materiali in parte provenienti dall’Archivio Storico Pirelli: un percorso che attraversa epoche, circuiti, dettagli tecnici e storici. Da segnalare in particolare un reportage fotografico inedito di Darren Heath dedicato al Gran Premio di Gran Bretagna 2025 a Silverstone: una sezione contemporanea che, nell’anno del 75esimo anniversario del Campionato del mondo, costruisce un ponte visivo tra memoria e futuro.

Il libro, che si configura anche con un evento, ricostruisce una storia dentro la storia: quella che inizia a Silverstone il 13 maggio 1950, in contemporanea con la nascita del Mondiale, e che vede Pirelli presente lungo una traiettoria articolata in tre grandi fasi (1950-1958; 1981-1991 e dal 2011 in avanti come Global Tyre Partner del FIA Formula 1 World Championship). Accanto ai protagonisti della pista – da Alberto Ascari a Juan Manuel Fangio, da Ayrton Senna a Nelson Piquet, fino a Lewis Hamilton e Max Verstappen – il libro racconta anche il lavoro dei tecnici, degli ingegneri e dei meccanici. Un universo professionale decisivo nella costruzione della competizione.

Il volume ospita poi una serie di contributi istituzionali e tecnici, interviste e testimonianze che raccontano la Formula 1 come officina a cielo aperto dove competizione e innovazione procedono insieme. Tra gli autori e i protagonisti: Marco Tronchetti Provera, Stefano Domenicali, Mohammed Ben Sulayem, Andrea Casaluci, Antonio Calabrò, Maurizio Boiocchi, Pierangelo Misani, Giovanni Tronchetti Provera, Mario Isola, Jean Todt, Susie Wolff, Giorgio Terruzzi, Giuseppe Di Piazza, Arianna Ravelli.

La parte finale del volume raccoglie dashboard e infografiche: chilometri, vittorie, record e statistiche che condensano decenni di competizioni e restituiscono, in forma essenziale, la dimensione numerica di uno sport totale.

Il volume “Emozioni. I 500 GP di Pirelli nel Campionato del mondo di F1” vuole anche mettere in scena la Formula 1 come grande immaginario contemporaneo e la racconta come storia di industria, innovazione e cultura visiva, che ha voglia di continuare a guardare al futuro.

Referendum sulla Giustizia, la pm di Pesaro spiega perché votare “sì”

Roma, 19 mar. (askanews) – La magistrata Anna Gallucci, pm presso la procura di Pesaro, risponde a cinque quesiti riguardanti le questioni principali su cui sono chiamati ad esprimersi gli elettori italiani al Referendum confermativo sulla Riforma della Giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026.

1. Gli effetti della separazione delle carriere tra giudici e pm? “Gli effetti sulla nostra categoria sono dirompenti e sono essenzialmente positivi, perché finalmente chi giudica sarà diverso da chi accusa, oggi noi facciamo la stessa carriera, cioè entriamo con lo stesso concorso”, ha spiegato Gallucci ad askanews.

“La separazione delle carriere serve proprio ad evitare questo, cioè a renderci distanti, in modo che il giudice sia non solo imparziale, perché l’imparzialità è una forma mentis del giudice, ma sia anche terzo, cioé a prescindere dalla buona volontà, dall’impegno e dalla consapevolezza del giudice stesso sarà equidistante sia dall’accusa che dalla difesa”, ha aggiunto la togata.

2. Con il sorteggio dei membri dei due CSM cosa cambia?

“Oggi i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura sono scelti in base alle campagne elettorali che si svolgono, come quelle che fanno i partiti, tra noi magistrati. Invece, con il sorteggio, noi magistrati saremo tutti chiamati a poter ricoprire il ruolo dei componenti del CSM”, ha affermato la pm di Pesaro. “Il sorteggio garantisce la trasparenza e garantisce una netta equidistanza da ogni ideologia politica”, ha aggiunto.

3. Perché creare un’Alta corte disciplinare?

“L’Alta corte disciplinare altro non è che un giudice che si dovrà occupare degli illeciti disciplinari dei magistrati. Ciò è importante perché l’illecito disciplinare deve essere un’effettiva punizione di chi sbaglia, significa che anche noi magistrati dobbiamo ammettere che abbiamo dei limiti e chi di noi sbaglia deve pagare”, ha spiegato Gallucci. “Il ricorso per Cassazione è previsto dall’Articolo 111 della Costituzione. Se poi la Cassazione un domani vorrà dire, perché sarà la Cassazione a decidere la prima volta, che l’articolo 111 non si applica è una sua libera interpretazione”, ha sottolineato Gallucci.

4. Che ricaduta avrà l’esito di questo referendum?

“Io come magistrato non effettuo valutazioni politiche, posso solo dire che questa riforma inciderà sulla magistratura migliorandola nettamente, del resto tutti i cittadini sanno che c’è qualcosa nel sistema giustizia che va cambiato”, ha detto Gallucci. “Se dovesse vincere il no, vincerà l’immobilismo, nessuna riforma sarà più possibile, rimarremo alla situazione attuale in tutti i campi, non ci sarà alcun tipo di progresso”, ha aggiunto la magistrata.

5. Infine, un appello per motivare gli indecisi:

“Cittadini se ancora non avete compreso cosa è meglio votare è perché la campagna referendaria è stata inquinata da fake news soprattutto da parte dei frontmen del no, tra cui rientrano purtroppo anche i miei colleghi. La cosa è molto semplice: vi sentireste sicuri entrando in un’aula di giustizia? Se domani venite arrestati, siete sicuri di poter dimostrare la vostra innocenza davanti a un giudice davvero terzo?”

“Se vogliamo cambiare il sistema votiamo sì, ma facciamolo tutti insieme perché in questo referendum non c’è il quorum, se rimanete a casa vince l’immobilismo, vince la casta dei magistrati, non cambieremo mai nulla”, ha concluso.

Iran, le notizie più importanti del 19 marzo sulla guerra

Roma, 19 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di giovedì 19 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo e il Libano, con gravi ripercussioni sull’economia globale.

-10:37 Kallas (Ue): non c’è base di diritto internazionale per la guerra. L’Ue non ha intenzione di entrare nel conflitto.

-10:10 L’Arabia Saudita ha confermato che un drone ha colpito la raffineria Samref nella città portuale di Yanbu, sul Mar Rosso.

-10:05 Crosetto: situazione non calcolata a Hormuz, serve il nostro aiuto.

-10:00 Il Gas balza del 25% ad Amsterdam, un megawattora pagato 68 euro. Scatto a 72 euro dopo gli attacchi in Arabia Saudita e Qatar.

-09:45 Iran, Pechino: “inaccettabile” l’uccisione di Ali Larijani

-09:30 A Gaza riaperto il valico di Rafah, per prima volta dall’inizio della guerra in Iran.

-09:00 Idf: sei attacchi iraniani contro Israele, 4 morti. Tre palestinesi in Cigiordania e uno straniero in Israele.

-08:00 Il prezzo del Brent alle stelle all’apertura dei mercati asiatici.

-07:01 Qatar: ingenti danni al complesso di gas di Ras Laffan.

-07:00 Trump minaccia di colpire un giacimento in Iran dopo gli attacchi al Qatar.

Referendum sulla Giustizia, il pm di Rieti spiega perché votare “no”

Roma, 19 mar. (askanews) – Il magistrato Rocco Gustavo Maruotti, pm presso la procura di Rieti e dal febbraio 2025 segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), risponde a cinque quesiti riguardanti le questioni principali su cui sono chiamati ad esprimersi gli elettori italiani al Referendum confermativo sulla Riforma della Giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026.

1. Gli effetti della separazione delle carriere tra giudici e pm?

“È evidente che l’obiettivo di questa riforma non è separare le carriere, ma creare due diverse magistrature, spezzando l’ordine unico dei magistrati. Tutto ciò che si divide si indebolisce, quindi l’obiettivo finale è quello di indebolire la capacità della magistratura di resistere alle pressioni del potere politico come è stato detto molto chiaramente da alcuni dei proponenti di questa riforma”, ha spiegato Maruotti ad askanews.

“I magistrati che cambiano percorso professionale, da giudice a pm e viceversa, sono meno di 30 all’anno, lo 0,3% della platea di questi 10.000 magistrati”, ha precisato.

2. Con il sorteggio dei membri dei due CSM cosa cambia?

“Il sorteggio è un’autentica umiliazione delle regole democratiche e dei principi costituzionali dell’elettorato attivo e passivo”, ha detto il pm di Rieti.

“Il sorteggio nega autorevolezza ai componenti del CSM – ha proseguito – il sorteggio non servirà ad eliminare le correnti, ma determinerà assoluta casualità nell’individuazione dei soggetti che andranno a comporre questo organo e svolgeranno una funzione molto delicata”.

3. Perché creare un’Alta corte disciplinare?

“La creazione di un’Alta corte disciplinare soltanto per i giudici civili e penali e non per tutte le altre magistrature d’Italia è un fatto del tutto irrazionale, che si spiega soltanto nell’ottica di punire i magistrati quando non si adeguano al volere del governo di turno”, ha dichiarato.

“Sarà esclusa la possibilità di ricorrere alla Corte di Cassazione. I magistrati italiani saranno gli unici cittadini a cui sarà privato non solo l’elettorato attivo e passivo, ma anche il diritto di rivolgersi alla Corte di Cassazione, in caso di sentenze che violano principi di legge”, ha sottolineato Maruotti.

4. Che ricaduta avrà l’esito di questo referendum?

“La connessione tra la riforma della magistratura e quella del premierato è forte e abbastanza evidente, non sono due capitoli separati, ma le due facce della stessa medaglia. L’obiettivo è quello di costruire un esecutivo forte e dotato di una legittimazione diretta e circondato da organi di controllo, compresa la magistratura, tendenzialmente allineati”.

“Come l’esito del referendum potrebbe incidere sul percorso di questo tipo di riforme dipenderà in realtà dal governo e non certo dai cittadini italiani che voteranno il 22 eil 23 soltanto su questa riforma”, ha aggiunto.

5. Infine, un appello per motivare gli indecisi:

“Bisogna votare no e aiutare i cittadini a comprendere che questa riforma è una revisione costituzionale, ha come unico obiettivo quello di indebolire quell’organo di garanzia, di rilevanza costituzionale, presieduto dal capo dello Stato e voluto dai padri costituenti per tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, in definitiva ha come obiettivo di indebolire la magistratura, come d’altronde hanno candidamente confessato alcuni proponenti di questa riforma, da ultimo la capo di gabinetto del ministro (della Giustizia, Giusi Bartolozzi, ndr), votare questa riforma serve a togliere di mezzo la magistratura”, ha concluso.

Crosetto: spero che Guterres e Ue sostengano una missione a Hormuz

Roma, 19 mar. (askanews) – Oggi il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, partecipa al Consiglio europeo e “io mi auguro che lo si convinca a intraprendere” la strada di una missione internazionale per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, dove “deve esserci una presenza del mondo” in modo che l’Iran non la percepisca come un attacco. Lo ha detto oggi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato a “Non Stop News” su Rtl 102.5, auspicando anche “che tutti i leader europei si muovano su questo senso”.

Perché anche se “il resto del mondo questa guerra non l’ha voluta” ora deve “cercare di gestire una problematica che ormai investe tutti”, e se si parte dalle Nazioni Unite, si potrebbe anche rilanciarne il ruolo, che “ultimamente è un po’ scomparso”. Quindi, ha concluso il ministro, “uniamo il fatto che i primi ad avere bisogno di quel petrolio sono magari i cinesi o gli indiani e mettiamo insieme una coalizione di tutte le nazioni in modo tale che l’Iran non la percepisca come un attacco e quindi sia possibile ripristinare il passaggio a Hormuz”.

Sanchez alla Ue: serve una posizione inequivocabile contro la guerra

Roma, 19 mar. (askanews) – Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez si reca oggi a Bruxelles per partecipare al Consiglio europeo con un obiettivo chiaro: ottenere una posizione “inequivocabile” dai leader europei contro la guerra in Medio Oriente. A tal fine, fonti del Palazzo della Moncloa indicano che terrà un discorso “incisivo” a porte chiuse. Il primo ministro sarà ricevuto alle 10 dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, con la quale avrà un primo scambio di opinioni insieme agli altri leader europei.

Alle 13, secondo il programma stabilito, Sanchez poserà per la tradizionale foto di gruppo e poi pranzerà con il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, e gli altri leader. Alle 18.30 inizierà la riunione del Consiglio Europeo, dove si prevede che verranno affrontati temi cruciali come le guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Ci sarà anche una sessione specifica per discutere di competitività, sicurezza e difesa e del quadro finanziario pluriennale.

Fonti governative hanno spiegato che l’obiettivo di Sßnchez è chiaro: l’Ue deve adottare una posizione netta riguardo a una guerra che considera illegale e insensata. Dall’inizio del conflitto, il premier si è concentrato non solo sull’Iran, ma anche sul Libano, la Cisgiordania e Gaza, offrendo il suo sostegno all’Autorità Palestinese e sottolineando l’importanza dello Stretto di Hormuz, ora nuovo epicentro della crisi globale. Il primo ministro spagnolo metterà in evidenza tre ragioni per cui questa guerra deve essere fermata: l’alto costo in termini di vite umane; l’incoerenza e il pericolo di violazione del diritto internazionale – per cui Sanchez invocherà l’articolo 2 del Trattato Onu, che invita gli Stati membri ad astenersi dall’uso della forza; e, in terzo luogo, l’aumento del costo dell’energia, che di conseguenza ha un impatto sulla catena di consumo globale.

A questa triplice motivazione, Sanchez aggiungerà il costo degli sfollati a causa della guerra, con oltre 8.000 spagnoli già evacuati dall’Iran dal ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e della Cooperazione. È qui che Sanchez metterà in evidenza il paradosso di parlare in questi concili per tre anni di sicurezza e difesa come pilastro fondamentale, mentre si verificano più conflitti che mai. Pertanto, chiederà un ritorno alla diplomazia e al negoziato e il rifiuto dell’intervento militare. In questo quadro, Sanchez conta sulla probabile forte alleanza di Antonio Costa, che ha appoggiato le parole del presidente fin dall’inizio.(Fonte Servimedia).

Corrono i prezzi delle case secondo l’Istat

Roma, 19 mar. (askanews) – Nel 2025, in media, i prezzi delle abitazioni aumentano del 4%: quelli delle abitazioni nuove crescono dello 0,6% e quelli delle abitazioni già esistenti del 4,7%. La dinamica dei prezzi delle abitazioni registrata nel 2025 produce un effetto di trascinamento al 2026 pari a +1,6%: +3,3% per le abitazioni nuove e +1,3% per le abitazioni già esistenti. Lo ha reso noto l’Istat.

“In media, nel 2025, la crescita dei prezzi delle abitazioni risulta sostenuta (+4%) e determina un effetto di trascinamento al 2026 del +1,6%”, è il commento dell’Istat.

MIA Photo Fair BNP Paribas – sezione Reportage Beyond Reportage

Milano, 19 mar. (askanews) – MIA Photo Fair BNP Paribas presenta la quindicesima edizione della fiera italiana dedicata alla fotografia, dedicata alla Metamorfosi, presso gli spazi di Superstudio Più a Milano da giovedì 19 a domenica 22 marzo 2026. La manifestazione, organizzata da Fiere di Parma e diretta per il terzo anno da Francesca Malgara, ha il patrocinio del Comune di Milano e vede il supporto di BNL BNP Paribas, già storico main sponsor dal 2012, e title sponsor dal 2025, e di Deloitte che, con il patrocinio di Fondazione Deloitte, è diventato main sponsor della fiera lo scorso anno. Sono quattro le sezioni della quindicesima edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas: la Main Section e tre sezioni tematiche Beyond Photography – Dialogue curata da Domenico de Chirico, Reportage Beyond Reportage curata da Emanuela Mazzonis e Focus Latino curata da Rischa Paterlini. Un sistema di colori guida lo spettatore lungo il percorso espositivo, con un riferimento cromatico applicato alle varie gallerie o ai singoli artisti per indicarne la sezione di riferimento.

Emanuela Mazzonis presenta la sua curatela: “La sezione Reportage Beyond Reportage, che curo per la quarta volta in occasione di MIA Photo Fair BNP Paribas, analizza come oggi sia difficile poter parlare di reportage classico. Oggi gli artisti non possono più sottolineare quella che è l’immediatezza della notizia, le immagini arrivano prima di ogni parola e quindi quello che gli artisti cercano di sottolineare con il lavoro di analisi che fanno sulle immagini che poi producono è un’analisi indagatoria: le loro immagini pongono questioni piuttosto che dare risposte. Il collegamento che ho voluto trovare quest’anno con il tema della fiera Metamorfosi si collega a uno statement di Italo Calvino sul poema di Ovidio, Le Metamorfosi, dove l’autore italiano sottolinea quanto sia importante avere molteplici chiavi di lettura nell’interpretare il poema ovidiano e questo noi lo ritroviamo esattamente nelle immagini: il modo in cui noi dobbiamo percepire le immagini deve essere un’apertura mentale, non dobbiamo avere un’unica chiave di lettura. Nella sezione si potranno ritrovare dodici gallerie, straniere ed italiane, con lavori di artisti che sottolineano quanto la metamorfosi vada a influire nell’ambito della fotografia sia da un punto di vista tecnico, con esperimenti che vanno dai fotogrammi agli scannogrammi, che nell’indagine su quella che è la trasformazione dell’identità umana e la trasformazione del paesaggio naturale rovinato dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione.

Alle mie spalle si vede un’immagine di Anastasia Samoylova, artista russa che vive in America da dieci anni e che racconta, o meglio documenta, la Route No. 1 sulla costa atlantica degli Stati Uniti: come questo paesaggio sia cambiato, abbia subito delle metamorfosi, proprio a causa della industrializzazione, della modernizzazione, della capitalizzazione e quanto questo territorio americano sia pieno di contraddizioni e di fragilità che lei riesce a estrapolare attraverso delle immagini in fondo anche molto poetiche come questa che possiamo osservare dietro di me”.

Orban: Ungheria non supporta Ucraina se non riceve il petrolio

Bruxelles, 19 mar. (askanews) – “Vogliamo ricevere il petrolio che l’Ucraina sta bloccando. Non supporteremo nessuna decisione in favore dell’Ucraina finché l’Ungheria non riceverà il petrolio che le appartiene”. Lo ha detto il primo ministro ungherese Viktor Orban arrivando al Consiglio europeo.

“La nostra posizione è chiara: siamo pronti a sostenere l’Ucraina quando riceveremo il petrolio che loro stanno bloccando. Aspettiamo il petrolio, il resto sono storie, vogliamo fatti. E’ un fattore di esistenza per l’Ungheria” che senza petrolio rischia “la bancarotta” e dunque “non è un gioco”, ha ribadito.

Sergio Paronetto, l’architetto nascosto della ricostruzione italiana

Ricorre l’81° anniversario della morte di Sergio Paronetto, il giovane vicedirettore dell’IRI, che ha aiutato Alcide De Gasperi a completare il pensiero sulla ricostruzione del Paese tra il 1940 e il 1945.

Il “primato del sociale” nella Costituzione

A Sergio Paronetto l’Italia deve una parte essenziale della Costituzione, l’indice, caratterizzato – si vorrebbe dire: qualificato – dai primi quattro Titoli: rapporti civili, rapporti (etico)sociali, rapporti economici, rapporti politici, nell’ordine. Uomo di ineguagliata statura culturale, morale e civile, Paronetto ha ripreso la triade sociale-economico-politico dal suo inventore, papa Leone XIII (di papa Pecci è il maggiore studioso vivente, interpellato sovente da papa Pacelli e da monsignor Montini sulle implicazioni della Dottrina sociale della Chiesa).

Da lui deriva il ‘primato del sociale’ che distingue la nostra Carta: laddove primato vuol dire che per definire la materia riguardante l’agire sociale del singolo cittadino e la vita sociale della comunità italiana non si deve fare riferimento a categorie dell’economia e della politica, mentre per le definizioni riguardanti queste due materie è ineludibile

riferirsi a categorie della materia sociale. Gli articoli della cosiddetta “costituzione economica” derivano in massima parte dalla formulazione paronettiana.

Si noti che, oltre ad essere conosciuto dai costituenti suoi grandi amici De Gasperi, Vanoni, La Pira, Gronchi, Meuccio Ruini (che sarà presidente della Commissione dei LXXV), il lavoro di Paronetto nel trattare argomenti “costitutivi” sarà assai apprezzato da Palmiro Togliatti, grande estimatore del giovane dirigente valtellinese.

Istituzioni, idee e testi fondativi

Quattro sono gli enti inventati da Paronetto: la SIOI, la Svimez, il CNEL, l’ISCO: che poi i suoi amici e ammiratori trasformeranno in realtà.

Sono dieci i testi fondamentali stesi come redattore-ombra da Paronetto per De Gasperi e per papa Pio XII nella prima metà degli anni Quaranta: i tre documenti programmatici della neonata Democrazia Cristiana, che vedono la luce dal 1942 al 1944 firmati da De Gasperi con lo pseudonimo Demofilo, più il ‘Testamento Politico 1942’ dello stesso De Gasperi; e sei documenti ecclesiali, di cui cinque firmati da papa Pacelli: quattro radiomessaggi pontifici dal 1941 al 1944 e il Discorso di investitura delle ACLI dell’11 marzo 1945, più il Codice di Camaldoli, che tanta influenza avrà sui costituenti cattolici (e non solo).

L’IRI e la strategia della ricostruzione

A Paronetto si deve la decisione di non liquidare l’IRI cui pensavano in un primo momento le autorità alleate, essendo l’ente nato nel 1933, in pieno ventennio; inoltre, si deve all’opera di persuasione su De Gasperi la nomina di Luigi Einaudi a governatore della Banca d’Italia nel 1944; la prima bozza di un piano per il rilancio del Mezzogiorno alla fine degli anni Trenta; lo studio condotto riservatamente per il ministro delle Finanze Paolo Ignazio Thaon di Revel per introdurre precocemente anche in Italia un Sistema di Contabilità Nazionale con grandezze macroeconomiche (il nuovo governatore della Banca d’Italia Donato Menichella, già direttore generale dell’IRI e superiore diretto di Paronetto, si rassegnerà a procedere all’adesione dell’Italia al Sistema di Contabilità Nazionale di standard internazionale oltre dieci anni dopo).

Per ordine di Menichella, Paronetto inventa nella seconda metà degli anni Trenta la Finsider e la Finmare, le finanziarie di settore dell’IRI, che vengono prontamente costituite, mentre la terza capogruppo, la Fincantieri, rimane allo stadio di progetto fino al 1958. L’IRI darà un contributo decisivo alla ricostruzione d’Italia, proprio come pensava il suo giovane vicedirettore generale prematuramente scomparso.

Militanza cattolica e visione profetica

Sul fronte della militanza cattolica, Paronetto è vicepresidente del Movimento Laureati Cattolici (già vicepresidente della FUCI) e redattore capo della rivista Studium. Assistente di Giovanni Battista Montini, consegna allo stesso i contenuti principali della futura Populorum Progressio: la necessità dello sviluppo sociale-economico per avere la pace. Passerà un quarto di secolo prima che Montini, divenuto papa Paolo VI, faccia splendere l’intuizione dell’amico Sergio nella sua straordinaria enciclica del 1967.

La commemorazione

La messa in suffragio dell’anima di Sergio Paronetto si terrà presso la cappella dell’Area delle Confraternite del cimitero del Verano alle 10:30 di venerdì 20 marzo.

Separazione delle carriere: una riforma da comprendere e sostenere

Una riforma fraintesa nel dibattito pubblico

Le argomentazioni corrette e appropriate sulle ragioni che giustificano la divisione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici hanno purtroppo lasciato spazio su tutta la stampa a polemiche a volte effimere, a volte truffaldine, a volte inconsistenti.

La riforma non è stata spiegata adeguatamente perché è stata proposta dal governo e quindi ha un sapore “politico” e poi, c’è da dire, che non corrisponde al DNA del Presiedente del Consiglio che ha una storia diversa da quella “liberale”!

Ma tant’è, la riforma è liberale e la valutazione deve essere obiettiva e serena; alla vigilia del voto bisogna dare dunque una valutazione sul significato dell’ordinamento giudiziario e sul rapporto annoso tra la politica e la giustizia per precisare le regioni che giustificano un voto positivo al referendum.

Il precedente di Tangentopoli e lo squilibrio istituzionale

È passato molto tempo dal “fenomeno” tangentopoli, una stagione nella quale l’esercizio dell’azione penale ha prepotentemente influito sull’intero sistema istituzionale, squilibrandolo e offuscandolo; ha interferito con le più profonde ragioni della politica e ha disatteso le regole fondamentali della stessa giurisdizione a partire dal valore ineliminabile della prova. Ma ora quei processi si sono da tempo conclusi non con una serie di condanne, come si poteva prevedere, ma con un numero enorme di assoluzioni che hanno costituito un vero e proprio fenomeno politico e giudiziario.

Il significato del processo e il ruolo dei giudici

È da questa considerazione che è necessario partire per individuare il significato del “processo”. La stagione, dunque, dei verdetti anomali emessi con prepotenza «in nome dei pubblici ministeri», fu superata con sentenze vere, fatte dai giudici in nome del buon senso e in nome e nell’interesse del popolo italiano, per una giustizia mite e serena.

La verità è che ancora oggi, non si è ancora colto il segno eccezionale della straordinaria serie di assoluzioni che hanno dimostrato in concreto la contraddittorietà delle iniziative intraprese dai pubblici ministeri e la vistosa patologia del processo penale. Patologia che non può essere né coperta né giustificata dal pretesto della differenza di valutazione dialettica, tradizionale tra pubblico ministero e giudice, ma che è stata palesemente prodotta da una alterazione e da una deviazione dell’esercizio dell’azione penale, che hanno determinato una crisi del processo e una inagibilità dello stesso.

La crisi del pubblico ministero e la degenerazione del sistema

I collegi giudicanti non hanno fatto prevalere un «contro teorema» politico, ma hanno saputo, con saggezza e pacatezza, demolire uno per uno i capisaldi di un teorema accusatorio che ha incriminato persone anche innocenti, ma soprattutto ha distrutto alcuni partiti e ha incrinato la credibilità delle istituzioni repubblicane da parte dei cittadini.

Si sperava che fosse tramontata l’era in cui il pm era accusatore e insieme, giudice, per cui l’avvio dell’azione penale coincideva con la sua conclusione, con la sentenza di fatto, con la condanna dell’imputato, con la fine inappellabile del suo onore civile e politico.

È stato questo il tragico errore che ha compromesso la credibilità del pm.

La conclusione è appunto che quella che viene definita «la rivoluzione giudiziaria» altro non è stata che una banale e incerta conquista del potere da parte di una magistratura sollecitata dalla sinistra che, non potendo fare una profonda revisione culturale e politica della propria storia, non è riuscita a consolidarsi nella coscienza del paese.

È questa la premessa culturale che ha consentito una funzione della magistratura fuori dalle regole istituzionali, ideologizzando il suo ruolo come un ruolo politico, non al di sopra delle parti.

Il giusto processo e il nuovo modello accusatorio

Orbene l’introduzione nella Carta Costituzionale dei principi del «giusto processo» ha segnato un momento importante di intervento riformatore del legislatore. Tutte le forze rappresentate in Parlamento hanno convenuto che un processo penale degno di questo nome è giusto se pone al centro l’escussione della prova, accompagnata da un serio contraddittorio dibattimentale. Tra le parti rispetto ad un giudice terzo e imparziale.

“L’Unità della giurisdizione” era prevista per un codice procedura penale inquisitorio dove si attribuiva al pm una funzione pubblica di difesa della comunità, ma nel 1989 il legislatore ha approvato un nuovo codice di procedura e, di conseguenza il pm per far funzionare il processo deve essere “par-te” contrapposta alla “difesa”, con un giudice terzo e imparziale.

Una riforma strutturale, non contingente

È l’argomento unico e principale per cui è inutile dire che la riforma non incide sui problemi della giustizia, e non porta vantaggi ai cittadini.

Non si tratta di trovare rimedio a una contingenza o a una burocrazia interna, né è argomento valido la contiguità o l’amicizia tra i magistrati, ma si tratta di risolvere un problema strutturale di principio, per un processo credibile appunto sistematico, come prevede l’art. 111 della Costituzione.

Due funzioni, due culture

Dunque, pm e giudici svolgono mestieri diversi e debbono avere per un processo accusatorio culture diverse, professionalità diverse per essere credibili. In tutti questi anni tutti i magistrati sono stati chiamati e vengono sempre chiamati giudici e se quando il pm accusa è considerato “giudice” anche dalla stampa e viene accreditato nelle sue accuse non ancora verificate dal vaglio del processo, perché l’ha detto già un “giudice”.

La conclusione è che se si fosse approvata questa riforma negli anni 80 a seguito della modifica del processo non avremmo avuto il fenomeno di Tangentopoli, c’è un’indagine giudiziaria fuori dalle regole costituzionali perché essa sarebbe stata controllata fin dall’inizio da un giudice che purtroppo non c’è stato né a Milano né in Italia.

Dieci ragioni per votare NO al referendum sulla giustizia

Per doverosa chiarezza desidero esplicitare le 10 essenziali ragioni di metodo e di contenuto per cui al referendum voterò NO.

  1. Il metodo costituzionale e il ruolo del Parlamento

Una riforma costituzionale, ovvero della Carta che è alla base della nostra Repubblica e dei principi e delle regole della convivenza comune, non deve essere proposta da un Governo ma dal Parlamento e non può essere approvata delegittimandolo, come è avvenuto, non facendo discutere e votare nessun emendamento migliorativo, né della maggioranza né della minoranza.

È quindi evidente l’intenzione originaria di Meloni/Nordio di arrivare al referendum confermativo (previsto, come è noto, quando non si sia raggiunta la maggioranza dei 2/3 dei voti), immaginando un plebiscito popolare per aprire la strada alle elezioni anticipate (se non alla candidatura della Meloni alla Presidenza della Repubblica).

  1. Correnti della magistratura e riforma del CSM

Pur riconoscendo la degenerazione delle correnti (di per sé legittime come interpretazioni e orientamenti) della magistratura, ritengo che la soluzione non sia il sorteggio ma, come avevano proposto Bazoli, nostro capogruppo in Commissione Giustizia, e anche numerosi costituzionalisti, un diverso sistema elettorale nel CSM.

  1. Un disegno più ampio di riforma degli equilibri istituzionali

Non può sfuggire il collegamento di questa riforma della magistratura (non della giustizia) con la proposta del premierato, dell’autonomia differenziata, di uno spoil system scientifico e con la volontà, già annunciata da Nordio, di sottrarre la polizia giudiziaria all’autorità giudiziaria, ecc.

  1. Delegittimazione degli organi di controllo

La parallela delegittimazione degli organi terzi e di controllo (Corte dei conti, ANPAC, ecc.) e delle Authorities in genere conferma questa insofferenza verso gli organi terzi di controllo e verso il principio costituzionale del bilanciamento dei poteri.

  1. Separazione delle carriere già prevista

La separazione funzionale delle carriere è già prevista nella riforma Cartabia e, comunque, il passaggio tra diversi ruoli ha riguardato fino ad oggi una percentuale inferiore all’1% dei magistrati.

  1. Due CSM e rafforzamento dei PM

La creazione di due CSM, di cui uno rappresentativo dei soli PM, è contraddittoria con l’intenzione proclamata dai proponenti di ridurre il loro ruolo, perché porterà inevitabilmente a rafforzare notevolmente il loro potere.

Questa è la ragione (come ha bene illustrato il costituzionalista Pinelli) per cui nei Paesi dove le carriere sono separate i PM sono sottoposti al potere governativo.

  1. Assoluzioni e ruolo dei PM

Il fatto che circa la metà dei processi si sia conclusa con l’assoluzione degli imputati dimostra l’autonomia e l’imparzialità dei giudici. Dimostra anche, però, che talora (e lo sappiamo bene!) ci siano state ipotesi di colpevolezza e accuse infondate da parte di vari PM, ma certo questo referendum non risolve, e a mio avviso aggrava, il problema, rafforzando di fatto il ruolo dei PM.

  1. Azioni disciplinari e possibili correttivi

Per quanto attiene alle azioni disciplinari, la percentuale delle condanne ha riguardato il 49% delle azioni disciplinari avviate (80 nel 2024). Anche qui, comunque, una legge ordinaria potrebbe modificare, con eventuale rotazione o altro, la composizione delle sezioni disciplinari del CSM, come proposto da vari giuristi.

  1. Critica interna e ruolo del referendum

Come PD non dobbiamo però essere appiattiti acriticamente sulla posizione della magistratura, ma ricordare anche alcune patologie esistenti e impegnarci a correggerle con leggi ordinarie (penso alle gogne mediatiche, alla rivelazione del segreto d’ufficio, ai processi paralleli televisivi, ecc.). Patologie cui il referendum non dà risposte.

Ricordo anche che in Direzione, e non solo, abbiamo criticato gli anatemi lanciati dalla Segretaria e da altri verso chi, anche nel PD, la pensa legittimamente in modo diverso, pur sentendo noi il dovere di far riflettere sulle conseguenze politiche, e non solo tecniche, di modifiche così rilevanti di articoli della Costituzione, nonché dell’autonomia e indipendenza della magistratura come ordine.

Sia per rispettare il ruolo costituzionale del referendum (sono i cittadini i soggetti chiamati a esprimersi; i partiti possono e devono informare e orientare, ma non vincolare), sia perché dobbiamo evitare — visto che siamo il solo partito con opinioni diverse al suo interno — di dividere il nostro elettorato.

  1. I rischi politici della campagna referendaria

Alcune modalità e toni della campagna per il NO del PD e di alcuni magistrati non mi sono piaciuti, anche perché rischiano di creare un effetto boomerang. Non credo che al Pd convenga essere identificato con l’esito di un referendum. Non mi pare sia andata bene quando l’abbiamo fatto.

Certamente, però, non possiamo non rilevare che nel Governo e nella maggioranza sono tutti acriticamente per il SÌ, e quindi sono loro ad averlo reso una questione di schieramento politico.

Una partita decisiva

Dobbiamo quindi sapere che su questo referendum si gioca una partita politica rilevante e dalle conseguenze imprevedibili, anche per la indeterminatezza delle norme attuative.

Il campo degasperiano come riscoperta di una politica che parta dalle idee

Nella concezione progressista la storia è lineare: ciò che è “nuovo”, è sempre meglio del “vecchio”.

Ma, a parere di chi scrive, la storia non applica il metodo Giapponese Kaizen (il noto metodo  del “miglioramento continuo”), bensì è fatta di “corsi e ricorsi” storici di Vichiana memoria.
Nel nostro Paese siamo passati dal linguaggio della prima Repubblica, ricco di contenuti espressione di un pensiero forte, al linguaggio della Seconda Repubblica, postmoderno e semplificato.

Sembriamo sprofondati in una dinamica di velocità, senza profondità del pensiero, coniugata ad una politica urlata, che cerca di acchiappare l’attimo fuggente dell’opportunità.

Questo nuovo linguaggio, che asseconda il target più che indirizzarlo, abdicando al ruolo di classe dirigente, ci permette di comprendere la realtà o, a dirla con Ligabue, abbiamo “perso le parole”?

Perché, di fatto, “chi pensa male, parla male, vive male” (cit. Nanni Moretti).

Pur essendo convinto, sul piano generale, che si debba tenere assieme comunicazione efficace e profondità del pensiero, anche utilizzando gli strumenti comunicativi contemporanei i come social network, è utile un focus specifico per provare a dare una risposta: le parole centrodestra e centrosinistra.
Sono parole utilizzate, ormai, come sostantivi composti: parole che dovrebbero quindi, in sé e per sé, esprimere un significato autonomo.

E’ cosi? Le parole coinvolte sono tre: centro, sinistra e destra.
Perché le utilizziamo composte? E’ corretto continuare a farlo, senza rischiare di descrivere più ciò che abbiamo ancora in testa a dispetto della realtà? Le parole centrosinistra e centrodestra hanno diversa origine.
Il centro-sinistra, quello con il trattino alto, vede le sue origini nella prima Repubblica, essendo una formula d’alleanza tra le forze popolari, repubblicane e della sinistra riformista, stagione che ha dato al Paese importanti riforme come il sistema sanitario nazionale e lo statuto dei lavoratori. Con il varo del bipolarismo dell’alternanza in versione Italiana negli anni 90’, figlio di tangentopoli, svolta maggioritaria e ascesa Berlusconi/Prodi, si è arrivati alla sua rinascita, seppure in forme diverse (i postcomunisti in luogo delle forze di sinistra non più esistenti, che si avviavano ad una trasformazione in senso socialdemocratico), unito alla nascita del centro-destra, anche esso, allora, con il trattino.

In quel quadro, e a lungo, fino alla tenuta di Forza Italia come leader della coalizione, con l’UDC in una posizione simile, e fino alla nascita, e al consolidamento/svolta del Movimento Cinque Stelle a forza inserita nel campo progressista da un lato, e di Fratelli d’Italia dall’altro lato, hanno rappresentato chiavi linguistiche con un serio, e vero, aggancio con la realtà: coalizioni che univano forze di centro con forze di sinistra riformista/socialdemocratica, o di una destra che, dopo la svolta di Fiuggi, stava facendo lo sforzo realistico di divenire liberalconservatice, insieme ad un partito liberale e federalista/territoriale come la Lega.
Ma, con la nascita (o rinascita) e ascesa di forze (e leader) populiste, questi sue sostantivi composti, a ben vedere, sono stati svuotati completamente del loro significato originario.

Li continuiamo a ripetere, in un rito comunicativo che somiglia più ad un fenomeno di Illusory truth effect (effetto della verità illusoria), che non è altro che un bias cognitivo.
I Bias, in psicologia, sono schemi mentali automatici, che influenzano il modo in cui interpretiamo, percepiamo e decidiamo. Citando Kahneman e Tversky, è “una deviazione sistematica del giudizio razionale, dovuta all’uso di scorciatoie mentali”, in pratica la mente semplifica, per evitare di elaborare ogni volta la complessità.

L’ “effetto della verità illusoria” è un bias cognitivo per cui tendiamo a credere vera un’informazione, o parola, perché la sentiamo ripetere più volte: la ripetizione trasforma la familiarità in percezione di verità.

Ed è esattamente ciò che facciamo con le due parole composte centrodestra e centrosinistra. Siccome le utilizziamo da trent’anni, la familiarità, e la ripetizione, ce le continuano a far sembrare vere.

Eppure abbiamo, in un campo, una sinistra radical/massimalista, e Putiniana, ormai lontana dalla sinistra riformista e socialdemocratica che rappresentava il fianco sinistro del centrosinistra, e una destra sovranista Putinian/Trumpiana ormai distante dalla svolta liberalconservatrice che stava tentando Gianfranco Fini.

E’ per questo che dovremmo, anzitutto iniziare a chiamare le due coalizioni con il loro nome, e cioè campo largo e destra centro.

E, soprattutto, immaginare nuove strade, e nuove alchimie di coalizione, se crediamo che siano i contenuti, le idee, a dover dare l’indirizzo alla storia, attorno a cui organizzare il consenso.
La cultura popolare, liberale, socialista riformista e socialdemocratica,  potrebbero ipotizzare di ripartire da queste priorità:

Questione sociale, che richiede uno spirito riformatore, radicale più nella volontà che nei contenuti, rimettendo al centro il tema dell’uomo e della giustizia sociale, anche dinanzi alle trasformazioni già in corso con lo sviluppo del combinato intelligenza artificiale/robotica. Tutela della libertà umana, delle libertà democratiche e dei diritti civili di fronte all’avanzare delle autocrazie/autoritarismi.
La Guerra e la Pace, in chiave Europea e di ricostruzione delle condizioni di un mondo multilaterale, superando i limiti delle Istituzioni che escono distrutte dal contesto Geopolitico, che vede un rinnovato assetto basato sul diritto della forza più che sulla forza del diritto.

Le formule d’alleanza non sono dogmi scritti sulla pietra, ma convergenze storiche che devono partire dai contenuti.

Pertanto, sembrano proprio questi contenuti, poc’anzi elencati, possibili basi contenutistiche di un rinnovato Campo De Gasperiano, un centro-sinistra 4.0 (senza le forze radicali e populiste, quindi NO campo largo), e col trattino, da cui ripartire, per smetterla di ripetere formule d’alleanza (scambiandole per formule culturali con un significato intrinseco) che non esistono più e che, realisticamente, stanno portando l’Italia a sbattere.

Come diceva Ligabue in “Ho perso le parole”:“Credi, credici un po’, metti insieme un cuore e prova a sentire…”.  Forse è questa la sfida più grande, crederci. Abbandonare vecchie certezze e conquiste personali, per gettare il cuore oltre l’ostacolo e aprire nuovi orizzonti possibili.

Referendum, Landini in piazza per il no a Roma: è momento di unirsi

Roma, 18 mar. (askanews) – “Penso che chi pensava che ci sarebbe stato un plebiscito su questa riforma oggi si sta rendendo conto che qualcosa è cambiato, perché girando per il Paese io percepisco di nuovo il valore della Costituzione, la domanda di unità di fronte anche alla paura legittima che esiste, per la guerra, il peggioramento delle condizioni. Non è il momento di creare il nemico, è il momento di unirsi, è il momento, lo dico banalmente, della fratellanza tra le persone per affrontare una situazione inedita, nuova, con una difficoltà che nessuno mai ha vissuto”. Così il leader della Cgil, Maurizio Landini, a margine dell’evento conclusivo della campagna per il “no” al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, che si è svolto a Piazza del Popolo a Roma.

“Quindi per noi questo non è un voto contro qualcuno, perché la Costituzione non è di destra o di sinistra, è la Costituzione antifascista, democratica, che ha determinato le condizioni dell’unità di questo Paese”, ha aggiunto.

Referendum, Conte: “Votiamo no a questa riforma dell’ingiustizia”

Roma, 18 mar. (askanews) – “La presidente Meloni inonda le tv e i suoi social per questa campagna referendaria e sono tre giorni, che non ha trovato una parola per quanto riguarda un parlamentare di Fratelli d’Italia che sta invitando al voto di scambio clientelare per convincere gli indecisi. E poi hanno detto no a tutti i fuori sede, a partire dagli studenti che vorrebbero votare in massa. Allora noi rispondiamo: votiamo no a questa riforma dell’ingiustizia che mira soltanto a rivendicare un primato che la politica dovrebbe conquistarsi con la dignità, la forza dei comportamenti e delle condotte”. Così il leader del M5S Giuseppe Conte, a Piazza del Popolo a Roma all’evento conclusivo della campagna per il no al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Schlein chiude campagna del Referendum: “Voteremo convintamente no”

Roma, 18 mar. (askanews) – “Chiediamo alle persone di votare no ad una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini, ma indebolisce l’indipendenza dei giudici. Quindi noi voteremo convintamente no per difendere la nostra Costituzione e l’equilibrio tra i poteri che hanno voluto i nostri costituenti”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein a margine della manifestazione per il ‘no’ al Referendum a Piazza del Popolo a Roma. “Se vince il ‘no’ ci evitiamo una riforma pericolosa e sbagliata per i cittadini”, ha aggiunto.

Fiumicino si conferma nella top ten dei migliori aeroporti al mondo

Roma, 18 mar. (askanews) – L’aeroporto di Roma Fiumicino, per il secondo anno consecutivo, si conferma tra i dieci migliori aeroporti al mondo (al settimo posto) ai World Airport Awards 2026, i riconoscimenti internazionali assegnati da Skytrax, principale ente di rating del trasporto aereo a livello globale. Lo comunica Adr in una nota.

Il riconoscimento arriva sulla base di un sondaggio che ha misurato la soddisfazione dei passeggeri provenienti da oltre 100 nazionalità in più di 565 scali in tutto il mondo. Il Leonardo da Vinci è stato inoltre riconosciuto anche come miglior aeroporto dell’Europa meridionale (Best Airport in Southern Europe). Il premio è stato annunciato a Londra durante l’evento Passenger Terminal Expo (PTE) World. “Le valutazioni positive dimostrano la qualità dell’esperienza offerta da ADR e rafforzano il posizionamento dello scalo tra i principali aeroporti a livello globale”, ha dichiarato Edward Plaisted, ceo di Skytrax.

Secondo l’indagine, i passeggeri hanno espresso valutazioni particolarmente positive sull’offerta commerciale e gastronomica, oltre ai controlli di sicurezza, dell’aeroporto di Fiumicino.

Fed conferma tassi Usa, Iran crea incertezza e spinge l’inflazione

Roma, 18 mar. (askanews) – Come ampiamente previsto la Federal Reserve, la Banca centrale degli Stati Uniti, ha confermato i livelli di riferimento dei tassi di interesse sul dollaro, ad una forchetta del 3,50%-3,75%. La decisione è stata comunicata dal direttorio (Fomc) al termine dei consueti due giorni di riunioni. L’istituzione monetaria ha rilevato come l’incertezza che grava attorno alle prospettive economiche resti “elevata”. E ripetutamente interpellato sulle conseguenze del conflitto in Iran, il presidente Jerome Powell ha replicato che “nel breve termine i rincari dell’energia spingeranno l’inflazione”, tuttavia “è presto per valutare quale sarà l’impatto complessivo” sull’economia Usa.

“Andando avanti – ha detto – ci saranno alcuni effetti sull’inflazione”.

La Fed ha intanto rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica e di inflazione per gli Stati Uniti. Ora indica un più 2,4% di crescita quest’anno, cui dovrebbe seguire più 2,3% del Pil il prossimo e più 2,1% nel 2028. Nelle stime dello scorso dicembre, la Fed indicava +2,3% di crescita quest’anno, +2% il prossimo e +1,9% nel 2028. Per l’inflazione ora la banca centrale Usa pronostica 2,7% quest’anno, 2,2% il prossimo e il 2% nel 2028. Tre mesi fa prevedeva 2,4% quest’anno, 2,1% il prossimo e 2% del 2028.

Alla Fed “giudichiamo la nostra linea attuale appropriata per raggiungere gli obiettivi” di inflazione e occupazione, ha detto ancora Powell. “Siamo in una situazione difficile che, riteniamo, ci richiede di bilanciare i rischi”, mentre “ci troviamo in questa linea di confine tra tassi leggermente restrittivi e neutrali”. Resta aperta la possibilità di ulteriori riduzioni ai tassi, ma alcuni componenti del direttorio (5, ha precisato Powell) hanno ridimensionato queste attese. Negativa la dinamica a Wall Street, mentre il dollaro ha rafforzato in guadagni con l’euro che scende a 1,1474 sul biglietto verde in serata.

E niente catastrofismi. Sull’ipotesi che si possa parlare di “stagflazione”, Powell ha allontanato lo spettro di questo scenario “da anni ’70. Con stagflazione – ha detto – intendiamo una situazione di disoccupazione a due cifre e inflazione molto elevata. Userei il termine per una situazione molto (più) grave, e non è quello che stiamo vivendo ora”.

Infine, Powell è intervenuto su un tema – su cui in realtà non gli erano state rivolte domande dirette – quello della indagine che lo ha preso di mira, su iniziativa dell’amministrazione Trump, per il lievitare dei costi di rifacimento della sede dell’istituzione. “Sul se lascerò mentre è in corso l’indagine su di me, non ho alcuna intenzione di lasciare il direttorio fino a quando l’indagine non sarà pienamente finita, e in piena trasparenza. Sulla domanda se continuerò come governatore una volta che il mio termine scadrà e che l’indagine sarà finita, non ho preso decisioni – ha detto – e prenderò decisioni sulla base di quello che penso sia meglio per l’istituzione e per le persone che serviamo”.

A Powell era stato invece chiesto cosa intenda fare se la nomina del suo successore, Kevin Warsh, scelto da Trump, non venisse ratificata dal Congresso prima della sua scadenza. “Servirò come presidente protempore fino a quando verrà ratificata la nomina. È quello che è stato fatto in diverse occasioni in passato – ha detto – ed è quello che verrà fatto anche in questa”. (fonte immagine: Federal Reserve)

Calcio: Italiano "Roma più forte ma sfida aperta"

Roma, 18 mar. (askanews) – “Gasperini dice che la Roma non è favorita? Credo che loro abbiano un valore superiore al nostro, lo dimostra il tasso tecnico che hanno: però in una gara del genere, nella quale l’1-1 non dà vantaggio a nessuno, ce la si gioca. La giocheremo entrambi a viso aperto”. Così il tecnico del Bologna Vincenzo Italiano alla vigilia della gara di ritorno degli ottavi di Europa League contro la Roma.

“È una gara che ti permette di poter vivere bene una competizione che ci piace, che può darci qualcosa in più per il finale di stagione. Dovremo mettere qualità e ritmo, intensità a livello esagerato”, ha aggiunto.

Sull’ambiente dell’Olimpico: “Quando si incontra la Roma, qui in casa loro, ha tutto un sapore diverso per quello che prepara la tifoseria, l’inno, l’ambiente, ma siamo tutti vaccinati e non ci faremo intimorire”.

Il Bologna si prepara a un ampio turnover: “Il nostro obiettivo era essere ancora in gara a marzo-aprile e ci siamo. Dobbiamo essere realisti: loro partono leggermente avanti, ma abbiamo qualità, gamba e fisicità per giocarcela”.

Sull’andata: “Abbiamo visto una partita bella, come succede sempre con Gasperini, gare tirate e intense. Dovremo essere bravi a non subire la loro qualità”. Il tecnico rossoblù conferma equilibrio nelle percentuali: “Quel 51% a loro e 49% a noi lo ribadisco”.

Calcio: Barcellona travolge Newcastle 7-2 ed è ai quarti

Roma, 18 mar. (askanews) – Il Barcellona batte il Newcastle 7-2 e si qualifica ai quarti di finale di Champions League, forte anche dell’1-1 dell’andata (totale 8-3). Gara spettacolare e ricca di gol, con i catalani che prendono il controllo e dilagano nella ripresa.

La partita inizia con ritmi alti e occasioni da entrambe le parti. Il Barcellona passa al 6′ con Raphinha, ma il Newcastle reagisce e trova il pari al 15′ con Elanga. I catalani tornano avanti al 18′ con Bernal, ma ancora Elanga firma il 2-2 al 28′, mantenendo l’equilibrio. Nel finale di primo tempo l’episodio chiave: calcio di rigore assegnato con il Var e trasformato da Lamine Yamal al 45’+7, che porta il Barcellona sul 3-2 all’intervallo.

Nella ripresa il Barcellona alza definitivamente il ritmo e chiude la partita. Al 51′ segna Fermín López, al 56′ e al 61′ arriva la doppietta di Lewandowski, mentre al 72′ è ancora Raphinha a firmare il definitivo 7-2. Il Newcastle prova a reagire ma fatica a contenere la superiorità tecnica degli avversari.

Il secondo tempo scorre senza recupero e il Barcellona gestisce fino al triplice fischio, confermando una netta supremazia e staccando il pass per i quarti di finale.

Dl Carburanti, Meloni: conseguenza crisi non deve impattare su famiglie e imprese

Roma, 18 mar. (askanews) – “Il pacchetto di misure ha un obiettivo chiaro nell’immediato: fermare la possibile impennata dei prezzi legata alla crisi, una crisi su cui chiaramente tutti lavoriamo perché finisca nel più breve tempo possibile”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video diffuso sui social, dopo il varo da parte del Cdm del decreto con “disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali”.

“Il messaggio che vogliamo dare ai cittadini è semplice: noi continueremo a fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per impedire che si speculi su ciò che sta accadendo e per evitare che le conseguenze della crisi possano impattare sulle famiglie e sulle imprese di questa nazione”.

Vela: Tita e Banti tornano insieme, puntano a Los Angeles 2028

Roma, 18 mar. (askanews) – Due anni fa l’annuncio del ritiro, ora quello del ritorno alle gare per puntare direttamente a Los Angeles 2028. Ruggero Tita e Caterina Banti tornano a gareggiare insieme e difenderanno il doppio oro olimpico conquistato nella vela con il catamarano a Tokyo 2020 e Parigi 2024. “We are back! Siamo tornati! Los Angeles 2028 ci aspetta”, ha scritto la Banti sui propri social.

I due campioni hanno ufficializzato la loro candidatura alla campagna olimpica per i Giochi in programma tra due anni. La notizia è sorprendente, oltre che positiva per il movimento velistico italiano, in quanto proprio la Banti aveva annunciato il ritiro dall’attività agonistica subito dopo l’oro parigino. L’atleta romana, dopo la seconda medaglia olimpica, aveva detto di voler dedicarsi anche ad altri progetti e si è presa un anno di riflessione. Quindi la decisione di rimettersi in gioco. “I campioni vogliono difendere il titolo olimpico”, ha scritto sulla sua pagina Instagram.

La coppia tornerà ad allenarsi insieme sul Nacra 17 quanto prima ma al netto degli impegni già programmati da tempo. Tita, infatti, sta partecipando alla Coppa America con l’equipaggio di Luna Rossa e si dedicherà esclusivamente a questo fino a luglio 2027. Soltanto dopo l’azzurro di Rovereto potrà concentrarsi sulla preparazione olimpica insieme alla compagna.

I due italiani sono tra i velisti più medagliati della storia. Tra il 2017 ed il 2020 hanno conquistato un bronzo e un oro ai Mondiali, tre titoli europei e quattro medaglie (due ori, un argento e un bronzo) in Coppa del Mondo. Dopo l’oro olimpico di Tokyo, nel 2022 hanno conquistato l’Europeo ed un secondo oro mondiale, aggiudicandosi tredici regate su quindici. Nel 2022 hanno vinto il premio Rolex World Sailor of the Year 2022 nella categoria maschile e femminile. Tra il 2023 ed il 2024 hanno conquistato altri due ori mondiali nel Nacra 17 prima di aggiudicarsi il secondo titolo olimpico a Parigi 2024. In totale vantano due ori olimpici, quattro ori mondiali (2018, 2022, 2023 e 2024), un bronzo mondiale e quattro ori europei (2017, 2018, 2020 e 2022).

Carburanti, Codacons: con taglio accise risparmio 15,2 euro su pieno

Roma, 18 mar. (askanews) – “Il taglio delle accise per 25 centesimi di euro, considerata anche l’Iva che pesa sulle accise, si traduce in un calo del prezzo alla pompa pari -0,305 euro al litro, con un risparmio da 15,2 euro su un pieno da 50 litri”. Lo rende noto il Codacons, commentando la misura annunciata dalla premier Giorgia Meloni.

“Considerato il prezzo medio odierno del gasolio, 2,103 euro al litro, con la riduzione delle accise il diesel scenderebbe a 1,798 euro/litro, vicina ai livelli pre-conflitto – calcola il Codacons -. Per quanto riguarda la durata del taglio delle accise, che dovrebbe essere di soli 20 giorni, il Codacons la ritiene del tutto insufficiente: al termine del periodo di sconti i prezzi dei carburanti alla pompa schizzeranno al rialzo, e anche se alla scadenza della misura le quotazioni del petrolio dovessero calare, i listini alla pompa scenderanno a ritmo da lumaca, come gli italiani sanno bene ogni volta che aumentano i prezzi di benzina e gasolio a causa del petrolio”.

Carburanti, Meloni: abbassiamo prezzo e combattiamo speculazione

Roma, 18 mar. (askanews) – Con il decreto carburanti varato oggi dal Consiglio dei ministri “introduciamo un credito d’imposta per gli autotrasportatori perché non vogliamo che l’aumento del prezzo si trasferisca sui beni di consumo, e diamo vita a un meccanismo anti-speculazione che di fatto lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi. Quindi, combattiamo la speculazione e intanto abbassiamo immediatamente il prezzo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista al Tg1.

Carburanti, Tajani: da domani prezzi ridotti alle pompe

Roma, 18 mar. (askanews) – “Il governo ha appena approvato un decreto legge che da domani mattina ridurrà il prezzo della benzina e del gasolio. Vogliamo impedire insomma che l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas, provocata dalla guerra, possa incidere sulla vita quotidiana di ogni cittadino italiano”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un video. “Ma per impedire che ci siano speculazioni abbiamo deciso anche di far effettuare controlli severissimi alle pompe di benzina, ma anche ai fornitori delle pompe di benzina questo per garantire ogni cittadino italiano”, ha aggiunto.

Tennis, Sinner pronto per Miami: "Darò il massimo"

Roma, 18 mar. (askanews) – “Il tempo qui non è bellissimo, vediamo come si presenta. Sono contento di essere qui, un torneo importante che mi è mancato l’anno scorso. È l’ultimo torneo prima della terra battuta, vediamo come andrà io proverò a dare il massimo”. Così Jannik Sinner intervenuto ai microfoni di Sky Sport in vista dell’esordio nel torneo Atp di Miami. Da questa settimana sono ben quattro gli italiani tra i primi 20 giocatori del mondo, un record mai raggiunto prima. “È un momento importante che dobbiamo sfruttare in modo positivo, c’è tanto lavoro dietro di tutti i team. È uno sport individuale e ognuno sta trovando il proprio equilibrio, da casa sentiamo tanto il supporto e noi cerchiamo di rendervi il più felice possibile”, ha aggiunto.

Poi il numero due del mondo torna a parlare della sua amicizia con il campione di Formula 1 Kimi Antonelli, ricordato durante la premiazione del torneo di Indian Wells. “Quello che sta facendo Kimi è incredibile, è un bravissimo ragazzo e sono contento per lui e la sua famiglia. A lui auguro solo il meglio, come alla Ferrari che spero si possa avvicinare”.

AISG 2026, a Roma IX congresso internazionale sul glaucoma

Roma, 18 mar. (askanews) – Il nono Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Glaucoma (AISG) ha riunito a Roma specialisti provenienti da diversi Paesi per confrontarsi sui progressi della ricerca e sulle nuove strategie di diagnosi e trattamento di una patologia che rappresenta ancora oggi una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo. Tre giorni di lavori dedicati alle innovazioni diagnostiche, alle nuove terapie e alle prospettive aperte dalle tecnologie più avanzate. “L’Associazione italiana per lo studio del glaucoma è la principale società scientifica italiana dedicata a questa patologia ed è nata oltre quarant’anni fa – spiega Stefano Miglior, presidente AISG – e da nove anni il nostro meeting annuale è diventato un congresso internazionale che coinvolge esperti europei, americani e asiatici per confrontarsi sulle principali novità in campo diagnostico, terapeutico e chirurgico”. Negli ultimi anni la gestione del glaucoma è cambiata grazie all’introduzione di nuove terapie e di tecniche chirurgiche meno invasive. “Il glaucoma è una malattia estremamente grave – osserva Roberto Carassa, direttore del Centro Italiano Glaucoma – ma con le terapie oggi disponibili nella grande maggioranza dei casi riusciamo a fermarne l’evoluzione. Le procedure mini-invasive sono efficaci e molto più sicure rispetto al passato”. Il congresso ha affrontato anche la complessità delle diverse forme della malattia. “Il glaucoma più frequente nel mondo occidentale è quello primario ad angolo aperto – spiega Michele Iester, direttore della Clinica Oculistica Universitaria di Genova – ma esistono anche altre forme, come il glaucoma da chiusura angolare, con meccanismi differenti che richiedono diagnosi e trattamenti specifici”. Tra i temi più discussi anche la neuroprotezione. “Il glaucoma è una malattia neurodegenerativa – sottolinea Luca Rossetti, professore ordinario all’Università di Milano – e quindi è importante proteggere le cellule ganglionari della retina che collegano l’occhio al cervello. Studi clinici stanno valutando il ruolo della citicolina nel rallentare la progressione del danno glaucomatoso”. Accanto alla ricerca resta centrale la diagnosi corretta. “Il glaucoma spesso non dà sintomi e molte persone arrivano tardi alla visita oculistica – spiega Guido Caramello, direttore del Centro Abax di Cuneo – ma allo stesso tempo bisogna evitare trattamenti non necessari e valutare attentamente ogni paziente”. Un concetto confermato anche nella gestione dell’ipertensione oculare. “Non tutte le forme di ipertensione oculare richiedono una terapia – precisa Luciano Quaranta, direttore del Centro Oculistico Italiano – molti pazienti devono essere semplicemente monitorati nel tempo, mentre nei casi in cui la malattia progredisce è fondamentale rivolgersi a centri specialistici”. La sfida resta quella della diagnosi precoce e le nuove tecnologie potrebbero offrire strumenti utili in questa direzione. “L’intelligenza artificiale potrebbe permettere di individuare precocemente il rischio di glaucoma su larga scala – afferma Francesco Oddone, direttore dell’Unità Glaucoma dell’IRCCS Fondazione Bietti di Roma – attraverso l’analisi automatizzata delle immagini del fondo oculare, indirizzando i pazienti a rischio verso controlli specialistici”. Il congresso AISG si conferma così un importante momento di confronto scientifico internazionale dedicato al miglioramento della diagnosi e del trattamento del glaucoma.