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Calcio, risultati Serie A, Genoa scatto salvezza

Roma, 12 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 32esima giornata di serie A dopo Genoa-Sassuolo 2-1

32esima giornata Roma-Pisa 3-0, Cagliari-Cremonese 1-0, Torino-Verona 2-1; Milan-Udinese 0-3; Atalanta-Juventus 0-1, Genoa-Sassuolo 2-1; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Classifica: Inter 72, Napoli 65, Milan 63, Juventus 60, Como 58, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 45, Lazio 44, Udinese 43, Sassuolo 42, Torino 39, Genoa 36, Parma 35, Cagliari 33, Fiorentina 32, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

33ª giornata Venerdì 17 aprile, ore 18.30 Sassuolo-Como; ore 20.45 Inter-Cagliari. Sabato 18 aprile, ore 15 Udinese-Parma; ore 18 Napoli-Lazio; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Calcio, Genoa-Sassuolo 2-1, decide Ekuban nel finale

Roma, 12 apr. (askanews) – Il Genoa batte il Sassuolo 2-1 al termine di una gara intensa, nervosa e ricca di colpi di scena, decisa nel finale dal gol di Ekuban. Una sfida segnata da episodi chiave, tra cui due espulsioni nel recupero del primo tempo, che cambiano volto alla partita. Il match si sblocca al 18′ con il vantaggio del Genoa firmato da Malinovskyi, servito da Baldanzi, bravo a trovare lo spazio giusto per l’inserimento del compagno. Il Sassuolo prova a reagire con diverse conclusioni, in particolare con Berardi e Laurienté, ma senza riuscire a trovare la via del gol nella prima frazione. Nel recupero del primo tempo arriva l’episodio che accende la gara. Domenico Berardi all’ingresso del tunnel che porta agli spogliatoi, prima discute con Sabelli successivamente ha uno scontro fisico con Ellertsson. Dopo essere stati separati dai compagni, i due sono espulsi dall’arbitro Rapuano. Il Sassuolo trova il pareggio al 57′ con Koné, bravo a sfruttare un’occasione in area e battere il portiere avversario. Nel finale cresce il Genoa, che trova il gol decisivo all’84’: Messias serve Ekuban che non sbaglia e firma il 2-1. Nei minuti conclusivi il Sassuolo tenta l’assalto, ma senza precisione, come dimostra il tiro fuori di Laurienté allo scadere.

Etta presenta il nuovo album "Queste cose sono io"

Milano, 12 apr. (askanews) – Etta presenta il nuovo album “Queste cose sono io”, prodotto da V_Rus per B Music Records e distribuito da ADA Music Italy / Warner Music Group. Dodici tracce che compongono un manifesto diretto e senza filtri. In questo lavoro in studio la scrittura resta quella affilata e ironica di Etta, ma lascia spazio anche a momenti più fragili e toccanti. Un disco che traduce idee e visioni in musica: pretenzioso nel senso più ostinato del termine, perché rivendica ancora la possibilità di immaginare un futuro migliore. Etta racconta: «”Queste cose sono io” può sembrare un percorso autobiografico, e in parte lo è. Ma non solo. Racconta sentimenti, descrive i nostri giorni e invita a riflettere sul futuro. Sono fiera di questo album: è stato costruito nel tempo insieme a V_Rus, che lo ha reso eterno. Uno spaccato di verità in un momento in cui il mercato musicale e la nostra società sembrano volerci solo distrarre. Siamo controcorrente? Probabilmente sì. Ma ci sono persone che hanno bisogno della verità. Io canto e scrivo per loro. Non posso smettere di essere quella che sono. So di avere molti difetti e di essere molto autocritica, ma considero questa cosa un vantaggio. Mettersi in discussione è la chiave per migliorarsi e io voglio dare il massimo per il mondo. La mia musica deve schierarsi con me dalla parte dei deboli, dei feriti, degli emarginati e degli incompresi. Essere fragili non significa essere concentrati solo su sé stessi: al contrario, la fragilità può renderci ancora più empatici con ciò che ci circonda.» Etta porterà nei club italiani il “Queste cose sono io Tour”, la serie di concerti in partenza in primavera in occasione dell’uscita del nuovo disco. Lo show di Etta, prodotto da TUBE Music, è un live intenso e coinvolgente, costruito insieme alla sua band. Sul palco l’artista esprime un’indole ribelle e autentica, trasformando ogni concerto in un’esperienza emotiva forte e immediata. Il rapporto con il pubblico è centrale: energia e partecipazione diventano parte integrante dello spettacolo. La sua musica riesce a parlare a tutti perché diretta, inclusiva e profondamente riconoscibile. Sul palco con lei: V_Rus (chtarra), Mars SeaJaìl (basso) e Marco Cantiello (batteria). Etta racconta: «Mentre registravamo l’album immaginavo il momento in cui avrei cantato queste canzoni insieme alla mia gente. Mi sembra un dono immenso poter condividere tutto questo. Non vedo l’ora di salire su quei palchi con la band. Sarà il tour più sincero che io abbia mai fatto. È nato dal bisogno di portare sul palco quello che sono oggi, senza filtri e senza cercare di piacere a tutti. Nei club il live diventa fisico, diretto, viscerale: si crea uno spazio libero dove il rock è ancora confronto, sudore e identità. Sarà un modo per raccontarmi davvero, con le mie fragilità e la mia rabbia.»

A Massa Carrara un 47enne aggredito in piazza muore davanti al figlio 11enne

Milano, 12 apr. (askanews) – Un uomo di 47 anni, Giacomo Bongiorni, è morto dopo la mezzanotte a Massa in seguito a un’aggressione subita in piazza Piazza Palma da parte di un gruppo di ragazzi. L’uomo, che era insieme al figlio di 11 anni, è caduto a terra battendo la testa. “Oggi la nostra Provincia si sveglia più povera, più fredda, più ferita. Giacomo Bongiorni resta nei nostri cuori, ma non è più fisicamente tra noi perché la follia di un branco ha deciso che un richiamo alla civiltà valesse una vita umana” ha commentato sui social il sindaco di Aulla e presidente della Provincia di Massa-Carrara, Roberto Valettini.

Bongiorni era infatti intervenuto per difendere il cognato che aveva a sua volta richiamato alcuni ragazzi i quali stavano lanciando bottiglie e bicchieri contro la vetrina di un negozio. “Quanto accaduto stanotte in Piazza Palma a Massa non è solo un fatto di cronaca nera. È un fallimento collettivo che ci toglie il respiro. Un uomo di 47 anni ucciso davanti agli occhi di suo figlio di 11 anni per aver difeso la bellezza e il decoro della nostra città” ha aggiunto Valettini. “Non possiamo chiudere gli occhi. Siamo di fronte a una deriva generazionale dove la violenza è diventata un linguaggio precoce, gratuito e, tragicamente, spettacolarizzato. Come presidente di questa Provincia, dico con fermezza che nessuno può chiamarsi fuori: la politica e le istituzioni devono tornare a presidiare i territori, non solo con le telecamere, ma con la presenza e il sostegno sociale. la scuola deve restare, insieme alla famiglia, il primo baluardo contro l’analfabetismo emotivo” ha continuato.

“In questo momento, il mio pensiero più forte va a quel bambino di 11 anni. A lui, alla famiglia di Giacomo, al cognato ferito, va l’abbraccio di tutta la Provincia di Massa Carrara. Non permetteremo che il silenzio cali su questa vicenda. Chiediamo giustizia, ma chiediamo soprattutto a noi stessi: che società stiamo consegnando ai nostri figli? Dobbiamo fermarci. Dobbiamo tornare a educare. Dobbiamo tornare a essere comunità” ha concluso.

Iran, tre nodi bloccano l’intesa con gli Usa, ma spiragli su nuovi colloqui

Roma, 12 apr. (askanews) – Nulla di fatto nel round negoziale tenuto a Islamabad tra Stati Uniti e Iran dopo 40 giorni di conflitto, a fronte di nette divergenze su tre questioni – la riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino dell’uranio arricchito iraniano e la richiesta iraniana di sbloccare i fondi congelati all’estero – ma le due parti hanno lasciato intendere di essere aperte a ulteriori negoziati.

“Non siamo riusciti ad arrivare a una situazione in cui gli iraniani fossero disposti ad accettare le nostre condizioni”, ha detto il capo della delegazione americana, il vice presidente JD Vance, dopo 21 ore di colloqui a Islamabad e subito prima di rientrare a Washington, affermando di aver “chiarito in modo inequivocabile quali sono le nostre linee rosse, su quali siamo disposti a cedere e su quali no”. Quindi ha lasciato intendere che gli Stati Uniti sono ancora aperti a raggiungere un accordo sulla base della loro ultima proposta: “Vedremo se gli iraniani l’accetteranno”. Da parte sua, il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che Teheran ha proposto “iniziative lungimiranti, ma la controparte non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana in questo ciclo di negoziati”. Ora che “comprendono la nostra logica e i nostri principi” gli Stati Uniti “devono decidere se possono guadagnarsi la fiducia” dell’Iran, ha aggiunto il presidente del parlamento iraniano.

Secondo quanto riferito al New York Times da due funzionari iraniani al corrente dei colloqui, sono stati tre i principali punti critici del negoziato: la riapertura dello Stretto di Hormuz; il destino di quasi 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito; e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero.

Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran di riaprire immediatamente lo Stretto a tutto il traffico marittimo, ma l’Iran avrebbe risposto che avverrà solo una volta raggiunto un accordo di pace definitivo. Teheran ha quindi ribadito la richiesta di sbloccare i proventi petroliferi congelati in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per la ricostruzione e Washington avrebbe respinto la richiesta. Il terzo punto di scontro ha riguardato la richiesta americana all’Iran di consegnare o vendere il suo arsenale di uranio arricchito. L’Iran avrebbe presentato una controproposta, ma le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso, hanno detto i funzionari.

“Sebbene gli incontri si siano conclusi senza un accordo, il fatto stesso che si siano svolti rappresenta un segno di progresso”, ha rimarcato il Nyt. Lo stesso portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha sottolineato al termine dei colloqui a Islamabad che “questi negoziati si sono svolti dopo 40 giorni di guerra imposta e in un clima di sfiducia e sospetto. È naturale che non ci si aspettasse, fin dall’inizio, di raggiungere un accordo in un solo incontro. Nessuno se lo aspettava”, aggiungendo: “La diplomazia non finisce mai”.

Urso: se il blocco di Hormuz perdura l’Ue sospenda il patto di stabilità

Roma, 12 apr. (askanews) – “Siamo molto preoccupati per il fatto che sia fallito il primo round negoziale” in Pakistan tra Usa e Iran, ora “occorre capire cosa accadrà sui mercati internazionali per quanto riguarda i prodotti energetici e non solo, visto che il blocco che perdura sullo Stretto di Hormuz riguarda anche le altre produzioni di quei Paesi”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, a margine della cerimonia di inaugurazione del Vinitaly.

“Mi riferisco ad alcune materie prime fondamentali nel settore dei fertilizzanti e della microelettronica, se pensiamo che il Qatar è uno dei più grandi produttori al mondo di elio – ha proseguito – se dovesse perdurare il blocco dello Stretto di Hormuz le conseguenze per l’economia globale potrebbero essere più gravi del previsto e potrebbero portare anche a una recessione nel nostro continente. Quindi, massima attenzione e pronti a intervenire. Lo diciamo anche alla commissione europea, perché se queste fossero le condizioni dobbiamo valutare insieme la sospensione del patto di stabilità ed altri interventi emergenziali a cui l’Europa non si può sottrarre”.

Il Papa: il mondo ha tanto bisogno di pace, ci impegna più che mai

Milano, 12 apr. (askanews) – “In un mondo che ha tanto bisogno di pace, questo ci impegna più che mai ad essere assidui e fedeli al nostro incontro eucaristico con il Risorto, per ripartirne come testimoni di carità e portatori di riconciliazione”. Lo ha detto Papa Leone XIV affacciato alla finestra dello studio, nel Palazzo Apostolico Vaticano, per recitare il Regina Coeli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

“Domani partirò per il viaggio apostolico in Africa, e proprio alcuni martiri della Chiesa africana dei primi secoli, i martiri di Abitene, ci hanno lasciato in merito una bellissima testimonianza. Di fronte all’offerta di avere salva la vita a patto che rinunciassero a celebrare l’Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore. È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo, il corpo di Cristo, nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano” ha aggiunto ricordando che “l’Eucaristia domenicale è indispensabile per la vita cristiana”.

“È attraverso l’Eucaristia che anche le nostre mani diventano ‘mani del Risorto’, testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace, nei segni del lavoro, dei sacrifici, della malattia, del passare degli anni, che spesso vi sono scolpiti, come nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità” ha concluso il Papa.

Iran, le notizie più importanti del 12 aprile sulla guerra

Roma, 12 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di domenica 12 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-12:03 Iran, Tajani: molto preoccupato per l’andamento dei colloqui con Usa.

-11:46 Libano, Cohen a Ynet: dovremmo colpire infrastrutture statali.

-11:38 Iran, Ghalibaf: Usa devono decidere se guadagnarsi nostra fiducia.

-11:36 Iran, Urso: se blocco Hormuz perdura l’Ue sospenda patto stabilità.

-11:12 Iran, Ghalibaf: a Islamabad avanzate “iniziative lungimiranti”.

-10:40 Iran, Pakistan invia militari e caccia in Arabia Saudita.

-09:30 Libano, almeno 6 morti in un attacco israeliano a Maaroub.

-08:24 Iran, almeno cinque morti in attacco israeliano nel sud del Libano.

-07:45 Iran, Pakistan chiede di continuare a rispettare cessate il fuoco.

-07:26 Iran: nessuno accordo a Islamabad, ma “diplomazia non finisce mai”.

-07:10 Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che la delegazione negoziale americana ha lasciato il Pakistan senza aver raggiunto un accordo con l’Iran, al termine di 21 ore di colloqui. Il mancato accordo mette a rischio una fragile tregua di due settimane.

Atletica, Crippa vince la maratona di Parigi

Roma, 12 apr. (askanews) – Meravigliosa impresa di Yeman Crippa: l’azzurro trionfa alla Maratona di Parigi, una delle più grandi maratone al mondo, con quasi 60mila partecipanti al via, siglando il primato personale di 2h05:18. E’ il primo italiano della storia a conquistare i 42,195 km della capitale francese, evento che un atleta europeo non vinceva da ben 24 anni (il francese Benoit Zwierzchiewski nel 2002).

“La mia carriera da maratoneta inizia oggi – esulta il trentino delle Fiamme Oro – finalmente ho trovato la strada giusta. E’ stato incredibile, intorno al 33esimo chilometro ho capito che sarebbe stata la mia giornata e quando al 39esimo ho visto che gli avversari facevano fatica, ho deciso di attaccare. Oggi mi sono riscattato dal 25esimo posto di Parigi ai Giochi Olimpici e si apre una pagina tutta nuova, stamattina ho scoperto di avere feeling con la maratona”.

Iran, Urso: se blocco Hormuz perdura l’Ue sospenda patto stabilità

Roma, 12 apr. (askanews) – “Siamo molto preoccupati per il fatto che sia fallito il primo round negoziale” in Pakistan tra Usa e Iran, ora “occorre capire cosa accadrà sui mercati internazionali per quanto riguarda i prodotti energetici e non solo, visto che il blocco che perdura sullo Stretto di Hormuz riguarda anche le altre produzioni di quei Paesi”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, a margine della cerimonia di inaugurazione del Vinitaly.

“Mi riferisco ad alcune materie prime fondamentali nel settore dei fertilizzanti e della microelettronica, se pensiamo che il Qatar è uno dei più grandi produttori al mondo di elio – ha proseguito – se dovesse perdurare il blocco dello Stretto di Hormuz le conseguenze per l’economia globale potrebbero essere più gravi del previsto e potrebbero portare anche a una recessione nel nostro continente. Quindi, massima attenzione e pronti a intervenire. Lo diciamo anche alla commissione europea, perché se queste fossero le condizioni dobbiamo valutare insieme la sospensione del patto di stabilità e altri interventi emergenziali a cui l’Europa non si può sottrarre”.

"Tropicalia" è il nuovo singolo di SKT in collaborazione con Gaia

Milano, 12 apr. (askanews) – “Tropicalia” è il nuovo singolo di SKT in collaborazione con Gaia fuori su tutte le piattaforme digitali per Island Records / Universal Music Italia.

Dopo la collaborazione con Guè sulla traccia “Non Mi Vergogno” e con Alborosie nel brano “Brixton Town”, l’artista torna con singolo che attraversa continenti, identità e linguaggi musicali.

Nato dall’incontro spontaneo tra due mondi artistici ricchi di contaminazioni, “Tropicalia” rappresenta la sintesi perfetta di due percorsi distinti ma affini. Da un lato Gaia, artista dalla cifra internazionale, capace di fondere con naturalezza le sue radici brasiliane con il cantautorato italiano; dall’altro SKT, voce autentica della nuova scena, che intreccia sonorità UK con l’identità profonda della sua Calabria. Due universi che trovano un punto di contatto in una visione musicale libera, fluida, senza confini. Il risultato è una traccia dal respiro internazionale che si ispira all’estetica della Tropicalia, riletta in chiave contemporanea: un immaginario sonoro ricco di contaminazioni, sperimentazione e libertà espressiva, capace di fondere tradizione brasiliana, influenze globali e sensibilità pop moderna.

Lontano dalle coordinate più strette dell’urban, SKT si mette in gioco con una traccia che esalta la sua versatilità e amplia il suo linguaggio espressivo: non solo rap, ma anche canto, melodia e scrittura a tutto tondo. Una dichiarazione chiara di identità artistica, che lo consacra come musicista completo.

«Finalmente ho incontrato una collaborazione che mi ha dato la possibilità di esprimere la mia musicalità fuori dai confini del rap. Io e Gaia ci siamo beccati all’Arena di Verona, ci siamo detti la nostra stima reciproca. La sua cultura brasiliana, la mia più UK, e la miscela con la nostra “parte” italiana. Nella sessione, volevo fare un brano con un sound bossa nova e nasce “Tropicalia”. Avevo già un po’ di esperienza nel mondo del songwriting – come autore e producer – e volevo tornare a mettermi in gioco, volevo fare un pezzo in cui cantavo”

SKT nasce e cresce a Thornton Heath, nel sud di Londra, da genitori italiani. Inizia la sua carriera come producer collaborando con diversi artisti inglesi del calibro di Deno, Tion Wayne, Bandokay, Emile Sande, Peter Andre e molti altri. Nel corso degli anni costruisce un suono unico risultato di diverse influenze e stili, capace di muoversi liberamente tra UK Drill, Trap, Jazz e Pop-Rap.

Papa, da domani in Africa: 11 giorni, 26 discorsi, 8 messe, 11 città

Città del Vaticano, 12 apr. (askanews) – Papa Leone parte domani per un viaggio di 11 giorni in Africa, toccando quattro Paesi – Algeria, Camerun, Angola, Guinea Equatoriale – e visitando 11 città. In programma 25 discorsi, un Regina Caeli, e 8 messe. Si tratta del terzo viaggio internazionale di Prevost, dopo quello in Turchia e Libano (fine novembre-inizio dicembre 2025) e a Montecarlo, il 28 marzo.

Il viaggio nel continente africano inizia dall’Algeria, sulle orme di Sant’Agostino, e con l’omaggio ai martiri cristiani. Prevost è il primo pontefice a recarsi nella terra che diede i natali al Santo di Ippona. Il Papa visita domani, lunedì 13 aprile Algeri e martedì Annaba, la vecchia Ippona, dove Sant’Agostino fu vescovo. Una sorta di pellegrinaggio che il Papa agostiniano unirà al ricordo dei martiri cristiani degli anni Novanta, diciannove dei quali sono stati beatificati da Papa Francesco. In Algeria, Leone terrà cinque discorsi, visiterà il Monumento dei martiri, incontrerà le autorità, la società civile, il corpo diplomatico, la comunità algerina e visiterà la casa di accoglienza per anziani. Infine, celebrerà la messa nella basilica di Sant’Agostino.

Il 15 aprile, Leone si trasferirà in Camerun. Qui soggiornerà a Yaoundé, ma visiterà anche Douala, capitale economica del Paese, e Bamenda, nel nord-ovest, una regione flagellata sin dal 2013 da un terribile conflitto, che ha provocato migliaia di morti e quasi 500.000 sfollati interni. A Yaoundé terrà sette discorsi e celebrerà tre messe; incontrerà le autorità e il mondo universitario, visiterà l’orfanotrofio Ngul Zamba e terrà un incontro per la pace con la Comunità di Bamenda.

Il 18 aprile Leone partirà alla volta dell’Angola, visitando Luanda, Muxima e Saurimo. Sei i discorsi in questa terra, due le messe, a cui si vanno ad aggiungere l’incontro con le autorità, la preghiera del rosario nel Santuario Mama Muxima, la visita alla casa di accoglienza per anziani a Saurimo e l’incontro con i vescovi, sacerdoti e gli operatori pastorali.

Infine, il 21 aprile Leone sarà in Guinea Equatoriale e visiterà la capitale Malabo e le città di Mongomo e Bata. Sette i discorsi. Dopo l’incontro con le autorità al Palazzo presidenziale, Prevost incontrerà il mondo della cultura al Campus Universitario, visiterà gli ammalati dell’Ospedale psichiatrico, celebrerà la messa nella Basilica dell’Immacolata Concezione di Mongomo, e visiterà la prigione di Bata. Infine, l’incontro con i giovani e le famiglie. Il 23 aprile è previsto il rientro in Vaticano.

Leo Gassmann pubblica il suo terzo album "Vita Vera Paradiso"

Milano, 12 apr. (askanews) – Leo Gassmann ha pubblicato il suo terzo album in studio, “Vita Vera Paradiso” via EMI RECORDS ITALY / Universal Music Italia.

Il progetto è stato anticipato dal lead single “Oltre” e dal singolo sanremese “Naturale”.

Il cantautore romano si presenta in una veste completamente nuova: un cambio di sonorità per il nuovo progetto che vira verso la musica folk. “Vita Vera Paradiso” è un disco più maturo, che segna una vera e propria crescita artistica, sia dal punto di vista estetico, che sonoro. Il nuovo disco è ispirato alla musica di Bob Dylan fino a cantautori contemporanei come Mumford & Sons, Noah Kahan e Medium Build.

“Questo album racconta di un percorso che ho fatto in questi anni, all’insaputa del pubblico, dopo anni complessi nonostante mi ritenga una persona fortunata. Un percorso umano di rinascita. Ci sono brani che parlano di buio e poi ci sono momenti di grande gioia. Un’ altalena di emozioni, proprio come la vita” – ha raccontato Leo Gassmann.

I temi che affronta sono storie d’amore e storie esistenziali. L’album è tutto suonato da musicisti (dalla batteria e la chitarra fino al banjo e al mandolino, c’è spazio anche per la cornamusa e gli archi).

L’album sarà seguito da un tour che partirà in primavera. 4 maggio – Bologna, Locomotive Club 6 maggio – Torino, Hiroshima Mon Amour 7 maggio – Livorno, The Cage 14 maggio – Roma, Largo Venue 15 maggio – Milano, Santeria Toscana 31 17 maggio – Napoli, Duel Club

L’ispirazione centrista nella congiuntura politica contemporanea

di Sergio Belardinelli

[…] Attraversiamo una crisi politico-culturale che sembra intaccare i fondamenti stessi della cultura e degli assetti istituzionali liberaldemocratici. Naturale che quella che abbiamo chiamato ispirazione politica centrista ne risenta più di altre. Naturale altresì che di questa crisi si avvantaggino culture politiche, di destra e di sinistra, per lo più estranee alle tradizioni delle quali, a partire soprattutto dal secondo dopoguerra, si sono sostanziate la cultura e le istituzioni politiche occidentali: la tradizione cattolica, quella liberale e quella socialdemocratica.

La crescente polarizzazione politica che registriamo nei Paesi europei e negli Stati Uniti è un segno eloquente del successo di partiti e movimenti politici che poco hanno a che fare con queste tradizioni e con il centrismo.

Ma proprio questo successo dimostra quanto il centrismo sia imprescindibile. Di fronte a problemi come quelli sui quali mi sono soffermato – la lacerazione delle nostre opinioni pubbliche, la guerra in Ucraina, le nuove oligarchie, la necessità di non lasciare a Cina e Russia la supremazia dell’innovazione nell’ambito delle intelligenze artificiali – c’è bisogno di rilanciare seriamente l’ispirazione politica centrista, la sua moderazione, il suo pragmatismo, il suo realismo, il suo riformismo, insieme al senso di qualcosa che vale e obbliga incondizionatamente.

Lo stesso bisogno che riscontriamo in un’altra vicenda drammatica che qui non ho neanche minimamente accennato: il terribile attentato terroristico di Hamas dell’ottobre 2023, la tragedia di Gaza, l’antisemitismo che riprende vigore, assumendo questa tragedia come la riprova che Israele andrebbe semplicemente annientato.

In gioco, come ho certato di mostrare, c’è il più grande patrimonio di cui l’Occidente liberaldemocratico possa vantarsi: la dignità dell’uomo e la sua libertà. Un patrimonio che va però coltivato, investendo soprattutto su famiglia ed educazione, due settori che, almeno secondo me, sono un po’ il vero banco di prova di un’ispirazione politica centrista efficace e affidabile.

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Trump, religione e potere: una lettura inquieta

La difficile tregua che accompagna le trattative – sembra già fallite – in corso a Islamabad tra Usa e Iran induce a una riflessione sulla condotta di Trump. Non si commette peccato se si afferma che una sua evidente instabilità lo porta a oscillare da un giorno all’altro.

È una postura segnata da un “narcisismo maligno” variabile, accompagnato da una forte esaltazione carismatica individuale. È un’impostazione che affonda anche in insegnamenti protestanti ed evangelici e che lo induce a ripiegarsi su se stesso, fino a convincersi che ogni suo comportamento – e tutto ciò che fa e dice – risponda a una volontà divina. Come se fosse stato selezionato, scelto ed “eletto”.

Motivi di fondo che lo portano persino a ritenersi meritevole del Nobel per la pace.

Il Caffè” di Gramellini e lorigine della riflessione

Queste riflessioni mi sono state suggerite da Massimo Gramellini. In uno dei suoi “Caffè”, pubblicato sul Corriere della Sera il 3 aprile scorso con il titolo “Non è Gesù”, ho trovato uno spunto che merita attenzione. L’ho letto più volte, perché ha generato in me pensieri complessi, che affronto con cautela.

I sentimenti che emergono da quella lettura richiamano, per certi versi, quelli che Trump mostrava quando vendeva i suoi grattacieli.

Gli acquirenti – si può supporre – erano spesso grandi investitori, oggi in molti casi vicini a Benjamin Netanyahu, mentre nel Libano continuano a morire civili e bambini, nel silenzio di una Bruxelles ancora divisa.

Gli stessi ambienti economici risultano oggi tra i sostenitori e partner di Trump, anche sul piano finanziario e politico.

Resta poi nella memoria la sua minaccia di “ridurre l’Iran all’età della pietra”: parole che, secondo molta stampa, evocano implicitamente l’uso dell’arma nucleare.

Predestinazione e costruzione del leader

Trump aveva un nonno tedesco, emigrato dalla Baviera negli Stati Uniti a sedici anni, alla fine dell’Ottocento, per cercare fortuna. Era di religione protestante, tradizione trasmessa al padre e poi allo stesso Trump.

In questo contesto Donald è cresciuto, si è formato e continua a riconoscersi. Il suo humus culturale e religioso è questo.

Trump arriva alla Casa Bianca non solo grazie a un ampio consenso elettorale, ma anche perché si percepisce come predestinato, quasi unto da una missione superiore.

Il “Caffè” di Gramellini rafforza questa impressione. In quella rubrica si racconta che la pastora evangelica Paula White-Cain, sua consigliera spirituale, durante un pranzo pasquale alla Casa Bianca, avrebbe paragonato Trump a Gesù, tra i cenni di approvazione dei presenti.

Un episodio che colpisce e che non richiede ulteriori commenti.

Weber e il nodo tra religione e capitalismo

Rimane attuale, a questo proposito, il pensiero di Max Weber, che già nel 1904 analizzava il rapporto tra valori religiosi e fenomeni sociali.

Nel suo studio sull’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Weber mostra come alcune convinzioni religiose abbiano inciso profondamente sullo sviluppo economico moderno.

L’individualismo, il rapporto diretto con Dio, la lettura personale della Bibbia e l’idea della predestinazione – cioè della grazia non legata alle opere – hanno influenzato il modo di intendere il lavoro, la ricchezza e il successo.

In questo quadro, anche il carisma individuale assume un valore decisivo.

È un’analisi che, a più di un secolo di distanza, continua a offrire chiavi di lettura efficaci.

Individualismo e comunità: due visioni inconciliabili

Senza nulla togliere al rispetto dovuto ai protestanti, che restano pienamente dentro la tradizione cristiana, un dato emerge con chiarezza: il loro orizzonte tende a privilegiare l’individuo.

Il cattolicesimo, al contrario, insiste sul “noi”, sulla fraternità, sull’idea di una comunità che cammina insieme.

Due impostazioni diverse: da una parte l’accento sull’Io, dall’altra sulla dimensione collettiva.

Nel primo caso si rischia una chiusura individuale, giustificata dall’idea di essere stati scelti e di intrattenere un rapporto diretto con Dio. Nel secondo si valorizza invece la relazione, la solidarietà, il legame sociale.

È una differenza profonda.

E resta la sensazione che Donald Trump incarni, in modo emblematico, la prima di queste visioni.

Campo largo, linguaggio stretto: l’opposizione che si inceppa

Il riflesso polemico permanente

La Meloni è andata in Parlamento e il vocabolario della opposizione non è cambiato e non c’è da rallegrarsi. Non si tratta di riconoscere alla Premier una qualche minima indulgenza. Se per caso ha fatto qualcosa che coincide con le proposte del “campo largo” le si ribatte che avrebbe dovuto farlo prima e che invece in ogni caso il merito è semmai da ascriversi a chi ha lanciato l’idea per primo. La questione non è da leggere in termini di ragione o torti. In politica tutto può essere letto in un modo e nel suo contrario a seconda delle convenienze di parte.

Così, in ogni intervista, se si parla di guerra, si trova subito stucchevolmente la maniera di aggiungere al tema anche la sanità, la fiscalità e tutto l’armamentario dei problemi che affliggono il paese. Il “fuori luogo” diventa il luogo privilegiato del dibattito. Si tratta di ritornelli che lasciano desolati quelli che invocano la Sinistra di un tempo e che probabilmente disertano per questo le urne. Si faccia attenzione: l’adesione al referendum non coinciderà automaticamente con l’affezione al voto quando si tratterà di rinnovare il Parlamento.

 

Leadership cercasi, ma senza sintesi

Subito dopo il cimento referendario è riapparso il vecchio vizio della gara a chi debba condurre la coalizione di forze per sconfiggere il governo d’oggi. Il richiamo immediato è alle “primarie” come nobile esercizio di democrazia e di partecipazione, un modo elegante per dire chi sgomita e scalcia per essere in cima, sopra tutti. Con pronto ravvedimento si è poi abbandonata la faccenda che rischiava di mettere nuovamente in luce gli attriti, pur legittimi ma altrettanto irritanti, tra le fazioni in competizione. Qualcuno di quel mondo ha osservato che a volte occorre umiltà e avere la capacità di fare, se occorresse, anche un passo indietro ma è un appello retorico destinato a cadere nel vuoto. Si è parlato all’istante di un Federatore ma l’idea è risultata spinosa tale da non far dormire tranquilli sulle federe dei propri cuscini.

Si è quindi accantonato il fatto e rispolverata la nobile questione di un “programma” tutto da confezionare e proporre agli elettori. Il che starebbe a dire che finora, dopo anni, si sarebbe fatta allora opposizione senza disporre di una serie organica di proposte identitarie da offrire agli elettori. Un procedere a casaccio che non può far felice il popolo della Sinistra. In politica estera ci sarà, ad esempio, da lavorare duramente per mettere in sintonia le diverse visioni dei protagonisti in lizza.

La deriva del linguaggio e la politica della rabbia

C’è un punto più allarmante su tutti. È lo stile di comunicazione che trasuda livore verso l’avversario politico che lo si vorrebbe rantolante mentre, ispirandosi al Conte Ugolino, la bava di vittoria goccia dalla bocca del vincitore, l’adozione di un vocabolario che chiama alla rissa fuori da ogni compostezza. Non si tratta di chiedere alla Sinistra di imparare a scrivere con la mano Destra, un tempo erroneamente si correggevano i mancini come fosse un difetto. Si spera che proprio essa possa piuttosto trovare il coraggio e l’ambizione di innovare il linguaggio politico corrente ripudiando la barbarie espressiva in voga e dando così una prospettiva al futuro dibattito della democrazia, un girare pagina che frutterebbe peraltro non pochi consensi. Il campo largo è costantemente sul punto di apparire come slabbrato.

Dovrebbe essere questo il “primario” punto all’ordine del giorno, la cifra distintiva di chi si candida alla guida del paese, la responsabilità da prendere sulle spalle senza scansarsi. Questa sarebbe la sfida da vincere e la rivoluzione vera di cui avrebbe più bisogno l’Italia, la svolta che nessuno azzarda per evidente incapacità o per miserabile convenienza. C’è insomma urgenza di una riacculturazione del modo di porsi. La faccenda non riguarderebbe solo il PD ma anche gli alleati con cui non dovrebbe fare lega se non si accostumassero ad una nuova formula, almeno più “gentile”, del dire. Meno filastrocche a memoria e più qualità. Più arte all’ascolto dell’altro e repliche di maggiore sostanza. Mordere non vuol dire vincere. Ciò che la rabbia rende oggi può essere un boomerang domani, tradursi improvvisamente di grida nel deserto di ascoltatori.

Per molti il cuore, si sa, batte a sinistra e del resto il buon Manzoni scriveva che “arrivato al ponte, voltò, senza esitare, a sinistra”. È altrettanto vero che al tempo degli antichi Romani gli àuguri, interpretando il volo degli uccelli, indicavano come funesti i segni che giungevano da quella parte. Anche biblicamente la posizione migliore fu quella di essere alla Destra del Padre e non diversamente. Non si tratta di dire, secondo Moretti, qualcosa di sinistra ma di dirla bene, con i giusti toni, accenti e argomenti meno populisti di quelli che corrono. O altrimenti palla al Centro.

Lo scandalo come scorciatoia

Il fascino dello scandalismo si è riaffacciato con la polemica sulla foto della Meloni con un esponente del clan camorristico dei Senese: un episodio che segna un punto avvilente di lotta politica, un degrado da compatire. Nelle centinaia di incontri che un leader consuma nel corso dei suoi giorni è difficile filtrare ogni persona che, avvicinandosi tra la massa di persone, richiede un selfie di compiacimento. L’episodio richiama la panzana del bacio di Andreotti a Reina e l’eclatante bufera mediatica che ne seguì. Non è con questi tiri sinistri che si onora la tradizione del partito che fu di Berlinguer e che si possa dar voce ad una opposizione carente e comunque sempre necessaria.

In un gustoso racconto di Roberto Di Salvo a titolo “Come il mitocondrio” lo scienziato protagonista spiega che “l’energia contenuta nel mitocondrio possa essere rafforzata dal cuore umano e, impiantato nell’uomo con modalità che non sto a spiegarti, infondere una maggiore positività. E sono convinto, ormai sono sul punto di dimostrarlo scientificamente, che si possa riuscire a realizzare una più potente fonte di energia tra tutte le persone che ci circondano. Cerchie, via via più ampie e la diffusione lenta, progressiva e virtuosa di questa potenza benefica. Fino a rendere gradualmente le persone migliori, l’umanità più empatica e gli uomini pronti ad accorrere ai bisogni altrui.”.

Unopposizione necessaria, ma da rifondare

Ogni sistema politico ha bisogno di una opposizione che pungoli la maggioranza a dare il meglio nell’ansia di essere sopraffatta dai suoi avversari che ambiscono a scalzarla dal potere. C’è una fetta non trascurabile di società che vorrebbe dire di essere di Sinistra e che invece, così facendo, si costringe al silenzio. Non muore ancora del tutto la speranza di una Sinistra che torni ad essere, sin d’ora.

Medioccidente, un’analisi suggestiva di Giuseppe Lupo

L’ampio successo di critica e di adesioni, certamente non formali, da parte di chi ha avuto modo di impegnarsi nella lettura di Medioccidente. Unalternativa geografica, politica, culturale (Marsilio editore) motiva il Centro di Cultura Giuseppe Lazzati, ad insistere, perché non sfugga l’appuntamento del prossimo 15 aprile (v. locandina).

Desidereremmo essere sicuri di non perdere e non far perdere un’occasione d’incontro, di confronto importante, certamente carico di nuova visione, di nuovo pensiero, di nuovo inizio, soprattutto per chi anela e lavora al superamento epocale della pluricrisi planetaria che ci attanaglia.

Un libro necessario, tra esperienze e luoghi

Medioccidente è un libro necessario, generativo, di prossimità. Un’empatia di testimonianze, di esperienze di luoghi, di carismi: Venezia, Praga, Istanbul, Maratea, San Giovanni in Fiore, Urbino e poi Olivetti, Illich, Milani, Lapira, Dolci, Le Corbusier, De Carlo, Don Giovanni Rossi, etc. Nuclei e semi di un Occidente diverso.

Una ricognizione di grumi, di cellule rigenerative, non esaustiva, che va ancora di più esplorata e perseguita (questo è un compito che ci interpella e ci impegna!) perché l’Occidente ha bisogno di essere diverso dall’attuale esito.

Il modello, oggi dominante, non esprime, deforma quello che l’occidente dovrebbe essere: l’auspicato Medioccidente. L’Occidente sotterraneo, che sospende ogni relazione di dominio, ogni istanza di potenza, ogni riduzionismo, ogni paradigma insopportabile (vinco io, perdi tu!) ha bisogno di rivelarsi per liberare ciò che è già. Il tutto per una nuova narrazione, per il non ancora che preme.

Il futuro anteriore come chiave interpretativa

Di fronte ad un Occidente che annaspa; c’è un altro Occidente, quello del futuro anteriore, quello dell’avrò fatto.

Non è un’acrobazia, è una diversa intelligenza della storia, quella lineare: intercettare semi già piantati per un futuro, che potrebbe essere già iniziato.

Una grande operazione culturale e storiografica: l’antropologia del futuro anteriore. Nel futuro, quello che già c’è nel passato sospeso…occultato, ma vivo. È questa l’operazione di Giuseppe Lupo, recuperare una memoria, dando indizi certi e sicuri, non solo storici.

A margine, dieci parole nel loro interagire per disegnare il Medioccidente: persona, comunità, responsabilità, solidarietà, etica, sacralità, memoria, dialogo, contaminazione, terza via. Le categorie del nuovo inizio epocale.

Giuseppe Lupo si rivela davvero uno scrittore civile, uno scrittore civile, che ci induce ad una visione complessa, non lineare, ad un impegno cognitivo non da poco, ad operare e ad agire per una democrazia culturale e per una diplomazia di comunità e di popoli.

Domenico Amalfitano, parlamentare dc dal 1976 al 1992, è stato sottosegretario al Ministeroo della pubblica istruzione nei governi Craxi e Fanfani (1983-1987). Oggi presiede il Centro di cultura per lo sviluppo Giuseppe Lazzati APS – ETS Taranto

Calcio, risultati Serie A, Juve quarta, oggi Napoli e Inter

Roma, 12 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 32esima giornata di serie A dopo Atalanta-Juventus 0-1

32esima giornata Roma-Pisa 3-0, Cagliari-Cremonese 1-0, Torino-Verona 2-1; Milan-Udinese 0-3; Atalanta-Juventus 0-1. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Classifica: Inter 72, Napoli 65, Milan 63, Juventus 60, Como 58, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 45, Lazio 44, Udinese 43, Sassuolo 42, Torino 39, Parma 35, Genoa, Cagliari 33, Fiorentina 32, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

33ª giornata Venerdì 17 aprile, ore 18.30 Sassuolo-Como; ore 20.45 Inter-Cagliari. Sabato 18 aprile, ore 15 Udinese-Parma; ore 18 Napoli-Lazio; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Ungheria al voto, la sfida a Orban dopo 16 anni al potere

Roma, 12 apr. (askanews) – Urne aperte in Ungheria per le elezioni parlamentari che potrebbero mettere fine ai 16 anni al potere del premier Viktor Orban e segnare una svolta politica con ripercussioni in Europa e nei rapporti con Russia e Stati Uniti. I seggi, aperti dalle 6 di stamattina, chiuderanno alle 19 per il rinnovo del Parlamento da 199 membri.

Il leader nazionalista euroscettico Orban, 62 anni, guida il Paese dal 2010 e ha costruito un modello di “democrazia illiberale” guardato con interesse da ambienti conservatori occidentali, inclusa l’area vicina a Donald Trump. Negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con una crescente insoddisfazione interna dovuta a stagnazione economica, aumento del costo della vita e accuse di corruzione legate a oligarchi vicini al governo.

A sfidarlo è Peter Magyar, 45 anni, ex alleato di Orban e oggi leader del partito di centrodestra Tisza, che ha capitalizzato il malcontento dell’opinione pubblica, in particolare tra i giovani e gli elettori urbani. I sondaggi delle ultime due settimane indicano Tisza in vantaggio tra il 38% e il 41%. Il partito Fidesz di Orban figura indietro di 7-9 punti percentuali. Ma i rilevamenti variano, lasciando aperti diversi scenari, compreso un possibile testa a testa.

Il voto è seguito con grande attenzione a Bruxelles, dove diversi partner dell’Unione europea accusano Orban di aver indebolito lo stato di diritto, sottratto libertà ai media e i diritti alle minoranze. Una sua eventuale sconfitta potrebbe sbloccare un pacchetto di aiuti UE da circa 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina e ridurre l’influenza russa all’interno dell’Unione, dato lo stretto rapporto tra Orban e il presidente russo Vladimir Putin.

Durante la campagna elettorale, Orban ha presentato il voto come una scelta tra “guerra e pace”, sostenendo che una vittoria dell’opposizione trascinerebbe l’Ungheria nel conflitto in Ucraina, accusa respinta con forza da Magyar. Il leader dell’opposizione ha puntato su un’agenda anticorruzione e sul rilancio economico. L’esito del voto potrebbe dunque ridefinire non solo gli equilibri interni del Paese, ma anche quelli politici in Europa.

Usa lasciano il tavolo con l’Iran dopo 21 ore di negoziati in Pakistan

Roma, 12 apr. (askanews) – Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato che la delegazione negoziale americana ha lasciato il Pakistan senza aver raggiunto un accordo con l’Iran, al termine di 21 ore di colloqui. Il mancato accordo mette a rischio una fragile tregua di due settimane.

“La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un’intesa, e credo che sia una cattiva notizia molto più per l’Iran che per gli Stati Uniti”, ha affermato Vance parlando con i giornalisti al termine dei negoziati. “Torniamo negli Stati Uniti senza un accordo. Abbiamo chiarito molto bene quali sono le nostre linee rosse.” “Ci era evidente fin dall’inizio che non bisognava aspettarsi di avere un accordo in una sola sessione di negoziati. Nessuno se lo aspettava”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, alla tv di Stato iraniana. “Sono sicuro che i nostri contatti con il Pakistan, come con i nostri altri amici nella regine, andranno avanti”.

Centrosinistra, Conte: Salis? Parlare ora di nomi sì che divide

Roma, 11 apr. (askanews) – “Se ci mettiamo a parlare di nomi e cognomi oggi allora sì che alimentiamo personalismo e divisioni. Io l’ho detto più volte: ora dobbiamo c lavorare su un programma condiviso. Definiamo il programma e concentriamoci su questo noi Noi stiamo facendo ovviamente su questo il nostro, con questi 100 spazi aperti alla democrazia. Dopodichè ho detto e ho aperto io per ultimo anche alle primarie di cui tutti già parlavano per dare possibilità e offrire uno sbocco alla fortissima voglia di partecipazione che è stato il primo dato referendario il cui primo risvolto politico è stato di dire no a questo governo che dipo 4 anni si è presentato con una riforma della Costituzione sonoramente bocciata”. Lo ha affermato il presidente M5s Giuseppe Conte, a margine dell’assemblea romana dei cinque stelle, all’indomani dell’apertura di Silvia Salis per un impegno diretto nella premiership dell’alleanza progressista.

Quanto al perimetro della coalizione di centrosinistra, “anche il campo per noi – ha sottolineato Conte- è delimitato dal programma: un programma condiviso con obiettivi strategici chiari”.

Calcio, risultati Serie A, Udinese decima a quota 43 punti

Roma, 11 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 32esima giornata di serie A dopo Milan-Udinese 0-3

32esima giornata Roma-Pisa 3-0, Cagliari-Cremonese 1-0, Torino-Verona 2-1; Milan-Udinese 0-3; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Classifica: Inter 72, Milan 63, Napoli 62, Como 58, Juventus, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 45, Lazio 44, Udinese 43, Sassuolo 42, Torino 39, Parma 35, Genoa, Cagliari 33, Fiorentina 32, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

33ª giornata Venerdì 17 aprile, ore 18.30 Sassuolo-Como; ore 20.45 Inter-Cagliari. Sabato 18 aprile, ore 15 Udinese-Parma; ore 18 Napoli-Lazio; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Papa: non trascinare nei discorsi di morte il nome santo di Dio

Città del Vaticano, 11 apr. (askanews) – “Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici”. Così il Papa durante la veglia di preghiera per la pace nella Basilica di San Pietro.

Louis Garrel: niente italiani a Cannes? Orribile. Angelina Jolie? Punk

Roma, 11 apr. (askanews) – Louis Garrel è a Roma per presentare al festival del cinema francese Rendez-Vous il film “Couture”, in cui recita accanto ad Angelina Jolie e che arriverà nei cinema italiani ad agosto. Per l’attore è anche un’occasione per commentare a caldo la selezione del prossimo festival di Cannes, in cui figurano molti film europei, 18 di produzione francese, ma nessun italiano. Garrel, peraltro, è il protagonista del film di Nanni Moretti “Succederà questa notte”, che non sarà al festival perché non ancora terminato.

“Che non ci siano film italiani per me è una cosa orribile. – ha affermato Garrel – Io adoro il cinema italiano, lo promuovo sempre quando sono in Francia, mentre quando sono qui promuovo il cinema francese. Cerco continuamente di creare ponti tra i due Paesi. Questa cosa mi deprime, abbiamo bisogno della narrazione italiana, che è così peculiare. Il vostro cinema per me è derisione e passione”.

Couture racconta una storia ambientata nel mondo della moda. La regista Alice Winocour mostra alcuni dietro le quinte, la precarietà e la fragilità delle persone, in particolare quella del personaggio della Jolie quando scopre di avere una malattia. A proposito del suo lavoro con l’attrice americana Garrel ha detto: “Io la definirei un po’ punk, non è una persona convenzionale è veramente anticonformista. E’ una delle più grandi star del mondo ma sembra lo sia diventata suo malgrado: non l’ha voluto, l’ha accettato. Poi è una persona coinvolta in tante cause, che non definirei umanitarie ma umaniste. E’ molto originale, unica, direi straordinaria”.

"Diaspora" è il nuovo singolo dell’artista italo-palestinese Tara

Milano, 11 apr. (askanews) – È uscito “Diaspora” (Troppo Records/Sony Music), il nuovo singolo di Tara, voce emergente del panorama musicale italiano che fonde la propria cultura levantina con sonorità R&B e pop contemporanee. Il brano è accompagnato dal video ufficiale.

Partendo dal significato stesso del termine “diaspora”, il brano affronta temi sociali e identitari con uno sguardo ironico e consapevole, superando la dimensione storica della parola, per abbracciare una riflessione più ampia, profonda e attuale.

“Diaspora” non si limita a raccontare di popoli e culture costretti a vivere lontano dalle proprie radici, ma indaga anche le fratture invisibili che attraversano le società contemporanee. Il brano affronta temi come il razzismo, le identità in movimento e le contraddizioni culturali del presente, soffermandosi su una dimensione più vicina e quotidiana: le profonde disuguaglianze tra Nord e Sud, che continuano a generare spostamenti e a delineare una vera e propria “diaspora interna” all’interno dello stesso Paese.

Attraverso immagini potenti e contrasti evocativi, il brano invita infine a riflettere su come la cultura venga spesso consumata, svuotata del suo significato e ridotta a pura estetica quando viene separata dalle proprie radici.

Al centro del brano emerge una prospettiva personale intensa e autentica: quella di chi, per lungo tempo, si è sentito un outsider, ai margini di contesti già definiti. Con questo nuovo singolo, la voce di Tara diventa uno strumento di affermazione e presenza, un modo per conquistare spazio, raccontare la propria esperienza e, al tempo stesso, dare voce a chi troppo spesso resta inascoltato.

“Diaspora” è una narrazione sincera e consapevole, che rivendica identità, spazio e rappresentanza, trasformando una condizione di marginalità in un atto di espressione e forza.

Tara, all’anagrafe Tamara Al Zool, nata in Italia da genitori palestinesi, ha trasformato le sfide sociali legate alle sue origini in un ponte tra mondi, un dialogo autentico tra tradizione e modernità, che la rende un simbolo di rappresentanza per le seconde generazioni in Italia.

Calcio, risultati Serie A, Cagliari colpo salvezza

Roma, 11 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 32esima giornata di serie A dopo Cagliari-Cremonese 1-0, Torino-Verona 2-1:

32esima giornata Roma-Pisa 3-0, Cagliari-Cremonese 1-0, Torino-Verona 2-1; ore 18 Milan-Udinese; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Classifica: Inter 72, Milan 63, Napoli 62, Como 58, Juventus, Roma 57, Atalanta 53, Bologna 45, Lazio 44, Sassuolo 42, Udinese 40, Torino 39, Parma 35, Genoa, Cagliari 33, Fiorentina 32, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

33ª giornata Venerdì 17 aprile, ore 18.30 Sassuolo-Como; ore 20.45 Inter-Cagliari. Sabato 18 aprile, ore 15 Udinese-Parma; ore 18 Napoli-Lazio; ore 20.45 Roma-Atalanta. Domenica 19 aprile, ore 12.30 Cremonese-Torino; ore 15 Verona-Milan; ore 18 Pisa-Genoa; ore 20.45 Juventus-Bologna. Lunedì 20 aprile, ore 20.45 Lecce-Fiorentina.

Patuelli: serve nuovo Pnrr, ripensare livelli tassazione risparmio

Roma, 11 apr. (askanews) – “Occorre un nuovo Pnrr: il primo ha positivamente esaurito le sue potenzialità. Per reagire alla crisi bisogna promuovere un nuovo Pnrr, con investimenti pubblici e privati. Una soluzione ‘win-win’ che produca utilità per lo Stato e per i privati che investono”. A caldeggiarlo è il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ne ha parlato stamattina a Ravenna a margine dell’incontro sul tema “La Costituzione e i simboli della Repubblica”, organizzato dalla Prefettura di Ravenna e della Fondazione nazionale Insigniti Omri.

Secondo Patuelli, inoltre, “occorre ripensare anche ai livelli della tassazione del risparmio, ancora identici per i risparmiatori e per gli speculatori. Lo Stato deve avere interesse a che i cittadini investano. Bisogna evitare i rischi, ma agevolare nuovi investimenti produttivi che portino anche nuovo gettito per lo Stato”, ha affermato. Per il presidente dell’Abi, infine, “debbono essere urgentemente semplificate le norme anche relativamente alle procedure per produrre energia pulita”.

"Colpi Di Fulmine" è il nuovo singolo di Joshua

Milano, 11 apr. (askanews) – Disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica “Colpi Di Fulmine” è il nuovo brano di Joshua, prodotto da Dat Boi Dee, accompagnato dal videoclip ufficiale.

Diretto da Yuri Dellacasa, il videoclip di “Colpi di Fulmine” ricrea atmosfere di vita di strada, restituendo uno spaccato in cui molti giovani crescono sentendosi intrappolati e faticano a trovare speranza e alternative alla propria realtà. All’interno di questo contesto, Joshua incarna la scelta di intraprendere una direzione diversa, sottraendosi a queste dinamiche e trovando la forza di costruire il proprio percorso, affermando la propria identità senza lasciarsi trascinare dall’ambiente circostante. Il video si chiude infatti con lui in primo piano e la strada alle spalle, pronto a percorre la sua strada, le atmosfere urban non sono quindi un semplice elemento estetico, ma parte integrante del racconto, il punto di partenza da cui prende forma il significato del brano.

“Colpi Di Fulmine” è un brano diretto che racconta cosa significa crescere inseguendo i propri obiettivi, tra pressione, dubbi e il desiderio di costruirsi qualcosa di diverso dalla propria realtà. Una base dai ritmi soul, R&B e hip hop accompagna un testo, scritto con Ralph e Dunkan, che attraverso immagini di strada e pensieri crudi, mette al centro la fame che ti tiene in piedi anche quando tutto intorno spinge a mollare. Con un ritornello forte e immediato, Joshua usa i “fulmini” come simbolo di momenti improvvisi che possono cambiare direzione, accendere una consapevolezza o ribaltare un percorso fatto di cadute e ripartenze.

Joshua torna sulla scena con sua nuova musica per confermare la sua naturalezza nel muoversi tra generi e influenze che spaziano dalla tradizione black e soul all’urban e hip hop. L’artista conta collaborazioni e feat. in importanti progetti discografici come FASTLIFE5: Audio Luxury di Guè e Cookin Soul, Elsewhere di Gemitaiz, diversi contributi nell’album Fastlife di Guè, inclusa la traccia The World Iz Yourz e arriva dalla partecipazione al Festival di Sanremo 2025 con il brano La mia parola (certificato disco d’oro) al fianco di Shablo, Guè e Tormento.

Anziani morti in ambulanza a Forlì, arrestato l’operatore indagato

Milano, 11 apr. (askanews) – È stato arrestato e portato in carcere stamani dai carabinieri della Compagnia di Forlì e del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Bologna l’ex operatore della Croce Rossa già indagato dalla Procura di Forlì per la morte di cinque anziani a bordo di ambulanze. Si tratta di Luca Spada, 27enne di Meldola (FC), presunto responsabile del reato di omicidio aggravato di una 85enne; fatto avvenuto durante un trasporto sanitario effettuato il 25 novembre. Il provvedimento è stato emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Forlì che ha coordinato le indagini condotte dai carabinieri, dal locale Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale. La Croce Rossa Italiana aveva già sospeso l’uomo, membro del Comitato della Cri di Forlimpopoli – Bertinoro. I dettagli dell’attività verranno forniti nel corso di una conferenza stampa convocata per lunedi 13 aprile, alle ore 10,30, presso il Palazzo di Giustizia di Forlì, alla presenza del Procuratore della Repubblica.

Tennis, Sinner vola in finale a Montecarlo: Zverev battuto 6-1, 6-4

Roma, 11 apr. (askanews) – Jannik Sinner giocherà per la prima volta la finale a Monte-Carlo: battuto in semifinale il numero 3 del mondo Sascha Zverev con i parziali di 6-1, 6-4 in un’ora e 20′. Quarta finale 1000 consecutiva, dove incrocerà uno tra Alcaraz e Vacherot.

Partita quasi perfetta per Jannik, che ha concesso appena 7 punti al rivale nei propri turni di battuta. Sinner è il decimo italiano a giocare la finale a Monte-Carlo: l’ultimo a riuscirci (vincendo) è stato Fabio Fognini, nell’edizione 2019.

Renzi: con alleanza a quattro gambe si vince e Meloni va a casa

Roma, 11 apr. (askanews) – “Io penso che il centrosinistra avrà ovviamente la presenza del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, la sinistra di Avs, e nell’area più centrale e riformista una casa riformista, la chiamo io, che tenga insieme le esperienze di Italia Viva e di tanti altri”.

Così, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, a margine dell’iniziativa “Le primarie delle idee” a Roma. “Secondo me con questo sistema a quattro gambe, una più centrista, una il Pd, una il Movimento 5 Stelle e una più di sinistra come Avs, andiamo a vincere”, ha aggiunto.

“Schlein è sicuramente un’ottima candidata, ha vinto le primarie nel suo partito qualche anno fa ed è evidente che se ci saranno le primarie sarà una delle candidate” ha detto Renzi.

E rispondendo a una domanda su Salis: “Personalmente credo che le primarie si faranno e spero che Silvia Salis partecipi alle primarie insieme a Schlein e Conte, vedremo, c’è ancora un anno, è lunga”.

Renzi: Landini a primarie? Ok, ma Cgil non sostituisce centrosinistra

Roma, 11 apr. (askanews) – “Se Maurizio Lannini vuole correre alle primarie, cosa che lui ha sempre detto di non voler fare, ha tutto il diritto di farlo. Ma una cosa è correre alle primarie e scegliere, altra cosa è consegnare il centrosinistra alla Cgil, lei capisce che chi come me ha altre idee, non lo farà mai. Quindi se Landini vuole correre alle primarie è il benvenuto come tutti, ma certo non è che si sostituisce il centrosinistra con la Cgil”.

Così Matteo Renzi, leader di Italia viva a margine dell’iniziativa “Le primarie delle idee” a Roma.

Renzi: primarie delle idee per offrire un’alternativa agli italiani

Roma, 11 apr. (askanews) – “Il punto politico è che la Meloni è in crisi. Ormai lo dicono tutti, ma la gente che non vuole votare la Meloni dice; io non voto Meloni, ma voi chi siete? Quali sono le vostre idee? Ecco perché servono le primarie delle idee oggi, vale a dire partire dalle proposte concrete, dai progetti, e poi serviranno i leader o un leader o una leader e quindi chi avrà più voti sarà designato”.

Così il leader di Italia viva, Matteo Renzi, arrivando allo Spazio Vittoria a Roma dove sono in programma “Le primarie delle idee”.

Nuovo album dei P.A.O. “Le Radici e la Luna”: musica è collettività

Milano, 11 apr. (askanews) – “Le Radici e la Luna” è il nuovo album dei P.A.O. (acronimo di Pulsazioni di Anime Oneste). Una rilettura d’autore del rock indipendente delle band italiane anni Novanta, in un momento in cui la musica sembra aver smarrito il senso di collettività, raccontano Antonio Pignatiello, voce e chitarra e Gianfilippo Invincibile, batteria, pianoforte.

“Era un po’ nata questa idea, visto che nessuno più parlava di band, di provare a recuperare quel clima che si respirava ancora negli anni ’90, forse che si è respirato fino a direi io al G8 di Genova, 2001, quando poi un po’ di cose sono cambiate. L’idea è stata proprio quella dire torniamo alla condivisione, torniamo a fare musica insieme, recuperiamo il senso del noi”, dice Pignatiello.

“Le sonorità di quei gruppi degli anni ’90 soprattutto, come possono essere il rock dei Negrita, oppure i testi degli Scisma o anche dei Csi, sono molto molto attuali”, aggiunge Invincibile.

Nell’album anche Marlene Kuntz, 24 Grana, Perturbazione, Estra, Elettrojoyce con tante collaborazioni di musicisti per celebrare importanti ricorrenze.

“Alcuni album di queste band, che abbiamo scelto proprio in questo anno del 2026 compiono 30 anni dalla pubblicazione o da un loro successo, quindi sì, un omaggio, una cura alle tematiche e anche un atto celebrativo, di celebrazione del loro percorso”, spiega Invincibile.

Il singolo che accompagna l’uscita è “Militare” dei Negrita, monito, più che attuale, contro i venti di guerra. “Volevamo prendere un brano che desse anche un’impostazione tra virgolette più politica e quindi un prendere posizione – sottolinea Pignatiello – anche su temi che vengono purtroppo a nostro parere affrontati molto molto meno rispetto a quegli anni lì di cui parlavamo prima, gli anni Novanta”.

Primo live a Roma il 17 aprile al Wishlist Club. I Pao ritornano con questo nuovo lavoro in studio, prodotto con Filippo Gatti, dopo l’esordio con “A cuore aperto”, che ha portato la band in cinquina alle Targhe Tenco come Opera Prima e tra i semifinalisti del Premio Fabrizio De André. “Le radici e la luna” è disponibile in formato digitale, per l’etichetta Octopus Records.

Iran, le notizie più importanti dell’11 aprile sulla guerra

Roma, 11 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di sabato 11 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. Dopo l’intesa su una tregua di due settimane, ora le speranze sono riposte nei negoziati a Islamabad.

-12:14 Il vicepresidente Usa JD Vance ha avuto oggi un incontro bilaterale con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ha reso noto la Casa Bianca.

-11:20 La delegazione iraniana arrivata a Islamabad per negoziare con gli Stati Uniti ha incontrato anche il comandante dell’esercito pakistano Asim Munir. Lo ha riferito l’agenzia Tasnim.

-11:15 La delegazione di Teheran incontra a Islambad il premier pachistano Shehbaz Sharif, mentre il Pakistan svolge il ruolo di mediatore. Dopo la riunione i dettagli sui colloqui con gli Usa: formato e calendario

-11:10 Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di aprire lo Stretto di Hormuz “con o senza” la cooperazione dell’Iran e ha affermato che la priorità nei colloqui di pace in Pakistan è garantire che Teheran non possa avere un’arma nucleare.

-11:00 I previsti colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad dovrebbero iniziare nella serata e durare un giorno. Lo ha riferito l’agenzia iraniana Tasnim.

-10:38 Iran, Cna: per imprese e famiglie lo shock energetico causato dal conflitto nel Golfo “si traduce in un aumento della spesa che supera i 7 miliardi di euro per carburanti, energia elettrica e gas, un extra costo da 100 milioni al giorno”. A guidare la classifica gasolio, gas per uso domestico e non residenziale. Italia sul podio in Europa (con Germania e Austria) per rincaro gasolio.

-10:33 Confesercenti-Cer: lo shock energetico innescato dal conflitto con l’Iran rischia di rinviare di fatto al 2027 la ripresa dell’economia italiana. Nel 2026 dimezzato aumento previsto di Pil e consumi, frenata investimenti.

-10:30 La nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei sarebbe ancora convalescente per le gravi ferite al volto, che lo avrebbero sfigurato, e alle gambe riportate nell’attacco aereo che all’inizio della guerra ha ucciso suo padre. Lo ha riferito Reuters citando tre persone vicine al suo entourage.

-10:20 Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha dichiarato oggi di augurarsi che Iran e Stati Uniti “partecipino in modo costruttivo” ai colloqui di pace previsti a Islamabad per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

-10:10 Il presidente Usa Donald Trump, in un’intervista al New York Post, ha dichiarato di aver ordinato il riarmo delle navi da guerra americane con “le migliori munizioni” per riprendere gli attacchi contro l’Iran se i colloqui di pace in Pakistan dovessero fallire.

-10:00 Il vicepresidente Usa JD Vance è arrivato al Serena Hotel di Islamabad per i previsti colloqui con funzionari pachistani e iraniani, con l’obiettivo di chiudere il conflitto in Iran. Lo riferisce il New York Times.

-09:48 L’intelligence americana ritiene che la Cina si stia preparando a consegnare all’Iran nuovi sistemi di difesa aerea entro le prossime settimane. Lo afferma oggi la Cnn, citando tre fonti informate. La mossa avrebbe un carattere particolarmente delicato, dal momento che Pechino ha sostenuto di aver contribuito a mediare il fragile cessate il fuoco.

-09:15 L’amministrazione del presidente Usa Donald Trump intende chiedere il rilascio degli americani detenuti in Iran nell’ambito dei negoziati per mettere fine alla guerra Usa-Israele nel Paese. Lo scrive oggi il Washington Post, citando fonti informate.

-08:26 Il vicepresidente Usa JD Vance è arrivato a Islamabad per i colloqui con l’Iran. Lo riferisce il New York Times. Vance è stato accolto da funzionari pakistani alla base aerea di Nur Khan. Della delegazione Usa fanno parte anche Witkoff e Kushner.

-08:00 Il Libano ha chiesto, attraverso mediatori statunitensi, che Israele sospenda gli attacchi sul suo territorio in vista dell’avvio dei colloqui, secondo quanto riferito da Axios citando fonti.

Gli Stati uniti sostengono la richiesta libanese e stanno chiedendo a Israele di accettarla,

-07:00 Una rappresentanza di alti esponenti iraniani, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, dovrebbe incontrare oggi a Islamabad una delegazione americana sotto la guida del vicepresidente Usa JD Vance, in colloqui che puntano ad aprire la strada a una possibile fine della guerra.

Daniele Silvestri canta "Sana e robusta Costituzione"

Milano, 11 apr. (askanews) – Daniele Silvestri torna a farsi sentire, e lo fa con la consueta lucidità civile che da sempre attraversa la sua musica. Fuori “Sana e robusta Costituzione” – https://shortlink.uk/1sqFM – (Epic Records / Sony Music Italy), brano presentato a sorpresa qualche settimana fa in Piazza del Popolo a Roma, durante la manifestazione per il “no” al referendum costituzionale. Con questo brano il cantautore riprende il filo dei diritti, della memoria e della responsabilità collettiva, confermando il suo impegno a trasformare le canzoni in riflessioni sulla società.

“Possiamo dormire tranquilli / Possiamo perfino tifare un pallone / Possiamo perché per fortuna / o per merito altrui / questa nostra Nazione gode ancora / almeno per ora / di una sana e robusta Costituzione”, canta Silvestri, alternando toni intimi e richiami ai principi fondamentali della Carta, dal ripudio della guerra alla tutela universale dei diritti.

Il brano, accompagnato da un particolare videoclip (girato e montato da Giacomo Citro con gli interventi di motion graphic di Roberto Biadi), anticipa il nuovo disco “Canzoni a sdraio”. Il lavoro raccoglie alcuni dei brani meno “popolari” del suo repertorio, riarrangiati in trio, con Silvestri al pianoforte e chitarre, Davide Savarese alla batteria e percussioni e Marco Santoro al fagotto e tromba. Un progetto in controtendenza rispetto al mercato “usa e getta”, che vuole invece ridare nuova vita alle canzoni, valorizzandone scrittura e interpretazione.

Lo stesso spirito guiderà anche l’omonimo tour estivo, al via il 26 giugno, che porterà l’artista sui palchi di tutta Italia con la stessa formazione in trio, dove le canzoni verranno restituite nella loro dimensione più nuda e narrativa (prevendite aperte su ticketone e in tutti i punti vendita abituali). La nuova tournée conferma così il concerto come spazio di sperimentazione e racconto. Sul palco, le canzoni cambiano pelle attraverso arrangiamenti ricchi di sfumature, tra atmosfere diverse e libertà espressiva, dando al pubblico la dimensione più viva e sorprendente della musica live.

Di seguito le prime date annunciate di “Canzoni a sdraio Tour 2026”, prodotto e organizzato da OTR Live: 26 giugno Porto Torres, 27 giugno Oristano, 3 luglio Peccioli, 4 luglio Gardone Riviera, 5 luglio Lagnasco, 10 luglio Piacenza, 11 luglio Trevignano Romano, 16 luglio Norma, 18 luglio Tuoro sul Trasimeno, 23 luglio Sarzana, 24 luglio Bard, 25 luglio Verona, 2 agosto Camigliatello Silano, 7 agosto Fermo, 30 agosto Marzabotto, 4 settembre Castiglione della Pescaia, 17 settembre Pompei e 3 ottobre Canazei.

Mattarella ha concesso la grazia a Nicole Minetti, "per gravi motivi di salute di un familiare minore"

Roma, 11 apr. (askanews) – Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia, condannata in via definitiva per peculato e induzione alle prostituzione nell’ambito del processo Ruby bis, è stata graziata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo conferma l’ufficio stampa del Quirinale precisando che “la concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere – si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati. La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore”.

La notizia è stata anticipata da “Mi manda Rai Tre” come scrive sui social Federico Ruffo, conduttore della trasmissione.

“Mi manda Rai Tre ha scoperto che Minetti è stata graziata dal presidente della Repubblica”, un provvedimento di grazia, scrive il giornalista, “giunto per motivi umanitari “rilasciato nelle scorse settimane con il parere positivo del ministro della Giustizia Nordio e quello del procuratore capo della Corte d’Appello”.

Minetti graziata da Mattarella,gravi motivi salute di familiare minore

Roma, 11 apr. (askanews) – Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia, condannata in via definitiva per peculato e induzione alle prostituzione nell’ambito del processo Ruby bis, è stata graziata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo conferma, in una nota, l’ufficio stampa del Quirinale precisando che “la concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere – si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati”.

“La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore”, conclude la nota.

Iran, Trump: abbiamo in corso un reset, ma riprenderemo le ostilità se i negoziati falliranno

Roma, 11 apr. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump, in un’intervista al New York Post, ha dichiarato di aver ordinato il riarmo delle navi da guerra americane con “le migliori munizioni” per riprendere gli attacchi contro l’Iran se i colloqui di pace in Pakistan dovessero fallire.

Trump ha parlato in un colloquio telefonico con il New York Post, poco dopo la partenza del vicepresidente Usa JD Vance a bordo dell’Air Force Two diretto a Islamabad, dove è affiancato dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero del presidente Jared Kushner per negoziare una pace definitiva dopo il cessate il fuoco di due settimane raggiunto martedì.

“Lo sapremo tra circa 24 ore. Lo sapremo presto”, ha detto Trump rispondendo a una domanda sulle possibilità di successo dei colloqui.

“Abbiamo un reset in corso. Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, con le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle usate in precedenza, e li abbiamo fatti a pezzi”, ha affermato il presidente Usa.

“Ma stiamo caricando le navi. Stiamo caricando le navi con le migliori armi mai realizzate, a un livello ancora superiore rispetto a quello che usavamo per una completa decimazione. E se non avremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace”, ha aggiunto.

“Abbiamo a che fare con persone di cui non sappiamo se dicano la verità o no”, ha detto ancora Trump. “Davanti a noi dicono che elimineranno tutte le armi nucleari, che sparirà tutto. Poi escono davanti alla stampa e dicono: ‘No, vorremmo arricchire’. Quindi vedremo”.

C.sinistra, Renzi: fossi Silvia Salis mi candiderei a primarie

Roma, 11 apr. (askanews) – Le primarie per la scelta del leader del campo progressista sono una prospettiva “inevitabile” e “anche la prospettiva più giusta”. Lo afferma, in una intervista alla Stampa, il leader di Italia Viva Matteo Renzi che oggi a Roma celebra le Primarie delle Idee.

La “disponibilità” della sindaca di Genova Silvia Salis a correre come candidata premier se invocata da tutti i partiti del centrosinistra “è una buona notizia, ma la leadership politica si conquista sul campo, misurandosi con gli altri, non attraverso un’incoronazione. Fossi in lei – sottolinea l’ex premier -, mi candiderei alle primarie. Se vince si prende Palazzo Chigi. Se non vince guida una lista riformista che a quel punto va oltre il 10% ed è decisiva per sconfiggere la destra”.

“Spero che Salis cambi idea e vinca il pregiudizio anti primarie – aggiunge – i gazebo sono una festa di popolo, non una minaccia”. “La Meloni è in crisi, ma il centrosinistra deve dare una risposta, offrire agli italiani un’alternativa. Bene, le primarie per scegliere il candidato o la candidata, ma servono soprattutto le primarie delle idee, cioè se vinciamo che facciamo? Perché c’è tanta gente che dice io la Meloni non la voto più perché sono deluso, però ancora non mi fido di voi ecco a cosa servono le primarie delle idee” ribadisce Renzi parlando con i giornalisti nell’ambito della kermesse.

Gli astronauti dell’Artemis II sono rientrati sulla Terra

Roma, 11 apr. (askanews) – Gli astronauti che hanno orbitato attorno alla Luna nell’ambito della missione Artemis II sono rientrati sulla Terra, ha reso noto la Nasa.

La capsula Orion è ammarata al largo della costa di San Diego.

Il veicolo spaziale era stato lanciato la sera del primo aprile, ora locale, da Cape Canaveral, in Florida. Il 6 aprile la Nasa aveva riferito che la capsula si trovava a oltre 406mila chilometri dalla Terra.

L’equipaggio di Artemis II, composto da quattro membri e guidato da Reed Wiseman, ha completato un sorvolo lunare di dieci giorni, segnando il primo avvicinamento con equipaggio alla Luna da oltre 50 anni e il volo spaziale umano più lontano mai compiuto.

Ucraina, da oggi breve tregua per la Pasqua ortodossa

Roma, 11 apr. (askanews) – Un breve cessate il fuoco per la Pasqua ortodossa tra Ucraina e Russia, annunciato giovedì dal presidente russo Vladimir Putin e accettato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dovrebbe entrare in vigore oggi pomeriggio, mentre rallentano gli sforzi diplomatici americani per mettere fine alla guerra. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Il Cremlino ha indicato che la tregua entrerà in vigore sabato alle 16 ora di Mosca, le 15 in Italia, e durerà fino alla fine della giornata di domenica, per un totale di 32 ore. Il ministro della Difesa russo Andrei Belousov e il capo di Stato maggiore Valeri Gerasimov hanno ricevuto l’ordine di “cessare le operazioni di combattimento in tutte le direzioni per questo periodo”.

Poco dopo, Zelensky ha fatto sapere che l’Ucraina è pronta a rispettare questa rara pausa delle ostilità, che Kiev aveva già proposto a sua volta, in un momento in cui i colloqui per porre fine al conflitto, in corso da quattro anni, hanno subito una battuta d’arresto anche a causa della guerra in Medio Oriente.

Una tregua simile era stata annunciata anche l’anno scorso per la Pasqua ortodossa, ma entrambe le parti si erano accusate ripetutamente di averla violata. Prima ancora dell’inizio del cessate il fuoco, le autorità delle regioni ucraine di Poltava, nel centro del Paese, e di Sumy, nel nord-est, hanno riferito nella notte tra venerdì e sabato della morte di una persona e del ferimento di circa 15 altre in due attacchi distinti.

Stamani, anche le autorità di Odessa, nel sud del Paese, hanno annunciato la morte di due persone in un raid russo su una zona residenziale, aggiungendo che altre due sono state ricoverate in ospedale. Secondo l’aeronautica militare ucraina, la Russia ha inoltre lanciato nella notte tra giovedì e venerdì 128 droni contro il Paese.

Diversi cicli di negoziati condotti sotto l’egida degli Stati uniti non sono riusciti ad avvicinare le parti a un accordo, e il processo si è ulteriormente arenato man mano che l’attenzione di Washington si è spostata verso l’Iran. Mosca continua a chiedere a Kiev concessioni territoriali e politiche che Zelensky ha respinto, assimilandole a una capitolazione.

Secondo il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, citato dalla Tass, l’annuncio della tregua non è stato discusso in anticipo con Kiev e Washington e non è legato ai negoziati per mettere fine al conflitto.

La guerra ha causato centinaia di migliaia di morti, diventando il conflitto più letale in Europa dalla Seconda guerra mondiale, e ha provocato milioni di sfollati. Se la Russia ha ottenuto modesti guadagni territoriali a caro prezzo, Kiev è recentemente riuscita a respingere il nemico nel sud-est.

Le avanzate russe hanno rallentato dalla fine del 2025, secondo l’analisi dei dati dell’Institute for the Study of War, che attribuisce questo rallentamento alle controffensive ucraine, ma anche al divieto imposto alla Russia di utilizzare i terminali Starlink in Ucraina e agli sforzi del Cremlino per limitare l’accesso a Telegram.

Resta invece sfavorevole a Kiev la situazione più a nord, nella regione di Donetsk, in direzione delle due grandi città di Kramatorsk e Sloviansk. A est di quest’ultima, le truppe del Cremlino sono avanzate di circa 50 chilometri nel solo mese di marzo. A quattro anni dall’inizio della guerra, Mosca occupa poco più del 19% del territorio ucraino, in gran parte conquistato nelle prime settimane del conflitto.

Iran, i negoziati di Islamabad guidati da Vance e Ghalibaf e l’interesse di tutti a chiudere il conflitto

Roma, 11 apr. (askanews) – Una rappresentanza di alti esponenti iraniani, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, incontrerà oggi a Islamabad una delegazione americana sotto la guida del vicepresidente Usa JD Vance, in colloqui che puntano ad aprire la strada a una possibile fine della guerra.

Entrambe le parti sembrano avere interesse a chiudere il conflitto, che è profondamente impopolare negli Stati Uniti, anche alla luce del fatto che quest’anno negli Usa si terranno elezioni di mid-term in cui il presidente Usa Donald Trump appare sfavorito, mentre l’Iran è stato duramente colpito dai raid aerei, con infrastrutture distrutte e un’economia in rovina.

“Abbiamo buona volontà, ma non abbiamo fiducia”, ha dichiarato Ghalibaf, politico veterano ed ex comandante militare, al suo arrivo venerdì sera a Islamabad. Il presidente del Majlis ha ricordato che due precedenti tornate di negoziati sul programma nucleare iraniano, in giugno e in febbraio, si erano concluse con attacchi militari invece che con un accordo.

Teheran sembra prendere molto sul serio l’appuntamento di oggi. La delegazione, composta da almeno 70 persone, include diplomatici ed esperti negoziatori, specialisti di finanza e sanzioni, funzionari militari e consulenti legali, secondo media iraniani e una lista visionata dal New York Times.

Tra i nomi di maggior rilievo figurano il ministro degli Esteri Abbas Araghchi; Ali Bagheri Kani, membro del Consiglio di sicurezza nazionale; l’ammiraglio Ali Akbar Ahmadian, ex capo di stato maggiore delle Guardie rivoluzionarie e segretario del Consiglio di sicurezza nazionale; il generale in congedo Esmail Ahmadi Moghadam, oggi a capo dell’Università nazionale della difesa; e Abdolnasser Hemati, governatore della Banca centrale iraniana.

Tre alti funzionari iraniani a conoscenza dei colloqui hanno affermato al Nyt che la squadra inviata in Pakistan ha piena autorità decisionale e non dovrà consultare Teheran, vista la natura critica dei negoziati. Secondo queste fonti, che hanno chiesto l’anonimato, la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei avrebbe conferito a Ghalibaf il potere di chiudere un’intesa oppure di ritirarsi dal tavolo.

Un segnale in questo senso è arrivato anche dal vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref, che in un messaggio sui social ha scritto che Ghalibaf sta “rappresentando la nazione e il nezam”, usando il termine persiano che indica l’intero sistema della Repubblica islamica, inclusi il governo eletto e la Guida suprema. “Gli auguro successo”, ha aggiunto Aref.

Se Ghalibaf e Vance dovessero incontrarsi di persona, si tratterebbe di una svolta significativa nelle relazioni tra Washington e Teheran e del colloquio di più alto livello tra funzionari dei due Paesi dalla rottura delle relazioni diplomatiche nel 1979. Ad accompagnare Vance dovrebbero esserci anche l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente, entrambi già coinvolti in precedenti contatti con gli iraniani.

Tra i dossier sul tavolo figurano la fine della guerra, la riapertura dello stretto di Hormuz al traffico navale e il programma nucleare iraniano. Da parte iraniana, gli interessi comprendono un’ampia revoca delle sanzioni, lo sblocco di fondi congelati e compensazioni per i danni subiti durante il conflitto.

Teheran ha inoltre chiarito che qualsiasi accordo di pace, temporaneo o permanente, dovrà includere anche Hezbollah in Libano, il suo alleato regionale più stretto. Il punto è particolarmente delicato dopo i massicci raid israeliani sul Libano che, mercoledì, hanno causato oltre 300 morti.

La delegazione iraniana ha voluto anche sottolineare simbolicamente il peso umano della guerra. I membri sono arrivati a Islamabad vestiti interamente di nero in segno di lutto. A bordo del loro aereo, secondo fotografie e video diffusi dai media di Stato iraniani, foto e zaini occupavano posti vuoti per rappresentare i quasi 170 bambini uccisi in una scuola elementare da un missile Tomahawk americano nel primo giorno dell’attacco israelo-americano, il 28 febbraio.

I media statali iraniani hanno riferito che la delegazione incontrerà a mezzogiorno il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, prima del faccia a faccia con gli americani.

Autogrill e Fondazione Qualivita presentano “Origini Edition”

Roma, 11 apr. (askanews) – Autogrill, parte di Avolta, e Fondazione Qualivita, hanno presentato presso la sede di Roma della FIPE-Confcommercio “Origini Edition”, iniziativa volta a promuovere i prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) in tutta la rete Autogrill. Un progetto che permette di avvicinare gli ingredienti italiani certificati e i Consorzi che li producono, ai viaggiatori delle principali tratte stradali. Ne ha parlato Mauro Rosati, Direttore di Fondazione Qualivita: “La caratteristica di questa piattaforma la riassumo in quattro parole. La prima è la cura, il fatto che questi prodotti sono prodotti DOP e IGP trattati con grande cura. La seconda caratteristica è la coerenza. Perché con la coerenza? Attraverso un’informazione coerente, si riesce a dare anche una giusta educazione al consumatore. Poi c’è la continuità, non è un’iniziativa spot, ma prevede un ampio paniere di prodotti e di ricette. E, infine, la cosa che a noi ci riguardava più da vicino: la partecipazione dei consorzi di tutela”.

Fondamentale il supporto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) e di FIPE, specialmente nella figura del ministro Francesco Lollobrigida, che ha sottolineato la ricettività di Autogrill e Avolta, le cui scelte sono premiate dai consumatori in Italia e nei mercati globali. Lo si vede nella gestione di Aeroporti di Roma, ufficialmente riconosciuto come il miglior scalo d’Europa.

“Noi abbiamo una percezione delle cose un po’ distorta tra virgolette, perché siamo immersi nel bello, nel buono, nella qualità e non ci rendiamo conto di quanto per gli altri sia straordinariamente suggestivo leggere il marchio Made in Italy. Non significa solo fatto in Italia, significa bello, buono, di qualità, da comprare e per fortuna riuscire ad avere una rete vendita così importante, come il sistema di ristorazione in ogni nazione, permette a noi di vendere meglio e agli altri di vivere meglio” ha dichiarato Lollobrigida.

Un progetto che si inserisce nel percorso di valorizzazione della Cucina Italiana e che vede Autogrill, consolidare il proprio ruolo di ambasciatore del Made in Italy. A tal proposito ha parlato Massimiliano Santoro, CEO di Italy Avolta: “È un progetto che parte sull’Italia, quindi inizialmente è un’offerta che riguarderà soltanto i punti vendita italiani, ma non per questo non guarderà all’estero e al mondo. I nostri punti vendita sono punti vendita che vengono frequentati ogni anno da milioni di stranieri, che scelgono l’Italia come destinazione ed è anche a loro che stiamo pensando nel delineare questa proposta con l’obiettivo di creare una connessione vera con i territori che vengono visitati”.

Il progetto debutta con una collezione esclusiva. Si parte con il nuovo panino Carpegna 1463, che celebra l’incontro tra il Prosciutto di Carpegna DOP, la Burrata di Andria IGP e l’olio EVO Terra di Bari DOP, simboli di maestria artigianale del Centro e del Sud Italia. Una volontà ulteriore di valorizzare l’eccellenza dei produttori italiani, offrendo un palcoscenico unico sia ai Consorzi più consolidati sia alle realtà emergenti.

Trump presenta via social il suo Arco di Trionfo

Roma, 11 apr. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato che la sua amministrazione ha presentato ufficialmente alla Commissione per le belle arti i piani per quello che ha definito “il più grande e più bello arco di trionfo del mondo”, un progetto destinato a sorgere a Washington e a lasciare un segno permanente della sua presidenza nella capitale americana.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha scritto di essere “lieto di annunciare” che oggi la sua amministrazione ha depositato “la presentazione e i piani” davanti alla commissione federale di design, definendo l’opera “una meravigliosa aggiunta all’area di Washington per tutti gli americani, da apprezzare per molti decenni a venire”.

L’amministrazione ha diffuso + l’ultima versione del progetto, che prevede un arco di trionfo alto 250 piedi, circa 76 metri, destinato a sorgere all’estremità dell’Arlington Memorial Bridge, lungo il Potomac, nei pressi del confine con la Virginia e di fronte al Lincoln Memorial.

I disegni sono stati sottoposti alla Commissione per le belle arti, organo federale che esaminerà il progetto nella riunione della prossima settimana. Trump ha nominato al suo interno una serie di figure a lui vicine.

Il presidente presenta l’arco come un modo per celebrare il 250mo anniversario degli Stati uniti e al tempo stesso consolidare la sua eredità politica. Le immagini mostrano una struttura sormontata da due aquile e da un angelo alato dorato, in una forma che richiama in parte l’Arc de Triomphe di Parigi.

Sui due lati dell’opera compaiono le scritte “One Nation Under God” e “Liberty and Justice for All”, le uniche parole visibili nel progetto. I disegni sono attribuiti a Harrison Design, studio di architettura con un ufficio a Washington.

Trump aveva già mostrato modellini dell’arco durante una cena di raccolta fondi alla Casa bianca in ottobre, organizzata per un altro dei suoi progetti di trasformazione urbana, la prevista sala da ballo da 400 milioni di dollari alla Casa bianca. In quell’occasione aveva indicato la figura in cima al monumento come Lady Liberty. “Piccolo, medio o grande, hanno tutti un bell’aspetto”, aveva detto, aggiungendo: “Credo che quello più grande sia di gran lunga il migliore”.

Il progetto dell’arco si inserisce in una più ampia offensiva del presidente per rimodellare Washington e la Casa bianca secondo la propria visione, tra dorature nello Studio ovale, la pavimentazione del Giardino delle rose e il piano per un Giardino nazionale degli eroi americani con 250 statue.

Il passo più clamoroso è stato però la demolizione improvvisa, lo scorso autunno, dell’ala est della Casa bianca per fare spazio alla nuova sala da ballo. La presentazione del nuovo progetto arriva mentre i democratici contestano al presidente l’accettazione di donazioni straniere per finanziare quella struttura. Un giudice federale ha ordinato la sospensione dei lavori salvo approvazione del Congresso, decisione contro la quale l’amministrazione ha presentato ricorso.

Anche un gruppo di veterani della guerra del Vietnam ha avviato un’azione legale per fermare la costruzione dell’arco, sostenendo che l’opera richiede l’autorizzazione del Congresso e che finirebbe per ostruire la visuale tra il Lincoln Memorial e il cimitero nazionale di Arlington.

Nuovo singolo per gli Evanescence "Who Will Your Follow"

Milano, 11 apr. (askanews) – La rock band statunitense, vincitrice di Grammy Award, Evanescence è tornata! Il loro nuovo singolo, “Who Will Your Follow”, già disponibile in digitale, anticipa il loro atteso nuovo album, “Sanctuary”, in uscita il 5 giugno e già in pre-save.

“Who Will You Follow” è co-scritto e prodotto da Zakk Cervini (Bad Omens, YUNGBLD, Bring Me The Horizon, Spiritbox) e Jordan Fish (Bring Me The Horizon, Poppy, House of Protection, Architects).

Nel nuovo album “Sanctuary” saranno presenti tracce prodotte da Cervini/Fish, insieme a brani prodotti da Nick Raskulinecz (Korn, Foo Fighters, Rush) e sarà disponibile in versione fisica e digitale dal 5 giugno.

Amy Lee commenta in merito all’album: “Sono tre anni che ci stiamo lavorando, e dopo averlo ascoltato tutto insieme dall’inizio alla fine, quando ormai manca poco alla sua uscita, posso dire di essere veramente orgogliosa di ogni suo secondo. Lavorarci è stato il mio sfogo per tante cose che avverto come sbagliate e fuori controllo, un luogo dove riaccendere la speranza attraverso il potere della musica e della connessione… meno male che abbiamo già programmato il tour, altrimenti non saprei cosa fare ora! Ne sono completamente ossessionata. Non vedo l’ora che i fan lo ascoltino”.

Di recente la band ha anche annunciato il loro tour mondiale che li vedrà tornare nel nostro Paese per un’unica data italiana. L’appuntamento, prodotto da Vivo Concerti, è previsto per lunedì 28 settembre 2026 all’Unipol Arena di Bologna. Ad aprire il concerto di Bologna saranno la cantante e attrice statunitense Poppy – presente in tutte le date del tour nel Regno Unito e in Europa – e il duo britannico Nova Twins, che si esibirà esclusivamente nelle tappe europee.

I due brani più recenti della band, “Fight Like A Girl (feat. K.Flay)” e “Afterlife”, hanno avuto un incredibile riscontro da parte di pubblico e critica. Quest’ultimo ha infatti dominato le classifiche raggiungendo il #1 negli Stati Uniti e Canada sia nella classifica di Billboard “Mainstream Rock Airplay” sia in quella di Mediabase “Active Rock Radio”.

Ricerca della leadership: tormentone con limiti

La tentazione, più o meno, è sempre quella: giocarsi tutta la partita scommettendo sulla leadership. Lo fa la destra, che al culto del capo sacrifica da sempre una gran quantità di incenso. E lo fa anche la sinistra, precipitata nel giro di qualche ora dalla vittoria nel referendum al surreale dibattito Po sulle primarie.

Come a ricordare che la politica ha da essere una contesa tra “uno” e “tutti”: laddove è il primo a contare e gli altri a votare, ma soprattutto ad applaudire.

Eppure proprio questo modo di intendere le cose dovrebbe a questo punto essere almeno un po’ rivisto.

Poiché, è vero, la Meloni ha qualità di leadership. Ma se avesse avuto accanto consiglieri più accorti, capaci di segnalarle per tempo che forse non era proprio il caso di schiacciarsi sulla presidenza Trump in modi perfino servili, le cose sarebbero andate un po’ meglio anche a lei.

E invece da quelle parti non s’è levata neppure una voce capace di segnalare l’immenso iceberg contro cui la maggioranza stava per andare a sbattere.

Ed è vero, altrettanto, che l’opposizione fa fatica a non schierare una figura − una sola, ovviamente − che possa apparire come un o una candidato condiviso per la guida del governo.

Eppure il tormentone sulla leadership dell’opposizione, a cui s’è appena dato inizio, rischia già di disperdere l’effetto del referendum. Laddove s’è votato per un principio, giusto o sbagliato che fosse, e non per una persona.

Si dirà che la leadership è ormai il cuore della moderna disputa politica. Forse è vero. Ma quel formato, così alto e stretto, e così solitario, ne rappresenta poi anche il limite inesorabile.

Fonte: La Voce del Popolo –  9 aprile 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Il disegno del “Grande Israele” e la guerra permanente

Lasse Trump–Netanyahu

La ricostruzione che il New York Times ha fatto dell’incontro Trump–Netanyahu, nel quale il premier israeliano ha convinto l’ex presidente americano ad attaccare l’Iran approfittando del momento difficile attraversato dal regime – sia sul fronte interno sia su quello esterno, con i suoi proxy a loro volta indeboliti dall’offensiva israeliana degli ultimi due anni – ci ha rivelato almeno due cose, entrambe note ma ora, per così dire, certificate.

La prima è che Trump è fortemente influenzato da Netanyahu, mentre al contrario ascolta poco i consigli di chi gli è vicino, sia per mandato istituzionale sia per supporto politico.

Nonostante le forti perplessità, per non dire la totale contrarietà, dei generali del Pentagono (non del titolare del Ministero Peter Hegseth, suo subalterno ideologico privo di qualsiasi competenza) e della stessa CIA – consapevoli delle difficoltà, militari e strategiche, che un conflitto con uno Stato come l’Iran avrebbe comportato – il Presidente (che ormai si considera al di sopra di tutto, con unico limite la propria coscienza, che peraltro associa frequentemente e spudoratamente alla possibilità di produrre profitti dalle sue decisioni politiche) ha optato, in poche ore, per la guerra.

Immaginandola, come gli aveva prospettato la “volpe” israeliana, breve e vincente. Addirittura facilitatrice di una rivolta popolare che avrebbe abbattuto la Repubblica islamica.

Non ha ascoltato neppure JD Vance, l’esponente più ideologicamente intriso della (sotto)cultura MAGA, ostile a nuove avventure militari e al coinvolgimento degli Stati Uniti nel troppo complicato puzzle mediorientale, rimasto infatti in un silenzio denso di significato nel corso dei successivi quaranta giorni di guerra.

La strategia israeliana oltre la contingenza

La seconda verità che quell’incontro ha rivelato riguarda invece Israele e la volontà, ormai acclarata, del suo attuale governo – radicale ed estremista – di azzerare i nemici che da decenni lo minacciano: l’Iran e i suoi proxy insediati nella regione e da Teheran armati e finanziati.

Si legge spesso, anche nelle analisi più informate, di un interesse personale di Benjamin Netanyahu a proseguire a tempo indeterminato la guerra, al fine di rinviare possibili condanne nei processi a suo carico e consolidare una maggioranza elettorale fondata su una condizione permanente di emergenza dopo il 7 ottobre.

Probabilmente questa è una parte di verità, ma non la principale. Perché è presumibile – e i fatti lo suggeriscono – che la maggioranza messianica che ha vinto le ultime elezioni (prima del 7 ottobre) avesse già in mente, e dopo quella data ha consolidato, un obiettivo preciso: la costituzione di un “Grande Israele”.

Ovvero l’acquisizione, sul campo, di Gaza, della Cisgiordania e del Libano meridionale. Una cintura di sicurezza attorno allo Stato di Israele.

Una guerra funzionale allobiettivo

Tutto ciò che è stato fatto sin qui, e che si sta attuando anche in queste ore, sembra andare in quella direzione. Aver incontrato sulla propria strada Donald Trump è stato un viatico che non si poteva non sfruttare. E a questo compito si è dedicato, con efficacia, Netanyahu.

Si spiegano così la distruzione di Gaza, la crescente occupazione della Cisgiordania ad opera dei coloni, i piani di deportazione dei palestinesi, i bombardamenti nel Libano giustificati formalmente dalla necessità di abbattere Hezbollah, l’attacco all’Iran quale nemico esistenziale – un nemico che, peraltro, si è sempre dichiarato tale a sua volta.

Ecco perché si è arrivati a questo punto, e perché non è facile venirne fuori.

A Israele – a questo Israele – poco importa dell’isolamento internazionale. Interessa piuttosto conseguire il proprio obiettivo strategico, ormai esplicitato nei fatti.

Per riuscirci, tuttavia, è necessario un alleato alla Casa Bianca. Per il momento, quell’alleato c’è.

Forza Italia, un ramo dell’azienda?

La tenuta dopo la scomparsa del fondatore

L’incontro a Cologno Monzese si è svolo in “amicizia e cordialità”, così come espresso nel comunicato stampa finale. Dunque, sono Piersilvio e Marina Berlusconi a confermare la fiducia al segretario, non gli iscritti o gli organi dirigenti del partito. Ora, va dato atto ad Antonio Tajani, al di là di ogni altra valutazione, di avere mantenuto in vita Forza Italia in questi anni dopo la scomparsa del suo fondatore, mattatore, finanziatore, leader e capo assoluto. Pochi ci avrebbero scommesso. Non a caso, il de profundis per Forza Italia campeggiava su quasi tutti gli organi di informazione. E, malgrado questo triste presagio, Tajani con il suo gruppo dirigente ha saputo mantenere Forza Italia in vita raggiungendo un significativo consenso elettorale che oggi si aggira attorno all’8/10%. Un risultato che non può e non deve passare sotto silenzio. E non solo per i numeri elettorali ma anche per il ruolo politico centrista, riformista e di governo che Forza Italia ha mantenuto all’interno della coalizione di centro destra.

I segnali di una trasformazione

Ora, detto questo per onestà intellettuale, credo che non possiamo non avanzare anche un’altra osservazione emersa proprio in queste ultime settimane e, nello specifico, dopo il risultato sul referendum costituzionale sulla giustizia. E cioè, leggendo i vari resoconti e cronache giornalistiche sui nuovi asseti del partito, sul cambio al vertice dei gruppi parlamentari, sull’organizzazione del partito stesso – ovvero tessere e congressi locali – e, in ultima analisi, anche e soprattutto sul profilo culturale e politico del partito, Forza Italia sta diventando sempre di più un semplice ramo d’azienda. E questo non solo per il ruolo sempre più importante ed incisivo dei suoi azionisti di riferimento ma anche per la sostanziale subalternità dei vertici del partito rispetto ai suoi stessi azionisti.

Un partito a sovranità limitata

Forse è solo un’impressione ma ormai sono troppi gli indizi, concreti e mai smentiti, che portano a quella conclusione. E, per restare su questo versante, diventa abbastanza naturale arrivare alla conclusione che il partito di Forza Italia, e anche diversamente rispetto a quando c’era in campo il suo fondatore, è un soggetto politico a sovranità limitata. Almeno sotto il profilo delle scelte politiche concrete, della selezione dei suoi dirigenti e, forse, anche del progetto politico complessivo. Altrochè l’apertura, come ha sostenuto più e più volte il suo segretario nazionale, al mondo ex democristiano, popolare e cattolico popolare.

Il nodo culturale e identitario

Perchè, malgrado la buona volontà e il convincimento dei suoi leader che un partito di centro, riformista e di governo non può non aprirsi anche e soprattutto a questo mondo culturale, è indubbio che il nuovo corso liberal/radicale/socialista del partito – almeno da quanto emerge dai vari organi di informazione – molto attento alla politica dei diritti civili e ad una visione liberista della società, difficilmente può incrociare le domande e le attese di quel segmento culturale e politico che affonda le sue radici nell’umanesimo cristiano popolare, nel cattolicesimo politico e nel cattolicesimo sociale.

Le ricadute sul sistema politico

E, in ultimo ma non per ordine di importanza, il rischio che lo stesso partito perda progressivamente quel profilo centrista a vantaggio di un’identità culturale e valoriale che lo spinge su lidi estranei ed esterni rispetto a quella vocazione originaria. Ecco perchè la recente trasformazione di Forza Italia è destinata ad avere ricadute e ripercussioni nell’intera galassia centrista e moderata del nostro paese.

I lati oscuri dell’intelligenza artificiale

Un dibattito polarizzato

Nel contesto attuale, entusiasmo e preoccupazioni per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul tessuto sociale occupano quotidianamente il dibattito pubblico. L’innovazione tecnologica appare inarrestabile e alimenta posizioni contrapposte: da un lato chi intravede in questa nuova frontiera una possibile catastrofe imminente, dall’altro chi la sostiene con convinzione, considerandola l’avvio di una nuova fase di sviluppo non solo per le imprese, ma per l’intera società.

 

Sostenibilità finanziaria e rischio bolla

I principali nodi critici legati all’intelligenza artificiale si articolano su più livelli. Il primo riguarda la sostenibilità finanziaria. Come evidenziato da grandi banche d’affari come Goldman Sachs e JPMorgan Chase, resta aperta la questione se gli ingenti investimenti diretti verso questo settore saranno in grado di generare profitti nel medio-lungo periodo. Alcuni analisti paventano il rischio di una nuova bolla speculativa, analoga a quella delle dot-com dei primi anni Duemila, con possibili effetti di contagio sull’intero sistema finanziario globale. In questo contesto, la principale piazza finanziaria mondiale, Wall Street, continua a oscillare tra fasi di entusiasmo e improvvise correzioni, come dimostra l’andamento volatile dell’indice Nasdaq Composite, il cui trend appare difficilmente prevedibile.

Impatto ambientale e consumo energetico

Un secondo tema, non meno rilevante, riguarda l’impatto ambientale. L’intelligenza artificiale è infatti una tecnologia ad alto consumo energetico: richiede enormi quantità di energia sia per il funzionamento dei data center sia per l’utilizzo quotidiano da parte degli utenti. In un’epoca segnata dall’urgenza del contrasto al cambiamento climatico, questo aspetto solleva interrogativi significativi sulla sostenibilità complessiva del modello di sviluppo tecnologico.

Narrazioni distorte e limiti tecnologici

Accanto a queste criticità, emergono ulteriori perplessità, spesso meno presenti nel dibattito dominante. Il saggio L’inganno dell’intelligenza artificiale delle ricercatrici Emily M. Bender e Alex Hanna offre un’analisi critica delle narrazioni più diffuse sull’AI. Secondo le autrici, esistono distorsioni significative nella rappresentazione di questa tecnologia, spesso alimentate dalle grandi aziende tecnologiche interessate al suo sviluppo.

Una delle convinzioni più diffuse riguarda la possibilità che i modelli possano diventare “senzienti” e autonomi. In realtà, le tecnologie attuali si basano su modelli addestrati che necessitano costantemente di supervisione e intervento umano. L’idea di una macchina capace di sviluppare un pensiero autonomo resta, allo stato attuale, più una suggestione che una prospettiva concreta.

Lavoro, precarizzazione e qualità dellinformazione

Più concreto è invece l’impatto sul mercato del lavoro. Piuttosto che eliminare posti di lavoro in senso assoluto, l’intelligenza artificiale tende a trasformarli e, in molti casi, a precarizzarli. Attività fondamentali per il funzionamento dei sistemi – come l’annotazione dei dati o la moderazione dei contenuti – vengono spesso delocalizzate in Paesi in via di sviluppo, dove la manodopera è sottopagata.

In altri settori, come il giornalismo, si assiste a una progressiva standardizzazione dei contenuti: testi generati automaticamente rischiano di sostituire la creatività e l’analisi critica, relegando i professionisti a un ruolo di mera revisione, con inevitabili ricadute sulla qualità dell’informazione.

Dati, diritti e discriminazioni

Un ulteriore nodo riguarda la questione dei dati. I modelli di intelligenza artificiale vengono addestrati su enormi quantità di contenuti, spesso raccolti senza un adeguato riconoscimento o compenso per gli autori. Non sorprende quindi che siano in aumento le cause legali promosse da editori e istituzioni che denunciano l’utilizzo non autorizzato dei propri materiali.

Analoghe criticità emergono nei processi di selezione del personale, dove sistemi automatizzati – come gli Applicant Tracking System (ATS) – possono filtrare i curricula senza criteri trasparenti, con il rischio di introdurre bias e discriminazioni.

Etica, regolazione e conflitto di modelli

Le grandi aziende tecnologiche sostengono la necessità di un “allineamento” dell’intelligenza artificiale ai valori etici condivisi. Tuttavia, questa prospettiva solleva interrogativi complessi: quali valori? E di quali società? In un mondo caratterizzato da profonde differenze culturali e normative, l’idea di un’etica universale dell’AI appare tutt’altro che scontata.

Sul piano politico e regolatorio, il dibattito è ancora in evoluzione. Da un lato, vi sono spinte verso una deregolamentazione che favorisca l’innovazione; dall’altro, emergono tentativi di definire regole comuni. In questo quadro, l’Europa ha mosso un primo passo significativo con l’AI Act, mentre negli Stati Uniti non sono mancate critiche a un approccio considerato troppo restrittivo.

Il vuoto della politica

Il vero grande assente, tuttavia, resta la politica nel suo senso più ampio. L’adozione dell’intelligenza artificiale non è un processo inevitabile né neutrale: richiede scelte, indirizzi e responsabilità. Senza una governance adeguata, il rischio è quello di accentuare le disuguaglianze, alimentare illusioni tecnologiche e favorire l’emergere di una nuova élite tecnocratica. Una prospettiva che, se non governata, potrebbe mettere in discussione gli equilibri democratici e il ruolo delle istituzioni.

La speranza, in Italia, è che alle prossime elezioni i partiti si esprimano in merito con un programma chiaro e consapevole.