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Poste Italiane, Lasco al TG Poste: nostra strategia non cambia

Roma, 25 mar. (askanews) – “La nostra strategia è una e unica: investire sulle nostre persone. Con il Dottor Del Fante, in ogni occasione, ringraziamo i nostri colleghi: se oggi siamo arrivati a questo è anche e soprattutto grazie a loro, alla capacità, alla motivazione che hanno sempre dimostrato in questi anni di fare squadra, di fare sistema e di portare i risultati” ha spiegato il Direttore Generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco, in un’intervista rilasciata al TG Poste. “Continueremo a investire sulle persone. In questi anni abbiamo assunto circa 40mila persone, un ricambio generazionale importantissimo. Abbiamo portato in casa tantissimi giovani, su 40 mila il 60% sono under 30, si è molto alzato il livello di scolarizzazione con circa il 30% di laureati, l’età media si è abbassata da 51 a 47 anni e oggi il 54% dei nostri dipendenti è donna – ha aggiunto il DG Giuseppe Lasco – Le nostre risorse hanno capito l’investimento che stiamo facendo sulle persone e c’è stata una grande risposta. Stiamo investendo tanto sulla formazione e sul mondo welfare. Al Fondo Sanitario Integrativo hanno aderito tutti i 120 mila colleghi e in 50 mila hanno aderito al nostro progetto welfare. Quando l’operazione con Tim verrà a compimento l’integrazione sarà naturale. Continueremo il nostro processo di investimento sulle persone, daremo il benvenuto ai colleghi di TIM con grande motivazione e cultura professionale. Non faremo altro che continuare sulla nostra strada di fare grandi risultati e di fare grande Poste Italiane”.

Roma, un turismo oltre il centro storico

Roma, 25 mar. (askanews) – Settanta ettari di campagna romana intatta, santuari monumentali, residenze regali, terme antiche e strade storiche che hanno assistito alla nascita di Roma. Si tratta di Gabii, un’antica città nella città, inserita tra le 7 scoperte archeologiche che nel 2025 hanno segnato l’Italia come esempio di pianificazione monumentale innovativa e senza precedenti.

Eppure, questo straordinario patrimonio rimane ancora largamente sconosciuto, tanto ai visitatori, quanto ai residenti che ai turisti.

Con l’obiettivo di rafforzare e ampliare l’offerta culturale della capitale, ieri, martedì 24 marzo è stata presentata la ‘Partnership speciale per la valorizzazione del Parco archeologico di Gabii’. Un’iniziativa pionieristica che unisce istituzioni pubbliche, musei e GetYourGuide – la piattaforma globale per la prenotazione di tour ed esperienze culturali – per rendere Gabii, sito di eccezionale valore storico e culturale per la storia dell’antico Lazio e delle origini di Roma, un luogo più accessibile e più conosciuto al pubblico locale e internazionale.

Nella Sala del Carroccio in Campidoglio, istituzioni e partner hanno presentato le linee guida della collaborazione.

Mariano Angelucci, Presidente della Commissione Turismo, Moda e Relazioni Internazionali di Roma Capitale e Consigliere Metropolitano:

‘Questo progetto consentirà aperture straordinarie gratuite del Parco archeologico di Gabii alla cittadinanza fino a luglio nei weekend: era uno degli obiettivi che ci eravamo dati con l’ approvazione della delibera di assemblea capitolina a mia prima firma. Una bellissima notizia per residenti e turisti. In questi quattro anni abbiamo fatto tanti passi avanti. Con la direttrice Martina Almonte stiamo trasformando l’area grazie a uno stanziamento complessivo di oltre 10 milioni di euro di investimenti pubblici del comune e della città metropolitana per infrastrutture di accoglienza e nuovi collegamenti che consentiranno alla conclusione dei lavori di rendere il parco aperto tutti i giorni. Questo accordo tra il Parco Archeologico e GetYourGuide rappresenta una sana partnership pubblico-privata, che va nella direzione di un parco aperto 365 giorni l’anno e che risponde concretamente al tema dell’overtourism: decentrare i flussi turistici significa abbassare la pressione sul centro storico e portare sviluppo economico e nuovi posti di lavoro in un’area di grande pregio in VI municipio. Con il Sindaco Gualtieri e la maggioranza continuiamo a lavorare per lo sviluppo di tutta la Città.’

Valeria Baglio, capogruppo in Assemblea Capitolina:

‘Roma sta vivendo una stagione straordinaria dal punto di vista dell’attrazione turistica. Milioni di visitatori italiani e internazionali la scelgono per la sua bellezza e per la sua storia. Siamo orgogliosi di aprire le porte a collaborazioni che puntano a valorizzare siti di eccezionale fascino, come l’antica città di Gabii, gioiello sulla via Prenestina. Promuovere il turismo di qualità anche con esperienze di visita inedite, come Roma sta facendo con un gioco di squadra a tutti i livelli istituzionali, rappresenta un obiettivo per rendere la città più bella, più accogliente e per sostenere occupazione e imprese.’

Martina Almonte, Direttrice dei Musei e Parchi Archeologici di Praeneste e Gabii, Ministero della Cultura (MiC):

‘Questo progetto consente di scoprire in anteprima il Parco archeologico di Gabii, mentre sono in corso gli interventi per renderlo pienamente accessibile e inclusivo. Sarà possibile scoprire i resti dell’antica città di Gabii, garantendo un’esperienza unica nel contesto della campagna romana, alla maniera dei viaggiatori dell’Ottocento del Grand Tour, ma non solo. L’area archeologica centrale di Roma è oggi fortemente caratterizzata dal turismo mordi e fuggi, con il rischio di allontanare i cittadini e indebolire il senso di appartenenza. Il Parco archeologico di Gabii offre l’occasione di riconnettere la periferia con il territorio e i cittadini con il paesaggio in cui vivono. L’obiettivo sarà dunque invitare la comunità tutta a rafforzare un legame di appartenenza, vogliamo creare una sana abitudine a frequentare questi luoghi e a tornarci, favorendo la conoscenza della storia ma anche il benessere legato al paesaggio; una linea concreta di attuazione del Piano Olivetti per la Cultura.’

Maria Sole Cardulli, Responsabile Unità organizzativa Accordi di valorizzazione, Direzione generale Musei, Ministero della Cultura:

‘Il rapporto tra istituzioni museali e privati si è profondamente trasformato negli ultimi decenni, evolvendo verso forme di cooperazione sempre più aperte e strutturate, nella valorizzazione del patrimonio e non solo. È un cambiamento di mentalità prima ancora che normativo, che il Ministero della Cultura ha portato avanti sviluppando modelli di partenariato pubblico-privato sempre più aperti e strutturati. Questa partnership ne è un esempio virtuoso: dimostra che tutela, accessibilità e sostenibilità possono – e devono – camminare insieme, restituendo ai cittadini luoghi straordinari che appartengono a tutti.’

Francesca De Falco, Country Manager Italia, GetYourGuide:

‘Finanziare nuove aperture e investire in un sito come Gabii significa scommettere su un territorio ricco di storia che il turismo internazionale deve ancora scoprire. A soli 20 minuti da Roma, è uno dei siti archeologici più grandi e meno conosciuti del Lazio: renderlo prenotabile sulla nostra piattaforma significa dargli visibilità globale. I nostri dati confermano che il viaggiatore sta cambiando e il turismo esperienziale ha un effetto moltiplicatore: allarga il raggio d’azione, distribuisce la spesa e riduce la pressione su destinazioni già sovraffollate. Gabii ha la storia, ha il fascino, le manca solo la visibilità. Ed è proprio qui che possiamo fare la differenza.’

GetYourGuide è partner ufficiale del progetto e finanzierà le aperture straordinarie del sito archeologico di Gabii, ampliando l’accesso al pubblico rispetto alle modalità attualmente previste. Grazie a questo sostegno, il parco sarà aperto ogni sabato e domenica dall’11 aprile al 5 luglio, in aggiunta alle visite già programmate a partire dal 1° febbraio 2026 nella prima domenica gratuita del mese. Con GetYourGuide è possibile prenotare le visite guidate in italiano e inglese dalla piattaforma.

In parallelo, a Palestrina (Foro di Praeneste), è allestita la grande mostra ‘Gabii: le origini’, aperta fino al 31 ottobre 2026, con reperti inediti e altre scoperte provenienti dal Museo Nazionale Romano, dal Museo delle Civiltà e dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. A cura di Martina Almonte, Marco Fabbri e Federica Zabotti, il cuore del percorso è il racconto degli albori dell’antica città di Gabii anche attraverso le prime testimonianze materiali e scrittorie documentano la nascita della lingua latina e gli intensi scambi culturali che hanno interessato l’Italia centrale in età antica.

Perché Gabii: un patrimonio unico ancora da scoprire:

Situato nel quadrante est di Roma, a circa 20 chilometri dal centro lungo la Via Prenestina, il sito archeologico di Gabii ha il potenziale per diventare un nuovo polo culturale – capace di accogliere visitatori, famiglie, scuole e attività comunitarie – rafforzando al contempo il legame tra il patrimonio archeologico e il territorio circostante.

Grazie al lavoro portato avanti dal Ministero della Cultura, in particolare con l’istituzione del Parco archeologico di Gabii e Preneste, da Roma Capitale e da Città Metropolitana di Roma Capitale e GetYourGuide, è possibile vedere la trasformazione di un luogo simbolo che punta ad avere un ruolo sempre più centrale nello sviluppo della città. Con un’estensione superiore a quella del Palatino, Gabii è uno dei siti archeologici più vasti e meno conosciuti del Lazio, profondamente intrecciato alle origini di Roma e alle sue prime narrazioni storiche.

Le fonti antiche la collegano ai re Tarquini, a una presenza continuata in età imperiale e persino alle leggende fondative legate all’educazione di Romolo e Remo. Gabii è, in un certo senso, una città nella città: un luogo dove si intrecciano le grandi trasformazioni politiche e culturali che hanno dato forma alla Roma delle origini. Qui riecheggiano le storie di Tarquinio il Superbo, di Sesto Tarquinio e di Lucrezia, e gli eventi che la tradizione associa alla nascita della Repubblica, nel 509 a.C.

Le recenti campagne di scavo, condotte in collaborazione con università nazionali, in primis Tor Vergata, e internazionali, tra cui Michigan, Missouri e Bonn, continuano a restituire ritrovamenti straordinari, come l’arx con la Règia, la cui ultima fase è databile all’età dei Tarquini e da cui provengono i vasi in mostra a Palestrina, con iscrizioni in latino arcaico di eccezionale importanza, e una grande vasca di uso forse sacrale.

Un fenomeno che rispecchia una tendenza più ampia del turismo italiano: secondo lo studio ‘Sustainability Impact in Italy 2025’ di GetYourGuide, il 75% dei visitatori si concentra su appena il 4% del territorio nazionale, mentre numerose destinazioni ricche di patrimonio culturale restano ai margini dei principali itinerari turistici.

GetYourGuide evidenzia inoltre come il turismo esperienziale possa contribuire a una distribuzione più equilibrata dei flussi: circa il 30% dei viaggiatori che prenotano esperienze culturali visita più destinazioni nel corso dello stesso viaggio, favorendo una diffusione più capillare dei benefici economici del turismo sul territorio.

Gli obiettivi della partnership: nuovi modelli di cooperazione contro l’overtourism

La collaborazione tra istituzioni culturali, amministrazioni e piattaforme digitali nasce con l’obiettivo di dimostrare come nuovi modelli di cooperazione possano contribuire a valorizzare luoghi meno conosciuti, promuovere un turismo più sostenibile diversificando gli itinerari dei visitatori e al contempo creare nuove opportunità per le comunità locali, rafforzando il legame tra archeologia, residenti e sviluppo del territorio.

Il progetto si propone inoltre di restituire visibilità a luoghi che meritano di essere scoperti per il loro significato storico e culturale, al di là della logica delle ‘tendenze’ dei media tradizionali o delle piattaforme social, riportando l’attenzione su siti come Gabii e Palestrina. Quest’ultima, antica Praeneste, rappresenta uno dei complessi archeologici più suggestivi del Lazio, celebre per il Santuario della Fortuna Primigenia, uno dei più grandiosi esempi di architettura sacra di età romana, e per il suo patrimonio stratificato che attraversa epoche diverse, dalla civiltà latina fino al Rinascimento.

Questa iniziativa contribuisce inoltre ad argomentare un dibattito sempre più centrale per il turismo in Italia: la necessità di migliorare la distribuzione dei flussi turistici tra le diverse destinazioni. E Roma ne è un esempio emblematico. Pur rimanendo una delle città più visitate al mondo, la maggior parte dei turisti si concentra su un numero limitato di attrazioni nel centro storico.

Valorizzare il parco archeologico di Gabii non significa soltanto contribuire a redistribuire i flussi turistici nell’area metropolitana, ma generare un impatto concreto sul territorio. Un impatto che si traduce in nuove opportunità occupazionali e figure professionali legate alla gestione del sito, all’accoglienza dei visitatori e alla programmazione culturale, con ricadute positive per le amministrazioni locali e le comunità limitrofe.

L’obiettivo di lungo periodo è restituire nuova vita a un patrimonio culturale straordinario e rafforzare il legame tra archeologia, partecipazione della comunità e sviluppo territoriale.

In Lombardia una persona contagiata dall’influenza aviaria: primo caso in Europa

Roma, 25 mar. (askanews) – Il ministero della Salute informa che “la Regione Lombardia ha identificato un caso di infezione da virus influenzale A(H9N2) di origine animale (aviaria) a bassa patogenicità, in una persona fragile con malattie concomitanti proveniente da un paese extraeuropeo dove ha contratto l’infezione, e attualmente ricoverato. Si tratta del primo caso umano di influenza aviaria H9N2 rilevato in Europa”.

“Sulla base delle informazioni scientifiche ad oggi disponibili – precisa il Ministero – il contagio avviene tramite esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti o materiali contaminati. I casi umani sono caratterizzati da malattia lieve e non è stata mai riportata trasmissione da persona a persona. Tutte le verifiche previste sono state tempestivamente effettuate e i contatti del caso sono stati individuati, nell’ambito delle ordinarie attività di prevenzione e sorveglianza”.

Il Ministero della Salute “ha immediatamente attivato il coordinamento con la Regione Lombardia, l’Istituto Superiore di Sanità e il gruppo degli esperti di laboratorio di riferimento nazionale e ha garantito il raccordo e l’aggiornamento degli organismi internazionali competenti. Attualmente – si precisa – non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata”.

Santanchè al lavoro al ministero, Malan: seguirà le indicazioni di Meloni

Roma, 25 mar. (askanews) – All’indomani della richiesta pubblica di dimissioni da parte della premier Giorgia Meloni, la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è regolarmente al lavoro nella sede del ministero a villa Ada dove è arrivata questa mattina poco dopo le 10 senza rispondere alle domande dei giornalisti che l’attendevano. “Seguirà le indicazioni della presidente del Consiglio”, ha assicurato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan parlando in Aula.

“Tutte e tre le questioni – ha aggiunto tra le protreste delle opposizioni – Delmastro, Bartolozzi, Santanchè, sono estranee all’attività del governo, sono situazioni personali che non hanno nulla a che fare con la vita del governo”.

Anche il portavoce di Fi, Raffaele Nevi, a Rainews24, si è detto “convinto che alla fine la Santanchè si dimetterà. Rimaniamo garantisti e la consideriamo ancora innocente, ma se si dimette per sensibilità politica ed evitare che non si parli di altro fa un servizio alla serenità con cui il governo deve andare avanti”.

La ministra era attesa oggi anche alla presentazione del libro di Beppe Convertini “Il paese delle tradizioni” in programma nella sala stampa della Camera alle 14.30. Ma dal ministero fanno sapere che “era già previsto che non andasse”.

Intanto le opposizioni (Pd, Avs, M5s, Azione, Iv e Più Europa) hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Santanchè alla Camera e l’eventuale calendarizzazione del documento sarà sicuramente oggetto della conferenza dei capigruppo di oggi prevista alle 14 a Montecitorio.

La classifica dei migliori atenei al mondo per materia, l’Italia sale. La Sapienza sempre al top

Roma, 25 mar. (askanews) – Con un totale di 60 atenei italiani (rispetto ai 56 del 2025) che compaiono 769 volte in classifica – di cui 671 voci nelle singole discipline e 98 nelle cinque grandi aree di studi – l’Italia è il settimo paese al mondo (dopo Usa, Cina, Regno Unito, India, Francia e Germania) più rappresentato per numero di università classificate nella sedicesima edizione annuale della ‘QS World University Rankings by Subject’, pubblicata oggi da QS Quacquarelli Symonds, società di analisi globale della formazione universitaria globale.

La classifica analizza in modo indipendente oltre 21.000 programmi accademici in più di 1.900 università in oltre 100 paesi, coprendo 55 discipline e cinque grandi aree di studio (Arti e scienze umane, Ingegneria e tecnologie, Scienze della vita e medicina, Scienze naturali, Scienze sociali, economiche e manageriali).

Di tutte le voci cumulative riguardanti l’Italia, il 28% ha registrato un miglioramento, il 35% è rimasto invariato e il 24% ha subito un calo, mentre 97 sono nuove voci, con un miglioramento netto del 4% rispetto all’anno precedente. Le università italiane si sono aggiudicate 163 posizioni nella top 100 mondiale nelle 55 classifiche per disciplina e nelle cinque grandi aree di studio. L’Università La Sapienza di Roma mantiene il primo posto mondiale in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo, segno distintivo dell’Italia di prestazioni di livello mondiale costanti.

PRESTAZIONI PER DISCIPLINA – La medicina è l’area disciplinare più rappresentata, con 38 Atenei italiane classificate, in aumento rispetto alle 33 del 2025. Seguono le scienze biologiche (31), la fisica e l’astronomia (27) e l’informatica e i sistemi informativi (26). L’Università Bocconi continua a guidare l’Italia nelle discipline economiche, classificandosi al 9° posto in Marketing e al 10° in Economia e Management. L’Università Luiss è al primo posto in Italia in Scienze Politiche e Studi Internazionali, al 23° posto. Nel campo emergente della scienza dei dati e dell’intelligenza artificiale, l’Italia è passata da tre Atenei classificate nel 2025 a sette nel 2026, con il Politecnico di Milano in testa a livello nazionale al 32° posto. PRESTAZIONI DI ECCELLENZA: DOVE L’ITALIA RAGGIUNGE I VERTICI DELLA CLASSIFICA MONDIALE – Ai livelli più alti della classifica, la rappresentanza italiana si concentra in un numero ristretto di istituzioni. Solo pochi atenei collocano discipline nella top 10 mondiale: Sapienza Università di Roma con tre presenze, Politecnico di Milano e Università Bocconi con due ciascuno, e Scuola Normale Superiore con una.

Accanto al vertice assoluto, l’Italia registra ulteriori risultati di particolare rilievo: il Politecnico di Milano è 6° in Architettura / Ambiente costruito, l’Università Bocconi è 9 in Marketing, la Scuola Normale Superiore è 10 in Lettere classiche e Storia antica, l’Università Iuav di Venezia è 14 in Storia dell’arte, il Politecnico di Torino è 18° in Architettura / Ambiente costruito e l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna è 19 in Archeologia. Nel loro insieme, questi risultati identificano con nettezza alcune aree di forza del sistema italiano nel confronto globale: studi classici, architettura, arte e design, archeologia e specifici ambiti delle scienze economiche e sociali. Si tratta di settori che contribuiscono in modo determinante alla reputazione internazionale del Paese, valorizzando l’intreccio tra tradizione culturale, capacità progettuale, patrimonio e qualità della ricerca.

Per Nunzio Quacquarelli, Presidente, QS, ‘i risultati dell’Italia di quest’anno mostrano un sistema universitario di spessore, con visibilità globale e alcuni punti di forza altamente distintivi. Atenei come Bologna e Sapienza dimostrano il valore duraturo delle università statali italiane, mentre il mantenimento da parte di Sapienza della prima posizione in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo è un esempio di eccellenza globale sostenuta in un campo profondamente legato al patrimonio intellettuale e culturale del Paese. Allo stesso tempo, i risultati evidenziano le sfide strutturali che il settore della formazione universitaria italiana deve affrontare. Per l’Italia, la sfida non è semplicemente quella di preservare i punti di forza di lunga data, ma di svilupparli ulteriormente, attraverso continui investimenti nella capacità di ricerca, nella collaborazione internazionale, nell’attrazione e nella fidelizzazione dei talenti e in una più ampia diffusione dell’eccellenza tra le Atenei e le discipline. L’Italia possiede il patrimonio accademico, la base istituzionale e la diversità disciplinare per competere in modo molto efficace sulla scena mondiale. Il passo successivo è convertire tale potenziale in prestazioni elevate e più costanti in tutto il sistema’.

L’ITALIA NEL CONTESTO EUROPEO – L’Italia si colloca al terzo posto tra i paesi dell’UE per numero di università classificate, dietro alla Francia (93) e alla Germania (72), ma al secondo posto per numero totale di voci, superata solo dalla Germania. L’Italia è uno dei tre paesi dell’UE a vantare una voce classificata al primo posto mondiale, insieme alla Svezia e ai Paesi Bassi, che guidano la classifica con due voci. L’Italia si colloca inoltre al secondo posto tra i paesi dell’UE sia per le voci nella top 10 che nella top 20, superata solo dai Paesi Bassi. L’Italia registra il terzo miglioramento su base annua più elevato (7%) tra i paesi dell’UE con almeno 50 voci, a pari merito con la Repubblica Ceca. Solo il Portogallo (14%) e la Polonia (11%) mostrano un miglioramento netto più marcato. L’Italia è uno dei soli tre paesi dell’UE con una materia al primo posto a livello mondiale, insieme a Svezia e Paesi Bassi, e si colloca al secondo posto nell’UE per numero totale di voci.

GUARDANDO AL FUTURO: LA SFIDA È FARE SISTEMA – Secondo QS Quacquarelli Symonds i risultati del 2026 ‘mostrano un’università italiana capace di esprimere eccellenze riconosciute a livello globale, ma ancora meno efficace nel trasformarle in forza sistemica. Accanto a punte di altissimo livello, restano infatti disomogeneità nella capacità di ricerca, pressione sulle risorse, competizione internazionale per i talenti e difficoltà nel consolidare i risultati su scala più ampia. La sfida, per il sistema italiano, non è dimostrare di avere eccellenza. È riuscire a sostenerla nel tempo, ampliarla e renderla più diffusa tra discipline, istituzioni e aree strategiche della competitività accademica globale’.

In particolare, La Sapienza è prima università al mondo in Classics & Ancient History e tra le prime dieci con Archeology e History of Art: è la prima volta che un’università italiana si colloca con 3 materie nella Top10 della classifica QS ‘World University Rankings by Subject’.

L’edizione 2026 del Report conferma per il sesto anno consecutivo il primato assoluto dell’Ateneo negli studi classici, unico primato mondiale per le università italiane, e premia l’ambito umanistico con il 7° posto assoluto assegnato sia agli studi storico-artistici sia a quelli archeologici, con Archaeology che passa dalla 11 posizione alla 7 e History of Arts che balza dalla 18 alla 7 .

‘Il nuovo QS World University Rankings by Subject 2026 consolida l’eccellenza del nostro Ateneo – sottolinea la rettrice Antonella Polimeni – con la conferma del primato mondiale in Classics & Ancient History, ottenuto per il sesto anno consecutivo, e l’avanzamento nella top 10 in Archaeology and History of Art. Questi risultati – aggiunge la Rettrice – rappresentano una testimonianza tangibile dell’impegno scientifico costante, della passione e della dedizione di una comunità accademica capace di custodire un’eredità culturale millenaria, proiettandola nel futuro, attraverso una ricerca e una didattica di respiro internazionale che la pone stabilmente ai vertici mondiali delle classifiche’.

Sapienza migliora anche per numero di discipline posizionate nella Top 50 mondiale, passando dalle 4 del 2025 alle 6 della classifica 2026 appena rilasciata; in particolare si confermano Classics & Ancient History (1), Archaeology (7), History of Art (7) e Physics & Astronomy (38) ed entrano tra le prime 50 Modern Languages (42) e Pharmacy & Pharmacology (48). Tra le top 100, Sapienza è prima in Italia con 26 materie; invece, per presenze totali nel ranking, è seconda a livello nazionale con 46 materie.

Confindustria: Pil 2026 a +0,5%, ma se la guerra in Iran si prolunga sarà recessione

Roma, 25 mar. (askanews) – Debole aumento del Pil, stagnazione o recessione. Sono i tre scenari che il Centro Studi di Confindustria prospetta per l’economia dell’Italia nel 2026. La forte incertezza delle stime, contenute nelle Previsioni di primavera, è legata alla durata del conflitto in Medio Oriente.

Nell’ipotesi in cui la guerra in Iran termini a marzo, gli economisti di Confindustria stimano una crescita dello 0,5% nel 2026, più bassa di quanto previsto a ottobre scorso di 0,2 punti percentuali, e dello 0,6% nel 2027. Se il conflitto dovesse, invece, terminare a giugno si prospetta un Pil 2026 pari a zero e un modesto +0,1% per l’anno prossimo. Nello scenario peggiore, con una guerra prolungata fino a fine anno, l’Italia entrerebbe in recessione: Pil -0,7% nel 2026 e -0,1% nel 2027.

Lo scenario base, quindi, “è esposto a importanti rischi al ribasso che hanno una probabilità non trascurabile” anche perché le altre ipotesi “sono comunque da considerare ottimistiche”, avverte il Csc.

I tre scenari valutati non contemplano un’auspicabile azione del governo sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave. Per Confindustria, alla luce dell’analisi contenuta nel rapporto, s’impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie.

In particolare, il Centro Studi di Confindustria nelle previsioni di primavera lancia l’allarme bolletta energetica per le imprese italiane. Nel 2025 la manifattura ancora pagava una bolletta energetica più alta dei competitors europei, con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali superiore del 25% rispetto a sei anni fa. Con il nuovo shock energetico derivante dall’attuale conflitto, nello scenario di una guerra in Iran fino a giugno, le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi l’anno in più in bolletta rispetto all’anno appena trascorso, con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali superiore di 1 punto percentuale rispetto al 2025, passando dal 4,9% nel 2025 al 5,9% nel 2026. I prezzi del gas, in questa ipotesi, dovrebbero essere superiori a 60 euro/Mwh, quelli del petrolio sui 110 dollari al barile.

Nello scenario peggiore, con un conflitto fino a dicembre, le imprese pagherebbero 21 miliardi in più e l’incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali, passando dal 4,9% al 7,6%. In tal caso i prezzi del gas sono stimati a 100 euro/Mwh e quelli del petrolio a 140 dollari al barile.

Santanchè al lavoro al ministero, Malan: seguirà indicazioni Meloni

Roma, 25 mar. (askanews) – All’indomani della richiesta pubblica di dimissioni da parte della premier Giorgia Meloni, la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è regolarmente al lavoro nella sede del ministero a villa Ada dove è arrivata questa mattina poco dopo le 10 senza rispondere alle domande dei giornalisti che l’attendevano. “Seguirà le indicazioni della presidente del Consiglio”, ha assicurato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan parlando in Aula.

“Tutte e tre le questioni – ha aggiunto tra le protreste delle opposizioni – Delmastro, Bartolozzi, Santanchè, sono estranee all’attività del governo, sono situazioni personali che non hanno nulla a che fare con la vita del governo”.

Anche il portavoce di Fi, Raffaele Nevi, a Rainews24, si è detto “convinto che alla fine la Santanchè si dimetterà. Rimaniamo garantisti e la consideriamo ancora innocente, ma se si dimette per sensibilità politica ed evitare che non si parli di altro fa un servizio alla serenità con cui il governo deve andare avanti”.

La ministra era attesa oggi anche alla presentazione del libro di Beppe Convertini “Il paese delle tradizioni” in programma nella sala stampa della Camera alle 14.30. Ma dal ministero fanno sapere che “era già previsto che non andasse”.

Intanto le opposizioni (Pd, Avs, M5s, Azione, Iv e Più Europa) hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Santanchè alla Camera e l’eventuale calendarizzazione del documento sarà sicuramente oggetto della conferenza dei capigruppo di oggi prevista alle 14 a Montecitorio.

Salute delle ossa: calcio e vitamina D alleati fondamentali

Milano, 25 mar. (askanews) – La salute delle ossa passa da un equilibrio spesso sottovalutato: quello tra calcio e vitamina D. Due alleati fondamentali in ogni fase della vita, ma ancora troppo spesso carenti nella popolazione italiana, con conseguenze che possono diventare serie nel tempo.

Una carenza silenziosa, che spesso si manifesta solo quando è troppo tardi.

Il commento del Dott. Orazio Falla, Endocrinologo e Responsabile dell’ambulatorio osteoporosi ASL Roma 5: “Il calcio e la vitamina D sono importantissimi per la salute delle ossa. Sia nei pazienti che non hanno problematiche cliniche come l’osteopenia o l’osteoporosi, sia per i pazienti che invece hanno problematiche cliniche. L’osso è formato soprattutto da calcio, quindi se non si assume il calcio, ovviamente l’osso non si rafforza e la vitamina D consente l’assorbimento del calcio intestinale.”

La salute delle ossa non riguarda solo gli anziani: ci sono categorie più esposte e fattori di rischio da non sottovalutare.

Ne abbiamo parlato con il Dott. Cesare Liberali, Medico di Medicina Generale ASST Milano Ovest:” Un cambio degli stili di vita, la popolazione che è sempre meno attiva, sempre meno sportiva in qualche modo e anche l’esposizione alla luce del sole che è minore, facilita andare incontro a dei deficit di vitamina D e anche di calcio. Non dimentichiamo, per esempio, tutte le intolleranze al latte, ai latticini, al lattosio che quindi riducono la possibilità di assumere calcio”.

E proprio per supportare il benessere delle ossa, si affacciano anche nuove soluzioni: arriva Calcio IBSA, un integratore a base di calcio citrato, una forma che garantisce una buona biodisponibilità, pensata per facilitare l’assunzione quotidiana anche lontano dai pasti.

Un’innovazione che punta a migliorare anche l’aderenza all’integrazione nel tempo.

Le parole di Giuseppe Celiberti, CEO & General Manager IBSA Italy: “Le nostre tecnologie farmaceutiche vanno applicate a questi principi attivi, alla vitamina D e al calcio, facendo sì che i pazienti, uomini e donne che hanno bisogno di suppletare il calcio e di assumere vitamina D, lo possano fare nella forma migliore”.

Tra alimentazione equilibrata, stili di vita attivi e supporto dell’innovazione, la prevenzione resta fondamentale. Perché prendersi cura delle ossa oggi significa investire nella qualità della vita di domani.

M.O., l’Ordine di Malta prosegue l’impegno nella regione

Roma, 25 mar. (askanews) – Il Sovrano Ordine di Malta segue con grande preoccupazione l’evolversi della situazione umanitaria in Medio Oriente, dove l’escalation militare e i conflitti in corso stanno aggravando condizioni già estremamente fragili per milioni di persone. In una regione che ospita da anni un numero elevato di rifugiati e sfollati, l’intensificarsi delle ostilità sta aumentando i bisogni umanitari e mettendo ulteriormente sotto pressione i sistemi sanitari e le comunità locali. In questo contesto, l’Ordine di Malta richiama i diversi appelli alla pace e al dialogo rivolto da Papa Leone XIV, sottolineando l’importanza di percorsi diplomatici e di soluzioni negoziate per evitare un ulteriore deterioramento della situazione regionale.

L’Ordine ribadisce inoltre la necessità che il diritto internazionale umanitario sia rispettato e applicato in ogni circostanza, al fine di garantire la protezione delle popolazioni civili e degli operatori sanitari e umanitari e di assicurare l’accesso sicuro agli aiuti. La preoccupazione e l’impegno dell’Ordine di Malta in Libano Particolare preoccupazione riguarda la situazione in Libano, Paese già profondamente segnato da anni di crisi economica, politica e sociale e da precedenti conflitti. Il deterioramento della sicurezza ha provocato centinaia di vittime e un rapido aumento degli sfollati interni, oggi oltre il milione, costretti ad abbandonare le proprie case. In questo quadro si inserisce l’auspicio di un cessate il fuoco che consenta di alleviare le sofferenze della popolazione e di aprire la strada alla stabilizzazione del Paese, storicamente caratterizzato da una convivenza tra diverse comunità religiose ed etniche.

Tra le vittime del conflitto figura anche Chadi Ammar, giovane membro dello staff dell’Ordine di Malta in Libano, rimasto ucciso in un attacco aereo che ha colpito la località di Aïn Ebel. Ammar era impegnato nei programmi agro-umanitari dedicati alla sicurezza alimentare nella regione meridionale del Paese. Nonostante il deterioramento della situazione, l’Ordine di Malta continua a operare in tutto il Libano attraverso una rete di programmi sanitari, sociali e agricoli che comprendono centri di assistenza sanitaria primaria, unità mediche mobili, centri agro-umanitari e cucine comunitarie mobili, oltre alla distribuzione di generi alimentari e kit di prima necessità per le famiglie sfollate. Le attività sono sostenute anche dall’agenzia internazionale di soccorso dell’Ordine, Malteser International, che affianca i team locali nella risposta all’emergenza umanitaria.

L’Ordine di Malta in Medio Oriente Le attività in Libano si inseriscono in una presenza più ampia dell’Ordine di Malta in Medio Oriente, dove da molti anni porta avanti programmi sanitari, sociali e umanitari in diversi Paesi della regione, tra cui Palestina, Siria e Iraq. In Palestina, a Betlemme, Ordre de Malte France gestisce l’Ospedale della Sacra Famiglia, punto di riferimento per la maternità e la neonatologia nella regione. Dal 1990 sono nati oltre 110.000 bambini, circa 4.000 ogni anno, e la struttura rappresenta l’unico centro nell’area dotato di terapia intensiva neonatale per assistere i bambini nati prima della 32ª settimana. Nella Striscia di Gaza, attraverso Malteser International e in collaborazione con il Patriarcato Latino di Gerusalemme, sono state distribuite dal 2024 circa 200 tonnellate di aiuti alimentari a migliaia di famiglie.

Parallelamente è stata avviata l’istituzione della clinica di assistenza sanitaria primaria Mar Youssef (San Giuseppe) a Gaza City, progettata per fornire servizi sanitari essenziali – tra cui medicina interna e medicina di famiglia – e garantire l’accesso ai farmaci di base in un contesto in cui le strutture sanitarie operano ben oltre la propria capacità e i servizi fondamentali risultano gravemente compromessi. In considerazione del massiccio spostamento della popolazione verso le aree centrali e meridionali della Striscia, l’Ordine di Malta prevede inoltre l’apertura di una seconda clinica a Deir al-Balah, per offrire servizi sanitari di base sia alla popolazione locale sia agli sfollati interni nelle aree prossime alla zona di Khan Younis.

In Siria, l’Ordine sostiene otto ospedali e centri di assistenza sanitaria primaria nelle regioni settentrionali, in particolare nelle aree di Idlib e Aleppo, dove vengono forniti servizi ambulatoriali, vaccinazioni e programmi nutrizionali, oltre a interventi nel settore WASH (Acqua, Servizi Igienici e Igiene) per le comunità sfollate. Nel 2022, sono state erogate oltre un milione di cure. A seguito del terremoto del febbraio 2023, Malteser International ha coordinato gli aiuti di emergenza dall’UE e dalla Germania, supportando le riparazioni degli ospedali, indennità per il personale sanitario e fornendo kit igienici, forniture mediche e sostegno a campagne alimentari e mediche ad Aleppo. Nel 2024 sono stati ampliati i programmi di sostentamento nel nord della Siria e in Turchia, sostenendo agricoltori con input agricoli e famiglie guidate da donne con formazione sulla trasformazione alimentare, attrezzature e iniziative “cash-for-work”.

In Iraq, Paese nuovamente esposto alle tensioni regionali, Ordre de Malte France sostiene l’associazione Fraternité en Irak, impegnata nell’assistenza alle minoranze religiose vittime di violenze, e il centro Mary Mercy Center, gestito dalla diocesi di Souleymanie e dedicato alla riabilitazione di bambini con disturbi dello spettro autistico attraverso programmi di terapia del linguaggio, riabilitazione sensoriale e trattamento dell’iperattività. Per diversi anni, Malteser International, è stato attivo nelle Pianure di Ninive, dove programmi di assistenza umanitaria e ricostruzione – sostenuti da uno stanziamento complessivo di 30 milioni di euro – hanno favorito il ritorno di comunità cristiane e altre minoranze religiose sfollate dopo le violenze del Daesh. Le iniziative hanno contribuito alla ricostruzione di abitazioni e infrastrutture, al sostegno delle attività economiche locali e alla promozione della convivenza tra le diverse comunità etnico-religiose della regione.

L’Ordine di Malta è determinato a proseguire il proprio impegno a favore delle popolazioni della regione, continuando a fornire assistenza umanitaria, sanitaria e sociale in contesti sempre più complessi. A tal fine, auspica un sostegno crescente da parte di donatori pubblici e privati, indispensabile per garantire la continuità e l’efficacia degli interventi.

Fisco, Meloni: conti in ordine grazie a nuovo approccio

Milano, 25 mar. (askanews) – Stiamo lavorando per costruire un nuovo rapporto tra lo Stato e i cittadini, basato sulla fiducia e sulla collaborazione”, con “una visione chiara che il Governo ha portato avanti fin dal primo giorno: sanzionare chi vuole fare il furbo, aiutare chi è onesto ma che si trova in difficoltà e va messo nelle condizioni di poter pagare ciò che deve”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione della celebrazione dei 25 anni dell’Agenzia delle Entrate alla Camera dei deputati.

“Questo approccio, fondato su una politica di bilancio che non disperde le risorse ma le concentra sulle priorità degli italiani, ci ha permesso – ha rivendicato Meloni – di riportare i conti dello Stato in ordine e di ridurre significativamente il deficit, di abbassare le tasse col taglio del cuneo fiscale e la riduzione dell’Irpef, di difendere il potere d’acquisto dei salari e di incentivare chi crea occupazione in Italia. E, soprattutto, ci ha portato ad approvare quella riforma fiscale che l’Italia aspettava da oltre mezzo secolo e che non era più rinviabile. Parliamo di una riforma fondamentale, contenuta nel programma di governo e alla quale stiamo dando molto rapidamente attuazione. Finora abbiamo approvato 18 decreti legislativi e 6 testi unici, e siamo in dirittura d’arrivo per definire il codice tributario, strumento che riordinerà definitivamente una materia per troppo tempo trascurata”.

Conclude sul punto Meloni: “L’impegno che il Governo intende rispettare è quello di consegnare agli italiani un sistema fiscale più giusto, più veloce, più trasparente. Un sistema fiscale, cioè, che sappia essere davvero alleato dei cittadini, delle famiglie, di chi fa impresa e di tutti coloro che ogni giorno fanno la propria parte per rendere grande questa Nazione”.

Bce, Lagarde: pronti a cambiare linea a qualunque riunione Consiglio

Roma, 25 mar. (askanews) – La presidente della Bce, Christine Lagarde apre di fatto alla possibilità di un rialzo dei tassi di interesse – in risposta alla crisi dei prezzi dell’energia innescata dalla guerra in Iran – già alla riunione del Consiglio direttivo del 7 e 8 aprile. All’istituzione monetaria ‘siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea a qualunque riunione’. E’ il messaggio chiave più netto e chiaro, tra quelli lanciati nel suo intervento alla conferenza annuale a Francoforte tra gli osservatori dell’istituzione (The Ecb and its Watchers), organizzata dall’Università Goethe.

Lagarde non si è sbilanciata, mantenendo un atteggiamento cauto su quella che sarà la possibile reazione monetaria. Ha spiegato che dipenderà da intensità e durata della crisi, visto che questi due fattori sono cruciali per determinarne le ricadute in termini di inflazione generale. ‘Non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock’.

Ma al tempo stesso ‘non ci lasceremo paralizzare dall’esitazione – ha avvertito -: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è assoluto’. L’ipotesi che lo shock energetico sia soltanto limitato e temporaneo, cosa che potrebbe anche evitare una reazione monetaria sui tassi, sembra allontanarsi, visti gli attacchi a impianti chiave di gas e petrolio nell’area produttiva chiave in Medio Oriente. All’opposto, se i problemi si rivelassero più acuti e duraturi, anche la reazione monetaria sarà ‘energica’, ha avvisato.

Lagarde ha iniziato il suo intervento rilevando come se non ci fosse stata la guerra in Iran, al recente Consiglio direttivo ‘avremmo rivisto al rialzo le nostre previsioni di crescita e al ribasso quelle di inflazione’. Invece la Bce ha appena fatto il contrario e ‘stiamo fronteggiando una profonda incertezza sul percorso dell’economia’.

‘Il messaggio principale che voglio inviare oggi – ha detto – è che la nostra risposta sarà basata sulla nostra strategia monetaria, che è ben equipaggiata per farci attraversare l’incertezza attuale’. La presidente ha affermato che innanzitutto bisogna valutare la natura, la mole e la persistenza dello shock prima di prendere decisioni. Secondo, bisogna valutare tutto il panorama di rischi, non solo lo scenario di base. Terzo, bisogna considerare come calibrare le opzioni per rispondere, che dipende da intensità e durata dello shock.

‘I precedenti storici suggeriscono che nell’area euro il rischio di ampie ricadute da shock energetici sono l’eccezione piuttosto che la regola. Quando gli shock sono ridotti per intensità e durata, come avviene la maggior parte dei casi, il loro impatto inflazionistico tende a restare nell’ambito della componente energetica’. Ma due componenti cambiano questa dinamica appunto: l’intensità e la durata dello shock.

Il raffronto evidente è con quanto avvenuto nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Allora i prezzi del petrolio hanno raggiunto un picco attorno a 130 dollari, ‘paragonabile a livello di oggi. Ma i prezzi del gas hanno raggiunto livelli molto più alti di quelli che abbiamo visto finora: 340 euro per megawatt/ora nell’agosto del 2022, a fronte di circa 60 euro oggi’.

Inoltre, ‘oggi il quadro economico è più favorevole. Non si presentano pressioni sulla domanda. L’impatto degli shock sul lato dell’offerta sono stati considerevolmente inferiori. L’eurozona è in una ripresa moderata, senza gli squilibri di domanda che hanno caratterizzato il 2022. La disoccupazione è bassa e non si fronteggiano acute carenze di posti di lavoro. Infine le politiche di bilancio sono meno espansive. Nel 2022 i tassi della Bce erano allo 0,5% e mentre l’istituzione proseguiva gli acquisti di titoli’, il deficit di bilancio aggregato dell’eurozona era oltre il 5% e oggi si attesta attorno al 3%.

Al tempo stesso ‘ci sono motivi per esercitare vigilanza’, ha avvertito Lagarde. Ha citato l’allarmismo dell’Agenzia internazionale dell’energia, guidata dal turco Fatih Birol che ha definito la crisi attuale come la più grave nella storia sull’approvvigionamento di petrolio. E ha menzionato gli attacchi a impianti chiave della regione. Tutto questo ‘fa diminuire le probabilità di una rapida normalizzazione’, ha detto.

Intanto le scorte globali di petrolio stanno calando e i cargo di gas naturale liquefatto (Gnl) non possono attraversare lo stretto di Hormuz, salvo quelli di alcuni Paesi più vicini al regime degli ayatollah di Teheran. ‘Quindi fronteggiamo una situazione in cui se lo shock rimane contenuto ai mercati energetici, potremmo avere un effetto limitato sull’inflazione più ampia. Ma se dovesse intensificarsi o persistere, il trasferimento potrebbe accelerare’.

La presidente Bce ha citato due elementi chiave per la risposta monetaria. Il primo è l’agilità. ‘Oggi siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea qualunque riunione’ del Consiglio direttivo. E questo appare, come giù detto, il messaggio centrale dell’intervento, che quindi non esclude una prima mossa sui tassi di interesse già al Consiglio di aprile.

Il secondo elemento è la focalizzazione sui rischi. Data l’ampia gamma di possibili scenari ‘è essenziale identificare prima possibile quando lo shock rischia di ampliarsi. Questo – ha detto – significa monitorare attentamente gli indicatori che possono anticipare la durata e la portata dell’effetto indiretto e degli effetti di secondo livello’ dello shock.

Bisognerà naturalmente osservare gli sviluppi sui mercati delle materie prime, ma anche da come si trasmette lo shock a lavoratori, imprese e bilanci pubblici. ‘Se le imprese aumentano i loro prezzi di vendita in maniera sproporzionata, come abbiamo visto nel 2022, potrebbe innescarsi una risposta equivalente da parte dei lavoratori. Quindi guarderemo attentamente le aspettative di prezzi delle imprese – ha proseguito – e le indicazioni dettagliate sui cambiamenti, così come guarderemo attentamente gli indicatori sui salari’.

E si valuteranno anche i rischi sul versante opposto, quelli sulla debolezza della crescita che possono frenare la domanda o limitare la capacità dei lavoratori di rivenditori aumenti salariali. ‘Finora la fiducia dei consumatori in Europa è caduta in maniera più pesante che a seguito degli attacchi dell’11 settembre o che dopo la guerra in Kuwait nel 1990, ma non così duramente come durante l’invasione russa dell’Ucraina’.

Sulla Risposta monetaria, Lagarde ha descritto tre scenari. Il primo è che se lo shock è limitato e di breve durata, sostanzialmente si può anche soprassedere. Se invece c’è un trasferimento più ampio a ma non molto persistente di deviazione in termini di obiettivo di inflazione ‘potrebbero essere opportuni alcuni aggiustamenti della linea’. Infine, se la Bce si attendesse che l’inflazione possa sforare in maniera rilevante e persistente dal suo obiettivo del 2% ‘la risposta dovrà essere inevitabilmente energica e persistente’.

Oggi come oggi ‘è troppo presto per dire in quale scenario ci troveremo. Fortunatamente possiamo valutare la situazione attentamente, perché stiamo entrando in questo shock da un buon punto di partenza. La (nostra) linea è ampiamente neutrale, l’inflazione è stata all’obiettivo per circa un anno e le aspettative di lungo termine di inflazione sono ben ancorate. Nel periodo in avanti le informazioni ché perverranno ci daranno maggiore chiarezza su come sia probabile che il conflitto si evolva e su come risponderà l’economia. Monitoreremo gli sviluppi attentamente e fisseremo la linea monetaria come appropriato per raggiungere il nostro obiettivo’, è un altro messaggio chiave lanciato.

Ad ogni modo ‘non siamo nella stessa posizione in cui ci trovavamo quattro anni fa’ con la crisi sulla guerra in Ucraina. E ‘abbiamo una strategia costruita per un mondo con maggiore incertezza. Abbiamo un gamma modulabile di opzioni di risposta e ci troviamo in una migliore posizione se dovessimo trovarci nella necessità di agire’.

‘Non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock e sulla sua propagazione. Ma non ci faremo paralizzare dall’esitazione – è l’altro messaggio chiave lanciato da Lagarde -: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è incondizionato’. (di Roberto Vozzi).

Confindustria, Orsini: eurobond e misure Ue urgenti per salvare le imprese

Roma, 25 mar. (askanews) – “Oggi presentiamo tre scenari con ovviamente delle ipotesi derivanti soprattutto da ciò che sta accadendo attorno all’Europa, il conflitto del Golfo, ovviamente incrementano le preoccupazioni”. Con queste parole il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha aperto stamattina a Roma la presentazione del Rapporto di Previsione Primavera 2026, sottolineando come l’impatto sul Pil sarà determinato dalla durata delle ostilità.

Orsini ha spiegato i tre scenari. In caso di fine del conflitto in quattro settimane, l’Italia e l’Europa otterrebbero una crescita di circa lo 0,5%, mentre un’estensione a quattro mesi porterebbe alla stagnazione e un’ipotesi a nove mesi causerebbe “veramente una grande preoccupazione perché si bloccherebbe, avremmo problemi sul Pil”.

Orsini ha chiesto di “mettere a terra o prepararsi a misure che comunque possano essere incisive e forti per potere sostenere le imprese e l’industria italiana, ma anche imprese europee. Pensiamo agli eurobond a ciò che è stato fatto durante il Covid perché ovviamente il tema del conflitto sul costo dell’energia soprattutto per il nostro paese sarebbe molto impattante per poter dare una risposta velocemente”.

Il numero uno di Consindustrua ha evidenziato come in soli diciotto giorni dall’inizio del conflitto il costo sia passato “da 106 euro a 170 euro al MWh: È ovvio che il 60-70% di incremento energetico è un problema sia per le bollette degli italiani, ma soprattutto per l’industria e per le imprese italiane. Industria, impresa e lavoratori sono la stessa cosa. Quindi noi dobbiamo salvaguardare i posti di lavoro, salvaguardare l’industria italiana ed europea”.

Secondo Orsini, l’Europa deve agire con urgenza poiché “non possiamo pensare agli aiuti di Stato perché l’Italia ovviamente ne sarebbe penalizzata perché avremmo paesi come la Germania che hanno una capacità fiscale diversa”. La proposta è quella di “pensare a un debito pubblico comune e avere un mercato unico europeo dell’energia”.

Confindustria: Pil 2026 a +0,5%, ma se guerra si prolunga sarà recessione

Roma, 25 mar. (askanews) – Debole aumento del Pil, stagnazione o recessione. Sono i tre scenari che il Centro Studi di Confindustria prospetta per l’economia dell’Italia nel 2026. La forte incertezza delle stime, contenute nelle Previsioni di primavera, è legata alla durata del conflitto in Medio Oriente.

Nell’ipotesi in cui la guerra in Iran termini a marzo, gli economisti di Confindustria stimano una crescita dello 0,5% nel 2026, più bassa di quanto previsto a ottobre scorso di 0,2 punti percentuali, e dello 0,6% nel 2027. Se il conflitto dovesse, invece, terminare a giugno si prospetta un Pil 2026 pari a zero e un modesto +0,1% per l’anno prossimo. Nello scenario peggiore, con una guerra prolungata fino a fine anno, l’Italia entrerebbe in recessione: Pil -0,7% nel 2026 e -0,1% nel 2027.

Lo scenario base, quindi, “è esposto a importanti rischi al ribasso che hanno una probabilità non trascurabile” anche perché le altre ipotesi “sono comunque da considerare ottimistiche”, avverte il Csc.

I tre scenari valutati non contemplano un’auspicabile azione del governo sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave. Per Confindustria, alla luce dell’analisi contenuta nel rapporto, s’impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie.

Ai rischi al ribasso collegati alla guerra in Iran se ne aggiungono altri, legati all’implementazione del Pnrr, a un’eventuale ulteriore svalutazione del dollaro, al proseguire dell’alta incertezza, alla possibilità che anche il taglio dei tassi Fed risulti inferiore alle attese.

L’impennata dei prezzi delle commodity energetiche colpisce l’economia italiana attraverso l’aumento dell’inflazione, come si vedrà a partire dai dati di aprile. Nello scenario base del Csc, nel corso del 2026 l’inflazione è prevista aumentare molto dai minimi di inizio anno, con un picco vicino al +3%. In media, si attesterà al +2,5% dal +1,5% del 2025, con una revisione al rialzo di +0,7 punti rispetto alla stima inclusa nello scenario di ottobre. Nel 2027, viceversa, l’inflazione è attesa rientrare lentamente su valori più moderati, man mano che la variazione dei prezzi energetici sarà riassorbita: in media è attesa al +2,2%. Ma se il conflitto dovesse prolungarsi fino all’estate l’inflazione potrebbe salire fino al +4,3% quest’anno per poi attestarsi al +2,9% l’anno prossimo. Nello scenario peggiore, con la guerra fino a dicembre, l’inflazione schizzerebbe al 5,9% nel 2026 e al 3,3% nel 2027.

Inoltre, nel 2026, rispetto allo scenario base si osserverebbe una dinamica più incerta dei consumi, che rallenterebbero allo 0,1%; un indebolimento degli investimenti, la cui crescita si ridurrebbe sensibilmente (circa -0,1% contro 2,3% nello scenario base); soprattutto un forte peggioramento dell’export, che passerebbe da una crescita di oltre 0,6% nello scenario base a una contrazione di circa -0,7%; effetti negativi anche sul mercato del lavoro, con l’occupazione praticamente ferma.

Nell’ipotesi del prolungamento della guerra fino a fine anno, il peggioramento riguarderebbe in modo diffuso tutte le principali componenti della domanda: gli investimenti registrerebbero una contrazione (-0,8% nel 2026); i consumi mostrerebbero una dinamica negativa; l’export subirebbe un forte arretramento (-1,6% nel 2026); l’occupazione risentirebbe del rallentamento dell’attività economica.

Santanchè, Pd-M5S-AVS-AZ-IV-+Europa presentano mozione sfiducia a Camera

Milano, 25 mar. (askanews) – Una mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè è stata depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Nelle premesse del testo, firmato da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa), si rileva che “la Presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo ha pubblicamente auspicato le dimissioni della Ministra del turismo Daniela Garnero Santanché” e che “tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la Presidente del Consiglio e la Ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica”.

Inoltre, “la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’Esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale” che “compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni”.

Formula1, il calendario del Mondiale

Roma, 25 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) vincitore: GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

M5s deposita mozione di sfiducia contro Santanchè. Conte: lo stallo dimostra la debolezza della premier

Milano, 25 mar. (askanews) – Il M5s deposita la mozione di sfiducia contro la ministra del Turismo Daniela Santanchè, che non ha ottemperato alla richiesta della premier, mentre il leader del movimento Giuseppe Conte attacca Giorgia Meloni: lo stallo dimostra tutta la sua debolezza”.

“Abbiamo depositato la mozione di sfiducia contro Daniela Santanchè e ne chiediamo la calendarizzazione urgente. Siamo stati i primi a farlo due anni fa, quando esplosero gli scandali che la riguardavano mentre Giorgia Meloni continuava incredibilmente a difenderla. Serviva evidentemente la sconfitta clamorosa al referendum per scaricare Santanchè”, così il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini, che aggunge: “Chiediamo a Fratelli d’Italia e alla maggioranza di essere conseguenti, dando dare seguito a ciò che la stessa Meloni, con ritardo mostruoso, chiede. Santanchè deve lasciare la poltrona. Subito”.

“Doveva essere il ponte dell’Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles… e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l’imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier”. Così sui social il leader M5s Giuseppe Conte.

“Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato – aggiunge – ora la Presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il Governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente! Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che “Fratelli” d’Italia”.

Meloni (nonostante le turbolenze interne) oggi ad Algeri vede Tebboune, focus su gas e crisi internazionalii

Algeri, 25 mar. (askanews) – L’incontro non poteva cadere in un momento di maggiore turbolenza interna, come quello che nel post referendum si è abbattuto sul governo. E tuttavia la complessa situazione internazionale, e le conseguenze sui costi dell’energia, non possono che restare tra le priorità di Giorgia Meloni, soprattutto se intende dimostrare ai cittadini che la sua intenzione è quella di continuare a lavorare per gli interessi del Paese.

Ed è in questa ottica che va inquadrata la missione che oggi porterà la premier ad Algeri, viaggio che segue quello del 22 e 23 marzo 2023, e che, nato da un invito del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, è emblematico – spiegano fonti italiane – dell’importanza che Roma attribuisce ai rapporti con il paese nord africano.

Nel corso del bilaterale, Meloni e il presidente algerino si confronteranno sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e Libano e dalla situazione a Gaza, ma anche sui rapporti con la Libia, nazione con cui l’Algeria condivide quasi 1000 chilometri di confine. Un focus sarà dedicato anche alla guerra in Ucraina, ormai entrata nel quinto anno. Al termine dei colloqui, Meloni e Tebboune rilasceranno dichiarazioni congiunte alla stampa.

Il viaggio – si sottolinea – si inserisce nel quadro del parternariato strategico che unisce da sempre Italia e Algeria. Roma, ricordano le stesse fonti, è storicamente uno dei principali punti di riferimento di Algeri in Europa e in Occidente, e i legami che uniscono le due nazioni si sono intensificati negli anni e hanno raggiunto “un livello mai toccato in passato”.

L’Algeria – si osserva inoltre – è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio di 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani in Algeria per 8,5 miliardi di euro. L’Italia, peraltro, è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%.

L’Algeria – spiegano fonti diplomatiche – rappresenta da sempre per l’Italia un partner privilegiato in ambito energetico. Algeri è il primo fornitore di gas naturale dell’Italia, grazie all’ultradecennale cooperazione avviata in passato con il protagonismo di Enrico Mattei e resa nel tempo stabile e duratura grazie al rapporto tra Eni e Sonatrach, i due campioni nazionali energetici.

Come osservano fonti italiane, inoltre, l’Algeria è una delle principali nazioni coinvolte nel Piano Mattei per l’Africa. In Algeria sono in fase avanzata di realizzazione due importanti iniziative: il progetto di agricoltura desertica in partenariato con BF International e il Centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, concepito come polo di eccellenza nella formazione agricola con vocazione panafricana. Il Piano Mattei include, inoltre, un ampio ventaglio di iniziative congiunte nei settori dell’energia, del digitale, della cultura e del turismo.

Il rapporto economico e commerciale tra le due nazioni – si rimarca poi – coinvolge anche altre numerosi ambiti, grazie alla forte complementarità che esiste tra i rispettivi sistemi produttivi, come dimostrato anche dal successo del Business Forum che si è svolto a Roma a margine del quinto Vertice intergovernativo dello scorso anno. I due Leader si confronteranno sulle modalità per rafforzare ulteriormente la cooperazione economica e industriale, con particolare attenzione ai settori strategici e ad alto valore aggiunto.

È “eccellente”, spiegano sempre dal fronte italiano, la cooperazione tra Italia e Algeria in ambito migratorio e nel contrasto del traffico di esseri umani. Meloni e Tebboune faranno il punto sul lavoro portato avanti finora e sulle iniziative per rafforzare l’impegno in questa direzione. I due leader dedicheranno un’attenzione particolare alla situazione in Sahel, area sempre più colpita dal terrorismo jihadista e nella quale Italia e Algeria sono entrambe attive nel contrasto al terrorismo e ai traffici illeciti e nella promozione della stabilità.

Bce, Lagarde: pronti a cambio di linea a qualunque riunione (se appropriato)

Roma, 25 mar. (askanews) – Alla Bce “siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea a qualunque riunione” del direttorio. Ci sono diversi scenari possibili sulle ricadute per l’eurozona dai rincari dell’energia innescati dalla guerra in Iran e “non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock. Ma non ci lasceremo paralizzare dall’esitazione: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è assoluto”. Sono i messaggi chiave lanciati dalla presidente della Bce, Christine Lagarde nel suo intervento alla conferenza annuale a Francoforte tra gli osservatori dell’istituzione (The Ecb and its Watchers), organizzata dall’Università Goethe.

Bce, Lagarde: pronti a cambio linea a qualunque riunione, se appropriato

Roma, 25 mar. (askanews) – Alla Bce “siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea a qualunque riunione” del direttorio. Ci sono diversi scenari possibili sulle ricadute per l’eurozona dai rincari dell’energia innescati dalla guerra in Iran e “non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock. Ma non ci lasceremo paralizzare dall’esitazione: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è assoluto”. Sono i messaggi chiave lanciati dalla presidente della Bce, Christine Lagarde nel suo intervento alla conferenza annuale a Francoforte tra gli osservatori dell’istituzione (The Ecb and its Watchers), organizzata dall’Università Goethe.

Meloni oggi ad Algeri vede Tebboune, focus su gas e crisi internazionali

Algeri, 25 mar. (askanews) – L’incontro non poteva cadere in un momento di maggiore turbolenza interna, come quello che nel post referendum si è abbattuto sul governo. E tuttavia la complessa situazione internazionale, e le conseguenze sui costi dell’energia, non possono che restare tra le priorità di Giorgia Meloni, soprattutto se intende dimostrare ai cittadini che la sua intenzione è quella di continuare a lavorare per gli interessi del Paese.

Ed è in questa ottica che va inquadrata la missione che oggi porterà la premier ad Algeri, viaggio che segue quello del 22 e 23 marzo 2023, e che, nato da un invito del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, è emblematico – spiegano fonti italiane – dell’importanza che Roma attribuisce ai rapporti con il paese nord africano.

Nel corso del bilaterale, Meloni e il presidente algerino si confronteranno sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e Libano e dalla situazione a Gaza, ma anche sui rapporti con la Libia, nazione con cui l’Algeria condivide quasi 1000 chilometri di confine. Un focus sarà dedicato anche alla guerra in Ucraina, ormai entrata nel quinto anno. Al termine dei colloqui, Meloni e Tebboune rilasceranno dichiarazioni congiunte alla stampa.

Il viaggio – si sottolinea – si inserisce nel quadro del parternariato strategico che unisce da sempre Italia e Algeria. Roma, ricordano le stesse fonti, è storicamente uno dei principali punti di riferimento di Algeri in Europa e in Occidente, e i legami che uniscono le due nazioni si sono intensificati negli anni e hanno raggiunto “un livello mai toccato in passato”.

L’Algeria – si osserva inoltre – è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio di 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani in Algeria per 8,5 miliardi di euro. L’Italia, peraltro, è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%.

L’Algeria – spiegano fonti diplomatiche – rappresenta da sempre per l’Italia un partner privilegiato in ambito energetico. Algeri è il primo fornitore di gas naturale dell’Italia, grazie all’ultradecennale cooperazione avviata in passato con il protagonismo di Enrico Mattei e resa nel tempo stabile e duratura grazie al rapporto tra Eni e Sonatrach, i due campioni nazionali energetici.

Come osservano fonti italiane, inoltre, l’Algeria è una delle principali nazioni coinvolte nel Piano Mattei per l’Africa. In Algeria sono in fase avanzata di realizzazione due importanti iniziative: il progetto di agricoltura desertica in partenariato con BF International e il Centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, concepito come polo di eccellenza nella formazione agricola con vocazione panafricana. Il Piano Mattei include, inoltre, un ampio ventaglio di iniziative congiunte nei settori dell’energia, del digitale, della cultura e del turismo.

Il rapporto economico e commerciale tra le due nazioni – si rimarca poi – coinvolge anche altre numerosi ambiti, grazie alla forte complementarità che esiste tra i rispettivi sistemi produttivi, come dimostrato anche dal successo del Business Forum che si è svolto a Roma a margine del quinto Vertice intergovernativo dello scorso anno. I due leader si confronteranno sulle modalità per rafforzare ulteriormente la cooperazione economica e industriale, con particolare attenzione ai settori strategici e ad alto valore aggiunto.

È “eccellente”, spiegano sempre dal fronte italiano, la cooperazione tra Italia e Algeria in ambito migratorio e nel contrasto del traffico di esseri umani. Meloni e Tebboune faranno il punto sul lavoro portato avanti finora e sulle iniziative per rafforzare l’impegno in questa direzione. I due leader dedicheranno un’attenzione particolare alla situazione in Sahel, area sempre più colpita dal terrorismo jihadista e nella quale Italia e Algeria sono entrambe attive nel contrasto al terrorismo e ai traffici illeciti e nella promozione della stabilità.

Referendum, Conte: voto politico, ora convincere Paese su alternativa

Milano, 25 mar. (askanews) – “Questo è stato un voto chiaramente politico, un messaggio fortissimo a Giorgia Meloni e a questo governo: l’ho definito un avviso di sfratto per loro e una nuova primavera per il Paese”. Lo afferma, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, il presidente del M5S Giuseppe Conte.

“I cittadini – prosegue – sono andati a votare in massa per bocciare l’unica riforma che questa maggioranza era riuscita a portare a termine dopo quattro anni di governo, dopo che l’autonomia differenziata era stata demolita dalla Consulta e dopo che il premierato era stato parcheggiato chissà dove”.

“Questo referendum – prosegue il leader M5S – ci ha dimostrato che c’è tanta voglia di partecipare, di farsi sentire, che la nostra democrazia è viva e forte e ora dobbiamo essere noi bravi a interpretare un progetto politico capace di coinvolgere e convincere, dobbiamo costruire un’idea di Paese alternativa a quella della destra, con una politica vicina ai bisogni delle persone e non asserragliata nei palazzi. Bisognerà inaugurare una nuova stagione di investimenti per far crescere il Paese, dopo l’immobilismo e i disastri di questa destra, e rendere più facile la vita a chi fa impresa con coraggio e nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori. Come M5S scriveremo il programma insieme ai nostri iscritti e anche con i semplici cittadini e simpatizzanti, che invitiamo a venire nei nostri ‘100 punti aperti’ sparsi in giro per l’Italia”.

La costruzione della coalizione passa dalle primarie: come devono essere? “Aperte: primarie dei cittadini e non di apparato. Io sono disponibile, ma ne discuteremo all’interno del M5S”. Ritiene che Meloni voglia accelerare verso il voto? “Non so cosa si inventeranno, ma credo che il clima nel centrodestra risulterà molto logorato da questa sconfitta”, conclude Conte.

Ecco cosa vuole l’Iran per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele

Roma, 25 mar. (askanews) – L’Iran chiede risarcimenti per gli attacchi subiti, la revoca di tutte le sanzioni e la chiusura di tutte le basi militari statunitensi nel Golfo Persico come condizioni per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti a conoscenza dei fatti.

Inoltre, l’Iran chiede garanzie che la guerra non riprenda e la cessazione degli attacchi israeliani contro Hezbollah. Tra le richieste iraniane figura anche un nuovo accordo nel Golfo che consentirebbe alla Repubblica islamica di riscuotere pedaggi dalle navi che attraversano lo strategico Stretto di Hormuz sul modello applicato dall’Egitto al Canale di Suez.

L’Iran si rifiuta infine di negoziare limiti al suo programma missilistico balistico, sempre secondo il Wall Street Journal. Le condizioni iraniane non menzionano il programma nucleare.

Governo, Renzi: patatrac targato Meloni, ora costruire alternativa

Milano, 25 mar. (askanews) – “Se gli italiani non vogliono più Meloni non è per i paragoni con dieci anni fa, ma per i risultati negativi di questo governo”. Dunque ora la priorità è “dare una mano per riportare il centrosinistra alla vittoria. In questi tempi di caos trumpiano serve un’Europa credibile e un’Italia protagonista. E su questi temi il centrosinistra è più autorevole di questo esecutivo”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, l’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi. Per il quale non bastano le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi: “Il problema riguarda la Meloni, non i suoi collaboratori. La sconfitta non è semplicemente su un referendum: è sulla scelta del governo di cambiare la Costituzione senza permettere ai parlamentari di fare nemmeno un emendamento. Meloni è responsabile di questo patatrac: i partiti sostenitori del referendum avevano il 55/60% e dopo l’ingresso della premier in campo siamo passati al 46%. Ma per dimettersi da Palazzo Chigi occorre coraggio: i leader si assumono le responsabilità e si dimettono, gli influencer trovano un capro espiatorio e fanno dimettere i sottosegretari”.

In ogni caso, per Renzi “è iniziata una stagione nuova molto interessante. Per questo c’è bisogno di impegnarsi tutti e io ho iniziato a rinunciare ad alcuni incarichi professionali per concentrarmi solo sulla politica. E mi sono dimesso anche da alcuni incarichi internazionali. La priorità ora è costruire l’alternativa”. Che passa anche attraverso le primarie: “Sono una grande iniezione di freschezza per il centrosinistra, non vanno sciupate. Vedremo come andrà. Noi avremo un nostro candidato o una nostra candidata, ma prima per due mesi ci confronteremo con le primarie delle idee: prima le proposte, poi il nome”.

Delmastro: io uno sprovveduto ma non si può dubitare di me

Milano, 25 mar. (askanews) – “Ho deciso di dimettermi perché, sin dall’inizio, ho improntato la mia azione di governo con provvedimenti incisivi contro la mafia. Non vorrei che una leggerezza indebolisse questa battaglia mia e del governo”. Lo dice Andrea Delmastro in una intervista al Corriere dopo le sue dimissioni da sottosegretario alla Giustizia, in cui ribadisce che di “leggerezza” si è trattato: “Sì, non mi sono reso conto di chi avessi davanti fin quando il padre non è stato arrestato”. Possibile che un avvocato e membro di governo non abbia controllato chi fossero i soci? “Me lo chiedo anche io… Ma non ho fatto verifiche”.

Il contatto con i Caroccia c’è stato perchè “in quel locale – spiega – si mangiava bene. Lui sembrava il classico oste romano di una volta, di quelli che non ci sono più. Si lamentava del locale grande, delle spese alte. Voleva avviarne uno piccolo per la figlia. È nata l’idea di fare con lei questa attività, nella quale, ahimè, ho coinvolto amici biellesi. Abbiamo pagato quote societarie. E un finanziamento soci per far partire la società, mai riscosso”. Il tutto senza cautele? “Mi sono fidato. Appena ho saputo che il padre era stato arrestato, ho ceduto le mie quote e ne sono uscito immediatamente. Non ho guadagnato un euro. Ci ho solo rimesso soldi”, ha detto ancora Delmastro per il quale un conto è interrogarsi sulle mancate cautele, “cosa diversa è avanzare sospetti contro un uomo sotto tutela di livello alto, per aver contrastato fortemente la mafia. La mia storia parla per me, uno scivolone frutto di sprovvedutezza non può far dimenticare tutto. Torno a svolgere il mio lavoro di deputato, convinto che tutte le nebbie si diraderanno. Perchè la mia biografia parla da sola nel contrasto a ogni forma di mafia”.

Giù il cappello. I giovani non erano e non sono contorno

Non chiamateli numeri

Il No ha prevalso, e già questo basterebbe a dire che il Paese, almeno questa volta, non ha ingoiato tutto in silenzio. Ma il punto non è fermarsi alla meccanica del risultato, al pallottoliere dei commentatori, alla liturgia delle percentuali sgranate con aria sapiente da chi riduce ogni sommovimento civile a una tabella ben confezionata. Sarebbe il solito errore degli adulti: prendere un fatto vivo e trasformarlo in un dato morto.
No, qui c’è qualcosa di più. C’è un flusso consistente di giovani che si è recato alle urne e ha detto no. E sarebbe davvero un abbaglio, l’ennesimo, rinchiudere questo passaggio in una categoria sociologica pigra o nell’inventario dei numeri da talk show. Perché i ragazzi, questa volta, non sono stati una decorazione statistica. Hanno mostrato di voler entrare nella scena, di voler pesare, di voler interrompere il vecchio rito in cui si chiede loro soltanto di essere presenti, mai di avere voce.

Da dove ripartiamo?

La questione vera, allora, è un’altra: come raccontiamo ciò che è accaduto a una generazione che troppo spesso viene chiamata solo a giochi fatti? E soprattutto, da dove ripartiamo con essa, non al suo posto né sopra la sua testa? È questo il punto più difficile. Perché spiegare un esito referendario non significa fare la conta dei vincitori e degli sconfitti; significa piuttosto aiutare una generazione a comprendere che la partecipazione non è una comparsa e che la democrazia, se vuole sottrarsi alla propria caricatura, deve rimettere al centro le sue energie più vive.

Non per vezzo, non per concessione, non per quella indulgenza paternalistica con cui troppo spesso si concede spazio ai ragazzi purché non disturbino troppo. 

Quale coinvolgimento?

Ma per una ragione ben più seria: perché, se non decidono, se non propongono, se non costruiscono, il coinvolgimento resta un teatrino allestito dagli adulti per fingere di ascoltare ciò che in realtà non vogliono sentire. Allora bisogna forse fare il contrario di quanto si è fatto finora. Non ricondurli al pianterreno delle nostre consuetudini esauste, ma innalzarci noi all’altezza delle loro prospettive. Creare luoghi in cui siano loro, anche in forme pienamente autogestite, a dire che cosa chiedono, che cosa immaginano, che cosa intendono proporre. Comitati, esperienze civiche, spazi reali di iniziativa, a partire perfino dalle cose più minute. Perché è proprio lì, nei dettagli minimi, che si misura se una democrazia prende sul serio i giovani oppure li usa come semplice fondale umano.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Alla presidente del Consiglio, che ha parlato di un’occasione persa, verrebbe da dire che forse l’occasione persa è un’altra: quella di uscire finalmente dal repertorio delle dichiarazioni prefabbricate, dalla corazza del tono muscolare, da quell’inclinazione perennemente agonistica che scambia il dissenso per fastidio e il confronto per intralcio. Ogni volta la stessa recita: si perde, ma si finge di aver visto più lontano degli altri; si viene smentiti, ma si continua a parlare come se nulla fosse.

Non esiste alcun plotone di esecuzione

E a Bartolozzi bisognerebbe ricordare – anche dopo le sue dimissioni –  che i tempi esigono misura, che non esiste alcun plotone di esecuzione. E che proprio quei giovani troppo spesso descritti come immersi nel virtuale, intrappolati tra baby gang, linguaggi esasperati e musica trap, hanno mostrato in questa occasione una maturità civile ben più sobria di certa classe dirigente. Hanno spiegato, con il gesto semplice e serissimo del voto, che non c’è alcuna voglia di distruggere, ma piuttosto il desiderio di partecipare davvero alla vita di questo nostro splendido Paese.

Perciò giù bandiere, e basta anche con quella maniera insopportabile di chiamarli con formule diminutive o sprezzanti, come se fossero eterni apprendisti della cittadinanza. Togliamoci il berretto, piuttosto. Perché lo abbiamo capito: difficilmente se lo lasciano mettere. Ed è una buona notizia.

Il rifiuto di essere solo spettatori

La partita, in fondo, è tutta qui. Non nell’esito in sé, ma in ciò che consegna. Dice che una parte giovane del Paese non vuole essere ridotta a spettatrice. Dice che la partecipazione, quando è vera, non chiede permesso. Dice che i giovani non aspettano l’ennesima predica sulla responsabilità: chiedono, semmai, di essere riconosciuti come interlocutori pieni, come soggetti politici, come coscienze capaci di visione.

Ora la domanda è se gli adulti sapranno mostrarsi all’altezza della lezione ricevuta. Perché una generazione, almeno stavolta, il proprio compito lo ha svolto. Hanno parlato senza chiedere il microfono in prestito. Hanno preso posizione senza farsi addomesticare. Hanno ricordato a tutti che la democrazia respira solo quando qualcuno la abita davvero.

Il No non è solo una bocciatura

Ecco perché il No non va letto soltanto come una bocciatura. Va ascoltato come un richiamo. Meno paternalismo, meno pose, meno parole di maniera. Più fiducia, più spazio, più coraggio nel lasciare che siano loro a indicare la strada.

Il resto è il brusio degli adulti che non hanno ancora capito di essere stati, per una volta, guardati dall’alto.

Dopo il referendum, la prova decisiva per la magistratura

Una sfida senza precedenti

Il referendum appena celebrato è stata forse la prova più dura per la magistratura nella vita repubblicana. Per certi aspetti, persino più delle stagioni segnate dal contrasto al terrorismo stragista e alla mafia siciliana.

Una vera e propria giuria popolare — l’intero corpo elettorale — è stata chiamata a pronunciarsi in un giudizio pubblico, privo della soglia di sicurezza rappresentata dal quorum. Un passaggio ad altissimo rischio, un salto mortale senza rete.

La trappola politica e il suo esito

La strategia delle destre di governo — postfasciste, sovraniste e illiberali — ha cercato di intercettare il malcontento generato da errori giudiziari e da una lunga stagione di conflitto politico-giudiziario, in particolare quella legata a Mani pulite e ai processi contro Silvio Berlusconi.

In questo quadro, la figura del ministro Nordio è apparsa come il terminale di uno scontro portato sul terreno simbolico e politico. Un ruolo che, alla prova dei fatti, si è rivelato fragile, fino al punto di evocare impropri paragoni storici.

La battaglia referendaria, tuttavia, si è conclusa con una sconfitta di questo disegno. La trappola non è scattata. Ma sarebbe un errore fermarsi qui, come se il risultato avesse chiuso la questione.

Le criticità non più rinviabili

Se il confronto politico si è risolto a favore della magistratura, resta aperto — e anzi si impone con maggiore forza — il nodo delle criticità interne.

Una parte rilevante dell’opinione pubblica non è più disposta a tollerare:

  • un correntismo esasperato, degenerato in patologie gravi, come dimostrato dal caso Palamara;
  • una politicizzazione di alcuni magistrati, alimentata da passaggi troppo disinvolti tra funzioni giudiziarie e incarichi politici;
  • prassi investigative discutibili, con indagini e rapporti costruiti su impianti accusatori fragili o già orientati;
  • una difficoltà a sottoporsi a un effettivo rigore disciplinare, anche in presenza di responsabilità evidenti.

Questi elementi non possono essere derubricati a eccezioni. Sono questioni strutturali che incidono direttamente sulla fiducia dei cittadini.

Autonomia e autogoverno: la vera posta in gioco

Occorre uscire da un equivoco ricorrente. Non è in discussione il diritto dei magistrati ad associarsi o a organizzarsi in gruppi ispirati a diverse culture giuridiche: questo pluralismo è fisiologico ed esprime vitalità civile.

Il punto decisivo è un altro: la capacità di esercitare una reale autonomia e un autentico autogoverno.

Senza queste condizioni, la stessa Costituzione — che si invoca giustamente a tutela dell’indipendenza della magistratura — rischia di essere svuotata nel suo significato più profondo.

Efficienza e responsabilità nella giustizia

La fase che si apre richiede un salto di qualità anche sul piano operativo.

Non basta amministrare gli uffici: è necessario governare i processi con maggiore efficienza, con criteri organizzativi adeguati e con una cultura della responsabilità che sia all’altezza delle attese del Paese.

La domanda di giustizia che emerge da questo passaggio referendario è esigente e diffusa. Non riguarda solo le regole, ma il modo concreto in cui esse vengono applicate.

Una sfida che riguarda tutti

Il referendum ha evitato una resa dei conti politica. Ma ha consegnato alla magistratura una responsabilità più grande: dimostrare, nei fatti, di saper riformare se stessa.

È su questo terreno che si giocherà la credibilità futura dell’ordine giudiziario e, insieme, la qualità della democrazia italiana.

La politica che si è chiamata fuori: una lezione da imparare

L’esito del referendum ci dice incontestabilmente come la politica sia stata ulteriormente messa alla porta ed abbia perso una occasione di recupero sui tanti elettori ad essa ormai indifferente. Il tema della giustizia per la sua complessità non era una materia da sottoporre a consultazione pubblica ma richiedeva una concertazione tra tutte le persone politiche per un accordo che stesse in piedi. 

Per questo, sarebbe occorsa una umiltà ed una responsabilità che sono mancate a tutte le forze politiche rimandando al popolo ed al suo istinto ciò che doveva farsi per rimettere in piedi una giustizia che non manca di opacità. Vedremo ora come i vincitori del “NO” appronteranno proposte per porre mano agli acciacchi della giustizia.

Cadute di stile e l’arte politica di Cirino Pomicino

Come non bastasse, tutti i contendenti ci hanno messo sopra il carico da undici inscenando commenti e comportamenti da lasciare desolati. Per dirne una su mille, il balletto dei magistrati vittoriosi al grido “Chi non salta Meloni è”, rappresenta l’avvilimento di una istituzione che meriterebbe ben altro senza che si veda traccia di ravvedimento. Ci si augurerebbe un recupero di stile del tutto bandito dal contesto attuale. Sarebbe da apprendere dalla intelligenza di Cirino Pomicino quando diceva che questo Paese ha bisogno di smettere di urlare e odiare recuperando la classe dirigente le categorie del perdono e della misericordia. Così nella situazione d’oggi, quando andava a Montecitorio, non vedeva politici ma boy scouts. Allo stesso modo il Cardinale Zuppi, in occasione delle esequie del “Vicere” ha ricordato che sarebbe bene in politica riprendere il gusto delle relazioni, il senso di insieme pur tra compagini diverse, la necessità di una capacità di mediazione che dichiari la propria identità non per affermare se stessi quanto piuttosto per trovare la verità.

La fortuna del NO

“A questo gioco al massacro, io non ci sto!» furono le parole dell’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro che restano alla storia a difesa delle istituzioni ed ancor più a difesa della sua persona coinvolta in una storia di fondi neri quando era Ministro degli Interni. Quel No è rimasto nella memoria del nostro paese. Scegliere il NO, la contrazione del “neppure uno”, parola olofrastica equivalente a una proposizione negativa, evidentemente questa volta ha portato fortuna contro il SI, la contrazione del “così è” che questa volta non è piaciuto. “Così è se vi pare” ha ricevuto il diniego della maggioranza a cui non è parso vero finalmente di dire la propria.

La lezione del Nucleare

Il tempo dirà se il popolo ha avuto giusto intuito o se invece sia stato vittima di una legittima ignoranza in materia. Il tempo dirà poi se ci potrà ricredere su quanto fatto. Nel 1987 il referendum contro il nucleare, a ridosso del disastro di Chernobyl, e poi ancora nel 2011 una nuova consultazione, in pieno incidente a Fukushima, hanno sbarrato la strada alla diversificazione energetica del nostro paese. Ne stiamo ora pagando le conseguenze in termini di competitività industriale nello scenario mondiale. La comprensibile emotività di allora non tenne conto delle centrali nucleari che in Europa erano già a ridosso dello stivale italiano non preservandoci da rischi e pericoli.

Si potrebbe sperare nell’aiuto della scienza quando finalmente si arriverà alla fusione nucleare “fredda”, che non scalda gli animi e non fa venire alle mani e andrebbe invece al punto con ogni vantaggio per l’umanità. Si tratterebbe di una fusione pulita e sicura che, per come si comprende, avrebbe come combustibile il deuterio, ampiamente approvvigionabile nell’acqua di mare.  L’età del ferro portò ad armi più efficaci rispetto al bronzo e diede vita alla brama di recupero di quell’elemento. Si spera che la fusione fredda possa, in ipotesi, depotenziare l’ossessione di uranio che oggi circola per il mondo per costruire bombe di potenza tale da sterminare l’umanità.

Il ritorno alle favole

Oggi la politica mondiale appare piuttosto un crogiuolo di cervelli ed intelligenze fuse all’ammasso, che non trovano il verso di fondersi in una felice integrazione di volontà e di intenti, magari ispirandosi ad uno stile fusion dove si è capaci di dare bellezza ad un ambiente mettendo insieme stili e culture diverse. 

Guardando a Biancaneve ci si dovrebbe guardare allo specchio alla ricerca non della vanità della Regina Grimilde ma di un candore perduto. Potrebbe essere utile anche ricorrere al fuso della Bella addormenta nel Bosco per tessere un clima di pace che per adesso è utile solo a pungere l’avversario di turno, precipitandolo in un malefico incantesimo, qualunque siano le conseguenze che verranno. Ai potenti della terra Pomicino potrebbe insegnare che la miglior furbizia è nel dire la verità, perché non ci crede nessuno.

È tempo di un nuovo impegno politico

Il punto di partenza: il voto

14.461.336 voti per il NO, 12.448.255 voti per il SI; è da questo risultato che bisogna partire, sia dalla parte di coloro che sostengono l’attuale maggioranza di centro destra, che di quanti intendono impegnarsi per un’alternativa di governo al trio Meloni-Salvini-Taiani.

Appartengo a quell’area di amici già DC e Popolari che hanno creduto nel partito della Democrazia cristiana, anticomunista e antifascista, un partito di “centro che guarda a sinistra” che, nella situazione attuale, ritiene sarebbe indispensabile attivare una ricomposizione ampia e plurale tra le culture di ispirazione democratica, popolare, liberale, repubblicana e riformista socialista.

Una ricomposizione che sarebbe favorita da una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, e che, in alternativa al premierato meloniano, favorisse il progetto di cancellierato sul modello tedesco. Un modello capace di garantire, con la centralità del sistema di democrazia parlamentare, la continuità dell’esecutivo, grazie all’istituto della sfiducia costruttiva.

La domanda dei giovani e la crisi sociale

Ci sono diversi partiti e movimenti di quest’area che si stanno organizzando, così come anche nel centro destra è in atto una seria riflessione sul che fare dopo il voto di marzo.

La grande maggioranza del voto giovanile a difesa della Costituzione è un dato importante che dimostra, da un lato, la persistente volontà democratica delle nuove generazioni, e, dall’altra, l’esistenza di una domanda di risposte concrete alla precaria e assai incerta condizione socioeconomica dei giovani italiani.

Credo sia indispensabile impegnare tutte le forze della nostra ampia e variegata area politico culturale democratico cristiana e popolare per concordare una proposta coraggiosa e autorevole, anche a prescindere dal sistema elettorale.

Le promesse mancate del governo

Una proposta per elaborare la quale si dovrebbe partire da un’analisi dell’attuale condizione del Paese, dopo oltre mille giorni dall’insediamento al governo del trio del centro destra.

“RAI-Telemeloni”, con i suoi fedelissimi giornalisti, ci ha raccontato ogni sera la favola del “tutto va bene”, a sostegno della vulgata governativa. Sarebbe ora di verificare quanto era stato promesso dalla Meloni e quanto sia stato attuato, dopo gli oltre mille giorni di durata del suo governo:

  1. Abolizione legge Fornero – NO
  2. Eliminazione accise sulla benzina – NO
  3. Blocco navale – NO
  4. Flat tax – NO
  5. Asili nido gratis – NO
  6. Piano per il Sud – NO
  7. Rinnovo opzione donna – NO
  8. Pensioni minime a 1000 € – NO
  9. Cassintegrati e disoccupati contati come occupati – SI
  10. Separazione delle carriere – NO

Per ora la favola sembrava funzionare, ma col voto referendario l’incantesimo appare svanito.

Le priorità reali del Paese

Per un’alternativa di governo sarebbe opportuno ripartire proprio dalle promesse mancate del trio Meloni-Salvini-Taiani e dall’offerta di risposte concrete ai bisogni prioritari della gente (lavoro, con particolare riferimento ai giovani, sicurezza, sanità e assistenza sociale, pensioni, giustizia fiscale) organizzando in tutte le sedi momenti di ampia partecipazione democratica.

Recenti indagini demoscopiche hanno evidenziato come Salute e Sanità siano le aree sulle quali sia più urgente intervenire. È quanto emerge dalla ricerca Ipsos “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn”, presentata dal Presidente Nando Pagnoncelli alla sesta edizione di “Inventing for Life Health Summit” organizzato da MSD Italia e dedicato al tema “Investing for Life: la Salute conta!” (Febbraio 2024).

Un’indagine di Euromedia Research del 2022 mostrava le seguenti priorità, nell’ordine decrescente: aumento dei prezzi-inflazione al 47,4%; crisi energetica 45%; lavoro e occupazione 40,5%; ripresa economica nazionale 35,1%; salario minimo 17,8%; immigrazione 17%; sicurezza 16,2%.

Dati più recenti collegati alle guerre in atto dall’Ucraina al Medio Oriente dimostrano una netta propensione per la pace degli italiani che all’82% in un sondaggio di Money.it si dichiarano per il ritiro delle forze armate italiane dal Medio Oriente.

Verso una “Camaldoli 2.0”

Sarebbe utile organizzare in tutte le realtà locali italiane dei comitati di partecipazione democratica, attivati dalle diverse realtà d’area presenti, al fine di discutere con elettrici ed elettori, giovani, donne, anziani, dei temi locali e globali per definire le basi programmatiche da sintetizzare in una proposta organica di governo in quella che da tempo auspico, una Camaldoli 2.0, ripartendo proprio là dove tutto era cominciato nella storia della DC partito di governo.

L’elettorato italiano col voto del 22-23 marzo ha dimostrato di esser pronto alla partecipazione su temi decisivi per la difesa dei diritti e dei doveri sanciti dalla Carta costituzionale.

Ora è tempo che quei principi siano concretamente messi in attuazione. Dalla forza e dall’impegno che un centro nuovo della politica italiana sarà in grado di esprimere e garantire si misurerà la nostra capacità di rappresentanza politica nei diversi livelli istituzionali locali, regionali e nazionali.

Tennis, Sinner: "Il servizio mi ha aiutato nei momenti importanti"

Roma, 25 mar. (askanews) – “Il servizio mi ha aiutato parecchio, soprattutto nei momenti importanti, anche nel tie-break” Così Jannik Sinner commentando a caldo la vittoria contro Alex Michelsen nell’ottavo di finale del Miami Open presented by Itaù, secondo Masters 1000 della stagione. Terzo giocatore arrivato almeno ai quarti in tutte le prime cinque partecipazioni nel torneo, Sinner ha vinto le ultime 14 partite e gli ultimo 28 set nei Masters 1000.

Sinner appare moderatamente contento, ma allo stesso consapevole che il percorso non è finito. “Rispetto alla partita con Moutet le condizioni erano completamente diverse tra ieri sera e oggi. È stata una partita molto combattuta contro Alex. È un avversario tosto, quindi sono molto felice – ha detto – Ma se voglio andare lontano in questo torneo devo migliorare da fondo campo. Domani ho un giorno di riposo che sicuramente mi aiuterà. Cercheremo di trovare un buon ritmo in allenamento e poi vedremo come andranno le cose”.

L’atteggiamento spavaldo di Michelsen, e le sue accelerazioni costanti con il diritto, Sinner è stato costretto a limitare le occasioni in cui ha colpito con i piedi in campo rispetto ai primi due incontri a Miami, contro il bosniaco Damir Dzumhur e il francese Corentin Moutet. “Non sento di aver giocato il mio miglior tennis, quindi ho cercato di trovare il modo di cavarmela. Ora mi conosco un po’ meglio, so che le cose possono cambiare da un giorno all’altro. Ovviamente cerchiamo di migliorare, continuiamo a lavorare e poi vedremo come andrà”.

Tennis, Sinner soffre ma è ai quarti a Miami

Roma, 25 mar. (askanews) – Jannik Sinner ancora ai quarti di finale a Miami. Battuto l’ostico americano Michelsen in due set, 7-5, 7-6. L’azzurro rischia tanto soprattutto nel secondo parziale: subisce il primo break nel torneo, lo riprende sul 5-3 con l’avversario in battuta per vincere il set e al tie-break scivola sotto 3-1. Si tira fuori dai guai con colpi stupendi e con una prova monumentale al servizio da 15 ace. Ora aspetta Tiafoe giovedì 26 marzo. Sinner mantiene viva la possibilità di riprendersi il primo posto nel ranking già a Montecarlo. Arrivando in semifinale a Miami, potrà superare Alcaraz nel primo torneo su terra rossa.

Iran, le notizie più importanti del 25 marzo sulla guerra

Roma, 25 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di mercoledì 25 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge ormai tutti i Paesi del Golfo e il Libano, con forti ripercussioni sull’economia globale.

-07:39 Prezzo del petrolio in calo: il Wti scende a 89,35 dollari (-3,25%), mentre il barile di Brent è quotato a 96,70 usd (-3,52%).

-07:30 Diversi droni hanno colpito un serbatoio di carburante all’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando un incendio.

-07:20 In un messaggio riportato dai media iraniani il portavoce delle Forze armate, Ebrahim Zolfaqari, si è così rivolto agli Stati Uniti: “Il livello dei vostri conflitti interni ha raggiunto il punto di negoziare con voi stessi? Non chiamate il vostro fallimento un accordo”.

-07:10 Almeno quattro palestinesi sono stati uccisi in un attacco messo a segno dalle forze israeliane nell’area di Az-Zawayda, nel centro della Striscia di Gaza.

-07:00 Il Pentagono ha ordinato ildispiegamento in Medio Oriente di circa 2.000 soldati dell’82esima Divisione aviotrasportata dell’esercito.

Iran, il Pentagono ordina l’invio di altri 2.000 soldati in Medio Oriente

Roma, 25 mar. (askanews) – Il Pentagono ha ordinato il dispiegamento in Medio Oriente di circa 2.000 soldati dell’82esima Divisione aviotrasportata dell’esercito. Lo hanno riferito ai media americani due funzionari del dipartimento della Difesa, precisando che si tratta di militari della “Forza di risposta immediata” della divisione, composta da circa 3.000 soldati in grado di essere schierati ovunque nel mondo entro 18 ore. Altri soldati della brigata potrebbero essere inviati nei prossimi giorni.

Come ricorda il New York Times, circa 4.500 marines sono già in viaggio verso la regione, portando così a quasi 7.000 il numero complessivo di truppe aggiuntive inviate nell’area dall’inizio dell’operazione “Epic Fury” contro l’Iran, con circa 50.000 soldati.

Generale Brennan (AFRICOM): “Italia partner chiave in Africa”

Roma, 24 mar. (askanews) – Stretta collaborazione con l’Italia in Africa, dalle esercitazioni congiunte in Libia alla lotta al terrorismo, passando per l’innovazione militare e il ruolo chiave di Roma nel continente africano. E sul Sahel gli italiani restano partner affidabili. A parlare ad askanews è il generale John Brennan, vice comandante di United States Africa Command (AFRICOM), uno degli 11 comandi combattenti unificati del Department of War statunitense con sede a Stoccarda, in Germania. Il generale aggiunge poi che “la chiave per la stabilità a lungo termine in Libia è l’unificazione”, specificando che c’è un “naturale ritorno alla collaborazione con l’Occidente. E l’Italia gioca un ruolo di primo piano in questo”.

Quindi, può innanzitutto parlarci della collaborazione con gli italiani in Libia?

“Collaboriamo con gli italiani in tutto il continente africano attraverso il nostro programma di esercitazioni, che è molto vasto e comprende tutti i domini: marittimo, terrestre e aereo. Siamo sicuramente un partner privilegiato della NATO in questo continente. E gli italiani… le forze armate italiane forniscono sicuramente molte capacità che alcuni dei nostri altri alleati non hanno. E apprezziamo tutto ciò che fanno. Oggi hanno ospitato qui l’African Land Forces Summit. È stata una sede fantastica. Abbiamo potuto portare molte capacità diverse per mostrare i nostri sforzi in materia di economia della difesa e innovazione, che andranno a beneficio dei nostri partner africani nel continente. E gli italiani sono fondamentali in questo. Quindi, siamo partner in tutto il continente. Non solo in Libia, Somalia e Sahel”.

Può dirci qualcosa sull’esercitazione in Libia?

“Quindi, i nostri partner italiani ospitano Flintlock, la nostra esercitazione annuale per operazioni speciali. Una parte dell’esercitazione si svolge contemporaneamente anche in Costa d’Avorio. Circa 32 paesi diversi si riuniscono per condurre addestramenti, solitamente incentrati sulla lotta all’estremismo violento, un profilo antiterrorismo. Lavoriamo insieme su questo aspetto. Flintlock ha molteplici obiettivi. Cerchiamo di operare in tutti i domini. Abbiamo navi, aerei, operiamo nel cyberspazio e disponiamo di capacità spaziali. Ma si tratta anche di riunire i nostri partner libici con i loro partner africani internazionali”.

Perché è importante aiutare l’Africa in questo senso, coordinando più ambiti?

“Beh, si tratta di pace attraverso la forza. E la nostra unica missione all’AFRICOM è proteggere la nostra patria. Per farlo, dobbiamo fare affidamento su una rete di partner e alleati nel continente. Un altro aspetto della nostra missione è rispondere alle crisi, cosa che abbiamo fatto in passato. Quindi, dobbiamo avere una solida rete di alleati e partner su cui contare in caso di crisi, cosa che abbiamo fatto regolarmente. Che si tratti di una calamità naturale, di un attentato terroristico o dell’evacuazione di un’ambasciata, lavoriamo tutti insieme per risolvere il problema”.

Perché l’innovazione è importante in questo contesto?

“L’innovazione è estremamente importante. Come abbiamo visto con l’Ucraina, la natura della guerra sta cambiando e sta cambiando rapidamente. Quindi, per stare al passo con gli sforzi di modernizzazione che l’Ucraina sta portando avanti, dobbiamo innovare. I nostri nemici si adattano e innovano continuamente. Quindi, dobbiamo essere un passo avanti a loro”.

E in che modo l’Italia può essere parte in questo senso?

“Certo. L’innovazione si basa sulle idee e sulla risoluzione dei problemi. Quindi, le buone idee non hanno brevetto. Gli italiani hanno un’industria della difesa solida. Sono abituati a lavorare in un ambiente congiunto. Perciò, sono un partner ideale per aiutarci nei nostri sforzi di innovazione”.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio Linda Verzani

Immagini askanews

Centrosinistra, Conte accelera su primarie e programma "partecipato"

Roma, 24 mar. (askanews) – È un Giuseppe Conte iperattivo, presenzialista, in tour fra interviste sui quotidiani e studi televisivi, quello che, appena chiuse le urne e certificata la vittoria del No nel referendum sulla giustizia, ha riaperto la partita delle primarie, giocando un po’ d’anticipo sui partner del “campo progressista”. Ma negli ambienti del M5S non accettano di buon grado i mugugni che filtrano nei corridoi parlamentari: “Se il Pd parla di primarie e noi stiamo zitti, sbagliamo noi. Se a parlare di primarie è Conte, siamo sempre noi quelli sbagliati”, taglia corto una fonte parlamentare qualificata. Del resto, non può essere il Pd, partito che di questo strumento ha fatto quasi un simbolo identitario, a negarlo oggi. Elly Schlein commenta le parole dell’alleato con tono compassato: “Ho sempre dato la mia piena disponibilità a qualunque modalità selezioneremo. Ma non cadiamo in un dibattito politicista”. La strada sembra tracciata, però: non a caso Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, ricorda che “il Pd ha nel suo Dna le primarie”. Insomma, al Nazareno la consultazione per la leadership non fa paura.

Che Conte non sia intenzionato a lasciare ad altri l’iniziativa lo testimonia anche la caduta del veto su Matteo Renzi, l’alleato (potenziale) più scomodo. “Io non so che cosa ha votato…”, dice a Omnibus il leader stellato a proposito del referendum, che affida tutto al percorso politico da costruire: “Non sono io che decido” e comunque serve “un programma prima, definiamo il programma e da lì definiamo tutto il resto”. Renzi, dal canto suo, rilancia le sue “primarie delle idee” ma si dice pronto a “lavorare con tutti quelli che vogliono aiutare a costruire un’alternativa a questa destra arrogante”. Si tira fuori dall’agone Silvia Salis, sindaca di Genova indicata da molti come possibile alternativa a Conte e Schlein: per lei il percorso dovrebbe essere un altro, “le primarie – afferma – sono sbagliate perché ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza”. “Sono sicuramente lusingata”, dice a proposito di chi la vorrebbe alla guida della coalizione “ma, come ho sempre detto, sono la sindaca di Genova e non voglio partecipare”.

L’accelerazione di Conte, rivendicano i suoi, prende atto della sconfitta del Governo nelle urne: “è evidente che è il momento di sciogliere alcuni nodi per cementare una proposta alternativa. Prima se ne parlava come cicaleccio di palazzo, Conte o Schlein a Chigi, come se fosse già fatto. Ora questa spinta ha una sua ragion d’essere”. Anche per orgoglio di partito, lo dice chiaro dal canto suo Stefano Patuanelli, fresco di nomina fra i vicepresidenti M5S: “Sicuramente abbiamo dato un contributo a questo risultato: Conte ha girato mezzo mondo universitario italiano. Sarà un caso ma i giovani hanno deciso l’esito di questo referendum”. Non si può proiettare automaticamente il risultato del referendum sulle prossime elezioni politiche, al M5S ne sono consapevoli: “In questo Paese, quando vai a toccare la Costituzione è più facile stimolare una reazione, un No. Ma il segnale politico c’è, Giorgia Meloni ci ha messo la faccia ma ha preso una batosta”.

Il M5S ha già pianificato il percorso che lo porterà, raccontano, prima ai “cento punti di ascolto” aperti alla cittadinanza (partenza a metà aprile, chiusura a inizio estate, probabilmente a Milano, come ha annunciato qualche giorno fa lo stesso Conte), poi dopo l’estate al tavolo programmatico con gli alleati, infine alle primarie. Ma quali primarie? Nel Movimento le bocche sono cucite, Conte ha chiarito che non le vuole “di apparato”, tradotto: non possono essere egemonizzate dall’organizzazione più forte e più esperta, il Pd. La formula? Un voto on line, magari “misto”, che non esclude i gazebo, ma con l’obbligo della registrazione elettronica dell’identità dei votanti, sul modello già usato da ordini professionali e altre organizzazioni, M5S compreso.

Al tavolo programmatico e poi alle primarie Conte ha bisogno di arrivare rafforzato dal percorso, che deve sopperire al differente peso elettorale rispetto al Pd ma soprattutto alla storica debolezza del M5S nel radicamento territoriale e nei rapporti sociali: in questi punti d’ascolto i responsabili regionali e i gruppi territoriali dovranno cercare di coinvolgere, spiega una fonte interna, non solo gli iscritti ma anche pezzi di società civile organizzata. Come? Attraverso una metodologia di lavoro che si chiama Open Space Technology che consente ai partecipanti anche se esterni, dicono i 5 stelle, di influenzare l’agenda delle discussioni (alle forme tradizionali della vita di partito il Movimento è allergico dai tempi di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio). Ci sarà prima un passaggio di formazione per gli organizzatori, poi si lavorerà con incontri pubblici, fondati su gruppi di lavoro tematici, un po’ Leopolda di Renzi, un po’ Cantieri di Vendola. E alla fine, il filtro centrale elaborerà la bozza di programma da proporre agli alleati e da “pesare”, nelle intenzioni del Movimento, non solo in base alle proporzioni elettorali fra i partiti della coalizione. Le primarie sono solo la tappa finale, dove si vedrà, nella sfida con la segretaria dem, quanto è rimasto della popolarità dell’ex premier: i 5 stelle confidano sia più ampia dei consensi di cui godono come partito.

Il day after di Meloni furiosa, al via ‘repulisti’: noi destra legalità

Roma, 24 mar. (askanews) – Il paradosso è che ancora ieri andava ripetendo a favore di social che per il governo non ci sarebbe stata nessuna conseguenza. Alla fine, invece, il terremoto non avrebbe potuto essere più forte di così. Il day after del referendum per Giorgia Meloni è quello della furia e del repulisti. Al netto delle frasi di rito e del rispetto per il voto dei cittadini che è sovrano, la presidente del Consiglio ha deciso già dalle prime ore post voto che andava dato un segnale. C’è anche chi ha provato a convincerla che magari era meglio lasciar sedimentare il risultato della consultazione, per non prestare il fianco alle polemiche dell’opposizione, per non dare l’idea di un “fallo di reazione”, o peggio un segnale di debolezza.

La premier, viene raccontato, avrebbe deciso di andare dritto per la sua strada conducendo verso dimissioni ‘spintanee’ sia il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, finora sempre difeso, che la capo di gabinetto di viale Arenula, Giusi Bartolozzi. Io – è il ragionamento che avrebbe consegnato a chi ha avuto modo di parlarle – ci ho messo la faccia sulla riforma ma quello che non posso accettare è che passi l’idea che noi siamo la politica che protegge la casta dai processi. Insomma, la premier che si è sempre vantata di “non essere ricattabile” ha deciso di rispondere così a chi la accusava di favorire “zone d’ombra” e di “ambiguità”, di provare a spazzare via, appena chiusa la contesa elettorale, quell’accostamento alla parola camorra che le ha causato la vicenda di Delmastro e della società con la figlia di Carocci in una bisteccheria della Capitale. “Io sono entrata in politica dopo la morte di Falcone e Borsellino e noi siamo sempre stati la destra della legalità. Non posso accettare che si faccia credere il contrario”, avrebbe detto.

Ed è proprio in virtù di questa logica del “via gli indagati dal governo” che nel vortice della Meloni furiosa è tornata dopo oltre un anno anche la ministra del Turismo, Daniela Santanché. Già in occasione dell’inchiesta che la vede indagata per truffa ai danni dell’Inps, la premier le aveva chiesto un passo indietro per togliere il governo da una situazione di imbarazzo. E già in quel caso, presentandosi in Parlamento per una richiesta di sfiducia dell’opposizione, Santanché aveva spiegato che avrebbe valutato eventualmente il da farsi in caso di rinvio a giudizio, ma in totale solitudine. Già allora la ministra aveva tracciato una ideale linea rossa di confine, ossia aveva spiegato che avrebbe lasciato solo di fronte a esplicita richiesta della premier. Che, però, aveva preferito evitare di arrivare pubblicamente a quel punto. Sebbene in privato confidasse: “Daniela mi ha deluso, soprattutto dal punto di vista umano”.

Ed è esattamente quella linea Maginot che oggi Giorgia Meloni ha deciso di valicare. La premier ha chiesto a Santanché di farsi da parte sua sponte e, di fronte all’ennesimo rifiuto, ha provato a mettere in campo la mediazione del grande sponsor della ‘Santa’, Ignazio La Russa. Fallita anche quella, e preso atto che la ministra continuava a far sapere che domani sarebbe stata al lavoro come nulla fosse, ha messo nero su bianco in una nota di palazzo Chigi la sia richiesta: auspico – afferma – che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale” di Delmastro e Bartolozzi “analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo, Daniela Santanchè”. Un cambio di registro anche comunicativo, una svolta rispetto alla protezione riservata finora, anche al di là della logica, ai volti simbolo della generazione Atreju, come Delmastro.

Se alla fine Santanché dovesse arrendersi all’evidenza e decidere di lasciare si porrebbe ovviamente il problema del sostituto. Trattandosi della terza modifica (dopo le sostituzioni di Fitto e Sangiuliano) si porrebbe anche il tema di un passaggio parlamentare che finora Meloni ha sempre evitato avendo l’assillo di battere il record di durata dell’esecutivo. Tra le ipotesi anche quella di un interim della stessa presidente del Consiglio.

Madri palestinesi e israeliane a Roma camminano scalze per la pace

Roma, 24 mar. (askanews) – Madri palestinesi e israeliane hanno camminato insieme a Roma per la “Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace”, un’iniziativa che supera le frontiere fisiche per promuovere un’azione globale mirata a sollecitare i leader mondiali a porre fine al conflitto israelo-palestinese e ad ammettere le donne al tavolo dei negoziati per la pace. Partite dal Museo dell’Ara Pacis hanno attraversato via del Corso fino a Piazza del Popolo, dove si sono levate le scarpe. Poi sono salite sulla Terrazza del Pincio.

In testa al corteo le due leader del movimento che riunisce decine di migliaia di donne e madri dei due paesi, la palestinese Reem Al-Hajajreh di Women of the Sun e l’israeliana Yael Admi di Women Wage Peace, che hanno dichiarato:

“Per generazioni le nostre comunità sono state lacerate da violenza e paura. Mentre le guerre continuano, le voci di chi paga il prezzo più alto – madri e donne – vengono sistematicamente ignorate ed escluse dalle stanze dove si decide anche il loro futuro e quello dei loro figli. Oggi diciamo basta, tutto questo deve finire. I nostri figli meritano scelte migliori che uccidere o essere uccisi. Da anni, e non senza rischi, siamo impegnate a costruire legami tra i nostri popoli perché il dialogo è l’unico modo per costruire una pace giusta e duratura. Questo obiettivo non è solo possibile: è essenziale per la sopravvivenza delle nostre comunità”.

La camminata a Roma segna l’inizio di una serie di azioni di solidarietà e incontri, a partire da quello con papa Leone XIV, che mercoledì 25 marzo incontrerà le rappresentanti di Mothers’ Call in Vaticano per ascoltare il loro appello.

Mothers’ Call chiede la fine immediata e definitiva della violenza e l’inclusione delle donne nei negoziati per la pace, nel rispetto della Risoluzione 1325 (nota come ‘Agenda Donne, Pace e Sicurezza) approvata 25 anni fa dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. L’iniziativa è supportata da Vital Voices, organizzazione internazionale non governativa che da oltre trent’anni promuove la leadership femminile a livello globale. Alyse Nelson, Presidente e CEO di Vital Voices, ha dichiarato: “Vital Voices è orgogliosa di sostenere l’iniziativa Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace, un movimento che abbatte confini e divisioni per unirsi di fronte al dolore provocato da conflitti e violenza e che coraggiosamente invoca nuove strade per garantire una pace vera e duratura”.

Nei prossimi mesi, numerose Barefoot Walk si svolgeranno in città di tutto il mondo e il movimento Mothers’ Call invita tutte le donne a partecipare. Organizzate strategicamente in concomitanza con i principali vertici internazionali, tra cui il G7 in Francia a giugno, queste iniziative vogliono portare un messaggio diretto ai leader mondiali: i negoziati di pace devono proseguire e devono includere le donne.

Iran, il Papa: rinnovo l’appello per la pace, le autorità lavorino per il dialogo

Roma, 24 mar. (askanews) – “Voglio rinnovare l’appello per un cessate il fuoco” con l’invito a “lavorare per la pace ma non con le armi, con il dialogo, cercando una soluzione per tutti”: così Papa Leone lasciando Castel Gandolfo, prima di fare rientro in Vaticano.

“Adesso aumenta l’odio – ha aggiunto – la violenza è sempre peggio, ci sono più di un milione di sfollati, tanti morti. Vogliamo pregare per la pace ma invito tutte le autorità a lavorare con il dialogo per risolvere i problemi”, ha concluso il Papa.

Lasciano Delmastro e Bartolozzi. Meloni chiede a Santanché di dimettersi

Roma, 24 mar. (askanews) – Che non sarebbe stato un voto sul governo non hanno mai smesso di ripeterlo sia la premier Giorgia Meloni che gli alleati. Ma, all’indomani della larghissima vittoria del No al referendum sulla giustizia, è la presidente del Consiglio a sollecitare una scossa per reagire a quella che in maggioranza non si esita a definire una “botta fortissima”: si dimettono il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, esponente di spicco di Fdi, e la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. Per la premier, che apprezza il gesto e li ringrazia del “lavoro svolto con dedizione”, non è sufficiente: Meloni in serata chiede anche a Daniela Santanchè di lasciare l’incarico di ministro del Turismo.

Le indiscrezioni su un possibile passo indietro di Delmastro, finito nelle polemiche per essere entrato in società con la figlia di un prestanome del clan Senese, cominciano a circolare dalla mattina tra Palazzo Chigi, Montecitorio e via della Scrofa. Poi è lo stesso sottosegretario a metà pomeriggio ad annunciare di averle consegnate nelle mani del Ministro Nordio: “Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Poco dopo trapela che anche Bartolozzi lascia il suo incarico. La collaboratrice di Nordio era finita nella bufera per le sue dichiarazioni contro i magistrati “plotone di esecuzione” che una vittoria del sì al referendum sulla riforma della giustizia avrebbe tolto di mezzo.

Sia Delmastro che Bartolozzi erano stati messi più volte in discussione e finiti nel mirino delle opposizioni anche prima della campagna referendaria. Il sottosegretario per la condanna in primo grado per le rivelazioni di segreto d’ufficio nel caso Cospito e per la vicenda dello sparo alla festa di Capodanno, la collaboratrice di Nordio per il suo ruolo nella gestione dell’affaire Almasri. Entrambi avevano resistito, difesi anche da Fdi e dalla premier stessa tanto che nell’ultimo giorno di campagna referendaria aveva parlato di una “manina” dietro lo scoop del ‘Fatto quotidiano’ su Delmastro.

Dopo la sconfitta pesante però l’aria cambia. Fonti di governo fanno trapelare che la presidente del Consiglio non intende chiedere al Parlamento un voto di fiducia sul governo dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia. Non c’è una crisi politica, precisano. Ma la premier non resta immobile. Dopo aver seguito lo spoglio lontano da Palazzo Chigi, arriva di mattina nella sede del governo. Vede Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fdi, che poi si riunisce a via della Scrofa con Arianna Meloni, capo segreteria del partito, e con il capogruppo Fdi alla Camera Galeazzo Bignami. Il pressing su via Arenula per le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi va subito a segno. Quello sulla ministra Santanchè, un osso duro, accusata di truffa ai danni dell’Inps per la cassa integrazione nel periodo Covid, richiede una nota pubblica della presidente del Consiglio: nella stessa in cui ringrazia Delmastro e Bartolozzi per essersi dimessi, la premier “auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”. Si attende la risposta della ministra.

Giustizia, Delmastro e Bartolozzi si dimettono. Meloni: auspico anche le dimissioni di Santanchè

Roma, 24 mar. (askanews) – Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e la capo di gabinetto di via Arenula Giusi Bartolozzi, si sono, per motivi diversi, entrambi dimessi. “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

Anche Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia si è dimessa dopo il colloquio avuto nel pomeriggio con il ministro Carlo Nordio. Nel pomeriggio sia Bartolozzi che il sottosegretario Delmastro hanno incontrato Nordio.

La Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, ha espresso “apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione”, rende noto Palazzo Chigi.

Ma la presidente del Consiglio Meloni va oltre e chiede che anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè lasci l’incarico. Nella nota di Palazzo Chigi in cui ringrazia Delmastro e Bartolozzi per essersi dimessi, la premier “auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”.

Sconfitta referendum non ferma l. elettorale, via a iter il 31 marzo

Roma, 24 mar. (askanews) – Roma, 24 mar. (askanews) – La sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia non ferma l’intento della maggioranza di modificare la legge elettorale. L’ufficio di presidenza della commissione affari costituzionali della Camera riunitosi oggi ha stabilito che l’iter inizierà martedì prossimo 31 marzo. Lo ha comunicato il presidente della commissione Nazario Pagano (Fi).

La proposta di legge presentata dalla maggioranza, ha informato Pagano, sarà abbinata ad altre otto proposte di legge in materia elettorale presentate in questi anni di legislatura e successivamente la Commissione adotterà un testo base. Il relatore o i relatori sono ancora da nominare.

Le otto proposte abbinate dalla presidenza della commissione a quella della maggioranza di proporzionale con premio di maggioranza trattano le questioni più disparate in materia. Si tratta della proposta Magi (Più Europa) in materia di raccolta digitale delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste e delle candidature; della pdl di Piero De Luca (Pd) in materia di soppressione dei collegi uninominali per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, e delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali plurinominali; la proposta M5s di Vittoria Baldino sulla determinazione della data delle elezioni e dei referendum e di semplificazione del procedimento elettorale, per agevolare la partecipazione degli elettori; la proposta del deputato di Fdi eletto all’estero Di Giuseppe che delega il governo per la revisione del voto dei cittadini italiani residenti all’estero; il testo del forzista Paolo Emilio Russo sulla soppressione della distinzione per sesso e dell’indicazione del cognome del coniuge per le donne coniugate o vedove nella compilazione delle liste elettorali. La pdl della deputata M5s Emma Pavanelli punta alla semplificazione del procedimento elettorale, alla digitalizzazione delle liste elettorali e al voto ai fuorisede. Due le proposte per il voto telematico: una del dem Marco Furfaro sul diritto di voto per via telematica da parte degli elettori con disabilità motoria o sensoriale; l’altra del deputato Tucci per l’introduzione di un sistema elettronico per l’espressione del voto per via telematica.

Sulla legge elettorale, l’opposizione alza un muro. “Evidentemente non hanno capito il messaggio di ieri. Invece di andare avanti con arroganza e senza ascoltare, come hanno fatto con la riforma costituzionale appena bocciata, si fermino”, afferma il senatore Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd. “Il referendum – per il capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera Filiberto Zaratti – non ha insegnato nulla alla destra italiana. Come se nulla fosse accaduto, con la stessa arroganza che ha contraddistinto l’iter parlamentare della legge Nordio, tornano oggi alla carica con la legge elettorale: hanno paura del voto e vogliono scrivere una legge che gli garantisca la vittoria”. “A poche ore dalla sonora sconfitta referendaria la maggioranza persevera nella sua miope prepotenza e accelera sulla nuova legge elettorale truffa”, accusa Alfonso Colucci (M5s). “È un disperato tentativo della maggioranza di rimanere a galla – aggiunge – nell’illusione di poter fare un danno alle opposizioni che offrono al Paese una solida alternativa per il governo del futuro. Evidentemente si tratta di una prepotenza inguaribile, nemmeno la primavera di democrazia sbocciata ieri ferma questo centrodestra. Ma gli italiani al referendum hanno mandato un messaggio molto chiaro: l’arroganza non premia”.

Iran, Trump: Stiamo parlando con le persone giuste. A Teheran vogliono fare un accordo

New York, 24 mar. (askanews) – Il presidente americano è tornato a ripetere che un dialogo è in corso tra Washington e Teheran nonostante le smentite multiple giunte dall’Iran. Durante la cerimonia dedicata al giuramento di Markwayne Mullin a segretario alla Sicurezza interna, Donald Trump ha detto: “Stiamo parlando con le persone giuste. (In Iran) vogliono fare un accordo. Non avete idea di quanto lo vogliano”. Il Commander in chief è tornato a dire che l’Iran non ha più una marina, un’aeronautica, né radar, né leader. Poi ha aggiunto: “Facciamo le attrezzature militari migliori”.

Poco prima la portavoce della Casa Bianca aveva descritto la possibilità di colloqui tra Stati Uniti e Iran come una “situazione in continua evoluzione”. Interpellata sulla possibilità di una partecipazione degli Stati Uniti ai colloqui in Pakistan, Karoline Leavitt ha dichiarato che “si tratta di delicate discussioni diplomatiche e gli Stati Uniti non negozieranno tramite la stampa”. “Questa è una situazione in continua evoluzione e le speculazioni sugli incontri non devono essere considerate definitive finché non saranno annunciate formalmente dalla Casa Bianca”, ha affermato Leavitt.

Secondo Axios, che cita due fonti a conoscenza delle discussioni, gli Stati Uniti sono ancora in attesa di una risposta dall’Iran sulla possibilità di tenere un incontro già giovedì prossimo. Un funzionario della Casa Bianca ha descritto la situazione come “fluida”, affermando che il presidente americano Donald Trump vuole appurare se ci sia la possibilità di arrivare a un accordo per mettere fine al conflitto e “in caso contrario torneremo a bombardarli”.

Mps, Fabrizio Palermo unico candidato Ad dalla lista del Cda

Milano, 24 mar. (askanews) – Il Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha scelto di indicare Fabrizio Palermo come unico amministratore delegato nella lista del Cda per il rinnovo della governance di Rocca Salimbeni. La scelta del Cda, riporta un comunicato, arriva “a fronte della presentazione di liste concorrenti presentate da altri azionisti”.

Il Cda fa sapere di aver ritenuto il profilo di Palermo “il più idoneo, nel contesto attuale, a supportare la Banca nella fase di trasformazione industriale e di evoluzione strategica in corso, anche in considerazione – si legge – della comprovata esperienza nella gestione di organizzazioni complesse, nei processi di cambiamento e nel presidio delle principali leve di creazione di valore”.

Governo, M5s: crolla il castello della vergogna di via Arenula. E ora Santanchè

Roma, 24 mar. (askanews) -“Crolla il castello della vergogna che ha infangato il buon nome del ministero e di tutta la Giustizia italiana. Andrea Delmastro si dimette con molti mesi di ritardo rispetto alla grave vicenda che lo ha portato alla condanna in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio e soprattutto con giorni di inaccettabile immobilismo dopo che l’Italia ha saputo che aveva fatto una società con la famiglia del prestanome e riciclatore del clan mafioso Senese. Giusi Bartolozzi lascia dopo la gravissima vicenda Almasri, le inqualificabili parole contro i magistrati e tre anni di atteggiamenti da ministro ombra in via Arenula. Magari è anche la volta buona per vedere l’uscita della pluri-indagata Daniela Santanchè. Questo è il governo Meloni, questa la loro visione della legalità e dell’etica pubblica. Sono rimasti asserragliati nel Palazzo provando ad abbattere la Costituzione, oggi cedono di fronte al fortissimo messaggio di sdegno arrivato dai cittadini italiani. Oggi si chiude il sipario sulle politiche dell’ingiustizia del governo Meloni, le elezioni politiche porteranno una stagione profondamente diversa”. Lo affermano in una dichiarazione i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato.

Governo, Conte: via Delmastro, finite chiacchiere premier su "manine"

Roma, 24 mar. (askanews) – “Dopo il travolgente voto popolare di oltre 14 milioni di italiani Meloni si è dovuta arrendere. E poco fa il sottosegretario alla Giustizia Delmastro si è finalmente dimesso, così come Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Le dimissioni di Delmastro – ha sottolineato – erano assolutamente necessarie e per questo il M5S aveva presentato nei giorni scorsi una mozione di revoca. Il danno arrecato al prestigio della massima Istituzione di governo è stato pesantissimo. Si sciolgono come neve al sole le chiacchiere della premier su complotti e ‘manine’: alcuni quotidiani hanno semplicemente ‘osato’ fare il proprio mestiere, pubblicando le notizie e le immagini che comprovavano gli affari di Delmastro e di tre dirigenti di Fratelli d’Italia in società con la famiglia di un prestanome del clan Senese”.

“L’elenco degli orrori non è finito. L’impatto di questo travolgente voto popolare – ha concluso l’ex premier – riuscirà a far dimettere anche la ministra Santanchè?”

Il sottosegretario alla Giustizia Delmastro si dimette: ma non ho fatto niente di scorretto

Roma, 24 mar. (askanews) – “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

Delmastro si dimette: ma non ho fatto niente di scorretto

Roma, 24 mar. (askanews) – “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

Delmastro si dimette: ma non ho fatto niente di scorretto

Roma, 24 mar. (askanews) – “Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

Innovazione, app Recall premiata a “Eletto Prodotto dell’Anno 2026”

Milano. 24 mar. (askanews) – Un riconoscimento che rafforza un percorso che ambisce a portare la tecnologia dentro la vita quotidiana delle persone per offrire uno strumento di protezione, prevenzione e supporto. Recall, app dedicata alla sicurezza personale, è stata premiata all’Evento “Eletto Prodotto dell’Anno 2026”, entrando tra gli “Eletti 2026” dell’iniziativa dedicata all’innovazione in Italia.

“Io sono contentissimo – ha detto Marcello di Donato, CEO di Recall – perché significa che le persone vedono la nostra applicazione come quello che io ho sempre immaginato: uno strumento per potersi proteggere. Le persone là fuori sanno che possono contare su un’applicazione, uno strumento, perché oggi il cellulare ce l’abbiamo tutti fondamentalmente, e avere uno strumento con il quale puoi letteralmente salvarti la vita, quindi chiedere aiuto. Io faccio sempre questo esempio: se c’è un incendio, sapere che da parte c’è un estintore, probabilmente lascia la paura dell’incendio, ma permette di viverla in maniera diversa. Ecco, noi vogliamo essere quell’estintore per poter fermare le fiamme, questo è il senso”.

Recall si è affermata in pochi mesi con l’idea di affrontare il tema della sicurezza personale con un approccio semplice, immediato e accessibile, senza trasformare la protezione in un gesto complesso o invasivo. Con un approccio che, nella visione dell’azienda, cambia la prospettiva rendendola relazionale.

“La sicurezza viene – ha aggiunto Monica Magnoni, CMO di Recall – spesso intesa come risposta a qualcosa che è già successo. Noi con Recall siamo partiti da un’idea diversa, quella di identificare la sicurezza anche nel concetto della prevenzione e dell’accompagnamento. Avere Recall significa sapere di avere sempre qualcuno al nostro fianco nella nostra vita quotidiana, nella vita di tutti i giorni, quando ci sentiamo vulnerabili ed esposti a dei pericoli o dei potenziali pericoli. Quel qualcuno sono le persone che abbiamo scelto come nostre recaller, le persone che ci vogliono bene e che sappiamo interverrebbero in caso di necessità”.

Il premio contribuisce anche a rafforzare il posizionamento di Recall presso il mondo delle imprese, partendo sempre dall’attenzione alle persone. “Recall – ha concluso Magnoni – nasce anzitutto come promessa, e la promessa è quella di dire alle persone: qualsiasi cosa vi possa succedere da oggi con Recall e non vi sentirete mai più sole”.

Fondata nel 2025, Recall ha costruito il proprio sviluppo anche sulla promozione di una maggiore consapevolezza individuale e collettiva. Da qui anche la volontà di affiancare all’app percorsi formativi, attività di sensibilizzazione e collaborazioni capaci di estendere il messaggio oltre la dimensione tecnologica.

Gino Paoli, il ricordo dei colleghi, da Zucchero a Ligabue – rpt

—Ripetizione con testo corretto—Milano, 24 mar. (askanews) – In queste ore sono tanti gli artisti italiani del mondo della musica che rendono omaggio a Gino Paoli. Dalle sue pagine social Luciano Ligabue scrive: «Grande cantautore. Fuori dagli schemi. Ci lascia bellissime canzoni». Zucchero Sugar Fornaciari ha scritto: «Un buco nell’anima!», mentre ha Cristiano De Andrè lo ha ricordato con un lungo post: «Se ne è andato uno dei giganti della musica italiana: un artista dal cuore immenso, capace di scrivere canzoni che hanno anticipato i tempi e segnato intere generazioni. Grande amico di mio padre, è stato una presenza familiare fin da quando ero bambino. La sua sensibilità, la sua eleganza e la sua voce resteranno per sempre nella nostra memoria. È una perdita immensa, non solo per la musica, ma anche per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino. Oggi è un giorno davvero triste».

“E poi ci troveremo come le star..?? La prima volta che ho visto Gino cantare, ho capito, e ho imparato qual è la differenza tra un cantante e un interprete… immenso Gino. Wiva Gino Paoli” ha scritto Vasco Rossi.

“Ciao Gino, amico e collega di una vita, ti ho voluto bene da sempre. Per la tua musica, per la tua anima, per quello che hai lasciato a tutti noi. Buon viaggio” Lo saluta Gianni Morandi.

Per Mario Biondi era: «Un uomo, un mito, lo ricordo sempre con tanto affetto» e Pacifico sui suoi social lo ricorda così. «Che canzoni meravigliose, irripetibili, che lascito. Non so se si può imparare da quelli così bravi, magari bastasse studiarli… Si può però tentare di evocarli, immaginarseli accanto, al pianoforte, “… Come farebbe qui Gino…”. Siamo tutti fortunati ereditieri, ricchi sfondati di musica e parole magnifiche».

Davvero in tanti hanno voluto rendere omaggio a Gino Paoli, pilastro del cantautorato italiano.

Gasparri ricorda Pomicino: sempre fervido, imprevedibile e sul pezzo

Milano, 24 mar. (askanews) – “Sempre fervido, ricco di idee. L’ultimo momento di discussione, un mese fa. Mi chiamò per dire che bisognava votare no e io gli dissi, ma che dici? Mi spiegò tutta una sua teoria sull’articolazione del Csm che riteneva pericolosa, quella del Csm dei pubblici ministeri. Quindi sempre sul pezzo, sempre imprevedibile. Io ero di una tesi diversa, poi le cose sono andate come sono andate, non ha mai staccato dal dibattito politico, dalla partecipazione, dal consiglio e anche nella sua lettera finale dice che ciascuno di noi deve rimanere legato alle sue passioni, identità originarie, perché quella è la ricchezza della politica vera. Lui ha conservato la sua, ognuno di noi le nostre, ma ci siamo, scambiati idee anche diverse, ma sempre nel grande rispetto”. Lo ha detto il capogruppo al Senato di FI, Maurizio Gasparri, a margine dei funerali dell’ex Dc Paolo Cirino Pomicino.