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Giorgia Meloni e il premier indiano Modi a Villa Pamphilj

Roma, 20 mag. (askanews) – Nelle immagini l’arrivo del primo ministro della Repubblica dell’India, Narendra Modi e la Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni a Villa Doria Pamphilj, a Roma. Il bilaterale si svolge nella Casina del Bel Respiro, poi un pranzo di lavoro ufficiale la Cerimonia di scambio degli accordi. Infine Meloni e Modi si recheranno nel Giardino d’Ingresso per la piantumazione di un albero di Gelso nero donato dal Primo Ministro della Repubblica dell’India.

Formula1, Vasseur: "Servirà essere pronti subito"

Roma, 20 mag. (askanews) – Il Mondiale di Formula 1 fa tappa questo fine settimana a Montréal per il Gran Premio del Canada, appuntamento che nel 2026 cambia collocazione in calendario e viene disputato per la prima volta nel mese di maggio. Sullo storico Circuit Gilles-Villeneuve andrà in scena anche il terzo weekend Sprint della stagione.

Il tracciato canadese, costruito sull’isola artificiale di Notre-Dame e intitolato dal 1982 all’ex pilota Ferrari Gilles Villeneuve, è considerato uno dei circuiti più spettacolari e tecnici del calendario iridato. Lungo 4,361 chilometri, alterna lunghi rettilinei, staccate violente e chicane dove risultano decisive stabilità in frenata e trazione in uscita dalle curve lente, in particolare dal tornante di curva 10.

Uno degli aspetti più delicati del weekend sarà la gestione degli pneumatici. Le continue accelerazioni e frenate, unite al frequente utilizzo dei cordoli e alla costante evoluzione della pista, potrebbero incidere in maniera significativa sul degrado delle gomme. Una variabile resa ancora più importante dal format Sprint, che concede ai team una sola sessione di prove libere da 60 minuti prima dell’inizio delle sessioni competitive.

Attenzione anche al meteo, tradizionalmente imprevedibile a Montréal. Il trasferimento della gara a maggio potrebbe portare temperature più basse rispetto al passato, con previsioni che indicano valori inferiori ai 20 gradi e condizioni variabili, tra asciutto e possibili rovesci. Un fattore che potrebbe influire sia sulla preparazione degli pneumatici sia sul livello di grip della pista.

Il Gran Premio del Canada resta inoltre uno degli eventi più seguiti dal pubblico nordamericano, con migliaia di tifosi provenienti da Canada, Stati Uniti ed Europa. Per la Scuderia Ferrari si tratta di un appuntamento particolarmente sentito grazie alla forte presenza di sostenitori ferraristi di origine italiana.

“Quello in Canada è sempre un appuntamento speciale, con una grande atmosfera sia in città che in pista”, ha dichiarato il team principal Ferrari Fred Vasseur. “Dal punto di vista sportivo Montréal non è mai semplice. Il tracciato è molto impegnativo per i freni, la trazione è fondamentale e quest’anno il meteo e le basse temperature potrebbero aggiungere un ulteriore livello di complessità, soprattutto con il formato Sprint che ci offrirà poco tempo per prepararci. Dovremo essere pronti fin dalla prima sessione”.

Il programma del weekend prevede venerdì l’unica sessione di prove libere alle 18.30 italiane, seguita dalla Sprint Qualifying alle 22.30. Sabato la Sprint scatterà alle 18, mentre le qualifiche per il Gran Premio sono in programma alle 22. La gara si correrà domenica alle 22 italiane sulla distanza di 70 giri, pari a 305,27 chilometri.

Campioni del Mondo-Italia Loves Unesco all’Arena Verona il 5 giugno

Milano, 20 mag. (askanews) – Un tesoro unico, impareggiabile. Con 61 Patrimoni dell’Umanità l’Italia si conferma custode di una ricchezza culturale senza paragoni e il Paese con il maggior numero di siti riconosciuti al mondo, a cui si aggiungono i più recenti assegnati nel 2023 all’ Arte del canto lirico e nel 2025 alla Cucina italiana, prima al mondo. Ma uno sguardo è già rivolto al futuro, con il lancio Unesco della canzone napoletana classica.

L’Arena di Verona ospiterà una grande festa nazionale e questo primato mondiale, Venerdì 5 giugno, diretta Rai 1 in mondovisione, con la conduzione di Milly Carlucci.

Campioni del Mondo – Italia loves Unesco sarà uno spettacolo senza precedenti in cui eccezionalmente l’Arena di Verona verrà allestita con due set grandiosi dedicati all’Opera e alla Cucina italiana: o l’Anfiteatro in cui si terrà un grande spettacolo lirico, con i quadri più significativi e celebri delle grandi Opere interpretati da stelle della lirica, accompagnate dall’Orchestra e dal Coro dell’Arena, scenografie e costumi magnificenti e l’impiego di cinquecento artisti tra musicisti, mimi, danzatori e figuranti; o Piazza Bra che sarà protagonista di un grande tributo alla Cucina italiana; verranno rappresentate in diretta, attraverso azioni sceniche spettacolari raccontate da Paolo Belli, tutte le fasi di preparazione di una grande cena popolare “sotto le stelle”, con mille persone.

Per l’evento arriveranno grandi artisti d’opera insieme a star del pop e rock: dopo le prime conferme di Plácido Domingo e Vittorio Grigolo e la partecipazione straordinaria della Sacerdotessa del rock Patti Smith, grande appassionata dell’Opera italiana, che si esibirà in una versione sinfonica della sua hit mondiale “Because the night”, scritta con Bruce Springsteen, arrivano quelle di Massimo Ranieri, Gigi d’Alessio, Serena Rossi e Sal Da Vinci.

Con loro entreremo in un meraviglioso racconto sul valore storico e culturale della canzone napoletana, che partirà dal Teatro Filarmonico di Verona, sede delle recenti cerimonie olimpiche e paralimpiche e della più antica accademia musicale europea, e continuerà sul palco dell’Arena: saranno questi quattro grandi artisti, con la canzone napoletana nell’anima, gli ambasciatori che accompagneranno il lancio della candidatura ufficiale a Patrimonio dell’Umanità.

Una grande festa che, dopo le celebrazioni di due anni fa per l’iscrizione del Canto lirico italiano nel Registro dei patrimoni immateriali dell’Umanità, porterà a Verona 100 delegati Unesco da tutto il mondo.

L’evento è realizzato da Fondazione Arena di Verona, con il contributo del Ministero della Cultura e in collaborazione con: Ministero dell’Agricoltura, Ministero del Turismo, Ministero degli Affari Esteri e Ministero dello Sport. La ripresa televisiva dell’evento è realizzata da Rai Cultura.

M.O., Schlein: Ben Gvir agghiacciante, ora servono sanzioni

Roma, 20 mag. (askanews) – “Le immagini degli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati, ammanettati, inginocchiati e derisi dal ricercato dalla corte penale internazionale Ben Gvir sono agghiaccianti, questi sono crimini contro la dignità umana”. Lo dice la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Non solo il governo criminale di Netanyahu compie ripetuti atti di pirateria in acque internazionali e vicino alle coste europee, ma detiene anche attivisti e nostri concittadini in condizioni violente e disumane”.

La segretaria Pd chiede che “il governo italiano e l’Unione europea facciano ogni sforzo per la loro immediata liberazione e per assicurare lo sblocco di tutti gli aiuti umanitari indispensabili ai palestinesi. Servono sanzioni per il governo di Netanyahu e i suoi ministri estremisti, che continuano a violare il diritto internazionale e coprire le violenze dei coloni in Cisgiordania. Serve dare un segnale chiaro e irrimandabile, il governo italiano tolga il veto alla sospensione dell’accordo UE-Israele, per manifesta violazione dei più basilari diritti umani”.

Tennis, Sinner: "Robot? Non è denigratorio, cerco la perfezione"

Roma, 20 mag. (askanews) – Alla vigilia del Roland Garros, Jannik Sinner racconta il proprio modo di vivere il tennis, la pressione e le difficoltà affrontate nell’ultimo anno. In un’intervista concessa a L’Equipe, il numero uno del ranking Atp, fresco vincitore degli Internazionali d’Italia 2026, risponde anche a chi lo definisce un “robot”.

“Non trovo il termine denigratorio. È così che funziono”, spiega Sinner. “Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto, e questo richiede di essere in ottima forma fisica e mentale. È per questo che mi alleno: per essere il più preparato possibile nei momenti importanti di una partita”.

Il campione altoatesino torna poi sulla dolorosa sconfitta nella finale del Roland Garros 2025 contro Carlos Alcaraz. “Sarebbe una bugia dire che è stato facile andare avanti”, ammette. “Ma cerco sempre di voltare pagina velocemente, anche quando vinco. E così sono riuscito a trionfare a Wimbledon subito dopo. Ho imparato grandi lezioni da quella sconfitta a Parigi. Mi sforzo sempre di migliorare, di credere in me anche quando sono scoraggiato, di rialzarmi quando cado”.

Sinner affronta anche il tema della pressione legata al suo status di numero uno del mondo. “Cerco di vivere nel modo più normale possibile. Non ho nè desiderio nè bisogno di vantarmi. Sono contento di ciò che ho e felice soprattutto di trovarmi in salute”. Poi aggiunge: “Ho scelto una vita con sacrifici, ma ci vuole anche equilibrio: si hanno 24 anni una sola volta, cerco di godermeli. E io ho trovato un buon equilibrio”.

Nel corso dell’intervista il tennista italiano parla anche dei mesi legati al caso Clostebol e alla sospensione. “I mesi che hanno preceduto la mia sospensione sono stati difficili, non potevo parlarne con nessuno. In campo sembravo molto triste, e lo ero: non mi sentivo libero. Ma credo che nulla accada per caso. Sono convinto che tutto questo mi abbia reso una persona più forte. Ho capito chi erano i miei veri amici e anche questo mi ha aiutato”.

Infine, Sinner ricorda gli insegnamenti ricevuti dai genitori. “Avevano sempre un sorriso sul volto quando tornavano a casa, indipendentemente da quanto fosse stata dura la giornata al ristorante. Era impossibile capire se avessero avuto una buona o una brutta giornata, ed è quella la mentalità che cerco di avere oggi. Quando esco dal campo torno a essere una persona normale e cerco di essere felice per ciò che ho”.

Xi e Putin: no alla legge della giungla, vogliamo un mondo multilaterale

Roma, 20 mag. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin hanno messo in guardia oggi a Pechino contro il rischio di un ritorno alla ‘legge della giungla’ nelle relazioni internazionali, trasformando il vertice alla Grande sala del popolo in una dichiarazione politica contro mire egemoniche statunitensi, la pressione militare occidentale e la frammentazione dell’ordine globale. A meno di una settimana dal vertice tra Xi e il presidente Usa Donald Trump, Cina e Russia hanno scelto di presentare il loro partenariato come un fattore di stabilità in un mondo attraversato dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, dalla crisi energetica e dal riarmo strategico.

In una dichiarazione congiunta ‘sulla promozione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali’, Pechino e Mosca affermano che l’agenda globale della pace e dello sviluppo affronta ‘nuovi rischi e nuove sfide’, con il pericolo di ‘una frammentazione della comunità internazionale e di un ritorno alla legge della giungla’. Il riferimento, pur non nominando direttamente Washington, è apparso rivolto agli Stati uniti e ai loro alleati. Le due parti hanno dichiarato di opporsi ‘all’egemonia e all’unilateralismo’ e di respingere ‘un ritorno a un mondo in cui prevale soltanto la legge della forza’, rivendicando al tempo stesso ‘l’autorità e il ruolo centrale delle Nazioni unite negli affari internazionali’.

Il fatto stesso che sia stata estratta, dal vertice Xi-Putin, una dichiarazione congiunta – la tredicesima nella storia tra i due leader che si sono dichiarati amici più volte – marca la differenza col precedente, atteso summit Xi-Trump, che si è concluso senza un documento di questo tipo.

La giornata di Putin a Pechino è stata costruita come una sequenza diplomatica ad alta densità simbolica. Dopo l’arrivo nella capitale cinese ieri sera, il presidente russo è stato accolto oggi da Xi con una cerimonia ufficiale davanti alla Grande sala del popolo: picchetto d’onore, inni nazionali, salve di cannone, bambini con bandiere cinesi e russe. I due leader hanno poi avuto un incontro in formato ristretto, dedicato ai dossier più sensibili, seguito da colloqui allargati con le delegazioni. Al termine, Xi e Putin hanno assistito alla firma dei documenti bilaterali, hanno reso dichiarazioni ai media, hanno partecipato nel pomeriggio alla cerimonia di inaugurazione degli Anni congiunti dell’educazione Cina-Russia 2026-2027 e hanno avuto anche un momento più informale davanti al tè, nella cornice riservata della diplomazia personale tra i due leader. Putin ha inoltre incontrato il premier cinese Li Qiang per discutere cooperazione economica, commercio e progetti settoriali. Infine, ha preso parte a un ricevimento offerto da Xi.

Nel colloquio con Xi, Putin ha ripetuto che il rapporto con Pechino ha raggiunto un livello mai raggiunto prima. ‘Grazie agli sforzi comuni delle due parti, le relazioni russo-cinesi hanno raggiunto un livello senza precedenti’, ha detto il presidente russo, sottolineando la frequenza dei contatti ad alto livello, la solidità della fiducia politica e l’allargamento della cooperazione in energia, commercio, trasporti, logistica, scienza e tecnologia. Putin ha definito la cooperazione tra Russia e Cina ‘un importante fattore di stabilità in una situazione internazionale turbolenta’ e ha invitato Xi a visitare la Russia il prossimo anno.

Xi ha collocato il vertice dentro una prospettiva storica. Quest’anno ricorrono i trent’anni dall’istituzione del partenariato strategico di coordinamento tra Cina e Russia e i venticinque anni dalla firma del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Le relazioni tra i due paesi, ha detto il presidente cinese, sono arrivate al livello attuale perché le due parti hanno saputo approfondire la fiducia politica e il coordinamento strategico ‘con la tenacia di chi resiste a mille colpi’, espandere la cooperazione ‘con lo spirito di chi sale ancora di un piano’ e difendere la giustizia internazionale ‘con il coraggio di restare calmi mentre le nuvole caotiche volano intorno’. Per Xi, Cina e Russia devono ora promuovere ‘un sistema di governance globale più giusto e ragionevole’.Uno dei risultati politici più importanti è stata la conferma della proroga del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione, firmato nel 2001. Per Pechino, quel testo ha dato una base giuridica stabile alla relazione bilaterale. Per Mosca, oggi ha un valore ancora più rilevante, perché consente di presentare il rapporto con la Cina non come una convergenza tattica nata dopo l’invasione dell’Ucraina, ma come un partenariato strutturale e di lungo periodo.

Le due parti hanno firmato o annunciato una serie di documenti di cooperazione: 42 in tutto, secondo il Cremlino. Gli accordi riguardano commercio, standard sanitari, media di Stato, energia nucleare, scienza, tecnologia, proprietà intellettuale, istruzione e scambi umani. Non è stato invece annunciato un vero sfondamento sul gasdotto Power of Siberia 2, il progetto che dovrebbe portare in Cina fino a 50 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo attraverso la Mongolia. Il Cremlino ha parlato di una ‘comprensione generale’ sui parametri del progetto, ma restano aperti dossier come il prezzo, i tempi e le condizioni commerciali.

Il dossier energetico resta comunque al centro della relazione. La crisi in Medio Oriente, la guerra in Iran e le tensioni sullo stretto di Hormuz hanno accresciuto il valore strategico delle forniture russe per Pechino. Xi ha detto che è ‘imperativo raggiungere senza indugio un cessate il fuoco completo’ e che è ‘ancora più inaccettabile riaccendere le ostilità’. Per la Cina, una potenza industriale dipendente dalle importazioni di greggio e dalle rotte marittime, l’instabilità del Golfo significa aumento dei costi, rischio di interruzioni nelle catene di approvvigionamento e limitazione della crescita. Putin, da parte sua, ha presentato la Russia come fornitore affidabile in una fase di turbolenza globale.

Questo tema è tornato anche nell’incontro con Li Qiang. ‘Una delle priorità è garantire una protezione affidabile della nostra cooperazione dalle influenze esterne negative’, ha detto Putin al premier cinese. Il presidente russo ha indicato tra i dossier prioritari l’attuazione di progetti comuni in energia, industria, spazio, agricoltura, trasporti e logistica. Ha inoltre sottolineato che, nonostante ‘alcuni aggiustamenti’ negli indicatori del commercio bilaterale alla fine del 2025, quest’anno l’interscambio sta mostrando ‘una buona crescita, superiore al 10 per cento’. Putin ha poi invitato Li Qiang a visitare la Russia: ‘La aspettiamo in Russia’, ha detto.

La dichiarazione congiunta pubblicata dal Cremlino contiene anche un passaggio netto su Taiwan. ‘La parte russa ribadisce la propria adesione al principio di una sola Cina’, si legge nel documento. E’ una formula scontata, ma politicamente rilevante perché riafferma il sostegno di Mosca alla posizione di Pechino secondo cui Taiwan fa parte della Cina. Per il Cremlino, il principio di una sola Cina implica il non riconoscimento di Taiwan come Stato sovrano indipendente. Per Pechino, resta il fondamento diplomatico della sua politica verso l’isola, orientata alla riunificazione, ufficialmente pacifica, sotto il principio ‘un paese, due sistemi’.

L’altro bersaglio esplicito della dichiarazione è il progetto statunitense Golden Dome, lo scudo antimissile voluto da Trump. Cina e Russia affermano che il piano ‘pone una minaccia evidente alla stabilità strategica’ perché mira a costruire un sistema antimissile globale, multilivello e multisfera, con componenti anche spaziali. Le due parti sostengono che il progetto contraddice il principio fondamentale della stabilità strategica, cioè l’interconnessione tra armi offensive e difensive, e avvertono che esso potrebbe ‘aumentare significativamente il rischio di scontri armati nello spazio’, favorendo il dispiegamento di armi orbitali e trasformando lo spazio in ‘un’arena di confronto armato’.

Il capitolo nucleare è altrettanto duro. Russia e Cina condannano ‘qualsiasi provocazione e azione ostile’ di potenze nucleari contro altre potenze nucleari che possa ledere i loro interessi fondamentali di sicurezza e aumentare i rischi strategici. Il documento afferma che la sicurezza di uno Stato non può essere garantita a spese della sicurezza di un altro, respinge la contrapposizione tra blocchi, l’espansione delle alleanze militari e le guerre per procura. Le due parti definiscono inoltre inammissibile costringere Stati sovrani a rinunciare alla neutralità e manifestano preoccupazione per le dichiarazioni di alcuni Stati formalmente non nucleari dell’Unione europea favorevoli all’acquisizione di armi nucleari.

Nel testo, Mosca e Pechino chiedono anche l’abbandono delle pratiche di ‘missioni nucleari congiunte’, deterrenza nucleare ‘estesa’ e deterrenza ‘avanzata’, considerate destabilizzanti. E’ un passaggio che si inserisce nella critica più ampia alla postura nucleare degli Stati uniti e della Nato, ma che serve anche a saldare le narrative strategiche dei due paesi: per Mosca, la minaccia viene dal rafforzamento militare occidentale in Europa; per Pechino, dall’infrastruttura di alleanze Usa nell’Indo-Pacifico.

La dichiarazione congiunta attacca infatti anche l’espansione della Nato verso l’Asia-Pacifico. Cina e Russia affermano che ‘le azioni dirette a espandere la presenza dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord nella regione Asia-Pacifico e a creare un suo equivalente asiatico, anche sulla base di meccanismi come Aukus, sono incompatibili con gli obiettivi di rafforzamento della pace e della sicurezza regionale’.

Ampio anche il capitolo spaziale. Russia e Cina hanno concordato di proseguire l’attuazione di grandi progetti spaziali di interesse comune, rafforzando la cooperazione nei programmi nazionali e nelle aree chiave dell’attività spaziale. Il documento cita la Stazione internazionale di ricerca lunare, l’esplorazione della Luna e lo spazio profondo. Il messaggio è duplice: da un lato, Mosca e Pechino vogliono mostrare di poter competere con gli Stati uniti anche nelle tecnologie strategiche più avanzate; dall’altro, legano la cooperazione spaziale alla denuncia contro la militarizzazione dello spazio.

Cina e Russia hanno inoltre concordato di rafforzare la cooperazione contro il terrorismo e contro l’uso politico dei gruppi terroristici. La dichiarazione afferma che le due parti intendono combattere insieme le ‘tre forze del male’ – terrorismo, separatismo ed estremismo – con particolare attenzione alle organizzazioni incluse nelle liste del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e ad altri gruppi che minacciano la sicurezza nazionale di Russia e Cina. Mosca e Pechino vogliono inoltre coordinarsi per impedire la pianificazione e l’esecuzione di attentati con nuove tecnologie e per contrastare il sostegno a gruppi terroristici usati per fini politici.

La dimensione educativa e culturale è stata trasformata in un altro asse politico della visita. Xi e Putin hanno inaugurato gli Anni congiunti dell’educazione Cina-Russia 2026-2027, il decimo grande progetto intergovernativo di questo tipo tra i due paesi. L’iniziativa segue gli anni della cultura e punta a rafforzare università, scuole, formazione professionale, mobilità studentesca, ricerca scientifica e studio delle rispettive lingue. Per Mosca e Pechino, la cooperazione educativa serve a dare profondità sociale a un rapporto che non vuole apparire soltanto come un’alleanza di vertice tra apparati statali.

Dietro la retorica della parità, resta tuttavia evidente lo squilibrio crescente tra i due partner. Dopo l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni occidentali, la Russia dipende sempre di più dalla Cina per esportare energia, importare tecnologia, sostenere la propria industria e mantenere canali finanziari e commerciali alternativi. La Cina, invece, usa la Russia come retrovia strategica, fonte energetica continentale e partner nella contestazione dell’egemonia americana, ma evita di trasformare il rapporto in una vera alleanza militare formale, che potrebbe costarle troppo nei rapporti con l’Europa, con l’Asia e con parte del Sud globale.

La visita di Putin, arrivata subito dopo quella di Trump, mostra bene la strategia di Xi. Pechino vuole tenere aperto il canale con Washington, decisivo per commercio, tecnologia, dazi e Taiwan, ma allo stesso tempo rafforza il legame con Mosca per dimostrare che la Cina non è isolabile. Putin è alla sua venticinquesima visita in Cina da quando è arrivato al potere e Xi lo ha incontrato oltre quaranta volte. La diplomazia del tè, la cerimonia solenne, i colloqui ristretti e allargati, il coordinamento su sicurezza, energia, spazio, istruzione e ordine mondiale servono a inviare un messaggio unico: Cina e Russia non intendono accettare un sistema internazionale definito dagli Stati uniti.

Formazione ITS, il futuro delle Scienze della Vita passa dai giovani

Roma, 20 mag. (askanews) – Come formare i professionisti del futuro nelle life sciences, uno dei comparti più dinamici e strategici del Paese, è stato il focus della seconda edizione degli Stati Generali della Formazione ITS, promossa a Firenze da Fondazione VITA – Istituto Tecnologico Superiore per le Nuove Tecnologie della Vita. Nell’evento – che ha riunito istituzioni nazionali e regionali, aziende del settore biotech e farmaceutico e studenti ITS – sono stati presentati i risultati della survey annuale dedicata al fabbisogno formativo espresso dalle aziende del settore, che ha evidenziato il ruolo sempre più centrale degli ITS Academy come ponte tra formazione e mondo del lavoro: Area qualità, Ricerca & Sviluppo, Impianti e Meccatronica Farmaceutica sono le figure più ricercate dalle imprese.

Andrea Paolini, presidente di Fondazione Vita: “È un momento importante perché tutta la formazione dell’ITS si basa sulla professionalizzazione e sull’importanza di sapere qual è la domanda delle imprese e quali sono le risposte che possiamo dare adeguatamente formando questi ragazzi. Incontrarsi e interfacciarsi con queste realtà per noi risulta importante e questi ragazzi devono imparare a capire, oltre che a formarsi adeguatamente, come si interagisce e come si lavora all’interno di queste realtà molto complesse, però molto importanti ovviamente per i nostri percorsi”.

Guardando ai singoli corsi ITS di Fondazione VITA, dalla survey si riscontrano dati molto positivi sul fronte dell’occupabilità che raggiunge il 70% per gli studenti del corso Bioqualtech; l’87% per i diplomati di Biomedtech e il 76% per Profarmabio.

Stefano Chiellini, direttore di Fondazione VITA: “Dati molto importanti, rassicuranti, proprio perché il settore richiede le figure che normalmente Fondazione Vita forma ogni anno, insiste sui territori dove la Fondazione Vita ha fatto anche investimenti importanti per quelli che sono i laboratori finanziati con Regione Toscana e PNRR. Dati rassicuranti anche sulla parte dell’occupazione, dove si attesta dal 70 all’85% l’occupazione, toccando anche punte di coerenza fino al 100%”.

Ma la formazione della Fondazione VITA passa anche da una serie di investimenti in attrezzature e infrastrutture, con ambienti formativi dotati di tecnologie e strumentazioni scientifiche innovative nel campo chimico, biomedicale, biologico, dell’automazione e della robotica industriale.

Alessandra Nardini, assessora Istruzione, Università, Ricerca, Formazione Regione Toscana: “Noi investiamo moltissimo su questo segmento di formazione terziaria non universitaria, perché crediamo che offra davvero tante opportunità lavorative per le nostre ragazze e per i nostri ragazzi, un’occupazione di qualità, stabile, sicura, giustamente retribuita, dignitosa e tutelata e perché appunto risponde al bisogno delle imprese di avere personale adeguatamente formato”.

La giornata ha visto anche la cerimonia di consegna dei diplomi agli studenti che hanno completato i percorsi ITS di Fondazione VITA e la sessione “It’s Your Time”, uno spazio di incontro diretto e di confronto tra gli studenti ITS di Fondazione VITA e alcune delle principali aziende del settore life sciences.

Flotilla, Meloni-Tajani: inaccettabile Ben Gvir, pretendiamo scuse

Milano, 20 mag. (askanews) – “Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona”. Lo dichiarano il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, in una nota sul comportamento del ministro israeliano al porto di Ashdod dove sono stati sbarcati i compenenti della Flotilla sequestrati dall’esercito israeliano.

“Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”.

Per questi motivi, “il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale convocherà immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto”.

Tv, dal 30 maggio su RaiPlay "Sacro Moderno" di Lorenzo Pallotta

Roma, 20 mag. (askanews) – Sarà disponibile dal 30 maggio in esclusiva su RaiPlay “Sacro Moderno”, opera prima del regista Lorenzo Pallotta. Il film documentario nasce in un periodo storico dove i piccoli borghi stanno scomparendo e con essi anche le antiche tradizioni e racconta la storia e il destino di una comunità montana che in tutti i modi cerca di sopravvivere.

Nel comune montano di Intermesoli sono rimaste poche persone. Il giovane Simone, erede tacito di memorie e antiche tradizioni, si fa carico delle responsabilità del paese. Non molto distante vive Filippo, eremita e individualista, che lontano da tutti cerca di ricostruire sé stesso e la propria fede. Simone e Filippo, legati da silenzi opprimenti, fanno i conti con limiti e compromessi interiori sotto lo sguardo vigile di un popolo che, inconsapevolmente, travolge la loro vita e il loro destino. “Sacro Moderno” vuole evocare nello spettatore un forte senso di oppressione e di solitudine, attraverso il disorientamento nell’animo di personaggi privi di punti di riferimento.

Il fine ultimo è sia quello di provare a creare un universo volutamente magico, a metà tra fiaba nera e film di formazione – dove lo spettatore si perde nei ritmi dilatati di un silenzio apparente, cercando dentro di sé il senso ultimo del film -, sia mostrare i diversi punti di vista dei protagonisti che in maniera differente prendono le distanze dal sistema gerarchico e di potere che si è formato negli anni all’interno di questi paesi. Una verità oscura e tragica che probabilmente non smetterà mai di esistere in un mondo così piccolo e nascosto, ma universalmente comprensibile.

“Sacro Moderno” nasce dall’esigenza del regista di raccontare i luoghi e le tradizioni della sua regione, con l’intento di enfatizzare il suo territorio, spesso dimenticato dal cinema italiano contemporaneo. Lorenzo Pallotta, giovane regista originario dell’Abruzzo, ha studiato presso il Sae Institute di Milano. Ha iniziato la sua carriera lavorando in produzioni universitarie e indipendenti, concentrandosi su documentari, spot pubblicitari, videoclip musicali, cortometraggi e web series. Pallotta ha lavorato come assistente alla regia nei film “Loro” e “Piccole Avventure Romane” di Paolo Sorrentino. “Luis” (cortometraggio 2019) ha ottenuto riconoscimenti in numerosi festival, tra cui il Festival Européen du Film Court de Brest (Francia), il Figari Film Fest (Italia), Visioni Italiane (Cineteca di Bologna, Italia) e il MedFilm Festival (Roma, Italia). Nel 2026 ha fondato il collettivo Area139 per sviluppare e produrre cinema indipendente.

Xi e Putin: no a legge giungla, vogliamo mondo multilaterale

Roma, 20 mag. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin hanno messo in guardia oggi a Pechino contro il rischio di un ritorno alla ‘legge della giungla’ nelle relazioni internazionali, trasformando il vertice alla Grande sala del popolo in una dichiarazione politica contro mire egemoniche statunitensi, la pressione militare occidentale e la frammentazione dell’ordine globale. A meno di una settimana dal vertice tra Xi e il presidente Usa Donald Trump, Cina e Russia hanno scelto di presentare il loro partenariato come un fattore di stabilità in un mondo attraversato dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, dalla crisi energetica e dal riarmo strategico.

In una dichiarazione congiunta ‘sulla promozione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali’, Pechino e Mosca affermano che l’agenda globale della pace e dello sviluppo affronta ‘nuovi rischi e nuove sfide’, con il pericolo di ‘una frammentazione della comunità internazionale e di un ritorno alla legge della giungla’. Il riferimento, pur non nominando direttamente Washington, è apparso rivolto agli Stati uniti e ai loro alleati. Le due parti hanno dichiarato di opporsi ‘all’egemonia e all’unilateralismo’ e di respingere ‘un ritorno a un mondo in cui prevale soltanto la legge della forza’, rivendicando al tempo stesso ‘l’autorità e il ruolo centrale delle Nazioni unite negli affari internazionali’.

Il fatto stesso che sia stata estratta, dal vertice Xi-Putin, una dichiarazione congiunta – la tredicesima nella storia tra i due leader che si sono dichiarati amici più volte – marca la differenza col precedente, atteso summit Xi-Trump, che si è concluso senza un documento di questo tipo.

La giornata di Putin a Pechino è stata costruita come una sequenza diplomatica ad alta densità simbolica. Dopo l’arrivo nella capitale cinese ieri sera, il presidente russo è stato accolto oggi da Xi con una cerimonia ufficiale davanti alla Grande sala del popolo: picchetto d’onore, inni nazionali, salve di cannone, bambini con bandiere cinesi e russe. I due leader hanno poi avuto un incontro in formato ristretto, dedicato ai dossier più sensibili, seguito da colloqui allargati con le delegazioni. Al termine, Xi e Putin hanno assistito alla firma dei documenti bilaterali, hanno reso dichiarazioni ai media, hanno partecipato nel pomeriggio alla cerimonia di inaugurazione degli Anni congiunti dell’educazione Cina-Russia 2026-2027 e hanno avuto anche un momento più informale davanti al tè, nella cornice riservata della diplomazia personale tra i due leader. Putin ha inoltre incontrato il premier cinese Li Qiang per discutere cooperazione economica, commercio e progetti settoriali. Infine, ha preso parte a un ricevimento offerto da Xi.

Nel colloquio con Xi, Putin ha ripetuto che il rapporto con Pechino ha raggiunto un livello mai raggiunto prima. ‘Grazie agli sforzi comuni delle due parti, le relazioni russo-cinesi hanno raggiunto un livello senza precedenti’, ha detto il presidente russo, sottolineando la frequenza dei contatti ad alto livello, la solidità della fiducia politica e l’allargamento della cooperazione in energia, commercio, trasporti, logistica, scienza e tecnologia. Putin ha definito la cooperazione tra Russia e Cina ‘un importante fattore di stabilità in una situazione internazionale turbolenta’ e ha invitato Xi a visitare la Russia il prossimo anno.

Xi ha collocato il vertice dentro una prospettiva storica. Quest’anno ricorrono i trent’anni dall’istituzione del partenariato strategico di coordinamento tra Cina e Russia e i venticinque anni dalla firma del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Le relazioni tra i due paesi, ha detto il presidente cinese, sono arrivate al livello attuale perché le due parti hanno saputo approfondire la fiducia politica e il coordinamento strategico ‘con la tenacia di chi resiste a mille colpi’, espandere la cooperazione ‘con lo spirito di chi sale ancora di un piano’ e difendere la giustizia internazionale ‘con il coraggio di restare calmi mentre le nuvole caotiche volano intorno’. Per Xi, Cina e Russia devono ora promuovere ‘un sistema di governance globale più giusto e ragionevole’.

Uno dei risultati politici più importanti è stata la conferma della proroga del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione, firmato nel 2001. Per Pechino, quel testo ha dato una base giuridica stabile alla relazione bilaterale. Per Mosca, oggi ha un valore ancora più rilevante, perché consente di presentare il rapporto con la Cina non come una convergenza tattica nata dopo l’invasione dell’Ucraina, ma come un partenariato strutturale e di lungo periodo.

Le due parti hanno firmato o annunciato una serie di documenti di cooperazione: 42 in tutto, secondo il Cremlino. Gli accordi riguardano commercio, standard sanitari, media di Stato, energia nucleare, scienza, tecnologia, proprietà intellettuale, istruzione e scambi umani. Non è stato invece annunciato un vero sfondamento sul gasdotto Power of Siberia 2, il progetto che dovrebbe portare in Cina fino a 50 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo attraverso la Mongolia. Il Cremlino ha parlato di una ‘comprensione generale’ sui parametri del progetto, ma restano aperti dossier come il prezzo, i tempi e le condizioni commerciali.

Il dossier energetico resta comunque al centro della relazione. La crisi in Medio Oriente, la guerra in Iran e le tensioni sullo stretto di Hormuz hanno accresciuto il valore strategico delle forniture russe per Pechino. Xi ha detto che è ‘imperativo raggiungere senza indugio un cessate il fuoco completo’ e che è ‘ancora più inaccettabile riaccendere le ostilità’. Per la Cina, una potenza industriale dipendente dalle importazioni di greggio e dalle rotte marittime, l’instabilità del Golfo significa aumento dei costi, rischio di interruzioni nelle catene di approvvigionamento e limitazione della crescita. Putin, da parte sua, ha presentato la Russia come fornitore affidabile in una fase di turbolenza globale.

Questo tema è tornato anche nell’incontro con Li Qiang. ‘Una delle priorità è garantire una protezione affidabile della nostra cooperazione dalle influenze esterne negative’, ha detto Putin al premier cinese. Il presidente russo ha indicato tra i dossier prioritari l’attuazione di progetti comuni in energia, industria, spazio, agricoltura, trasporti e logistica. Ha inoltre sottolineato che, nonostante ‘alcuni aggiustamenti’ negli indicatori del commercio bilaterale alla fine del 2025, quest’anno l’interscambio sta mostrando ‘una buona crescita, superiore al 10 per cento’. Putin ha poi invitato Li Qiang a visitare la Russia: ‘La aspettiamo in Russia’, ha detto.

La dichiarazione congiunta pubblicata dal Cremlino contiene anche un passaggio netto su Taiwan. ‘La parte russa ribadisce la propria adesione al principio di una sola Cina’, si legge nel documento. E’ una formula scontata, ma politicamente rilevante perché riafferma il sostegno di Mosca alla posizione di Pechino secondo cui Taiwan fa parte della Cina. Per il Cremlino, il principio di una sola Cina implica il non riconoscimento di Taiwan come Stato sovrano indipendente. Per Pechino, resta il fondamento diplomatico della sua politica verso l’isola, orientata alla riunificazione, ufficialmente pacifica, sotto il principio ‘un paese, due sistemi’.

L’altro bersaglio esplicito della dichiarazione è il progetto statunitense Golden Dome, lo scudo antimissile voluto da Trump. Cina e Russia affermano che il piano ‘pone una minaccia evidente alla stabilità strategica’ perché mira a costruire un sistema antimissile globale, multilivello e multisfera, con componenti anche spaziali. Le due parti sostengono che il progetto contraddice il principio fondamentale della stabilità strategica, cioè l’interconnessione tra armi offensive e difensive, e avvertono che esso potrebbe ‘aumentare significativamente il rischio di scontri armati nello spazio’, favorendo il dispiegamento di armi orbitali e trasformando lo spazio in ‘un’arena di confronto armato’.

Il capitolo nucleare è altrettanto duro. Russia e Cina condannano ‘qualsiasi provocazione e azione ostile’ di potenze nucleari contro altre potenze nucleari che possa ledere i loro interessi fondamentali di sicurezza e aumentare i rischi strategici. Il documento afferma che la sicurezza di uno Stato non può essere garantita a spese della sicurezza di un altro, respinge la contrapposizione tra blocchi, l’espansione delle alleanze militari e le guerre per procura. Le due parti definiscono inoltre inammissibile costringere Stati sovrani a rinunciare alla neutralità e manifestano preoccupazione per le dichiarazioni di alcuni Stati formalmente non nucleari dell’Unione europea favorevoli all’acquisizione di armi nucleari.

Nel testo, Mosca e Pechino chiedono anche l’abbandono delle pratiche di ‘missioni nucleari congiunte’, deterrenza nucleare ‘estesa’ e deterrenza ‘avanzata’, considerate destabilizzanti. E’ un passaggio che si inserisce nella critica più ampia alla postura nucleare degli Stati uniti e della Nato, ma che serve anche a saldare le narrative strategiche dei due paesi: per Mosca, la minaccia viene dal rafforzamento militare occidentale in Europa; per Pechino, dall’infrastruttura di alleanze Usa nell’Indo-Pacifico.

La dichiarazione congiunta attacca infatti anche l’espansione della Nato verso l’Asia-Pacifico. Cina e Russia affermano che ‘le azioni dirette a espandere la presenza dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord nella regione Asia-Pacifico e a creare un suo equivalente asiatico, anche sulla base di meccanismi come Aukus, sono incompatibili con gli obiettivi di rafforzamento della pace e della sicurezza regionale’.

Ampio anche il capitolo spaziale. Russia e Cina hanno concordato di proseguire l’attuazione di grandi progetti spaziali di interesse comune, rafforzando la cooperazione nei programmi nazionali e nelle aree chiave dell’attività spaziale. Il documento cita la Stazione internazionale di ricerca lunare, l’esplorazione della Luna e lo spazio profondo. Il messaggio è duplice: da un lato, Mosca e Pechino vogliono mostrare di poter competere con gli Stati uniti anche nelle tecnologie strategiche più avanzate; dall’altro, legano la cooperazione spaziale alla denuncia contro la militarizzazione dello spazio.

Cina e Russia hanno inoltre concordato di rafforzare la cooperazione contro il terrorismo e contro l’uso politico dei gruppi terroristici. La dichiarazione afferma che le due parti intendono combattere insieme le ‘tre forze del male’ – terrorismo, separatismo ed estremismo – con particolare attenzione alle organizzazioni incluse nelle liste del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e ad altri gruppi che minacciano la sicurezza nazionale di Russia e Cina. Mosca e Pechino vogliono inoltre coordinarsi per impedire la pianificazione e l’esecuzione di attentati con nuove tecnologie e per contrastare il sostegno a gruppi terroristici usati per fini politici.

La dimensione educativa e culturale è stata trasformata in un altro asse politico della visita. Xi e Putin hanno inaugurato gli Anni congiunti dell’educazione Cina-Russia 2026-2027, il decimo grande progetto intergovernativo di questo tipo tra i due paesi. L’iniziativa segue gli anni della cultura e punta a rafforzare università, scuole, formazione professionale, mobilità studentesca, ricerca scientifica e studio delle rispettive lingue. Per Mosca e Pechino, la cooperazione educativa serve a dare profondità sociale a un rapporto che non vuole apparire soltanto come un’alleanza di vertice tra apparati statali.

Dietro la retorica della parità, resta tuttavia evidente lo squilibrio crescente tra i due partner. Dopo l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni occidentali, la Russia dipende sempre di più dalla Cina per esportare energia, importare tecnologia, sostenere la propria industria e mantenere canali finanziari e commerciali alternativi. La Cina, invece, usa la Russia come retrovia strategica, fonte energetica continentale e partner nella contestazione dell’egemonia americana, ma evita di trasformare il rapporto in una vera alleanza militare formale, che potrebbe costarle troppo nei rapporti con l’Europa, con l’Asia e con parte del Sud globale.

La visita di Putin, arrivata subito dopo quella di Trump, mostra bene la strategia di Xi. Pechino vuole tenere aperto il canale con Washington, decisivo per commercio, tecnologia, dazi e Taiwan, ma allo stesso tempo rafforza il legame con Mosca per dimostrare che la Cina non è isolabile. Putin è alla sua venticinquesima visita in Cina da quando è arrivato al potere e Xi lo ha incontrato oltre quaranta volte. La diplomazia del tè, la cerimonia solenne, i colloqui ristretti e allargati, il coordinamento su sicurezza, energia, spazio, istruzione e ordine mondiale servono a inviare un messaggio unico: Cina e Russia non intendono accettare un sistema internazionale definito dagli Stati uniti.

Flotilla, attivisti in ginocchio e mani legate nel porto di Ashdod. Ben Gvir li schernisce

Roma, 20 mag. (askanews) – Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliana, Itamar Ben Gvir, si è recato al porto di Ashdod, dove sono trattenuti gli attivisti della Global Sumud Flotilla catturati dalle forze israeliane. In un filmato diffuso dallo stesso esponente dell’estrema destra israeliana su X, sotto il titolo “Welcome to Israel”, si vedono gli attivisti con le mani legate, in ginocchio, faccia a terra e il ministro che sventola la bandiera israeliana.

Il video mostra anche un’attivista che scandisce “Free, free Palestina” alla volta di Ben Gvir e viene subito immobilizzata a terra dagli agenti dello Shin Bet. Stando alla traduzione fatta dal quotidiano Ynet, il ministro schernisce gli attivisti: “Sono arrivati con tanto orgoglio, guardate come sono ridotti ora. Non eroi, niente di che, sostenitori del terrorismo. Chiederò a Netanyahu: consegnameli per molto tempo nelle prigioni dei terroristi”.

Lega, Salvini: Vannacci? Non temo nessuno, uno va e dieci arrivano

Trento, 20 mag. (askanews) – “Uno che va a 10 ne arrivano”. Così il vicepremier Matteo Salvini, ha risposto dal Festival dell’Economia di Trento alla domanda sui sui timori per un effetto Vannacci e le ultime uscite dalla Lega.

“No, io temo solo gli eventi esterni che non posso controllare le guerre soprattutto. Non temo nessuno, non ho paura di nessuno, sono preoccupato della situazione economica. Sarei un folle da ministro che si occupa di lavori pubblici se non fossi preoccupato perché con questi aumenti dei prezzi e con qualcuno che mi dice aspetta a spendere perché il malato non è ancora abbastanza grave, sì che sono preoccupato perché se si fermano i camion, se si fermano le aziende se la gente non compra, la situazione economica è complicata”, ha aggiunto Salvini

“Non sono preoccupato per dinamiche politiche per gente che va a gente che viene, sondaggi, conflitti, nomine, no, quello no”, ha concluso il leader della Lega.

Governo, Salvini: voto a scadenza naturale? Non lo so,dipende da economia

Trento, 20 mag. (askanews) – “Non lo so, dipende anche dai fattori economici”. Così il vicepremier Matteo Salvini, ha risposto dal festival dell’Economia di Trento alla domanda se si voterà a scadenza naturale che sarebbe settembre.

“Noi eravamo al 25 febbraio non dico tranquilli perché uno che fa il ministro dei Lavori pubblici in Italia non è mai tranquillo però c’era una situazione economica in crescita c’era una situazione sui cantieri tranquilla adesso c’è una situazione” difficile.

Italia-India, Meloni: giornata storica, paesi più vicini che mai

Roma, 20 mag. (askanews) – “E’ una giornata che io non considero riduttivo definire storica per le relazioni tra le nostre due nazioni”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle dichiarazioni congiunte a Villa Pamphilj dopo l’incontro con il primo ministro Modi.

“Il mio amico Modi – ha proseguito – è alla guida dell’India ininterrottamente dal 2014, quella di oggi è la prima missione bilaterale in Italia dopo 26 anni. Con questa visita colmiamo questo vuoto e insieme decidiamo di rilanciare. Questa visita sancisce l’apice di un percorso che in questi anni abbiamo costruito con costanza e determinazione per riannodare i fili del rapporto fino a portarlo al livello più alto di sempre: oggi eleviamo il nostro rapporto al livello di partenariato strategico speciale, il più alto mai raggiunto”.

“Ora – ha sottolineato Meloni – Italia e India sono più vicine che mai, ora sono nelle condizioni di esprimere il potenziale al massimo livello”.

Expat o immigrati? A Londra scrittori italiani a confronto

Roma, 20 mag. (askanews) – Cosa distingue un immigrato da un expat? Quali sono le differenze fondamentali tra chi sceglie di vivere lontano dalla terra natia e chi è costretto a farlo per forza di circostanze? All’Istituto Italiano di Cultura di Londra, diretto da Francesco Bongarrà, ne hanno parlato Emanuela Achenoum – la giovane scrittrice italiana autrice di Tangerinn, recentemente uscito nella traduzione inglese di Lucy Rand per Europa Editions – e Vincenzo Latronico, autore di “Perfezioni”. Lo scrittore si trova in questi giorni a Londra anche per lo European Writers Festival, anche grazie al sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura.

“Mio padre è marocchino, molto fiero delle sue origini e legato alla sua terra, ma – ha detto Emanuela Achenoum – ha sempre provato ad integrarsi al meglio nella sua patria di adozione, l’Italia, e in particolare Reggio Calabria, da cui io provengo. E, per esempio, non ha mai cercato di impormi nulla della sua cultura. Dunque, io non sono musulmana nè parlo arabo: un modo, per lui, di essere certo di non crerami alcun possibile problema di inserimento. D’altronde io sono sempre stata una privilegiata, dal punto di vista dell’immigrazione: sono bianca, ho studiato all’università, lavoro nell’editoria, i miei genitori mi hanno sempre supportata economicamente. Per questi motivi ho deciso che la storia di Mina, la protagonista di Tangerinn, non potevo raccontarla in prima persona, come avevo inizialmente pensato”.

L’appartenzenza ad un luogo, fare parte di una comunità, parlare un linguaggio comune, condividere tradizioni e cultura sono tematiche condivise da Latronico, egli stesso per molti anni un expat a Berlino. “Anch’io del genere privilegiato – ha osservato – anche se ora sono molto felice di essere tornato in Italia”, mentre la Achenoum – vive a Roma dopo una parentesi londinese che ha di fatto ispirato l’ambientazione di Tangerinn, ed un’altra a Milano – ha confessato di sentirsi diversa quando torna a casa, a Reggio Calabria: “E’ come se tornassi a 17 anni. Quando si torna a casa si torna anche a una dimensione che sembra essere rimasta immutata”.

E la letteratura italiana in traduzione? Qualcosa si muove? “Dalla Ferrante in poi – ha rimarcato la Anechoum – si può facilmente osservare come alcuni autori non abbiamo frontiere nè confini. E’ incredibile sentire come I lettori cinesi, ad esempio, si identifichino con I personaggi di una Napoli anni ’60. Certo, ci sono I confini creati dalle diverse lingue, ma la letteratura ha il potere di unirci”.

Vegas Jones esce con “Chic Nisello 2”: il volume 2 della mia vita

Milano, 20 mag. (askanews) – “Chic Nisello 2” il nuovo album di Vegas Jones, è stato presentato in anteprima al palazzetto di Cinisello Balsamo con un evento che ha celebrato le origini del rapper e arriva a 10 anni anni di distanza dal primo capitolo.

“Avevo bisogno di sentirmi Chic Nisello tanto quanto mi sono sentito nel primo volume. Ovviamente è un disco, è un me diverso, cambiato, evoluto, evoluto più che cambiato, che ha ritrovato la sua rotta, il suo bagaglio, è di nuovo nel suo viaggio dopo tanta fatica. il volume 2 della mia vita, se fosse il mio secondo tempo, più fedele possibile di sempre. Ce l’ho pronto da un po’ di tempo, aspettavo un momento giusto per tirarlo fuori, ma tutto il concept c’era già.

Vegas Jones ha ridefinito i canoni del rap melodico e tecnico in Italia, nell’album è affiancato da diversi artisti di spicco della scena: dalle collaborazioni storiche con Emis Killa e Jake La Furia, alla penna intimista di Silent Bob, fino alla sintonia con le nuove generazioni rappresentate da Flaco G e Kay Carter.

“Ho tratto tanta ispirazione da ognuno di loro in studio per me questo quello che mi fa crescere sempre, mi fa sempre evolvere cioè assorbire le cose migliori degli altri e capire dove io non posso arrivare e cercare di arrivarci ovviamente nei miei limiti perché sono un uomo e non posso fare tutto e ho di bello le mie peculiarità però ognuno di loro mi ha dato tanto non solo sul disco ma anche personalmente”.

Sedici tracce in cui, dietro i motori rombanti e le atmosfere ricercate di brani notturni prodotti da Low Kidd, batte un cuore profondamente umano.

Rai, Floridia chiede a Giorgetti acquisire in Vigilanza lettera Ue su Freedom Act

Roma, 20 mag. (askanews) – “Ho inviato oggi una lettera al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiedendo di acquisire e trasmettere alla Commissione di Vigilanza Rai la comunicazione che, secondo indiscrezioni di stampa, la Commissione europea avrebbe inviato in merito all’European Media Freedom Act”. Lo rende noto la presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai Barbara Floridia.

“Come noto – sottolinea Flordia- i lavori della vigilanza Rai sono al momento fermi per il boicottaggio della maggioranza, ma resta fondamentale che la commissione abbia tutti gli elementi utili visto che in gioco c’è il tema dell’indipendenza del servizio pubblico e del rispetto degli standard europei in materia di libertà dell’informazione. Sono certa che il ministro darà seguito a questa richiesta, nel solco della più leale collaborazione anche alla luce del rischio di infrazione europea e del blocco prolungato dei lavori sulla riforma in commissione ottava al Senato”.

Dazi, ok del Trilogo Ue ad attuare l’accordo con gli Usa (con salvaguardie)

Roma, 20 mag. (askanews) – Si sblocca la procedura per l’attuazione da parte dell’Unione europea degli accordi commerciali sui dazi con gli Stati Uniti. Ma Bruxelles appronta anche salvaguardie, per premunirsi da eventuali “ripensamenti” di Wasington. Nel corso della notte gli europarlamentari, gli Stati membri Ue e la Commissione, in sede di “trilogo”, hanno raggiunto un accordo provvisorio per dare attuazione alle intese commerciali politiche che erano state concluso la scorsa estate con l’amministrazione Trump.

“Un accordo è un accordo e l’Ue rispetta i suoi impegni. Accolgo con favore l’accordo raggiunto”, ha commentato su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

L’accordo provvisorio è su due regolamenti volti a dare attuazione agli aspetti tariffari della Dichiarazione congiunta Ue-Usa del 21 agosto 2025, spiega un comunicato diffuso dal Consiglio Ue, in cui si precisa che il primo regolamento elimina i dazi rimanenti sui prodotti industriali americani e garantisce un accesso preferenziale al mercato, mentre il secondo riguarda la proroga della sospensione dei dazi per le importazioni di aragoste.

L’accordo provvisorio prevede anche una clausola sull’acciaio. La Commissione Ue infatti “ha la facoltà di sospendere le concessioni relative ai prodotti siderurgici e di alluminio destinati agli Stati Uniti qualora, entro il 31 dicembre 2026, gli Stati Uniti continuino ad applicare un dazio superiore al 15% sui prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio importati dall’UE”.

E rafforza le condizioni in base alle quali la Commissione è autorizzata a sospendere, in tutto o in parte, l’applicazione del regolamento, mediante un atto di esecuzione, si legge ancora nel comunicato. Ciò può verificarsi qualora gli Stati Uniti non rispettino gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta, compromettano in altro modo gli obiettivi perseguiti nella dichiarazione congiunta o interrompano le relazioni commerciali e di investimento con l’UE, anche discriminando o prendendo di mira gli operatori economici dell’UE. Il meccanismo di sospensione può essere attivato anche qualora vi siano sufficienti indicazioni che tali azioni possano verificarsi in futuro.

L’accordo comprende un meccanismo di salvaguardia specifico, che fornisce all’Unione europea gli strumenti per affrontare eventuali aumenti significativi delle importazioni dagli Stati Uniti che causino o minaccino di causare gravi danni ai produttori nazionali, specifica la nota del Consiglio.

In particolare, “a seguito di una richiesta debitamente motivata da parte di tre o più Stati membri, dell’industria o dei sindacati dell’UE, oppure di propria iniziativa, la Commissione avvierà un esame per valutare se l’aumento delle importazioni abbia causato o rischi di causare un danno grave ai produttori dell’UE. Qualora vi siano prove sufficienti, la Commissione può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l’applicazione del regolamento”.

I colegislatori hanno concordato inoltre di introdurre una clausola di scadenza, in base alla quale il regolamento cesserà di essere applicato alla fine del 2029, a meno che non vengano presi ulteriori provvedimenti.

L’intesa raggiunta nella notte prevede anche un meccanismo di monitoraggio periodico. “Sei mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento, e successivamente ogni tre mesi, la Commissione dovrà informare i colegislatori delle variazioni dei volumi e dei valori degli scambi commerciali delle esportazioni statunitensi verso l’UE relative ai beni contemplati dal regolamento” spiegano nella nota e “sei mesi prima della scadenza del regolamento, la Commissione presenterà una valutazione completa che esaminerà, tra l’altro, l’impatto del regolamento sui flussi commerciali tra UE e Stati Uniti, sui modelli commerciali, sulle entrate tariffarie e, più specificamente, l’impatto sulle pmi. Ove opportuno, tale valutazione sarà accompagnata da una proposta legislativa per prorogare l’applicazione del regolamento”.

Ora l’accordo provvisorio sui due regolamenti dovrà essere approvato e formalmente adottato da entrambe le istituzioni europee prima di essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. I regolamenti entreranno in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione. Il secondo regolamento, relativo all’importazione di aragoste, si applicherà retroattivamente a partire dal primo agosto 2025.

Oms: il numero di decessi sospetti per Ebola aumenta

Roma, 20 mag. (askanews) – Il numero dei decessi sospetti per ebola è salito a 139 e i contagi registrati hanno superato i 600. Lo ha annunciato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus.

“A oggi, l’Oms è stata informata di oltre 600 casi sospetti di infezione e 139 decessi sospetti per ebola. Prevediamo che questo numero continuerà ad aumentare”, ha dichiarato in una conferenza stampa a Ginevra. Secondo il capo dell’organizzazione, il rischio di diffusione della febbre emorragica da ebola è “alto a livello regionale e nazionale, ma basso a livello globale”.

Stellantis rafforza partnership con Dongfeng, ipotesi Voyah a Rennes

Milano, 20 mag. (askanews) – Stellantis rafforza l’asse con la Cina e prepara una nuova joint venture europea con Dongfeng per vendere, distribuire e potenzialmente produrre in Europa veicoli a nuova energia del gruppo cinese, a partire dal marchio premium Voyah. Il progetto, annunciato dopo un memorandum d’intesa non vincolante, prevede una società con sede in Europa, partecipata al 51% da Stellantis e al 49% da Dongfeng.

La nuova entità gestirebbe vendite e distribuzione dei veicoli Voyah in mercati europei selezionati, facendo leva sulla rete e sulle competenze post-vendita di Stellantis. La joint venture avrebbe inoltre attività congiunte in acquisti e ingegneria, con l’obiettivo di sfruttare l’ecosistema cinese dei veicoli a nuova energia e ridurre costi e tempi di sviluppo.

Sul piano industriale, Stellantis e Dongfeng puntano alla localizzazione in Europa di nuovi veicoli Dongfeng a nuova energia con produzione nello stabilimento di Rennes, in Francia, in linea con le norme europee e i requisiti del “Made in Europe”. Il progetto resta subordinato alla firma degli accordi definitivi e alle necessarie autorizzazioni.

Il sito di Rennes-La Janais, storico impianto ex Psa vicino a Chartres-de-Bretagne, conta circa 2mila addetti e produce la Citroën C5 Aircross. In Francia Stellantis ha recentemente avviato anche la riorganizzazione di Poissy, dove la produzione auto dovrebbe fermarsi entro il 2028, con riconversione verso ricambi, ricondizionamento, riciclo e stampa 3D.

“I piani annunciati oggi portano la collaborazione recentemente rafforzata con Dongfeng a una nuova dimensione, quella di una partnership internazionale al servizio dei clienti di tutto il mondo”, ha dichiarato Antonio Filosa, ceo di Stellantis. Il nuovo capitolo, ha aggiunto, consentirà di offrire “una gamma ancora più ampia di prodotti a prezzi competitivi”.

Per Qing Yang, presidente di Dongfeng l’intesa è in linea con le politiche cinesi di apertura, doppia circolazione e sostegno agli investimenti esteri. La joint venture, ha aggiunto, potrà accelerare l’espansione internazionale di Dongfeng e supportare “la trasformazione strategica di Stellantis e il rafforzamento della sua presenza in Cina”.

L’annuncio arriva pochi giorni dopo il rafforzamento della storica joint venture cinese Dongfeng Peugeot Citroën Automobile, nata nel 1992 e attiva a Wuhan, che dal 2027 dovrebbe produrre nuovi veicoli a nuova energia Peugeot e Jeep per Cina ed export globale. Dalla sua creazione, Dpca ha prodotto oltre 6,5 milioni di veicoli. Dongfeng era stata anche azionista rilevante di Psa prima della fusione del 2021 con Fiat Chrysler.

Per Stellantis, il dossier Dongfeng si aggiunge al capitolo Leapmotor, altro pilastro della strategia cinese del gruppo. Il rafforzamento della partnership prevede cooperazione negli acquisti attraverso Leapmotor International e, sul piano industriale, la produzione a Saragozza della Leapmotor B10 e di un nuovo C-suv elettrico Opel con componenti dell’ecosistema Leapmotor, oltre all’assegnazione di futuri modelli a Madrid-Villaverde.

Il progetto conferma l’accelerazione delle alleanze con partner cinesi, leva per ridurre il gap di costo sull’elettrico, ampliare l’offerta e rispondere ai requisiti europei su localizzazione produttiva e dazi. Per il gruppo guidato da Filosa, il punto sarà rafforzare la competitività senza creare sovrapposizioni eccessive con i marchi storici.

Commerzbank, Orlopp: ripete no a UniCredit, "approccio aggressivo e pressioni"

Roma, 20 mag. (askanews) – Ha parlato di “pressioni pubbliche”, l’amministratore delegato di Commerzbank, Bettina Orlopp, che oggi all’assemblea degli azionisti, dove le sono stati tributati ripetuti applausi, ha ribadito la contrarietà all’offerta pubblica di scambio (Ops) di UniCredit.

Secondo la manager tedesca, la banca italiana ha mostrato “un approccio sempre più aggressivo”. E nel frattempo “interrogativi chiave” sull’operazione “sono rimasti senza risposta. E invece di avere un’offerta attrattiva, oggi vediamo una proposta che non presenta alcun bonus”, ha detto.

“La nostra raccomandazione è chiara: non accettate l’offerta di UniCredit. Non crea alcun valore aggiunto rispetto alla nostra strategia autonoma. Non riflette il valore dei fondamentali di Commerzbank – ha proseguito – e i rischi di attuazione sono enormi, l’esito incerto”.

Tra l’altro, dato che “non prevede una soglia minima di adesione significa che gli azionisti che accettano l’offerta non sanno se, alla scadenza, UniCredit avrà il 30%, la maggioranza semplice o la quota necessaria per l’integrazione. Per UniCredit è un’opzione, per voi significa esporsi all’incertezza”.

Orlopp ha però sostenuto che la dirigenza di Commerzbank resta aperta al dialogo. “Voglio sottolinearlo con chiarezza, restiamo aperti alla discussione a condizione, ovviamente, che vi sia una reale volontà di discutere i punti che abbiamo sollevato. Con la chiara intenzione di offrire ai nostri azionisti un premio interessante. E con un piano che tenga conto dei fattori di successo del nostro modello di business e della nostra strategia di crescita. In tal caso, siamo sempre pronti a sederci insieme -ha concluso -. Lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo”. (fonte immagine: Commerzbank).

Il lavoro che logora, in 10 anni malattie professionali +54%

Roma, 20 mag. (askanews) – Crescono le malattie professionali, aumenta il numero di lavoratori che soffrono di stress, ansia e disturbi del sonno e cambia il volto stesso dei rischi legati al lavoro. Negli ultimi dieci anni (2014-2024) le denunce di malattie professionali sono aumentate del 54%, passando da 57mila a oltre 88 milacasi, mentre 9 occupati su dieci dichiarano di tornare a casa esausti dopo il lavoro, oltre l’82% si sente stressato e quasi uno su due soffre di problemi del sonno. Un disagio sempre più diffuso che aumenta anche il rischio di incidenti e infortuni: affaticamento mentale, carenza di riposo e pressione continua riducono infatti attenzione e capacità di reazione, contribuendo alla crescita degli incidenti, compresi quelli nel tragitto casa-lavoro (+3,2% nel 2025, dato provvisorio), che oggi concentrano il 27% dei casi mortali denunciati all’Inail.

E’ quanto emerge dal rapporto “Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide”, realizzato dalla Fondazione studi consulenti del lavoro e presentato oggi nel corso della conferenza stampa di presentazione del Festival del Lavoro.

L’indagine, realizzata su dati Inail ed Eurofound, evidenzia come la trasformazione dell’organizzazione del lavoro tra ritmi sempre più intensi, reperibilità continua, pressione sui risultati e difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale, stia modificando profondamente i fattori di rischio. Se dunque gli infortuni sul lavoro risultano in calo (-10,5% nell’ultimo decennio), aumentano invece le patologie legate all’usura fisica e mentale accumulata nel tempo.

Le malattie del sistema osteomuscolare rappresentano oggi oltre il 70% delle denunce all’Inail e negli ultimi quattro anni sono più che raddoppiate. A rendere ancora più complesso il quadro sono i cambiamenti climatici e l’invecchiamento della forza lavoro.

Negli ultimi anni è aumentata l’esposizione dei lavoratori a temperature estreme, soprattutto al caldo eccessivo, con effetti su salute e sicurezza. Parallelamente, l’invecchiamento della forza lavoro ha accresciuto fragilità e patologie croniche: oggi oltre il 66% delle denunce di malattie professionali riguarda lavoratori over 55, fascia che concentra anche quasi il 45% degli infortuni mortali denunciati all’Inail.

“L’aumento delle malattie professionali e dei disturbi legati al benessere psicofisico conferma quanto la salute debba essere centrale nell’organizzazione del lavoro e nelle strategie delle imprese – commenta il presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca – le aziende assumono un ruolo sempre più importante nella tutela del benessere delle persone, anche attraverso strumenti di welfare aziendale come le polizze sanitarie integrative, oggi leva strategica anche per attrarre i più giovani. In un contesto in cui anche la vita quotidiana, fuori dal lavoro, è sempre più segnata da stress e carichi familiari e di cura, ancora oggi prevalentemente sulle donne, diventa necessario ripensare modelli organizzativi e sistemi di prevenzione, puntando maggiormente sulla conciliazione vita-lavoro, su ambienti più sostenibili e su una cultura che integri sicurezza, salute e benessere”.

Libano, bombardamenti israeliani a Bint Jbeil, Nabatieh e Tiro. A Deir Qanoun el-Nahr 14 morti, 5 bambini

Roma, 20 mag. (askanews) – Caccia israeliani stanno conducendo raid aerei nella località di Ghandouriyeh, nel distretto di Bint Jbeil, e a Doueir, nel distretto di Nabatieh. Lo riporta il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, precisando che l’attacco a Doueir ha provocato tre morti. Nel distretto di Tiro, un raid aereo ha colpito un allevamento di bestiame tra Abbassiyé e Bourj Rahhal.

Intanto aumenta l’ultimo bilancio delle vittime dell’attacco israeliano messo a segno ieri dalle forze israeliane contro un edificio a Deir Qanoun el-Nahr, nel distretto di Tiro, nel sud del Libano – si contano almeno 14 morti, tra cui cinque bambini. Lo riporta oggi il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, precisando che due delle vittime sono di nazionalità siriana.

Abi, Venesio: Patuelli candidato unico per un ultimo mandato

Milano, 20 mag. (askanews) – Antonio Patuelli è stato indicato all’unanimità dal Comitato esecutivo dell’Abi come candidato unico alla presidenza dell’associazione per il prossimo biennio. Lo ha detto Camillo Venesio, vicepresidente dell’Abi, al termine della riunione del Comitato esecutivo a Milano, parlando di “una grande prova di unità del mondo bancario italiano”.

Venesio ha spiegato di avere svolto nei mesi scorsi 28 colloqui con tutti gli esponenti del settore, dai grandi gruppi alle banche medie, dal credito cooperativo alle casse di risparmio, dalle popolari alle banche private ed estere. “Siamo arrivati unanimi a questa indicazione”, ha sottolineato.

Nel corso del Comitato sono intervenuti, tra gli altri, rappresentanti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bnp Paribas, Bper, Mps, Crédit Agricole, Credem e delle principali associazioni di categoria. Tutti, ha riferito Venesio, hanno espresso “estrema positività e gratitudine” a Patuelli per il ruolo svolto nella rappresentanza “dei legittimi interessi delle banche”.

Patuelli, ha aggiunto Venesio, ha chiesto espressamente che quello indicato sia il suo ultimo mandato. Per questo il Comitato ha deciso di avviare un percorso di modifiche statutarie per ampliare la platea di coloro che possono entrare nel Comitato esecutivo e, di conseguenza, essere candidati alla presidenza dell’Abi.

La revisione punta a includere anche più figure apicali dei grandi gruppi, come presidenti e vicepresidenti delle principali controllate, e ad allungare da due a tre anni la durata dei mandati degli organi associativi, compresi presidente, consiglio e Comitato esecutivo.

Italia-India, Meloni riceve Modi a Villa Pamphilj

Roma, 20 mag. (askanews) – Il Primo Ministro della Repubblica dell’India, Narendra Modi, e’ arrivato a Villa Doria Pamphilj accolto dalla Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. Nella Casina del Bel Respiro e’ previsto un incontro bilaterale allargato alle delegazioni ufficiali. Alle 13 sono previste Dichiarazioni congiunte alla stampa nella Sala degli Stucchi. Al termine si terrà un pranzo di lavoro ufficiale.

Intorno alle 14:40 si svolgerà la Cerimonia di scambio degli accordi. A seguire il Presidente Meloni e il Primo Ministro Modi si recheranno nel Giardino d’Ingresso per la piantumazione di un albero di Gelso nero donato dal Primo Ministro della Repubblica dell’India.

Scambieranno gli accordi per il Governo il Ministro della Difesa, Guido Crosetto; il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso; il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida; il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin; il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli; il Vice Ministro per le Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Presente anche il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Andrea De Gennaro.

Italia-India, Mattarella: vogliamo intensificare collaborazione

Roma, 20 mag. (askanews) – “La sua presenza in Italia è un onore per l’Italia e manifesta la comune volontà di intensificare in ampia misura, al massimo possibile, la nostra collaborazione”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale il Primo ministro indiano Narendra Modi.

“So che ha incontrato una rappresentanza della comunità indiana in Italia. Desidero dirle che è una comunità molto apprezzata, che opera in maniera dinamica, attiva, laboriosamente, contribuendo alla vita del nostro Paese”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Fischli e Du Pasquier sulla Pista 500 alla Pinacoteca Agnelli

Torino, 20 mag. (askanews) – Alla Pinacoteca Agnelli nella Pista 500, la storica pista di collaudo delle automobili FIAT sul tetto del Lingotto di Torino, sono presenti numerose opere di arte contemporanea. Da maggio sono visibili due nuovi progetti, appositamente realizzate per la pista, di Peter Fischli e Nathalie Du Pasquier che si aggiungono alle opere già presenti nella passeggiata lungo il giardino fra le quali quelle di VALIE EXPORT, Monica Bonvicini, Paul Pfeiffer, Dominique Gonzalez-Foster, solo per citarne alcune.

Raphaele Sevrain del team curatoriale di Pinacoteca Agnelli ha raccontato ad askanews le nuove opere: “Qui siamo davanti all’opera di Peter Fischli che si chiama Addition, Subtraction, Multiplication che è un’opera che prende come punto di partenza l’immagine dei trenini turistici che ormai si trovano in tante grandi città: sia i turisti che sono armati da macchine fotografica, sia il fatto che questo treno ha un passo lento, non ha le finestre, è tutto costruito per permettere di prendere la foto perfetta; da questo nasce un’indagine dall’artista su come ormai il valore assoluto viene dato a quanto una cosa sia fotografabile, la consumabilità della cultura, della storia, anche del patrimonio. L’opera è stata posiziona qui nella rampa della Pinacoteca Agnelli al Lingotto, con la sua verticalità che va proprio fino a giù dove c’è oggi un centro commerciale, in un luogo che un tempo era un posto dove c’era una catena di montaggio. Il suo trenino che è stato decostruito, frammentato con i vagoni capovolti, diventa quasi assurdo nella sua futilità e per lui diventa un dialogo anche con il passato di questo luogo, spingendoci anche a pensare alla relazione tra merce e cultura.

Qui ci troviamo davanti all’opera di Nathalie Du Pasquier, Bandiere per Zefiro. È un’opera composta da 15 bandiere lungo la facciata est del Lingotto che per la prima volta è un’opera che attiva sia i spazi della pista che visibile anche da via Nizza. È un bell’immagine di apertura e di dialogo qui sulla pista 500 che un tempo era un luogo privato per la produzione e oggi è diventato un posto aperto al pubblico, sempre più internazionale. Tutta la pratica dell’artista è sempre rimasta molto legata alle relazioni spaziali, quindi la relazione tra l’oggetto che lei crea e lo spazio in cui viene ambientato e installato. Direi che qui sulla pista, queste 15 bandiere e lo spazio della pista che attivano e che viene anche attivato sia dai visitatori che dal vento, da Zefiro, l’opera è perfettamente in linea con questa sua indagine”.

Confcommercio-Cer: pesanti rincari da mercato emissioni ETS

Roma, 20 mag. (askanews) – L’avvio del mercato europeo delle emissioni nel trasporto marittimo (ETS) e l’estensione dal 2028 ai trasporti su strada e al settore residenziale e commerciale (ETS2) avranno pesanti ricadute economiche sulle famiglie e sulle imprese italiane. E’ quanto rilevato nel report Cer-Confcommercio presentato oggi a Roma.

Secondo il rapporto per il trasporto su strada l’aggravio è stimato tra 4,7 e 11,3 miliardi di euro annui. La quota principale dell’onere ricadrà sul diesel, con un incremento stimato fino a circa 7,7 miliardi di euro nello scenario peggiore , in cui il prezzo del diesel potrebbe aumentare di oltre il 17% (fino a 2,41 euro/litro) e quello della benzina di oltre il 14% (fino a 1,99 euro/litro). Si stimano rincari fino a 355 euro l’anno per le auto diesel e 250 euro per le auto a benzina , con i costi trasferiti pressoché integralmente sui consumatori finali. Per l’autotrasporto, gli extracosti potrebbero raggiungere i 960 euro annui per i veicoli leggeri e superare gli 11 mila euro annui per i mezzi più pesanti.

Sul fronte del settore residenziale e commerciale, l’incremento sarebbe compreso tra 1,6 e circa 4 miliardi di euro l’anno per le utenze domestiche, principalmente a causa della dipendenza dal gas naturale. L’extracosto medio per le famiglie arriverebbe fino a 128 euro annui, con impatti maggiori nel Nord Est (152 euro) e nel Nord Ovest (134 euro). Per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, nello scenario peggiore al 2028, l’extracosto annuo raggiungerebbe i 400 euro per un bar, 364 euro per un negozio alimentare, supererebbe i 1.090 euro per le grandi superfici di vendita, arriverebbe a circa 1.275 euro per i ristoranti e oltrepasserebbe i 3.270 euro per un albergo medio. Anche il trasporto marittimo vedrà un aumento dei costi operativi: l’impatto dell’ETS potrebbe raggiungere circa i 713 milioni di euro entro il 2028 , portando a un forte aumento del costo dei combustibili navali.

In merito a questo scenario Pasquale Russo, vice presidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, ha affermato: “Mentre viviamo l’emergenza della crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente, che in Italia ha provocato il taglio straordinario delle accise e la proclamazione del fermo dei servizi di autotrasporto, una nuova tempesta di pari impatto si profila all’orizzonte. L’impatto dell’Ets e dell’Ets2 rischia di mettere in ginocchio molte imprese e farne chiudere molte altre. Non c’è tempo da perdere. Servono correttivi e misure di sostegno per evitare ulteriori ripercussioni sulla competitività del sistema economico italiano. Nel trasporto stradale, in cui l’Italia applica già le accise sui carburanti più elevate d’Europa, occorre prevedere meccanismi di compensazione sugli oneri ETS2. Allo allo stesso tempo, bisogna evitare nuovi aggravi per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, che già sostengono costi energetici superiori alla media europea, e introdurre misure per il trasporto marittimo, a partire dai collegamenti con le isole, dalle Autostrade del Mare e dal transhipment”.

Flotilla, sbarco degli attivisti nel porto di Ashdod, Tajani: devono essere liberati e poter ripartire

Roma, 20 mag. (askanews) – In Israele è iniziato lo sbarco del primo gruppo di attivisti della Flottilla nel porto Ashdod. Un secondo gruppo dovrebbe arrivare nel corso della giornata, secondo una nota della Farnesina. I funzionari dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv sono in contatto con le autorità israeliane del porto di Ashdod per prestare assistenza consolare ai connazionali e favorire la loro partenza per l’Italia. Gli attivisti dovrebbero essere trasferiti in una struttura per le identificazioni e poi messi in grado di ripartire.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto nella notte diversi contatti con il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar. Tajani ha insistito perché i cittadini italiani, fra cui un parlamentare della Repubblica e un giornalista, vengano liberati e messi in condizione di ripartire al più presto, insistendo perché vengano tutelati l’incolumità e i diritti di ogni singolo attivista.

(in foto immagine dell’abbordaggio dal sito della Global Sumud Flotilla)

Usa, storie da Gulf State Park tra sentieri premiati e sostenibilità

Gulf Shores (Alabama, Usa), 20 mag. (askanews) – Un eccezionale sistema di sentieri che sembra un mondo a parte. Immerso nel Gulf State Park, l’Hugh S. Branyon Backcountry Trail attraversa nove ecosistemi distinti, per un totale di 45 chilometri all’interno del Gulf State Park, che si estende tra Gulf Shores e Orange Beach in Alabama, e dove le biciclette fanno parte del programma di bike sharing gratuito. Non a caso è stato votato come miglior sentiero ricreativo degli Stati Uniti d’America per il 2023, 2024 e 2025 dagli “USA Today 10Best Readers Choice Awards!”

Intanto nel parco si lavora a una varietà di progetti di conservazione: il ripristino delle dune, il controllo degli incendi, la protezione delle tartarughe marine e la protezione degli uccelli, compresa la cura degli esemplari feriti o con problemi di vista, come ci viene spiegato.

In questo caso si sta parlando di un esemplare che ha solo lievi problemi alla vista. Ma in natura quando si caccia si ha solo un’opportunità per catturare la preda e se la perdi rimani affamato. Quindi per ora l’esemplare è stato ritenuto non rilasciabile.

Adiacente al lato nord del Gulf State Park c’è poi Gulf Coast Center for Ecotourism & Sustainability, un nuovo campus, come ci spiega il direttore del centro, Travis Langen.

“Ci troviamo al Gulf Coast Eco Center di Gulf Shores, in Alabama. Il campus è stato finanziato grazie a una sovvenzione del Restore Act. Il Restore Act è una legge federale che ha utilizzato i fondi derivanti dall’accordo per la fuoriuscita di petrolio della Deepwater Horizon della BP per finanziare progetti in tutto il sud degli Stati Uniti, negli stati che si affacciano sul Golfo del Messico e che sono stati colpiti dalla fuoriuscita di petrolio della BP nel 2010. La città di Gulf Shores ha voluto utilizzare parte di questi fondi per costruire un campus dove le persone potessero imparare nozioni di ecologia, conservazione e cosa possono fare per diventare ambasciatori dell’ambiente”.

La missione del Gulf Coast Center for Ecotourism & Sustainability, consigliato da Sweet Home Alabama e Travel South Usa è promuovere il turismo sostenibile, sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche ambientali e incoraggiare la gestione responsabile delle risorse naturali al fine di accrescere la resilienza delle comunità.

Alle Maldive recuperati gli ultimi due corpi dei subacquei italiani

Roma, 20 mag. (askanews) – Sono stati recuperati gli ultimi due corpi dei subacquei italiani morti alle Maldive. Lo riferiscono oggi fonti della Farnesina. Il primo corpo è stato riportato in superficie e sollevato su una barca appoggio, mentre il secondo era in fase di risalita insieme a un sommozzatore, in una staffetta prevista per rispettare la decompressione.

Il recupero conclude le operazioni avviate dopo l’incidente subacqueo che ha coinvolto i cittadini italiani nell’arcipelago maldiviano.

Ucraina, il Financial Times: l’Ue valuta Draghi o Merkel per trattare con Putin

Roma, 20 mag. (askanews) – I governi europei stanno valutando se se l’ex presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi o l’ex cancelliere tedesco Angela Merkel possano rappresentare l’Ue in possibili negoziati con il presidente russo Vladimir Putin sul conflitto in Ucraina. E’ quanto riporta oggi il Financial Times, secondo cui i ministri degli Esteri europei discuteranno dei possibili candidati in una riunione in programma la prossima settimana a Cipro.

Secondo le fonti sentite dal quotidiano britannico, l’amministrazione di Donald Trump ha informato le controparti europee di non essere contraria a un dialogo tra l’Europa e la Russia parallelo ai colloqui di pace guidati dagli Stati Uniti. “Sanno che non sta funzionando”, ha detto una fonte, facendo riferimento agli sforzi in atto per mettere fine al conflitto.

Oltre a Draghi e Merkel, altri governi hanno proposto il presidente finlandese Alexander Stubb e il suo predecessore, Sauli Niinistö, come possibili candidati.

Il presidente del Consiglio europeo Antanio Costa, ha dichiarato nelle scorse settimane che l’Ue si sta preparando per “potenziali” colloqui con Putin. Secondo una fonte, sono in corso discussioni tra le capitali a vari livelli, con la possibilità di colloqui formali tra i leader Ue in occasione del vertice a giugno.

Un alto funzionario ucraino ha affermato che Zelensky vorrebbe “qualcuno come Draghi” o un “leader forte e in carica” alla guida della delegazione europea nei colloqui con la Russia. Secondo il funzionario, Zelensky dovrebbe discutere la questione con i leader di Francia, Germania e Regno Unito entro la fine della settimana.

Scoppia l’estate in mezza Europa: in Italia picchi oltre i 30 gradi

Milano, 20 mag. (askanews) – “Già a partire da mercoledì l’anticiclone subtropicale inizierà ad espandersi dalla Penisola Iberica verso la Francia ed entro il weekend raggiungerà il Regno Unito, la Scandinavia meridionale e gran parte della Mitteleuropa. Le condizioni atmosferiche risulteranno stabili e in prevalenza soleggiate su gran parte delle zone menzionate, con temperature destinate ad aumentare giorno dopo giorno”. Questa la previsione del meteorologo di 3bmeteo.com, Manuel Mazzoleni.

“Sarà una vera e propria ondata di caldo estivo, come testimoniano le massime attese: venerdì in Spagna si potranno registrare picchi di 36-37 gradi tra Andalusia e vicino Portogallo, e 33-34 gradi a Madrid. In Francia punte di 32-33 gradi sono attese tra venerdì e sabato a Tolosa, anche superiori tra lunedì e mercoledì prossimi. Qualche grado in meno più a nord, ma comunque in un contesto molto mite, con valori a inizio della nuova settimana fino a 30-32 gradi a Parigi, 30-31 gradiBruxelles, Amsterdam e Londra”.

Sole e punte oltre i 30 gradi anche in Italia entro il weekend “L’espansione dell’anticiclone interesserà anche la nostra Penisola, dove il tempo si manterrà stabile e perlopiù soleggiato per gran parte della settimana, eccezion fatta per qualche disturbo a ridosso di Alpi, Prealpi e, localmente, Appennino” prosegue Mazzoleni di 3bmeteo.com, precisando che “l”anticiclone sarà accompagnato da aria decisamente più mite che farà salire le temperature, in particolar modo al Centro-Nord”.

“Entro il fine settimana le massime si spingeranno verso i 28-32 gradi in Val Padana e i 27-30 gradi nelle aree interne tirreniche, così come su Sardegna e, localmente, anche su Tavoliere, Metapontino e Salento. Si potrebbero così toccare i 31 gradi a Torino e Roma, 32 a Milano, 30 a Bologna, Verona e Firenze, 29 a Udine e Napoli, 28 gradi a Foggia” continua il metereologo, sottolineando che “decisamente più caldo anche in quota: se lunedì la neve e le temperature sottozero hanno interessato molte località alpine, nel prossimo fine settimana si toccheranno anche i 17-19 gradi a circa 2000 metri.”

“Secondo le ultime elaborazioni modellistiche, da confermare stante la distanza temporale, l’anticiclone raggiungerà il suo apice nei primi giorni della nuova settimana al Centro-Nord, con punte possibili di 32-35 gradi in Val Padana, 30-33 sulle zone interne toscane e laziali, e 29-31 sulle interne adriatiche e in Sardegna” evidenzia Mazzoleni, rimarcando che “dal punto di vista meteorologico, l’inizio della nuova settimana vedrà ancora qualche isolato disturbo sulle Alpi, ma soprattutto un’instabilità più diffusa tra il basso versante tirrenico e la Sicilia. Da metà della prossima settimana – conclude – l’anticiclone con molta probabilità inizierà a mostrare i primi segni di cedimento sul suo bordo orientale, favorendo un calo delle temperature e una maggiore instabilità”.

In Europa fumano 179 milioni di persone con 700mila morti l’anno

Milano, 20 mag. (askanews) – Quasi 700mila morti all’anno nell’Unione Europea a causa di un’epidemia che conta ancora 179 milioni di consumatori di tabacco e nicotina a livello continentale e ben 12,4 milioni in Italia, tra sigarette tradizionali e nuovi prodotti. È davanti a questa emergenza sanitaria che si apre oggi a Milano la European Conference on Tobacco or Health (ECToH), il principale vertice europeo sul controllo del tabacco, con un mandato politico e scientifico chiarissimo: “Nicotine-Free Spaces for Healthier Cities”, spazi liberi da nicotina per città più sane, organizzato per la prima volta in Italia da LILT.

Un contesto in cui c’è ancora molto da fare, certificato anche dal report della “Tobacco Control Scale” secondo la quale l’Italia ha perso ben 14 posizioni in soli 4 anni, scivolando dal 18esimo posto del 2021 al 32esimo del 2025. L’obiettivo programmatico di ECToH Milano 2026 è guidare i centri urbani verso una trasformazione radicale. Nei prossimi anni, le città non potranno più essere semplici spazi abitativi, ma dovranno diventare ecosistemi che promuovono attivamente la salute. Per farlo, la strategia del congresso prevede una de-nicotinizzazione totale degli spazi pubblici: dalle scuole ai parchi, dalle strade fino ai nodi del trasporto pubblico, liberando l’aria non solo dal fumo tradizionale, ma anche dagli aerosol dei prodotti emergenti.

“ECToH riunisce esperti, responsabili politici e attivisti impegnati a promuovere il controllo del tabacco in tutta Europa. Abbiamo compiuto importanti progressi, ma ora ci troviamo di fronte a sfide nuove e in continua evoluzione. La rapida comparsa di nuovi prodotti a base di nicotina, unita al cambiamento delle modalità di consumo, rende il nostro lavoro più urgente che mai. Politiche solide e un impegno condiviso sono essenziali per tutelare la salute pubblica” spiega Juha Pekka Turunen, presidente delle European Cancer Leagues, che ha ideato e promuove l’evento da dieci anni, aggiungendo che “il tema di quest’anno riflette un obiettivo chiaro: le città devono essere ambienti che promuovano la salute, il benessere e la sostenibilità. Dalle scuole ai parchi, dalle strade ai trasporti pubblici, ogni spazio dovrebbe rendere le scelte salutari la scelta più semplice”.

A penalizzare drammaticamente l’Italia è il forte ritardo normativo sui nuovi prodotti contenenti nicotina. Nonostante il divieto storico di pubblicità del tabacco introdotto nel 1962, in Italia sono tuttora consentite massicce campagne pubblicitarie per sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Inoltre, l’utilizzo di questi nuovi prodotti resta permesso in numerosi ambienti indoor, inclusi bar, ristoranti e luoghi di lavoro, contribuendo in modo significativo al peggioramento del punteggio italiano all’interno del report della Tobacco Control Scale.

Negli ultimi anni l’Europa ha accelerato sulle politiche di controllo, soprattutto sui nuovi prodotti, mentre l’Italia ha accumulato ritardi importanti nei settori oggi considerati più critici dalle istituzioni internazionali. Per molti anni il contrasto al fumo si è concentrato quasi esclusivamente sulla sigaretta tradizionale, mentre oggi il problema riguarda la dipendenza da nicotina nel suo complesso. I prodotti a tabacco riscaldato vengono ancora troppo spesso percepiti come alternativi o meno problematici, ma richiedono regole coerenti con quelle applicate alle sigarette tradizionali. La visione di città più sane promossa da ECToH è oggi fortemente minacciata dalla strategia delle multinazionali del tabacco. Dietro alla narrativa commerciale di un “futuro senza fumo”, l’industria sta promuovendo nuovi prodotti a base di nicotina sotto la scusa della riduzione del danno.

Si tratta di un’illusione strategica attraverso cui Big Tobacco si sta reinventando come parte della soluzione, continuando in realtà ad alimentare la dipendenza e a ostacolare gli sforzi complessivi di controllo del tabagismo. Per contrastare questa deriva e allinearsi sia alla Convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabagismo sia al Piano europeo di lotta contro il cancro, che punta a una “Tobacco-Free Generation” entro il 2040, sono necessarie misure coraggiose e decise. Eliminando i prodotti nocivi e mettendo la salute al centro della pianificazione urbana, è possibile sviluppare contesti che migliorino il benessere sia fisico che mentale, tutelando in particolare i giovani e le popolazioni vulnerabili.

È stata la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) che di ECL fa parte, ad aggiudicarsi la decima edizione di ECToH e organizzarla per la prima volta in Italia. “Per la LILT la prevenzione non è soltanto un insieme di campagne informative o di interventi sanitari: è una visione culturale e sociale che mette al centro il diritto delle persone a vivere in ambienti salubri, liberi da dipendenze e da fattori di rischio comunque evitabili” dichiara il Francesco Schittulli, senologo-chirurgo e oncologo, presidente di LILT Nazionale, spiegando che “nel contrasto al tabacco e ai prodotti contenenti nicotina e/o sostanze cancerogene la prevenzione rappresenta il primo e più efficace strumento di tutela della salute pubblica. Significa agire prima che la malattia si possa sviluppare, riducendo l’esposizione ai fattori di rischio, proteggendo soprattutto i giovani e le fasce più vulnerabili della popolazione, e promuovendo una cultura della responsabilità collettiva”.

“Per questo – continua il professore – siamo impegnati, a partire dalla LILT di Milano, su più livelli: innanzitutto attraverso l’educazione alla salute, che coinvolge scuole, famiglie e comunità locali, con programmi rivolti in particolare ai giovani per contrastare l’iniziazione precoce al fumo e all’uso delle nuove forme di consumo di nicotina e sostanze dannose, oggi sempre più diffuse e spesso percepite erroneamente come innocue. Un secondo pilastro – rimarca Schittulli – è rappresentato dal supporto alla cessazione del fumo, attraverso i nostri ambulatori, percorsi multidisciplinari, counseling e attività di accompagnamento rivolte a chi desidera liberarsi dalla dipendenza. Smettere di fumare non è soltanto una scelta culturale individuale: è un percorso che necessita di sostegno psico-sanitario e sociale”.

Gli orfani d’America: la contabilità invisibile delle grandi deportazioni

Niente gabbie, nessun pianto registrato nei container del Texas per scuotere le coscienze dell’opinione pubblica mondiale. Rispetto a otto anni fa, la seconda amministrazione guidata da Donald Trump sembra aver appreso una lezione fondamentale: la sofferenza, per non fare rumore, va resa invisibile. Eppure, dietro la retorica burocratica dei decreti e i proclami della Casa Bianca, si sta consumando una crisi umanitaria silenziosa che scuote le fondamenta stesse del tessuto sociale ed etico degli Stati Uniti.

Secondo una recente e rigorosa analisi condotta dalla Brookings Institution insieme alla Georgetown University, sono oltre 200mila i bambini che oggi vivono nel Paese con il cuore spezzato, privati di un padre o di una madre a causa delle massicce retate anti-immigrazione. Ma il dato che trasforma una questione di sicurezza interna in un profondo dilemma morale è un altro: 145mila di questi minori sono cittadini americani a tutti gli effetti. Nati sul suolo statunitense, cresciuti con i simboli e le promesse del “sogno americano”, oggi si riscoprono, nei fatti, orfani di Stato.

Oltre i confini: la caccia all’uomo nelle città

Nel 2018, la separazione coatta di 5.500 bambini al confine con il Messico provocò un’ondata di sdegno internazionale che costrinse la Casa Bianca a una parziale marcia indietro. Oggi lo scenario è radicalmente mutato, e le proporzioni sono geometricamente più devastanti. La caccia all’uomo non avviene più lungo la linea di frontiera, ma all’interno delle comunità: nelle case, nei supermercati, fuori dai cancelli delle scuole. Colpisce famiglie radicate da decenni, strappando i genitori a figli che spesso non hanno mai conosciuto un altro Paese se non gli Stati Uniti.

L’amministrazione viaggia a una media impressionante di 400mila arresti e deportazioni. Nei bilanci ufficiali del Dipartimento per la Sicurezza Interna, tuttavia, i conti non tornano. Le autorità dichiarano circa 60mila cittadini statunitensi coinvolti, ma gli studiosi – incrociando i dati dell’ultimo censimento con i blitz dell’agenzia federale Ice (Immigration and Customs Enforcement) – hanno dimostrato che la realtà è superiore al doppio. Una stima che gli stessi ricercatori definiscono prudente e destinata a crescere, complici i 45 miliardi di dollari stanziati dal Congresso per il pacchetto legislativo “One Big Beautiful Bill”, che aumenterà esponenzialmente la capacità dei centri di detenzione.

Il caso di Wendy e il piccolo Orlín

Dietro l’algida freddezza delle statistiche ci sono però volti, nomi e destini spezzati. Storie come quella di Wendy Hernandez Reyes, un’operaia edile arrivata dall’Honduras nel 2022 come richiedente asilo. Wendy non aveva precedenti penali; a causa di un’udienza saltata pendeva su di lei un vecchio ordine di espulsione che l’amministrazione Biden non considerava prioritario. Con il cambio della guardia alla Casa Bianca, la sua pratica è diventata d’un tratto urgente.

A gennaio, Wendy e sua sorella sono state fermate dalla polizia della contea di Baldwin, in Alabama, mentre andavano al lavoro, e consegnate all’Ice. Durante la detenzione in Louisiana, la donna ha supplicato ripetutamente gli agenti di poter riabbracciare il figlio, Orlín Josué, un bambino di appena due anni, cittadino americano. Le sue richieste sono state ignorate.

Nel tentativo disperato di sottrarre il piccolo ai servizi sociali o a una casa famiglia sconosciuta, Wendy ha acconsentito ad affidarlo temporaneamente al cognato in Florida, un ex militare honduregno, convinta che Orlínsarebbe rimasto protetto tra i cugini. Meno di un mese dopo, la donna è stata espulsa dal Paese. Anche l’ultimo appello per portare il figlio con sé in Honduras è caduto nel vuoto della burocrazia.

A marzo, l’epilogo più drammatico: il piccolo Orlín è morto. Una tragedia immensa, seguita da un ulteriore e amaro paradosso. L’Ice, la stessa agenzia che ha orchestrato la separazione e respinto i ricorsi della madre, oggi ritiene Wendy formalmente responsabile del decesso del figlio.

Un welfare del terrore

In questo scenario, organizzazioni legali come Public Counsel descrivono un territorio trasformato in un bollettino di guerra quotidiano. È un “welfare d’emergenza” retto sulla solidarietà e sul terrore. Le famiglie corrono a firmare procure d’urgenza per autorizzare amici o vicini di casa a prendere decisioni mediche o scolastiche per i figli, nell’eventualità di un arresto improvviso. Molti bambini finiscono così accuditi da fratelli appena maggiorenni o da nuclei familiari già economicamente fragili.

L’efficienza chirurgica della macchina delle deportazioni, seppur privata degli aspetti più visibilmente brutali del passato, sta producendo un trauma generazionale profondo. L’America di oggi non sta semplicemente applicando le proprie leggi sull’immigrazione: sta lacerando legami biologici e affettivi primari, deportando l’infanzia e smarrendo, un pezzo alla volta, la propria umanità.

La riforma elettorale del governo mente addirittura alla matematica

Chiamiamola col nome che merita: non “Stabilicum”, che è già un’ironia involontaria, ma con il nome del suo primo firmatario: è il DDL Bignami.

Perché le leggi elettorali, cosa troppo spesso dimenticata, sono leggi di rango costituzionale, anche se non formalmente, e non sono certamente “tecnica neutrale”. Sono, al contrario, politica pura e chi le scrive se ne deve assumere la responsabilità.

Il trucco della “governabilità”

Questa proposta di riforma nasce mediaticamente con una promessa esplicita: garantire stabilità e governabilità. Ebbene: questa garanzia è semplicemente falsa. Non per un’opinione, ma per puro calcolo matematico.

Basta andare a verificare il testo https://www.camera.it/leg19/126?leg=19&idDocumento=2822

La legge, oltre ad abolire i collegi uninominali, introduce un sistema proporzionale prevedendo inoltre un premio di 70 seggi alla Camera (35 al Senato) da assegnarsi o direttamente al primo turno alla coalizione che raggiunga il 40% dei voti oppure dopo un ballottaggio tra le due coalizioni che dovessero aver superato il 35%.

Sembra chiaro? Non lo è affatto.

Perché con quel 40% dei 314 seggi distribuiti con il proporzionale sommato al premio di 70 seggi (totale 196) non si raggiunge la maggioranza assoluta dei 400 deputati. Per quella servono almeno due punti percentuali in più.

E se nessuna coalizione arriva al 35%? Il premio non scatta nemmeno: opera il proporzionale puro, senza alcun correttivo.

La tanto sbandierata promessa di governabilità certa, secondo la narrazione dei proponenti, svanisce.

E, ancora, il controbilanciamento garantista rispetto al rischio di eccessive maggioranze parlamentari? Per esserci, c’è: il premio non può portare la coalizione vincente oltre i 230 seggi. Ma si tratta di un meccanismo di garanzia solo apparente, dato che con le percentuali realistiche oggi in campo nessuna coalizione si avvicina neanche lontanamente al 51% necessario per far scattare quel tetto. È di fatto una clausola di facciata visto che non bilancia nulla: nasconde solo l’assurdità di una legge che riesce ad essere perfino peggio del già pessimo sistema attuale nel sacrificare la rappresentatività oltre la soglia della ragionevolezza (come raccomandato invece dalla giurisprudenza costituzionale citata, paradossalmente, nella stessa relazione introduttiva alla legge).

Il vero obiettivo politico

La motivazione dichiarata, evitare il rischio pareggio, è una narrazione mendace, per essere chiari. Una classe politica degna non deve cercare escamotage per impedire un pareggio elettorale, ma deve invece essere in grado di recepire e gestire tale possibile esito quando lo stesso è legittimamente lo specchio fedele delle posizioni politiche dell’elettorato. In altre parole una classe politica non deve ergersi a supplente nell’attribuire pesi diversi, e oltretutto così tanto diversi, ai voti espressi.

Qual è allora la vera motivazione che ha portato a questo DDL?

Una prima motivazione, di natura prettamente tattica rispetto ai sondaggi attuali: la “provvidenziale” (per il centrodestra) cancellazione dei collegi uninominali che, soprattutto al Sud, favorirebbero un centrosinistra con candidature correttamente coordinate.

Ma la motivazione vera, strategica, è quella potenzialmente più destabilizzante per il corretto funzionamento degli equilibri istituzionali. Dopo il fallimento del presidenzialismo, poi del premierato, questa legge tenta di introdurre surrettiziamente un premierato di fatto attraverso la via elettorale.

Come?

L’obbligo per i partiti di indicare preventivamente il nome del candidato alla presidenza del Consiglio da indicare al Presidente della Repubblica non è né può essere vincolante (l’articolo 92 della Costituzione è chiaro), ma sicuramente è un pesantissimo condizionamento politico nonché una sostanziale invasione delle prerogative del Capo dello Stato.

La sola riforma sensata

Se proprio si vuole riformare la legge elettorale, indecentemente per l’ennesima volta a un anno dalle elezioni, esiste una sola strada auspicabile: un sistema proporzionale vero, con una soglia di sbarramento seria: 3 o 4%, con l’aggiunta delle preferenze.

Non perché il proporzionale sia la soluzione a tutti i mali della democrazia italiana. Ma perché è l’unico sistema che rimette i partiti di fronte alla necessità di dirci chi sono e quali istanze si propongono di rappresentare.

Con le preferenze, è l’unico sistema che restituisce a ogni elettore il diritto elementare di scegliere il proprio rappresentante e di far pesare correttamente il suo diritto di cittadinanza. È l’unico sistema, inoltre, che rimette veramente al centro di una repubblica parlamentare quale siamo, è bene ricordarlo, il Parlamento.

Stabilità o immobilismo?

La stabilità politica, d’altra parte, non si produce con le norme: è una questione politica, non normativa. Dipende dalla coesione delle coalizioni, dalla qualità della classe dirigente, dalla capacità di costruire un consenso reale.

Ma soprattutto la stabilità non va confusa con la mera durata dei governi. Un governo può durare cinque anni ed essere paralizzato, ostaggio dei veti incrociati di alleati incompatibili tenuti insieme solo dalla legge elettorale che li ha forzati nella stessa coalizione. Non è stabilità, è immobilismo travestito.

La stabilità virtuosa è quella la cui “fecondità” è garantita dalla reale e continuata coesione politica delle maggioranze e che può perfino prevedere più Governi nella stessa legislatura. Nessuna legge elettorale ha mai prodotto stabilità in questo senso vero del termine, e questa, con i suoi premi eventuali e i suoi calcoli impossibili, meno di tutte.

Quel che resta, se la proposta venisse approvata, è una Repubblica parlamentare solo sulla Carta. Con un Parlamento nominato, un premier sostanzialmente pre-indicato e istituzioni di garanzia esposte alla maggioranza gonfiata dal premio.

Allarme è la parola giusta. Usiamola.

Marco, quel tipo sinistro

Si sostiene spesso, e a ragione, che Marco Pannella, che ho avuto l’onore di conoscere di persona, non sia riducibile alle classiche categorie di destra, centro o sinistra. E tuttavia mi sento di dire che egli sia, innanzitutto e per lo più, un figlio della sinistra, delle sinistre. Quale sia la sua matrice culturale è noto: l’ideale liberalsocialista, per qualche anno incarnato dal Partito d’Azione. Prima e più di tutti, però, già negli anni Cinquanta, egli comprende che la parabola azionista si è conclusa. Non era realistico provare a riesumarla. Quell’ideale andava diversamente vissuto e declinato, trasposto in altre lotte e in altri luoghi dell’agone pubblico. 

Marco, insomma, rispetto alla stessa vicenda radicale e della sinistra liberale, incarna una nuova consapevolezza: antichi steccati vanno superati, vita e politica vanno ricongiunte. Ecco la nuova frontiera. Politica e vita: qui si situano mille e mille battaglie, dal federalismo europeo al divorzio, dal voto ai diciottenni alla fine dei lager psichiatrici, dalla depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza al superamento dei proibizionismi, dall’abolizione dell’ergastolo alla lotta contro lo sterminio per fame,dall’umanizzazione delle carceri al “no” al rinnovo delle “servitù militari” e altre ancora.

Se provassimo a condensare il tutto, la formula ci verrebbe donata dallo stesso Pannella: “per la vita del diritto e il diritto alla vita”.

E a Marco mi viene da dedicare ciò che scrisse Carlo Rosselli sul numero 1 (gennaio 1932) dei Quaderni di Giustizia e Libertà: «Il liberalismo, prima ancora che una filosofia e una politica, è un atteggiamento dello spirito. Liberali non si nasce, si diventa. E si diventa attraverso uno sforzo incessante di conoscenza degli altri e di sé, attraverso un perpetuo esercizio delle proprie facoltà. 

La fede del liberale è una fede virile fondata sulla ragione. In questa sua razionalità sta ad un tempo la sua debolezza e la sua forza. Debolezza, perché esclude le rivelazioni folgoranti, le conversioni d’impeto; forza, perché una volta conquistata dà a chi la possiede un senso più pieno e sicuro della vita. 

Nessun errore maggiore che vedere nel liberale uno scettico, un passivo. Il liberale è un credente che afferma la libertà dello spirito umano, che proclama l’uomo unico fine, che ha fede nella perfettibilità del genere umano, che è animato da una insoddisfazione perenne per tutte le posizioni acquisite, per tutte le lotte conchiuse e le mortifere quieti. 

Il liberale è un combattente, un intervenzionista nato: è tout court l’uomo moderno. 

Nella sfera individuale esso reclama l’autonomia della coscienza, il rispetto di una sfera invarcabile di indipendenza dell’uomo. Nella sfera associata esso reclama autonomia per tutti gli spontanei raggruppamenti di uomini, gruppi, classi, chiese, nazioni e la ripulsa da ogni violenza. 

Le due sfere sono indissolubilmente connesse. La libertà non ha senso riferita all’uomo isolata. L’uomo vive associato e il concetto di libertà è necessariamente universale. Una libertà di singoli, di caste, di classi, di superuomini non è libertà: è privilegio».

Marco, poi, ha originalmente trasposto a livello nazionale e globale le luminose esperienze nonviolente del Mahatma Gandhi o di Martin Luther King.

Al Palazzo della Cancelleria, la pace come sfida al diritto e alla storia

Domani, Giovedì 21 maggio, nella cornice rinascimentale del Palazzo della Cancelleria, l’Arcisodalizio della Curia Romana tiene il suo dies annualis — l’appuntamento culturale solenne che, con cadenza annuale, mobilita le competenze giuridiche ed ecclesiastiche dei suoi sodali attorno a un tema di rilievo civile e dottrinale. Il titolo scelto per questa edizione, La pace disarmata e disarmante, risuona con forza in un momento in cui il quadro internazionale è segnato da conflitti aperti e da una profonda crisi delle istituzioni multilaterali che avevano garantito, almeno formalmente, la sicurezza collettiva nel secondo dopoguerra. La formula — ripresa dalla tradizione evangelica e dal magistero contemporaneo — non indica rinuncia alla realtà, ma propone uno sguardo che trasforma la pace da esito di equilibri di forza a categoria morale ed ordinamentale, capace di interpellare tanto il canonista quanto lo studioso di relazioni internazionali.

Dal Codice di Camaldoli alla giustizia come fondamento

L’apertura lavori è affidata al prof. Giulio Alfano, Preside della Facoltà di Scienze della Pace della Pontificia Università Lateranense, con una relazione su Pace e giustizia nel Codice di Camaldoli. Il riferimento è al documento redatto nel luglio 1943 da un gruppo di intellettuali cattolici riuniti presso il monastero casentinese, il cui testo originale porta il titolo “Per la comunità cristiana”, e che pose fra i fini primari dello Stato la giustizia sociale e la salvaguardia della libertà. In quel testo si concepiva la pace non come mera assenza di guerra, ma come effetto di una molteplicità di rapporti fondati sulla giustizia e sulla solidarietà: una visione che avrebbe segnato profondamente l’impianto valoriale della Costituzione repubblicana. Riletto oggi, il Codice di Camaldoli appare non soltanto come documento storico del cattolicesimo politico italiano, ma come proposta teorica ancora capace di illuminare il nesso fra ordinamento giuridico e tensione alla pace.

Il magistero dei Papi del terzo millennio e il ruolo della Santa Sede

A seguire, il dott. Antonio Preziosi, Direttore del TG2 RAI, affronta La pace e i Papi del terzo Millennio: un arco che va da Giovanni Paolo II — con la sua lettura della pace come frutto della conversione e del rispetto dei diritti della persona — attraverso Benedetto XVI e Francesco, fino all’attuale pontefice Leone XIV, il cui magistero si inserisce in una stagione di conflitti aperti in Europa e in Medio Oriente. Il terzo intervento è del prof. Raffaele Coppola, Direttore del Centro di Ricerca “Renato Baccari” dell’Università di Bari, su La Santa Sede e le nuove frontiere per la pace: una riflessione sul ruolo diplomatico e normativo della Santa Sede in un contesto internazionale in rapido mutamento, dove la sua voce — priva di strumenti di coercizione ma ricca di autorità morale e di canali di mediazione — assume una peculiare rilevanza proprio nella misura in cui gli attori statali si mostrano incapaci di governare le crisi.

La pace nel labirinto geopolitico contemporaneo

La sessione pomeridiana è affidata al prof. Andrea Margelletti, Presidente del CeSI — Centro Studi Internazionali, think tank fondato nel 2004 la cui attività si è sempre focalizzata sull’analisi delle relazioni internazionali e delle dinamiche di sicurezza e difesa, con attenzione alle aree di crisi e alle dinamiche di radicalizzazione. Margelletti è Consigliere del Ministro della Difesa e consulente istituzionale del Parlamento italiano: il suo intervento su Prospettive di pace nell’odierno contesto geopolitico porterà nel dies annualis dell’Arcisodalizio la voce di chi da anni legge il disordine mondiale senza illusioni. Il suo giudizio sull’attuale situazione è netto: in Europa occidentale da settant’anni si è pensato solo all’economia, e questa inerzia strategica è diventata essa stessa un’arma nelle mani degli avversari. L’intervento di Margelletti rappresenterà probabilmente il polo di tensione più visibile del convegno: la pace “disarmata e disarmante” non può essere ingenuity o rimozione dei conflitti, ma deve misurarsi con la realtà di un sistema internazionale in cui la forza resta variabile fondamentale.

I lavori, aperti dai saluti istituzionali di S.E.R. Mons. Alejandro Arellano Cedillo, Decano del Tribunale Apostolico della Rota Romana, e di Mons. Francesco Viscome, Primicerio dell’Arcisodalizio, si inseriscono nella missione dell’istituzione, che da oltre tre secoli promuove la formazione spirituale e giuridica di coloro che prestano servizio negli organismi giuridici della Curia Romana e dei Tribunali della Chiesa. L’evento è aperto alla partecipazione previa adesione all’indirizzo infoarcisodalizio@gmail.com.

 

Locandina dell’evento

https://www.arcisodalizio.it/riunioneculturalemaggio2023/

La grande opera invisibile: collegare cultura, territori e lavoro

Il turismo come infrastruttura civile

C’è un errore che continua a ripetersi nel dibattito pubblico: considerare il turismo un settore secondario, stagionale o legato soltanto al tempo libero. Eppure il turismo non è un passatempo dell’economia. È cultura che cammina, memoria che incontra il presente, identità che diventa relazione. È un’infrastruttura civile prima ancora che un comparto produttivo.

Lo avevano compreso persino i Feaci dell’Odissea. Nel poema attribuito a Odissea, i Feaci non rappresentano soltanto un approdo per Ulisse: incarnano una società capace di prosperare attraverso l’ospitalità, gli scambi, la mobilità e il rispetto dello straniero. Un popolo che aveva capito una verità semplice e profondissima: chi accoglie non perde sé stesso, ma si allarga.

Quella lezione antica appare oggi sorprendentemente moderna. L’Italia possiede una ricchezza che nessuna innovazione artificiale potrà mai replicare: la stratificazione della sua cultura, dei suoi paesaggi, delle sue botteghe e della sua memoria. Eppure continuiamo a sottovalutare il valore strategico del turismo culturale, letterario e artigianale.

Il turismo letterario non è una nicchia per pochi appassionati. È un viaggio dentro la memoria collettiva, un modo per trasformare libri, luoghi e tradizioni in esperienza viva. Perché certi territori non si visitano soltanto: si leggono. E certe pagine non si leggono soltanto: si abitano.

Cultura, artigianato e lavoro diffuso

Pensiamo all’Salone Internazionale del Libro di Torino. Non è soltanto una manifestazione culturale: è un motore economico che coinvolge alberghi, ristoranti, trasporti, librerie, editori e lavoratori dei servizi. La cultura, allora, smette di essere percepita come una voce di spesa e torna a essere ciò che davvero è: un investimento che produce lavoro, movimento e prestigio.

Per questo realizzare eventi culturali diffusi nei territori sarebbe un segnale politico forte. Festival letterari, fiere dell’artigianato, percorsi narrativi e manifestazioni locali non sono semplici appuntamenti di calendario: sono semi.

E i semi, quando trovano terra fertile, non chiedono permesso per diventare paesaggio.

Accanto al turismo letterario vive quello dell’artigianato, troppo spesso ignorato ma decisivo per le economie locali. Dietro una bottega che lavora legno, ceramica o tessuti non esiste soltanto un’attività commerciale: c’è sapere tramandato, identità territoriale e dignità del lavoro.

Quando un visitatore entra in una bottega non acquista soltanto un oggetto. Porta via una storia, e lascia in cambio riconoscimento.

Da queste reti culturali dipende la sopravvivenza di migliaia di ristoratori, albergatori, guide e piccoli commercianti. Sono loro a sostenere l’accoglienza quotidiana del Paese. Ed è qui che emerge il nodo politico. Non può esistere una politica del turismo senza una seria politica dei servizi e della mobilità. Il turismo non vive di slogan. Vive di treni che funzionano, collegamenti efficienti, città accessibili e territori messi nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale.

Il Sud e la questione della mobilità

Pensiamo alle città di mare e, più in generale, al Sud Italia.

Il Mezzogiorno è una parte del Paese baciata dalla natura e dalla storia: mari straordinari, montagne, borghi, archeologia e tradizioni. E allora la domanda diventa inevitabile: perché un patrimonio simile continua spesso a esprimere soltanto una parte del proprio potenziale?

Troppo spesso il Sud viene evocato nella propaganda politica o raccontato attraverso stereotipi. Ma la questione reale è un’altra. Se un turista arriva nel Sud Italia, come si muove? Che servizi trova? Quanto è facile raggiungere borghi, coste e aree interne? Non basta possedere paesaggi che il mondo ci invidia se poi la mobilità diventa un ostacolo invece che un ponte.

La vera valorizzazione di un territorio non si misura nelle fotografie da cartolina, ma nella capacità di renderlo accessibile, vivibile e competitivo.

Il Sud non è povero di risorse. Rischia semmai di essere impoverito dalla mancanza di continuità negli investimenti e da una visione troppo frammentaria. E questo non penalizza soltanto i turisti: penalizza chi vive e lavora lì, gli artigiani, i ristoratori, gli albergatori, i giovani e le famiglie che ogni giorno tengono aperta la porta dell’accoglienza.

Investire nel Mezzogiorno significa investire nell’Italia intera.

Dalla manutenzione dell’emergenza all’ingegneria dello sviluppo

Ed ecco la grande chiamata alla quale la politica non può sottrarsi. Esiste un principio semplice: l’acquolina vien mangiando. Vale per le persone e vale per i territori. Quando si creano opportunità reali, servizi efficienti e infrastrutture credibili, i territori smettono di sopravvivere e cominciano a crescere.

Per progettare grandi opere servono visione e competenze.

Serve l’ingegneria meccanica e serve il meccanico. Sono professionalità nobili e indispensabili, ma non sono la stessa cosa. Il meccanico ripara ciò che esiste. L’ingegnere progetta ciò che ancora manca. E forse qui si nasconde una metafora che riguarda anche la politica. Troppo spesso si governa come se bastasse intervenire quando i problemi diventano emergenze, quasi da officina permanente della crisi. Ma un Paese non cresce soltanto riparando guasti. Cresce quando progetta. Il turismo, la cultura e la mobilità hanno bisogno esattamente di questo: non di manutenzione occasionale, ma di ingegneria dello sviluppo.

Perché le grandi opere non sono soltanto ponti e ferrovie. Grandi opere sono anche reti culturali, servizi efficienti e territori connessi.

L’ultimo anello della catena — il lavoratore precario, il piccolo artigiano, il ristoratore, l’albergatore familiare — è anche il più vulnerabile. Eppure è proprio lì che nasce il valore autentico dell’esperienza turistica. Dare voce agli ultimi non è retorica. È una scelta economica e morale. Quando si investe nei territori, nella cultura diffusa e nei servizi, si crea occupazione, si trattengono competenze e si genera un effetto reale sul PIL. Serve allora un cambio di paradigma. Il turismo deve uscire dalla logica dell’emergenza e diventare una visione strategica nazionale.

I Feaci dell’Odissea ci ricordano che l’ospitalità non è improvvisazione, ma civiltà organizzata. E forse il nostro tempo ha proprio bisogno di questo: meno propaganda e più infrastrutture, meno narrazioni episodiche e più responsabilità, meno promesse e più possibilità concrete di muoversi, lavorare e creare valore.

Perché difendere il turismo significa difendere molto più di un comparto economico. Significa difendere cultura, lavoro e dignità. E forse il vero risveglio comincerà quando smetteremo di domandarci quanto costa investire nella cultura e inizieremo finalmente a chiederci quanto ci costa continuare a vivere senza un progetto di bellezza condivisa.

Pechino, Xi (incontrando Putin): inaccettabile una ripresa del conflitto in Iran

Roma, 20 mag. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha definito “urgente” una “cessazione completa delle ostilità” in Medio Oriente, definendo “inaccettabile una ripresa del conflitto”. Nel corso dell’incontro a Pechino con il presidente russo Vladimir Putin, il leader cinese ha definito “particolarmente importante impegnarsi nei negoziati”, secondo quando riportato dalla China Central Television.

Il presidente cinese ha sottolineato che “una rapida conclusione del conflitto ridurrà gli ostacoli
alla stabilità dell’approvvigionamento energetico, al funzionamento delle catene di produzione e di approvvigionamento e all’ordine commerciale internazionale”.

Nato, il Pentagono riduce da quattro a tre le Brigate da combattimento assegnate all’Europa

Roma, 20 mag. (askanews) – Il Dipartimento della Guerra statunitense ha ridotto da quattro a tre il numero totale di Brigate da Combattimento (Bct) assegnate all’Europa. Questo riporta il numero di Bct presenti in Europa ai livelli del 2021. Lo ha annunciato il portavoce capo del Pentagono, Sean Parnell, su X.

“Tale decisione – spiega Parnell – è il risultato di un processo complesso e articolato, incentrato sulla configurazione delle forze statunitensi in Europa. Ciò comporterà un temporaneo ritardo nel dispiegamento delle forze statunitensi in Polonia, un alleato modello per gli Stati Uniti”.

“Il Dipartimento determinerà la destinazione finale di queste e altre forze statunitensi in Europa sulla base di un’ulteriore analisi dei requisiti strategici e operativi degli Stati Uniti, nonché della capacità dei nostri alleati di contribuire con le proprie forze alla difesa dell’Europa. Questa analisi – sottolinea Parnell – è volta a promuovere l’agenda ‘America First’ del presidente Trump in Europa e in altri teatri operativi, anche incentivando e consentendo ai nostri alleati Nato di assumersi la responsabilità primaria della difesa convenzionale dell’Europa”.

“Il Segretario Hegseth – aggiunge il portavoce del Pentagono – ha parlato oggi con il vice premier polacco Kosiniak-Kamysz e il Dipartimento rimarrà in stretto contatto con le controparti polacche nel corso di questa analisi, anche per garantire che gli Stati Uniti mantengano una forte presenza militare in Polonia. La Polonia ha dimostrato sia la capacità che la determinazione a difendersi. Gli altri alleati della Nato dovrebbero fare altrettanto. Il Dipartimento fornirà ulteriori informazioni al momento opportuno e nel contesto appropriato”, conclude Parnell.

Playoff Nba, New York rimonta da -22 e vince Gara1

Roma, 19 mag. (askanews) – Sotto di 22 lunghezze a meno di 8 minuti dalla fine del quarto periodo, i New York Knicks hanno realizzato la più grande rimonta nella loro storia, forzando il supplementare e dominandolo in gara-1 contro i Cleveland Cavaliers fino al 115-104 finale. Un successo incredibile propiziato dalle magie di un Jalen Brunson da 38 punti, assolutamente cruciale nel parziale di 44-11 con cui i Knicks hanno chiuso la partita. Ai Cavs non bastano i 29 punti di Donovan Mitchell (ma solo 3 tra quarto periodo e supplementare) e i 15 di James Harden, ripetutamente puntato e battuto nel finale di gara dai Knicks. Per New York è l’ottava vittoria consecutiva in questi playoff, portandosi sull’1-0 nella serie nella maniera più rocambolesca possibile

Finale Eastern Conference (3) New York Knicks vs (4) Cleveland Cavaliers 10

Gara 1: New York Knicks-Cleveland Cavaliers 115-104 Gara 2: New York Knicks-Cleveland Cavaliers 22/5 ore 2.00 Gara 3: Cleveland Cavaliers-New York Knicks 24/5 ore 2.00 Gara 4: Cleveland Cavaliers-New York Knicks 26/5 ore 2.00 Gara 5: New York Knicks-Cleveland Cavaliers* 28/5 ore 2.00 Gara 6: Cleveland Cavaliers-New York Knicks* 30/5 ore 2.00 Gara 7: New York Knicks-Cleveland Cavaliers* 1/6 ore 2.00

Finale Western Conference (1) Oklahoma City Thunder vs. (2)San Antonio Spurs 0-1

Gara 1: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 115-122 Gara 2: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs 21/05 ore 2.30 Gara 3: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 23/05 ore 2.30 Gara 4: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 25/05 ore 2.00 Gara 5: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs* 27/05 ore 2.30 Gara 6: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder* 29/05 ore 2.30 Gara 7: Oklahoma City Thunder-San Antonio Spurs* 31/05 ore 2.00

*se necessario

Al Senato Usa passa il primo sì per stop a guerra con Iran

Roma, 20 mag. (askanews) – Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una legge che mira a costringere il presidente Donald Trump a ritirarsi dalla guerra contro l’Iran. Il voto ha dimostrato che i repubblicani che si oppongono alla volontà del presidente sono in crescita.

Da quando Trump ha ordinato l’attacco all’Iran alla fine di febbraio – spiega la Associated Press -, i democratici hanno ripetutamente sottoposto al voto risoluzioni sui poteri di guerra che obbligherebbero Trump a ottenere l’approvazione del Congresso per la guerra o a ritirare le truppe. Finora, i repubblicani erano riusciti a raccogliere i voti necessari per respingere tali proposte, ma il senatore della Louisiana Bill Cassidy, reduce da una sconfitta alle primarie in cui Trump aveva appoggiato il suo avversario, ha cambiato schieramento fornendo durante la seduta di martedì il voto decisivo per l’approvazione della legge.

Il risultato di 50 voti a favore e 47 contrari ha dimostrato il numero, seppur esiguo, di repubblicani che hanno votato per fermare la guerra con l’Iran. La legge sarà sottoposta ad un voto finale, ma la tempistica non è stata immediatamente chiarita. I senatori repubblicani Rand Paul del Kentucky, Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell’Alaska avevano già votato a favore di risoluzioni simili sui poteri di guerra e lo hanno fatto di nuovo martedì. Cassidy ha votato a favore della legge per la prima volta.

Dopo la sconfitta alle primarie della scorsa settimana, Cassidy è tornato a Washington affermando di essere orgoglioso del suo lavoro a difesa della Costituzione e che avrebbe valutato attentamente come votare su diverse priorità dell’amministrazione Trump, riporta la Ap.

Calcio: il City si ferma sul pari, Arsenal campione d’Inghilterra

Roma, 19 mag. (askanews) – L’Arsenal torna sul trono d’Inghilterra. Il pareggio del Manchester City contro il Bournemouth consegna matematicamente la Premier League ai Gunners, che nella serata di lunedì avevano battuto 1-0 il Burnley portandosi a +5 in classifica. La squadra allenata da Pep Guardiola non riesce così a tenere aperta la corsa al titolo e nel nord di Londra può iniziare la festa biancorossa.

Per l’Arsenal si tratta del quattordicesimo titolo nazionale della propria storia, ma soprattutto del primo conquistato in panchina da Mikel Arteta. Arrivato nell’inverno del 2019 dopo l’esonero di Unai Emery, il tecnico spagnolo ha progressivamente riportato il club ai vertici del calcio europeo, riconquistando la Champions League e trasformando i Gunners in una squadra stabile nella lotta per il vertice.

Negli ultimi anni l’Arsenal aveva sfiorato più volte il traguardo, chiudendo tre stagioni consecutive al secondo posto proprio alle spalle del Manchester City. Stavolta, però, i londinesi riescono a completare l’opera grazie a una stagione di grande continuità, coronata dal successo decisivo contro il Burnley e dal (mezzo) passo falso della squadra di Guardiola.

La stagione dell’Arsenal potrebbe però diventare storica. I Gunners, infatti, sono attesi anche dalla finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain, in programma il prossimo 30 maggio a Budapest, con la possibilità di centrare uno straordinario double tra Premier League ed Europa.

Aceto Balsamico, annunciata la candidatura come patrimonio Unesco

Modena, 19 mag. (askanews) – Il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP annuncia la candidatura all’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Lo ha comunicato il presidente Cesare Mazzetti all’assemblea pubblica del Consorzio in corso a Modena.

“Partiamo dal fatto che il prodotto è fortemente legato al territorio, ha una cultura secolare – ha spiegato Mazzetti -. Oggi ci sono 6.000 famiglie solo nella zona di Modena e Reggio Emilia che producono l’aceto in casa e partecipano al Palio di San Giovanni per vedere chi l’ha fatto più buono. E’ una cosa che non si trova in nessun’altra parte del mondo”.

La candidatura sarà presentata insieme ai consorzi del Tradizionale di Modena e di Reggio Emilia, le due Dop, alle consorterie e alle istituzioni. “Vogliamo stabilire Modena come centro d’attrazione del balsamico, anche turistica – ha aggiunto il presidente -. Così come è stato fatto per il Prosecco, con grande successo di pubblico che speriamo di replicare”.

Sui tempi Mazzetti è cauto: “Non saranno brevi. Dobbiamo istruire la pratica e l’Italia ha appena avuto il riconoscimento per la cucina italiana, quindi dobbiamo cercare di inserirci come altro prodotto da presentare”.

Il Consorzio è il prodotto più esportato tra le indicazioni geografiche italiane: il 93% della produzione va all’estero, per un totale di 300 milioni di bottiglie.

A Cannes presentate le prime immagini di “Girato a Cinecittà”

Roma, 19 mag. (askanews) – È stato presentato in anteprima all’Italian Pavilion del Festival di Cannes il progetto di “Girato a Cinecittà”, il film diretto da Roland Sejko che nel 2027 racconterà i primi 90 anni dei celebri studi. Dal 1937 ad oggi sono stati realizzati più di 3000 film e decine tra i più importanti registi, divi, artisti, grandi artigiani, maestranze, hanno reso mitici gli studi cinematografici romani.

Il documentario entrerà in questa città del cinema per raccontarla dall’interno: attraverso le riprese di oggi, i materiali d’archivio e le testimonianze di registi, attori, produttori, professionisti italiani e internazionali, che l’hanno abitata, attraversata, costruita, come ha raccontato proprio a Cannes il regista Roland Sejko: “Io credo che la storia di Cinecittà sia una storia italiana più che solo cinematografica. C’è un mondo da raccontare, praticamente, è di sicuro difficile perché è molto largo ma di sicuro merita di essere raccontato”.

Oggi Cinecittà vive una nuova stagione produttiva, con teatri rinnovati e lavorazioni che ne confermano la centralità internazionale. E l’ Amministratore delegato di Cinecittà Manuela Cacciamani a Cannes ha rivelato che in vista di questo 90esimo compleanno già si stanno facendo grandi preparativi: “Stiamo immaginando appuntamenti istituzionali e non, apriremo le porte di Cinecittà soprattutto ai più piccoli, agli amanti di cinema, agli appassionati, agli studenti universitari. Per cui sarà un momento di confronto, di generazioni a confronto, di maestranze giovani e acclamate, artisti. Insomma siamo in grande fermento”.

Ariete torna ad esibirsi live con il Club Tour 2026

Milano, 19 mag. (askanews) – Ariete torna ad esibirsi live con il Club Tour 2026, prodotto e organizzato da Bomba Dischi. Le date la vedranno protagonista di 7 appuntamenti autunnali in un viaggio musicale che la porterà nei palchi dei principali club italiani, nella dimensione più intima e viscerale del live, pronta a vivere ancora una volta un momento di unione tanto desiderato con la sua gente. I biglietti sono già disponibili su www.iosonoariete.it. Il Club Tour 2026 partirà a Roma il 7 novembre all’Atlantico, per proseguire a Milano il 19 novembre all’Alcatraz, a Torino il 21 novembre al Teatro Concordia, a Padova il 25 novembre all’Hall, a Firenze l’1 dicembre al Viper Theatre, per poi concludersi a Bitritto (BA) l’11 dicembre al Palatour. Con il Club Tour 2026, Ariete è pronta a riabbracciare il suo pubblico e a portare la sua musica nei luoghi in cui la connessione tra l’artista e chi la ascolta si sviluppa nel modo più autentico. Canzone dopo canzone, i live prenderanno vita con l’intensità e l’intimità che da sempre contraddistinguono le sue performance, in uno spazio in cui le emozioni circolano liberamente e le storie di Ariete diventano collettive. L’annuncio è stato anticipato ieri dal trailer che ARIETE ha pubblicato sui suoi canali social. Un video dall’estetica anni Novanta – prodotto da Duit S.r.l. per la regia di Tommaso Arnaldi – con la consistenza di un sogno lucido e il richiamo all’urgenza visiva del cinema di Larry Clark. Non una semplice narrazione, ma uno skit, un flusso di coscienza in costante movimento tra memoria, desiderio e quotidianità: Arianna esplora l’ambiente che la circonda osservandolo come se fosse spettatrice della realtà, della sua stessa vita, dei suoi posti del cuore e degli anni che ha attraversato. Tra le note e le immagini emerge un ritratto della realtà di oggi, dipinta tra caos e bellezza, fino a quando, nascosti tra le cose di casa, si rivelano indizi che portano alle date del tour. Il tour nei club arriva a distanza di due anni e mezzo da La Notte d’Estate, il suo tour di 12 date con cui la cantautrice aveva portato il suo ultimo album La Notte nelle arene della penisola. La tournée era arrivata dopo che nel 2023 la cantautrice aveva già scritto la storia, diventando la più giovane artista donna italiana a esibirsi nei palasport. Un percorso live straordinario, che ora giunge alla nuova dimensione intima e diretta dei club.

Padel, Roma torna capitale: dall’1 al 7 giugno l’Italy Major al Foro

Roma, 19 mag. (askanews) – Dal 31 maggio al 7 giugno i campi del Foro Italico a Roma torneranno a ospitare il BNL Italy Major Premier Padel, uno dei quattro tornei più importanti del Premier Padel Tour, il massimo circuito professionistico mondiale. A iscrizioni appena chiuse, si legge in una nota, le entry list ufficiali confermano lo status d’elite dell’appuntamento: oltre 150 coppie iscritte, quasi 250 atleti in campo, tra cui 49 dei primi 50 giocatori del Ranking mondiale FIP maschile – con l’unica eccezione dell’infortunato Pablo Cardona – e l’intera top 50 del ranking femminile.

Il torneo romano è presente nel calendario Premier Padel fin dalla prima edizione del 2022 ed è diventato nel 2023 il primo Major della storia con formula “combined”, ovvero con tabellone maschile e femminile in contemporanea. Una vocazione all’eccellenza supportata dai numeri della città: con oltre 1.500 campi e un “esercito” di praticanti, Roma è oggi la terza metropoli al mondo per diffusione del padel, preceduta soltanto dai colossi spagnoli Madrid (quasi 2.400) e Barcellona (circa 2.300), secondo i dati ufficiali della Federazione Internazionale Padel. Dal 2022 la capitale ha cambiato il mondo del padel in Italia e trainato la crescita di questo sport in tutto il Paese: oggi, sull’intero territorio, i campi hanno superato quota 10mila mentre i giocatori amatoriali abituali sono oltre 1,5 milioni, cifra che sale oltre i 2 milioni se si considerano anche i giocatori saltuari.

Sotto il profilo tecnico, i tabelloni promettono spettacolo. Nel maschile si riparte dai campioni in carica Ale Galan e Fede Chingotto – coppia numero 2 del mondo e già vincitrice di 5 titoli negli 8 tornei disputati nel 2026 – inseguiti dai numeri 1 del mondo Agustin Tapia e Arturo Coello. Riflettori puntati anche su Juan Lebron, in coppia con Leo Augsburger, e sul ritorno del duo Paquito Navarro e Martin Di Nenno, finalisti nella prima edizione. Nel tabellone femminile si apre la caccia al trono di Delfi Brea e Gemma Triay, con Paula Josemaria e Bea Gonzalez – che arrivano da cinque successi consecutivi in stagione – e la coppia Ari Sanchez-Andrea Ustero nel ruolo di principali favorite.

Ricca anche la presenza degli azzurri e delle azzurre che lo scorso anno hanno conquistato il bronzo agli Europei: nel maschile i romani Simone Iacovino e Giulio Graziotti insieme a Flavio Abbate, Alvaro Montiel, Marco Cassetta, Simone Cremona, Lorenzo Di Giovanni; nel femminile le atlete di casa Carolina Orsi, Giorgia Marchetti, Carlotta Casali, accompagnate da Giulia Dal Pozzo – che nel 2025 ha affiancato Sara Errani – Martina Parmigiani, Emily Stellato e Giulia Sussarello. E ancora, conclude la nota, Riccardo Sinicropi, altro protagonista di pagine storiche dell’Italpadel maschile, e i NextGen Matteo Platania, Giuseppe Fino e Matteo Sargolini.

In Alabama spopola lo Yaupon, il caffè dei nativi americani

Gulf Shores (Usa), 19 mag. (askanews) – A Gulf Shores, in Alabama, Usa, nel nuovo campus del Gulf Coast Eco Center, il direttore Travis Langen guida corsi e iniziative che rilanciano una bevanda ancestrale del Sud degli Stati Uniti: il tè ricavato dall’agrifoglio yaupon. Tra storia indigena, equivoci lessicali e opportunità per la biodiversità locale, il progetto del centro unisce educazione ambientale e recupero delle tradizioni. E apre la strada a una bevanda con un passato, di cui potremmo sentir parlare in futuro. “Questa pianta, molto diffusa nel Sud-est degli Stati Uniti d’America, fu scoperta dai nativi americani migliaia e migliaia di anni fa. Avevano molte usanze e tradizioni legate alla raccolta dell’agrifoglio yaupon, che veniva utilizzato per preparare una bevanda cerimoniale consumata in grandi quantità prima di una grande caccia o di una battaglia. Oppure, se un capo ospitava un altro capo, la bevevano a scopo cerimoniale. Una delle tradizioni prevedeva anche il consumo di questa bevanda durante il digiuno. Quindi, digiunando, lo stomaco si svuotava completamente e si beveva così tanto tè da vomitare. Il nome scientifico della pianta è Ilex vomitoria. Quindi, anche se la pianta non contiene sostanze chimiche che dovrebbero provocare il vomito, è il processo di berne grandi quantità a stomaco vuoto che causava questo effetto”, afferma Langen.

I coloni provenienti dall’Europa e dal resto del mondo videro i nativi americani consumare questa pianta e le diedero quel nome poco invitante, Ilex vomitoria. Scoprirono anche che conteneva caffeina, e così divenne una bevanda popolare da consumare a colazione. Divenne tanto popolare che vennero create piantagioni e la pianta fu esportata in Europa, in Inghilterra e in tutto il mondo occidentale. “Ma la Compagnia britannica delle Indie Orientali del tè vide in questo una concorrenza per il tè nero prodotto nelle colonie, dall’India alla Cina. Pertanto, emanò leggi per limitare l’importazione di questo tè. Di conseguenza, il tè perse popolarità negli Stati Uniti e in tutta Europa.Venne associato al tè dei poveri delle zone rurali, pur essendo una bevanda a base di caffeina perfettamente accettabile, e cadde completamente in disuso. Per gli ultimi cento anni, è rimasto pressoché sconosciuto il fatto che questo tè abbia una storia così ricca e che possa essere coltivato e preparato. Ma stiamo assistendo alla nascita di sempre più aziende e a un crescente interesse per questo tè”, aggiunge Langen.

Non a caso la BBC di recente gli ha dedicato grande attenzione. E anche noi di askanews lo abbiamo provato in Alabama, assaporandone il gusto piacevole e meno aspro di altre bevande con caffeina. Peraltro la curva di “risveglio” è più ampia del caffe, ci spiega Langen, assicurando un effetto più protratto nel tempo e più dolce.

Al Gulf Coast Eco Center di Gulf Shores, in Alabama – consigliato come destinazione sia da Sweet Home Alabama che da Travel South USA – si insegnano infatti anche le proprietà dello yaupon: “Crediamo diventerà molto più popolare nei prossimi anni, soprattutto considerando gli alti costi di spedizione in tutto il mondo e l’importazione di tè dall’India, dalla Cina e dal Giappone. Siamo entusiasti di vivere in una zona in cui possiamo far conoscere questo tè alle persone. Possiamo letteralmente andare nel bosco dietro casa, raccogliere queste bacche e mostrare loro che non si tratta solo di un tè gratuito da consumare, ma che è anche un toccasana per la fauna selvatica. Uccelli e altri animali adorano mangiare le bacche. È una pianta fantastica per ripristinare l’habitat naturale. E ci connette anche con la storia e con il nostro ambiente naturale. Sono davvero entusiasta di questa pianta. Abbiamo organizzato dei corsi per aiutare le persone a identificarla, a imparare come prepararla e ad apprezzarla”, aggiunge.

Nel 2018 è stata fondata l’ American Yaupon Association (AYA) per mettere in contatto gli appassionati di yaupon e garantire che il settore, in rapida ripresa, onorasse le proprie origini in modo etico. Il successo porta con sé responsabilità e l’opportunità di invertire gli schemi di colonialismo e sfruttamento che hanno afflitto altre bevande contenenti caffeina, come caffè e tè.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio di Gualtiero Benatelli

Immagini askanews

Arriva From the Rooftop 3, Coez registra in presa diretta

Milano, 19 mag. (askanews) – Venerdì 22 maggio torna From the Rooftop. Il format cult di Coez arriva in una terza inedita versione ed è anticipato dalla pubblicazione sul suo profilo Instagram e su YouTube della versione integrale di Faccio un casino e di Quelli come me. Diventato nel tempo una delle espressioni artistiche più riconoscibili e autentiche del percorso di Coez, a quasi dieci anni dalla sua nascita, dopo il secondo capitolo pubblicato nel 2022, il progetto prosegue la sua evoluzione con From the Rooftop 3, come sempre registrato interamente in presa diretta, questa volta a Firenze, che tra l’altro sarà la città che ospiterà la partenza del nuovo tour dell’artista romano. Nato come progetto video parallelo e più intimo rispetto alle produzioni principali di Coez, diventato poi anche un album, From The Rooftop prende forma dall’idea di spogliare le canzoni della loro veste originale per portarle verso una dimensione alternativa. From The Rooftop negli anni ha definito alcuni elementi ormai centrali nel format: ogni edizione contiene brani cult riarrangiati tratti del suo repertorio, almeno due cover, tra cui una appartenente alla scena rap, affiancata da reinterpretazioni più indie e cantautorali, e dal secondo capitolo in poi da collaborazioni inedite. Un equilibrio che riflette le due anime musicali dell’artista e che, con questo nuovo volume, rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione di un progetto che continua a rinnovarsi senza perdere la propria coerenza artistica e sonora. Confermando, infatti, tutti gli elementi dei precedenti capitoli, apre ad una novità: canzoni nuove direttamente in versione “Rooftop”. From the Rooftop 3 vedrà al suo interno Niente da nascondere, il primo inedito presente nella tracklist, seguito da Faccio un casino, canzone certificata sei volte disco di platino, e dal brano Blatte in duetto con Colombre. La tracklist contiene inoltre Cielo di sabbia, brano culto tra i fan tratto da “Fenomeno Mixtape”, che lascia poi spazio al secondo duetto del progetto sulle note del mashup Parla piano/You Are My Lady, cantato nella versione originale da La Pina con Giuliano Palma, reinterpretato in duetto con California. La tracklist continua con Quelli come me, brano recentemente nato dalla collaborazione con Juli, continua con la versione “Rooftop” di Ci vuole una laurea, singolo pubblicato in occasione della collaborazione con Zerocalcare per la sua serie Netflix “Due Spicci” e si chiude con una nuova interpretazione di Le parole più grandi, riproposta a oltre dieci anni dalla sua prima pubblicazione, a coronare il legame tra passato e presente all’interno di un progetto che continua a reinventarsi mantenendo intatta la propria identità. From The Rooftop 3 è prodotto e arrangiato da Colombre, mixato e masterizzato da David “dvd” Matteucci. I video sono stati girati da Tommaso Biagetti, Giovanni Macedonio e Borotalco TV e registrati presso il Grand Hotel Baglioni di Firenze. Questa nuova release arriva subito dopo la pubblicazione del brano Ci vuole una laurea (from the Netflix Series “Due Spicci”), il nuovo singolo di Coez presente nel trailer e nella colonna sonora della nuova serie di animazione “Due Spicci” creata, scritta e diretta da Zerocalcare, prodotta da Movimenti Production, parte di Banijay Kids & Family, in collaborazione con BAO Publishing che arriverà, solo su Netflix, il 27 maggio. I prossimi mesi vedranno inoltre COEZ live in alcune delle più suggestive location open air d’Italia con COEZ LIVE 2026 – From the Rooftop, portando nella dimensione live il suo progetto From the Rooftop. Il format approderà in location dall’atmosfera unica che diventeranno specchio delle canzoni, costruite in modo essenziale e diretto, creando una dimensione familiare con il pubblico. Coez live 2026 – From the Rooftop, prodotto da Vivo Concerti, arriva dopo il successo del tour dello scorso autunno, che lo ha visto protagonista di numerosi live nei principali palazzetti d’Italia. Il tour prenderà il via con i due sold out dell’8 e il 9 luglio all’Anfiteatro delle Cascine di Firenze, per poi proseguire l’11 luglio all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei (NA), il 16 luglio al Lake Sound Park di Cernobbio (CO), il 18 luglio al No Borders Music Festival ai Laghi di Fusine di Tarvisio (UD), il 22 luglio in Piazza dei Cavalieri a Pisa, il 25 e il 26 luglio all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS, sold out), il 30 luglio in Piazza Monastero Colonna a Trani (BAT), l’1 e il 2 agosto nuovamente all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS) (prima data sold out), il 4 agosto alla Rocca Maggiore di Assisi, il 28 agosto a Palazzo Te di Mantova, il 2 e il 3 settembre allo Sferisterio di Macerata (seconda data sold out), il 5 e il 6 settembre al Teatro Romano di Verona (prima data sold out), il 10 settembre al Teatro Antico di Taormina (ME) per concludersi il 12 e 13 settembre al Teatro di Verdura di Palermo (prima data sold out).