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Iran, Trump: un grande giorno per la pace mondiale. L’accordo con Teheran "vittoria totale e completa" Usa

Roma, 8 apr. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno ottenuto una “vittoria totale e completa” concludendo un accordo di cessate-il-fuoco di due settimane con l’Iran. Lo ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un’intervista alla France Presse.

“Una vittoria totale e completa. Al cento per cento. Non c’è alcun dubbio su questo”, ha sottolineato il presidente americano in una breve intervista dopo l’annuncio dell’accordo. Riguardo a ciò che accadrà all’uranio arricchito dall’Iran, Trump ha assicurato che la questione sarà “perfettamente risolta”. “Sarà perfettamente risolta, altrimenti non avrei accettato”, ha insistito.

Trump ha inoltre ritenuto che la Cina abbia svolto un ruolo decisivo in questo processo diplomatico, affermando di pensare che Pechino abbia spinto Teheran a negoziare un cessate-il-fuoco nella guerra che la contrappone a Israele e Stati Uniti. “È ciò che sento dire”, ha risposto, interpellato sull’eventuale coinvolgimento di Pechino nel portare Teheran, suo alleato, a negoziare una tregua.

Sempre più determinato a presentare il cessate-il-fuoco di due settimane come una vittoria degli Usa, Trump ha anche rilanciato su Truth “un grande giorno per la pace mondiale!”. “L’Iran vuole che accada, ne ha avuto abbastanza! Così come tutti gli altri!”, ha scritto Trump su Truth Social. “Gli Stati Uniti d’America aiuteranno a gestire il traffico accumulato nello stretto di Hormuz”, ha aggiunto, senza fornire ulteriori dettagli.

L’Iran ha accettato di riaprire lo stretto di Hormuz come parte del cessate-il-fuoco, ma ha chiarito che tutto il traffico dovrà essere coordinato con Teheran: una differenza rispetto alla situazione precedente alla guerra.

Israele: l’accordo concluso da Usa e Teheran non include il Libano

Roma, 8 apr. (askanews) – L’accordo di cessate-il-fuoco concluso tra Stati Uniti e Iran “non include il Libano”, coinvolto nel conflitto in Medio Oriente dopo gli attacchi del movimento integralista islamico filo-iraniano Hezbollah contro il territorio israeliano. Lo ha affermato l’ufficio del primo ministro dello stato ebraico, Benjamin Netanyahu.

“Il cessate-il-fuoco di due settimane non include il Libano”, ha assicurato l’ufficio del primo ministro israeliano in un comunicato inviato ai giornalisti. Questa dichiarazione contraddice un annuncio fatto in precedenza dal primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, mediatore nel conflitto, che ha affermato che il cessate-il-fuoco si applicava “ovunque, compreso il Libano e altrove”.

Iran, Trump ha annunciato una tregua di due settimane. Teheran dovrà far passare il petrolio per Hormuz

Roma, 8 apr. (askanews) – Stati Uniti e Iran hanno raggiunto questa notte, all’ultimo minuto, un accordo per un cessate il fuoco, a poche ore dalla minaccia del presidente Usa Donald Trump di colpire duramente la Repubblica islamica se non avesse consentito il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz.

L’intesa è stata annunciata dallo stesso Trump sul suo social Truth: “Sulla base delle conversazioni con il primo ministro Shehbaz Sharif e con il feldmaresciallo Asim Munir, del Pakistan, nel corso delle quali mi hanno chiesto di sospendere la forza distruttiva che sarebbe stata inviata questa sera contro l’Iran, e a condizione che la Repubblica islamica dell’Iran accetti la COMPLETA, IMMEDIATA e SICURA RIAPERTURA dello stretto di Hormuz, accetto di sospendere per un periodo di due settimane i bombardamenti e l’attacco contro l’Iran. Questo sarà un CESSATE IL FUOCO da entrambe le parti! La ragione di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari, e siamo molto avanti verso un accordo definitivo riguardante una PACE di lungo periodo con l’Iran e la PACE in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto dall’Iran una proposta in 10 punti, e riteniamo che costituisca una base praticabile su cui negoziare. Quasi tutti i vari punti di contrasto del passato sono già stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran, ma un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e perfezionare l’accordo. A nome degli Stati Uniti d’America, come presidente, e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore vedere questo problema di lungo periodo vicino alla soluzione. Grazie per l’attenzione su questa questione! Presidente DONALD J. TRUMP”.

L’annuncio è arrivato poche ore dopo che il Pakistan, mediatore nella crisi, aveva chiesto al presidente Usa di sospendere la scadenza fissata per le 20 della costa Est americana, le due di notte in Italia. Islamabad aveva proposto che entrambe le parti osservassero una tregua di due settimane e che, durante questo periodo, l’Iran consentisse il passaggio indisturbato di petroliere, navi gasiere e altre imbarcazioni attraverso il corridoio marittimo strategico. In seguito all’annuncio, le contrattazioni sul mercato Usa del greggio hanno registrato un secco calo del prezzo al barile.

Il cessate il fuoco concede tempo a entrambe le parti per cercare di arrivare a una conclusione più duratura della guerra, iniziata alla fine di febbraio con una pesante offensiva militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Nel corso della giornata, tuttavia, non era chiaro se dai colloqui potesse emergere una via d’uscita dalla crisi, né se vi fossero davvero negoziati in corso. A un certo punto, mentre Trump minacciava attacchi devastanti contro centrali elettriche, ponti e altre infrastrutture critiche, l’Iran avrebbe interrotto il proprio coinvolgimento nei negoziati indiretti.

“Un’intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più”, aveva avvertito in precedenza Trump, aggiungendo però di sperare che “forse possa accadere qualcosa di rivoluzionariamente meraviglioso”.

Nelle ore precedenti alla scadenza delle 20, Stati uniti e Israele hanno intensificato i loro attacchi contro l’Iran, mentre secondo quanto riferito il Pakistan moltiplicava i propri sforzi per ottenere un cessate il fuoco. Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha scritto sui social che gli sforzi diplomatici stavano “procedendo in modo costante, forte e deciso, con il potenziale di portare a risultati concreti”, chiedendo anche all’Iran di riaprire per due settimane la via d’acqua.

L’ambasciatore iraniano in Pakistan ha a sua volta affermato sui social martedì sera che la diplomazia per fermare la guerra aveva compiuto “un passo avanti” uscendo da una fase “critica e sensibile”. Con il calare della notte in Medio Oriente, intanto, gli iraniani si preparavano alla possibilità di nuovi attacchi. Secondo video e fotografie diffusi dai media statali e locali, alcuni hanno formato catene umane lungo i ponti e attorno alle centrali elettriche in tutto il Paese, anche se non è chiaro se si sia trattato di iniziative spontanee o organizzate dal governo.

Sul terreno, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver lanciato raid aerei contro otto ponti in Iran, avvertendo la popolazione di non utilizzare le ferrovie fino alle 21 ora locale. I media statali iraniani hanno riferito che almeno tre persone sono morte quando un ponte ferroviario è stato colpito nella città centrale di Kashan.

Sul piano politico, le minacce di Trump hanno suscitato condanne interne negli Stati Uniti. Alcuni commentatori conservatori hanno preso le distanze dal presidente, mentre alcuni parlamentari repubblicani hanno espresso timori per un possibile contraccolpo sull’opinione pubblica. I democratici hanno invece condannato duramente le parole del presidente, e un numero crescente di esponenti del partito ne ha chiesto la rimozione.

Per quanto riguarda il bilancio delle vittime, l’agenzia Human Rights Activists News Agency ha riferito che almeno 1.665 civili, tra cui 244 bambini, erano stati uccisi in Iran fino a lunedì. Negli attacchi attribuiti all’Iran, almeno 50 persone sono state uccise nei Paesi del Golfo. In Israele, fino a lunedì, i morti erano almeno 20. Il bilancio americano è invece di 13 militari uccisi e centinaia di feriti.

Iran, Israele: accordo concluso da Usa e Teheran non include Libano

Roma, 8 apr. (askanews) – L’accordo di cessate-il-fuoco concluso tra Stati Uniti e Iran “non include il Libano”, coinvolto nel conflitto in Medio Oriente dopo gli attacchi del movimento integralista islamico filo-iraniano Hezbollah contro il territorio israeliano. Lo ha affermato l’ufficio del primo ministro dello stato ebraico, Benjamin Netanyahu.

“Il cessate-il-fuoco di due settimane non include il Libano”, ha assicurato l’ufficio del primo ministro israeliano in un comunicato inviato ai giornalisti. Questa dichiarazione contraddice un annuncio fatto in precedenza dal primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, mediatore nel conflitto, che ha affermato che il cessate-il-fuoco si applicava “ovunque, compreso il Libano e altrove”.

Iran, Trump: accetto sospensione ultimatum per due settimane

Roma, 8 apr. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato su Truth di aver accettato di sospendere per due settimane i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran, dopo colloqui con il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif e con il feldmaresciallo Asim Munir.

Trump ha spiegato che la decisione è maturata “sulla base delle conversazioni” con Sharif e Munir, i quali gli avrebbero chiesto di fermare “la forza distruttiva” in partenza nella notte contro l’Iran. Il presidente Usa ha precisato che la sospensione è subordinata all’accettazione da parte della Repubblica islamica dell’Iran della “riapertura completa, immediata e sicura dello stretto di Hormuz”.

“Accetto di sospendere i bombardamenti e l’attacco contro l’Iran per un periodo di due settimane”, ha scritto Trump, aggiungendo che “sarà un cessate il fuoco a doppio senso”.

Il presidente Usa ha motivato la scelta sostenendo che Washington avrebbe già “raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari” e sarebbe “molto avanti” verso “un accordo definitivo” per una “pace di lungo termine con l’Iran” e per la “pace in Medio Oriente”.

Trump ha inoltre riferito che gli Stati Uniti hanno ricevuto dall’Iran “una proposta in 10 punti”, che a suo giudizio costituisce “una base praticabile su cui negoziare”. “Quasi tutti i vari punti di contesa del passato sono stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran”, ha aggiunto, sostenendo che il periodo di due settimane consentirà all’intesa di essere “finalizzata e portata a compimento”.

“A nome degli Stati uniti d’America, come presidente, e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore avere questo problema di lungo periodo vicino a una soluzione”, ha concluso Trump, ringraziando infine “per l’attenzione dedicata alla questione”.

Iran, P.Chigi: civili non devono pagare il prezzo delle colpe del regime

Roma, 7 apr. (askanews) – “Il Governo italiano continua a seguire con estrema attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e il rischio di un’ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili”. È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

“L’Italia – viene sottolineato nel comunicato – ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran: dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz — arteria vitale per l’economia globale — fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo”.

“Tuttavia, è fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti. Il Governo italiano condivide quanto già dichiarato dalle istituzioni dell’Unione europea sulla necessità di preservare l’integrità delle infrastrutture civili, oltre che l’incolumità della popolazione iraniana, e auspica che si possa presto giungere a una soluzione negoziale della crisi”, conclude la nota.

Lutto nel mondo del calcio: è morto a 80 anni Mircea Lucescu

Roma, 7 apr. (askanews) – Lutto nel mondo del calcio: è morto a 80 anni Mircea Lucescu, tra gli allenatori più vincenti della storia e protagonista anche in Italia con Inter, Brescia, Pisa e Reggiana. L’ex commissario tecnico della Romania aveva lasciato da poco la panchina della nazionale per problemi di salute.

Il tecnico rumeno era stato colto da un malore lo scorso 29 marzo mentre dirigeva un allenamento in vista dell’amichevole contro la Slovacchia, disputata il 31 marzo. Trasportato in ospedale, le sue condizioni sembravano in miglioramento, ma venerdì 3 aprile è stato colpito da un infarto miocardico acuto. Ricoverato all’Ospedale universitario d’emergenza di Bucarest, il quadro clinico è peggiorato a causa di gravi aritmie, rendendo necessario il trasferimento in terapia intensiva e l’induzione del coma farmacologico. Oggi il decesso.

Nato nel 1945, Lucescu è stato prima calciatore e capitano della Romania, partecipando al Mondiale del 1970, e poi allenatore di lunghissimo corso. In panchina aveva iniziato nel 1979 come allenatore-giocatore al Corvinul Hunedoara, per poi diventare Ct della Romania negli anni Ottanta, guidandola alla prima partecipazione a un Europeo.

In Italia aveva vissuto esperienze alterne: dopo l’esordio al Pisa nella stagione 1990-91, si era rilanciato al Brescia, conquistando due promozioni in Serie A. Brevi parentesi anche alla Reggiana e all’Inter. All’estero ha costruito gran parte della sua leggenda: dal trionfo in Supercoppa Europea con il Galatasaray alla lunga epopea con lo Shakhtar Donetsk, con cui ha vinto 21 trofei nazionali e la Coppa Uefa 2007-08, fino ai successi con Dinamo Kiev e Besiktas.

Nell’agosto 2024 aveva accettato un’ultima sfida tornando alla guida della Romania, chiudendo così un cerchio lungo una vita.

Commovente il ricordo della Federcalcio romena: “È morto un uomo che è stato più di un allenatore, colui che ci ha insegnato che il calcio non è solo uno sport, ma un modo di vivere con dignità. Mircea Lucescu è stato un modello per decine di generazioni, un uomo che amava il calcio più di se stesso. Ci restano i ricordi, le lezioni di vita e l’eleganza inconfondibile con cui camminava in ogni stadio del mondo. Di una cosa sola siamo convinti: se dove ti trovi adesso c’è un campo da calcio, lo troverai sicuramente. Grazie di tutto, signor Lucescu! Riposa in pace”.

Calcio, Ancelotti verso il rinnovo con il Brasile

Roma, 7 apr. (askanews) – Dopo il deludente Mondiale dell’Italia, tra i nomi accostati alla panchina azzurra era emerso anche quello di Carlo Ancelotti, ma l’ipotesi sembra destinata a sfumare. Secondo quanto riportato da Espn, il tecnico avrebbe infatti raggiunto un accordo con la Confederazione calcistica brasiliana per il rinnovo del proprio contratto con il Brasile.

L’intesa, definita prima dell’inizio dei prossimi Mondiali in programma tra Canada, Stati Uniti e Messico, dovrebbe avere una durata lunga e potrebbe portare l’allenatore italiano a guidare i verdeoro anche nell’edizione del 2030.

La federazione brasiliana avrebbe già inviato una bozza del nuovo contratto all’allenatore all’inizio della settimana e considererebbe la firma una formalità. Nei prossimi giorni potrebbero quindi arrivare gli annunci ufficiali.

Per la panchina della Nazionale italiana si allontana così una delle opzioni più prestigiose, mentre prende sempre più forma il futuro internazionale di Ancelotti alla guida del Brasile.

Iran, Papa: la minaccia contro un intero popolo non è accettabile, cercare dialogo per la pace

Roma, 7 apr. (askanews) – “Voglio fare una breve dichiarazione per dire quello che ho già detto la domenica di Pasqua chiedendo la pace. Oggi come tutti noi sappiamo c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran: questo non è accettabile”. Lo ha detto il Papa conversando con i giornalisti a Castel Gandolfo prima di fare rientro in Vaticano.

“E’ una questione certamente di diritto internazionale ma molto di più è una questione morale, per il bene del popolo intero. Vorrei invitare tutti a pensare nel cuore ai tanti innocenti, bambini, anziani, totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation”, ha aggiunto ricordando che “dai primi giorni della guerra dicevamo ‘torniamo al dialogo, cerchiamo come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto’. Invece siamo qui: bisogna pregare tanto, vorrei invitare tutti a pregare ma anche a cercare come comunicare con i parlamentari, con le autorità, e dire che non vogliamo la guerra ma la pace, siamo un popolo che ama la pace e c’è tanto bisogno di pace nel mondo”.

Iran, Papa: minaccia Trump non è accettabile, cercare dialogo per la pace

Roma, 7 apr. (askanews) – “Voglio fare una breve dichiarazione per dire quello che ho già detto la domenica di Pasqua chiedendo la pace. Oggi come tutti noi sappiamo c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran: questo non è accettabile”. Lo ha detto il Papa conversando con i giornalisti a Castel Gandolfo prima di fare rientro in Vaticano.

“E’ una questione certamente di diritto internazionale ma molto di più è una questione morale, per il bene del popolo intero. Vorrei invitare tutti a pensare nel cuore ai tanti innocenti, bambini, anziani, totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation”, ha aggiunto ricordando che “dai primi giorni della guerra dicevamo ‘torniamo al dialogo, cerchiamo come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto’. Invece siamo qui: bisogna pregare tanto, vorrei invitare tutti a pregare ma anche a cercare come comunicare con i parlamentari, con le autorità, e dire che non vogliamo la guerra ma la pace, siamo un popolo che ama la pace e c’è tanto bisogno di pace nel mondo”.

Iran, Schlein: Trump incendia il mondo, Meloni lo proponeva per il Nobel

Roma, 7 apr. (askanews) – Donald Trump rischia di “incendiare il mondo” e Giorgia Meloni lo proponeva per il premio Nobel per la pace. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein in una intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7.

“Il suo amico Trump non ferma una guerra illegale e oggi è arrivato a dire che questa notte potrebbe morire un’intera civiltà. Questa è la stessa persona che Giorgia Meloni qualche mese fa proponeva per il premio Nobel per la pace. Ma quale premio Nobel a uno che rischia di incendiare il mondo?”. Per la Schlein “Meloni deve dire queste quattro semplici parole: Trump si deve fermare”.

Schlein: governo che sta cadendo a pezzi, impegnato a rincorrere lo scandalo del ministro del giorno

Roma, 7 apr. (askanews) – “E’ un governo che sta cadendo a pezzi”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein durante la registrazione dell’intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7. Un governo, ha aggiunto, “così impegnato a rincorrere lo scandalo del ministro del giorno che ha dimenticato i problemi degli italiani, le bollette più care d’Europa. Per tre anni questi non hanno fatto nulla sul costo dell’energia. Si rendono conto che perdono tempo dietro ai loro casini invece di occuparsi dei problemi delle persone in carne e ossa?” In particolare Giorgia Meloni “invece di fare la vittima si guardi in casa e faccia chiarezza all’interno del suo partito. Col suo vittimismo gli italiani ci pagano le bollette più care d’Europa, non si alzano i salari che sono tra i più bassi d’Europa e non ci pagano nemmeno la benzina che è rincarata a causa della guerra che lei non sta chiedendo di fermare”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein.

“Il punto non sono i selfie”, ha aggiunto. “Qui il punto è che stanno emergendo dei rapporti strutturali tra esponenti di Fratelli d’Italia e membri di questo clan mafioso su cui lei dovrebbe esigere chiarezza. Dovrebbe essere la prima a chiedere trasparenza, a guardarsi dentro casa anziché attaccare i giornalisti come ha fatto anche oggi. Ma con che persone decidono di accompagnarsi?”.

Passando ad un’altra vicenda il silenzio del ministro Matteo Piantedosi sulla vicenda di Claudia Conte è “strano”, secondo Elly Schlein, perché un membro del governo dovrebbe chiarire sugli incarichi ottenuti dalla giornalista. Nell’intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7 la leader democratica ha spiegato: “Mi colpisce il fatto che il ministro sia completamente sparito e non abbia mai fatto una dichiarazione. Dei fatti privati dei ministri non ci interessa nulla. Il punto è che questa giornalista ha avuto un incarico dalla scuola di polizia, è stata consulente della commissione sulle periferie… Strano che il ministro non abbia chiarito nulla agli italiani”.

Iran, Schlein: Trump incendia il mondo, Meloni lo proponeva per Nobel

Roma, 7 apr. (askanews) – Donald Trump rischia di “incendiare il mondo” e Giorgia Meloni lo proponeva per il premio Nobel per la pace. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein in una intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7.

“Il suo amico Trump non ferma una guerra illegale e oggi è arrivato a dire che questa notte potrebbe morire un’intera civiltà. Questa è la stessa persona che Giorgia Meloni qualche mese fa proponeva per il premio Nobel per la pace. Ma quale premio Nobel a uno che rischia di incendiare il mondo?”. Per la Schlein “Meloni deve dire queste quattro semplici parole: Trump si deve fermare”.

Inail: nei primi 2 mesi infortuni +2,6% ma morti sul lavoro -26,1%

Roma, 7 apr. (askanews) – Le denunce di infortunio presentate all’Inail nei primi due mesi dell’anno, comprese quelle relative a studenti, sono state 91.912, in aumento del 2,6% rispetto alle 89.556 di gennaio-febbraio 2025. Risultano, invece, in calo i casi mortali denunciati: sono stati 102 contro i 138 dei primi due mesi del 2025 (-26,1%). Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel primo bimestre del 2026 sono state 17.036 (+2.119 casi rispetto a gennaio-febbraio 2025 pari al +14,2%).

“I dati Inail sulle denunce di infortunio sono rilevanti. La sensibile contrazione dei decessi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, la diminuzione dell’incidenza infortunistica sugli occupati, il segno meno sul numero dei casi mortali in itinere rappresentano segnali incoraggianti che monitoriamo – commenta in una nota il ministro del Lavoro, Marina Calderone – perché l’obiettivo delle molteplici misure introdotte dal Governo, in seguito a un lungo confronto con le parti sociali, è rendere assolutamente prioritaria la prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. E’ un lavoro lungo e complesso, che insieme con le parti sociali vogliamo monitorare e rafforzare con ulteriori e sempre più efficaci interventi. La sicurezza sul lavoro è uno dei cardini del governo Meloni”.

Per la modalità in occasione di lavoro, rileva l’Inail, si registra al netto degli studenti un aumento degli infortuni (63.112 pari a +2,4%) e un calo dei decessi (70 pari a -27,8%); per la componente in itinere un incremento delle denunce di infortunio (13.217 pari +8,5%) e un calo dei casi mortali (29 pari a -19,4%).

Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento febbraio 2026, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 309 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di febbraio 2019 alle 261 del 2026, con un calo del 15,5%. Rispetto a febbraio 2025 si ha un aumento del 2,4% (da 255 a 261).

Le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate all’Inail entro febbraio 2026 sono state 15.583, in calo dell’1% rispetto alle 15.734 del primo bimestre 2025. Delle oltre 15mila denunce di infortunio, 151 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi “formazione scuola-lavoro”, in riduzione del 57% rispetto a febbraio 2025.

L’incidenza degli infortuni occorsi a studenti rappresenta il 17% del totale delle denunce registrate a febbraio 2026. Il 43% interessa le studentesse (-0,1% il calo tra il 2025 e il 2026), il 57% gli studenti (-1,6%). Tre infortuni su quattro riguardano studenti under 15 anni, un quarto quelli dai 15 anni in poi. La Lombardia è la regione che presenta più denunce (24% del totale nazionale; +2,1% sul 2025), seguita da Emilia-Romagna (13%; +16,1%), Veneto (12%; -5,5%) e Piemonte (11%; -5,1%).

Il 95% delle denunce riguarda gli studenti delle scuole statali, il restante 5% gli studenti delle scuole non statali e private. Il 97% dei casi denunciati si registra in occasione delle attività scolastiche, il 3% in itinere. Tre i casi mortali denunciati all’Inail entro il mese di febbraio 2026 (5 nel 2025).

Schlein: Meloni non faccia vittima, chiarisca rapporti Fdi-clan Senese

Roma, 7 apr. (askanews) – Giorgia Meloni “invece di fare la vittima si guardi in casa e faccia chiarezza all’interno del suo partito. Col suo vittimismo gli italiani ci pagano le bollette più care d’Europa, non si alzano i salari che sono tra i più bassi d’Europa e non ci pagano nemmeno la benzina che è rincarata a causa della guerra che lei non sta chiedendo di fermare”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein in una intervista a ‘di martedì’ che andrà in onda questa sera su La7.

“Il punto non sono i selfie”, ha aggiunto. “Qui il punto è che stanno emergendo dei rapporti strutturali tra esponenti di Fratelli d’Italia e membri di questo clan mafioso su cui lei dovrebbe esigere chiarezza. Dovrebbe essere la prima a chiedere trasparenza, a guardarsi dentro casa anziché attaccare i giornalisti come ha fatto anche oggi. Ma con che persone decidono di accompagnarsi?”.

Fa discutere il mancato sostegno al documentario su Regeni, prime dimissioni. Giuli risponderà alla Camera

Roma, 7 apr. (askanews) – Fa discutere l’esclusione dal finanziamento del Ministero della Cultura del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” di Simone Manetti. Domani il ministro Alessandro Giuli risponderà in aula alla Camera a un’interrogazione del Pd e alla vigilia del question time arrivano le prime dimissioni: Paolo Mereghetti, noto critico cinematografico, e Massimo Galimberti, docente di cinema in diversi atenei, hanno lasciato la commissione di esperti del Mic che valuta le opere meritevoli del tax credit.

Nell’interrogazione a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein si sottolinea come il documentario sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione che “appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”. Per il Pd è una scelta “soltanto politica”, che evidenzia “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Nel mirino anche la “composizione della commissione incaricata della selezione”, rispetto alla quale “sono stati sollevati dubbi circa la piena imparzialità delle scelte”. Al ministro viene chiesto di chiarire le ragioni dell’esclusione e quindi “quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”.

Per la senatrice M5S Vincenza Aloisio è “evidente che il nuovo cinema italiano si stia allineando sempre di più con la destra, riflettendo una narrativa che celebra un’ideologia di appartenenza, mentre ignora critiche e racconti scomodi. Il disegno a firma Meloni è ben chiaro: dopo aver piazzato suoi adepti ai vertici dei complessi museali, ora è il turno di indirizzare la cultura cinematografica verso nuovi orizzonti, politicizzandola e oscurando scomode verità come quella relativa al caso Regeni”.

“Una farsa pilotata politicamente che danneggia oltremodo il cinema e la cultura italiana”, attacca il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Negare la valenza culturale di un documentario già premiato e che sarà proiettato in numerosi atenei italiani oltre che al parlamento europeo – prosegue – è l’ennesimo capolavoro del governo Meloni, che invece che fare di tutto per avere giustizia, arreca l’ennesimo torto alla memoria di Giulio Regeni”.

Il documentario, prodotto da Fandango e Ganesh, infatti, sta trovando spazio fuori dai circuiti istituzionali: partirà dall’Università Statale di Milano, lunedì 13 aprile, l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”, con la prima proiezione negli atenei e una tavola rotonda dedicata alla libertà di studio e di ricerca. L’appuntamento segna l’avvio di una serie di proiezioni in tutta Italia ed è organizzato dall’Università degli Studi di Milano nell’ambito del progetto promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata e docente della Statale. L’iniziativa coinvolge 76 università e prevede, nell’arco di due mesi, incontri e proiezioni che chiameranno a raccolta circa 15mila persone attorno al tema della libertà della ricerca. “La storia di Giulio Regeni, grazie al coraggio e alla forza della sua famiglia – ha ricordato Elena Cattaneo – non si è conclusa con il ritrovamento al Cairo del suo corpo senza vita, dieci anni fa: al contrario, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà. Lo stesso che Giulio ha difeso da studioso”.

Intanto anche il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF definisce “difficile da comprendere” l’esclusione di un’opera di cui “la quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale”. Per questo il Coordinamento chiede che la Direzione generale cinema e audiovisivo “risponda alla nostra richiesta di confronto sulle modalità e criteri che la commissione si è data per effettuare le valutazioni”.

Prime dimissioni per mancato sostegno a film su Regeni, domani Giuli in Aula

Roma, 7 apr. (askanews) – Fa discutere l’esclusione dal finanziamento del Ministero della Cultura del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” di Simone Manetti. Domani il ministro Alessandro Giuli risponderà in aula alla Camera a un’interrogazione del Pd e alla vigilia del question time arrivano le prime dimissioni: Paolo Mereghetti, noto critico cinematografico, e Massimo Galimberti, docente di cinema in diversi atenei, hanno lasciato la commissione di esperti del Mic che valuta le opere meritevoli del tax credit.

Nell’interrogazione a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein si sottolinea come il documentario sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione che “appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”. Per il Pd è una scelta “soltanto politica”, che evidenzia “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Nel mirino anche la “composizione della commissione incaricata della selezione”, rispetto alla quale “sono stati sollevati dubbi circa la piena imparzialità delle scelte”. Al ministro viene chiesto di chiarire le ragioni dell’esclusione e quindi “quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”.

Per la senatrice M5S Vincenza Aloisio è “evidente che il nuovo cinema italiano si stia allineando sempre di più con la destra, riflettendo una narrativa che celebra un’ideologia di appartenenza, mentre ignora critiche e racconti scomodi. Il disegno a firma Meloni è ben chiaro: dopo aver piazzato suoi adepti ai vertici dei complessi museali, ora è il turno di indirizzare la cultura cinematografica verso nuovi orizzonti, politicizzandola e oscurando scomode verità come quella relativa al caso Regeni”.

“Una farsa pilotata politicamente che danneggia oltremodo il cinema e la cultura italiana”, attacca il segretario di +Europa, Riccardo Magi. “Negare la valenza culturale di un documentario già premiato e che sarà proiettato in numerosi atenei italiani oltre che al parlamento europeo – prosegue – è l’ennesimo capolavoro del governo Meloni, che invece che fare di tutto per avere giustizia, arreca l’ennesimo torto alla memoria di Giulio Regeni”.

Il documentario, prodotto da Fandango e Ganesh, infatti, sta trovando spazio fuori dai circuiti istituzionali: partirà dall’Università Statale di Milano, lunedì 13 aprile, l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”, con la prima proiezione negli atenei e una tavola rotonda dedicata alla libertà di studio e di ricerca. L’appuntamento segna l’avvio di una serie di proiezioni in tutta Italia ed è organizzato dall’Università degli Studi di Milano nell’ambito del progetto promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata e docente della Statale. L’iniziativa coinvolge 76 università e prevede, nell’arco di due mesi, incontri e proiezioni che chiameranno a raccolta circa 15mila persone attorno al tema della libertà della ricerca. “La storia di Giulio Regeni, grazie al coraggio e alla forza della sua famiglia – ha ricordato Elena Cattaneo – non si è conclusa con il ritrovamento al Cairo del suo corpo senza vita, dieci anni fa: al contrario, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà. Lo stesso che Giulio ha difeso da studioso”.

Intanto anche il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF definisce “difficile da comprendere” l’esclusione di un’opera di cui “la quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale”. Per questo il Coordinamento chiede che la Direzione generale cinema e audiovisivo “risponda alla nostra richiesta di confronto sulle modalità e criteri che la commissione si è data per effettuare le valutazioni”.

Tennis, Alcaraz: "Prima o poi perderò il n.1 mondiale"

Roma, 7 apr. (askanews) – “Perderò il primo posto nella classifica mondiale”. Parola di Carlos Alcaraz che archivia il secondo turno di Montecarlo (6-1, 6-3 a Baez, 14esima vittoria consecutiva sulla terra a cavallo del ’25 e del ’26) con una considerazione che mette insieme un po’ di realismo e un po’ di amarezza: “Non so se sarà questo o nei prossimi tornei. Difendo tantissimi punti, sarà difficile confermarli tutti e anche se lo facessi Jannik aggiungerà dei punti in questi tornei in cui non ne ha da difendere. Cercherò di giocare al mio meglio e vedremo che cosa accadrà, ma ovviamente per me il numero 1 non è nei miei pensieri, in questo momento. Cerco solo di sentirmi al meglio e vedremo come andrà la stagione sulla terra”.

Sinner resta l’avversario da battere, e non soltanto a Monte-Carlo. Carlos gioca la sfida a distanza: “Conosco Jannik e lui torna sempre più forte e migliore dopo una sconfitta. Sono sicuro che stia riguardando i tornei sulla terra dell’anno scorso e che sarà migliore quest’anno, quindi devo farmi trovare pronto. Sono rimasto sorpreso perché ha giocato tanto nell’ultimo mese sul cemento e non ha avuto molto tempo per riposare e prepararsi per la terra. Però lo abbiamo visto anche in doppio: ha giocato bene oggi, e questo dimostra che tipo di giocatore è, impressionante la capacità di adattarsi così rapidamente”. Sul suo esordio nel Principato, Alcaraz è soddisfatto ma aspetta test più complicati: “È stato fantastico. Come ho detto, mi mancava la terra, la stagione sulla terra. Sono davvero felice di poter tornare a giocare su questa superficie. Ho sorpreso me stesso. La prima partita di ogni torneo non è mai facile, è sempre complicata per tutto quello che hai in testa. È ancora più difficile quando cambi superficie e considerando che la mia ultima partita sulla terra risaliva a quasi un anno fa. Pensavo di sentirmi un po’ peggio in campo…”

Iraq, la milizia Kataib Hezbollah annuncia il rilascio della giornalista Usa Shelly Kittleson

Roma, 7 apr. (askanews) – La potente milizia irachena Kataib Hezbollah, gruppo allineato all’Iran, ha annunciato il rilascio della giornalista americana Shelly Kittleson che era stata rapita il 31 marzo nel centro di Baghdad.

“Abbiamo deciso di rilasciare l’imputata americana Shelly Kittleson a condizione che lasci immediatamente il Paese”, ha dichiarato in un breve comunicato Abu Mujahid al Assaf, un responsabile della sicurezza del gruppo.

Il giorno del rapimento di Shelly Kittleson, un funzionario statunitense aveva riferito che le autorità irachene avevano arrestato “un individuo con legami con la milizia Kataib Hezbollah”.

Collaboratrice di diversi media internazionali, anche italiani, Kittleson lavora da anni regolarmente in Iraq e in altri Paesi della regione.

Nel fine settimana di Pasqua 750mila visitatori nei musei statali

Milano, 7 apr. (askanews) – Sono stati circa 750 mila gli ingressi registrati nei musei, nei parchi archeologici e negli altri luoghi della cultura statali nel fine settimana di Pasqua e Pasquetta. Nei tre giorni di aperture si contano 57mila visitatori in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento complessivo di circa il 9%. Lo ha comunicato in una nota il ministero della Cultura, precisando che a questi numeri si aggiungono 31.714 visitatori delle Gallerie degli Uffizi – Giardino di Boboli e 24.092 ingressi del ViVe – Vittoriano e Palazzo Venezia.

Di seguito il ministero riporta i primi dati provvisori delle giornate del 4-5-6 aprile 2026 in ordine di affluenza per quanto riguarda i siti più frequentati: Parco archeologico del Colosseo – Colosseo. Anfiteatro Flavio 81.841; Parco archeologico del Colosseo – Foro Romano e Palatino 68.136; Parco archeologico di Pompei – Area archeologica di Pompei 52.812; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 49.393; Gallerie degli Uffizi – Gli Uffizi 33.953; Reggia di Caserta 27.221; Galleria dell’Accademia di Firenze 24.402; Musei Reali di Torino 21.892.

Caso Sigonella, Crosetto: non bisogna essere eroi per dire no agli Usa

Roma, 7 apr. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affermato oggi alla Camera, nell’informativa urgente sugli accordi che disciplinano l’uso delle basi in Italia, che la linea del governo deve restare ancorata alla legge, ai trattati internazionali e alla Costituzione, senza “rotture isteriche” né “subordinazioni infantili”.

Crosetto ha ricordato che, dopo la fine della guerra fredda, “il mondo è cambiato”, ma che “le ragioni storiche che avevano spinto i paesi occidentali a unirsi e difendersi non sono mai venute meno”. Anzi, ha aggiunto, “sono purtroppo aumentate nei numeri, nei fronti, nei rischi e nelle minacce”.

Il ministro ha indicato come prova di questo quadro anche “il progressivo allargamento dell’Alleanza atlantica”, sottolineando che negli ultimi anni “due nazioni storicamente neutrali, fuori dei blocchi, come la Finlandia e la Svezia” hanno scelto di aderire alla Nato. Crosetto ha poi rivendicato che l’Italia non rappresenta un’eccezione nel quadro occidentale, osservando che “non è il solo Paese occidentale che ha stipulato accordi bilaterali e diretti con gli Stati Uniti, che prevedono l’utilizzo di basi militari sul suolo nazionale”. Tra gli esempi citati, il ministro ha indicato “Gran Bretagna, Germania, Spagna, Grecia, Polonia”.

Secondo il titolare della Difesa, “rispettare questi accordi non significa essere coinvolti in una guerra, che come tutti sanno nessuno di noi ha voluto, ma rispettare degli impegni entro i confini dettati dalla legge e dalla Costituzione”. Ha quindi precisato: “Non siamo in guerra con l’Iran o con altri Stati, noi, e non ci riguarda questo”.

Crosetto ha ribadito che l’Italia è “parte della Nato, pienamente integrati nelle sue strutture, con capacità e assetti di cui i nostri alleati si prendono pieno merito e riconoscimento” ed è anche “alleata degli Stati Uniti, legata da un rapporto quasi secolare di amicizia”, ma al tempo stesso “sappiamo far rispettare le nostre leggi e i trattati che ci vincolano”.

“La strada su cui ci muoviamo, lo ripeto, è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione”, ha detto ancora il ministro, che ha rivendicato alla Camera la “piena continuità” con tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni nella gestione degli accordi che regolano l’uso delle basi militari italiane da parte degli Stati uniti e della Nato, sostenendo che le polemiche di queste settimane ignorano sia il perimetro giuridico esistente sia la prassi consolidata da oltre 70 anni. Il titolare alla Difesa ha parlato infatti durante un’informativa urgente richiesta in seguito alla notizia secondo cui avrebbe negato l’uso di Sigonella a aerei militari Usa.

Il ministro ha insistito sulla necessità di “richiamare ancora una volta il perimetro di questi accordi, quelli in vigore, che regolano la disciplina dell’impiego delle basi militari da parte degli Stati appartenenti alla Nato e degli Stati Uniti”, distinguendo il quadro multilaterale dell’Alleanza atlantica da quello bilaterale tra Italia e Usa. Per la Nato, ha ricordato, il riferimento è la Convenzione sullo statuto delle forze del 1951, il cosiddetto Sofa, ratificata dall’Italia nel 1955. Sul piano bilaterale, invece, ha citato il Technical Agreement del 30 giugno 1954, il Bilateral Infrastructure Agreement del 20 ottobre 1954, poi aggiornato nel 1973, il memorandum d’intesa del 2 febbraio 1995, noto come Shell Agreement, e i successivi accordi tecnici relativi alle singole installazioni, inclusa Sigonella.

Crosetto, nell’informativa urgente successiva al caso Sigonella, ha rimarcato che non servono eroismi né coraggio particolare per opporsi a richieste americane non compatibili con la legge, perché la tutela dell’Italia passa dal rispetto delle istituzioni, della legge e della Costituzione.

“Quindi nessuno di noi si prende meriti facendo applicare la legge e deve dire no. Non esistono eroi. Non bisogna essere coraggiosi per dire no agli Stati Uniti se ci fanno una richiesta che non è possibile accettare. Noi non siamo difesi dal nostro coraggio, siamo difesi dal nostro rispetto delle istituzioni, della legge e della Costituzione”, ha dichiarato Crosetto. Il ministro ha aggiunto di essere certo che la stessa linea sarebbe stata seguita anche dai suoi predecessori alla Difesa. “E io sono certo che quello che ho fatto io, che farò io nei prossimi giorni, lo avrebbe fatto Lorenzo Guerini, l’avrebbe fatto Roberta Pinotti, l’avrebbe fatto Elisabetta Trenta, l’avrebbero fatto Ignazio La Russa e tutti quelli che hanno seduto sul posto di ministro della Difesa”, ha detto.

Crosetto ha quindi invitato a non trasformare il tema in terreno di scontro politico, sottolineando che “non è una cosa su cui mettere in discussione in un periodo come questo” e che il Paese “ha bisogno di unità”, in un momento difficile in cui si manifesta “una follia che sembra aver preso il mondo”, tra “la ricerca di armi sempre più sofisticate”, la ricerca “della bomba atomica per dirimere controversie internazionali” e “la volontà di distruggere altre nazioni come quella che l’Iran ha più volte manifestato nei confronti di Israele”.

“Noi, nel solco della nostra Costituzione e delle leggi, l’agenda da questo punto di vista ce l’abbiamo ben chiara”, ha concluso.

Lazio, Baldassarre: legge regionale famiglia è scelta di campo

Roma, 7 apr. – “La Pasqua rappresenta simbolicamente la rinascita della vita, un messaggio universale di speranza. Ed è proprio da qui che, come Regione Lazio vogliamo ripartire, rimettendo al centro la famiglia come valore centrale della vita, come luogo di solidarietà, sicurezza, crescita e speranza del futuro, in un momento come questo contrassegnato da sconforto, paure, guerre e crisi economiche internazionali”. Lo ha dichiarato Simona Baldassarre (Assessore alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia, Servizio Civile Regione Lazio), annunciando la legge regionale sulla Famiglia in dirittura d’arrivo.

“La proposta di legge a mia prima firma, incardinata in Consiglio – ha aggiunto l’assessore – condivisa da tante associazioni di categoria, fortemente radicate nel territorio, nasce con un obiettivo chiaro ovvero, affrontare in modo strutturale e integrato la crisi demografica, sostenendo concretamente la cosa più preziosa: la famiglia. I dati evidenziano una realtà preoccupante: i consumi delle famiglie rappresentano circa il 59,8% del Pil italiano, mentre la natalità continua a registrare un calo significativo, con una diminuzione del 3,9% secondo le ultime rilevazioni Istat. Per quanto riguarda il Lazio (studio dell’Osservatorio Vita e Natalità) nel 2025 le nascite sono calate del 9,4% e la fecondità è 1,01 figli per donna. Serve una vera inversione di tendenza, una rivoluzione culturale e politica che rimetta al centro la vita. Senza questo cambio di paradigma, il rischio è il progressivo declino della nostra società”.

Il provvedimento si caratterizza per un approccio innovativo: per la prima volta, famiglia, natalità e demografia vengono affrontate come una strategia complessiva di lungo periodo. Nel merito, introduce un cambio di paradigma, rendendo la natalità una priorità concreta.

Tra le misure principali, il programma “Famiglia Giovane”, con contributi economici e percorsi di accompagnamento alla genitorialità per aiutare le nuove coppie e favorire la nascita di nuclei familiari. Accanto a questo, la legge interviene a sostegno delle situazioni di maggiore fragilità, con misure dedicate alla maternità in difficoltà economica e un’attenzione concreta anche alle famiglie numerose e ai nuclei monogenitoriali o vedovi, riconoscendone il valore sociale e il bisogno di un supporto mirato. Viene valorizzato anche il principio di solidarietà intergenerazionale e il ruolo fondamentale dei nonni, spesso primo presidio di cura, educazione e virtuoso ammortizzatore sociale per le famiglie. Accanto a queste misure, viene introdotta la Carta Famiglia, uno strumento operativo che consentirà di accedere ad agevolazioni e servizi grazie alla collaborazione tra soggetti pubblici e privati, incidendo direttamente sulla qualità della vita quotidiana. La legge prevede inoltre, una programmazione triennale e annuale: l’istituzione di un Tavolo permanente su natalità e demografia e il rafforzamento dei centri per la famiglia, con l’obiettivo di superare la logica degli interventi frammentati e costruire una politica pubblica organica, con particolare attenzione anche alla conciliazione tra vita familiare e vita professionale”.

Si tratta di una legge nuova – ha concluso Simona Baldassarre – non di un semplice aggiornamento normativo, ma di un modello che può diventare un punto di riferimento anche per altre Regioni. Un modello che parte dal Lazio. Voglio ricordare che il presidente Rocca, per la prima volta nella storia della nostra Regione ha voluto una delega ad hoc per la famiglia, separandola dalle politiche assistenziali, perché investire sulla famiglia significa investire sul futuro della nostra regione”.

Iran, Conte: dopo ultimatum Trump basta posizioni ambigue da Meloni

Roma, 7 apr. (askanews) – Di fronte alle ultime minacce di Donald Trump all’Iran serve una “azione preventiva, ferma” dell’Europa e Giorgia Meloni non può limitarsi a formule come “non condivido e non condanno”. Lo dice il leader M5s Giuseppe Conte in un video sui social network. “Tra una manciata di ore scade l’ultimatum che Trump ha dato all’Iran – spiega – non possiamo rimanere con le mani in mano. Dobbiamo chiedere un’azione ferma, decisa, ai nostri governanti europei”.

Serve “un appello in cui si invita Trump a fermarsi a non andare oltre. Se i falchi a Washington stanno suggerendo un intervento irrimediabile, l’Europa deve farsi sentire con un intervento preventivo, una dichiarazione preventiva di ferma condanna”. Soprattutto, conclude, “le posizioni ambigue – non condanno e non condivido – della nostra premier Meloni le pagheremo a caro prezzo. Dovrebbe invece la nostra presidente del consiglio attivarsi con gli altri governanti per sollecitare subito come urgente una dichiarazione unitaria di condanna”.

Disco di platino per Samurai Jay con Ossessione

Milano, 7 apr. (askanews) – Ossessione, il brano con cui Samurai Jay ha debuttato alla 76a edizione del Festival di Sanremo è certificato disco di platino. Il brano, inoltre, è stabile alla prima posizione della Top Of The Music FIMI / NIQ da cinque settimane consecutive.

Samurai Jay continua a dominare le classifiche e gli streaming, rimanendo stabile al primo posto della Top 50 Italia di Spotify, diventando il brano più ascoltato del trimestre di Spotify e raggiungendo, inoltre la Top 200 Global (#164, la posizione più alta raggiunta). Con oltre 1,5 milioni di stream giornalieri e più di 60 milioni di stream complessivi su tutte le piattaforme, Samurai Jay è il primo artista della kermesse a superare i 10 milioni di ascolti con il proprio brano.

Ossessione si trova al primo posto della Apple Top: 100 Italy e della Top Songs Amazon Music.. Su Youtube, il videoclip ufficiale è al #4 posto tra i video musicali più visti con oltre 7 milioni di visualizzazioni. Sui social media il brano continua ad amplificare il proprio impatto: su TikTok il suono di Ossessione ha infatti superato i 250mila video creati dagli utenti, diventando virale e contribuendo a consolidare la presenza di Samurai Jay tra gli artisti più riconoscibili del momento.

Samurai Jay ha da poco pubblicato Obsesión feat. Naiara, la versione spagnola di Ossessione. Il brano vede la collaborazione di Naiara, una delle voci più potenti e carismatiche della nuova scena musicale spagnola e vincitrice di Operación Triunfo 2023. I due artisti si esibiranno per la prima volta insieme con Obsesión al LOS40 Primavera Pop, il 10 aprile alla Movistar Arena di Madrid. Un debutto speciale su uno dei palchi pop più importanti, dove Samurai Jay porterà la nuova versione del brano insieme a Naiara, in una grande celebrazione della musica pop, tra hit e artisti nazionali e internazionali.

Made in Italy, solo l’8,2% delle imprese italiane utilizza l’IA

Milano, 7 apr. (askanews) – Solo il 45,7% degli italiani possiede competenze digitali di base, contro una media europea del 55,6%. Un gap che limita l’adozione delle nuove tecnologie: in Italia l’8,2% delle imprese con più di 10 dipendenti utilizza soluzioni di intelligenza artificiale, contro il 13,5% della media europea e il 19,8% della Germania. E’ quanto emerge dl documento Made in Italy 2030 – Per una nuova strategia industriale. Un divario che si inserisce in un contesto in cui il sistema produttivo italiano resta fortemente manifatturiero ed export-driven: il 79% dell’export nazionale è manifatturiero, contro il 64% della media europea.

Per favorire l’utilizzo della tecnologia in azienda, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, promossa dal Mimit, 24ORE Business School avvia un ciclo di 10 incontri tematici aperti al pubblico, in programma dal 15 al 30 aprile, per approfondire i fattori che incidono sulla competitività del sistema produttivo italiano. Dall’industria musicale al lusso, dalla tutela della proprietà intellettuale fino alla cybersecurity e all’export, tante le sfaccettature affrontate in occasione del palinsesto di appuntamenti organizzati dalla scuola.

“Il valore del Made in Italy si misura oggi nella capacità delle imprese di esprimere e valorizzare la propria unicità, attraverso creatività, qualità del prodotto e forza del brand. È su questi elementi distintivi, insieme a un uso consapevole delle tecnologie e a una solida cultura manageriale, che si costruisce la competitività reale del sistema produttivo, soprattutto in una fase caratterizzata da margini più compressi, supply chain in ridefinizione e accelerazione dell’automazione”, ha detto Alice Acciarri, Managing Director di 24ORE Business School. “Con questo ciclo di incontri vogliamo offrire un’occasione concreta di approfondimento sui temi che oggi incidono in modo diretto sul futuro del Made in Italy”.

Atletica, maratona fuori dai Mondiali dal 2030

Roma, 7 apr. (askanews) – Svolta storica per l’atletica leggera: la maratona non farà più parte del programma dei Mondiali a partire dal 2030. La decisione è stata annunciata da World Athletics e prevede la creazione di Campionati Mondiali di Maratona autonomi, separati dalla rassegna iridata tradizionale.

La distanza regina dei 42,195 km resterà ancora in calendario nelle edizioni del 2027 e del 2029, per poi uscire definitivamente dal programma. Il nuovo format introdurrà un evento annuale dedicato esclusivamente alla maratona, con gare maschili e femminili che si alterneranno di anno in anno, mentre resteranno comunque in programma i Mondiali di corsa su strada.

La scelta segna un cambiamento profondo nell’organizzazione dell’atletica mondiale e potrebbe aprire interrogativi anche sulle altre discipline su strada, come la marcia, il cui futuro nel contesto iridato non è stato ancora chiarito.

Il presidente di World Athletics, Sebastian Coe, ha spiegato le ragioni della decisione: “Pochi eventi sportivi hanno il peso e la risonanza della maratona; essa rappresenta sia una prova delle massime prestazioni sia una celebrazione della partecipazione di massa. Si tratta di un’occasione per creare una celebrazione mondiale dedicata alla maratona, che ne onori il patrimonio storico e allo stesso tempo rifletta lo spirito globale dei corridori”.

Avviati anche colloqui esplorativi per ospitare la prima edizione nel 2030 ad Atene, considerata la patria simbolica della maratona.

Iran, Trump: stanotte potrebbe morire un’intera civiltà

Roma, 7 apr. (askanews) – “Stanotte morirà un’intera civiltà, per sempre. Non vorrei che accadesse, ma probabilmente succederà”. Lo ha scritto oggi il presidente americano Donald Trump sul social Truth. “Tuttavia, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso potrà accadere, CHI LO SA? Lo scopriremo stanotte, in uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsioni, corruzione e morte, finalmente finiranno. Dio benedica il grande popolo dell’Iran!”.

Niente fondi al documentario su Regeni, interrogazione Pd a Giuli

Roma, 7 apr. (askanews) – Il gruppo del Partito democratico della Camera ha depositato l’interrogazione al ministro della Cultura Alessandro Giuli, che domani dovrà rispondere nel corso del question-time alla Camera, sul mancato riconoscimento dei contributi pubblici al documentario su Giulio Regeni. L’atto, a prima firma della segretaria del Pd Elly Schlein, contesta fortemente la decisione del Ministero della Cultura e le nuove norme che hanno politicizzato il finanziamento delle produzioni cinematografiche e non è un caso che oggi due componenti della commissione di valutazione si siano dimessi.

Nel testo si sottolinea come il documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo” sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione che “appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”. I dem parlano di una scelta “soltanto politica”, evidenziando “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Secondo il Pd, le nuove regole avrebbero determinato “una forte centralizzazione politica delle scelte”, “riducendo i meccanismi automatici e trasparenti” e “orientando di fatto anche le scelte artistiche”. Nel mirino anche la “composizione della commissione incaricata della selezione”, rispetto alla quale “sono stati sollevati dubbi circa la piena imparzialità delle scelte”.

Al ministro viene quindi chiesto di chiarire, in modo puntuale, le ragioni dell’esclusione e quindi “quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”. L’interrogazione è sottoscritta da Elly Schlein, Chiara Braga, Irene Manzi, Matteo Orfini, Giovanna Iacono, Mauro Berruto, Gianni Cuperlo, Valentina Ghio, Sara Ferrari, Andrea Casu e Federico Fornaro.

Tennis, Sinner: "Contento del debutto sul rosso, obiettivo Parigi"

Roma, 7 apr. (askanews) – “E’ stata una buona prestazione, bisogna cambiare lo stile di gioco e adattarsi alle circostanze. Non ho avuto molto tempo per adattarmi al campo, mi accontento di fare una partita in più. Non ho molte aspettative, ma sono felice di come ho giocato”. Così Jannik Sinner dopo la vittoria su Humbert che vale il secondo turno al Masters 1000 di Montecarlo. “La cosa più dura è la scivolata – continua – non è facile capire le distanze. I migliori allenamenti sono le partite e sfruttare ogni momento per completare il proprio gioco. Cerco di migliorare la condizione in vista di Parigi, sono contento di come ho avuto questa transizione. E’ stata una partita non semplice, l’obiettivo è il Roland Garros, qui giochiamo una partita alla volta”.

Attacco al consolato di Israele ad Istanbul: un morto e quattro feriti

Roma, 7 apr. (askanews) – È di almeno un morto e quattro feriti il bilancio delle vittime di uno scontro a fuoco scoppiato nei pressi del consolato israeliano ad Istanbul: lo ha reso noto il governatorato della metropoli turca. L’edificio è stato preso d’assalto da un gruppo di tre uomini armati di pistole fucili; uno è stato ucciso dalla polizia e gli altri due sono rimasti feriti.

Tra gli agenti vi sarebbero due feriti lievi, secondo quanto reso noto dal governatorato; le autorità turche hanno infine precisato che nel consolato non vi è più alcun personale diplomatico da due anni e mezzo.

Vela, Perrelli nuovo Ceo America’s Cup Partnership

Roma, 7 apr. (askanews) – L’America’s Cup Partnership (ACP) ha annunciato la nomina di Marzio Perrelli come Chief Executive Officer. La sua guida, all’interno della rinnovata struttura della partnership, sara centrale in tutte le fasi di realizzazione dell’evento, con l’obiettivo di rafforzare la governance e sviluppare una visione di lungo periodo.

Grant Dalton, CEO di Emirates Team New Zealand e Defender della Louis Vuitton 38th America’s Cup, manterra il ruolo di chairman di ACP.

Il percorso professionale di Perrelli unisce una lunga esperienza in ambito finanziario internazionale, maturata tra Regno Unito, Stati Uniti e Italia con Goldman Sachs e HSBC, a competenze strategiche nel settore media e nella gestione dei diritti sportivi. Dal 2018 ha ricoperto il ruolo di Executive Vice President di Sky Italia, con responsabilita su Sky Sport e sul portfolio dei diritti.

“L’America’s Cup e la competizione piu antica e prestigiosa dello sport internazionale. La nostra responsabilita e preservarne il patrimonio storico, garantendo al contempo continuita e crescita nel lungo periodo”, ha dichiarato Perrelli, sottolineando come la nuova struttura ACP rappresenti “un’evoluzione della gestione dell’evento”, capace di assicurare stabilita a team, partner e sedi ospitanti.

Dalton ha evidenziato come la nomina arrivi in una fase di grande sviluppo, con almeno cinque team gia confermati per Napoli 2027 e un movimento in evoluzione che include, per la prima volta, la presenza femminile a bordo degli yacht di Coppa America. Tra le novita anche iniziative come il Guest Racer sugli AC75 e il recon programme, oltre agli accordi sui diritti televisivi con broadcaster come Rai.

Perrelli assumera ufficialmente l’incarico dal 7 aprile, in vista della America’s Cup Preliminary Regatta 2026, in programma dal 21 al 24 maggio, primo appuntamento verso l’edizione di Napoli 2027.

Tennis, Berrettini: "Brutto vincere così ma sto bene"

Roma, 7 apr. (askanews) – Matteo Berrettini parla a Sky Sport dopo la vittoria al primo turno nel ‘1000’ di Monte-Carlo contro Bautista Agut (che si è ritirato sul 4-0 Berrettini nel primo set): “Sono partito col piede giusto, aggressivo, servendo e rispondendo bene. Chiaramente questo non è il modo in cui vuoi vincere. Sono stato tante volte nella sua situazione quindi so quanto è difficile. Mi sto sentendo bene in campo, anche nel doppio la qualità è stata alta”. Sul match contro Medvedev: “Sarà una sfida molto difficile. Medvedev sta giocando un grandissimo tennis, ma sarà una partita diversa rispetto alle altre. Spero possa arrivare la prima vittoria contro di lui…”

Tennis, Berrettini al secondo turno a Montecarlo

Roma, 7 apr. (askanews) – Matteo Berrettini è al secondo turno del Masters 1000 di Monte-Carlo. Il romano ha approfittato del ritiro per un problema fisico di Bautista Agut sul punteggio di 4-0 Berrettini nel primo set. Lo spagnolo aveva chiesto l’intervento del fisioterapista quando era sotto 3-0 e, una volta tornato in campo, ha alzato bandiera bianca dopo aver subito il secondo break di fila. Con questo successo, l’azzurro affronterà nella giornata di mercoledì 8 aprile Daniil Medvedev per un posto negli ottavi di finale, in quella che sarà la quarta sfida tra i due.

Meloni: il mio impegno contro ogni mafia è cristallino

Roma, 7 apr. (askanews) – “Oggi la ‘redazione unica’, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze. Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social, dopo la pubblicazione di un selfie di Gioacchino Amico (già condannato per ricettazione e arrestato per associazione a delinquere) con la premier.

“Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”, conclude.

Meloni: mio impegno contro ogni mafia è cristallino

Roma, 7 apr. (askanews) – “Oggi la ‘redazione unica’, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze. Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social, dopo la pubblicazione di un selfie di Gioacchino Amico (già condannato per ricettazione e arrestato per associazione a delinquere) con la premier.

“Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”, conclude.

Tennis, entry list Internazionali d’Italia: 5 italiani in main draw

Roma, 7 apr. (askanews) – Sono cinque i tennisti italiani sicuri di un posto nel main draw degli Internazionali BNL d’Italia, in attesa delle wild card e delle qualificazioni. E’ stata infatti pubblicata – si legge in una nota – l’entry list del singolare maschile dell’edizione numero 83 del torneo. Gli azzurri già ai nastri di partenza sono Jannik Sinner (numero 2 ATP), Lorenzo Musetti (5), Flavio Cobolli (16), Luciano Darderi (21) e Lorenzo Sonego (66). L’ultimo giocatore direttamente ammesso è il tedesco Jan-Lennard Struff (78); Mattia Bellucci (79), sottolinea la nota, è ad oggi il primo degli esclusi.

A guidare l’entry list c’è l’attuale numero 1 del mondo Carlos Alcaraz, campione in carica, che vanta la terza miglior percentuale di vittorie nel circuito ATP sulla terra battuta, dietro solo a due leggende come Bjorn Borg e Rafa Nadal. Con il fuoriclasse spagnolo ci saranno anche Novak Djokovic, il giocatore in attività con più titoli al Foro Italico (sei: 2008, 2011, 2014, 2015, 2020, 2022) che proprio a Roma ha festeggiato la vittoria numero 1000 in carriera nel circuito maggiore; e Alexander Zverev, l’unico altro giocatore in attività ad aver vinto almeno due volte gli Internazionali BNL d’Italia in singolare maschile (2017, 2024).

Sono infine presenti – conclude la nota – tutti gli attuali Top 10 nel ranking ATP.

Artemis II verso casa, "abbiamo visto cose che nessun essere umano aveva visto prima"

Roma, 7 apr. (askanews) – Artemis II torna a casa. Completato il fly-by lunare la capsula “Integrity” ha iniziato la traiettoria di ritorno verso la Terra: lo splash down nel Pacifico è previsto per le prime ore del sabato (ora italiana).

Una missione che ha rilanciato l’esplorazione lunare da dove il programma Apollo l’aveva lasciata – ma non tanto nel segno dell’Apollo 17, con l’ultimo allunaggio: per quello, occorrerà attendere Artemis IV nel 2028. Piuttosto, il volo che si concluderà sabato è analogo a quello dello sfortunato Apollo 13, con la differenza che in questo caso non si è trattato di una necessità dettata dall’emergenza.

L’equipaggio del 13, pur in una situazione drammatica, vantava però un primato assoluto: quello della maggiore distanza dalla Terra mai raggiunta dagli esseri umani. Un record che è stato battuto ieri da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, che hanno raggiunto un apogeo di 406.771km; e non a caso il record è stato festeggiato con un messaggio preregistrato da Jim Lovell, comandante di Apollo 13 scomparso l’anno scorso.

“Benvenuti nel mio vecchio quartiere… Sono orgoglioso di passarvi il testimone mentre orbitate intorno alla Luna: è una giornata storica e so quanto sarete impegnati, ma non dimenticate di godervi il panorama”, consigliava Lovell (che, altra coincidenza, fece parte anche della prima missione orbitale attorno alla Luna, Apollo 8).

Ed in effetti così è stato: “Abbiamo visto cose che nessun essere umano ha mai visto prima” ha commentato Wiseman, dopo aver ripreso le comunicazioni con la Terra al termine del black-out lunare (e in collegamento con Donald Trump, che ha invitato l’equipaggio alla Casa Bianca). Di fatto, l’Apollo 13 aveva sorvolato la superficie della faccia nascosta molto più da vicino (250 chilometri contro i seimila di Artemis) ma con condizioni di visibilità ben peggiori.

Motivo per cui l’equipaggio ha potuto osservare per la prima volta tutta una serie di inedite caratteristiche orografiche e nella tradizione delle grandi esplorazioni hanno deciso di battezzare due crateri con il nome della navicella, “Integrity”, e della moglie del comandante, Carroll, scomparsa nel 2020. La proposta dovrà venire accolta dall’Unione Astronomica Internazionale, ma è improbabile che venga rifiutata.

Ryanair: il carburante è garantito solo fino alla fine di maggio

Roma, 7 apr. (askanews) – “Non prevediamo carenze di carburante a breve termine, ma la situazione è in continua evoluzione. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà/fine maggio. Se la guerra con l’Iran dovesse concludersi presto, le forniture non subiranno interruzioni. Se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei”. Lo afferma Ryanair interpellata da askenews sui problemi di rifornimento di carburante per il trasporto aereo a causa della chiusura dello stretto di Hormuz.

“Con il raddoppio dei prezzi del carburante per aerei durante il mese di marzo, prevediamo che tutte le compagnie aeree trasferiranno questi maggiori costi sotto forma di tariffe aeree più elevate dopo Pasqua e nel corso dell’estate – aggiunge -. Esortiamo tutti i passeggeri a prenotare i propri voli (e le vacanze) il prima possibile, in modo da essere al riparo dagli inevitabili aumenti dei prezzi dei biglietti aerei e degli alloggi dopo Pasqua e nel corso dell’estate”.

Fino a giovedì anticiclone africano, aria più fredda dal 10 aprile

Roma, 7 apr. (askanews) – L’Italia continua a vivere una fase meteorologica dai connotati quasi estivi, sotto il dominio incontrastato di un robusto anticiclone di matrice subtropicale. Questa bolla di alta pressione, che ha già caratterizzato le festività pasquali, non sembra intenzionata a cedere terreno facilmente e continuerà a proteggere la Penisola per gran parte della settimana in corso.

Secondo le previsioni de LMeteo.it la stabilità atmosferica ci accompagnerà almeno fino alla giornata di giovedì. Le temperature si manterranno costantemente e abbondantemente sopra la media stagionale su tutto il territorio nazionale. Al Centro-Nord si potranno toccare picchi notevoli per il periodo, con valori compresi tra i 25°C e i 27°C. Città come Trento, grazie alla conformazione orografica, vivranno giornate tipicamente estive con massime decisamente fuori scala per l’inizio di aprile.

Il panorama meteorologico sarà caratterizzato da cielo sereno o poco nuvoloso su quasi tutta l’Italia. Gli unici, modesti disturbi saranno rappresentati da temporanei annuvolamenti lungo le aree costiere, sia dell’alto Adriatico che dell’alto Tirreno, a causa di infiltrazioni umide marittime nei bassi strati. Secondo le ultime emissioni dei modelli matematici, un cambiamento dello scacchiere europeo è atteso a partire da venerdì 10.

Una discesa di aria più fredda proveniente dai quadranti nord-orientali riuscirà a scalzare la cupola anticiclonica, provocando un sensibile calo termico. Oltre alla flessione delle temperature, l’ingresso di questa massa d’aria darà potrebbe dare il via a una fase tipica primaverile, con importanti sbalzi termici e locale instabilità, anche temporalesca sulle aree del medio-basso Adriatico. Il Nord Italia invece sembrerebbe poter restare a guardare ancora una volta.

Quello che si prospetta dal prossimo weekend appare anche come un vero cambio di marcia. L’Europa passerebbe da una fase di stasi atmosferica forzata a una situazione molto più dinamica. La protezione dell’anticiclone africano potrebbe lasciare il posto a correnti più vivaci e fresche, riportando la primavera sui binari della variabilità e mettendo fine a questa parentesi quasi “estiva” precoce.

Mattarella: Amendola tra le più alte espressioni dell’antifascismo liberale

Roma, 7 apr. (askanews) – “Giovanni Amendola moriva cento anni or sono in Francia per le conseguenze di un agguato di sicari fascisti. La Repubblica lo ricorda come uno dei più prestigiosi esponenti che seppe opporsi – pagando di persona – all’involuzione autoritaria delle istituzioni, con la sua idea esigente di liberalismo fondata sulla difesa del Parlamento e sulla divisione dei poteri, avversando ogni forma di violenza politica, nemica del libero esprimersi della volontà e della sovranità popolare”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del centenario della morte di Giovanni Amendola.

“Intellettuale fine e appassionato, giornalista prestigioso, deputato e ministro autorevole, Amendola fu espressione, tra le più alte, di quell’antifascismo liberale che tentò, senza successo, di risparmiare al Paese la torsione del totalitarismo. Amendola fu promotore dell’Aventino: dopo il delitto Matteotti si batté con tutte le proprie energie per sollevare l’opinione pubblica contro il governo Mussolini, responsabile dell’omicidio, ma le aggressioni delle ‘squadracce nere’ riservarono a lui la medesima sorte di Matteotti”, sottolinea.

“Con i suoi scritti contribuì al rinnovamento della cultura italiana nei primi del Novecento. Meridionalista colto e al tempo stesso concreto, avvertì con anticipo la crisi dello Stato liberale e cercò di rafforzare i caratteri democratici del sistema politico, facendo appello per un verso a un’etica pubblica delle responsabilità, per altro verso a un consolidamento delle istituzioni rappresentative”, aggiunge il capo dello Stato.

“Gli appartenne una visione europea, sia pure agli albori di ciò che più compiutamente maturò nel secondo dopoguerra. La ricorrenza del centenario, oggi, consente di cogliere radici ideali e fili di continuità tra la battaglia per la libertà e la democrazia dei primi anni Venti del Novecento e lo Stato di diritto, il pluralismo delle istituzioni e della società che ha preso forma con la Repubblica”, conclude.

Amendola, Mattarella: tra le più alte espressioni dell’antifascismo liberale

Roma, 7 apr. (askanews) – “Giovanni Amendola moriva cento anni or sono in Francia per le conseguenze di un agguato di sicari fascisti. La Repubblica lo ricorda come uno dei più prestigiosi esponenti che seppe opporsi – pagando di persona – all’involuzione autoritaria delle istituzioni, con la sua idea esigente di liberalismo fondata sulla difesa del Parlamento e sulla divisione dei poteri, avversando ogni forma di violenza politica, nemica del libero esprimersi della volontà e della sovranità popolare”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del centenario della morte di Giovanni Amendola.

“Intellettuale fine e appassionato, giornalista prestigioso, deputato e ministro autorevole, Amendola fu espressione, tra le più alte, di quell’antifascismo liberale che tentò, senza successo, di risparmiare al Paese la torsione del totalitarismo. Amendola fu promotore dell’Aventino: dopo il delitto Matteotti si batté con tutte le proprie energie per sollevare l’opinione pubblica contro il governo Mussolini, responsabile dell’omicidio, ma le aggressioni delle ‘squadracce nere’ riservarono a lui la medesima sorte di Matteotti”, sottolinea.

“Con i suoi scritti contribuì al rinnovamento della cultura italiana nei primi del Novecento. Meridionalista colto e al tempo stesso concreto, avvertì con anticipo la crisi dello Stato liberale e cercò di rafforzare i caratteri democratici del sistema politico, facendo appello per un verso a un’etica pubblica delle responsabilità, per altro verso a un consolidamento delle istituzioni rappresentative”, aggiunge il capo dello Stato.

“Gli appartenne una visione europea, sia pure agli albori di ciò che più compiutamente maturò nel secondo dopoguerra. La ricorrenza del centenario, oggi, consente di cogliere radici ideali e fili di continuità tra la battaglia per la libertà e la democrazia dei primi anni Venti del Novecento e lo Stato di diritto, il pluralismo delle istituzioni e della società che ha preso forma con la Repubblica”, conclude.

Crosetto: situazione senza precedenti, non abbiamo imparato nulla

Roma, 7 apr. (askanews) – “Io spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo. È una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti. C’è una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere. E questo pone chi ha voglia di ragionare di fronte alla grande debolezza del multilateralismo, che non ha saputo prendere lezioni da quanto era accaduto nel secolo scorso e non ha consolidato gli anticorpi per ciò che stiamo vivendo ora”. Lo ha affermato, a proposito della crisi in Iran con il nuovo ultimatum di Donald Trump, il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Crosetto ha evidenziato cone l’organizzazione delle Nazioni Unite sia stata “lasciata morire lentamente: le abbiamo fatto perdere ogni capacità di influenza e di ruolo. In uno scenario come quello che stiamo affrontando conta purtroppo per noi soltanto la potenza. Ma non illudiamoci che si possa parlare di potenza tecnologica o economica, quello che davvero stanno facendo contare è la potenza militare. Nonostante quella però il conflitto in Ucraina e quello in Iran dimostrano che a determinare la durata dei conflitti è la capacità di resistenza della parte più debole. Era successo già in Afghanistan, ma anche in quel caso nessuno ha pensato di mettere a frutto l’esperienza. E così si è alimentato il terrorismo fondamentalista”.

Il timore del ministro della Difesa è “che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. (…) Sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla”. Crosetto, riguardo alla parola ‘nucleare’, ha detto di non voler “nemmeno pronunciarla: il rischio è la follia e quello che stiamo vivendo è un conflitto dove ad azione corrisponde reazione di un livello superiore”.

“Trump è il leader di una nazione sovrana e nessuno dall’esterno è in grado di influenzarlo”, ha aggiunto Crosetto, che ha detto di non credere a una procedura di impeachment. “Non mi pare neppure che i suoi nemici ci pensino”, ha sottolineato nell’intervista al Corriere della Sera, “Credo semplicemente che dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi. Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il Capo. L’Iran degli ayatollah, a capo dell’integralismo, anti occidentale, che teneva sotto scacco ogni libertà era un problema di tutti. Con questa guerra decisa in due senza confronto e legittimità internazionale gli hanno fatto un regalo. Su tempi e modi sarebbe stata utile meno approssimazione”.

L’Europa “fa ciò che può ma non mi pare con successo”, ha riconosciuto il ministro della Difesa, “Intanto ognuno dovrebbe fare la propria parte. Io rivendico che l’Italia abbia preso una posizione importante e seria quando ha detto di non condividere questa guerra cercando di limitare al massimo i danni”. Anche perchè, ha aggiunto, i rapporti internazionali non si gestiscono “facendo a gara a chi arriva prima a fare una dichiarazione… L’Italia non è alleata di Trump o Biden, noi siamo alleati degli Stati Uniti. Soltanto chi è stupido può pensare che si possa rompere questa alleanza. Pensiamo a oggi, pensiamo all’Iran che decida di reagire lanciando un razzo contro di noi. Se non ci fosse la difesa della Nato ogni Paese rischierebbe molto di più e sarebbe molto più indifeso”.

Ma gli Stati Uniti di Trump vogliono uscire dalla Nato. “Non credo – ha replicato Crosetto – e (il presidente americano) non può farlo. Gli servirebbe il voto del Congresso e dubito che sarebbe favorevole. Potrebbe invece decidere di ritirare i soldati dall’Europa. E questo ci renderebbe più deboli, meno difesi. In questo momento non siamo in grado di reagire tutti insieme sostituendoli”. Servono, sostanzialmente, “dialogo e attività diplomatica. Trump ha l’agenda dettata dalla volontà di vincere in fretta anche perché dovrà confrontarsi con le elezioni di Midterm. Questa guerra sta mettendo a rischio anche gli Stati Uniti nella loro leadership Mondiale”.

L’Italia ha negato l’uso della base di Sigonella ma c’è il sospetto che in altri casi l’abbia concesso. “Lo negherò certamente” in parlamento, ha affermato il ministro Crosetto, “perché è falso ma non credo esista sospetto perché non è un tema gestito dalla politica ma militare. Abbiamo l’obbligo di lasciare aperte le basi perché questo prevedono i trattati e perché tutti i governi si sono comportati allo stesso modo, ma abbiamo regole. Sono accordi che non abbiamo sottoscritto noi, se ai nostri predecessori non piacevano avrebbero potuto annullarli o quantomeno metterli in discussione. Non mi risulta che ciò sia avvenuto”.

Calcio, Champions, questa sera Sporting-Arsenal e Real-Bayern

Roma, 7 apr. (askanews) – Scattano oggi, martedì 7 aprile, i quarti di finale di UEFA Champions League con le prime due sfide d’andata. Nessuna squadra italiana è rimasta in corsa, ma il programma offre due big match di grande fascino.

Al Santiago Bernabéu va in scena la super sfida tra Real Madrid e Bayern Monaco (ore 21). Gli spagnoli arrivano dall’inattesa sconfitta in campionato contro il Maiorca, ma l’allenatore Alvaro Arbeloa suona la carica: “Diamo sempre il massimo contro grandi rivali. Il Bayern ci metterà sotto pressione, ma il Bernabeu vivrà un’altra grande notte di Champions”. Dall’altra parte, la squadra guidata da Vincent Kompany si presenta come una delle favorite: compatta, potente e pronta a colpire anche in trasferta.

Alle 21 si gioca anche Sporting Lisbona-Arsenal. I portoghesi attraversano un ottimo momento di forma dopo la rimonta negli ottavi contro il Bodo Glimt e due successi consecutivi in campionato. I londinesi, invece, guidano la Premier League ma arrivano da due delusioni pesanti: la sconfitta nella finale di Coppa di Lega contro il Manchester City e quella in semifinale di FA Cup contro il Southampton.

Completano il quadro dell’andata dei quarti le altre due sfide in programma mercoledì 8 aprile: Paris Saint-Germain-Barcellona e Manchester City-Borussia Dortmund, entrambe con calcio d’inizio alle ore 21.

De Laurentiis: Conte Ct? Se chiedesse accetterei,dubito lo faccia

Roma, 7 apr. (askanews) – Serata di gala a Los Angeles per il Napoli, protagonista della première statunitense di “Ag4in”, documentario dedicato alla conquista del quarto scudetto del 2025. L’evento, ospitato all’Egyptian Theatre di Hollywood, ha visto la partecipazione del presidente Aurelio De Laurentiis e del sindaco Karen Bass, oltre a esponenti del mondo sportivo e dello spettacolo.

La proiezione del film – che racconta il secondo titolo sotto la gestione De Laurentiis – è stata seguita da un dibattito sulla crescita del calcio negli Stati Uniti e sul ruolo sempre più centrale di Los Angeles in vista dei prossimi grandi eventi internazionali.

A margine della serata, De Laurentiis ha commentato a CN24 anche la vittoria contro il Milan: “Ho visto la partita a casa mia, straordinaria: abbiamo sofferto e poi gioito. Non c’era Hojlund, eravamo un po’ preoccupati, ma è stato utile per dimostrare che anche gli altri sono legati alla causa e possono portare il risultato”.

Il presidente azzurro ha sottolineato il legame tra le sue due passioni, cinema e calcio: “Sono qui perché avevo promesso questa anteprima americana. In America ci sono 15 milioni di tifosi del Napoli, non sono pochi, e a Los Angeles ce ne sono tantissimi”.

Duro poi l’affondo sulla crisi del sistema calcio italiano: “La Serie A è considerata una cenerentola, ma senza di noi la federazione non esisterebbe: la finanziamo con 130 milioni l’anno. Bisogna azzerare e rimodulare tutto, dando alla Serie A la maggioranza. Altrimenti si può anche pensare a una lega autonoma. Ci sono troppi galli a cantare, serve accordo con Uefa e Fifa e una politica più presente”.

Infine, il tema della Nazionale e il possibile ruolo di Antonio Conte: “Se me lo chiedesse penso di sì, ma lui è intelligente e senza un interlocutore serio difficilmente accetterebbe di guidare una struttura disorganizzata”.

Sulla governance federale, De Laurentiis indica una figura precisa: “Giovanni Malagò è perfetto per fare il commissario prima e poi il presidente di una nuova federazione”.

Tennis, oggi il debutto a Montecarlo di Sinner ed Alcaraz

Roma, 7 apr. (askanews) – Jannik Sinner debutterà oggi nel singolare dell’Atp 1000 di Montecarlo affrontando il francese Ugo Humbert. Il numero due del mondo scenderà in campo come secondo match sul Centrale a partire dalle 11, dopo aver già giocato in doppio nel giorno di Pasqua insieme a Zizou Bergs.

Il campo principale del Principato si tingerà d’azzurro già dal primo incontro di giornata, che vedrà protagonista Matteo Berrettini, in gara grazie a una wild card, opposto allo spagnolo Roberto Bautista Agut.

Sempre alle 11, ma sul campo Ea de Massy, spazio a Luciano Darderi, reduce dalla semifinale persa a Marrakech, che sfiderà il polacco Hubert Hurkacz. Sul campo 9 è previsto anche un doppio tutto azzurro con Flavio Cobolli e lo stesso Darderi.

Atteso anche il debutto del numero uno del mondo e campione in carica Carlos Alcaraz, che giocherà il terzo match sul Centrale proprio dopo Sinner contro l’argentino Sebastián Báez.

La vertigine assoluta di Philip Roth: torna "Operazione Shylock"

Milano, 7 apr. (askanews) – Della clamorosa stagione della maturità di Philip Roth si è scritto molto: i romanzi pubblicati a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila sono la prova di una grandezza letteraria sconsiderata, andata forse perfino al di là delle aspettative dello stesso scrittore. Non è il caso di tornare su una questione ormai irrecuperabile (ma tuttora inspiegabile) come il mancato Nobel, ma è certo che Roth ha costruito soprattutto nella seconda parte della sua vita un corpus di opere difficilmente ripetibile e, lasciatecelo dire, anche difficilmente immaginabile. Ma quando inizia effettivamente questa età dell’oro di Roth? Ogni risposta, ovviamente, può essere contestata ed è opinabile, ma, dovendo provare a scegliere, il punto di svolta – dopo la sbornia di popolarità di “Portnoy” (1969) e alcuni piccoli capolavori come “Lo scrittore fantasma” (1979) – possiamo collocarlo nel 1986, quando un 53enne Philip Roth pubblica “La controvita”, romanzo con diversi intrecci delle stesse vite, nel quale la morte, la malattia, il desiderio e la politica si intrecciano in una veste imprevedibile, tra Shakespeare, Freud e le spy story. Ma il botto più clamoroso in questo filone è del 1993, quando esce “Operazione Shylock”, romanzo spericolato e inafferrabile sul tema dell’identità e del doppio, ma anche sulla politica di Israele e sull’Intifada, sul sesso e sulla morte, insomma sull’inestricabile e spesso grottesco caos del mondo e del nostro dire “io”. Oggi il libro è il secondo titolo di Roth che esce per Adelphi, dopo che la casa editrice fondata da Roberto Calasso ha acquistato i diritti sulle opere dello scrittore di Newark (che nel frattempo sono diventate difficili da reperire in Italia per via proprio di questa acquisizione e in attesa delle nuove edizioni, cosa che ha sollevato diverse polemiche nel mondo dell’editoria e tra i lettori).

Questa nuova versione di “Operazione Shylock” appare nella traduzione di Ottavio Fatica (che negli scorsi anni ha anche ritradotto “Moby Dick”) e con una prefazione – cosa apprezzabilissima, che andrebbe fatta di più e senza timidezze – di Emmanuel Carrère. E allora partiamo da lui per provare a spiegare chi è stato Philip Roth: “Niente, mai – scrive l’autore di “Limonov” – è riuscito a imbrigliare la sua libertà, la sua capacità di interpretare tutti i ruoli, di occupare a turno tutte le posizioni, di difenderle o demolirle con voluttuosa onestà”. Vale per gran parte della bibliografia di Roth – non mancano romanzi deboli, per fortuna (e non sono solo gli ultimi), ma circondati comunque da meraviglie – ma vale soprattutto per il Roth di Shylock che fisicamente affronta un altro Philip Roth, che con il suo stesso nome e la sua stessa faccia sostiene idee opposte a quelle dello scrittore (ma è davvero così? In fondo scopriremo di non saperlo) e si fa convinto portavoce del diasporismo, ossia il contrario del sionismo, teorizzando la necessità per gli ebrei di lasciare Israele e tornare nei Paesi europei da cui erano fuggiti. In una Gerusalemme febbrile, incendiata dalla prima Intifada, i due Roth del romanzo si muovono e si confrontano, attraversano confini fisici e morali e, alla fine, potremmo anche pensare che sia difficile distinguerli, ma le certezze, in un romanzo pieno di cose fino a scoppiare, quelle no, non ci sono.

“Che cosa è vero? Che cosa è falso?” si chiede Carrère aprendo il suo scritto. La risposta probabilmente, per entrambe le domande, è sia “niente” sia “tutto”. Troppo facile? Solo in apparenza, perché come ci ricorda Roth (lo scrittore, almeno in teoria), “la spettrale e demenziale apparenza era, di fatto, il marchio stesso della sua indiscutibile, vivida realtà e che, quando la vita meno somiglia a quanto dovrebbe somigliare, forse allora è più che mai simile a ciò che dovrebbe essere, qualunque cosa sia”. Viene in mente quello che diceva Kurt Vonnegut a proposito del suo personaggio Howard W. Campbell, la più grande spia della Seconda Guerra mondiale, talmente bene infiltrato dallo spionaggio americano nei gangli del potere nazista da finire condannato come vero nazista: “Noi siamo quello che facciamo finta di essere, quindi dobbiamo stare molto attenti a ciò che fingiamo di essere”. In “Operazione Shylock” Roth fa un passo ancora ulteriore in avanti, perché i suoi personaggi sanno di (non) stare fingendo e, nonostante questo, lo fanno con ancora maggiore intensità. Il mondo è un labirinto di specchi, nel quale si incontrano il Mossad e intellettuali palestinesi tristi che lanciano sassi contro l’occupazione, una seducente e caotica infermiera, il reale scrittore Aharon Appelfeld e un giovane militare israeliano che nel corso di una brutale perquisizione notturna riconosce Roth, essendo un suo lettore. Un labirinto di specchi che esplodono di continuo e il riflesso di tali esplosioni diventa questo romanzo, questa “confessione”, come recita il sottotitolo, che una nota finale dichiara, dopo 450 pagine vertiginose, essere “falsa”, e possiamo anche crederci (sebbene lo stesso Roth, diabolico e letterario fino in fondo, abbia poi negato la veridicità di questa falsità nelle interviste), ma il punto non cambia: tutto quanto il romanzo resta come un monumento alla letteratura ostinatamente libera di Philip Roth, alla sua grandezza radicale e precaria che, due anni dopo Shylock, prenderà la forma di un altro capolavoro totale come “Il teatro di Sabbath” e due anni dopo ancora quella di “Pastorale americana”, forse il suo libro oggi più popolare.

Roth è stato un gigante assoluto, probabilmente ancora non la abbiamo colta fino in fondo la sua grandezza, come spesso accade con gli autori che hanno segnato epoche in modo profondamente originale, pensate a Philip Dick oppure a Jerry Salinger, il primo nascosto dall’etichetta della fantascienza di serie B e il secondo dal disumano clamore che Holden gli ha riversato addosso, cancellando tutto dello scrittore e obbligandolo alla fuga. Roth non è fuggito in quel modo, né ha indossato la camicia del profeta, ma la lucidità acuminata delle sue (tante) pagine migliori lo ha reso inevitabilmente una forma di oracolo. Al quale lui per primo non ha mai creduto (era amico di Primo Levi, di Norman Manea e di Milan Kundera, come avrebbe potuto fare diversamente?) e oggi è divertente pensare che avrebbe potuto riferire anche a se stesso il pensiero che il Philip Roth di “Operazione Shylock” rivolge al suo doppio nel romanzo: “Era impossibile dire fino a che punto fosse davvero un ciarlatano”. Chissà che la “confessione” non sia proprio questa. (Leonardo Merlini)

Basket Ncaa, Michigan campione Ncaa dopo 37 anni

Roma, 7 apr. (askanews) – I Michigan Wolverines tornano sul tetto del college basket americano dopo 37 anni: nella finale Ncaa giocata a Indianapolis battono gli UConn Huskies 69-63 e conquistano il secondo titolo della loro storia.

Una partita dura, fisica, più difensiva che spettacolare, in cui Michigan costruisce il successo soprattutto dalla lunetta (25 liberi a segno) e con una difesa capace di limitare l’attacco degli Huskies, tenuti a percentuali molto basse al tiro.

Dopo un primo tempo equilibrato, i Wolverines prendono il controllo nella ripresa e restano sempre avanti, resistendo al tentativo di rimonta finale di UConn.

Il protagonista è Elliot Cadeau, playmaker e leader tecnico della squadra, che chiude con 19 punti e viene nominato miglior giocatore delle Final Four.

Per Michigan è un successo storico: non vinceva il titolo dal 1989 e chiude una stagione dominante (37-3), confermandosi la squadra più completa del torneo.

Si ferma invece il sogno di UConn, che inseguiva il terzo titolo in quattro anni: gli Huskies lottano, ma pagano le difficoltà offensive e devono arrendersi nel finale a una Michigan più solida e lucida nei momenti decisivi.

Calcio, risultati Serie A, il Napoli è secondo

Roma, 6 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 31esima giornata di serie A:

31esima giornata Sassuolo-Cagliari 2-1, Verona-Fiorentina 0-1, Lazio-Parma 1-1; Cremonese-Bologna 1-2, Pisa-Torino 0-1, Inter-Roma 5-2, Udinese-Como 0-0, Lecce-Atalanta 0-3, Juventus-Genoa 2-0, Napoli-Milan 1-0.

Classifica: Inter 72, Napoli 65, Milan 63, Como 58, Juventus 57, Roma 54, Atalanta 53, Bologna 45, Lazio 44, Sassuolo 42, Udinese 40, Torino 36, Parma 35, Genoa 33, Fiorentina 32, Cagliari 30, Cremonese, Lecce 27, Verona, Pisa 18.

32esima giornata Venerdì 10 aprile ore 20.45 Roma-Pisa. Sabato 11 aprile, ore 15 Cagliari-Cremonese e Torino-Verona; ore 18 Milan-Udinese; ore 20.45 Atalanta-Juventus. Domenica 12 aprile, ore 12.30 Genoa-Sassuolo; ore 15 Parma-Napoli; ore 18 Bologna-Lecce; ore 20.45 Como-Inter. Lunedì 13 aprile ore 20.45 Fiorentina-Lazio.

Calcio, Napoli vince ed è secondo, Conte lusingato dalla Nazionale

Roma, 7 apr. (askanews) – Il Napoli si prende lo scontro diretto con il Milan e rilancia la propria corsa ai vertici della Serie A. Al Maradona finisce 1-0 per la squadra di Antonio Conte, che grazie a un gol di Matteo Politano nella ripresa supera i rossoneri in classifica e si porta al secondo posto, tornando a -7 dall’Inter capolista.

Partita tesa, bloccata, decisa da un episodio come spesso accade negli scontri diretti. Nel primo tempo le occasioni migliori capitano sui piedi di Strahinja Pavlovic e Leonardo Spinazzola, ma il risultato non si sblocca. Nella ripresa la svolta: Conte inserisce Politano e l’esterno azzurro, con una conclusione al volo, trova il gol che decide la sfida e accende il Maradona.

Nel post partita, Conte ha commentato anche le voci che lo vorrebbero futuro commissario tecnico della Nazionale: “Non dimentichiamo che l’anno scorso, negli ultimi tre mesi, si parlava di me che sarei andato via da Napoli per andare alla Juve, vero? I media devono scrivere ed è giusto che il mio nome faccia parte di quella lista. Se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione, insieme ad altri. Per tanti motivi Conte lo metterei. Ci sono già stato in Nazionale e conosco l’ambiente. Mi lusinga perché è qualcosa di bello rappresentare il proprio Paese. Sapete benissimo che ho un altro anno di contratto e che a fine anno mi incontrerò con il presidente”.

Sul sogno scudetto: “Non è questione di crederci o meno, ma di essere realisti: noi non dovremmo sbagliare mai e l’Inter dovrebbe farlo più volte. Per quel che si vede, mi sembra davvero difficile perché i nerazzurri sono forti. Dobbiamo avere quella voglia di mantenere il piede sull’acceleratore e cercare di difendere lo scudetto fino alla fine, cosa che per tanti motivi non siamo riusciti a fare. Ora ci siamo riappropriati di ciò che abbiamo fatto l’anno scorso, siamo secondi e non ci dobbiamo perdere in proclami visto che dobbiamo ancora conquistare la qualificazione in Champions”.

Deluso ma lucido Massimiliano Allegri, che di fatto chiama il Milan fuori dalla corsa scudetto: “Credo che ormai abbiamo dato. È stata una gara con poche occasioni, chi portava a proprio favore l’episodio l’avrebbe vinta. Sono stati bravi loro, anche perché eravamo a difesa schierata. In alcune situazioni dovevamo essere più veloci a tirare in porta, abbiamo sbagliato delle scelte”.

L’allenatore rossonero ha poi analizzato la prestazione dei suoi: “Nkunku e Fullkrug hanno fatto una buona partita, il primo ha lavorato molto bene per la squadra, anche tecnicamente, poi in queste situazioni uno come lui deve fare gol. Ma sono stati entrambi bravi, così come lo è stata tutta la squadra. È stata una partita bloccata: nel primo tempo abbiamo subito l’occasione di Spinazzola e un contropiede su una palla persa a centrocampo, sapevamo che loro sono bravi se scatenati in velocità e un paio di volte li abbiamo scatenati noi”.

Infine, uno sguardo al futuro e alla corsa Champions: “Pulisic è rientrato venerdì dalla nazionale, Leao è stato 12 giorni fermo. Si può partire con i tre davanti, ma dipende dalle caratteristiche. Ora pensiamo una partita alla volta: sabato ci sarà l’Udinese, squadra fisica e forte in trasferta. Siamo dentro al nostro obiettivo e dobbiamo mantenere il vantaggio sulle inseguitrici”.

Elezioni in Ungheria, Vance in visita a Budapest per sostenere Orban

Roma, 7 apr. (askanews) – Il vice presidente degli Stati Uniti, JD Vance, è partito lunedì sera per l’Ungheria per portare il sostegno di Donald Trump al suo alleato, il primo ministro nazionalista Viktor Orban, a pochi giorni da elezioni politiche che si preannunciano molto combattute.

“Discuteremo di una serie di questioni relative alle relazioni tra Stati Uniti e Ungheria. Ovviamente sono certo che si parlerà anche dell’Europa, dell’Ucraina e di tutto il resto”, ha dichiarato alla stampa prima di partire dalla base aerea di Andrews, vicino a Washington, dicendosi felice di raggiungere “il suo buon amico” Orban.

Oltre a un incontro con il premier di Budapest, il vice presidente ha in programma di tenere un discorso dedicato al “ricco partenariato tra l’Ungheria e gli Stati Uniti”, secondo un comunicato del suo ufficio. Il conservatore 41enne è, all’interno dell’amministrazione americana, uno dei più feroci critici dei governi europei centristi e progressisti, nonché uno dei più convinti sostenitori dei partiti della destra radicale in Europa. La sua visita rappresenta una manifestazione di sostegno a Orban nella fase finale – la più delicata – della campagna elettorale, prima delle elezioni di domenica prossima.