Home Blog Pagina 7

25 Aprile. Il primo documentario sulla Resistenza

La memoria costruita tra cinema e testimonianza

Facile, oggi, ripercorrere con la memoria la storia partigiana degli anni ’40 del secolo scorso. Spesso e volentieri ci giungono immagini sbiadite di quei volontari che tanto hanno lottato per la libertà. Sembra quasi una ricostruzione degli eventi. Anche se così non è. Le formazioni partigiane storicamente sono state raccontate da testimoni presenti agli eventi.

Sembra di conoscere ogni particolare. Sembra di essere stati tra quelle montagne insieme alle valorose compagnie di uomini che avevano preso la residenza su di esse. Questo perché il cinema e la letteratura ci hanno dato una chiave per aprire quelle stanze segrete ed hanno ci hanno dato la possibilità di ricostruire gli eventi in maniera chiara. Una testimonianza su cui è stata costruita l’identità dell’Italia.

E se storicamente conosciamo ogni dettaglio fin della nascita del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), a Roma, questi studi diventano più chiari quando vengono raccontati come memoria storica.

Il documentario del 1973 e la lezione di Olmi

Come nel documentario Nascita di una formazione partigiana firmato da Corrado Stajano e Ermanno Olmi nel 1973. In quei fotogrammi possiamo vedere come nello studio dell’Avvocato Duccio Galimberti a Cuneo ebbe inizio la resistenza piemontese, per passare a Madonna del Colletto, sopra Valdieri dove questi uomini si riunirono il 12 settembre.

Un documentario straordinario che rievoca sensazioni e riporta alla luce memorie sbiadite. Ma se sembrava ormai una narrazione storica nel 1973, perché parlare oggi di tali avvenimenti?

A questa domanda risponde lo stesso Olmi: “Io credo, come dicevo prima, che la storia sia la fonte più utile per poterci intendere sul presente. La cosa importante, però, è riproporre la storia in funzione della necessità attuale; voglio dire che non possiamo pretendere che i giovani partecipino alla conoscenza di questi avvenimenti con il sentimento uguale a coloro che lo hanno vissuto. Solo riproponendo un fatto storico come effetto emblematico da collegare a fatti analoghi attuali, possiamo capire il valore della lettura storica degli avvenimenti”.

La Resistenza nel racconto pubblico e mediatico

Mentre Arrigo Boldrini ne “l’Unità” del 24 aprile 1949 scrive: “La lunga guerriglia di due anni fu epopea di popolo e nel quadro della storia nazionale non può essere considerata se non come uno dei periodi più luminosi del nostro paese. Essa non è un fatto d’arme isolato, non è solo una battaglia con un epilogo vittorioso, ma è un movimento profondo che unì tutti gli italiani degni di questo nome per salvare il salvabile e per gettare le basi di un nuovo stato democratico, repubblicano, progressivo”.

Una guerra raccontata e una resistenza raccontata da film italiani, tedeschi, inglesi, francesi, americani, sovietici. Film con attori e con notizie. Chi non ricorda il Notiziario Luce in Italia, per non parlare dei meno conosciuti, almeno da noi italiani, dei Cinealbum sovietici curati da Vsevolod Pudovkin, i Metro News, Paramount News, Universal News, e un Pathé News con uno speaker d’eccezione: l’allora maggiore John F. Kennedy.

E da John Huston che con il suo The Battle of San Pietro, girato per il ministero della Guerra, produsse un documentario molto interessante perché per la prima volta si documenta la guerra non solo da parte di chi la combatte, come per i soldati americani, ma anche da parte di chi soprattutto è costretto a subirla, ovvero da parte dei civili.

Don Pollarolo e il cinema militante della Resistenza

Ma chi fu il primo ad occuparsi della Resistenza italiana? Documenti cinematografici reali dell’epoca, girati da don Giuseppe Pollarolo, Claudio Borello e Michele Rosboch, con le macchine fotografiche portatili dell’epoca, fanno da contrappunto alla rivisitazione odierna dei ricordi di quel tempo.

Disse Paolo Gobetti: “Gli inizi della guerra partigiana non sono evocati né con retorica né con vuoti propositi festosi. La discussione è incentrata sui problemi e sull’entusiasmo di questi primi tentativi e scava a fondo oltre i ricordi immediati di questi primi giorni e delle prime azioni di combattimento per indagare sui problemi dell’‘apprendistato’ in questo nuovo tipo di lotta, le incognite della vita quotidiana, le conseguenze talvolta dolorose dell’applicazione della giustizia e la creazione di nuovi ideali concreti”.

E se è vera questa definizione, l’artefice più pregnante del periodo dal punto di vista cinematografico è sicuramente don Pollarolo. Gianni Rondolino racconta che Gobetti, quando si accingeva a girare film come Le prime bande, aveva a modello proprio i Momenti di vita e di lotta partigiana del prete alessandrino.

Scriveva Gobetti: “A me pare che questa opera cinematografica di don Pollarolo sia un qualcosa di estremamente interessante, in tutti i suoi aspetti, proprio per il fine primo di cui si parte. È un discorso piuttosto importante e che si è affrontato altre volte a proposito di cinema militante. Qui è un caso sui generis, naturalmente; normalmente noi parliamo di cinema militante al servizio della rivoluzione, definizioni più o meno esatte. Ma la sostanza di questo cinema è che vuole intervenire sulle cose, il presupposto è che il cinema non è inteso come spettacolo, ma veramente come strumento per intervenire in una realtà. In questo senso il discorso si applica anche a questo film di don Pollarolo”.

Un prete in prima linea con la cinepresa

Lo stesso don Giuseppe ebbe a dire di sé: «Avevo allora una forza atletica notevole e resistevo alla fatica, mi sentivo proprio un vero facchino, alla scuola di Luigi Orione che di facchini ne ha formati tanti».

E nel 1970, durante una lunga conversazione col critico cinematografico e regista Paolo Gobetti, raccontò: “Ero sempre in prima linea, mai con un’arma, con il mio libro di preghiere e con la macchina cinematografica: era una Pathé Baby, molto piccola, la tenevo in tasca con estrema facilità”. E continuava: “Gli strumenti del mio mestiere sono questi: ecco, io me la sviluppavo su in montagna la pellicola, non potevo mandarla a sviluppare in città, vero? Erano quattro cassette come questa, una tavola di bachelite intorno alla quale si avvolgevano i nove metri del film della macchina da presa e poi si sviluppava, con dei successi che portavano all’entusiasmo i giovani, perché nel giro di un’ora, quando il tempo era asciutto, riuscivamo a vederci la scena girata”.

Un protagonista dimenticato

Ma chi era questo prelato coraggioso? I fascisti scrissero di lui sui muri di Tortona: “meglio un giorno da leoni che 200 giorni da Pollarolo”.

Discepolo di Luigi Orione, condivise con lui i tempi della nascita della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Ma è durante la dittatura fascista che il cardinale di Torino sceglie Pollarolo come sacerdote per la pastorale operaia della città. E per tutta la sua vita rimarrà un prete operaio.

Dopo tutti gli errori commessi in Iran, Trump non sa come uscirne

 

L’illusione di un’operazione rapida

L’operazione militare denominata “Furia Epica” nelle intenzioni di Donald Trump avrebbe dovuto bissare in Iran quella effettuata due mesi prima in Venezuela: un rapido intervento capace di eliminare il vertice del potere e di innescare se non un cambio di regime almeno un sostanziale mutamento di politica, a cominciare dalla rinuncia al nucleare. A Teheran si sarebbe dovuta sganciare qualche bomba e lanciare qualche missile, più che a Caracas. Ma non molta roba.

Aizzato da Benjamin Netanyahu e sobillato dalla sua vanità Trump come al solito non ha letto i dossier, non ha ascoltato le persone competenti a cominciare dai generali del Pentagono e, circondato solo da fantocci usi a dirgli sempre “sì” (chi non lo fa viene licenziato, come si sta ben vedendo), il magnate delle costruzioni che si crede infallibile si è lanciato in un’avventura dalla quale, due mesi dopo, non sa come uscire. Ma dalla quale deve disperatamente uscire, e presto. Gli iraniani lo sanno e quindi al momento sono loro a distribuire le carte.

 

Un errore che rafforza il nemico

Il clamoroso errore di valutazione commesso dalla Casa Bianca (e da Tel Aviv, questo non va mai dimenticato) non solo ha determinato i prodromi di una crisi energetica e dunque economica a livello mondiale che potrebbe divenire devastante e che assai probabilmente (e auspicabilmente) condurrà l’elettorato americano il prossimo novembre ad azzoppare una presidenza fattasi pericolosa per gli Stati Uniti.

Un errore che ha inoltre rafforzato il regime che si voleva indebolire se non annientare. La nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, erede dinastico della vecchia, uccisa il primo giorno di guerra, mostra d’essere più radicale e più facilmente influenzabile dai pasdaran, il settore più intransigente della Repubblica Islamica. Mojtaba Khamenei non possiede l’autorevolezza del genitore, la cui indiscussa autorità obbligava le parti – quella più “moderata” del clero e della politica che aveva portato all’elezione del Presidente Masoud Pezeshkian e quella, appunto, più estremista dei Guardiani della Rivoluzione – a ricercare e trovare un punto d’incontro e di compromesso, da gestire poi nella conduzione della politica estera.

Il regime, così, si è ulteriormente radicalizzato. Non solo. Si è pure, paradossalmente, rafforzato, perché la distruzione portata nelle città dall’attacco israelo-statunitense ha evidentemente esaltato il patriottismo nazionale, marginalizzando quell’opposizione in larga misura giovanile che (già duramente colpita dalla brutale repressione dello scorso gennaio operata ai suoi danni dalla dittatura) in tempo di guerra sarebbe sottoposta alla legge marziale se osasse manifestare ancora e in qualsiasi maniera.

 

Hormuz e la leva energetica

Trump ha inoltre offerto alla Repubblica Islamica la possibilità di testare nella realtà quello che ad essa era già noto ma solo in forma teorica: il potere derivante, se esercitato, da un asset fortissimo: lo Stretto di Hormuz. Un potere che gli strateghi di Teheran – rivelatisi assai abili e di fine intelletto – hanno ingigantito con una mossa che nessuno si attendeva, ovvero l’attacco mirato e costante, selettivo e non furioso e dunque ancora più preoccupante per chi lo subisce, alle monarchie del Golfo. Trasportate in pochi giorni dai lussi urticanti per il resto dell’umanità a una condizione di costante pericolo che – se fosse prolungata – devasterebbe le loro economie, che proprio nel turismo di alto bordo, nello sport miliardario, nella finanza avevano individuato la via utile per non dipendere solo dal petrolio e dal gas generosamente offerti dalla terra arida del loro deserto.

 

L’isolamento dell’Occidente

Ma la “furia” trumpiana ha condotto ad un ulteriore danno per gli Stati Uniti e per l’Occidente tutto: dopo aver bullizzato per un anno intero i paesi europei fra aumenti dei dazi, imposizione di un consistente aumento del loro contributo economico alla NATO (peraltro dal medesimo soggetto considerata sempre meno necessaria e utile alla causa per la quale è stata costituita), insulti ripetuti nei confronti dei loro vertici governativi il tycoon ha dovuto chiedere loro un aiuto per garantire il transito navale a Hormuz. Arrabbiandosi per non averlo ottenuto. E ricominciando con gli insulti e le minacce. Come se gli europei e gli altri membri dell’Alleanza Atlantica (che è difensiva, non offensiva e il Presidente del suo membro principale dovrebbe saperlo) dovessero obbligatoriamente intervenire a supporto di un alleato che ha deciso di avviare una guerra senza neppure informarli.

Una conferma di quanto il titolare della Casa Bianca abbia in pochi mesi demolito il capitale di credibilità e rispettabilità detenuto per lunghi anni dal suo Paese. Una conferma di quanto lo stia isolando, pericolosamente.

 

Un’escalation senza credibilità

Ora, col passare dei giorni e con l’evidente ansia che lo assale innanzi alla tattica dilatoria degli iraniani, consapevoli di avere in mano le carte migliori per decidere i tempi della trattativa, il Presidente USA alza ancora i toni lanciando ultimatum che si rivelano inefficaci proprio perché già minacciati altre volte e perché le parole utilizzate a tal fine sono state talmente enormi da annullare la forza di qualsiasi altra invettiva.

Trump non è credibile, questa è la verità. Ma a Washington, per ora, esercita ancora un potere che egli ritiene assoluto. Ecco allora il pericolo, il Grande Pericolo: che la frustrazione induca il personaggio ad un gesto estremo e disperato. Ordinare davvero la guerra totale, assoluta.

 

***

Impresa, pace e tecnologia: la scelta di campo dell’UCID

Una solidarietà che diventa visione

C’è una forma di solidarietà che si esaurisce nel gesto, e ce n’è un’altra che implica una scelta di campo. La prima è episodica, la seconda è strutturale. La vicinanza che oggi il mondo dell’impresa cristiana esprime nei confronti di Papa Leone XIV appartiene senza esitazioni a questa seconda dimensione: non è una risposta emotiva agli attacchi ricevuti anche da Donald Trump, ma è il riconoscimento lucido e consapevole di una visione del mondo che interpella in profondità la nostra epoca.

Il Santo Padre non si limita a denunciare, ma esercita una capacità di proposta che tocca due nodi decisivi del nostro tempo: la guerra e la tecnologia. Due fenomeni apparentemente distinti, ma in realtà legati da una medesima radice: la pretesa che la forza – militare o tecnologica – possa sostituire il diritto, la coscienza, la responsabilità.

 

Guerra e diritto: il fondamento dell’ordine

Il rifiuto della guerra, ribadito con chiarezza da Leone XIV, non è una posizione moralistica né un richiamo astratto alla pace. È un giudizio radicale sulla deriva della politica internazionale. Quando la guerra diventa uno strumento accettabile di regolazione dei rapporti tra Stati, quando la logica della sopraffazione si traveste da realismo geopolitico, ciò che viene meno non è soltanto la pace: è l’idea stessa di ordine internazionale fondato sul diritto.

Il richiamo al diritto internazionale, che il Papa pone con forza, è allora tutt’altro che formale. Esso rappresenta il tentativo di ricostruire un argine contro il ritorno della legge del più forte. Ed è proprio su questo punto che il mondo dell’impresa scopre una consonanza profonda, che unisce ragione e interesse, etica e pragmatismo d’impresa.

La guerra, infatti, non è mai neutrale dal punto di vista economico. Essa produce instabilità, altera i mercati, distorce la concorrenza, introduce barriere. Lo vediamo nei costi energetici che crescono sotto la pressione dei conflitti, nelle catene di approvvigionamento che si spezzano, nei dazi e nelle restrizioni commerciali che proliferano in un clima di tensione permanente. Ma ridurre il discorso a questo sarebbe insufficiente.

La verità più profonda è che la pace non è soltanto una condizione favorevole all’economia: è il suo presupposto morale. Non può esistere impresa giusta dove la dignità della persona è minacciata. Non può esistere sviluppo autentico dove prevalgono paura e conflitto. Non può esistere futuro dove domina l’incertezza sistemica.

 

Tecnologia e potere: la sfida del nostro tempo

Ed è proprio quando si prova a immaginare il futuro che emerge con forza il secondo grande tema indicato da Leone XIV: la tecnologia. Qui il discorso si fa ancora più delicato, perché non siamo di fronte ad una minaccia esterna, ma a una trasformazione interna, via via più pervasiva.

La rivoluzione tecnologica in atto, con l’intelligenza artificiale al centro, non è semplicemente un avanzamento degli strumenti produttivi. È un cambiamento di paradigma. Sta ridefinendo il rapporto tra uomo e lavoro, tra conoscenza e potere, tra libertà e controllo. E, come ogni grande trasformazione, porta con sé una domanda decisiva: chi governa chi?

Il rischio che si profila è quello di una deriva tecnocratica. Non una distopia lontana, ma una tendenza già visibile. Una visione del mondo in cui le decisioni si concentrano nelle mani di pochi detentori di potere tecnologico, in cui gli algoritmi sostituiscono il giudizio umano, in cui l’efficienza diventa il criterio assoluto, anche a costo di sacrificare la dignità umana.

Alcuni dei principali punti di riferimento culturale del contesto politico-economico che affianca l’attuale presidente degli Stati Uniti hanno esplicitamente teorizzato modelli in cui la tecnologia non è più al servizio della democrazia, ma tende a superarla. In questa prospettiva, il potere non deriva dal consenso, ma dalla capacità di controllo: dei dati, delle infrastrutture, delle piattaforme.

È qui che il richiamo di Leone XIV si fa particolarmente urgente. In continuità con il magistero di Papa Francesco, egli propone una visione alternativa: una tecnologia che resti strumento e non diventi fine, che sia orientata all’umano e non lo domini, che venga governata da criteri etici e non soltanto da logiche di mercato o di potenza.

 

Il compito dell’impresa: responsabilità e umanesimo

Non si tratta di opporsi al progresso: sarebbe una posizione sterile e perdente. Si tratta, al contrario, di guidarlo. Di riconoscere che l’innovazione, per essere autentica, deve essere anche giusta. Che l’intelligenza artificiale, per essere davvero intelligente, deve essere umanamente orientata.

Per il mondo dell’impresa, questa sfida è concreta, quotidiana, inevitabile. Significa scegliere come utilizzare le tecnologie nei processi produttivi. Significa decidere se l’automazione debba sostituire o integrare il lavoro umano. Significa interrogarsi su quale modello di sviluppo si vuole perseguire: uno fondato sull’accumulazione di potere o uno orientato alla diffusione di opportunità?

In questo senso, l’impresa non è spettatrice. È protagonista. E proprio per questo è chiamata a una responsabilità più grande. Non basta essere efficienti. Non basta essere competitivi. Occorre essere giusti, capaci di promuovere valori umani.

La Dottrina Sociale della Chiesa offre da sempre criteri preziosi per affrontare queste sfide. E realtà come UCID dimostrano che è possibile coniugare innovazione e centralità della persona, crescita economica e bene comune, tecnologia e umanesimo.

 

Una scelta che riguarda il futuro

La solidarietà che abbiamo voluto riferire a Leone XIV nasce da qui. Non da una logica difensiva, ma da una convergenza profonda. Egli non rappresenta soltanto una voce morale: rappresenta una proposta culturale e civile. Una proposta che rifiuta la guerra perché distrugge l’uomo e l’economia. E che mette in guardia dalla tecnocrazia perché rischia di svuotare l’uomo della sua libertà.

In un tempo segnato da grandi potenze che tornano a misurarsi sul solo terreno della forza e da grandi piattaforme tecnologiche che concentrano un potere senza precedenti, il rischio è quello di un mondo sempre più efficiente ma sempre meno umano. Un mondo in cui tutto funziona, ma poco ha senso.

È proprio contro questo rischio che si leva la voce del Papa. E proprio per questo essa merita di essere sostenuta.

Perché, in fondo, la questione è semplice e radicale: vogliamo un futuro governato dalla forza – militare o tecnologica – o un futuro guidato dal diritto, dalla responsabilità, dalla centralità della persona?

La risposta non è già scritta. Ma dipende anche da noi. Anche dal mondo dell’impresa. Anche dalle scelte che, ogni giorno, siamo chiamati a compiere.

Ed è in questa consapevolezza che la solidarietà diventa impegno. E l’impegno diventa, finalmente, visione.

 

L’UCID associa in Italia oltre 3.000 imprenditori e dirigenti ispirati alla dottrina sociale della Chiesa ed è emanazione diretta della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Futuro a passo lento. Borghi, disagio giovanile e nuovo dispositivo del riconoscimento.

Oltre la cartolina, oltre la perdita

C’è un errore che dovremmo evitare quando parliamo dei piccoli borghi: considerarli soltanto come luoghi del passato. Li osserviamo spesso con uno sguardo doppio, ma ugualmente insufficiente. Da una parte la retorica della bellezza: vicoli, pietre, silenzi, paesaggi, lentezza, memoria. Dall’altra la contabilità della perdita: scuole che chiudono, servizi rarefatti, giovani che partono, presìdi sanitari indeboliti, trasporti difficili, connessioni digitali ancora incerte.

Entrambe le letture colgono una parte della verità, ma nessuna delle due basta. Il borgo non è solo ciò che resta. Può diventare, se assunto con intelligenza politica e immaginazione sociale, ciò che ricomincia.

Naturalmente non si tratta di costruire una nuova mitologia dell’interno. I borghi italiani, soprattutto quelli più periferici e montani, vivono dentro una crisi strutturale: spopolamento, invecchiamento, contrazione dei servizi, difficoltà di accessibilità, impoverimento delle reti istituzionali, distanza dai grandi poli formativi e produttivi.

Chi abita questi luoghi conosce bene il peso concreto della marginalità. Sa che la bellezza non sostituisce un ambulatorio, che il paesaggio non compensa l’assenza di una scuola, che la memoria non basta quando manca il lavoro, che nessuna narrazione poetica può reggere se non è accompagnata da infrastrutture, banda larga, mobilità, politiche abitative, servizi educativi e sanitari.

 

Il riconoscimento come prima infrastruttura sociale

Eppure proprio qui si apre il punto sociologicamente più interessante. Non possiamo sostenere che nei borghi o nelle aree interne il disagio giovanile sia minore in senso generale. Sarebbe una semplificazione. Possiamo però ipotizzare, con alcuni riscontri empirici, che alcuni fattori tipici dei contesti piccoli — prossimità, riconoscibilità, appartenenza, reti informali, legami intergenerazionali — possano avere una funzione protettiva rispetto ad alcune forme di disagio: isolamento, ritiro sociale, smarrimento identitario, senso di invisibilità.

È qui che il tema dei borghi incontra il grande nodo del riconoscimento. Una persona non costruisce la propria identità soltanto scegliendo individualmente chi essere. La costruisce anche sentendosi vista, nominata, attesa, necessaria. L’identità non è mai un monologo. È sempre, almeno in parte, una risposta allo sguardo degli altri.

Axel Honneth ha mostrato con forza che il riconoscimento non è un accessorio etico della vita sociale, ma una condizione fondamentale della formazione del sé. Là dove il riconoscimento si spezza, l’individuo non perde soltanto stima esterna; rischia di perdere fiducia nella propria possibilità di stare al mondo.

Per questo il borgo può essere letto come un possibile dispositivo di riconoscimento. Non perché sia automaticamente più sano della città, né perché la piccola comunità sia immune da conflitti, chiusure, giudizi, forme di controllo sociale. Al contrario: il borgo può anche soffocare, escludere, etichettare. Ma quando la comunità non diventa gabbia, quando la prossimità non si trasforma in sorveglianza, quando la memoria non si irrigidisce in nostalgia, la piccola scala può offrire qualcosa che nella metropoli performativa tende spesso a disperdersi: la possibilità di essere riconosciuti come volti e non soltanto come funzioni.

 

Modernità, accelerazione e disagio

La metropoli contemporanea è spesso il luogo dell’accelerazione permanente, della competizione diffusa, della prestazione come misura del valore personale. Ma questa accelerazione non nasce dal nulla. È il punto d’arrivo di una lunga traiettoria storica che, dalla rivoluzione industriale in poi, ha progressivamente compresso il tempo sociale, trasformandolo da esperienza condivisa in risorsa da ottimizzare. Nel capitalismo contemporaneo il tempo tende a diventare una sequenza continua di compiti, risultati, verifiche, esposizioni. Non si vive soltanto: si deve rendere, rispondere, aggiornarsi, mostrarsi all’altezza.

Il giovane è continuamente esposto al confronto, alla visibilità, all’obbligo di dimostrare, alla sensazione di dover essere sempre pronto, sempre produttivo, sempre adeguato. Nella società della performance, per usare una chiave cara a Byung-Chul Han, non è più soltanto l’altro a imporre il comando; è il soggetto stesso che interiorizza l’obbligo di riuscire, di produrre, di ottimizzarsi. L’ansia nasce anche da qui: dall’oscillazione dolorosa tra il dover fare e il non riuscire più a farlo, tra il desiderio di essere riconosciuti e la paura di non valere abbastanza.

In questo quadro, il piccolo borgo può offrire una diversa esperienza del tempo e delle relazioni. Non una fuga regressiva dalla modernità, ma una sua possibile correzione. Nei contesti piccoli, se sostenuti da politiche serie e da reti istituzionali solide, il giovane può sperimentare una forma più concreta di utilità sociale. Può vedere l’effetto del proprio contributo. Può avviare una microimpresa, un laboratorio artigiano, un’attività culturale, un progetto agricolo innovativo, un servizio digitale, una forma di turismo lento, e percepire che quel gesto non cade nel vuoto.

In una comunità piccola, ciò che si fa è più visibile. E la visibilità, quando non coincide con esposizione narcisistica, può diventare riconoscimento.

 

Il dato DAAI: una protezione da leggere con prudenza

Alcuni dati recenti consentono di rafforzare questa intuizione senza trasformarla in ideologia. Del resto, le aree interne hanno conosciuto storicamente forme peculiari di resilienza sociale, fondate sulla densità dei legami: famiglie più estese, reti informali di aiuto, relazioni di vicinato, comunità relativamente stabili, consuetudini di reciproca conoscenza. Molti di questi elementi oggi risultano indeboliti dalla mobilità, dall’invecchiamento e dalla rarefazione dei servizi; tuttavia non sono scomparsi del tutto. Continuano, almeno in parte, a operare come risorse sommerse, come capitale relazionale disponibile, come trama minima entro cui il disagio può essere intercettato prima di diventare isolamento radicale.

Il progetto DAAI — Dialoghi Adolescenziali Aree Interne — promosso dall’ASL di Benevento e realizzato dall’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali – IPRS ETS di Roma, nasce proprio dall’esigenza di comprendere come crescere in territori periferici incida sul benessere, sull’immagine di sé e sul rischio di ritiro sociale degli adolescenti. La ricerca confronta adolescenti residenti nelle aree interne con coetanei residenti nei capoluoghi, assumendo come oggetto non soltanto il disagio, ma anche le dinamiche familiari, relazionali e comunitarie che accompagnano la costruzione dell’identità giovanile.

I risultati, letti con prudenza, sono significativi. Le sintesi diffuse indicano che il ritiro sociale grave colpisce il 7% degli adolescenti nei capoluoghi, contro il 4,4% nelle aree interne. Non è una prova che nei borghi si soffra meno. È però un indizio importante: alcuni contesti interni sembrano esercitare una funzione protettiva rispetto alle forme più severe di ritiro. La spiegazione proposta richiama la tenuta emotiva e affettiva delle famiglie, le reti di prossimità, la presenza di una comunità che accompagna, anche quando sa che spesso i figli dovranno partire per studiare o lavorare altrove.

Questo passaggio è decisivo. Le aree interne non proteggono perché sono povere di stimoli o perché isolate dalla complessità. Proteggono, quando proteggono, perché possono ancora custodire una trama relazionale. Là dove l’adolescente non è soltanto un profilo, un rendimento, un numero, ma un volto conosciuto; là dove l’adulto può intercettare prima un silenzio, una chiusura, una frattura; là dove il legame tra famiglie, scuola, comunità e territorio non è del tutto spezzato, il disagio può trovare una soglia di ascolto prima di diventare solitudine definitiva.

Naturalmente questa ipotesi va difesa dalle sue caricature. Il borgo non è un dispositivo terapeutico naturale. Non cura magicamente l’ansia, la depressione, il ritiro sociale, la fatica identitaria. Può anzi diventare più duro per chi non si sente conforme, per chi vive differenze non riconosciute, per chi sperimenta desideri che il contesto fatica ad accogliere. La prossimità può essere cura, ma può anche diventare pressione. La comunità può sostenere, ma può anche giudicare.

Per questo il punto non è celebrare il piccolo in quanto tale, ma chiedersi quali condizioni sociali rendano la piccola scala generativa e non oppressiva.

 

Dalla prossimità alla nuova economia a passo lento

La risposta sta nella qualità delle relazioni e delle istituzioni. Anche qui la storia offre una lezione chiara: i territori vivono quando vengono attraversati da investimenti, presìdi, politiche pubbliche, infrastrutture materiali e immateriali. Quando sono lasciati soli, non custodiscono semplicemente la propria autenticità: si svuotano. La marginalità non è mai un destino naturale; è spesso l’esito di decisioni mancate, di risorse ritirate, di servizi arretrati, di politiche che hanno smesso di considerare quei luoghi come parti vive del Paese.

Un borgo diventa generativo quando non chiede ai giovani soltanto di restare, ma offre ragioni per restare. Quando non trasforma l’appartenenza in obbligo morale, ma in possibilità concreta. Quando costruisce spazi di iniziativa, accesso al credito, servizi di accompagnamento, luoghi di coworking, presìdi educativi, connessione digitale, trasporti, casa, reti tra comuni. Senza queste infrastrutture, la parola comunità rischia di diventare una consolazione retorica. Con queste infrastrutture, può diventare ambiente sociale favorevole.

Da qui nasce l’idea di una nuova economia a passo lento. Non un’economia povera, residuale, assistita, ma un’economia radicata: capace di intrecciare digitale e territorio, sapere antico e innovazione, agricoltura di qualità e servizi culturali, turismo responsabile e artigianato evoluto, cura del paesaggio e microimprese creative.

Il lavoro, in questa prospettiva, non è soltanto reddito. È anche riconoscimento. È il modo attraverso cui una persona può dire: qui non sto semplicemente resistendo, qui sto contribuendo.

Il legame intergenerazionale diventa allora una risorsa cruciale. Nei borghi la prossimità tra le età della vita può ancora produrre trasmissione. Gli anziani non sono soltanto destinatari di cura; possono diventare custodi di competenze, memorie, tecniche, racconti, pratiche. I giovani non sono soltanto coloro che mancano o che se ne vanno; possono diventare interpreti nuovi di un’eredità ricevuta.

Quando queste due energie si incontrano, la comunità non si limita a conservare: genera. La tradizione smette di essere un museo e diventa materia viva.

 

Una comunità di destino

Per questo la questione dei borghi non riguarda soltanto l’urbanistica, il turismo o la tutela del patrimonio. Riguarda il modello di società che vogliamo costruire. Se accettiamo che il futuro coincida solo con la concentrazione metropolitana, con la velocità, con la competizione e con l’estrazione continua di prestazioni, allora i piccoli luoghi saranno inevitabilmente considerati scarti geografici.

Se invece immaginiamo un Paese policentrico, capace di distribuire opportunità, sapere, lavoro e cittadinanza, allora i borghi possono tornare a essere presìdi di una diversa modernità.

Non si tratta di contrapporre città e borgo. La metropoli resta un luogo decisivo di innovazione, pluralità, possibilità. Ma proprio per questo abbiamo bisogno anche di altri spazi, di altre scale, di altre forme dell’abitare. Abbiamo bisogno di luoghi in cui la vita non sia misurata soltanto dall’efficienza, in cui il lavoro non coincida sempre con la rincorsa, in cui il tempo possa ritrovare densità, in cui l’identità non nasca dall’obbligo di performare ma dalla possibilità di appartenere.

Il piccolo borgo, se sostenuto da politiche serie e non abbandonato alla retorica, può diventare una comunità di destino. Non perché tutti siano uguali, non perché i conflitti scompaiano, non perché la vita sia più semplice. Ma perché in una comunità di destino ciascuno comprende che la propria riuscita è legata alla riuscita degli altri, che il futuro non si costruisce contro il luogo in cui si vive, ma insieme al luogo stesso.

È qui che il borgo smette di essere margine e diventa soglia: non la periferia di ciò che conta, ma il punto da cui ripensare il senso stesso dello sviluppo.

Forse la domanda più seria non è se i giovani vogliano tornare nei borghi. La domanda è se noi siamo disposti a rendere i borghi luoghi nei quali un giovane possa desiderare di restare senza sentirsi sconfitto. Perché restare non deve essere una condanna. Può diventare una scelta. E una società davvero giusta non è quella che obbliga tutti a partire per avere una possibilità, ma quella che rende possibile scegliere dove mettere radici, dove inventare lavoro, dove costruire identità, dove sentirsi finalmente parte di una storia comune.

I borghi non sono luoghi senza disagio. Possono però essere luoghi in cui il disagio viene visto prima, nominato prima, accompagnato prima. E forse, in un tempo che produce troppa solitudine proprio mentre moltiplica connessioni, questa è una delle forme più preziose di futuro: una comunità capace di riconoscere i suoi giovani non quando diventano eccellenti, ma quando stanno ancora cercando il modo di non smarrirsi

Calcio, risultati Serie A, Napoli blinda la Champions

Roma, 24 apr. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 34esima giornata di serie A dopo Napoli-Cremonese 4-0

34.a giornata Napoli-Cremonese 4-0, Sabato 25 aprile, ore 15 Parma-Pisa; ore 18 Bologna-Roma; ore 20.45 Verona-Lecce. Domenica 26 aprile, ore 12.30 Fiorentina-Sassuolo; ore 15 Genoa-Como; ore 18 Torino-Inter; ore 20.45 Milan-Juventus. Lunedi 27 aprile, ore 18.30 Cagliari-Atalanta; ore 20.45 Lazio-Udinese.

Classifica: Inter 78, Napoli 69, Milan 66, Juventus 63, Roma, Como 58, Atalanta 54, Bologna 48, Lazio 47, Sassuolo 45, Udinese 43, Torino 40, Parma, Genoa 39, Fiorentina 36, Cagliari 33, Cremonese, Lecce 28, Verona, Pisa 18.

35ª giornata – Venerdì 1 maggio, ore 20.45 Pisa-Lecce. Sabato 2 maggio, ore 15 Udinese-Torino; ore 18 Como-Napoli; ore 20.45 Atalanta-Genoa. Domenica 3 maggio, ore 12.30 Bologna-Cagliari; ore 15 Sassuolo-Milan; ore 18 Juventus-Verona; ore 20.45 Inter-Parma. Lunedì 4 maggio, ore 18.30 Cremonese-Lazio; ore 20.45 Roma-Fiorentina.

36esima giornata – Venerdì 8 maggio, ore 20.45 Torino-Sassuolo. Sabato 9 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lazio-Inter; ore 20.45 Lecce-Juventus. Domenica 10 maggio, ore 12.30 Verona-Como; ore 15 Cremonese-Pisa; ore 15 Fiorentina-Genoa; ore 18 Parma-Roma; ore 20.45 Milan-Atalanta.

Padel, FIP Silver Bari: derby azzurro Cassetta-Dominguez, sabato super

Roma, 24 apr. (askanews) – Giornata clou al Fip Silver Mediolanum Padel Cup di Bari, torneo della Federazione Internazionale Padel, con i quarti di finale che accendono il programma di sabato. In primo piano – sottolinea una nota – spicca il derby azzurro tra Marco Cassetta e Facundo Dominguez, compagni di nazionale e protagonisti insieme di importanti risultati, tra cui l’argento agli Europei 2024 e il quarto posto ai Mondiali dello stesso anno. I due si affronteranno alle 14 per un posto in semifinale: Cassetta, in coppia con lo spagnolo Jose Luis Gonzalez, sfida Dominguez affiancato da Javi Ruiz, top 40 mondiale. Agli ottavi, successo per Cassetta-Gonzalez su Mancini-Sperati (7-5 6-0), mentre Dominguez-Ruiz hanno superato Sassano-Rosingana (6-3 6-0). “‘Facu’ è stato un compagno straordinario di tante avventure – le parole di Cassetta – Siamo carichi, sarà sicuramente speciale per entrambi incontrarci qui a Bari”. La replica di Dominguez: “Mi sento bene, sarà un gran match con il mio amico Marco”.

Nel tabellone anche l’altra coppia italiana formata da Simone Iacovino e Giulio Graziotti, attesi dalla sfida contro gli spagnoli Nacho Moragues e Manuel Aragon, dopo il successo su Levchuk-Bartusek (6-4 6-2). “Stiamo giocando bene, sarà una sfida difficile ma ci teniamo a questo torneo e vogliamo andare fino in fondo”, ha dichiarato Iacovino. Grande attenzione anche per l’argentino Maxi Sanchez, già numero uno del mondo e campione iridato 2016, in gara con il connazionale Juani Rubini. La coppia, testa di serie numero due, ha debuttato con un netto doppio 6-2 su Lopez-Nicocia, attirando l’entusiasmo del pubblico del Green Park Sport.

Anche nel femminile brillano le ragazze dell’Italpadel detentrici del bronzo europeo e mondiale. Su tutte Carlotta Casali, che insieme ad Ana Dominguez ha travolto con un doppio 6-0 Alice Colombi e Martina Mantova. Bene Emily Stellato e Giulia Sussarello, avanti 6-0 6-3 su Di Battista/Beltrami. Nei quarti troveranno le francesi Lou Lambert Agosti e Kimy Barla, mentre Casali se la vedrà con Letizia Dell’Agnese e Giulia Pisano.

Palazzo Ducale a Genova presenta Mimmo Rotella 1945-2005

Genova, 24 apr. (askanews) – A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella, Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva a uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana e internazionale del Novecento. La mostra Mimmo Rotella 1945-2005, curata da Alberto Fiz, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi, ripercorre oltre sessant’anni di attività dell’artista, restituendo la complessità e l’attualità della sua ricerca fra arte, immagine e comunicazione. Aperta al pubblico dal 24 aprile al 13 settembre 2026 e allestita nelle sale del Sottoporticato di Palazzo Ducale, l’esposizione riunisce oltre 100 opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private offrendo una lettura cronologica e articolata della pratica artistica di Rotella dal 1945 al 2005.

Ne ha parlato ad askanews la direttrice di Palazzo Ducale:, Ilaria Bonacossa “La grande mostra di Mimmo Rotella, a vent’anni dalla morte, porta alla luce quanto il suo lavoro sia stato davvero germinale e quanto ancora oggi abbia un impatto sulla creatività giovane”.

Ha accennato ad alcune opere presenti all’inizio dell’esposizione anche Alberto Fiz, curatore della mostra: “Uno sperimentatore di tecniche, ed è difficile immaginarselo, che parte dal 1949: manifesto dell’epistaltismo nella prima sala, lo strappo della parola. La parola non ha più un significato predefinito, diventa un elemento all’interno di un percorso di carattere poetico insieme alla musica. È il primo strappo che Rotella fa. E poi tante altre invenzioni. Décollage è una sua invenzione, non c’era prima”.

Ilaria Bonacossa illustra la terza sala: “Le opere alle mie spalle sono le opere presentate alla Biennale di Venezia del 1964, la grande Biennale dove anche l’arte e la pittura americana emergono come protagonista. Emerge questa idea che delle opere strappate, delle opere che nascono dal frammento, dal levare, abbiano poi una forza comunicativa che noi che viviamo nella società delle immagini diamo per scontato, ma anche in quegli anni era davvero un’intuizione. E quello che è bello è che nei lavori, per esempio, con gli strappi cè anche una dose di caso perché quando levi tu non hai la certezza di sapere cosa ci sarà dietro, quindi diventa che tu sei parte della creatività ma c’è una parte del lavoro che emerge in automatico”.

Alberto Fiz prosegue con i lavori della quarta sala: “Ci sono gli artypo, quindi l’arte tipografica. Rotella è molto attratto delle tecnologie. Va in tipografia, prende, ruba, strappa, porta via. Quello che faceva all’inizio degli anni 50, strappava i manifesti fisicamente dai muri di Roma, lo fa in tipografia. Va in tipografia e prende i fogliacci, quei fogli che la tipografia butta via perché ci

sono delle sovrapposizioni. Ecco, ma su quelle sovrapposizioni noi ritroviamo l’arte di Rotella. E poi ci sono i riporti fotografici su tela emulsionata degli artisti americani, per esempio, Claes Oldenburg e sua moglie, John Chamberlain o di Pierre Restany, che è il critico che lo coinvolge all’interno del movimento del Nouveau Réalisme. I riporti fotografici diventano reportage fotografico in occasione, per esempio, di una serie di lavori dedicati al terrorismo: Anni di Piombo è un altro aspetto importante della mostra a Genova dove tra il 1979 e il 1980 Rotella riflette su quella che è l’immagine che i media hanno dato del terrorismo. Queste immagini di Rotella sono successive agli avvenimenti del gli anni del terrorismo. La sua presa di posizione è nei confronti dei media, di quanto i media diventano condizionanti e parte della nostra interpretazione reale. Tutto questo è stato colto con grande capacità rabdomantica da Rotella che, come dice, ha il radar mentale.”

La mostra è completata da documentazione proveniente dalla Fondazione Mimmo Rotella tra cui fotografie originali, articoli, poesie epistaltiche e dagli scatti di Paolo Di Paolo messi a disposizione dall’Archivio Paolo Di Paolo e da una serie di contributi video. La rassegna è stata resa possibile grazie a importanti prestiti provenienti da istituzioni museali, fondazioni, collezioni pubbliche e private, tra cui la Fondazione Mimmo Rotella, il MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, la Sovrintendenza Capitolina e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Heidi Horten Collection di Vienna, la Collezione Intesa Sanpaolo di Milano, la Casa della Memoria di Catanzaro, l’Archivio Paolo Di Paolo di Roma, la Giò Marconi Gallery.

Crans-Montana, Meloni: ignobile chiederci pagamento spese mediche

Roma, 24 apr. (askanews) – “Apprendo da notizie di stampa che le autorità svizzere hanno intenzione di chiedere all’Italia il pagamento delle esose spese mediche che l’ospedale di Sion avrebbe sostenuto per i ricoveri, anche di poche ore, di alcuni ragazzi rimasti feriti nell’incendio di Crans-Montana. Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l’Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito. Confido nel senso di responsabilità delle autorità svizzere e mi auguro che la notizia si riveli del tutto infondata”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni su Facebook.

Chicco lancia Meraviglia, sistema evolutivo per l’infanzia

Milano,24 apr. (askanews) – Presentata la nuova linea Meraviglia targata Chicco. All’ADI Design Museum, in occasione della Design Week 2026, il colosso del settore della prima infanzia porta il proprio contributo al tema del design evolutivo, un approccio progettuale che riconosce nell’osservazione e nel tempo due dimensioni fondamentali. Meraviglia nasce proprio per questo: un design evolutivo che possa crescere coerentemente alle esigenze delle famiglie, adattandosi nel tempo alle diverse fasi dello sviluppo dei bambini e integrandosi negli spazi della casa con facilità.

L’intervista a Roberto Lobetti Bodoni, Chief Marketing&Digital Officer Chicco: “Per Chicco il design non è semplicemente un aspetto della forma o dello stile, è molto di più: riguarda l’esperienza completa che le famiglie hanno con i nostri prodotti, per questo è parte integrante del processo di innovazione. Non è come un prodotto appare, ma come viene vissuto. Per questo non è una caratteristica della forma, ma è un vero e proprio linguaggio di marca. È l’insieme di scelte progettuali coerenti che attraversano tutti i prodotti, rendendoli riconoscibili nel tempo”.

Realizzata in legno di faggio certificato, la linea Meraviglia coniuga qualità, durabilità, e flessibilità. Dalla sdraietta al seggiolone, alla torre di apprendimento evolutiva Chicco fino al lettino evolutivo Next2Me: un sistema di soluzioni progettate per accompagnare nel tempo l’evoluzione della famiglia e dello spazio in cui abita.

Le parole di Giulio Ceppi, Designer e membro del Board ADI: “Un progetto è evolutivo innanzitutto se si parte dall’osservazione e dalla comprensione delle diversità dei singoli utenti e se è in grado di generare un sistema aperto, quindi evolvere, trasformarsi nel tempo e nello spazio accompagnando chi lo deve usare nel tempo. Questa è la caratteristica più importante”.

Il commento di Roberto Lobetti Bodoni, Chief Marketing&Digital Officer Chicco: “La linea Meraviglia è la massima espressione del design evolutivo, ovvero la capacità di rispondere alle esigenze delle diverse fasi della crescita. Il presupposto è molto semplice, se la crescita è un processo anche la parte progettuale deve saper evolvere nel tempo ed è qui che nasce la linea Meraviglia con una sedia evolutiva, una torre di apprendimento e un sistema evolutivo del sonno che accompagnano il bambino in diverse fasi”.

Il 93% dei genitori afferma che la casa cambia con la crescita di un bambino, mentre più della metà riconosce la difficoltà di utilizzare spazi uguali per attività differenti. Chicco, con la sua linea Meraviglia, soddisfa esattamente la necessità che le famiglie hanno di prodotti evolutivi, che possano adeguarsi non solo ai bisogni dell’oggi ma accompagnare bimbi e genitori nel tempo.

Sport, Nepi: "Atletica tornerà protagonista allo Stadio dei Marmi"

Roma, 24 apr. (askanews) – “Da metà settembre l’atletica tornerà protagonista nello Stadio dei Marmi Pietro Mennea, che riaprirà diventando accessibile a tutti, sette giorni su sette, anche con anche un circuito esterno utilizzabile per le gare di media e lunga distanza che sorgerà nell’anello superiore: un segnale concreto di uno sport sempre più libero, inclusivo e senza barriere”. Lo ha annunciato in una nota Diego Nepi Molineris, amministratore delegato di Sport e Salute.

“Stiamo lavorando – ha sottolineato Nepi – per ampliare le possibilità di utilizzo dell’impianto, consentendo di correre, giocare e allenarsi anche nelle ore serali e in connessione con l’intero Parco del Foro Italico. Saranno disponibili spogliatoi, docce e armadietti, per garantire i migliori servizi”.

“Questa riapertura conferma la vocazione dello Stadio dei Marmi Pietro Mennea come uno dei luoghi simbolo del progetto Sport Illumina e dell’intero Parco del Foro Italico come spazi aperti, inclusivi e dedicati allo sport di tutti. Vogliamo – ha concluso l’ad di Sport e Salute – che sempre più persone possano viverlo, praticando attività fisica in un contesto unico e accessibile”.

Tennis, Sinner fatica ma avanza a Madrid: Bonzi battuto in tre set

Roma, 24 apr. (askanews) – Jannik Sinner batte Benjamin Bonzi e conquista il terzo turno del Masters 1000 di Madrid: 6-7, 6-1, 6-4 il punteggio, dopo due ore e venti minuti di gioco.

Nel primo set, Sinner non ha sfruttato ben cinque palle break. Inevitabile il tie-break, vinto da Bonzi dopo aver annullato anche un set point a Jannik. Nel secondo parziale è arrivata la netta reazione del numero 1 al mondo, che ha chiuso 6-1 in 31 minuti. Nel terzo e decisivo set (iniziato dopo un medical timeout chiesto da Bonzi), a Sinner è bastato il break conquistato nel quinto gioco.

Per il tennista azzurro, che nel corso del match non ha concesso nemmeno una palla break, arriva la diciottesima vittoria consecutiva nel 2026. Domenica, al terzo turno, l’altoatesino affronterà il danese Moller.

Peugeot: suv e berline in Cina con Dongfeng, primo lancio in 2027

Milano, 24 apr. (askanews) – “Peugeot produrrà in Cina per il mercato interno con la possibilità di esportare nei mercati d’oltreoceano. I modelli non saranno importati in Europa. Si tratta di una gamma composta da berline e suv”. Così un portavoce Peugeot, brand Stellantis, interpellato da Askanews sulla nuova fase della strategia in Cina, che punta su un approccio “in China for China” insieme al partner locale Dongfeng, con produzione concentrata nello stabilimento di Wuhan.

L’obiettivo è rafforzare la competitività del marchio francese nel primo mercato auto globale, adattando gamma e tecnologie alle specificità della domanda locale. Nei giorni scorsi Bloomberg ha riportato colloqui con Dongfeng per valutare la cessione o la condivisione di 4 impianti in Europa fra cui Cassino. Dongfeng già partner di Peugeot con il 14%, è oggi azionista di Stellantis con circa l’1%.

L’accordo con Dongfeng segna un passaggio operativo concreto verso un modello di produzione localizzato e orientato al mercato cinese.

A sottolineare l’importanza della Cina, il ritorno di Peugeot al Salone dell’Auto di Pechino, per riaffermare le ambizioni di crescita in uno dei mercati automobilistici più influenti al mondo. Peugeot è presente con due concept: la berlina 6 e il suv 8. “I concept presentati a Pechino rappresentano una visione della direzione di questi modelli, non rappresentano necessariamente l’anteprima dei modelli di produzione. Il primo di questi nuovi modelli sarà lanciato durante il 2027”, ha aggiunto il portavoce Peugeot.

La Cina, si legge nella nota del brand sul Salone di Pechino, “svolge un ruolo centrale nello sviluppo mondiale del marchio, sia come mercato leader per la mobilità elettrica e intelligente sia come motore dell’innovazione che sta modellando il futuro portafoglio di Peugeot”.

“Pechino è un palcoscenico chiave per Peugeot. La Cina è un motore principale della nostra trasformazione, in particolare nell’elettrificazione, nell’innovazione e nello sviluppo dell’immagine del brand. Oggi presentiamo due concept car che dimostrano la nostra visione di futuro sia per la Cina che per il mercato globale”, ha detto al Salone di Pechino il Ceo di Peugeot Alain Favey.

Tennis, Carlos Alcaraz annuncia forfait ai tornei di Roma e Parigi

Roma, 24 apr. (askanews) – Arriva un altro, doppio forfait per Carlos Alcaraz. Già assente dal torneo in corso a Madrid, il tennista spagnolo numero 2 al mondo ha annunciato, attraverso un post sui social, che non prenderà parte né agli Internazionali al Foro Italico a Roma né al Roland Garros a Parigi. 

“Dopo i risultati dei test effettuati oggi, abbiamo deciso che la cosa più prudente è essere cauti e non partecipare a Roma e al Roland Garros, in attesa di valutare l’evoluzione della situazione per decidere quando tornare in campo. È un momento complicato per me, ma sono sicuro che ne usciremo più forti”, il messaggio postato sugli account ufficiali di Alcaraz.

Milano Design Week, le novità del Frantoio Sant’Agata d’Oneglia

Milano, 24 apr. (askanews) – Olio e arte insieme. Da buona tradizione italiana. Il Frantoio Sant’Agata d’Oneglia della famiglia Mela arriva alla Design Week di Milano con il Cru “Musicale”, in una veste accattivante e innovativa. L’equilibrio di sapori e profumi del prodotto richiama la struttura di una composizione musicale. Per andare oltre il semplice olio e offrire un’esperienza sensoriale unica nel suo genere. Ha parlato così Cristiana Mela, Direttrice Export e Finance Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia: “Abbiamo scelto questo momento, a Milano, molto importante, della Design Week per presentare un nostro progetto speciale. Un olio di famiglia. E siamo state molto onorate di aver avuto anche l’opportunità di essere presenti in questa location splendida, in questo palazzo che è l’atelier di Enzo Miccio. In mezzo ai nostri ulivi, nelle nostre campagne, si sente appunto la musica. Gli ulivi esprimono delle note, delle sensazioni di musica con i movimenti delle foglie, degli alberi attraverso il vento”.

Innovazione nell’idea e nell’identità visiva. Che trova il suo spazio elettivo nel vortice artistico della Design Week di Milano e nel nuovo atelier di Enzo Miccio. Uno spazio sospeso nel tempo dove si celebra il valore dell’artigianalità italiana. “Io sono da sempre un sostenitore del nostro Made in Italy, quello che ci ha reso e ci rende tuttora grandi nel mondo. E ho pensato che, aprire le porte del mio nuovo spazio a un prodotto che comunque parla la mia stessa lingua, sia un matrimonio perfetto. Io poi mi occupo appunto di celebrare l’amore in tutte le forme e in Italia, con una tradizione culinaria così forte, qua parliamo di cibo, parliamo di cibo di qualità” ha dichiarato Enzo Miccio, Wedding and Fashion Designer.

La veste è riconoscibile e ambiziosa. Con il rosa a rompere gli schemi e le raffigurazioni bucoliche a portare per mano il consumatore tra gli ulivi liguri della famiglia Mela. Ha parlato così Gianluca Biscalchin, Giornalista e Illustratore: “L’idea era quella di creare un vestito che raccontasse non solo la passione della famiglia per la musica, ma anche questa vocazione alla gioia, alla convivialità, all’allegria che si respira quando si va a visitare il frantoio”.

Una storia di passione e di tradizione. Di famiglia e di quotidianità. Una storia dell’Italia che riconosce e valorizza il suo passato studiando e programmando il suo futuro.

Il ministro degli esteri iraniano Araghchi in tour pre-negoziale, mentre Washington dispiega tre portaerei

Roma, 24 apr. (askanews) – “I nostri vicini sono la nostra priorità”: con questo messaggio pubblicato su X, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato l’avvio da questa sera di una missione diplomatica che lo porterà a Islamabad, Mascate e Mosca.

ARAGHCHI IN CONSULTAZIONI PREPARATORIE Un tour preparatorio verso possibili nuovi negoziati con gli Usa, che alcune indiscrezioni oggi hanno suggerito imminenti proprio alla luce dell’arrivo del capo della diplomazia iraniana a Islamabad. Invece, se ci saranno nuove trattative, queste seguiranno a consultazioni con il Pakistan, paese mediatore, con l’Oman e con la Russia, che si offre tra l’altro per un eventuale stoccaggio dell’uranio arricchito di Teheran, nell’ambito di un accordo.

Il ministro iraniano è atteso in serata nella capitale pachistana e secondo Reuters una squadra americana incaricata di logistica e sicurezza sarebbe già sul posto. Il movimento diplomatico coincide con una nuova finestra di tregua decisa dal presidente Donald Trump per favorire il ritorno al tavolo negoziale e a cui si aggiunge da ieri una proroga del cessate-il-fuoco per il Libano, condizione posta da Teheran già per il primo round di trattative.

USA TENGONO ALTA LA PRESSIONE MILITARE Sul terreno, tuttavia, gli Stati Uniti mantengono alta la pressione militare. Il Comando centrale americano (Centcom) ha reso noto che prosegue il blocco navale contro il traffico diretto ai porti iraniani e che finora 34 navi sono state fermate o reindirizzate. Per la prima volta da decenni, tre portaerei statunitensi operano contemporaneamente in Medio Oriente: la USS Abraham Lincoln, la USS Gerald R. Ford e la USS George H.W. Bush, affiancate da oltre 200 velivoli e circa 15.000 militari. Un dispiegamento che Washington giustifica con la necessità di garantire la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, ma che alimenta la diffidenza di Teheran.

Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha alternato toni minacciosi ad aperture negoziali. Parlando alla stampa oggi, ha ribadito che l’Iran ha ancora la possibilità di concludere “un buon accordo” con gli Stati Uniti e ha definito Hormuz “una battaglia molto più europea che nostra”, accusando gli alleati di dipendere dalla protezione americana senza assumersi sufficienti responsabilità. “Il tempo dello scrocco è finito”, ha dichiarato Hegseth, sostenendo che Europa e Asia hanno beneficiato per decenni della sicurezza garantita da Washington. Il segretario alla Difesa ha inoltre annunciato che il blocco navale verrà ulteriormente rafforzato nei prossimi giorni.

UE: SERVE UN PERCORSO VERSO PACE PERMAMENTE L’Unione europea, riunita nel vertice informale di Cipro, ha accolto con favore il prolungamento del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti e tra Libano e Israele, ma insiste sulla necessità di una soluzione stabile. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha affermato che ogni accordo definitivo con Teheran dovrà garantire “piena e libera navigazione nello Stretto di Hormuz, senza alcun pedaggio”, affrontando al contempo i dossier del programma nucleare e missilistico iraniano.

“Abbiamo bisogno non di un cessate il fuoco temporaneo, ma di un percorso verso una pace permanente”, ha detto a conclusione del vertice informale Ue a Cipro. Von der Leyen ha inoltre riaffermato la solidarietà europea verso i partner regionali e chiesto il rispetto della sovranità libanese e ha ricordato che La presidente della Commissione ha ricordato che “l’impatto della crisi è tangibiliìe” e il costo dell’importazione di risorse fossili è aumentato di 25 miliardi. Quindi “dobbiamo ridurre la nostra iper-dipendenza , bisogna incentivare le nostre risorse energetiche accessibili e pulite, come le rinnovabili e il nucleare”. Da parte sua il presidente del Consiglio europeo António Costa ha detto che è prematuro parlare di un allentamento di qualsiasi tipo di sanzioni contro l’Iran.

Elanco al FuoriSalone ’26 con Pet Collection

Milano, 24 apr. (askanews) – Chi vive con cani e gatti può trovarsi a convivere con altri animali silenziosi e sottovalutati: i parassiti e in particolare le pulci. Non infestano solo i nostri amici a quattro zampe, ma anche gli ambienti domestici. Per questo nasce Pet Collection by Elanco, che debutta al FuoriSalone 2026 con un racconto inedito: la prevenzione veterinaria attraverso il design. Ci dice di più Alessandra Martegani, Head of Marketing Brand Seresto, Advantix e AdTab di Elanco Italia: “Elanco è un’azienda presente in oltre 90 paesi, che si occupa di salute animale. Da oltre 70 anni siamo al fianco di veterinari e proprietari di animali. Elanco promuove dei progetti educativi e informativi sull’importanza della prevenzione antiparassitaria da pulci, zecche, flebotomi e pappataci”.

L’installazione va in scena in BASE Milano, dal 21 al 26 aprile. Elementi di arredo ispirati alle forme di cani e gatti raccontano il legame tra ambienti domestici, quattro zampe e prevenzione da pulci e zecche: “Partecipare al Fuorisalone significa cercare di superare la separazione tra il benessere umano e quello animale. Con ironia, quello che chiediamo al pubblico, è proprio di guardare alla propria casa con occhi diversi, quindi non solo come un luogo di relazione, di relax, ma proprio come un ecosistema condiviso con i propri animali” ha aggiunto Martegani.

Per chi vive con un pet, la prevenzione dai parassiti deve essere la prima cosa, anche perché per pulci e zecche non c’è differenza tra il pelo dei nostri amici animali e l’ambiente circostante. Così nasce Pet Collection: “La Pet Collection nasce proprio per rendere visibile l’invisibile, ovvero il fatto che quando tu guardi un cane o un gatto con le pulci, in realtà solo il 5% delle pulci è sull’animale, il restante 95% è già nell’ambiente che lo circonda. Il messaggio che, con l’ironia del design vogliamo dare ai proprietari di animali, è proprio che proteggendo il proprio animale è possibile proteggere ogni angolo della propria casa. È nata una collezione di quattro pezzi unici di design, che hanno come elemento comune proprio la cultura della prevenzione.”

Il progetto vuole sensibilizzare sulla salute animale: la prevenzione non deve essere un intervento occasionale, ma pratica continua. In questa prospettiva, i prodotti antiparassitari come Seresto, AdTab e Advantix di Elanco diventano strumenti importanti.

“È importante ricordarsi che, con il riscaldamento globale e il riscaldamento sempre presente nelle case, in realtà la prevenzione deve diventare un gesto quotidiano 365 giorni all’anno” ha concluso Martegani.

I quattro elementi di arredo andranno a Dynamo Camp ETS a sostegno dei programmi di Terapia Ricreativa per bambini con patologie gravi.

Prevenzione e diagnosi precoce al centro del Safe Hearts Plan

Roma, 24 apr. (askanews) – Rafforzare la prevenzione primaria, intercettare precocemente i fattori di rischio e costruire un modello di presa in carico integrata sul territorio. Sono questi i pilastri emersi durante l’evento “Cuori Sicuri”, promosso da Motore Sanità con il supporto non condizionante di MSD, che si è svolto a Roma presso Palazzo Wedekind, e dedicato all’attuazione in Italia del Safe Hearts Plan, strategia europea contro le malattie cardiovascolari.

Le malattie cardiovascolari, continuano a rappresentare una priorità sanitaria: in Europa colpiscono circa 62 milioni di persone e causano 1,7 milioni di decessi l’anno, mentre in Italia sono responsabili del 44% delle morti complessive: “Il Safe Heart Plan è un documento molto importante, perché segna una presa di posizione finalmente a livello europeo. Quindi è un documento che ha ricevuto il riscontro e il supporto dei 27 Paesi membri della Comunità Europea e ci dà una indicazione molto precisa e una call to action, una chiamata alle armi se vogliamo dirlo, affinché si lavori soprattutto sulla prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari. Quello che noi vogliamo, come comunità medica e come comunità anche politica, è ridurre chiaramente l’impatto delle malattie cardiovascolari, che oggi sono e continueranno a essere la prima causa di disabilità e morte nel nostro Paese” ha dichiarato Pasquale Perrone Filardi, Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate dell’Università Federico II di Napoli.

Un passaggio chiave, riguarda la capacità del sistema di tradurre le raccomandazioni scientifiche in percorsi assistenziali concreti, omogenei e accessibili, superando le attuali disomogeneità. Ha parlato così Alberico Catapano, responsabile scientifico Intergruppo parlamentare Prevenzione e Riduzione del rischio: “Il piano europeo è una rivoluzione in realtà. E’ una rivoluzione perché, finalmente, è stato percepito il fatto che non possiamo più sopportare una situazione di cronicità così estesa per malattie cardiovascolari e, quello che il piano si propone, è di fare prevenzione. Finalmente la parola prevenzione entra nelle actionable, ed è ora compito a livello locale, delle realtà locali, di mettere a terra questo piano. Perché il piano è molto generale, è una sorta di telaio, di framework che bisogna riempire ed è compito nostro, della politica, degli operatori e dei cittadini di metterlo in opera”.

In questo scenario, il contributo della comunità cardiologica e degli specialisti risulta determinante per definire standard di prevenzione e cura. Il recepimento del Piano in Italia è cruciale per allineare le politiche sanitarie nazionali alle priorità europee, aprendo una fase operativa che richiede coordinamento istituzionale, coinvolgimento delle Regioni e dialogo costante con ricerca, innovazione e cittadini.

“È fondamentale investire nella prevenzione, specialmente in un paese che invecchia rapidamente, perché dobbiamo assicurare ai nostri cittadini non soltanto la possibilità di vivere di più, ma di vivere meglio anche quegli ultimi anni della loro vita. Oltretutto, sapendo che eventuali problematiche di salute possono costare moltissimo al sistema sanitario nazionale, pertanto è fondamentale agire sulla prevenzione” sono state le parole di Erik Umberto Pretto, Deputato della Commissione Affari Sociali.

L’iniziativa, ha l’obiettivo di definire quindi una roadmap operativa condivisa, capace di tradurre gli obiettivi europei in risultati misurabili a livello nazionale, rafforzando un approccio sistemico alla prevenzione cardiovascolare.

Mattarella promulga il dl sicurezza ed emana anche il decreto correttivo

Roma, 24 apr. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge di conversione del decreto sicurezza e successivamente emanato il dl correttivo. I due provvedimenti entreranno in vigore lo stesso giorno. Lo comunica il Quirinale.

“Sono stati sottoposti in data odierna al Presidente della Repubblica la legge di conversione del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e il decreto-legge correttivo di alcune disposizioni del predetto decreto-legge come convertito in legge. Il Presidente della Repubblica ha quindi promulgato la legge di conversione del decreto-legge n. 23 e, successivamente, ha emanato il decreto-legge correttivo, che entrerà in vigore lo stesso giorno della predetta legge di conversione”, si legge nella nota del Colle.

Meloni: niente per ricucire con Trump. Presidente Usa solo in video a G7

Nicosia, 24 apr. (askanews) – Ci sono le sfide tutte in salita in Europa, ma anche le spine nella politica internazionale che ormai hanno principalmente un nome e un cognome: Donald Trump.

In questa congiuntura, con il conflitto in Medio Oriente e la crisi energetica che batte cassa, il passaggio si fa stretto per Giorgia Meloni. E così a Nicosia, per il secondo giorno del Consiglio informale europeo sotto la presidenza cipriota – ironia della sorte – può capitare anche di trovarsi accanto l’alleato che non ti aspetti, il premier spagnolo (socialista) Pedro Sanchez. E’ lui, arrivando al Filoxena centre per il summit che, di prima mattina, mette sul piatto ricette che si avvicinano a quelle italiane: tasse sugli extraprofitti, proroga del Recovery e flessibilità sulle regole fiscali. Ed è sempre lui che Giorgia Meloni si trova a difendere, insieme a tutta la Nato, dalle intemerate del numero uno della Casa Bianca. L’idea che la Spagna possa essere sospesa dall’Alleanza, come emerge da una mail del Pentagono pubblicata da Reuters, per la presidente del Consiglio, sarebbe “non positiva” perché “dobbiamo lavorare per rafforzare la colonna europea della Nato” che “chiaramente deve essere complementare a quella americana”.

Lo stato dei rapporti con l’altro lato dell’Atlantico Meloni lo mette agli atti rispondendo a una precisa domanda su eventuali tentativi di ricucire. Spiega che i legami con gli Stati Uniti “sono solidi” e che però non ha sentito Trump e, soprattutto, che “non c’è niente di particolare che io stia facendo in questo momento” per attenuare il gelo dello ultime settimane. La premier prende anche le distanze dall’idea, accarezzata dal presidente americano, di invitare Vladimir Putin al G20 che a dicembre si terrà a Miami. “Io – afferma – penso che questo sia il momento in cui siamo noi a chiedere a Putin di fare qualche passo avanti, e non noi a farlo nei suoi confronti”. Così come rinnova l’idea di non rinunciare (ne ha parlato proprio a Cipro con il presidente Aoun) a una presenza internazionale al confine del Libano con Israele quando sarà scaduto il mandato di Unifil, anche se bisognerà cercare la “cornice legale” con gli altri partner, Francia in testa, se verrà a mancare l’ombrello dell’Onu.

Insomma, Trump non c’è ma c’è. Paradossalmente, il contrario di quello che con ogni probabilità accadrà in occasione del G7 francese di giugno. L’inquilino della Casa Bianca, è la notizia che circola tra le delegazioni presenti a Cipro, avrebbe deciso di limitarsi a un videocollegamento con il summit che sarà ospitato nella cittadina di Evian. E pensare che a gennaio Macron aveva deciso di posticipare di un giorno il summit, facendolo partire il 15 invece che il 14, perché il vertice non si sovrapponesse con i festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno del presidente americano. A luglio poi ci sarà il summit della Nato ad Ankara, quello in cui Trump si dovrebbe presentare, sempre che non cambi idea, per riscuotere le promesse di aumento delle spese militari degli alleati, Italia compresa.

Meloni continua a dire che quello resta un obiettivo del governo e, tuttavia, in questo momento nella gerarchia delle priorità è passato in secondo piano rispetto alla necessità di affrontare le conseguenze della crisi energetica. E’ stato proprio questo uno dei temi centrali della riunione di Cipro che, in quanto informale, non era chiamata a prendere delle decisioni. Di certo, Meloni ci è arrivata con delle proposte, come quella di maggiore flessibilità fiscale per gli interventi in questo settore, che non rientra tra gli interessi della Germania, più attratta dall’ipotesi avanzata della Commissione di allargare le maglie degli aiuti di Stato, compatibili con la loro economia ma non con quella italiana. Proprio con Friedrich Merz, Meloni ha avuto uno scambio di vedute ieri, a conclusione della prima giornata di lavori. Sulla sospensione del Patto di Stabilità, ammette la premier, la posizione tedesca sulla materia è nota ma “c’è sicuramente la volontà di venirsi incontro”. Anche per la presidente della commissione, Ursula von der Leyen, al momento non sussistono le condizioni ma la situazione viene monitorata. La premier, però, sulle misure per affrontare la crisi energetica assicura di non essere “sola”: “C’è un dibattito, ci sono anche Paesi che non sono d’accordo, ma sicuramente ho trovato consapevolezza della situazione, che è una situazione seria, che dobbiamo sapere affrontare”, sostiene.

Crisi energetica, von der Leyen: mancano le condizioni per la sopensione del Patto di stabilità ma monitoriamo

Roma, 24 apr. (askanews) – Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, afferma che al momento non sussistono le condizioni per una sospensione del Patto di stabilità e di crescita, per far fronte alla crisi sui prezzi dell’energia conseguente ai conflitti in Medioriente, tuttavia ha aggiunto che Bruxelles segue attentamente la situazione e che la questione verrà analizzata alla prossima riunione dei ministri delle Finanze.

Sulla clausola generale di sospensione del Patto di stabilità, “può essere attivata solo in caso di grave deterioramento dell’economia nell’area euro o nell’Unione europea. Fortunatamente non è la situazione in cui ci troviamo al momento – ha detto nella conferenza stampa al termine del Consiglio Ue – ma continuiamo a monitorare gli sviluppi molto attentamente e l’Ecofin discuterà la questione nei dettagli”. Una sfumatura forse più aperturista rispetto alla linea precedentemente espressa dal Commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis.

La prossima riunione dei ministri delle Finanze si svolgerà il 4 maggio (Eurogruppo) e 5 maggio (Ecofin).

“Un elemento che voglio aggiungere è che abbiamo appena reso più flessibile il quadro di regole sugli utili di Stato, per questo tipo di investimenti o aiuti sulle situazioni di scarsità o (rincari dei) prezzi” dell’energia. “Continuiamo a monitorare molto da vicino”, ha ribadito Von der Leyen.

Von der Leyen: mancano condizioni sopensione Patto stabilità ma monitoriamo

Roma, 24 apr. (askanews) – Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, afferma che al momento non sussistono le condizioni per una sospensione del Patto di stabilità e di crescita, per far fronte alla crisi sui prezzi dell’energia conseguente ai conflitti in Medioriente, tuttavia ha aggiunto che Bruxelles segue attentamente la situazione e che la questione verrà analizzata alla prossima riunione dei ministri delle Finanze.

Sulla clausola generale di sospensione del Patto di stabilità, “può essere attivata solo in caso di grave deterioramento dell’economia nell’area euro o nell’Unione europea. Fortunatamente non è la situazione in cui ci troviamo al momento – ha detto nella conferenza stampa al termine del Consiglio Ue – ma continuiamo a monitorare gli sviluppi molto attentamente e l’Ecofin discuterà la questione nei dettagli”. Una sfumatura forse più aperturista rispetto alla linea precedentemente espressa dal Commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis.

La prossima riunione dei ministri delle Finanze si svolgerà il 4 maggio (Eurogruppo) e 5 maggio (Ecofin).

“Un elemento che voglio aggiungere è che abbiamo appena reso più flessibile il quadro di regole sugli utili di Stato, per questo tipo di investimenti o aiuti sulle situazioni di scarsità o (rincari dei) prezzi” dell’energia. “Continuiamo a monitorare molto da vicino”, ha ribadito Von der Leyen.

David Speciale al disegnatore Bruno Bozzetto, papà del "Signor Rossi"

Roma, 24 apr. (askanews) – Il disegnatore e animatore e regista Bruno Bozzetto, 88 anni, riceverà il David Speciale nel corso della 71esima edizione dei Premi David di Donatello.

Il riconoscimento sarà assegnato mercoledì 6 maggio nell’ambito della cerimonia di premiazione in diretta, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà e trasmessa in 4K sul canale Rai4K (numero 210 di Tivùsat). La conduzione dell’edizione 2026 è affidata a Flavio Insinna e Bianca Balti. La serata sarà inoltre in diretta su Rai Radio2 e disponibile sulla piattaforma di RaiPlay.

“Il David Speciale a Bruno Bozzetto non è solo un omaggio a una carriera leggendaria, ma è il riconoscimento a un artigiano del disegno che ha saputo rendere l’animazione un linguaggio universale e colto, raggiungendo con il suo lavoro i vertici di Hollywood e del Festival di Berlino”, ha detto Lucia Borgonzoni, Sottosegretario alla Cultura. “Bozzetto ha attraversato la storia del nostro Paese con la leggerezza dell’ironia e la profondità della satira. Dai successi di Carosello alle vette artistiche di Allegro non troppo, fino all’indimenticabile Signor Rossi, ha saputo raccontare i vizi e le virtù della nostra società con una libertà creativa che ha pochi eguali nel mondo. Il suo lavoro con Piero Angela resta, ancora oggi, l’esempio di come l’arte dell’animazione possa farsi strumento di divulgazione scientifica. A Bruno Bozzetto vanno i miei più vivi complimenti per questo meritato traguardo nell’ambito della 71ª edizione dei Premi David di Donatello”. “Carosello, Il signor Rossi, West and Soda, Allegro: ci sono parole, personaggi e titoli che hanno il potere di riassumere magicamente il senso e la storia di un Paese, il nostro, tra boom italiano e rivoluzione dei costumi”, ha dichiarato Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica dell’Accademia del Cinema Italiano. “Li ha inventati e vissuti tutti, e non solo, Bruno Bozzetto, il signore – così gli piace definirsi – dell’animazione italiana, che l’Accademia del Cinema ha l’onore di celebrare con il David Speciale della 71ª edizione. La sua è una storia straordinaria, interamente dedicata a un’arte, quella del cartoon, che in Italia meriterebbe più attenzione e che, grazie a Bozzetto è diventata adulta e ottenuto riconoscimento internazionale. Una carriera variegata, brillante e unica, che include tanti premi e una candidatura all’Oscar, l’uso della tecnica mista, le invenzioni pubblicitarie con slogan indimenticabili come Unca Dunca e Buc il Bucaniere corredati da veri e propri corti d’autore, tra i tanti Un Oscar per Stock con la musica di Enzo Jannacci. E ancora la collaborazione con Guido Manuli e Maurizio Nichetti, la coppia esplosiva con Piero Angela, la passione per la scienza, le nuove tecnologie e il digitale, i temi ambientali. Il suo genio, costruito sulla disciplina dello sport, nasce dalla pratica artigianale: in principio fu un’asse da stiro trasformata dal padre in ‘verticale’ da riprese animate con i fogli di acetato ritagliati uno a uno e colorati con le vernici usate per dipingere le pareti. Una creatività che origina in casa, in famiglia, ma da lì arriva in tutto il mondo e oggi, grazie ai figli, si perpetua nell’iconico marchio Studio Bozzetto. Una vita e una carriera bellissime, un sogno con i piedi saldi sulla roccia raccontato nell’irresistibile autobiografia ‘Il signor Bozzetto – Una vita animata’, dove ci rivela il segreto della sua armonia, essere regista e, insieme, narratore popolare, attento al costume, capace di muoversi con testarda ironia tra i paesaggi di Bergamo, gli studios hollywoodiani e la potenza Walt Disney. Senza mai perdere di vista le proprie radici”.

Tra i riconoscimenti già annunciati della 71esima edizione dei Premi David didi Donatello c’è il Premio alla Carriera che sarà assegnato al regista e sceneggiatore Gianni Amelio.

La 71esima edizione dei Premi David di Donatello è organizzata dalla Fondazione Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello e dalla Rai, in collaborazione con Cinecittà S.p.A. Piera Detassis è Presidente e Direttrice Artistica dell’Accademia, il Consiglio Direttivo è composto da Giorgio Carlo Brugnoni, Francesca Cima, Edoardo De Angelis, Giuliana Fantoni, Francesco Giambrone, Valeria Golino, Giancarlo Leone, Luigi Lonigro, Mario Lorini, Francesco Ranieri Martinotti e Alessandro Usai. I Premi David di Donatello si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il contributo del MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, d’intesa con AGIS e ANICA, con la partecipazione, in qualità di Soci Fondatori Sostenitori, di SIAE e Nuovo IMAIE.

Al via con Moni Ovadia e Fabrizio Bosso il Torino Jazz festival 2026

Roma, 24 apr. (askanews) – Al via sabato 25 aprile il Jazz della Liberazione, la XIV edizione del Torino Jazz Festival diretta da Stefano Zenni, in programma fino al 2 maggio 2026 con il titolo “The Sound of Surprise”.

La prima giornata di festival si apre sabato alle 15 alle Gallerie d’Italia – Torino, museo di Intesa Sanpaolo, con “A Love Supreme” di John Coltrane. Guida all’ascolto, il talk condotto dal direttore Stefano Zenni e dedicato al capolavoro di John Coltrane.

Alle 19, all’Osteria Rabezzana, il Felice Reggio Quartet rende omaggio a Chet Baker con Chet is Back, reading musicale che intreccia tromba, parola e canto.

Alle 18, al Conservatorio Giuseppe Verdi, il TJF affida a Moni Ovadia e al Kassiber Ensemble l’apertura ufficiale del festival con la produzione originale “Der Ghetto Swingers”. Memorie di suoni perduti, dedicata alla musica nata nei campi di prigionia nazisti e al repertorio swing sviluppato nel ghetto di Terezín. Il progetto intreccia narrazione e musica attraverso il racconto di Ovadia, con testi di Elisa Savi, e l’esecuzione dal vivo dell’ensemble diretto da Lodovico Berto, restituendo voce a una pagina poco conosciuta della storia europea e al patrimonio culturale yiddish, dove il jazz divenne resistenza.

Alle 21, al Teatro Colosseo, Fabrizio Bosso presenta “About Ten”, progetto speciale arrangiato e diretto da Paolo Silvestri: un percorso tra riletture dei grandi maestri del jazz, da Duke Ellington a Dizzy Gillespie, accanto a pagine originali. Con il suo quartetto e un ensemble di fiati formato da giovani talenti italiani, Bosso porta in scena una scrittura elegante, dinamica e ricca di colori, tra le espressioni più raffinate del jazz italiano contemporaneo.

La programmazione serale prosegue alle 22 con due concerti: Matteo Bortone No Land’s presenta A Tree in the Mist da Arcademy by L’Arteficio. Il contrabbassista e compositore pugliese, premiato come miglior nuovo talento italiano nel 2015, da anni attivo nei tour europei della cantante Cyrille Aimée, prosegue qui il suo percorso internazionale con una formazione franco-italiana.

In contemporanea, al Cafè Neruda, il Doctor in Jazz Quartet propone Climate Changes: brani originali di Pala e Diaferia insieme a riarrangiamenti di standard, nel solco del bebop con aperture verso il latin jazz. Il gruppo esprime una marcata sensibilità verso i temi ambientali, richiamata anche nel titolo dell’album in uscita.

Chiude la giornata alle 22.30 al The Mad Dog Social Club l’After Hours Jam Session, appuntamento ormai simbolico del festival.

Nei giorni successivi il festival accoglierà ancora grandi grandi protagonisti di fama nazionale e internazionale tra figure centrali della scena contemporanea come Marc Ribot, Norma Winstone, John Scofield e Bill Frisell, accanto a produzioni originali, nuove formazioni e concerti diffusi tra teatri, club, musei e spazi urbani della città.

Il Torino Jazz Festival è un progetto della Città di Torino realizzato da Fondazione per la Cultura Torino, con Main Partner Intesa Sanpaolo e Iren, con il sostegno del Ministero della Cultura e di Fondazione CRT, con il supporto di Hyundai – Nuova Auto Alpina, in collaborazione con Turismo Torino e Provincia e GTT. Media Partner Rai Cultura, Rai Radio 3 e Musica Jazz; Charity Partner Fondazione Ricerca Molinette.

I diversi 25 aprile dei big tra altare Patria, luoghi Resistenza e agende vuote

Roma, 24 apr. (askanews) – L’altare della Patria, i luoghi della memoria e della lotta partigiana, le tante cerimonie sul territorio, il proprio collegio elettorale o l’agenda ancora libera. In un paese dove la festa della Liberazione dal nazifascismo – 81esima edizione – è tutt’altro che immune da polemiche politiche, sono molto diversi i modi in cui le massime cariche dello Stato e i leader politici rievocano e festeggiano il 25 Aprile.

Di buon mattino c’è l’appuntamento istituzionale: domani, alle 9, all’Altare della Patria a Roma si ritroveranno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana per la deposizione di una corona d’alloro al monumento che ricorda i caduti. A quanto si sa al momento l’agenda di Meloni, La Russa – che nei giorni scorsi si è detto pronto a “rifare” quello che faceva da ministro della Difesa, ovvero rendere omaggio ai partigiani e poi ai caduti della Repubblica di Salò – e Fontana si ferma qui. Agenda ancora in corso di definizione anche per il leader della Lega e vice premier Matteo Salvini, mentre l’altro vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani sarà prima alle Fosse Ardeatine, dove deporrà una corona al Mausoleo in ricordo delle 355 vittime della strage nazi-fascista, e poi a Ferentino, dove renderà omaggio al monumento ai caduti. Lì una lapide ricorda anche la figura di don Giuseppe Morosini, cappellano militare unitosi alla Resistenza e fucilato a Forte Bravetta il 3 aprile del 1944.

Da tempo è noto dove trascorrerà la festa della Liberazione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che fin dal suo primo mandato ha iniziato una sorta di viaggio nei luoghi della memoria della lotta partigiana e della Resistenza, toccando Vittorio Veneto (2019), Varallo Sesia (2016), Civitella Val di Chiana (2024) e, l’anno scorso, Genova. Quest’anno sarà nelle Marche, a San Severino, città medaglia d’oro al merito civile, città segnata da otto stragi nazifasciste e dal sacrificio della popolazione civile che nascose e sfamò centinaia di ebrei perseguitati. Un posto, ha osservato ieri il presidente, ricevendo al Quirinale le associazioni combattentistiche e d’arma, che “come molte realtà del nostro paese rappresenta un luogo simbolico della Resistenza”.

In un altro posto dove la Resistenza è stata forte e le rappresaglie dei nazifascisti efferate sarà la segretaria del Pd Elly Schlein che, dalle 9.30, parteciperà al 25 aprile di Sant’Anna di Stazzema, paesino delle Apuane, dove i nazisti uccisero, con l’aiuto dei fascisti, quasi tutti gli abitanti del posto, 560 persone. Il leader M5s Giuseppe Conte, impegnato in Campania per una serie di appuntamenti politici, parteciperà, la mattina, alla commemorazione della Liberazione a Napoli, al monumento dedicato a Salvo D’Acquisto, vice brigadiere simbolo dei valori di libertà e democrazia, che si sacrificò per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento nazista.

I due leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni e anche il segretario di +Europa Riccardo Magi saranno alla manifestazione nazionale organizzata a Milano dall’Anpi mentre Matteo Renzi, leader di Italia Viva, sarà a Firenze. Carlo Calenda, segretario di Azione partecipa oggi pomeriggio a un’iniziativa al Museo storico della Resistenza a Torino.

Infine, il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci ha spiegato che domani, forse dalla sua casa di famiglia in Versilia, festeggerà San Marco e non la Liberazione, e questo fino a quando questa festa non “diventerà una festa di tutti gli italiani che unisce invece di dividere”.

Gianfranco Rotondi, esponente democristiano di Fratelli d’Italia, che in aula alla Camera ha duramente accusato la sinistra che cantava “Bella ciao” di voler dividere il Paese, ha annunciato, invece, che sarà in Abruzzo, a Onna. Perchè Onna? Perchè lì, il 25 aprile del 2009, l’allora premier Silvio Berlusconi “fece un grande discorso” nel quale invitò a “costruire un sentimento nazionale unitario” ricordando con rispetto “tutti i caduti”, “anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata” senza che significhi “neutralità e indifferenza”.

Dl sicurezza, Meloni: altro passo concreto, legalità non negoziabile

Nicosia, 24 apr. (askanews) – “Con l’approvazione definitiva del decreto sicurezza, il governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile”. Lo afferma in un post sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Più strumenti per contrastare violenza, degrado, occupazioni abusive, criminalità diffusa e immigrazione illegale. Più tutele per le Forze dell’ordine, per i cittadini onesti, per chi ogni giorno chiede solo di vivere in sicurezza. Noi – conclude – andiamo avanti così: con serietà, determinazione e con la volontà di dare risposte concrete agli italiani”.

Calcio, Roma, Gasperini: "Fiducia del club mai mancata"

Roma, 24 apr. (askanews) – “Il comunicato evidenzia due cose: la fiducia riposta in me, mai mancata fin dal primo giorno, e che la Roma è davanti a tutto”. Così Gian Piero Gasperini nella prima conferenza stampa dopo la separazione tra il club giallorosso e Claudio Ranieri, evitando polemiche ma ribadendo la centralità del progetto tecnico.

Il tecnico ha preferito non entrare nel merito delle vicende interne: “Le vicende sono state sotto gli occhi di tutti e non mi sento di commentarle. Non voglio partecipare a questa macchina del fango. Io continuo a lavorare sulla squadra”. Un passaggio netto anche sul rapporto con Ranieri: “Non avevo mai avuto la sensazione di toni così forti e duri, e questo mi ha sorpreso”.

Il poco feeling con Massara ha rallentato la squadra: “Non è che non fossi contento delle operazioni di Massara, gli ho sempre lasciato libertà e detto che se lui conosceva un giocatore allora doveva prenderlo, è il suo lavoro… Non c’è mai stata una mia chiusura su nessuno. Ma fin dal primo giorno ho chiesto di rinforzarci davanti, una richiesta normale, su tutto il resto non ho mai messo veti. Sì, sull’attacco ho insistito perché pensavo e penso sia il punto focale. Non mi sembrava una cosa così difficile da capire o che potesse creare tutta questa situazione…”.

Guardando al campo, Gasperini ha sottolineato come la squadra sia rimasta competitiva: “Globalmente la difesa ha reso con grande livello, c’è stato un periodo in cui era difficilissimo farci gol”. Sul mercato e sul rapporto con il direttore sportivo ha ammesso divergenze tecniche ma non personali: “È una bravissima persona, ma sotto l’aspetto tecnico non abbiamo trovato feeling. Mai nulla di personale, sempre massima professionalità”.

Tra i temi affrontati anche le scelte societarie: “Su Sancho non si è potuto fare perché la proprietà non ha voluto”. E sul futuro: “Siamo concentrati sul presente, i margini di errore diminuiscono e serve continuità”.

Infine uno sguardo alla gestione della rosa, con particolare attenzione a Paulo Dybala: “Difficile vederlo titolare subito dopo quasi novanta giorni di stop, speriamo di averlo a gara in corso”. Il tecnico ha chiuso ribadendo la sua linea: “Voglio parlare solo di calcio. Tutto il resto non mi interessa”.

L’intreccio dl sicurezza e 25 Aprile infuoca la Camera tra canti e cartelli

Roma, 24 apr. (askanews) – “Bella ciao” e l'”Inno di Mameli” con la Lega che si smarca dai cori. Cartelli con la scritta “La nostra sicurezza è la Costituzione” e foulard tricolori. Chi evoca i “mozzaorecchi” della sinistra e chi urla “ora e sempre resistenza!”, “viva l’Italia antifascista”. Si infuoca l’Aula di Montecitorio nell’intreccio ‘temporale’ tra l’ok definitivo al Dl sicurezza e la festa del 25 aprile che si celebra domani. Con il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli che, al momento di proclamare il via libera al decreto, dopo due giorni di maratona oratoria e proteste delle opposizioni, legge l’esito delle votazioni a raffica e chiude di gran carriera la seduta.

Ai banchi del governo, solo tre ministri: il vicepremier Matteo Salvini, accanto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Oltre a un piccolo drappello di sottosegretari.

Non appena si apre la seduta, i deputati dei gruppi di minoranza scattano in piedi e cantano ‘Bella Ciao’, redarguiti da Rampelli: “Colleghi, abbiamo capito su, dobbiamo proseguire i nostri lavori”. Iniziano gli interventi sul 25 Aprile e tocca al capogruppo M5S Riccardo Ricciardi (M5s) che esordisce: “Buon 25 aprile alle ragazze e ai ragazzi che si sentono legati con un filo ideale a quei giovani del secolo scorso che hanno liberato il paese”, rivendicando il nesso con le piazze di oggi a partire da quelle per Gaza. Fazzoletto tricolore dell’Anpi al collo della presidente dei deputati dem Chiara Braga che ricorda l’occupazione della sala stampa di Montecitorio da parte delle opposizioni, qualche mese fa, da chi “voleva sfregiare” l’istituzione (la conferenza sulla remigrazione con Casapound).

Quando prende la parola Gianfranco Rotondi (Dc con Rotondi), a nome del gruppo di Fratelli d’Italia, e dice che “se al posto di Togliatti ci fossero stati i ‘mozzaorecchi’ della sinistra di oggi, difficilmente questo paese avrebbe avuto 80 anni di libertà, pace e civiltà”, dagli scranni delle opposizioni partono i brusii. Nicola Fratoianni di Avs, dopo di lui, esplode: “I mozzaorecchi della sinistra di oggi sono coloro che vengono” dalla “lunga storia di chi ha dato il sangue per liberare questo Paese. La storia di chi è morto per consentire anche a voi, a chi ha il simbolo del suo partito, la fiamma tricolore, di poter parlare nell’aula del Parlamento della Repubblica. Chiaro?”. E Riccardo Magi (+Europa): “Oggi, a pochi minuti dall’approvazione definitiva di un provvedimento che contiene alcune norme che ricordano l’ordinamento fascista, il 25 aprile acquista ancora più valore: non dobbiamo essere ipocriti, ora e sempre resistenza!”.

Al termine degli interventi sul 25 aprile, i deputati di Fratelli d’Italia intonano l’inno di Mameli subito seguiti dalle opposizioni che si alzano in piedi. A rimanere seduti invece i deputati della Lega e i ministri Piantedosi e Salvini. Con Angelo Bonelli che grida: “alzatevi!”. Poi il vicepremier si fa una foto ricordo con i suoi e propone di mandarla a Bonelli.

Incassato il via libera al dl sicurezza, Salvini attraversa il Transatlantico, per andare al Cdm che oggi ha varato il correttivo sui compensi agli avvocati sui rimpatri. I cronisti gli domandano perché i deputati della Lega non hanno intonato l’Inno di Mameli. “Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale – precisa – ma quelli cantano ‘Bella Ciao’, mi sembra una mancanza di rispetto”.

Il capogruppo Riccardo Molinari chiede se sia “obbligatorio” cantare in aula. “Noi, visto che siamo gente seria, come abbiamo detto nel nostro intervento, non ci facciamo strumentalizzare sul 25 Aprile con Bella Ciao contro il centrodestra e non ci facciamo strumentalizzare con l’Inno d’Italia contro il centrosinistra. Perché se è la festa di tutti per noi deve essere la festa di tutti”. A chi gli chiede se allora Fdi si è fatta strumentalizzare, Molinari si limita a rispondere: “Questo lo ha detto lei”.

Salta il "premio" per i rimpatri dei migranti, come funziona il corretivo al decreto sicurezza

Roma, 24 apr. (askanews) – Cambia la norma del dl sicurezza sui compensi di 615 euro per gli avvocati “ad avvenuto rimpatrio” dei migranti. In un consiglio dei ministri lampo (nove minuti) è stato varato il decreto correttivo, che accoglie i rilievi del Colle. Un intervento che, dal comunicato di Palazzo Chigi, sembra confermare le anticipazioni di questi giorni.

Con il nuovo decreto, viene eliminata la specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente da un avvocato, si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense, salta la specifica che il compenso debba essere dato solo all’esito della partenza del migrante (si stabilisce invece che il ‘pagamento’ verrà corrisposto a conclusione del procedimento).

Sarà il ministro dell’Interno a definire i criteri per l’individuazione dei soggetti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso.

Questo il testo del comunicato di Chigi: “Il testo apporta alcune modifiche alle norme in materia di rimpatri volontari assistiti (RVA) introdotte in sede di conversione del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23. Le nuove norme agiscono in particolare sulla disciplina relativa ai soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito e, di conseguenza, ricevere il compenso di circa 615 euro legato a tale prestazione. In particolare, l’ampliamento si realizza attraverso l’eliminazione della specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato. Inoltre, si subordina la corresponsione del compenso alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all’esito della partenza del migrante”.

“Infine – prosegue la nota – si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense indicandolo come uno dei soggetti con i quali il Ministero dell’interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale è attribuita la funzione di ripartizione del compenso spettante per l’opera prestata a favore dello straniero rimpatriando. Di conseguenza, si prevede che con decreto del Ministro dell’interno saranno definiti anche i criteri per l’individuazione dei rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso”.

Il nuovo decreto sui rimpatri volontari assistiti, approvato dal Consiglio dei ministri oggi per correggere la contestata norma del dl sicurezza convertito in legge stamattina in aula alla Camera, modifica direttamente la norma originaria del Testo unico immigrazione e contestualmente abroga l’articolo sugli avvocati all’origine delle polemiche. È quanto si apprende da fonti di governo.

Giuridicamente, a livello di drafting normativo, viene spiegato, non si può fare la novella della novella. L’articolo 30-bis del decreto sicurezza, approvato dall’assemblea di Montecitorio in via definitiva, è una novella dell’articolo 14 ter del testo unico immigrazione. Quindi il decreto correttivo deliberato dal Cdm interviene a modificare direttamente l’articolo 14 ter del testo unico immigrazione.

Tuttavia, sottolineano le stesse fonti, siccome i due testi saranno pubblicati nella stessa Gazzetta ufficiale stasera o al massimo domani mattina in via straordinaria, per fugare qualsiasi tipo di dubbio, nel decreto correttivo è anche prevista l’abrogazione espressa dell’articolo 30-bis del decreto sicurezza.

Come anticipato, nel nuovo decreto viene eliminato il riferimento al Consiglio nazionale forense che non è più coivolto nell’erogazione del contributo di 615 euro e il contributo non è più vincolato all’esito del procedimento amministrativo, quindi è erogato a prescindere dal fatto che il rimpatrio sia effettivamente avvenuto. Inoltre tale premio è esteso ad altri soggetti, con un mandato di fiducia del migrante; non si parla più dell’avvocato difensore. Queste più ampie categorie di soggetti saranno individuate precisamente con un decreto del ministero dell’Interno. Per tale decreto, il provvedimento approvato oggi in Cdm ha fissato un termine ordinatorio di 60 giorni ma possono anche essere di più. Successivamente ci sono i 30 giorni per la registrazione da parte della Corte dei Conti.

Le coperture, viene sottolineato, saranno diverse da quelle del decreto sicurezza ma solo marginalmente. L’iter del decreto correttivo, si apprende, dovrebbe iniziare dal Senato.

Fuori "Your Favorite Toy", il nuovo album dei Foo Fighters

Roma, 24 apr. (askanews) – È finalmente uscito “Your favorite Toy” (Roswell Records/RCA Records), l’atteso nuovo album della rock band vincitrice di 15 Grammy Awards Foo Fighters. Il dodicesimo album in studio album, disponibile in digitale e in CD e LP, arriva dopo le uscite, negli scorsi mesi, di vari singoli, come “Caught In The Echo”, “Of All People”, e “Asking For A Friend”.

Insieme all’album, è uscito anche il nuovo video di “Window”, sviluppato a partire da un concept originale di Dave Grohl e diretto da Jake Erland. Questa interpretazione visiva accompagna gli spettatori in un viaggio di distaccato voyeurismo: il video vede protagonista Craig Parkinson nei panni di un lavavetri che si arrampica sulla facciata in vetro e acciaio di un imponente grattacielo, osservando i vari abitanti di ogni piano mentre lui stesso rimane praticamente invisibile.

Questa la tracklist di “Your Favorite Toy”: Caught In The Echo; Of All People; Window; Your Favorite Toy; If You Only Knew; Spit Shine; Unconditional; Child Actor; Amen, Caveman; Asking For A Friend.

L’album è stato registrato interamente in casa e co-prodotto dai Foo Fighters insieme a Oliver Roman, con l’ingegneria del suono curata da Oliver Roman e il mixaggio affidato a Mark “Spike” Stent.

L’uscita di “Your Favorite Toy” segna l’inizio del gigantesco “Take Cover World Tour” dei Foo Fighters, che dopo la data sold out del 28 aprile alla Total Mortgage Arena di Bridgeport, in Connecticut, e le due date da headliner nei festival statunitensi Welcome to Rockville e Bottlerock, li vedrà arrivare in Europa con la prima data il 10 giugno all’Unity Arena di Oslo.

I Foo Fighters – che sono Dave Grohl, Nate Mendel, Pat Smear, Chris Shiflett, Rami Jaffee e Ilan Rubin – porteranno il loro “Take Cover World Tour” anche in Italia per un’unica imperdibile tappa agli I-Days Milano Coca-Cola, domenica 5 luglio 2026, all’Ippodromo Snai la Maura. Ad aprire la data due band molto amate dal pubblico e dalla critica: gli Idles e i Fat Dog.

È ufficiale la separazione tra Roma e Ranieri, ora Gasperini

Roma, 24 apr. (askanews) – È ufficiale la separazione tra la Roma e Claudio Ranieri. Il club giallorosso ha comunicato in mattinata la fine del rapporto con il senior advisor, chiudendo un’esperienza durata meno di un anno e segnata da tensioni interne nelle ultime settimane.

Nel comunicato, la società ringrazia Ranieri per il lavoro svolto in una fase delicata: “Il Club desidera ringraziare Claudio per il suo significativo contributo alla Roma. Ha guidato la squadra in un momento molto difficile e saremo sempre grati per i suoi sforzi”. Una presa di posizione netta che guarda però soprattutto al futuro, indicato chiaramente nella figura di Gian Piero Gasperini: “Abbiamo piena fiducia nel percorso che ci attende sotto la sua guida tecnica, con l’obiettivo condiviso di crescere, migliorare e ottenere risultati all’altezza della nostra storia”.

La decisione arriva al termine di giorni turbolenti a Trigoria, dopo contrasti sempre più evidenti tra Ranieri e Gasperini. Determinanti, secondo quanto filtra dall’ambiente, le dichiarazioni pubbliche dell’ex tecnico giallorosso che hanno contribuito ad alimentare tensioni interne, spingendo la proprietà dei Friedkin a una scelta definitiva. L’orientamento del club è apparso chiaro anche nella nota ufficiale, che ribadisce solidità societaria, leadership forte e una visione ben definita, con la Roma “sempre al primo posto”.

Per Ranieri si chiude così un lungo rapporto con l’ambiente romanista, vissuto prima da calciatore e poi da allenatore in più cicli, tra cui spiccano la rimonta del 2010 e quella più recente della scorsa stagione. Questa volta, però, l’avventura dirigenziale si interrompe dopo pochi mesi, senza riuscire a trovare continuità.

La scelta rafforza ulteriormente il ruolo di Gasperini, chiamato ora non solo a guidare la squadra ma anche a incidere sulle future strategie tecniche. Resta da capire se la decisione avrà ripercussioni anche sull’assetto dirigenziale, con la posizione del direttore sportivo ancora in bilico nelle prossime settimane.

Madrid, Musetti avanti: battuto Hurkacz in due set

Roma, 24 apr. (askanews) – Inizia con una vittoria convincente il cammino di Lorenzo Musetti al Masters 1000 di Madrid Open. L’azzurro supera in due set il polacco Hubert Hurkacz con il punteggio di 6-4, 7-6, conquistando l’accesso al terzo turno dove affronterà l’olandese Tallon Griekspoor.

Partita tutt’altro che semplice per Musetti, opposto a un avversario esperto e già vincitore di due Masters 1000 in carriera. L’italiano approccia però nel modo migliore, strappando subito il servizio a Hurkacz e volando sul 4-1 grazie a un doppio break. Il polacco prova a rientrare nel set, ma Musetti gestisce con lucidità il vantaggio e chiude 6-4 il primo parziale.

Nel secondo set l’equilibrio aumenta, con Hurkacz che alza il livello al servizio mettendo in difficoltà l’azzurro. Il parziale si decide al tie-break dopo che Musetti annulla due set point, mostrando freddezza nei momenti chiave. Nel gioco decisivo l’italiano cambia marcia, imponendosi con autorità e chiudendo l’incontro in due set.

Un successo importante per Musetti, che conferma i progressi sulla terra battuta e supera un banco di prova significativo all’esordio nel torneo madrileno. Al terzo turno lo attende Griekspoor, testa di serie numero 29, reduce dalla vittoria contro il bosniaco Damir Džumhur.

Al Niaf di NY si è parlato nuovo film di Tornatore "The First Dollar"

Roma, 24 apr. (askanews) – Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha presentato ieri sera, giovedì 23 aprile, a New York, nel corso del prestigioso Gala annuale del NIAF (National Italian American Foundation) il progetto del prossimo film di Giuseppe Tornatore “The First Dollar” (Il primo dollaro). L’evento si è svolto alla presenza di circa 700 invitati dagli Stati Uniti e dall’Italia, tra cui figure di spicco di area politica, finanziaria e culturale italo americana.

Durante la serata di Gala, Paolo De Brocco ha illustrato il progetto sul quale è al lavoro il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore, dedicato alla figura di Amadeo Peter Giannini, fondatore della Bank of Italy – poi divenuta Bank of America – e protagonista di una delle storie più straordinarie del Novecento. Una figura iconica per il NIAF: a lui si deve il sistema bancario moderno e una visione lungimirante della banca al servizio dell’economia.

Nato in California nel 1870, figlio di emigrati liguri, Amadeo Peter Giannini ha dimostrato come sia possibile costruire un’impresa destinata a cambiare la Storia, restando fedeli a un’idea profondamente umana di progresso. Seppe rivoluzionare il sistema bancario mettendo il credito al servizio delle persone comuni: immigrati, lavoratori, donne, famiglie, fino a quel momento escluse. Amava ripetere che non si può diventare mai così grandi da dimenticarsi della gente comune, un principio che ha guidato ogni sua scelta.

La sua vita attraversò diversi momenti simbolici della storia americana e mondiale: la ricostruzione di San Francisco dopo il terremoto del 1906, quando riaprì la banca tra le macerie per restituire fiducia a una città ferita; il sostegno decisivo alla nascita della grande industria cinematografica, finanziando opere di Charlie Chaplin, Walt Disney e Frank Capra; la costruzione del Golden Gate Bridge. Finanziò inoltre sia il New Deal che il piano Marshall e contribuì alla ricostruzione dell’Europa e dell’Italia nel secondo dopoguerra.

In un messaggio video inviato da Giuseppe Tornatore al pubblico del Gala, il regista ha illustrato il progetto mettendo a fuoco i punti principali sui quali vorrà puntare l’attenzione nel racconto di questa figura straordinaria. L’entusiasmo manifestato nel descrivere l’inizio di questa nuova avventura, ha sollevato molti applausi e consensi e un alto grado di interesse di tutta la platea.

The “First Dollar” (Il primo dollaro) è prodotto da Kavac Film di Simone Gattoni e Marco Bellocchio con Rai Cinema.

“Ringrazio il presidente del NIAF, Robert Allegrini, per averci invitato a presentare questo grande progetto, la storia di Amadeo Giannini è talmente straordinaria che affidata alle mani di un maestro come Giuseppe Tornatore non può che generare grande cinema – ha detto Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema. Un italiano figlio di immigrati che riuscì a rivoluzionare il sistema bancario americano, mantenendo sempre una coerenza morale che gli consentì di mantenere uniti il successo economico, la responsabilità sociale e l’attenzione verso i più deboli. Voglio ringraziare Simone Gattoni e Marco Bellocchio perché questo progetto nasce anche dalla collaborazione con un partner produttivo come Kavac Film, una società che si distingue nel sistema industriale italiano per la qualità e per la sua attività nei mercati internazionali”.

“In un anno simbolico come quello del 250esimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, in cui la National Italian American Foundation celebra il contributo decisivo degli italoamericani alla crescita del Paese, il Gala di New York rappresenta l’occasione ideale per presentare The First Dollar, il film dedicato ad Amadeo Peter Giannini, uno dei più importanti finanzieri e filantropi della storia americana”, ha dichiarato Robert Allegrini, presidente e amministratore delegato del NIAF.

Giornata Nazionale Made in Italy al Birrificio Angelo Poretti

Roma, 24 apr. (askanews) – In occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy – promossa dal MIMIT – Carlsberg Italia ha ospitato, presso il Birrificio Angelo Poretti, un talk istituzionale dedicato all’innovazione e al ruolo della ricerca sulle materie prime per l’industria birraria italiana.

Un appuntamento che ha riunito istituzioni, mondo accademico e della ricerca, giovani e industria, con l’obiettivo di stimolare un confronto concreto sulle sfide e le opportunità per il comparto brassicolo italiano, che secondo dati recenti crea un valore condiviso di oltre 10 miliardi di euro e occupa più di 100 mila operatori.

Alius Antulis, Managing Director di Carlsberg Italia, ha aperto l’incontro sottolineando il ruolo che l’innovazione riveste per l’azienda, globale e al tempo stesso con solide radici nel territorio italiano con il Birrificio Angelo Poretti, dove è stata sviluppata anche la tecnologia proprietaria DraughtMaster, l’innovativo sistema di spillatura lanciato proprio nel nostro Paese, che consente di migliorare qualità del prodotto, efficienza e sostenibilità.

Sono intervenuti la senatrice Gisella Naturale che rispetto all’emendamento in legge di bilancio, relativo alla riduzione delle accise, ha ricordato quanto sia importante che la politica ascolti tutte le parti così da raggiungere un risultato condiviso che porti a norme realmente utili per le imprese del brassicolo e Christian Garavaglia Consigliere Regionale per Regione Lombardia. Importanti i contributi anche dal mondo della ricerca con Ombretta Marconi, Direttrice del CERB all’Università di Perugia e Katya Carbone, Primo Ricercatore al CREA. Alla luce dello stretto legame tra Carlsberg e la Danimarca, sua terra di origine, ha partecipato al confronto anche Francesca Zaccarelli, AgriFood Senior Expert dell’Ambasciata di Danimarca.

A moderare il talk Serena Savoca, Marketing & Corporate Affairs Director di Carlsberg Italia, che ha sottolineato come in un contesto globale sempre più sfidante, la capacità di integrare ricerca, competenze e collaborazione tra diverse realtà e istituzioni diventa un fattore chiave per creare un valore duraturo e per tracciare il futuro dell’industria birraria italiana.

Ue, Dombrovskis ribadisce il no a sospensione del Patto di stabiltà

Roma, 24 apr. (askanews) – A dispetto del persistente pressing dell’Italia, per sbloccare maggiori margini di manovra contro la crisi innescata dai conflitti in Medioriente, la Commissione europea continua a respingere l’ipotesi di attivare la clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita. “Non la stiamo raccomandando”, ha affermato il commissario all’economia, il lettone Valdis Dombrovskis, intervenendo oggi al forum economico annuale di Delfi, in Grecia.

“Sì, ci sono state alcune discussioni sull’attivazione della clausola generale di sospensione riguardo alle regole di bilancio – ha riconosciuto -. Il punto è che prevede uno scenario di grave deterioramento economico per l’Unione europea o per l’insieme dell’area euro”.

“E non siamo in uno scenario simile – ha sostenuto Dombrovskis -. Siamo in uno scenario di rallentamento economico”.

Nel frattempo, in questa fase “i nostri margini di bilancio sono limitati. Per questo non andremo su questa strada. Per questo diciamo che ci serve avere misure mirate e temporanee come risposta” alla crisi sui prezzi dell’energia.

Precedentemente lo stesso eurocommissario aveva anche escluso che vi fossero i requisiti anche per il ricorso alle clausole nazionali sulla sospensione del Patto di stabilità e di crescita. Si tratta di un’altra regola che consente “deviazioni temporanee rispetto agli obiettivi di bilancio” ai singoli paesi, in risposta a “circostanze eccezionali, al di fuori del loro controllo”, sempre però garantendo la sostenibilità del debito pubblico.

La Ue nega anche questa possibilità al momento. Mentre consente deviazioni temporanee alla spesa pubblica unicamente per finanziare maggiori spese militari e in difesa, alla luce della guerra in Ucraina. (fonte immagine: Europea Union)

Meloni: non ho sentito Trump. Ma rapporti con Usa solidi. L’Italia in Libano può fare la differenza

Nicosia, 24 apr. (askanews) – “Per quello che riguarda i nostri rapporti con gli Stati Uniti, sono sempre dei rapporti solidi. Per quello che riguarda i miei rapporti con Donald Trump non c’è niente di particolare che io stia facendo in questo momento”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un punto stampa a Nicosia per la seconda giornata del vertice informale Ue in merito ai tentativi di ricucire i rapporti con il leader Usa. E, rispondendo a una domanda dei giornalisti, la premier ha detto du non aver sentito il presidente Usa: Trump? “Non l’ho sentito”. Parlando con i giornalisti a Nicosia la premier ha sottolineato che la tensione tra Usa e Spagna sulla Nato la vedo “non positivamente”, “dobbiamo lavorare per rafforzare la colonna europea della Nato, che è il lavoro che stiamo facendo ovviamente con tutte le questioni che voi conoscete relativamente alla difesa. Colonna europea che chiaramente deve essere complementare a quella americana. Sapete che cosa penso sull’unità dell’Occidente, il ruolo dell’Occidente, sono sempre dell’idea che vada rafforzata”.

Per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente, Meloni in particolare, ha sottolineato che l’Italia in Libano può fare la differenza. “Il mandato di Unifil scade alla fine di quest’anno, ma io penso che una presenza internazionale al confine tra Libano e Israele rimanga necessaria e fondamentale”, ha detto la presidente del Consiglio. “Ed è di questo – ha aggiunto – che stiamo discutendo particolarmente con i partner. Poi bisognerà cercare la cornice legale e ovviamente confrontarsi con il Parlamento italiano, ma penso che il ruolo che l’Italia ha giocato e continua a giocare in questi anni, non solo con Unifil ma anche con le nostre missioni bilaterali, con le nostre missioni multilaterali e e con un rispetto che si è guadagnata sul campo, possa fare la differenza insieme a quello di altri importanti Paesi”.

In generale, la premier si è detta “soddisfatta della discussione, ma questo è un Consiglio europeo informale, non ci sono delle decisioni che vengono prese, c’è un dibattito che viene portato avanti”, tuttavia in merito alla questione su come affrontare la crisi energetica “mi pare di non essere sola all’interno del Consiglio”. E in merito al Patto di stabilità è nota “la posizione tedesca sulla materia, ma sicuramente anche i tedeschi si rendono conto di quanto sia difficile la situazione che si sta affrontando. Io non penso di dover riferire alla stampa italiana quali sono le preoccupazioni del cancelliere tedesco. C’è sicuramente la volontà di venirsi incontro, cioè di trovare delle soluzioni che possano andare bene per tutti”, ha detto Meloni, che ieri ha avuto un colloquio bilaterale con il Cancelliere tedesco.

Iran, le notizie più importanti del 24 aprile sulla guerra

Roma, 24 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di venerdì 24 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. La tregua tra Israele e Libano è stata prorogata, mentre il cessate il fuoco in Iran è appeso alla possibilità di un accordo con gli Usa.

-13:15 Si è svolta questa mattina a Palazzo Dante una nuova riunione del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, e del Sottosegretario con delega alla Sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano, con i vertici militari e dell’Intelligence. L’incontro ha consentito di fare il punto sugli sviluppi più recenti relativi agli aspetti militari e di intelligence connessi alla crisi nell’area mediorientale.

-13:00 Libano, Meloni: importante mantenere presenza internazionale. Il ruolo dell’Italia può fare la differenza, confronto con il Parlamento.

-13:00 La missione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) ha annunciato oggi il decesso di un casco blu indonesiano, il caporale Rico Pramudia, 31 anni, “rimasto ferito a seguito in modo grave nell’esplosione di un proiettile nella sua base di Adchit Al Qusayr la notte del 29 marzo”, che aveva causato la morte di un altro casco blu.

-12:45 I voli internazionali per Istanbul e Mascate riprenderanno nella giornata di domani all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran, uno dei due principali scali della capitale iraniana, secondo quanto riportato oggi dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim.

-12:38 Due droni carichi di esplosivo lanciati dall’Iraq hanno colpito questa mattina due valichi di frontiera nel nord del Kuwait, causando danni. Lo ha riferito su X l’esercito del Kuwait, precisando che non ci sono state vittime.

-12:00 Libano, a Cipro incontro tra Meloni e presidente Aoun A margine dei lavori del Consiglio europeo informale.

-11:50 Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno reso noto di aver colpito obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale in risposta al lancio di razzi da parte del movimento sciita libanese contro la località di confine settentrionale di Shtula la scorsa notte.

-11:32 Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto oggi colloqui telefonici separati con il vice premier e ministro degli Esteri del Pakistan, Mohammad Ishaq Dar, e con il Comandante dell’esercito pachistano, il federmaresciallo Asim Munir, “sugli sviluppi regionali e su questioni relative al cessate il fuoco” con gli Stati Uniti. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri iraniano.

-10:42 Il vicepresidente iraniano, Esmaeil Saqab Esfahani, ha avvertito gli Stati Uniti che l’Iran risponderà con la legge del taglione in caso di attacchi ai pozzi petroliferi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Mehr.

-10:05 Il presidente francese Emmanuel Macron ha auspicato oggi un ritorno alla stabilità in Medio Oriente “il più rapidamente possibile”, replicando all’omologo americano, Donald Trump, che ieri ha dichiarato di avere “tutto il tempo del mondo” per negoziare la pace con l’Iran.

-10:00 Carburanti, Mimit: prezzi in calo con gasolio self a 2,062 euro-litro. Quindicesimo giorno consecutivo di riduzione dei prezzi medi.

-09:40 Iran, Sanchez: sospensione Spagna da Nato? Non mi baso sulle email ma su documenti ufficiali. Così il premier spagnolo riguardo l’indiscrezione della Reutersi su una email del Pentagono.

-09:25 Kallas: valutiamo missione Ue a sostegno dell’esercito libanese, una volta che Unifil avrà terminato il suo mandato.

-09:20 “Se i colloqui si concentrano solo sul nucleare e non ci sono esperti del settore attorno al tavolo, finiremo per avere un accordo più debole del Jcpoa”: lo ha detto oggi il capo della diplomazia Ue, Kaja Kallas, facendo riferimento all’accordo sul nucleare iraniano del 2015 abbandonato dagli gli Stati Uniti nel 2018.

-09:14 Carburanti, prezzi ancora in calo con benzina self a 1,736 euro-litro, secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana.

-09:08 Borsa, Europa in calo: Parigi -0,42%, Londra -0,37%. Madrid la peggiore in avvio -0,75%, Amsterdam in contro tendenza

-09:05 Avvio in deciso calo per Piazza Affari, con il Ftse Mib che avvia gli scambi in calo dello 0,68%. Spicca sul listino principale Eni +1,14%, dopo la pubblicazione della trimestrale.

-09:00 “Tutti sono stati molto chiari sul fatto che la libertà di navigazione non è negoziabile. Quindi lo Stretto di Hormuz deve essere aperto senza alcun pedaggio”: lo ha ribadito oggi il capo della diplomazia europea, Kaja Kallas, al suo arrivo per il secondo giorno di vertice informale del Consiglio europeo a Cipro.

-08:39 Borsa, Tokyo chiude in rialzo dello 0,91% in un’Asia incerta. Cina naviga sotto la parità, Hong Kong resiste. Giù Mumbai -1,25%.

-08:35 Prezzo del gas in rialzo dell’1,8%, con i futures in consegna a maggio pagati 45,3 euro al megawattora.

-08:08 Una email interna del Pentagono illustra le opzioni a disposizione degli Stati Uniti per “punire” gli alleati della Nato che, secondo Washington, non hanno fornito supporto al conflitto contro l’Iran. Lo ha rivelato all’agenzia Reuters un funzionario Usa, precisando che nella email vengono citate la sospensione della Spagna dall’alleanza, la revisione della posizione americana riguardo alle rivendicazioni britanniche sulle Isole Falkland e la sospensione dei paesi “difficili” da posizioni importanti o prestigiose all’interno della Nato.

-08:00 La guerra con l’Iran ha ridotto in modo significativo le scorte di armi delle forze armate americane, mentre il costo del conflitto è pari a quasi un miliardo di dollari al giorno. E’ quanto riporta oggi il New York Times.

-07:35 Stabile a 95,8 dollari al barile il prezzo del petrolio Wti. I futures sul Brent salgono dello 0,25% e vengono pagati 105 dollari al barile.

-07:05 Funzionari militari americani stanno definendo nuovi piani per colpire le capacità iraniane nello Stretto di Hormuz, qualora il cessate il fuoco dovesse terminare senza un accordo. E’ quanto riporta la Cnn citando diverse fonti al corrente del dossier.

-07:00 Il cessate il fuoco in Libano “non è al 100%”. Lo ha detto alla Cnn l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Dannon, esprimendo dubbi sulla capacità del governo libanese di far rispettare la tregua nel sud del Libano, dove opera Hezbollah. Ieri il presidente americano Donald Trump ha annunciato una proroga di tre settimane dell’accordo di tregua, dopo i negoziati tenuti alla Casa Bianca da diplomatici libanesi e israeliani.

Libano, Meloni: importante mantenere presenza internazionale

Nicosia, 24 apr. (askanews) – “Il mandato di Unifil scade alla fine di quest’anno, ma io penso che una presenza internazionale al confine tra Libano e Israele rimanga necessaria e fondamentale”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un punto stampa a Nicosia per la seconda giornata del vertice informale Ue.

“Ed è di questo – ha aggiunto – che stiamo discutendo particolarmente con i partner. Poi bisognerà cercare la cornice legale e ovviamente confrontarsi con il Parlamento italiano, ma penso che il ruolo che l’Italia ha giocato e continua a giocare in questi anni, non solo con Unifi ma anche con le nostre missioni bilaterali, con le nostre missioni multilaterali e e con un rispetto che si è guadagnata sul campo, possa fare la differenza insieme a quello di altri importanti Paesi”.

Dl sicurezza, via libera definitivo della Camera tra l’Inno di Mameli e le proteste

Roma, 24 apr. (askanews) – Via libera definitivo, nell’aula della Camera, al dl sicurezza con 162 voti a favore e 102 contrari (un astenuto). Il provvedimento, con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, diventa legge.

All’apertura della seduta, dai banchi delle opposizioni, con i deputati tutti in piedi, è salito il coro “Bella ciao”. “Colleghi, abbiamo capito su, dobbiamo proseguire i nostri lavori” ha redarguito il presidente di turno Fabio Rampelli (Fdi) mentre è iniziato l’intervento di Riccardo Ricciardi (M5s) con l’espressione: “Buon 25 aprile”.

Protesta delle opposizioni in aula anche al momento del voto definitivo sul decreto sicurezza. I deputati di Pd, Avs e Movimento Cinque stelle hanno esposto dei cartelli con la scritta: “La nostra sicurezza è la Costituzione”.

Poco prima, al termine degli interventi sul 25 aprile, i deputati di Fratelli d’Italia hanno intonato l’inno di Mameli subito seguiti dalle opposizioni che si sono alzate in piedi. A rimanere seduti invece i deputati della Lega e i ministri Piantedosi e Salvini tra i banchi del governo. L’approvazione definitiva del decreto sicurezza è stata salutata con un applauso della maggioranza.

Presenti in aula alla Camera per l’ok definitivo al decreto sicurezza il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro del Turismo Gianmarco mazzi. Presenti i sottosegretari Molteni, Siracusano, Ferrante. La seduta è ripresa con alcuni interventi sul 25 aprile. Mentre in aula alla Camera erano in corso gli interventi sul 25 aprile, prima del voto finale sul decreto sicurezza, è arrivato tra i banchi del governo anche il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini. Il leader della Lega ha preso posto accanto a Piantedosi. “Sono soddisfatto di tutto”. Così il vicepremier Matteo Salvini, nel Transatlantico della Camera per il via libera definitivo al dl sicurezza, rispondendo a chi chiedeva dei contenuti del decreto legge correttivo della norma sui compensi agli avvocati per i rimpatri. Secondo le anticipazioni, dovrebbe essere attuato da un decreto ministeriale. La preoccupa che possa non essere attuata nei fatti? “No. E’ è una bella giornata oggi perché questo decreto sicurezza entra in positivo nelle case degli italiani e sulle strade percorse dagli italiani”, si è limitato a rispondere Salvini. “Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale ma quelli cantano ‘Bella Ciao’, mi sembra una mancanza di rispetto” ha detto inoltre il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ai giornalisti che dopo l’approvazione definitiva del decreto sicurezza gli hanno chiesto per quale motivo la Lega non si fosse alzata in piedi unendosi al resto del centrodestra per cantare l’inno d’Italia in aula alla Camera.

Dl sicurezza, ok definitivo tra inno di Mameli e proteste opposizioni

Roma, 24 apr. (askanews) – Protesta delle opposizioni in aula alla Camera al momento del voto definitivo sul decreto sicurezza. I deputati di Pd, Avs e Movimento cinque stelle hanno esposto dei cartelli con la scritta: “La nostra sicurezza è la Costituzione”.

Poco prima, al termine degli interventi sul 25 aprile, i deputati di Fratelli d’Italia hanno intonato l’inno di Mameli subito seguiti dalle opposizioni che si sono alzate in piedi. A rimanere seduti invece i deputati della Lega e i ministri Piantedosi e Salvini tra i banchi del governo.

L’approvazione definitiva del decreto sicurezza è stata salutata con un applauso della maggioranza.

Nasce l’evento nazionale “Cuori Sicuri”

Roma, 24 apr. (askanews) – L’Italia punta a un ruolo di primo piano nell’attuazione del Safe Hearts Plan, strategia europea per la prevenzione e la gestione delle malattie cardiovascolari, presentata alla Commissione Europea il 16 dicembre 2025. È quanto emerso a Roma, presso Palazzo Wedekind, in occasione dell’evento nazionale “Cuori Sicuri”, iniziativa dall’Intergruppo parlamentare “Prevenzione e Riduzione del Rischio” promosso da Motore Sanità, con il contributo non condizionante di MSD.

Nel corso dell’incontro, è stato evidenziato come il Safe Hearts Plan punti su programmi di screening mirati e sull’adozione di approcci sempre più precisi, anche grazie all’integrazione tra innovazione tecnologica, strumenti digitali e nuovi modelli organizzativi della sanità nazionale: “Fare prevenzione significa fare principalmente due cose. Innanzitutto fare un investimento culturale, cioè fare in modo che le persone vedano il modo di sottoporsi ai screening, cambiare gli stili di vita e il modo di alimentarsi come priorità del loro vivere, e fare in modo che il sistema sanitario sia un promotore di questa cultura, che però deve interessare anche il mondo della scuola, dello sport, dell’associazionismo. Insomma, tutta la mentalità del nostro modello sociale. Però deve essere accompagnato anche da un modello organizzativo di presa in carico, perché prevenzione è anche fare screening e monitorare, intercettare immediatamente una patologia con una diagnosi precoce, ma soprattutto una presa in carico che faccia in modo che le terapie vengano seguite” ha detto Gian Antonio Girelli, Presidente Intergruppo Parlamentare Prevenzione e Riduzione del rischio.

“È importantissimo che in Italia venga recepito e venga costruito un piano nazionale dedicato alle malattie cardiovascolari e, quindi, andare a recepire il Safe Hearts Plan a livello europeo per due motivi: perché le malattie cardiocerebrovascolari sono la prima causa di morte, la prima causa di disabilità e la prima causa di ospedalizzazione in Italia e non solo in Italia ma anche in Europa” ha aggiunto Elena Murelli, presidente Intergruppo parlamentare Genomica e Genetica e Intergruppo Malattie cardio-cerebrovascolari

Un dibattito in cui è stato sottolineato anche il ruolo dell’innovazione, dalla digitalizzazione alla ricerca farmacologica. Ha parlato così Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata MSD Italia: “Innanzitutto, per poter attuare un piano così importante come il Safe Hearts Plan, bisogna conoscere i propri livelli di colesterolo, per poter determinare con precisione la migliore strategia per proteggere il proprio cuore. E poi bisogna andare in prevenzione, cioè, costruire intorno alla propria salute, l’opportunità di scongiurare tutte quelle malattie che sono prevenibili. Come, per esempio, anche tutte le malattie prevenibili attraverso l’immunizzazione, mano a mano che si progredisce con le diversità della vita”.

L’iniziativa “Cuori Sicuri” punta così alla definizione di un Consensus Paper programmatico per tradurre le linee europee in azioni concrete a livello nazionale, con l’obiettivo di rendere il Servizio sanitario più equo, efficace e sostenibile.

Bankitalia, Panetta: istituzioni custodi di fiducia in momenti difficili

Roma, 24 apr. (askanews) – Viviamo un tempo in cui la fiducia, nelle istituzioni, nel futuro, negli altri, è messa duramente alla prova”. Mentre “il compito delle istituzioni, inclusa quella che rappresento, è proprio questo: custodire la fiducia, anche nei momenti di maggiore incertezza”. E “l’Italia e l’Europa hanno le risorse, le competenze e le istituzioni per affrontare anche questa sfida”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli al primo incontro del nuovo ciclo della serie “L’avventura della moneta. Lo scambio infinito”, dedicato a “L’oro di Napoli. Devozione, moneta e fiducia”.

“La moneta è, in fondo, un patto di fiducia collettiva. Quando paghiamo con una banconota, diamo per scontato che chi la riceve la accetti. Quando mettiamo da parte i risparmi, confidiamo che domani valgano quanto oggi. Questo patto silenzioso tra le persone è antico quanto le prime monete. E le banche centrali, nel tempo, ne sono diventate le guardiane”, ha spiegato Panetta.

“Essere guardiani di quel patto – ha avvertito il governatore – significa due cose: garantire pagamenti sicuri e preservare nel tempo il valore del denaro, cioè tenere sotto controllo l’inflazione”.

E proprio l’incontro di oggi “verte sui temi della devozione, della moneta e della fiducia. Non intendo ovviamente parlare di devozione, un compito che lascio a chi ne ha ben più titolo di me. Condivido invece volentieri qualche riflessione su moneta e fiducia, due concetti con i quali mi confronto ogni giorno”.

“Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno incrinato il senso di sicurezza in cui vivevamo da quasi ottant’anni. Il Covid ci ha ricordato, bruscamente, che le pandemie non appartengono solo ai libri di storia. E l’intelligenza artificiale sta cambiando l’attività produttiva in modi che generano, comprensibilmente, grande preoccupazione tra imprenditori e lavoratori, in Italia come nel resto del mondo”.

“Molti – ha proseguito Panetta – si chiedono cosa resterà del proprio mestiere tra dieci anni, e non è una domanda a cui è facile rispondere. Non è la prima volta che ci troviamo davanti a sfide di questo genere. Nell’antichità, ad Atene come a Roma, l’approvvigionamento di grano dipendeva da rotte marittime lontane; il controllo di quelle rotte divenne uno strumento di potere e, quando venne meno, una fonte di crisi. Le analogie con i problemi legati allo Stretto di Hormuz sono evidenti. E l’ansia che oggi sentono i lavoratori di fronte all’avanzare dell’intelligenza artificiale non è tanto diversa da quella degli artigiani e dei tessitori inglesi durante la rivoluzione industriale”.

“La storia ci insegna però anche altro: quelle transizioni, per quanto dolorose, hanno generato nuove opportunità, nuove professioni, nuova prosperità. L’Italia e l’Europa hanno le risorse, le competenze e le istituzioni per affrontare anche questa sfida. Non c’è ragione di credere che questa volta sarà diverso”, ha detto il numero uno di Bankitalia.

“Il compito delle istituzioni, inclusa quella che rappresento, è proprio questo: custodire la fiducia, anche nei momenti di maggiore incertezza. Per le banche centrali, questo compito passa attraverso la gestione della moneta. La moneta è, in fondo, un patto di fiducia collettiva. Quando paghiamo con una banconota, diamo per scontato che chi la riceve la accetti. Quando mettiamo da parte i risparmi, confidiamo che domani valgano quanto oggi. Questo patto silenzioso tra le persone è antico quanto le prime monete. E le banche centrali, nel tempo, ne sono diventate le guardiane. Essere guardiani di quel patto significa due cose: garantire pagamenti sicuri e preservare nel tempo il valore del denaro, cioè tenere sotto controllo l’inflazione. Entrambi questi compiti sono oggi sotto pressione. I conflitti in corso rischiano di alimentare una nuova impennata dei prezzi. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea segue con grande attenzione l’evoluzione della situazione geopolitica, con un obiettivo preciso – ha spiegato -: evitare che si riaccenda una spirale inflazionistica come quella che ha colpito tutti noi tra il 2021 e il 2023”.

Sul fronte tecnologico, secondo Panetta “la sfida è diversa ma altrettanto profonda. Paghiamo con il telefono, investiamo attraverso app, trasferiamo denaro in pochi secondi dall’altra parte del mondo. Tutto questo è un progresso reale. Ma apre anche la strada a forme di denaro privato poco trasparenti e poco stabili, che rischiano di indebolire quel patto di fiducia che la moneta pubblica garantisce da secoli. Guidare questa trasformazione senza perdere ciò che di essenziale abbiamo costruito: è una delle sfide decisive delle banche centrali nei prossimi anni”.

“Il Museo della Moneta che inaugureremo il prossimo anno a Roma nasce anche da questa convinzione: capire come la moneta è nata e si è evoluta nel corso dei secoli aiuta a orientarsi nel presente e ad affrontare il futuro con meno timore. L’ oro di Napoli che dà il titolo a questo incontro non ha nulla a che vedere con le riserve auree della Banca d’Italia, né con i capolavori della Cappella del Tesoro di San Gennaro. È qualcosa che non si misura a peso e che, forse proprio per questo, è ancora più prezioso”.

“Nel capolavoro neorealista di Vittorio De Sica, L’oro di Napoli è la ricchezza umana, la vitalità e la dignità del popolo napoletano – soprattutto di quello dei quartieri più poveri. È la capacità di adattarsi, anche nei momenti più duri. Ed è la fiducia nel futuro, ostinata e quasi inspiegabile, che nasce proprio da questa capacità. Nei momenti di svolta della storia – ha concluso il governatore quell’oro vale più di qualsiasi moneta”. (fonte immagine: Banca d’Italia)

Carburanti, Salvini: ok da Ue su aiuti o avanti violando regole

Roma, 24 apr. (askanews) – “La posizione del governo è compatta e netta sul fronte caro carburanti: o l’Europa ci permette di spendere i soldi che dobbiamo spendere per aiutare chi è in difficoltà e penso soprattutto ai camionisti o lo facciamo lo stesso andando contro delle regole europee senza senso e fuori dal mondo”. Così, nel transatlantico della Camera, il vicepremier Matteo Salvini, il quale ha aggiunto che il taglio delle accise “da solo non basta perché sui bilanci delle aziende di autotrasporto non arriva. E siccome c’è uno sciopero convocato già oggi per il 25 maggio per una settimana, bloccare l’Italia per una settimana significa il caos, la paralisi, tornare ai tempi del Covid e io non voglio chiudere. Quindi o l’Europa ci permette di aiutare o aiutiamo fregandocene di quello che ci dice l’Europa”.

“Non spendo soldi per banchi con le rotelle. Devo evitare che l’Italia si fermi”, ha sottolineato. “Gli autotrasportatori parlano di uno sbilancio tra pre-guerra e post-guerra di almeno 100 milioni di euro al mese. Quindi per un trimestre, sperando che la guerra finisca, sono almeno 300 milioni”.

“Se si fermano i camionisti si blocca il paese e si svuotano i negozi e non posso permetterlo perché a Brxelles comanda qualche…”, conclude

La Cnn: l’esercito Usa prepara piani di attacco contro le postazioni iraniane nello Stretto di Hormuz

Roma, 24 apr. (askanews) – Funzionari militari americani stanno definendo nuovi piani per colpire le capacità iraniane nello Stretto di Hormuz, qualora il cessate il fuoco dovesse terminare senza un accordo. E’ quanto riporta la Cnn citando diverse fonti al corrente del dossier, secondo cui tra gli obiettivi presi in considerazione figurano le capacità iraniane attorno allo Stretto, alla parte meridionale del Golfo Persico e al Golfo dell’Oman.

Le fonti hanno riferito di possibili attacchi a piccole imbarcazioni d’attacco veloci, a navi posamine e ad altre risorse asimmetriche che hanno permesso a Teheran di bloccare la rotta marittima. Secondo le stesse fonti, l’esercito potrebbe anche dare seguito alla minaccia di colpire infrastrutture iraniane a duplice uso, tra cui centrali elettriche e ponti.

Un’altra opzione prevede attacchi contro singoli comandanti militari iraniani e altri leader considerati “ostruzionisti” dall’amministrazione americana rispetto ai negoziati tra Stati Uniti e Iran, come il comandante dei Guardiani della rivoluzione, Ahmad Vahidi.

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Krafen di Diego Marcon

Milano, 24 apr. (askanews) – Fino al 26 luglio 2026 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Krapfen di Diego Marcon. Krapfen è un video digitale con animazione CGI che ha come protagonista un ragazzetto interpretato da Violet Savage e quattro indumenti: un paio di guanti, un foulard, dei pantaloni e un maglione. L’opera si sviluppa come un musical e prende ispirazione dall’età d’oro dell’animazione statunitense e dal teatro d’opera italiano. La partitura musicale, composta da Federico Chiari, collaboratore di lunga data dell’artista, conduce i personaggi in una coreografia frenetica, in cui i quattro indumenti incalzano Violet affinché mangi un krapfen alla marmellata d’albicocca. Come spesso accade nelle opere di Marcon, all’ambientazione fanciullesca si accompagna un’atmosfera allarmata e perturbante, in cui un dolce sembra diventare l’espediente per chiamare in scena emozioni di terrore e annientamento. Le opere di Marcon ricalcano i generi classici cinematografici, come l’horror, il musical, la slapstick comedy o il melodramma, rielaborandoli e combinando tra loro diversi registri, per costruire un immaginario inquietante.

All’inaugurazione della mostra il 15 aprile 2026 durante una conversazione fra Massimiliano Gioni e Diego Marcon, curatore e artista hanno analizzato l’opera.

Massimiliano Gioni: “Parlando appunto di cinema, che per te è sia medium che soggetto, in un certo senso (tutte le tue opere sono una riflessione sul cinema e sulla sua storia) , ti chiedevo della presenza fantasmatica di alcune tue opere, mi dicevi che il cinema e l’immagine in movimento quasi per definizione hanno una prossimità appunto con il fantasma. Volevo chiederti se in Krafen ci sono aspetti che continuano questa sorta di fascinazione per un mondo segreto, un mondo fantasmatico che il tuo lavoro affronta spesso”.

Diego Marcon: “Sì, poi in verità forse le cose più misteriose che spesso tornano nel mio lavoro sono paradossalmente le più comuni, quello che poi secondo me questi sviluppi scoperchiano è la presenza aliena di alcuni soggetti e di alcune cose che in verità sono molto comuni, nel caso di Kraftfen ad esempio la famiglia. La cosa che poi mi turba sempre più o che che resta sempre più misteriosa per me è il privato inteso come una dimensione molto intima del sé e da lì anche un po’ l’insistenza sul linguaggio, nel senso che appunto come tu dicevi i soggetti dei film non sono dei soggetti dramaturgici ma sono dei soggetti, se vogliamo, metalinguistici o mediolinguistici, nel senso sono il film stesso perché penso che esista soltanto il linguaggio in qualche maniera”.

Krapfen è la prima opera a essere prodotta grazie al New Futures Production Fund, la collaborazione pluriennale tra Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e New Museum di New York: sotto la guida di Massimiliano Gioni, Edlis Neeson Artistic Director del New Museum, l’iniziativa prevede la co-produzione e la presentazione di una nuova opera presso le due istituzioni. Krapfen è stato

commissionato e realizzato grazie alla collaborazione tra Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Lafayette Anticipations, New Museum, the Renaissance Society e The Vega Foundation, con il sostegno aggiuntivo di Sadie Coles HQ, Londra, e Galerie Buchholz, Berlino/Colonia/New York.

Cessate il fuoco Israele-Libano prorogato di 3 settimane. L’ambasciatore israeliano all’Onu: non è al 100%

Roma, 23 apr. (askanews) – Con grande ottimismo ieri sera il presidente Usa Donald Trump ha annunciato la proroga della tregua Israele-Libano di tre settimane. Oggi l’ambasciatore israeliano all’Onu ha però avvertito: il cessate il fuoco non è al 100%.

Il cessate il fuoco in Libano “non è al 100%”: ha detto alla Cnn l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Dannon, esprimendo dubbi sulla capacità del governo libanese di far rispettare la tregua nel sud del Libano, dove opera Hezbollah. “Devo essere sincero – ha detto Dannon – il governo libanese non ha alcun controllo su Hezbollah, che sta lanciando razzi nel tentativo di sabotare il cessate il fuoco. E Israele deve reagire. Ogni volta che percepiamo una minaccia, agiamo”.

Ieri il presidente americano Donald Trump ha annunciato una proroga di tre settimane dell’accordo di tregua, dopo i negoziati tenuti alla Casa Bianca da diplomatici libanesi e israeliani. L’ambasciatore ha riconosciuto che l’accordo è migliore della situazione precedente: “È una situazione nettamente migliore. Non è al 100%. Spero che l’esercito libanese sia effettivamente capace di attuare e far rispettare questo cessate il fuoco”.

Ieri sera Trump su Truth ha annunciato che l’incontro fra gli ambasciatori di Israele e Libano avvenuto nello Studio Ovale è “andato molto bene” e il cessate il fuoco fra i due paesi è stato prorogato di tre settimane, confermando di aver presenziato all’incontro alla Casa Bianca, insieme con il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, il Segretario di Stato, Marco Rubio, l’ambasciatore in Israele, Mike Huckabee, e l’ambasciatore in Libano, Michel Issa e rappresentanti di alto livello di Israele e del Libano.

“L’incontro è andato molto bene! – ha scritto il presidente Usa – Gli Stati Uniti collaboreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah. Il cessate il fuoco tra Israele e Libano sarà prorogato di tre settimane. Non vedo l’ora di ospitare nel prossimo futuro il Primo Ministro di Israele, Bibi Netanyahu, e il Presidente del Libano, Joseph Aoun. È stato un grande onore partecipare a questo incontro davvero storico”.

Nato, un’email del Pentagono sugli alleati da punire: via la Spagna

Roma, 24 apr. (askanews) – Un’email interna del Pentagono, fatta circolare ad alti livelli del dipartimento della Difesa Usa, delineerebbe una serie di opzioni per “punire” gli alleati Nato che Washington ritiene non abbiano sostenuto le operazioni militari statunitensi nella guerra contro l’Iran. Lo rivela Reuters, citando un funzionario americano in forma anonima. Madrid respinge con fermezza: “Non ci basiamo sulle email, ma sui documenti ufficiali”, ha dichiarato il premier Sanchez da Cipro, dove partecipa al Consiglio Ue informale.

Il documento rivelato a Reuters esprimerebbe frustrazione per il rifiuto di alcuni alleati di concedere agli Stati Uniti diritti di accesso, basi e sorvolo – i cosiddetti ABO (Access, Basing and Overflight) – definiti nell’email “la base assoluta della Nato”.

Tra le opzioni contemplate figura la sospensione dei paesi ritenuti “difficili” da posizioni importanti o prestigiose nell’Alleanza. La Spagna è indicata come caso specifico: Madrid ha vietato l’uso delle sue basi militari – tra cui la Naval Station Rota e la base aerea di Morón – e del proprio spazio aereo per attacchi contro l’Iran, scelta motivata dal governo socialista di Sanchez con il rispetto del diritto internazionale.

Secondo il funzionario citato, la sospensione della Spagna avrebbe un impatto operativo limitato sulle attività militari americane, ma un peso simbolico molto rilevante. L’obiettivo delle misure ‘punitive’ sarebbe quello di inviare un segnale forte agli alleati europei e contrastare quello che Washington percepisce come un “senso di diritto acquisito” da parte dell’Europa nei confronti dell’ombrello di sicurezza americano.

Spunta poi un’opzione di portata potenzialmente molto più ampia nei confronti del Regno Unito: riconsiderare il sostegno diplomatico americano alle cosiddette “imperial possessions” europee, con esplicito riferimento alle Isole Falkland, amministrate da Londra ma rivendicate dall’Argentina del presidente Javier Milei, considerato da Trump un alleato. La guerra del 1982 tra Argentina e Gran Bretagna per le isole costò la vita a 650 soldati argentini e 255 britannici.

Trump ha già attaccato il premier britannico Starmer – “nessun Winston Churchill” – per la riluttanza ad aderire alle operazioni militari contro l’Iran, e ha descritto le portaerei britanniche come “giocattoli”. Londra ha inizialmente negato l’uso delle proprie basi per attacchi offensivi, concedendo successivamente missioni difensive.

L’email non propone né il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato né la chiusura di basi in Europa. Il funzionario ha declinato di precisare se le opzioni includano un ridimensionamento della presenza militare americana nel continente, ipotesi comunque ampiamente attesa dagli analisti. Il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson ha risposto senza smentire il contenuto del documento: “Come ha detto il presidente Trump, nonostante tutto quello che gli Stati Uniti hanno fatto per i nostri alleati Nato, loro non c’erano per noi. Il Dipartimento della Guerra garantirà al presidente opzioni credibili affinché i nostri alleati non siano più una tigre di carta.”

La reazione spagnola è arrivata da Cipro, dove Sanchez partecipa al vertice informale del Consiglio europeo. Oltre a respingere la validità dell’email come documento di riferimento, il premier ha ribadito la linea del suo governo: “La posizione del governo spagnolo è chiara: assoluta cooperazione con i nostri alleati, ma sempre nel quadro del diritto internazionale.

Email del Pentagono su alleati Nato da punire: via la Spagna, Gb senza Falklands

Roma, 24 apr. (askanews) – Un’email interna del Pentagono, fatta circolare ad alti livelli del dipartimento della Difesa americano, delineerebbe una serie di opzioni per “punire” gli alleati Nato che Washington ritiene non abbiano sostenuto le operazioni militari statunitensi nella guerra contro l’Iran. Lo rivela Reuters, citando un funzionario americano in forma anonima. Madrid respinge con fermezza: “Non ci basiamo sulle email, ma sui documenti ufficiali”, ha dichiarato il premier Sanchez da Cipro, dove partecipa al Consiglio Ue informale.

Il documento rivelato a Reuters esprimerebbe frustrazione per il rifiuto di alcuni alleati di concedere agli Stati Uniti diritti di accesso, basi e sorvolo — i cosiddetti ABO (Access, Basing and Overflight) — definiti nell’email “la base assoluta della Nato”. Tra le opzioni contemplate figura la sospensione dei paesi ritenuti “difficili” da posizioni importanti o prestigiose nell’Alleanza. La Spagna è indicata come caso specifico: Madrid ha vietato l’uso delle sue basi militari — tra cui la Naval Station Rota e la base aerea di Morón — e del proprio spazio aereo per attacchi contro l’Iran, scelta motivata dal governo socialista di Sanchez con il rispetto del diritto internazionale.

Secondo il funzionario citato da Reuters, la sospensione della Spagna avrebbe un impatto operativo limitato sulle attività militari americane, ma un peso simbolico molto rilevante. L’obiettivo delle misure ‘punitive’ sarebbe quello di inviare un segnale forte agli alleati europei e contrastare quello che Washington percepisce come un “senso di diritto acquisito” da parte dell’Europa nei confronti dell’ombrello di sicurezza americano.

Spunta poi un’opzione di portata potenzialmente molto più ampia nei confronti del Regno Unito: riconsiderare il sostegno diplomatico americano alle cosiddette “imperial possessions” europee, con esplicito riferimento alle Isole Falkland, amministrate da Londra ma rivendicate dall’Argentina del presidente Javier Milei, considerato da Trump un alleato. La guerra del 1982 tra Argentina e Gran Bretagna per le isole costò la vita a 650 soldati argentini e 255 britannici.

Trump ha già attaccato il premier britannico Starmer – “nessun Winston Churchill” – per la riluttanza ad aderire alle operazioni militari contro l’Iran, e ha descritto le portaerei britanniche come “giocattoli”. Londra ha inizialmente negato l’uso delle proprie basi per attacchi offensivi, concedendo successivamente missioni difensive.

L’email non propone né il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato né la chiusura di basi in Europa. Il funzionario ha declinato di precisare se le opzioni includano un ridimensionamento della presenza militare americana nel continente, ipotesi comunque ampiamente attesa dagli analisti. Il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson ha risposto senza smentire il contenuto del documento: “Come ha detto il presidente Trump, nonostante tutto quello che gli Stati Uniti hanno fatto per i nostri alleati Nato, loro non c’erano per noi. Il Dipartimento della Guerra garantirà al presidente opzioni credibili affinché i nostri alleati non siano più una tigre di carta.”

La reazione spagnola è arrivata da Cipro, dove Sanchez partecipa al vertice informale del Consiglio europeo. Oltre a respingere la validità dell’email come documento di riferimento, il premier ha ribadito la linea del suo governo: “La posizione del governo spagnolo è chiara: assoluta cooperazione con i nostri alleati, ma sempre nel quadro del diritto internazionale.

La nuova tessitura della famiglia Berlusconi

Discreto e un po’ misterioso, l’avvicinamento della famiglia Berlusconi alla politica dei nostri giorni annuncia qualche novità. Infatti cambia la leadership di Forza Italia e si intuisce che possa cambiare anche l’atteggiamento verso il governo Meloni. Facendosi per così dire meno affettuoso di quanto non fosse all’apogeo della guida di Antonio Tajani. Nulla di clamoroso e neppure di troppo esplicito. Almeno fin qui.

Ma se si cerca di leggere tra le righe pare evidente che i figli del Cavaliere propendono per una politica che conceda qualcosa di meno allo scontro frontale e magari qualcosa di più alla eterna tentazione di un rimescolamento di carte. È la suggestione del “pareggio”, e cioè l’idea che all’indomani del voto, se non dovesse esserci un verdetto così netto, varrebbe la pena di cercare soluzioni più trasversali ai dilemmi della governabilità. Tanto più in presenza di una situazione economica che si prospetta assai cupa.

Ragionamenti ipotetici, si dirà. Non suffragati da nessuna evidenza. E però questi ragionamenti richiamano una lunga tradizione politica tipica del nostro paese. Laddove si immagina sempre che la tessitura tra forze diverse ci sia più congeniale rispetto al bipolarismo muscolare di questi ultimi anni.

Sono i giri curiosi che fa la storia. Più di un trentennio fa la discesa in campo di Silvio Berlusconi avvenne nel nome di quel bipolarismo che all’epoca appariva come un potente fattore di modernizzazione. Sarebbe paradossale se l’iniziativa dei suoi figli ci facesse scoprire una novità politica di tutt’altro segno.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 23 aprile 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia].

Il 25 aprile celebra la liberazione e la nascita dell’Italia repubblicana 

Il 25 aprile celebra la liberazione e la nascita dell’Italia repubblicana

Il 25 aprile ricordiamo e festeggiamo la liberazione dal regime nazifascista che devastò il Paese. Fu una lotta dura e sanguinosa e nella quale anche le donne svolsero un ruolo determinante partecipando eroicamente alla Resistenza e conquistando così sul campo, finalmente, il diritto a partecipare alla vita pubblica del paese. Il loro voto fu anche determinante nel referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica. Oltre ai padri abbiamo le madri della Costituzione. Tra le tante coraggiose donne ricordiamo Tina Anselmi che cinquanta anni fa diveniva la prima donna ministro in Italia.

Per essere chiari e oggettivi, non festeggiamo la vittoria dei rossi sui neri ma la conquista della libertà conseguita grazie al sacrificio di tutte le forze antifasciste espressione di varie culture politiche. 

Un movimento eterogeneo che incluse cattolici, monarchici, liberali, socialisti, azionisti ed ebraici. 

Il Presidente del Senato Ignazio La Russa lamenta che occorrerebbe un atto di pacificazione nazionale. Ebbene il paese è pacificato e si riconosce nei valori di libertà e democrazia repubblicani espressi nella Costituzione. Forse occorrerebbe che coloro che ancora resistono nel ricordo e culto dell’ideologia fascista, ammettessero con chiarezza che fu un regime tragicamente autoritario che unendosi al nazismo portò alla rovina il paese. Ogni famiglia italiana ha qualche caduto da ricordare sui vari fronti dall’africa alla Russia, senza dimenticare gli italiani deportati nei lager nazisti. E ancor piu’ dovrebbero ammettere che il persistere nell’errore con il tentativo disperato della Repubblica di Salò costò la vita a tanti giovani che seguirono i cattivi maestri nell’abisso finale. Ecco a queste persone, giovani in particolare, esprimiamo umana pietà nella chiarezza che non ci possono essere  equivoche equiparazioni politiche tra chi lottò per la liberta’ e i repubblichini. Certamente la vittoria è finale e vera quando la misericordia vince sui rancori e odi.

I valori che oggi celebriamo, fondativi della Repubblica e dell’Europa, non sono conquistati per sempre. La memoria è sempre responsabilità  e impegno nell’oggi e per il futuro.

Oltre la guerra, contro la tecnocrazia: la sfida del nuovo ordine globale

Una guerra fuori quadro e i suoi effetti sistemici

La guerra iniziata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, al di fuori della legalità internazionale, complica pericolosamente il percorso verso la definizione di un nuovo modello di governance globale multilaterale e rimette in discussione il ruolo degli organismi internazionali. In primo luogo quello dell’Onu, quindi, in modo vistoso, quello dei Brics, alle prese per la prima volta nella loro storia non con scaramucce fra Paesi membri, bensì con una guerra vera su questioni di vitale importanza che coinvolge attori centrali come Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La presidenza di turno del Coordinamento, quest’anno affidata all’India, Paese più di ogni altro in grado di mediare, sta affrontando un compito particolarmente gravoso.

L’Occidente disorientato e la svolta americana

Anche Unione Europea e Nato sono state scosse e, in qualche modo, colte di sorpresa da questa nuova postura americana, passata repentinamente da un pragmatismo – pur discutibile – orientato alla ricerca di accordi, anche a scapito degli alleati europei, a un interventismo tardo-unilateralista che appare deleterio non solo per l’equilibrio globale, ma per gli stessi Stati Uniti e per il loro attuale governo.

Uscire dal conflitto, non legittimarlo

Si è creata una situazione globale da cui conviene cercare vie d’uscita ragionevoli, prima di esserne travolti, piuttosto che esercitarsi nel tentativo di giustificarla. È quanto invece sembrano fare alcuni ambienti che hanno influito nella giravolta di Trump rispetto al suo programma elettorale, già segnato da evidenti contraddizioni.

Il ritorno della tentazione tecnocratica

In questo contesto si inserisce il tentativo di rilanciare una visione tecno-utopista, nata negli Stati Uniti degli anni Trenta, oggi riproposta da ambienti legati a grandi piattaforme tecnologiche. Emblematica è l’iniziativa della Palantir di Peter Thiel, con la pubblicazione del libro-manifesto La Repubblica Tecnologica, che offre argomenti a favore di una restrizione della democrazia, di una legittimazione della guerra e di una religione subordinata al potere temporale.

L’impatto di questa ideologia, nell’era delle tecnologie avanzate, è potenzialmente più profondo rispetto al passato, ma non costituisce una novità: richiama infatti il progetto del Technate of America, elaborato durante la Grande Depressione da Howard Scott e, in Canada, da Joshua Haldeman.

Influenza politica e derive ideologiche

Il libro di Alex Karp e Nicholas Zamiska appare come uno strumento di pressione sulla politica americana da parte di ambienti legati all’estrema destra israeliana, tra cui lo stesso Thiel, sostenitore del vicepresidente Vance. Un quadro che suscita interrogativi, anche alla luce di precedenti meccanismi di influenza sulle scelte della Casa Bianca difficilmente spiegabili in termini razionali.

È fuorviante ritenere che un’élite tecnocratica possa assumere il controllo del mondo sfruttando le fragilità delle democrazie liberali. Anzitutto perché tale ipotesi si scontra con la realtà geopolitica: Russia, Cina e India hanno ormai raggiunto un’autonomia tecnologica significativa rispetto all’Occidente, in alcuni ambiti persino superiore.

Il movente non materiale dei conflitti

In secondo luogo, il fine ultimo che alimenta il caos delle guerre non è di natura materiale. Le tecnologie restano strumenti. Le motivazioni profonde affondano in dimensioni ideologiche, identitarie o persino metafisiche. Nel caso dell’estremismo etnocratico oggi al potere in Israele, il fine è la supremazia interpretata come adempimento di una promessa trascendente.

Nel caso dei poteri finanziari che esercitano un’influenza sproporzionata sull’Occidente, l’obiettivo è la conservazione del potere stesso, spesso alimentato dal finanziamento dei conflitti e dalla creazione di ricchezza sganciata dall’economia reale. Un potere che, come ogni forma idolatrica, richiede ciclicamente il prezzo della violenza.

La sfida: ricostruire il multilaterale

La sfida posta da una possibile nuova tecnocrazia, rafforzata dall’uso distorto delle tecnologie, può essere affrontata solo agendo su due piani: da un lato, rimuovendo gli ostacoli alla costruzione di un ordine globale multilaterale; dall’altro, contrastando le dinamiche che indeboliscono la democrazia, a partire dalla formazione di monopoli privati in settori decisivi come quello economico.

L’Europa, se saprà esprimere una volontà politica coerente, può ancora svolgere un ruolo significativo in questa direzione, contribuendo a ricomporre le fratture globali e a restituire centralità a un ordine internazionale fondato su regole condivise e su un equilibrio tra potere e responsabilità.