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Il Castello di Rivoli a 40 anni: il presente e una nuova Ouverture

Torino, 3 gen. (askanews) – A quarant’anni dalla sua inaugurazione, come primo museo di arte contemporanea in Italia, il Castello di Rivoli a Torino ripensa ai propri inizi con una mostra che è un omaggio alla propria prima esposizione, ma anche una riflessione fattiva su cosa significa essere oggi un museo del presente. “Ouverture 2024” è un grande progetto di riallestimento della collezione che vuole parlare delle opere e degli artisti, ma anche della stessa istituzione. “Vuole raccontare parzialmente la storia recente del museo – ha detto ad askanews Francesco Manacorda, direttore del Castello di Rivoli e co-curatore della mostra – ma più che altro, non soltanto la storia recente, vuole anche proiettarsi verso futuro e raccontare attraverso le opere degli artisti quale tipo di museo noi immaginiamo per l’oggi, quali immaginiamo per gli domani e quali momenti e quali riflessioni che l’arte contemporanea ci regala vogliamo portare di fronte agli occhi dei nostri visitatori”.

Quattro decenni dopo l’effettiva “Ouverture” del museo nel 1984, il progetto attuale non vuole rifare quella mostra, ma ispirarsi alle sue modalità, per rendere ancora più vivo il luogo, lo spazio di narrazione museale, che attraverso le opere e le stanze ripensa anche se stesso. “Abbiamo lavorato con gli artisti e gli artisti – ha aggiunto Marcella Beccaria, co-curatrice della mostra – li abbiamo invitati esattamente come ha fatto negli anni 80 Rudi Fuchs a venire al Castello, a fare sopralluoghi, in modo da trovare per ciascuna delle opere in collezione anche le condizioni espositive migliori. Ed è chiaramente un racconto che parla del presente, parla delle tante urgenze che connotano il mondo contemporaneo. Non è una mostra tema, abbiamo pensato che non fosse corretto stringerci in un unico tema, ma ci sono delle grandi tematiche che attraversano questi lavori e li mettono in comune”.

Alcuni artisti, come Michelangelo Pistoletto, Richard Long o Sol LeWitt, sono presenti oggi come nel 1984, ma il riallestimento, concepito per sale che sono a loro volta delle piccole mostre personali o bipersonali, guarda con forza al presente, con gli occhi di artisti imprescindibili come Pierre Huyghe, Anne Imhof, Ed Atkins e soprattutto Hito Steyerl, che scavano dentro il nostro tempo e la sua disumanizzazione digitale, cercando il presente estremo.

“Per tornare al presente e per tornare secondo me anche al futuro – ha aggiunto Manacorda – bisogna veramente affidarsi alle mani e alle visioni degli artisti, quindi quello che il Castello ha sempre fatto e continua a fare è quello di seguire gli artisti in territori che sono ancora inesplorati. C’è un nucleo di opere per esempio che si occupa del digitale e di quello che vuol dire la rappresentazione del sé, sempre più complesso, frammentato tra il reale e il virtuale. In questo caso sono proprio gli artisti a darci degli strumenti critici per guardare a quelle che sono le macchine digitali, quello che è l’impatto che l’arte dell’intelligenza artificiale sta iniziando ad avere ma che nei prossimi anni sarà sempre più grande”.

Quello che l’esposizione del Castello di Rivoli apre, insomma, è come una finestra polifonica su ciò che non sappiamo e su ciò che potremmo essere. Un viaggio incerto e interessante, come il percorso dentro la tela jeans mobile di una grande installazione di Paola Pivi. Ognuno arriverà all’uscita con il proprio passo. (Leonardo Merlini)

Istat: reddito famiglie III trimestre +0,6%, potere d’acquisto +0,4%

Roma, 3 gen. (askanews) – Nel terzo trimestre il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,6%. Lo ha reso noto l’Istat.

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 9,2%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

A fronte di un aumento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,4%.

“Il potere d’acquisto delle famiglie, pur segnando uno sviluppo più contenuto rispetto ai periodi precedenti, risulta – è il commento dell’Istat – in crescita per il settimo trimestre consecutivo. La propensione al risparmio diminuisce congiunturalmente, ma in termini tendenziali prosegue il suo sentiero di crescita”.

Conti pubblici, Istat: nel III trimestre deficit-Pil cala al 2,3%

Roma, 3 gen. (askanews) – Nel terzo trimestre 2024 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -2,3%, dal -6,3% nello stesso trimestre del 2023. Lo ha reso noto l’Istat.

Il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,7% (-2,8% nel terzo trimestre del 2023).

Il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,9% (1,6% nel terzo trimestre del 2023).

“Nel terzo trimestre del 2024 l’incidenza del deficit delle amministrazioni pubbliche sul Pil – è il commento dell’Istat – migliora sensibilmente rispetto al corrispondente trimestre del 2023, portandosi a un livello del -2,3%”.

Caso Sala, la diplomazia delle pezze e del sapone.

Nelle relazioni tra gli Stati talvolta le acque si confondono e con esse anche le temperature mandando in tilt le previsioni del tempo. Difficile comprendere se si è in presenza di una guerra fredda o calda perché ormai si cammina su una via di mezzo che rende difficile il vocabolario da utilizzare. Per questo viene in soccorso l’arte della diplomazia che dovrebbe stemperare i conflitti in superfice o sotterranei, riportando un clima accettabile tra le parti in disaccordo.

L’ambasciatore non è soltanto il latore di un messaggio da un Governo di un paese al Governo di un altro paese. Per questo oggi, potrebbe essere sufficiente la tecnologia che con speditezza via email sarebbe in grado di rappresentare il pensiero di uno Stato in ordine ad una certa questione.

L’ambasciatore è colui che sa usare l’arte della diplomazia, ne è depositario, munito cioè di un diploma, in origine di un documento piegato in due e quindi doppio. D’istinto potrebbe pensarsi ad un foglio forgiato in modo da poter proporre una lettura a due facce od anche ad una forma scritta e ad una sottointesa non detta, ad una rappresentazione di una posizione che può conoscere sfumature diverse a seconda dello scorrere della lettura delle sue righe e così via.

Doppio è un atteggiamento che può tornare utile per potersi subito rimangiare, giocando di interpretazioni, quanto appena sostenuto, ritrattando o rilanciando a seconda della reazione dell’altro.

Questa volta il Governo italiano ha ritenuto di giocare poco di fino e di dire la sua con nettezza senza stare troppo a girarci attorno. Ha chiesto la liberazione della giornalista Cecilia Sala a cui sembra sia stato contestato il reato di violazione della legge islamica.

Il nostro Ministero degli Esteri ha anche preteso condizioni di detenzioni umane con la possibilità di fornire generi di conforto e di necessità alla donna tenuta da due settimane in una gelida cella senza un letto, solo con la scorta di un paio di coperte, privata dei suoi occhiali da vista, bersagliata da una luce artificiale costantemente accesa. “Il parlare chiaro è fatto per gli amici” ed anche per quelli che non lo sono ora del tutto.

È detenuta nel carcere di Evin, un nome non proprio in sintonia con l’edificio che tiene in condizioni da incubo gli oppositori del regime. Evin in lingua curda vuol dire “Amore” ed ancor meglio in lingua turca si traduce con maggiore azzardo in “casa dell’amore”. Insomma sembra una crudele vena di ispirazione di chi ha intitolato quel penitenziario.

Sembra che neanche troppo sottobanco si giochi ad uno scambio di figurine. Io rilascio la tua Cecilia Sala e tu metti in libertà il mio cittadino svizzero-iraniano Mohammad Abedini.

Per gli Stati Uniti che ne hanno chiesto l’arresto si tratta di un soggetto a doppia faccia come la sua cittadinanza. È un esperto di tecnologia ma il tratto meno nobile è quello di aver giostrato con i Pasdaran per la fornitura di droni utilizzati per un attacco in Giordania che provocò al tempo la morte di 3 soldati americani, oltre a 40 feriti.

“Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me” sarebbe la trattativa che non concederebbe spazio a sfumature di parole, lavorando di avverbi e di aggettivi.

Strana parola quella del drone. Par che derivi dal tedesco “drohne” cioè il fuco delle api che quando vola non manca di ronzare con suono solo astrattamente riconducibile ai nostri droni di oggi.

Il fuco, in natura non ha pungiglione e non può far male. Ha come unico compito quello di fecondare l’ape regina e non si spreme in alcun lavoro all’interno dell’ernia. I droni militari sono invece offensivi ed hanno come unica missione quella di spiare o di uccidere, altri diversivi non sono ammissibili.

Per sbrogliare la situazione ci vorrebbe un drone di quelli che devono ancora inventare, un drone che sappia fecondare la pace in qualunque scenario di crisi.

Cecilia Sala non può attendere un Archimede di buon cuore che ne congegni uno con queste caratteristiche.  La sua via di casa è l’ultima carta che, finché in tempo, resta all’Iran per salvare almeno la faccia, senza ricorrere a scambi tra pezze e sapone.

Cattolici e politica: il rispetto di un patrimonio al servizio del Paese.

C’è un vizio all’origine del dibattito sulla rinnovata presenza politica dei cattolici. Ovvero, c’è sempre qualcuno che pensa di rappresentarli quasi tutti. Un vizio che non è affatto nuovo nella lunga, accidentata e complessa storia del movimento cattolico italiano. Certo, sino a quando la cosiddetta “unità politica dei cattolici” era un dato quasi scontato – cioè durante l’intera esperienza della Democrazia Cristiana nella prima repubblica, anche se l’unità non è mai stata interpretata come un dogma ma sempre e solo come una precisa condizione storica – il problema quasi non esisteva.

Il tema è scoppiato all’indomani della fine della Dc e con l’avvento del bipolarismo. E, su questo versante, si è affermato con forza e determinazione un principio semplice ma al contempo definitivo. E cioè, il pluralismo politico ed elettorale dei cattolici è diventato un fatto quasi oggettivo da cui non si può più prescindere.

Eppure, malgrado questa semplice e scontata verità politica, non manca affatto la tentazione di coloro che si ritengono depositari esclusivi di questa gloriosa e centenaria tradizione culturale, politica, etica e sociale. Pertanto, non stupisce che si organizzino convegni dove qualcuno si intesta quasi di diritto l’azione di Luigi Sturzo, il magistero di Alcide De Gasperi o addirittura l’esperienza di Aldo Moro. E, peggio ancora, ci sono anche coloro che si ritengono i titolari più autorevoli e più accreditati, in virtù di una misteriosa e singolare legittimazione, a parlare di cattolici in politica e della tradizione che rappresentano.
Un’autoinvestitura che, francamente, è sempre più ridicola e grottesca anche perchè si fa coincidere un pensiero, una cultura politica, un magistero istituzionale e un bagaglio di valori e di principi con alcuni esponenti attualmente impegnati nel campo della sinistra italiana.

Una ambizione certamente ammirevole e degna di nota ma che, come ovvio e persin scontato, non esaurisce affatto il ricco e fecondo magistero del cattolicesimo politico italiano nella sua versione democratica, popolare e sociale. Insomma, per non farla lunga, almeno su tre elementi ci dovrebbe essere una larga e laica convergenza.

Innanzitutto nessuno è titolato a rappresentare in modo esclusivo la tradizione culturale del cattolicesimo politico italiano nell’attuale contesto pubblico italiano. E chi lo fa si rende semplicemente ridicolo.

In secondo luogo occorre prendere atto che il pluralismo politico e, soprattutto, elettorale, dei cattolici italiani è un fatto ormai storicamente acquisito. Chi pensa di metterlo in discussione per i suoi tornaconti politici rischia di trasformare queste operazioni in semplici boomerang che si rivoltano contro al primo appuntamento elettorale.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, c’è indubbiamente la necessità di recuperare e riattualizzare l’esperienza dei cattolici in politica partendo anche e soprattutto dal magistero politico, istituzionale, culturale e sociale dei grandi leader e statisti della Democrazia Cristiana. Ma non per impossessarsene goffamente ed irresponsabilmente. Ma per la semplice ragione che, forse, questo recupero critico è utile alla democrazia del nostro paese e allo stesso sistema politico italiano. L’unica cosa da evitare, da battere e da rispedire al mittente è la subdola

concezione di chi si sente il ‘proprietario’ esclusivo di questa tradizione. Un atteggiamento arrogante che non può e non deve più avere cittadinanza.

Siria, quale futuro? Il dopo Assad tra incognite e nuove alleanze.

Una delle incognite maggiori che reca con sé l’avvio del nuovo anno è il futuro della Siria, paese estremamente importante negli equilibri così precari del Medio Oriente. Il repentino crollo del cinquantennale regime degli Assad ha lasciato sorpresi un po’ tutti gli osservatori, e pure alcuni attori sul campo, come ad esempio i russi. Ma in realtà la caduta non era inverosimile, dal momento in cui Israele aveva deciso di attaccare frontalmente il cosiddetto “Asse della Resistenza” finanziato e armato dall’Iran: Hezbollah colpita duramente non poteva più aiutare Assad; Damasco infiltrata direttamente da raid dell’aviazione capaci di colpire il consolato della Repubblica Islamica dimostrava l’inconsistenza delle proprie difese nel momento in cui veniva a mancare la protezione aerea russa, dovendosi Mosca concentrare sul conflitto ucraino. Assad si è ritrovato solo ed è inevitabilmente caduto.

Contemporaneamente la Turchia ha visto l’opportunità che cercava da tempo per rafforzare la propria presenza nell’area (e per proseguire la propria guerra al movimento per il Kurdistan libero) utilizzando e aiutando il gruppo fondamentalista sunnita fondato da al-Jolani, Hayat Tahrir al-Sham (HTS) sorto dopo la rottura con al-Qaeda e la conseguente fine dell’esperienza radicale di al-Nusra che dallo stesso al-Jolani era stata fondata dopo aver abbandonato lo Stato Islamico (IS). Fin qui gli eventi, e i loro antefatti. Ma ora che cosa potrà accadere?

Al-Jolani, che adesso torna a farsi chiamare col suo vero nome Ahmed al-Sharaa, non ha certo le migliori credenziali per garantire ciò che va dicendo dal giorno del suo trionfale ingresso a Damasco, ovvero che tutti i diritti dei singoli e dei gruppi nonché delle varie confessioni religiose presenti nel paese saranno rispettati e tutelati, e che in un tempo ragionevolmente non troppo lungo si arriverà a libere elezioni, ma al contempo sta rivelando insospettate doti di realismo, forse anche nella consapevolezza  della instabilità del mosaico siriano. Per dire: mentre è alquanto plausibile una pesante vendetta nei confronti dei sostenitori della feroce dittatura appena sconfitta, e dunque degli sciiti alawiti (del resto oltre alle centinaia di migliaia di morti dovuti alla guerra civile vi sono le decine di migliaia di prigionieri torturati per anni nelle terribili carceri ora svelate a tutti), è più complessa la gestione delle numerosa comunità curda, che occupa larga parte del territorio orientale del paese ma che al tempo stesso resta il principale nemico dell’alleato turco.

I curdi, supportati dagli americani, come noto sono stati decisivi, la scorsa decade, nella sconfitta di Daesh e di questo dovrebbero essere ringraziati dall’occidente. E invece ora, con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, rischiano d’essere abbandonati alle grinfie di Ankara: gli Stati Uniti perseguiranno un qual certo disimpegno (si vedrà poi di quale entità) dalla regione e ne delegheranno il controllo all’alleato NATO, pur sapendo quanto Erdogan sia ambiguo e spregiudicato. Una Turchia in grado di influenzare significativamente il nuovo assetto politico siriano significa – e non è poco, per Washington ma pure per Gerusalemme – di fatto la fine del predominio sciita in quella parte del Levante, forse la fine dello stesso Fronte della Resistenza antisionista, di certo l’interruzione della “Mezzaluna sciita” fra l’oriente iracheno e l’occidente siriano-libanese.

Si vedrà in un prossimo futuro se questo mutamento comporterà un effettivo predominio sunnita guidato da una rinnovata ambizione ottomana divenendo un problema per Israele e forse ancor più per l’Arabia Saudita. Oggi però la questione immediata per il nuovo governo siriano è la stabilizzazione del paese evitando lo scoppio di un nuovo scontro fratricida, anche per tentare il rilancio di una economia allo stremo. Gli equilibri di politica estera verranno un po’ più avanti. Per ora se ne occupa Ankara (e dunque le basi militari russe sul Mediterraneo non verranno smantellate, ennesimo gioco di prestigio del Sultano di Istanbul).

Governo, Meloni: suo punto di forza è dialogare con tutti i Paesi

Roma, 3 gen. (askanews) – “Uno dei punti di forza di questo governo è la capacità di dialogare con tutti. In questi due anni abbiamo rafforzato le nostre tradizionali alleanze, ma abbiamo anche aperto canali di confronto con partner con i quali prima si parlava poco o con cui i rapporti erano meno intensi. E questo è un grande valore aggiunto, che permette all’Italia di diversificare la sua proiezione geopolitica e geoeconomica”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rispondendo, in un’intervista al settimanale Sette del Corriere della Sera, alla domanda se ci sia qualcuno in particolare degli altri leader mondiali con cui si confronta prima di prendere le decisioni.

“Pensate – spiega la premier – al nuovo partenariato che abbiamo instaurato con l’India: fino a pochi anni fa lì c’era persino il ban sulle imprese italiane, ora i nostri rapporti sono completamente cambiati, e questo ci sta offrendo grandi opportunità in campi prima inesplorati. Dalle interconnessioni economiche allo sviluppo dei biocarburanti, ad esempio”.

La Cina si confronta con l’iceberg della crisi mentale post-pandemia

A cinque anni dall’inizio ufficiale della pandemia da Covid19 in Cina affiora allo scoperto la punta dell’iceberg dei danni alla salute mentale che quella stagione ha lasciato in erdità, con le conseguenze soprattutto su bambini e adolescenti delle misure rigidissime di prevenzione adottate dal governo di Pechino. La Commissione nazionale cinese per la salute ha reso noto che nel triennio dal 2025 al 2027 si porrà l’obiettivo di affrontare “le lacune nei servizi di salute mentale, nel tentativo di far fronte a un numero crescente di problemi in particolare tra i bambini e gli adolescenti”.

Tra i progetti annunciati da Pechino l’istituzione di una linea telefonica diretta per la salute mentale e la creazione di centri regionali per la salute mentale in tutto il Paese. Inoltre la Commissione nazionale per la salute ha disposto che i servizi ambulatoriali per i disturbi mentali e del sonno dovranno essere disponibili in almeno un ospedale di ogni prefettura e città entro la fine del 2025. Secondo un piano d’azione nazionale triennale lanciato nel 2023, già quest’anno più del 95% delle scuole cinesi dovrebbe avere un istruttore a tempo pieno o parziale per l’educazione alla salute mentale.

I problemi di salute mentale sono saliti alla ribalta in Cina dopo diversi incidenti violenti avvenuti nel 2024, tra cui una serie di accoltellamenti e due casi distinti di auto che hanno investito la folla tra cui quello che ha causato decine di vittime a Zhuhai. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che in Cina 54 milioni di persone soffrano di depressione e circa 41 milioni di disturbi d’ansia, su una popolazione di 1,4 miliardi di persone.

La prevalenza della depressione tra gli adolescenti è di circa il 2%, ha riferito questa settimana l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, citando Xie Bin, capo del Centro di salute mentale del Partito comunista di Shanghai. Con il rallentamento dell’economia cinese, le opportunità di lavoro sono più precarie e sempre meno persone beneficiano della lunga crescita economica della Cina. Secondo gli esperti, le ripercussioni sulla salute mentale di queste pressioni economiche sono in aumento.

 

Fonte: https://www.asianews.it/notizie-it/Emergenza-salute-mentale:-depressione-al-2-tra-gli-adolescenti-cinesi-62213.html#google_vignette

Sudcorea, fallito tentativo di arresto del presidente sospeso Yoon

Roma, 3 gen. (askanews) – L’agenzia statale anticorruzione sudcoreano ha sospeso venerdì un tentativo di arrestare il presidente sospeso Yoon Suk-yeol per il suo fallito tentativo di instaurare la legge marziale, dopo un confronto duro durato ore tra gli investigatori e il personale di sicurezza presidenziale. Lo riferisce l’agenzia di stampa Yonhap.

L’Ufficio per le indagini sulla corruzione dei funzionari di alto livello (CIO) ha dichiarato di aver interrotto l’esecuzione del mandato circa cinque ore dopo l’arrivo dei suoi investigatori presso la residenza presidenziale per arrestare Yoon.

“Abbiamo determinato che l’esecuzione del mandato di arresto sarebbe stata praticamente impossibile a causa del confronto in corso e l’abbiamo sospesa per garantire la sicurezza del personale sul posto di fronte alla resistenza incontrata”, ha dichiarato il l’ufficio in un comunicato stampa. “Decideremo i prossimi passi dopo una revisione”, ha aggiunto esprimendo “profondo rammarico per il comportamento del sospettato che si è rifiutato di rispettare le procedure legali stabilite”.

L’ufficio ha tempo fino a lunedì per eseguire il mandato di arresto con le accuse d’insurrezione e abuso di potere legate al tentato colpo di mano di Yoon, che la notte del 3 dicembre impose la legge marziale per essere poi costretto a ritirarla sei ore dopo a causa del voto contrario dell’Assemblea nazionale, che poi ha deciso il suo impeachment che è in attesa di conferma da parte della Corte costituzionale.

A rendere più tesa la situazione, anche le manifestazioni dei sostenitori di Yoon all’esterno della residenza presidenziale, che si è sommata al rischio di scontri con il Servizio di sicurezza presidenziale.

Stamani oltre mille manifestanti pro-Yoon si sono radunati vicino alla residenza. Circondati da circa 2.700 agenti di polizia schierati per mantenere l’ordine, hanno gridato slogan come: “Mandato illegale. Completamente invalido” e “Arrestate il CIO”.

Gli investigatori hanno presentato i loro mandati emessi dal tribunale per arrestare Yoon e perquisire la residenza presidenziale, ma l’accesso è stato negato dal capo dell’Ufficio di sicurezza presidenziale, Park Chong-jun. Prima di confrontarsi con la sicurezza presidenziale, gli investigatori hanno affrontato anche la resistenza di un’unità militare di stanza nel complesso.

Due avvocati di Yoon – Yun Gap-geun e Kim Hong-il – sono stati visti entrare nella residenza durante lo stallo.

Ci si aspettava che il CIO tentasse di arrestare Yoon oggi, poiché eseguire il mandato nel weekend avrebbe comportato il rischio di affrontare folle ancora più numerose, mentre farlo lunedì sarebbe stato troppo vicino alla scadenza.

Il CIO ha collaborato con la polizia e l’unità investigativa del ministero della Difesa per condurre un’indagine congiunta sul fallito tentativo di imporre la legge marziale di Yoon.

La squadra incaricata di eseguire il mandato comprendeva 30 persone del CIO e 120 agenti di polizia, di cui 70 inizialmente in attesa fuori dal complesso della residenza. Un numero di questi ultimi è stato successivamente inviato all’interno per assistere nell’operazione.

Il CIO ha richiesto il mandato di arresto dopo che Yoon ha ignorato tutte e tre le convocazioni per presentarsi agli interrogatori. L’agenzia ha ottenuto anche un mandato per perquisire la residenza presidenziale.

Il team legale di Yoon ha definito i mandati “illegali e invalidi” e ha presentato una richiesta di ingiunzione contro la loro esecuzione.

La polizia aveva dichiarato che chiunque avesse cercato di impedire al CIO di eseguire il mandato di arresto sarebbe stato trattenuto con l’accusa di ostacolo alle funzioni ufficiali. Tuttavia, nessuno è stato arrestato con tali accuse venerdì, ha riferito un funzionario di polizia.

Gli investigatori avevano pianificato di arrestare Yoon e portarlo alla sede centrale del CIO a Gwacheon, a sud di Seoul, per interrogarlo prima di trasferirlo nel Centro di Detenzione di Seoul, a Uiwang, nelle vicinanze.

Una volta arrestato, il CIO avrebbe avuto 48 ore per richiedere un ulteriore mandato per la sua detenzione formale o rilasciarlo.

La madre di Cecilia Sala: va male, ma incontro con Meloni aiuta

Milano, 2 gen. (askanews) – “Va male, è ovvio però questo incontro” con la premier Giorgia Meloni “mi ha aiutato: ci siamo guardate negli occhi, anche tra mamme. La fiducia è tanta, sicuramente stanno lavorando e io sono un po’ come Cecilia, sono un po’ un soldato, aspetto e rispetto il lavoro che stanno facendo. Quello che potrò fare da parte mia lo farò, sicuramente loro stanno facendo il loro”. Lo ha detto Elisabetta Vernoni, madre di Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata e detenuta in Iran, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“La Premier ha fatto un salto di qualità dalle rassicurazioni comprensibili che ricevo sempre, è stata più precisa e puntuale ed è questo che io volevo, e questo ho avuto” ha aggiunto la signora Vernoni, che si è detta soddisfatta dell’incontro. “E’ ovvio che ieri c’è stato un cambio di umore forte, però assolutamente sì”. Ci sono però due cose che continuano a preoccupare molto la madre di Cecilia. “La prima sono le condizioni di vita carceraria di mia figlia, si è parlato di celle singole ma non esistono celle singole lì, esistono delle celle di detenzione comuni e poi ci sono le celle di punizione, lei è in una di queste, evidentemente. Io non so come sono queste celle ma se una donna è per terra nel 2024 mi fa pensare che si chiamino così”, ha aggiunto Vernoni riferendosi alla possibilità che si tratti di una cella di punizione.

“Quindi la prima cosa sono le condizioni più dignitose di vita carceraria e poi decisioni importanti e di forza del nostro paese per ragionare sul rientro in Italia… Io non piango, non frigno, e non chiedo tempi perché sono realtà molto particolari, ma come dicevo a Cecilia ‘cerca di essere un soldato’ cerco di esserlo anch’io, però le condizioni carcerarie per una ragazza di 29 anni che non ha compiuto nulla devono essere tali che non la segnino per tutta la vita. Poi, io rispetto i tempi che mi diranno, ma le condizioni devono essere quelle di non segnare una ragazza che è un’eccellenza italiana, non solo il vino e i cotechini”, ha concluso.

Palazzo Chigi, dal canto suo, ha ribadito che “il governo conferma l’impegno presso le autorità iraniane per l’immediata liberazione di Cecilia Sala, e, in attesa di essa, per un trattamento rispettoso della dignità umana. Il sottosegretario Mantovano, in veste di Autorità delegata, venendo incontro alle richieste delle opposizioni, ha dato immediata disponibilità al presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica Lorenzo Guerini a riferire al Copasir già domani mattina, e quindi per suo tramite al Parlamento”.

In serata anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani è tornato a parlare su Retequattro dei possibili tempi per la liberazione di Cecilia Sala: “Io mi auguro che non siano tempi lunghi, noi lavoriamo come abbiamo lavorato per Alessia Piperno che siamo riusciti a riportare in Italia dopo 45 giorni di detenzione, io mi auguro che siano i tempi siano i più brevi possibili, però non dipende da noi. Stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità, insieme con la presidenza del Consiglio e il ministero degli Esteri, tutti stiamo lavorando 24 ore su 24 per cercare di portare Cecilia a casa”.

Wall Street debutto volatile sul 2025, DJ -0,36%, Nasdaq -0,16%

Roma, 2 gen. (askanews) – Avvio di 2025 all’insegna della volatilità a Wall Street. L’azionario statunitense ha iniziato la prima seduta dell’anno su toni positivi, con tutti gli indici di riferimento al rialzo, ma successivamente ha iniziato a perdere colpi e nel pomeriggio ha mostrato una netta inversione di rotta, registrando perdite che si sono poi smorzate sul finale di seduta. A fine contrattazioni il Dow Jones lascia sul terreno uno 0,36%, l’S&P 500 ha chiuso al meno 0,22% e il Nadsdaq con un meno 0,16%; l’indice Vix sulla volatilità è invece salito del 3,29%.

Un caso a sé è stato quello di Tesla. Oggi il produttore di auto elettriche guidato da Elon Musk il primo bilancio annuale di immatricolazioni in calo dal 2011: 1,808 milioni di unità nel 2024. Il titolo ha chiuso la seduta in perdita del 6,08 percento sul Nasdaq.

Nel frattempo il dollaro ha ripreso a salire e con il passare delle ore ha rafforzato i guadagni, fino a mostrare un vero e proprio rally, schiacciando l’euro sotto quota 1,03 per la prima volta dal 2022. In serata la valuta condivisa si scambia a 1,0259 dollari. La corsa del dollaro avviene mentre si avvicina l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump.

Intanto, dispetto del rafforzamento del biglietto verde, il petrolio è tornato ad alzare la testa, forse anche a riflesso di alcuni miglioramenti degli indici di fiducia in Cina, o dei nuovi rincari del gas naturale seguiti all’interruzione delle forniture residuali russe all’Ue via il territorio ucraino. In serata il barile di Brent, il greggio del Mare del Nord guadagna l’1,77% sfiorando i 76 dollari. Il West Texas Intermediate nell’after hours aumenta di oltre il 2% al 73,20 dollari.

Cecilia Sala, la mamma: condizioni cella non la segnino per sempre

Roma, 2 gen. (askanews) – “Sono due” gli elementi che preoccupano di più Elisabetta Vernoni, madre di Cecilia Sala, la cittadina italiana arrestata e detenuta in Iran: “La prima – ha spiegato Vernoni uscendo da Palazzo Chigi al termine dell’incontro con la premier Giorgia Meloni – sono le condizioni di vita carceraria di mia figlia, si è parlato di celle singole ma non esistono celle singole lì, esistono delle celle di detenzione comuni e poi ci sono le celle di punizione, lei è in una di queste, evidentemente. Io non so come sono queste celle ma se una donna è per terra nel 2024 mi fa pensare che si chiamino così”, ha aggiunto Vernoni riferendosi alla possibilità che si tratti di una cella di punizione.

“Quindi la prima cosa sono le condizioni più dignitose di vita carceraria e poi decisioni importanti e di forza del nostro paese per ragionare sul rientro in Italia… Io non piango, non frigno, e non chiedo tempi perché sono realtà molto particolari, ma come dicevo a Cecilia ‘cerca di essere un soldato’ cerco di esserlo anch’io, però le condizioni carcerarie per una ragazza di 29 anni che non ha compiuto nulla devono essere tali che non la segnino per tutta la vita. Poi, io rispetto i tempi che mi diranno, ma le condizioni devono essere quelle di non segnare una ragazza che è un’eccellenza italiana, non solo il vino e i cotechini”, ha sottolineato Vernoni.

Cecilia Sala, la mamma: incontro con Meloni mi ha aiutato

Roma, 2 gen. (askanews) – “Va male, è ovvio, però questo incontro” con la premier Giorgia Meloni “mi ha aiutato: ci siamo guardate negli occhi, anche tra mamme. La fiducia è tanta, sicuramente stanno lavorando e io sono un po’ come Cecilia, sono un po’ un soldato, aspetto e rispetto il lavoro che stanno facendo. Quello che potrò fare da parte mia lo farò, sicuramente loro stanno facendo il loro”. Lo ha detto Elisabetta Vernoni, madre di Cecilia Sala, la cittadina italiana arrestata e detenuta in Iran, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“La Premier ha fatto un salto di qualità dalle rassicurazioni comprensibili che ricevo sempre, è stata più precisa e puntuale ed è questo che io volevo, e questo ho avuto”, ha aggiunto.

Sui tempi hanno detto “qualche cosa, ma cose molto generiche su cui adesso attendo notizie più precise”, ha concluso.

Cecilia Sala, P.Chigi: impegno per liberazione, rispettare dignità umana

Roma, 2 gen. (askanews) – Il “Governo conferma l’impegno presso le autorità iraniane per l’immediata liberazione di Cecilia Sala, e, in attesa di essa, per un trattamento rispettoso della dignità umana”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi, dopo il vertice che si è tenuto nel pomeriggio, convocato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, cui hanno preso parte il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e il consigliere diplomatico del Presidente, Fabrizio Saggio.

Per quanto riguarda Mohammad Abedini, che è al momento in stato di detenzione cautelare su richiesta delle autorità degli Stati Uniti, si puntualizza nella nota di Chigi, “il Governo ribadisce che a tutti i detenuti è garantita parità di trattamento nel rispetto delle leggi italiane e delle convenzioni internazionali”.

Mef: nel 2024 fabbisogno statale salito a 125 miliardi di euro

Roma, 2 gen. (askanews) – Nell’anno appena trascorso il fabbisogno del settore statale è salito a circa 124,9 miliardi di euro, in linea con le previsioni contenute nel Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine, contro un fabbisogno 2023 pari a 108,573 miliardi. Lo riferisce il ministero di Economia e Finanze con una nota, aggiungendo che il mese di dicembre 2024 si è chiuso con un avanzo del settore statale stimato, in via provvisoria, a 8 miliardi di euro, con un miglioramento rispetto al corrispondente valore di dicembre 2023, che si era chiuso con un fabbisogno di 407 milioni.

Dollaro in rally schiaccia l’euro sotto 1,03, prima volta dal 2022

Roma, 2 gen. (askanews) – Rally del dollaro sul mercato dei cambi. Nel pomeriggio la valuta statunitense rafforza energicamente i guadagni alla prima seduta dell’anno, fino a schiacciare l’euro sotto quota 1,03 per la prima volta dall’autunno del 2022. Nel corso della seduta l’euro è sceso fino a 1,0238 dollari, minimo dal 31 ottobre 2022, successivamente la valuta condivisa si scambia a 1,0266.

Il rafforzamento del biglietto verde riflette un quadro macroeconomico degli Stati Uniti più positivo rispetto a quello dell’area euro, con economia solida e conseguenti dubbi su quelle che saranno le future mosse della Federal Reserve. Nell’eurozona invece, come confermato oggi dalle indagini sul manifatturiero, la dinamica dell’economia resta debole e ci si attende che la Bce continui nella manovra di riduzione dei tassi di interesse.

Anche la sterlina Gb perde sulla valuta statunitense, nel pomeriggio cala a 1,2371 dollari. In entrambi i casi potrebbe pesare anche l’avvicinarsi dell’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump.

Cecilia Sala, la mamma ricevuta da Meloni a Palazzo Chigi

Roma, 2 gen. (askanews) – Elisabetta Vernoni, madre di Cecilia Sala, la cittadina italiana arrestata e detenuta in Iran, è entrata da qualche minuto a Palazzo Chigi, dove sarà ricevuta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Nel pomeriggio si è tenuto un vertice governativo sulla vicenda presieduto dalla premier Meloni a cui hanno partecipato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i rappresentanti dei nostri servizi di intelligence.

Peggy Guggenheim, nel 2024 oltre 388mila ingressi, 1240 al giorno

Milano, 2 gen. (askanews) – Il 2024 della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia si chiude con “un risultato eccellente”: oltre 388.000 ingressi durante i 313 giorni di apertura, con una media giornaliera di 1.240 ospiti. Nel complesso si registra un +2,5% rispetto al 2023. A questa cifra, composta da un pubblico per il 75% proveniente dall’estero e un 25% nazionale, si aggiungono oltre 6.000 persone che hanno visitato la collezione in occasione di inaugurazioni, eventi istituzionali, corporate e privati, e oltre 10.000 partecipanti a Public Programs, Kids Day, programmi di accessibilità quali Doppio Senso e Io vado al museo, visite legate al progetto A scuola di Guggenheim, che ha visto quest’anno l’adesione di 230 scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio del Veneto, con oltre 7.280 studenti e studentesse.

“Siamo decisamente soddisfatti dei risultati ottenuti in questo 2024 che si è appena concluso – ha affermato la direttrice Karole P. B. Vail -. In un anno che ha visto Venezia ospitare la Biennale Arte, nonché importanti rassegne d’arte organizzate dalle varie istituzioni cittadine, il nostro museo ha registrato un eccellente numero di visitatori, che è andato oltre le aspettative. Siamo entusiasti di come critica e pubblico abbiano accolto l’omaggio dedicato a Jean Cocteau, mostra ripresa più volte dal New York Times che l’ha inserita tra le esposizioni da non perdere a Venezia durante la Biennale, e ora il meritato tributo a Marina Apollonio. Siamo oggi già al lavoro sul programma espositivo dell’anno, che vedrà Maria Helena Vieira da Silva e Lucio Fontana al centro di due grandi monografiche in apertura rispettivamente ad aprile e ottobre. Non mancheranno naturalmente attività collaterali gratuite, Public Programs, progetti di accessibilità e inclusività, per ogni tipo di pubblico e per i nostri sostenitori”.

E se la mostra Marina Apollonio. Oltre il cerchio, che rimarrà aperta fino al 3 marzo, ha già registrato dalla sua apertura il 12 ottobre oltre 75.000 presenze, c’è già grande attesa per la personale dedicata a Maria Helena Vieira da Silva, Maria Helena Vieira da Silva. Anatomia di uno spazio, in apertura il 12 aprile. Attraverso una selezione di circa settanta opere, provenienti da prestigiose realtà museali internazionali, tra cui Centre Georges Pompidou, Parigi, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Tate Modern, Londra, nonché importanti gallerie, tra cui Jeanne Bucher Jaeger, Parigi, e collezioni private, la mostra offre uno sguardo approfondito sull’evoluzione del linguaggio visivo di Vieira da Silva, artista portoghese naturalizzata francese, mettendo in luce la sua capacità di trasformare lo spazio pittorico in ambienti astratti e illusioni ottiche. Seguirà in autunno un prezioso omaggio a Lucio Fontana, Mani-fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, prima mostra mai realizzata in un museo ad essere esclusivamente dedicata alle opere in ceramica di Fontana, testimonianza unica ed eccezionale della portata dell’immaginazione e della complessità dell’artista come scultore.

Auto, vendite Stellantis a dicembre -18,1% e -9,9% in 2024

Roma, 2 gen. (askanews) – Prosegue il calo delle vendite del gruppo Stellantis in Italia. A dicembre ha venduto 24.411 auto, -18,1% rispetto allo stesso mese del 2023. Nell’anno appena trascorso Stellantis ha immatricolato 452.615 vetture, in calo del 9,9% rispetto alle 502.546 del 2023. Nei 12 mesi, la quota di mercato è scesa al 29% dal 32%.

A dicembre la quota di mercato in Italia è stata del 23,1%, contro il 26,8% di dicembre 2023. Questo quanto emerge dai dati del ministero dei Trasporti.

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Cecilia Sala, l’ambasciata dell’Iran: liberare l’iraniano fermato in Italia

Roma, 2 gen. (askanews) – L’ambasciata iraniana a Roma, in seguito alla convocazione oggi alla Farnesina dell’ambasciatore Mohammed Reza Sabouri in relazione all’arresto in Iran della giornalista Cecilia Sala, ha detto che Teheran s’attende che venga accelerata “la liberazione del cittadino iraniano detenuto, vengano fornite le necessarie agevolazioni assistenziali di cui ha bisogno”.

“Questa mattina, giovedì 2 gennaio 2025, S. E. Sig. Mohammad Reza Sabouri, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, su invito del signor Riccardo Guariglia Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri Affari d’Italia, ha avuto con lui un incontro presso lo stesso Ministero. In questo amichevole colloquio si è discusso e scambiato opinioni sul cittadino iraniano Mohammad Abedini, detenuto nel carcere di Milano con false accuse e della Signora Cecilia Sala, cittadina italiana, detenuta in Iran per violazione delle leggi della Repubblica islamica dell’Iran”, ha scritto su X l’ambasciata iraniana, mettendo in relazione le due vicende.

“L’ambasciatore del nostro Paese – ha continuato la sede diplomatica iraniana – ha annunciato in questo incontro che sin dai primi momenti dell’arresto della signora Sala, secondo l’approccio islamico e sulla base di considerazioni umanitarie, tenendo conto del ricorrente anniversario della nascita di Cristo e dell’approssimarsi del nuovo anno cristiano, si è garantito l’accesso consolare all’ambasciata italiana a Teheran, sono state inoltre fornite alla signora Sala tutte le agevolazioni necessarie ,tra cui ripetuti contatti telefonici con i propri cari e ci si aspetta dal governo italiano, che reciprocamente oltre ad accelerare la liberazione del cittadino iraniano detenuto, vengano fornite le necessarie agevolazioni assistenziali di cui ha bisogno”.

Cecilia Sala, Kallas: l’Iran la liberi, il giornalismo non è un crimine

Roma, 2 gen. (askanews) – L’Alto Rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Sicurezza Kaja Kallas chiede all’Iran “l’immediata liberazione della reporter italiana Cecilia Sala. La responsabile della diplomazia Ue, citata da Il Foglio e La Repubblica, ha sottolineato che “nessuno dovrebbe essere arrestato per aver fatto il proprio lavoro, il giornalismo non è un crimine, ogni giornalista deve avere la libertà di fare reportage senza paura di essere arrestato o perseguitato. Mentre il mondo affronta una fase di crisi, il ruolo del giornalismo è più essenziale che mai”.

Saldi al via, l’Unione consumatori stima sconti più bassi rispetto al 2024

Milano, 2 gen. (askanews) – Saldi invernali oggi al via con la Valle d’Aosta. Per le altre regioni, invece, la partenza è prevista per sabato prossimo, 4 gennaio. Previsti sconti leggermente più bassi rispetto a quelli dello scorso anno. E’ quanto emerge dallo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha analizzato i ribassi effettivamente praticati dai commercianti negli ultimi anni secondo le rilevazioni Istat, stimando il trend di quest’anno.

Per Abbigliamento e calzature nel loro insieme, lo sconto è del 17,6%, in ribasso di 0,5 punti rispetto a luglio 2024 e in calo di 1,7 punti rispetto a quelli di gennaio 2024. Il solo Abbigliamento (Indumenti + Accessori) registra un abbassamento medio dei prezzi del 18%, in diminuzione di 0,6 punti percentuali su quelli della scorsa estate e in flessione di 1,4 punti sui saldi invernali del 2024.

In particolare, il record della convenienza spetta agli Indumenti, che, con una riduzione del 19,4%, rappresentano la voce più scontata, -0,6 punti su luglio 2024. Il calo minore del prezzo, come sempre, spetta agli Accessori (guanti, cravatte, cinture…), con una diminuzione dei listini del 5,7%, in netto abbassamento rispetto a un anno fa (-2,7 punti).

Le Calzature segneranno un ribasso del 16,3%, unica voce a segnare un rialzo degli sconti rispetto a quelli della scorsa estate, anche se di appena 0,1 punti.

“Suggeriamo ai consumatori di guardare sempre al prezzo effettivo da pagare, senza farsi incantare da sconti improbabili che possono trarre in inganno. La direttiva Omnibus rende più rischioso fare ribassi ‘farlocchi’ ma non li impedisce. Ricordiamo poi che se il prodotto è difettoso non si deve più denunciare il difetto entro due mesi dalla sua scoperta, anche se prima si fa e meglio è” afferma in una nota Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Sanremo Cristian Music Festival, i nomi dei cantanti partecipanti

Milano, 2 gen. (askanews) – La quarta edizione del Sanremo Cristian Music Festival, Festival della Canzone Cristiana 2025 si svolgerà a Sanremo dal 13 al 15 febbraio 2025, in concomitanza con la settantacinquesima edizione del Festival della Canzone Italiana. Sarà un Festival nel Festival, una staffetta musicale tra la musica leggera del Festival della Canzone Italiana, diretto da Carlo Conti, e la Christian Music del Sanremo Festival della Canzone Cristiana, ideato dal cantautore e Direttore artistico Fabrizio Venturi. “Abbiamo ricevuto tantissime candidature e i brani che ho ascoltato sono di levatura altissima. Ciò testimonia che la Christian Music sta sempre più affermandosi anche nel nostro Paese. Sarà Festival speciale dedicato al Giubileo e a Papa Francesco, il cui impegno è teso all’affermazione della Fratellanza Umana, della Pace Mondiale e della Convivenza Comune”, ha dichiarato Venturi.

Di seguito, i nomi dei concorrenti della quarta edizione del Festival della Canzone Cristiana che si contenderanno i trofei realizzati dal Maestro orafo Michele Affidato, lo stesso che ha creato i trofei destinati ai vincitori del Festival di Sanremo.

Tony Strano di Pozzuoli (NA) con la canzone “Vento”

Francesco Bartoletti di Rho (MI) con “Sei la mia roccia”

Gina Palmiari di Lesina (FG) con “Rosa”

Giovanni Sisti di Roma con “Le parole di Pietro”

Giuseppe Marchese di Biancavilla (CT) con “Preghiera”

Figli del padre di Vezzano sul Crostolo (RE) con “Le dieci vergini”

Gipsy Fiorucci di Città di Castello (PG) con “Regina del suo regno”

Gabylo di Casarza Ligure (GE) con “Ho fede”

Baby Rush di Frascati (RM) con “Gesù”

Odissea di La Spezia (SP) con “C’è un tempo per amare”

Piero Chiappano di Gaggiano (MI) con “Una strada in mezzo al ciglio”

Xada di Bressana Bottarone (PV) con “Fantasie”

Renato Belluccio di Capaccio Paestum (SA) con “La guerra è finita andiamo in pace”

Selmar di Pelago (FI) con “Tuo amore”

Gabry di Cavriago (RE) con “Quotidianità”

Marco Celauro di Agrigento (AG) con “Adoro te”

Ester di Gela (CL) con “Sotto una luna argento”

Raffaele Mario Arteca di Padula (SA) con “Core ‘e mamma”

Stasera su Rai 1 lo Speciale Tv Premio Tenco 2024

Milano, 2 gen. (askanews) – Questa sera in seconda serata su Rai 1 andrà in onda lo speciale tv dedicato al Premio Tenco 2024, la rassegna della canzone d’autore che nel 2024 ha celebrato l’importante traguardo dei 50 anni.

L’edizione 2024 è stata dedicata a Massimo Cotto, indimenticabile giornalista, scrittore, dj, conduttore e autore e molto altro – e amico fraterno del Club Tenco – prematuramente scomparso la scorsa estate.

Verranno proposti i momenti clou della rassegna con le performance degli straordinari artisti che si sono alternati sul palco del Teatro Ariston di Sanremo (Imperia) tra il 17 e il 19 ottobre 2024.

La rassegna ha visto il tutto esaurito alle serate presso l’Ariston e in tutti gli eventi collaterali che si sono tenuti nella sede del Club Tenco e nelle altre location sanremesi.

Alla conduzione dello speciale tv Francesco Centorame, che, oltre a raccontare agli spettatori questa edizione, dedicherà alcuni focus alla storia dell’associazione culturale Club Tenco dalla sua nascita a oggi.

Il Premio Tenco, assegnato dal Club Tenco a coloro che hanno apportato un contributo significativo alla Canzone d’Autore mondiale, in questa edizione 2024 è stato assegnato a Edoardo Bennato, Samuele Bersani, Mimmo Locasciulli e Teresa Parodi. Ha invece ritirato il Premio Tenco 2022 il fondatore del gruppo rock russo DDT Jurij Ševcuk, che non aveva avuto la possibilità di essere presente all’Ariston a causa del conflitto russo-ucraino.

Sul palcoscenico del tempio italiano della musica anche i vincitori delle Targhe Tenco 2024 (assegnate da una giuria formata da esperti, giornalisti e addetti ai lavori), vinte quest’anno da “È inutile parlare d’amore” di Paolo Benvegnù (migliore album in assoluto) – scomparso il 31 dicembre 2024 -, “La Mia Terra” di Diodato (migliore canzone singola), “Hasta Siempre Mercedes” di Simona Molinari (migliore album di interprete), “Assamanù” di Setak (migliore album in dialetto o lingua minoritaria parlata in Italia), “Curami l’anima” di Elisa Ridolfi (migliore album opera prima) e “Sarò Franco – Canzoni inedite di Califano” prodotto da Alberto Zeppieri (migliore album a progetto).

Inoltre, in questa edizione sono stati assegnati il Premio Tenco all’Operatore Culturale a Caterina Caselli e il Premio Yorum (riconoscimento istituito in collaborazione con Amnesty International Italia per dare visibilità agli artisti e alle artiste che, mettendo spesso a rischio la loro stessa vita, lottano per la libertà e i diritti umani in tutto il mondo) a Toomaj Salehi, rapper iraniano che è stato di recente rilasciato dopo aver scontato oltre un anno di carcere e aver rischiato l’impiccagione. A ritirare il premio Parisa Nazzari, attivista del movimento Woman Life Freedom for Peace and Justice da sempre vicina ad Amnesty International. Sul palco anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia e il rapper italiano Kento, che si è esibito con il brano “Free Toomaj”.

Per il secondo anno è stato consegnato il Premio SIAE, riconoscimento conferito dalla Società Italiana degli Autori ed Editori. In questa edizione della rassegna il premio è stato assegnato a Ivan Graziani, ritirato dai figli Filippo e Tommaso, che, per l’occasione, si sono esibiti all’Ariston (Filippo alla voce e Tommaso alla batteria).

Il Premio I Suoni della Canzone è invece stato assegnato all’eclettico Tullio De Piscopo per il suo inestimabile contributo alla canzone d’autore italiana.

Ospiti d’eccezione hanno incantato la platea dell’Ariston: Simone Cristicchi & Amara, Wayne Scott, Michele Staino con Fabrizio Mocata e Gianni Coscia, Tosca e Francesco Tricarico.

Inoltre, è stata selezionata per esibirsi Irene Buselli, artista emergente scelta tra i partecipanti de Il Tenco Ascolta, serie di eventi live organizzati dal Club Tenco in tutta Italia durante il corso dell’anno per promuovere i nuovi talenti della musica d’autore.

Oltre alle tre serate all’Ariston, il programma della rassegna è ricco di eventi che per quattro giorni hanno animato la città simbolo della musica italiana: oltre al Teatro Ariston, la sede del Club Tenco, il Teatro del Casinò, l’Ex Chiesa Santa Brigida nel quartiere Pigna e il Cinema Ritz.

La rassegna intende anche trasmettere la passione per la musica d’autore di generazione in generazione: il 16 ottobre si è tenuto al Teatro Ariston una masterclass per oltre mille studenti dedicata a Pino Daniele a cura di Marika Amoretti a cui hanno partecipato Fausta Vetere, Tullio De Piscopo, Carmine Aymone e Stefano Senardi.

Tra i tantissimi eventi collaterali anche un pomeriggio, il 18 ottobre, interamente dedicato a Sergio Staino, straordinario giornalista, vignettista e regista che è stato fino alla sua morte, nel 2023, Presidente del Club Tenco.

Quest’anno la scenografia è stata firmata da Valerio Berruti, artista che utilizza l’antica tecnica dell’affresco, la scultura e la video animazione per creare immagini essenziali, ispirate al mondo sospeso dell’infanzia.

Premio Tenco 2024 è una produzione iCompany in collaborazione con Club Tenco. La Direzione Artistica è affidata a Sergio Secondiano Sacchi, Stefano Senardi.

Un programma di Massimo Bonelli, scritto da Alessandra Ferrari, Alessandra Frigo, Cristiano D’Alisera con il supporto di Antonio Silva.

Regia di Cristiano D’Alisera.

Si ringrazia Comune di Sanremo, Regione Liguria, tutti i volontari e coloro che hanno contribuito alla realizzazione del Premio Tenco 2024.

Euro cala a 1,0311 dollari, segna nuovi minimi da oltre 2 anni

Roma, 2 gen. (askanews) – Il dollaro torna a rafforzarsi alla ripresa delle contrattazioni dopo la pausa per le festività di fine danno. E a 1,0311 sul biglietto verde l’euro cala a nuovi minimi da oltre due anni a questa parte: per trovare valori analoghi bisogna infatti risalire a inizio novembre del 2022.

Il rafforzamento della valuta Usa riflette un quadro macroeconomico degli Stati Uniti più positivo rispetto a quello dell’area euro, con economia solida e conseguenti dubbi su quelle che saranno le future mosse della Federal Reserve. Nell’eurozona invece, come confermato oggi dalle indagini sul manifatturiero, la dinamica dell’economia resta debole e ci si attende che la Bce continui nella manovra di riduzione dei tassi di interesse.

Anche la sterlina Gb perde sulla valuta statunitense, nel pomeriggio cala a 1,2407 dollari. In entrambi i casi potrebbe pesare anche l’avvicinarsi dell’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump.

Pallavolo, Paola Egonu votata miglior pallavolista del mondo

Roma, 2 gen. (askanews) – Volleyball World, portale collegato alla FIVB (la Federazione Internazionale di pallavolo), ha incoronato Paola Egonu come miglior pallavolista al mondo per il 2024: a inserirla in vetta alla speciale classifica è stato il social team della testata nata da tempo da una partnership tra FIVB e CVC Capital Partners. Paola Egonu, oro olimpico con la Nazionale a Parigi, ha preceduto in classifica due schiacciatrici, ovvero la brasiliana Gabi e la statunitense Kathryn Plummer. L’opposto turco Melissa Vargas è stata inserita al quinto posto davanti alla palleggiatrice polacca Joanna Wolosz. Altre italiane sono presenti in top-10: il libero Monica De Gennaro (sesta), il martello Myriam Sylla (settima) e la regista Alessia Orro (nona). Completano la top-10 la giapponese Sarina Koga (ottava) e la polacca Agnieszka Korneluk (decima), assente la bomber serba Boskovic.

A Natale Illumia e Bologna Festival regalano alla citt “Vertigini”

Bologna, 2 gen. (askanews) – Camminare sul crescentone, lasciandosi guidare dalla musica. Abbassare lo sguardo e rivivere, attraverso quadri suggestivi proiettati sul grande marciapiede di Piazza Maggiore, le diverse fasi della nostra esistenza: l’alba, la scoperta, la vertigine e l’infinito. E’ il nuovo regalo che Bologna Festival e Illumia hanno donato alla citt di Bologna per celebrare il Natale.

“Abbiamo deciso di reinvestire in questa iniziativa di dono alla citt innanzitutto perch bello e gustoso donarsi e dare alla citt che ci ospita un regalo di questo tipo – spiega il presidente di Illumia, Marco Bernardi -. E poi perch ci piace contribuire alla bellezza di questa citt che ci ospita”.

Con il Drone Show, nel 2023, oltre 50mila persone hanno ammirato il cielo sopra Bologna. L’anno prima il Requiem diretto dal Maestro Riccardo Muti. Per il Natale 2024 “Vertigine” che nasce da un’idea artistica di Maddalena da Lisca, realizzata in collaborazione con il multimedia artist Marino Capitanio, sulle musiche di Vivaldi e Bach. Lo spiega la Sovrintendente e Direttore Artistico di Bologna Festival, Maddalena da Lisca. “Effettivamente questi pezzi iconici che abbiamo fatto suonare da un’orchestra strepitosa, l’Accademia Bizantina, ci hanno dato una forte emozione”.

Nel 2023 gli occhi erano puntati verso l’alto per ammirare la bellezza, il mistero delle stelle e della luna – ricorda la sovrintendente e direttore artistico di Bologna Festival, Maddalena da Lisca -. Per il Natale 2024 invece lo sguardo si posato sulla terra. “Abbiamo tentato questa suggestione, cio l’idea che nell’incontro con la realt in qualche modo si scopre una certa profondit, un mistero, il fatto di andare oltre le cose – aggiunge Bernardi -. Questo un viaggio che abbiamo voluto risollecitare a ciascuno e che penso renda bello il cammino di ogni persona nella propria vita”.

La piazza principale della citt si trasformata in un palcoscenico. Ognuno, come un attore, ha recitato la propria parte. Il finale? Una sorpresa meravigliosa. “Gli auguri di Natale dopo quello che ho ascoltato – conclude da Lisca – sono auguri gloriosi, devo dire auguri di felicit vera e sentita. Dopo quello che abbiamo visto e ascoltato questa sera e dopo che le porte della Chiesa si sono spalancate con questo messaggio di auguri gioiosi, quello che posso dire gioia a tutto il mondo”.

L’evento – realizzato in collaborazione con il Comune di Bologna – ha registrato il sold out.

Migranti, Unicef: 1.700 vite perse nel Mediterraneo centrale nel 2024

Roma, 2 gen. (askanews) – “A poche ore dalla fine dell’anno, una piccola imbarcazione è affondata al largo delle coste di Lampedusa, lasciando circa 20 persone disperse, tra cui donne e bambini. Tra i sette sopravvissuti c’è un bambino di otto anni, la cui madre è tra i dispersi. L’imbarcazione sarebbe affondata mentre si avvicinava alla costa. Questa tragedia arriva solo poche settimane dopo che un altro incidente mortale al largo dell’isola ha lasciato una bambina di 11 anni come unica sopravvissuta. ll bilancio delle vittime e il numero dei dispersi nel Mediterraneo nel 2024 hanno superato i 2.200, con quasi 1.700 vite perse solo sulla rotta del Mediterraneo centrale”: lo ha dichiarato Regina De Dominicis, Direttrice dell’Ufficio regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia centrale e Coordinatrice speciale per la risposta ai rifugiati e ai migranti in Europa, ricordando che tra le vittime si contano “centinaia di bambine, bambini e adolescenti”.

“Proprio una persona ogni cinque di tutte quelle che migrano attraverso il Mediterraneo sono infatti minorenni. La maggior parte di loro fugge da conflitti violenti e dalla povertà”, ha precisato, aggiungendo: “L’Unicef chiede ai governi di utilizzare il Patto sulla migrazione e l’asilo per dare priorità alla salvaguardia di bambine e bambini”. “Questo include la garanzia di percorsi sicuri e legali per la protezione e il ricongiungimento familiare, nonché operazioni coordinate di ricerca e salvataggio, sbarchi sicuri, accoglienza su base comunitaria e accesso ai servizi di asilo”, ha spiegato De Dominicis.

“Chiediamo inoltre maggiori investimenti nei servizi essenziali per i bambini e le famiglie che arrivano attraverso rotte migratorie pericolose, tra cui il sostegno psicosociale, l’assistenza legale, l’assistenza sanitaria e l’istruzione – ha aggiunto – i governi devono affrontare le cause profonde della migrazione e sostenere l’integrazione delle famiglie nelle comunità ospitanti, assicurando che i diritti dei bambini siano protetti in ogni fase del loro viaggio”.

Tensione a Seoul in vista di annunciato arresto presidente Yoon

Roma, 2 gen. (askanews) – C’è alta tensione in Corea del Sud, in vista del possibile arresto del presidente sudcoreano sottoposto a impeachment Yoon Suk-yeol. I sostenitori dell’ex leader si sono radunati davanti alla sua residenza, con l’obiettivo di impedire il suo annunciato fermo.

Yoon è stato sospeso dalle sue funzioni dopo che i legislatori dell’Assemblea nazionale hanno approvato l’impeachment il 14 dicembre, in seguito al tentato colpo di mano di Yoon, che impose per sei ore il 3 dicembre la legge marziale, salvo doverla ritirare in seguito a un voto del parlamento. La decisione deve essere confermata dalla Corte costituzionale per essere efficace.

L’Ufficio investigativo per la corruzione dei funzionari di alto rango ha ottenuto il 31 dicembre un mandato d’arresto e afferma di volerlo eseguire entro la scadenza del 6 gennaio.

Folle di sostenitori di Yoon si sono riunite in una strada trafficata vicino alla sua residenza nel distretto di Yongsan, a Seoul, sventolando bandiere sudcoreane e cantando slogan come “Annullate l’impeachment” e “Presidente Yoon Suk-yeol, ti proteggeremo”. I manifestanti hanno anche preso di mira alcune auto, nel timore che fossero quelle della procura che va ad arrestare Yoon.

Gli avvocati di Yoon hanno respinto la legittimità del mandato, sostenendo che l’Ufficio investigativo non ha l’autorità legale per indagarlo per il reato di insurrezione. Hanno inoltre dichiarato che il mandato non è applicabile, citando questioni di giurisdizione del tribunale.

In una lettera inviata ai suoi sostenitori mercoledì, Yoon ha promesso di non arrendersi. “La Repubblica di Corea è in pericolo ora,” ha detto Yoon, riferendosi al paese con il suo nome ufficiale. “Combatterò fino alla fine con voi per proteggere questo paese.”

I sondaggi di opinione indicano che una forte maggioranza dell’opinione pubblica sudcoreana è favorevole alla rimozione di Yoon dall’incarico. Un sondaggio pubblicato oggi dall’emittente MBC ha rilevato che il 69% degli intervistati ritiene che la Corte costituzionale debba confermare il suo impeachment.

Yoon rimane presidente della Corea del Sud e continua a ricevere protezione dai servizi di sicurezza. Il suo personale di sicurezza ha in precedenza impedito agli investigatori di perquisire gli uffici presidenziali, citando la sicurezza nazionale, e ci sono dubbi sul fatto che possano rifiutarsi di rispettare il mandato. L’Ufficio investigativo ha dichiarato che qualsiasi tentativo di bloccare gli investigatori nell’arresto di Yoon sarebbe considerato un’ostruzione del pubblico ufficiale. Ha inviato una lettera al servizio di sicurezza affermando che le guardie di Yoon potrebbero essere perseguite se ostacolassero l’arresto.

I legislatori dell’opposizione hanno votato il 27 dicembre per destituire anche il sostituto ad interim di Yoon, il primo ministro Han Duck-soo, a causa di un disaccordo sulla nomina dei membri della Corte Costituzionale. Il vice primo ministro Choi Sang-mok, che è anche ministro delle Finanze, ha quindi sostituito Han come presidente ad interim.

Agata, Ginevra, Violante, e Flavio i primi nati del 2025

Roma, 2 gen. – Grande festa in Casa di Cura Santa Famiglia di Roma, Centro nascite di eccellenza a livello nazionale, dove nascono con parto spontaneo le piccole Agata, Ginevra, Violante e, con parto cesareo, Flavio, i primi nati del nuovo anno. Questo gioioso evento, che ha ormai assunto una dimensione simbolica, soprattutto nell’anno del Giubileo, attrae l’attenzione di coppie da tutta Italia con gravidanze a termine, mediatica e sociale, mescolando aspettative familiari, desiderio di visibilit e simbolismo legato all’inizio di un nuovo ciclo: un messaggio potente di speranza e di continuit della vita nell’anno del Giubileo, in pieno “inverno demografico” per il nostro Paese.

A cinque minuti dalla mezzanotte nasce con parto spontaneo la piccola Ginevra, peso 2,7kg, da mamma Daniela e pap Morris. A mezzanotte in punto 00:00:00 nasce Agata 3,5kg di peso, secondo genita della coppia Giorgia Cannone e Massimiliano Magnetta, di Grottaferrata. Un’altra nascita record per questa coppia che gi nel maggio 2022 aveva visto la nascita in Santa Famiglia di Olivia, prima bimba ad essere registrata con il doppio cognome Magnetta Cannone, per dare futuro al cognome della mamma che altrimenti non avrebbe avuto discendenza.

A mezzanotte e un secondo 00:00:01, in un’altra sala parto, irrompe il vagito del piccolo Flavio, 2,3kg, nato con parto cesareo, della coppia Manuela Gasparetto e Gianluca Giulivo che vivono a Latina, ed hanno scelto la Santa Famiglia per la nascita del loro primogenito.

Una nascita tanto desiderata da mamma e pap, i quali, dopo un percorso di accompagnamento con i ginecologi della Struttura Santa Famiglia capitanati dal Dott. Luca Cipriano, hanno ricevuto la lieta notizia nello stesso mese in cui Manuela ha perso suo padre. ” stato un percorso ad ostacoli, e nel quale abbiamo creduto molto, ci siamo fidati e affidati ai medici da subito. Poi, nello stesso mese in cui ho perso mio padre, ho scoperto di essere rimasta in cinta. La vita regala questa straordinariet” – commenta mamma Manuela.

Nello stesso istante nasce la piccola violante 3,3kg da mamma Ramona e pap Alessandro, che vengono da Poggio Moiano (RI).

I piccoli e le loro mamme stanno bene, e con i pap, festeggiano l’inizio del 2025 insieme all’equipe medica coordinata dal ginecologo Dott. Paolo Franceschini, insieme ai colleghi Dott.ssa Laura Maggiosavasta e Dott. Lorenzo Spiniello, al Dott. Silvano La Croce (anestesista), alla Responsabile ostetrica Dott.ssa Manuela De Fabiis e alle ostetriche Veronica Moreno, Alessia Ponsel e Yvonne Soddu, ed alla neonatologa Dott.ssa Boeris Francesca, l’inizio di un nuovo anno che ci auguriamo sia migliore sul fronte della natalit nel nostro Paese.

“Ogni anno registriamo il decremento delle nascite nel nostro Paese. Questa notte carica di promesse e di energia che scaturisce dalla magia di una nuova vita che nasce, rappresenta il Giubileo delle nascite nella speranza di un’inversione di tendenza dei nuovi nati nel nuovo anno, trasformando un momento intimo familiare in un’occasione collettiva di celebrazione e di augurio per il futuro, con l’auspicio che si torni alla centralit della famiglia. Ringrazio l’equipe medica ed i miei auguri ai piccoli Agata, Ginevra, Violante e Flavio, ed alle loro famiglie”, dichiara Donatella Possemato, titolare di Casa di Cura Santa Famiglia.

Cecilia Sala, Farnesina ne ha chiesto all’ambasciatore dell’Iran la liberazione immediata

Damasco, 2 gen. (askanews) – Su indicazione del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il Segretario Generale Amb. Riccardo Guariglia ha convocato oggi alla Farnesina l’Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, MohammadReza Sabouri, in merito al caso della connazionale Cecilia Sala, detenuta nel carcere di Evin dal 19 dicembre scorso.

Da parte italiana è stata innanzitutto chiesta la liberazione immediata della connazionale, giunta in Iran con regolare visto giornalistico.

L’Amb. Guariglia ha altresì ribadito la richiesta di assicurare condizioni di detenzione dignitose, nel rispetto dei diritti umani, di garantire piena assistenza consolare alla connazionale, permettendo all’Ambasciata d’Italia a Teheran di visitarla, e di fornirle i generi di conforto che finora le sono stati negati.

Cecilia Sala, Meloni convoca vertice a Palazzo Chigi

Roma, 2 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi nel pomeriggio, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, un vertice di governo sul caso della giornalista italiana Cecilia Sala, arrestata e detenuta in Iran.

Al vertice parteciperanno, di persona o in videocollegamento, la premier Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e, sempre secondo quanto si apprende, i servizi di intelligence.

Usa, Mattarella: sgomento per il vile attentato a New Orleans

Roma, 2 gen. (askanews) – “Ho appreso con sgomento del vile attentato che ha provocato molte vittime e feriti nella città di New Orleans. Il popolo italiano partecipa al lutto di quanti hanno perso i loro cari e auspica il pronto ristabilimento per i feriti”. Lo scrive il capo dello Stato Sergio Mattarella in un messaggio al presidente Usa Joe Biden.

“In questo momento di dolore per il popolo americano – aggiunge Mattarella – tengo a riaffermare il deciso proposito della Repubblica italiana di contrastare nel modo più fermo ogni forma di terrorismo, sulla base di quei valori di civiltà, democrazia e rispetto della vita umana, da sempre condivisi con gli Stati Uniti”.

Conclude il presidente: “In spirito di vicinanza e in attesa di accoglierla a Roma, le rinnovo, signor presidente, le espressioni del più profondo cordoglio delle Repubblica italiana e mio personale”.

Usa, Mattarella: sgomento per vile attentato a New Orleans

Roma, 2 gen. (askanews) – “Ho appreso con sgomento del vile attentato che ha provocato molte vittime e feriti nella città di New Orleans. Il popolo italiano partecipa al lutto di quanti hanno perso i loro cari e auspica il pronto ristabilimento per i feriti”. Lo scrive il capo dello Stato Sergio Mattarella in un messaggio al presidente Usa Joe Biden.

“In questo momento di dolore per il popolo americano – aggiunge Mattarella – tengo a riaffermare il deciso proposito della Repubblica italiana di contrastare nel modo più fermo ogni forma di terrorismo, sulla base di quei valori di civiltà, democrazia e rispetto della vita umana, da sempre condivisi con gli Stati Uniti”.

Conclude il presidente: “In spirito di vicinanza e in attesa di accoglierla a Roma, le rinnovo, signor presidente, le espressioni del più profondo cordoglio delle Repubblica italiana e mio personale”.

Cecilia Sala, Meloni ha convocto un vertice a Palazzo Chigi

Roma, 2 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi nel pomeriggio, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, un vertice di governo sul caso della giornalista italiana Cecilia Sala, arrestata e detenuta in Iran.

Al vertice parteciperanno, di persona o in videocollegamento, la premier Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e, sempre secondo quanto si apprende, i servizi di intelligence.

L’Autorità palestinese ha sospeso le trasmissioni di Al Jazeera in Cisgiordania

Roma, 2 gen. (askanews) – L’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha annunciato la sospensione delle trasmissioni dell’emittente del Qatar, Al Jazeera, in Cisgiordania. Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, la decisione del Comitato ministeriale palestinese, composto da rappresentanti dei ministeri della Cultura, degli Interni e delle Telecomunicazioni, è stata adottata “a causa delle ripetute violazioni delle leggi e dei regolamenti palestinesi da parte di Al Jazeera”.

“Le autorità hanno accusato la rete di trasmettere contenuti di incitamento, di diffondere disinformazione e di interferire negli affari interni palestinesi, alimentando divisione e instabilità”, ha spiegato Wafa.

L’emittente del Qatar ricorda che nei mesi scorsi erano stati l’esercito e il governo israeliani a sospendere le sue trasmissioni sia in Israele che nella Cisgiordania occupata. “Il divieto militare israeliano in Cisgiordania non è stato rinnovato, ma l’Anp ha deciso di prendere in mano la situazione e di bandire la rete”, ha scritto Al Jazeera.

Secondo l’analista politico dell’emittente, Marwan Bishara, la decisione dell’Anp “non sorprende, data la copertura critica di Al Jazeera degli scontri in corso tra le forze dell’Anp e i gruppi armati palestinesi nel campo profughi di Jenin”. Al Jazeera ha denunciato oggi la decisione dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) di sospendere le sue trasmissioni in Cisgiordania, affermando in una nota che “considera questa decisione nient’altro che un tentativo di dissuadere il canale dal coprire gli eventi in rapida escalation che si stanno verificando nei territori occupati”.

“La decisione di congelare il lavoro di Al Jazeera e di impedire ai suoi giornalisti di svolgere i loro compiti è un tentativo di nascondere la verità sugli eventi nei territori occupati, in particolare su ciò che sta accadendo a Jenin e nei suoi campi. E – sfortunatamente – tale decisione è in linea con la precedente azione avviata dal governo israeliano, che ha chiuso l’ufficio di Al Jazeera a Ramallah”, si legge nella nota diffusa dall’emittente del Qatar.

Al Jazeera ha quindi invitato l’Anp a “ritirare e annullare immediatamente la decisione” e a consentire alle proprie squadre di lavorare liberamente dalla Cisgiordania “senza minacce o intimidazioni”.

“Al Jazeera sottolinea che questa decisione non la distoglierà dal proprio impegno a fornire una copertura professionale di eventi e sviluppi in Cisgiordania”, ha aggiunto. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, l’Anp ha sospeso l’emittente accusandola di “trasmettere contenuti di incitamento, di diffondere disinformazione e di interferire negli affari interni palestinesi, alimentando divisione e instabilità”.

Iran, Tajani convoca l’ambasciatore: pretendiamo il rispetto dei diritti di Sala

Roma, 2 gen. (askanews) – “Ho dato mandato al Segretario generale della Farnesina di convocare l’Ambasciatore iraniano a Roma. L’incontro avverrà alle ore 12”: lo ha scritto su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“Il Governo, come dal primo giorno dell’arresto di Cecilia Sala, lavora incessantemente per riportarla a casa e pretendiamo che vengano rispettati tutti i suoi diritti. Fino alla sua liberazione, Cecilia e i suoi genitori non saranno mai lasciati soli”, ha aggiunto.

Fi critica modifiche a Codice appalti:Salvini torni sui suoi passi

Roma, 2 gen. (askanews) – Forza Italia chiede al ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Matteo Salvini, leader della Lega, di rivedere il maxitesto con le modifiche al Codice appalti approvato a Natale e entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre 2024. A parlare in una intervista al Sole 24 ore è Erica Mazzetti, deputata e responsabile del dipartimento Lavori Pubblici di Forza Italia, relatrice alla Camera del parere sul correttivo al Codice che era stato approvato soltanto nel 2023. “Da parte di Forza Italia la volontà di salvaguardare la maggioranza è una priorità, il ministro Salvini ha avuto un mese particolare con il suo processo il cui esito peraltro ci fa davvero piacere. Ma adesso mettiamo un po’ la testa su questo tema e rivediamo alcune norme, uno spazio c’è subito nel decreto milleproroghe”, osserva.

“La procedura della delega – osserva Mazzetti – non è stata completata e alcune regole rischiano di penalizzare fortemente il mondo delle piccole e medie imprese. Il correttivo andava fatto assolutamente, io stessa ho presentato una risoluzione già lo scorso aprile che andava verso una correzione puntuale di alcune parti della norma. Andavano ascoltate le richieste degli operatori del settore, tant’è che in commissione abbiamo svolto ben 100 audizioni. Ma il ministro ha deciso di portare questo testo in Consiglio dei Ministri all’insaputa di tutti, 500 pagine che più che correggere stravolgono il codice anche sui principi dello stesso. E peraltro con un iter non propriamente lineare”.

“La legge delega – ricorda Mazzetti – stabiliva che il consiglio dei ministri, valutati i pareri della commissione parlamentare competente, deve motivare le ragioni per cui non accoglie i pareri parlamentari, soprattutto nelle condizioni che se non accolte hanno 10 giorni per motivare il rigetto. Dopodiché si deve fare un altro passaggio nelle commissioni parlamentari per la stesura definitiva, cosa che non è avvenuta”.

Cosa succede adesso, osserva, “non spetta a me dirlo, ci sono gli organi di controllo che possono fare tutte le verifiche del caso sulle procedure”. Secondo Mazzetti potrebbero esserci dei ricorsi: “Organi terzi, come la Corte Costituzionale e ANAC, sono preposti al controllo delle procedure e potrebbero sollevare obiezioni”.

“Io – racconta – sono da anni in continuo contatto con il settore delle costruzioni e i punti critici sollevati sono molti, sono certa che alcune questioni avrebbero creato meno problemi se la legge 36/2023 non fosse stata toccata. Quello era un codice fatto con buon senso, realismo e il lungimiranza, liberale e garantista che metteva al centro le piccole medie imprese, professionisti, stazioni appaltanti, Rup e che dava uno slancio diverso al nostro paese, basato su principi politici condivisi e univoci illuminanti”. Secondo Mazzetti “il correttivo danneggia questo mondo: non si fa un idoneo adeguamento dei prezzi, le imprese più piccole sono le prime che non ce la fanno a recuperare i soldi e non è giusto accollare tutti gli aumenti sulle spalle degli imprenditori anziché sulla pubblica amministrazione”.

Usa, Cnn: l’attentatore di New Orleans voleva uccidere la sua famiglia

Roma, 2 gen. (askanews) – Il responsabile dell’attacco a New Orleans, Shamsud-Din Jabbar, aveva registrato alcuni video in cui affermava di voler uccidere la propria famiglia e di aver aderito allo Stato islamico (Isis). Lo hanno riferito alla Cnn diverse fonti al corrente delle indagini in corso sull’attacco costato la vita ad almeno 15 persone, secondo cui Jabbar avrebbe realizzato le registrazioni mentre dalla sua casa in Texas era alla guida alla volta della Louisiana.

Cittadino statunitense e veterano dell’esercito, nei video Jabbar parla del suo divorzio e di come inizialmente avesse pianificato di riunire la sua famiglia per una “festa” con l’intenzione di ucciderla. Stando al resoconto fatto da due funzionari, nei filmati l’uomo aggiunge quindi di aver cambiato i suoi piani e di essersi unito all’Isis, facendo riferimento ad alcuni sogni per spiegare i motivi della sua adesione al gruppo terroristico.

Le autorità americane hanno rinvenuto una bandiera del gruppo islamista nel retro del pickup che ha usato per lanciarsi contro la folla in festa a New Orleans la notte di Capodanno. Un portavoce dell’esercito Usa ha precisato alla Cnn che Jabbar ha prestato servizio come specialista delle risorse umane e delle tecnologie dell’informazione in servizio attivo tra marzo 2007 e gennaio 2015 ed è stato inviato in Afghanistan una volta, da febbraio 2009 a gennaio 2010. Dopo aver lasciato il servizio attivo nel gennaio 2015, Jabbar ha prestato servizio nella riserva dell’esercito fino a luglio 2020, quando ha lasciato con il grado di sergente maggiore.

In un video del 2020 postato su YouTube, intitolato “Presentazione personale”, l’uomo nato a Beaumont, in Texas, si presentava come agente immobiliare con ufficio a Houston.

Jabbar aveva divorziato dalle due mogli: nel 2012 la prima moglie lo aveva citato in giudizio per il mantenimento dei figli subito dopo aver presentato domanda di divorzio. Nel 2020 un giudice del Texas aveva emesso un ordine restrittivo temporaneo contro di lui, accogliendo la richiesta presentata dalla seconda moglie durante la causa di divorzio. L’ordine imponeva a Jabbar di astenersi da minacce, danni fisici o altri comportamenti simili nei confronti della sua ex moglie e dei loro figli. Negli ultimi anni avrebbe avuto problemi finanziari.

Cecilia Sala, Renzi: notizie gravi,Meloni riunisca tutti i partiti

Roma, 2 gen. (askanews) – “Le ultime notizie sulla detenzione di Cecilia Sala sono molto gravi e preoccupanti. Le condizioni della vita di Cecilia nel carcere di Evin appaiono lontanissime da quelle descritte dal nostro ministero degli Esteri nei giorni scorsi. Nessuno di noi vuole far mancare il proprio sostegno al Governo perché davanti all’arresto illegittimo di una cittadina italiana, a maggior ragione se giornalista, non c’è maggioranza e non c’è opposizione. C’è solo l’Italia. Ma la situazione è molto seria”. Lo scrive il leader di Iv, Matteo Renzi, su X.

“In casi come questo – prosegue – è giusto che la Premier riunisca subito i leader di tutti i partiti o i capigruppo. Chiedo alla Presidente Meloni di riunire in sua presenza i leader di maggioranza e opposizione o semplicemente i capigruppo già oggi. O al più tardi domani. Siamo pronti a raggiungerla a Palazzo Chigi oggi o domani, interrompendo tutti le vacanze, perché la situazione è molto più seria e più grave di come è stata descritta ai giornali. Diamo la massima disponibilità e il massimo sostegno al Governo, ma il Governo faccia ciò che altri premier hanno fatto in situazioni analoghe in passato coinvolgendo da subito tutte le opposizioni. Cecilia deve essere liberata subito e tutti insieme dobbiamo fare la nostra parte. Non c’è un minuto da perdere”.

Archivio | Università, rinnovato impegno dei giovani dc.

Archivio | Università, rinnovato impegno dei giovani dc.

 

Quale responsabile nazionale dell’Ufficio scuola del Movimento giovanile dc, Sassoli commentava il voto universitario, segnalando in particolare il fallimento del «correntone» di sinistra. Il testo compariva su Il Popolo” del 14 febbraio 1981.

 

David Maria Sassoli

 

Il dato che emerge dai primi risultati delle elezioni universitarie è l’aumentato consenso alle liste presentate dai giovani democratico-cristiani insieme con alcuni gruppi dell’area cattolica.

Nel calo generale dei votanti, che certamente non può passare inosservato e deve costituire la premessa per un cambiamento e un superamento degli attuali organi di gestione, l’assenteismo militante si è trovato isolato e lontano dalla maggioranza degli studenti che non ha votato perché non si sente coinvolta a sufficienza nei vari Consigli. La responsabilità delle forze politiche giovanili dopo le elezioni dev’essere (oltre a permettere il coinvolgimento del maggior numero di studenti nelle scelte e nelle decisioni) quello di vedere i tempi e i modi per superare, in alcuni casi, l’attuale sistema di delega.

I risultati, inoltre, dimostrano il fallimento del «correntone» di sinistra, che ha ricercato nei voti e non nella chiarezza la propria affermazione. I dati delle università di Modena e di Genova sono, a questo proposito, espliciti e significativi.

Per il Movimento giovanile della Democrazia Cristiana queste elezioni non sono altro che una parentesi dell’attività nell’università e nell’iniziativa politica tra le giovani generazioni. Se saremo in grado di andare avanti nella qualità della proposta politica e nei contenuti non potremo non vedere realizzati, com’è stato in questa tornata elettorale, i risultati di presenza e di militanza attorno alle nostre liste.

Come ufficio nazionale giovanile Università ci sentiamo obbligati a fare un appello a quanti eletti e non eletti nei vari organismi sappiano portare avanti da oggi con responsabilità e «stile di vita» rinnovato il loro impegno per qualificare la nostra presenza tra i giovani.

È anche con queste valutazioni che ci apprestiamo ad affrontare nelle rimanenti università le prossime elezioni.

 

N.B. Il prossimo 11 gennaio cadrà il terzo anniversario della scomparsa del rimpianto Presidente del Parlamento Europeo.

2025: politiche e leadership al femminile.

Con l’inizio del 2025, l’Italia si trova davanti a nuove sfide ed opportunità e al centro del dibattito emerge una tematica fondamentale: il ruolo delle donne nella società e nelle istituzioni. Non si tratta solo di una questione di rappresentanza, ma di un cambio di paradigma, che in Italia registra una traduzione concreta dopo l’arrivo a Palazzo Chigi nel 2022 di Giorgia Meloni, la prima donna che ricopre la carica di Presidente del Consiglio dal secondo dopoguerra.

Comunque sia, e al di là delle concrete scelte politiche e legislative, parliamo di un modello di leadership che ha saputo coniugare determinazione, resilienza e una discreta conoscenza del tessuto vivo della società italiana.

Nonostante le continue sfide politiche e personali, la sua esperienza dimostra come le donne possano essere protagoniste in ogni ambito della vita pubblica, senza dover rinunciare alla loro identità o alle loro responsabilità familiari.

Nel suo mandato, Meloni ha sottolineato l’importanza delle politiche che mettano al centro le donne e il loro benessere. Tra le iniziative principali spiccano:

  • Sostegno alla maternità e alla famiglia: incentivi economici per le famiglie, maggiore flessibilità lavorativa per le madri e agevolazioni per chi desidera conciliare carriera e vita privata.
  • Parità salariale: l’impegno per ridurre il divario retributivo di genere, attraverso norme più stringenti e incentivi per le aziende che adottano politiche inclusive.
  • Contrasto alla violenza di genere: potenziamento dei centri antiviolenza, pene più severe per i reati di genere e una maggiore sensibilizzazione nelle scuole.
  • Supporto all’imprenditoria femminile: fondi dedicati e semplificazioni per le donne che scelgono di avviare un’attività.

Si tratta di scelte politiche che dovrebbero registrare – anche se la violenta competizione politica non contempla costruttive collaborazioni – una forte e convinta convergenza programmatica delle varie forze politiche in campo.

A mio avviso, con l’arrivo del nuovo anno, l’auspicio è che l’Italia continui a valorizzare il talento e le concrete potenzialità delle donne in ogni settore. Se le donne sono la colonna portante delle famiglie, possono esserlo anche della società e delle istituzioni.

L’anno nuovo può essere un’occasione per consolidare i progressi fatti e guardare a un futuro in cui ogni donna possa sentirsi rappresentata, sostenuta e libera di realizzare i propri sogni.

Neruda: “…un giorno scosso da campane, fiorito con piume e garofani”.

Lo distinguiamo dagli altri come se fosse un cavallino diverso da tutti i cavalli.

Gli adorniamo la fronte con un nastro, gli posiamo sul collo sonagli colorati, e a mezzanotte

lo andiamo a ricevere come se fosse un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia al pane di ieri, come un anello a tutti gli anelli: i giorni

sbattono le palpebre chiari, tintinnanti, fuggiaschi, e si appoggiano nella notte oscura.

Vedo l’ultimo giorno di questo anno in una ferrovia, verso le piogge del distante arcipelago

violetto, e l’uomo della macchina, complicata come un orologio del cielo, che china gli occhi

all’infinito modello delle rotaie, alle brillanti manovelle, ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni sboccati verso stazioni nere della notte.

Questa fine dell’anno senza donna e senza figli, non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?

 

Dalle vie e dai sentieri il primo giorno, la prima aurora di un anno che comincia, ha lo

stesso ossidato colore di treno di ferro: e salutano gli esseri della strada, le vacche, i

villaggi, nel vapore dell’alba, senza sapere che si tratta della porta dell’anno,

di un giorno scosso da campane, fiorito con piume e garofani.

 

La terra non lo sa: accoglierà questo giorno dorato, grigio, celeste, lo dispiegherà in colline

lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia e poi lo avvolgerà nell’ombra.

 

Eppure piccola porta della speranza, nuovo giorno dell’anno, sebbene tu sia uguale agli altri

come i pani a ogni altro pane, ci prepariamo a viverti in altro modo, ci prepariamo a

mangiare, a fiorire, a sperare.

 

Ti metteremo come una torta nella nostra vita, ti infiammeremo come un candelabro, ti

berremo come un liquido topazio.

 

Giorno dell’anno nuovo, giorno elettrico, fresco, tutte le foglie escono verdi

dal tronco del tuo tempo.

 

Incoronaci con acqua, con gelsomini aperti, con tutti gli aromi spiegati, sì,

benché tu sia solo un giorno, un povero giorno umano, la tua aureola palpita

su tanti cuori stanchi e sei, oh giorno nuovo, oh nuvola da venire, pane mai visto,

torre permanente

Aprire vie nuove: la democrazia dell’interazione.

…Ciò richiede di aprire vie nuove al sempre fragile radicamento della democrazia, moltiplicando i modi di espressione, le procedure e le istituzioni della democrazia stessa.

La crisi della democrazia rappresentativa impone di andare al di là dell’esercizio elettorale-rappresentativo, pure indispensabile, e della democrazia dell’autorizzazione, in cui l’elezione è un permesso a decidere e a governare.

Una democrazia dell’interazione può mettere in opera dispositivi permanenti di consultazione, di informazione, di comunicazione di resoconti tra rappresentanti e rappresentati.

Una democrazia di esercizio può consentire di ristabilire un rapporto di fiducia tra governanti e governati, attraverso regole di trasparenza, di responsabilità, e attraverso la determinazione di qualità personali richieste al «buon governante» come l’integrità e il parlar franco (la parresia di cui Michel Foucault ha ricordato l’importanza nella Grecia antica).

Questi principi di buon governo non si applicano solamente al potere esecutivo nelle sue diverse istanze. Riguardano anche l’insieme delle istituzioni non elette che hanno una funzione di regolazione (le autorità indipendenti, le magistrature e tutto il mondo della funzione pubblica).

Una democrazia della prossimità valorizza le esperienze di autogoverno dei cittadini, mediante la partecipazione diretta, che rimane la forma principale di paidèia democratica. La ridislocazione delle istituzioni politiche e amministrative in uno spazio più vicino ai cittadini (in modo da far riguadagnare senso e rilevanza alla politica e alle istituzioni rispetto alla vita quotidiana dei cittadini stessi) e il potenziamento della democrazia partecipativa e locale (anche mediante dibattiti pubblici su scala locale o regionale, per sottoporre ai cittadini progetti controversi) possono incentivare la discussione, a livello locale, di problemi di interesse nazionale e persino globale.

Certo, la via della complessificazione della politica è di primo acchito più scoraggiante di quella della semplificazione.

Ma, se è vero che i problemi fondamentali delle nostre società, della nostra storia e della nuova condizione umana sono irriducibilmente complessi, e per l’umanità sono problemi di vita e di morte, allora è inevitabile raccogliere la sfida di un pensiero complesso, che nel futuro dovrà legare riforma della politica, riforma della democrazia, riforma dell’educazione e riforma del pensiero.

Il decennio che ha cambiato l’Italia: Deaglio sui Favolosi Anni Sessanta.

La seconda di copertina del libro di Enrico Deaglio, “C’era una volta in Italia. Gli Anni Sessanta” riporta questa frase che, al di là degli accenti di parte propri della formazione politica dell’autore, è una vera e propria promessa di un’esperienza coinvolgente.

È un’opera che raccoglie un decennio di trasformazioni radicali, sia in Italia che nel mondo. Attraverso uno stile narrativo scorrevole, anche se dai contenuti spesso caratterizzati ideologicamente, Deaglio percorre i cambiamenti sociali, culturali e politici che caratterizzarono quel decennio: i personaggi della politica e dell’economia nazionale ed internazionale, l’ascesa dei movimenti di protesta, la rivoluzione sessuale, il boom economico italiano, le contraddizioni di una società in rapida evoluzione, la Chiesa del Concilio, ma anche la musica, la cinematografia, il costume, la cronaca nera, lo sport. Un concentrato di novità, di discontinuità con la società del dopoguerra, di tentativi di uscire dai due “blocchi contrapposti” di Yalta e una generazione che immaginò un cambiamento contraddistinto eccessivamente dall’utopia. Un diario di episodi e personaggi noti, ma anche di quotidianità e di storie di gente comune all’interno di una società in trasformazione, dei contrasti tra nord e sud del nostro Paese e delle inquietudini che scossero trasversalmente la comunità internazionale.  Inoltre, l’autore si dimostra attento nel contestualizzare il ruolo dell’Italia all’interno di uno scenario più ampio, sottolineando l’influenza del panorama internazionale – dalla Guerra Fredda ai movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti – sulla nostra comunità nazionale. Il suo approccio critico permette anche di riflettere sulle contraddizioni di quel periodo: il contrasto tra modernità e tradizione, l’emancipazione e le resistenze culturali.

Nel descrivere sul piano politico gli scenari tumultuosi di quegli anni, si riscontrano però dei limiti oggettivi di analisi da parte dell’autore, troppo condizionati dalla provenienza dai movimenti di estrema sinistra e spesso orientati al pregiudizio nei confronti dei governi democristiani e centristi, rendendo merito soltanto parzialmente ad alcune figure del cattolicesimo politico (Aldo Moro, Enrico Mattei, La Pira, Fiorentino Sullo, l’allora Sindaco di Napoli Vincenzo Palmieri). La stabilità assicurata alle Istituzioni e al funzionamento democratico dello Stato in quegli anni di grandi sommovimenti e di reazioni eversive, dalla saggezza e dalla determinazione del gruppo dirigente democristiano e degli altri partiti di governo del centrosinistra (PSI, PRI, PSDI e PLI), esperienza nata proprio nei primi anni Sessanta, non ha riscontro nella descrizione di un decennio affascinante e nello stesso tempo critico sul piano della vita democratica. Gruppi dirigenti, comunque, con un forte senso delle Istituzioni, garanti delle libertà fondamentali e in grado di mantenere equilibri fondamentali per le società democratiche e la necessaria autonomia in politica estera, pur nella lealtà alle alleanze internazionali.

Anche il commento sulla Chiesa cattolica risulta subordinato alle “appartenenze” o alle “categorie ecclesiali”: dal sottolineare l’indubbio merito di alcune figure uniche e carismatiche della Chiesa italiana (Don Milani, Don Albanesi, Padre Turoldo, etc…) o dall’esaltare alcune esperienze estreme come quelle di Don Mazzi, Dom Franzoni o Don Gallo, si tende poi ad un commento molto parziale sul pontificato di Paolo VI, che invece ebbe la capacità di assicurare il progressivo affermarsi del rinnovamento liturgico e dottrinale, evitando eccessi e dolorose spaccature nella comunità ecclesiale.

Se il fattore politico è il “fil rouge” del libro, l’episodio che lo apre risale al 2 gennaio 1960, la morte di Fausto Coppi, indimenticabile e indimenticato protagonista del ciclismo italiano, personaggio che riuscì, anche nel suo duello sportivo con Gino Bartali, ad inviare uno dei segnali positivi di orgoglio nazionale (non nazionalista) di un Paese in uscita dall’isolamento postbellico.

Da quel tragico evento, il testo poi ripercorre i fatti salienti del decennio sia in Italia che nel contesto internazionale: Adriano Olivetti e un diverso modo di concepire il capitalismo, la sfida per la conquista dello spazio, l’ “italiana” molecola della plastica, la crisi cubana e il rischio di una nuova guerra mondiale, il Concilio Vaticano Secondo e Papa Giovanni XXIII, Enrico Mattei e la sua misteriosa scomparsa, la visita di John Kennedy in Europa e il suo assassinio, i Beatles, la sconfitta dell’Italia ai mondiali di calcio con la Corea del Nord, l’alluvione di Firenze e gli “angeli del fango”, il mito di Che Guevara, la Popolorum Progressio e l’Humanae Vitae di Paolo VI, la guerra in Vietnam, il movimento studentesco internazionale e il ’68 nel mondo, l’invasione della Cecoslovacchia, l’autunno caldo e l’unità sindacale, la bomba di Piazza Fontana.  Da condividere infine il ruolo attribuito dall’autore a quest’ultimo episodio nella caratterizzazione degli accadimenti nei venti anni successivi, sino alla caduta del Muro di Berlino del 1989; fu effettivamente un messaggio drammaticamente introduttivo di una strategia pericolosa, che tentò di cambiare le sorti del Paese, ma la democrazia seppe opporsi senza mai restringere le libertà costituzionali.

Insomma, un lungo viaggio descrittivo di un periodo forse irripetibile, che conserva un fascino ancora molto significativo e che offre spunti di dibattito anche alle nuove generazioni per l’analisi della storia contemporanea.

Dibattito | La Margherita e i cattolici del Pd: nasce Comunità Democratica.

Quando tornano i cosiddetti ‘cattolici adulti’ di prodiana memoria c’è sempre all’orizzonte un chiaro disegno politico e, soprattutto, di potere. È nel dna dei ‘cattolici adulti’ far coincidere ogni iniziativa politica con un disegno di potere. Raffinato ma spietato, com’è nella tradizione di questa corrente culturale e politica che esiste dai tempi della Dc e che via via non ha disperso i suoi tratti essenziali della sua esperienza concreta nella cittadella politica italiana. E cioè, sentirsi i depositari esclusivi e più titolati della presenza dei cattolici in politica, dispiegare con forza e metodo la sua cristallina cultura di potere e, in ultimo, con un comportamento che fa del settarismo e della faziosità la sua cifra decisiva.

Ora, al di là di questa tradizione e di questa cultura che esistevano già nella Dc, seppur anche con altri protagonisti, periodicamente riemerge come un fiume carsico. E nel tempo presente, sempre e rigorosamente nel campo della sinistra, questo filone culturale si riaffaccia con prepotenza

all’attenzione degli osservatori e degli opinionisti. Ufficialmente, e come da copione, per difendere valori, idee, progetti e principi. Ufficiosamente, e come sempre, per salvaguardare e recuperare un potere che in questi ultimi anni si è andato progressivamente smarrendo e disperso. Questa volta, però, ci sono due elementi che sono alquanto confusi e che prima o poi vanno chiariti.

La prima considerazione parte dalla volontà di rilanciare, del tutto legittimamente, una corrente all’interno del Pd minacciando velatamente che se ciò non avviene si può anche rafforzarla all’esterno del Pd. Ora, però, che il potere sia la stella polare che caratterizza da sempre questa componente è un dato di fatto e a tutti noto. Ma a questi amici sfugge un particolare che non è di secondaria importanza. E cioè, il Centro in Italia non si identifica solo con Prodi, con i ‘cattolici adulti’ e con questa corrente che storicamente, comunque sia, ha sempre giocato un ruolo decisivo ed essenziale nei gangli del potere politico, economico e, soprattutto, di sottogoverno nel nostro paese. Il Centro, come tutti sanno, è anche molto altro. Come dimostrano anche, e soprattutto, i consensi elettorali. E quindi, e di conseguenza, i ‘cattolici adulti’ di Prodi dovranno sciogliere un nodo. E cioè, se rafforzare il Pd – come, ovviamente, capiterà – o se, al contrario, far saltare il progetto del Pd e ritornare ad una stagione precedente. Scenario che, come ovvio, è del tutto virtuale ed astratto. Vedremo.

In secondo luogo, e al di là di continuare a blaterare di Margherita e di Ppi – che, come tutti sanno, sono archiviati e consegnati alla storia – persiste un dato curioso e singolare. E cioè, ma Delrio e Prodi sarebbero i soggetti più titolati e più rappresentativi a farsi carico della storia lunga, tormentata ma avvincente dei Popolari? È appena sufficiente rileggere la storia concreta di quella esperienza politica ed organizzativa per arrivare alla conclusione che il tentativo di impadronirsi di una storia secolare rischia sempre di lasciare per strada molte macerie.

Ecco perchè, anche le migliori operazioni di potere devono sempre coincidere con il rispetto rigoroso dell’onestà intellettuale e, soprattutto e nel caso specifico, del pluralismo che caratterizza un’area culturale e politica come quella del popolarismo di ispirazione cristiana.

Non esistono, cioè, ‘cattolici di serie A’ o ‘cattolici doc’ che hanno più titoli di altri per rappresentare un filone di pensiero. Esistono, al contrario, cattolici che, del tutto legittimamente, perseguono un disegno di potere attraverso la momentanea riscoperta di una cultura politica. Ma il tutto deve avvenire senza arroganza, senza esclusivismi e, soprattutto, senza alcuna spocchia intellettuale nei confronti di altri cattolici che declinano altri progetti politici e pur sempre cristianamente ispirati.

La nostalgia del Te Deum e la realtà di un mondo che cambia

Ci sono tradizioni destinate ad essere scalzate, fatalmente soppiantate da novità che a loro volta tentano nel tempo di accreditarsi come tradizioni. Ci sono riti che sembrano non perdere ancora la battuta, forti di una delega che però la maggioranza demanda ormai a uomini sparuti, incalliti di grigiore, che assumono orgogliosamente la responsabilità di celebrarli. 

Tradizioni e riti hanno il fiato corto; per sopravvivere hanno indossato il vestito di abitudini, con meno forza dei vizi, e dureranno finché la moda non cambierà per altre forme. 

La fine dell’anno è un’occasione di rendiconto, un confronto tra voci attive e passive dove si è più inclini a mettere a fuoco ciò che si è incassato rispetto a quanto si deve invece restituire. Ci sono anni in cui l’operazione viene facile e non comporta una particolare attenzione. E’ sufficiente ricalcare quanto fatto durante il calendario precedente, non ci sarà nessun maestro che ti rimprovererà per aver copiato. 

Se gli accadimenti sono sempre gli stessi non sarà possibile, pur volendo, inventarsi particolari variazioni sul tema. Guerra, violenza e morte sono per adesso nobilitate a rango di tradizioni, ferme, almeno loro, a non degradarsi ad abitudini passeggere.

Non sono più sul banco delle notizie che vanno e che vengono, si sono radicate nei giorni, prendendo linfa dalla contemporaneità, sposandone i geni. Sono state capaci di un miracolo arduo persino per il Padreterno, inventando per loro un tempo fermo o che scorre privo di effetti.

L’epidemia è diventato un ricordo lontano che è sceso ormai dal treno della storia. Sembrava avesse indelebilmente marchiato la memoria degli uomini tenendoli in perenne allarme per un suo ritorno alla ribalta. Invece, se ne sono perse le tracce. 

Quanto ad altro, alla povertà del mondo si dà quel tanto di attenzione che serve alla coscienza di quelli che se la passano meglio, confermando che loro sono invece sulla strada giusta. Insomma nulla di nuovo sotto al sole. 

La vita continua. A fine anno, i pochi, che hanno per il sentimento della nostalgia ancora un po’ di suggestione, riparano nelle chiese per intonare il Te Deum. 

Pregano anche per quelli che, fuori di lì, se ne fregano, perché sono stati abili a prendere le misure alla realtà così come è nuovamente. Se non puoi cambiare le cose devi essere rapido ad adattarti. 

In quella gente rapida al cambiamento, l’istinto porta a chiamarsi fuori da una assemblea che recita parole difficili da caricarsi addosso. Il Te Deum è una preghiera con meandri paludosi che pungono la lingua appena si prova a pronunciarne parole.  

“Accoglici Signore nella tua gloria nell’assemblea dei Santi” suona di una trepidante attesa al trapasso, per andare nella patria di quegli eroi di virtù di cui si invoca la compagnia. Essere Santi in vita è una ipotesi del resto da scartare.  Troppo duro da masticare l’auspicio, quasi l’urgenza, di un Aldilà che fa fatica al respiro degli uomini del presente. 

“ Ogni giorno ti benediciamo, lodiamo il tuo nome per sempre” è l’invocazione che ti mette in crisi, costringendoti alla menzogna. Segna una costanza che oggi può rivendicare solo il male. Qualche volta un affidamento a Dio può anche scappare, ma quella cadenza quotidiana è un impegno insostenibile anche per chi armato delle migliori intenzioni.

Infine, la strofa più scabrosa: “Degnati oggi, Signore, di custodirci senza peccato”. Sarebbe a dire di chiedere al Creatore il miracolo di un amore per una vita organizzata osservando una perenne dieta, mai un pizzico di sale a dar gusto alle cose. Si fosse onesti e senza ipocrisie, si potrebbe al massimo domandare di essere nelle grazie del Paradiso malgrado i peccati commessi ed a cui non si è fatta davvero rinuncia.

Il Te Deum ti porta necessariamente a steccare, nel mentre lo intoni il pensiero ti corre all’inverso. 

C’è poi chi pensa che dovrebbe essere Dio a felicitarsi con gli uomini per ricordarsi ancora di Lui, sebbene di allegria sulla terra se ne scorge talvolta soltanto un’ombra. 

Altri, invece, lo ringraziano perché il mondo così come, se non perfetto, è comunque sopportabile e non manca in ogni caso di regalare momenti di gusto. Nessun cambiamento sarebbe gradito. Va bene così. Inutile immaginare salti in avanti.

Si prega in un modo forse sperando talvolta di essere esauditi per l’opposto. “Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno”.  Restare nel disordine è una prospettiva che ha una sua appetibilità, difficile ripudiare un caos con cui si è ormai fatta confidenza. In agguato c’è sempre una dimensione piatta da cui guardarsi, priva di gustose impennate e di piccanti contraddizioni. 

“Ogni anno punto è a capo” è una commedia di Eduardo dove un avventore va dal barbiere che è però momentaneamente assente. Nel negozio incontra la sorella del titolare che racconta la versatilità del fratello come compositore di canzoni, particolarmente ispirato dalla festa di Piedigrotta. 

A seguire, anche il garzone, la manicure e un poeta, oltre allo stesso barbiere si distraggono dal cliente, tutti invece concentrati a parlare delle proprie passioni. Alla fine, il cliente, curiosamente trascurato, va su tutte le furie, venendo però subito tacitato dai personaggi in scena.

Almeno una volta, il Padreterno desidera sperimentare se sia oggetto di una qualche attenzione, se il mondo è ogni tanto disposto, pur remunerato, a prestare una qualche cura al prossimo. Lui, Dio, in prima fila, fa solo da esca, da specchietto per allodole con ali scheggiate e balbuzienti. 

Secondo tradizione, nell’ultimo atto, riceve solo il richiamo a tacitarsi, rimproverato a causa del  torto di non essere in sintonia con le passioni vere degli uomini. Urlerà, stonando e non verrà compreso da nessuno. Non c’è bisogno di prepararsi per il tempo che verrà. Ogni anno punto e a capo e tutto come sempre.

Contro i consigli della Ditta Bettini-Bersani

Gentile Direttore,

ormai noi elettori centristi ci siamo quasi abituati, ai membri della Ditta piace decidere cosa dovremmo votare e come ci dovremmo organizzare. 

Il primo a compiere per noi questa scelta fu Goffredo Bettini. Intervistato su vari giornali decise che nel futuro centro sinistra c’era spazio solo per una forza centrista di liberaldemocratici ma non di cattolici. Il secondo a confermare la svolta bettiniana è stato invece Pierluigi Bersani.  

È abbastanza spiacevole quando personalità esterne ad aree politiche si mettono a dire come queste si dovrebbero organizzare. Va anche riconosciuto che finora Elly Schlein, saggiamente, non ha intrapreso questa strada. Per evitare allora che le imposizioni della Ditta diventino realtà, vale la pena spendere alcune parole per criticarle. 

Bettini non è nuovo a proposte politiche molto discutibili per noi centristi. Fu lui a tirare fuori dal cappello la candidatura a sindaco di Ignazio Marino. Sempre lui, contribuì a consacrare come fortissimo punto di riferimento dei progressisti Giuseppe Conte, che fino a pochi secondi prima camminava a braccetto con Salvini. 

All’ex segretario del Pd invece bisogna riconoscere il coraggio politico e la bontà delle scelte compiute da ministro nei vari esecutivi, in primis le famose lenzuolate di liberalizzazioni che rimangono un esempio di riformismo, tra i pochi in Italia.

Tuttavia, Bersani non esitò a lasciare i democratici, quando si sentì a disagio durante gli anni renziani. Ora, mi chiedo, se gli ex comunisti erano legittimati ad uscire dal partito quando non erano rappresentate le loro idee, perché oggi gli elettori cattolici delusi dai democratici non potrebbero voler guardare e cercare una casa fuori dal Pd?

Inoltre, vorrei ricordare ai membri della Ditta che, sin dalle scorse elezioni, il Pd era già alleato con un partito che rappresenta a pieno titolo gli elettori liberaldemocratici laici e non provenienti dall’area cattolica: ci riferiamo ovviamente a +Europa. 

Nonostante questa presenza di incredibile spessore e di valore (dovuta in primis alla bravura e alla tempra di Emma Bonino), non tutti gli elettori centristi si riconoscono nell’attuale offerta politica del centro sinistra, anche se si oppongono alle politiche meloniane. Se, per essere competitivo contro il centro destra, il centro sinistra vuole allargare veramente la sua base elettorale, i consigli che provengono dalla Ditta è meglio che non vengano ascoltati.  Altrimenti, il vero rischio è che gli elettori centristi, non riconoscendosi negli attuali partiti del campo largo, o non andranno a votare o voteranno per il centro destra, dove tra Forza Italia e Noi moderati l’offerta non scarseggia.

Affinché il centro sinistra possa essere attrattivo per questi elettori serve agire sull’offerta sia partitica sia programmatica. Sull’offerta partitica, perché serve un nuovo contenitore capace di attrarre gli elettori che si riconoscono in un centrismo riformista di governo. 

Un contenitore ispirato agli esecutivi degasperiani del dopoguerra, con personalità di differenti estrazioni: democristiana, liberaldemocratica, repubblicana e socialdemocratica.

Ma ciò non basta, il programma elettorale della futura coalizione dovrebbe accogliere anche le nostre istanze e le nostre idee, altrimenti l’operazione solamente partitica sarebbe un mero specchietto per le allodole. Allora, piuttosto che non veder riconosciute le proprie idee, sarebbe meglio correre in autonomia.

Jimmy Carter, il presidente buono e sfortunato.

Jimmy Carter, 39º presidente degli Stati Uniti, è ricordato come un leader morale, un uomo animato da una visione idealista del ruolo dell’America nel mondo. Nato nel 1924 a Plains, in Georgia, Carter crebbe in una famiglia di agricoltori e, dopo una carriera nella Marina, tornò alle sue radici per dedicarsi alla politica. Governatore progressista della Georgia, divenne presidente nel 1977, portando alla Casa Bianca una promessa di rinnovamento morale dopo gli scandali dell’era Nixon.

Carter incarnava una visione wilsoniana della missione americana, fondata sulla promozione dei diritti umani e della democrazia nel mondo. Questo approccio segnò la sua politica estera, ma gli attirò anche critiche per eccessivo idealismo. I suoi successi, come gli Accordi di Camp David tra Egitto e Israele, dimostrarono la sua abilità come mediatore. Tuttavia, il suo mandato fu segnato da eventi che ne oscurarono l’eredità politica.

Il caso dell’Iran, con la rivoluzione khomeinista e la crisi degli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran, fu il colpo più duro. Carter si trovò intrappolato tra una posizione di fermezza e la necessità di negoziare, ma ogni mossa sembrava destinata al fallimento. La rottura con il suo segretario di Stato, Cyrus Vance, simbolo del pragmatismo diplomatico, evidenziò le tensioni interne alla sua amministrazione.

A livello domestico, Carter fu penalizzato dall’economia stagnante e dall’inflazione crescente. La sua onestà e la sua integrità personale non bastarono a contrastare l’immagine di un presidente indeciso, lontano dalla realtà quotidiana degli americani. Nel 1980, fu travolto dalla carismatica candidatura di Ronald Reagan, che rappresentava una visione opposta: pragmatismo e ottimismo senza compromessi.

Dopo la presidenza, Carter risorse come un esempio di dedizione al bene comune. Con il Carter Center, si dedicò alla mediazione internazionale, alla lotta alle malattie e alla promozione delle elezioni libere, guadagnandosi il Premio Nobel per la Pace nel 2002.

Ferragni e il caso pandoro: un assegno da 200.000 euro per la pace.

Alla fine della fiera, per come si comprende, Chiara Ferragni si è accordata con i Codacons e con l’Associazione Utenti Servizi Televisivi che ritireranno la querela per truffa per la nota vicenda legata al pandoro Balocco. In cambio l’influencer, oltre a risarcire i consumatori che avrebbero mosso azione legale, farà una donazione di 200.000 euro destinati d iniziative a tutela a tutela delle donne vittime di violenza. 

Oltre al gesto munifico verso il sesso debole, 300 consumatori verranno quindi risarciti con 150 euro a testa, il costo di una lauta cena consumata ad un ristorante di livello. L’intesa raggiunta potrebbe commuovere il cuore della Procura di Milano che potrebbe ora rivedere con luce diversa i fatti che sono stati al tempo contestati. 

La faccenda puzza di operazione di comunicazione per rilanciare un marchio che ha perso colpi. Non si saprà mai se poi ci sarà un ravvedimento sincero ed un autentico desiderio di riabilitarsi a se stessi. La Ferragni fa il suo mestiere e non può pretendersi diversamente.

Meno comprensibile un accordo che per una manciata di euro soddisfa Consumatori di poche pretese e di scarsissimi appetiti. Almeno per buona immagine, meglio sarebbe stato non rivendicare nulla, se non il sostegno sostanzioso alla lotta contro la violenza alle donne.

I Consumatori, per qualche verso, danno idea di essersi mossi troppo modestamente “non per soldi ma per denaro”, troppo poco per speculatori di mestiere. 

Eppure, ci sono vicende che per principio dovrebbero essere comunque impermeabili al profumo dei soldi che non dovrebbero mai avere il potere di consolare l’irritazione per l’accaduto.  

Forse si sono consumati dal dolore per la truffa contestata. Stremati, hanno ceduto all’intesa o meglio sarebbe dire hanno preso tutto il possibile dalla situazione data e si sono consunti il cervello per la migliore strategia da seguire.

Secondo il vocabolario la querela indica un lamento. “A te che i preghi ascolti e le querele Non come suole il mondo” scriveva Manzoni in un verso a Maria Santissima. 

La stessa invocazione è corsa, sulla terra e non al piano celeste, nella mente e nel cuore dei protagonisti della vicenda. Ciascuno si sente ferito ed ha ferito il prossimo, confondendosi in un miscuglio che non piace di azioni e reazioni che non rende distinguibili le une dalle altre. C’è nell’aria un alone di ipocrisia che rende le acque senza un chiaro senso di marcia. C’è una morale che si aggiusta secondo convenienza. 

È un po’ come in passato. Nel “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli furono girate scene di nudo con minorenni a cui fu proibita, in ragione dell’età, la visione del film che avevano interpretato.

Ora che la pace è fatta, è tempo di festeggiare e di prendersi una vacanza, magari tutti insieme, vincitori e vinti, lì dove la neve abbonda in quantità. È ora saggiamente di abbandonare l’insidioso Pandoro per una sciata a Plan de Corones, la montagna a forma di Panettone nella zona del Sud Tirolo.

È solo questione di dolci.