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Meloni in Arabia "chiude" con il fascismo: complice abominio Shoah

Al-Ula, 27 gen. (askanews) – “L’abominio” della Shoah fu “una tragedia che non ha paragoni nella storia”, un piano condotto dal regime hitleriano “che in Italia trovò anche la complicità di quello fascista, attraverso l’infamia delle leggi razziali e il coinvolgimento nei rastrellamenti e nelle deportazioni”. Giorgia Meloni è appena ripartita da Al-Ula, in Arabia Saudita, diretta in Bahrein quando Palazzo Chigi invia la nota in cui la premier commemora la Shoah, poi rilanciata sui social. E le parole della premier nella condanna del fascismo, “complice” di quella tragedia, sembrano particolarmente nette, anche rispetto al recente passato.

“L’antisemitismo – sottolinea – non è stato sconfitto con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz” e combatterlo “in tutte le forme in cui si manifesta, antiche e moderne, è una priorità di questo governo”, anche attraverso l’elaborazione della nuova Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo che fissa, assicura, “obiettivi e azioni concrete per contrastare un fenomeno abietto che non ha diritto di cittadinanza nelle nostre società”.

Questa mattina, prima di ripartire da Al-Ula, Meloni aveva incontrato i giornalisti nel resort in cui alloggiava nel cuore di un’area desertica. La premier rispondendo ai cronisti ha respinto le accuse delle opposizioni, che l’hanno definita “incoerente” perché in passato aveva duramente attaccato per le violazioni dei diritti il regime saudita, compreso il principe bin Salman, che ieri ha incontrato in una giornata che ha portato a siglare accordi per dieci miliardi di dollari. “L’opposizione – replica – mi rinfaccia a qualsiasi cosa, ma non c’è contraddizione tra quello che io dicevo ieri e quello che faccio oggi. Italia e Arabia Saudita sono due nazioni che hanno interesse a stringere accordi strategici” mentre “completamente altro tema, che io ho posto in passato, è la questione di chi dovesse favorire attività di proselitismo in Europa. Su questo io non ho cambiato idea, ma non mi pare che ci sia nulla di tutto questo nel lavoro che abbiamo fatto in questi giorni”.

Per Meloni l’Arabia Saudita è “un attore di primo piano” nel Golfo, che ha una “centralità strategica” nell’ottica del Mediterraneo allargato. Dunque la visita a Gedda e Al-Ula, è stata “molto importante” per portare “risultati concreti per l’Italia”. In quest’ottica è stato deciso di innalzare i rapporti a partnership strategica, con una cooperazione rafforzata “in materia energetica, in materia di difesa, sull’impulso agli investimenti reciproci fino ai temi legati all’archeologia”. Possibile anche l’ingresso dell’Arabia nel programma GCAP in cui Italia, Regno Unito e Giappone collaborano per la realizzazione di un caccia di ultima generazione. “Noi – ha spiegato Meloni – siamo favorevoli all’ingresso dei sauditi, chiaramente è un lavoro diciamo abbastanza non immediato”. Nell’ottica della stessa strategia rientra la visita ‘lampo’ di oggi in Bahrein, presidente di turno della Lega Araba, “un paese molto impegnato particolarmente sulla materia del dialogo interreligioso”.

L’Arabia saudita, per la premier, è un “attore chiave” non solo per la collaborazione economica, ma anche per la stabilizzazione di tutta l’ara del Medio Oriente. Per il consolidamento della tregua su Gaza e la ripresa del processo verso i ‘due popoli e i due Stati’, ha sottolineato “il tema di una normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele sia la questione chiave”; in Libano Riyad “ha avuto un ruolo chiave nel lavoro che si sta facendo per rafforzare le istituzioni libanesi, particolarmente con l’elezione del nuovo presidente Aoun” e anche in Siria “è un paese impegnato alla stabilizzazione”.

A proposito di Medio Oriente, i giornalisti hanno chiesto a Meloni un commento sull’idea di Donald Trump di trasferire i palestinesi di Gaza in Giordania ed Egitto, per favorire la ricostruzione. Sul tema, che ha creato accese polemiche, la premier svicola, limitandosi a rilevare che il presidente Usa “dice una cosa molto giusta quando dice che la ricostruzione di Gaza è una delle sfide principali che abbiamo di fronte e che per riuscire serve un grande coinvolgimento della comunità internazionale”. Poi c’è un problema di profughi, in particolare in Giordania e Libano: “Sono materie molto complesse ma il fatto che se ne discuta seppure a livello interlocutorio con gli attori della regione secondo me vuol dire che si vuole lavorare seriamente al tema della ricostruzione”.

Parlando di Trump, Meloni si è soffermata anche sulla questione dei dazi che il tycoon ha minacciato nei confronti dell’Europa. Meloni dice di “comprendere” il punto di vista Usa che pongono “la stessa questione che ad esempio noi poniamo nei confronti della Cina”. Del resto “la questione del surplus commerciale non nasce con la presidenza Trump, è una questione che le amministrazioni americane hanno posto spesso. Nel 2023 tra Europa e Stati Uniti nel commercio di beni c’era un surplus a favore dell’Europa di oltre 150 miliardi. È un dato importante, dopodiché se si andasse a guardare al dato più complessivo e si coinvolgesse ad esempio il tema del commercio dei servizi allora lì ci sarebbe un surplus commerciale a favore degli Stati Uniti di circa 100 miliardi”. Quel che è certo, per lei, è che “uno scontro non conviene a nessuno: il dialogo e una soluzione equilibrata e bilanciata sono il modo per affrontare” il tema.

Afe

Arrestato in Belgio Radja Nainggolan, l’accusa è traffico di drogaa

Roma, 27 gen. (askanews) – L’ex centrocampista di Cagliari, Roma e Inter, Radja Nainggolan, 36 anni, è stato arrestato questa mattina in Belgio con l’accusa di traffico internazionale di droga, di cocaina. Nainggolan, informa la Procura di Bruxelles attraverso il procuratore Julien Moinil, figura tra gli arrestati in relazione ad una inchiesta che riguarda il traffico di sostanze stupefacenti dal Sudamerica al porto di Anversa. “L’interrogatorio è attualmente in corso e in conformità con il principio della presunzione di innocenza, in questa fase non verranno rilasciati ulteriori commenti”, le parole dell’avvocato del giocatore, Omar Souidi. Nel quadro dell’indagine questa mattina sono sono state effettuate una trentina di perquisizioni tra Anversa e Bruxelles.

Il suo nuovo club, il Lokeren-Temse nella seconda divisione belga (con il quale Radja ha debuttato venerdì segnando un gol direttamente al calcio d’angolo), non ha ancora commentato la notizia. Naninggolan stamane era atteso agli allenamenti, ma non è arrivato e la sua assenza ha sollevato interrogativi nello staff della squadra, fino alla notizia. Nell’ottobre 2022 Nainggolan era finito in manette, arrestato dalla polizia di Anversa, perché guidava senza essere in possesso di una patente valida. Il documento gli era stato ritirato nel 2021, dopo esser stato fermato in stato di ebbrezza mentre circolava ben oltre i limiti di velocità.

Xi Jinping: con gli Usa possiamo essere partner e amici

Roma, 27 gen. (askanews) – Cina e Stati uniti “condividono vasti interessi comuni e ampi spazi di cooperazione”, per cui “possono diventare partner e amici”. Lo ha scritto il presidente cinese Xi Jinping in un messaggio di auguri per il Capodanno lunare agli amici nello Stato dell’Iowa.

“Quarant’anni fa ho visitato il bellissimo stato dell’Iowa e ho ricevuto una calorosa accoglienza da parte vostra, un ricordo che conservo ancora vivo nella memoria”, ha ricordato il presidente cinese. “Cina e Stati Uniti condividono vasti interessi comuni e ampi spazi di cooperazione: possono diventare partner e amici, sostenendosi a vicenda, prosperando insieme e portando benefici ai due Paesi e al mondo intero”, ha continuato Xi.

“Spero che i popoli dei due Paesi – ha scritto ancora il leader di Pechino – possano intensificare gli scambi e le interazioni, continuando a scrivere nuove storie di amicizia tra le due nazioni, contribuendo così allo sviluppo delle relazioni bilaterali”.

Euro sale sopra 1,05 dollari per la prima volta da inzio 2025

Roma, 27 gen. (askanews) – L’euro si riporta sopra quota 1,05 sul dollaro per la prima volta dall’inizio dell’anno. Il biglietto verde ha iniziato la settimana su una dinamica di moderazione, dopo che nei giorni scorsi il presidente Usa Donald Trump è sembra utilizzare toni più cauti, rispetto a quanto precedentemente previsto, in merito alle dispute commerciali, in particolare verso la Cina.

Nel frattempo, oggi l’indagine dell’Ifo sul clima di fiducia delle imprese in Germania ha evidenziato un rafforzamento superiore alle attese. A metà giornata l’euro si scambia 1,0513 dollari, sui massimi da metà dicembre.

L’IA cinese di DeepSeek spaventa i big tech, crollo in Borsa

Milano, 27 gen. (askanews) – Il successo della startup cinese di intelligenza artificiale DeepSeek minaccia la leadership globale dei colossi statunitensi nel campo dell’IA e manda a tappeto i titoli tech in Borsa.

I futures sul Nasdaq segnano un -5%, con il titolo Nvidia che nel premercato crolla del 10%. In Europa Asml lascia sul terreno l’11%, Asm International il 14%, Infineon il 4%, StM il 2,5%. A Milano a picco anche Prysmian (-9%) che la scorsa settimana era salita proprio sulle parole del presidente Trump che aveva annunciato Stargate, joint venture di Softbank, Oracle e OpenAI per investire in data center negli Stati Uniti per l’IA. Tonfo anche per il Bitcoin, dopo i recenti record: la criptovaluta scende sotto quota 100 dollari, attestandosi a 98 dollari (-6%).

DeepSeek – che ha lanciato un modello gratuito e open source, affermando di averlo sviluppato in soli due mesi a un costo inferiore ai 6 milioni di dollari – ha presentato il suo ultimo modello R1, che si dice dimostri prestazioni paragonabili a quelle dei principali modelli Usa, come ChatGPT di OpenAI, a un costo significativamente ridotto, sollevando così dubbi sulla necessità di ingenti investimenti occidentali in hardware.

Startup, in Italia tornano a crescere investimenti VC: 1,5mld nel 2024

Milano, 27 gen. (askanews) – Tornano a crescere gli investimenti di venture capital in Italia: nel 2024 si è registrato un balzo del 28%, che riporta a 1,5 miliardi di euro il totale raccolto da startup e imprese innovative. Erano 1,17 miliardi nel 2023 (-37% sul 2022 che fu da record con 1,8 miliardi raccolti). L’anno scorso sono stati 417 round d’investimento, anche questi in crescita del 31% rispetto al 2023: il 2024 è il miglior anno per numero di round, secondo anno per investimenti raccolti. Lo scenario è delineato dall’Osservatorio trimestrale sul Venture Capital in Italia, realizzato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance, che ha pubblicato i dati conclusivi sull’anno scorso.

Nel 2024 l’Italia ha visto il lancio di 15 nuovi fondi per un totale di 1,4 miliardi raccolti, mentre sono stati 297 gli investitori attivi nel mercato italiano, di cui il 42% proveniente dall’estero, confermando l’attrattività internazionale del Paese. Come nel 2023, CDP Venture Capital, Azimut e Vento Ventures sono i tre investitori più attivi nell’ecosistema del VC italiano.

Sul fronte delle exit, il 2024 è stato un anno complesso, con un numero ridotto di operazioni (34, contro le 43 del 2023) e un calo del valore complessivo rispetto all’anno precedente. Le exit sono riconducibili prevalentemente a operazioni di M&A, con una sola IPO registrata.

“Mentre in Europa nel 2024 si registrano risultati in linea con l’anno precedente, la resilienza e lo slancio dell’ecosistema VC italiano ne confermano il percorso verso una maggiore maturità. L’annuncio di nuovi fondi VC per un totale di 1,4 miliardi ha portato il livello di dry powder a cifre mai raggiunte prima. Guardando al 2025, ci aspettiamo un incremento sia nel numero di deal che nell’ammontare investito, escludendo i mega round, la cui frequenza e dimensione restano difficili da prevedere”, ha detto Fabio Mondini de Focatiis, Founding Partner di Growth Capital.

“E’ stato un anno di consolidamento per l’ecosistema italiano, che potrà ulteriormente crescere nel 2025, riducendo il gap rispetto agli altri Paesi europei. Le grandi sfide per il 2025 saranno quelle di coinvolgere maggiormente gli investitori istituzionali e di far crescere la quota di investitori internazionali nei round guidati da VC italiani”, ha aggiunto Francesco Cerruti, Direttore Generale di Italian Tech Alliance.

Shoah, Meloni: l’abominio del piano nazista trovò in Italia la complicità del regime fascista

Roma, 27 gen. (askanews) – “Ottant’anni fa l’orrore dello Shoah si è mostrato al mondo in tutta la sua terrificante forza. Il 27 gennaio 1945 i cancelli di Auschwitz sono stati abbattuti, e insieme ad essi è crollato anche quel muro che impediva di vedere chiaramente l’abominio del piano nazista di persecuzione e di sterminio del popolo ebraico”, ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione del Giorno della Memoria e dell’80° anniversario della liberazione di Auschwitz.

“Uomini, donne, bambini e anziani strappati dalle loro case, costretti a lasciare tutto, portati nei campi di sterminio e uccisi solo perché di religione ebraica. Un piano la cui premeditata ferocia fa della Shoah una tragedia che non ha paragoni nella storia. Un piano, quello condotto dal regime hitleriano, che in Italia – ha aggiunto Meloni – trovò anche la complicità di quello fascista, attraverso l’infamia delle leggi razziali e il coinvolgimento nei rastrellamenti e nelle deportazioni”.

“Un abisso a cui si contrappose il coraggio di tanti Giusti, che non esitarono a disobbedire e a rischiare la propria stessa vita per salvare quella di migliaia di innocenti. Oggi celebriamo il Giorno della Memoria della Shoah, ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di quei fatti, anche attraverso la testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti”, ha ricordato Meloni. “Testimoni viventi di una pagina orribile del nostro passato, ai quali rendiamo ancora una volta il nostro ringraziamento. Perché, se oggi conosciamo ciò che è accaduto, lo dobbiamo soprattutto a loro. ‘Sono vivo affinché possa testimoniare. C’era un disegno più grande per me, e andrò avanti a ricordare fin che vivrò’, ha detto Sami Modiano. È un insegnamento straordinario, che dobbiamo far nostro per coltivare la memoria e accrescerne, sempre di più, la consapevolezza nelle giovani generazioni”, ha proseguito. “L’antisemitismo non è stato sconfitto con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. È una piaga che è sopravvissuta alla Shoah, ha assunto declinazioni diverse e si propaga attraverso strumenti e canali nuovi. Combattere l’antisemitismo, in tutte le forme in cui si manifesta, antiche e moderne, è una priorità di questo Governo”, ha sottolineato la presidente del Consiglio.

“Impegno mai venuto meno e che intendiamo portare avanti con forza e determinazione, anche attraverso l’elaborazione della nuova Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo, un documento articolato e di scenario che fissa obiettivi e azioni concrete per contrastare un fenomeno abietto che non ha diritto di cittadinanza nelle nostre società”, ha concluso Meloni.

Shoah, Meloni: l’abominio del piano nazista trovò in Italia la complicità del regime fascista



Roma, 27 gen. (askanews) – “Ottant’anni fa l’orrore dello Shoah si è mostrato al mondo in tutta la sua terrificante forza. Il 27 gennaio 1945 i cancelli di Auschwitz sono stati abbattuti, e insieme ad essi è crollato anche quel muro che impediva di vedere chiaramente l’abominio del piano nazista di persecuzione e di sterminio del popolo ebraico”, ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione del Giorno della Memoria e dell’80° anniversario della liberazione di Auschwitz.

“Uomini, donne, bambini e anziani strappati dalle loro case, costretti a lasciare tutto, portati nei campi di sterminio e uccisi solo perché di religione ebraica. Un piano la cui premeditata ferocia fa della Shoah una tragedia che non ha paragoni nella storia. Un piano, quello condotto dal regime hitleriano, che in Italia – ha aggiunto Meloni – trovò anche la complicità di quello fascista, attraverso l’infamia delle leggi razziali e il coinvolgimento nei rastrellamenti e nelle deportazioni”.

“Un abisso a cui si contrappose il coraggio di tanti Giusti, che non esitarono a disobbedire e a rischiare la propria stessa vita per salvare quella di migliaia di innocenti. Oggi celebriamo il Giorno della Memoria della Shoah, ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di quei fatti, anche attraverso la testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti”, ha ricordato Meloni. “Testimoni viventi di una pagina orribile del nostro passato, ai quali rendiamo ancora una volta il nostro ringraziamento. Perché, se oggi conosciamo ciò che è accaduto, lo dobbiamo soprattutto a loro. ‘Sono vivo affinché possa testimoniare. C’era un disegno più grande per me, e andrò avanti a ricordare fin che vivrò’, ha detto Sami Modiano. È un insegnamento straordinario, che dobbiamo far nostro per coltivare la memoria e accrescerne, sempre di più, la consapevolezza nelle giovani generazioni”, ha proseguito. “L’antisemitismo non è stato sconfitto con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. È una piaga che è sopravvissuta alla Shoah, ha assunto declinazioni diverse e si propaga attraverso strumenti e canali nuovi. Combattere l’antisemitismo, in tutte le forme in cui si manifesta, antiche e moderne, è una priorità di questo Governo”, ha sottolineato la presidente del Consiglio.

“Impegno mai venuto meno e che intendiamo portare avanti con forza e determinazione, anche attraverso l’elaborazione della nuova Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo, un documento articolato e di scenario che fissa obiettivi e azioni concrete per contrastare un fenomeno abietto che non ha diritto di cittadinanza nelle nostre società”, ha concluso Meloni.

Usa, Trump ha sospeso le sanzioni alla Colombia dopo l’accordo sui migranti

Roma, 27 gen. (askanews) – La Casa Bianca ha annunciato che sospenderà le sanzioni annunciate contro la Colombia dopo che il governo di Bogotà ha accettato le condizioni del presidente Donald Trump per il rimpatrio dei migranti illegali.

“Il governo colombiano ha accettato tutte le condizioni del presidente Trump, tra cui l’accettazione senza restrizioni di tutti gli immigrati clandestini provenienti dalla Colombia e rimossi dagli Stati Uniti, anche a bordo di aerei militari statunitensi, senza limitazioni o ritardi”, ha affermato la Casa Bianca in un dichiarazione. “Sulla base di questo accordo, le tariffe e le sanzioni completamente redatte saranno sospese e non saranno firmate a meno che la Colombia non rispetti questo accordo”, ha aggiunto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un comunicato stampa.

Tuttavia, le sanzioni sui visti emesse dal Dipartimento di Stato saranno mantenute “finché non sarà arrivato con successo il primo volo di deportati colombiani”, ha aggiunto la stessa fonte. “Gli eventi di oggi inviano un chiaro messaggio al mondo: l’America è di nuovo rispettata”, ha aggiunto la portavoce della Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato ieri una serie di sanzioni contro la Colombia, in seguito alla decisione di Bogotà di respingere gli aerei militari che trasportavano immigrati deportati dagli Stati Uniti.

Germania, a gennaio migliora leggermente clima fiducia imprese

Roma, 27 gen. (askanews) – Leggero miglioramento per il clima di fiducia delle imprese in Germania: l’indice elaborato dalla società di ricerche Ifo è salito 85,1 punti a gennaio, superando le attese e a fronte di 84,7 punti di dicembre. Secondo quanto riporta un comunicato il progresso riflette prevalentemente il miglioramento delle valutazioni sulla situazione attuale. “Tuttavia – aggiunge l’Ifo – le aspettative hanno continuato a deteriorarsi e le imprese restano pessimiste”.

Peraltro, nel cruciale comparto manifatturiero il clima di fiducia ha continuato a peggiorare. Secondo l’indagine le aziende sono anche più scettiche rispetto ai prossimi mesi e il miglioramento delle valutazioni sulla situazione attuale non è stato sufficiente a risollevare l’indice di fiducia. La capacità di utilizzo degli impianti tedeschi resta al 76,5%, marginalmente al di sopra dei due terzi del totale a fronte di una media storica dell’83,4%.

E invece è migliorato in maniera sensibile il clima di fiducia delle imprese tedesche dei servizi, a riflesso del miglioramento delle valutazioni sulla situazione attuale.

Come evidenziato già la scorsa settimana dalle indagini sull’attività delle imprese (indici Pmi) i progressi potrebbero riflettere la vittoria alle presidenziali di Donald Trump, che fa sperare alle aziende un cambio di rotta rispetto alle politiche portate avanti dalla precedente amministrazione. D’altra parte il miglioramento potrebbe anche riflettere la crisi di governo nella stessa Germania e la prospettiva di un nuovo esecutivo, a seguito delle elezioni che si terranno a febbraio. (fonte immagine: Ifo).

Shoah, alla Bce commemorazione con Lagarde e sindaco Francoforte

Roma, 27 gen. (askanews) – In occasione dell’ottantesimo anniversario della liberazione del campo di concentrazione e sterminio di Auschwitz-Birkenau, la Banca centrale europea ospita una commemorazione che apre in occasione della giornata della memoria, presso il suo principale edificio a Francoforte .

Nel pomeriggio si svolgeranno interventi della presidente, Christine Lagarde, del sindaco di Francoforte, Mike Josef e del direttore del museo giudaico di Francoforte.

“Commemorare l’Olocausto è indispensabile per ricordarci la necessità di vigilanza e unità contro l’antisemitismo” ha detto Lagarde, secondo quanto riporta un comunicato.

“Ricordare i crimini perpetrati dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale è un dovere e un obbligo – ha detto per parte sua il sindaco della città -. E’ nostra responsabilità ricordare e visualizzare quella che fu la realtà delle comunità ebraiche in Germania e in Europa. Dobbiamo proteggere le vite degli ebrei oggi e in futuro”.

Nell’ambito delle commemorazioni la Bce ospita una mostra fotografica nel suo principale edificio intitolata “Sopravvissuti: i volti della vita dopo l’olocausto”, resterà aperta fino al 26 febbraio. (fonte immagine: European Central Bank 2025).

Shoah, i leader mondiali ad Auschwitz per 80 anni da liberazione

Roma, 27 gen. (askanews) – Re e regine, presidenti, primi ministri e dignitari di 54 paesi si riuniranno ad Auschwitz oggi per celebrare l’80esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio, mentre l’attenzione principale del mondo sarà rivolta ai pochi sopravvissuti rimasti. Circa 50 ex detenuti dovrebbero infatti presenziare alla cerimonia nel complesso nella Polonia meridionale dove la Germania nazista ha assassinato più di un milione di persone, la maggior parte delle quali ebrei, ma anche polacchi, rom e sinti, prigionieri di guerra sovietici e gay.

Tra i presenti re Carlo III d’Inghilterra, re Filippo VI di Spagna, re Federico e la regina Maria di Danimarca, re Guglielmo Alessandro e la regina Mßxima dei Paesi Bassi e il principe Filippo del Belgio. Così come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, i presidenti di Estonia, Finlandia, Bulgaria, Ungheria, Malta, Moldavia, Slovacchia e Slovenia. Parteciperanno inoltre anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il primo ministro olandese Dick Schoof, il premier svedese Ulf Kristersson e il capo del governo irlandese Micheßl Martin. Anche il primo ministro canadese Justin Trudeau ha confermato la sua presenza. Paesi sudamericani come Argentina e Messico invieranno i loro ambasciatori.

La Shoah è “la pagina più buia della storia europea” e “il Giorno della Memoria è un monito assoluto che deve continuare a risuonare nella nostra società e nelle nostre coscienze di cittadini”, ha detto oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un messaggio video.

Oltre ai sopravvissuti, durante la cerimonia odierna, che durerà circa 90 minuti, parleranno solo Piotr Cywinski, direttore del museo statale e memoriale di Auschwitz-Birkenau, e Ronald Lauder, presidente del Congresso ebraico mondiale, in rappresentanza dei principali donatori.

“Quest’anno ci concentriamo sui sopravvissuti e sul loro messaggio”, ha affermato Pawel Sawicki, portavoce del museo di Auschwitz. “Sappiamo tutti che per il 90esimo anniversario non sarà possibile avere un gruppo numeroso. Non ci saranno discorsi da parte di politici”.

Le autorità naziste tedesche istituirono il campo di concentramento di Auschwitz nel 1940 in ex caserme nella città polacca di Oswiecim, utilizzandolo inizialmente per detenere prigionieri polacchi, tra cui preti cattolici e membri della resistenza.

In seguito istituirono circa altri 40 campi nella zona, tra cui Birkenau, utilizzati per uccisioni di massa nelle camere a gas. Di circa 1,3 milioni di persone inviate sul posto dal 1940 al 1945, circa 1,1 milioni furono assassinate sul posto: un milione di queste spersone erano ebrei.

Auschwitz-Birkenau è diventato un simbolo indelebile del genocidio di 6 milioni di ebrei europei da parte della Germania nazista, incombendo nella memoria collettiva mondiale come simbolo di odio, razzismo e antisemitismo.

L’Onu ha designato il giorno della liberazione di Auschwitz come Giorno della Memoria dell’Olocausto e il sito è ora un museo statale polacco e un memoriale incaricato di preservare la memoria di ciò che è accaduto lì. Nel 2024, è stato visitato da oltre 1,83 milioni di persone.

Cisl, la crisi non si affronta con i silenzi e le finte ingenuità.

Dove va la Cisl? Condividiamo assolutamente la tesi che il sindacato confederale debba caratterizzarsi sull’autonomia, ispirarsi alla sua identità storica e fare della contrattazione lo strumento principale della sua iniziativa. La nostra critica è aliena da pettegolezzi, semmai abbiamo a cuore la storia di un’Organizzazione di grande prestigio, che rischia di disperdere un patrimonio sindacalmente inestimabile.

Non abbiamo bisogno di particolari sottolineature – vale per Merlo, intervenuto su questo giornale a difesa di Sbarra – per avere chiaro il disegno “politico” e movimentista di Landini. Sappiamo però che per valorizzare e sottolineare un’iniziativa o una posizione sindacale c’è bisogno innanzitutto di idee, idee che possono anche entrare in contrasto con le controparti, a partire dai vari governi.

Ricordiamo ancora le intuizioni che la Cisl ha avuto, tradotte poi in accordi fondamentali per la vita dei lavoratori: nel 1984 con l’accordo di San Valentino dando una prospettiva ai salari per il dopo “scala mobile” e nel 2009 riformulando l’assetto dei contratti nazionali, che ancora vivono sulla base di quella impostazione. Accordi siglati nella lacerazione del movimento sindacale voluta strumentalmente dalla Cgil, ma senza l’isolamento della confederazione cislina.

In questi ultimi anni quali sono state invece le idee proprie della Cisl su politica dei redditi, previdenza, sanità, industria, energia, agricoltura e servizi, che hanno portato ad accordi interconfederali strutturali? Non ne troviamo.  Segnaliamo invece dichiarazioni sempre uguali del segretario generale, di qualche segretario confederale o di categoria (un invito a leggere il sito confederale, i social e i comunicati stampa per avere conferma). Riscontriamo allo stesso tempo che, quando il livello del dibattito rischia soltanto di sfiorare criticamente il Governo Meloni, la Cisl abdica anche alla sua funzione di stimolo e sposta il dibattito su un’astratta difesa dell’autonomia. Che dire? Di fatto l’autonomia si manifesta sempre attraverso autorevolezza e competenza, senza timori reverenziali e manovre scivolose. Non dobbiamo ricordare qui che la Cisl disse diversi no ai governi democristiani.

Oggi siamo all’appiattimento sul governo. Nel documento confederale di 52 pagine a commento della Legge di bilancio 2025 pubblicato sul sito cislino, l’aggettivo maggiormente utilizzato è “positivo”, con l’aggravante affermazione che gran parte di quanto stabilito dalla norma finanziaria sia di recepimento delle posizioni espresse sempre dalla Cisl: “Molti punti della Legge di Bilancio recepiscono nostre rivendicazioni storiche, come il taglio strutturale e rafforzato del cuneo e l’accorpamento delle prime due aliquote Irpef per sostenere i redditi bassi e medi, fino alla soglia di 40 mila euro; la detassazione dei salari di produttività; le misure sul welfare contrattuale e il potenziamento della defiscalizzazione sui fringe benefit; le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici 2025-27 e l’accantonamento per la prossima vigenza 2028-2030”. Chi s’intende di sindacato non potrà negare che quanto affermato attiene a questioni già consolidate da tempo e che da qualche anno si ripropongono con ogni governo della Repubblica…

Le perplessità aumentano quando si allarga lo sguardo alle relazioni con gli altri sindacali confederali.  Inopinatamente sono stati opposti dei no ad iniziative unitarie, riuscendo a smarcarsi anche nelle mobilitazioni nazionali dedicate alla sicurezza sul lavoro a valle di gravi incidenti; anzi ad alcune categorie è stato chiesto esplicitamente di evitare iniziative nazionali sorte spontaneamente tra i lavoratori (ci si è limitati a scioperi locali senza una risonanza significativa).

Tutto ciò con una chiara prospettiva di rapporti sempre più organici verso un’area politica e senza ripensare ad una nuova prospettiva unitaria. In realtà la Cisl parla in via preferenziale con il mondo del sindacalismo autonomo, rappresentativo prevalentemente di interessi corporativi e, per sua natura, mancante di una visione complessiva sul tema del lavoro. Purtroppo non reagiscono a questa deriva burocratico-servente neanche le tradizionali “anime critiche” interne, come ad esempio la Fim e altre categorie dell’industria, ormai anch’esse omologate. Del resto, anche molti altri bravi dirigenti nazionali e locali hanno applicato il detto di andreottiana memoria “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

Tornando al merito, e cioè alla proposta di legge promossa dalla Cisl sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, il 22 gennaio lo stesso Sbarra, a seguito di un convegno di Forza Italia sul tema, rilasciava questa dichiarazione stampa: “Apprendiamo proprio in questi minuti che il Pd si accingerebbe a non votare la nostra proposta di legge. Spero fortemente in un ravvedimento di un partito che dovrebbe avere il lavoro e la democrazia economica iscritte nel patrimonio genetico”. E aggiungeva: “L’amarezza per l’occasione persa di dare una legge bipartisan al Paese sarebbe enorme, credo anche negli elettori del campo progressista. Non regge certo l’argomento di una difesa strenua del testo originale, tanto più se avanzato da una forza politica che ha presentato decine di emendamenti per cambiarlo. Non vorremmo che l’onorevole Guerra fosse alla ricerca di alibi o sponde: noi non glieli daremo di certo. E chiediamo ancora al Pd di convergere su un provvedimento di civiltà senza trasformarlo in un campo di battaglia ideologico”.

Stanno proprio così i termini del confronto? No, è Sbarra a impasticciare tutto. Infatti, intervistata dal Foglio (25 gennaio), l’ex segretaria generale di via Po e attuale senatrice del Pd, Anna Maria Furlan, pur sostenitrice della proposta di legge, ha dichiarato che il testo sulla partecipazione fortemente voluto dalla Cisl, “è stato impoverito da emendamenti molto pesanti voluti dal centrodestra”. E ancora: “Si è intervenuti con emendamenti soppressivi sulle forme partecipative nelle aziende pubbliche e nel settore bancario. Ed è stato indebolito il ruolo della contrattazione per le scelte partecipative, riservandole alla volontà delle singole imprese”.

Ecco dove sta il punto. In un Paese dove la stragrande maggioranza delle imprese sono medio-piccole e sotto i 100 dipendenti, per quanto si possa accentuare la valenza della proposta, il risultato della norma, qualora fosse approvata così, sarebbe praticamente nullo. Chiediamo allora a Sbarra, prima che lasci il suo incarico, dove verrebbe applicata questa legge. Non è il caso che si misuri con le osservazioni della Furlan, magari discutendone pubblicamente con lei, visto che nella Cisl non si discute più o, comunque, non più con la necessaria chiarezza ed energia politica? Attendiamo un segnale di vita!

Quale ruolo dei democratici e riformisti per un’alternativa alle destre?

Mentre nei territori c’è un gran fermento, e non si tratta solamente di qualche nostalgico democristiano, le premesse identitarie cominciano a definirsi nei toni e nei contenuti. Qui l’orizzonte sembra non appiattirsi ma definirsi in una profondità che impegna necessariamente ad una sfida non da poco.

Ed anche ambiziosa. Soprattutto per quella linea più marcatamente pluralista che vagheggia un raggruppamento delle diverse identità nell’ambito delle tre grandi culture, liberali, cattolico democratiche e socialiste, senza pregiudiziali primazie.

Eppure quell’idea banale, che ovviamente non ha richiesto ragionamenti metafisici, che spesso è più difficile raggiungere l’unità che marciare divisi per colpire insieme un avversario comune, sta scuotendo le segreterie delle forze di opposizione.

Anch’io, che l’avevo di recente affacciata in un mio articolo (“Il contrasto alle destre esige una nuova classe dirigente”) su questo giornale del 10 gennaio scorso, non ho dovuto fare alcuno sforzo di alta strategia, bensì pensata secondo un criterio del cosiddetto uomo comune. La sfida però non è assolutamente banale.

Siamo di fronte ad un avversario comune, non solo delle forze politiche democratiche e riformiste, ma di quello stesso popolo italiano al quale questa maggioranza vuole, a tutti i costi, sostituire, in Costituzione, quei punti nevralgici ove si tratteggia l’equilibrio dei poteri (baluardo contro ogni tentazione di chi vuole andare fuori dalle righe) con una versione illiberale e autoritaria (alludo alla riforma, attualmente sotto esame in una delle Camere, del cosiddetto premierato), e un Ordinamento repressivo e denso di iniquità normative evidenti.

Insomma lode a Franceschini. Ma non è un’idea da dio Vulcano, che sovente lasciava la sua Lemno per gli antri profondi del Mongibello dove forgiava armature e giavellotti: alludo al contesto scenico, una vera e propria officina meccanica con tanto di incudine e chiavi inglesi, nel quale si è fatto fotografare, durante una recente intervista, in occasione della quale ha lanciato la sua proposta a ciascuna forza che si intende collocare in un quadro di alternativa a questo governo, di mantenere la propria autonomia e identità negli spazi di voto proporzionale, oltre ovviamente ad intese strategiche sulla quota maggioritaria.

Un’idea, come detto, di buon senso che può avviare un processo comune per una visione di paese improntata ad un Umanesimo sociale, nel rispetto della dignità di ogni persona e ad un sistema Istituzionale che salvaguardi l’autonomia dei poteri dello Stato nel quadro della tutela delle libertà e dell’iniziativa privata, che non dimentichi anche quella funzione sociale richiamata dalla nostra Carta, affinché non trasmodi in forme di prevaricazione di principi universali e di poteri statuali e sovranazionali.

Ed è in questa sintesi che si innerva il messaggio di alternativa di governo e di visione di paese nell’alveo dei valori, che i padri costituenti seppero incorporare nella Carta fondamentale. Tuttavia in questo dibattito sul centro, da tempo intensamente impegnato nel definire ragioni, metodi e contenuti, pesa il palese interrogativo su quale reale funzione esso possa svolgere nell’attuale sistema bipolare.

Mentre si fa sempre più stringente la domanda su cosa può attrarre il consenso di un elettore che da tempo non va a votare. Le dinamiche sono tante e non tutte pervadono allo stesso modo le sensibilità personali. Ma quello che preoccupa è soprattutto quella crescente tendenza a lesinare, all’interno della previsione che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, ogni barlume di partecipazione alle scelte della vita del paese nella convinzione che siano le forze politiche ad incaricarsi della cura degli interessi, che oggi un diffuso populismo seleziona come preminenti e ineludibili non solo nel nostro paese, affidando disinvoltamente delicati poteri e compiti a magnati e oligarchi del turbocapitalismo e creando disparità e diseguaglianze tra ceti sociali.

Mentre non c’è un denominatore comune sul mutamento del sistema elettorale. Tanto che vien da chiedersi se c’è davvero una ripulsa sul sistema di voto che di fatto impedisce una scelta efficace sulla selezione dei candidati, fino a ridurre a formale ratifica le scelte operate preliminarmente dalle segreterie dei partiti. A ciò si aggiunga la brutta aria che da tempo aleggia nei rapporti tra poteri dello Stato.

Con la recente approvazione, in prima lettura alla Camera, della riforma costituzionale, con cui questa maggioranza sta perseguendo l’obiettivo di separare le carriere tra magistrati requirenti e magistrati giudicanti, il dialogo tra magistratura, governo e parlamento sembra conoscere punti di tensione, mai raggiunti prima.

Qui, due preliminari considerazioni si impongono necessarie. La prima. L’art.111 della Costituzione prevede che: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata”.                                                                            Da questa norma ne discende, inequivocabilmente, una precipua azione di riequilibrio costituzionale ed ordinamentale in capo al parlamento.                                                                                                        Mentre è chiaro che solo un giudice realmente equidistante dalle parti può apparire e percepirsi imparziale in ogni circostanza; con l’altra considerazione si intende sottolineare il fatto che in quasi tutti i paesi della stessa Ue non esiste alcun comune inquadramento all’interno di un medesimo organismo di autogoverno, deputato a decidere sulle carriere sia dei magistrati giudicanti che dei magistrati requirenti.

Nessuno in questi paesi grida allo scandalo, o ne fa una battaglia politica per la riunificazione in unico organismo a salvaguardia della loro autonomia.
Il problema che sorge, nella specificità del nostro caso, attorno a cui si è arroventato il dibattito e lo scontro con la scelta, in itinere, del parlamento, sta nel fatto che talune forze politiche, artefici della riforma sembrano aver agito in un’ottica più avvezza ad un clima di contrapposizione che di dialogo tra Istituzioni dello stato.

Non a caso un’alternativa a questo governo servirebbe anche a riportare quei tratti di un sereno e rispettoso dialogo che, funzioni così importanti per la vita del paese, non possono non aver cura di mantenere.

La tragedia sudanese, nel disinteresse dei media.

La terza grande guerra che ha insanguinato l’anno appena concluso, non ancora finita né purtroppo in procinto di farlo, è quella che nell’aprile 2023 è divampata in Sudan. Ne abbiamo già scritto qui in una precedente occasione. Merita tornarci perché occorre sottolineare, e non nascondere, la realtà di un pianeta nel quale sono attualmente in corso oltre cinquanta conflitti e non solo i due principali.  Guerre meno mediatiche ma non per questo meno distruttive di vite umane, infrastrutture, case e, anche, di speranze. Quella speranza nel domani che dovrebbe essere la cifra di ogni popolo, di ogni essere umano e ancor più di ogni giovane. E che invece viene calpestata da spietate e per lo più insensate lotte per un potere spesso vacuo, limitato nel tempo e nello spazio.

Questa è esattamente la condizione del Sudan, grande stato africano che nell’aprile 2019 era uscito finalmente dalla lunga dittatura di Omar Hasan Ahmad al-Bashir ed era stato conseguentemente gestito da un governo di transizione guidato da Abdallah Hamdok, il Transitional Sovereignity Council (TSC) che fra enormi tensioni ha provato a reggere l’urto di un paese già stremato dall’esproprio delle sue risorse operato per anni dal suo despota, da un conflitto infinito nella regione del Darfur e dalla secessione della sua parte meridionale, costitutiva nel 2010 di una nuova nazione, il Sud Sudan, a sua volta tuttora instabile e preda di innumerevoli scontri etnici interni.

Nell’ottobre 2021, dopo soli due anni e mezzo, il TSC è stato abbattuto da un golpe militare condotto dai due generali Abdel Fattah al-Bahran e Mohammed Handan Dagalo detto Hemetti. Il primo divenuto così presidente del TSC, il secondo vicepresidente. I due a loro volta hanno convissuto più o meno armoniosamente solo per poco più di un anno, essendosi nel frattempo dotati di una propria autonoma forza militare: il Presidente con la Sudan Armed Forces (SAF), che sarebbe in teoria l’esercito regolare nazionale; il vice presidente con la Rapid Support Forces (RSF).

L’esito inevitabile è stato lo scoppio di una guerra civile nell’aprile 2023: un evento che sta ulteriormente stremando la disgraziata popolazione di quel disgraziato Paese, precipitata in una crisi umanitaria terribile: 13.000 morti accertati ma sono senz’altro di più; 8,7 milioni di sfollati senza ormai un luogo dove vivere; 2 milioni di profughi fuggiti nei vicini Ciad e Sud Sudan (circa un milione), e poi anche in Egitto (molti, circa 500.000) ed Etiopia (120.000) e finanche nella Repubblica Centrafricana (nazione fra le più povere al mondo) e in Libia; quasi l’intera struttura ospedaliera distrutta; oltre la metà della popolazione a rischio di morte per fame, senza aiuti alimentari che giungono con difficoltà data l’enorme insicurezza generale e dunque la pericolosità nel portarli per le organizzazioni internazionali di soccorso.

La guerra significa violenza imperante, torture, stupri, bambini reclutati a forza dalle milizie armate. Quasi azzeramento delle attività agricole nelle zone più fertili, e dunque, appunto, fame. E malattie. Un girone infernale nel quale potenze straniere cercano di incunearsi per trarre profitto dalla devastazione di un popolo. Egitto e Arabia Saudita sostengono e armano la SAF, gli Emirati Arabi fanno lo stesso con la RSF. Nel conflitto si è inserita anche la Russia, come sappiamo assai attiva in Africa: qui però in modo apparentemente schizofrenico, talché dapprima ha operato in supporto all’RSF e successivamente alla SAF, sulla base di un presunto accordo per il quale al-Bahran avrebbe garantito a Mosca di potersi insediare con una base navale sul Mar Rosso, la cui importanza strategica è fin inutile sottolineare.

Tutti questi interventi esterni naturalmente non sono gratuiti, ed infatti sono retribuiti spogliando il Sudan delle proprie ricchezze in oro e altri minerali di cui il paese è ricco. Il tragico paradosso che rende ancor più cruda la narrazione di una tragedia umana indicibile. Milioni di persone in lotta per la sopravvivenza, qualche decina di migliaia in lotta per un fragile potere, due individui in lotta per affermare il proprio ego e il proprio provvisorio potere. Questo è oggi il Sudan.

Dal punto di vista geografico diviso sostanzialmente in tre aree di influenza, forse più che di effettivo possesso: l’esercito regolare (SAF) controlla – più o meno – la costa del Mar Rosso con il porto di Port Sudan, la zona meridionale orientale e le rive del Nilo. I ribelli RSF presidiano il Darfur e larga parte della zona meridionale occidentale. E poi c’è una vasta area del Paese controllata da gruppi irregolari locali, non ascrivibili a nessuna delle parti in conflitto. Una situazione anarchica che coinvolge, infine, la capitale Khartoum – sette milioni di abitanti – devastata, spopolata, divenuta l’epicentro della crisi umanitaria e di quella politica. Poche luci all’orizzonte.

Giorgio La Pira, la politica vissuta come vocazione.

Giorgio La Pira, la politica vissuta come vocazione.

 

Riproponiamo per gentile concessione dell’autore, attuale Vice direttore dell’Ufficio della Pastorale Sociale della Diocesi di Roma, l’articolo che egli ha pubblicato ieri (26 gennaio 2015) su RomaSette, inserto domenicale di Avvenire.

 

Oliviero Bettinelli

 

Esplorare la statura intellettuale e morale di Giorgio La Pira non è un percorso semplice, ma forse proprio per questo vale la pena di avventurarsi alla scoperta di un uomo che accoglie e vive la sua vocazione di cittadino impegnato per una società giusta e libera.

Giorgio la Pira nasce nel gennaio del 1904 a Pozzallo, in Sicilia. Fin da ragazzo dimostra serietà, intelligenza e passione per gli studi e dopo un percorso scolastico articolato che dal diploma di ragioneria arriva alla laurea in Giurisprudenza per poi diventare un apprezzato e stimato docente di Diritto Romano. La Pira vive e tocca con mano la distruzione morale, sociale e fisica causata dal regime fascista e, alla luce di quello che vede si conferma in lui la convinzione morale e politica che solo la democrazia può tracciare i solchi della pace e della giustizia.

Uomo di cultura libero e coerente, combatte clandestinamente, con le armi dell’informazione e della cultura, un regime violento e opprimente, schierandosi con convinzione, da subito e senza remore, per la giustizia sociale e la pace, testimoniando i valori democratici e cristiani su cui ha fondato la sua vita e il suo credo politico, sociale, ecclesiale e professionale. Convinto dell’importanza e del valore della politica come servizio, attinge e promuove le sue riflessioni all’interno del cattolicesimo democratico che raccoglie personalità come Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati.

Nella sua ricerca personale rafforza il dono della fede con totale disponibilità che lo porterà ad accogliere la vocazione da terziario domenicano. Con l’esperienza della “Messa del povero” testimonierà l’impegno della Chiesa con i più poveri, “segno inequivocabile di uno squilibrio tremendo insito nelle strutture del sistema sociale che li tollera”.

Coinvolto per competenza e stima nella difficile fase di ricostruzione dopo la guerra, diventa fra i più attivi legislatori all’Assemblea Costituente e tra i principali artefici della Carta Costituzionale, alla quale darà un contributo fondamentale soprattutto sulla tutela di diritti e sui “doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale” a cui è tenuta la Repubblica.

La politica accolta come vocazione diventa di conseguenza scelta vissuta che lo fa eleggere per tre volte sindaco di Firenze. Affronta questa missione da illuminato amministratore della cosa pubblica, mettendo al centro del suo impegno l’amore per la sua città e la tutela e il sostegno ai più poveri. Le linee guida del suo mandato, che sosterrà sia a Firenze e sia nei luoghi più difficili e complessi, dal Mediterraneo al continente africano al fino al Vietnam, sono il dialogo politico, la pace tra i popoli, l’ecumenismo, la carità e il rispetto della dignità umana.

Nonostante le invitabili critiche e le gratuite ironie a cui venivano sottoposte le sue intuizioni, fede e impegno politico sono per lui dei binari su cui orienta le sue scelte e dai quali non devierà mai. Un vero artigiano della pace che esprime in ogni sua scelta e in ogni sua esperienza personale e comunitaria, una profonda tensione verso una pace non solo auspicata ma tenacemente cercata, voluta, organizzata e proposta.

Muore nel 1977 lasciandoci in eredità un patrimonio immenso fatto di coerenza, fede e impegno sociale. Ad una lettura attenta sono le parole della Speranza.

Meloni in Arabia Saudita apre "nuova era" rapporti. Intese per 10 mld

Al-Ula, 26 gen. (askanews) – Italia e Arabia Saudita siglano intese per 10 miliardi di dollari e avviano la costruzione di un partenariato strategico che apre una “nuova era” nei rapporti tra i due Paesi. Parola di Giorgia Meloni, arrivata questa mattina con la figlia Ginevra ad Al-Ula, cittadina archeologica dichiarata sito patrimonio dell’umanità dall’Unesco, per concretizzare il lavoro del governo per “rafforzare la collaborazione” con i Paesi del Golfo.

Il principe e primo ministro Mohammad Bin Salman accoglie la premier nella sua tenda e insieme sorseggiano un té prima di un incontro in cui affrontano le questioni legate alla cooperazione bilaterale ma anche i principali dossier internazionali. Tra questi, viene spiegato, la ricerca di una pace “giusta e duratura” in Ucraina; il “consolidamento” del cessate il fuoco a Gaza e la ripresa del percorso “verso una soluzione dei due Stati”; il sostegno a un processo politico “inclusivo” in Siria e agli sforzi di ricostruzione; l’assistenza al Libano; l’approccio alla transizione energetica basato sulla neutralità tecnologica e sulle interconnessioni tra reti.

Ma sono i legami tra Italia e Arabia Saudita il piatto forte della missione, che avrà una coda domani in Bahrein. L’Italia è oggi il settimo fornitore del Paese del Golfo, verso il quale nei primi 10 mesi del 2024 l’export è cresciuto di oltre il 26% rispetto allo stesso periodo del 2023. Cifre importanti ma con ancora – per la premier – “un enorme potenziale inespresso”. Proprio per fare un “salto di qualità” i due leader siglano una dichiarazione congiunta che eleva i rapporti bilaterali a un partenariato strategico. Un percorso che porterà all’organizzazione nei prossimi mesi di un business forum settoriale e all’avvio di un processo per definire un piano d’azione con priorità condivise. “Siamo tutti consapevoli che la relazione tra i sistemi economici italiano e saudita ha molti margini di crescita”, ha spiegato Meloni, intervenendo alla Tavola rotonda di alto livello che ha visto la partecipazione di soggetti pubblici e imprese private, tra cui Pirelli, Leonardo, Fincantieri, Snam.

Nel complesso il valore degli accordi firmati oggi tocca i 10 miliardi di dollari e investono molti campi in cui ampliare la cooperazione. Tra questi Meloni cita le infrastrutture, la cooperazione energetica, l’innovazione, la difesa, la ricerca scientifica, l’agroalimentare, ma anche lo sport, lo spettacolo, il turismo, la valorizzazione del patrimonio storico e culturale. Anche sul Piano Mattei – assicura la premier – Italia e Arabia Saudita possono “lavorare bene insieme” perchè il rapporto con l’Africa “è molto importante per entrambe”.

Quello di oggi, auspica, è “l’inizio di una nuova era nelle nostre relazioni: c’è spazio per fare molto di più e questo è un importante passo avanti”. Certo la premier è consapevole che nel rapporto con l’Arabia Saudita ci sono anche notevoli distanze, in particolare sul tema dei diritti e in passato, dall’opposizione, non è stata mai ‘tenera’ con il regime saudita e con bin Salman. Per questo – conclude – il dialogo deve essere “franco e intenso”, ma bisogna “saper ascoltare ed essere ascoltati” e “ragionare insieme sulle differenze, in uno scenario sempre più incerto”.

Bilaterale Meloni-bin Salman, focus su cooperazione e M.O.

Al-Ula, 26 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohamed bin Salman Al Saud. Durante l’incontro – che si è svolto ad Al-Ula – i due leader hanno firmato una dichiarazione congiunta che eleva i rapporti bilaterali a un partenariato strategico, avviando una cooperazione strutturata. Tra le iniziative concordate, fa sapere Palazzo Chigi, l’organizzazione nei prossimi mesi di un business forum settoriale e l’avvio di un processo per definire un piano d’azione con priorità condivise.

Nel corso del colloquio, Meloni e bin Salman si sono confrontati su diverse questioni globali e regionali di rilievo, anche nel contesto delle relazioni tra Unione Europea e Consiglio di Cooperazione del Golfo. Tra i temi trattati – viene spiegato nella nota – “la ricerca di una pace giusta e duratura in Ucraina; il consolidamento del cessate il fuoco a Gaza e la ripresa di un processo politico verso una soluzione dei due Stati; il sostegno a un processo politico inclusivo in Siria e gli sforzi di ricostruzione; l’assistenza al Libano; l’approccio alla transizione energetica basato sulla neutralità tecnologica e sulle interconnessioni tra reti; lo sviluppo di data center e iniziative comuni per il progresso sostenibile in Africa”.

Meloni ha inoltre partecipato a una tavola rotonda con rappresentanti pubblici e privati di entrambi i Paesi, durante la quale sono stati siglati numerosi accordi sia a livello governativo che privato. Tali intese riguardano il settore economico e la valorizzazione del patrimonio culturale. Sono stati inoltre sottoscritti accordi dal settore privato per collaborazioni in Africa, in linea con il Piano Mattei.

Sci, Alex Vinatzer secondo nello slalom di Kitzbühel

Roma, 26 gen. (askanews) – Capolavoro di Alex Vinatzer. L’azzurro, undicesimo dopo la prima manche, si supera nella seconda prova e termina secondo nello slalom di Kitzbühel (Austria): è il miglior risultato della sua carriera nella Coppa del Mondo di sci alpino. Il venticinquenne altoatesino, bronzo mondiale nel 2023, firma il tempo di 1:41.58: meglio di lui solo il francese Clement Noel, che trionfa in 1:41.49. Completa il podio, terzo, il brasiliano Lucas Pinheiro Braathen (1:41.68).

Sin qui Vinatzer aveva collezionato nel circuito soltanto due terzi posti, entrambi nel 2020, prima a Madonna di Campiglio e poi a Zagabria (Croazia). Un atleta tricolore non saliva sul podio di uno slalom di Coppa del Mondo dal 2022, quando Giuliano Razzoli finì terzo a Wengen (Svizzera).

“Ho tirato fuori il meglio di me: questo secondo posto è bellissimo soprattutto qui a Kitzbühel davanti a questo pubblico – le parole dello sciatore azzurro dopo la gara -. Sognavo sin da bambino di salire sul podio a Kitz. Credo che nessuno si sarebbe aspettato questo podio. È stato un periodo davvero tosto: ho dovuto tirare fuori la voglia di combattere in ogni fine settimana. Ma sapevo di aver lavorato tanto con lo staff, sapevo che c’erano settori veloci: oggi mi sono trovato perfettamente con i materiali e ho fatto una grande prova. La neve era bellissima e ho avuto coraggio: dopo la seconda doppia mi sono detto di cambiare marcia, ho trovato il ritmo e nel tratto finale è andata bene. La classifica è davvero corta e con il vantaggio che avevo non pensavo di potercela fare, ma sono cose che capitano. La vittoria era vicina, vero, ma se mi avessero detto che sarei salito sul podio oggi ci avrei messo tutte le firme possibili. Il periodo è stato complicato: sapevamo cosa c’era da fare ma non sempre è stato facile tenere lo sguardo fisso sull’obiettivo. Abbiamo risolto i problemi e fatto un ottimo lavoro con la mia mental coach. Il segreto è stato continuare a lavorare tutti i giorni: ne combinavo sempre una, non è stato facile trovare le energie e quando tanti non ci credevano più sono riuscito a rialzarmi”.

Tennis, Sinner: "Grande slam? E’ lunga, molto lunga"

Roma, 26 gen. (askanews) – All’ingresso della sala conferenze del Melbourne Park viene servito un flute di champagne. Il torneo va in archivio ed è tempo di celebrare Jannik Sinner, re di Melbourne per la seconda volta consecutiva. 12 mesi dopo la stessa scena, ma tutto quello che l’ha preceduta è decisamente diverso, a cominciare dall’andamento della finale: “E’ stata una performance perfetta – il numero 1 del mondo analizza così il tre a zero ad Alexander Zverev come riporta Superennis – ; fin dai primi game ho servito molto bene e mi sono sentito subito molto rapido. Sono entrato in campo molto aggressivo, sentivo bene la palla e quando sono andato avanti di un break ho sentito crescere la fiducia e questo mi ha tranquillizzato. E’ stato un match di alta qualità, il primo set è stato cruciale e nel secondo sono stato un po’ fortunato, specialmente nel tie break. Sono molto felice per questa conferma, e soprattutto sono felice di averlo vissuto con tutte le persone che amo”.

Per la prima volta nella sua carriera ha difeso un titolo Slam, ma per come è iniziato il percorso australiano, e per come si è svolta la sua trama, difficile fare dei paragoni con quello che è accaduto 12 mesi fa: “Ogni Slam fa storia a sé – spiega – difendere un titolo del genere è diverso, c’è una pressione diversa. Siamo riusciti a fare una cosa incredibile, sono soddisfatto per il modo in cui sono riuscito a trovare le soluzioni in campo. Quando vinci queste partite è sempre una bellissima sensazione”.

Durante la premiazione il tedesco ha avuto un momento di commozione, e Sinner lo ha abbracciato. L’essenza dello sport: “Stava soffrendo – ha detto l’azzurro – so che si sentiva molto giù in quel momento perché ci tiene moltissimo a vincere finalmente uno Slam. Ma è un grande giocatore, sta facendo tutte le cose nel modo migliore e sono certo che presto sarà anche lui un campione Slam… avrà grandi chances sulla terra ma se continua così lo vincerà, a prescindere dalla superficie. Gli auguro tutto il meglio, è una brava persona”. “È vero, sul campo siamo avversari – aggiunge – ma il tour è come se fosse una scuola. Non ci sono libri ma racchette, ma siamo come dei compagni di scuola. Penso che una piccola mano in quel momento lo possa aver aiutato un po’. Quando vincerà il suo primo Slam saremo tutti molto felici”.

Jannik sorride a chi gli ricorda che è l’unico in grado di puntare al Grande Slam in questa stagione: “E’ lunga, tanto lunga – dice – . Iniziare l’anno così è una bella sensazione ma ogni torneo è diverso, ogni torneo ha le sue difficoltà. Il tennis è imprevedibile e la stagione può cambiare in un attimo. L’unica cosa che posso fare è aggrapparmi all’allenamento”.

Dopo il fiume di interviste richieste ad un vincitore Slam, Sinner può finalmente tornare in hotel per festeggiare con il team e la famiglia: “Avere qui mio fratello – conclude – è stata la parte più bella del torneo. Mio fratello è anche il mio miglior amico, nessuno mi conosce meglio di lui, ci parlo spesso di come sto e dei miei problemi. E’ una persona eccezionale, sa da dove veniamo e sa come ho vissuto l’infanzia. Poterlo abbracciare a fine match è stato speciale, poter condividere con lui questo successo è la cosa più bella”.

Tennis, da Alcaraz a Djokovic i complimenti a Sinner

Roma, 26 gen. (askanews) – Il mondo del tennis omaggia Jannik Sinner confermatosi vincitore degli Australian Open di Tennis. I complimenti arrivano dai social dove è un triofo di riconoscimenti. Rafa Nadal scrive: “Congratulazoni Jan, impressionante”. Così anche Novak Djokovic, che si era ritirato in semifinale contro Zverev al quale aveva augurato di vincere in finale, dedica una storia sia allo sconfitto che i complimenti a Sinner. Rapido come in campo il tweet di Carlitos Alcaraz: “Bravo Jannik!” L’amico e compagno di Davis Matteo Berrettini festeggia ribattezzandolo: “Jannik… Flipper”. Filippo Fognini è convinto che ne arriveranno altri presto. Più classico Sonego, anche lui compagno di doppio di Sinner nella Davis vinta nel 2023: “Fenomeno”. Sinner è “immenso” per Flavio Cobolli, che ha anche celebrato l’abbraccio consolatorio di Jannik a Zverev in un’altra storia. “Ingiocabile” scrive Andrea Vavassori, che sabato ha perso la finale di doppio in coppia con Simone Bolelli “Fenomeno” scrive Jasmine Paolini la finalista di Wimbledon e Roland Garros nel 2024 Barbara Krejckova, campionessa di Wimbledon dice: “Complimenti Jannik!” Flavia Pennetta: “Impressionante!” scrive la campionessa degli US Open 2015 e talent di Sky. Billie Jean King “Ciao Again”, scrive la mitica ex tennista americana

A Bologna magistrati fuori dell’aula per protestare contro la riforma

Bologna, 25 gen. (askanews) – “Una riforma punitiva che non migliorer il servizio ai cittadini”. La presidente dell’Associazione nazionale magistrati dell’Emilia-Romagna, Eleonora Pirillo, spiega cos le ragioni della protesta dei magistrati all’inaugurazione dell’anno giudiziario contro la riforma costituzionale della giustizia a Bologna.

“Si insiste sulla separazione delle carriere e poco sul fatto che i nostri disciplinari saranno affidati a un’altra corte, indebolendo l’autogoverno della magistratura – sottolinea Pirillo -. Avremo due Csm e saremo sorteggiati per gli organi di autogoverno, sottraendoci il diritto di elettorato attivo e passivo. E’ gravissimo”.

“I processi non dureranno un giorno in meno – avverte la presidente Anm Emilia-Romagna -. Abbiamo bisogno di risorse umane e strumenti. Il processo penale telematico entrato in scena gi monco, tanto che 87 presidenti di tribunali ne hanno sospeso l’esecutivit”.

“Invece di migliorare le condizioni per magistrati, personale e cittadini – conclude Pirillo – si punta su una modifica costituzionale che altera gli equilibri dello Stato. Una riforma della magistratura, non della giustizia, che non ci aiuter a rendere un servizio migliore”.

Tennis, Binaghi: "Siamo la nazione più forte al mondo"

Roma, 26 gen. (askanews) – “Una cosa è chiara: oggi nel tennis siamo la nazione più forte del mondo, siamo i numeri uno”. Il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, ha voluto celebrare così, a SuperTennis, il secondo trionfo personale di Jannik Sinner all’Australian Open, che precede un altro record storico per il nostro tennis. Domani, lunedì, infatti, per la prima volta, ci saranno undici italiani tra i primi cento giocatori del mondo nel ranking ATP.

Per l’altoatesino è stata la terza finale vinta su tre negli Slam. Lo ha ricordato Binaghi: “E’ stata la partita della consacrazione di un grande campione, quale Sinner è. Lo sfidante, Zverev, che è un grande giocatore, ha detto la cosa più giusta durante la premiazione: Jannik è nettamente più forte di tutti, una spanna sopra gli altri”.

Per il massimo dirigente della Fitp Jannik è un campione che non deve porsi limiti, e dunque si può guardare avanti. “Ora ci sono altri obiettivi. Dovrà dimostrare di essere il più forte di tutti anche sulla terra battuta: gli Internazionali BNL d’Italia a maggio saranno una grande festa, potrebbero diventare un’apoteosi. Nessun obiettivo gli è precluso, compreso quello di vincere il Grande Slam”.

Poi, il capo del tennis azzurro, ha voluto esprimere la sua analisi: “Ho sempre pensato che Jannik fosse in prospettiva molto più forte di Alcaraz e che il suo vero avversario sarebbe stato Zverev, temibilissimo soprattutto sulle superfici veloci. Oggi Jannik ci ha lasciato a bocca aperta, è un campione di livello nettamente superiore agli altri”.

Netanyahu ringrazia Trump per lo sblocco delle forniture di bombe

Roma, 26 gen. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso oggi un breve video su X per ringraziare il presidente degli Stati uniti Donald Trump per aver revocato il blocco, imposto durante l’amministrazione Biden, sull’invio di alcune munizioni a Israele.

“Grazie, presidente Trump, per aver mantenuto la promessa di fornire a Israele gli strumenti necessari per difendersi, affrontare i nostri nemici comuni e garantire un futuro di pace e prosperità”, ha dichiarato Netanyahu.

Ieri, Trump ha dichiarato ai giornalisti a bordo dell’Air Force One che, dopo che l’allora presidente Joe Biden aveva bloccato una spedizione di bombe destinate a Israele.

“Le avranno. Le hanno pagate e le stavano aspettando da molto tempo. Erano in deposito”, ha detto il leader americano.

IA, SoftBank a caccia dei fondi per lo Stargate di Trump

Roma, 26 gen. (askanews) – Il miliardario giapponese Masayoshi Son, fondatore del gruppo tech e d’investimenti SoftBank, attraverso il suo gruppo SoftBank, intende contattare grandi società di investimento, tra cui Apollo Global Management, per raccogliere fondi da destinare al progetto di intelligenza artificiale Stargate negli Stati uniti proposto dal presidente Donald Trump. Lo scrive oggi il Nikkei.

SoftBank e il creatore di ChatGPT, OpenAI, investiranno ciascuno 19 miliardi di dollari nella società del Progetto Stargate, che mira a costruire data center e le infrastrutture per alimentarli. Questo conferirà a ciascuna delle due aziende circa il 40% delle quote.

Anche la società Usa di software Oracle e l’azienda d’investimento MGX, con sede negli Emirati arabi uniti, avranno partecipazioni, per un impegno complessivo previsto di 45 miliardi di dollari da parte dei partner fondatori.

Il progetto – annunciato martedì alla Casa Bianca da Trump, Masayoshi Son, Sam Altman (CEO di OpenAI) e Larry Ellison (cofondatore di Oracle) – potrebbe portare fino a 500 miliardi di dollari di investimenti legati all’intelligenza artificiale. Una controllata statunitense di SoftBank, SB Energy Global, sarà coinvolta nello sviluppo delle infrastrutture energetiche.

Il miliardario e imprenditore digitale Elon Musk, alleato stretto di Trump, ha espresso scetticismo sulla capacità di questo progetto di attirare i fondi necessari alla sua realizzazione. “SoftBank ha molto meno di 10 miliardi di dollari garantiti. Ne ho conferma diretta”, ha affermato Musk.

Gli investitori esterni saranno cercati per finanziare il resto su base progetto-per-progetto. Apollo Global Management è considerata una candidata, insieme a Brookfield Asset Management, una società canadese forte nel settore delle energie rinnovabili e degli investimenti infrastrutturali. E’ probabile che vengano richiesti a ciascuna decine di miliardi di dollari.

Lo scorso anno, Intel aveva annunciato che Apollo avrebbe guidato un investimento per un nuovo impianto di semiconduttori. La partecipazione di questi attori finanziari potrebbe rafforzare Stargate. SoftBank punta a garantire 100 miliardi di dollari in investimenti iniziali per Stargate, con l’obiettivo di arrivare a 500 miliardi entro i quattro anni del mandato di Trump.

Sanremo2025, Carlo Conti: premi alla carriera a Iva Zanicchi e Antonello Venditti

Roma, 26 gen. (askanews) – “Ci saranno due premi alla carriera, Iva Zanicchi e Antonello Venditti”. Lo ha annunciato al Tg1 Carlo Conti in collegamento dal Teatro Ariston di Sanremo “Ci saranno 2 premi alla carriera: il primo – ha detto Conti – va una donna che ben sessant’anni fa esordito al festival di Sanremo e l’ha vinto per ben 3 volte ed è Iva Zanicchi, e l’altro è uno dei grandi cantautori italiani che ci ha regalato e continua a regalarci i successi ed è il Grande Antonello Venditti. Questi sono i 2 premi alla carriera che daremo nel corso del Festival di Sanremo”.

Risultati e classifica serie A, Milan scatto Europa

Roma, 26 gen. (askanews) – Questo il programma e i risultati della ventiduesima giornata di serie A dopo Milan-Parma 3-2

22esima giornata Torino-Cagliari 2-0, Como-Atalanta 1-2, Napoli-Juventus 2-1, Empoli-Bologna 1-1, Milan-Parma 3-2, ore 15.00 Udinese-Roma, ore 18.00 Lecce-Inter, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Lunedì 27/01 ore 18.30 Venezia-Hellas Verona, ore 20.45 Genoa-Monza

Classifica: Napoli 53, Inter* 47, Atalanta 46, Lazio 39, Juventus 37, Milan*, Bologna 34, Fiorentina* 33, Roma 27, Udinese, Torino 26, Genoa 23, Como 22, Cagliari, Empoli 21, Lecce, Parma 20, Verona 19, Venezia 15, Monza 13. * una partita in meno

23esima giornata Venerdì 31/01/2025 ore 20.45 Parma-Lecce, Sabato 01/02/2025 ore 15.00 Monza-Hellas Verona, Udinese-Venezia, ore 18.00 Atalanta-Torino, ore 20.45 Bologna-Como, Domenica 02/02/2025 ore 12.30 Juventus-Empoli, ore 15.00 Fiorentina-Genoa, ore 18.00 Milan-Inter, ore 20.45 Roma-Napoli, Lunedì 03/02/2025 ore 20.45 Cagliari-Lazio

Almasri, Anm: liberato per l’inerzia del ministro della Giustizia

Milano, 26 gen. (askanews) – “Il generale libico Almasri è stato ‘liberato, non per scelta del Governo, ma su disposizione della magistratura’. Queste le parole pronunciate ieri, da Gedda (Arabia Saudita), dalla presidente del Consiglio Meloni, la quale aggiunge che il Governo avrebbe deciso di espellerlo perché soggetto pericoloso. In realtà, Almasri è stato liberato lo scorso 21 gennaio per inerzia del ministro della Giustizia che avrebbe potuto, e dovuto, per rispetto degli obblighi internazionali, chiederne la custodia cautelare in vista della consegna alla Corte penale internazionale che aveva spiccato, nei suoi confronti, mandato di cattura per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nella prigione di Mitiga (Libia)”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.

“Almasri, per scelta politica e nel silenzio del Guardasigilli, il solo deputato a domandare all’autorità giudiziaria una misura coercitiva, è stato infine liberato, e, seppur indagato per atroci crimini, riaccompagnato con volo di Stato in Libia. Tanto va detto per amor di verità”, chiosa la nota.

Colombo boccia la separazione carriere: “Riforma contro i cittadini”

Milano, 25 gen. (askanews) – “Separazione delle carriere vuol dire avere due Csm. Vuol dire ostacolare la possibilit che l’organizzazione degli uffici sia fatta insieme. Vuol dire trasformare il pm in una specie di organo che tende a ottenere la condanna piuttosto che a verificare se le persone hanno o non hanno commesso un reato. Sono tutte cose che vanno contro il cittadino”. Cos Gherardo Colombo, uno dei magistrati “simbolo” della stagione di Tangentopoli, boccia senza appello la riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante.

“L’Alta Corte che si occupa della discplina dei magistrati fatta in modo che non si riesca ad andare dentro al nocciolo della questione che quello di verificare se le regole sono state rispettate. L’estraneit rispetto al mondo della magistratura comporta una perdita”, ha puntualizzato il magistrato (ormai in pensione) durante il flash mob che ha visto un centinaio di toghe milanesi riunirsi sulla scalinata principale del Palazzo di Giustizia per protestare contro i progetti di riforma della giustizia.

“Secondo me – ha aggunto Colombo – non si tratta di uno scontro tra politica e magistratura. Abbiamo una Costituzione che stata fatta apposta per tutelare la dignit di tutte le persone. Se qualcosa non funziona nella magistratura bisogna correggere ci che non funziona: ci sono i tempi dei processi, per esempio, che sono cos dilatati. Bisogna correggere ci che non funziona ma stando ancorati alla nostra Costituzione che stata fatta perch ciascuno di noi sia tutelato nei suoi diritti fondamentali”.

Trump: spostiamo i palestinesi da Gaza; no dai paesi arabi

Roma, 26 gen. (askanews) – Un piano per spostare un milione e mezzo di persone da Gaza, distrutta dai bombardamenti israeliani, dislocandoli in alcuni paesi arabi. Questa sarebbe l’idea del presidente Usa Donald Trump, che ha immediatamente diviso e suscitato ansie nel delicato ed esplosivo scenario mediorientale.

Trump, intrattenendosi con i giornalisti sull’Air Force One di ritorno da Las Vegas, ha detto di aver avuto un colloquio telefonico con re Abdullah II di Giordania, in cui ha chiesto che Amman e anche l’Egitto – con il cui presidente Abdel Fattah al Sisi dovrebbe parlare oggi – prendano profughi palestinesi. “Gli ho detto: ‘Mi piacerebbe che tu ne prendessi di più perché sto guardando l’intera Striscia di Gaza in questo momento, ed è un disastro'”, ha detto Trump ai giornalisti. “Stiamo parlando – ha detto ancora Trump – di un milione e mezzo di persone, e puliamo tutto quel posto”. E aggiunto: “[Gaza] è letteralmente un sito di demolizione in questo momento. Quasi tutto è stato distrutto e le persone stanno morendo lì, quindi preferirei coinvolgere alcune delle nazioni arabe e costruire alloggi in una posizione diversa dove, credo, potrebbero forse vivere in pace per una volta”.

L’agenzia di stampa statale giordana Petra ha confermato la telefonata, ma non ha fatto menzione a una proposta di trasferimento dei palestinesi. Il regno ospita già oltre 2,39 milioni di rifugiati palestinesi, secondo le Nazioni Unite.

L’Egitto, dal canto suo, avrebbe informato gli Stati uniti che respinge la proposta del presidente Donald Trump di trasferire parte dei palestinesi dalla Striscia di Gaza al suo territorio, secondo quanto ha detto una fonte egiziana al canale televisivo saudita Al-Hadath. Secondo la fonte, il piano Usa prevede di spostare i palestinesi per un periodo da sei mesi a un anno in tre paesi arabi e un paese asiatico.

Amit Segal, un analista del canale televisivo israeliano Channel 12 News, ha citato funzionari israeliani e riportato che la proposta “non è una semplice gaffe, ma parte di un piano molto più ampio di quanto sembri, coordinato con Israele”, secondo quanto riporta la CNN.

L’idea dello spostamento di massa non è nuova e i leader dei paesi arabi vicini l’hanno sempre respinta. Al Sisi, a ottobre 2023, ha detto che “lo spostamento o l’espulsione dei palestinesi dalla Striscia di Gaza in Egitto significa semplicemente che una situazione simile avverrà con i palestinesi dalla Cisgiordania in Giordania”. E il re giordano aveva respinto l’idea di accogliere ulteriori rifugiati palestinesi come una “linea rossa”. Già quasi sei milioni di rifugiati palestinesi vivono in campi in Egitto, Giordania, Siria, Libano e alcuni altri paesi del Medio Oriente.

Bassem Naim, alto funzionario di Hamas, ha dichiarato che i palestinesi “non accetteranno alcuna proposta o soluzione” da parte di Trump che preveda l’abbandono della loro terra, anche se apparentemente “ben intenzionata sotto il pretesto della ricostruzione”, riferisce la CNN. Anche Mustafa Barghoiuti, un politico palestinese indipendente, ha respinto “completamente” le dichiarazioni di Trump che concretizzerebbero “ciò che l’occupazione non è riuscita a ottenere con i suoi bombardamenti criminali e il genocidio a a Gaza”.

In Israele, invece, la proposta Trump ha trovato sostenitori. Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha affermato che “l’idea di aiutare (la gente di Gaza) a trovare altri posti dove iniziare nuove vite migliori è un’ottima idea”.

Sanremo 2025, Conti annuncia le Cover della quarta serata del Festival

Roma, 26 gen. (askanews) – Sarà una serata di grandi brani e di forti emozioni quella di venerdì 14 febbraio, quarta serata del Festival di Sanremo, durante la quale è prevista l’interpretazione – esecuzione – da parte dei 30 Artisti della sezione Campioni – di una Cover scelta dal repertorio italiano e internazionale e pubblicata entro il 31 dicembre scorso. Gli Artisti verranno votati dal pubblico con il televoto, dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web, dalla Giuria delle Radio, con un peso rispettivamente del 34%, del 33% e del 33%. L’artista più votato sarà proclamato vincitore della Serata Cover. Sarà poi attribuito un premio alla carriera a Iva Zanicchi e Antonello Venditti. Le Cover á Bresh con CRISTIANO DE ANDRE’ “Creuza de mä” (Fabrizio De Andrè), Brunori Sas con RICCARDO SINIGALLIA E DIMARTINO “L’anno che verrà” (Lucio Dalla); Clara con IL VOLO “The Sound of Silence” (Simon & Garfunkel); Coma_Cose con JOHNSON RIGHEIRA “L’Estate sta finendo” (Righeira); Emis Killa con LAZZA e LAURA MARZADORI “100 Messaggi” (Lazza) ; Fedez con MARCO MASINI “Bella Stronza” (Marco Masini) Francesco Gabbani con TRICARICO “Io sono Francesco” (Tricarico); Gaia con TOQUINHO “La voglia, la pazzia” (Ornella Vanoni); Giorgia con ANNALISA ” Skyfall” (Adele); Irama con ARISA “Say Something” (A Great Big World, Christina Aguilera); Joan Thiele con FRAH QUINTALE “Che cosa c’è” (Gino Paoli); Lucio Corsi con TOPO GIGIO “Nel blu, dipinto di blu” (Domenico Modugno); Marcella Bella con TWIN VIOLINS “L’emozione non ha voce” (Adriano Celentano); Massimo Ranieri con NERI PER CASO “Quando” (Pino Daniele); Modà con áFRANCESCO RENGA?”Angelo” (Francesco Renga) á Olly con GORAN BREGOVIC E LA WEDDING & FUNERAL BAND “Il pescatore” (Fabrizio De Andrè); Rocco Hunt con CLEMENTINO”Yes I know my way” (Pino Daniele); Rose Villain con CHIELLO “Fiori rosa, fiori di pesco” (Lucio Battisti); Sarah Toscano con OFENBACH “Overdrive” (Ofenbach); Serena Brancale con ALESSANDRA AMOROSO “If I Ain’t Got You” (Alicia Keys); Shablo feat. Guè, Joshua e Tormento con NEFFA Mix di “Amor de mi vida” (Sottotono) e “Aspettando il sole” (Neffa); Simone Cristicchi con AMARA?”La Cura” (Franco Battiato); The Kolors con SAL DA VINCI “Rossetto e Caffè” (Sal Da Vinci); Willie Peyote con TIROMANCINO e DITONELLAPIAGA “Un tempo piccolo” (Franco Califano); Elodie e Achille Lauro Un tributo a Roma con “A mano a mano” (Riccardo Cocciante) e “Folle città” (Loredana Bertè); Francesca Michielin e Rkomi “La nuova stella di Broadway” (Cesare Cremonini); Noemi e Tony Effe “Tutto il resto è noia” (Franco Califano).

Italia-Arabia Saudita, Meloni incontra bin Salman ad Al-Ula

Al-Ula (Arabia Saudita), 26 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontra ad Al-Ula il principe e primo ministro Mohammad bin Salman Al Saud. L’incontro si svolge al campo tendato del principe, in una zona desertica.

I due leader firmeranno poi la dichiarazione congiunta per l’avvio della partnership strategica tra Italia e Arabia Saudita.

Alle 17 ora locale (le 15 italiane) Meloni terrà un intervento di saluto alla Tavola rotonda di alto livello.

Sci, SuperG di Garmisch: Brignone terza davanti a Goggia

Roma, 26 gen. (askanews) – Il sogno di un’altra doppietta stavolta è durato poco. Brignone e Goggia sono state per un istante prima e seconda anche oggi, nel SuperG di Garmisch, ma subito dopo di loro è scesa Lara Gut-Behrami, velocissima col tempo di 1.14:91. La svizzera ha così conquistato la vittoria, rafforzando il suo primato nella classifica di specialità e riducendo la distanza da Brignone nella classifica generale. La classe 1990 ha conquistato un altro podio, il 77° della sua carriera in coppa del mondo, giungendo terza dietro anche alla norvegese Kajsa Vichoff Lie. Brignone (tempo di 1.15:29) è stata la locomotiva di un treno azzurro che ha compreso anche Goggia, un’ottima Pirovano e la ritrovata Bassino, campione del mondo in carica della specialità e oggi sesta. E ora per le azzurre testa proprio ai Mondiali di Saalbach-Hinterglemm in Austria, in partenza il prossimo 4 febbraio.

Tennis, Sinner: "Spero di convincere Cahill a non mollare"

Roma, 26 gen. (askanews) – Terzo slam per Jannik Sinner che si riconferma campione a Melbourne. Le sue prima parole nelle interviste della premiazione sono per Zverev: “Innanzitutto voglio parlare di Sascha – dice – È stata una giornata complicata per te, il tuo team e la tua famiglia, ma sei un giocatore straordinario. Continua a credere in te stesso, sappiamo quanto sei forte come giocatore e persona. Continua a lavorare duro e probabilmente potrai sollevare uno di questi trofei molto presto”. Poi le parole per il suo team: “cos’altro posso dire. Abbiamo lavorato tanto per essere di nuovo in questa posizione. È bello condividere di nuovo tutto questo con voi. È bellissimo ottenere questi risultati, ma ancora più bello è condividerli con voi. Darren Cahill, so che probabilmente è il tuo ultimo Australian Open da allenatore. Forse proverò a convincerti, ma probabilmente è l’ultimo. Sono molto felice di poter condividere questo trofeo con te. Il cambiamento è iniziato quando ho scelto Simone, poi Darren e il resto del team. Sono felice di avervi al mio fianco”. Infine il pubblico: “La parte più importante è il pubblico. Avete fatto il tifo per me e ho sentito il vostro amore. Ci vediamo l’anno prossimo”

Sudcorea, presidente Yoon formalmente incriminato per insurrezione

Roma, 26 gen. (askanews) – I procuratori sudcoreani hanno formalmente incriminato il presidente sospeso Yoon Suk-yeol per il fallito tentativo di imporre la legge marziale il 3 dicembre, con l’accusa d’insurrezione. Lo riferisce l’agenzia di stampa Yonhap.

Con l’incriminazione, Yoon è diventato il primo presidente in carica nella storia della Corea del Sud a essere incriminato mentre si trova in stato di detenzione.

Yoon è accusato di aver cospirato con l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun e altri per incitare un’insurrezione il 3 dicembre dichiarando uno stato di emergenza incostituzionale e illegale, nonostante l’assenza di segnali di guerra, conflitto armato o una crisi nazionale paragonabile.

E’ anche accusato di aver dispiegato i militari presso l’Assemblea nazionale, nel tentativo di impedire ai parlamentari di votare contro la dichiarazione di legge marziale.

Ancora, è sospettato di aver pianificato l’arresto e la detenzione di figure politiche di rilievo, tra cui il presidente dell’Assemblea nazionale Woo Won-shik e i leader dei partiti rivali, oltre a funzionari dell’autorità elettorale.

La mossa della procura arriva un giorno prima della fine del periodo di detenzione di Yoon, fermato dall’Ufficio per le indagini sulla corruzione dei funzionari di alto livello (CIO) il 15 gennaio e formalmente arrestato il 19 gennaio. Il CIO, che ha condotto l’indagine su Yoon, ha trasferito il caso alla procura la scorsa settimana, poiché l’agenzia non ha il mandato legale per incriminare un presidente.

Stamani i procuratori capo di tutto il paese si sono riuniti per discutere i prossimi passi nel caso di Yoon, senza aver avuto l’opportunità di interrogarlo direttamente. Un tribunale di Seoul ha respinto per due volte la richiesta di estensione di detenzione, per consentire un proseguimento delle indagini. L’incriminazione formale, quindi, serve anche a impedire che Yoon torni in libertà.

Il team della procura che indaga sul caso ha dichiarato di aver esaminato le prove e, sulla base di una revisione complessiva, ha stabilito che incriminare, come richiesto dal CIO, l’imputato è appropriato. I procuratori dovranno ora dimostrare la sua colpevolezza in tribunale, senza avere l’opportunità di interrogarlo direttamente. “La decisione del tribunale di negare due volte l’estensione del periodo di detenzione è difficile da comprendere, poiché ha impedito anche le più basilari indagini supplementari, come l’interrogatorio diretto dell’imputato”, ha dichiarato la procura. Nonostante tali difficoltà, i procuratori hanno dichiarato di aver incriminato Yoon esclusivamente per l’accusa di insurrezione, citando preoccupazioni sul fatto che potesse distruggere prove.

L’insurrezione è punibile con l’ergastolo o la pena di morte. Tuttavia, la Corea del Sud non esegue condanne a morte da decenni.

Parallelamente, Yoon affronta anche un processo di conferma di impeachment presso la Corte costituzionale. La destituzione è stata decisa dall’Assemblea nazionale, dovrà essere ora o confermata o respinta dalla massima istanza di giustizia costituzionale. Se dovesse essere confermata, entro 60 giorni dalla sentenza ci dovranno essere elezioni presidenziali. Se dovesse essere respinta, invece, a Yoon dovrebbero essere restituiti i poteri. La Corte ha fino a 180 giorni per decidere.

Tennis, Sinner il nuovo eroe dello sport italiano

Roma, 26 gen. (askanews) – Il Tennis italiano ha il suo eroe: Jannik Sinner. Primo italiano a vincere tre Slam, due Australian Open e gli Us Open al termine di un 2024 da favola, nato a Melbourne e tornato oggi a Melbourne. Con 19 titoli del circuito maggiore, tra i quali spiccano tre prove del Grande Slam, quattro tornei Masters 1000 e un ATP Finals, è il più vittorioso tennista italiano dell’era Open. Con la nazionale italiana ha conquistato la Coppa Davis nel 2023 e nel 2024.

Nato il 16 agosto 2001 a San Candido, un piccolo comune nel cuore delle Dolomiti, Sinner è diventato in breve tempo uno dei tennisti più promettenti del panorama mondiale, con un percorso che sembra destinato a riscrivere la storia del tennis. Fin da giovane, Jannik ha mostrato un talento straordinario per gli sport. Prima di dedicarsi al tennis, infatti, si è distinto anche nello sci alpino, sport che ha praticato sin da piccolo. Tuttavia, la sua passione per il tennis ha prevalso, e nel 2013 ha deciso di intraprendere la carriera agonistica, a soli 12 anni, con una decisione che si è rivelata cruciale per la sua carriera. Ha scalato rapidamente le classifiche junior, mettendo in evidenza le sue straordinarie doti fisiche, la sua tecnica raffinata e una mentalità vincente fuori dal comune. Nel 2018, a soli 17 anni, ha ottenuto il suo primo titolo a livello ATP, vincendo il torneo Challenger di Bergamo, un successo che lo ha catapultato definitivamente nel circuito professionistico. Il 2019 è stato l’anno che ha segnato la vera e propria ascesa di Sinner nel panorama tennistico internazionale. A soli 18 anni, ha disputato il suo primo torneo del Grande Slam agli Australian Open. Sinner ha iniziato a suscitare l’interesse dei media e degli addetti ai lavori, che lo vedevano come una delle giovani promesse più interessanti della sua generazione. Il suo vero salto di qualità è avvenuto nel 2020, quando ha vinto il suo primo titolo ATP 500 a Sofia, sconfiggendo in finale un avversario di grande calibro come David Goffin. Questo successo lo ha consacrato definitivamente come uno dei tennisti più promettenti del circuito, confermando la sua crescita esponenziale. Ma non è stato solo un singolo trionfo: Sinner ha continuato a farsi notare anche in altri tornei di grande livello, raggiungendo per la prima volta gli ottavi di finale a Roland Garros e ottenendo altri risultati importanti. Poi sono arrivate le vittorie di Washington (primo Atp 500), Toronto (primo 1.000), e ancora Miami nel 2022, Indian Wells nel 2023 terza vittoria in un Masters 1000, dimostrando che il suo gioco è in continua evoluzione. La stagione dei record si apre con il trionfo forse più importante: Jannik Sinner vince gli Australian Open rivelandosi al mondo, una volta per tutte, come il futuro del tennis assieme al suo rivale Carlitos Alcaraz. L’Italia aveva conquistato il suo unico Slam in Era Open con Adriano Panatta 48 anni fa al Roland Garros. L’altoatesino, guidato dal tandem Vagnozzi-Cahill, rimonta in finale Daniil Medvedev al quinto set dopo aver eliminato Djokovic e diventa re di Melbourne a soli 22 anni. L’incontenibile ragazzo di San Candido sbarca negli Stati Uniti per il Sunshine Double e, dopo aver perso in semifinale contro Alcaraz a Indian Wells (è il torneo in cui viene riscontrata la doppia positività al Clostebol per cui poi l’Itia l’ha giudicato innocente – ora si attende l’esito del ricorso della Wada), vince il terzo titolo dell’anno a Miami in finale contro Grigor Dimitrov. Nella stagione da autentico fenomeno, da alieno sul cemento, arriva anche il numero uno al mondo e il secondo titolo Slam di Sinner, agli US Open, perdendo solo due set nelle due settimane di Flushing Meadows e dominando in finale il beniamino di casa Fritz. E’ il primo tennista italiano a vincere il torneo maschile nella Grande Mela, il secondo in generale dopo Flavia Pennetta (2015). Arriverà poi la seconda coppa Davis ed il cammino verso gli Australian Open.

Tennis, rullo Sinner, Zverev annichilito in 2h45’

Roma, 26 gen. (askanews) – Sinner Rullo compressore. Un’autentica prova di forza quella messa in mostra quest’oggi dal tennista altoatesinoche ha dominato 6-3 7-6 6-3 un Alexander Zverev che lo ha messo in difficoltà soltanto nel secondo parziale. Jannik Sinner si è aggiudicato la finale con la calma del campione e la scioltezza del fuoriclasse. Era la terza finale Slam per entrambi: Sinner le ha vinte tutte, Zverev invece le ha perse e continua a rimanere a secco di trofei major. La differenza tra il numero uno e il numero due del mondo sta tutta qui. Il 27enne della Bassa Sassonia ha provato a logorarlo da fondo campo, ma il divario tecnico è stato davvero troppo grande. Il primo set si sblocca all’ottavo gioco. La sesta palla break del set è quella giusta per Sinner. Zverev annulla tre palle break ma sulla quarta (nata da un suo errore di rovescio) viene bucato da Sinner con un passante di dritto dopo una grande difesa. 5-3 e Sinner va per il set che chiude in 46′. Zverev paga il break subito nell’ottavo gioco, frutto di scelte sbagliate nel gioco a rete.

Il secondo parziale è lunghissimo: 1h12’e si chiude al tie break. Fantastico il 12esimo game: Tutto ruota attorno al quinto punto: Jannik sul 30-30 vince uno scambio di 21 colpi e dopo 80 metri percorsi gioca un passante con grande lucidità. Tiebreak decisivo nel secondo set. Decisivo nel tie break anche il net su un incrocio di Sinner che tocca la rete e mette fuori gioco Zverev aprendo le porte per il successo nel secondo parziale all’italiano. Nel terzo set Sinner subito 1-0. Un super passante di rovescio e un errore di Zverev chiudono il primo game del terzo set. Zverev resta a galla e Sinner ottiene due turni di battuta a zero (3-2 al quinto game per l’azzurro). Al sesto game arriva il break per l’azzurro che poi chiuderà 6-3 in 2 ore e 45 minuti. Al terzo major in carriera, Sinner diventa l’italiano con più Slam vinti nella storia: superato Nicola Pietrangeli.

Tennis, Jannik Sinner vince gli Australian Open

Roma, 26 gen. (askanews) – Jannik Sinner è campione degli Australian Open. A Melbourne l’azzurro ha battuto il tedesco Alexander Zverev 6-3, 7-6, 6-3. A 23 anni e 163 giorni Sinner conquista il suo terzo Slam dopo gli Australian Open e gli Us Open ed è il più giovane a vincere due Australian Open consecutivi da Jim Courier nel 1992-93. Jannik Sinner è il primo italiano nella storia a vincere tre Slam. Stacca così Nicola Pietrangeli ed è il quinto giocatore nella storia a vincere tre Slam consecutivi su cemento dopo Roger Federer, Novak Djokovic, Ivan
Lendl e John McEnro.

Giorno della Memoria, il Papa: orrore sterminio ebrei né dimenticato né negato

Milano, 26 gen. (askanews) – “L’orrore dello sterminio di milioni di ebrei non può essere né dimenticato né negato”. Lo ha detto Papa Francesco durante l’Angelus, ricordato il Giorno della Memoria che si celebra domani. “Rinnovo il mio appello affinché tutti collaborino per debellare la piaga dell’antisemitismo, insieme a ogni forza di discriminazione e persecuzione religiosa. Costruiamo insieme un mondo più fraterno, più giusto, educando i giovani ad avere un cuore aperto a tutti nella logica della fraternità, del perdono e della pace”. Lo ha detto il Papa in occasione dell’Angelus alla vigilia del Giorno della Memoria.

A Milano le toghe protestano sulla scalinata del Palazzo di Giustizia

Milano, 25 gen. (askanews) – Toga addosso, coccarda tricolore al petto e copia della Costituzione in mano: sono un centinaio i magistrati del distretto giudiziario di Milano che si sono riuniti sulla scalinata principale del palazzo di Giustizia dando vita a un flash mob per protestare contro la riforma della giustizia e in particolare contro il progetto di separazione delle carriere nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Durante la protesta sono stati esposti due striscioni con frasi del padre costituente Piero Calamandrei. “In questa Costituzione (…) c’ dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Questa (…) non una carta morta (…) un testamento, un testamento di centomila morti. Dovunque morto un italiano per riscattare la libert e la dignit (…) l nata la nostra Costituzione”. E ancora: “Se volete andare in pellegrinaggio dove nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne, nei campi, dovunque morto un italiano per riscattare la nostra libert, perch l che nata questa nostra Costituzione”.

A dettare le linee guida della protesta stato il direttivo dell’Anm.

Israele: non abbiamo nessuna garanzia da Hamas sulla rapita Yehoud

Roma, 26 gen. (askanews) – Due alti funzionari israeliani hanno smentito le affermazioni di Hamas riguardo alla rapita civile Arbel Yehoud, affermando che non sono state fornite garanzie a Israele in merito alla sua sicurezza e al suo rilascio. Lo riferisce oggi Haaretz.

Secondo questi funzionari, finora non si è registrato alcun progresso negli sforzi per risolvere la crisi.

Funzionari di Hamas ieri hanno dichiarato di aver informato i mediatori che Yehoud è viva e di aver fornito garanzie sul fatto che verrà rilasciata il prossimo sabato.

Israele si attendeva la liberazione di Yehoud ieri, assieme alle quattro soldatesse liberate in cambio di circa 200 prigionieri palestinesi. Il mancato rilascio è stato denunciato da parte israeliana come una violazione dell’accordo di cessate il fuoco.

Trump: i profughi palestinesi? Li prendano Giordania ed Egitto

Roma, 26 gen. (askanews) – Il presidente Usa Donald TrumpTrump ha detto di aver detto al re Abdullah II di Giordania, durante una telefonata, che vuole che Giordania d Egitto accettino più palestinesi da Gaza. Lo riferisce il New York Times.

“Gli ho detto: ‘Mi piacerebbe che tu ne prendessi di più perché sto guardando l’intera Striscia di Gaza in questo momento, ed è un disastro'”, ha detto Trump ai giornalisti sull’Air Force One. Ha aggiunto che vorrebbe anche che l’Egitto accettasse più palestinesi e che avrebbe parlato con il presidente del paese Abdel Fattah al Sisi in una conversazione telefonica oggi.

Trump ha fatto le osservazioni sul volo che lo riportava a Washington dopo una manifestazione a Las Vegas ieri sera (orario locale).

Il Viminale: la nave Cassiopea verso l’Albania con 49 migranti

Milano, 26 gen. (askanews) – Dopo le operazioni di valutazione delle condizioni delle persone intercettate, sono 49 i cittadini stranieri imbarcati a bordo della nave Cassiopea per il trasferimento nei centri in Albania, dove saranno avviate le procedure di accoglienza, trattenimento e valutazione dei singoli casi. Lo fa sapere in una nota il Viminale.

“Un dato significativo riguarda 53 ulteriori migranti che hanno presentato spontaneamente il proprio passaporto per evitare il trasferimento: una circostanza di particolare rilievo, in quanto consente di attivare le procedure di verifica delle posizioni individuali in tempi più rapidi anche a prescindere del trattenimento, aumentando le possibilità di procedere con i rimpatri di chi non ha diritto a rimanere in UE”, viene evidenziato nella nota.

Viminale: nave Cassiopea verso l’Albania con 49 migranti

Milano, 26 gen. (askanews) – Sono 49 i cittadini stranieri imbarcati a bordo della nave Cassiopea per il trasferimento nei centri in Albania, dove saranno avviate le procedure di accoglienza, trattenimento e valutazione dei singoli casi. Lo fa sapere in una nota il Viminale dopo le operazioni di valutazione delle condizioni delle persone intercettate.

“Un dato significativo riguarda 53 ulteriori migranti che hanno presentato spontaneamente il proprio passaporto per evitare il trasferimento: una circostanza di particolare rilievo, in quanto consente di attivare le procedure di verifica delle posizioni individuali in tempi più rapidi anche a prescindere del trattenimento, aumentando le possibilità di procedere con i rimpatri di chi non ha diritto a rimanere in UE”, viene evidenziato nella nota.

Bollette, Trustpilot: 26% in mercato libero, recensioni essenziali

Milano, 26 gen. (askanews) – Solo il 26% degli italiani si è informato sul mercato libero dell’energia e ha cambiato fornitore. Secondo i risultati di una ricerca condotta da Trustpilot, piattaforma globale di recensioni dei consumatori, l’87% degli italiani è consapevole dei cambiamenti normativi dovuti al passaggio al mercato libero, ma appena il 26% dichiara di essersi informato meglio e aver effettivamente cambiato fornitore. La maggior parte dei consumatori, il 45%, ha raccolto maggiori informazioni, ma ha deciso comunque di mantenere il proprio operatore.

L’analisi mette in luce che quando si tratta di scegliere un fornitore, il prezzo competitivo è il fattore determinante per il 71% degli intervistati, seguito dall’affidabilità del servizio (42%) e dalla qualità del servizio clienti (20%). A proposito di prezzi, il 74% degli intervistati li confronta nel tempo.

Più di 1 italiano su 2, invece, legge le recensioni per scegliere un nuovo fornitore. Tra gli intervistati che hanno cambiato fornitore di elettricità, gas e servizi negli ultimi 12 mesi, infatti, il 49% afferma che le recensioni lette online hanno influenzato la propria decisione.

“Le recensioni online rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la trasparenza e la fiducia tra consumatori e aziende”, ha commentato Nicoletta Besio, Country General Manager Italy di Trustpilot. “Il nostro obiettivo è offrire una piattaforma aperta e indipendente, dove gli utenti possano condividere le proprie esperienze e aiutare gli altri a compiere scelte informate. In un mercato energetico sempre più competitivo, la fiducia è la chiave per costruire relazioni durature e di valore e le recensioni sono sicuramente una risorsa preziosa per verificare l’affidabilità dei fornitori e identificare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze”.

Papa: male ha giorni contati, guerra e morte non avranno ultima parola

Milano, 26 gen. (askanews) – “Fratelli e sorelle, il male ha i giorni contati: il futuro è di Dio”, ma “la salvezza che ci dona non è ancora attuata pienamente”, anche se “guerre, ingiustizie, dolore, morte non avranno l’ultima parola: il Vangelo è parola viva e certa che non delude mai”. Lo ha detto Papa Francesco che stamattina ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro in occasione della Domenica della Parola di Dio e del Giubileo del Mondo della Comunicazione.

Anno Giudiziario, a Roma parla Mantovano e magistrati lasciano l’aula

Roma, 25 gen. (askanews) – Quasi tutti i magistrati presenti nell’Aula magna della corte d’appello della Capitale hanno lasciato il salone appena dopo che il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, ha preso la parola per il suo intervento in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Il gesto degli esponenti della magistratura associata di lasciare l’aula al momento dell’intervento del rappresentante del governo impegnativo, ed carico di significato. Non originale: stata una forma di protesta sperimentata una ventina di anni fa in occasione di altre leggi, quella volta ordinarie, di riforma della giustizia. In pi, quest’anno ci sono i cartelli. Bench ripetuta, per non pu lasciare indifferenti”, ha poi commentato Mantovano nel corso del suo intervento.

Ucraina, Shevchenko: mondo faccia pressioni sulla Russia, fase delicata

Milano, 26 gen. (askanews) – “La verità è che il mondo intero può agevolare la fine della guerra mettendo più pressione alla Russia. Troppo spesso ci si dimentica che noi in questa situazione ci siamo trovati. Aggrediti”. Lo ha detto Andriy Shevchenko, ex campione del Milan e pallone d’oro nel 2004, in una intervista a La Stampa. “Possiamo solo continuare a combattere e cercare sostegno. Molte cose si stanno muovendo proprio in questi giorni, c’è un nuovo presidente americano e sappiamo che sta spingendo per mettere una fine a questo massacro”, ha aggiunto.

“Restiamo in ascolto, di certo vogliamo essere al tavolo di ogni singola trattativa. Dobbiamo essere presenti, perché si tratta di noi. Sappiamo che molti Paesi hanno intenzione di aiutarci e che ora è una fase delicata. All’Ucraina mancano tante cose ma non la pazienza, siamo diventati bravissimi a non farci divorare dall’ansia”, ha sottolineato il campione.

Alla domanda se Donald Trump continuerà ad assicurare il suo sostegno, Shevchenko ha risposto: “Il nostro compito è dare attenzione, trovare soluzioni, ognuno nel proprio merito. Io posso mettere pressione. Lo sport può riuscirci perché non è fuori dalla politica ne è un parte integrante”.

I magistrati protestano a Genova al grido di: “Viva la Costituzione”

Genova, 25 gen. (askanews) – Anche a Genova andata in scena la protesta di giudici e pubblici ministeri contro la separazione delle carriere durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Oltre 100 magistrati hanno abbandonato l’aula quando ha preso la parola il rappresentante del governo e, sfilando con la Costituzione in mano e una coccarda tricolore attaccata sulla toga, si sono spostati sulla scalinata all’ingresso del palazzo di giustizia al grido di Viva la Costituzione.

Il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nel capoluogo ligure, ha commentato: “Ritengo doveroso precisare che se avessi avuto un ruolo diverso da quello che ricopro attualmente avrei partecipato anch’io a questa manifestazione simbolica. Ritengo doveroso rimanere sia per il ruolo istituzionale che ricopro ma anche perch anche la mia permanenza nell’aula ha un valore simbolico: una forma di rispetto nei confronti di tutte le istituzioni presenti ma soprattutto un messaggio nei confronti di tutte le istituzioni perch rimanga comunque un canale di dialogo e di comunicazione tra magistratura, governo e Parlamento”, ha affermato.

“Noi ci rendiamo perfettamente conto – ha aggiunto Piacente – di essere soggetti soltanto alla legge e ci rendiamo per conto che le esigenze di giustizia dei cittadini vanno al di l della separazione delle carriere, impongono interventi pi urgenti rispetto alla separazione delle carriere. Questo – ha concluso il procuratore capo di Genova – riguarda ad esempio la soluzione del problema della durata dei processi penali e anche dei processi civili, riguarda il potenziamento delle risorse perch tutti noi possiamo compiere fino in fondo il nostro dovere e riguarda soprattutto il rispetto di un principio fondamentale della Costituzione: l’uguaglianza dei cittadini viene garantita attraverso l’indipendenza dei magistrati tutti, pubblici ministeri e giudici”, ha aggiunto.

Giudici e pm sono poi rientrati in aula dopo circa 20 minuti al termine dell’intervento del rappresentante del governo.

La svolta di Franceschini: perché non andare fino in fondo?

Franceschini nei momenti cruciali offre di sé l’aspetto più sorprendente. Nessuno avrebbe immaginato, ad esempio, che il suo sostegno alle primarie potesse andare ad Elly Schlein. Più di altri riesce a cogliere l’urgenza e la misura di un revirement politico. All’obiezione di chi rileva in questa propensione un fondo di insensibilità o peggio d’incoerenza, giova ricordare il debito accumulato dall’ex ministro nel suo formarsi come quadro e dirigente dentro l’esperienza della sinistra dc degli anni ‘80 e ‘90. In quel contesto, decisivo per la crescita di un giovane impegnato nel partito, la modernità della politica passava per il rifiuto delle ideologie. Tanto è valso quel rifiuto, in origine pensato come uscita dal dogmatismo comunista e dall’integralismo cattolico, che niente più ha impedito di farne poi l’innesco di un pragmatismo adattivo. La generazione di Franceschini è quella che si libera dei miti – il ‘68 non dice più nulla – e prende confidenza con le armi del realismo.

Ed ecco il messaggio, con la parola chiave appena evocata,  che campeggia nell’intervista a Repubblica: “Serve realismo”, dice Franceschini. Un sano realismo, in verità, che porta al cuore della questione: “I partiti che formano la possibile alternativa alla destra sono diversi e lo resteranno. È inutile fingere che si possa fare un’operazione come fu quella dell’Ulivo. L’Ulivo non tornerà, da quella fusione è già nato il Pd. E nemmeno l’Unione del secondo Prodi, con le sue 300 pagine di programma assemblato a tavolino prima delle elezioni. I partiti di opposizione vadano al voto ognuno per conto suo, valorizzando le proprie proposte e l’aspetto proporzionale della legge elettorale. È sufficiente stringere un accordo sul terzo dei seggi che si assegnano con i collegi uninominali per battere i candidati della destra”.

È una proposta convincente? A sinistra se ne teme la spericolatezza, specie per quelle aperture al centro che investono o potrebbero investire addirittura Forza Italia. Ebbene, Franceschini invita a cambiare registro e poco importa se ciò contrasta con le formule ossidate del recente passato. Tuttavia, in questa nuova cornice nemmeno lui ha il coraggio di rimettere in discussione l’esistenza del Pd, ovvero del partito, il suo, che nasce e opera proprio nella logica del bipolarismo della seconda repubblica. Non si capisce perché il discorso debba rimanere tronco, con un cambiamento “di sistema” adombrato come inevitabile e che però, in aperta contraddizione, si arresta subito appresso di fronte agli attori materiali di tale “sistema”. Secondo Franceschini, infatti, i cattolici democratici, memori di Zaccagnini e Granelli – però quest’ultimo, avendo persino resistito allo scioglimento del Ppi, che c’entra? – non hanno motivo di archiviare il loro impegno nel Pd.

È una tesi discutibile. I processi, quando cambia tutto, non sono regolabili a piacere. Si apre una fase nuova e difficilmente il “partito unico dei riformisti” (Pd) potrà evitarne gli effetti, specie per quel che riguarda la rianimazione di una politica bisognosa di ideali e di valori, quindi rispettosa delle identità. Con misura, ovviamente. Il concetto del limite, fondamento filosofico del cattolicesimo politico, potrà fare argine a controspinte eccessive. La speranza è che entri più nel vivo il discorso sulla formazione di un partito-cerniera, forte della sua visione, in grado di garantire progresso e solidarietà.